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28 dicembre 2017

Finito un Gentiloni se ne farà un altro?

Doveva essere solo un intermezzo tra la batosta del referendum e le elezioni da rinviare (per evitare altre batoste), invece il presidente del Consiglio Gentiloni è diventato quasi una sicurezza.
Non solo è durato, ma potremmo anche ritrovarlo a capo del prossimo governo delle larghe intese.
Che, probabilmente, proseguirà nel cammino intrapreso nel 2013 con Letta per le famose riforme della Costituzione, per rendere il paese più efficiente, perché "la sicurezza nazionale viene messa a rischio da un sistema che rallenta le implementazione delle decisioni".
Così parla il ministro Calenda, che pure ha dimostrato di saper e voler risolvere i problemi (come in Sardegna, nella vicenda Alcoa).
Peccato che parli come un manager e che, invocando la Costituente si dimentichi che la Costituente del 1946 fu votata dagli italiani. Furono gli elettori che scelsero i costituenti, le migliori menti del paese, non i saggi scelti da re Giorgio.

La Costituzione è uno strumento per frenare il potere dei sovrani e (in seconda battuta) dell'esecutivo.
A questo servono le Costituzioni.
L'impressione che ho quando sento parlare di nuova costituente, riforma della Costituzione, è che si voglia in realtà trasformare il modello da parlamentare a ultra presidenziale, senza nemmeno i contrappesi.
Governare senza dover rispondere a nulla, nemmeno agli elettori che firmano una cambiale in bianco e che non hanno diritto a ficcare il naso nelle scelte (tipo la nomina di persona condannate o invischiate nei fatti di Genova) o nei capitoli di spesa.

Sento parlare in questo momento Gentiloni che, dopo aver ricordato ai giornalisti la situazione in Italia, migliorata in questi ultimi anni e auspicandosi che la prossima campagna elettorale non sia basata sulle prossime promesse o sulla paura.
Ma, purtroppo, è quello che è successo l'anno scorso.
E' quello che succede oggi quando si parla di lavoro, crescita del PIL, della fiducia. 
Dalle promesse di Berlusconi sul reddito di dignità, alle promesse di Di Maio che parla di 50 miliardi da trovare tagliando gli sprechi per una banca pubblica di investimenti.
Cosa succederà dopo marzo?
La soluzione Gentiloni bis è molto più probabile e lo diventa sempre di più ogni volta che viene smentita.
E ci ritroveremo nuovamente nella situazione della primavera 2013.
Con alcune leggi sui diritti civili in più, con delle leggi che sarebbero servite in meno (una vera legge contro la corruzione, una legge sul conflitto di interessi) e con delle riforme sul groppone che ci dovremo tenere (e che hanno causato forti tensioni sociali).
Il lavoro, la scuola, il welfare, il meccanismo dei sussidi.
E, probabilmente, una futura missione militare in Niger, sul tema dell'immigrazione dai paesi africani verso l'Europa.
Senza capire che l'unica soluzione e creare condizioni affinché la gente non abbandoni la propria terra, non creare lager o solo controlli alle frontiere.

27 dicembre 2017

La Costituzione incompiuta

Non fa in tempo a concludersi questa legislatura, con tutti gli strascichi per le leggi non approvate (lo ius culturae) e per quelle approvate (il jobs act da cui non si tornerà indietro anche se si è dimostrato inefficace), che già si parla di nuova costituente.
La proposta arriva dal ministro Calenda: la nostra Costituzione (che festeggia i 70 anni dalla sua firma) non è intoccabile e in essa sono presenti tutti gli strumenti e i modi per cambiarla.
Ma il problema principale è l'inattuazione dei suoi principi: i principi di uguaglianza e di libertà, che per molti italiani prossimi alla soglia di povertà sono un miraggio.
Il diritto alle cure e ad una istruzione fino ai massimi livelli per i meritevoli.
La contribuzione al fisco, proporzionale alla capacità contributiva del singolo: questo è scritto all'articolo 53, principi che stridono nel paese dell'evasione e dell'elusione fiscale.

Ecco, sentir parlare nuovamente di costituente con queste premesse, da un ministro di un governo che ha presentato la sua riforma costituzionale, bocciata, preoccupa.

Sul Fatto Quotidiano il magistrato Paolo Maddalena ci parla dei principi su cui si basa la nostra carta costituzionale

Il miracolo della Costituzione e la nostra dignità di cittadiniPesi e contrappesi - Senza “eguaglianza” e “solidarietà” la “libertà” non basta alla democrazia. Ecco perché oggi la Carta va attuata
 
La Costituzione ha settanta anni. E tutto quello che c’è stato di buono lo si deve a Lei. L’Italia usciva sconfitta dalla seconda guerra mondiale, che aveva distrutto tutto: case, ferrovie, ponti, fabbriche, strade e chi più ne ha più ne metta, con gli spietati bombardamenti a tappeto degli anglo americani (detti “gli alleati”, non nostri, evidentemente, ma tra loro).
Ma per fortuna essa non riuscì a distruggere le possenti intelligenze dei nostri Padri costituenti, i quali compirono un vero miracolo (che gli incolti della cultura chiamano “compromesso”), ma che in realtà fu una “fusione” di tre principi che non possono vivere l’uno disgiunto dall’altro: la “libertà” (rappresentata dalle forze liberali), l’ “eguaglianza” (rappresentate dai social comunisti), la “solidarietà” (rappresentata dai democristiani). E fu così che davvero divenne possibile porre le basi di una solida democrazia fondata sul lavoro. L’assurda pretesa di fondare la democrazia sulla “libertà” è un controsenso, poiché una libertà senza “eguaglianza” e senza “solidarietà” sfocia inevitabilmente nella dittatura di pochi e nella schiavitù di tutti. Chi lo nega è semplicemente accecato dalla teoria sopraffattrice del neoliberismo, che fu introdotta in Italia con un libro di un modesto economista della Scuola di Chicago, Milton Friedman, tal titolo Storia della moneta americana dal 1867 al 1960, e che ebbe grande successo in Cile, che Pinochet ridusse alla miseria, poi nell’Inghilterra della Thacher e infine negli Stati Uniti di Reagan e di Clinton.
Ora prospera felicemente anche in Cina, dopo che Eltsin ha avuto la dabbenaggine di regalare a una novantina di famiglie borghesi l’intero patrimonio mobiliare e immobiliare del Popolo russo. Questa teoria predica la “diseguaglianza”, la “forte competitività” e il “predominio di pochi su tutti”. Essa non tiene conto del fatto che l’economia non è una scienza esatta, come ad esempio, la fisica, alla quale possono agevolmente applicarsi modelli matematici. L’economia è un sistema ideato dall’uomo e la storia degli ultimi anni ci dice che finché, ispirandoci alla nostra Costituzione repubblicana, abbiamo seguito la teoria keinesiana – che vuole la redistribuzione della ricchezza, la valutazione del lavoro e l’intervento dello Stato, cioè del Popolo, nell’economia – abbiamo avuto trenta anni di benessere, sfociati nel “miracolo economico italiano”.
I guai sono cominciati quando ci siamo ispirati ai Trattati Europei fondati, in gran parte, su principi neoliberisti. Così siamo diventati tutti poveri, mentre pochi ricchi si sono posti al comando dell’intera umanità. Chi ha ancora il lume della ragione sa che non abbiamo altra via da seguire, se non quella, ben sperimentata, della Costituzione. Oramai lo diciamo in molti: chi vuole la “dignità” dell’uomo e il suo benessere, deve chiedere una sola cosa: che essa sia attuata! I Soloni del momento sono avvertiti.

27 marzo 2017

Democrazia 2.0

Settimana scorsa eravamo tutti Voltaire, indignati per l'atteggiamento del sindaco di Napoli De Magistris che aveva cercato di bloccare il comizio di Salvini al museo del mare.
Anche uno come Salvini ha il diritto di parlare, viva la libertà di espressione.

Passa una settimana e invece siamo qui a congratularci col ministro Minniti perché sabato, per le manifestazioni pro e contro l'Europa (per l'anniversario sui Trattati di Roma), non ci sono stati scontri né altre devastazioni.
Merito degli arresti preventivi della polizia che, come ha spiegato il Questore "L'attività preventiva ha funzionato .. Abbiamo verificato non solo i precedenti penali, ma anche l'orientamento ideologico. Non tutte le persone fermate sono state allontanate".

Suona molto male, questa frase.
Forse erano tutti delinquenti, quelli fermati. Forse erano in procinto di armarsi con le spranghe sequestate e mettere a ferro e fuoco la città, come avevano scritto in tanti nei giorni precedenti.
Ma l'orientamento ideologico come indicatore di presunta colpevolezza fa pensare male.

Come è andato poi l'incontro dei leader europei? Tutti contenti per l'operato del ministro e tutti contenti per le dichiarazioni vuore e inutili dei presidenti europei, di Tusk, di Juncker.
Non una parola sui migranti, sui muri, sulle dichiarazioni di Dijsselbloem, sui partiti di estrema destra che stanno crescendo e su come questi condizionino l'agenda politica di un'Europa che, a parole deve essere unita ma anche a più velocità (e noi a che velocità andremo?).

E' la democrazia 2.0, questa?

A proposito: sono (siamo) tutti allarmati per populismi e populisti.
Come Trump.
I primi mesi della sua amministrazione ci hanno insegnato una cosa: a salvarci dai populisti e dai loro abusi è la Costituzione e il bilanciamento dei poteri.
Come in America.
E lo stesso vale in Italia.
A futura memoria per quanti pensano di poter modificare la costituzione a colpi di maggioranza.

03 agosto 2016

Without representation

Il governo si appresta a dare l'ok all'ingresso in guerra contro l'Isis in Libia, schierandosi dalla parte del governatore Serraj. Il ministro Gentiloni fa sapere che se chi chiederanno le basi di Aviano e Sigonella daremo l'ok.
Il Parlamento, ovvero i nostri rappresentanti (per modo di dire) verrà avvisato e potrà votare.

Il ministro Delrio ha lanciato la proposta ai sindaci targati PD per creare i comitati del SI (oltre a quelli di Verdini). E i cittadini di quei comuni, magari pure elettori PD che volessero votare no? 

Come ai bei tempi di B. (e diversamente da quanto aveva promesso), la Rai rimane saldamente nelle mani dei partiti, anzi, dell'esecutivo.
Le ultime (proposte di) nomine, in vista della lunga campagna elettorale per il referendum, hanno portato alla sostituzione del direttore del TG3 Berlinguer (e qualche altro direttore, come foglia di fico). E gli spettatori non renziani (non ancora)? No representation.

A proposito di referendum sulla Costituzione, ieri all'improvviso è stata ritirata fuori dal presidente del Consiglio in risposta alle frasi oltraggiose del presidente turco Erdogan: prima ha minacciato di far saltare l'accordo con l'Europa sui profughi, per la questione dei visti. Poi ha minacciato l'Italia di ritorsioni, per l'inchiesta che coinvolge il figlio Bilal, vicenda partita dalla tangentopoli del Bosforo.
Inchiesta insabbiata grazie all'allontanamento dei magistrati.
"I pm italiani rispondono alla Costituzione" dice. La stessa Costituzione che è stata riscritta in peggio dallo stesso governo.

I magistrati rispondono alla Costituzione e non all'esecutivo. A meno che non si occupino di Tempa rossa, dell'Ilva, di Fincantieri, degli ulivi pugliesi, dei guai della famiglia Alfano, di mafia e politica, di trattativa stato mafia. In quel caso devono rispondere ad altri interessi, ad altre ragioni.
E le vittime della mafia, i lucani e i rischi ambientali dell'oleodotto della Total, la salute dei tarantini ...?

No taxation without representation era il motto dei ribelli (agli occhi degli inglesi) americani.
E riguardo alla rappresentazione dei cittadini italiani come siamo messi?

26 aprile 2016

Sempre tempo di resistenza

Caro signor presidente della Repubblica, sappiamo bene noi che è sempre tempo di resistenza.
Perché la nostra stessa Costituzione lo prevede: "L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro", che non è il posto di lavoro ma si intende lavoro quotidiano delle persone che sono stimolate a partecipare alla cosa pubblica, ad interessarsi alla politica.
Perché in questi anni abbiamo visto e vissuto e resistito ai tanti, troppi tentativi di sovvertire i principi costituzionali.
La legge uguale per tutti, con le leggi ad personam di B. (che il centro sinistra ha subito) per sfuggire dai processi.
La dignità del lavoro e della retribuzione, principio messo in crisi dalle riforme del lavoro targate Monti, Renzi: il boom dei voucher, gli sgravi usati per drogare le assunzioni da usare poi nella perenne campagna elettorale.
La scuola libera, laica e per tutti: come per la giustizia, ogni governo ha messo mano a suo modo alla scuola. Promettendo tanto (la meritocrazia, la fine dei baroni, l'eccellenza) e mantenendo poco: le scuole pubbliche ancora mancano di insegnanti, di mezzi, parte di queste non sono a norma e le assunzioni dei precari avvengono perché lo chiede l'Europa.

E' sempre tempo di resistenza nei confronti del potere che accentra, che monopolizza l'informazione, che la distorce, che spinge i cittadini ad essere spettatori silenti che possono al limite mettere un like, non persone in grado di maturare ed esprimere una loro opinione e chiedere conto all'eletto. O al non eletto.
Cittadini silenti, senza microfono e senza diritti.
La dignità sul posto di lavoro, la sicurezza nei confronti della criminalità, la tutela della loro salute.

Servirà a poco la nostra Resistenza? Forse, oggi i governi vengono abbattuti dallo spread, non hanno più bisogno (e nemmeno lo cercano) il voto popolare, il sostegno dell'elettore. Sono passati anni e ancora sentiamo le solite sciocchezze su giustizialismo, garantismo, barbarie delle intercettazioni.
Come se i cittadini che non hanno giustizia perché i processi finiscono in prescrizione (migliaia ogni anno) non fossero anche loro vittime di mala giustizia.

Il presidente Mattarella, per il 25 aprile, ha citato la lettera di un partigiano che, prima di essere fucilato, ha trovato la lucidità di scrivere agli amici, ricordando che alla tragedia della guerra civile si è arrivati per colpa della generazione che, negli anni del fascismo, non ha voluto occuparsi di politica.
Delegando tutto al regime, al dittatore.

Ho trovato la lettera di Giacomo Ulivi, studente universitario di 19 anni, fucilato a Modena nel 1944: la lettera è lunga, e si sente che è stata scritta di getto, ma alcuni valgono ancora oggi come un monito per noi, che viviamo in una democrazia.
Cari amici,vi vorrei confessare innanzi tutto, che tre volte ho strappato e scritto questa lettera. L’avevo iniziata con uno sguardo in giro, con un sincero rimpianto per le rovine che ci circondano, ma, nel passare da questo argomento di cui desidero parlarvi, temevo di apparire “falso”, di inzuccherare con un patetico preambolo una pillola propagandistica.E questa parola temo come un’offesa immeritata: non si tratta di propaganda ma di un esame che vorrei fare con voi.Invece dobbiamo guardare ed esaminare insieme: che cosa? Noi stessi. Per abituarci a vedere in noi la parte di responsabilità che abbiamo dei nostri mali. Per riconoscere quanto da parte nostra si è fatto, per giungere ove siamo giunti. Non voglio sembrarvi un Savanarola che richiami il flagello. Vorrei che con me conveniste quanto ci sentiamo impreparati, e gravati di recenti errori, e pensassimo al fatto che tutto noi dobbiamo rifare. Tutto dalle case alle ferrovie, dai porti alle centrali elettriche, dall'industria ai campi di grano. Ma soprattutto, vedete, dobbiamo fare noi stessi: è la premessa  per tutto il resto. 
Mi chiederete: perché rifare noi stessi, in che senso? Ecco per esempio, quanti di noi sperano nella fine di questi casi tremendi, per iniziare una laboriosa e quieta vita,dedicata alla famiglia e al lavoro? Benissimo: è un sentimento generale, diffuso e soddisfacente. Ma, credo, lavorare non basterà; e nel desiderio invincibile di “quiete”, anche se laboriosa è il segno dell’errore. Perché in questo bisogno di quiete è il tentativo di allontanarsi il più possibile da ogni manifestazione politica. È il tremendo, il più terribile, credetemi, risultato di un’opera di diseducazione ventennale, di diseducazione o di educazione negativa, che martellando per vent’anni da ogni lato è riuscita ad inchiodare in molti di noi dei pregiudizi. Fondamentale quello della “sporcizia” della politica, che mi sembra sia stato ispirato per due vie. Tutti i giorni ci hanno detto che la politica è un lavoro di “specialisti”.Duro lavoro, che ha le sue esigenze: e queste esigenze, come ogni giorno si vedeva, erano stranamente consimili a quelle che stanno alla base dell’opera di qualunque ladro e grassatore. Teoria pratica co e pratica concorsero a distoglierci e ad allontanarci da ogni attività politica. Comodo, eh? Lasciate fare a chi può e deve; voi lavorate e credete, questo dicevano: e quello che facevano lo vediamo ora, che nella vita politica – se vita politica vuol dire soprattutto diretta partecipazione ai casi nostri – ci siamo stati scaraventati dagli eventi. Qui sta la nostra colpa, io credo: come mai, noi italiani, con tanti secoli di esperienza, usciti da un meraviglioso processo di liberazione, in cui non altri che i nostri nonni dettero prova di qualità uniche in Europa, di un attaccamento alla cosa pubblica, il che vuol dire a se stessi, senza esempio forse, abbiamo abdicato, lasciato ogni diritto, di fronte a qualche vacua, rimbombante parola? che cosa abbiamo creduto? creduto grazie al cielo niente ma in ogni modo ci siamo lasciati strappare di mano tutto, da una minoranza inadeguata, moralmente e intellettualmente.
Questa ci ha depredato, buttato in un’avventura senza fine; è questo è il lato più “roseo”, io credo: Il brutto è che le parole e gli atti di quella minoranza hannointaccato la posizione morale; la mentalità di molti di noi. Credetemi, la “cosa pubblica” è noi stessi: ciò che ci lega ad essa non è un luogo comune, una parola grossa e vuota, come “patriottismo” o amore per la madre in lacrime e in catene vi chiama, visioni barocche, anche se lievito meraviglioso di altre generazioni. Noi siamo falsi con noi stessi, ma non dimentichiamo noi stessi, in una leggerezza tremenda. Al di là di ogni retorica, constatiamo come la cosa pubblica sia noi stessi, la nostra famiglia, il nostro lavoro, il nostro mondo, insomma, che ogni sua sciagura è sciagura nostra, come ora soffriamo per l’estrema miseria in cui il nostro paese è caduto: se lo avessimo sempre tenuto presente, come sarebbe successi questo L’egoismo – ci dispiace sentire questa parola- è come una doccia fredda, vero?
Sempre tutte le pillole ci sono state propinate col dolce intorno; tutto è stato ammantato di rettorica; Facciamoci forza, impariamo a sentire l’amaro; non dobbiamo celarlocon un paravento ideale, perché nell’ombra si dilati indisturbato. E’ meglio metterlo alla luce del sole, confessarlo, nudo scoperto, esposto agli sguardi:vedrete che sarà meno prepotente. L’egoismo, dicevamo, l’interesse, ha tanta parte in quello che facciamo: tante volte si confonde con l’ideale. Ma diventa dannoso, condannabile, maledetto, proprio quando è cieco, inintelligente. Soprattutto quando è celato. E, se ragioniamo, il nostri interesse è e quello della “cosa pubblica”, insomma, finiscono per coincidere. Appunto per questo dobbiamo curarla direttamente, personalmente, come il nostro lavoro più delicato e importante. Perché da questo dipendono tutti gli altri, me condizioni di tutti gli altri. Se non ci appassionassimo a questo, se noi non lo trattiamo a fondo, specialmente oggi, quella ripresa che speriamo,a cui tenacemente ci attacchiamo, sarà impossibile. Per questo dobbiamo prepararci. Può anche bastare, sapete, che con calma, cominciamo a guardare innoi, e ad esprimere desideri. Come vorremmo vivere, domani? No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere!Ricordate, siete uomini, avete il dovere se il vostro istinto non vi spinge ad esercitare il diritto, di badare ai vostri interessi, di badare a quelli dei vostri figli, deivostri cari. Avete mai pensato che nei prossimi mesi si deciderà il destino del nostro Paese, di noi stessi: quale peso decisivo avrà la nostra volontà se sapremo farlw valere; che nostra sarà la responsabilità, se andremo incontro ad un pericolo negativo? Bisognerà fare molto. Provate a chiedevi in giorno, quale stato, per l’idea che avete voi stessi della vera vita, vi pare ben ordinato: per questo informatevi a giudizi obbiettivi. Se credete nella libertà democratica, in cui nei limiti della costituzione, voi stessi potreste indirizzare la cosa pubblica, oppure aspettare una nuova concezione, più equalitaria della vita e della proprirela proprietà. E se accettate la prima soluzione, desiderate che la facoltà di eleggere, per esempio sia di tutti, in modo che il corpo eletto sia espressione diretta e genuina del nostro Paese, o restringerla ai più preparati oggi, per giungere ad u progressivo allargamento? Questo ed altro dovete chiedervi. Dovete convincervi, e prepararvi aconvincere, non a sopraffare gli altri, ma neppure a rinunciare. Oggi bisogna combattere contro l’oppressore. Questo è il primo dovere per noi tutti: ma è bene prepararsi a risolvere quei problemi in modo duraturo, e che eviti il risorgere di essi ed il ripetersi di tutto quanto si è abbattuto su di noi.Termino questa lunga lettera un po’ confusa, lo so, ma spontanea, scusandomi ed augurandoci buon lavoro.

17 febbraio 2015

Il giudice Maddalena e le riforme costituzionali

Salvatore Cannavò intervista il giudice Marcello Maddalena sulle riforme costituzionali 
Il giurista Paolo Maddalena“Riforme sballate, lo Statuto albertino era meglio”di Salvatore CannavòL’ex giudice costituzionale Paolo Maddalena quando sente parlare delle riforme di Matteo Renzi a stento trattiene l’indignazione anche se sui fatti avvenuti in Parlamento non vuole esprimere giudizi: “Secondo me le cose devono andare secondo le regole. Non mi occupo di quanto avvenuto”.Ma sul contenuto delle riforme del governo ha un’idea precisa?Certo, a condizione che le guardiamo nel loro insieme, comprese quelle economiche. Io, ad esempio, sono rimasto sconcertato dallo “sblocca Italia”.Perché?Perché capovolge i valori. La Costituzione pone in primo piano la persona umana. Ma nell’articolo 1 di questa “riforma” si dice che nel caso in cui i rappresentanti degli interessi ambientali, artistici o storici o dell’incolumità pubblica non convengono sulla costruzione dell’opera decide il commissario entro dieci giorni. Perseguire l’opera diventa più importante dell'incolumità pubblica. Uno scadimento totale della nostra capacità di autogoverno, visto che governano i cittadini e questi hanno un dovere di resistenza.Che tipo di resistenza?Sul piano amministrativo, secondo l’articolo 118 della Costituzione, svolgono attività di interesse generale. E i portatori di interessi diffusi, della salute, dell'incolumità pubblica, del paesaggio, sono legittimati a prendere parte dei procedimenti amministrativi e l’amministrazione ha l'obbligo di tenerne conto.Il suo giudizio su atti significativi del governo è piuttosto netto.Su questi punti ho un vero groppo alla gola, perché vedere le conquiste ambientali stravolte e calpestate mi sembra molto grave. Così come sull’economia. Il governo e la Bce finanziano imprese e banche. All’orizzonte si profila un accordo internazionale, il Ttip, che sottrae gli operatori economici e commerciali alle giurisdizioni internazionali. In ossequio al liberismo degli anni 30 rifiutato da Roosevelt che, giustamente , seguì i consigli di Keynes.C’è un filo che lega tutto questo alle riforme costituzionali?Sì, c’è un’idea di neoliberismo da applicare in relazione alla globalizzazione internazionale. E che si traduce anche nelle restrizioni democratiche.Considera un errore l’abolizione del Senato?Siamo d’accordo che il bicameralismo perfetto fosse eccessivo ma bastava ridurre il numero dei senatori e il numero delle materie da sottoporre al Senato. Invece, si realizza una struttura composta da nominati. Ma nominati da chi? I nominati, in realtà, sono nominati da “intrallazzi” con accordi trasversali che incrementano il malcostume. Meglio, allora, lo Statuto albertino che poneva la nomina in capo al Re. C’era addirittura un rappresentante dei diritti. La riforma, a mio avviso, è sballata.Cosa pensa della legge elettorale?Anche in questo caso non si capisce cosa sia: è quella di Berlusconi, è il Porcellum o altro? A questo punto sarebbe meglio il Mattarellum. Ha una logica e assicura l’alternanza. Altra cosa grave è l’innalzamento del numero delle firme in materia di referendum e di legge di iniziativa popolare.Cosa bisognerebbe fare?Mettere le cose a posto. Innanzitutto, eliminare Berlusconi dalla vita politica italiana. Non perdonerò mai a Renzi di essersi messo d'accordo con colui che ha portato l’Italia alla rovina. Non dimentichiamoci che è lui ad aver firmato il Fiscal compact.E anche in questo caso lei invoca il diritto di resistenza?Certamente. Bisognerebbe, infatti, distinguere tra il “potere di revisione” della Costituzione e il “potere costituente”. Oggi non siamo in presenza di una semplice revisione, ma vengono intaccati i principi costituzionali con un potere costituente che in realtà non si ha. Ci sarebbe quindi tutta la possibilità di impugnare e prendere posizione contro una riforma tutta sbagliata. La Corte costituzionale ha i poteri di abrogare leggi costituzionali se queste sono andate oltre il potere di revisione e hanno invaso il potere costituente. Così come ha anche la possibilità di annullare provvedimenti conseguenti alle decisioni della Troika se questi violano i diritti fondamentali del popolo italiano: la vita, la salute, il lavoro.Secondo lei, il presidente della Repubblica può e deve fare qualcosa?Il presidente Mattarella è stata la scelta migliore che si potesse fare. Un uomo straordinario, dalle doti eccezionali. Lui sa sicuramente cosa fare.

13 ottobre 2013

Voi non siete adatti


In piazza ieri a Roma c'era un popolo, accusato di voler fare partito. Nei palazzi i partiti di governo (e anche la finte opposizioni) arroccati in posizioni di difesa.

In piazza la vera volontà di riformare il paese, nel palazzo la sola volontà di mantenere privilegi e potere. Parlano di riforme della Costituzione (che non permette più ai politici di governare), ma sono solo dei conservatori.
In piazza movimenti (“No Tav”, “acqua bene comune”, “se non ora quando”), pezzi di sindacati, pezzi di partiti (quelli non rimasti al chiuso nelle loro stanze), qualche giornale che ha seguito e organizzato la manifestazione, organizzazioni come Libera e persone come Zagrebelsky e Rodotà.

Nel palazzo, i partiti della maggioranza di un governo: maggioranza ricattata dalle volontà del leader di uno di questi. Ricatti che condizionano la linea dell'esecutivo: Imu, niente patrimoniale, si torna a parlare di indulto. Provvedimento che non risolverà in modo definitivo il problema del sovraffollamento nelle carceri ma solo quello di qualche condannato eccellente.
La prova è che comunque non si discute di aprire nuove carcere, depenalizzare reati (come la Bossi Fini).
Poi ci sono le finte discussione sui finanziamenti ai partiti e sulla legge elettorale. Le finte polemiche sulle norme per l'immigrazione (Letta vuole abolire la Bossi Fini? Lo faccia).




Chi tira in ballo la P2 è un somaro patentato, ci dice Panebianco sulle pagine del corriere. Sono più di 400 mila lepersone che hanno visto, in questo tentativo di riforma della Costituzione, fatto stravolgendo le norme di modifica pure previste in essa, un tentativo di rimettere in pista le idee di Gelli e della P2.
Tutti somari ovviamente.
Attenzione: la domanda di Zagrebelsky rimane valida. Se questa Costituzione è inadatta a governare, voi lo siete? 

12 ottobre 2013

Lo Stato siamo noi

Questa mattina, alla cassa di un negozio di abbigliamento mi è stato chiesto se volevo finanziare con un euro “Save the children”.
Entrando in un centro commerciale, c'era un banchetto dove dei volontari offrivano sacchetti di mele per la ricerca sulla sclerosi multipla.
Infine, alla cassa del centro commerciale ho ritirato i bollini per la scuola: un'iniziativa di una catena di supermercati, per aiutare le scuole locali nell'acquisto di beni.

Ecco perché è importante la manifestazione di oggi, con la Fiom Libera Zagrebelsky, Rodotà , a Roma, a difesa della Costituzione, “via maestra” per salvare questa democrazia un po' malandata.
Perché ormai stiamo delegando alla carità dei singoli, alcune pezzi di stato: la scuola pubblica, la sanità e la ricerca sulle cure per le malattie. Così come anche un pezzo di Welfare: Save the children è ora in Sicilia per aiutare i profughi che sono sbarcati a Lampedusa dopo aver attraversato il canale su barconi.

Oggi dobbiamo far sentire la nostra voce perché lo Stato siamo noi e questo Stato si appoggia su una Costituzione in parte disapplicata: scuola pubblica, diritto alla salute, tutela dei più deboli.
Sono tutti diritti che ci appartengono: quanti oggi parlano di riforma della Costituzione, per renderla più moderna, non intendono affatto applicare e rendere esecutivi questi principi.

Non solo, l'obiettivo vero di questa anomala maggioranza, che non ha avuto mandato di fare alcuna riforma dagli elettori (e che forse non è nemmeno rappresentativa della maggioranza degli italiani) è quello di arrivare ad un modello di repubblica presidenziale. Rendendo legittimo quanto è successo nella politica in questi ultimi 2 anni.

Un parlamento esautorato e un esecutivo debole che ogni volta si nasconda: una volta dietro le emergenze, un'altra volta dietro le larghe intese.

Grado zero della politica, diceva l'altra sera a Servizio pubblico il professore Rodotà.
Una politica che oggi ha il volto sereno e tranquillizzante di Enrico Letta.
Meno astero di quello del professore Monti.



Ma non cambia la sostanza dietro: la politica in atto è sempre la stessa, far ricadere il peso della crisi sui ceti deboli. Si taglia il welfare, la rivalutazione delle pensioni, i diritti di chi lavora, si rincarano le tasse locali e diminuiscono i trasferimenti agli enti locali. Il che significa che regioni e comuni potranno offrire meno servizi.

E, dall'altra parte, via l'Imu anche per i ricchi, non si parla né di patrimoniale né di toccare stipendi d'oro e pensioni d'oro.
Per rientrare nei parametri imposti (e dai nostri governi accettati) dall'Europa, oggi Letta propone la svendita dei beni pubblici. Castelli, isole, caserme, ville.
Sono nostri beni, beni che lo stato dovrebbe saper gestire e far fruttare, possibilmente.
E invece, piuttosto che intaccare la ricchezza privata, si preferisce toccare il bene comune: Tommaso Montanari oggi sul Fatto quotidiano cita Ugo Mattei quando scrisse: “In Italia il maggiordomo (la maggioranza del momento) ha il potere di vendere il patrimonio di famiglia (appartenente alla collettività dei cittadini) trasferendolo sottocosto ad attori privati amici e compensando profumatamente le banche d'affari che gestiscono tali 'cartolarizzazioni' Questo vero e proprio saccheggio è stato esercitato in modo bipartisan da governi tecnici e riformisti, tutti preda senza alcuna distinzione degli stessi poteri forti di cui gran parte dei ministri è consulente, o comunque, a libro paga”.
La Costituzione è la via maestra: non possiamo delegarne la riforma a “saggi” e politici , gli stessi che hanno portato il paese in questa condizione (e chi siano molti di questi saggi lo dice anche l'inchiesta di Bari sui concorsi).
Non è cosa da poco andare in deroga all'art 138 (che stabilisce le regole per la riforma della Carta): sarebbe un precedente che poi verrebbe applicato dal prossimo “illuminato riformista” che intende piegare lo Stato ai suoi interessi.
O dei suoi amici. O patrioti.  

12 settembre 2013

Chi ha paura della Costituzione?

Ho letto l'articolo di Ainis "Chi ha paura delle riforme".
Non sono del tutto d'accordo ma accetto le sue considerazioni a difesa dell'iter parlamentare che accelera le riforme costituzionali.
Ma gli ribalto la domanda: chi ha paura della Costituzione, ovvero della sua completa applicazione?

Lavoro, tutele, diritti, abbattimento delle barriere che ostacolano l'emancipazione dell'individuo.
Perché è questo il punto.
E' vero che alla fine deciderà il Parlamento. Ma questo è un parlamento sotto ricatto (dei mercato, delle larghe intese, di Napolitano) di nominati.
E al referendum immagino che molti italiani voteranno come diranno le televisioni.
Appunto.

Vogliamo riformare la Costituzione (ed è giusto, ad esempio, per togliere il bicameralismo perfetto). Ma non sappiamo nemmeno applicare l'articolo 3, quello che recita che la legge è uguale per tutti.
E dunque, ripeto, chi ha paura della Costituzione?


Sono stanco di sentirmi ripetere che chi si oppone alla riforma dell'art 138 è ostile al cambiamento.
In un paese dove si chiedono sacrifici a molti, ma non si riescono a tagliare nemmeno le pensioni d'oro (e si nomina un pluri pensionato d'oro alla corte costituzionale).

10 luglio 2013

Quanta fretta, ma dove corri ..

Dopo aver passato primo grado e appello, al processo Mediaset e alla condanna definitiva per evasione di B. manca solo la Cassazione.
Ma il reato si prescrive a settembre.
E ieri allora il processo è stato assegnato alla corte feriale per il 30 luglio.
Quanta fretta, dicono i berluscones, allora è proprio vero che ce l'avete con lui!
Forse i pm hanno applicato l'antico adagio di Pertini, “a brigante ...”.
Ma non era il PDL che aveva presentato il DL sul processo breve?

Ma tanto avrà qualcuno che comunque vada, lo difenderà.
Sentivo ieri pomeriggio Ival Scalfarotto (PD) intervistato da Radio Popolare sulla questione dell'ineleggibilità.
Se per vent'anni è stato eletto, non vedo dove sia il problema … la risposta serafica.
Come a dire, se per anni si è evaso, non vedo perché dovremmo cambiare politica.
Se per anni si è fatto un patto con la mafia …

Quello della magistratura è un golpe?
O forse lo è quello che sta avvenendo al Senato, dove verrà votato il DDL per modificare l'articolo 138 della Costituzione, e per stravolgerla a colpi di maggioranza, senzache il Parlamento possa decidere (Ingroia, cita il piano di Gelli e della P2).

Ma vi rendete conto che continuando a inseguire i problemi di B. l'Italia scivola indietro nel rating delle agenzie (S&P, l'ultima che ci colloca proprio sopra i titoli spazzatura), in quelle sull'occupazione, sul livello di corruzione percepita, sulla libertà di informazione (vedi caso RCS e la battaglia per il controllo del Corriere)?

16 giugno 2013

Il governo e l'importanza dell'opposizione





Non basta un governo del fare (un termine già sentito) che fa decreti del fare per cercare di uscire dalla crisi. Serve anche una opposizione che controlli quello che esce dalle stanze dell'esecutivo, dai consigli dei ministri, dalle stanze dei saggi e dei 40 che cambieranno la Costituzione con una procedura speciale ai limiti della Costituzione.

Chi gli ha dato il mandato per riformare la Costituzione? Chi controllerà il loro lavoro? Il parlamento che è stato esautorato (e potrà prendere la riforma così, prendere o lasciare)? Il presidente della Repubblica, artefice di questi colpetti a norme e procedure, che prima ha imposto Monti e ora Letta?

Serve una opposizione concreta del M5S: visto che abbiamo bisogno di voi, imparate a gestire meglio gli scontri interni. Giornali e telegiornali riportano solo notizie di epurazioni, senatori da cacciare, deputati che stanno formando la fronda per formare un'altra maggioranza. Delle vostre proposte,delle cose che avete fatto. Aver rinunciato ai 42 milioni di rimborsi, aver dichiarato chiaramente la loro intenzione di voto sull'ineleggibilità di Berlusconi, hanno fatto approvare una mozione per cui chi avanza crediti dallo Stato può scalarli dalle cartelle esattoriali. Tutti vogliono cambiare la legge elettorale, ma solo loro hanno concretamente proposto l'abrogazione del porcellum per tornare al mattarellum.

E ora che arriva il decreto del fare, chi si permetterà di criticare, o migliorare questa legge che, almeno nel nome e nel modo in cui viene raccontata nei TG, sembra che arrivi dritta dritta dal governo del tecnici?
I soldi per le imprese li mette la Cdp o vengono garantiti dallo stato, ma ancora non si sono trovate le risorse per Imu (che forse verrà rimodulata) e per evitare l'aumento dell'Iva.
Si svuotano le carceri per i detenuti con pene fino a 6 anni, in pochi dicono che questo riguarderà 4000 detenuti (massimo), mentre nelle carceri abbiamo un esubero di ben 20000 persone. Come a dire che questa proposta non risolverà il problema in generale, ma sarà una soluzione gradita a qualcuno.

E mentre si fa il governo del fare, si rinforzano le zone rosse attorno ai cantieri dell'inutile TAV in Val di Susa, su cui ancora, nonostante il M5S, non si riesce a discutere in aula. Si comprano altri F35.
La Fiat fa quello che vuole a Pomigliano (imponendo turni straordinari, con gente a casa).
Un prefetto, ex numero due dell'Aisi (i servizi segreti) si è portato i soldi in Svizzera ed era pure in contatto con la ndrangheta.

Le delocalizzazioni vanno avanti senza che nessuno dica niente.
Ancora non abbiamo il reato di tortura e si continuano a picchiare, violentare  ammazzare mogli, fidanzate, compagne, ogni giorno, ogni ora.

Potremmo togliere la ex Cirielli, che ammazza i processi con santa prescrizione, aumentare le pene per il femminicidio, rinviare il progetto in Val di Susa in attesa di un progetto economico serio, cancellare il piano sui caccia F35, una seria legge anticorruzione, il ripristino del falso in bilancio .. tutte cose che il M5S ha in programma. 

04 giugno 2013

Chi fa da garante?

Ma il presidente della repubblica è garante della Costituzione o delle sue riforme?
E poi, possiamo sentirci sereni sentendo parlare di riforme (presidenzialismo, semipresidenzialismo, sistema francese) da partiti come questi, che hanno proposto negli anni leggi incostituzionali (da una parte) o non le hanno bloccate (i diversamente concordi)?
Partiti e politici che non hanno saputo, o meglio non hanno voluto applicarla quella Costituzione e che ora vogliono ritagliarsela a proprio uso e consumo.
Possiamo lasciare il pallino delle riforme in mano a B., appena condannato per evasione?

In un momento come questo dove siamo governati da una maggioranza allargata, di servizio, dove tra PD e PDL fai fatica a trovare differenze, dove l'opposizione c'è, ma è debole o inconsistente, chi garantisce i cittadini e gli elettori?

Possiamo stare tranquilli, per i prossimi 18 mesi?

18 dicembre 2012

La Costituzione più bella, ma non realizzata

Una volta tanto, il servizio pubblico che fa da servizio pubblico per parlare di Costituzione, proprio in un momento in cui, per la crisi, per l'impoverimento dell'offerta politica, la Costituzione stessa viene picconata.

Mi è piaciuta la serata di Benigni, anche le sue battute sul cavaliere ("l'unico italiano che non vuole andare in pensione").
Mi è piaciuto anche il concetto su cui Benigni stesso, anche se con troppa enfasi e qualche iperbole di troppo, è tornato più volte: la nostra Costituzione, la più bella del mondo, è una legge che protegge, che esorta a fare, che non pone divieti, ma anzi, che stimola a rimuoverli questi paletti che bloccano il completo sviluppo della persona. L'uguaglianza del cittadino, non suddito, di fronte allo stato e alle sue leggi. La libertà di espressione, di culto, il rispetto delle minoranze linguistiche. Noi italiani, grazie a questa Costituzione, possiamo essere liberi dalla paura del più forte, del potente.
L'articolo 4 che parla del diritto al lavoro ("la soluzione a tutti i nostri problemi"); la separazione tra Stato e religione, ognuno sovrano a casa propria.
Le autonomie locali che lo stato deve incentivare, per un vero federalismo.

"Quando entrerà veramente in vigore sarà un mondo migliore", la battuta di Benigni che meglio descrive la serata di ieri.
Perché a questo punto il cittadino dovrebbe chiedersi come mai questa legge non è ancora applicata e chi ne sta ostacolando l'applicazione.
Quelli che propongano leggi anticostituzionali, i lodi e le immunità ad personam, per esempio.
Ma anche i tagli lineari alla scuola che impediscono ai meno abbienti, di conseguire il raggiungimento della laurea, come previsto appunto dalla costituzione.

In questo paese, chi chiede l'applicazione dei principi della carta costituzionale, sul rispetto dell'ambiente, sulla sanità pubblica, sulla scuola, sulla legge uguale per tutti, passa per un marziano.
Uno potrebbe anche chiedersi se questo governo, che con un decreto ha salvato l'Ilva (sconfessando i magistrati), che chiede rigore ai cittadini comuni ma non promuove l'equità, che salva le banche ma non i posti di lavoro, stia seguendo questa Costituzione o un'altra che sta nella sua testa.

In Italia, un magistrato che si definiva "partigiano della costituzione" è stato attaccato e il CSM ha aperto un fascicolo (a proposito, speriamo che Ingroia non scenda in campo).

Ecco, non vorrei che la serata di ieri fosse solo un modo per ripulirsi la coscienza. In un momento in cui la parte dove si parla di sovranità che appartiene al popolo, sembra quasi una presa in giro.

04 dicembre 2012

Gli articoli violati della Costituzione

Mi sono sempre chieso come mai, una persona della cultura e del valore di Salvatore Settis, non sia diventato ministro della cultura, o dell'ambiente o dell'istruzione.
E poi ieri sera, sentendo la sua intervista a Che tempo che fa, assieme al ministro (tecnico Profumo), ho capito la ragione.
La loro intervista verteva su istruzione e cultura (e anche sanità) e seguiva l'intervento (un pò noiosetto e scontato) di De Bortoli sui futuri scenari della politica (l'obbligo del Monti bis, la possibilità di dover ricorrere agli aiuti europei, i timori per la sinistra massimalista, i programmi della politica che saranno condizionati da spread e mercati ..).

Il professore ha citato due articoli della Costituzione (quella su cui ha giurato pure Monti e che il presidente Napolitano dovrebbe difendere):
articolo 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.


articolo 34
La scuola è aperta a tutti.
L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.


Sono i due articoli più violati della nostra carta costituzionale.
Violate dai tagli lineari a scuola, università, ricerca, sanità pubblica. Tagli lineari iniziati con Tremonti e Berlusconi e proseguiti con i tecnici (anche se in minor forma): non ci sono soldi, si dice. Eppure i soldi ci sono per il TAV (ieri a Lione l'accordo con la Francia), per la guerra, per le autostrade. Ma per la cultura no.
Sarebbe interessante sapere, che programmi hanno i partiti politici per le prossime elezioni su sanità, istruzione e cultura.
Settis ha citato una frase di Calamandrei: "per me la scuola è un organo costituzionale". Come la Camera o il Senato.
Perché è proprio nella sanità pubblica o nella scuola pubblica il valore della democrazia. Non nel cemento, nei tunnel, nelle armi.
E i tagli fatti a queste parti della democrazia (sanità, ricerca, istruzione) sono tagli antidemocratici: "è questa la vera antipolitica". Perché sono tagli che colpiscono i più deboli, le persone più svantaggiate, aumentano la forbice tra ricchi e poveri, tra sommersi e salvati.

27 giugno 2012

C'erano una volta i diritti

Il lavoro non è un diritto ma deve essere guadagnato.
Le cure mediche non sono un diritto, ma devono essere guadagnate anche con sacrifici.
L'istruzione non è un diritto, ma il posto a scuola va guadagnato.


Di questo passo, con questo governo di tecnici, mi chiedo quali diritti rimangono in mano a noi peones, che non siamo figli di papà, che non abbiamo santi in paradiso (e in Vaticano), che non siamo raccomandati.
Che dice il nostro presidente della Repubblica?

Le famiglie italiane non riescono a pagare il mutuo? Che importa, MPS per ripianare i suoi debiti usa i tremonti bond e licenzia qualche migliaio di dipendenti.
Crollano i consumi, aumenta la disoccupazione giovanile? Che cce frega .. l'importante è che il parlamento stia chiuso ad agosto, altrimenti il povero Cicchitto non va in vacanza
"Io ve lo dico, se ci volete far stare qui fino al 13 agosto, sono problemi vostri...". E il problema è che, poi, "ve la dovete trovare da soli una maggioranza".

Non sono le solite polemiche strumentali: perchè i diritti che si stanno toccando toccano le fasce deboli. Non gli stipendi d'oro, le prescrizioni facili per i potenti, le immunità parlamentari i rimborsi e le diarie ...

Cosa dice la Costituzione?

Articolo 4 (prima parte) - La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Articolo 32: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Articolo 34: La scuola è aperta a tutti.
L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.



Leggete qui, su non leggere questo blog e qui, Gilioli.

24 febbraio 2012

Fuori dalla Costituzione

Senatori della repubblica che si dimenticano dell'esistenza dell'articolo 3 della costituzione, del reato di apologia di fascismo:
"Due gay che si baciano mi fanno schifo. Oggi non vale nemmeno più la pena mandarceli, ma durante il fascismo venivano mandati a Carbonia, scavavano e stavano benissimo."

Partiti che si dimenticano che quando amministrano, lo fanno per tutti i cittadini, non solo per i loro elettori:
La segnalazione di Daniele Sensi e Wil: Su ogni comune il sole delle alpi ..

Generali con stipendio da manager, che nemmeno un manager dovrebbe prendere (in una nazione con problemi di debito e che ripudia pure la guerra).

E, nello stesso paese, lavoratori che devono salire sulle torri (a Bologna e Milano), bloccare strade, scendere in piazza, per farsi sentire. Nonostante l'esitenza di un altro articolo ("l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro") che oggi vale meno di un titolo di stato greco (con tutto il rispetto per la Grecia).
Ultimo caso, la mercedes che chiude la sede nel Lazio

Il capo della BCE spiega che serve maggiore flessibilità (in sintonia con l'ad di Fiat):

In gran parte dell’Europa, infatti, c’è un mondo del lavoro a due velocità: molto flessibile per i giovani che hanno contratti di tre o sei mesi che possono venir rinnovati per anni ed altamente inflessibile per la parte protetta della popolazione, dove i salari riflettono più l’anzianità che la produttività.


Peccato in Italia ci siano gli stipendi più bassi, e che le aziende, quando devono licenziare non si fanno problemi (articolo 18 o non articolo 18), altro che contratti inflessibili: chiedete alle lavoratrici dell'Omsa quanto sono state flessibili loro!

Dunque, par di capire, per investire in Italia le aziende chiedono la possibilità di poter licenziare senza giusta causa, senza cioè rispettare il principio per cui i cittadini hanno pari "dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali."
Anche questo è finito fuori dalla Costituzione?

14 novembre 2011

La difficile pacificazione

Posso apprezzare lo sforzo di Casini per una pacificazione del paese nella politica, per uno sforzo comune nel dover uscire da questa situazione difficile.

Peccato che a me venga difficile trovare un modo di pacificarmi con chi attacca l'articolo 3 della costituzione (la legge uguae per tutti). Con chi mortifica l'articolo 1 (il lavoro, fondamento della Repubblica) o gli altri articoli sul diritto allo studio, al welfare, alla sanità.

Per non parlare dell'articolo 54: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.” Forse è stato abrogato?

Nella costituzione sta scritto “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”, articolo 53. Perchè allora non si può fare questa patrimoniale?
Perchè allora le tasse le devono pagare solo i lavoratori dipendenti?

Posso pacificarmi con un ex premier che si fa leggi ad personam, sotto processo per evasione prostituzione minorile, ineleggibile perchè concessionario di beni pubblici e in perenne conflitto di interessi ? La guerra alle istituzioni non l'hanno iniziata gli antiberlusconiani.

Questa pacificazione, utile per fare le riforme e le leggi necessarie al paese (costi della politica, caccia all'evasione, tutela ambiente, riforma pensioni, revisione ammortizzatori sociali e revisioni dei contratti di inserimento nel mondo del lavoro ..) si deve basare su un fattore comune che è la nostra Costituzione.

Calpestata troppe volte in questi anni, da chi governava: ora, che è caduto il caimano, il problema diventano quelli che hanno festeggiato sotto i palazzi del potere sabato sera (una festa amara, scrive Gomez)? Ma scherziamo?

Dove erano i Cazzullo, i Battista, i De Bortoli in questi anni (leggetevi l'editoriale di Travaglio "
Niente festa siam cazzulli" che è rioprtato qui)? Troppo facile fare i giornalisti in questa maniera.

Cazzullo vorrebbe che i cittadini comuni umiliati da 17 anni di regime si imbalsamassero nel mutismo e nella rassegnazione, come se non fosse accaduto niente: B. “non è stato battuto da un voto elettorale” (prendete nota: voto elettorale, acqua bagnata, ghiaccio freddo), ma solo dalla “crisi internazionale e dalla propria inadeguatezza a farvi fronte”, ergo non sta bene festeggiare. Pare brutto. E siccome B. “in 17 anni ha sempre avuto un vasto consenso nel Paese”, chi non l’ha mai votato e l’ha sempre subìto deve starsene zitto per “rispetto dei sentimenti e delle opinioni di chi in Berlusconi ha creduto”. Cioè di chi per 17 anni ci ha dato dei comunisti, coglioni, terroristi, mandanti morali. Il noto cuor di leone, autore di memorabili interviste-scendiletto ai gerarchi del regime, chiude il sermone con una lezione di temerarietà: “Non occorre grande coraggio per andare a urlare sotto casa di B.”. In effetti occorre molto più coraggio per scrivere certe scempiaggini. Ps. In serata anche Minzolingua e Polito el Drito tuonano contro la festa in piazza. Appunto.

25 settembre 2011

Cosa è la democrazia , di Gherardo Colombo

10 minuti per spiegare cosa è la democrazia: partendo da un breve sketch di Gianni Gaber (dai il voto ad una persona che nn conosci cui deleghi il potere, e che quando lo incontro ti dice '' lei non sa chi sono io" ...), e dai primi tre articoli della Costituzione., l'ex magistrato Gherardo Colombo lo ha spiegato nel suo monologo ieri sera a Che tempo che fa (ospite per la presentazione del suo libro ultimo Democrazia).

Articolo 1 - L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Articolo 2 - La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle forme sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Articolo 3 - Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

L'articolo 3 garantisce la pari dignità delle persone, tutte importanti in una Repubblica Democratica.
L'articolo 2 dice che la Repubblica riconosce i diritti inviolabili della persona. E che i doveri, dei cittadini, sono giustificati perchè servono a riconoscere i diritti delle persone.
L'articolo 1 parla della sovranità del popolo: sovranità esercitata rispettando tutte le persone, anche le minoranze. 
E' compito della Repubblica eliminare gli ostacoli che vincolano la libertà di espressione, il loro pieno sviluppo: ciascuno ha il diritto di trovarsi nelle stesse condizioni degli altri. Sia nella vita sociale, che economica che politica.
Una Repubblica è democratica fintanto che c'è quel lavorio delle persone che fanno sì che sia una repubblica democratica nel senso dei tre articoli spiegati sopra. Dunque nessuna abdicazione del potere, ma serve una partecipazione e un impegno quotidiano da parte dei cittadini. Partecipazione che può avvenire attraverso gli strumenti che la Costituzione garantisce: i progetti di legge popolare, i referendum, le petizioni alla Camera. La scelta dei loro rappresentanti al Parlamento.

21 aprile 2011

Ceroni, chi era costui?

L'articolo 1 della nostra costituzione è frutto del lavoro dei membri dell'assemblea Costituente: liberali, comunisti,socialisti, popolari.
Andreotti, Scalfaro, Fanfani, Saragat.

Il fatto che oggi un'illustre sconosciuto, l'onorevole Ceroni (la scheda su openpolis), possa permettersi di formularne una riforma sostanziale (come se fosse una norma qualunque), la racconta lunga sul clam politico, dove tutto sembra concesso.
L'eliminazione della norma transitoria contro la costituzione del partito fascista.
Il processo breve, il processo lungo, i lodi (impunità) per certe cariche dello Stato, guarda caso sotto processo per reati comuni.

Una politica che non decide più nel Parlamento, sede naturale, ma nelle cene, negli incontri privati, sfuggendo al vincoli della trasparenza e del controllo.
Diventando qualcosa di diverso dalla politica decisa dai padri costituenti. Snaturando la forma della democrazia.

13 marzo 2011

La costituzione è viva, viva la costituzione


La nostra Costituzione mette nel primo articolo il diritto al lavoro.
La nostra Costituzione sancisce il diritto all'istruzione, alla scuola pubblica, alla possibilità di poter conseguire tutti i livelli di istruzione anche per chi non ne ha i mezzi.

Il diritto alle cure, alla sanità pubblica.
Tutti i cottadini sono uguali davanti la legge: nessuna discriminazione religiosa, di sesso, politica.

La separazione del potere giuridico e politico: tutti i reati devono essere perseguiti, i magistrati operano come un organo sovrano (senza le pressioni degli altri poteri, degli altri potenti).

Nella Costituzione c'è scritto che si deve tutelare la cultura, l'ambiente, la salute.
Per questo ieri, ci sono state un milione di persone che la vogliono difendere, nelle 100 piazze italiane. Ma, nonostante questo, c'è qualcuno che la vuole cambiare.
Non per rendere effettivi i suoi articoli (quanto stiamo veramente tutelando della nostra cultura, del nostro ambiente?).


Ma per l'ennesima riforma della giustizia: riforma che viene mascherata dai certa informazione (che non fa informazione) come il solito scontro tra magistrati e governo.
Nessuno scontro: questa riforma, semplicemente, è fatta contro i cittadini e a favore dei potenti. Quali saranno i reati che l'esecutivo dirà come prioritari alla magistratura? Quali reati non si potranno più scoprire senza intercettazioni? Come si difenderà il singolo cittadino di fronte ai soprusi del Don Rodrigo di turno? Al sud, con le mafie, ma anche al nord, dove la penetrazione della ndrangheta dovrebbe essere oggi l'emergenza.

La giustizia è il potere dei senza potere: è chiaro dunque contro chi è fatta, questa riforma epocale. Per rendere ancora con meno poteri, le persone che non hanno una lobby, una casta, una tessera.

Tanto per essere chiari, se oggi B. può chiamare la questura per far scarcerare una sua amica (e il parlamento gli crede pure), domani, potrà chiamare direttamente il procuratore per far scarcerare, o far stoppare le indagini, su un amministratore preso con la mazzetta di soldi in mano. Il nipote di Mubarak.

Questa riforma, assieme a tutte le altre che abbiamo vissuto, sta trasformando questo in un paese per ricchi.

Solo per ricchi, è guarda caso il titolo della puntata di stasera di Presa diretta. Sui tagli alla scuola.

Dopo la sciagura in Giappone e l'emergenza nucleare, il governo (tramite Cicchitto) ha affermato che l'energia atomicia in Italia andrà avanti.
Chissà, forse c'è qualche sciacallo che sta già ridendo anche in Giappone.