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03 ottobre 2023

Presa diretta – Cibo sovrano

821 ml di persone soffrono la fame nel mondo e questo numero è destinato a crescere, la scienza è bellissima – dice il capo degli scienziati della FAO – è abbiamo bisogno della scienza per trovare nuove forme di cibo per sfamare il pianeta e rispettare l’ambiente.

Ma la politica ancora non è pronta ad ascoltare la scienza, troppo ancorata al mondo del passato.

La storia della peste suina è emblematica: migliaia di capi sono infettati nel nord Italia, da pochi mesi sono comparsi focolai negli allevamenti intensivi, così in caso di contagio si devono abbattere tutti i capo, quelli infettati e quelli sani.

Per contenere l’emergenza si sono sacrificati anche i maiali di compagnia, a Pavia, accolti in rifugio da attivisti che avevano anche realizzato un flash mob per bloccare gli abbattimenti.

Il virus della peste suina segue gli spostamenti dell’uomo, non solo segue gli spostamenti dei cinghiali: i focolai a Pavia sono cresciuti in poco tempo da questa estate per carenze nella biosicurezza negli allevamenti.

Allevamenti non recintati, con poca igiene, con tetti che non riparano dall’arrivo di altri animali: così l’infezione è andata avanti bloccando l’attività negli allevamenti.

Ma c’è anche di peggio: Marco Farioli, capo dei veterinari della Lombardia ha ammesso che alcune segnalazioni di casi di virus sono state denunciate in ritardo nella provincia di Pavia.

Il rischio è anche per l’economia italiana: i nostri prodotti potrebbero essere bloccati nell’export nel mondo: non cede solo la provincia di Pavia, ma tutta la regione.

Si doveva agire subito coi primi focolai tra Piemonte e Liguria: i primi casi sono della primavera del 2022, dal Piemonte la peste si è espansa fino a Roma.
Il piano di abbattimenti del commissario Caputo non convince tutti gli esperti, come quelli dell’Ispra: in effetti si doveva recintare i terreni, proibire la raccolta dei funghi, le passeggiate nei boschi.

La politica ha sottovalutato il problema, ora dobbiamo solo sperare che tenga il cordone di sicurezza a Pavia.

Le battaglie della Coldiretti

La Coldiretti è l’associazione degli agricoltori che spesso si è trovata in sintonia con questo governo e col ministro della sovranità alimentare Lollobrigida: cibo made in Italy, meno importazioni, no alle imitazioni, no alle limitazioni dell’Europa e alle sue politiche ambientalistiche.
Timmermans è un cretino – dicono gli incontri di Coldiretti: quello dell’Europa è terrorismo, come anche la carne coltivata in laboratorio, come il no ai pesticidi, no alle indicazioni sulle etichette.

Coldiretti ha molta influenza sulla politica alimentare in Italia e in Europa: è un sindacato che dovrebbe difendere i piccoli agricoltori, ma anche le grandi imprese e le multinazionali straniere.
La storia di Coldiretti è legata alla storia d’Italia, alla storia della DC, oggi detta la politica al ministero dell’agricoltura: la decisione sul no alla carne sintetica è stata lanciata dal presidente Meloni in piazza davanti ai tavoli della Coldiretti.
Coldiretti attacca tutto ciò che minaccia gli interessi degli agricoltori: ma in Europa tutti i paesi hanno le stesse regole, sia per il cibo prodotto in Europa che per quello che arriva da fuori.

Presadiretta ha seguito il lavoro degli ispettori che controllano il pesce importato (ma anche verdura, frutta), anche facendo dei prelievi per capire se ci sono pesticidi, residui di metalli pesanti.

Tutto deve rispettare gli standard europei, tutte le partite di cibo devono essere tracciate.

Coldiretti si batte contro il grano prodotto col Glifosato: in Canada può essere usato anche per l’essicazione chimica del frumento, ma quello che arriva da noi rientra nella norma, non ci sono motivi per bloccare i camion dal Canada, come ha fatto Coldiretti, per motivi di sicurezza.

Il Canada però non è tra i paesi tra quelli per cui fare controlli accresciuti: secondo Efsa i suoi prodotti sono controllati e sicuri.

Altra battaglia è quella contro l’alcool: l’Irlanda è stato il primo paese ad usare un’etichetta che parla della relazione dell’alcool col tumore. L’Italia è tra i primi produttori ed esportatori di vino e queste scelte sulle etichette danneggiano la nostra economia: anche Coldiretti si è schierata con gli agricoltori e contro l’Europa che non ha bloccato le etichette “terroristiche”.
Ma secondo gli esperti interpellati da Presadiretta l’alcool uccide, l’etanolo è responsabili di tumori, quello che dice l’industria del vino è falso: non esiste una dose sicura di alcool.

Cos’è veramente il made in Italy?

Non basta dire made in Italy per avere cibo eccellente: produciamo cibo “corrente” in Italia che non è meglio di prodotti non italiani. Parliamo per esempio dei prodotti ritirati dai supermercati: come il taleggio dop contaminato da batteri, tartare di manzo.. tutti prodotti made in Italy che non sempre fanno bene alla salute.

Oggi però made in Italy è un marchio, un brand: come per Mc Donald che ha stretto un accordo con Coldiretti, cosa che molti allevatori non sanno nemmeno.

L’accordo con la multinazionale Mc Donald non è un modello che favorisce la biodiversità – dicono da Slow Food: il cibo modello fast food non ha niente a che fare con la dieta mediterranea, è cibo omologato, sempre uguale in tutta Italia.

La dieta mediterranea si basa su legumi e su olio di oliva, non sul consumo di carne principalmente.

La carne di Mc Donald arriva dal colosso Inalca: qui arrivano le mucche da latte a fine carriera (al quarto quinto anno sono considerate anziane, sono mucche che non danno più profitto per l’industria), ma che possono essere sfruttate per fare panini.

Tanto la carne macinata non deve essere di qualità.

Da una parte si celebra la carne dei fast food e dall’altra parte si demonizza la carne prodotta in laboratorio: il ministro Lollobrigida si sta battendo contro questa carne, per un tema di salute dei cittadini (quelli che poi devono mangiare nei fast food).

Il presidente di Coldiretti Prandini era presente in studio per rispondere alla salute: secondo la scienziata Cattaneo è una insensatezza proibire la carne prodotta in laboratorio, si tratta di una cesura tra politica e scienza, come già avvenuto nel caso Stamina, con la Xylella.
La carne prodotta in laboratorio ha dei rischi per la salute delle persone – spiega Prandini – ci sono studi come quelli dell’OMS (mentre la FAO ha detto che è presto per parlare di rischi, servono altri studi).

Coldiretti vorrebbe equiparare questi prodotti alle medicine: serve un iter di approvazione che non bassa dalle persone.

Ma la carne prodotta in Italia è sostenibile? Secondo Prandini l’Italia è il paese più sostenibile, dovremmo spendere risorse pubbliche per rendere il paese più sostenibile.

Ma l’Italia usa maggiori pesticidi in Europa – ha risposto Iacona: colpa del fatto che l’Italia traccia tutti i pesticidi usati, mentre in altri paesi si è meno rigidi coi pesticidi.

La percentuale dei respingimenti da paesi extra UE è sotto l’1 %, dunque il cibo che arriva da fuori è sicuro: questi sono i dati del ministero.

Il ministro Lollobrigida ha dichiarato guerra al cibo artificiale con un disegno di legge del marzo scorso: la difesa della civiltà dai nuovi barbari passa dal divieto della carne prodotta in laboratorio.

Ma questo tipo di carne è studiata anche nei centri di ricerca italiani, come fanno a Tor Vergata: dalle cellule staminali si allevano cellule, come i semi nelle serre, per arrivare ad una simil bistecca. Obiettivo non è solo nuovo cibo per alimentazione, ma anche realizzare nuovi tessuti per fini medici: il ban del governo può creare problemi alla ricerca, perché blocca l’arrivo di fondi privati, fondamentali in Italia dove i fondi pubblici per la ricerca sono scarsi.

C’è poi il rischio di importare carne da paesi stranieri, dove la “ricetta” per produrre carne è segreta.

Presadiretta è andata a Singapore, città stato dove 5 ml di abitanti convivono su un’isola dove devono importare il cibo di cui si nutrono: cui si investono milioni di dollari per il cibo del futuro, come il bacon a base vegetale realizzato con la soia, pollo fatto con le arachidi che è un sottoprodotto di scarto dell’industria alimentare, pesce coltivato assieme a proteine vegetali, carne coltivata in laboratorio realizzata da una startup sud coreana, microalghe che fanno sanguinare gli hamburger vegetali.

La multinazionale Cargill è sponsor della manifestazione sulla carne del futuro a Singapore: sono interessati a questa carne da laboratorio perché ritengono che sia una interessante alternativa.

Il futuro non è in contrasto con la tradizione – spiega un venditore di carne alla giornalista di Presadiretta – semplicemente quando milioni di nuovi consumatori chiederanno nuova carne, dovremmo trovare il modo di produrla in modo sostenibile.

Alla UmamiMeats producono in laboratorio anche i pesci, specie quelli a rischio estinzione: sono prodotti in bio reattori prodotti da una azienda italiana, la Solaris. Sapere che in Italia la carne “sintetica” sia proibita, fa ridere il ricercatore intervistato da Presadiretta.

A Singapore tutti i ricercatori stanno cercando il modo di far crescere le cellule senza bisogno di ormoni o di liquidi di origine animale: un prodotto interamente “realizzato” senza bisogno di uccidere animali.

In futuro non potremo sfamare tutte le persone come oggi: cosa faremo allora? La carne diventerà solo un prodotto per ricchi, contrariamente a quanto è nelle intenzioni del ministro Lollobrigida?

Il professor Chen è un consulente della FAO: ha lavorato al documento che oggi viene usato dalla Coldiretti come arma contro la carne da laboratorio. Ma a Presadiretta spiega come nel documento si parli di rischi potenziali, ovvero di rischi presenti anche in altri prodotti.

Nella carne coltivata non ci sono rischi maggiori rispetto alla carne tradizionale: questa la posizione della FAO, con buona pace di tutti.

Non è solo questo: con la carne da laboratorio c’è meno consumo di risorse, c’è meno emissione di metano nell’aria.

È importante studiare la carne prodotta in laboratorio – racconta la ricercatrice della FAO – la scienza è bellissima, spiega, dovremo sfamare una popolazione in crescita con meno risorse.

Corriamo il rischio che il cibo del futuro finisca nelle mani di poche aziende nella Silicon Valley?

Allora perché non si fa ricerca anche in Italia – sono le parole di un manager di una di queste aziende americane la Eat just - la verità è che la carne tradizionale arriva da allevamenti intensivi che non hanno nulla di naturale, sono luoghi infernali, dove si fa largo uso di medicinali, dove gli animali vivono in condizioni drammatiche, sono costretti a crescere in modo rapido.

Altro che carne naturale, altro che l’immagine idilliaca dei polli allevati a terra o delle mucche libere nei pascoli.

Non è solo una questione etica: questo modello di allevamenti pone rischi anche alla nostra salute, per questo EFSA ha già pubblicato raccomandazioni su come allevare animali.

Per esempio dare spazio ai polli: se gli animali sono stressati si ammalano di più e queste malattie possono causare conseguenze agli uomini, costringono ad usare sempre più antibiotici. Dobbiamo considerare un tutt’uno la salute animale e quella dell’uomo.

Purtroppo come consumatori nemmeno possiamo sapere da dove arriva la carne, se l’animale è cresciuto in un allevamento intensivo, a che età è stato ucciso, come è stato trattato quando era in vita. Basta animali in gabbia, questa la battaglia che si sta preparando in Europa: basta scrofe costrette a stare settimane nelle gabbie per prepararle alla gestazione.

Allevamenti che emettono sostanze nocive in atmosfera, come l’ammoniaca e che sono nocive per la nostra salute.

Chi vive attorno a questi allevamenti lo sa molto bene: la puzza che arriva li costringe a rimanere chiusi in casa, chi può vende. Perché l’ammoniaca prodotta dalla zootecnia uccide.

Eppure in Italia, in Emilia Romagna si continuano a costruire ed espandere nuovi allevamenti e in Europa i popolare e le destre hanno votato per considerare come fonte di inquinamento anche gli allevamenti intensivi: le lobby sanno muoversi bene per difendere i loro interessi, spesso in contrasto con quelli della nostra salute.

Per seguire il consenso facile, la politica non fa lo sforzo di seguire la scienza, come non lo ha fatto anni fa quando è comparsa nel sud d’Italia la Xylella.

Dieci anni fa al CNR di Bari gli scienziati scoprirono questo batterio, la Xylella, molto pericoloso e sconosciuto in Europa: si trasmette tramite degli insetti che si nutrono con la linfa della pianta.

Il protocollo prevede l’abbattimento delle piante per fermare il batterio, suscitando le proteste dei coltivatori: ma purtroppo la realtà scientifica era quella, come ammette oggi un ex olivocoltore che oggi si è dedicato alla vite.

Oggi ci sono interi ettari che sono diventati un cimitero di ulivi che non sono nemmeno buoni come legna da ardere.

Gli indennizzi della regione sono stati insufficienti rispetto alle richieste degli agricoltori: i danni economici sono stati stimati in 2 miliardi di euro, si sono persi 5000 posti di lavoro a cui hanno contribuito il negazionismo e le teorie del complotto (cavalcate anche dalla politica). Non solo, alcuni ricercatori del CNR furono indagati dalla procura di Lecce.

Nel frattempo la Xylella non si è fermata, nuovi focolai sono stati individuati ancora più a nord: nonostante questo il negazionismo non è tramontato, il responsabile degli abbattimenti della regione Puglia è stato costretto a rilasciare l’intervista in modo anonimo.

La ricerca ci può salvare, solo la scienza: cercare cioè piante più resistenti, individuare in modo tempestivo nuovi focolai e questo si fa tutti assieme, ricercatori, politica e agricoltori, sempre che si voglia finanziare la ricerca.

Ma la politica oggi si sta battendo anche contro la rivoluzione dell’auto elettrica: l’industria automobilistica ha raccolto la sfida dell’elettrico, abbandonando il vecchio motore a benzina.

Significa fare ricerca sulle batterie, ricerca delle materie rare, una grande competizione con la Cina: ma in Italia non siamo pronti, la vecchia Fiat di Marchionne non credeva all’elettrico, abbiamo perso dunque il treno dell’innovazione e ora sono a rischio i posti di lavoro ancora rimasti nel nostro paese.

Non saranno certo le ridicole battaglie della nostra destra a difesa del motore termico a fermare la rivoluzione elettrica.

02 ottobre 2023

Anteprima Presa diretta – Cibo sovrano

 

Bacon a base vegetale realizzato con la soia, pollo fatto con le arachidi che è un sottoprodotto di scarto dell’industria alimentare, pesce coltivato assieme a proteine vegetali, carne coltivata in laboratorio (il cibo tabù per la Coldiretti e per il ministro Lollobrigida) realizzata da una startup sud coreana, microalghe che fanno sanguinare gli hamburger vegetali: sono questi alcuni dei cibi che la giornalista di Presadiretta Teresa Paoli è andata ad assaggiare fino a Singapore. Chissà, un giorno sulle nostre tavole saranno questi i piatti e non la carne da allevamenti intensivi, o gli insaccati che arrivano da maiali riempiti con antibiotici.
L’unica cosa certa è che se la popolazione mondiale continua a crescere, questo modello di consumo del cibo non è più sostenibile: quanta altra foresta dobbiamo disboscare per dare da mangiare agli animali costretti a crescere in fretta per diventare cibo per la nostra industria alimentare? Ma mentre in diverse parti del mondo si inizia a discutere e produrre il “cibo del futuro”, come la carne sintetica – di cui si era occupata anche Report in un servizio dello scorso luglio – in Italia tutto ciò è vietato.



“Il governo è contrario ad ogni produzione, finanziamento, di cibo artificiale” è stata la dichiarazione del ministro della sovranità alimentare Lollobrigida.
Singapore è il primo paese al mondo ad aver approvato la commercializzazione della carne coltivata in laboratorio, la città stato sorta davanti le isole della Malesia, da ex villaggio di pescatori è diventato il quinto centro finanziario al mondo. Qui 5 ml di abitanti convivono su un’isola priva di risorse proprie, costretti ad importare la totalità del cibo che consumano, non è un caso quindi che si stiano investendo ml di dollari sul cibo del futuro.
Ma l’Italia ha detto no al futuro (come ha detto no all’auto elettrica, all’abbandono del motore termico, ..): meglio la carne made in Italy, il cibo sovrano che tanto piace a questo governo.

Ma quanto è sicura la carne italiana, quella che arriva dai nostri allevamenti? È di questi giorni la notizia della contaminazione da peste suina (che non riguarda l’uomo) in alcuni allevamenti in Lombardia.
Come misura di contenimento l’ATS pavese ha deciso dell’abbattimento degli animali in alcuni allevamenti dove è stato trovato questo virus, la peste suina africana. Fino ad oggi sono stati 33mila gli animali abbattuti: per l’uomo questo virus è innocuo ma è sempre l’uomo, con le sue scelte su come gestire gli allevamenti, alla causa di questi focolai.

Un servizio di Eleonora Tundo e Daniela Cipolloni si occuperà anche degli abbattimenti degli ulivi in Puglia per la Xylella, il batterio scoperto 10 anni fa che ha causato la più grave epidemia di piante in questa regione colpendo 20 ml di ulivi: nonostante questi abbattimenti l’epidemia non è stata eradicata e continua a progredire: dal Corriere del Mezzogiorno

Un viaggio dalla provincia di Bari al Salento per raccontare come il batterio scoperto dai ricercatori del CNR di Bari nel 2013 - e fino a quel momento ufficialmente sconosciuto in Europa - in 10 anni abbia stravolto il tessuto economico, agricolo e paesaggistico del 40 per cento della regione. Otto mila chilometri quadrati di territorio, una superficie 100 volte più estesa rispetto alla zona infetta iniziale. Oggi le campagne del Salento sono desertificate e abbandonate e ovunque restano cimiteri di alberi che non valgono più nemmeno come legna da ardere.

I danni economici causati dal batterio sono stati stimati in 2 miliardi di euro. La produzione olivicola del Salento è crollata e si sono persi 5 mila posti di lavoro.

Presadiretta ripercorrerà la storia di questo batterio che ha causato la morte di 20 ml di ulivi: 8000 km quadrati di terreno sono oggi devastati, il 40% della popolazione della Puglia: ovunque restano cimiteri di ulivi che non valgono più nemmeno come legna da ardere.


Cinzia Giannini è la proprietaria dell’azienda agricola Santo Giannini: dei 500 ulivi che aveva e che producevano 35quintali di olio l’anno, non se ne è salvato nessuno e la produzione di olio è chiusa da sei anni. Ora non sanno che farsene di questo terreno: non hanno nemmeno aderito al bando che consentiva alle aziende di ripiantare gli ulivi perché delle 8000 domande presentate, solo le prime mille hanno potuto usufruire di questo incentivo.


La scheda del servizio:


Il cibo Made in Italy, le nuove frontiere della carne coltivata, la sostenibilità del nostro sistema agroalimentare e i problemi della filiera agricola. Sono i temi che “PresaDiretta” - di Riccardo Iacona e di Cristina De Ritis con la collaborazione di Sabrina Carreras, Lisa Iotti, Alessandro Macina, Raffaella Pusceddu, Elena Stramentinoli - affronta nella puntata dal titolo “Cibo Sovrano”, in onda lunedì 2 ottobre alle 21.20 su Rai 3.

Mentre l'Europa prova a ripensare il sistema agricolo in modo più sostenibile, per rispettare la natura e la nostra salute, la produzione agroalimentare italiana in che direzione sta andando? Quali sono le politiche agricole del Governo, per difendere il Made in Italy?
Siamo autosufficienti nella produzione del cibo e possiamo rinunciare alle importazioni? E gli standard degli alimenti che importiamo sono diversi dai nostri?

Le telecamere di "PresaDiretta" hanno attraversato il paese da nord a sud per raccontare l'eccellenza del nostro cibo e lo stato di salute della nostra filiera alimentare. In particolare, a dieci anni dalla comparsa, si ripercorre la storia della xylella, il patogeno che ha sterminato 20 milioni di piante. E oggi, a che punto è la battaglia?
Per quanto riguarda, invece, la carne coltivata, in molti paesi si investe e si fa ricerca sul cibo del futuro perché la popolazione mondiale aumenta e c'è bisogno di alternative.

"PresaDiretta" è andata a Singapore per assaggiarla e per capire a che punto è la ricerca scientifica. In Italia ne è vietata la produzione e la vendita, ma da anni i più importanti poli universitari studiano le potenzialità terapeutiche delle cellule coltivate in laboratorio. Infine, cosa si sta facendo per la prevenzione dei rischi nella catena alimentare? L'Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare sta lavorando per migliorare il benessere negli allevamenti di suini, polli e bovini, perché è dimostrato che esiste un legame diretto tra la salute degli animali e quella umana. È il concetto di one health: la salute è una sola.


In studio, ospite di Riccardo Iacona, Ettore Prandini presidente di Coldiretti per discutere insieme sui grandi temi della puntata.
“Cibo Sovrano” è un racconto di Riccardo Iacona, con Daniela Cipolloni, Teresa Paoli, Eleonora Tundo, Paola Vecchia, Fabio Colazzo, Eugenio Catalani, Matteo Delbò.


Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

18 gennaio 2016

Il caso Xylella e i fondi per l'agricoltura alla mafia – Presa diretta

La Puglia è la regione con più ulivi al mondo, sono circa 5 ml sono quelli secolari, molti di questi sono definiti “monumentali”, perché con più di mille anni.
Tutto questo rischia di scomparire per il disseccamento, una malattia che potrebbe essere causata dal batterio della Xylella, diffuso dalla “cicala sputacchina”. Il batterio fa morire di sete la pianta: la soluzione consigliata dagli scienziati è l'abbattimento delle piante malate, con un indennizzo da 150 euro.

Sul caso Xylella è scoppiata la bomba dell'inchiesta della procura di Lecce che ha coinvolto scienziati e commissari del governo, oltre ai vertici regionali: Presa diretta ha raccontato il caso Xylella e la truffa dei fondi europei dell'agricoltura (e a seguire un servizio sulla legge 194, non applicata in Italia).

Il caso Xylella.
Presa diretta ha iniziato a seguire il caso mesi fa, quando la malattia era già nota: secondo la regione si dovrebbero abbattere tremila piante, per non lasciare in piedi nulla di infetto.
Così molti proprietari hanno abbattuto senza poter raccogliere le ulive. Oggi, molti attivisti contrari agli abbattimenti hanno messo una croce, altri hanno fatto la veglia per proteggere le piante: contestano il piano del commissario Siletti, che prevede solo tagli.
Al momento non esistono pubblicazioni scientifiche che correlino la Xylella al disseccamento: in assenza di certezze, di analisi complete sui batteri, si dovrebbe stare più cauti con gli abbattimenti.

A settembre 2015 il commissario emana un ordinanza per cui si estende l'abbattimento per ettari attorno ad una singola pianta malata: al posto degli uliveti rimarrebbe così solo terra arsa.
A Torchiarolo, Brindisi, gli abitanti hanno bloccato la strada per protestare contro questa decisione: abbattere ulivi sani e carichi di frutti per poche piante malate.

A Bari, mesi fa, il giornalista di Presa diretta ha incontrato Silletti, ora dimissionario: l'epidemia è cresciuta in modo esponenziale, spiega, si dovrebbe abbattere di più, tutte quelle malate.
Si dovrebbe abbattere anche se ti danno addosso tutti quanti”, ma ammette che la ricerca è da costruire, la legge non è coadiuvata da una base scientifica.

Al CNR è stato intervistato il dottor Boscia, nel comitato medico scientifico degli abbattimenti: qui cercano la prova che la Xylella sia l'unico responsabile della malattia, ma ancora non è stata trovata, sebbene si ritenga che sia abbastanza verosimile che altri funghi siano aggravatori.
Gli abbattimenti sono una buona misura? “No, questa è l'unica carta tecnica”, spiega.
Secondo Boscia l'agricoltura del Salento è spacciata: o speriamo in un miracolo, oppure dobbiamo ripensare la cultura nel Salento, spostandoci dall'ulivo alla vite, lasciando solo gli ulivi monumentali.

A Gallipoli, dove c'è l'epicentro dell'epidemia scoperta nel 2011, si trovano migliaia di piante morte.
Schito è il resp. del laboratorio regionale sanitario: all'accusa sul perché non sono intervenuti prima risponde che non erano stati coinvolti nelle prime indagini.
L'osservatorio fito sanitario applica la ricetta europea: che nella versione iniziale prevedeva un abbattimento nel raggio di 200 metri.
Anche Schito ammette che in assenza di metodi alternativo, l'unica è abbattere.

L'indagine della procura si basa sul fatto che non esista correlazione tra Xylella e disseccamento: ci sono ulivi col batterio dove non c'è disseccamento – racconta al giornalista il procuratore Motta, che non è voluto entrare nel merito dell'inchiesta.
L'intervento di eradicazione non avrebbe senso, come gli altri provvedimenti messi in atto in regione: non sappiamo nemmeno da quanto tempo il batterio è nel Salento, che sarebbe presente da tanto tempo.

C'è un problema legato alla gestione scientifica? Sarebbe servita una maggiore umiltà, per cercare un confronto, per trovare una soluzione, non solo quella radicale.
L'Europa ha detto che si deve continuare ad abbattere: ma potrebbe essere stata messa in errore, perché le sono stati dati inattendibili.

I soldi sono stati impegnati per l'abbattimento, per l'emergenza, solo una minima parte sono stati impegnati per la ricerca e niente per le cure.

Il ricercatore Lops, sta provando prodotti fito-sanitari con risultati incoraggianti: usa concimi, induttori di resistenza, stimolanti. Gli ulivi sembrerebbero riprendersi, ma serve una sperimentazione.

Altra ricerca quella del ricercatore Scortichini: in laboratorio è riuscito ad eliminare la Xylella e i sintomi del disseccamento.

L'oliveto dell'avvocato Conte è stato uno dei primi ad ammalarsi: è convinto che alla base ci sia l'avvelenamento dei terreni, per l'eccessivo dei diserbanti e per l'avvelenamento della faida.
I terreni sono poveri di minerali, di sostanze organiche: tutta colpa dello sfruttamento dei terreni.
Oggi c'è la Xylella, domani potrebbe esserci un'altra malattia perché le piante sono deboli.

Potature, terreni rimineralizzati, sostanze organiche nei terreni: nel Salento non serviva tagliare le piante, ma curarle: anche per questo il piano Siletti è inapplicabile, perché non si può tagliare tutte le piante, comprese quelle nei giardini.

Inoltre curare le piante costa meno che tagliarle: perché lo Stato non spende i soldi per curare le piante, allora? 50-60 euro a pianto potrebbero essere sufficienti all'anno, a pianta, dice un coltivatore. Alla fine, la burocrazia ha ammazzato più ulivi della Xylella.

L'attacco alla scienza.
Il direttore del CNR Accotto è il responsabile dei ricercatori ora indagati: si dispiace di vedere che le persone che per anni si sono dedicati alla malattia dell'ulivo ora si trovino indagate.
C'è stato, da parte della procura un attacco alla scienza? - ha chiesto il giornalista. Un attacco no, ma l'inchiesta è un po' troppo, “forse la procura ha seguito troppo le opinioni di persone della zona, legate ad associazioni”.
In realtà anche la procura ha usato la scienza, come i ricercatori del CNR della regione: perché dovrebbe essere meno autorevole rispetto a quelli che dicono che si deve abbattere?

Il batterio della Xylella si deve contenere, per non rischiare la fine di tutta l'ulivocultura: si abbatte in attesa di capire qualcosa di più del batterio e che si trovi un rimedio.
La malattia che ha attaccato l'ulivo però non va confuso con la Xylella fastidiosa: nelle piante morte è stato trovato il batterio ma non sappiamo se questo sia la principale causa della sua fine.
Le decisione sono del livello politico – dice il ricercatore – la scelta di abbattere è del politico.

Peppe Laganà ha letto le carte della procura: si indagano gli scienziati non in quanto tali, ma per il loro ruolo di consulenti. Il cuore dell'inchiesta è capire se è vera emergenza e se la Xylella è la vera causa della malattia.
In gioco c'è tutta la produzione dell'ulivo nel Mediterraneo.

Le truffe nei fondi europei
Nel secondo servizio, Antonella Pusceddu ha raccontato come parte dei soldi europei per l'agricoltura siano finiti nelle mani della mafia.
Il servizio è partito dal documentario “Fondi rubati all'agricoltura” che racconta la guerra degli agricoltori per tenersi la terra, perché è con la terra si prendono i fondi europei.
La terra gli viene loro tolta con le intimidazioni e dietro ci sono le organizzazioni criminali: i proprietari delle terre si sentono minacciati, osservati da persone che girano attorno alle loro proprietà: lo scopo è cacciarli dalle loro terre perché più terra hai, più fondi prendi, anche se non lo lavori. Così, nell'interno della Sicilia trovi ettari di terreni non coltivati, recintati e lasciati a pascolo.

Il presidente del parco degli Ebrodi, Antoci, deve girare sotto scorta: la sua colpa è aver tolto i terreni ai mafiosi, tra Messina ed Enna. Terreni che, per anni, fruttavano ai boss anche 500mila euro in fondi europei.
Ora tutti quelli che vogliono i terreni del parco devono avere la certificazione antimafia: si deve essere certi che le persone che vogliono quei terreni non hanno niente a che fare con la mafia.

È brutto scoprire che, per anni, l'UE ha finanziato la mafia, senza che nessuno se ne accorgesse, a Roma e a Bruxelles. E la mafia non rischiava niente, in questo business.
Sarebbe bastato controllare, anche a campione, sui destinatari dei fondi: c'è stata la compiacenza a livello locale e nazionale, all'AGEA, al ministero di Roma.
I truffatori prendevano fondi anche per terreni che non erano loro, come quelli dell'aeroporto di Trapani: tutte le richieste partivano dai centri di assistenza agricola, gli operatori individuavano le particelle che non avevano fatto domanda di fondi e la usavano in modo fittizio, all'insaputa dei proprietari.

I fondi sono arrivati a Salvatore Seminara, presunto boss, che ha intascato fondi per centinaia di migliaia di euro: nessun controllo è stato fatto dai centri di assistenza (CAA), che, spiegava l'impiegato, non ha gli strumenti per fare le verifiche. “Per noi è un soggetto qualsiasi” .
L'AGEA avrà fatto i controlli allora?

Anche il fratello di Totò Riina ha preso dei fondi europei.
AGEControl è la società pubblica che dovrebbe fare i controlli sui fondi: ma al centro rispondono che per i tagli, i controlli non si possono più fare.
Ci sono al massimo due persone – dice il responsabile a Palermo.

In Sicilia arrivano 5 miliardi, dei 50 miliardi che spettano all'Italia per l'agricoltura: l'ARSEA, la società regionale di controllo che doveva partire è oggi chiusa, rimane solo il direttore, parcheggiato in un ufficio della regione.
Così in Sicilia si scopre (ma è questa la parola giusta) che boss mafiosi si sono presi fondi europei, mentre agricoltori onesti ancora devono prendere i soldi per gli indennizzi per dei danni.

Casi analoghi si sono verificati in Puglia e Calabria.
La giornalista di Presa diretta è salita fino a Roma, all'AGEA: di questa società Presa diretta se ne era occupata nell'inchiesta sulle quote latte, quando aveva scoperto che nel database erano registrate più mucche di quelle reali.
Agea andrebbe chiusa e inglobata nel ministero, si diceva, ma l'ex commissario straordinario Iannelli è durato solo 7 mesi …


All'Agea non hanno accettato l'intervista, hanno mandato a Presa diretta solo un dossier: un po' poco per una società pubblica, pagata dai contribuenti.

17 gennaio 2016

Il caso Xylella Presa diretta: processo alla scienza o ai furbetti dell'agricoltura?


Ancora prima di essere trasmessa, la puntata di Presa diretta di questa sera sta già suscitando delle polemiche: tratterà del caso Xylella, in Puglia, degli abbattimenti delle piante di ulivo, decisi dalla Asl e dai ricercatori della regione e dell'inchiesta del procuratore capo di Lecce.

Sul caso Xylella sembra che non si possa avere una visione basata sui fatti: da una parte si legge della caccia agli untori portata avanti dalla magistratura leccese, che ha messo alla sbarra la scienza. Come nel processo ai tecnici della commissione Grandi Rischi. Condannati e poi assolti in appello per le rassicurazioni fatte alla popolazione aquilana poco prima della scossa mortale del 2009.

Qui parliamo di piante di ulivo e di un insetto che le attacca, della decisione di abbattere le piante per contenere l'infezione. Decisione presa su parere degli esperti, i ricercatori scientifici e coordinata dal commissario Siletti (come spesso accade in Italia, dopo ogni emergenza) che ora si è dimesso.
La decisione di abbattere le piante è stata ritenuto sbagliata dalla procura, che si è avvalsa del supporto di altri esperti e dalle indagini della forestale:
In un anno e mezzo le indagini, coordinate dai sostituti procuratori Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci, condotte dal Corpo forestale dello Stato e basate sulle consulenze di esperti nominati dalla magistratura, hanno evidenziato come i dati presentati in ambito europeo (da cui è poi scaturita la direttiva di abbattimento nel raggio di 100 metri) abbiano tratto in errore la Comunità europea. Il procuratore ha parlato di “dubbi sulle conclusioni scientifiche presentate”. Da qui il decreto di sequestro preventivo d'urgenza di tutti gli ulivi salentini su cui pende il piano d’abbattimento. Un provvedimento già notificato nelle scorse ore a tutti gli interessati.”

Chi ha ragione e chi ha torto?
C'era l'emergenza o no, gli abbattimenti erano giustificati dal punto di vista scientifico o no?
Siamo di fronte, come scrivono in tanti (e anche riviste scientifiche come Nature) di un processo intentato alla scienza?

Così scriveva Paolo Mieli (citando poi un articolo de Il Foglio) la settimana scorsa sul corriere:
L’Italia sta diventando sempre più un Paese ostile al metodo scientifico e amante delle teorie del complotto. L’ennesima dimostrazione viene dal caso della «Xylella fastidiosa», batterio che produce grave nocumento all’ulivo, penetrato in Europa diciotto anni fa e più recentemente in Italia, nel Salento. Nelle Americhe la si combatte da un secolo, purtroppo senza successo. Il Consiglio nazionale delle ricerche di Bari ha lavorato sodo per scoprire origini e modo di debellare quello che prende il nome di CoDiRO (Complesso del disseccamento rapido dell’olivo). Prendendo in seria considerazione anche l’ipotesi di sradicare gli ulivi già colpiti per provare a sterminare gli insetti diffusori dell’infezione e creare un cordone sanitario che isoli le piante infette.

L'inchiesta di stasera dovrebbe servire a fare un po' di chiarezza: tra i giornalisti che hanno contribuito al servizio anche Marilù Castrogiovanni , autrice del libro “Xylella Report”.
Ecco, il solito servizio a tesi: questi si leggeva sulla rete (luogo notoriamente popolato da persone use a giudicare prima di capire).
Come se il giudizio dei giornalisti che parlavano di untori e di persecuzioni fosse più autorevole degli altri.
Come se i tecnici a cui si è rivolta la procura di Lecce fossero meno “scienziati” degli altri.

In un suo articolo, la giornalista punta il dito proprio su questo: sul pressapochismo della regione, sugli interessi in campo (per i fondi per l'agricoltura), sugli editoriali scritti senza conoscere troppo i fatti per criticare l'operato della procura leccese: si è creato un polverone che impedisce di capire come stanno le cose, “un’arma di distrazione di massa.”
Sono scesi in campo tutti contro tutti, ma soprattutto contro la Procura, “colpevole” di aver osato mettere in discussione la Scienza. Dimenticando che la “Scienza” è cosa diversa dallo scientismo perché essa stessa, se è tale, dovrebbe essere la prima a dubitare di ciò che fa, perché è fatta da uomini ed è il risultato di confronto, dibattito e di condivisione dei risultati. Un circolo virtuoso di accrescimento della conoscenza che in questo caso è mancato del tutto.La ricerca su xylella in Puglia è infatti in mano a pochi centri di ricerca, tutti pugliesi, e a pochi uomini.Ed è così che per dare la possibilità a tutti gli enti, pubblici e privati, di fare ricerca su xylella, la Regione Puglia ha fatto un bando da due milioni di euro, ma inserendo criteri di accesso che di fatto agevolano chi la ricerca la fa già. E si rimane sempre tutti nel solito brodo, a cantarsela e a suonarsela, senza possibilità di confronto.Ma la questione non è neanche questa.La questione è che spostando il fuoco su “sradicamento si, sradicamento no”, “procura contro scienza”, “scienziati contro complottasti”, “complotto si, complotto no”, si fa talk show e si ottiene il vuoto spinto.Dimenticando, ancora una volta, il cuore del problema: a chi conviene dire che la xylella fa seccare gli alberi anche se non è provato? Perché non è provato, lo sapete, vero? A chi conviene dire che si tratta di emergenza e di calamità naturale da fitopatologia? A chi conviene dire che servono i soldi per la ricerca e per la cura del disseccamento causato dalla xylella?”[..]Insomma: la Regione Puglia ha prodotto documentazioni e relazioni per dimostrare l’emergenza e la calamità sulla base di evidenze scientifiche inesistenti.Da una parte la Regione decideva a priori, già a partire dall’ottobre del 2013, che si trattava di emergenza da xylella e dichiarava alla Ue che l’intera provincia di Lecce era infetta, senza neanche aver fatto un monitoraggio, senza aver fatto uno studio epidemiologico (che ancora manca), senza aver dimostrato la prova causa effetto tra presenza di xylella e disseccamento degli ulivi (prova che ancora manca), senza neanche aver isolato il batterio in laboratorio, cosa che avverrà un anno dopo.
Dall’altra la Scienza, anche perché a corto di soldi, arrancava negli esperimenti, si chiudeva a riccio, pubblicava qualche sparuta ricerca che si validavano da soli (ebbene si, anche questo è nel libro).Però, mentre la Regione non dava soldi alla Scienza ma pretendeva risposte, si affrettava d’altro canto a dare subito due milioni di euro al Consorzio Ugento Li Foggi, che il consorzio spendeva per fare “opere idrauliche” giustificandole con l’emergenza xylella, e 4,5 milioni all’Arif, per sradicare tutti gli alberi della Provincia di Lecce (sic!), perché aveva “i giusti uomini e giusti mezzi”.
Per poi consentire ad Arif (direttore Giuseppe Taurino, già deputato pd), di predisporre un “Avviso pubblico” per reclutare uomini e mezzi, perché ne era sprovvisto (ma come? Non aveva “i giusti uomini e i giusti mezzi?). Leggi: incarichi e affidamenti ad alto tasso di clientelismo.Parte così, l’armata brancaleone della Regione Puglia all’arrembaggio degli infiniti soldi della Ue. E parte già nell’ottobre 2013.Parte con questi primi affidamenti pari a 6,5 milioni per tappare i buchi del Consorzio Li Foggi e per dare potere all’Arif, invece di dare spalle forti alla Scienza.

Ci sono forti interessi dietro questa storia, i fondi per l'emergenza e poi per il ripopolamento delle aree dove si è abbattuto.
Prima di esprimere un mio giudizio voglio capire e vedere: questo è quello che ha fatto il gruppo di giornalisti di Presa diretta nel servizio che vedremo questa sera.

La scheda del servizio: Il caso xylella
A PRESADIRETTA una puntata ricchissima, con tre diverse inchieste.IL CASO XYLELLA, la storia del batterio killer che uccide gli olivi pugliesi. Da quando nel Salento è stata dichiarata l’epidemia Xylella, è cominciato il piano degli abbattimenti. Ma era vera emergenza? La Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta nella quale sono indagati tutti i responsabili, amministrativi e scientifici, della gestione dell’emergenza Xylella. Un vero terremoto in seguito al quale il Commissario di Governo Silletti si è dimesso. Con le indagini della magistratura, è stato vietato l’abbattimento di altri olivi, ma intanto centinaia di piante secolari non ci sono più.Le telecamere di PRESADIRETTA hanno raccolto le voci di tutti i protagonisti, raccontato la disperazione dei coltivatori mentre venivano abbattute le loro piante. Hanno filmato per la prima volta come si inocula il batterio della Xylella nella pianta sana in laboratorio, per il test di patogenicità. Hanno raccolto le esperienze positive di ricercatori e coltivatori che in tutta Italia provano a sconfiggere la Xylella senza abbattere le piante di olivo.E poi PRESADIRETTA si è occupata di raccontare il gigantesco giro di interessi legato ai fondi europei per l’Agricoltura. Come vengono assegnati i contributi che l’Europa stanzia per aiutare chi lavora la terra?Chi controlla che i milioni di euro distribuiti ogni anno vadano davvero a chi ne ha diritto?
Nell’inchiesta di PRESADIRETTA dimostreremo come una parte di questi soldi è finita direttamente nelle mani della mafia. E chi doveva controllare che cosa ha fatto?
E infine un’inchiesta sulla controversa applicazione della legge 194, sull’interruzione volontaria di gravidanza. Come mai nel nostro paese i medici obiettori sono in media il 70% del totale e in certe Regioni superano addirittura il 90%? Questi numeri garantiscono l’applicazione del diritto a interrompere la gravidanza?Le telecamere di PRESADIRETTA sono entrate negli ospedali, nei consultori e negli studi medici privati per capire se “la 194”, a distanza di 40 anni dalla sua entrata in vigore, sia una legge che funziona.IL CASO XYLELLA” è un racconto di Riccardo Iacona con Giuseppe Laganà, Raffaella Pusceddu, Elena Stramentinoli, Antonella Bottini, Elisabetta Camilleri, Irene Sicurella, Cristiano Forti, Andrea Vignali, con la collaborazione di Marilù Mastrogiovanni