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20 dicembre 2021

Anteprima delle inchieste di Report – la rete ferroviaria, il calcio e le telecamere cinesi

Report si occuperà degli appalti sulle ferrovie italiane, tra sprechi e infiltrazioni delle mafie, bandi su misure per certe imprese e costi esorbitanti per le assicurazioni.

Si tornerà a parlare delle telecamere di sicurezza made in China e poi una intervista al presidente Fifa Gianni Infantino.

Lo stato dei trasporti ferroviari in Italia

Alle infrastrutture andranno una buona parte dei fondi del pnrr, ben più di quelli destinati a sanità e scuola: di questi ben 20 miliardi saranno destinati all'alta velocità. Ma in che modo verranno spesi questi soldi, in quali regioni, per quali opere?

Danilo Procaccianti nel suo servizio si è immaginato un turista in visita alla regione Sicilia che dopo aver visitato l'Etna, decide di andare a vedere Trapani e provincia, muovendosi in treno. Orario di partenza da Catania 9.15, per partire con un autobus sostitutivo, perché ci sono lavori sulla linea. Prima fermata Dittaino in provincia di Enna: scesi dal bus, ecco il treno fino a Palermo, alle 12.34. Da Palermo a Trapani mancano solo 100km: il treno in partenza alle 13.11 si ferma a Piraineto, in mezzo al nulla, per due ore di attesa per una coincidenza che non porta a Trapani perché la linea diretta è interrotta a causa di alcune frane da febbraio 2013 quando diversi smottamenti hanno bloccato la linea.

Dopo 9 anni solo pochi giorni prima del servizio è stato pubblicato il bando per i lavori: così il giornalista anziché andare dritto a Trapani, scende giù fino a Castelvetrano, a vedere il luogo dove fu ucciso il bandito Giuliano, per cambiare poi treno e risalire a Trapani, dove arriva alle 19, 11 ore dopo la partenza, per fare 330 km.

Danilo Procaccianti ha provato il viaggio inverso, da Ragusa a Catania, provando l'ebbrezza del furgoncino sostitutivo: a maggio 2011 è crollata un'arcata di un ponte tra Caltagirone e Gela e da allora il traffico è interrotto, spiega Giosuè Malaponti del comitato pendolari siciliani che, aggiunge “oggi assistiamo ad un rifinanziamento di 10ml per la progettazione del viadotto.. non possiamo aspettare altri dieci anni per la riapertura della Catania Caltagirone Gela.”

In Sicilia non vale nessun modello Morandi, il ponte è stato fatto saltare nel 2014 e di lavori per la ricostruzione neanche l'ombra, così per fare 100km si impiegano 4 ore, un disastro che nemmeno i politici non possono non vedere.

11 ore da Catania a Trapani, 13 ore da Trapani a Ragusa, 4 ore per fare 100km da Ragusa a Catania: questi i tempi per muoversi in Sicilia, che se paragonati al alcune tratte del nord gridano vendetta. Milano Bologna, 210 km, solo un'ora con l'AV.

Sono ferrovie da terzo mondo – ammette il presidente Nello Musumeci - “ed è quello che ho detto al ministro dei trasporti, l'ho detto a Giovannini, l'ho detto alla De Micheli e prima di dirlo alla De Micheli l'ho detto a Toninelli.. ” Ma Musumeci, pur essendo uno che conta, non è al momento riuscito ad ottenere molto dal governo o dai governi. Perché rimane solo la vocazione suicida, mettersi in mezzo ai binari con un biglietto con su scritto “mi ammazzo perché i governi centrali da settantanni non potenziano le ferrovie in Sicilia..”.
In Sicilia, giova ricordarlo in un momento in cui si celebra con gaudio la linea ad AV tra Milano e Parigi, su 1369 km di rete ferroviaria, 1146 sono a binario unico e 578 sono non elettrificate.
Eppure le ferrovie dello stato sono finanziate con le tasse di tutti i cittadini, anche di quelli siciliani: Francesco Ramella, docente di Trasporti a Torino, racconta a Report che “dal 1990 al 2016 la spesa è di poco inferiore a 500 miliardi, ogni anno Ferrovie ci costa come Alitalia in tutto il dopoguerra.”
Ogni anno lo Stato investe in FS 10-12 miliardi: come sono spesi questi soldi, come sono spesi per il sud, per la Sicilia? In questa regione non hanno freccia rossa o AV, pochi giorni prima del servizio si è fatto festa per la partenza del freccia bianca tra Palermo-Catania-Messina, i freccia bianca che nel resto d'Italia sono entrati in servizio dieci anni fa.


Ma è comunque un motivo per brindare e vantarsi del passo in avanti, per il sottosegretario siciliano ai trasporti, Cancelleri del m5s: in realtà i numeri dati dal sottosegretario non sono veri, da Palermo a Catania il freccia bianca impiega 3 ore e 7 minuti, il regionale veloce ne impiega 3 ore e 9 minuti. Cambia solo il prezzo: la freccia costa 28 euro, il regionale 14 euro.

La solita manovra di marketing, che arriva ora dal partito a 5 stelle che una volta criticava le inaugurazioni in pompa magna degli altri partiti: il nuovo treno non va più veloce, semplicemente garantisce le coincidenze, cosa che si poteva già fare con un regionale veloce. E un bel bar a bordo.

Chi dovrebbe progettare, appaltare, potenziare i servizi regionali è Ferrovie dello Stato: all'interno del palazzo però – racconta il servizio – sono entrati casalesi come ipotizza una inchiesta della procura di Napoli, che coinvolge Nicola Schiavone, nipote di Sandokan oltre ad alcuni dipendenti di RFI.

Il servizio racconterà anche della strage di Viareggio, l'incidente avvenuto nella stazione e che costò la vita a 32 persone, il 29 giugno 2009.
Un incidente ferroviario senza colpevoli, che si è trascinato per anni tra perizie e controperizie: chi aveva responsabilità del deragliamento di quel treno cisterna che trasportava gas gpl?
Quel gas fece da innesco ed esplose, distruggendo un'intera via: lo scorso gennaio la sentenza della Cassazione, dopo 12 anni, ha escluso l'aggravante del delitto colposo mandando in prescrizione il reato per gli imputati, tra cui l'ex AD di RFI Moretti.
“Sono state cancellate 32 vite per i soldi, per il profitto, per il guadagno” è il commento amaro di Daniela Rombi, dell'associazione dei familiari delle vittime della strage: quel reato non esiste più per la giustizia italiana, qualcosa che è difficile da accettare per i parenti delle vittime che, a prescindere dal corso del processo, ritengono i vertici di RFI ancora oggi responsabili dell'incendio che ha ucciso queste 32 persone che, racconta ancora Daniela Rombi, erano in casa.
Il pm che ha sostenuto l'accusa in primo e secondo grado è Salvatore Giannino, ora sta preparando il nuovo processo d'appello: “i familiari delle vittime hanno ragione” ammette a Danilo Procaccianti, “[la sentenza della cassazione che ha tolto l'omicidio colposo] è un non senso, perché il fatto è lo stesso, quelle stesse condotte poste in essere nello stesso tempo hanno fatto si che morissero 32 persone, ci fosse l'incendio e l'esplosione delle case e ci fosse il disastro ferroviario.”

Le indagini e i processi hanno stabilito le cause e le responsabilità dell'incidente: il treno cisterna è deragliato perché un asse era arrugginito e si è spezzato, per questo sono stati condannati i proprietari stranieri del carro. E le nostre Ferrovie dello Stato? L'allora AD Mauro Moretti disse subito che loro non centravano nulla perché il carro lo avevano noleggiato: “ogni proprietario fa i controlli sui suoi” spiegava nell'intervista al TG1 del giugno 2009.

Il processo ha stabilito che quanto ha detto Moretti sui controlli non corrisponde al vero, sconfessandone la linea difensiva, le società italiane dovevano controllare i carri, non dovevano accontentarsi del foglio che la società tedesca (i proprietari di quel carro) dava a FS. E in ogni caso, racconta il pm, nemmeno quei fogli avevano controllato, “perché in quei fogli i nostri consulenti si sono accorti che il carro non poteva circolare in sicurezza, una omissione gravissima per scelta, perché la loro politica era proprio questa, io noleggio all'estero e non mi occupo più di nulla.”

La sentenza della Cassazione dice anche qualcosa sulla prescrizione di Moretti: se l'ex AD intende rinunciarne deve ritornare in aula e richiederla (la rinuncia) nuovamente. E' un inciso delle motivazione della sentenza che ha fatto sobbalzare i parenti delle vittime, che in aula avevano udito bene le parole di Moretti di voler rinunciare alla prescrizione, pur consapevole che quella rinuncia non era solo per il processo in appello ma sarebbe stata valida anche per gli ulteriori gradi di giudizio. La Cassazione avrebbe dunque offerto all'ex amministratore una via d'uscita “adesso vediamo se veramente ha rinunciato perché è una persona coerente oppure no” commenta Marco Piagentini dell'associazione vittime.

Moretti parlerà in tribunale, ha scelto di non rispondere alle domande di Report: le condanne prese in primo e secondo grado non ha mai avuto ripercussioni sua sua carriera, prima in Ferrovie dello Stato, poi in Finmeccanica e infine nel 2021 AD di PSC Group. Nel 2010, l'anno dopo la strage, era stato nominato dal presidente Napolitano cavaliere del lavoro, una scelta che ha fatto arrabbiare i parenti delle vittime dell'incidente.

La scheda del servizio BINARIO D’ORO di Danilo Procaccianti con la collaborazione di Norma Ferrara, Marzia Amico e Alessia Marzi

Ferrovie dello Stato è una delle prime aziende italiane per numero di dipendenti, ne ha 83.000 ed è una società per azioni  controllata al 100% dal Mef, quindi controllo interamente pubblico. Negli ultimi 30 anni con la fiscalità generale sono andati 470 miliardi di euro a ferrovie, un quinto del debito pubblico. Le ferrovie sono pesantemente sussidiate perché considerate un servizio sociale. Eppure ci sono posti in Italia dove il treno è un miraggio. In Sicilia ci vogliono 11 ore per andare da Catania a Trapani, 13 ore da Trapani a Ragusa. Con il PNRR alle ferrovie andranno 25 miliardi. Sono in buone mani? Una recente inchiesta della Procura di Napoli ipotizza il coinvolgimento del clan dei casalesi negli appalti di Rete Ferroviaria Italiana e poi c'è l'inchiesta della procura di Roma sul settore assicurativo di Ferrovie dello Stato, con la polizza misteriosa dell'ex amministratore delegato Gianfranco Battista che ha avuto un risarcimento per malattia di 1.6 milioni di euro. Una cifra enorme e non lontanamente paragonabile ai risarcimenti riconosciuti ai familiari delle vittime della strage di Viareggio.

Le telecamere delle aziende cinesi

Le avranno tolte alla Rai le telecamere della Hikvision, quelle che, come aveva scoperto il servizio di Report a maggio, erano collegate ad IP di server cinesi?

A giugno 2021 dopo il servizio di Report Consip ha preso in mano lo scottante dossier: la prima gatta da pelare è la gara da 65 ml di euro per la videosorveglianza, aggiudicata in modo quasi definitivo a ottobre da un'azienda che si apprestava ad installare quasi esclusivamente Hikvision. Consip si è rivolta ai servizi di intelligence e all'agenzia per la cybersicurezza. Giulio Valesini ha avuto modo di intervistare l'AD di Consip Cristiano Cannarsa: “noi abbiamo avuto già una interlocuzione con questi soggetti preposti per la sicurezza nazionale, ai soggetti aggiudicatari di questi dieci lotti chiederemo se rispetto a questi punti che ci sono stati sottoposti, come condizione ..”

Quali sono questi dieci punti per le condizioni, chiede allora il giornalista:
“Funzioni di comunicazione con l'esterno, il fatto di poter disabilitare l'amministratore di sistema ..”
Sulle telecamere di una certa provenienza sono stati alzati i livelli di sorveglianza: “i punti sono quelli che voi [di report] sapete bene e che avete già evidenziato nei vostri servizi. Se non dovessero rispettarli noi renderemo noto in sede di aggiudicazione, daremo pubblicità alle amministrazioni che così sapranno cosa comprano. Quando lei, su un pacchetto di sigarette legge nuoce gravemente alla salute, lei che fa?”.

Gli obiettivi da proteggere nel nostro paese da due anni sono dentro un perimetro segreto ma anche molto ristretto, lasciando fuori molti siti comunque sensibili come i tribunali, le caserme, gli aeroporti, le stazioni ferroviarie e molto altro ancora.
Da questa estate però tutto passa per l'agenzia per cybersicurezza voluta da Mario Draghi: alla guida c'è uno dei massimi esperti italiani in materia, Massimo Baldoni, proveniente dal DIS, i dipartimento informazioni per la sicurezza, che coordina i nostri servizi segreti. Oggi deve mettere in sicurezza un paese che per anni ha trascurato i rischi informatici.
Come pensate di proteggere gli obiettivi sensibili del nostro paese?
“C'è una gestione del rischio che viene fatta tenendo conto di due cose fondamentali: l'oggetto che devo installare e dove lo vado ad installare.”

Da luglio 2020 le telecamere Hikvision e Dahua non hanno più la certificazione Onvif: questo è il nome del consorzio che da il bollino e che, sulla base delle restrizioni decise dal governo americano, non assicura più che le telecamere Hikvision e di altri marchi parlino la stessa lingua dei prodotti usati nella pubblica amministrazione italiana. Tra questi c'è la Dahua technology: in Italia i suoi affari stanno andando a gonfie vele, un terzo delle telecamere vendute hanno il loro brand, sorvegliano la città del Vaticano e a settembre dello scorso anno hanno piazzato 19 termo scanner per il riconoscimento facciale davanti Palazzo Chigi.
Giulio Valesini era andato ad incontrare i vertici aziendali della Dahua in Italia i quali avevano ammesso di non conoscere le leggi sulla sicurezza cinesi, nessuno gliele aveva dette. Il presidente della Dahua Italia è un cittadino cinese, principale azionista del gruppo, difficile che possa disobbedire al governo mettendo a rischio libertà e miliardi: passato un anno hanno perso la certificazione Onvif, sebbene all'azienda risulti valida ancora la certificazione fino al dicembre 2022.
A Report risulta che la Dahua non possa più certificare i prodotti da luglio 2020: “a noi risulta l'opposto” risponde il general manager Pasquale Totaro “se così non dovesse essere comincio a vedere una certa discriminazione razziale, in una forzatura del genere, perché non si sta più parlando di sicurezza ma di esseri umani discriminati.”

Discriminati in quanto azienda cinese: una discriminazione razziale secondo il general manager “in quanto non c'è nessun termine tecnico che vada ad avvalorare l'esclusione dell'Onvif dal punto di vista della sicurezza. Se me la trovano io sarò il primo a dire, fate benissimo.”

C'è un dettaglio, nella mega gara Consip per il rinnovo delle telecamere di videosorveglianza per la ppaa la certificazione Onvif è un requisito necessario: un problema tecnologico, spiega l'AD di Consip. E' solo quello?

La scheda del servizio IL RITORNO DEL DRAGONE di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella con la
collaborazione di Norma Ferrara ed Eleonora Zocca

A maggio Report aveva svelato anomalie sulle telecamere di sicurezza di una nota marca cinese piazzate a sorvegliare una importantissima sede Rai. Dopo lo scoop abbiamo ricevuto numerose segnalazioni tra cui una inquietante: una simile anomalia ha colpito anche l’aeroporto di Fiumicino. Chi controlla gli occhi elettronici che ci sorvegliano ogni giorno? E cosa succederà alla gara Consip da ben 65 milioni di euro aggiudicata a ottobre che potrebbe aprire le porte degli edifici governativi italiani a decine di migliaia di dispositivi che in altri Paesi sono banditi?

La riforma del calcio italiano

Quanto è sostenibile come modello di sistema per il calcio italiano? E quanto a livello europeo?
Una domanda che si pone dopo le inchieste sulle squadre di calcio italiano e dopo il tentativo fallito di creazione di una super lega europea (che dietro aveva l'esigenza di colmare i vuoti di bilancio delle squadre).

Il 16 dicembre scorso i presidenti delle squadre di calcio di serie A si sono riuniti a Roma per l'assemblea annuale, era l'occasione per confrontarsi sui problemi della Lega e per trovare una riforma condivisa. Secondo il presidente del Torino Cairo, in questo momento i fondi sono utili per coprire le finanze delle squadre.
La Lega deve monitorare meglio i bilanci delle sue squadre? L'AD dell'Inter Marotta ritiene che la Lega non abbia tutti questi poteri, è la federazione che ha i poteri.
Dopo le inchieste sulle plusvalenze, sul potere dei procuratori è il momento di riformare il calcio? Il general manager della Fiorentina Joe Barone ritiene di si, per tutti i tifosi, per i nuovi investitori che stanno entrando o che entreranno nel calcio. C'è stato un rilassamento delle regole – chiede il giornalista allora: “se a gennaio ci sono squadre che non hanno ancora pagato l'Irpef c'è un problema, il debito che hai col governo lo puoi utilizzare nel mercato di gennaio ..”

Il presidente del Napoli De Laurentiis è duro: “non mi fate parlare perché se mi metto a parlare del calcio scoppia il finimondo, io ne ho talmente le palle piene, mi hanno impedito per due anni di andare a casa mia a Los Angeles, non vedo l'ora di fare un mese rigeneratore.. ”
Il Napoli è uno dei pochi club coi conti in ordine: se si permette ad alcune squadre di partecipare al campionato e a fare acquisti, non avendo però i conti a posto, non è concorrenza sleale? “Lo ha detto lei, non glielo devo dire io, ci si arriva da soli. Ma queste sono le responsabilità della Federcalcio, la Lega se è una associazione di società per azioni, quindi indipendente, dovrebbe pagare la Federcalcio solo per fare segretariato, invece è diventato un centro di potere perché ognuno istituzionalmente si mette una medaglia.”

Nel frattempo che parta la riforma di cui parlerà nell'intervista il presidente Fifa Gianni Infantino, in Italia stanno nascendo squadre di calcio “popolari”, dove gli azionisti sono gli stessi calciatori e i tifosi, perché “il calcio è della gente”, come sostengono al Palermo Calcio Popolare, di cui portavoce è Giuseppe Vassallo.
Un'idea nata in un pub, davanti ad una birra, quando degli amici del calcio moderno, stanchi di vedere il calcio in mano ad un padrone, a volte due, stanchi di vedere calpestate maglie e colori.
“Siamo una squadra che va avanti grazie alla colletta” racconta l'allenatore Gabriele Mirto e questo concetto lo vogliono portare nel campo, l'aiutarsi tra di loro, come una comunità, ancora più di una famiglia, perché la famiglia non si sceglie mentre la comunità in cui siamo la scegliamo.

La scheda del servizio PALLA AVVELENATA di Daniele Autieri con la collaborazione di Federico Marconi

Una riforma internazionale per fermare il «far west delle transazioni». In un’intervista esclusiva rilasciata nella sede di Zurigo, il Presidente della FIFA Gianni Infantino racconta i dettagli della riforma del sistema delle intermediazioni che sarà lanciata nel 2022 e si esprime sugli scandali che hanno segnato negli ultimi mesi il mondo del calcio, a cominciare dai procuratori fino alle plusvalenze fittizie.
Il numero uno del calcio mondiale ammette che fino ad oggi il «sistema ha fallito» e stimola le federazioni nazionali ad avviare riforme serie, che comprendano anche l’inserimento di modelli oggettivi di valutazione dei calciatori, in modo da evitare la prassi delle plusvalenze fittizie.
Un vero e proprio sistema, come dimostra un’intercettazione inedita all’interno della quale l’ex-presidente del Cesena, Sergio Lugaresi, si confida con l’ex-numero uno della Lega Calcio di serie B, Andrea Abodi.
Mentre la procura di Torino indaga sulle operazioni di mercato della Juventus e quella di Milano sulla presunta evasione fiscale da 60 milioni di euro del procuratore Fali Ramadani, documenti e testimonianze inedite ricostruiscono le responsabilità della crisi del calcio.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione. 

10 maggio 2021

Anteprima inchieste di Report – il grande fratello cinese, smart working e babbi

In che modo sta avvenendo la supremazia cinese nel mondo e anche in Italia. Poi un servizio su come lo smart working potrebbe cambiare in meglio il mondo del lavoro, infine un aggiornamento sull'incontro tra Renzi e un dirigente dei servizi di cui si era occupata Report la scorsa settimana.

Il prezzo dell'egemonia cinese

In che modo la Cina intende diventare potenza egemone entro il 2035, prendendo il posto di America e Russia? Spionaggio di massa, infiltrazione negli organismi sovranazionali, creazione di lobby per avvicinare politici stranieri e utilizzo dei social. Sta avvenendo anche in Italia: “gli occhi del dragone si sono allungati anche verso il nostro paese e con il covid si sono allungati ancora di più” racconta Sigfrido Ranucci nell'anteprima, che parte con quelle telecamere di sorveglianza che ci osservano tutti i giorni.

Per la nostra sicurezza: sono le telecamere di fronte agli edifici pubblici, ad obiettivi sensibili per la sicurezza del nostro paese (di fronte alla del terrorismo), nelle stazioni dei treno e della metropolitana.

Col covid ci siamo abituati a passare diversi controlli biometrici dove telecamere intelligenti ci dicono se abbiamo la febbre o meno, se la mascherina è ben indossata, se abbiamo un cappello che copre troppo la fronte, un grande aiuto per prevenire l'infezione del virus.

Ma, come racconta nel servizio Giulio Valesini, il mercato della videosorveglianza è in mano a poche aziende: i nostri dati dove finiscono, potrebbero essere usati contro di noi?

“Bisogna tener conto del bilanciamento tra salute pubblica e la privacy” commenta un esperto di privacy e sicurezza intervistato dal giornalista che gli chiede se si sente sicuro da questo monitoraggio per il covid: “ assolutamente no, sono aumentate molto le telecamere e aumenteranno ancora.. ”

I più grandi player del mercato sono multinazionali cinesi: l'ordinamento giuridico cinese contempla quattro norme fondamentali che obbligano qualsia cittadino cinese a qualunque latitudine a fornire qualsivoglia genere di informazioni allo Stato, pena il carcere. Se la vogliamo dire in maniera più brutale, potenzialmente ogni cittadino cinese è una spia.

Sia sotto Trump che sotto Biden, gli Stati Uniti hanno messo al bando Hikvision (multinazionale cinese che lavora nel settore del bio-riconoscimento facciale), perché implicata in violazione dei diritti umani ma anche per ragioni di sicurezza nazionale: siti governativi o obiettivi sensibili sono ora preclusi a questa azienda.


In Italia la sorveglianza della Rai è affidata alle telecamere proprio della Hikvision (il cui controllo societario è in mano allo stato cinese): Report ha deciso di fare un esperimento con un consulente esperto un cybersecurity che è stato consulente di diverse procure.

Assieme al consulente Giulio Valesini è entrato nel sistema di videosorveglianza per capire cosa accade ai dati catturati dalle telecamere: analizzando il traffico dati dei server il consulente tracciava dei collegamenti con server cinesi.


Sotto l'amministrazione di Xi Jin Ping la Cina si è trasformata in un paese che fa della raccolta dati per l'intelligence un assett nazionale, mettendo assieme il settore industriale civile con quello industriale : Giulio Valesini racconterà la storia di una startup di Shenzhen, la Zhenhua, finita al centro di uno scandalo internazionale. Questa azienda aveva raccolto i dati su decine di migliaia di soggetti politicamente esposti in tutto il mondo, usando database specializzati come Dow Jones arricchiti con dettagli riservati e profili psicologici: tra gli italiani nella lista Matteo Renzi, Enrico Letta, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni.

E poi dirigenti delle autorità portuali, boss della malavita, industriali e loro familiari.

Qualcosa però è sfuggito di mano ed è stato analizzato da una società di cyber security australiana Internet-2.0: il CEO Robert Potter spiega al giornalista come una parte significativa dei dati tecnologici riguardava il personale militare e le navi militari, che le persone nel database raccolto venivano classificate in base a profili psicologici, categorizzati in base a cinque tipi di profilo, per esempio quanto sono disponibili, quali sono le loro vulnerabilità o come quella data persona ha ereditato una certa ideologia.

Zhenhua non può aver agito in modo indipendente dal partito comunista cinese e il governo, i loro partner avevano legami significativi col governo cinese anche perché, spiega ancora il CEO di Internet 2.0, “se in Cina qualcuno si mettese a raccogliere questi dati senza il permesso del governo finirebbe probabilmente in prigione. E la CCT Tech è fortemente coinvolta nella provincia dello Xinjiang e sviluppa molta tecnologia di riconoscimento facciale che viene poi utilizzata in quelle province”.

Utilizzata contro la minoranza degli uiguri, discriminata e sotto posta a violazione dei diritti da parte del governo di Pechino.

La scoperta di questo database potrebbe essere un avvertimento, sostiene Francesco Sisci, sinologo che lavora a Pechino: attenzione, ci stanno dicendo dalla Cina, sappiamo tante cose di voi.

Nella regione dello Xinjiang il governo cinese ha costruito diversi edifici che, visti dal satellite, hanno un aspetto simile a dei campi di concentramento: torri di avvistamento, muri attorno: secondo le autorità sarebbero istituti tecnici, ma una fuga di comunicazioni interne tra i quadri del regime ha svelato al mondo il manuale operativo per la gestione di questi campi di detenzione e il sistema di sorveglianza di massa della regione. Lo scoop è della ICIJ e rivela come i così detti centri di formazione in questa regione siano in realtà campi dove fanno il lavaggio del cervello politico:

le porte dei dormitori devono essere chiuse a doppia mandata” .. “controllare l'attività degli studenti per prevenire la fuga degli studenti durante le lezioni ” .. “risolvere i problemi ideologici e le emozioni normali degli studenti in ogni momento ” questo è scritto nei manuali operativi, frasi che hanno ben poco a vedere con l'istruzione.

Da anni il governo cinese accusa la minoranza musulmana di attentati e il programma nei centri di detenzione sarebbe il tentativo di stroncare la minaccia: “una bugia” – secondo Dolkun Isa presidente del congresso mondiale degli Uiguro - “il governo cinese sta cercando di nascondere la realtà e usano la scusa del terrorismo per la repressione degli Uiguri, il mio nome è il numero tre nella lista dei terroristi ma nella mia vita non ho mai visto una pistola vera, non ho mai visto una vera bomba, la mia bomba è solo questa penna, quella che uso per scrivere.”

Il programma di repressione nello Xinjiang ruota attorno ad un programma di riconoscimento facciale, la raccolta di dati biometrici, persino vocali che rende possibili perfino arresti preventivi come nel film Minority Report: milioni di telecamere disseminate nella regione e l'intelligenza artificiale che analizza i dati e stabilisce se sei arrabbiato, pericoloso e a quale etnia appartieni.

Cosa ne pensano di tutto questo alla Hikvsion Italia? “Noi produciamo apparati, è come se si accusasse un produttore di armi di omicidio ”

La scheda del servizio: L'OCCHIO DEL DRAGONE di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella con la collaborazione di Norma Ferrara ed Eleonora Zocca

Con la pandemia ci siamo abituati a passare numerosi controlli biometrici: le telecamere intelligenti rilevano se abbiamo la febbre, se portiamo bene la mascherina, se abbiamo un cappello che copre troppo la fronte, se siamo in gruppo o da soli davanti all’obiettivo. Si tratta di un grande aiuto a prevenire la diffusione del virus ma il mercato della videosorveglianza è in mano a poche aziende e i più grandi player del mercato sono multinazionali cinesi. Chi c'è dietro queste aziende? Dove finiscono i nostri dati? Potrebbero essere usati contro di noi? Dopo Trump e Biden una nuova guerra fredda sembra stagliarsi all'orizzonte e proprio i dati saranno il terreno di battaglia.

Intanto l'ombra di deportazioni e lavoro forzato tinge di rosso le piantagioni di cotone dello Xinjiang nell'ovest della Cina, dove decine di migliaia di uiguri, una minoranza turcofona musulmana, sono costretti da Pechino a estenuanti campagne di raccolta a mano lontano dai loro villaggi. Il Partito Comunista Cinese vuole cancellare le radici culturali delle minoranze e combattere l'estremismo e lo ha fatto imprigionando da uno a tre milioni di uiguri in campi di rieducazione che il governo definisce centri di formazione professionale. Una volta rieducati molti di questi uiguri sono spediti nelle grandi fabbriche della Cina orientale, a lavorare per i fornitori di multinazionali occidentali. Anche noi abbiamo provato a creare la nostra società di import export e ci siamo infilati nel business del cotone. Scoprendo quanto è facile camuffarne l'origine.

Un mondo del lavoro smart

Lo smart working è un'opportunità per fermare il consumo di cemento nelle grandi città, per ripopolare le cittadine della provincia, un'opportunità per i borghi turistici (è sufficiente una connessione di rete) e la possibilità per i pendolari di riconquistarsi quelle ore di tempo spese sui treni regionali (che non verranno potenziati nemmeno dal PNRR che potrebbe diventare un'occasione mancata).

La scheda del servizio: SMART WORK IN PROGRESS di Max Brod con la collaborazione di Greta Orsi

Con la pandemia tutto il mondo, Italia compresa, ha iniziato a sperimentare lo smart working. Da una parte ci sono i datori di lavoro che ci credevano ancor prima del Covid, dall'altra c'è chi, per paura dei cosiddetti "furbetti", non si fida a lasciare i lavoratori a casa. È così che cresce la richiesta, per gli investigatori privati, di spiare i dipendenti. Non tutti però sono così diffidenti. Ci sono aziende che vedono aumentare la produttività grazie allo smart working e molti dipendenti hanno iniziato a scegliere le location più disparate per la loro postazione di lavoro: addirittura le navi da crociera. Migliaia di piccoli borghi in via di spopolamento, poi, sognano di rinascere grazie al lavoro agile. Sempre che arrivi anche qui l'elemento fondamentale per lavorare da remoto: l'internet veloce.

Erano solo babbi natale..

In Italia l'informazione non è al servizio del cittadino, affinché sia informato di quanto accade nel paese e allo stesso modo non è la politica che deve essere trasparente e al servizio del paese.

No, in Italia è Report che deve spiegare come e perché è venuta in possesso del video in cui un'insegnante ha ripreso per 20 secondi l'ex presidente del consiglio Renzi assieme a Marco Mancini, dirigente del DIS (l'ente che coordina l'attività dell'Aisi e dell'Aise).

Non solo, l'atteggiamento dei partiti, con poche eccezioni, dimostra ancora una volta quale sia la loro considerazione dell'informazione: a servizio del potete, quale esso sia.

In ogni caso, questa sera i giornalisti di Report intervisteranno la signora, che darà la sua versione dei fatti. Perché dell'altra parte, siamo ancora alla storiella dei babbi di cioccolato.

Cari politici, dovete abituarvi a spiegare, a rendere conto, che siano incontri all'autogrill o voli in Arabia Saudita, tanto per parlar chiaro.

Perché questo atteggiamento, “chissà chi ha pagato Report per quel servizio” vi rende tanti simili ai grillini, quegli odiati populisti.

La scheda del servizio: Com’è andata a finire? BABBI E SPIE

Il Copasir, l’organismo bicamerale che esercita il controllo parlamentare sull'operato dei servizi segreti italiani, dopo la messa in onda di foto e video che mostravano l’incontro tra il leader di Italia Viva Matteo Renzi e lo 007 Marco Mancini, oggi dirigente del Dipartimento informazioni e sicurezza (Dis), ha deciso di approfondire. Ha convocato lo stesso direttore del Dis Gennaro Vecchione, riservandosi di procedere a ulteriori verifiche e alle audizioni degli stessi Renzi e Mancini. Report tornerà sulla vicenda con informazioni esclusive.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.