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27 settembre 2025

Anteprima Presadiretta – Blackout


Un’inchiesta per fare “luce” sulle cause del grande blackout in Spagna e Portogallo dello scorso 28 aprile 2025 quando l’intera rete elettrica è collassata: quali sono state le cause? È stata colpa delle rinnovabili? È a rischio la nostra sicurezza energetica?

Il servizio principale della prossima puntata di Presadiretta cercherà di chiarire le cause del blocco della rete elettrica che ha colpito Spagna, Portogallo e parte della Francia, il più grande blackout della recente storia europea, quando la popolazione di questi paesi è rimasta dieci ore senza elettricità. Quali le cause di questo blocco? Si è subito data la colpa alle energie rinnovabili, accusate di non garantire l’indipendenza e la sicurezza energetica.

Per dare una risposta a queste domande, Presadiretta racconterà le nuove sfide tecnologiche legate alla produzione di energia e alla distribuzione in rete delle energie rinnovabili – spiega Iacona presentando la puntata. Anche in Italia, dove Enel ha investito tantissimo, sulle reti intelligenti a prova di blackout. Come mai, allora, compriamo ancora tanto gas? È il gas liquido pagato a caro prezzo dagli Stati Uniti e persino dalla Russia (alla faccia delle sanzioni).

Il grande blackout in Spagna

28 aprile 2025, una data che resterà nella storia della Spagna. Alle 12.33 la Spagna va in blackout e rimane senza energia elettrica per dieci ore. Le persone sono rimaste bloccate sui treni, negli ascensori, al lavoro, turisti bloccati, trasporti fermi come anche le pompe di benzina.
Inizia a circolare una ipotesi, subito smentita, di un attacco informatico, poi le radio, l’unico mezzo di informazione rimasto, danno notizia che il blackout è causato da un guasto sulla rete elettrica spagnola. “Sembrava di essere tornati indietro di 50 anni” racconta a Presadiretta una testimone dell’evento che per fortuna è cominciato a mezzogiorno quando c’era ancora luce. Gli ospedali sono andati avanti coi generatori, fino a quando alle 11 di sera l’energia è tornata. Ma nessuno pensava che il blackout potesse durare così a lungo, pensavano ad un blocco di pochi minuti, all’inizio sembrava quasi un giorno di festa perché c’era molta gente in strada, ma per chi lavorava è stato terribile, soprattutto per i pendolari, niente treni né metropolitane, solo i bus circolavano ma molto lentamente nel traffico impazzito. Un caos: le persone in macchina hanno dato un passaggio anche a a sconosciuti ma molti sono tornati a casa a piedi.

Per i negozi il giorno del blackout è stata una catastrofe, non si poteva cucinare, niente roba calda né fredda, molto cibo è stato buttato via dai frigoriferi.

Il suo costo è inestimabile, infatti le polizze assicurative lo stanno ancora stimando per aziende e attività commerciali, è difficile stimare il costo del lavoro perso, per non parlare delle persone che erano attaccate ad una macchina per l’ossigeno o una dialisi.
Ancora non si sa se i risarcimenti per i cittadini e le imprese ci saranno e chi li pagherà perché un blackout generale – raccontano dalla principale associazione a tutela dei consumatori – non è una casistica presente nelle clausole contrattuali, il consumatore può chiedere il 10% di rimborso sulla bolletta elettrica annuale, ma i risarcimenti arriveranno solo nel primo trimestre del 2026 e l’importo sarà ridicolo.

Ma per stabilire il risarcimento bisogna prima stabilire chi è il responsabile del blackout: nonostante siano passati molti mesi ad oggi nessuno si è assunto la responsabilità.

La responsabilità è stata data sin da subito alle rinnovabili: Presadiretta è andata nella regione della Castiglia, dove enormi zone pianeggianti sono state dedicate al fotovoltaico, in Spagna questa fonte di energia è passata da 3 GW a 42GW installati. Un salto troppo grande per la rete - si sono chiesti tutti. Il solare è la prima fonte di energia della Spagna, copre fino al 78% della domanda elettrica del paese.
Ma è stata colpa delle rinnovabili? Il problema starebbe nella bassa interconnessione della Spagna con gli altri paesi.

Per motivi geografici la Spagna è in rete solo con la Francia: poco prima del blackout la Francia per evitare danni alla propria rete ha interrotto la connessione e questo ha dato il colpo di grazia alle reti spagnole e portoghesi. Per la ministra dell’energia portoghese Maria Da Graca Carvalho questo è un problema politico ed europeo che va risolto: “secondo l’Unione la percentuale di interconnessione di ogni paese dovrebbe essere del 15%. Quella della penisola iberica è del 2%, perché la Francia è già bel collegata col resto d’Europa a cui vende energia nucleare, quindi c’è meno interesse verso Portogallo e Spagna, siamo un paese produttore di tanta energia. Ma dopo il blackout la Francia ha firmato un accordo con la banca europea degli investimenti impegnandosi ad accelerare l’interconnessione con la Spagna.”

Il gas che compriamo dalla Russia



Nonostante le sanzioni, nonostante la posizione ufficiale del governo, compriamo ancora gas dalla Russia, consapevolmente o meno. Presadiretta lo dimostrerà con le immagini raccolte da Ravenna dove, il 14 luglio scorso, la metaniera LNG Geneva ha trasferito il gas alla nave rigassificatrice di Ravenna. Le immagini – raccolte da Greenpeace -sono state girate da alcuni pescatori al largo, si vede una metaniera che trasferisce il gas alla rigassificatrice: secondo i registri portuali veniva da El Ferrol in Spagna, seguendo il suo tragitto si vede che questa nave, prima di arrivare in Italia, è andata prima verso nord e quando arriva sopra la Russia ha staccato il tracking. La metaniera potrebbe essere entrata nel porto di Murmansk nella penisola di Kola: non lo sappiamo con certezza perché la nave ha spento il segnale di localizzazione, in violazione alle regole di navigazione che la Geneva commette per oscurare la sua manovra.

Dopo tre giorni ha riacceso il segnale e, sempre nel mare di Barents, si vede che è aumentato il suo pescaggio, come se fosse andata a rifornirsi in Russia.

Tutto questo è più che un indizio sul fatto che il gas russo, almeno una volta, sia arrivato in Italia. Le navi rigassificatrici sono state comprate dall’Italia in tutta fretta proprio per renderci indipendenti dal gas russo: per quella di Ravenna sono stati spesi più di un miliardo e derogando le leggi ambientali.

Le energie rinnovabili in Italia

Dalla dipendenza al gas al futuro dell’energia: le comunità energetiche che si stanno sviluppando anche in Italia. Come a Medicina a pochi km da Bologna, la prima comunità solare nel nostro paese (oggi in totale ne esistono 40). Comunità dove la gente autoproduce l’energia con piccoli impianti fotovoltaici domestici e la condivide perché se ne fa così tanta da poter essere messa in rete, nelle colonnine per le ricariche delle auto oppure viene rivenduta alla rete nazionale.

Ai pannelli sui tetti si sono aggiunti nuovi impianti, i pannelli solari da balcone, si attaccano alla rete e non servono autorizzazioni, il pannello va solo collegato alla rete di casa e si può monitorare l’energia prodotta con una app. Questi pannelli costano 400 euro e sono di una tecnologia superiore a quella dei primi pannelli – Presadiretta ha raccolto una testimonianza di una persona di questa comunità – da 100, 120 watt sono passati ad una potenza più del doppio.

E l’impatto sull’immagine della casa, sul decoro? “Io quando vedo una pala eolica, un pannello, penso sempre che quella gente produce energia pulita e soprattutto non deve andare a chiedere gas all’arabo, al medio oriente o agli americani, la tua energia te la fai te, te la consumi te, e stai bene te. Se domani mattina succede qualcosa ad una centrale che serve tot utenze, io ho il mio impiantino, ho le mie batterie e sono autonomo.”


L’aeroporto di Fiumicino a giugno ha inaugurato un innovativo sistema di accumulo che si accompagna al grande impianto fotovoltaico (il più grande in Europa) realizzato da Enel: si chiama Pioneer, un progetto pionieristico perché riutilizza più di 700 batterie dandogli una seconda vita, il più grande impianto di accumulo in Italia di batterie second life, che potrà durare anche dieci anni con performance analoghe a quelle di un sistema con batterie nuove. Queste batterie arrivano da tre case automobilistiche diverse, Nissan, Stellantis e Mercedes.
L’impianto potrà essere utile anche per la rete perché pensato per servire l’autoconsumo dell’aeroporto – spiega Nicola Rossi responsabile innovazione Enel – però da un punto di vista delle performance può offrire servizi di flessibilità verso la rete.

Gli effetti delle microplastiche sull’infertilità

Quali effetti causano sul nostro organismo e sulla nostra salute l’assunzione delle microplastiche ? Sono microparticelle invisibili ad occhio nudo, ma sappiamo che sono presenti nel cibo che mangiamo, nell’aria, nell’acqua che beviamo e sappiamo anche che ne siamo esposto nel corso dell’intera vita, sin dall’utero materno. Grazie agli studi sulle cellule degli animali, come i pesci, sappiamo già molte cose, per esempio che le dimensioni contano: le particelle più piccole, inferiori a 10 micron quelle più insidiose perché capaci di essere assorbite dall’organismo, anziché espulse via. Presadiretta se ne era occupata in una vecchia puntata del 2023: dei pesci erano stati immersi in una vasca piena di microplastiche (polietilene blu) e i ricercatori di Catania aveva rilevato che queste erano state assorbite dai tessuti, in particolare nel capo dell’animale, lungo la spina dorsale. Una parte delle larve, esposte alle microplastiche, sono morte nel corso dell’esperimento, non si cibavano più, i pesci diventavano ciechi e non erano più capaci di orientarsi, dunque non erano in grado di nutrirsi. La cecità – raccontava la dottoressa Gea Conti – era dovuta al fatto che le particelle si disponevano nella cornea e questo ha dimostrato che quando assorbiamo microplastiche con l’alimento una parte viene eliminata con le feci, un’altra parte, la frazione più sottile, viene assorbita dai tessuto.

Presadiretta è tornata nei laboratori dell’università di Catania: i pesciolini non ci sono più, ma le ricerche sulle microplastiche sono andate avanti sulle persone in carne e ossa.

Qui hanno trovato particelle estratte dal liquido follicolare di donne infertili, sono frammenti, questi frammenti non hanno una precisa definizione: hanno scoperto che all’aumentare della concentrazione c’è una interferenza endocrina, ovvero col sistema ormonale.

La dottoressa Gea Oliveri Conti spiega che il loro studio è stato pubblicato perché questi risultati li hanno lasciato esterrefatti: il titolo dello studio era significativo “prime prove di un fattore di rischio emergente per la fertilità femminile.”

Margherita Ferrante è la direttrice del laboratorio di igiene ambientale a Catania: a Presadiretta spiega come questo dubbio dimostri che c’è una correlazione tra la presenza di microplastiche e la diminuzione della fertilità nella donna. La fertilità ne risente perché la maturazione follicolare ne risente significativamente.

Anche negli uomini sembra esserci un legame tra problemi di infertilità e l’abbondanza di microplastiche nel liquido spermatico : nuove ricerche suggeriscono un impatto significativo tra questi inquinanti a carico di numerose altre patologie.

Lo studio, prosegue la dottoressa Ferrante, è stato fatto su soggetti dializzati, su soggetti con depressione maggiore (per capire se ci fosse un effetto sulla malattie neurologiche), su soggetti con infiammazioni intestinali croniche e sul cancro del colon retto, per avere un parametro anche di una malattia cancerosa.

Sono veramente dannose le microplastiche? “Si sono dannose [le microplastiche] hanno un effetto infiammatorio correlato coi tumori, se pensiamo all’obesità, alle malattie cardiovascolari, ma anche molte malattie neurologiche, queste malattie hanno come punto di partenza proprio l’infiammazione..”
C’è una correlazione anche con le malattie neuro-degerative: questa epidemia delle malattie neurologiche, neuro-degenerative ha un collegamento con le microplastiche.

Neanche il nostro cervello è immune dall’invasione della plastica, ne conterrebbe un quantitativo incredibile pari circa a 7 grammi, l’equivalente di un cucchiaio.
Lo rivelano campioni sui tessuti celebrali prelevati dalle autopsie su persone decedute: lo racconto una studio dell’Università del New Mexico pubblicato sulla rivista Nature Medicine. In attesa di maggiori certezze possiamo adottare delle precauzioni: limitando l’uso della plastica nella vita quotidiana, scegliendo di bere laddove possibile acqua di rubinetto.

Perché dal rubinetto esce acqua senza particelle, l’acqua potabile è dunque più sicura.

La scheda del servizio (via Ecquologia):

Domenica 28 settembre (20.30 Rai 3) PresaDiretta presenta BLACKOUT, una puntata dedicata alle potenzialità dell’energia rinnovabile e alla sicurezza delle reti energetiche. Mentre Aspettando PresaDiretta si occuperà di plastica.

Un viaggio di PresaDiretta tra centri di telecontrollo, impianti di produzione, reti intelligenti, sistemi di accumulo. Per scoprire le vere ragioni del grande blackout in Spagna e per capire quanto sono sicure le reti italiane. Un’inchiesta sulla nostra dipendenza dal gas: da quello russo, che non abbiamo abbandonato nonostante le sanzioni, alla nuova guerra commerciale di Donald Trump sul gas. E poi il potenziale, per ora poco sfruttato, della geotermia.

Aspettando PresaDiretta, analizza la relazione tra microplastiche e salute, dall’infertilità alle malattie cardiovascolari. Un focus sulle difficoltà per la filiera del riciclo di lavorare i nuovi imballaggi introdotti sul mercato.

In Aspettando PresaDiretta, nella prima parte della serata, il racconto delle recenti ricerche del Policlinico di Napoli e dell’Università Vanvitelli della Campania che mostrano la presenza sempre più invasiva di microplastiche negli organi e nei tessuti dell’uomo e il ruolo che possono avere su varie patologie, comprese le malattie cardiovascolari. Un reportage poi, in un’azienda toscana per toccare con mano l’impossibilità di riciclare alcuni nuovi tipi di imballaggio – che adesso vanno di moda – e a Viareggio per raccontare la mancata applicazione della legge SalvaMare che lascia da soli i pescatori a gestire i rifiuti di plastica intrappolati nelle loro reti.

In studio ospite di Riccardo Iacona: Giuseppe Ungherese esperto di ambiente e sostenibilità.

La puntata BLACKOUT. 28 aprile 2025: in Spagna, per 10 ore, si ferma tutto. Treni, ascensori, bancomat, pompe di benzina, e così pure in Portogallo e in alcune zone della Francia.

E’ il grande blackout. Sotto accusa, da subito, le energie rinnovabili. Un’inchiesta di PresaDiretta tra operatori, compagnie elettriche, gestori di rete e scienziati, analizzando i report ufficiali che individuano la causa nel non corretto controllo della tensione di rete e nella bassa interconnessione con i Paesi confinanti. E l’Italia? Un viaggio di PresaDiretta tra l’Emilia-Romagna, la Campania, la Liguria, la Puglia e le Marche, dentro porti, aeroporti, centrali idroelettriche, aziende di punta nell’innovazione,’ per capire a cosa servono e come funzionano le reti smart, i sistemi intelligenti e per conoscere tutte le novità sull’accumulo dell’energia.

L’inchiesta sul gas parte dalla nuova nave rigassificatrice al largo di Ravenna, grazie alla quale l’Italia si è liberata dalla dipendenza dal gas russo. Ma è proprio così? In esclusiva, Presa Diretta ha seguito le tracce del combustibile russo che – nonostante le sanzioni internazionali – tutta l’Europa acquista ancora in grande quantità. Per finire con i nuovi accordi Europa-Stati Uniti che ci costringeranno a comprare 750 miliardi di combustibile da Trump. E dove finirà la nostra indipendenza energetica?

Le telecamere di PresaDiretta arrivano infine in Toscana nella Valle del Diavolo, la culla della geotermia, dove si concentra il 10% della produzione mondiale. Eppure, nonostante la legge del 2010 per promuovere nuove centrali, da 11 anni in Italia non ne è stata costruita o autorizzata neanche una.

BLACKOUT è un racconto di Riccardo Iacona e Maria Cristina de Ritis con Daniela Cipolloni, Marco Della Monica, Marianna De Marzi, Irene Fornari, Alessandro Macina, Teresa Paoli, Andrea Vignali, Emilia Zazza, Fabrizio Lazzaretti, Paolo Martino.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

11 maggio 2025

Anteprima inchieste di Report – le pressioni sovraniste sulla chiesa, lo sparo di capodanno

Giovedì dalla Cappella Sistina si è alazata la fumata bianca: il nuovo papa è americano, come Bergoglio, ha gestito la diocesi di Chicago, è stato missionario nel Perù e poi dal 2023 è stato chiamato a Roma.

Il primo servizio della stagione di Report sarà dedicato proprio al Vaticano e a quello che si sta muovendo dentro la Chiesa.

Poi a seguire un servizio sullo sparo di Capodanno di due anni fa, quando un agente della scorta del sottosegretario Delmastro fu ferito da un colpo di pistola, su come riconvertire le miniere del Sulcis e sulle compagnie marittime di traspor: to.

I collegamenti con le isole minori

Molte volte tu arrivi qua, fai una corsa e non trovi l’aliscafo non trovi il traghetto, magari arrivi sul porto e trovi la saracinesca della biglietteria chiusa, quindi non puoi nemmeno chiedere il motivo, ‘ma non c’era un aliscafo alle sette?’ A chi lo chiedi? A nessuno Abbassano la saracinesca, chiudono e via. Il problema è tuo.. ” - il giornalista Gianni Vuoso su sfoga così davanti alle telecamere di Report, perché per spostarsi sulle isole “minori” deve avere a che fare coi capricci delle compagnie di trasporto per muoversi da e verso l’isola di Capri.

Anche il comitato utenti del servizio di trasporto pubblico per l’isola di Capri ha certificato che le compagnie viaggiano molto meno nel periodo invernale: nel mese di novembre 2023 sono state soppresse 264 corse, mentre in cinque mesi di rilevamenti le corse cancellate sono state oltre 800.

Corse soppresse, nessuna spiegazione da parte delle compagnie e dei loro addetti, questa è la situazione di chi deve muoversi verso coi traghetti e gli aliscafi: racconta uno di questi viaggiatori che Alilauro quando c’è l’allerta meteo della protezione civile cancella le corse anche se il mare è calmo.

Eppure è un mercato redditizio quello verso le maggiori isole del Golfo: padrone indiscusso è Gianluigi Aponte proprietario di MSC che oltre a Caremar possiede Snav e NLG e spartisce le tratte con poche altri armatori.

Il loro obiettivo è governare una filiera – spiega a Report Pietro Spirito presidente dell’autorità di sistema del Tirreno tra il 2016 e il 2021 – “io ho avuto personalmente molto da dire con questi signori sul tema della stazione marittima di Berello, quando sono arrivaot mi hanno detto c’è un grande progetto di privatizzazione, i 4 dell’apocalisse diciamo, i quattro armatori, Lauro, D’Abbundo, Aponte, al che io ho detto, vediamolo .. era un foglietto di carta. Io ho detto, così questa cosa qua non si fa, perché per me la stazioni marittima la costruisce lo stato e lo stato la affida in concessione”.

Ora chi la gestisce in concessione? Un solo soggetto che è il solito consorzio, sempre i soliti quattro.

LAB REPORT: FIGLI DI UN’ISOLA MINORE

Di Roberto Persia

Collaborazione Stefano Lamorgese

Nonostante la Costituzione garantisca la continuità territoriale, per gli abitanti delle isole minori spostarsi resta difficile, soprattutto d’inverno. I collegamenti saltano, i fondi pubblici non bastano, e la precarietà è la norma. La privatizzazione delle compagnie non ha introdotto concorrenza: bandi e convenzioni assicurano sussidi a operatori senza rivali, che continuano a usare navi obsolete. In assenza di alternative, gli armatori non rischiano, non innovano — e vincono sempre.

Lo sparo di Capodanno

Report ha intervistato l’onorevole di FDI Emanuele Pozzolo che è stato a lungo indicato come colui che ha sparato all’agente della scorta del sottosegretario Delmastro: “lei si ricorda che eravate tutti dentro?” chiede la giornalista a Pozzolo, che risponde “ho parlato con Andrea appena dopo lo scoppio, poi ho appreso di altre dichiarazioni che sono state rilasciate anche dagli altri” - tutte persone legate a Delmastro fa notare la giornalista, che hanno rilasciato dichiarazioni per cui Delmastro era fuori dalla stanza dello sparo.”
Pozzolo spiega: “l’operazione comunicativa è stata molto semplice, che il fango di tutto quello che è successo, di quell’incidente, doveva cadere politicamente su di me, punto. E tutti gli altri dovevano essere assolutamente tenuti fuori.”

Ma l’operazione politica è riuscita anche perché Pozzolo nei giorni successivi non ha parlato, non ha spiegato: “io non ho parlato perché mi è stato detto chiaramente di non parlare, dal partito.”
Nel colloquio con Giulia Presutti Pozzolo parla anche di un incontro col sottosegretario in cui ci fu l’invito a ritirare la querela, la direzione era quella “torniamo amici” spiega Pozzolo “per arrivare ad una diminuzione dell’attenzione mediatica ..”
Così il deputato di FDI accetta l’indicazione del partito contravvenendo anche al consiglio del suo legale che “suggeriva una valutazione più ponderata”, ovvero di andare a processo a farsi assolvere.
Alla fine Pozzolo e Delmastro sono tornati amici? Pozzolo viene nominato in commissione Difesa a novembre, oltre al posto in commissione che già aveva (affari esteri) e dopo due giorni escono sui giornali dichiarazioni rigorosamente anonime in cui si dice “ah no, Pozzolo in commissione Difesa c’è finito per errore .. ci starà due o tre giorni .. direi che ad ora non siamo tornati amici politicamente ”

Pozzolo in questo momento è sospeso dal gruppo parlamentare ma tecnicamente ne è ancora appartenente, “sarà il gruppo a sospenderlo coi tempi che vuole” spiega a Report il deputato Donzelli (responsabile organizzativo di FDI).

Siamo maliziosi a pensare che siccome il gruppo prende i rimborsi in base al numero dei parlamentari, allora si è scelto di non toglierlo? “Non mi occupo dei rimborsi di Pozzolo” ha risposto Donzelli.

La scheda del servizio: FRANCHI TIRATORI

di Giulia Presutti

Il 31 dicembre 2023, durante i festeggiamenti per il Capodanno nella pro loco di Rosazza, in provincia di Biella, uno sparo accidentale ferisce alla gamba uno dei partecipanti. Alla festa era presente un gruppo di amici che militano nelle file di Fratelli d'Italia: fra loro c'era anche il Sottosegretario Delmastro. A sparare è la pistola dell'onorevole Emanuele Pozzolo, all'epoca uomo di Fratelli d'Italia a Vercelli e da sempre vicinissimo al Sottosegretario Delmastro. Pozzolo è a processo per porto abusivo d'armi e di munizioni da guerra ed è stato subito l'unico indagato per la vicenda, ma ha sempre detto di non aver sparato lui. Su quale sia stata la dinamica dell'incidente restano i dubbi.

Le pressioni sul conclave in Vaticano

Il servizio di Giorgio Mottola ci racconterà di un’inchiesta (o un dossier) fatta sui principali “papabili” fatta da laici, anche ex agenti dei servizi americani qualche anno fa: un’inchiesta fatta da una “organizzazione” che aveva a disposizione un budget da 1 ml di euro e che in pochi mesi ha raccolto quasi 100 collaboratori con l’obiettivo di passare al setaccio i principali prelati di tutto il mondo a caccia di scheletri nell’armadio. Un’operazione senza precedenti nel passato portata avanti da laici con metodi da intelligence tanto che vengono assoldati 15 ex agenti dell’FBI e persino alcuni ex agenti della CIA.
I giornalisti di Report hanno incontrato un ex agente FBI Philip Scala che parla di questa indagine: “nel 2018 fui contattato da una organizzazione chiamata Better Church Governance, chiesero se fossi interessato a organizzare una squadra di investigatori che andasse in giro per il mondo a condurre indagini sui cardinali elettori. Mettemmo assieme una organizzazione di 15 ex FBI di alto livello, tutti investigatori eccellenti. Non era un attacco contro il papa, né contro i cardinali. Si trattava di redigere un dossier dettagliato su ciascun cardinale da consegnare in via confidenziale alla Chiesa in modo che al momento del conclave, ciascun cardinale avrebbe ricevuto un fascicolo informativo , dato che molti cardinali al Conclave non conoscono tutti i candidati. Questo era il nostro compito.”



Massimo Faggioli, professore di teologia all’università di Philadephia è molto diretto: “c’è un tentativo di trovare qualche cosa su qualche candidato e di usarlo non tanto per eleggere questo o quel candidato ma per evitare che qualche candidato sgradito venga eletto. C’è il rischio non solo di un conclave influenzato dal report ma chhe che il risultato del conclave possa essere contestato da chi dice di avere queste informazioni, che il conclave potrebbe aver avuto, o non aver avuto..”
Un altro documento interno trapelato dal Red Hat Report, rivela
il nome di uno dei cardinali da screditare prima del conclave, si tratta del segretario di Stato Pietro Parolin, braccio destro di papa Francesco: in questo documento viene definito come “molto corrotto” tanto da volerlo rendere una disgrazia per la Chiesa agli occhi del mondo.

Report ha ricevuto la smentita dal gruppo “College of the cardinal Report” per cui non ci sarebbe nessun collegamento col “Red Hat Report”.

Cos’è questo Red Hat Report? È un documento riservato uscito nel 2018, presentato ad un evento del Catholic University di Washington, di cui Report è entrato in possesso.

Ci si chiese a quell’evento se Bergoglio sarebbe stato eletto se quel rapporto fosse stato fatto prima del conclave del 2013: in una slide era proprio scritto così, con quel rapporto Bergoglio non sarebbe diventato papa.

Jacob Imam – fondatore dell’Università St Joseph The Worker: “volevamo solo assicurarci che sapessero chi stavano votando, non avevo nessuna intenzione se non supportare il loro lavoro. Questo progetto è nato su richiesta di diversi cardinali, non rivelerò i nomi dei cardinali che lo hanno richiesto.”
Secondo Report dietro questo documento c’è il coinvolgimento diretto del cardinale Burke, nonostante quest’ultimo non fosse direttamente dentro il progetto, nel documento si comprende come Burke esortava i promotori a diffondere rapidamente il dossier, anticipando la possibilità imminente di un conclave.

Si legge nel documento che nell’ottobre 2018 Jacob Imam ha passato un mese a Roma ospitato nella residenza di Burke beneficiando di una rete di contatti per portare avanti la sua indagine.

Questo fatto è stato confermato dallo stesso Imam, Burke supportava questa iniziativa, ma non era un qualcosa di parte perché avevamo diversi sostenitori dietro.

Imam però, sempre col sorriso in faccia, ha scelto di non rispondere ad altre domande sul Red Hat Report.

Gli organizzatori della Better Church Governance sostengono che pochi giorni prima del Conclave questo rapporto tradotto in varie lingue sarebbe stato consegnato ai vari cardinali elettori e reso disponibile online sotto il nome di “College of the cardinals report”.

Sempre Jacob Imam ha voluto aggiungere : “è proprio questa settimana che precede il conclave stanno stampando il report, in inglese e italiano, io non sono coinvolto da diversi anni, ma sono felice che i cardinali abbiano ricevuto quanto richiesto”.
Dunque la ricerca fatta dall’organizzazione (con dentro agenti FBI e altro) nel 2018 è tornata in circolazione oggi col nome di College of the cardinals report”? Esatto, ha confermato Imam.


Questo report è stato usato per le elezioni che hanno poi portato alla nomina di Robert Prevost? Nicola Seneze autore del libro “Lo scisma americano” ritiene che sia stato usato: “credo che rappresenti un pericolo concreto per il prossimo conclave ..”

Ci sarebbe stata, dunque, un’azione di lobbying per forzare la mano ai cardinali e spingere verso un papa sovranista. Giorgio Mottola ha incontrato una vecchia conoscenza di Report Benjamin Harnwell presidente del Dignitatis Humanis Institute, l’istituto vicino a Steve Bannon che voleva prendersi l’abbazia di Trisulti per farne una scuola di formazione della nuova destra europea.

Lei per conto di Steve Bannon sta incontrando dei cardinali? – Gli ha chiesto Mottola: ci sarebbero una dozzina di cardinali che fanno riferimento all’area politica di Steve Bannon con cui Harnwell si sarebbe incontrato e che non si sarebbero molto dispiaciuti della morte di papa Bergoglio. Insieme a molte altre organizzazioni ultra conservatrici americane, anche questa di Harnwell avrebbe provato a condizionare dall’esterno l’esito del voto per il nuovo papa.

Steve Bannon chi vorrebbe come papa?

La nostra strategia non è tanto chi vogliamo come papa” spiega il politologo “perché tutti i nomi cari a noi non hanno grande probabilità, la nostra strategia dei conservatori è più capire chi non vorremmo, ad esempio il cardinale Zuppi, c’è anche questo americano Prevost [poi diventato papa] ..”

Immagino voi sognate un papa come Raymond Leo Burke? “Il cardinale Burke, il cardinale Sarah.. sono i nomi buoni, però a mio parere non hanno i numeri.”

Il fronte degli americani anti-bergogliani ha sede a Roma dietro l’antica basilica di Santa Balbina: varcata la soglia della basilica c’è la sede della fondazione Lepanto presieduta dal professor De Mattei esponente dell’aristocrazia romana e che Berlusconi aveva nominato vicepresidente del CNR nonostante l’opposizione del mondo accademico.

De Mattei è uno scienziato (?) su posizioni anti evoluzioniste: “assolutamente” risponde a Mottola “’evoluzionismo è un mito,è una leggenda”.

Questo professore crede veramente che tutti gli uomini discendano da Adamo ed Eva. L’impero romano? Sarebbe caduto come punizione di Dio per l’omosessualità nell’impero: “l’omosessualità è un peccato grave condannato da Dio che può determinare la fine di una civiltà.”
Dallo scorso anno la fondazione Lepanto ha iniziato ad organizzare preghiere di protesta nelle piazze contro la gestione della chiesa da parte di Bergoglio. Si definiscono un “esercito regolare”, lo scorso settembre si sono radunati in piazza Sant’Angelo. Qui erano presenti i rappresentanti delle più importanti associazioni americane e i direttori di Lifesite news, di Church militant, i siti che hanno indicato nella punizione divina inflitta al papa la causa del corona virus.

Papa Francesco sta contribuendo a determinare la confusione all’interno della chiesa ” continua De Mattei che nel passato aveva parlato di fumo di satana che avvolgeva la chiesa.

Oggi ci troviamo, per la prima volta nella storia, in una situazione dove il papa anziché essere la soluzione del problema è la causa del problema, perché è egli stesso, papa Francesco, purtroppo un fattore di autodemolizione della chiesa e quindi di diffusione del fumo di satana all’interno della chiesa.”
In un tempo di grande confusioneafferma il cardinale Burke, patrono dell’ordine di Malta “come errori nella cultura e perfino nella chiesa, siamo veramente chiamati a difendere e combattere le verità della fede”: quanta distanza dalle parole di Bergoglio o al primo discorso del nuovo papa Prevost con la sua pace disarmante.
Il cardinale Burke ha stretti rapporti con esponenti dell’amministrazione Trump sebbene con Steve Bannon la relazione si sia molto raffreddata. In Italia invece Burke non ha mai nascosto le sue simpatie per Matteo Salvini: quando era ministro dell’interno e il papa lo criticava per i blocchi in mare delle ONG, il cardinale lo ha più voolte difeso in pubblico.

Io penso che sia comprensibile” commentava di fronte ai giornalisti sulla questione dei blocchi “la nazione deve prendersi cura per prima dei propri cittadini e poi esaminare attentamente chi sono questi immigrati, se sono davvero rifugiati politici o se sono persone che emigrano per migliorare le loro condizioni..”
Forse ad avere confusione non era papa Francesco, ma questo cardinale che forse dimentica le parole del Vangelo,
"Amerai il prossimo tuo come te stesso" (MC 12, 29-31)

La scheda del servizio: MAKE VATICANO GREAT AGAIN

di Giorgio Mottola – Sacha Biazzo

Collaborazione Greta Orsi, Alessia Pelagaggi

Report ricostruirà le sfide che Papa Leone XIV dovrà affrontare, tra l'importante eredità di Francesco, che il neoeletto pontefice ha raccolto sin dal primo discorso, e le resistenze che nei dodici anni del pontificato di Bergoglio hanno remato contro il messaggio di apertura al mondo e le riforme interne al Vaticano per la trasparenza e contro sprechi e corruzione.

La rinascita delle miniere del Sulcis

Era nato da un servizio di Michele Buono dove si immaginava un nuovo futuro per le miniere del Sulcis oggi abbandonate: perché non usarle come base per costruire nuovi impianti di accumulo per l’energia pulita?

Energy Vault si era interessata alla proposta di Report e così Michele Buono aveva raccontato a loro della sua visita in Sardegna. I tecnici svizzeri a sua volta si sono messi in contatto coi tecnici della Miniere CarboSulcis SPA che si sono resi disponibili a concedere dei pozzi per questo progetto rigenerativo. Servono infatti dei dislivelli per creare gli effetti gravitazionali necessari all’impianto: il pozzo 2 della miniera scelta ha una profondità di 500 metri, dal fondo saliranno le masse spinte dall’energia in arrivo dagli impianti. Masse che poi, quando la rete chiederà energia, caleranno fornendo loro energia alla rete.

Si può usare la terra ma anche i materiali di scarto della ex miniera, o scarti delle demolizioni, la materia prima non manca nel sito minerario, si può riciclare tutto, acqua compresa, quella della stessa miniera che viene presa per evitare che le cavità si inondino.

I dati raccolti dalla miniera sono stati raccolti a Lugano e così il progetto inizia a prendere la forma: si useranno serbatoi di acqua per conservare le masse, serbatoi la cui forma assomiglia ad una goccia d’acqua, “vogliamo ricopiare le forme della natura” spiegano gli ingegneri della Energy Vault “nella goccia abbiamo ovunque la medesima tensione, la goccia sfrutta in modo ottimale la superficie.”

Così una goccia gigante chiude il cerchio di una economia in cui si riutilizza l’acqua a ciclo chiuso e per produrre energia rinnovabile non c’è spreco di materiale.


Ma per chiudere il cerchio con le carte serve l’ok della regione, la CarboSulcis è una società regionale: la regione dovrà deliberare e finanziare il progetto entro il 2026, se non si fa in tempo si chiude tutto. Per accelerare i tempi l’azienda svizzera ha deciso di investire direttamente nel progetto: Luca Manzella, vicepresidente europeo, spiega a Report che prevedono un investimento da 70 ml di euro, “alla regione Sardegna vogliamo dimostrare che la tecnologia più innovativa funzioni e anche dei ritorni potenziali economici.” aggiungendo anche che la realizzazione del progetto sarà affidata ad imprese italiane. La macchina si mette in moto e comincia fin da subito a produrre valore, a Gela si iniziano a preparare i tubi di acciaio per agganciare i serbatoi, a Castelnuovo Scrivia in Piemonte realizzeranno i serbatoi in tessuto flessibile.
Tutto questo cosa significa per le miniere? Avere energia a km zero, alle spalle dei serbatoi c’è la centrale dell’Enel – spiega l’amministratore di CarboSulcis Francesco Lippi – si potrebbe pensare che un domani gli accumuli di energia possano servire per andare oltre a quello che sarà presente nel complesso industriale nostro.

Infatti, dismessa l’attività mineraria, si libererebbero degi spazi nei capannoni e rustici in un’area di oltre 200 ettari: “abbiamo un patrimonio immobiliare di 60mila metri cubi a disposizione” continua l’amministratore Lippi.

Capannoni che potrebbero essere destinati ad altre aziende a bordo delle attività industriali, a centri di ricerca e ad incubatori di imprese.

Ad esempio i vecchi locali degli spogliatoi di Serucci, una struttura architettonicamente straordinaria, potrebbe ospitare un centro di prototipazione industriale proprio per le imprese che verranno ad investire qua.

Altri punti da unire sono nel territorio – continua il racconto di Michele Buono – nasce una nuova economia e e arriverà altra popolazione per lavorare, divertirsi, abitare. I paesi svuotati dalla crisi del Sulcis dovranno prepararsi ad una rigenerazione urbana per accogliere nuovi abitanti e nuove attività.

La scheda del servizio: MINIERE DI ENERGIA

di Michele Buono

Le miniere di carbone del Sulcis iglesiente in Sardegna sono in dismissione, la Carbosulcis ha tempo fino al 2026 per pensare ad altre attività ma che non devono avere a che fare con il carbone, sennò si chiude e tutti a casa. In questa storia Report è protagonista. Ci viene un’idea.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

23 marzo 2025

Anteprima Presadiretta – rinnovabili, indietro tutta!

Mentre la Cina, che rimane uno dei paesi che più inquinano al mondo, sta spingendo su eolico, solare e sulla mobilità elettrica per una vera transizione energetica, la nuova Europa sta passando dal green deal al war deal.

Si fa campagna elettorale contro le rinnovabili, si predispongono piani per un ritorno al nucleare (pagato coi contributi pubblici) e nell’America di Trump aumenteranno le estrazioni di petrolio (drill, baby drill!). Una conversione ad u delle politiche energetiche poco lungimirante e non sostenibile per il nostro pianeta.

Nell’anteprima della puntata, Aspettando Presadiretta, si parlerà del disordine mondiale sul “cambiamento radicale” nelle relazioni nel mondo intero da quando Trump è diventato presidente degli Stati Uniti, prendendo sin da subito tante decisioni.
Cosa comporteranno per l’Europa le sanzioni, un reportage sui tagli ad Usaid, l’agenzia internazionale statunitense che aiutava il mondo intero, si parlerà delle mire di Trump in Groenlandia e poi si racconterà di cosa significa veramente lo slogan “drill, baby drill” ovvero l’aumento delle perforazioni di gas e petrolio.


Metteremo dazi e tasse ai paesi stranieri per arricchire i nostri cittadini – ha detto il neo presidente Trump nel discorso di insediamento il 20 gennaio scorso: è il suo guanto si sfida lanciato al commercio mondiale per una battaglia senza confini a colpi di dazi. Una battaglia che prima o poi colpirà le famiglie americane – ha risposto subito l’ex presidente Trudeau, mentre la Cina ha risposto con suoi dazi al 15% sui prodotti americani.

L’Unione europea è stata creata per fottere gli stati uniti” questo ha avuto il coraggio di dire Trump: dazi da una parte e dazi in risposta dall’altra, anche dai paesi europei, divisi tra di loro.
Sono bastati pochi mesi di questa amministrazione per sconvolgere le relazioni commerciali tra i paesi per come eravamo abituati a conoscerle.

Dazi annunciati poi sospesi, a che gioco sta giocando Trump?
È una strategia voluta per creare un terreno di trattativa in cui gli Stati Uniti partono in posizione avvantaggiata, di forza, quasi da bulli – risponde Sissi Bellomo giornalista de Il sole 24 ore.
Una uscita da bullo anche quella contro la Groenlandia: vi porteremo a livelli di ricchezza come non ne avete mai avuti prima, a patto che scegliate liberamente di diventare uno degli stati americani.
Ma noi non siamo una merce, siamo un popolo, una democrazia – risponde Naaja Nathanielsen ex ministra dell’economia della Groenlandia, “abbiamo il nostro parlamento, il nostro sistema giudiziario e ci aspettiamo che i nostri alleati lo rispettino. Quello che non vogliamo è essere annessi, comprati o scambiati.”
Nathanielsen ha avuto la delega anche alle industrie minerarie il vero tesoro dell’isola: se gli Stati Uniti vogliono più concessioni minerarie: “La Groenlandia è già aperta agli investimenti americani eppure ad oggi solo una licenza mineraria è in mano ad una compagnia statunitense, contro le 23 canadesi e 23 britanniche. Trump vuole qualcosa che è già disponibile, basta investire.”
In realtà Trump vuole dividere l’Europa – continua l’ex ministro degli esteri Likketoft “basta vedere come Musk stia sostenendo partiti antieruopei in Gran Bretagna e in Germania. Trump ha iniziato con la Groenlandia, col canale di Panama, col Messico, col Canada, cercando di portarli sotto il suo controllo, vujole portare il mondo sotto la dottrina Monroe, il mondo diviso in sfere di influenza tra le grandi potenze. Questo ci porta davanti ad un’altra domanda: significa che Trump riconoscerà a Putin il diritto di prendersi l’Ucraina? La vera prova sarà l’Ucraina. Gli stati uniti cercheranno di influenza il referendum in Groenlandia, come le interferenze dei russi in Moldavia e negli stati vicini.”

Rinnovabili indietro tutta
Su Raiplay potete trovare una anteprima del servizio sulla rivoluzione verde in Cina: qui le infrastrutture sia per i mezzi pubblici, per i taxi che per le auto private, sono di fabbricazione cinese, sopra le pensiline per le ricariche delle auto elettriche sono presenti pannelli solari, collegati a grandi batterie di accumulo per avere energia pulita per le ricariche.

Qui un kw/ora di ricarica costa 20 centesimi, come prezzo orario più alto perché da mezzanotte fino alle otto del mattino si paga la metà, dieci centesimi di euro, sei volte di meno di quanto costa da noi in Italia. È anche questo uno dei motivi per cui in Cina i consumatori hanno scelto e premiato le auto elettriche: a Shenzhen più del 50% delle auto private in circolazione è elettrico, tutte auto con le targhe verdi, per la gioia delle case automobilistiche cinesi.
Queste aziende infatti hanno visto crescere la vendita delle auto elettriche, sia full che hybrid, al punto che oggi il 45% delle auto in circolazione sono elettriche. Nella zona del porto commerciale di Shenzhen c’è il quartier generale di un colosso della produzione di auto elettriche, BYD, un marchio conosciuto in tutto il mondo: questa azienda ha cominciato nella progettazione e produzione di batterie dove è diventata leader, poi dal 2004 attorno alle batterie ci ha costruito le macchine. In venti anni il gruppo è passato da 20 a 900 mila dipendenti con trenta stabilimenti e filiali in tutto il mondo. Oggi Byd produce veicoli commerciali, autobus, macchine da lavoro, treni e decine di modelli di auto, di ogni dimensione e per tutti i portafogli, dalle utilitarie alle auto sportive.

Il 2024 è stato un anno record per il gruppo, Byd ha venduto 4,3 ml di veicoli con un incremento delle vendite del +41,26%, numeri incredibili rispetto al basso mercato europeo e italiano. Come hanno fatto?
Iacona ha incontrato Stella Li, vicepresidente esecutivo del gruppo, secondo Forbes una delle donne più importanti del settore, tanto da essere stata nominata nel 2025 World car person, persona dell’anno nel settore automotive, un prestigioso riconoscimento internazionale per la prima volta dato ad una donna.
Come hanno fatto dunque? “La tecnologia è la risposta” spiega Stella Li, “ecco perché stiamo andando così bene, il 10% dei nostri dipendenti sono ingegneri, sono 110 mila e lavorano in 11 diversi istituti di ricerca e sviluppo. Produciamo circa 32 brevetti al giorno e portiamo continue innovazioni tecnologiche sulle macchine.”
Quanti investono in ricerca e sviluppo?
“L’anno scorso più di 5 miliardi di dollari in un solo anno, attualmente la spesa in ricerca e sviluppo rappresenta il 7% del fatturato totale. È una cifra enorme e crediamo che il futuro della mobilità sia ancora elettrico.”
Quanto è stata importante la scelta del governo cinese di spingere verso la transizione energetica?

Si, è stato importante, ogni nazione dovrebbe fissare obiettivi sostenibili, se guardi alla Cina, venti anni fa hanno detto nel futuro incoraggeremo tutta l’industria a spingere verso veicoli a nuova energia. Questa politica non è mai cambiata in venti anni, non hanno mai cambiato direzione, hanno fissato un obiettivo e l’hanno mantenuto. Come azienda privata abbiamo bisogno di certezze per il futuro. Questa incertezza è un problema per l’Europa ma anche per altri paesi: le aziende automobilistiche in Europa sono spaventate perché non sanno se esiste una direzione chiara o no, in Cina invece il governo ha investito molto nell’infrastruttura, nella ricarica e nelle energie rinnovabili per portare elettricità a costi bassi nelle città. E’ questo cambiamento che abbiamo visto in Cina che ha reso il nostro paese un leader globale nelle auto elettriche. ”

Stellantis investe in ricerca e sviluppo una quota molto inferiore rispetto al fatturato (2,9% una delle quote più basse del settor) e anche questo marca le differenze.

Eppure l’Italia avrebbe enormi potenzialità nel settore delle energie pulite: nel servizio di parlerà del parco eolico di San Severo in Puglia, 12 generatori ognuno dei quali ha una potenza di 4,5 MegaWatt. “Con il parco eolico in funzione siamo in grado di fornire energia a 55 mila famiglie ogni anno” racconta ai giornalisti Fabrizio Pucacco project manager di RWE. Questa infrastruttura è stata costruita su terreni privati col loro supporto, su terreni dove si continua a fare agricoltura (smentendo una fake news per cui la transizione energetica ruba spazio all’agricoltura), “le rinnovabili possono coesistere in un ambiente dove l’agricoltura è un fattore fondamentale”.
I cittadini hanno potuto partecipare a questo progetto con 200mila euro con un investimento libero di minimo di 250 euro fino ad un massimo di 5000 euro. Per tutti loro c’è un rendimento garantito dell’ 8% l’anno, che diventa del 9% se sei locale.
“Rendere i benefici economici di questi impianti più democratici è stato sicuramente uno degli elementi che mi ha spinto ad investire” racconta a Presadiretta uno di questi investitori: “è un orgoglio, sento l’appartenenza al progetto, alla tecnologia”.
Cosa ne pensano queste persone che, alla transizione ecologica, hanno creduto tanto da metterci dei loro soldi, dell’ostilità che c’è verso queste tecnologie?

Io credo che sia ingeneroso è probabile che ci siano dei casi isolati di speculazione ma nel complesso le evidenze scientifiche dicono che è una tecnologia pulita e necessaria in questo momento..”
Ci sono luoghi dove una pala è certamente impattante, ma ci sono anche zone come San Severo dove non è certamente una pala eolica quella che impatta sul paesaggio tanto da scegliere una fonte fossile – è l’opinione di un altro di questi cittadini investitori.

Ma il clima politico attorno alla transizione energetica è cambiato anche a seguito dell’elezione di Trump: nonostante gli stati petroliferi come la California e il Texas siano ai primi posti al mondo per nuove installazioni di rinnovabili e accumuli, negli Stati Uniti oggi la retromarcia è totale, al grido di “drill, baby, drill”: sempre più perforazioni con evidenti mire alla Groenlandia e al Golfo del Messico. Ritorna la retorica trumpiana del green deal come enorme bufala.

In Europa l’attacco frontale alle rinnovabili arriva dalle destre: nella sua campagna elettorale AFD ha attaccato la legge che destina il 2% della superficie della Germania alle energie rinnovabili, accusata di voler distruggere le foreste.

Grazie alle battaglie contro le politiche verdi, oltre ai temi tradizionali come migranti e sicurezza, l’estrema destra ha raccolto consensi fino ad arrivare il secondo partito in Germania e il primo in stati federali come la Turingia.

Penso che le politiche verdi ci stiano rovinando, i verdi sono il partito dei divieti, sono una setta ideologica” dicono i dirigenti del partito: queste posizioni hanno però spinto i grandi partiti come la CDU a tornare sulle proprie posizioni. La CDU è il partito di Angela Merkel che aveva chiuso le centrali nucleari in favore delle rinnovabili: oggi il nuovo leader Merz dice che non si sarebbero mai dovute chiudere le centrali, “è stata una follia, sta danneggiando la nostra industria.. ”
Le stesse parole della leader di AFD che nella campagna elettorale spiega chiaro che metterà fine alla transizione energetica per uscire dalle politiche climatiche europee, “quando saremo al potere abbatteremo tutte le pale eoliche, mai più questi mulini a vento..”

La scheda del servizio:

Le nuove politiche di Trump e la transizione energetica saranno al centro della puntata dal titolo “Rinnovabili indietro tutta” del programma “PresaDiretta” in onda domenica 23 marzo alle 20.30 su Rai 3. Nell’anteprima “Aspettando PresaDiretta” ci sarà un approfondimento sull’economia mondiale di fronte alle decisioni di Donald Trump: l’analisi con economisti ed esperti , delle misure che, secondo le stime, potrebbero avere per l’Europa un impatto tra i 40 e i 50 miliardi di euro, per riflettere sulle conseguenze per l’Europa e per l’Italia. Nel reportage dalla Danimarca, l'analisi delle mire di Trump sulla Groenlandia. E un’inchiesta sul taglio dei fondi per USAID l’agenzia federale che da decenni fornisce aiuti umanitari e assistenza per lo sviluppo in decine di paesi in tutto il mondo, con quali conseguenze?
A seguire, nella puntata di “PresaDiretta”, un reportage esclusivo di Riccardo Iacona in Cina, la nazione che spende di più per la transizione energetica, ben 1.600 miliardi di dollari solo negli ultimi due anni, con l’obiettivo emissioni zero entro il 2060.  Da Shenzhen che a sud-est fronteggia Hong Kong fino all’altopiano desertico di Yinchuan nella regione autonoma di Ningxia, passando per la città di mare Shanwei e poi Dunhuang, sulla via della Seta. Un viaggio per conoscere da vicino “i nuovi tre”: fotovoltaico, eolico e mobilità elettrica. Dai taxi agli autobus, dalle metropolitane al parco auto privato, tutto rigorosamente a emissioni zero. “PresaDiretta” è riuscita a entrare nel quartier generale di uno dei colossi della produzione di auto elettriche, nella più grande base portuale per l’energia eolica offshore di tutta la Cina e nel parco di 12 mila eliostati, specchi che seguono il percorso del sole.
Si parlerà anche dell’Italia con un reportage in Sardegna, in rivolta contro le rinnovabili. Comitati di protesta, raccolte di firme, sabotaggi e fake news per fermare i progetti eolici e solari. Ultima tappa, la Puglia. Dal nuovo parco eolico di San Severo finanziato anche dai cittadini alla grande fabbrica di una multinazionale danese che a Taranto produce pale rotanti vendute in tutto il mondo, ma in Italia sempre meno. In studio con Riccardo Iacona: il professor Nicola Armaroli del CNR, esperto di energia rinnovabile per fare chiarezza sulla transizione energetica tra luoghi comuni e fake news.
“Rinnovabili indietro tutta” è un racconto di Riccardo Iacona e Maria Cristina De Ritis con Marianna De Marzi, Irene Fornari, Lorenzo Grighi, Alessandro Macina, Elena Marzano, Paola Vecchia, Emilia Zazza, Fabrizio Lazzaretti, Paolo Martino, Massimiliano Torchia.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

25 aprile 2023

Report – la rete energetica europea (e il processo contro la mafia a Venezia)

In Veneto la mafia c’è e si è infiltrata nel Veneto: Report ha seguito il processo contro il clan di Eraclea, che avrebbe piegato l’amministrazione ai suoi voleri.

Dal tribunale al locale dove si è festeggiato il carnevale di Venezia: il sindaco Brugnaro ha dato in concessione la scuola della misericordia alla società di cui possiede le quote. Ma Brugnaro nel progetto Scuola Grande di Misericordia era anche in società con Pietro Tindaro Mollica, un imprenditore collegato alla mafia.
La prefettura sapeva, spiega Brugnaro: la finanza aveva seguito l’indagine, un’ex investigatrice racconta a Report dei contraccolpi subiti dai finanzieri che avevano seguito il caso.

Tutto a posto? In un paese democratico un giornalista fa delle domande e l’amministratore risponde, specie se riguarda la sua attività economica. Eppure Brugnaro ha offeso Report, “siete lo schifo dell’Italia”, le persone nell’aula assieme al sindaco hanno perfino applaudito.
Quanto è difficile fare inchieste in Italia, anche quando si parla di mafia e politica.

Una rete elettrica per l’Europa – Michele Buono

Nel mare del nord esiste un parco eolico collegato non solo alla Germania ma anche alla Danimarca e altri paesi dell’Europa del nord: se vuoi coltivare il vento qui fai un affare – racconta Michele Buono nell’anteprima del servizio – perché questo parco eolico potrebbe diventare la centrale elettrica pulita di tutta l’Europa.
Dall’oceano Atlantico alle coste dell’Irlanda, anche qui tira forte il vento: l’AD di Supernode racconta che qui hanno usato il vento per produrre parte dell’energia, ma non sempre basta, bisognerebbe portare l’energia pulita del sole e portarla qui.
Per esempio dalla Sicilia, come racconta l’amministratore di C&C Engineering: servono autostrade per portare l’energia dove serve, batterie per accumularla.

Più i paesi sono collegati, più l’energia è bene distribuita, ci sono meno rischi di rimanere al buio se ci sono problemi di luce: servirebbe un’Europa connessa, Roberta Battaglini, AD di Renewables Grid, un’Europa solidale. Un’Europa dove l’energia costerebbe la metà rispetto al prezzo medio di questo periodo.

In Europa si discute di energia pulita, ma non di farla girare: anche se producessimo più energia di quanta ne avremmo bisogno, poi cosa ce ne faremmo? L’energia non ammette ingorghi, il sistema andrebbe in tilt, sarebbe uno spreco specie dopo aver visto le speculazioni dopo la guerra.
I paesi hanno speso 700 miliardi di euro per calmierare le bollette: ma che succederebbe se i 27 paesi mettessero a fattor comune l’energia, se i pannelli in Sicilia contribuirebbero a ricaricare un’auto a Copenaghen?
Servirebbe una rete intelligente, interconnessa, che sa dove prendere l’energia dove ce n’è di più e la manda dove manca.

Basta oscillazioni dell’energia fossile, basta dipendenza da paesi extra europei: oggi abbiamo 27 reti nazionali nemmeno ben collegate, poteva andar bene nel secolo scorso.
Oggi con le rinnovabili non basta: l’energia deve essere trasportata in modo efficiente da paese a paese, come vogliono fare in Irlanda, prendere il sole dal sud e portare il vento.
Nessun paese è auto sufficiente: ogni paese gioca in casa proprio e, al limite, si va nei paesi a fare shopping di petrolio o gas, facendo salire il prezzo complessivo per tutti.

In Germania stanno costruendo un mega impianto che collega l’energia che arriva dai paesi del nord agli impianti della Germania del sud: il nord linke collega la Germania alla Norvegia, un cavo che attraversa canali, il mare del Nord fino ad arrivare alla Norvegia dove l’energia è prodotta dai bacini idrici.
Ma l’energia viaggia anche nell’altro senso, dalla Germania alla Norvegia, quando il sole e il vento abbondano in Germania.

Con questo sistema si riesce a soddisfare la domanda di 3 ml di persone: per soddisfare la richiesta di energia delle regioni del sud, si sta costruendo un nuovo canale, il sud linke, che fa dialogare sud e nord. Più interconnessioni ci sono, più impianti sono collegati sul territorio e, dunque, meno turbamenti ci sono nel sistema perché le fonti di rinnovabili sono distanti e risentono di meno delle differenze del meteo.

Alla Kraftwerke hanno collegato migliaia di impianti, eolico, biogas, incrociando la produzione degli impianti col meteo e con la domanda per capire come far girare l’energia: la chiave è aggregare tante cellule che lavorano tra di loro, non più pochi mega impianti ma tanti che parlano lo stesso linguaggio.
La Energiekoppler ha generato un unico box per far parlare questi impianti di energia rinnovabile: il box si chiama “schiame di api” e oggi è adottato dalla Leag, che sta dismettendo le vecchie centrali a carbone. Una centrale virtuale unica a Colonia collega assieme questi impianti (anche familiari), cogeneratori, batterie, assicurando agli utenti energia, in modo continuo.

Perché non si potrebbe fare anche tra paesi? Estendendo quanto fatto dalla Norvegia e dalla Germania all’Italia, la Francia, il Belgio?

Se allarghiamo il campo da gioco, si garantisce la continuità di rifornimento di energia pulita, che è uno dei problemi più grandi delle rinnovabili.

In Italia abbiamo già le tecnologie: a Siracusa abbiamo società come Baxenergy dove si monitora la produzione di energia degli impianti eolici e sarebbero pronti a gestire il flusso di elettroni verso il nord. Ma qui a Siracusa stanno lavorando a prototipi di auto che sono anche produttori di energia dalla loro carrozzeria, auto fotovoltaiche che producono energia mentre sono in circolazione.
In Sicilia ci sono campi fotovoltaici e impianti termodinamici che si combinano perfettamente per generare energia sia di giorno che di notte: già oggi l’energia in alcune zone costa zero, perché eolico e solare producono più energia di quello che serve.
Perché non portare questa energia in più dove serve?

Al Politecnico di Torino lavorano alle super reti ad alto voltaggio per portare l’energia dal nord, specie in inverno quando il vento è forte ma manca il sole. Ci sarebbe una complementarietà perfetta tra nord e sud, sole e vento.
Ma la super rete costa: ecco perché in Irlanda stanno lavorando a dei cavi senza rame, meno costosi, che contengono superconduttori che sappiano portare dieci volte la potenza di oggi, usando materiale ceramico.
Questi studi li sta facendo un italiano a Dublino: il cavo in ceramica funziona – spiega Emanuele Frullon – sono gli oleodotti del futuro.

Ma tutta la rete deve essere intelligente: al momento la più grande rete intelligente è quella in Puglia, di proprietà della Enel, della e-distribuzione.

Nella super rete di Enel viaggia sua l’informazione, della domanda e dell’offerta, sia l’energia: l’energia rinnovabile deve sempre circolare, non devono esserci sprechi.
Gridspertice è una società partecipata da Enel: qui controllano la rete, la distribuzione, i consumi, in remoto.

Se si arrivasse a questo sistema potremmo arrivare al 75% di rinnovabili: energia più stabile, con meno costi, con minori impatti sull’ambiente.

Si parla di 1200 miliardi di investimento: ma la riduzione dei costi di approvvigionamento (stimato in 400 miliardi) ci dice che ritorneremo dall’investimento in 4 anni – raccontano dal Politecnico di Milano.
Meno dipendenze dagli sceicchi, dall’Algeria, dall’Egitto, dal gas liquido americano (e dal gas Russo).
Si deve mettere tutto assieme: la rete intelligente in Puglia, il sistema virtuoso del campus visto in Sicilia, con il fotovoltaico che lavora in simbiosi col termodinamico giorno e notte.

Si potrebbero usare le miniere come sistema di accumulo: in Svizzera l’energia in eccesso viene usata per sollevare pesi, quando serve i pesi scendono e creano energia, con lo scendere dei pesi. Si tratta di un impianto di accumulo semplice, con un sistema di masse mobili dentro cui si usano anche materiali di rifiuti, un sistema di stoccaggio di energia gravitazionale.
E se usassimo le miniere per mandare in profondità i pesi? Potremmo farlo in Sardegna nelle vecchie miniere di carbone: i pesi che scendono per creare energia andrebbero sempre più in basso, qualcosa di più efficiente.
Report ha presentato questo progetto alla Carbosulcis SPA: sarebbero pronti per iniziare a costruire questi impianti di stoccaggio gravitazionale, collegati agli impianti eolici o fotovoltaici, anche subito.

L’energia in eccesso arriverebbe dalla Sardegna al continente passando per i cavi che Terna sta costruendo oggi.

Se in Sardegna si usano le vecchie miniere, in Germania stanno pensando di riconvertire le ex aree militari per costruire impianti eolici.

Anche a Frosinone si pensa di usare l’ex aeroporto militare per costruire un parco fotovoltaico: non si deve sacrificare del terreno verde, sarebbe tutto perfetto ma manca un decreto dal ministero della Difesa che deve decidere dove trasferire il 72 esimo stormo.

Ferrovie dello Stato ha individuato le aree da valorizzare per questi impianti: si tratta della rete elettrica che segue la rete ferroviaria, verrebbe usata per raccogliere l’energia rinnovabile che si produce attorno alla ferrovie, non solo dagli impianti di proprietà di FS. Si creerebbe una comunità energetica dove trasportare GW di energia per tutta la nazione senza creare nuove infrastrutture elettriche.
Potremmo scambiare l’energia anche fuori dal paese, se tutti i paesi europei seguissero questa strada.

Serve la volontà politica di rifondare l’Europa: come successo quando abbiamo creato lo scambio libero di carbone, oggi dobbiamo scambiare le energie rinnovabili. L’energia pulita come collante di una nuova Europa – questa la visione di un ricercatore dell'istituto per gli studi e la sicurezza internazionale SWP a Berlino (italiano anche lui).

Ma il nostro paese quale partita sta giocando? La transizione l’abbiamo messa nelle mani dei lobbisti del gas e del petrolio, nonostante abbiamo tutte le idee e le tecnologie (compresa la rete di FS, che ha pure in pancia tanti fondi del PNRR).
Si darebbe nuova speranza ai territori, oggi abbandonati, deindustrializzati, come la Sardegna e la Sicilia, con nuovi posti di lavoro.
Non possiamo aspettare il ministero della Difesa, che ancora deve indicare le aree da dismettere.

24 aprile 2023

Anteprima inchieste di Report – energie (pulite) per l’Europa

Questa sera Report si occuperà di indipendenza energetica, quella che potremmo avere se l’Europa si muovesse come un entità politica indipendente (e non come oggi, dove ogni paese segue i suoi interessi).

Questa indipendenza potrebbe arrivare se ci fosse una rete energetica europea interconnessa dove ogni paese dovrebbe essere in grado di mettere in comune l’energia prodotta (da fonti rinnovabili), con sistemi comuni di produzione, trasmissione e di stoccaggio.
Ci sarebbe un notevole impatto economico e ambientale: perché non lo facciamo?

Il canone dei campanili

Nell’anteprima della puntata verrà trasmesso un servizio sul canone che incassa la Chiesa per ospitare sui campanili le antenne per la telefonia.

Per far installare le antenne sui campanili l’ente ecclesiastico incassa l’affitto di locazione dal gestore telefonico. Questo però comporta l’uso del campanile per finalità commerciali. Come spiega a Report l’avvocato Dario Capotorto esperto di contrattualistica pubblica, “gli immobili destinati al culto non possono essere destinati per finalità commerciali. La locazione implica invece l’uso del bene per finalità commerciali ..”
Dunque su quegli edifici la chiesa dovrebbe pagare le tasse allo stato italiano.

Ma qual è la posizione delle varie diocesi in Italia su questo punto: Chiara De Luca ha intervistato il vescovo di Acireale, contrario all’affitto dei campanili, “innestare un ripetitore significa un po’ violentare un tipo di architettura che rappresenta prima di tutto una cultura, un’epoca. Lì devi pagare l’imu, perché cambia la natura dell’istituzione dell’ente che sta usufruendo del bene..”

La scheda del servizio: SEGNALI DIVINI di Chiara De Luca
Collaborazione Marzia Amico

L’Italia è nota come il paese dei mille campanili. Per la loro altezza e la posizione centrale dagli anni 2000 sono stati scelti per l’installazione di antenne telefoniche. L’ente ecclesiastico incassa un canone dalle aziende di telecomunicazioni: questo comporterebbe l’uso del campanile per finalità commerciali e la perdita dell’esenzione fiscale dedicata agli immobili della chiesa destinati al culto. Come si sono comportate le diocesi italiane?


La rete energetica europea

In questi anni, sia il governo Draghi che il governo Meloni hanno stretto accordi con diversi paesi, africani e asiatici, per l’importazione del gas, per rendere l’Italia indipendente dal gas russo (a cui ci eravamo legati con accordi stretti tra Eni e Gazprom), con l’obiettivo di rendere l’Italia l’hub del gas nel Mediterraneo.

Altri accordi commerciali sono stati presi con produttori di gas liquido dall’America.

Ogni paese europeo, compresa l’Italia, sta trovando la sua strada per l’indipendenza energetica che passa ancora per il fossile e per il carbone: il risultato è procrastinare ancora per anni una vera transizione verso le fonti rinnovabili e, di fatto, renderci ricattabili da paesi stranieri che non sempre sono delle democrazie (difficile pensarlo dell’Egitto o del Qatar).


Ma esiste anche un’altra strada. Nel mare del nord esiste un parco eolico collegato non solo alla Germania ma anche alla Danimarca e altri paesi dell’Europa del nord: se vuoi coltivare il vento qui fai un affare – racconta Michele Buono nell’anteprima del servizio – perché questo parco eolico potrebbe diventare la centrale elettrica pulita di tutta l’Europa.
In questa regione il vento tira forte, fino all’Irlanda dove si sposta il servizio: anche qui si coltiva il vento con grandi soddisfazioni, il 35% dell’elettricità è stata prodotta dal vento lo scorso anno, nei momenti in cui non bastava si è dovuto ricorrere al gas naturale e al carbone e questa non è una cosa buona, racconta al giornalista
John Fitzgerald, AD di Supernode (azienda specializzata nel settore dei conduttori di energia prodotta da fonti rinnovabili) , “dovremmo importare anche il sole ma occorrono collegamenti migliori con l’Europa continentale per esportare la nostra energia e importarla quando necessaria.”
Dove sta il sole e l’energia solare? In Sicilia ad esempio: qui c’è chi coltiva il sole e l’elettricità solare, e quella in più potrebbe prendere la strada del nord quando in eccesso perché gli elettroni vanno dove li facciamo andare, anche fuori dalla rete elettrica nazionale
spiega a Report Aurelio Campanella di C&C Engineering.
Ci vogliono le strade per far correre gli elettroni, una rete intelligente che sappia sempre quale fonte rinnovabile stia producendo in abbondanza per inviare l’elettricità a chi ne ha poca in quel momento, batterie di vario tipo per conservarla l’energia pulita.
Ci sarebbero dei vantaggi per tutti con queste reti, come spiega Hendrik Samish fondatore di Next Kraftwerke Più i mercati sono grandi e legati tra di loro, più sono bilanciati i prezzi dell’elettricità”: nessun sistema in mano a pochi monopolisti che dettano i prezzi dell’energia.
A lungo termine avremo un’energia più economica le cui fonti appartengono all’Europa – continua il presidente di Supernode: “se i 27 paesi membri si mettessero insieme restando uniti sarebbe come giocare in un torneo ma nella stessa squadra.”

Se tutto questo non succede è perché le reti non sono interconnesse tra di loro e manca “l’intelligenza” per spostare l’energia prodotta laddove serve.
In un’Europa connessa si parla di scambi, non si parla di importazioni o esportazioni perché si è alla pari, si è solidali, “perché un sistema comune significa un beneficio comune” racconta Robberta Battaglini, AD di Renewables Grid.

La scheda del servizio: UNA RETE ELETTRICA PER L’EUROPA di Michele Buono
Collaborazione Edoardo Garibaldi, Filippo Proiett
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Se ci fosse una super rete elettrica europea, l’energia sarebbe conveniente, sicura e i suoi approvvigionamenti sarebbero stabili. Il dibattito odierno si sviluppa però su uno solo degli ingredienti della decarbonizzazione: l’installazione di nuova capacità energetica da fonti rinnovabili. Non si parla di come far viaggiare l’energia tra i singoli Stati europei e di come accumularla. Se infatti le rinnovabili sono energie non programmabili, mettendo insieme il vento dei paesi del nord e il sole dei paesi del sud, si potrebbe compensare questo effetto rendendo il Vecchio continente un’unica grande centrale elettrica da fonti rinnovabili. Per far questo è necessario migliorare le infrastrutture su cui viaggia l’energia per non perdere quella prodotta in eccesso in alcuni momenti dell’anno. Le tecnologie ci sono e le materie prime non potranno esserci sottratte da nessun dittatore, ci vuole solo la volontà politica. L’Europa ha conosciuto la pace dopo la creazione della Comunità del carbone e dell’acciaio. Potrebbe conoscere nuovamente un periodo di grande prosperità. Basterebbe volerlo, per davvero.

I beni della curia di Napoli

Danilo Procaccianti è tornato a Napoli, riprendendo il servizio dove raccontava dei beni che la curia ha dato in gestione ai privati, con risultati non proprio encomiabili.
Come la storia della canonica della chiesa di San Biagio ai Taffettanari occupata abusivamente da una famiglia nota alle forze dell’ordine.

Se volete fare un report che vuole indicare delle verità, dite la verità” esorta don Emanuele Casole, della chiesa di San Biagio: quell’immobile non è della curia, secondo il prete, il giornalista farà dunque delle verifiche “ma a me che me ne importa..”

In effetti sul sito della curia stessa la proprietà della chiesa dei San Coffettanari viene attribuita ad una confraternita e se così fosse, in punta di diritto canonico, a vigilare sul bene sarebbe appunto la curia. Poi c’è la delibera del 2005 della regione Campania che eroga dei contributi per i luoghi di culto e a chiederli per la chiesa di San Biagio sarebbe stato proprio don Emanuele Casole. Un ex dipendente della curia ha inviato un foglio excel a Report in cui compaiono i locatari morosi degli immobili della curia, e compare almeno fino al 2008 il nome di Margherita Macor, indicata come abitante al primo piano di via dei Taffettanari.
Procacciati ha chiesto alla famiglia Cortese (che abita in questo stabile) se esiste un rapporto o un contratto con la curia: hanno chiesto un contratto alla curia ma non c’è stato dato, “perché si dice che queste case non sanno di chi sono, come se non avessero padrone, però noi per vent’anni chi abbiamo pagato?”
Perché la curia non ha fatto chiarezza, perché non se ne è occupata prima di queste situazioni? “Perché spesso è molto più facile girare la testa dall’altra parte che far rispettare le regole” spiega a Report il deputato Daniele Borrelli di Alleanza Verdi Sinistra.

La scheda del servizio: ANDATE IN PACE di Danilo Procaccianti
collaborazione Goffredo De Pascale, Andrea Tornago

Una parrocchia cinquecentesca in pieno centro storico occupata da anni abusivamente da una famiglia, una parte della quale ha scontato lì anche gli arresti domiciliari; il borbonico Cimitero monumentale delle 366 fosse che è stato modificato, seppur vincolato dalla Soprintendenza…
Prosegue così l’inchiesta di Report sulla gestione dei beni della Curia di Napoli, tra assenza di controlli, singolari attività imprenditoriali e cospicui lasciti gestiti senza tenere conto delle volontà testamentarie, come è accaduto per il maestoso complesso immobiliare che domina la collina di Posillipo, lasciato alla Curia purché destinato a scopi di beneficenza, istruzione ed educazione, ma messo in vendita con il nulla osta dell’Arcivescovo Emerito di Napoli, Crescenzio Sepe.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.