Quel che accadde al George V mentre su Parigi pioveva, Maigret dormiva e diverse persone facevano del loro meglio
«I casi più seccanti sono quelli che all’inizio sembrano così banali da non meritare interesse. Un po’ come certe malattie che cominciano in sordina, con malesseri vaghi. E alla fine, quando uno le prende sul serio, spesso è troppo tardi». Era stato Maigret a dirlo, tempo prima, all’ispettore Janvier, una sera che tornavano insieme al Quai des Orfèvres passando dal Pont-Neuf.
Ma quella notte Maigret non poteva commentare i fatti che si stavano svolgendo, poiché dormiva…
Un’indagine
seccante, dunque, come nelle parole di Maigret: seccante perché
tutto avviene in un contesto sociale dentro qui il commissario si
trova poco a suo agio, abituato ai delitti all’interno di quella
borghesia parigina che conosce bene.
Qui ci troviamo dentro
quella élite composta da un ristretto numero di persone che siede
dei consigli di amministrazione, in grado di muoversi e concludere
affari in giro nel mondo come se si muovesse nel quartiere di casa.
Anzo, persone che di case ne hanno fin troppe, nei luoghi più
esclusivi, che si sposano più volte con la stessa facilità con cui
si cambiano d’abito.
A volte, come in questa indagine, la loro
residenza è una suite di un albergo esclusivo, come il George V,
dove, nella notte dove tutto accade, la contessina Palmieri decide di
suicidarsi.
Un episodio così
poco interessante – un tentativo di suicidio risolto con una corsa
in ospedale - tanto che nemmeno viene comunicato a Maigret.
Di sopra, fermo sulla soglia della stanza da bagno della 347, il direttore non osava più guardare lo strano spettacolo offerto dal corpo obeso del colonnello, coricato nella vasca con la testa sott’acqua e solo la pancia affiorante.Nella stessa notte, a pochi metri di distanza dalla suite della contessa, un uomo viene trovato morto nella vasca. Si tratta del colonnello Ward: un importante uomo d’affari, tre mogli in giro per l’Europa, con l’ultima stava appena divorziando. A Maigret viene chiesto di precipitarsi al Geroge V, “massima discrezione” gli viene detto.
Maigret non poteva sapere che quella stessa notte, poco prima delle due del mattino, la contessa Palmieri e il colonnello Ward erano scesi da un taxi davanti al George V e che il portiere non si era stupito nel vederli avvicinarsi insieme per prendere le chiavi.Il caso, all’apparenza banale, inizia così a mutarsi in un caso “seccante”: per le possibili relazioni tra il tentativo di suicidio e quel cadavere nel bagno. La contessa e il colonnello avevano una relazione – lo sapevano tutti e avevano passato la sera assieme.
E iniziano le domande: il tentativo di suicidio è legato al cadavere appena trovato? È stato un vero suicidio o solo un suicidio simulato?
Maigret, osservando il cadavere, è quasi certo che il colonnello non è morto in un incidente, ma è stato tenuto sott’acqua.
«Un poliziotto, il poliziotto ideale, dovrebbe sentirsi a suo agio in qualunque ambiente...». Era stato Maigret a dirlo, tanto tempo prima, e per tutta la vita si era sforzato di dimenticare le differenze superficiali che esistono tra gli individui, di grattare via la vernice per scoprire, sotto la diversità delle apparenze, l’uomo messo a nudo.Facile a dirsi, ma nell’ambiente in cui è tenuto a lavorare per questo omicidio, Maigret fa fatica a sentirsi a suo agio: nella suite del colonnello si trova di fronte un signore inglese, John T. Arnold, suo amico intimo e collaboratore, che di fronte alle domande del commissario ha un atteggiamento quasi di fastidio. Come “un professore [che parla] a un alunno un po’ duro di comprendonio”. Gente con abitudini così diverse dai comuni mortali, poco abituate a rispondere a domande della polizia. Gente, come la contessina, che pensa bene di scappar via da Parigi, tanto da costringere Maigret a “mettersi in viaggio”, a Nizza e poi a Losanna.
Quella gente gli dava sui nervi, c’era poco da fare. Di fronte a loro era nella stessa posizione dell’ultimo arrivato in un club, per esempio, o in una classe, che si sente impacciato perché non conosce ancora le regole, le abitudini, le parole d’ordine, ha vergogna e pensa sempre che gli altri lo prendano in giro.Quali le ragioni dietro quella morte? Un delitto passionale? Le persone che Maigret incontra non sembrano essere mossi da alcuna passione che non sia rimanere in quel bel mondo dorato, tanto che se venissero gettate nella vita reale si sentirebbero perse.
Forse un delitto di interesse? Ma chi avrebbe potuto guadagnarci?
Maigret deve entrare nella testa di queste persone e per farlo deve muoversi nel loro mondo e, dopo una notte passata al George V, troverà il modo di organizzare la sua trappola.
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