Visualizzazione post con etichetta Marche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Marche. Mostra tutti i post

02 marzo 2025

Anteprima inchieste di Report – il re dei vini, il petrolchimico di Priolo, l’ospedale Forlanini, le Marche e la Roma criminale

Questa sera Report si occuperà del “re del vino”, Rccardo Cotarella, l’enologo dei vip che ha aiutato, tra gli altri, Vespa e D’Alema, a fare il vino.

Poi un servizio sull’inquinamento degli idrocarburi in Sicilia, dove italiani con pari diritti pagano a caro prezzo il vivere accanto alla raffineria che rifornisce di benzina il resto del paese. Ma da dove viene il petrolio?

La rendita sicura della condannata

L’inchiesta di Giulia Presutti tocca riguarda un’azienda informatica, la Imperial Eagle fondata da un tecnico informatico coinvolto nell’inchiesta “grande raccordo anulare” Alessandro Telich.
Dopo l’arresto, la proprietà è passata alla madre, Iolanda, dipendente di Ama, ma che risulta anche socio unico di questa società basata a Dubai.
Sestina Fabietti è invece la sorella di Fabrizio Fabietti, socio di Diabolik e arrestato nell’ambito di questa inchiesta: i giudici l’hanno ritenuta organica all’organizzazione, era la “cassiera” dell’organizzazione ma la Cassazione le ha lasciato le proprietà immobiliari dopo il decreto di confisca del Tribunale di Roma del 2007.
Sestina e Fabrizio sono stati indagati anche per usura: i Fabietti avrebbero usato l’amico Petrucci per trasformare il denaro guadagnato in forma illecita in investimenti leciti, per esempio con l’acquisto di locali e immobili.
Il Tribunale aveva sequestrato i beni ritenendo che non fosse stato dimostrato che quel locale fosse stato acquisito con denaro di provenienza lecita – spiega alla giornalista Francesco Gianfrotta presidente della sezione GIP-GUP del Tribunale di torino – perché c’era una sproporzione tra i redditi ufficiali e il valore dell’immobile, la Corte di Appello ha invece ritenuto che il denaro fosse di provenienza lecita.
Se poi la persona negli anni continua a delinquere per altri reati è possibile aprire un altro procedimento o penale o di prevenzione con eventuali confische di altri beni ma non di quel bene.

LAB REPORT: IL BENE IMMOBILE di Giulia Presutti

Collaborazione Cristiana Mastronicola

Nel 2019, l'indagine Grande Raccordo Criminale della procura di Roma ha smantellato un'organizzazione criminale dedita al traffico di cocaina e hashish. A capo del gruppo c'erano Fabrizio Piscitelli, meglio noto come Diabolik, e il suo socio Fabrizio Fabietti. Poco dopo la morte di Piscitelli, freddato in pieno giorno da un killer, Fabietti è stato arrestato insieme ad altri 56 indagati. Fra questi c'era anche sua sorella Sestina Fabietti, che aveva un ruolo chiave all'interno dell'organizzazione: riceveva e occultava il denaro proveniente dalla vendita della cocaina in diverse piazze di spaccio romane. Sestina Fabietti è stata condannata in Cassazione e a Roma le resta una proprietà immobiliare che le garantisce una rendita sicura.

Il turismo nelle Marche

Il 19 gennaio scorso Report si era occupata di Atim, l’agenzia del turismo voluta dal presidente della regione Marche, Acquaroli.

Un ente che non ha lasciato dietro un buon ricordo, anche per come sono stati gestiti i fondi regionali, come emerge anche dalla relazione della Corte dei Conti.

Nonostante questo, nel 2025 la regione ha stanziati altri 7 ml per Atim, per gestire attività di promozione: parte di questi fondi sono stati spesi per un nuovo spot celebrativo con protagonista l’atleta Gianmarco Tamberi, già protagonista dello spot girato nel 2024 e pagato 600 mila euro (per usare in esclusiva la sua immagine di atleta) e mai andato in onda in tv.

A fine gennaio finalmente sono iniziate le riprese: il presidente della regione ha definito questo spot “un viaggio emozionale nell’identità marchigiana”, notizia poi uscita su tanti giornali. Spunta anche una foto: lo post di Tamberi è stato girato a Monte Giorgio, in un resort situato in uno dei più bei posti panoramici della regione.

Ma questa è anche una struttura che ospita al suo interno un ristorante la cui attività di somministrazione di alimenti e bevande è stata sospesa su richiesta dei NAS” - racconta il consigliere regionale Fabrizio Cessetti “l’autorità sanitaria locale dovrebbe essere anche questa sotto il controllo del presidente della giunta regionale.”

Lo scorso 19 agosto nell’ambito dell’operazione estate sicura i carabinieri del NAS di Ancona bussano alla porta di questo elegante wine resort, 23 camere, una suite con affaccio sulla piscina e sul giardino, cantina, sala degustazione. All’interno i carabinieri riscontrano gravi non conformità igienico sanitarie, sporcizia diffusa, incrostazioni di grasso, scarti alimentari sulle attrezzature, alimenti poggiati a diretto contatto sul pavimento.

LAB REPORT: THAT’S ATIM di Lucina Paternesi

Collaborazione Cristiana Mastronicola

A dicembre 2021 nasce Atim, l’Agenzia per il turismo e l’internazionalizzazione delle imprese della Regione Marche voluta dal governatore Francesco Acquaroli che ha tenuto per sé la delega dell’assessorato al Turismo. Tra affidamenti diretti senza bandi di gara e spot con super testimonial d’eccezione, la Corte dei conti ha bollato Atim come un doppione inutile e costoso dello stesso assessorato al turismo. Ma come vengono spesi i soldi dei marchigiani per promuovere la regione in Italia e all’estero? Solo tra il 2022 e il 2024 Atim ha speso 12 milioni di euro per finanziare la realizzazione di eventi, mostre e spot promozionali; e il 2025 è iniziato con un nuovo stanziamento da 7 milioni di euro. A gennaio, infatti, sono iniziate le riprese del video con il campione olimpico Gianmarco Tamberi, ma dove è stato girato?

Il disastro ambientale a Siracusa

A Siracusa può capitare che dal cielo non piova acqua, sporca o meno, ma petrolio.


Non è un miracolo, l’oro nero che cade sulle persone portando ricchezza e benessere. È solo la maledizione di vivere vicino ad una raffineria.

Una pioggia nera che macchia i vestiti, le macchine, tutte le cose su cui cade.
È la pioggia oleosa che arriva dalle ciminiere alle spalle della città: l’ultima volta, nello scorso agosto, è caduta di notte così nessuno ha corso il rischio di aspirarla, “ancora oggi non sappiamo se faccia bene respirarla” racconta al giornalista di Report un testimone dell’evento.

Anche a toccarla, lei sa cosa sta toccando, se è veleno? Danno posti di lavoro, si può vivere ma non puoi dare il lavoro e poi ti tolgono la vita.. ”

L’episodio è stato causato da un problema alle ciminiere della raffineria ISAB, dove si trattano i reflui industriali del petrolchimico di Priolo, uno dei più grandi d’Europa. Report è andata a visitare le vasche di depurazione da cui si sospetta che siano evaporate sostanze inquinante.

Servivano le maschere per questa visita, dalle vasche salgono sostanze dannose per la salute se inspirate: sul pelo dell’acqua nelle vasche sono presenti delle macchie dovute a composti poco solubili e molto volatili – spiega il tecnico al giornalista di Report – tanto da sembrare olio.
Sono queste vasche quelle che salgono le sostante che inquinano l’aria, si sente un odore fortissimo nonostante la maschera, bruciano gli occhi.
I reflui industriali del grande impianto petrolchimico, capace di produrre da solo un terzo della benzina usata in Italia, finiscono in queste vasche e in parte evaporano in un tratto della costa tra Augusta Medilli, Priolo e Siracusa. Una delle zone con la più alta incidenza di tumori d’Italia.
Nel depuratore si depositano dei fanghi che sono un concentrato di veleni, con alta concentrazione di idrocarburi. In questo depuratore sono stati ritrovati anche dei fanghi non ancora smaltiti, 4 mila tonnellate, che non si sa come smaltire.

Da una parte la salute e la sicurezza ambientale e dall’altra l’impossibilità di chiudere un impianto che è il più grande petrolchimico italiano, mettendo la rischio la sicurezza energetica del paese. Quindi è intervenuto il governo Meloni con un decreto firmato dal ministro Urso e Pichetto Fratin: la soluzione non è particolarmente innovativa, si tratta di un copia e incolla del caso Ilva. Prima si dichiara Isab, il petrolchimico, una zona di interesse strategico, poi a settembre del 2023 si concedono delle deroghe alle emissioni. Antonio Mariolo, amministratore giudiziario dell’acquedotto siracusano di Ias, aveva ricevuto una copia del decreto sul suo telefono qualche mese prima, a marzo.

Io l’ho chiamato decreto whatsapp nel senso che la circolazione è avvenuta attraverso whatsapp..”
Ci sono state differenze tra il decreto ricevuto sul telefono e quello poi pubblicato?
“La seconda versione era molto più permissiva” ha risposto Mariolo: è aumentato il tetto degli inquinanti autorizzati ad essere emessi dall’impianto, aumentano i limiti dei fenoli, degli idrocarburi totali, dei solventi organici aromatici.
Cosa è accaduto? Lo spiega un esponente di Confindustria Sicilia: dopo l’uscita del primo decreto le aziende locali contattano gli esponenti dei ministeri.

Ogni azienda ha fatto le sue pressioni” spiega il dirigente di una di queste imprese a Report “e si è fermato tutto..”
Di fatto il decreto è stato ritirato su richiesta delle imprese: “se fai questo decreto noi chiudiamo perché sono dei limiti non raggiungibili nell’immediato”:

Di fatto, tutte le aziende nel siracusano non sono in grado di rispettare delle norme di sicurezza sanitaria e ambientale. Prima il profitto, col ricatto dei posti di lavoro, come a Taranto. Della salute se ne potrà parlare poi.

La scheda del servizio: IL MARE E’ COME L’OLIO di Manuele Bonaccorsi

Collaborazione Madi Ferrucci

Un disastro ambientale e industriale rischia di affossare il più grande petrolchimico italiano, quello della provincia di Siracusa, che produce un terzo della benzina italiana. Report racconterà gli sviluppi dell’inchiesta sul depuratore IAS; sequestrato nel 2022 dalla magistratura, su cui si è aperto uno scontro politico tra i giudici siciliani e il Governo, finito davanti alla Corte Costituzionale. Anche un altro depuratore, gestito dal petrolchimico Isab, è finito sotto la lente dei magistrati, secondo i quali l’impianto avrebbe truccato le analisi sugli sversamenti in mare, producendo un grave inquinamento marino e atmosferico. Report indagherà anche sulla vera proprietà dell’impianto, ceduto dai russi di Lukoil a un fondo cipriota in seguito alle sanzioni contro il petrolio di Mosca. E svelerà, in collaborazione con Greenpeace, i traffici di petrolio russo nelle acque internazionali davanti al petrolchimico. La flotta fantasma di Mosca, infatti, ha scelto questa zona di Mediterraneo come hub per i trasferimenti di petrolio tra navi sanzionate e navi formalmente “pulite”, sembra, con l’obiettivo di violare le sanzioni. Una pratica che rischia di creare disastri ambientali, e che avverrebbe nel totale disinteresse delle autorità italiane.

Il re del vino

Riccardo Cotarella è definito il re dei vini, perché è uno degli enologo più influenti al mondo, l’unico a cui finora è stato dedicato un biopic, un film documentario sulla sua vita. Ha seguito e migliorato i prodotti di centinaia di aziende e creato vini per personaggi famosi in tutto il mondo, tanto da guadagnarsi l’appellativo di enologo dei vip.

Lo scorso novembre era presente al Merano Wine Festival dove ha ricevuto un premio: dopo l’evento Report ha seguito la master class tenuta dallo stesso Cotarella assieme al fratello Renzo, anche lui enologo.

L’evento aveva un taglio sociale: il vino che i presenti assaggiavano erano prodotto da una cantina palestinese, per la precisione vini della Palestina prodotti in una cantina in Israele, “quando i ragazzi devono andare dalla cantina alla vigna devono passare attraverso un muro, coi mitra puntati..” raccontava lo stesso enologo, spiegando l’importanza di supportare quei produttori a cui tutti hanno rivolto un augurio.

I fratelli Cotarella hanno dimostrato una grande sensibilità per i temi sociali anche attraverso l’impegno della loro azienda di famiglia. Ma qualcuno, durante l’evento, si accorge della presenza delle telecamere di Report, i giornalisti sono stati chiamati con discrezione dal responsabile della manifestazione che ha invitato loro di andarsene, perché i due enologi “si sentivano condizionati, si sentono quasi come ‘stai attento a quello che dici’ .. se ho questa richiesta da parte loro non posso ignorarla”.

Dal 2023 la Fondazione Cotarella legata all’azienda del grande enologo Riccardo Cotarella raccoglie circa 240mila euro di donazioni destinate a una dimora nota come “Verdeluce”.

Ma a pochi mesi dall’inaugurazione in pompa magna l’edificio risulta ancora deserto: la struttura doveva accogliere giovani con disturbi nel comportamento alimentare.

E’ un tema troppo delicato” racconta a Report un addetto all’accoglienza della famiglia Cotarella “quindi ci sono delle limitazioni a volte che ci impediscono di fare quello che vogliamo.. ”
L’immobile è stato ristrutturato e ri-accatastato prima dell’inaugurazione, con un importante aumento di valore, passando da rudere a casale.


Tanto è vero che sul catalogo, la dimora Verdeluce nata per ospitare ragazzi con difficoltà alimentari, diventa agriturismo Verdeluce, le degustazioni le hanno chiamate “bollicine verdeluce”, assieme al programma ci sono anche i prezzi.
Un assaggio di vini costa 130 euro a persona, 200 euro per l’esperienza di coppia, “si può fare un servizio sartoriale” spiega l’addetto all’accoglienza della struttura, si può dormire nella struttura quanto tempo si vuole, basta pagare.
Report ha sottoposto i documenti della fondazione Verdeluce all’associazione Codacons: “è importante che le campagne di beneficenza non integrino una pratica commerciale scorretta, però certo se questi soldi (quelli della fondazione Cotarella) sono stati raccolti al fine di creare questo centro di assistenza è importante che questo centro di assistenza venga realizzato, esattamente come era stato promesso. Quindi ad oggi sembra che non sia stato ancora realizzato, quindi abbiamo presentato un esposto all’autorità garante della concorrenza e del mercato, che dovrà valutare se questi fondi sono stati destinati realmente a questo fine.”


Sul Fatto Quotidiano Marco Franchi ha pubblicato una anticipazione del servizio:

La filantropia dei Cotarella, enologi dei vip: il casale per ragazzi con disturbi è un affare

Di Marco Franchi

La “Dimora Verdeluce” doveva essere una struttura dedicata ai ragazzi tra i 12 e i 25 anni affetti da disturbi del comportamento alimentare. O almeno a questo era destinata la raccolta fondi avviata ormai nel 2023. E invece a 7 mesi dall’inaugurazione in pompa magna, il casolare ristrutturato nella campagna di Orvieto, in Umbria, fin qui è dedicato soltanto a struttura ricettiva, agriturismo e costosissime degustazioni. Parliamo del progetto benefico dalla famiglia di Riccardo Cotarella, 76 anni, il più famoso winemaker d’Italia e uno dei più noti al mondo, consulente di personalità come Massimo D’Alema, Bruno Vespa, Sting e, non ufficialmente, perfino del presidente russo Vladimir Putin. La vicenda sarà raccontata questa sera da Report, in onda su Rai3 durante un servizio a firma di Emanuele Bellano. Il caso, per alcuni versi, ricorda quello dell’influencer Chiara Ferragni, tanto che anche stavolta è stato presentato un esposto dal Codacons.

La scheda del servizio: IL RE DEL VINO di Emanuele Bellano

Collaborazione Chiara D’Ambros, Madi Ferrucci, Raffaella Notariale

Riccardo Cotarella è il più famoso winemaker d'Italia e uno dei più noti al mondo. Tra i suoi clienti annovera cantine prestigiose e personaggi famosi che hanno deciso di dedicarsi alla produzione di vino come Massimo D'Alema, Bruno Vespa, la rockstar Sting, l'imprenditore dell'abbigliamento Brunello Cucinelli. Insieme a un vero e proprio impero del vino Cotarella ha creato la Fondazione Cotarella, un ente che ha lo scopo di raccogliere denaro per cause benefiche, attraverso la vendita del suo vino Tellus e cene di beneficenza. Uno scopo nobile per cui ogni anno raccoglie centinaia di migliaia di euro. Ma il giro di denaro e i progetti che dovrebbero essere finanziati sarebbero tutt'altro che trasparenti. Cotarella attraverso una catena di società off-shore avrebbe investito in un latifondo in Argentina partecipando al disboscamento della foresta nativa. Un'attività che poco si concilierebbe con lo spirito filantropico con cui promuove le sue aziende.

L’intesa col Vaticano sull’ospedale Forlanini

L’ospedale Forlani di Roma è un’opera d’arte, oltre che una struttura sanitaria, purtroppo abbandonata da anni. Realizzato nel 1934 per curare i malati di turbercolosi , è un monumento nazionale, l’ingresso è arricchito da bassorilievi in marmo, la sua struttura è talmente bella da essere usata per set cinematografici, proprio in queste settimane stanno realizzando al suo interno una serie televisiva.
Il dottor Martelli, ex primario in questo ospedale, ha guidato le telecamere di Report in una piccola visita al suo interno, mostrando le camere operatorie, l’aula magna al primo piano: qui il dottore ha curato mille pazienti l’anno, effettuando più di ottocentomila operazioni.
E ora è tutto abbandonato, comprese le schede dei pazienti.
Per anni è stato usato come rifugio per i senzatetto, fino all’accordo col Vaticano, che a seguito di un’intesa con lo Stato italiano qui aprirà una sede dell’ospedale pediatrico.

La scheda del servizio: PATTI CHIARI di Claudia Di Pasquale

Collaborazione Marzia Amico, Giulia Sabella

L'ex ospedale Carlo Forlanini di Roma è un vero e proprio gioiello architettonico. Costruito negli anni Trenta per curare i malati di tubercolosi, è stato definitivamente dismesso nel 2015, e da allora è in stato di abbandono. In questi anni si sono susseguiti numerosi studi e progetti per recuperarlo, ma sono tutti naufragati. Fino a quando un anno fa è stata siglata una dichiarazione d'intenti tra il governo italiano e la Santa Sede per venderlo al Vaticano e trasformarlo nella nuova sede dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù. Ma quali sono i termini di questa intesa?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

19 gennaio 2025

Anteprima inchieste di Report – la lunga vita del ponte sullo Stretto, le Marche, i signori dello sport e il piano Mattei in Congo

La lunga vita del ponte sullo Stretto, la grande opera non ancora realizzata che sta drenando tutte le risorse del sud. Verrà autorizzata la sua costruzione? Tra pochi giorni verrà presentato il progetto definitivo aggiornato (e non quello di Ciucci del 2005 da cui è partito Salvini). Quanto è indipendente la commissione di valutazione ambientale?

Poi si torna a parlare del piano Mattei, l’enorme spot con cui il governo Salvini pensa di poter aiutare i paesi africani per limitare i flussi migratori.

Reportlab: il turismo nelle Marche

Le Marche sono la prima e unica regione al plurale d’Italia – così ci dice il comico Giorgio Montanini, marchigiano convinto.
“Le Marche sono casa mia, e lo rivendico perché sono marchigiano e fermano orgoglioso. Le Marche sono una striscia di terra in cui ci stanno, pur in una piccola striscia di terra, mille realtà diverse, come in tutta Italia. Però le Marche hanno proprio le differenze dei dialetti così marcati e distanti: Valentino Rossi è marchigiano eppure nessuno direbbe che ha il dialetto marchigiano, perché se vai a Pesaro sei vicino all’Emilia Romagna, se vai a San Benedetto e Ascoli sei già più vicino all’abruzzese. Ancona io la chiamo la terra de mezzo de frodo, perché ha un dialetto tutto suo, particolare, mentre Macerata e Fermo hanno quella connotazione marchigiana che la gente riconosce in giro per l’Italia. In certi momenti storici questa zona qua era quella con più Ferrari pro capite d’Italia, quindi c’era un benessere diffuso, c’era un altro modo di vivere l’imprenditoria con magari anche una certa attenzione al versamento delle tasse diversa da quella che c’è adesso. Adesso lo Stato è un po’ più attento, adesso batte cassa con più attenzione, prima magari no e quindi i soldi giravano molto di più. A Fermo c’erano 20 night, quando ci sono i night in un posto, è Las Vegas oppure ci stanno i soldi. Qua c’erano i soldi, i night oggi hanno chiuso tutti..”



Nel servizio si parlerà di Macerata che è la città di origine di Dante Ferretti, lo scenografo di Hollywood ma anche dei film di Fellini e Pasolini, che ha portato nel cinema la bellezza delle Marche. A Report racconta di come nella sua città abbia lavorato l’ultima volta solo 20 anni fa, quando ha rifatto la Carmen, “poi non mi hanno più chiamato”.

La scheda del servizio LAB REPORT: LET’S MARCHE!

di Lucina Paternesi

Collaborazione Cristiana Mastronicola

Il rilancio del turismo nelle Marche è stato uno dei cavalli di battaglia del Governatore Acquaroli che ha istituito un'agenzia apposita proprio per far conoscere il brand Marche fuori regione e all'estero. Si chiama Atim e in appena due anni per il suo funzionamento la Regione ha stanziato circa 12 milioni di euro. Tra uffici deserti e affidi diretti senza bandi di gara, la Corte dei conti ha certificato che Atim è un doppione inutile e costoso dell'assessorato al Turismo di cui lo stesso Acquaroli ha tenuto la delega.

Il ponte sullo Stretto (a tutti i costi)

Ci sono diversi motivi per pensare che ci siano problemi di fattibilità per la realizzazione del Ponte sullo Stretto (il più grande ponte senza campate al mondo, costruito su una zona sismica). A cominciare proprio dal fatto che verrà costruito in una zona ad alto rischio di terremoti: l’ultimo, un terremoto maremoto, avvenuto nel 1908 a Messina, che provocò 80 mila morti, il quinto terremoto più distruttivo nella storia dell’umanità.

Ciucci, di fronte a questo dato di fatto, ha usato la carta dell’ironia per non rispondere al giornalista di Report, Danilo Procaccianti “se vuole fare un esame di questo genere, venga nel nostro ufficio e le facciamo rispondere dai ns esperti.. se lei è un esperto.”

Forse Danilo non è un esperto in sismologia, ma nemmeno il ministro lo è. Ma all’istituto nazionale di Vulcanologia gli esperti ci sono: a Report hanno raccontato che nell’intorno di Reggio Calabria hanno registrato oltre seimila terremoti, “sul fatto che il ponte insista su un’area geologicamente viva e che sia si una struttura che possa essere area epicentrale non ci sono dubbi.”

Sta di fatto che l’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia non è stato coinvolto formalmente per dare un parere sulla pericolosità sismica insita nel ponte.

Dovesse arrivare un terremoto di magnitudo 7,1 l’unica cosa che resterebbe in piede sarebbe il ponte ci dicono i sostenitori del progetto del ponte: è vera questa affermazione?

Danilo Procaccianti lo ha chiesto a Carlo Doglioni, presidente INGV: “è famoso il ponte di Takoma che è crollato perché è andato in risonanza per la frequenza dell’oscillazione legata al vento. In questo caso le frequenze sono così basse, di diverse decine di secondi, che il terremoto non farebbe crollare il ponte. Ma il terremoto potrebbe danneggiare fortemente le fondazioni delle Torri e degli ancoraggi, in questo senso il ponte rischierebbe anche di crollare”.
Doglioni ha più volte chiesto che venissero fatti maggiori studi per verificare la fattibilità del ponte, soprattutto ha chiesto che venissero utilizzati coefficienti di accelerazione più alti per verificare il rischio sismico.
“Il ponte è costruito ipotizzando 0,58 [come coefficiente] ma noi sappiamo che nelle zone epicentrali queste accelerazioni per terremoti di magnitudo anche inferiore a 7, sono state spesso anche superiori ad 1G. Il terremoto della Turchia, del Giappone nel gennaio di quest’anno [2024], ci sono state accelerazioni che hanno superato anche i 2G quindi accelerazioni anche più grandi di quelle che vengono ipotizzate. Deve essere realizzata una struttura che resista qualunque cosa succeda.. ”
Non sarebbe stato meglio farlo prima questo approfondimento?
“Noi come INGV non siamo stati coinvolti formalmente per dare un parere sulla pericolosità sismica..”.
A queste osservazioni, l’AD della società per il ponte Ciucci risponde che non ha voglia di fare polemiche con nessuno, noi con INGV collaboriamo.. Un modo per non rispondere alla domanda: due tecnici dell’istituto hanno collaborato con la società ponte sullo stretto a titolo personale, non c’è stata nessuna ufficialità da parte dell’istituto. Dunque non è stata l’INGV come istituto a dare il via libera e ha dato pareri che siano stati utilizzati formalmente nella progettazione.
A onor del vero la procedura di approvazione non prevedeva alcun via libera ufficiale da parte dell’INGV.



Un altro problema potenziale del ponte è la sua altezza: il ministro Salvini in conferenza stampa ha assicurato che l’altezza sarà almeno di 65 metri, a massima capienza cioè con auto e treni (perché su quel ponte passeranno anche i treni). Le navi potranno passarci sotto, “perché è stato studiato dagli ingegneri..”

Ma in realtà non è così: nel 2023 hanno attraversato lo stretto di Messina 5 navi da crociera e 15 portacontainer con altezza superiore a 65 metri, col ponte non avrebbero potuto farlo. Sono dati che arrivano direttamente dal ministero dei Trasporti di Salvini.

Questo sembra preoccupare solo le associazioni locali, come il WWF contrarie a questa opera: questo ponte dovrebbe comportare la variazione delle carte nautiche per il superamento dello Stretto – racconta l’avvocata Aurora Notarianni “questo significherebbe strozzare il porto di Gioia Tauro, uno dei porti di maggiore rilievo nel Mediterraneo e tutto il traffico crocieristico che si sta incrementando a Messina.”
Ma la società stretto di Messina risponde che il ponte normalmente sta sopra i 70 metri: “è come nascondere il sole con un dito, non è così”.
Che il progetto sia tutt’altro che definitivo lo dimostrano anche le incertezze sui cavi, due per lato, che dovrebbero reggere il ponte, che rendono complicata la distribuzione dei carichi in un ponte così lungo (2988 metri).
È il primo progetto al mondo di un ponte a campata unica così lungo – in effetti: l’ex direttore del dipartimento di ingegneria industriale e meccanica di Catania, Antonino Risitano racconta a Report che con quattro corde (per tenere il carico, due per ogni lato) “quando mi sposto da un lato non so come si ripartisce il carico, di quanto una viene caricata più dell’altra.”
I dubbi sui cavi hanno una storia lunga tanto che anche i progettisti originali per verificarne la tenuta raccomandavano prove di fatica.
“Ci sono due pagine nel progetto definitivo in cui sono indicate quali prove devono essere fatte e soprattutto l’attrezzatura con cui devono essere eseguite le prove ma queste prove non sono mai state fatte ” continua il professor Risitano.
E se poi i cavi non reggono? Rifacciamo tutto da capo?
Così per la difficoltà nel fare queste prove i progettisti nel documento di progetto hanno proposto di usare acciai di più elevata resistenza per i cavi: “significa cambiare la parte strutturale più importante del ponte cioè fare un progetto nuovo, di sana pianta”, continua Risitano che poi conclude in modo netto “è tecnicamente sbagliato che si possa approvare un progetto definitivo senza le prove sui cavi, un cavo che cede, il ponte cede.”

Ma il ministro Salvini crede fortemente a questo progetto, secondo il ministro gli italiani aspettano questa opera da 50 anni (oltre ai treni in ritardo, l’acqua nelle case in molte zone del sud..), e con questo governo si passerà dalla parole ai fatti.

Così il primo atto da ministro è stato riesumare la società stretto di Messina spa, che il tecnico Mario Monti aveva deciso di liquidare nel 2013, una società che per non fare nulla ci è già costata 342ml di euro.


Come AD di questa società Salvini ha chiamato lo stesso uomo scelto a suo tempo da Silvio Berlusconi, Pietro Ciucci, colui che per primo parlò di prima pietra del ponte nel 2005. Venti anni fa. Ciucci è stato anche presidente e AD di Anas e durante la sua gestione sono crollati tre viadotti: uno è rimasto nella storia, il rilevato stradale di Scorciavacche, sulla Palermo Agrigento. Inaugurato senza collaudo poco prima del Natale 2014, crollato appena sei giorni dopo.

C’è stato un errore di progettazione e in fase di realizzazione dell’opera ma quel viadotto e quel rilevato era una soluzione tecnica adeguata al problema da superare ..” spiega oggi a Report lo stesso Ciucci. Ma la procura di Palermo ha ipotizzato dei reati e nel mese scorso ha chiesto per Ciucci una condanna a 4 anni di reclusione, una tegola per colui che deve guidare l’operazione ponte.
Ciucci su questo punto risponde che il ponte non è crollato, è crollato solo un “modesto rilevato stradale” che è ceduto quando la strada era chiusa e quindi senza nessun rischio per nessuno.

Chi sono i membri della commissione tecnica di valutazione di impatto ambientale del ponte?

C’è una consigliera comunale di FDI esperta in interior design (con un dottorato di ricerca in ingegneria ambientale), Margherita Scoccia. Un altro commissario è il vicesindaco di Pisa, sempre di FDI, Raffaele Latrofa, un altro rappresentante politico dentro una commissione che dovrebbe essere terza per poter valutare correttamente un progetto voluto dalla politica.

La scheda del servizio: IL PONTE A TUTTI I COSTI

di Danilo Procaccianti

Collaborazione Enrica Riera

Il Ponte sullo Stretto, il pallino del ministro Matteo Salvini. Nei prossimi giorni dovrebbe esserci l'approvazione da parte del Cipess del progetto definitivo aggiornato, ma siamo sicuri che la premier Giorgia Meloni voglia prendersi la responsabilità di approvare un progetto sul quale molti tecnici indipendenti hanno posto grossi dubbi di fattibilità? L'ultimo in ordine cronologico è stato il presidente dell'INGV (Istituto nazionale Geofisica e Vulcanologia) Carlo Doglioni, massima autorità in materia sismica in Italia. Altri tecnici meno critici sono stati nominati nella commissione Via (valutazione di impatto ambientale) che ha dato il via libera al progetto. Ma sulla commissione pesa una certa vicinanza ai partiti di maggioranza e c'è perfino chi ha delle condanne proprio per reati ambientali.

Aiutiamoli a casa loro? – il piano Mattei

Il piano Mattei prevede la realizzazione di diversi progetti nei paesi africani, tra cui il Congo-Brazaville, anche in collaborazione con Eni, per diversi miliardi di ml di euro.
Come sono spesi questi soldi? Che livello di trasparenza c’è in questi progetti e nei rapporti con questi paesi, dalla Somalia al Kenia, dall’Egitto al Congo, spesso governati da regimi autoritari.

Paesi con cui Eni e altre major sono chiamati a trattare: “Più il paese è ricco più la corruzione è diffusa ” racconta a Report Massimo Alberizzi direttore di Africa Express “il sociologo svizzero Ziegler ha descritto il Congo come un mendicante seduto su una montagna d’oro, poche famiglie sono ricchissime e gestiscono il petrolio, le concessioni.. Abbiamo avuto dei casi di corruzione molto pesanti che sono ancora in qualche modo da chiarire perfettamente”.
Ma il Congo rimane un partner importante per l’Italia e non a caso è stato inserito tra i paesi pilota nel piano Mattei, il progetto da 5,5 miliardi di euro voluto dalla presidente Meloni che il 25 novembre scorso ha ricevuto a Palazzo Chigi il presidente Denise Sassun Nguesso.

Laura Mazza è rappresentante delle relazioni istituzionali della repubblica del Congo in Italia: “ha chiesto di dedicarsi alla gestione dello sviluppo sostenibile legata sia all’energia che all’acqua ..”
Il progetto in Congo prevede la realizzazione di una rete idrica per assicurare acqua potabile agli abitanti della capitale Brazzaville, tra i suoi sostenitori più convinti c’è anche l’ambasciatore del Congo in Italia, Okemba.

A Report l’ambasciatore questo progetto consentirà la trasformazione dell’economia del paese, oggi legata agli idrocarburi: “il vantaggio del piano Mattei è che non ci viene imposto dall’esterno, è un piano che stiamo costruendo insieme, attualmente il Congo ha avviato un programma di sviluppo dell’agricoltura e di tutela dell’ecosistema forestale, con progetti che permetteranno alla popolazione locale di beneficiare dei nostri rapporti con l’Eni, ma anche col governo italiano.”

Eni è presente in Congo dal 1968 per i pozzi offshore di petrolio è gas naturale, una collaborazione di lungo corso – racconta il servizio – che si rinnova nel nome della soddisfazione reciproca.

Lo racconta l’ambasciatore Henri Okemba “con Eni il Congo è cresciuto moltissimo e con l’estrazione del gas Eni ha dato al Congo un margine di sviluppo ancora maggiore. Proprio assieme ad Eni guardiamo anche alla formazione, all’agricoltura, alle energie rinnovabili, tutti questi progetti vengono portati avanti in modo concreto e trasparente.”

A proposito di trasparenza, a Point-Noire capitale economica della Repubblica del Congo i cronisti de l’Espresso nell’ambito di una inchiesta internazionale coordinata dal consorzio ICIJ, scoprono la casella postale 4801, dove hanno sede due società: la Petroserve che risulta essere una fornitrice di Eni e la Elengui, una società offshore intestata a Marie Madeleine Ingoba, moglie dell’AD di Eni Descalzi.

Lo racconta Paolo Biondani a Report: la signora ha spiegato che questa società è stata aperta su suggerimento del suo commercialista per fare un investimento immobiliare in Congo poi non finalizzato.
Una società inattiva che ha la stessa sede di Petroserve, un gruppo di aziende controllate da holding in Lussemburgo e Olanda che negli anni si è arricchito con Eni, sotto la guida dell’imprenditore inglese Haly.

Di Haly ha parlato a Report un ex manager di Eni che per l’azienda ha gestito le trattative più delicate in Africa: “Haly era legatissimo a tutti i manager di Eni in Congo ed era lui il volto operativo di Petroserve”.

In Lussemburgo le autorità hanno messo gli occhi sulla società anonima Cardon, l’azienda che a caduta, controlla le aziende che si sono arricchite con Eni a cominciare dalla Petroserve: scoprono che fino all’8 aprile 2014 tra i soci figurava, oltre ad Haly, proprio la signora Ingoba.
“LA Petroserve ha avuto solo in Congo contratti da Eni per 104 ml di dollari” spiega a Report Antonio Tricarico di Re Common “per fornitura di navi, per spostare lo staff sulle piattaforme, ma in tutti questi paese ha avuto contratti, secondo la Guardia di Finanza, fino a 305 ml di dollari.”

La moglie di Descalzi esce poi dalla società pochi giorni prima che Descalzi venga nominato amministratore, nel 2014.

La scheda del servizio: TESORO HO PRESO L’AEREO

di Daniele Autieri

Collaborazione Andrea Tornago

Quali sono stati e quali sono gli interessi dell’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, in Congo e di sua moglie Marie Madeleine Ingoba?

Mentre Italia e Congo-Brazzaville lavorano alla lista di interventi da oltre 320 milioni di euro previsti dal Piano Mattei nel Paese, Report è in grado di rivelare una serie di documenti inediti, interni alla più grande delle aziende controllate dallo Stato italiano che proprio in Congo è attiva da anni nel settore degli idrocarburi.

Documenti mai emersi prima, che aggiungono importanti verità alle inchieste giudiziarie della Procura di Milano aperte sulle attività di Eni in Congo e sulle assegnazioni dei diritti di perforazione.

I signori dello sport

Chi sono i signori dello sport nella politica italiana e perché lo sport è tanto importante per la politica italiana?

Report si occupa di questo nel servizio di Carlo Tecce e Lorenzo Vendemiale: sono andati ad intervistare il ministro dello sport Abodi chiedendogli dell’operazione portata avanti dal capogruppo di FI Paolo Barelli, la rimozione del limite dei tre mandati che gli interessava anche come presidente della federazione nuoto.

Il ministro ha risposto di aver preso atto della decisione del Parlamento anche se non è esattamente quello che aveva immaginato.

Ovvero un mondo con tante porte girevoli o, meglio ancora, senza porte tra sport e politica con una commistione di ruoli: ma Barelli è stato capace di svolgere i due ruoli sapendo distinguere le due funzioni – come sostiene il ministro? “Fino ad adesso si nella misura in cui non ho avuto nessun tipo di segnale che lo riguarda”.
Ma Report, che è diffidente di natura, qualche segnale di non separazione perfetta dei ruoli, l’ha notato: grazie al suo emendamento Barelli ha potuto farsi rieleggere al terzo mandato con presidente federale con un plebiscito.

C’è consenso perché si è registrata una crescita del nostro sistema in maniera chiara” racconta a Report lo stesso Barelli “dopo di che le norme possono permettere ad un presidente di ricandidarsi, il sostegno dei presidenti delle società c’è sempre stato e per cui sono qua..”
Barelli ha attraversato 7 mandati da presidente federale e cinque legislature in Parlamento galleggiando sempre, anche nelle tempeste giudiziarie. Tre anni di squalifica a livello internazionale di cui uno scontato e due annullati: è finito di fronte al comitato etico – spiega Marco Birri dirigente della Lega Europea nuoto tra il 2025 2023 “perché era contemporaneamente presidente della federazione europea e presidente della federazione italiana firmando un documento nel quale tutto il governo della federazione europea non era assolutamente informato.” Questo il motivo per cui a livello internazionale Barelli ha perso la sua credibilità.
C’è poi un’altra vicenda controversa: il pagamento per la ristrutturazione delle piscine per il foro italico. Nel 2013 la Federnuoto saldò parte di un debito col Coni detraendo le fatture di quei lavori che però erano stati già oggetto di un contributo pubblico, insomma Barelli si fece scontare delle spese che aveva sostenuto lo Stato. Per quella vicenda è stato prosciolto dalla giustizia sportiva e penale ma sanzionato da quella contabile. Una sentenza della Corte dei Conti lo ha condannato a restituire 490 mila euro: il danno erariale è una colpa grave per un uomo delle istituzioni ma anche per questa vicenda la sua carriera non ha avuto problemi, a pagare al suo posto è stata la federnuoto. Tutto è perdonato: Barelli è tornato rafforzato sia nello sport che nella politica, come racconta il giornalista de Il Domani Vittorio Malagutti “gode di un potere enorme nel partito, adesso è capogruppo alla Camera, è uno dei parlamentari più legati al ministro Tajani ”

La scheda del servizio: BARELLI & BINAGHI. I MONARCHI DELLO SPORT ITALIANO

di Carlo Tecce e Lorenzo Vendemiale

Da un quarto di secolo Paolo Barelli è il capo indiscusso della Federazione italiana nuoto. Il suo potere nello sport, però, deriva anche dalla sua carriera politica: parlamentare da cinque legislature, è capogruppo di Forza Italia alla Camera e braccio destro del ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani. Proprio il doppio ruolo gli ha permesso di superare indenni diversi ostacoli. Con documenti e testimonianze esclusive, Report racconta i segreti di Barelli, i suoi conflitti di interessi e ricostruisce gli affari degli ultimi anni che arrivano fino al suo partito. Un altro mister B. dello sport italiano è Angelo Binaghi, presidente della Federtennis che, fra un anno, come Barelli, festeggerà il suo quarto di secolo al comando.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.