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06 settembre 2025

Andrea Camilleri, una storia – di Luca Crovi


Sarò eternamente grato a Luca Crovi per due motivi: il primo, l’aver riportato in vita il personaggio del commissario De Angelis e le storie della Milano degli anni ‘30.

Poi questo lungo racconto – non una semplice biografia – sul maestro Andrea Camilleri, uno scrigno dove sono custodite tante storie, aneddoti, incontri straordinari, su quello che considero uno dei più importanti scrittori contemporanei.

Come ha fatto Andrea Camilleri a diventare il maestro Camilleri, uno scrittore capace di portare alla lettura milioni di italiani coi suoi racconti, non solo quelli con protagonista il commissario Montalbano?

Lo scoprirete, capitolo dopo capitolo, leggendo la sua storia, quella della sua famiglia, i suoi nonni, i catanonni (corsari), il “contesto” dove è cresciuto: come scrive nella prefazione Mauro Novelli “L’idea è stata quella di mostrarvi il percorso che Andrea ha attraversato prima di trasformarsi da persona in personaggio”.

Un personaggio la cui fama è letteralmente esplosa tardivamente, dopo la pubblicazione (e la messa in onda sulla Rai) dei romanzi col commissario Montalbano,  “uno di Catania, che quando voleva capire una cosa, la capiva”. Ma Andrea Camilleri aveva già vissuto diverse vite prima: poeta, insegnante di teatro alla scuola di Roma, sceneggiatore in Rai e alla Radio.

Luca – che ha conosciuto Camilleri nell’ultimo periodo della sua vita, ad una premiazione, ci porta indietro agli anni dell’infanzia del piccolo Nenè, figlio unico di una famiglia borghese che aveva interessi nel settore delle miniere di zolfo – da qui partì lo spunto per il suo primo romanzo, “Un filo di fumo” edito da Garzanti. Un padre ispettore al porto del paese natale, Porto Empedocle.

La nonna materna, nonna Elvira Capizzi Fragapane, che gli aveva insegnato a guardare il mondo con gli occhi della fantasia: “è la prima ad aprire gli occhi di Andrea su mondi fantastici, facendogli leggere un romanzo che scatenerà per sempre la sua fantasia: Alice nel Paese delle Meraviglie”.

Crovi ci racconta la passione per la lettura che ha accompagnato il piccolo Nenè sin da piccolo: libri di avventura, libri di viaggi, libri (tra cui i primi romanzi dello scrittore belga Simenon) che potevano farlo viaggiare nel mondo e nel tempo senza muoversi dalla sua camera, o dal solaio dove rubava le riviste collezionate dal padre.

Ecco come ha fatto quel ragazzino magro a diventare il grande maestro Camilleri, il “sommo” come lo hanno battezzato gli amici del Camilleri Fans Club (che curano il sito Vigata.org): allenando la mente a leggere le storie e ad assimilarle per poi provare a scrivere qualcosa di tuo.

Camilleri ha vissuto in pieno gli anni del fascismo, subendo come tanti la fascinazione del regime fascista per poi distaccarsene nel tempo, quando si rese conto di cosa fosse veramente il fascismo:

Frequentando i suoi professori del liceo e ascoltando le loro lezioni, il giovane Camilleri inizia a comprendere che il fascismo non è esattamente il movimento che lui aveva idealizzato..
Il voler inculcare le idee a forza, le leggi razziali, la repressione del dissenso. E poi la guerra, la fame, i bombardamenti.

In questo libro vengono riportati tutti gli incontri eccezionali fatti da Camilleri nella prima parte della sua vita: l’incontro con Pirandello, legato alla sua famiglia da una parentela; poi, nel corso della guerra, col generale Patton, col fotografo Robert Capa. Persino con un bandito della banda Giuliano, l’ala armata del partito separatista.

Erano gli anni a cavallo del dopoguerra, con la riscoperta della libertà e dove il giovane Camilleri si avvicina al comunismo, non quello di Stalin, ma il comunismo della libertà e dell’uguaglianza degli uomini. Il permesso per aprire la prima sede del partito in Sicilia lo ottiene niente meno che dal vescovo

Il vescovo gli confida: «In fondo, se proprio deve nascere un Partito Comunista nel nostro paese, è meglio per noi che lo fai tu..»

A proposti del fascismo e del legame di Camilleri con Milano: Luca Crovi nel romanzo “L’ultima canzone del Naviglio” ha raccontato di un cugino del padre di Andrea, Carmelo Camilleri, commissario a Milano, che indagò sulla strage alla fiera nel maggio 1928.

Una bomba che causò venti morti e per cui furono arrestati degli anarchici mentre in realtà, come scopri il cugino Carmelo, era una bomba fascista fatta scoppiare per avviare a Milano una strategia della tensione (come poi avvenne nel 1969 con la bomba nella banca dell’Agricoltura).

Carmelo Camilleri fu allontanato da Milano e dalla polizia dal regime: “egli è stato sicuramente e anche inconsciamente l’ispiratore del mio commissario Montalbano” commenterà in un'intervista Andrea.

Ci sono poi gli anni a Roma, all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma, dove incontra la sua futura moglie, Rosetta Dello Siesto oltre a conoscere il meglio della letteratura italiana, il nome di Camilleri era iniziato a farsi conoscere già per le sue poesie, pubblicate su importanti riviste come Mercurio.

Sono gli anni delle rappresentazioni teatrali, degli incontri importanti con registi e quelli che diventeranno i protagonisti del cinema italiano (come Vittorio Gassmann).

Beh, quando vi immergerete nei tanti racconti in questo libro, scoprirete anche voi che è esistito un Camilleri molto prima del commissario Montalbano e delle storie di Vigata. La scrittura di libri è arrivata molto dopo la poesia, il teatro, la radio, la sceneggiatura in Rai (i racconti del commissario Maigret in Rai, un pezzo importante della storia della televisione italiana).

Perché scrivere – chiesero a Camilleri: ecco un passaggio della risposta che diede a quella domanda

Scrivo perché mi piace raccontarmi storie. Scrivo perché mi piace raccontare storie. Scrivo perché alla fine posso prendermi la mia birra. Scrivo per restituire qualcosa di tutto quello che ho letto.
Ecco, in questo libro possiamo finalmente capire da dove arrivano tutte le storie che abbiamo amato, storie della Sicilia (e non solo) di ieri e della Sicilia di oggi, storie dove la mafia c’è e ci sono i mafiosi ma non sono i personaggi principali (“Farne i protagonisti di un romanzo anche scadente significa sempre e comunque nobilitarli”).

Una Sicilia inventata ma reale, come la Mombracem di Salgari: un’isola dove tutti noi, amanti dei suoi libri, ci sentiamo a casa.
Andrea Camilleri ha portato alla lettura milioni di italiani coi suoi libri, nonostante l’uso del dialetto vigatese. Persone che sono rimaste – come me – folgorate da questo commissario così particolare, “un Dio di quart’ordine” un puparo in un’opera di pupi

Un Dio di quart'ordine, un Dio minore, aviva pinsato allura. Po' negli anni, si era fatto pirsuaso che non era manco un Dio dell'ultima fila, ma sulo un poviro puparo di 'na mischina opira di pupi. Un puparo che s'assabattava a fari funzionari la rapprisintazioni come meglio putiva e sapiva. E èer ogni rappresentazioni che arrinisciva a portare a termini, la faticata si faciva ogni volta cchiù grossa, ogni volta cchiù pisanti. 
Da Il campo del vasaio

Persone rimaste affascinate dal suo saper usare l'arma dell'umorismo in tutti i suoi racconti, in tutte le sue sfumature: dall'ironia contro il regime di cartapesta (pensate ad esempio al racconto Il nipote del negus), al grottesco fino al comico (pensiamo ai dialoghi ai limiti dell'assurdo con Catarella):

Si stava vivenno il primo cafè della matinata quanno il telefono sonò.

Si erano fatte le otto. Non s’attrovava nell’umori adatto per sintiri parlari d’ammazzatine. Avrebbi semmai lui ammazzato a qualichiduno, se gliene s’appresentava l’occasioni.

Preferibilmenti qualichiduno che di nomi faciva Carlo.

Ci aviva ’nzirtato, era Catarella.

«Ah dottori dottori! Chi fa, dormiva?».

«No, Catarè, vigliante ero. Che fu?».

«Ci fu che ci fu un frutto che ci fu».

«Un furto? E pirchì veni a scassare i cabasisi a mia, eh?».

«Dottori, addimanno compressioni e pirdonanza, ma...».

«Ma, ’na minchia! Né compressioni né pirdonanza! Telefona subito ad Augello!».

A momenti Catarella si mittiva a chiangiri.

«Quisto appunto ci volevasi diri, spianno scusanza tantissima, dottori. Che il suddetto dottori Augello da stamatino attrovasi allicinziato».

Montalbano stunò. Ma manco ’na cammarera si pò cchiù licinziari su due piedi!

«Licenziato? E da chi?».

«Dottori, ma fu vossia stisso di persona pirsonalmenti ad allicinziarlo aieri doppopranzo!».

Montalbano s’arricordò.

«Catarè, è andato in licenza, non è stato licenziato!».

«E io che dissi? Non dissi accussì?».

La scheda del libro sul sito di Salani e il primo capitolo da leggere

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21 novembre 2024

La velocità della tartaruga di Luca Crovi

 

Acqua alla gola

Parigi, 1804

Un centinaio di cavalieri, nel cuore della notte, guadava il fiume, con le torce accese, legate a lunghe pertiche utili a misurare la profondità dell’acqua. Il fiume era in piena e gli uomini avanzavano lentamente, anche per evitare buche profonde e pericolosi mulinelli.

Cosa c’entrano i soldati di Napoleone che attraversano la Senna, in una scena quasi surreale tanto da scoprire poi che si tratta di un incubo del poeta Gabriele D’Annunzio?

In quella tela pareva esserci qualcosa di malefico che turbava il suo sonno. Eppure era il più celebre dei capolavori firmati da Leonardo da Vinci.

Cosa sta turbando il sonno del “comandante”, come in tanti lo chiamavano dopo le sue imprese nella prima guerra mondiale? Cos’ha di speciale quel quadro che si è messo in camera per poterlo ammirare?

E cosa c’entrano allora il primo volo in aereo, il velivolo a motore, come era stato chiamato dallo stesso D’Annunzio (una delle sue tante invenzioni lessicali, come «tramezzino», «vigili del fuoco»), sopra le alpi?

Era il settembre del 1910, in quella competizione perse la vita al pilota Jorge ChávezDartnell, caduto a poche centinaia di km da Milano, la meta della competizione, mente sorvolava la Val D’Ossola. Il paesino dove un giovane Carlo De Vincenzi imparava una sana diffidenza dalla velocità, per meglio dire dall’ossessione della velocità, tanto amata da quei futuristi che guardavano invece con vivo interesse tutte le scoperte meccaniche del nuovo secolo.

La Gioconda di Leonardo da Vinci trafugata al Museo del Louvre (servizio particolare del «Corriere della Sera») Parigi 22 agosto, notte Una notizia alla quale nessuno oggi voleva credere si è sparsa per Parigi.

E che ruolo hanno in questa storia il misterioso furto della Gioconda, rubata dal Louvre nel 1911 da un ladro che con quel gesto intendeva ridare onore alla sua patria e agli italiani che di quel capolavoro erano stati defraudati?

Un furto per cui vennero accusati niente di meno che Apollinaire e Picasso, giovane artista appena arrivato a Parigi, proprio negli anni in cui D’Annunzio era andato a vivere in Francia a Arcachon.

Ecco, non disperate, se anche farete un pizzico di fatica a capire il nesso, sappiate che sono tutti pezzettini di un puzzle che poi si svilupperà nella seconda parte del libro in una vera e propria indagine del poeta di San Fedele, così come era chiamato il commissario De Vincenzi dai “ligera” de Milan e dai suoi amici, per la sua passione per la letteratura. Passione che si portava fin dentro il suo ufficio nella Questura che, allora, era in piazza San Fedele.

Tutti pezzetti di un enigma che ha come protagonisti il commissario De Vincenzi e la sua cerchia, fatta da amici (come la portinaia Gianna Ballerini) e anche da persone ai margini della legge, come il “pinza”, un ladro “rispettato dai malnatt della ligéra ed era esperto di crimini e criminali”.

E poi il pilota Tazio Nuvolari, amante della velocità come lo era Gabriele D’Annunzio. Proprio quest’ultimo chiamerà, qualche anno dopo i fatti raccontati nella prima parte, De Vincenzi sul lago di Garda ad indagare su un furto avvenuto nella sua villa, il Vittoriale.

Siamo nel 1934, la Gioconda è tornata in Francia, e D’Annunzio passa le sue giornate nella sua villa, sotto l’attenta osservazione del regime: gli occhi di Mussolini incombono su di lui, timorosi che qualche sua uscita contro il regime possa offuscarne l’immagine.

Proprio nel Vittoriale qualcuno ha rubato delle foto che potrebbero creare problemi a D’Annunzio: potrebbero essere usate contro di lui in un momento che, come si è detto, non era sotto una buona luce da parte del regime.

Questo furto potrebbe essere collegato ad un altro, avvenuto a Milano: alla gioielleria Bucellati erano stati portati via tre gioielli a forma di tartaruga. Erano piccoli capolavori che D’Annunzio aveva commissionato all’orafo milanese e che negli anni aveva donato al suo amico Tazio Nuvolari che li custodiva come preziosi portafortuna.

Per ricordo del nostro incontro, dopo colazione il poeta decise di regalarmi questa meravigliosa tartaruga d’oro, con una dedica speciale: “All’uomo più veloce del mondo, l’animale più lento”.

D’altronde per vincere le gare di velocità in auto, in quegli anni, con quei mezzi, con quei circuiti, serviva molta fortuna, per non finire fuori strada e rompere la macchina. O perdere la vita.

De Vincenzi, dopo aver ascoltato il racconto del furto comprende che occorre agire in fretta ma senza usare le vie ufficiali: meglio non fidarsi della polizia e nemmeno del vicequestore Rizzo, assegnato da Mussolini proprio alla protezione del poeta. Un poliziotto famoso, questo Rizzo, troppo bravo per il sesto senso di De Vincenzi, verso cui nutriva una certa diffidenza, soprattutto per come era finita l’inchiesta sulla bomba scoppiata a Milano per la Fiera Campionaria, con l’insabbiamento delle responsabilità dei fascisti milanesi (inchiesta in cui De Vincenzi aveva incontrato lo zio di Andrea Camilleri, il commissario Carmelo Camilleri, poi allontanato dalla Questura).

In effetti, quello che apparentemente sembra un semplice furto, nasconde un piccolo intrigo internazionale di cui non voglio aggiungere altro.
Come finirà questa ennesima indagine per il poeta del San Fedele?

«Avete mai sentito parlare di Zenone di Elea?»

«No, chi era? Un corridore, un atleta dell’antica Grecia?»

«Un filosofo. Si dice che sia stato lui l’inventore della dialettica.»

Il paradosso di Zenone, col passo lento della tartaruga, sarà il passo giusto per arrivare alla verità.

Anche in questo libro Luca Crovi, partendo dal suo certosino lavoro di ricerca negli archivi, riporta in vita pezzi della nostra storia passata andando ad arricchirli con invenzioni letterarie che nulla tolgono alla verità storica.

Vero il furto della Gioconda, da cui parte tutto, come vera anche l’amicizia tra D’Annunzio e Tazio Nuvolari, come vera è stata la prigionia dorata nel Vittoriale, sotto il controllo vigile della polizia fascista. Come reale, purtroppo, fu la prigionia proprio a Milano di Antonio Gramsci, che anche in questa storia compare in un breve cameo.

Rispetto ai precedenti romanzi con De Vincenzi, qui l’azione si sposta anche fuori Milano, per arrivare a Gardone Riviera: non manca però lo spazio per quel dialetto oggi in parte perduto, per quelle espressioni di una Milano così diversa, anche quando si parlava di criminali e ladri, col loro linguaggio “furbesco”:

Le vittime ideali per la ligéra erano le sciancone (donne eleganti e ingioiellate) e gli ambroeus e i fasaan (i sempliciotti facili da derubare).

La scheda sul sito di Rizzoli
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16 novembre 2023

Un lungo Capodanno in noir – autori vari


 
Cos'hanno in comune questi dieci racconti qui raccolti? C'è l'ambientazione da “capodanno”, ovvero quel periodo in cui si inizia a staccare dal lavoro quotidiano, per prendersi una pausa di riposo o di riflessione. Oppure, della grande sofferenza se si è costretti a lavorare mentre gli altri festeggiano, come può capitare agli investigatori, protagonisti di alcuni racconti, perché il loro lavoro non può fermarsi mai.

Ma, attenzione, anche il male non si ferma mai e può colpire in tutte le sue forme, anche quelle che non ti aspetti.

Perché c'è un'altra cosa che lega assieme tutte queste storie: sono racconti brevi, come brevi lampi in un temporale, storie in cui il lettore viene gettato subito nella storia dove si trova davanti un mistero, un omicidio, un evento fuori dal normale. E il volto del male sarà una illuminazione tristemente tragica come il lampo nel buio della notte. Sapranno sorprendervi tutti e dieci i racconti.

Diego De Silva - Gli accidentali

La facilità con cui è possibile entrare in un albergo (soprattutto un grande albergo), circolarvi e uscirne senza dover superare alcun controllo adeguato, è addirittura disarmante, per chi fa un lavoro come il mio.

In prima persona un professionista (nel suo mestiere) ci racconta del suo lavoro, di come stia attento a prestare attenzione a tutti i dettagli, a selezionare solo poche offerte, ben remunerative.

Ma, anche, di come sia importante rimanere nell'ombra, niente luci della ribalta, il suo lavoro, l'essere un killer di professione, è più come il direttore della fotografia. Chi è che ne ricorda il nome dopo aver visto un film?
Ma ogni lavoro ha anche il suo tallone d'Achille..

Giancarlo De Cataldo - ’O Zuzzuso (Roma, 1971)

Il Direttore sedeva al tavolo d’onore del suo ristorante preferito. Da qualche mese collaborava, con uno pseudonimo vagamente esotico, come esperto gourmet, a un settimanale di sinistra.

Non sarà difficile individuare a chi si sia ispirato lo scrittore romano per questo suo personaggio così sinistri, nonostante il suo aspetto da comune impiegato e la passione per la cucina. Si tratta di un alto dirigente del Viminale che “aggiusta” le cose, raccogliendo notizie private, prepara dossier per ricattare i nemici, fa sparire i corpi del reato (e a volte anche i corpi) per sistemare i processi.
Lui sa come si sistemano le cose per evitare che certi commissari troppo zelanti e troppo giovani si mettano a ficcare il naso.

Benvenuti nella Roma del “Romanzo criminale”, sebbene questo racconto sia ambientato qualche anno prima.

Leonardo Gori - Due Capodanni

1. Firenze, 1974
Era piena notte e i malati russavano, immersi in una tenue luce azzurra. Il 1974 aveva deposto le armi già da diverse ore, ma ancora si udivano lontani scoppi di petardi.

In ospedale, mentre fuori ci si prepara a festeggiare capodanno, il colonnello Arcieri, ex ufficiale dei servizi in pensione, racconta ad un suo collega, che negli anni della guerra stava dall'altra parte del fronte, di un altro capodanno. Di due ragazzi di vent'anni che in quel 1944 tragico fecero scelte diverse (ma si era giovani, purtroppo): in comune lo stesso atteggiamento geloso nei confronti delle fidanzate.

Il vecchio colonnello sorrise. «È una storia di amori malati che finirono male. Ma se c’è un significato, direi che è questo: in tema d’amore, non c’è mai da aspettarsi una reazione in base alle convinzioni politiche.»

Gian Andrea Cerone Il mistero del condominio. La prima indagine di Marisa Bonacina

Era stata una giornata limpida, di lucentezze trasversali, in cui l’inverno si era presentato alla città soffiandole addosso un vento gelido e pungente.

Nei suoi due precedenti gialli abbiano conosciuto il commissario Mario Mandelli dell’Unità di Analisi del Crimine Violento. Qui abbiamo la ventura di conoscere meglio la moglie, la sciura Marisa Bonacina: a furia di stare accanto ad un investigatore (e anche bravo), è capace anche lei di svolgere una sua indagine personale, su strani furti che avvengono dentro un palazzo.

Ma qui non ci sarà un ladro da arrestare: il male qui ha il volto delle violenze subite dai migranti nel loro lungo viaggio verso l'Europa nella speranza di cambiare le proprie vite.

Marco De Franchi Il Dono

La prima volta che ho trovato la testa di un essere umano, tagliata di netto e adagiata sull’uscio della mia casa, è stato circa due anni fa. No, posso essere più preciso.

Un uomo che cerca un momento di quiete nel silenzio di un paesino di montagna, lontani chilometri dalla città, dal lavoro. La neve che circonda la casa attutisce tutti i rumori.
Ma qualcuno gli ha lasciato un dono, uno strano dopo, sull'uscio.

Era la testa di un ragazzo. Non avrà avuto più di vent’anni

E' come se l'assassino gli riconoscesse il fatto di essere il maschio dominante e quella testa rappresenta dunque un dono. Un dopo poco gradito

Perché io. E perché adesso. La risposta è la stessa. E non mi piace per niente. Ecco perché questo Natale starò più attento. Il dominante s’è stancato.

Ma il dominante non vuole avere emuli.

Gianni Biondillo Weekend lungo a Barcellona

Alla fine, Antonio aveva mantenuto la promessa. D’altronde la storia stava andando avanti da troppo tempo e la moglie si dimostrava ogni giorno sempre più insofferente.

Cosa può nascondersi dietro un week end di vacanza a Barcellona? E cosa può nascondersi di misterioso dietro una giovane moglie, remissiva e tranquilla come tante?

Lo scopriremo arrivando alle ultime pagine di questa storia.

Andrea Fazioli Il custode dell’abisso

Sul lago tutto scivola e scompare: la rabbia, i dubbi, i debiti, la noia, perfino le parole «nemici», «pericolo», «morte». Forse la morte indugia un po’ più a lungo, come l’ombra di un nero dirigibile che trattenga i raggi del sole.

Il male può nascondersi dietro lo schermo di un computer? È quello che crede un cliente dell’investigatore Luca Contini, a cui confida le sue paure

«Signor Zocchi, è sicuro che fossero delle minacce di morte?»
«Più che minacce erano consigli. La mia vita è in pericolo.»

Il problema è che chi lo sta minacciando ha il volto, si fa per dire, di un monitor di un computer e il corpo, sempre si fa per dire, dell’algoritmo più famoso di intelligenza artificiale. Si chiama MAX, acronimo di Machine-Assisted eXpert.

Ma forse la spiegazione per certe frasi uscite dal computer, che sembravano volerlo spingere verso un limite irraggiungibile, hanno una spiegazione molto più terrena.

Luca Crovi - Odio il Capodanno

La regina era morta e il bambino era scomparso. Questi erano i due fatti che avevano occupato per alcuni giorni la testa e la coscienza del commissario Carlo De Vincenzi.

Siamo negli ultimo giorni del 1926 quando capitano due eventi: il primo, la morte della regina, che costringe il “poeta del crimine” ovvero il commissario De Vincenzi a dover partecipare a delle stancanti cerimonie. E poi la sparizione del piccolo Michele Adelmi.

«No, no. Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è Capodanno.»

«Quindi ogni nuovo giorno al Due è per lei un nuovo inizio?»

Non è un uomo di cerimonie, il commissario, come si trova a confidare con Antonio Gramsci, l’intellettuale detenuto nel carcere di San Vittore, perché considerato pericoloso dal regime (come tutte le teste pensanti).

«Perciò odio il Capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un Capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno.

Altri due manigoldi faranno presto compagnia a Gramsci, non certo intellettuali, ma i responsabili della morte del piccolo Michele che De Vincenzi farà di tutto per tenere dentro, nonostante le pressioni del regime.

Marcello Fois - Ho qualcosa da dirti

Sgambati alza la voce: «Signora si calmi!» intima.
La donna all’altro capo della linea non pare dargli retta. Carnevali passa a quel punto davanti alla sua scrivania facendogli un cenno per chiedere che succede.

È capodanno e a nessuno piace lavorare l’ultimo giorno dell’anno mentre tutto il mondo si ritrova a festeggiare. Ma quando a sparire è il figlio di una tua amica, non puoi sottrarti al tuo dovere: è quello che succede all’ispettore Carnevali.

Dev’essere capitato così: io sapevo chi eri. Ti conoscevo da sempre, conoscevo ogni singolo millimetro della tua pelle appena esposta alla vita.

Cosa è successo a Riccardo? Qui il male ha le sembianze di un amore malato, tossico, pericoloso..

Marco Vichi Il bosco

«Non allontanatevi troppo» disse la mamma, mentre i bambini stavano uscendo. «No mamma, andiamo qua dietro» disse Camilla. «Siete coperti bene?» «Sì mamma...» «E non tornate tardi...»
Il bosco è il luogo del mistero e della paura per eccellenza. Ma accade che questa paura, oppure il fascino della scoperta attirino ragazzine sveglie come Camilla, che si tira dietro nel suo girare per il bosco il fratellino Filippo.

«Ma che è successo nel bosco? Cos’hai visto?»
«Nulla...» «Bugiarda» bisbigliò Filippo, e accese la luce. «Dai, spegni.»

Nel bosco si rischia di fare brutti incontri, specie se ci si mette a seguire un uomo in mezzo ai rovi.

La scheda del libro sul sito di Guanda

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24 ottobre 2022

La Passione per il delitto 2022 Franca Villa presenta Luca Crovi, Andrea Fazioli e Paola Sironi

 

Paola Sironi, Franca Villa, Andrea Fazioli e Luca Crovi

La Passione per il delitto 2022 Franca Villa presenta Luca Crovi, Andrea Fazioli e Paola Sironi

  • Luca Crovi, Il mistero della torre del parco e altre storie, Sem (mia recensione qui)
  • Andrea Fazioli, Le strade oscure, Guanda
  • Paola Sironi, I giorni dell’illusione, Todaro

Paola Sironi

Il libro comincia con una visita clandestina in una cripta milanese, in via Francesco Sforza, l’ex ospedale dei poveri degli Sforza: nei chiusini della cripta erano sepolti i morti dell’ospedale. I due visitatori si accorgono di uno scheletro meno antico degli altri, con indosso un orologio e da qui inizia l’indagine sullo scheletro: chi era il morto e chi l’ha lasciato lì?

C’è una protagonista, una ispettrice di polizia, Annalisa Consolati, con una sua vita privata, ma fa parte di una squadra della Questura di Milano, squadra “problem solving” di cui fa parte assieme ad altri due ispettori e un commissario. Uno degli ispettori della squadra ha la passione della velocità e dei profiler americani, quelli che si vedono in TV. Il commissario è invece una persona meticolosa, con un senso morale fortissimo senza essere troppo legato alle procedure.
La storia avviene a Milano nei mesi della pandemia ed è raccontata come una città multietnica, con zone differenti tra di loro, una Milano composita che viene descritta nelle sue varietà, da un lato metropoli (dove si accettano l’omosessualità delle persone, le differenze culturali), da un lato provinciale.

L’ambientazione è nel giugno del 2020, i mesi della “grande illusione” in cui Milano inizia a riprendersi dallo choc iniziale, quando le nostre vite avevano subito una limitazione forte e inaspettata. Tutte le cose che davamo per scontato si erano perse e queste sono cose su cui riflettere.

Quel giugno è stato un periodo di illusione in cui si pensava che si sarebbe tornati alla libertà di prima: questa illusione è anche quella del colpevole. Un qualcuno che ha paura di perdere quello che ha.

Andrea Fazioli

Il protagonista del romanzo è un frontaliere che ogni giorno va a lavorare in Svizzera: una sera viene sfiorato di compiere un crimine terribile, uno di quelli per vieni additato per sempre come criminale. Questa persona si spaventa dall’essere sfiorata dall’idea del male, ma un anno dopo legge sul giornale che qualcuno ha compiuto quel crimine, in quella stazione, quella sera.

Chi è stato? Si rivolge allora ad un investigatore privato, Elia Contini.

Elia Contini ha fatto molti lavori e ora si è arrabattato a fare l’investigatore, vive nei boschi del Canton Ticino, ama fotografare gli animali. Lavora però a Lugano dove ha l’ufficio: una doppia anima dunque, di città e di montagna. Dalla montagna, da lontano, si vedono le cose in modo più chiaro a volte.

Il personaggio inventa storie con animali immaginari: nascono dalle prose breve che l’autore aveva scritto negli anni e che ha voluto qui unire alla storia. Sono animali che, inseriti in un certo momento della storia, danno un sapore in più al racconto.
Bellinzona è una città con forti legami con Milano, si parla un dialetto che suona come il milanese: è una città di frontiera coi suoi traffici, anche criminali, con le sue montagne e i suoi paesaggi diversi.

Luca Crovi

Ho preso a prestito da Augusto De Angelis il commissario De Vincenzi: una mattina lascia per caso una cartellina azzurra, nella stanza della portinaia. Questa portinaia si trova davanti alle storie di venti casi capitati al commissario: sono casi collegati anche tra di loro dove ci sono degli ospiti particolari, da Hitchcock, Ho Chi Mihn, Riccardo Bauer, Antonio Gramsci in carcere a San Vittore.

Storie che il commissario racconta, correlandole a delle immagini della Milano di anni 30.

Alla storia originale di De Vincenzi ho regalato una portinaia e i ricordi della mia bisnonna – racconta Luca Crovi: il commissario è un investigatore che non usa la pistola perché parla direttamente coi ladri della Ligera milanese, come El Pinza, un personaggio leggendario veramente esistito.
De Vincenzi è stato militare nella prima guerra mondiale: i suoi ricordi sono quelli del nonno di Luca Crovi. Ha un senso della giustizia diverso da quello dell’epoca fascista, passava le notti leggendo Platone, un uomo che ascolta tanto e parla poco.
I suoi amici sono un bersagliere e un materassaio: questi personaggi mi hanno permesso di dargli un’anima particolare, come emerge in parte dagli sceneggiati Rai.

Nei libri di De Angelis non poteva raccontare tutta l’anima di De Vincenzi per la censura fascista: lui stesso morì per le percosse ricevute da una squadraccia.
Nelle sue indagini incontra il commissario Camilleri, il nonno dello scrittore Andrea Camilleri, testimone della strage alla fiera.

Il personaggio della portinaia, la sciura Matilde, si basa sui ricordi della bisnonna di Luca Crovi: sono ricordi della cultura contadina di quella Milano.

Una signora che ha avuto una storia sfortunata, sopravvissuta alla morte, che vedeva la città con altri occhi: di lavoro faceva la portinaia, come il personaggio del libro.

Come era quella Milano tra gli anni 1922 e 1932? Erano gli anni delle bombe messe dai fascisti e fatte attribuire ad anarchici e comunisti perché era una città dove si trovavano anche gli antifascisti.

Milano è una città con una sua storia, che aiuta anche a comprendere la Milano di oggi.

Il racconto al centro del romanzo è uscito a puntate su il giornale nei giorni della pandemia, come romanzo “d’evasione” dai morti e dal lockdown.

Il sito della Passione per il delitto, i canali social Twitter, Facebook e Instagram.


20 settembre 2022

Il mistero della Torre del Parco e altre storie di Luca Crovi

 


Il commissario Carlo De Vincenzi non amava i letti comodi. Neanche quelli rifatti con cura dal suo amico Giovanni Massaro, di professione materassaio. Dormire in quei letti poteva essere molto pericoloso per lui. Preferiva adagiarsi per un po’ sul divano scomodo del suo ufficio in piazza San Fedele. Prediligeva le lunghe veglie di lettura in compagnia di sant’Agostino e Platone.

Questo “Il mistero della Torre del Parco” è una raccolta di racconti con protagonista il commissario De Vincenzi, l’investigatore inventato dallo scrittore romano (ma trapiantato a Milano) Augusto De Angelis, che ha ambientato i suoi gialli nella Milano a fine anni ‘20, per dimostrare che si potevano scrivere romanzi gialli anche in Italia (anche sotto un regime, come in quegli anni), “L’essenziale per me è creare un clima. Far vivere al lettore il dramma. E questo si può ottenere anche facendo svolgere la vicenda di un romanzo in Italia, con le creature italiane”.

Il commissario De Vincenzi, chiamato anche il poeta del San Fedele per la sua vasta cultura (umanistica e filosofica), e per la profonda umanità con cui guarda e osserva queste “creature italiane”, ha visto nuovamente la luce letteraria grazie all’ottimo lavoro di Luca Crovi, che ha ridato vita a questo investigatore, reinventando nuove storie: questo infatti è il suo quarto romanzo dopo “L'ombra del campione”, “L'ultima canzone del Naviglio” e “Il Gigante e la Madonnina”.

Mescolando fatti e personaggi storici realmente vissuti in quegli anni a Milano, Luca Crovi ci riporta dentro quella Milano, una città già in espansione che aveva iniziato ad inglobare gli ex comuni limitrofi, come Lambrate. Una città che stava cambiando faccia per i nuovi lavori in corso, come la Torre Littoria in parco Sempione (al centro del racconto che da il titolo al libro) o come l’interramento del Naviglio (di cui Crovi ha raccontato ne L’ultima canzone..).

Questa città ci viene raccontata dagli occhi del “sciur cumisari” De Vincenzi: ad inizio romanzo, per quel mescolare ancor di più realtà e finzione, scopriamo che ha accettato la proposta dello scrittore Augusto De Angelis di far diventare storie letterarie alcune sue passate indagini. Sono le storie che il commissario ha raccolto in una cartellina azzurra e che, sbadatamente (o forse no) ha dimenticato sul tavolo della sciura Maria Ballerini e che noi troveremo raccolte qui.

Oltre ai racconti, dentro questa cartellina la sciura Ballerini (e noi con lei) trova anche delle foto: sono delle cartoline di quella Milano (e che potete trovare nel libro), “un vero e proprio dossier dedicato alla vita del commissario Carlo De Vincenzi, con tutto quello che era accaduto al poeta del crimine negli anni passati”.

Storie di cui De Vincenzi era stato osservatore prima e custode poi nella sua memoria: delitti e prevaricazioni, piccoli imbrogli e vendette per antichi torti, ladri gentiluomini e ladri con la divisa. I “malnatt” della “ligèra”, e anche altri malnatt in camicia nera, non meno pericolosi solo perché protetti dal regime. Storie che hanno lasciato dentro De Vincenzo segno, e il cui ricordo spesso doloroso torna a galla quando è più indifeso, come nel sonno. Come la terribile strage del 12 aprile 1928, in piazza Giulio Cesare, alla fiera Campionaria.

Quali sono i racconti dentro questa cartelletta, che la sciura Ballerini, la custode dello stabile di via Massena inizia a leggere vinta dalla curiosità? Si comincia con la storia del pescecane all’arena: è la storia di una donna morta all’Arena Civica di Milano dove, ogni tanto, si tenevano degli spettacoli sull’acqua

«È stato un pescecane!»
«Come hai detto, ragazzo?»
«È stato un pescecane, signor commissario, a mordere la mia mamma!»

O come anche quell’incredibile incontro con quel regista inglese, rimasto vittima di un furto a Como mentre stava girando un film: quel regista sarebbe un giorno diventato famoso col titolo di “maestro del brivido”, ovvero Alfred Hitchcock. Chissà se nel film The Pleasure Garden hanno veramente recitato dei veri “ligèra” de Milan.

Come anche incredibile l’incontro con Antonio Gramsci, giornalista e politico, tra i fondatori del Partito Comunista Italiano, in carcere a Milano perché il regime fascista non poteva accettare che la sua mente rimanesse libera, libera di esprimere il suo dissenso, il suo fastidio nei confronti di un governo che opprimeva la libertà delle persone.

Nonostante i rischi, De Vincenzi aiuterà Gramsci a fare un regalo al proprio figlio Delio.

.. il Cerruti fu pronto a sostenere la sua richiesta. «So chi può aiutarla, Antonio.» «Chi?» «Il commissario Carlo De Vincenzi.» «Perché proprio lui?» «Perché è uno che guarda nel cuore delle persone».

Guardare nel cuore delle persone, anche i ladri, che a Milano certo non mancavano, esperti in vari rami della “criminologia”

C’erano i balordisti, esperti nello spacciare monete false, i bidonisti, specializzati in truffe, i balaustristi, capaci di entrare dalle finestre, i droganti, che chiedevano la carità ..

Non tutti erano ladri gentiluomini, come quell’Arsenio Lupin, ma ce n’erano alcuni che almeno si fermavano di fronte a furti considerati sacrilegio. Come quelli che stavano per rubare le reliquie in Sant’Eustorgio, dove sono conservati i resti dei Re Magi.

[le reliquie] erano rimaste nella basilica per secoli, fino all’arrivo delle truppe di Federico Barbarossa. Il principe tedesco le aveva trafugate nel 1162, durante il saccheggio di Milano, trasportandole a Colonia,..

Ci sono anche ladri come “Il mottola”, un ladro gentiluomo, come appunto Arsenio Lupin, personaggio ispitaro ad un celebre ladro anarchico, un certo Alexandre Marius Jacob,

Avete mai visto un ricco farsi rapinatore? Non ne ho mai conosciuti. Io, che non sono né ricco né proprietario, non avevo che queste braccia e un cervello

Sarà proprio Il Mottola a fare un bel regalo al commissario, proprio la notte di Natale: chi lo ha detto che deve essere babbo Natale a portare i regali? Anche “i malnatt della ligéra avevano un cuore”.

Ispirato a fatti storici, che l’autore ha solo un poco romanzato, è anche il racconto dove si parla di strani furti sui carri merci che portavano il pesce a Milano dall’Adriatico, nelle zone dove venivano mandati i bambini milanesi, per la cura di mare e iodio.

Alla Trattoria della Pesa, in una zona a metà tra piazza Garibaldi e Porta Tenaglia, dove una volta venivano “pesate” le merci in transito, De Vincenzi incontro niente di meno che il giovane Ho Chi Mihn, che effettivamente è soggiornato in Italia dove ha lavorato come cuoco, ospite della comunità cinese che viveva in via Canonica. Anche un cuoco, se ha studiato, può conoscere le massime di Sant’Agostino:

«Hai ragione. Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli stati se non delle grandi bande di ladri?»

Dopo un’indagine su un barcaiolo morto (un Ranee, uno che vendeva le rane, da cucinare fritte o nel risotto), ucciso non dalla Borda ma da un’altra strega, si arriva al racconto “La Torre del Parco”: nel giorno dell’inaugurazione della Torre in parco Sempione, il 9 agosto del 1933, viene ritrovato un cadavere nell’ascensore che porta in cima. Dietro, una strage avvenuta nel corso della prima guerra mondiale e la vendetta di un uomo. Che alla fine aveva deciso di non sottrarsi alla giustizia, come Socrate

Su un tavolo davanti a lui era deposta una larga ciotola, e l’uomo stava leggendo un libro, Marcia su Roma e dintorni di Emilio Lussu. «Dovrebbe evitare certe letture.»

L’ultima parte del romanzo è dedicata a Riccardo Bauer, politico tra i fondatori del partito d’Azione, anche lui fini in carcere negli anni del regime dove fu perfino accusato di essere tra i responsabili della bomba in piazza Giulio Cesare: le cartoline presenti nel libro provengono dalla sua raccolta, sono quelle che gli amici gli anno inviato sia in carcere che nel confino.

Come piccoli cameo, qua e la nelle pagine incontriamo altri amici di Luca Crovi, come Raffaele Kohler e Lucia Tilde Ingrosso.

Se vi piace scoprire i lati poco noti di Milano, se siete appassionati alla sua storia, non potete non leggere questo romanzo (e recuperare gli altri di Crovi con De Vincenzi se non li avete letti).

Buona lettura!

La scheda del libro sul sito dell'editore SEM

L’intervista dell’autore su Radio Popolare

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29 marzo 2022

Il Gigante e la Madonnina di Luca Crovi

 

Questa è la storia di un re, di un nano e di un gigante. L’avventura di un re senza corona. La confessione di un nano che si smarrì in un circo. La leggenda di un gigante che era talmente gentile da piangere se atterrava un avversario.
La favola di un re che sapeva cantare e suonare. La vicenda di un nano che ballava in sella ai cavalli. La cronaca di una cattedrale sconsacrata a causa dei morti innocenti.

E di una regina, una regina che scruta Milano dalla cima del Duomo, el Domm, una regina “tutta d’oro e piscinina” che veglia e protegge i milanesi nelle tante disgrazie che sono capitate nei suoi secoli di storia, sin dalla sua nascita, nel 1774.

Questo terzo capitolo della serie di Luca Crovi nella Milano del commissario De Vincenzi è, come i precedenti, un’occasione per andare a scoprire tanti episodi della storia passata della città, non solo gli episodi ambientati negli anni del racconto (veri, come veri sono i personaggi della storia).
Ma al centro di tutto c’è la “Madunina” che dall’alto tutto vede e tutto osserva ed è testimone, muta, delle tante disgrazie che capitano, come quelle tre persone che, a distanza di pochi anni, decidono di suicidarsi gettandosi dalla cima del Duomo, come don Mario Spinelli, un prete della diocesi di Como. O sparandoci alla testa in cima alle scale della cattedrale, come l’oste Giovanni Sagace.

Sono dei suicidi come i tanti che, purtroppo, capitano in una grande città, oppure dietro quelle morti si nasconde dell’altro? Forse qualcuno ha spinto quelle persone a compiere quell’ultimo drammatico gesto?

Sono questi i dubbi che girano per la testa del commissario De Vincenzi, “poeta del crimine” (come veniva chiamato nel mondo della ligéra che aveva imparato a rispettarlo per i suoi modi) che in questi anni, a cavallo del 1930, si trova in una situazione difficile. Il fascismo ha ormai rivelato il suo volto totalitario e Mussolini stesso, nel suo discorso del 26 maggio 1927, la polizia che va rispettata e temuta, il cittadino prima del bisogno della cultura deve sentire il bisogno dell’ordine

In un certo senso si può dire che il poliziotto ha preceduto, nella storia, il professore, perché se non c’è un braccio armato di salutari manette, le leggi restano lettera morta e vile.
Mussolini aveva portato avanti una sua pulizia all’interno della Questura milanese cacciando via tutti gli elementi non sufficientemente fedeli al regime, essere buoni poliziotti o men non importava più. Specie se certi poliziotti avessero voluto vederci chiari nei traffici illeciti dei gerarchi fascisti e dei loro protetti, come il mondo delle scommesse, dei ricatti o del traffico di moneta falsa.

In questo campo Milano era diventata la capitale dei soldi falsi i cui vertici arrivavano “all’ex segretario federale del Partito fascista Mario Giampaoli e a un certo Olindo Albertini, che da tempo lavorava al suo servizio”.

L’indagine su quegli strani suicidi, come quello di don Mario nel 1921 che prima di morire aveva confidato all’arcivescovo Ferrari i suoi turbamenti. L’inchiesta sui falsari e il giro grosso che arrivava agli intoccabili del partito.

C’è poi la storia del re di Milano, ovvero Giovanni D’Anzi, Giuanin, il figlio di emigrati pugliesi che da un piccola osteria in viale Monza divenne un famoso musicista, perché lui era predestinato a diventare un re, l’importante è non perdere la speranza, essere consapevoli del talento.

«Glielo dico per il suo bene. El Giuanin el gh’ha di manin d’or. El me par de sent i angel quand el fioeu tuca el pian.»
Da quel giorno il maestro Rusconi insegnò al Giuanin tutti i suoi segreti.

Le parole della celebre canzone “O mia bela madunina” sono sue, cantate per la prima volta a Milano nel 1934, in un momento in cui nel paese e anche a Milano furoreggiavano le canzoni in dialetto napoletano.

Il gigante è Primo Carnera, il pugile friulano che i suoi tifosi chiamavano “la montagna che cammina” mentre per i detrattori era “la montagna di gorgonzola”. Una montagna con un cuore d’oro, tanto da interessarsi alla sorte di quel piccolo bambino scappato da casa, a Novara, per assistere all’incontro del suo mito, nell’incontro di pugilato contro Hans Schönrath di quel maggio 1932.

«E perché? Sei scappato di casa?»
«Voglio andare a vedere il Gigante.»
«Chi?»
«La montagna che cammina.»

Sarà il commissario De Vincenzi ad aiutarlo a raggiungere il suo sogno e a sventare un ricatto contro Carnera da parte di qualcuno che aveva scommesso contro di lui.

Infine, il terzo protagonista dell’incipit, il nano “bagonghi”, così era chiamato Giuseppe Bignoli, altezza settantacinque centimetri, pochi per fare una vita normale (sempre che questa normalità voglia dir qualcosa), ma l’altezza giusta per diventare un star del circo e diventare l’idolo delle folle per la sua capacità di danzare letteralmente sui dorso dei cavalli.

Oggi il termine bagonghi, quasi desueto, indica “chi appare goffo e con abiti troppo grandi per la sua misura”, ma in realtà Giuseppe Bignoli vestiva molto elegante e amava guidare la sua auto, una Fiat costruita su misura, in modo estremamente sportivo per i tempi

.. il Giuseppin Bignoli venne a sapere per caso da un vicino la storia del piccolo Giacomo Marini, scappato dalla casa della zia a Novara per andare a incontrare Primo Carnera a Milano.

Tutte le storie raccontate finora nel libro, il ritorno di Carnera a Milano, l’incontro tra il nano Bignoli e il piccolo Giacomo, i perché di quegli strani suicidi (su cui perfino il cardinale Shuster voleva far luce), i traffici sporchi protetti dalla camicia nera, troveranno una soluzione comune nel finale che culmina col racconto della prima apparizione in pubblico di quelle celebri strofe

O mia bela Madunina che te brillet de lontan

Tuta dora e piscinina, ti te dominet Milan.

Si legge veramente con grande interesse e facilità questo terzo romanzo dedicato alla storia milanese (dopo i precedenti L’ombra del campione e L’ultima canzone del Naviglio) dove tutti gli episodi, i personaggi sono stati ricostruiti andando a pescare nella memoria dei testimoni e negli articoli dei giornali d’epoca (come il Corriere): l’incendio della vecchia stazione di Milano il 31 gennaio del 1923, la bomba scoppiata alla Fiera di Milano e la morte di Romolo Tranquilli, il ragazzo arrestato all’indomani della strage come presunto colpevole e sottoposto a torture dai fascisti.
Qua e là compaiono omaggi a scrittori viventi (come un certo Riccardo Besola, pianista) e ad altri come il maestro Camilleri, il cui zio Carmelo Camilleri era stato poliziotto a Milano.
Fedele la ricostruzione del dialetto, di quell’Italia e di quella Milano non ancora metropoli ma già pronta ad accogliere le tante persone che qui arrivavano a cercar fortuna, perché qui “
se sta mai coi man in man ”.

La scheda del libro sul sito dell'editore Rizzoli e il PDF del primo capitolo

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10 febbraio 2022

Indaga, detective: 12 indagini degli investigatori più amati dai lettori


La pandemia ci farà compagnia ancora per un po', forse, lo dico incrociando le dita, la fase più problematica l'abbiamo alle spalle, sebbene questo non significhi che non dobbiamo più rispettare qualche norma di sicurezza (e nemmeno vuol dire che dobbiamo considerare la situazione di prima “normale”).

Sempre incrociando le dita potremo riprendere ad incontrarci, non più solo all'aperto ma anche al chiuso, con qualche precauzione: dobbiamo rifarci, noi lettori di libri gialli, di tutte le presentazioni che sono saltate in questi mesi di chiusure parziali o meno.

Da queste considerazioni è nata l'idea di questa raccolta: lo racconta lo scrittore Paolo Roversi (presente anche lui col suo protagonista Enrico Radeschi), parlando della sensazione di distanza e di straniamento nel corso della passata rassegna del festival Nebbia Gialla del 2021, quando non ci si poteva abbracciare o stringere la mano per timore del contagio.

Stavamo vivendo giorni strani, pieni d’incertezza e anche di smarrimento; desideravamo ardentemente ritornare alla normalità quando ancora i divieti erano superiori alle possibilità

Assieme ad altri quattro autori (Ferraris, Pandiani, Varesi e De Nittis) è venuta fuori l'idea di scrivere questa raccolta di racconti gialli ambientata nel corso o all'approssimarsi della pandemia: una “una galoppata fra città e province, in epoche vicine e lontane, sempre all’insegna della suspence” che, a mio giudizio, colpisce proprio nel segno.

Non solo per la qualità dei racconti che qui leggerete, ma soprattutto perché forse per la prima volta troviamo tra i coprotagonisti (o a volte tra le comparse) il covid. Un virus con cui ancora dobbiamo fare i conti: come ci ha cambiato, con quali occhi nuovi ci ha fatto vedere il mondo attorno.

Napoli, prefazione di Giovanni Ricciardi

Eccoli qua i dodici scrittori i dodici racconti, con una prefazione del (solitamente) refrattario commissario Ricciardi, investigatore nella Napoli degli anni '30

Voi ci chiamate seriali, perché avete la fissazione di osservare i racconti come fossero un prodotto commerciale; noi preferiamo definirci piccole ossessioni, nella consapevolezza di quanto sappiamo annidarci nelle vostre menti e diventare in qualche modo essenziali, compagni dei nostri pensieri.

Personaggi che abitano il mondo della nostra fantasia e che magari, come forse ha promesso Maurizio De Giovanni col suo Ricciardi, tornerà a trovarci.

Milano

Sandrone Dazieri Il codice Gratta e Vinci

Un racconto in onore dello scrittore milanese Andrea Pinketts, sin dall'incipit

Le sfighe arrivano trasportate da un carrello ferroviario. Ci sono a bordo due vecchi con la salopette che spingono la sbarra per far muovere le ruote e intanto scelgono a chi andare nella schiena.

Quanto può essere pericoloso mettersi sulle tracce di un Gratta e vinci, tra autogrill sperduti nel nulla, Locarno e Milano?

Paolo Roversi, Omicidio a domicilio

Fu solo la fortuna a salvarlo; se si fosse fermato un poco più a destra sarebbe morto. Questo pensò quando dal cielo piombò un uomo, schiantandosi accanto a lui e alla spesa.

A volte, se si è molto sfortunati (o fortunati a secondo del punto di vista) ad un investigatore il morto può capitarti tra capo e collo. Letteralmente come succede a Enrico Radeschi, nel mentre si sta ritirando nel suo appartamento, nelle ore prima del lockdown.

Un suicidio o forse c'è dell'altro?

Gianluca Ferraris Money Transfer

Esiste un limbo orario durante il quale ogni città, persino Milano, somiglia alle sue campagne. La luna è pallida, quasi trasparente, appesa a un cielo bianco e freddo.

Ritorna l'avvocato Ligas, alle prese con uno di quei casi che ogni avvocato vorrebbe evitare, le difese d'ufficio. Per di più, in questo caso, l'indagato (un ex brigatista che ha scontato in carcere la sua pena), è anche stato riconosciuto. Stava nei pressi di una impiegata di un money transfer, che ha subito una rapina.

Ma Ligas, che apprezza il covid perché almeno gli ha svuotato i bar, saprà andare al di là della soluzione facile.

La citazione:

«Le guerre tra poveri sono le uniche dove il sangue scorre davvero.» «Bella questa, di chi è? Mao?» «No, Scerbanenco.»

Milano e Colico

Rosa Teruzzi , Cenerentola rumena

Era passato troppo poco tempo dall’ultima volta in cui lei – una fioraia specializzata in bouquet di nozze, con la passione per i libri gialli – si era lasciata convincere dalla madre a ficcare il naso in un vecchio caso irrisolto,..

Il trio di investigatrici del Giambellino si è spostato a Colico, su all'inizio della Valtellina: nessuna vacanza, ancora una volta si troveranno dentro una indagine, che riguarda un vip e una bella ragazza , a cui volevano far credere che la favola di Cenerentola fosse vera.

Torino

Enrico Pandiani Nel girone più in basso

Il racconto più nero: non solo perché ambientato di notte, ma perché parla dei girone che si trova più in basso nell'inferno umano, dei derelitti, dei senza tetto, immigrati senza documenti, irregolari (dunque secondo una parte della politica italiana, criminali).

Un'investigatrice torinese deve ritrovare una ragazza nigeriana scomparsa, in mezzo a quella folla di disperati, la cui sopravvivenza è legata a quel poco di carità di volontari che girano di notte tra le piazze e le vie di una Torino cupa. Infernale.

se la vita può essere un inferno, c’è sempre qualcuno a cui tocca un girone più in basso

Parma

Daniela Grandi L'ultima notte

Il racconto più adrenalinico dei 12 perché si svolge tutto nelle poche ore prima della chiusura totale del paese, nello scorso marzo.

Il telegiornale in sottofondo ripeteva le notizie che già dalla sera prima rimbalzavano di casa in casa: il virus, le zone rosse,

In queste ore c'è un uomo che ha fretta di trovare una nuova vittima, una di quelle donne sole, deboli, che cattura usando lo stesso schema degli annunci sul web.

E, contemporaneamente la marescialla Nina Mastrantonio deve scovarlo, per mettere fine ad una scia di delitti che ha individuato. Con qualche difficoltà: il poco tempo a disposizione, il sentirsi sola perché i colleghi in quel momento sono preoccupati dal virus. E poi il colore della sua pelle, che non sempre aiuta.

.. una cosa era ormai evidente agli occhi di Nina: se l’assassino intendeva colpire, sapeva di doverlo fare prima del lockdown.

Ferrara

Paolo Regina La bicicletta di De Nittis

A volte anche il banale furto di una bicicletta, sebbene vecchia, può portare, per le strane vie del destino, a sviluppi investigativi più importanti. E' quello che capita al capitano della Finanza Gaetano De Nittis a cui fregano la sua Bianchi sotto gli occhi, quasi.

Fu in quel preciso momento che De Nittis comprese tutto. E capì che l’immagine che aveva davanti agli occhi lo avrebbe perseguitato per molto, molto tempo.

Fino a dove può spingersi l'avidità umana?

Genova

Paola Ronco e Antonio Paolacci Umbre de muri

Il racconto della coppia Ronco e Paolacci, che prende il nome da una canzone di De Andrè, è ambientato in un quartiere di Genova dove, tanti secoli prima, erano stati rinchiusi i prigionieri pisani dopo la battaglia di Meloria. Dicono che ancora oggi, tra le mura dei vicoli di questo quartiere, si sentano i lamenti dei prigionieri morti di stenti.

L’uomo schiarì la voce e prese fiato. «Credo di essere in grave pericolo. Ieri sera ho partecipato a una seduta spiritica e…»

Anche la vittima, in questa indagine del vicequestore Nigra, si parla di fantasmi. Di quelli che si invocano nelle sedute spiritiche e di quelli veri, invece, delle persone che abbiamo fatto soffrire.

I fantasmi esistono eccome, ma non sono una cosa paranormale: sono i riflessi di profonde ingiustizie.

Firenze

Leonardo Gori Il pescatore verde

Collodi aveva una vaga idea di chi fosse quell’uomo, perché per il suo mestiere di giornalista e di novelliere, si occupava sovente, con curiosità e repulsione, dei tipi umani più dolorosi e solitari

Carlo Lorenzini, detto Collodi, è protagonista di questa indagine ambientata nella Firenze negli anni successivi al passaggio della capitale a Roma, quando fu rovinata da una violenta speculazione edilizia che ne trasformò i quartieri.

Come quelli dove vivono i reietti, gli ultimi, anche bambini costretti ad arrangiarsi per vivere a scansare i pericoli. Ma nella vita non ci sono solo i cattivi, i miserabili e gli oppressori.

… quel pianto mi ha suscitato la necessità quasi dolorosa di raccontare una storia. Perché è la compassione, delegato, che ci salva, e che nel profondo ci accomuna, voi sbirri e noi scrittori.

Da questa esperienza (che è in realtà frutto dell'immaginazione di Gori), Collodi avrebbe tratto lo spunto per un suo racconto, su un burattino che voleva diventare come un bambino.

Siena

Valerio Varesi Micromega

Questo è il romanzo più duro: usando l'immaginazione (e la sua esperienza di cronista e di conoscitore della storia nera italiana), Varesi si immagina la riunione dei membri di una loggia segreta, che con le sue trame, i suoi ricatti, la sua capacità di aver occupato tutti i gangli dello Stato, della finanza, del giornalismo, è riuscita a manovrare la politica italiana.

Avete in mente Gelli e la sua P2?

Si, ma quella che vi sorprenderà è il finale. Che è un monito per la china pericolosa che sta prendendo il nostro paese. Dove la democrazia, la volontà popolare, la sovranità che appartiene al popolo sono solo frasi fatte. La democrazia, il potere, è altrove. Nelle segrete stanze dove ci porta Varesi.

Occupare le televisioni, condizionare l'informazione, muovere gli appalti nella direzione giusta. Infiltrare l'opposizione. Arginare le poche sacche di libertà e di libero pensiero. Imbrigliare la magistratura.

Tutto nell'alveo, ai confini, delle regole democratiche, nessun colpo di Stato, oggi non servono.

Basta aspettare che questo livellamento verso il basso della democrazia porti ai primi scicchiolii

aspettiamo il giorno che esso produrrà i primi crolli sulla superficie. Solo a quel punto potremo cominciare a ricostruire e a modellare la società a modo nostro

Ma a cosa può portare lo “svuotare la zucca della democrazia”?

Che effetti può produrre questo virus, peggiore del covid?

Pescara

Romano De Marco Il mare a settembre

Il mare di fine settembre è un inganno. Ti ammalia come lo sguardo di una bella donna,...

Per la vicequestore Laura Damiani, della squadra mobile, appena trasferita alla Mobile di Pescara, l'inganno avrà le forme di una ragazza, una bella ragazza, trovata morta dentro uno stabilimento balneare all'indomani della festa per la chiusura estiva.

E sarà un inganno causato dalle testimonianze dei conoscenti della vittima dove ciascuno accuserà l'altro. Fino alla scoperta del vero assassino.

Che ha tolto il domani ad una ragazza per vendetta. Ma che domani ci sarà per la vicequestore Laura Damiani?

Il mare di fine settembre è spietato. Ti mostra le cose per quello che sono veramente, ti fa comprendere che tutto ha una fine, nonostante siamo abituati a fingere,

Londra

Luca Crovi Il diavolo fa solo le pentole

Luca Crovi ci porta a Londra con un racconto che ha come protagonista niente poco di meno che Sherlock Holmes, alle prese col suo alter ego, il personaggio raccontato nei romanzi di sir Conan Doyle.

Come fare per non vedersi rovinare la sua reputazione da quei romanzetti pubblicati dalla casa editrice Strand?

L’investigatore più famoso e ammirato di Londra deve diventare il più stupido d’Inghilterra. Il più vituperato e sbeffeggiato dai giornali

Occorre stringere un patto col diavolo, col suo nemico mortale, Moriarty.

Ma, attenzione «.. il diavolo, come dice il proverbio, fa le pentole e dimentica i coperchi.»

La scheda del libro sul sito di Piemme editore

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