Cosa si intende per giallo oggi o con
la definizione (che io non riuscirò mai a comprendere) “letteratura
di genere”? E' anche questa letteratura oppure stiamo parlando di
libri figli di un Dio minore?
E lo stato della salute dell'editoria,
del libro, dei noir, dei gialli? Stanno tutti bene?
Sono stati tanti i temi affrontati nel
bell'incontro tenuto all'Università degli studi a Milano per
Bookcity, da Luca Crovi “Tutte le lingue del giallo.
Declinazioni italiane”.
Ospiti dell'intervento gli scrittori
Nicoletta Vallorani (in realtà la padrona di casa), Gianni Biondillo
(in splendida forma), Massimo Carlotto e Giuseppe Genna.
La prima domanda cui gli scrittori
hanno risposto riguardava la loro prima pubblicazione: abbiamo così
scoperto che Biondillo è un giallista quasi per caso. Anzi, come
tutti gli altri, la definizione giallista sta un po' stretta. Il suo
primo libro (“Per cosa si uccide”) fu spedito a Guanda da
un'amica.
Carlotto presentò il suo primo libro, “Il fuggiasco”,
a Milano all'editore di E/O, che lo trovò interessante, ricco di
fantasia, non sapendo quanto fosse in realtà autobiografico.
Genna
lavorava in nero per Mondadori, quando presentà il primo libro, che
non si chiamava nemmeno “Catrame”, ma doveva intitolarsi “Nero”
ed era un regalo al padre, grande estimatore di Maigret. C'è chi
regala una pipa al padre, Genna ha regalato un libro. Suo.
La
Vallorani scrisse il primo libro di fantascienza come una sfida, coi
colleghi maschi.
Prima parentesi, a proposito di giallisti e dei
vincoli nel genere: né Genna né Biondillo hanno mai letto i Maigret
di Simenon. Biondillo poi, che spazia nella sua scrittura a 360 gradi
dall'Africa all'architettura, nemmeno i Montalbano di Camilleri.
Non importa quello che leggi, se
leggi i giallisti che vendono. Ma importa quello che scrivi. Come a
dire, che esiste solo la differenza tra bei libri e brutti libri. Un
altro tratto in comune dei quattro scrittori presenti: aver rotto le
gabbie del giallo.
Andiamo avanti.
Il dilemma del lettore
pigro: cosa bisogna fare, scrivere per i lettori, cercando di
riproporre sempre quello che loro si aspettano, oppure deve essere lo
scrittore che spinge i suoi lettori verso qualcosa di diverso.
Genna
parlava della responsabilità degli scrittori, in questo caso, che
negli ultimi anno hanno iniziato a giocare col sistema editoriale per
scrivere solo cose che potevano essere pubblicate.
Biondillo, come
si è detto, scrive di tanti argomenti. “Il lettore è pigro”
ha commentato, perché non vuole variazioni nei personaggi e
nelle storie. E magari anche il finale consolatorio.
Per cui,
oltre alla responsabilità dello scrittore, bisognerebbe mettere in
discussione anche le responsabilità del lettore. Che vive in una sua
gabbia chiusa, in un suo recinto. Ossessionato dagli sterotipi.
Per
vendere più libri basterebbe mette un cadavere ad ogni capitolo, uno
stupro … Così si uccide la scrittura però.
Il giallo è solo
uno scheletro, ha completato il ragionamento: la plasticità attorno
ad esso la deve mettere lo scrittore, dandogli un movimento.
“Voglio dei libri che siano delle
bombe per il cervello”: la letteratura oggi sa instillarmi dei
dubbi sul mondo che vivo? Non credo, ha terminato Biondillo. E, detto
da uno scrittore, è quasi un'ammissione di una sconfitta.
Carlotto
vive molto in simbiosi con i suoi lettori, che spesso hanno proposto
a lui argomenti su cui iniziare a costruire una storia. Carlotto ha
costretto i suoi lettori ad inseguirlo nei generi che via via ha
affrontato: il teatro, il giallo ..
Il lettore è conservatore? È
colpa della crisi. La crisi attuale porta il lettore verso la ricerca
di una valvola di sfogo per le sue ansie. La soluzione consolatoria.
Ma oggi c'è anche un pubblico che
chiede allo scrittore di scrivere certe storie, ed è una cosa che fa
crescere.
Perché il libro non è un prodotto.
Genna ha fatto poi un suo ragionamento
articolato su cosa sia letteratura e cosa no: la sceneggiatura per il
cinema e la televisione. Perché ha degli schemi precisi. Perché
blocca i caratteri come nemmeno la Medusa di Perseo.
E poi ha
voluto criticare quegli intellettuali che, come nel 1992, non sono
stati capaci di scrivere del loro presente. Il buco della letteratura
sul 1992 è clamoroso, uno dei pochi libri scritti a riguardo è
stato quello del suo editore attuale, Franchini.
Perché il noir è
un romanzo politico, sociale, che racconta il paese ora che il
giornalismo di inchiesta è finito, il commento di Carlotto.
Che
paese di lettori siamo?
Forse un altro metro di giudizio di un
paese potrebbe essere quello che misura quanti libri si leggono. In
un finale molto appassionato, Biondillo si è lanciato un
ragionamento molto polemico, giustamente polemico, contro i lettori
italiani.
Citando una statistica, ha ricordato
come in Italia il 40% degli italiani legga solo un libro. Che siano
le barzellette di Totti o Fabio Volo.
In Francia i manager leggono
40 libri in un anno.
In Spagna 24 libri.
I manager italiani
7-8 libri, compresi quelli relativi al loro lavoro.
Capite di che
cosa parliamo?
Oggi il libro è considerato un “qualcosa” per
le donne che stanno a casa, mentre il marito/compagno/fidanzato
lavora. Qualcosa per le persone strane, per i “ricchioni”.
E
io, tra me, pensavo a quante volte mi sono sentito etichettare da
amici e soprattutto amiche, come quello dei libri …. Un vestito che
mi sta tanto stretto addosso.