Visualizzazione post con etichetta governo Lega M5S. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta governo Lega M5S. Mostra tutti i post

05 dicembre 2019

Normalizzazione

Niente da fare sulla prescrizione, con la scusa  che i processi non possono durare all'infinito.
Niente da fare sulla plastic tax (ora è stata ridotta, ma l'obiettivo è ridurla a zero, racconta il deputato Faraone).
Niente da fare sulle politiche green, sul voltare pagina sui decreti sicurezza.
Niente da fare probabilmente sulla lotta all'evasione. Pare che senza questa non si possa fare impresa. 

Pare che questo governo non lo voglia nessuno, dal PD in cerca di anima, al M5S che vorrebbe tanto tornare all'opposizione.
Troveranno una scusa per farla finita?
Il MES, che nessuno conosce ma che tutti citano in un modo o nell'altro?
Oppure sarà la riforma della giustizia (che deve rimanere così, debole coi forti e con chi può permettersi di avvocati sperando in una prescrizione).
Ma ci sono poi i tavoli su Ilva, Alitalia, le concessioni autostradali, il TAV, il Mose ...

Tutto deve rimanere così com'è, guai a toccare le cose.
Su giustizia, lavoro, welfare, salute, scuola.
Fiumi che esondano, città che diventano lagune, montagne che franano.



E i giornali (che passano di padrone in padrone) dovranno celebrare questa normalizzazione, questo stato delle cose dove conviene frodare il fisco che non rubare una mela al supermercato.

27 novembre 2019

Un tranquillo mercoledì di pioggia

Mentre la procura di Firenze cerca di capire se i soldi ad una fondazione privata hanno finanziato un partito, ovvero il giovine rottamatore che l'aveva scalato, crollano i viadotti per colpa dell'incuria dell'uomo, non solo per il maltempo).
Le opere di messa in sicurezza non si fanno. Nè al sud e nemmeno al nord (che nemmeno può più permettersi di raccontare la favola del sud sprecone).
Perché il Mose rimane incompiuto e Venezia (la città, le opere d'arte) sono sempre più a rischio.

Cosa c'entra tutto questo, che relazione c'è tra questi fatti?
Ci dicono quanto oggi i partiti si siano trasformati in strutture private, con finanziamenti occulti.
Ci dicono la distanza tra i leader (Salvini, Meloni, il cav a suo tempo) dal paese: l'invasione dei migranti che non c'è, la chiusura delle frontiere, i cantieri da aprire per risolvere tutti i problemi.

Amare riflessioni di un mercoledì piovoso, dove regna il caos, nelle strade, nei treni dei pendolari strapieni (colpa dei migranti, sicuramente), delle strade piene di pozzanghere.

02 ottobre 2019

E allora il cambiamento

Il governo del cambiamento, ad oggi, si riconosce solo dal fatto che vediamo l'ex ministro Salvini in camicia e cravatta (e continuare la sua campagna elettorale).
Le merendine, le tasse, i crocifissi, i tortellini, gli sbarchi degli immigrati .. e tutti i giornalisti andargli dietro come utili idioti della causa (salviniana).

Ci si aspettava, dal governo del cambiamento non dal capitano, un cambiamento: occuparsi delle morti sul lavoro (due persone sono morte, anche ieri), del problema della sanità pubblica (a Como è stato chiuso il primo ambulatorio per carenza di medici, in Svizzera sono pagati di più).


Un cambiamento sulla lotta all'evasione ..

La lotta all'evasione prima si fa e poi si annuncia: il procuratore di Milano Greco, ieri spiegava il paradosso italiano della lotta all'evasione, "Se sei straniero e rubi una lattina vai in carcere, se sei un evasore ti devo ringraziare. Questa storia mi ha stancato".

E nemmeno possiamo pretendere che si porti avanti la battaglia per lo ius culturae perché, ti dicono, così fai un favore a Salvini e soci.
Come se invece continuare a chiacchierare su immigrazione (e non sugli accordi libici, che abbiamo tenuto in vita), su crocifissi, su tasse che non si devono alzare quando coi tagli a scuola e sanità di fatto si negano diritti a parte degli italiani.

E allora il cambiamento? E allora Salvini? E allora il m5s?

13 settembre 2019

Malignità

E se la caduta del governo del cambiamento, il governo giallo verde, fosse stato un bene per Salvini?
Pensiamo un attimo cosa sarebbe successo per il capitano se fosse rimasto al suo posto.
Avrebbe dovuto mettere la faccia sulla manovra, prima di tutto: trovare i miliardi per la flat tax, per neutralizzare le clausole di garanzia.
Avrebbe poi dovuto mostrare le carte sull'autonomia regionale e smetterla col bluff: dopo un anno e passa, con un ministro leghista (la Stefani) dedicato solo all'autonomia, che risultati si sono raggiunti?
Nel caso in cui passasse questa versione di autonomia, come reagirebbe l'elettorato del sud?

Il suo governo avrebbe dovuto mettere la faccia sullo scontro Cina Trump, avrebbe dovuto risolversi da solo la questione migranti, da una posizione isolata in Europa...

Ora può dedicarsi a quello che sa fare meglio. La sua campagna elettorale.

24 agosto 2019

Il silenzio sul terremoto e il rumore del pettegolezzo politico


Ad Amatrice, e negli altri comuni colpiti dal terremoto del 24 agosto 2016, hanno preferito così: ricordare i morti, la distruzione, i paesi distrutti in silenzio, in una celebrazione senza autorità.
Quelle autorità che, nei giorni successivi, avevano fatto passerella sui luoghi colpiti dalle scosse.
Quelle autorità che hanno usato il terremoto e i terremotati (in tenda, mentre diamo soldi ai clandestini, neri ovviamente) per pura speculazione politica.

Bene, il silenzio dello Stato, fermo nell'opera di ricostruzione e fermo anche nell'opera di messa in sicurezza del paese, è la risposta giusta da parte di queste persone, nelle Marche, nell'alto Lazio, la cui vita è oggi sospesa, in perenne attesa di uno sblocco che faccia partire i lavori, che snellisca certe procedure, che ridia vita ai paesi.

Ma questi giorni, queste settimane, non sono state affatto giorni di silenzio.
Sono stati i giorni della ridicola caduta di un governo del cambiamento, il governo del popolo, la cui solidità si poggiava su un contratto di governo e che in venti mesi ha fintamente abolito i clandestini, la povertà, la precarietà sul lavoro, la corruzione e le famigerate ong.

La politica non dovrebbe essere fare comizi in spiaggia, non dovrebbe essere rivolgersi ai social ai propri elettori senza riferire in Parlamento. La politica non si fa parlando alla pancia delle persone (prima gli italiani, prima i terremotati in tenda e si è visto poi..), non si fa senza un programma, una visione comune, uno sguardo ai tempi lunghi.
Il governo giallo-verde era così solido che si è sfaldato come neve al sole appena il ministro della presunta sicurezza ha cercato di passare all'incasso, pensando ai sondaggi e ad un governo con pieni poteri.
Ridicolo, lui e tutti quelli, anche nell'informazione, che hanno costruito questa bolla mediatica.

Ora abbiamo tre possibili scenari: un governo m5s-pd, che nasce male per la pretesa dei 5 stelle di portare avanti il taglio dei parlamentari; andare alle elezioni dove probabilmente vincerebbe l'estrema destra oppure arrivare ad un governo anti-Salvini, che dietro non ha nient'altro e che consentirebbe solo a Salvini (e Renzi) di preparare la campagna elettorale.

Come siamo arrivati a questo?
Un passo per volta, esecutivo dopo esecutivo, a furia di accettare il meno peggio, le dirette social, i politici da salotto, le battute contro giornalisti, magistrati, il nemico dell'occasione (le ong, Carola, la Boldrini, Mattarella che doveva essere messo sotto accusa, i sindacati..).


La copertina de l'Espresso è molto significativa.

Il governo giallo-verde è solo l'ultimo scalino della scala, ne possiamo scendere altri. Teniamolo in mente quando si tratterà di scegliere il prossimo Parlamento.

PS: venti anni fa usciva al cinema Matrix. Chi lo avrebbe mai pensato che, non solo in Italia, avremmo scelto in larga parte la pillola azzurra?

01 agosto 2019

Il potere è altrove

Pare che il parlamento e anche il governo si siano trasferiti altrove.
Al Papeete, per un bagnetto e un giro con la moto d'acqua.
Su Facebook per interloquire col popolo, direttamente, senza nessun corpo intermedio..

Il potere è altrove, come ci aveva detto Sciascia.
Ma forse non immaginava che avremmo toccato questi livelli di farsa.
Perché è altrove, perché non decide nei tempi lunghi, perché pensa a sé stesso, ai sondaggi, alla convenienza del momento.

31 luglio 2019

Come la rana nella pentola

Alla fine ci si abitua a tutto, alle dirette facebook, al linguaggio da bar, al cambiare idea per convenienza, anzi non averle proprio le idee che è meglio.
Ci abitueremo anche alla moto d'acqua fatta provare al figlio del ministro.
Che sarà mai.
Ci abitueremo alle regioni trasformate in piccoli stati centrali o piccoli feudi dove far crescere il clientelismo locale.
Ci abitueremo al crollo del servizio pubblico, dalla Rai di fatto indistinguibile da una tv privata, alla sanità che diventerà cosa da ricchi e ad una scuola pubblica in cui a fare la differenza sarà la regione in cui cresci.
Ci si abitua a tutto, anche alla corsa alle armi, perché siamo insicuri, avete visto quel povero carabiniere morto? Non poteva sparare altrimenti sarebbe stato incriminato.
Ci si abitua a tutto, al mandato zero e anche a vedere un leader ex secessionista fare campagna elettorale al sud (ma la Padania ora è Italy?). 
Anzi, ci siamo abituati ad una perenne campagna elettorale.

Ci si abitua a tutto, anche al livellamento verso il basso dell'informazione, anche questa indistinguibile dal caos primordiale dei social.
Di chi ti fidi? Chi stai a sentire?
Ci si abitua a tutto, a dimenticare le tragedie del passato: il tamponamento dei due tir sull'autostrada a Bologna, ve lo ricordate?
E il crollo del ponte Morandi? Come stanno gli altri ponti e viadotti? Come siamo messi a sicurezza sulle autostrade, nelle scuole, nelle zone a rischio sismico?

Ci si abitua a tutto.
Come la rana nella pentola.

26 luglio 2019

Le morti continuano

Ieri è avvenuta la più grave tragedia del 2019 nel Mediterraneo: si parla di 150 morti, migranti che cercavano di attraversare quel braccio di mare tra Libia e Italia.
Tra le prigioni libiche (e tutto ciò da cui stavano scappando) e un futuro diverso.
Non basta bloccare le ONG, rinforzare la guardia costiera libica, minacciare i volontari con multe e sequestri: gli sbarchi continuano, facendo meno rumore rispetto alle navi delle ONG e continuano pure le morti in mare.

Sempre a proposito di morti, nella giornata di ieri sono morte tre persone sul lavoro: quest'anno il numero di morti sul lavoro è aumentato del 6%.

Cosa ne pensano di questo i difensori dei valori cristiani, gli indignados per i ladri di bambini di Bibbiano?
Ci si aspettava, da questo governo così attento al popolo, maggiore attenzione anche a queste tematiche di sicurezza, che forse parlano meno alla pancia delle persone rispetto ai vari decreti sicurezza e daspo (che attirano anche sindaci di sinistra, come Sala a Milano).

22 luglio 2019

Fino a che punto

Fino a che punto vogliamo spostare verso il basso l'asticella della comunicazione?
Dice Di Maio (parlando di eventuali alleanze) che mi risulta essere ministro della Repubblica, lui non vuole andare col partito di Bibiano, col partito che ruba i bambini alle famiglie.
Spero che non si trinceri dietro all'immunità e che risponda di questo (su Valigia Blu un'analisi dei fatti noti).

Povero ministro del lavoro che è costretto ad inseguire Salvini nel suo linguaggio e nei suoi modi (trovandosi bene, a quanto vedo): il ministro delle zecche rosse, dei bacioni, costretto a seguire le indicazioni di Washington senza però scontentare l'amico russo.

Povera opposizione costretta a scimmiottare la comunicazione dei 5 stelle e di Salvini, non avendo capito che a furia di sguazzare nel fango ci si sporca tutti.

E nel frattempo l'autonomia regionale (altrimenti nota come secessione delle regioni ricche) va avanti, le crisi industriali non vengono risolte, la sanità pubblica e la scuola pubblica perdono colpi e via discorrendo..

03 luglio 2019

La giornata nera del sovranisti

In un giorno qualunque di questa estate afosa, scopriamo il bluff del sovranismo populismo.
In Europa i posti più importanti sono stati decisi da Germania e Francia e l'Italia (che si è schierata con Visegrad) non avrà forse poltrone importanti.
Dovevamo sbattere i pugni in Europa per difendere la manovra, l'aumento del debito legato a quota 100 e reddito di cittadinanza e invece dobbiamo congelare 1.5 miliardi per garanzia (per il debito). Oltre a tagli a sanità e alle forme di sostegno.
Dovevamo difendere i sacri confini della patria eppure i barchini continuano a sbarcare e così pure le ONG, perché salvano vite umane (certo ci sono le leggi e i decreti sicurezza, ma anche le leggi che tutelano la vita e la dignità delle persone).

Ora dovrebbe essere più chiaro il poco o nulla che c'è dietro Salvini e questo governo.
Non ci sarà la procedura di infrazione, ma pagheremo tutto lo stesso. Le promesse, la propaganda, le illusioni..
Certo possiamo rallegrarci coi numeri dati dall'Istat sull'occupazione, ma sono i numeri generati con gli stessi criteri di prima che non tengono conto della qualità del lavoro, delle ore di lavoro.

E ora?
Finita la gara di tifo sul capitano della Sea Watch 3 Carola Rackete che posizione prenderemo sulla Libia (anche alla luce dell'attentato a Tripoli)? Continuiamo a delegare alle milizie il controllo dei migranti?
Facciamo finta che la Libia sia un porto sicuro, che ci sia una invasione in corso, che in Italia ci sono le leggi e dobbiamo rispettarle (ma non quando crollano i ponti, non quando si parla di evasione, non quando si parla di far pagare le tasse ai giganti del web..)?

30 giugno 2019

Una questione di tifo

Ieri su Repubblica, Francesco Merlo descriveva l'abbattimento del ponte Morandi a Genova come un nuovo rinascimento.
In assenza di altro, ci si accontenta di poco in questo paese: perfino di un abbattimento di un ponte in cui tutto è andato bene.
Ci si dimentica in fretta delle 43 vittime, delle famiglie rimaste senza casa, di un concessionario che non ha fatto il proprio dovere in termini di manutenzione.

E ora, passati dieci mesi, siamo ancora qui a capire se possiamo revocare o meno le concessioni ad Atlantia, famiglia Benetton, o meno.
Aspettiamo il processo penale che forse andrà avanti per anni?

La vicenda del ponte Morandi si può mettere assieme alla questione dell'Ilva di Taranto o all'ultimo braccio di ferro tra una ong e il ministro Salvini: cosa hanno in comune queste tre storie?
L'assenza della politica, intesa come assenza di una politica che prende decisioni e che da una linea, come leggi e come accordi da rispettare.

A Taranto dobbiamo capire se chiudere in attesa della messa a norma degli impianti oppure se continuare ad essere avvelenati fino al 2023, quando secondo l'accordo con Arcelor Mittal, l'Ilva non avvelenerà più Taranto.
Abbiamo perso anni tra prescrizioni disattese, salva Ilva (o salva Riva), promesse e ricatti sul lavoro (senza immunità penale, gli indiani chiuderanno a produzione).
Che questo governo prenda una decisione, che andrà sicuramente a scontentare qualcuno.

E serve una decisione anche su come gestire i flussi dei migranti: il braccio di ferro tra Salvini e il capitano della Sea Watch 3 è servito solo ad aumentare di qualche punto percentuale la popolarità del ministro.
L'unica cosa buona è che si sono salvate le vite di 50 persone e non è cosa da poco, certo.
Ma la politica non può continuare a fare il tifo, da una parte o dall'altra.

Come vogliamo gestire i flussi dei migranti? Vogliamo andare avanti con gli accordi con la Libia, quelli firmati da Minniti per intenderci?


L'Europa sta con Carola - titola oggi Repubblica: ma in che senso, in che modo, tramite quali accordi tra governi e a livello europeo?
Si è aspettato 14 giorni, con quei poveretti rimasti in mezzo al mare, prima di arrivare a questo epilogo nella notte di sabato.
E così ora ci siamo divisi tra chi la chiama eroina e chi la insulta (non solo sui social ma anche di persona, come quelli sul molo a Lampedusa).

Abbiamo trasformato la politica in una lotta tra tifosi, dove si difende una posizione senza usare la ragione.
Il reddito di cittadinanza assistenzialismo per i fannulloni del sud.
Viva le grandi opere perché altrimenti non ripartiamo.
Viva i grandi eventi perché grazie a questi riusciamo a fare le infrastrutture per il paese. Sperando che la magistratura non indaghi troppo..

Nel frattempo gli sbarchi, anche a Lampedusa, continuano, la questione Alitalia rimane aperta, l'economia rimane ferma, non si vede un piano per la messa in sicurezza di strade, scuole, ponti e territorio.
Però ora abbiamo arrestato Carola, la capitana, e per i sovranisti è una grande soddisfazione. Manco avessero beccato un evasore coi soldi in un paradiso fiscale o un Messina Denaro la cui latitanza è garantita da prestanome come Nicastri.
Un nome che alla Lega dovrebbe dire qualcosa.

24 giugno 2019

La pacchia è finita

A toglierci i medici non sono né i migranti e nemmeno l'Europa.
A mandare sott'acqua strade e sottopassi (a Milano sabato), ad allagare paesi (nel lecchese qualche settimana fa) non sono né gli zingari e nemmeno le Ong.
A tenere questo paese su una linea di galleggiamento, col rischio di scivolare sotto la soglia della povertà, non sono né Soros né i buonisti.

Vale lo stesso per quando si parla dello scandalo CSM (a dieci anni da Why not, dalle vicende che hanno coinvolto Apicella, Verasani, Forleo..).
Quando si parla della percentuale di laureati in questo paese, del salario medio, della manovra correttiva e del debito che non scende, del PIL che quando c'erano loro cresceva poco e ora troppo poco.
Quando si parla delle case per gli italiani (e per tutti quelli che ne hanno bisogno).

Avremmo dovuto affrontare anni fa tutti questi problemi: la sanità pubblica e la programmazione dei laureandi (che non è in mano al ministero della salute), i soldi che mettiamo nell'università, il mondo del lavoro sempre meno tutelato, dove i sindacati confederali rappresentano solo una parte dei lavoratori, la tutela dell'ambiente.
Le politiche per la casa, che sono state delegate di fatto agli interessi dei privati, le città che si spopolano in centro per ingrossare le periferie senza servizi (ma dove ci sono i fascisti a far finta di aiutare gli italiani).

Non avessimo il dito da osservare (le Ong, i migranti a spasso con l'ultimo modello di smartphone..) saremmo costretti a guardare la luca e prendere atto che la pacchia è finita.

Per noi, però.
Forse è questo il motivo per cui siamo sempre qui a dire che il governo cade, il governo cade, ma non cadrà presto.

20 giugno 2019

Il ministro di tutto

Il ministro della sicurezza, delle felpe, delle divise, della nutella, dei selfie, dei porti chiusi, del servizio civile, del tifo da stadio.
E da ieri pure della cultura e della critica (come ai bei tempi di libro e moschetto..): Salvini non ha perso l'occasione per fare polemica contro le critiche di Camilleri ("Faccio vomitare? Scrivi che ti passa") e contro un tweet di Tomaso Montanari ("Chieda scusa all’Italia e lasci ogni incarico pubblico").

Nel futuro ci aspettiamo un commento sulle prestazioni delle azzurre ai mondiali, sulle tracce alla maturità, sul caldo d'estate e gli anziani e sui tormentoni estivi alla radio.
Tutto, pur di non metterci la faccia su altre questioni un pelino più rognose.
Il traffico di rifiuti al nord gestito dalle mafie che ora occupano capannoni abbandonati dell'ex nord industriale.
L'arresto di Arata e i suoi contatti con un (presunto al momento) prestanome di Messina Denaro.
Il probabile taglio di 2 miliardi al trasporto regionale.

Fino ad oggi gli è andata bene, complice una stampa e una opposizione amica: puntare il dito sugli immigrati, il polverone inutile sulla legittima difesa, più soldi alle regioni ricche del nord. Non una parola su evasione, su chi le tasse non le paga, sul mondo del lavoro e sulle sue discriminazioni (vedi le storie di Modena e Italpizza e di Mercatone Uno).
Tutte rogne lasciate all'alleato a 5 stelle.

Ma prima o poi arriva il momento in cui devi rendere conto: siamo più sicuri oggi dopo un anno di ruspe, decreti sicurezza, selfie?
Ora dobbiamo dare conto delle spese che sosterremo per le promesse elettorali come quota 100 e flat tax.

06 giugno 2019

La scoperta degli operai


Anche in Danimarca, come in Italia, la sinistra che vince (a questo giro) è quella che si sposta a destra, per lo meno sulle politiche nei confronti dei migranti.
Finché gli elettori non si renderanno conto della mutazione genetica e smettono di votarla, come successo in Italia dove siamo passati da Renzi a Gentiloni a Conte.
E da Alfano a Minniti a Salvini.

Oggi, per cominciare da Repubblica, è tutto un riscoprire quella realtà per tanto tempo tenuta nascosta: gli interessamenti di Lotti, ex sottosegretario e ministro, per le nomine del CSM nelle varie procure.
Le crisi industriali che non si risolvono con un tweet (come facevano Renzi e Calenda per Alitalia o per Almaviva) o con un decreto dignità (come ha fatto Di Maio).

A Taranto la crisi non si è risolta con l'accordo con gli indiani, si continua ad inquinare e ad ammalarsi. 
A Torino ancora si aspettano gli investimenti della ex Fiat/FCA e soprattutto i nuovi modelli.  

Ora sarà tutto uno scaricarsi le colpe sugli altri: l'Europa, il PD, Salvini e Di Maio e le loro promesse elettorali ..
E così passeremo l'estate.
Ma almeno abbiamo scoperto che esistono ancora gli operai..

05 giugno 2019

Il famoso cambiamento (che aspettiamo)


Più scende l'onda sovranista di Salvini verso il sud, conquistando allo spirito del prima gli italiani (e i foggiani e i palermitani ..) elettori che una volta erano invitati a fare la doccia, imbarcando riciclati e voltagabbana.
Più sale la linea della Palma dal sud al nord, assieme al traffico di rifiuti che sta trasformando la Lombardia e le altre regioni verdi come la nuova terra dei fuochi.
Ieri pomeriggio l'ennesima retata, altri arresti per il nuovo business dei rifiuti, un affare da 20mila euro la settimana per i soli autisti che portano 'a monnezza nei capannoni delle ex aree industriali del nord.

Abbiamo dato la caccia ai clandestini, alla cannabis light e però ci siamo dimenticati dei rifiuti.
E dei grandi spacciatori di cui ci ha parlato Report lunedì sera nell'inchiesta in cui parlava degli ultras, della ndrangheta, dello spaccio in curva. Spacciatori-ultra di cui il ministro della sicurezza ha conoscenza.

Questo governo che doveva essere del cambiamento, ha spezzato le reni alle ong, ha sconfitto la povertà e il precariato (almeno fino al momento di andare alle urne). 
E ora si ritrova invischiato nella crisi di Alitalia, nella fusione FCA Renault, nella crisi di Mercatone Uno, Whirlpool.

Il paese ha bisogno di sicurezza, che significa sicurezza di cure, di sicurezza sul lavoro (e invece il numero di morti sul lavoro cresce), di istruzione, di salari dignitosi.
E la risposta del governo del cambiamento, dove il peso di Salvini è sempre maggiore, è nella flat tax, l'autonomia regionale, la legittima difesa, la lotta ai migranti e il tana libera tutti per le regole sugli appalti.

L'inchiesta sulla presunta corruzione dei magistrati (e sulle pressioni per le nomine di magistrati amici nelle varie procure) che è partita dal caso Palamara, dagli incontri con Lotti, dal sistema Amara, ci dive che nella magistratura è arrivato il momento di affrontare la questione morale.

All'Europa dobbiamo ora chiedere conto di come non abbiamo saputo ridurre il debito: cosa rispondiamo? Che gli italiani (il 33% dei votanti, chiaramente) hanno risposto fieramente un bel "me ne frego"?

30 maggio 2019

Il prossimo governo



Su La Stampa campeggia la notizia di un futuro voto a settembre.
Così, se dovesse vincere l'asse Meloni Salvini, sarà compito loro fare quella manovra correttiva o, sempre che siano sovranisti non solo a chiacchiere, mettere la faccia in uno scontro con l'Europa.
Salvini ha promesso la Flat tax, l'Autonomia, il TAV.
La Meloni il blocco navale con l'aiuto dei paesi del blocco di Visegrad.

Reputo che sia improbabile che possano attuare queste proposte da soli (eccetto il TAV, su cui convergono tutti i partiti).
Dovrebbero poi gestire la crisi di Alitalia, la fusione della FCA, le crisi già sui tavoli del ministero (i dipendenti di Mercatone Uno, licenziati via sms).

Per queste ragioni penso sia forse più probabile un incarico tecnico.
Oppure questo governo andrà avanti, portando avanti riforme i cui costi si scaricano sul futuro e dove il peso di Salvini sarà predominante (e il m5s che dovrà ingoiare un altro rospo per il sottosegretario Rixi).
Lo sblocca cantieri, altra norma criminogena che mette a rischio la sicurezza del territorio e delle costruzioni costruite.
L'Autonomia, che porterà ad un paese a due velocità.

23 maggio 2019

Il governo spieghi come vuole combattere la mafia

Anziché battersi sui temi della personale campagna elettorale, l'autonomia o la flat tax da una parte, il reddito di cittadinanza dall'altro, i due partiti di governo dovrebbero dedicare queste giornate di memoria per spiegare come intendono combattere la mafia.
Abolendo l'abuso d'ufficio?
Con la flat tax?
Almeno i 5 stelle hanno dato il loro contributo con la riforma dell'articolo 416 ter, lo scambio politico mafioso.

Salvini confonde l'anniversario della strage di Capaci con la data del suo comizio.


E l'opposizione?
Berlusconi va in televisione a farsi intervistare, come se niente fosse, come se avessimo cancellato il passato.
Mangano stalliere ad Arcore.
Il partito fondato con Dell'Utri, i soldi dati alla mafia.

Il PD sta cercando voti al centro ed è troppo occupato a puntare il dito contro questo governo giallo verde.
Un altro anniversario purtroppo sprecato.

Da leggere: l'articolo di Attilio Bolzoni sulla vita di Falcone.

17 maggio 2019

'O scarrafone

'O scarrafone 'o scarrafone 
Ogni scarrafone è bello a mamma soja 

La polizia incaricata di togliere striscioni, di interrogare insegnanti e alunni per una slide mostrata in una scuola nel giorno della memoria, che ammanetta persone di 71 anni (sempre per uno striscione).
Forze dell'ordine che rispondono ad un ministro che è sempre in campagna elettorale, che forse è più presente sui sociale che nel suo ufficio, che pensa di combattere la mafia arresti e sequestri (tornando indietro di 30 anni) e non disboscando la zona grigia tra mafia, imprenditoria, professionisti e politica (e ogni riferimento alla questione Arata non è casuale).

Il ministro che ride e alla fine si indigna pure se si fanno paragoni col fascismo.
Il ministro che usa slogan, espressioni, modi che però non lasciano dubbi su nostalgie da ventennio.
Il ministro che usa queste polemiche per avvelenare la discussione politica affinché non nessuno gli chieda conto del suo lavoro.
Anzi, a sinistra (se il Pd è ancora di sinistra) gli si rinfaccia pure di aver fatto meno del suo predecessore Minniti e di non aver mantenuto la promessa dei rimpatri.

Anziché chiedergli conto della sicurezza nelle scuole per quei calcinacci che cadono (non si occupa di tutto, il ministro della sicurezza?).
Anziché chiedergli conto della camorra che spara per strada. 
Anziché chiedergli conto dei grandi trafficanti di droga (e non solo degli spacciatori).
Anziché chiedergli conto delle inchieste su corruzione in Lombardia (e non rispondere alla maniera dei berlusconiani di giustizia ad orologeria).

Quanto durerà il fenomeno Salvini?
I follower sui suoi profili e le piazze semi piene sono un indicatore di consenso?
E se anche ci fosse questo consenso, ci possiamo permettere una politica come questa?
Dove dietro lo slogan "prima gli italiani" si nasconde una realtà diversa, di finto autoritarismo che non ci rende affatto più sicuri.

23 aprile 2019

Fare opposizione

Dovendo scegliere se attaccare Salvini sulla questione dei roghi che incendiano i siti di stoccaggio rifiuti al nord, sulle inchieste che cercano di capire dove sono finiti i 49 milioni, sulla finta lotta alla mafia e sui rapporto opachi tra un suo sottosegretario e un faccendiere che avrebbe favorito un imprenditore vicino a Messina Denaro .. l'opposizione ha scelto di puntare sull'immagine del ministro col mitra.

Come faceva Berlusconi prima di lui, in momenti di difficoltà il capitano fa la sua uscita, il post provocatorio, in modo da dettare l'agenda politica e decidere su cosa si deve parlare.

E così ora si lascia la palla al solo m5s, per cercare di fermare Salvini, sperando di non rivedere un altro caso Diciotti, con l'ipocrita voto su Rousseau.
Per dire, se si dovesse barattare il salva Roma col salvataggio di Siri, cosa sceglierà Di Maio?

18 aprile 2019

Miliardi come noccioline

Parlano di milioni e di miliardi come se fossero noccioline, con una superficialità che fa pensare male.
Stime di crescita, deficit, aumento dell'IVA, parametri europei da sforare perché lo chiede il popolo.

Nella guerra tra Tria e Di Maio e Salvini (i ministri in campagna elettorale) in mezzo ci troviamo noi, costretti ad assistere a questo balletto di dichiarazioni, battibecchi che è rende incomprensibile capire come stanno veramente le cose.
Avete sentito Salvini da Floris l'altro giorno? Veramente vuole andare a far la guerra alla Commissione Europea, ai mercati, al Quirinale oppure si dovrà alzare l'IVA per mantenere le promesse?

Oppure è solo un gioco, mica sono soldi della Lega o del M5S, mica li devono sborsare loro quei miliardi in più.
Un po' come il giochetto della solidarietà che stanno facendo i signori del lusso in Francia, con le donazioni per la ricostruzione di Notre Dame, su cui sono previste detrazioni al 60%.
Facile fare i magnanimi (o i ribelli) coi soldi degli altri.