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11 novembre 2023

Il cliente di riguardo di Giampaolo Simi

Ottobre

È successo la prima volta una notte di metà ottobre del 2018. Giulia era stata uccisa da più di un mese. Ho sentito ridere uno spirito maligno e ho visto le travi del soffitto piegarsi verso di me. Sembravano le costole di una creatura che mi aveva fagocitato.
Distinguevo persino le venature del legno e mattoni deformati.
Il tempo di saltare giù dal letto, schizzare fuori di casa per mettermi in salvo, ingoiare aria, calmare l'affanno, ma poi non è andata meglio. Nessun terremoto questa era la buona notizia.
La notizia meno buona era che non avevo avuto un incubo. Per avere un incubo bisogna dormire, e quella notte non avevo ancora chiuso occhio.

Il cliente di riguardo chiude, probabilmente, il ciclo di romanzi dedicati a Dario Corbo, l’ex giornalista di cronaca nera, diventato portavoce della fondazione Thomas Beckford, lavorando proprio per quella ragazza di cui si era occupata nei suoi articoli di cronaca, Nora Beckford.
“La ragazza sbagliata”, come il titolo del primo romanzo: non era lei l’assassina di Irene Calamai, la ragazza uccisa in Versilia nell’estate del 1993, quando le bombe scoppiavano in Italia per il ricatto portato contro lo stato dalla mafia e da quel potere opaco che si muove nelle nostre istituzioni.
Aveva un lavoro Dario Corbo, prima a Marina di Pietrasanta e poi a Roma, una moglie e un figlio, Luca, giovane promessa calcistica, ma tutto questo è stato distrutto, un pezzo alla volta.
Per colpa del lavoro, per colpa anche di quegli articoli di cronaca scritti nel 1993 contro la probabile assassina, Nora Beckford, figlia del famoso scultore inglese Thomas Beckford. Per colpa anche di quella sua indagine, quindici anni dopo, in cui Dario Corbo scoprì che Nora non era l’assassina.
Seguendo il figlio giocare a calcio assieme a Giulia, la moglie, Dario si sentiva ancora “Come una famiglia”: anche il team del Valdarno, la squadra di Luca, sembrava una famiglia. Invece no, era solo un clan, di persone ipocrite pronte a colpirti alle spalle.
Nel terzo capitolo della storia, Dario si ritrova all’improvviso solo: mentre il figlio è a Roma, a dover pagare le sue colpe per quanto successo in una notte di festeggiamenti, la moglie viene uccisa da un pirata della strada. Dario Corbo, da tempo portavoce della fondazione di Nora, si trova ad indagare su quella morte e a dover fare i conti con la perdita di una persona a cui aveva voluto bene, “Senza dirci addio”.
Quest’ultimo riprende tutte le storie raccontate fin qui e le riannoda tutte assieme: le conseguenze della morte della moglie e lo strascico delle indagini su quell’incidente che non è in realtà un incidente. Il suo rapporto col figlio, che è stato costretto a diventare adulto saltando le tappe intermedie

La morte di sua madre aveva costretto Luca a diventare un uomo senza neppure accorgersene. Ma quella maturità precoce era come un cappotto scuro, troppo largo anche per uno con le spalle quadrate come lui. Il ragazzo che sarebbe dovuto essere e che non sarebbe mai più stato, ci era sparito dentro.
C’è il rapporto con Nora, una ossessione quasi che si accende ancor più quanto lei si rende inavvicinabile. Anche perché Dario Corbo è uno dei pochi a conoscere i tanti segreti di questa donna all’apparenza dura, ma fragile dentro. Una donna che deve proteggere dal clan Currè: il padre, Vincenzo, uno spregiudicato imprenditore coinvolto in una indagine su un traffico di opere d’arte rubate, legato a persone poco raccomandabili, legato a quello scavo, Case Marsi, su cui la stessa Giulia, l’ex moglie di Corbo, stava lavorando.

E poi la figlia, Maddalena Currè, gallerista venuta su dal nulla, che vuole a tutti costi entrare dentro la fondazione, prenderne il controllo.

Non era rimasto vivo per fare la guerra. Ero rimasto vivo perché mio figlio aveva già perso sua madre. Su questo non avevo dubbi. A differenza della banda di tagliagole e agli ordini di Vincenzo Currè, Luca il suo debito con la giustizia lo stava già pagando.

Inizialmente Dario è restio ad aiutare i carabinieri del comando Tutela Patrimonio Artistico, TPC, il colonnello Mazzocchi e il maresciallo Donati. C’è il peso dei cinquant’anni, il peso di quel pezzo di famiglia che rimane, Luca, il genero. Ma poi succede qualcosa che gli fa cambiare idea: sui canali che si occupano di arte viene annunciata la notizia del ritrovamento di un quadro di Thomas Beckford, di cui è in possesso proprio MadArt, la società di Maddalena Currè. Che si rende disponibile a donarlo alla fondazione Beckford, a Nora, in cambio di un accordo tra le due società per l’esposizione del quadro.

Due minuti dopo Nora backford era davanti a noi, sul tavolino centrale, catturata da poche linee morbide e precise che riempivano lo spazio vuoto con la materia plastica dell'immaginazione. La prima sensazione è stata quella di un istantanea, un disegno di getto, nitido ed essenziale come una visione che scomparirà in pochi secondi. I colori sfumavano dal nero al grigio fumo al blu spento. Nora era ritratta di spalle, dal caschetto di capelli spuntava l'accenno del profilo, guancia, naso e sopracciglio, e sembrava nell'atto di girarsi verso l'osservatore. Avrei guardato quei pochi segni per ore, proprio sperando che la Nora di qualche anno prima si voltasse verso di me.

Il titolo del quadro, che sembra autentico anche a giudizio dell’esperto che lavora per la fondazione, è “And then you’re gone”: ritrae Nora che decide di accettare l’offerta di Maddalena Currè, sebbene questa convinca poco Dario Corbo.
Timeo Danaos et dona ferentes – si trova a pensare Dario Corbo: temo i greci anche quando offrono regali. Teme cioè che dietro questa offerta, il quadro, l’accordo, si nascondano altre mire più sottili contro Nora, contro la Scuda, la sede della fondazione Beckford.
Comincia così una partita a poker di Dario Corbo, con i carabinieri da una parte, interessati a mettere spalle al muro Vincenzo Currè e scoprire chi sta dietro di lui, e Currè stesso. Un doppio gioco sottile come la lama di un coltello affilato in cui Dario rischia di perdere tutto: rovinare per sempre il fragile legame con Nora, che Dario vuole proteggere, ma anche mettere in pericolo la sua stessa vita e quella di Luca.

In questa indagine spunta una vecchia sfinge di origine etrusca, uno dei reperti sottratti dallo scavo di “Case Marsi” che diventa anche oggetto di scambio per quella pericolosa trattativa messa in piedi dall’ex giornalista.
Cos’ha di speciale questa donna, scavata dalla “pietra fetida” il cui sguardo enigmatico ha ancora quella forza attrattiva nonostante i duemila anni di età?

È una storia di ossessioni, questa: quella di Dario per Nora, per cui è disposto a tutto, anche a mettere a rischio la propria vita, anche ad allontanarsi da lei, pur di salvarla.
Ma c’è anche qualcun altro che è ossessionato, proprio da quella sfinge, da quella testimone del passato, finita dentro una tomba per omaggiare nei secoli la memoria di una persona importante, che aveva così timore della morte da doversi portare dietro un’opera come quella, la sfinge appunto.

Chi è questo “cliente di riguardo” che sembra stare dietro tutta questa storia, una persona talmente pericolosa che nessuno, nemmeno nel clan Currè, vuole nominare?
Si riallaccia tutto, tutti i fili delle storie passate, nel finale di questo romanzo che, capitolo dopo capitolo, si trasforma in un giallo teso: le bombe del 1993, quelle riunioni in Versilia in cui i capi di cosa nostra pianificavano la loro strategia eversiva contro le istituzioni e il bene artistico del nostro paese, quella villa che Dario Corbo conosceva bene, in via dei Rosai…

Consegnarmi alla morte senza un solo, autentico, guizzo di vita, pur velleitario che fosse, ecco cosa non avevo alcuna intenzione di fare.

Arriverà, alla fine di tutto, il momento delle “Epifanie”, i momenti in cui tutto diventa chiaro, si mettono assieme i tanti pezzetti di una storia e ti appare tutto il disegno. In cui ti appaiono chiari tutti gli errori del passato, come quegli articoli scritti su Nora Beckford anni prima, una ragazza di cui non conosceva nulla.
E, soprattutto, ti diventa chiaro cosa devi fare adesso, per consegnare a questo paese una speranza di futuro, per tuo figlio: in fondo, questi quattro romanzi si possono leggere come un unico racconto-confessione di un padre col figlio.

La scheda del libro sul sito di Sellerio

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10 agosto 2022

Senza dirsi addio di Giampaolo Simi

 


Prima di avere quarant’anni non si è abbastanza maturi per saper davvero narrare. A sostenerlo era uno dei miei scrittori preferiti, e per quanto mi riguarda ho pensato che superare anche i cinquanta male non avrebbe fatto. Tanto più che la mia unica ambizione è sempre rimasta la solita: raccontare i fatti. Anche quando, come in questo caso, si tratta di fatti che nel volgere di poco tempo hanno stravolto la mia vita. E non solo la mia.

Al crepuscolo dell’estate del 2018 ne erano già accaduti diversi. Avevo divorziato, ero tornato in Versilia, avevo incontrato Nora Beckford. Mio figlio Luca era finito in una storia terribile.

Vent’anni di cronaca nera hanno lasciato il segno su Dario Corbo. Ex giornalista lasciato a spasso dopo la chiusura del suo giornale, poi ex marito, dopo la separazione con la moglie Giulia, nata dal suo attaccamento al lavoro.
Da giornalista a portavoce della fondazione Beckford, in Versilia, alle dipendenze di Nora Beckford, figlia dell’eclettico artista inglese che qui aveva stabilito la sua dimora. Dario Corbo l’aveva incontrata per la prima volta una vita fa, da giovane cronista, quando era esploso il caso Calamai. Un delitto in provincia che aveva attirato come mosche tanti giornalisti, per tutte le dicerie attorno ai comportamenti disinvolti di questa ragazza straniera, colpevole ideale agli occhi dei benpensanti. Ma lei era “La ragazza sbagliata”, come nel primo romanzo della serie di Corbo.
Il figlio Luca, giovane promessa calcistica del Valdarno, si era improvvisamente ritrovato, nei giorni in cui aspettava un contratto da professionista, dentro una brutta storia di violenza sessuale. Era stato l’ostinato lavoro del padre a ricostruire il clima di ipocrisie e menzogne dietro quella squadra, il mondo degli agenti: tutt’altro che “Come una famiglia”, semmai un covo di vipere.
Sono questi i fatti diversi a cui Dario Corbo stesso, anni dopo, fa riferimento nell’incipit. Fatti che hanno accompagnato l’autore e voce narrante sulla soglia dei cinquant’anni, alle prese coi problemi di salute (al cuore, fatto che avrà un ruolo importante nel finale di questa storia), con problemi familiari per il clima poco sereno in casa. Col figlio Luca alle prese col processo e la moglie Giulia che si è trasferita in Versilia per star vicino a lui, accettando il lavoro presso una galleria d’arte.

- Purtroppo dobbiamo comunicarle che la signora Giulia Maiorino è rimasta coinvolta in un incidente stradale. Dodici chiamate non risposte.
- Coinvolta come? - ho biascicato. Come se non avessi fatto vent’anni di nera.
I carabinieri non si scomodano per venirti a comunicare un tamponamento.
- Coinvolta… come vittima.

Un altro fatto arriva addosso alla famiglia Corbo, destinando a cambiare le loro vite (e non solo): la moglie Giulia è stata investita in una strada a metà tra Firenze e Prato, il pirata della strada non si è nemmeno fermato, il suo corpo è stato sbalzato dal luogo dell’impatto e scagliato lontano per metri.
Giulia aveva un nuovo lavoro, un nuovo fidanzato (che era poi l’ex procuratore del figlio, uno dei tanti traditori), aveva rinfacciato a Dario l’avergli messo contro il figlio. E quella sera l’aveva chiamato dodici volte senza avere risposta. Cosa ci faceva in quel posto (equivoco, secondo le malelingue, un posto dove fare strani incontri)? Cosa aveva da dirgli al telefono di così importante?
Dario vorrebbe chiederlo a quel corpo che si trova davanti

Ma con quale Giulia sto parlando non lo so. Di sicuro non la Giulia stravolta nel tentativo di stare vicino sia a Luca sia al nuovo compagno. Preferisco parlare alla Giulia che Luca l’ha avuto dopo due aborti spontanei.
La morte di Giulia fa esplodere tutte le tensioni covate per troppo tempo: nelle memorie di Dario Corbo – con estrema onestà nei confronti del lettore – si parla dello scontro tra lui, l’ex marito, il figlio, il nuovo compagno di Giulia, “come cani randagi che si contendono un osso avvelenato”, dove l’osso è il dolore per la morte di questa donna. Luca si ritrova a dormire nella Smart della madre, trovata chiusa poco distante dal luogo dell’incidente, con l’illusione di svegliarsi con l’odore della madre, come se fosse ancora viva. Dario reagisce a questo nell’unico modo in cui è capace per gestire il trauma e il dolore della morte, con una sua indagine personale per capire chi ha ucciso Giulia. Vent’anni di nera hanno lasciato il segno.

Sono un presbite affettivo. Ho sprecato gran parte della mia vita a cercare di raccontare le pulsioni più inconfessabili di decine di estranei e sono diventato bravo a capire solo coloro che mi stanno ad una certa distanza. A leggere dentro chi mi sta vicino, invece, faccio davvero schifo.

L’unico modo per tenere a bada la rabbia del figlio e per dare un senso al suo dolore, deve trovare lui l’assassino della moglie, i carabinieri non hanno molta intenzione di approfondire il caso. Ci sono tanti piccoli indizi da mettere assieme: un pezzo di carta con un numero di cellulare trovato nella smart della moglie. I rapporti tra Giulia e i suoi datori di lavoro, la rampante Maddalena Cuprè (che Nora chiama Maddajena) e il marito, un misterioso broker di borsa.
Attraverso la voce narrante del protagonista ci viene presentato il mondo dell’arte moderna, dove tutto si gioca sul packaging degli artisti, il gusto della provocazione. Un mondo dove coi soldi si riescono a comprare recensioni positive, vip chiamati a fare da testimonial di eventi. Un mondo dove il vuoto culturale viene colmato dalle tante parole in inglese. Un mondo dove girano tanti soldi, per cui si è anche disposti a passare sopra a tanti principi.

C’è un’altra scoperta, che porta Corbo nella giusta direzione nella sua inchiesta (che tra le altre cose, lo mette in contrasto col figlio e con Nora la sua principale): il luogo dove Giulia è stata investita è vicino a dove, dieci anni prima era avvenuta una strage, una famiglia uccisa da un balordo, un ragazzo senza arte né parte che campava facendo lavoretti.
Una coincidenza? Forse, ma vent’anni di cronaca nera hanno portato Corbo a diffidare dalle coincidenze.

Senza dirsi addio è un romanzo molto articolato, ricco di descrizioni dei vari personaggi che si incontrano nel corso della storia: c’è un’indagine che attraversa il racconto, ma si parla anche del dolore della perdita di una persona cara, di quanto ci si aggrappi alla ricerca del colpevole per dare uno scopo a questo dolore. Trovare il mistero finale di questo omicidio prima che Caino se lo porti nella tomba. Dare una consolazione al rammarico che rimane per tutti i momenti felici del passato, quello di Dario con Giulia, che non ritorneranno, rimarranno solo ricordi destinati a sbiadire un poco alla volta.

Noi Giulia non l’abbiamo salutata. Neanche un addio. Con nessuno dei due. Questo è, non abbiamo la forza di dircelo, ma questo è.

La scheda del libro sul sito di Sellerio

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23 agosto 2019

Come una famiglia, di Giampaolo Simi



Sai Luca, oggi ho fatto due conti. 
Novemilacento giorni. In totale fanno poco meno di duecentoventimila ore.Secondo una stima ragionevole è quanto mi rimane da vivere. Sempre che alla Lotteria Nera non estraggano il mio nome prima. 
Novemilacento giorni. È la metà di quanto ho vissuto fino a oggi. Detto così, non da una bella sensazione. Però, dopo diciottomila giorni di vita almeno qualche risposta dovrei averla, magari alle tipiche domande che uno inizia a porsi alla tua età. Quella fondamentale è sempre: chi sono? 
So che mi chiamo Dario Corbo, ho appena compiuto cinquant'anni e sono un giornalista.

E' un lungo racconto confessione, questo romanzo di Giampaolo Simi, di un padre al figlio: una confessione della sua vita, del suo lavoro di giornalista (dove il racconto dei fatti è stato sostituito dal racconto dei fattoidi, per venire incontro al pubblico dei click), del suo lavoro presso la fondazione Thomas Beckford e, infine, la storia di quello che è successo in quei tremendi giorni a partire da quel sei marzo.
Perché prima o poi ce ne dobbiamo andare, ma “le storie sono quello che rimane”.

E questa è la storia di un ragazzo, una giovane promessa delle giovanili del Valdarno, che segna il rigore decisivo nella finale della Viareggio Cup.
Diventando un eroe agli occhi del padre e della madre, che assistono alla partita in tribuna.
Dario Corbo, la moglie Giulia e il figlio Luca, promettente difensore centrale, con un futuro certo nel calcio nazionale.
In quel momento di felicità, tutti assieme, al dopo partita, sembra di essere tornati ad essere una famiglia.
In realtà Dario e Giulia sono separati, da prima che Dario andasse a lavorare per Nora Beckford, la figlio dell'artista inglese che lui stesso aveva accusato di essere l'assassina di Irene Calamai, uccisa nell'estate del 1993: di quel delitto Dario aveva scritto diversi articoli, era un “nerista” di cronaca giudiziaria, articoli che puntavano sulla ricca e viziata ragazza inglese e sui suoi festini alla Scuda.

Ma di quello che è successo quella notte, di quel delitto, è un segreto che rimane tra Dario e Nora.
Quel breve momento di gioia viene interrotto da una telefonata dal direttore sportivo della squadra: deve tornare all'albergo di Luca perché la polizia sta perquisendo la sua stanza.

Nella notte di festeggiamenti, di selfie sorridenti, in cui Luca e Dario sono avvicinati da un procuratore importante, un ex mediano che ha galleggiato nel calcio professionista, è successo qualcosa.
Anita Lopez, una giovane ragazza, è stata picchiata selvaggiamente nel gabbiotto poco lontano dalla discoteca dei festeggiamenti: al pronto soccorso, dove le hanno dovuto ricostruire la mascella, tanta la violenza subita, ha fatto il nome di Luca.
Luca, proprio il figlio di Dario.

La società del Valdarno si muove subito, “come una grande famiglia”, rassicurando il padre e la madre, viene fornito loro un avvocato, che consiglia loro e al ragazzo di non raccontare niente, lui stesso, Luca, nega di averla mai vista né tantomeno di averla violentata e picchiata.
Ma c'è qualcosa di strano in questa storia.

Luca rimane sempre un giornalista e, sebbene creda al figlio, inizia una sua indagine personale, perché intuisce che tra le pieghe della storia raccontata dal figlio si nasconde una menzogna, “ma non sapevo quale né dove”.

E' come se ci fosse un patto tra uomini, tra Luca e gli altri compagni della squadra, i senatori che comandavano sugli altri componenti, tra Luca, Momo, Grigo e Christian e i vertici del Valdarno, per nascondere una verità.
Una verità che la polizia e la pm, della procura dei minori cerca di trovare.
Una verità che forse a Dario non interessa nemmeno, solo capire perché Luca gli abbia rifilato una menzogna:
- Questo patto tra maschi tuo figlio non l'ha voluto stipulare. Non con te, almeno. Ti sei chiesto perché?

Nonostante la polizia e la magistratura non abbia fatto filtrare nulla, la notizia inizia a girare: per proteggere Luca, la società non convoca Luca in prima squadra che, per uno scontro con un compagno, viene pure sospeso.
Sembra che quella che doveva essere una grande famiglia, la squadra, i compagni, sia diventato ora un muro alzato davanti a Dario e a Luca, che fa fatica a sopportare quella tensione.

Gli articoli sui blog e sui social che parlano di promessa del calcio indagata per stupro, di calciatori gonfi di testosterone come polli da combattimento.
Spegnere quell'incendio è inutile, quando la merda inizia a girare, è inutile inseguire ogni articolo, la smentita sarebbe letta come una conferma.

In questi giorni la mia famiglia e io stiamo combattendo una guerra contro le ombre. Una guerra invisibile che nessuno ha il coraggio di dichiararci, ma che sta minando nel profondo la nostra dignità, la nostra serenità, i nostri legami più intimi.

Sono queste le parole che Dario Corbo, quello che era un giornalista e che ora è solo un padre che vuole risposte, lascia scritte per i figlio, in modo che lui in giorno possa sapere.

Possa sapere chi fosse Aurora Lopez e la sua famiglia, disastrata da prima della violenza, con un padre ossessivo e violento e una madre preoccupata solo di sé stessa.
Possa sapere dello schifo del mondo del calcio, dei procuratori che comprano e vendono giocatori gonfiandone il prezzo come strumento di riciclaggio. Trattando i giovani calciatori come pacchi.
Possa sapere dello schifo uscito sui giornali, di quel tritacarne che sono diventati i social capaci di trasformare ogni sospetto in una colpa e ogni indagato in un delinquente, solo per raccogliere click e condivisioni, per raccontare alle persone quello che loro vogliono sentirsi.

L'avvicinarsi alla realtà per Dario Corbo è anche un modo per riscoprire chi fosse diventato ora il figlio, la sua passione per la musica, da Salmo a Janes Joplin, e soprattutto a far cadere il velo di ipocrisia che copriva quel microcosmo attorno alla squadra di calcio.
In questa indagine Dario non si fa scrupoli per smuovere la situazione: far emergere pezzi di storie e darle in pasto all'opinione pubblica e alla polizia, storie che siano sempre più torbide perché “il peggio funziona sempre, il peggio è sempre credibile”.

Fin dove si disposto a spingerti per difendere la persona che ami?
E fin dove sei disposto a far luce, per scoprire se anche dentro questa persona che ami, tuo figlio, si nasconde una bestia feroce?

Non fa sconti a nessuno Giampaolo Simi, in questo secondo romanzo con Dario Corbo (il primo è La ragazza sbagliata): nessuno ne esce veramente pulito da questa storia.

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