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25 aprile 2026

Anteprima inchieste di Report – il prezzo del turismo, dietro la liberazione di Alberto Trentini, il patto Melania Zampolli

La sicurezza sulle nostre autostrade

In poco più di 4 anni il governo ha già varato cinque decreti sicurezza. Ma a che punto sta la sicurezza sulle strade italiane e sulle autostrade italiane?

Siamo il paese dove è crollato un ponte, a Genova, e nessuno ha pagato. Dove per accertare le responsabilità dopo un incidente su un viadotto ad Avellino sono serviti anni di processo.

Questa sera Report si occupa dello stato dei guard-rail sulle nostre autostrade.

LAB REPORT: SENZA PROTEZIONE

di Giulio Valesini, Lidia Galeazzo e Cataldo Ciccolella

Collaborazione Alessia Pelagaggi

L’Italia è costellata di guard-rail vecchi di decenni, concepiti male e manutenuti peggio. Si suppone che proteggano e invece sono proprio loro a uccidere. Tra i più famigerati ci sono quelli con il terminale a manina, ossia piatto e senza protezione, vere lame che affettano le auto e chi ci sta dentro. Poi ci sono i paletti imbullonati che sorreggono i guard-rail, e che in caso di impatto con un motociclista causano amputazioni e lesioni mortali. Report dedica una inchiesta speciale allo stato delle barriere protettive sulle nostre strade.

Il prezzo del turismo

Il turismo è un asset importante del nostro paese. Lo sentiamo ripetere spesso dai politici di ogni colore, che poi sono i primi a dimenticarsi che un turismo sostenibile deve basarsi sul rispetto per chi ci lavora (basta salari da fame), sul rispetto delle norme ambientali (la montagna e i mari non vanno depredati) e sul rispetto degli abitanti delle città turistiche. Spesso costretti a dover subire il turismo come un peso, senza ricavarne alcun guadagno.

Il servizio di Bernardo Iovene parlerà dell’impatto ambientale delle navi da crociera nei porti turistici: nonostante le pubblicità, non sono navi ad impatto zero, le 16 che MSC ha in piano da costruire (costo per ciascuna 1 miliardi di euro) saranno basate su combustibile fossile, il gas naturale liquefatto che importiamo a caro prezzo dall’america dell’amico Trump. Oltre ai problemi (e ai costi) per il trasporto, per rifornirsi le navi da crociera devono andare fino a Marsiglia perché in Italia mancano strutture apposite per le grandi navi.

Prima o poi il gas naturale liquefatto dovrà essere abbandonato, cosa ce ne faremo delle tante navi costruite nel frattempo, dal valore di miliardi di euro? Sono navi progettate per durare 35 anni, almeno: significa che saremo costretti a rimanere vincolati al fossile per ancora tanti anni. Oppure sperare che si affermi l’utilizzo e la distribuzione del gnl di origine biologica.

E gli abitanti che vivono attorno ai porti che dicono? Sono loro a sorbirsi il fumo delle navi che anche quando rimangono ferme nei porti emettono fumi nocivi che inquinano le case a ridosso del porto. Come ad Ancona dove le navi sostano in pieno centro storico, qui oltre al fumo e alle polveri nere emesse dalle navi c’è l’inquinamento dei tir che arrivano per scaricare/caricare le merci. “Qua vivete in una fabbrica” è stato il commento di Bernardo Iovene di fronte alle immagini raccolte dal signor Riccardo che ha risposto “se fosse una fabbrica aveva già chiuso..”
Stessa situazione a Napoli al porto Beverello, coi traghetti: sommando tutti gli inquinanti pm20 pm25 e gli ossidi di azoto risulta la città più inquinata d’Italia. E poi ancora a Civitavecchia, Genova. Le navi inquinano anche quando sono ferme, perché i motori devono essere sempre accesi.

Chi vive a ridosso dei porti soffre di conseguenze drammatiche per questo inquinamento, come tumori alle vie respiratorie.
Purtroppo per loro la connessione elettrica nei porti è più costosa rispetto al GNL (da un +30 ad un +50%).

La scheda del servizio: L'ARIA DEI PORTO di Bernardo Iovene

Collaborazione Lidia Galeazzo

Le navi quando sostano nei porti restano con i motori accesi per garantire energia a bordo, ma i camini scaricano nell’aria delle città particolato fine, ossido di azoto e anidride solforosa. Una nube che investe direttamente le città. Due studi epidemiologici indicano che in città portuali come Ancona e Civitavecchia l’indice di mortalità è più alto legato proprio alle emissioni delle navi. È un problema comune a tutte le città che si affacciano sulla zona portuale. Sulla carta l’Europa è intervenuta, infatti da maggio 2025 nel Mediterraneo è obbligatorio utilizzare carburanti con un contenuto di zolfo allo 0,1 per cento. Ma nella pratica oltre il 90 per cento delle navi traghetto, da crociera e porta container continuano a bruciare olio combustibile fino al 3,5 per cento di zolfo perché hanno installato un sistema di lavaggio dei fumi, gli scrubber, prelevano tonnellate di acqua dal mare riscaricandola a mare aperto e perfino nei porti con i residui di idrocarburi policiclici aromatici, alcalini, black carbon, sostanze che vanno a finire nella vita marina e quindi nel pesce.

Per ridurre le emissioni, l’Italia punta sull’elettrificazione delle banchine, finanziata con il PNRR, permetterà alle navi nei porti di collegarsi alla rete elettrica terrestre e spegnere i motori. Un sollievo parziale per gli abitanti delle città portuali che respirano metri cubi di biossido d’azoto specie durante le manovre di arrivo e partenza delle navi. Ma anche qui, la realtà è più complessa, servono grandi quantità di energia, le infrastrutture sono limitate e i costi restano attualmente più alti rispetto ai combustibili fossili.

La trattativa per liberare Alberto Trentini

Il 13 gennaio scorso la presidente del Consiglio Meloni e il ministro Tajani hanno accolto Alberto Trentini (assieme a Mario Burlò) a Ciampino, dopo più di un anno di detenzione in Venezuela.

Pochi giorni prima,il 2 gennaio, il presidente Trump aveva lanciato l’operazione Absolute Resolve per catturare il presidente Maduro e portarlo negli Stati Uniti con l’accusa di aver gestito un traffico di droga.

I due italiani sono stati liberati dalla nuova presidente Rodriguez dopo 423 giorni di detenzione nel carcere dove sono detenuti gli oppositori politici del regime di Maduro.
Daniele Autieri lo ha incontrato nella sua Laguna di Venezia, col giornalista ha parlato della detenzione.
Che trattative ci sono state dietro la sua liberazione?

C’è stato un primo scambio di detenuto dal Venezuela nel luglio scorso, le ONG vicine al governo americano hanno stilato una loro lista di detenuti da rilasciare, ma Trentini non era incluso. In Venezuela né il capocentro Aise – il servizio segreto – né l’ambasciata avvisano il sottosegretario alla presidenza Mantovano di questa prima trattativa.

Secondo il giornalista Estefano Tamburrini non c’è stata alcuna telefonata tra il governo italiano e quello venezuelano fino ad allora.

Così il 18 luglio 218 detenuti venezuelani vengono rilasciati dal carcere di El Cecot, in Salvador, accusati dagli USA di essere membri di una gruppo criminale, vengono riconsegnati al Venezuela e in cambio Maduro libera 10 cittadini americani e 80 cittadini venezuelani detenuto al Rodeo.

La scheda del servizio: IL CARTELLO DI TRUMP di Daniele Autieri

Collaborazione Celeste Gonano

Un italiano usato come pedina in una guerra globale che va dal petrolio alla droga. Dietro la liberazione di Alberto Trentini, ci sarebbe un intreccio tra Donald Trump, Nicolas Maduro, l’Iran e il governo italiano, tra trattative segrete e occasioni mancate che racconterebbero molto delle relazioni tra il nostro Paese e la Casa Bianca. È la storia di un risiko internazionale che passa da Roma e arriva fino al Medio Oriente.

L’ambasciatore di Trump

Ha già minacciato querele Zampolli, l’ambasciatore di Trump, contro chiunque diffonderà i video e le informazioni del servizio diReport di domenica scorsa, dove si sosteneva esistesse un patto tra Zampolli e la first lady per influenzare il presidente.

I liberali americani, gli amanti del free speech sono così, abbasso le restrizioni, ma solo per noi.

Report ha scovato una telefonata del 2017 tra l’imprenditore italiano e un suo contatto alle Nazioni Unite, dove emergerebbe questo patto: tutto risale al 2026 quando il tabloid Daily Mail aveva pubblicato un’inchiesta sul passato di Melania Trump. Quest’ultima ne aveva chiesto la rimozione ed ottenuto un risarcimento milionario dal quotidiano anche grazie alle dichiarazioni di Zampolli.

“Non tradirei mai un amico” racconta quest’ultimo in una telefonata dove parla della causa e del risarcimento. E di una protezione garantita da Melania in cambio della sua difesa, per allontanare le ombre sul suo passato.

La scheda del servizio: L'UOMO DEL PRESIDENTE di Sacha Biazzo

Collaborazione Luigi Scarano, Cristiana Mastronicola

Report ricostruisce l'ascesa di Paolo Zampolli al ruolo di consigliere e inviato speciale di Donald Trump. L'inchiesta mostra in esclusiva l'audio che proverebbe un accordo tra Zampolli e la first lady Melania Trump ed esamina la sua presenza negli Epstein Files, il suo ruolo di diplomatico della Dominica, il ruolo della sua organizzazione WATO in una delle maggiori frodi nella storia delle Nazioni Unite, e le accuse di abusi di un'altra donna.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

04 maggio 2025

Anteprima Presadiretta – una casa per tutti

 

Appartamenti che non si trovano perché conviene affittarli ai turisti (usando piattaforme come AirBnb). Intere città in mano ai fondi speculativi con i prezzi delle case alle stelle: madavvero il valore degli immobili lo deve decidere solo il mercato?

Il diritto alla casa e le difficoltà nel trovare un appartamento in affitto sono il servizio principale dell’ultima puntata di Presadiretta di questa stagione.

In aspettando Presadiretta si parlerà di Alberto Trentini, un nostro concittadino di 45 anni che di trova da più di cinque mesi presumibilmente in un carcere in Venezuela a Caracas. Solo che, a differenza della carcerazione di Cecilia Sala (la giornalista de Il Foglio arrestata in Iran e liberata lo scorso gennaio, Alberto non è riuscito a parlare con la famiglia, non è stato avvicinato da nessun avvocato, non è stato visitato dal console italiano: siamo tutti preoccupatissimi – racconta Riccardo Iacona nell’anteprima - ancora non viene liberato, non si sa neanche perché lo abbiano messo dentro. Quindi Presadiretta rilancerà l’appello per la liberazione di Alberto Trentini coi reportage girati in Venezuela: i giornalisti sono riusciti ad intervistare un cittadino statunitense che probabilmente è stato nello stesso carcere dove si trova adesso Alberto, hanno intervistato la madre, tutto per riaccendere le luci su questa vicenda.


Alberto Trentini è un operatore umanitario di 45 anni nato a Venezia: il 17 ottobre scorso è arrivato in Venezuela per la ONG francese Humanity Inclusion per portare aiuti a persone con disabilità. È una delle ONG che nel 1997 aveva ricevuto il premio nobel per la pace.

Alberto scrive alla madre del suo arrivo all’aeroporto di Caracas comunicandole che sta bene: questo è l’ultimo messaggio che i genitori hanno ricevuto. In un trasferimento di lavoro da Amazonas a Guasdualito, una regione al confine ovest del paese, il 15 novembre, Alberto viene arrestato. Sono passati 170 giorni, più di cinque mesi, senza alcuna notizia, nemmeno una telefonata è stata concessa ad Alberto, come nemmeno ha ricevuto la visita del console o di un rappresentante italiano. Circostanza ancora più grave perché Alberto per alcuni problemi di salute delle prendere delle medicine tutti i giorni.

Sappiamo solo che è in prigione senza aver ricevuto alcuna accusa formale. Alberto Trentini ha lavorato da sempre nel mondo della cooperazione, sin dal servizio civile: prima del Venezuela aveva compiuto missioni umanitarie in Perù, Libano, Etiopia.

A Bologna si trova il Cefa, la prima Ong per la quale ha lavorato Alberto: Alice Fanti ha raccontato a Presadiretta del suo impegno per le comunità, per le persone, ha studiato moltissimo negli anni per diventare l’operatore umanitario professionista che è adesso.

“Quando abbiamo appreso la notizia siamo rimasti tutti abbastanza sconvolti perché per chi conosce Alberto sa che non si metterebbe mai nei guai.”
Cosa può essere successo mentre era lì sul campo in Venezuela?

“Si è trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato, perché Alberto era in Venezuela da pochi giorni e Alberto è una persona stra-prudente e stra-attenta.”
Chi conosce bene come lavora sul campo Alberto Trentini è il responsabile dei progetti in sudamerica del Cefa, Andrea Tolomelli, ha lavorato con lui per tre anni e ne ha grande stima: “ha la capacità di entrare in empatia, ha la capacità di gestire progetti, con fondi anche importanti e questa è una cosa che io, che lavoro nella cooperazione da 26 anni, non ho visto in molte persone.”

Il Sudamerica è un continente che conosce bene: “io credo che sia il continente che conosce meglio, sa benissimo come muoversi, credo che abbia avuto solo una grandissima sfortuna ..” continua Andrea Tolomelli, che dietro la sua postazione ha una foto di Andrea.

“Lo tengo sempre lì perché c’è qualcuna di importante da fare in questo momento, da tenere a mente: bisogna che le persone ne parlino, che sia sempre nelle nostre teste, perché ognuno nel suo piccolo può dare una mano per la liberazione di Alberto. 150 giorni sono tanti.”

Una casa per tutti

Quanto è difficile trovare una casa in affitto, specie nelle grandi città come Milano?
Presadiretta racconterà delle incredibili offerte di affitto che vengono offerte a persone che arrivano qui in cerca di lavoro o a studenti fuori sede. A Milano perfino uno scantinato è stato destinato a casa per studenti: in questa specie di “appartamento” vivono dieci persone e ciascuna paga circa 700 euro al mese a stanza. Qui la giornalista di Presadiretta ha incontrato tre ragazzi spagnoli qui per studio: una di loro vive in quella che è considerata una cucina, con dentro un letto e una scrivania e guarda la città dal basso del seminterrato.
Tre bagni ciechi per dieci persone, una cucina buia a mezza rotta e un contratto d’affitto che non sono sicuri sia valido: nelle foto dell’annuncio sembravano belle in confronto alla realtà, nelle stanze è presente la muffa e in alcune il riscaldamento non funziona.

Quando i ragazzi hanno cercato di chiamare il gestore hanno trovato la voce di un bot, con cui parlano via whatsapp. I tecnici sono arrivati poi dopo più di un messo.

I ragazzi hanno spiegato che questo scantinato era uno di quelli che costava meno: per loro pagare 700 euro per una stanza in uno scantinato non è una truffa ma la realtà, il compromesso per studiare a Milano.

Ma il problema di una casa a Milano non riguarda solo studenti o i ceti poveri: l’emergenza abitativa è diventato un problema anche del ceto medio perché le città italiane, non solo Milano, sono diventare invivibili, perché abbiamo lasciato il valore dell’immobile solo al libero mercato (che poi libero non è), alla speculazione immobiliare e agli affitti brevi. E questo è il risultato.

Insomma, nella stessa città si innalzano grattacieli laddove c'erano abitazioni di pochi piani con la sola autorizzazione di una Scia e col beneplacito delle commissioni del comune (e su questo la procura di Milano ha aperto una indagine) dall'altra parte non si riesce a garantire una casa per tutti, portando avanti un processo di gentrificazione, che scaccia dai quartieri centrali i ceti poveri.

Da Milano a Roma: Presadiretta ha raccolto qui la testimonianza di Viviana per la sua estenuante ricerca di un alloggio da affittare nella capitale, dopo aver ricevuto la lettera di sfratto.
Le è scaduto il contratto dopo che le è stato aumentato l’affitto a 1265 euro al mese, una cifra che non si poteva permettere a fronte di uno stipendio di 1600 euro.

Nel servizio che potete trovare in anteprima sui canali social di Presadiretta, Viviana racconta di aver vissuto per sette anni nell’appartamento assieme alla figlia, nel quartiere residenziale di Monteverde. Ha sempre pagato l’affitto regolarmente ma quando il proprietario le ha chiesto l’aumento e per lei è diventato eccessivo, lui l’ha sfrattata. In attesa di trovare casa sta accumulando tutte le sue cose dentro gli scatoloni, “non posso nemmeno offrire un caffè, ho lasciato solo una tazzina fuori, è come vivere in un limbo, non puoi vivere bene in una casa dove sei sotto sfratto ..”
Il problema è che oggi una casa in affitto a Roma non si trova se non a prezzi esorbitanti: filtrano la zona dentro il raccordo anulare, per meno di 750 euro non si trova niente usando una nota app di ricerca, “sotto gli 800 euro è difficile trovare anche i monolocali a meno di non voler andare ad abitare negli scantinati ..”
Infatti dalla app si trova qualcosa a 850 euro, si tratta di un piano seminterrato con soggiorno angolo cottura, camera e bagno. Più le spese di condominio, altri cento euro al mese. Questo è quello che ti propongono a meno di mille euro: per gli appartamenti in affitto a mille euro poi vengono richieste delle garanzie vincolanti, doppia busta paga, no famiglie, no animali, solo studenti, no residenti a Roma.

Il problema della casa ora riguarda perfino gente che lavora, con uno stipendio regolare che però non si possono permettere un affitto perché gli affitti sono più alti degli stupendi.


Esistono però delle alternative a questo modello, si possono calmierare gli affitti come fatto in altri paesi come Presadiretta andrà a raccontare.

Per esempio a Torino si trova una startup che si chiama Homes4All, una casa per tutti, Matteo Robiglio ne è il responsabile immobiliare: “cerchiamo di risolvere il problema della distanza tra la domanda e l’offerta di abitazioni, l’Italia come in molti altri paesi è un luogo dove ci sono moltissimi immobili abbandonati, non affittati, fuori dal mercato e poi molte persone che non trovano una casa.”
A Torino ci sono 50mila case vuote , una casa su dieci è disabitata, in compenso ci sono migliaia di famiglie che fanno fatica a pagare l’affitto e rimangono senza casa. Questa startup nata nel 2019 da un progetto del Politecnico di Torino ha inventato un modo per dare in affitto una casa ad un prezzo accessibile a chi ne ha bisogno e allo stesso tempo garantire un reddito sicuro ai proprietari che decidono di mettere su mercato case che altrimenti resterebbero sfitte e vuote. Non è beneficenza ma un modello innovativo e sostenibile.

“Lei ha un appartamento che le interessa mettere a disposizione” spiega ancora Matteo Robiglio “noi lo valutiamo, le assumiamo in gestione, lo rinnoviamo se necessario e le garantiamo un reddito. La casa lei la sta affittando a me, poi sarò io a gestire il rapporto con l’inquilino, mi assumo io la responsabilità di eventuali cattivi comportamenti, qui c’è un soggetto che non scompare, che paga tutti i mesi, che presidia il bene.”
Gli alloggi vengono poi assegnati a canoni calmierato a chi non ha i requisiti per una casa popolare ma non riesce nemmeno a trovare un affitto sul mercato privato.
Per esempio persone che si sono separate dopo una relazione e che hanno iniziato ad accumulare dei debiti, per l’affitto, perché poi è venuta una malattia. Poi è arrivata la lettera di pignoramento della casa: “all’epoca lavoravo al call center della società idrica piemontese” racconta a Presadiretta una ragazza “hanno dovuto lasciare a casa delle persone, ho perso il lavoro, ho iniziato a cercare casa, ero mamma con due figli minori.. Ne ho viste tante di case, una quindicina, poi un giorno ero su internet e mi appare l’annuncio di Homes4All.. Una casa bella finalmente, pavimenti nuovi, muri imbiancati, bagno nuovo, ho dovuto solo prendere il resto dei miei pochi mobili e portarlo qui.”
Presadiretta mostrerà la casa di Daniela – la ragazza che ha dato la sua testimonianza alla trasmissione – dove vive con due figli adolescenti, un cane e un gatto, una casa ristrutturata e sistemata finalmente al giusto prezzo: “pago 320 euro perché avendo i requisiti il comune mi ha concesso un affitto a tariffa agevolata”.

Una casa come quella di Daniela sul mercato verrebbe a costare molto di più, dai cinquecento ai seicento euro.

La scheda del servizio:

A "PresaDiretta" il dramma degli alloggi in Italia

E la vicenda del cooperante Alberto Trentini

"PresaDiretta", nell’ultima puntata di questa stagione, in onda domenica 4 maggio alle 20.30 su Rai 3, si concentra sul dramma degli alloggi che costano troppo o che mancano. Da Milano a Roma, viaggio tra universitari, inquilini a rischio sfratto, aumento degli affitti brevi ai turisti, speculazioni dei fondi immobiliari, inchieste della magistratura. Il racconto delle soluzioni in Danimarca, ma anche in Italia. In partenza di puntata la storia di Alberto Trentini, da 170 giorni in un carcere venezuelano, con una toccante intervista alla mamma.

"Aspettando PresaDiretta", nella prima parte della serata, dalle 20.30 fino alle 21.25 circa, si occuperà della vicenda del cooperante veneto Alberto Trentini, da oltre 5 mesi detenuto in un carcere venezuelano senza possibilità di fare o ricevere telefonate né visite, senza contatti con ong, avvocati, familiari e amici. Una toccante intervista alla mamma Armanda e il suo appello a liberarlo subito. L’intervista in esclusiva per l’Italia a David Estrella, cittadino statunitense con doppio passaporto, che ha trascorso 145 giorni nel carcere di El Rodeo 1, proprio quello dove potrebbe essere imprigionato anche Alberto Trentini. Ospite in studio: il giornalista Stefano Feltri.

A seguire, la puntata intitolata "Una casa per tutti". Una rete di funzionari del Comune, costruttori e professionisti che avrebbe facilitato – secondo la magistratura milanese – decine di operazioni immobiliari con pratiche fuori legge. PresaDiretta ricostruisce il sistema edilizio ambrosiano come primo tassello del viaggio dentro l’emergenza abitativa che, da Milano a Roma, sta spingendo lontano dai centri urbani migliaia di abitanti, la classe media. Solo nel capoluogo lombardo, più di 200 mila persone sono entrate nella cosiddetta zona grigia: troppo ricchi per avere accesso a una casa popolare e troppo poveri per abitare in città. Le storie - nella Capitale - di Viviana, Giancarlo, Giuseppe, Maurizio, tra l’incubo dello sfratto e la faticosa ricerca di un alloggio dignitoso in una città dove l’offerta di affitti a lungo termine negli ultimi 5 anni si è ridotta dell’80 per cento. Parte della responsabilità va, oltre che all’assenza di politiche abitative pubbliche, agli affitti brevi per turisti che permettono di speculare sugli immobili. Il racconto delle proteste contro case vacanza e B&B, ma anche della mobilitazione degli studenti universitari: per loro, negli ultimi tre anni, l’affitto di una stanza singola è aumentato quasi del 40 per cento. L’inchiesta nel business degli Studentati tra gestori di residenze universitarie, costruttori privati e fondi immobiliari e il bando del Pnrr che ha messo a disposizione 1 miliardo e 200 milioni per creare, entro giugno 2026, almeno 60 mila nuovi posti letto. Come andrà a finire? Ma c’è anche chi, come la società “Homes4all” nata da un’iniziativa del Politecnico di Torino, intercetta sul mercato immobili vuoti da mettere poi a disposizione di nuclei familiari in difficoltà: un innovativo modello di housing sociale per rispondere all’emergenza abitativa.

Un viaggio, in Danimarca che ha risposto alla speculazione immobiliare con un’opposizione che ha visto fare fronte comune la società civile con tutti i partiti politici. La storia della cosiddetta “Legge Blackstone” che ha introdotto regole stringenti in difesa del diritto alla casa. Infine, il modello danese di edilizia sociale: chiunque può aspirare a una casa a prezzi accessibili. A fare da garante lo Stato e gli stessi cittadini, in un sistema finanziariamente virtuoso al quale l’Unione Europea si sta ispirando per affrontare l’emergenza abitativa. Ospite in studio Sarah Gainsforth giornalista e scrittrice esperta di trasformazioni urbane e di politiche abitative.

"Una casa per tutti" è un racconto di Riccardo Iacona e Maria Cristina De Ritis con Cecilia Carpio, Daniela Cipolloni, Marianna de Marzi, Alessandro Macina, Elena Marzano, Emilia Zazza, Eugenio Catalani, Fabio Colazzo, Matteo Delbò, Fabrizio Lazzaretti, Massimiliano Torchia.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.