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11 marzo 2021

Prima il PIL - il modello lombardo

Mi ricordo l'intervista di Bonomi da Lucia Annunziata, qualche settimana fa ai tempi del Conte 2: rinfacciava al vecchio governo di non aver ancora fatto un piano vaccinale, "io non so ancora quando mi vaccinerò".

Con buon pace di Bonomi, non lo sappiamo nemmeno adesso, col governo dei competenti.

Non solo, qui nella Lombardia modello sanitario, sono successe diverse cose: le vaccinazioni a rilento, il baco scoperto da Radio popolare che consentiva a tutti di vaccinarsi (anche ai non aventi diritto).
A volte si ha l'impressione che questi ritardi nel vaccinare gli anziani non diano così fastidio a tutti...

Qual è la priorità per i vaccini? Prima i più deboli o, come aveva già detto (e pensavamo fosse un errore) la Moratti, prima i ceti produttivi?

Forse per nascondere tutte queste magagne, regione e Confindustria Lombardia hanno stretto un accordo per vaccinare prima (o in parallelo?) i dipendenti delle aziende, quelli che non possono fermarsi.

Prima il PIL, poi la salute.

E' la stessa Confindustria che ha avuto un ruolo fondamentale lo scorso marzo nel fare pressioni in regione e nei sindaci, per evitare la zona rossa a Bergamo.

Un anno di pandemia non ha insegnato nulla. 

PS: seguo  sempre con interesse Radio popolare, seguitela anche voi.

30 settembre 2020

Nel paese dei sussidistan

Durante il lockdown l'economia italiana è rimasta in piedi (maluccio, certo) grazie a chi ha continuato a lavorare (dai medici, infermieri alle cassiere nei supermercati), grazie a chi ha lavorato da casa organizzando la sua giornata, grazie alla cassa integrazione.

Che però, a differenza dei sussidi verso chi è in difficoltà, non è un sussidio.

Come non sono sussidi i piani industria 4.0 con gli sgravi per gli investimenti e le spese per la formazione.

Perché, dicono i saggi sui giornali, gli economisti liberali, le spese per l'industria sono produttive, mentre le spese per i poveri, per chi sta male sono improduttive.

E poi finisce che le persone diventano schizzinose e non accettano salari da fame, lavori a cottimo, a giornata, a chiamata.

Ieri ad ascoltare il discorso del presidente di Confindustria Bonomi c'erano sindacati, governo e anche la sua opposizione interna (Italia Viva). Cosa avranno portato a casa di quanto ascoltato?

Quali strategie innovative sono state proposte?
Sul telelavoro, per togliere traffico e caos dalle città e restituire ore di vita alle persone.
Sul tema dei cambiamenti climatici e della difesa dell'ambiente.
Contro le discriminazioni, le morti bianche, lo sfruttamento.
Contro la fuga dei cervelli, per evitare un futuro di precariato a quelli che sono entrati o entreranno nel lavoro oggi.

Confindustria è contraria al salario minimo e ha criticato gli accordi di Federalimentare che premiavano, con aumenti salariali, i dipendenti che nel lockdown hanno continuato a lavorare.

31 maggio 2020

Lo specchietto retrovisore



Il sindacato non deve guardare al lavoro attraverso lo specchio retrovisore – sono le parole del neopresidente di Confindustria Bonomi, oggi intervistato da Repubblica.
Intervista in cui denuncia l'arcaismo di parte del sindacato e la mancanza di visione industriale da parte del governo.

Pessimo la scelta del titolo che riprende un passaggio dell'intervista: “la politica fa peggio del virus.”
Migliaia di morti, famiglie che hanno perso i loro cari e non hanno nemmeno potuto dare loro un ultimo saluto, medici e infermieri (tra le categorie peggio trattate in questi anni) costrette ad un super lavoro.

Ecco: in questo momento in Italia si fa una discussione surreale sulle vacanze? Ma anche i concessionari dei lidi, i ristoratori, i commercianti nei luoghi del turismo come dovrebbero fare allora? Non sono imprenditori anche loro?

Sbagliato dare soldi a pioggia, i soldi non arrivano alle imprese (ma lì la colpa è anche di banche e regioni che hanno presentato in ritardo le domande per la cassa integrazione in deroga).
Bonomi, come tanti, oggi, sposa in pieno la visione di Visco, il governatore di quella banca d'Italia che non ha visto la crisi della banche popolari italiane (che pure sono costate ad imprese e contribuenti).

Fa autocritica, certo: non è più vero che piccolo è bello, essersi dimenticati del sud (ma Boccia non era campano?), non essersi accorti della crescita delle disuguaglianze.

Non una parola sulle morti sul lavoro, sul caporalato (come la recente storia di Uber Italy), sull'evasione fiscale, sulle imprese che non denunciano le pressioni della mafia (anche qui al nord).

Forse non guarderà dallo specchietto retrovisore, ma nemmeno Bonomi sta guardando tutti i problemi del paese.

31 ottobre 2019

Operazione verità

E la lotta all'evasione no (perché mica possiamo usare certi settori come bancomat).
E la tassa sulle bevande zuccherate nemmeno (perché si fa gettito con una tassa.. e cosa ci sarebbe di sbagliato?).
E la tassa sulla plastica pure non va bene, perché colpisce un settore e potrebbe avere conseguenze.

Ho ascoltato con una certa difficoltà ieri sera il pres di Assolombarda Bonomi ad Otto e mezzo.
Con difficoltà perché mi sarei aspettato un atteggiamento diverso, meno tranchant (sulla manovra): sull'evasione ad esempio, che è un costo per lo Stato e anche una concorrenza sleale per le imprese sane.
Sulle bevande zuccherate ha scritto un bel post Gilioli che potete leggere qui: la tasse serve a spingere le aziende verso prodotti più sani e le persone a consumare meno zucchero (che vuol dire meno problemi di obesità e meno costi per la sanità pubblica).
"Sì, sono molto favorevole alla sugar tax - anche in forme assai più robuste - e lo sono non perché ami lo Stato etico ma sulla base delle esperienze straniere, soprattutto in Gran Bretagna e in Francia. Dove si è empiricamente dimostrato che, trattandosi di un'imposta proporzionata alle quantità di zucchero nei prodotti, ha avuto l'effetto di persuadere le aziende alimentari a ridurre drasticamente lo zucchero stesso nei prodotti in questione".
In altri termini: le aziende si sono adeguate migliorando i prodotti, spedendo ai supermarket e alle "macchinette" merendine e bibite meno dannose. Con il risultato di migliorare la salute delle persone, non di farle spendere di più.
"Ma i ceti meno abbienti bevono lo stesso queste bevande": forse è un problema di salari bassi, di povertà, di cattiva cultura alimentare. Strano che un industriale si preoccupi dei "poveri".

Infine la solita ricetta: dietro la formula operazione verità, la richiesta di nuovi inceneritori, meno tasse per le imprese, meno vincoli (specie quelli ambientali).
Chi sta pagando per la Caffaro? E per l'Ilva? E per le altre bombe ambientali (in Basilicata in val D'Agri, in Sicilia a Gela)?
I fan dei termovalorizzatori solitamente citano l'impianto di Brescia: ecco, domenica i cittadini di Brescia e della provincia si sono radunati per protestare in difesa dell'ambiente, contro le discariche, contro l'inceneritore sovradimensionato (perché per essere profittevole si devono portare qui i rifiuti, non riciclare), contro la Caffaro.

Facciamo una vera operazione verità: gli imprenditori non hanno nulla di rimproverarsi contro l'evasione, la corruzione, l'inquinamento?