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21 maggio 2026

La continuità del male di Tomaso Montanari


 

Introduzione

Le radici che non gelano

George Orwell ha scritto che “per vedere quello che abbiamo sotto il naso, occorre un grande sforzo”. Ciò che abbiamo sotto il naso è un serissimo pericolo, perché l’Italia si trova nelle mani di una destra – quella guidata da Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica – che è ancora fascista.

Fascista è chi il fascista lo fa – potrebbe essere questa in estrema sintesi l’idea che sta dietro al saggio di Tomaso Montanari sulla destra italiana. Una frase presa a prestito da Michela Murgia che, come tanti altri intellettuali, non aveva fatto fatica a scorgere il volto del fascismo storico dietro i tratti di questa destra.
Se usi gli stessi argomenti del ventennio, se le tue politiche si basano sugli stessi principi, se i tuoi nemici sono gli stessi nemici del fascismo mussoliniano, beh, non possiamo che non concludere che la tua politica si pone in continuità con quella portata avanti dal regime fascista che ha sgovernato l’Italia per vent’anni e lasciando ancora dentro l’animo degli italiani il seme del male. Nonostante i lutti, le morti, le macerie, la miseria in cui ci ha lasciati.
Attenzione, non stiamo parlando del saluto romano, del fez, dei pantaloni alla zuava o la camicia nera. Quel folklore è solo lo specchio delle allodole per distogliere l’attenzione dal vero problema: i tratti somatici di questa destra, le famose “radici che non gelano mai” espressione tanto cara ai meloniani, non sono questo.

Lo spiega molto chiaramente lo storico Tomaso Montanari andando ad analizzare: se si analizzano i temi che Meloni e questa destra ripetono si ritrovano, con una sovrapposizione sorprendente, gli stessi concetti del fascismo del secolo scorso. Per comprenderlo bisogna andare oltre il ritratto che un mondo dell’informazione, fin troppo clemente, ha fatto di questa destra, analizzando i discorsi, i riferimenti storici, le riforme (?) portate in Parlamento e fatte approvare a colpi di decreto.

.. in Italia il governo Meloni sta disapplicando la Costituzione democratica e antifascista, differenziando i diritti in base alla presunta identità razziale, restringendo le libertà e concentrando tutti i poteri (a partire dal legislativo e dal giudiziario) in mano all’esecutivo.

È questo il lavoro fatto da Tomaso Montanari partendo dalle radici razziste e xenofobe ben presenti nei partiti dell’attuale maggioranza. Non potendo più parlare di razze, per non incorrere nell’accusa di razzismo, si usa la più tenue espressione di “etnia italiana” da difendere di fronte all’invasione degli immigranti che pretendono di toglierci le nostre usanze. Avete presente il presepe?

Avete presente quella che i giornali hanno chiamato gaffe del ministro Lollobrigida (cognato della presidente dunque meritevole di un posto al governo) ovvero il discorso sulla sostituzione etnica?

“Non possiamo arrenderci al tema della sostituzione etnica..”

Si dice etnia, ma si intende razza: la sostituzione etnica, sostenuta dalla sinistra, dall’Unione Europea, dalla finanza ebraica, gente come Soros (ma Fratelli d’Italia non erano i difensori di Israele?). Un tema che arriva pari pari dal ventennio che è tornato attuale fino ad oggi.

È un continuo noi contro gli altri nei discorsi degli esponenti di questa destra, dove gli altri sono tutti quelli diversi da noi, che non dobbiamo considerare come qualcosa che ci arricchisce. Gli ebrei, i comunisti, ieri, gli immigrati, l’islam oggi (a meno di non dover andare nei paesi arabi col piattino ad elemosinare per dei contratti).

Dobbiamo difendere le nostre radici giudaico cristiane – quante volte l’avete sentita questa espressione, ma cosa vuol dire? Cristo era quello venuto al mondo per salvare tutto, per unire e non per dividere. Anche i “non gentili”. Ma almeno il Vangelo lo avranno letto?

.. un altro Fontana – Attilio, attuale presidente della Regione Lombardia – a dire chiaramente che “non possiamo accettare tutti gli immigrati che arrivano: dobbiamo decidere se la nostra etnia, la nostra razza bianca, la nostra società devono continuare a esistere, o devono essere cancellate”

Dobbiamo difendere i confini, dobbiamo proteggere la nostra razza dai barbari che attendono là fuori per sostituire la nostra civiltà. Perché la nostra civiltà occidentale (qualunque cosa significhi) è l’unica degna di esistere, sempre a proposito di razzismo.

Ecco allora che lo Stato deve difendere gli italiani, le famiglie, rigorosamente fatte da un uomo e una donna con tanti figli. Ed è così che la sessualità, la procreazione, l’orientamento sessuale, diventano questioni di Stato, non più questioni legate alla sfera individuale delle persone.

Persone che sono cittadini italiani solo per sangue: l’ossessione per lo ius sanguis è strettamente legata alla “questione identitaria”, uno straniero, specie se con la pelle scura, non potrà mai essere italiano. Anche se nato in Italia, se ha studiato qui, se qui lavora e paga le tasse.

La propaganda della destra era già pronta scatenarsi dopo i fatti di Modena dove un ragazzo con problemi psichiatrici ha falciato in auto diverse persone. Revochiamo la cittadinanza agli stranieri che compiono reati – queste le proposte (anti costituzionali e ancora una volta razziste) di questa destra che campa alimentando le paure degli italiani, stretti tra la crisi, l’inflazione, il lavoro sempre più povero. Italiani a cui la destra mostra come unico nemico lo straniero.

Spiega Montanari come nel modello di “nazione” che la destra e Meloni hanno in mente “non c’è spazio per il conflitto sociale e non c’è spazio per il dissenso politico. Le opposizioni, i dissidenti, i critici diventano “disfattisti”, “nemici della patria” ..”

Da qui nascono gli attacchi ai sindacati (accusati di fare scioperi per il weekend lungo), ai magistrati il cui potere diffuso riconosciuto dalla Costituzione è visto come un intralcio all’azione del governo, che essendo eletto è l’unico che interpreta veramente la volontà popolare.

Queste le parole del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che riferendosi al blocco della Corte dei Conti sul progetto per il ponte sullo Stretto, ai pronunciamenti dei giudici sui migranti deportati nel CPR in Albania, ha parlato di “aggiramento della volontà popolare attraverso la strada giudiziaria”.
Ecco a cosa serviva allora la riforma Nordio, a mettere i magistrati al loro posto, sotto il controllo dell’esecutivo, unico organo depositario della volontà del popolo.

Anche la donna deve tornare al suo posto (in questo modello di nazione): basta con l’emancipazione, col desiderio di fare carriera, la donna che essere solo mamma e dare figli alla nazione per difendere la nostra razza. Altrimenti non è una vera donna.

Per Fratelli d’Italia (un partito che, fin dal nome, ritiene che le “sorelle” d’Italia non abbiano diritto a una autonomia, se non altro, linguistica), quello della donna non è un ruolo autonomo: in primo luogo, non autonomo dalla funzione di madre.

Anche questa è una eredità che arriva direttamente dal fascismo.

Dopo le donne, la scuola essere tornare al suo posto: non deve educare, non deve aprire la mente ai ragazzi ma deve formare, perché sin dalle scuole nei giovani si deve inculcare il principio che ognuno deve stare al proprio posto. I ricchi e le classi egemoni sopra, i poveri sotto.

Secondo le indicazioni date dal ministro Valditara, la scuola deve valorizzare i grandi momenti della storia patria, i “grandi” della nostra storia, magari annacquando certe parti poco piacevoli per la destra (il fascismo e la compressione dei diritti, la guerra di liberazione, l’antifascismo e la Resistenza). E poi i protocolli firmati assieme al ministero della Difesa “protocolli con diverse forze militari e civili per promuovere iniziative nelle scuole: dall’intesa con il Viminale”.
Una scuola modello spartano?

Nel modello meloniano di società guai a parlare di ascensore sociale, peggio, di conflitti sociali: si rischia di passare per nemici della nazione, per terroristi.

La loro visione antilibertaria emerge chiaramente dai decreti sicurezza che riducono gli spazi per il dissenso (anche quando esercitato in modo non violento), la possibilità di manifestare, di far sentire la propria voce.
Grottesco che lo faccia una destra che si dichiara libertaria, ma forse la libertà per questa destra – ancora fascista nei tratti profondi scrive Montanari – è libertaria solo per le idee del più forte.
Ma questi sono tratti che vediamo in tutte le destre al mondo, compresa la destra israeliana. A proposito di Israele e Netanyahu, si arriva poi ad un paradosso per cui oggi i migliori amici della destra israeliana siano proprio i Fratelli d’Italia di Meloni, gli eredi di quelli che gli ebrei li spedivano nei campi di concentramento.

La continuità del male ci mostra, in modo abbastanza dettagliato, il vero volto di questa destra: come nella lettera di Alla Poe, sebbene sia sotto i nostri occhi non riusciamo a vederne il loro disegno complessivo. Che è qualcosa di tremendamente pericoloso: è sufficiente prendere tutte le riforme fatte da questo governo, nella scuola, sulla giustizia, sul lavoro, sul welfare. Sulla forma di governo. Tutte riforme che vanno contro i principi della Costituzione: l’eguaglianza, i diritti uguali per tutti, lo Stato che deve abbattere le barriere, la difesa del paesaggio. Il salario dignitoso.

La destra liberista e la destra fascista hanno in comune la riduzione a mezzo, a strumento, della persona umana: al servizio del profitto di pochi

È bene che si inizino a chiamare le cose col loro vero nome: questa regressione della politica, della cultura (che quando è critica contro il potere è bersaglio dei suoi attacchi e Montanari ne sa qualcosa), del pensiero (e penso all’aumento dell’astensionismo perché i cittadini si stanno disaffezionando alla politica), stanno preparandoci il terreno a tempi bui, “un terreno molto favorevole alla continuità di quello stesso male.”

I capitoli del libro:

  • Il cuore nero dell’ideologia – la difesa della razza
  • L’idea della nazione: sangue, destino, Sparta
  • L’identità bio-culturale, la difesa della civiltà occidentale
  • Antisemiti per Israele
  • Rimettere le cose a posto: il ruolo delle donne
  • Contro l’eguaglianza
  • Cultura e scuola: pensare come si deve
  • Guerra alla Costituzione: la dittatura del governo


La scheda del libro sul sito di Feltrinelli
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

11 aprile 2026

Anteprima inchieste di Report – la destra italiana e le mafie, gli allevamenti di polli, i voli del garante e la fondazione Taormina

Come vengono spesi i soldi in regione Sicilia

Manca l’acqua in Sicilia. Mancano le strade, i servizi ferroviari sono spesso a binario unico.

Ma i fondi per finanziare fondazioni – dove la politica ha piazzato i suoi uomini e le sue donne – non mancano mai. Giulia Presutti racconterà del caso della fondazione Taormina Arte. Perché l'arte e la cultura, per questa destra di governo, solo solo un tema di occupazione di poltrone e propaganda.

LAB REPORT: LA FONDAZIONE di Giulia Presutti

Collaborazione Samuele Damilano

La fondazione Taormina Arte è una in house della Regione Siciliana, che tramite l'Assessorato al Turismo e allo Spettacolo ha erogato in suo favore tre milioni e mezzo di euro nel 2025. Ha l'obiettivo di promuovere cinema, opera lirica e letteratura: i due appuntamenti principali sono il Taormina Film Festival e la kermesse letteraria Taobuk. Nel 2022 è stata nominata direttrice artistica della fondazione Beatrice Venezi, che - insieme alla Sovrintendente Ester Bonafede - ha ideato il cartellone di eventi per la stagione 2023. Durante la gestione Venezi-Bonafede, il compenso della Direttrice artistica è passato da 52mila euro lordi a 80mila euro lordi, mentre quello della Sovrintendente da 65mila a 100 mila. Circostante contestate dalla stessa Venezi.

Fra gli eventi da promuovere, la Fondazione è incaricata di finanziare Taobuk, festival letterario organizzato da un'associazione che fa capo ad Antonella Ferrara e che nel 2025 ha ricevuto 450 mila euro di fondi regionali. Ma come mai la Regione Siciliana ha emanato una legge per stanziare il finanziamento, che passa attraverso la Fondazione per poi arrivare all'associazione di Ferrara senza gara d’appalto?

I rapporti tra la destra italiana e le mafie

La presidente del Consiglio – quella che ogni volta ripete di aver scelto di fare politica dopo l’attentato a Paolo Borsellino – ha definito “fango” lo scoop di Report sui rapporti tra il pentito di mafia Gioacchino D’Amico (referente del clan senese in Lombardia) e il partito di Meloni, Fratelli d’Italia.


Attenzione, non stiamo parlando del selfie che Meloni si è fatta con D’Amico, ma dei rapporti di quest’ultimo con esponenti di FDI che l’avevano fatto entrate alla Camera. Dei rapporti d’affari dell’ex sottosegretario Delmastro con la figlia di un prestanome della Camorra.
E di tanti altri episodi che parlano dei rapporti – pericolosi? Ambigui? – tra esponenti del partito di maggioranza e personaggi legati alla mafia.
Ma non solo queste: tutte le proposte di legge e i decreti, compresa la riforma Nordio sulla separazione delle carriere di giudici e magistrati vanno nella stessa direzione, depotenziare gli strumenti in mano ai magistrati per combattere i reati dei colletti bianchi (intercettazioni, trojan, la Corte dei Conti con meno poteri). Questi sono spesso dei reati spia, perché indagandoci sopra spesso viene fuori la criminalità organizzata.

Solo palate di fango lanciate da una opposizione in difficoltà si è difesa Meloni alla Camera, nel suo comizio pre elettorale. Quel selfie con D’Amico? Ne faccio tanti.

Eppure ai tempi della foto, D’Amico, ufficialmente un imprenditore, era stato già condannato per truffa e associazione a delinquere, eppure questo non gli ha creato problemi nell’essere invitato in Parlamento dall’attuale sottosegretaria all’Istruzione Frassinetti.

Nelle intercettazioni D’Amico spiega che l’incontro tenuto alla Camera con Frassinetti era legato a degli appalti nel settore della sanificazione degli ospedali.

“Ma lei pensa che io veramente incontri un mafioso” – ha ribattuto al giornalista di Report Giorgio Mottola la sottosegretaria Frassinetti. “Tecnicamente lei lo ha fatto” è stata la risposta.

Come ha fatto D’Amico a farsi la tessera di FDI? Ha fatto tutto online - ha risposto la segretaria di Paola Frassinetti Alice Murgia.

Ma dalle telefonate con la collaboratrice della sottosegretaria Frassinetti emerge che D’Amico progettava di candidarsi a sindaco del comune milanese di Busto Garolfo proprio con FDI e per questo coltiva rapporti anche con altri partiti come Grande Nord, il movimento politico fondato dai dissidenti della Lega Nord, rimasti fedeli a Bossi.

D’Amico - l’uomo che ha fatto sedere allo stesso tavolo i referenti milanesi di Matteo Messina Denaro, i capi delle locali lombarde della ‘ndrangheta e il clan di Michele ‘o pazzo - è salito a parlare dal palco del congresso federale del partito Grande Nord tenendo un discorso che parlava alla pancia delle partite Iva del nord: “perché esiste la criminalità? La criminalità esiste perché la gente ha fame e non è il reddito di cittadinanza a togliere la fame, ma è il lavoro, è l’impresa. Ci vogliono i sostegni per gli imprenditori, per le imprese..”

Le carte dell’inchiesta Hydra parlano chiaro: in Lombardia le tre mafie avrebbero instaurato un rapporto di collaborazione andando a parlare coi partiti politici che qui governano.

Ma nonostante i tanti gridi d’allarme lanciati dalla procura antimafia, la politica (e l’imprenditoria) ancora fa finta di nulla.

Ad Abbiategrasso, dove il sindaco non sa se nella sia città ci sia la mafia, sono stati tenuti diversi summit dove erano presenti tra i più pericolosi capi mafia della provincia di Milano come Antonio Messina, tra i principali fiancheggiatori della latitanza di Matteo Messina Denaro e Giuseppe Fidanzati, figlio del boss storico di Cosa Nostra a Milano, Gaetano Fidanzati. In questi summit erano presenti anche esponenti della camorra, come Gioacchino D’Amico: in una intercettazione su Paolo Errante Parrino, parla dei suoi rapporti con “zio Paolo” e con Messina Denaro. Secondo la Procura D’Amico è uno degli elementi centrali del consorzio mafioso che in provincia di Milano tra il 2019 e il 2022 ha riunito i vertici di cosa nostra, ndrangheta e camorra. Un potere che aveva impressionato persino Massimo Rosi, capo della locale di ndrangheta.


A quel congresso del Grande Nord tenuto nel 2019, D’Amico non era un imbucato: Monica Rizzi, esponente del partito, racconta che un suo compagno di partito lo aveva presentato come un referente di Fratelli d’Italia in contatto coi vertici del partito. Tanto è vero che D’Amico portò al congresso l’europarlamentare Carlo Fidanza che, dal palco, ringraziò pubblicamente “l’imprenditore” D’Amico.

La scheda del servizio: UN MAFIOSO PER AMICO di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi

Report torna con nuove rivelazioni e documenti inediti sul selfie scattato insieme a Giorgia Meloni dal pentito Gioacchino Amico, accusato di essere referente del clan Senese in Lombardia. Verranno trasmesse inoltre le testimonianze esclusive riguardanti le visite fatte dall’uomo a Montecitorio, dove, secondo una pista al vaglio dell’autorità inquirente, Amico avrebbe avuto a disposizione un accredito personale. Giorgio Mottola ha raggiunto inoltre alcuni dei boss accusati di far parte della nuova cupola lombarda e ha chiesto conto ai politici dei loro contatti con gli uomini dei clan.

I viaggi del collegio del garante

La procura di Roma ha indagato i 4 membri del collegio del garante della Privacy per corruzione, per aver ricevuto la tessera Volare, livello executive, fornitegli da Ita Airways proprio nel periodo in cui la compagnia era coinvolta in una controversia per regolare il trattamento dei dati personali di alcuni manager dell’azienda e dei dipendenti.

Le tessere avevano un valore di 6000 euro e permettevano l’accesso alla lounge.

Come racconta l’anteprima del servizio, Report è in grado di dimostrare che a chiedere le tessere Volare è stata Ada Fiaschi, attuale responsabile della protezione dei dati in Ita. Il 30 novembre 2022 scrive: “cara Giovanna mi è giunta per tramite il nostro DPO Stefano Aterno la richiesta di poter fare avere le tessere Volare a tutti e quattro i componenti del collegio del Garante, Pasquale Stanzione, Ginevra Cerina Feroni, Guido Scorza, Agostino Ghiglia. Se fosse possibile sarebbe un’attenzione verso un’autorità che ha un ruolo sempre più importante in un business come il nostro, che tratta di big data”.
All’epoca Stefano Aterno era responsabile della protezione dei dati personali in Ita ma anche socio dello studio E-Lex fondato da Guido Scorza.

Aterno ha risposto in modo vago alle domande della giornalista (se mi fate domande scritte.. io questa cosa non me la ricordo..), aggiungendo che alla fine ha invitato a contattare l’avvocato Fiaschi o qualcuno di Ita perché lui non aveva nessun potere, “io non mi sono mai messo a brigare per far avere le tessere a questi del collegio”.
La dottoressa Fiaschi ha scelto di non rispondere alle domande, per cercare di spiegare il senso di quella mail dove parlava dell’importanza delle tessere vista l’importanza del Garante che si occupa di dati, come la stessa Ita.

La scheda del servizio: LA FERMATA DEL GARANTE di Chiara De Luca

Collaborazione Eleonora Numico

Report torna a occuparsi del Garante della Privacy con nuovi documenti esclusivi che sollevano interrogativi sulle modalità di gestione dell’Autorità e sulla sua effettiva indipendenza dai partiti politici e dalle big tech, come Meta, che trattano i dati di milioni di utenti. Ulteriori documenti inediti fanno luce anche sull’origine delle tessere “Volare” di Ita Airways, un benefit dal valore di circa 6mila euro l’una, concesse nel 2023 ai quattro membri del Collegio dell’Autorità dalla compagnia aerea, chiarendo chi le ha emesse e quale sarebbe la motivazione.

I polli gonfiati

Come vengono allevati i polli la cui carne troviamo sugli scaffali dei supermercati?

Sono tutti polli allevati a terra, con cura e rispetto per l’animale, come ci dicono le pubblicità?

Giulia Innocenzi mostrerà immagini di allevamenti intensivi dove i polli vengono gonfiati, come body builder, per essere subito pronti per il mercato.

La scheda del servizio: POLLO BUCATO di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi

In Italia viene allevato mezzo miliardo di polli l'anno. Il 90% dei polli è di razza a rapida crescita, e cioè con una genetica che pompa la crescita abnorme del petto e riduce a circa 40 giorni il tempo necessario agli animali per andare al macello. Ma questa genetica porta con sé delle grandi criticità, che Giulia Innocenzi solleva grazie a delle immagini esclusive ottenute da un allevamento di polli riproduttori destinati a uno dei principali gruppi alimentari del nostro Paese.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

25 ottobre 2025

Anteprima inchieste di Report – le nomine politiche e il nuovo ordine mondiale

“Libertà di stampa significa poter informare concretamente la gente e lottare per consegnare alle future generazioni un mondo migliore. Questo dobbiamo farlo ogni giorno, nel nostro piccolo”.

Sono le parole del conduttore di Report Sigfrido Ranucci alla manifestazione in solidarietà a Roma, dopo lo scoppio dell’ordigno davanti casa.

Lo stato di salute di una democrazia si misura anche dalla libertà di informazione e la libertà dei cittadini ad essere informati: non basta andare a votare, avere un parlamento eletto (specie se poi le decisioni contano sono prese fuori, “il potete è altrove” come diceva Sciascia).

In una vera democrazia non è la politica che decide cosa deve andare in onda e cosa no, che domande fare ad un politico e cosa no, che inchieste devono finire in prima serata e quali no.

In questi anni abbiamo abbassato a tal punto l’asticella dell’etica, del senso pubblico, del buon senso, della consapevolezza di cosa sia veramente una democrazia, da esserci dimenticati di questo. L’informazione controlla chi ha il potere, non è un suo megafono.

Ecco perché trasmissioni come Report danno fastidio: perché riportano le “cose” nella giusta direzione.

Per esempio spiegando cosa non funziona nella nomina come direttrice del teatro di Venezia La fenice Beatrice Venezi, fatta dal ministro della cultura senza consultare gli orchestrali.

Perché “il teatro la Fenice non deve essere una palestra per un direttore per ampliare il proprio curriculum” spiega una musicista.

La nomina della direttrice Venezi

Beatrice Venezi è stata scelta come direttrice musicale della Fenice da Nicola Colabianchi, una gioventù da estremista nero nel movimento di destra extraparlamentare Ordine Nuovo oggi considerato vicino a Fratelli d’Italia e a sua volta nominato pochi mesi fa sovrintendente dal ministro Giuli.
Anche la stessa Venezi è figlia di esponente di un movimento di estrema destra, Forza Nuova.

Insomma, una direttrice che potrebbe essere considerata vicina a questa destra (estrema) di governo che sta cercando di imporre, anche con queste nomine, la sua di forma cultura. Dopo aver per anni accusato la sinistra di aver occupato tutti gli spazi e aver egemonizzato la cultura italiana.

A destra si sono sempre sentiti discriminati – lo dice anche la stessa direttrice Venezi nella conferenza programmatica di FDI del 2022, quando è stata chiamata sul palco dal deputato Mollicone.

Che però, a domanda diretta di Report, spiega che no, non è una nomina politica, il sovrintendente ha facoltà di nominare chi vuole (come se Colabianchi non fosse stato nominato da Giuli..).

“E’ una bravissima artista” prova a giustificarsi di fronte alle domande di Report, tanto da aver vinto l’ambito premio Atreju 2021, amica della presidente del Consiglio, consulente musicale dell’ex ministro Sangiuliano (oggi al TG1, ma prossimamente candidato in Campania).

E quindi qual è il problema? Il problema è un curriculum costruito dalla politica che le ha conferito incarichi uno dietro l’altro, rispetto ai precedenti direttori che avevano competenze costruite nel corso degli anni.

Silvia Massarelli è una direttrice d’orchestra, a Report prova a spiegare le ragioni della protesta contro questa nomina politica caduta dall’alto: “ci sono concorsi fatti? Sicuramente dirige nei teatri a destra e sinistra, ma andiamo a vedere quali teatri.. Una nomina così importante non si può assegnare a qualcunio che non abbia esperienza pregressa in questo ambito ..”

La Venezi è giovane e può crescere (grazie all’aiuto del governo amico)?
Risponde la direttrice d’orchestra “C’è un problema, il talento. La tecnica si può affinare, il talento o c’è o non c’è e nella Venezi non lo vedo nella maniera più assoluta. È una nomina imposta, calata sicuramente dall’alto. La politica non può entrare nella musica in questo modo.”
E nemmeno potrebbe entrare nella sanità, nell’istruzione e in tanti altri ambiti. Imponendo persone che hanno come meriti l’essere vicine alle sorelle Meloni, forse. O aver ricevuto un premio sul palco di Atreju..

La scheda del servizio: A NOI!

di Luca Bertazzoni

Collaborazione Marzia Amico, Samuele Damilano, Eleonora Numico

Partendo dal caso del maestro Beatrice Venezi, nominata direttrice musicale del Teatro la Fenice di Venezia fra le proteste e lo sciopero di tutti gli orchestrali dello storico teatro, Report ripercorre le principali nomine avvenute nei posti chiave del mondo della cultura: da Ales, società in house del Ministero, al cinema, dai teatri ai festival, dal Ministero stesso a Cinecittà, il cuore dell’industria audiovisiva nazionale.

Il manifesto di Ventotene e l’attacco agli organismi sovranazionali

Durante le comunicazioni alla Camera, la presidente Meloni aveva letto dei passaggi del Manifesto di Ventotene che lette estrapolate dal contesto, apparivano come propaganda comunista.

Antonella Braga, presidente della Fondazione Salvemini ed Ernesto Rossi spiega come il Manifesto sia genericamente europeista e federalista perché propugna gli Stati Uniti d’Europa secondo il modello costituzionale federale americano.

Come mai certi passaggi suonano di ispirazione marxista? Chi ha fatto il taglia e cuci per Meloni ha predisposto un testo decontestualizzato – spiega a Report Antonella Braga – travisato come alcune frasi estrapolate per cercare di dimostrare che è un testo anacronistico, pericoloso, antidemocratico, illiberale.

Se uno legge il testo integralmente – continua – si comprende l’assurdità di questa tesi: l’obiettivo è screditare le radici antifasciste del progetto europeo.

Finora in Europa nessun leader istituzionale aveva messo in discussione la figura di Altiero Spinelli il cui nome campeggia all’ingresso del Parlamento Europeo, che gli ha intitolato un’intera ala. Dal dopoguerra in poi Spinelli è stato celebrato dai più grandi leader europei, sia di destra che di sinistra, come uno dei precursori dell’Europa unita. Il suo ruolo storico è stato riconosciuto in Italia anche dagli esponenti di Alleanza Nazionale, il partito da cui proviene Giorgia Meloni.

Nel 2003 era stato Francesco Storace ad invitare il presidente Berlusconi a deporre un fiore sulla tomba di Spinelli a Ventotene.

L’attacco della presidente Meloni al Manifesto segue di qualche giorno l’uscita del report “The great reset” pubblicato dal gruppo conservatore (o meglio di estrema destra) Ucl European institute dove si usano le stesse parole: c’è un’ovvia coincidenza risponde a Report il presidente dell’Ordo Iuris Institute Kwasniewsky “perché c’è un’ovvia cooperazione tra i vari gruppi nazionali che sostengono il ritorno alle origini dell’Unione Europea”, il report è stato mandato a tutti gli europarlamentari, ai ministri e ai primi ministri della UE. Magari Meloni non lo ha letto direttamente, ma qualcuno dei suoi consiglieri si, l’avrà letto certamente.

Anche Nazione Futura ha partecipato a questo report, la fondazione di cui Giubilei è presidente e che con Report ha deciso di non parlare (diversamente da quanto risulta loquace nei talk).

Forse questo dipende dai contenuti estremamente controversi contenuti nel report: le due organizzazioni di estrema destra nel loro opuscolo di 40 pagine mettono in fila una lunga serie di proposte per arrivare alla dissoluzione dell’Unione Europea.

Perché l’Unione Europea non è una entità democratica – risponde il presidente di Ordo Iuris – è fondata come una organizzazione sovranazionale che col tempo ha sottratto potere agli stati nazionali e l’ha affidato a burocrati non eletti.

Cosa nasconde questo report? Dietro c’è un disegno politico che deve preoccuparci, parliamo dell’attacco all’Unione Europea come sistema politico che sta sopra alle nazioni, accusata di essere una istituzione sopra ai governi eletti (come se in Italia non avessimo il problema dell’astensionismo e delle leggi elettorali che limitano i poteri di scelta degli elettori).

Ma questo disegno politico, che vede dietro la destra estrema sempre più egemone in Europa e in America, sta in parallelo attaccando anche le Nazioni Uniti, a cui si minaccia di togliere il sostegno economico. Non è un caso che nella ricostruzione di Gaza (se vogliamo chiamarla così) siano state tolte di mezzo le ong delle Nazioni Unite come l’UNRWA per far posto a gruppi privati (legati magari alle lobby degli evangelici).

La scheda del servizio: PICCOLI TRUMP CRESCONO

di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi

La prima puntata si apre con l’inchiesta di Giorgio Mottola con la collaborazione di Greta Orsi “Piccoli Trump crescono”. Lo scorso marzo, a sorpresa, Giorgia Meloni ha parlato del Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, come di un testo comunista e antidemocratico. Report ha scoperto che quello che sembrava un intervento estemporaneo farebbe parte di una precisa strategia di delegittimazione delle istituzioni europee che vede tra i protagonisti fondazioni, think tank e centri studi sovranisti europei, con la regia della più potente delle organizzazioni conservatrici americane: l’Heritage Foundation. Dopo la rielezione di Trump, infatti, sono aumentate in modo impressionante le ingerenze americane in Europa: si sono intensificati gli attacchi frontali a Bruxelles e figure di spicco della Casa Bianca vengono sempre più spesso nel vecchio Continente a sostenere pubblicamente i candidati sovranisti alle elezioni politiche nazionali. Per esportare i valori e la visione della democrazia di Donald Trump in Europa, 12 tra i più influenti think tank conservatori americani hanno incrementato negli ultimi 5 anni il flusso di soldi verso l’Europa del 200 per cento per una cifra complessiva di quasi 100 milioni di euro, e accresciuto enormemente l’attività di lobbying nelle istituzioni europee. In questo hanno costituito un network transatlantico che comprende decine di fondazioni e centri studi in quasi tutti gli stati europei. Come rivela a Report Steve Bannon, l’ex capo stratega di Donald Trump, secondo il quale l’obiettivo finale sarebbe arrivare alla dissoluzione dell’Unione Europea. E di questo scenario farebbero parte anche Giorgia Meloni e le fondazioni collegate a Fratelli d’Italia.

LAB REPORT: la fiera dei funghi ai Castelli Romani

Quest’anno il ministero dell’agricoltura ha speso 120 mila euro per piazzare il suo stand presso la fiera del fungo porcino di Lariano, ai castelli romani, un appuntamento fisso per fratelli d’Italia.

Purtroppo la visione del suo ministero è questa, soldi ad iniziative locali (e a soggetti vicini politicamente come Coldiretti) che non portano a nulla piuttosto che aiutare veramente l’agricoltura, in tempi di cambiamenti climatici e di eventi meteorologici sempre più estremi.

La scheda del servizio: PORCINI NOSTRANI

di Andrea Tornago

La Festa del fungo porcino di Lariano è una vera istituzione ai Castelli Romani. Ma da qualche anno a questa parte coinvolge politici nazionali e muove soldi pubblici. Cosa rende tutti pazzi per il porcino?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

13 dicembre 2024

Verranno di notte di Paolo Rumiz


 

Gli idioti

E chi dorme stanotte.

Tira un vento di malaugurio

puzza di carne bruciata, kerosene e gas di scarico

il mio naso è un anemometro, non sbaglia

avverte un fetore inconfondibile

come quando un razzo antitank fa saltare un blindato con uomini dentro

vi auguro di non sentirlo mai quell'odore

è lo stesso tanfo dei poteri selvaggi che ci schiacciano

puzza di censura del libero pensiero

i miei occhi vedono gente che tace e che si adegua

le orecchie sentire dire "nazione" con frequenza sospetta

la lingua sta cambiando

la parola "libertà" si ascolta sempre meno

anche "pace" è bocciata, è sinonimo di codardia

nella mia Italia e altrove i ragazzi che portano la sua bandiera sono presi a manganellate

giovani schedati come criminali

giovanissimi anzi, quasi bambini

hanno dovuto ricoverarli in Pediatria

ragazzini odiati in quanto tali in un'Europa di vecchi

impudenti che osano chiedere un futuro di fratellanza e non di guerra

e non sanno che il cambiamento in peggio è già partito, dal vocabolario

leggete subito Vikton Klemperer, che lo mostrò col nazismo

ormai la parola "identità" dilaga fino a perdere senso

non serve più a dire chi sei e da dove vieni

ma a cercar rissa e a sdoganare armi

"identità", stessa radice di "idiotes"

che in greco vuol dire "quelli ripiegati su sé stessi"

o meglio ancora "quelli che vivono guardandosi l'ombelico"

come mi spiegò un vecchio in un'isola dell'Egeo mostrandosi la pancia

gli idioti, quelli che hanno paura della complessità del mondo

e non si lasciano fecondare dall'incontro con l'Altro.

Eccolo il libro che avevo cercato per mesi: un libro che è anche un viaggio nella notte di questa epoca, di questa Italia e di questa Europa, dove stiamo tutti sprofondando nel buio. Il buio della civiltà, della ragione, della pietà.
Finalmente le ho trovate le parole per descrivere la mutazione a cui stiamo assistendo, e non da adesso, della nostra società, del mondo di porci con gli altri, coi “diversi”, con la complessità del mondo.

Un mondo dove si parla di sicurezza per difenderci da un nemico che non esiste, gli immigranti che ci invadono, mentre la gente muore sul lavoro, un lavoro sempre più schiavizzato, con meno diritti.

Un mondo dove si spende in armi per difendere i confini dei 27 paesi dell’Unione Europea, tagliando su sanità, scuola, welfare, senza nemmeno porsi il problema di creare un unico esercito europeo, perché gli interessi della lobby delle armi vengono prima dei diritti dei cittadini.

Dalla sua campagna lungo il confine sloveno, dove una grande parte della nostra storia è passata, lo scrittore Paolo Rumiz li ha sentiti arrivare questi cambiamenti: è la linea di confine da cui passano i migranti, dal sud del mondo verso la civile Europa oggi sempre più spostata a destra. Incredibile paradosso, stiamo parlando della destra nazionalista da sempre antieuropea.

È la linea di confine che una volta faceva parte dell’impero austro-ungarico, di cui ancora Rumiz si sente erede e verso cui prova ancora molta nostalgia:

Le nazioni hanno sfasciato il mio impero che era un’Europa in miniatura. Anzi, più Europa di tutti gli altri imperi perché non aveva colonie e bastava a se stesso. Non era il migliore dei mondi possibili ma tutti andavano a scuola e la burocrazia era onesta

Verranno di notte è concepito come un racconto diviso in sette capitolo, da mezzanotte alle sei di mattina, scritti in prosa con un ritmo incalzante, incisivo, andando a scegliere nel modo migliore tutte le parole.

La destra, che non è solo fascista, almeno non solo nello scimmiottare vecchi atteggiamenti, ma è una destra portatrice di “barbarie”, parola che deriva dal greco balbuziente, nel senso dell’incapacità di esprimersi, nel senso della perdita della complessità del nostro vocabolario per descrivere il presente. Avete presente Orwell col suo bipensiero?

Se oggi il mondo si copre di focolai di guerra è perché le parole sono in mano a malintenzionati, spesso governati da poteri invisibili che fanno breccia sugli ingenui ed ignoranti. Se Russia ed Ucraina rischiano di autodistruggersi o se non si scioglie il nodo di Gaza è perché manca in Europa la capacità dialettica

La perdita del vocabolario e la perdita, anzi, la cancellazione della memoria che arriva, anche questo ennesimo paradosso, da parte di questa destra che invece vuole imporre la sua, di memoria, memoria strabica dove gli orrori, la dittatura, la perdita di libertà, le stragi, vengono rimosse per oblio

Il capo del governo italiano, Meloni, partecipa al rito della memoria dei morti nelle Foibe, ma ci va anche per sorvolare sulla ferocia italo-fascista che ha innescato quelle atroci vendette.

Poco dopo, il premier ribadisce il concetto alla stazione Centrale di Trieste, inaugurando il treno della memoria dedicato alla tragedia degli esuli italiani dalla Jugoslavia.

Ma nel farlo glissa sulla realtà degli esuli di oggi, che il suo governo obbliga a languire in quella stessa stazione a pochi metri di distanza.

Memoria strabica, dunque. Anzi, cecità volontaria se è vero che il treno è stato trasferito su un binario più appartato, perché la vergogna fosse meno visibile.

In questo l'Italia è imbattibile. Finge con disinvoltura di non aver perso la guerra e convive con i suoi fascisti perdonati, mobilitati in massa contro l'impero del male con la benedizione dell'America.

E la sinistra? È incapace di formulare un suo pensiero critico, autonomo, propositivo per essere ancora attrattiva, “una sinistra curiale, piena di cardinali intenti a sbranarsi tra di loro”.

Bisognerebbe girarla in treno, questa Europa, per conoscerla, non con l’aereo: immergersi, come ha fatto per anni lo stesso Rumiz, dentro le città, conoscere le persone, altri scrittori, giornalisti, intellettuali, persone. Questo dovrebbero fare i nostri rappresentanti, in particolar modo i burocrati di Bruxelles: oggi l’Europa si sta trasformando in una unione di paesi divisi da muri e filo spinato, persino Shenghen è stata abolita. Ci si illude che i piccoli stati siano più forti di fronte alla minaccia di Putin, al potere ingombrante dell’America (specie ora con Trump) e al potere della Cina.

Illusi.

Un’Europa incapace di agire come un’unica unità, in politica economica, nella gestione dei migranti, dove si è andati ad inseguire le destre, pur di mantenere quel minimo di potere. Anche la diplomazia è sparita, da questa Unione: l’immiserimento del vocabolario ha falciato via questa parola, diplomazia, che poi nella nostra Costituzione si declina nell’articolo 11, l’Italia ripudia la guerra ..

E’ l’Europa ben rappresentata dalla presidente Von del Leyen, passata dal green deal ad Asap, ovvero gli investimenti in armi, sempre più armi.

Ecco allora lo scollamento tra i popoli e la politica, tra le istituzioni e i cittadini. A cui si aggiunge un abbandono, specie dai partiti della sinistra, delle periferie, delle tradizioni, delle origini. Racconta Rumiz come questo tabù abbia di fatto consegnato un pezzo di elettorato alle destre che si riempiono la bocca con queste parole, usandole come armi.

Ecco dunque le destre, la demagogia, i populismi.

Ma ogni notte deve cedere il passo al giorno: questo viaggio lascia spazio anche a sprazzi di ottimismo. In Polonia i cittadini sono andati in massa per votare e mandare a casa l’oscurantista governo di Duda; in Germania sono scesi in piazza in migliaia contro AFD.

In Italia si viene considerati criminali se si parla di rivolta sociale, lo dicono i difensori dello status quo, ovvero questa società dove la lotta di classe l’hanno vinta i ricchi e i potenti.

Arriverà il momento della primavera e delle rondini – così si conclude questo libro.

Le parole ci salveranno – quelle sono le uniche cose che uno scrittore può offrire agli altri: le parole per comprendere, per raccontare, per descrivere.

Per uscire da questa barbarie.

La scheda del libro sul sito di Feltrinelli

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


21 aprile 2024

Anteprima inchieste di Report – lo spot sui migranti, il caso Santanché e il marmo di Carrara

Gli accordi con l’Albania

A chi convengono davvero gli accordi con l’Albania firmati dal governo Meloni? Daremo circa un miliardo (in totale) per gestire i “nostri” migranti. Chi sono gli uomini dentro questi accordi, come verranno utilizzati questi soldi?


Secondo questi accordi, un certo numero di immigrati recuperati nel Mediterraneo verranno trasferiti nei CPR costruiti in Albania, dovrebbero essere quelli “facilmente” rimpatriabili nei paesi d’origine, ma in che modo potrebbe avvenire la selezione? In base alla lingua per comprenderne la provenienza? Sulle navi italiani dovrebbero esserci dei mediatori e interpreti come personale di bordo, che solo in Africa sono più di 3000 tra lingue e dialetti.
Per capire se questo approccio possa funzionare Report ha chiesto un parere ai volontari di Medici senza Frontiere, che salvano vite umane ogni giorno in mare: pochi dei migranti salvati viaggiano col passaporto, viene preso dai carcerieri in Libia o negli altri paesi di transito, è molto difficile stabilire l’origine di queste persone che nel lungo viaggio sono state sequestrate, finite in prigione, nei centri di detenzione.
Ma allora quanto è facile selezionare a bordo di una nave, dopo un salvataggio, i soli soggetti vulnerabili? “é molto difficile” rispondono da MSF “ovviamente possiamo distinguere i minori o i bimbi, le donne, ma ci sono tante ferite che non si vedono, invisibili, che rimarranno sulle persone per tanti anni, per tutta la vita. Abbiamo un esempio molto chiaro, nel novembre 2022 abbiamo cercato di fare uno sbarco selettivo, cercando di sbarcare prima le persone che avevano bisogno di medici in modo urgente, donne e bambini, mentre i maschi sono rimasti a bordo, finché la sanità marittima è salita a bordo con psicologi e psichiatri, ha valutato i loro casi e ha detto che queste persone sono sotto choc, tutte devono sbarcare al più presto..”.
Secondo l’accordo sono circa 36mila i migranti che verrebbero dirottato ogni anno in Albania perché ritiene che il suo governo sia in grado di processare 3000 richieste di asilo al mese, tuttavia dopo le sentenze dei tribunali italiani che hanno di fatto bloccato il decreto Cutro, le procedure accelerate su cui fa affidamento la presidente del Consiglio, non sono mai veramente partite. Quindi l’ottimismo della volontà deve fare i conti col pessimismo della burocrazia governativa. Ne sono ben consapevoli i volontari dell’Arci che ogni giorno prestano assistenza ai richiedenti asilo e ai rifugiati che chiamano da tutta Italia.
Per presentare la richiesta ci vogliono da due a tre mesi – spiegano al giornalista di Report – “dopo di che, per arrivare all’audizione, i tempi che noi conosciamo, detti dalla commissione di Roma, stanno gestendo le domande di maggio 2022, quindi mediamente di due anni fa. ”
Servono due anni solo per avere una data di audizione e poi ci sono i tempi di attesa del risultato dell’audizione, i tempi del rilascio del permesso di soggiorno. E quanto ci vuole per arrivare ad una risposta? Sempre dall’Arci spiegano che per una risposta si può ipotizzare almeno altri due anni e mezzo. Eccolo, il bluff, che è sotto gli occhi di tutti.



Ma come ha fatto il governo Meloni a fare questo annuncio sui 28 giorni per una richiesta di asilo? Basterebbe farsi un giro davanti alla Questura di Tor Sapienza a Roma, in un alba di lunedì mattina: in fila ci sono decine di persone a fare domanda per l’asilo politico, persone in attesa da ore, alcuni hanno passato anche la notte in fila, gente che ha presentato la prima domanda nel 2022. Si sono portate da casa coperte e vivere per aspettare l’apertura delle porte della Questura di Tor Sapienza, l’unico ufficio nella capitale ad occuparsi delle richieste di asilo politico.

Ma è il Viminale stesso che smentisce le previsioni di Meloni, nel bando per la gestione dei centri di accoglienza in Albania si parla di 1017 persone che verranno mandate in Albania, dunque se anche si mantenesse il ritmo dei 28 giorni per smaltire la richiesta di asilo, nei centri si alternerebbero al massimo 11 mila persone. Non solo: nel capitolato dell’accordo si parla di 33 ml di euro che, considerata la spesa media di 33 euro per migranti, significa che si prevede che in un anno in Albania arriveranno 2822 persone. Persone, non migranti.
“Sono soldi buttati a mare” è la considerazione di monsignor Gian Carlo Perego – presidente della fondazione Migrantes che si occupa dei migranti: l’80% di queste persone, non solo migranti, ce li ritroveremo in Italia, per un esame della loro domanda. “Si tratta solo di uno spot elettorale che risponde ai programmi ideali per cui non faremo entrare i migranti, quelli che non hanno diritto”.
Infatti, una volta ottenuto l’esito della richiesta di asilo i 3000 migranti dovranno tornare in Italia sia se la risposta è positiva che negativa, una “mini crociera coatta nel Mediterraneo che secondo le stime del governo costerà 95 ml di euro in 5 anni solo per il noleggio delle navi” spiega nel servizio Giorgio Mottola.

A cosa serve questo accordo allora? Il ministro Tajani ha provato ad abbozzare una risposta, “per alleggerire il peso della ricezione dei migranti..”

L’accordo tra i due governi è stato firmato lo scorso 15 febbraio: vista l’importante mole di soldi previsti dietro questa operazione è opportuno che si spieghi ai cittadini come si intendono usare queste risorse pubbliche.
Nel porto di
Shengjin i migranti dovrebbero rimanere il tempo necessario per una prima identificazione per poi essere spostati in una località 30 km a nord a Gjader, in questa area militare cinta dalle montagne e in mezzo al nulla il governo albanese costruirà una struttura di accoglienza da 70mila metri quadrati in cui saranno detenuti i migranti. Secondo la relazione tecnica del governo il costo complessivo dell’intera operazione sarà di 650 ml di euro in 5 anni.

Ma è una cifra a preventivo – spiega Michele Vannucchi analista di Openpolis – bisognerà poi aspettare l’effettiva attuazione del protocollo per vedere quali saranno i costi effettivi, sempre che sarà rilasciata una documentazione a riguardo.
Non abbiamo quindi un’idea precisa di quanto questa operazione verrà a costare, a parte le stime che sono già state viste al rialzo. Perché nelle stime iniziali presentate al Parlamento lo scorso dicembre per la costruzione dell’hotspot al porto di
Shengjin e del centro di Gjader sono stati previsti in totale 39 ml di euro, ma in tre mesi la cifra è quasi raddoppiata: con un emendamento dello scorso marzo il governo Meloni l’ha elevata a 65 ml di euro, nell’area dove sorgerà il centor infatti manca tutto, non c’è elettricità, non ci sono fognature e anche le strade oggi sterrate vanno rifatte. Così i 650 ml di euro inizialmente preventivati sono già diventati 825 ml di euro, ma la questione dei costi non frena il governo, che è intenzionato a completare la costruzione entro il 20 maggio, a ridosso – guarda caso – delle elezioni europee, come assicura il ministro Piantedosi che gestirà gli appalti.
In una conferenza stampa il ministro assicura che il nostro genio militare si recherà in Albania, abbiamo lì i nostri vigili dei fuoco, “un concerto di istituzioni del nostro governo che lavoreranno per una rapida realizzazione di questo importante centro”.
Nel suo intervento il ministro fa promesse sulle tempistiche ma non menziona il problema dei costi: Report con Giorgio Mottola avrebbe voluto porre la domanda ma Piantedosi ha stoppato tutto, “il tempo per le domande è finito”. Evidentemente non è ritenuta una domanda opportuna, 600 milioni di euro per 3000 migranti. Come mai i costi sono raddoppiati? Qualcuno ci sta mangiando sopra?

La scheda del servizio: (HOT)SPOT ALBANESE

di Giorgio Mottola

Consulenza Thimi Samarxhiu

Collaborazione Greta Orsi

Il governo Meloni ha raggiunto un accordo per spedire in Albania una parte dei migranti che tentano di entrare in Italia attraverso il Mediterraneo. Già da qualche settimana sono cominciati i lavori per la costruzione dei due centri di accoglienza dove secondo le previsioni della presidente del Consiglio verranno dirottati circa 36 mila richiedenti asilo all’anno. Ma come ha scoperto Report, i costi sono già fuori controllo. A fronte dei 650 milioni di euro inizialmente preventivati per 5 anni, la spesa complessiva potrebbe superare la soglia di 1 miliardo di euro. E anche le previsioni fatte dal governo sul numero dei migranti sembrerebbero troppo ottimistiche. Spenderemmo dunque cifre spropositate, rispetto ai costi di gestione ordinari in Italia, per spedire in Albania a mala pena 3000 migranti all’anno che comunque dovranno successivamente essere trasferiti in Italia. Dunque, chi beneficerà davvero di questo accordo? Report ha trovato alcune inaspettate e inquietanti risposte in Albania, definita da molti osservatori internazionali un “Narcostato” a causa del forte condizionamento dei cartelli della mafia albanese sulle attività del governo. Una mafia cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni, sotto lo sguardo vigile anche delle autorità italiane.

Lo sfruttamento delle cave di marmo

Nell’Italia del 2024 ci sono delle aziende che pretendono di poter estrarre il marmo dalle cave di Massa Carrara senza pagare concessioni, basandosi su un editto del 1751.

Farebbe ridere la storia, che Report aveva raccontato già nel 2013: sono situazioni da commedia all’italiana che purtroppo sono vere. Come se vivessimo ancora nell’era dei ducati e principati.
Parte dell’industria del marmo a Carrara – racconterà il servizio di Bernardo Iovene - ha approfittato di questa situazione di privilegio (a discapito del libero mercato), portando avanti uno sfruttamento delle montagne che avviene senza regolamentazione.


Giacomo Faggioni è membro della commissione di tutela dell’ambiente montano del CAI, a Report mostra gli effetti dell’erosione delle montagne, sulla cresta Nera ad esempio, dove la cresta viene tagliata ogni anno, o come il Bettogli, la cui cresta è stata completamente cancellata: “è ovvio che al di là della parte normativa, legale [che da la pezza d’appoggio a questo sfruttamento], poi c’è una realtà che contraddice”.
Per facilitare il lavoro delle industrie di estrazione sono stati deviati e intombati i fiumi, come il Carrione il fiume principale che scende dalle montagne: l’industria aveva bisogno di un piazzale? Allora si è deciso di riempire il fiume – spiega Giuseppe Sansoni di Legambiente – coi blocchi di marmo, di fatto interrompendone il suo corso. Così quando il fiume scorre per le piogge, l’acqua riempie le strade. L’acqua che scende dalle Alpi Apuane è caratterizzata da un reticolo di torrenti carsici, facilmente vulnerabili, la federazione speleologica toscana li ha mappati con un sistema di tracciamento individuando le vie d’uscita dalle montagne.

Come la sorgente carsica del torrente Frigido, la più importante della regione, raccoglie acqua da un territorio vasto: il problema di questa sorgente è la polvere di marmo che si crea nel momento in cui viene cavato il marmo, una polvere sottilissima che con le piogge viene lavata e finisce nei fiumi. Non c’è solo marmo in questa polvere – spiega Flavio Bianchini direttore del Source International Onlus – ci sono tutte le sostanze che vengono utilizzate nel taglio del marmo e nell’operazione di cavatura, lubrificanti, oli, metalli pesanti, tutto questo fa morire le specie vegetali e animali, la maggior parte di questi fiumi dal punto di vista biologico sono morti.
Ma marmettola, questa polvere bianca, colora di bianco le acque dei torrenti fino al mare, lungo il percorso verso il mare si deposita sulle sponde, asfissiando ogni forma di vita animale e vegetale. Questi rifiuti speciali andrebbero raccolti nelle vasche per essere poi smaltiti: ma questo ha un costo e così le aziende di estrazione per abbattere i costi sversano la polvere lungo i pendii del monti, all’interno del corso dei fiumi e dei torrenti. Oppure la spruzzano nell’aria con delle idropulitrici, creando un ulteriore problema di inalazione, con tanto di problemi di salute sul lavoro.

Sono tutti reati ambientali: gli alpinisti e speleologi dell’associazione Apuane Libere hanno documentato e filmato tutte queste irregolarità, come le cavità carsiche portate alla luce dall’estrazione che, anziché essere intombate, sono messe a contatto con la marmettola.
Gianluca Bricconi spiega a Report che in tre anni hanno fatto 55 denunce e in cambio hanno ricevuto querele, perché i concessionari delle cave cercano di portali in tribunale.
C’è poi il problema dei pendii dove si accumulano i detriti, quando piove arrivano assieme alla marmettola al fiume Carrione fino a Carrara dove, dal 2002 ad oggi ci sono state 4 alluvioni.
“Possiamo dire che le cave sono una fabbrica di alluvioni” racconta ancora Giuseppe Sansoni di Legambiente.

La scheda del servizio: IL MARMO È PERPETUO

Di Bernardo Iovene

Collaborazione Lidia Galeazzo, Greta Orsi

Il marmo di Carrara è una risorsa dal valore incalcolabile, ma il suo sfruttamento ha lasciato un'impronta devastante sull'ambiente e ha generato conflitti secolari riguardo alle concessioni. Ancora oggi, la diatriba è su una frase contenuta nell’editto di Maria Teresa Cybo Malaspina, Duchessa di Massa Carrara che, nel lontano 1751, concedeva ai possessori delle cave un presunto diritto perpetuo di estrazione e di proprietà. I tentativi del comune e della Regione Toscana di normare la situazione non hanno prodotto risultati, se non ricorsi e cause civili che hanno visto prevalere gli imprenditori, che a tutt’oggi possiedono il 30% delle cave di Carrara, non pagano la concessione, creando un danno al comune di 4 milioni di euro l’anno. Di recente, gli imprenditori che gestiscono il restante 70% delle cave hanno firmato una convenzione con il comune, obbligati dalla legge regionale del 2015, che prevede gare pubbliche ogni 25 anni ma solo dal 2042. E il giorno successivo alla firma, gli stessi imprenditori hanno avviato azioni legali per rivendicare il presunto diritto perpetuo menzionato nell'Editto del 1751. È una storia infinita, che si svolge in un territorio dove le imprese del settore traggono guadagni milionari con un numero esiguo di dipendenti e margini di profitto che superano il 50% del fatturato. Un’anomalia assoluta in ambito industriale dove le aziende normalmente hanno un margine di profitto molto inferiore.

Il caso Santanché

Nascondere il “caso Santanché”, arrivato alla richiesta di rinvio a giudizio, diventa sempre più difficile per il governo Meloni. Ma a parte l’aspetto giudiziario, ci sono le telefonate, le testimonianze delle dipendenti, che non lasciano dubbi nel poter esprimere un giudizio nei confronti della ministra imprenditrice.


La dottoressa Federica Bottiglione ripete di fronte a Report che Santanché fosse a conoscenza del fatto che pur essendo in cassa integrazione, per il covid, stava continuando a lavorare: “conoscendo la dottoressa che si occupa di tutto in azienda, dal chiodo per il quadro al contenuto del consiglio di amministrazione, è difficile credere che non sapesse.”

Perché la ministra ha sempre negato: non sapevo, non mi occupavo dell’azienda, ma Report è venuta in possesso di documenti che contraddicono questa versione.
Come la mail dell’ottobre 2021 in cui la Bottiglione chiede informazioni sulla fine della sua cassa integrazione a Paolo Concordia, responsabile delle risorse umane di Visibilia, risponde “devo avere conferma dalla dottoressa di questo.”
La dottoressa è Santanché: con la ministra ha lavorato diverse volte durante il periodo della cassa integrazione, per i consigli di amministrazione e le assemblee, perché tutta l’attività dell’azienda non è mai fermata, anzi è stato anche un vanto, in un comunicato stampa ci si vantava pure che si continuasse ad operare “a pieno regime”, con lo Stato che pagava gli stipendi ai lavoratori. Con la cassa integrazione a zero ore, chi lavorava allora, gli gnomi?

Sul Fatto Quotidiano trovate una anticipazione del servizio a cura di Nicola Borzi, Thomas Mackinson, Davide Milosa

Cassa Covid, ecco le email che inguaiano Santanchè

STASERA SU REPORT - Il direttore del personale Paolo Concordia, indagato, coinvolse la ministra: sapeva dei dipendenti in Cig che lavoravano lo stesso

Si è sempre dichiarata estranea. Ma la linea del “poteva non sapere” per il ministro del Turismo Daniela Santanchè si sfalda davanti a due pezzi di carta di pochi grammi, come sotto il peso della pila di faldoni con cui la Procura di Milano l’ha avvisata della conclusione delle indagini per truffa sulla cassa Covid e per falso in bilancio in Visibilia, il disastrato gruppo editoriale-pubblicitario di cui la senatrice di Fratelli d’Italia è stata fondatrice e amministratrice sino a novembre 2021. L’accusa di truffa all’Inps verte sul fatto che 13 dipendenti di due società del gruppo Visibilia fossero in Cassa Covid a zero ore mentre in realtà lavoravano in presenza. Entrambi i documenti confermano quanto rivelato dal Fatto il 5 novembre 2022. Il 22 marzo 2020 Visibilia Editore comunicava che nonostante “le misure restrittive e la decisione del governo di chiudere tutte le attività non essenziali” non avrebbe “bloccato la produzione e la vendita dei giornali. L’attività operativa viene garantita in smart working e dove necessario fisicamente”. Il 20 aprile seguente il cda di Visibilia Editore, presieduto da Santanchè, deliberava “di mantenere invariato l’organico, ma di ricorrere allo strumento della cassa integrazione in deroga, con diversi regimi per il personale, dal 2 marzo 2020… La cassa integrazione ordinaria prevede il versamento al lavoratore di un’indennità pari all’80% circa dello stipendio”.

La scheda del servizio: LA SANTA RESA DEI CONTI

di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi

Qualche settimana fa Daniela Santanchè è stata raggiunta da due avvisi di conclusione indagini per truffa all’Inps e per falso in bilancio. La ministra però continua a sostenere la sua totale estraneità rispetto alla gestione di Visibilia e delle altre aziende coinvolte nelle inchieste. Report è in grado di mostrare nuovi documenti che rivelerebbero il coinvolgimento diretto di Daniela Santanchè e le strategie messe in campo per evitare di pagare in prima persona i debiti delle sue società.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.