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29 ottobre 2023

Anteprima inchieste di Report – la rete di influenza dei sauditi

Tre i servizi che andranno in onda questa sera: il soft power saudita e l’ipocrisia occidentale (per cui pecunia non olet). L’incidente a Mestre, che non è stato di certo causato dalle batterie elettriche del bus. Infine una storia incredibile sul Veneto che per un’ordinanza sull’interramento dei rifiuti.

Il soft power saudita

L’Arabia Saudita è il nuovo king maker del mondo, in un rapporto strano con le potenze occidentali da una parte e con i paesi del gruppo Brics dall’altra (come ha raccontato lunedì scorso il servizio di Presa diretta). In bilico tra le ombre interne di una dittatura e l’immagine di sinceri riformatori che viene venduta all’estero.
Per vendere questa immagine positiva comprano le stelle del calcio mondiale, realizzano i progetti più costosi e avveniristici e puntano ad ospitare mondiali di calcio ed Expo nel 2030.
Chi sono gli uomini del soft power arabo?

Il servizio di Daniele Autieri parte da molto lontano, dall’11 settembre 2001, dall’attacco di Al Qaeda alle Torri Gemelle: per anni si è raccontata la storia di 19 attentatori dalla scarsa conoscenza dell’inglese, pochi soldi a disposizione, ignoranza totale della cultura occidentale, assoluta inesperienza nel pilotaggio dei grandi aerei. Capaci però di portare a termine il più grave attacco terroristico della storia degli Stati Uniti.

Brett Eagleson è il figlio di una vittima di quell’attentato: “22 anni dopo i cittadini americani, il mondo intero meritano di sapere cosa è accaduto veramente l’11 settembre, chi ha aiutato gli attentatori e in che modo siano riusciti a realizzare quel piano”.
Nel 2021 il presidente Joe Biden firma un ordine esecutivo per declassificare alcuni documenti top secret della CIA e dell’FBI, sono i documenti dell’operazione Encore, un’inchiesta segreta aperta nel 2006 da FBI.
Kenneth Williams era un agente in servizio all’FBI tra il 1991 e il 2017: “l’operazione Encore ha portato a galla attività di numerosi individui impiegati dal governo Saudita e in particolare dal ministero per gli affari islamici che hanno dato supporto agli attentatori fin negli Stati Uniti nella California del sud.”
Quali sono le prove che dimostrano il coinvolgimento del regno Saudita nell’11 settembre?
“All’arrivo degli attentatori negli Stati Uniti d’America nell’aeroporto internazionale di Los Angeles, l’Imam di una moschea di Los Angeles finanziata dai sauditi gli ha assicurato assistenza e protezione. Poco dopo, un altro saudita, Omar Al Bayoumi, che al tempo viveva a San Diego si è messo in viaggio verso LA dove ha incontrato diversi terroristi presso un caffè.”
Secondo le indagini del Bureau, Al Bayoumi era in realtà un agente del regime saudita e teneva rapporti diretti con l’allora ambasciatore a Washington DC, il principe Bandar Bin Sultan, membro della famiglia reale ma anche grande amico della famiglia Bush.

Vi ricordate il film di Michael Moore Fahrenheit 11/9? Nel film del 2004 si parlava già di tutto questo, in internet si trova ancora un articolo di Guido Olimpio del 2006 sui grandi misteri attorno all’11 settembre:

Mistero numero 3

Ci porta in California, e precisamente a San Diego, dove vivono due sauditi assai intriganti: Omar al Bayouni e Osama Basnan. Il primo è stato dipendente governativo, e si è poi stabilito sulla costa occidentale degli Usa. Il senatore repubblicano Bob Graham ha precisato alla rete Cbs che l’Fbi lo aveva schedato come membro dei servizi segreti sauditi. È lui ad assistere, nel 2000, Khalid al Mihdar e Nawaf al Hazmi quando arrivano da Los Angeles. Paga l’affitto di un appartamento e aiuta insomma due degli attentatori dell’11 settembre. Sosterrà di averli conosciuti per caso in un ristorante, e sempre per caso l’incontro coincide con una visita al consolato del regno. Omar non chiarirà mai la sua posizione, in quanto andrà all’estero nel 2001, due mesi prima dell’attacco.

I legami di Osama Basnan sono ancor più interessanti. Ha ricevuto forti somme di denaro dall’ambasciatore saudita negli Stati Uniti, il principe Bandar Bin Sultan (foto sotto, Reuters), e da sua moglie, la principessa Haifa. Bandar è da decenni uno degli uomini più influenti del regno, ed è amico personale del presidente George W. Bush. Che lo riceveva persino più spesso del segretario di Stato Colin Powell. La verità di Basnan sarà sempre la stessa: il denaro era una donazione per curare e assistere la moglie. No, ribattono gli accusatori: i soldi sono finiti nelle mani o nelle tasche dei dirottatori, o meglio degli organizzatori del più grave attentato della storia recente. Basnan verrà espulso, senza conseguenze legali. L’idea prevalente è che i sauditi — a titolo personale o perché hanno obbedito a ordini? — abbiano costituito una sorta di base avanzata per il team incaricato di compiere le stragi. A gestire il team sarebbe stato il diplomatico Fahad al Thumairy, ritenuto assai vicino agli ambienti più estremisti e dunque pericolosissimo. Nel 2003 gli verrà negato l’ingresso negli Usa.

Le indagini dell’FBI hanno trovato dei contatti telefonici tra Al Bayoumi e l’ambasciata saudita, in particolare con un funzionario di nome Al Jarrah, che lavorava col ministero degli affari islamici presso l’ambasciata a Washington.

Tutto questo ci fa dire, continua il signor Eagleson, “che gli attentatori quando arrivarono qui due anni prima trovarono una cellula istituzionale saudita vicina ad Al Qaeda, che li stava aspettando negli Stati Uniti per assicurargli supporto. Questa cellula li ha aiutati a trovare alloggi, denaro, ad imparare l’inglese. Li ha perfino iscritti alle lezioni di volo ..”
Grazie ai risultati delle indagini dell’operazione Encore i familiari delle vittime degli attentati alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001 hanno intentato un processo presso la Corte Federale di New York contro il Regno Saudita.

Sarebbe la prima volta negli Stati Uniti che una corte federale condanna un governo straniero: questo darebbe al mondo un messaggio molto forte e potente – è sempre il signor Eagleson a parlare - “ovvero che le vittime del terrore non dimenticheranno mai.”

Torniamo ai giorni nostri: l’Arabia sta puntando molto sulla gara per Expo 2030 e i mondiali di calcio (se sono andati al Qatar, perché non l’Arabia?), arrivando anche ad avvicinare politici stranieri e italiani. Daniele Autieri ha intervistato un parlamentare italiano “Ho partecipato ad incontri a porte chiuse ma non sono mai stato in Arabia Saudita ..” racconta al giornalista, aggiungendo che nei viaggi in Arabia sono stati offerti molti regali ai nostri parlamentari.

Sul Fatto Quotidiano è uscita una anticipazione del servizio dove si parla dell’attivismo del senatore Renzi, che provò ad fare da intermediario tra i proprietari della Fiorentina e Ryad

“Così Renzi offriva ai sauditi di Bin Salman la Fiorentina”

SPORTWASHING - “Matteo il tifoso” attaccava sullo stadio di Firenze, ma faceva arrivare proposte al dg viola Barone per conto di Riya
DI VINCENZO IURILLO 
29 OTTOBRE 2023

L’ex sindaco di Firenze, Matteo Renzi, tifa Fiorentina. E questa non è una notizia. Lo è invece quella che il nostro Renzi d’Arabia, l’amico del principe regnante dell’Arabia Saudita, Bin Salman, provò a intermediare un incontro a Riyad tra il management della squadra viola e gli “amici” sauditi dell’ex premier, che sarebbero stati interessati all’acquisto della Fiorentina. Nei mesi scorsi, infatti, il senatore Renzi ha inviato un messaggino al direttore generale della Fiorentina, Joe Barone, braccio destro del presidente Rocco Commisso, per proporre questo incontro.

Si usa lo sportwashing e i mega progetti per conquistare l’opinione pubblica mondiale, come il progetto per la città di Neom che, come la rosa del deserto, spunta dal nulla del deserto e le acque calde del mar Rosso: qui il regime ha investito 500 miliardi di dollari per costruire una metropoli ultra moderna, una delle frecce nell’arco del principe Bin Salman per convincere il mondo che l’Arabia è il posto ideale per ospitare i grandi eventi del 2030, contesi con Roma.
Un consulente del Bureau International des Expositiones (l’ente che valuterà le candidature) racconta a report “a me la cosa che mi ha fatto impressione è che alcuni dirigenti BIE, quando gli arriva la telefonata del saudita che lo cerca anche a livello apicale, sbiancano.”


Moamed Bin Salman è l’erede al trono scelto da re Salman, l’ultimo rappresentante della famiglia Saud che dal 1926 guida l’Arabia Saudita. Per alcuni è un riformatore, per altri un tiranno spietato: secondo un report della CIA e dell’Onu è lui il mandante dell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi.
Ma il calcio è uno strumento formidabile per far dimenticare le violazioni dei diritti umani e costruire un consenso unanime attorno all’Arabia Saudita: prima di vincere un mondiale (magari con Mancini come allenatore) il sogno di MBS è di ospitarne uno.

L’obiettivo è far diventare la lega calcio araba una delle prime dieci al mondo entro il 2030: chissà fino a quando la champions League rimarrà in Europa.
Daniele Autieri, oltre ad aver intervista l’ex presidente Renzi sulla vicenda della Fiorentina, ha intervistato anche l’ex presidente Giuseppe Conte: ci fu un incontro nel 2020 in cui l’Arabia presentò il suo progetto per i mondiali del 2030 a cui partecipò anche il presidente Fifa Infantino e quello della FGCI Gravina. Infantino propose un mondiale a tre con Egitto e Arabia. Ricorda Conte che “già dall’incontro col consigliere diplomatico Benassi convenimmo che non c’erano le condizioni per costruire un progetto del genere.”
Lo stesso consigliere Benassi conferma la ricostruzione “Me ne parlò Conte esprimendomi più di un pensiero di perplessità. Allora partire lancia in resta con l’Egitto, in pieno caso Regeni eccetera, lei immaginava che, insomma, destava qualche perplessità d’immagine per il nostro governo. Feci proprio un sondaggio su indicazione del presidente, mi disse ‘veda di approfondire..’ però la posizione iniziale, insomma, ci fa alzare più di un sopracciglio.. ”
C’è stato anche un incontro tra Bin Salman e Conte nel corso del G20 in Argentina a fine 2018 (a ridosso dell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, il 2 ottobre 2018) e in quella occasione in un incontro bilaterale l’ex presidente espresse il suo disappunto per quell’omicidio “inaccettabile” (in un contesto in cui c’era un forte imbarazzo da parte dei leader europei – così ricorda Conte) “gli dissi che l’unico modo per uscirne era consentire un processo con osservatori internazionali ..”
Racconta il servizio che a volere questo mondiale condiviso sarebbe stata l’Arabia che identifica nel nostro paese la porta d’ingresso per l’Europa, ma ha bisogno del supporto del più fedele degli alleati, l’Egitto.
Il parlamentare Erasmo Palazzotto fu presidente della commissione di inchiesta su Regeni: “I sauditi, soprattutto in una prima parte hanno molto sostenuto l’Egitto quando era escluso dai consessi internazionali.”
Ci sono state pressioni da parte dell’Arabia sul caso Regeni dunque? Sarebbe da escludere “Che si siano interessati non mi è mai apparso in nessuno degli elementi di approfondimento” – ricorda Palazzotto – “su questo punto abbiamo scavato molto.”
C’è stata anche una mini-trattativa tra la federazione dell’Arabia che ha coinvolto sia la FGCI che il governo Conte, dopo il primo diniego: una consulente di Federcalcio rivela a Report che dopo i primi incontri ce ne furono altri in cui gli arabi presentarono un piano dettagliato su come mettere su i mondiali, “Gravina è sempre stato contrario all’ingresso dei sauditi in Italia.
Tutto confermato da quest’ultimo, “abbiamo deciso con molta fermezza di non condividere questo appoggio di una candidatura a tre.”
E gli altri incontri dei sauditi in Federcalcio? Erano incontri precedenti a questa ipotesi dei mondiali – spiega Gravina – “arrivammo ad una convenzione che prevedeva una collaborazione in diversi settori, collaborazioni che già prevediamo con diversi paesi”. La partnership poi saltò quando fu evidente che l’Italia non era d’accordo con la scelta del mondiale a tre.

Sul tavolo non c’è lo sport, ma la conquista di un peso geopolitico nel Mediterraneo e in Europa che il regno è disposto a raggiungere a qualunque costo anche andando sopra la nostra sovranità nazionale, racconta il servizio: la fonte anonima dentro la Federcalcio racconta di come un giorno arrivò una lettera col timbro confidenziale e la firma del presidente della Federazione “in realtà però dietro c’era il governo saudita che di fatto parlava al governo italiano .. si proponevano come mediatori per cercare di risolvere la crisi tra il governo italiano e quello egiziano per via dell’omicidio Regeni”

La scheda del servizio: Desideri sauditi di Daniele Autieri

Collaborazione di Federico Marconi e Carlo Tecce

Immagini di Giovanni De Faveri, Davide Fonda, Alfredo Farina, Cristiano Forti, Paolo Palermo e Marco Ronca

Ricerca immagini di Alessia Pelagaggi

Montaggio di Andrea Masella

Grafiche di Michele Ventrone

Le opache operazioni per ottenere l’assegnazione dell’Esposizione Universale del 2030.

Gli incontri segreti dei parlamentari; le mediazioni dei politici italiani sugli affari del calcio; i viaggi pagati dai sauditi; le ingerenze politiche sul caso Regeni che arrivano fino alla presidenza del Consiglio di allora; le opache operazioni per ottenere l’assegnazione dell’Esposizione Universale del 2030 che si deciderà il prossimo 28 novembre a Parigi. Il piano del Regno Saudita per conquistare una leadership geopolitica tra i paesi arabi e un consenso diffuso tra i paesi del blocco occidentale ha come obiettivo anche l’Italia, il primo paese dell’Unione europea che dal 2019 viene scelto per penetrare politicamente il Vecchio Continente. Un piano che Report ricostruisce con documenti e testimonianze finora inedite. Per la prima volta emergono le attività di pressione e lobbying esercitate negli Stati Uniti, in Europa ma anche su parlamentari italiani, così come gli incontri a porte chiuse organizzati a Roma alla presenza di membri del governo saudita. Sullo sfondo il grande circo del calcio mondiale, dove l’Arabia Saudita ha trasformato la più grande e dispendiosa campagna acquisti nella storia in una strategia per la conquista del consenso globale, che ha coinvolto anche la Federcalcio e l’ex Ct della Nazionale Roberto Mancini. Oggi però il Principe ereditario Mohammad Bin Salman deve fare i conti con le conseguenze degli attentati di Hamas del 7 ottobre, che avevano tra gli obiettivi anche quello di far saltare il dialogo di pace avviato tra l’Arabia Saudita e Israele con gli Accordi di Abramo, e che riaprono il dibattito sul ruolo della monarchia saudita nella regione.

La tragedia di Mestre

All’indomani della tragedia, il ministro delle infrastrutture aveva pubblicato un tweet dove si faceva intendere come dietro l’incidente di Mestre (che causò 21 vittime) ci fosse anche un problema coi bus elettrici e le loro batterie, che si incendiano facilmente.
Il servizio di Report si occuperà invece dello stato di manutenzione del guardrail: perché il guardrail era interrotto in un punto e comunque era inadatto?
L’assessore alla mobilità del comune di Venezia ha spiegato che il progetto realizzato da Anas è stato realizzato anni fa con quei varchi. Un progetto vecchio dunque fa intendere l’assessore, ma nel 2001 Anas ha ceduto quel tratto al comune: la legge sulle barriere stradali è del 1992 e prevederebbe un guardrail più alto e continuo, ma questo viadotto è stato costruito 30 anni prima e perciò a quella legge non è soggetto, è rimasto lì senza che nessuno se ne preoccupasse.
A chi spettava la manutenzione? C’è un atto commissariale, ha risposto l’assessore, che dice che la manutenzione è del comune. Il progetto per la sostituzione dei gardrail risale al 2018 ma l’approvazione per il finanziamento è arrivata solo nel 2022 e prevede l’uso di 5,4 ml dai fondi del PNRR.
Colpa dei tempi lunghi delle gare, commenta l’assessore: si poteva almeno mettere in sicurezza quel tratto? Non faccio il tecnico – ha concluso l’assessore – ci sono dei periti del Tribunale che faranno le valutazioni su queste cose, “lasciate alla procura fare le loro indagini”. Come se fare domande ad un nostro rappresentante fosse un ostacolo alle indadini..
La giornalista voleva porre qualche domanda al sindaco di Venezia Brugnaro ma quest’ultimo ha risposto che no, a Report non intende concedere interviste, “report no per carità”. Il sindaco ce l’ha ancora per quella volta in cui Walter Molino, uno dei reporter della trasmissione, aveva chiesto al sindaco se avessero aggiornato la pratica antimafia su una azienda che oggi gestisce in concessione un bene del comune: “siete lo schifo dell’Italia” aveva risposto Brugnaro.
La colpa di Report è essere una trasmissione faziosa: forse perché altri giornalisti non pongono certe domande, scomode, difficili al sindaco. Per esempio come mai sono stati approvati i lavori su un altro cavalcavia, quello sulla rampa Rizzardi finanziato con fondi del Mise.
I nostri rappresentanti devono imparare ad avere un rapporto più sereno coi giornalisti, anziché accusare di faziosità le persone, devono rendere conto delle loro azioni.
Ma gli autisti hanno ricevuto formazione per guidare questi bus elettrici?
Secondo l’azienda La Linea SPA, l’autista riceve una formazione, perché ha un diverso sistema di frenatura, perché elettrico.
Report ha intervistato un ex autista dell’azienda che a Venezia usa questi bus elettrici e che racconta una realtà diversa da quella raccontata dal manager: i corsi di formazione per questi bus non sarebbero stati fatti, “i bus sono arrivati, lo abbiamo solamente provato il giorno prima e il giorno dopo siamo andati lì, abbiamo fatto una riunione .. ci hanno spiegato l’impianto frenante, le batterie in alto, l’energia dove va e come se la prende.”
La riunione sarebbe stata fatta dopo l’incidente, non prima, racconta l’autista:


La scheda del servizio: La tragedia del bus di Giulia Presutti

Collaborazione di Lidia Galeazzo e Andrea Tornago

Immagini di Paolo Palermo e Davide Fonda

Ricerca immagini di Alessia Pelagaggi e Paola Gottardi

Montaggio di Sonia Zarfati, Andrea Masella

Grafica di Giorgio Vallati

Il 3 ottobre scorso un pullman con a bordo 35 turisti è precipitato da un cavalcavia di Mestre.

Nello schianto sono morte 21 persone mentre le altre 15 sono state portate in ospedale con ferite gravissime. Secondo i primi rilievi, il bus si è accostato a destra strusciando sul guard rail per quasi 50 metri. Poi è precipitato in corrispondenza di un varco di servizio. Ma perché la continuità della barriera era interrotta da un'apertura che si è rivelata fatale? E perché il bus, guidato da un autista esperto, sembra esser stato negli ultimi istanti privo di controllo? Il tratto di strada dove è avvenuto l'incidente è sottoposto alla gestione del Comune, che stava svolgendo dei lavori per la messa in sicurezza del viadotto, ma non li aveva ancora terminati. Il bus, invece, è di proprietà dell'azienda Martini Bus, controllata da La Linea Spa, e fa parte di una flotta di 20 pullman elettrici prodotti dal colosso cinese Yutong che sono l'avanguardia della mobilità a zero emissioni. Per l’incidente, intanto, la procura ha iscritto nel registro degli indagati due tecnici del Comune e l'AD di La Linea.

Riso ai veleni

Dal Veneto arriva questa storia incredibile che racconterà Lucina Paternesi: Sorgà è uno dei pochi comuni del veronese dove si può coltivare la qualità di riso chiamata Vialone nano, le risorgive creano l’ambiente ideale per la raccolta del chicco a fine estate. Il Vialone nano è la ricchezza di questo territorio lo sa bene la regione Veneto che ha concesso un finanziamento di 400 mila euro per promuovere i suoi prodotti IGP. Da un lato la regione promuove, dall’altro azzoppa: accanto ai campi di riso si sta preparando la discarica di “car fluff”: un’enorme montagna che andrebbe a raccogliere circa il 40% del car fluff nazionale, lo scarto non riutilizzabile derivante dalla demolizione delle autovetture.

La scheda del servizio: Falda e faldoni di Lucina Paternesi

Collaborazione di Giulia Sabella

Immagini di Davide Fonda, Marco Ronca e Andrea Lilli

Montaggio di Sonia Zarfati

Grafica di Giorgio Vallati

Come è possibile che la Regione Veneto abbia permesso a un’azienda privata di interrare quei rifiuti a due passi dalle risaie?

Tra i 24 comuni del veronese in cui si coltiva il riso vialone nano, tra i più pregiati e l’unico insignito del marchio I.G.P. in Europa, c’è anche il piccolo comune di Sorgà, in provincia di Verona. Tra un campo di riso e l’altro, però, incombono le ruspe che hanno iniziato gli scavi per realizzare una discarica per rifiuti speciali non pericolosi: il “car fluff”, un pulviscolo contenente tutto ciò che non si può più riciclare dalle auto che rottamiamo. Come è possibile che la Regione Veneto abbia permesso a un’azienda privata di interrare quei rifiuti a due passi dalle risaie e dalle acque pure che inondano quei terreni? Il terreno su cui sorgerà la discarica è privato, l’azienda l’ha acquistato e ha iniziato a pagarlo prima di ottenere il via libero definitivo dalla Regione, nonostante la contrarietà della comunità locale. Ma non è l’unica stranezza. Secondo il progetto che l’azienda ha presentato alla Regione la falda acquifera si troverebbe ben al di sotto di dove si dovrà scavare; è toccato alla piccola amministrazione di Sorgà rifare tutti i rilievi sul terreno fino a che il Tar ha sospeso gli scavi e ora si dovrà pronunciare sul futuro della discarica e del piccolo Comune. Ma quanto è costato tutto questo?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

25 giugno 2023

L'unica via per le opposizioni (e per salvare il paese)

Alla festa di Radio Popolare (lo scorso 9 giugno) lo scrittore Alessandro Robecchi, parlando dello stato della sinistra in Italia, raccontava di come le lotte per i diritti civili debbano andare di pari passo con quelle per le tutele nel sociale: altrimenti rischiamo che le coppie gay forse potranno sposarsi ma dovranno andare a vivere sotto i ponti. Perché comprare casa a Milano è un'impresa, perché i salari sono sempre bassi, perché il lavoro è sempre più sinonimo di sfruttamento, perché curarsi costa.

Ben vengano le manifestazioni come quella della CGIL in difesa della sanità pubblica e, assieme, i vari Pride in giro per l'Italia per dire a questo governo che anche loro, i diversi, le famiglie arcobaleno, esistono.

Dobbiamo tenere questi temi attivi perché questa destra farà il possibile per tenerli nascosti: basta vedere il TG1, che da la linea governativa, come racconta il paese. Gli  italiani in vacanza, il governo che studia, rassicura. 

E nel frattempo chiudono scuole e presidi medici. Mancano medici di base.

L'emergenza sbarchi è finita ma non la lotta agli scafisti, in tutto il globo terraqueo. Come anche non è finita la guerra alla maternità surrogata, che si vuole rendere crimine perseguibile anche fuori dal paese.

Spero si sia capito come mai ogni governo appena insediato metta le mani sulla RAI, per condizionare l'informazione: si deve dare un certo messaggio a quella parte del paese che ancora pensa di star bene, che il nemico siano i migranti, le troppe leggi che bloccano i poveri imprenditori che non trovano personale per un lavoro. Dei magistrati che cercano di capire come si spendono i soldi pubblici, come la Corte dei Conti.

In Rai sono riusciti, giusto per chiarire il punto, a santificare un politico che nel corso della sua vita si è sempre preoccupato dei suoi affari, il padre del populismo, scampato alla magistratura (e non per reati minori) grazie alle leggi ad personam.

La sola via per l'opposizione per continuare ad esistere (e a non sparire) è battere su questi tasti: lavoro, salari, sanità, scuola, ambiente.

Dovrà mettersi contro una parte degli stessi partiti di opposizione, degli opinionisti (già convertiti al melonismo), dei giornali, del mondo dell'informazione. 

Ma non ci sono altre strade.

05 giugno 2023

Anteprima inchieste di Report – l’uomo forte a destra, i disabili in Liguria, i controlli sul lavoro e sui soldi dall’estero

 

Sono diversi i servizi che andranno in onda questa sera: l’uomo nuovo a destra, il neo sindaco di Terni, i controlli sul lavoro, come la Liguria non tutela i disabili e infine i controlli su chi porta i soldi in Italia.


L’uomo forte a destra


Il giorno della sua elezione a sindaco i suoi elettori lo hanno accompagnato in corteo, a Stefano Bandecchi, davanti al comune di Terni. È un uomo che piace al suo elettorato: si presenta bene, diretto, critica la politica (ma senza fare alcuna proposta concreta), ha un vasto consenso frutto dell’essere presidente della Ternana. Chi è Stefano Bandecchi, l’uomo di destra che a Terni ha battuto perfino il candidato di Fratelli d’Italia? Come Berlusconi è proprietario di una squadra di calcio, ed è stato anche fondatore dell’università telematica Niccolò Cusano. Con B. ha altro in comune però: la procura di Roma ha contestato al neo sindaco un’evasione di 20 ml di euro, l’ateneo avrebbe svolto attività commerciali in maniera prevalente rispetto a quelle istituzionali. Report racconterà come funzionano le università telematiche, nate dalla riforma Moratti nel 2006.
L’inchiesta ha evidenziato come, negli anni, i fondi per l’università Niccolò Cusano sono stati utilizzati per comprare beni che non hanno nulla a che fare con l’ateneo: nell’anteprima del servizio si vede lo stesso Bandecchi mostrare al giornalista di Report due auto parcheggiate in garage. Si tratta di una Ferrari gialla elettrica, che però il sindaco non usa perché non gli piace l’elettrico, e poi una Rolls Royce da 550mila euro: “questa è la terza Rolls Royce, nessuno ce l’ha mai contestata, la macchina è intestata all’università Niccolò Cusano”. Si tratta di una Rolls modello Phantom 8, con interni in pelle rifiniti a mano.


Ma che ci fa l’università di una macchina che fa i 340km/ora come la Ferrari elettrica? “Ci va in giro qualcuno, il presidente, il vice presidente oppure è a disposizione degli studenti che studiano automotive.. la vera domanda è, la posso comprare o non la posso comprare?”
Il problema è quelle auto non le ha comprare il cittadino Bandecchi, ma l’università Cusano che come tutte le università è esente dalle imposte sui redditi.
Le rette universitarie lo stato le ha detassate – racconta a Bertazzoni lo stesso neo sindaco – per permettere al contribuente di spendere il meno possibile, ma è colpa nostra?
La procura ha effettuato il sequestro con l’ipotesi di evasione fiscale perché – spiega Bertazzoni “sostiene che Unicusano agisca come holding in partecipazione diverse da quelle universitarie, quindi avete attività prettamente commerciali ..”
“La Guardia di Finanza deve anche imparare a leggere e scrivere, non si deve venire a laureare all’università Cusano, se ci considera pessimi, quasi 4000 di loro si sono laureati da noi, e si vede…” la risposta di Bandecchi che ha chiuso la convenzione con la Finanza.

Bandecchi è anche presidente della squadra di calcio Ternana: nel 2017 la famiglia Longarini, proprietaria della squadra, era in difficoltà finanziarie e rischiava di non poter iscriverla al campionato. In suo soccorso arriva l’università telematica Cusano che ha molto investito sul calcio: il costo degli stipendi è di 11 ml di euro l’anno.
Ancora una volta arriva in soccorso il consulente Bellavia: “dal 2017 al 2020 la Ternana calcio ha perso 58 ml di euro, mica bruscolini, l’università coi soldi recuperati dagli studenti gli ha dato 1 ml di euro”. In generale in questi anni l’università ha messo 29ml di euro nella squadra di calcio: l’università dovrebbe fare ricerca, deve applicare la ricerca all’economia del paese, non vedo che tipo di investimenti si possano fare nel finanziare una società di calcio – conclude Bellavia.
Eppure i finanziamenti continueranno, spiega a Bertazzoni Bandecchi stesso e quest’anno i soldi saranno ancora di più: soldi dell’università, ed è questo quello che viene contestato dall’inchiesta della Procura. Una supercazzola il commento del neo sindaco.
L’università di Bandecchi ha finanziato per 100mila euro anche il partitino (in termini di voti) di Angelino Alfano di cu
i fa parte, Alternativa Popolare.
Nel comizio finale, di fronte ai suoi sostenitori, parlava di sogni da realizzare e da mantenere, del fatto che occorra votare per qualcosa di diverso e di nuovo.
Come alla fine è realmente successo: è il nuovo Berlusconi? “Ognuno ha la propria storia, io ho cominciato da un comune ..” è la giustificazione data a Report da Bandecchi, nel mezzo della folla dei suoi sostenitori, tra cori da stadio.
Gli atenei telematici sono stati istituiti nel 2003 dalla riforma Moratti, inizialmente erano 5: nell’ultimo mese del governo Berlusconi l’allora ministro furono riconosciuti 5 nuovi atenei.
Il 10 maggio 2006 in Gazzetta compare il riconoscimento dell’università Niccolò Cusano, il giorno dopo si insediò il governo Prodi e il ministro Mussi che ha dato i permessi all’università: oggi al giornalista racconta di come ci fossero particolari pressioni su queste università telematiche, anche interessi economici e che lui fermò il riconoscimento delle ultime cinque (le ultime del governo Berlusconi). “Io non ce l’ho con le università telematiche” risponde Mussi “ma non bisogna esagerare, perché le università non è solo un cursus per prendere un pezzo di carta..”

Bertazzoni ha intervistato poi il professor Antonio Vicino che è stato presidente del consiglio universitario nazionale, organo consultivo del ministero dell’università e della ricerca, che si occupa delle università telematiche: “il processo di accreditamento è abbastanza complesso, io nei 4 anni di presidenza [2019-2023] ho sempre cercato di lasciare questo messaggio al decisore politico, mettiamo pochi paletti ma non aggirabili.”
Il punto è che esiste un legame forte tra università telematiche e la politica, tra questa in particolare e certi politici: Unicusano ha finanziato per 100mila euro l’attuale ministro Tajani, tutto regolare spiega il ministro, ma come mai questi finanziamenti, anche a Forza Italia per 150mila euro, su un ateneo su cui poi la politica deve legiferare?
Unicusano, ovvero Bandecchi, ha finanziato Rocca, candidato alle regionali nel Lazio, ora presidente che però ha rifiutato l’assegno. “Ma io volevo finanziare anche D’Amato” ha spiegato oggi il sindaco di Terni, ma anche D’Amato ha rifiutato.
Unicusano ha finanziato Di Maio come anche altri esponenti del PD: come mai questa scelta di finanziare sia destra che sinistra? “Io sono un uomo popolare, sono una persona che pensa che al centro ci sia la virtù”: tanto è vero che Bandecchi si voleva candidare inizialmente per il terzo polo, Renzi diede l’ok ma fu Calenda a bloccarne la candidatura, per una maglietta con sopra frasi fasciste.
Ma a parte questo le relazioni con la politica si sono rafforzate per i tanti politici che si sono laureati presso Unicusano, molto più di 50. Tra questi l’europarlamentare Angelo Ciocca, quello della scarpa sul discorso di Moscovici contro la manovra italiana del 2018 (governo Conte I).
Nel 2019 Unicusano finanzia anche Ciocca, “come studente” risponde il parlamentare.
Certo, dubito che l’ateneo finanzi proprio tutti i neolaureati.

La scheda del servizio: Mister B di Luca Bertazzoni, con la collaborazione di Marzia Amico

Immagini di Giovanni De Faveri, Carlos Dias, Marco Ronca e Paco Sannino

Ricerca immagini di Alessia Pelagaggi

Montaggio di Igor Ceselli

Grafiche di Giorgio Vallati

Stefano Bandecchi è il nuovo Silvio Berlusconi?

Imprenditore, presidente di una squadra di calcio, ha radio e un canale televisivo ed è appena diventato sindaco di Terni. Stefano Bandecchi è il nuovo Silvio Berlusconi? L’inchiesta racconta la vicenda dell’università telematica Niccolò Cusano, di cui Bandecchi è fondatore e presidente del Consiglio di Amministrazione. La Guardia di Finanza ha sequestrato 20 milioni di euro all’ateneo per presunta evasione fiscale. L’università Niccolò Cusano avrebbe utilizzato i soldi provenienti dalle rette universitarie, e quindi esentasse, in attività prettamente commerciali: una di queste è la Ternana calcio. Partendo dalla ricostruzione dell’inchiesta della magistratura, il racconto si sviluppa analizzando il fenomeno delle università telematiche, una realtà sempre più consolidata in Italia, mostra il loro funzionamento e la loro nascita nel 2006, quando furono autorizzate dall’allora Ministro dell’Istruzione Letizia Moratti.

Come la Liguria (non) tutela i disabili

In un passato servizio di Presadiretta si spiegava come la Liguria fosse la regione più “anziana” del paese, quella cioè con mano bambini. Non c’è solo quello: Report questa sera racconterà di come la Liguria non riesca a garantire con lo spettro autistico e con problemi di neurosviluppo le cure previste dal sistema sanitario nazionale.
Una madre racconta alla giornalista la sua storia: “ci hanno detto per il momento di muoverci privatamente perché la lista è ancora lunga, è passato ancora un anno ma lui [il figlio] è in quarta elementare, rischiamo di arrivare alle medie senza nessun percorso riabilitativo.”
Marco Mac
rì è il portavoce di delle 2000 famiglie con disabili in Liguria: “Quando viene stilato il piano terapeutico il genitore si ritrova inserito dentro una graduatoria e questa non scorre. Mio figlio Nicola è stato inserito che aveva 150 bambini davanti, mio figlio Roberto ne ha addirittura 130 davanti..”
Le prestazioni sanitarie per i suoi due figli le ha dovute pagare lui, di tasca propria: “tutti i mesi spendere 600 euro è una questione veramente difficile” è la sua amara conclusione.


Anche quando si realizzano opere pensate per disabili, emergono problemi di progettazione che le rendono non pienamente fruibili: a Genova è stata realizzata dall’amministrazione comunale la pista ciclabile lungo Corso Italia, la strada che porta al mare, con un costo di 3 ml di euro (complessivo del rifacimento anche del corso). Obiettivo era snellire anche il traffico delle auto, ma si è scoperto poi che non può essere usata dai disabili.

La scheda del servizio: Non è una regione per disabili di Chiara De Luca con la collaborazione di Lidia Galeazzo

Ricerca immagini di Eva Georganopoulou

Immagini di Fabio Martinelli

Montaggio di Andrea Masella

Grafica di Michele Ventrone

Quali sono le problematiche affrontate dai disabili in Liguria?

Dalle liste di attesa per le cure dei bambini con spettro autistico e disturbi del neurosviluppo, all’erogazione della 104, all'iscrizione scolastica, fino ai parcheggi su corso Italia, a Genova. Secondo la Corte dei conti la Liguria è il fanalino di coda tra le regioni del Nord Italia con riferimento all’utilizzo dei fondi per le strutture semiresindeziali per persone disabili. Una mancanza di visione e di programmazione economica che alla fine lascia indietro i più deboli.

La sicurezza negli stabilimenti della Cremonini

Il servizio di Bernardo Iovene si occuperà dei lavoratori degli stabilimenti del gruppo Cremonini e delle malattie in ambito lavorativo, denunciate dai sindacati.

La scheda del servizio: Insicurezza sul lavoro di Bernardo Iovene con la collaborazione di Lidia Galeazzo e Greta Orsi

Immagini di Paco Sannino

Grafiche di Federico Ajello

I lavoratori che si occupano del disosso della carne sono a rischio malattie professionali: come vengono tutelati?

All’interno degli stabilimenti Inalca del gruppo Cremonini, l’Inail ha riconosciuto a 35 lavoratori malattie professionali dovute alla modalità di lavorazione del disosso della carne. Ma secondo le testimonianze di lavoratori e alcuni sindacati la situazione sarebbe ancora più grave. Anche l’Ats di Milano è intervenuta con prescrizioni che prevedono più pause e ritmi meno elevati. I sindacati Cgil e Usb denunciano un rapporto difficile con l’azienda in ambito di sicurezza e le prescrizioni dell’ATS non basterebbero a evitare malattie muscolo-scheletriche ai lavoratori. Report ha intervistato un medico del lavoro dell’ATS oggi in pensione, che aveva effettuato un controllo all’interno dell’azienda del gruppo Cremonini per verificare il nesso con il lavoro svolto e 6 casi di malattie e lesioni agli arti. Racconta il suo stupore sia sulla metodologia del lavoro che nel rilevare che all’interno c’erano stati altri 60 casi di patologie simili.

L’odore dei soldi

Ieri per i paperoni dall’estero avevamo spalancato le porte, con la norma voluta dal governo Renzi (e poi modificata dal Conte II): tra questi paperoni ci sono anche gli oligarchi russi, oggi messi al bando dopo l’inizio della guerra in Ucraina.
Il servizio di Report racconterà delle maglie larghe nei controlli sui capitali dall’estero, perché non è sempre vero che “pecunia non olet”.

La scheda del servizio: Pecunia olet di Cataldo Ciccolella e Giulio Valesini con la collaborazione di Edoardo Garibaldi e Alessia Pelagaggi

Immagini di Paolo Palermo, Paco Sannino e Alfredo Farina

Montaggio di Michele Ventrone

Come vengono fatti i controlli sugli imprenditori che portano il loro denaro in Italia?

Anche l’Italia, nel 2016, sotto il governo Renzi, ha lanciato il suo programma di visti in cambio di investimenti. Un modo per attirare i paperoni del mondo e i loro capitali nel nostro Paese offrendogli due anni di permesso di soggiorno rinnovabili e un regime fiscale vantaggioso. Nel 2020 poi il governo Conte II ha abbassato la soglia di denaro da investire sulle nostre aziende, fino a un minimo di 250mila euro, e allora il programma è diventato fra i più gettonati al mondo. Ma come vengono fatti i controlli sugli imprenditori che portano il loro denaro in Italia? Il servizio racconterà un caso che desta alcuni dubbi.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

15 luglio 2022

Cos'è questa crisi

Abbiamo cinque giorni di tempo per capire se questo esecutivo andrà avanti o meno. Ma come si è permesso Conte di far cadere questo governo ? - così si legge oggi sui giornali. 

Non è il momento di prendere ma di dare.

Non è il momento di aumentare i salari, che per fortuna (ci dice il governatore di Bankitalia Visco) rimangono bassi.

Non è il momento di parlare di transizione ecologica e di rinnovabili perché c'è la guerra.

Non è nemmeno il momento di parlare di salari, di povertà (avete letto il rapporto dell'Istat), di precari senza futuro.

Pare che in Italia non sia mai il momento per parlare e discutere di questioni che dovrebbero essere di sinistra (forse è per questo che da anni si portano avanti politiche di destra?).

Pare che non si debba dunque disturbare il grande manovratore, l'uomo che non sbaglia mai, l'uomo che ha rimesso l'Italia al centro dell'Europa (quale Europa, poi?), il presidente che tutti ci invidiano, Draghi. Così al centro dell'Europa che la sua riforma Cartabia è stata bocciata dalla commissione europea.

Doveva salvare il paese dall'emergenza covid (ve lo ricordate ancora il covid, no?) e ora siamo alle prese con una nuova ondata.

Doveva mettere in bolla i progetti del PNRR che, secondo Draghi stesso, erano già pronti a dicembre quando si era autocandidato alla presidenza della Repubblica.

Non è il momento per mettere in crisi il governo che non sbaglia mai, che non può essere criticabile, nel mezzo della guerra in Ucraina. Eppure questa guerra è così impattante per noi proprio per la dipendenza energetica di cui sono colpevoli i passati governi (rappresentati poi in questa maggioranza) i cui leader oggi sono tutti diventati fan della guerra a Putin.

A tutto questo va aggiunto che in una Repubblica parlamentare, non esistono diktat da parte del presidente del Consiglio, che tra l'altro ha ancora la fiducia da parte del Parlamento.

E' caduta la fiducia reciproca su cui si reggeva la maggioranza? Ma cosa ci si aspettava dopo aver di fatto smontato le politiche del movimento 5 stelle. Erano tutte sbagliate? Bene, allora dovrebbero essere tutti soddisfatti se il movimento esce dalla maggioranza.

Per chiudere il post, ieri sera ho letto una serie di tweet complottistici che lasciavano intendere come, dietro la presunta crisi di governo in Italia (e in Inghilterra e in Germania) ci sia la mano di Putin, puparo anche di Conte.

Aggiungo anche il contributo al complottismo: e se tutta questa crisi fosse voluta da Draghi, consapevole di non essere in grado di gestire il prossimo autunno caldo (crisi energetica, crisi del paese)?

A questo punto Conte diventa il capro espiatorio perfetto. Chi glielo fa fare di metterci la faccia? 

11 gennaio 2022

Report – i fanghi industriali, le trattative attorno alle mascherine e le bufale

Il governo ha imposto le ffp2, Report parlerà della guerra e delle trattative che si sono scatenate attorno a questi dispositivi, con un'intervista ad un imprenditore a che ha denunciato una richiesta di tangente dentro una mediazione con la struttura commissariale.

Poi gli abbattimenti delle bufale campane e i fanghi industriali sversati nei campi, dove si coltivano gli ortaggi che poi finiscono sulle nostre tavole.

Occhio alla bufala di Rosamaria Aquino

La maggior parte degli allevamenti di bufale in Campania si concentra in pochi km quadrati nella provincia di Caserta, tra Grazzanise e Castel Volturno: Report è andata a vedere qual è la situazione degli allevatori di queste zone che hanno raccontato degli abbattimenti dei loro capi dopo la scoperta di casi di brucellosi e tbc.

Una buona parte erano casi di falsi positivi, fino a nove su dieci: bufale abbattute ma poi mandate al macello che ha poi venduto quelle carni (ad un prezzo svantaggioso per gli allevatori).

Negli ultimi dieci anni centomila capi sono stati abbattuti, portando alla crisi di diverse aziende del settore caseario, si poteva fare in modo diverso? C'è un altro giallo, come mai le aziende, nonostante questi abbattimenti, hanno dichiarato valori della produzione del latte in linea col passato (senza nessuna diminuzione)?

Alla prima domanda si può rispondere chiedendo alla regione come mai i capi non possono essere vaccinati, per evitare i falsi positivi ai controlli, ma la regione Campania nicchia su questo punto.

Per la seconda domanda, i soci del consorzio DOP avrebbero dichiarato un quantitativo di latte superiore a quanto prodotto: lo racconta alla giornalista un ex membro del consorzio del DOP della bufala.

In dieci anni il consumo di questa dop è salito del 31%, diventando un business da più di 1,2 miliardi l'anno, poi è arrivato il covid e il cambio di disciplinare del governo che ha consentito il latte in polvere: siamo sicuri allora che la mozzarella di bufala campana DOP sia fatta solo col latte del territorio?

Per la DOP il latte deve arrivare da zone ben precise: ci sono aziende del consorzio che usano latte vaccino, latte estero o latte in polvere, racconta la fonte anonima, mettendo in crisi gli allevatori onesti.

Nello scorso marzo ad un membro del consorzio hanno sequestrato qualche quintale di cagliata proveniente dalla Bulgaria: “ma era solo un ordine”, ha risposto Angelo Piccirillo, si è trattato solo un caso isolato.

L'imprenditore può fare scelte fuori dalla DOP – ammette il direttore generale del consorzio di tutela - comprando cagliate dalla Polonia o dalla Bulgaria: come si può essere certi che poi questi produttori non la usino poi nella mozzarella?

La filiera della mozzarella non riesce a tracciare la provenienza del latte: servirebbero maggiori controlli e anche sanzioni, per contrastare chi usa il latte straniero nella DOP.

Andremo a vedere i dati sulla piattaforma del CLAL.

Giù la mascherina – mascheropoli di Rosamaria Aquino

La mascherine ffp2 sono obbligatorie in alcuni luoghi al chiuso e nei luoghi pubblici: esiste un accordo tra il commissario Figliuolo e i farmacisti per venderle a 75 centesimi, ma in giro si trovano a prezzi anche maggiori, perché è solo un prezzo consigliato, come racconta un farmacista a Roma, in alcuni paesi piccoli, dove c'è solo una farmacia questa potrebbe fare il prezzo che vuole, non c'è nessun prezzo calmierato.

Ma le mascherine in commercio sono regolari? Negli ultimi mesi ci sono stati sequestri di mascherine non conformi, si parla di una su cinque non buone, tutte acquistate ai tempi del commissario Arcuri.

Racconta il servizio di Report che i controlli in dogana (una volta che le maschere erano arrivate in Italia), non ci sono sempre stati: dall'inizio pandemia sono state sdoganate 5 miliardi di mascherine, provenienti per lo più dall'estero, all'inizio i controlli erano molto stringenti poi, ad inizio estate, sono stati meno stringenti.

Molte delle mascherine sequestrate (perché non conformi) sono state tenute nei magazzini, ma ad una ASP in Sicilia sono stati costretti ad accettarle perché non ne avevano altre: erano proprio quelle sequestrate dalla procura di Gorizia e che erano state comprate nella gestione Arcuri, comprate in Cina grazie al supporto di alcuni mediatori.

L'ex commissario Arcuri avrebbe invitato i funzionari della dogana a sdoganare celermente queste mascherine senza fare troppi controlli: oggi Arcuri è indagato per la gestione delle mascherine, come anche il direttore generale delle agenzie delle dogane Minenna.

I funzionari delle dogane avevano segnalato che in Italia arrivavano mascherine con CE falsi e che andavano sequestrate anche se erano validate in deroga: ma alla fine, raccontano a Report questi funzionari, sono finite sul mercato lo stesso e usate dagli italiani nel corso della pandemia.

Report ha chiesto conto di queste 800ml di mascherine da sequestrare all'ex presidente Conte, come anche del fatto che nell'estate 2020, i controlli sulle mascherine fossero diminuiti (su input di Arcuri), per far affluire più mascherine al paese.

Report ha chiesto conto a Minenna di una direttiva secondi cui, le informative fatte dall'intelligence delle dogane dovevano arrivare a lui e poi riportate a Conte. Anche quelle che eventualmente riguardavano lui stesso.

Il direttore ha risposto che questi dossier contro di lui nascono dalla criminalità organizzata per danneggiare il suo lavoro.

Conte ha raccontato di aver messo i direttori dell'intelligence a controllare gli acquisti delle mascherine dai vari broker, nei primi mesi della pandemia, per evitare delle truffe.

Ma poi tra i primi acquisti, ci sono i due lotti strapagati alla Cina (quattro volte la media europea) che poi sono state sequestrate perché non idonee (oppure inviate in Sicilia dove gli operatori sono stati costretti ad usarli).

Minenna da la colpa ai decreti del governo che, nel picco della pandemia, ha rilassato ai controlli: ma i sequestri non si sono fermati.

L'inchiesta sul traffico di influenze dell'avvocato Di Donna

Molti imprenditori, durante i mesi di crisi del 2020, cercarono di prendersi gli appalti per le forniture di mascherine: tra queste anche Giovanni Buini, che voleva mettersi in contatto con Arcuri per entrare nel settore delle mascherine con una commessa da 60ml.

Per questo si mette in contatto con un avvocato esperto di diritto civile come Di Donna (che aveva lavorato nello stesso studio di Conte): all'incontro per firmare il contratto della commessa, Buini racconta che erano presenti anche due agenti dei servizi, tra cui il generale Tedeschi, oltre all'avvocato che avrebbe avuto un ruolo di mediatore nella vendita delle mascherine.

Buini alla fine decide di uscire dal contratto perché Di Donna chiedeva una percentuale molto alta: il suo sospetto era che la consulenza legale nascondesse una tangente per l'agevolazione dei contatti per chiudere l'appalto.

Il giorno dopo all'azienda di Buini si sono presentati i NAS e poi la Finanza: solo alla fine l'imprenditore è andato in procura a denunciare Di Donna, per la percentuale alta richiesta che faceva sospettare ad una tangente.

Cosa risponde di questo l'ex presidente Conte?

Conte risponde che non sa nulla di queste commesse per cui Di Donna ha fatto da mediatore, ha scelto di non mantenere rapporti che potesse influire la sua attività di presidente del Consiglio.

Come mai Di Donna usava il suo nome per crescere la sua influenza, per il suo lavoro di mediatore?

Conte aveva incontrato Di Donna pochi giorni prima delle elezioni suppletive nel 2020, negando di essere mai stato socio.

L'odore dei fanghi di Bernardo Iovene

Il fango dei depuratori delle acque reflue devono essere controllati ogni 15 giorni, per essere certi che i fanghi, ottenuti dalla depurazione, possano essere sversati sui campi – così spiega a Report Paolo Ceccardi responsabile dell'Agricoltura per l'ambiente.

Sia i fanghi “umani” che quelli industriali possono essere offerti agli agricoltori, come fanghi o gessi, come fertilizzanti: sarebbe un esempio di economia virtuosa, ma spesso in mezzo a questa filiera entrano i criminali e così, nei campi dove crescono le verdure che poi ci mangiamo, si sversano anche veleni.

Basta mettere la oltre alla soda caustica l'acido solforico nei fanghi che, magicamente il fango diventa prodotto e così può sfuggire ai controlli.

E così, nei campi si possono rilasciare metalli e altre schifezze che, prima rovinano l'aria alla popolazione che abita vicino ai campi e poi avvelenano le persone.

Imprenditori criminali sono stati capaci di creare soldi anche dal nostro letame, anche dagli scarti industriali (che consente a sostanze tossiche di finire sulle nostre tavole).

Eludere le leggi, come sempre, in Italia è facile: la disciplina sui fanghi è carente (i fanghi sono controllati, ma i gessi no), i controlli a livello regionale cambiano da regione a regione.

LA regione voleva colmare il vuoto normativa sulla differenza tra fanghi e gessi (sul tracciamento), ma il governo ha impugnato la norma.

I cittadini sono esasperati, per la puzza, per l'inquinamento, per essere stati traditi dallo Stato, da questi criminali. Il ministro Cingolani, davanti a Bernardo Iovene, si impegna a riprendere in mano il tema, per correggere tutti i problemi: “interverremo, lo faremo prestissimo”.

13 gennaio 2021

La crisi che verrà

Sui social siamo già al toto presidente.

Draghi?

Cottarelli?

Oppure qualche altro civil servant pronto ad immolarsi per il bene della patria.

Le opzioni davanti, per questa crisi di governo, sono diverse.

Il voto a maggio: dovremmo votare quando il virus è ancora in circolazione, tenendoci in questi mesi un governo a scadenza.

Gli elettori se le ricorderanno queste cose al momento del voto, dunque dubito che sia veramente percorribile questa strada.

Cade il governo Conte 2 e si crea una nuova maggioranza, che sarà più spostata a destra, con un nuovo presidente del Consiglio: maggioranza che dovrà dimostrare di saper gestir bene questa emergenza. Meloni e Salvini, assieme a Berlusconi e un pezzo del PD con Renzi dovranno smetterla di twittare ed occuparsi di ristori, vaccini, posti letto, delle scuole, dei tavoli di crisi delle aziende (tra cui l'eterna Alitalia, Ilva).

Avranno voglia, una volta al governo, di cavalcare la protesta del riapriamo tutto? 

Poi c'è sempre l'opzione responsabili, esce Renzi ed entra qualcun altro.

Tra le tre opzioni, mi sembra quella più credibile.

Perché è vero che presto o tardi arriveranno i soldi, ma ora abbiamo un paese da gestire, sul serio, non facendo interviste.

29 dicembre 2020

La provocazione

Ho ascoltato questa mattina l'intervista di Daniela Preziosi, giornalista di Domani, a Radio popolare: ha raccontato il piano su come spendere i soldi nel Next generation UE presentato ieri da Renzi.

La provocazione di Renzi, ennesimo episodio della guerra del suo partito all'interno della maggioranza per cercare nuovi spazi, prendersi la sua visibilità: alla fine di questa guerra non sappiamo se si arriverà ad un rimpasto o ad altro.

Di certo, in questo momento per il paese avremmo bisogno di tante cose meno che di queste provocazioni (dove il titolo Ciao è solo la ciliegina) e questo la dice lunga sulla responsabilità del personaggio.

E pensare che Renzi e Italia Viva avrebbe anche le loro ragioni: l'idea iniziale di Conte di inserire la cabina di regia dentro un emendamento alla finanziaria è un affronto al Parlamento.

Che non può essere svilito come sta succedendo ora con la manovra finanziaria, da approvare senza troppe discussioni come impone il governo  (vero che non è la prima volta).

Ma da un partito della maggioranza ci si auspica un confronto nelle famose sedi opportune: tirar fuori oggi il ponte sullo stretto, il taglio del reddito di cittadinanza per dare i soldi alle imprese (chissà se Confindustria vorrà appoggiare un partito dato al 2-3%?), di soldi a pioggia ai sindaci è una provocazione.

Abbiamo bisogno di un piano per il dissesto idrogeologico? Certo, ma non per essere affidato agli amici. E il dissesto si cura con meno cemento, con la cura di fiumi, colline, con la riqualificazione dei paesini sui monti (che se fossero raggiunti dalla fibra potrebbero essere attrattivi per lo smart working).

Abbiamo bisogno di una sanità che funzioni, meno clientelare, dove i dirigenti sono nominati per le capacità e non per la tessera di partito.

E abbiamo bisogno di rivedere anche il mondo del lavoro, pensando a dare più diritti e salari più dignitosi per tutti, non ad un nuovo jobs act, coi soldi per i nuovi contratti.

Il nuovo anno porterà anche la fine del blocco dei licenziamenti: che facciamo, diamo soldi a pioggia senza controlli, senza una visione industriale chiara? 

10 dicembre 2020

L'assalto alla diligenza

Ieri sera, con mio grande dispiacere, la puntata di Blob è stata sostituita dalla discussione sulla riforma del MES. In pratica, un blob dal vivo, con entrambi gli schieramenti del tifo, pro o contro il MES a seconda della convenienza.

C'erano i si al mes per avere i 37 miliardi ma no alla riforma. E c'erano quelli che hanno votato, pensando alla tenuta del governo, si alla riforma ma non vogliono l'aiuto del fondo salva stati. 

E poi le accuse rinfacciate ieri al governo dall'opposizione interna ed esterna: il non aver coinvolto l'opposizione nelle scelte (ovvero la riforma del MES) e il non avere una visione, non avere progetti chiari su come spendere i soldi europei.

Il nodo è chi potrà mettere le mani su quei soldi, tanti miliardi: la scelta del governo non è molto felice, non possiamo mettere nella cabina di regia i manager delle aziende di stato per fare quella svolta green di cui tutti si riempiono la bocca. Enel ed Eni sarebbero poi anche in conflitto di interesse: recentemente Enel  sponsorizzava come energia pulita un suo studio su auto ad alimentazione ad idrogeno, con idrogeno ottenuto dal gas. Ovvero da un inquinante come gli altri.

Intendiamoci: la scelta della piramide con a capo Conte, per questa cabina di regia senza capire come il Parlamento possa controllare è quantomeno discutibile.

Vero anche che non si è capito che idea ha questo governo dell'Italia di domani, a parti le frasette come green, digitale..

Vogliamo un paese con le grandi città in mano ad Air BNB, coi grattacieli vuoti e le strade piene di auto?

Vogliamo un paese deve l'aria è irrespirabile e dove si muore per malattie collegate all'inquinamento, nel silenzio quasi generale?

Vogliamo un paese dove scuola e salute sono un diritto basato sul censo?

Avere una visione significa (per esempio) pensare e realizzare case a prezzo calmierato, in centro città, che non siano poi abbandonate come le case Aler.

Significa puntare su scuole pubbliche, sull'assunzione di insegnanti (non precari), sull'assunzione di medici e infermieri in ospedali e nei presidi territoriali. Quei medici e infermieri che oggi vanno in Svizzera perché sono pagati meglio (e che in Svizzera si sono poi ammalati di Covid, per essere poi curati in Italia).

Significa che musei, ville, non devono essere appaltate ai privati in concessione che fanno profitto su biglietti, perché anche lo Stato può guadagnare dai suoi beni.

In altri paesi europei si pensa di eliminare le auto a benzina nei prossimi cinque anni.

Noi cosa pensiamo di fare per riscaldamento, bus, auto private?

Ecco, chi oggi rinfaccia a Conte non avere un'idea però non è senza peccato.

Forza Italia è lo stesso partito dei tagli lineari a scuola e sanità, della legge obiettivo che metteva in mano alle cricche tutti i mega appalti (oltre alla gestione degli eventi).

E il PD di Renzi è lo stesso partito che era partito bene con l'idea delle scuole belle e della messa in sicurezza del territorio, per poi lasciarle lì. Se avesse messo la stessa energia su scuole, fiumi, montagne che franano oltre che sull'imporre una riforma e una legge elettorale con la forza sarebbe anche credibile.

Invece è il Renzi che è riuscito a strappare applausi dall'opposizione di destra.

Il recovery fund rischia di essere l'ennesimo assalto alla diligenza, abbiamo già perso il treno della prima ondata del covid, quando non abbiamo potenziato trasporto pubblico e ospedali. Rischiamo di perdere anche questa occasione.

22 luglio 2020

Ora la palla passa a noi

In fondo quello che è successo l'altra notte al consiglio europeo, importa a nessuno.
L'accordo per i 750 miliardi del recovery fund, di cui alcuni a fondo perduto viene visto come un successo incredibile da parte dei tifosi del governo Conte e come un'operazione di indebitamento (e solo di facciata) da parte dei giornali di destra (da Libero a Repubblica).

Capiremo se sarà una operazione storica (visto anche l'atteggiamento di Merkel e del governo tedesco, che ha abbandonato l'austerità) quando arriveranno i soldi, quando avremo un piano concreto e una squadra che prenderà una decisione su come spenderli.

Al momento siamo solo alle buone intenzioni: piano green, scuola, ricerca (della sanità ce ne siamo già dimenticati)...
Rimane il tifo, rimane l'incoerenza di fondo di tutte le frasi sentite nei giorni passati.
Il tifo per i paesi frugali che poi tanto frugali nel welfare non lo sono, da parte dei liberisti nostrani che si lamentano sempre dei soldi dati alle persone in difficoltà (la guerra al reddito di cittadinanza).
La bufala dei sovranisti olandesi, o danesi, che non vogliono pagare le pensioni generose agli italiani. A meno che si riferiscano alle pensioni d'oro o ai vitalizi.
L'età media delle pensioni (e il valore medio delle pensioni) in Italia è, dopo le riforme fatte, in linea con gli altri paesi europei.
I sovranisti olandesi non vogliono pagare l'abbassamento delle tasse che oggi i politici italiani chiedono? Beh, che si mettano d'accordo tra sovranisti (è Salvini che vuole la flat tax).

Ora la palla passa a noi: che dobbiamo capire se vogliamo salvaguardare questo modello basato sul basso costo del lavoro, sul cemento, sulle auto, sull'intasamento dei centri urbani, sia per i turisti che per i pendolari che devono muoversi e non stare a casa a fare i lazzaroni, sulla tutela delle nostre opere d'arte che hanno bisogno di una influencer per fare cassa (come se l'arte fosse solo questo, biglietti staccati, incassi e non un patrimonio da tramandare di generazione in generazione).

27 agosto 2019

Conte o morte


La tenacia con cui parte del m5s difende la scelta di Conte, come presidente del Consiglio di un eventuale governo col PD, fa capire come stiano facendo di tutto, davanti il loro elettorato, per recuperare credibilità e voti.
Dopo il mandato zero, i decreti sicurezza, l'abolizione della povertà .. 

29 giugno 2018

Occhio non vede, cuore non duole

In una immagine tutta la disfatta dell'Europa (che di fatto si consegna ai populisti che dice di voler combattere e alla destra estrema)


Ecco spiegato il blocco alle ONG: così nessuno potrà più testimoniare i naufragi, mostrare quei volti sofferenti e ricevere le testimonianze di torture e violenze in Libia.
Cosa ci sia da festeggiare non lo capisco proprio...

05 giugno 2018

Nel programma di Conte

Nel programma di Conte, almeno in quello che ha presentato al Senato, ognuno ci può vedere quello che vuole.
Di destra, populista, secondo Repubblica (sto leggendo i titoli online); di cambiamento secondo il punto di vista diverso del Fatto Quotidiano.
In ogni caso, la mia impressione è che tra i propositi (flat tax, reddito di cittadinanza, immigrazione) e la realtà c'è una certa distanza: il carcere per gli evasori, ad esempio, non vuol dire nulla.
Evasione vuol dire paradisi fiscali, vuol dire elusione, vuol dire una platea di professionisti che aiutano le persone a nascondere i soldi al fisco.

La gestione degli immigrati: se si intende cambiare approccio, magari sposando un modello tedesco, questo comporta che lo stato diventi attore principale dell'accoglienza, della formazione.
Ma servono anche gli accordi coi paesi di origine, una gestione unitaria in Europa, per la ricollocazione.
Le sparate alla Salvini di certo non ci renderanno attrattivi in Europa.
Ma non risolvono il problema dello sfruttamento, del lavoro nero nei campi, del caporalato.

Infine la lotta alla corruzione: ricordiamoci sempre che oggi la corruzione conviene e non è facilmente punibile.
Servono leggi chiare, bandi di gara senza inghippi e un discorso di etica che oggi manca.

Vedremo.