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19 maggio 2020

Report – le inchieste di 18 maggio (Inps, RSA e le fondazioni)


Come è stata gestita la fase 2, con che criteri sono state scelte le persone?

Chi ha fatto affari con le RSA in giro per l'Italia?
Infine, l'opacità delle fondazioni in Italia

L'indennità atipica di Bernardo Iovene (link)

Il servizio di Iovene è partito dall'assegnazione dei 600 euro per gli autonomi: l'indennità è arrivata in base ad un ordine cronologico, causando diversi problemi sia ai richiedenti, per il timore di non riceverli, sia per il data breach e il blocco del sito dell'Inps causato dalla corsa al click.

Se si scoprisse che la banca dati dell'Inps è così fragile sarebbe un problema: c'è una istruttoria in corso dal garante che potrebbe portare ad una multa milionaria.
Il presidente dell'Inps inizialmente aveva tirato in ballo gli hacker, poi nell'intervista con Report ha parlato di un irragionevole “panico dei richiedenti”.
Ma nella norma (scritta) si parlava inizialmente di ordine cronologico (cosa poi smentita da Vespa): occorre allora prestare attenzione a quello che viene detto nei talk e non a ciò che è scritto?
La cosa grave è stata poi la pubblicazione di dati personali di centinaia di utenti: ci sono stati attacchi importanti al sito dell'Inps, ma non sono stati la causa né del blocco né della violazione dei dati personali.

Ho parlato di un contesto difficile in cui il sito ha operato il primo di aprile” - spiega Tridico: “il secondo di aprile, il tre di aprile noi abbiamo raccolto 4ml di domande ”.

Non sono stati gli hacker, ma rimane il fatto che la protezione dei dati personali di centinaia di persone è stata violata e l'Inps ne è responsabile e deve informare, secondo il regolamento europeo (GDPR), il garante della privacy, la natura e le conseguenze della violazione, i soggetti coinvolti.
C'è un'istruttoria ancora aperta che prevede anche una sanzione e dipende se ha carattere doloso o colposo: questa valutazione serve a capire la sanzione che potrebbe arrivare in capo all'Inps.
E' una violazione di dati personali e non sensibili” ha tenuto a precisare nella video intervista Pasquale Tridico: “noi il primo di aprile abbiamo avuto l'attacco più violento di sempre, noi avremmo dovuto difenderci? Si, in questo contesto qualcosa è andato storto anche tecnicamente.”
Bastava riconoscerlo, la risposta del giornalista: l'obiettivo era pagare, certo, ma rimane il danno.

Fino ad oggi sono arrivate all'Inps 4ml di domande, 1 milione quasi sono state respinte, 200mila hanno iban errati.
Sul data breach il garante della privacy ha stabilito che i dati usciti erano sensibili e ora si dovranno avvisare tutte le persone coinvolte.

Report è poi tornata sulla questione del piano pandemico, che in Italia non è aggiornato dal 2010: Ranieri Guerra (il dirigente che quel piano avrebbe dovuto redigerlo e tenerlo aggiornato) aveva evocato piani segreti, piani confidenziali.
Oggi l'ex DG del ministero della salute ed ex direttore del CCM ha declinato l'intervista a Report, preferendo lasciare un commento sulla pagina FB, dove ha accusato la trasmissione di dire sciocchezze, indicando un piano linktato sul sito del ministero, aggiornato al 2016.
Ma il piano indicato dalla diffida è del 2010: Claudio Agosti, un ricercatore contattato da Report, ha scoperto che quel file (PDF) è del 2006. E il file è sempre lo stesso.
Sono anni che facciamo riferimento ad un file vecchio di 14 anni, abbiamo preso in giro il paese e la comunità internazionale.

Oggi abbiamo 30mila morti e non possiamo mettere la polvere sotto il tappeto” ammette il viceministro Sileri che in questi giorni ha ricevuto una bozza di un nuovo piano pandemico.
Dopo averlo chiesto da marzo: non solo, il viceministro ha poi raccontato di aver appreso dalla tv della coppia di cinesi ricoverati allo Spallanzani.

L'Italia ha pagato un conto salato l'impreparazione per la pandemia: un paese ha la classe politica che si merita, commentava il presidente dell'ordine dei medici di Bergamo, una delle province più colpite.

Chi sono i funzionari che hanno fatto il copia e incolla di un piano pandemico vecchio di anni?
Risponderanno del loro non lavoro?

La trasparenza delle fondazioni e lo spazzacorrotti di Claudia di Pasquale (link)

Il servizio di Claudia di Pasquale dedicato alle fondazioni parte dal ministro della salute Speranza: la sua nomina sarebbe frutto di un accordo tra D'Alema e Davide Casaleggio.
Speranza fa parte del comitato di indirizzo della fondazione “Italianieuropei”, dentro c'è il suo capo segreteria, il dalemiano Massimo Paolucci, oggi vice commissario nazionale per l'emergenza coronavirus.
Il presidente è Massimo D'Alema: cosa è cambiato oggi, per Italianieuropei e le altre fondazioni dopo la spazzacorrotti?
La giornalista lo ha chiesto a D'Alema che ha risposto che, non avendo alcuna responsabilità politica, non è cambiato nulla.
E i bilanci, se uno volesse leggerli dove li può trovare?
Noi seguiamo la legge – la risposta dell'ex presidente PD – i nostri bilanci sono consegnati ai prefetti, non abbiamo l'obbligo di metterli sul sito.
Lei è costretta a fare delle domande cretine, non è colpa sua” è stata la risposta di D'Alema alle insistenze della giornalista: è una domanda cretina voler conoscere l'elenco dei donatori alla fondazione?

Già nel 2015 l'ex ministro Barca aveva invitato D'Alema di diffondere tutti i donatori della fondazione: anche quella una domanda cretina?
D'Alema ha declinato l'intervista, “mi occupo di politica estera”.
Ma nella rivista della fondazione compaiono pubblicità di società pubbliche o partecipate e dentro la fondazione compaiono politici: secondo la legge spazzacorrotti dovrebbero pubblicare i bilanci. Ma poi è bastato togliere il nome di D'Alema dall'elenco della direzione nazionale di Articolo 1 per togliere questa fondazione dall'orbita della legge, e l'elenco dei donatori rimane un mistero.

La legge è stata voluta dal ministro Bonafede per rendere trasparente il mondo della fondazioni: cosa è cambiato un anno dopo?
A febbraio a Roma Bonafede nella manifestazione dei 5 stelle rivendicava i risultati della sua legge, per la trasparenza dei comitati e associazioni legati ai politici, “saremo leader a livello internazionale” raccontava.

Queste ogni anno devono inviare della documentazione all'organo di vigilanza dei finanziamenti ai partiti, devono pubblicare bilanci e donazioni.
Chi rispetta gli obblighi dello spazzacorrotti e pubblica sul suo sito i rendiconti dei donatori è l'associazione Rousseau, che gestisce la piattaforma del M5S.
I donatori sono, di fatto, gli stessi esponenti del movimento, che ogni mese devono versare all'associazione 300 euro: ma come sono spesi questi soldi?
Sono in pochi a saperlo, di certo non tutti gli eletti del M5S, forse lo sa Davide Casaleggio, fondatore del movimento, è anche socio, presidente e tesoriere dell'associazione.
In base ai rendiconti sono stati spesi 176mila euro in stipendi, 623mila euro in servizi, ma non si sa chi siano i fornitori, la legge non chiede di saperlo.

Ci sono ex politici del movimento (Fioramonti l'ex ministro e Fattori) che avevano chiesto conto, dei fornitori della piattaforma, senza aver ricevuto risposta.
Rousseau rispetta la norma: ma come sono spesi i soldi ricevuti dall'associazione?
Nemmeno il ministro lo sa o può saperlo.
Verrà reso obbligatorio rendere noto l'elenco dei fornitori? IL suo ministero continuerà a studiare le associazioni e come lavorano, ha garantito il ministro, “lei sfonda porte aperte”.

Negli ultimi venti anni le associazioni legate alla politica sono cresciute: ogni politico di peso ha la sua, finanziata da società e banche e questo potrebbe portare a situazioni di conflitto di interesse, di potenziale finanziamento illecito.
Per questo nella legge voluta dal ministro della giustizia si è voluto renderle come “case trasparenti”: Report con la fondazione Open Polis ha fatto la radiografia alle 150 fondazioni, dentro cui entrano milioni in donazioni.

A Napoli c'è l'associazione Dema, del sindaco De Magistris: era nata per la sua elezione a sindaco, ora lavorano alle prossime comunali.
Dema ha una segreteria politica, nello statuto si parla di trasparenza, ma sul sito non viene pubblicato nulla (colpa del tesoriere?).

Attua è la fondazione di Gianni Pittella, senatore PD: oggi Pittella si è dimesso dalla presidenza, per evitare di rientrare nello spazzacorrotti. “Attua non è una fondazione che configura una corrente al partito” spiega il senatore.
Dentro ci sono soci e consigliere c'è l'ex advisor in Europa, Carmine Nino, il ministro Manfredi e un massone.
C'è dentro il mondo politico di Pittella.

Pittella, come il senatore Bagnai, aveva presentato un emendamento per escludere i politici e i manager dalle responsabilità penali per il coronavirus.
Bagnai ha la sua fondazione, Asimmetrie: anche lui si è dimesso dalla carica di presidente, nel 2018, per evitare che Asimmetrie rientrasse nello spazzacorrotti (per tutelare i contribuenti, raccontano dalla fondazione).

La fondazione Democrazia Cristiana è presieduta da Rotondi: riunisce tutti gli ex DC d'Italia, pubblicano tutte le donazioni ricevute, si comportano cioè come un partito politico.
Ma sul sito web è possibile fare una donazione e non vederne traccia sul sito: questo compare su un sito gemello, che però è difficile da ritrovare in rete.

Gasparri ha creato nel 2007 una associazione Italia Protagonista: il sito web non dà statuto né ordinamento.
Ci sono solo video del senatore di Forza Italia: a fine 2018, Gasparri si è dimesso dalla carica di presidente, sempre per la spazzacorrotti, ma il protagonista dell'associazione rimane sempre lui. Che si è pure portato via il microfono della giornalista.
Gasparri fa parte del Cda dell'associazione di Alleanza Nazionale dove fa parte anche l'ex sindaco Alemanno.

La fondazione Nuova Italia avrebbe ricevuto erogazioni illecite, per una sentenza di primo grado su cui pende appello: consulenze finte che nascondevano finanziamenti.

Negli immobili della fondazione di AN compare la fondazione Tatarella, dentro cui non ci sono politici (presenti sono nel comitato promotore).
Il presidente della fondazione Tatarella, Giubilei, è anche nella fondazione Nazione Futura, ha organizzato recentemente un convegno della destra mondiale dove era presente anche la Meloni.
Nemmeno queste fondazioni rientrano nella legge spazzacorrotti: è una ragnatela complessa quella dei politici di destra, dove le stesse persone sono presenti in più d'una.

La legge spazzacorrotti nel 2019 è stata edulcorata: per rientrare nel suo raggio, serviva che almeno un terzo dei suoi rappresentanti, nel cda, doveva essere un politico.

Così anche la Fondazione Magna Carta dell'ex ministro Quagliariello, che pur pubblica i bilanci sul sito (ma non le donazioni), non rientra nel novero di quelle soggetto alla spazzacorrotti.
C'è voluta una inchiesta della magistratura per sapere che l'imprenditore Romeo ha finanziato la fondazione per far arrivare soldi ad un giornale, per il referendum di Renzi nel 2016.

Cespi è un centro studi dentro troviamo dirigenti di Leonardo (ex Finmeccanica): dentro troviamo Fassino e l'ex ministro Gualtieri.

Si arriva poi a ItaliaDecide: la sua sede è a Roma in Largo Argentina, nata nel 2008, allo scopo di analizzare i problemi del nostro paese e di collegare politica, istituzioni, imprese ed esperti.
Non rientrano nei parametri dello spazzacorrotti, dentro si trovano politici di schieramenti opposti: Alessandro Palanza, il suo presidente, lo spiega dicendo che si occupano del sistema istituzionale nel suo complesso, di cui tutte le forze politiche fanno parte.
Tra i soci promotori ci sono Luciano Violante e Giuliano Amato da una parte, Giulio Tremonti e Gianni Letta dall'altra.
Italiadecide è stata fondata anche da imprese, “imprese che avevano un interesse nel campo delle politiche pubbliche .. Aspi (Autostrade per l'Italia), Consorzio Integra, Enel, Eni, IntesaSanpaolo, Leonardo, Poste, Terna, Unicredit.”.

Se uno legge questa lista pensa, qui c'è il potere oggi in Italia – chiedeva la giornalista al presidente: “questo è il problema contro il quale noi stiamo combattendo, non si crede che c'è anche un impegno a capire qual è il destino di questo paese.”

Voi volete incidere sulle politiche e sulle scelte di questo paese: “certo, su scelte politiche di un certo livello e di una certa natura”.
Ogni anno l'associazione fa un rapporto sui grandi temi, grazie anche ai contributi ricevuti da soci e imprese: nel 2018 ad esempio hanno fatto un rapporto sulle tecnologie duali in ambito civile e militare di cui si occupa anche uno dei loro soci, Leonardo Spa, ex Finmeccanica.
Mentre il rapporto del 2019 aveva come obiettivo quello di disciplinare quello delle lobby, ma Italiadecide, per bocca del suo presidente spiega che loro non sono una lobby, nemmeno una lobby traversale: “assolutamente .. è un modo ristretto e fazioso di vedere la cosa”.

Se Palanza è presidente dell'associazione, il presidente onorario è Luciano Violante, che è anche presidente dell'associazione Leonardo, di cui fa parte lo stesso Palanza.
Nel comitato scientifico della fondazione Leonardo fa parte Roberto Cingolani, che oggi è uno dei membri della task-force chiamata a gestire la fase due sul covid-19.
Sono diversi i membri di Italiadecide che fanno parte di altre, come Astrid, Leonardo, Meridione d'Italia, Italianieuropei, Aspen e Fondazione Tatarella: “questa è una rete di istituzioni, io favorisco al massimo ogni tipo di scambio e di confronto tra queste attività.”

Seguendo l'intreccio tra società, partecipate pubbliche e fondazioni si scoprono tante cose: dentro l'associazione Civita, che si occupa di cultura, troviamo Poste Eni ed Enel. Il presidente è Gianni Letta e nel comitato di presidenza troviamo Domenico Arcuri, a capo di un'altra partecipata Invitalia e oggi commissario straordinario per l'emergenza coronavirus.

E' il network del potere in Italia, spiegano in Open Polis: quando si devono fare delle nomine, nel governo e per emergenza, questa rete si mette in moto.
Decine di persone nella gestione dell'emergenza hanno un ruolo in questi think tank: il lavoro di Open Polis ha analizzato 153 associazioni, solo 7-8 pubblicano i donatori e legano tra loro circa 3000 persone.

La commissione trasparenza che dovrebbe monitorare questi enti non ha abbastanza personale: Bonafede ha rimandato la palla ai presidenti delle Camere, per potenziare i controlli. Nessuna delle fondazioni considerate politiche non rientrano nella spazzacorrotti, grazie ad un decreto attuativo che la “edulcorata”, depotenziandone l'efficacia.

Significa, secondo l'organismo europeo GRECO che vigila sulla corruzione, che la norma è stata aggirata.

“Non si può fare una valutazione sulla legge in questo momento” si è difeso Bonafede: si valuteranno altre norme per renderla efficace, ha concluso.

La legge è encomiabile nello spirito, ma è stata annacquata col decreto crescita, così solo 7-8 associazioni sono trasparenti (sebbene per esempio non si conoscano i fornitori di Rousseau). La commissione di garanzia (che dovrebbe controllare anche i bilanci dei partiti) ha una mole enorme di dati da controllare e non riesce a fare adeguati controlli.
Dall'altra parte le fondazioni dei politici prendono sempre più peso ed è solo grazie all'azione di magistrati e della banca d'Italia che si fa un minimo di luce: sono i casi della fondazione di Renzi, dell'associazione del tesoriere della Lega Centemero, quella del presidente Toti e quella di Armando Siri, Spaziopin.

Queste associazioni, Fare Futuro, Change, Rousseau, Certi Diritti, Libertà Uguale, Costruiamo il futuro, TES, Dems sono invece quelle "virtuose" che pubblicano correttamente l'elenco dei donatori.  

18 maggio 2020

Anteprima Report – lunedì 18 maggio: le fondazioni dei politici, le RSA e l'Inps


Da lunedì prossimo inizia la fase 2.X (mettete voi il numero): Report con le sue inchieste continua ad occuparsi della pandemia e di altri temi legati all'attualità

- Cosa è successo al sito dell'Inps nei giorni di aprile, tra click day e data breach
- La legge spazzacorrotti lo scorso anno ha equiparato le fondazioni e le associazioni politiche ai partiti: in quanto hanno applicato la normativa e pubblicato i propri bilanci?
- Come sono andate le cose dentro le RSA?

Cosa è successo al sito dell'Inps, di Bernardo Iovene

Cosa è successo al sito dell'Inps ad aprile? Il servizio di Iovene si occuperà di questo, dell'assalto al sito nei primi giorni di aprile, per la richiesta del bonus, del data breach (su cui pende un'istruttoria del garante della privacy), l'attacco di hacker.

Il presidente dell'Inps, rispondendo alle domande di Bernardo Iovene, esclude che l'attacco hacker subito dal sito dell'Inps sia la causa del data breach, con cui migliaia di dati personali dei cittadini che avevano fatto richiesta al sito dei 600 euro.
“Ho parlato di un contesto difficile in cui il sito ha operato il primo di aprile” - spiega Tridico: “il secondo di aprile, il tre di aprile noi abbiamo raccolto 4ml di domande ”.

Non sono stati gli hacker, ma rimane il fatto che la protezione dei dati personali di centinaia di persone è stata violata e l'Inps ne è responsabile e deve informare, secondo il regolamento europeo (GDPR), il garante della privacy, la natura e le conseguenze della violazione, i soggetti coinvolti.
C'è un'istruttoria ancora aperta che prevede anche una sanzione e dipende se ha carattere doloso o colposo.
“E' una violazione di dati personali e non sensibili” ha tenuto a precisare nella video intervista Pasquale Tridico: “noi il primo di aprile abbiamo avuto l'attacco più violento di sempre, avremmo dovuto difenderci? Si, in questo contesto qualcosa è andato storto anche tecnicamente.”

Tramite il Decreto Rilancio il governo ha poi rinnovato il bonus a partite IVA, lavoratori dello spettacolo e autonomi: secondo le indicazioni del governo i soldi non avrebbero dovuto essere erogati in base all'ordine cronologico della domanda, nessun “click day”. Invece, raccogliendo la testimonianza di una commercialista, nella comunicazione ufficiale l'Inps e del governo si parla proprio di “ordine cronologico di presentazione delle domande”.

“Molti di noi dipendono completamente da questo contributo e solo l'idea che venga erogato sulla base di assegnazione cronologica, a logica ti crea un eccesso di richiesta, perché io sono rimasto collegato due notti, pensando che avrei perso i soldi. E io comunque rispetto alla tecnologia sono uno della prima ora, quindi ero convinto che questo mi mettesse al sicuro, so tutti i trick, le scorciatoie .. ma non ci sono riuscito” racconta a Iovene Federico Aiello, grafico.

Iovene ha intervistato il musicista Paolo Fresu (presidente tra l'altro della federazione Jazz): “iò nostro settor è in una crisi profondissima, sono i musicisti, i danzatori, i macchinisti, i direttori di fotografia, il fotografo, sono i tecnici del suono, gli autisti, gli uffici stampa. Oggi veramente il 95% non sa come andrà a fare la spesa”.

Questi lavoratori non rientrano nelle categorie previste dai decreti del governo: “i seicento euro, in molti della categoria dello spettacolo, non li potranno prendere” - spiega Fresu - “perché seicento euro presuppongono 30 giornate lavorative nel 2019 e moltissimi purtroppo non le hanno, perché nel mondo dello spettacolo c'è molto lavoro sommerso”.

Chi non è pagato a nero è l'insegnante di musica che Iovene ha intervistato per strada, Leonardo Serasini: denuncia tutto, ha il CUD per tutte le mie attività, nessuna lezione a nero.
Lavorando con le ritenute d'acconto, però, non rientra tra i lavoratori previsti in questa manovra.

Il 30 marzo sono arrivati a 8000 comuni italiani 400 ml di euro: erano soldi destinati a misure urgenti di solidarietà alimentare, buoni spesa da dare ai nuclei familiari “più esposti agli effetti economici derivanti dall'emergenza epidemiologica da Covi-19”. A Bologna sono arrivate 11mila domande ma ne aspettavano meno della metà e quindi, spiega l'assessore, assieme al sindaco hanno pensato di erogare altre risorse aggiuntive prendendo i soldi dal bilancio del comune (1,7ml di euro).


Iovene è andato poi a Ferrara, a visitare la mensa di Don Domenico Bedin che da anni da risposte concrete al disagio sociale a chi è in difficoltà, offrendo vitto e alloggio. Ma alcuni dei frequentatori della mensa non possono accedere ai buoni spesa del comune: “non ne potranno usufruire perché non hanno il permesso di soggiorno, di lunga durata.”
Il comune di Ferrara ha inserito nei requisiti per richiedere il buono spesa l'obbligo della residenza e ha stabilito la priorità prima a chi ha la cittadinanza italiana o europea, e poi per ultimi gli extracomunitari, ma solo a quelli con un permesso di soggiorno.
“C'è questo prima gli italiani” - racconta il prete, “ma con il permesso breve si lavora e si pagano le tasse. Io non capisco proprio la logica che sta dietro. Questo coronavirus non ha fatto distinzioni né di razza né di religione, né di denaro, né di niente”.
“Lei è un prete” - ha chiesto Iovene, “il partito del sindaco è quello che a dire il rosario ..”
“Ma, non li ho visti in molti a dire il rosario, i leghisti ferraresi sono leghisti ma ferraresi..”
Questo criterio della spesa è un criterio razzista, conclude Don Bedin, “è un criterio razzista che fa ricordare certe anticipazioni degli anni '30.”

La scheda del servizio: L’INDENNITÀ ATIPICA di Bernardo Iovene
Dal click day al blocco del sito Inps agli attacchi hacker, cosa è successo il primo aprile e di chi è la responsabilità del data breach, la clamorosa rivelazione di dati personali avvenuta sul sito dell’istituto di previdenza. Il Garante della Privacy ha aperto un’istruttoria e l’Inps rischia di pagare fino a venti milioni di euro di multa, un pasticcio che si spera non si ripeta con la seconda rata dei 600 euro per gli autonomi.

La trasparenza delle fondazioni di Claudia di Pasquale

Sono tanti i politici legati ad una fondazione politica: per capire se e come queste hanno recepito le norme di trasparenza presenti nella legge spazzacorrotti dello scorso anno, la giornalista Claudia di Pasquale è andata ad indagare su alcune di queste.

Partendo dal ministro della salute, Roberto Speranza, segretario di Articolo Uno, partito fondato nel 2017 anche da Michele D'Alema: secondo alcune indiscrezioni dietro la sua nomina ci sarebbe un accordo tra D'Alema e Davide Casaleggio.
Speranza fa parte del comitato di indirizzo della fondazione “Italianieuropei”, dentro c'è il suo capo segreteria, il dalemiano Massimo Paolucci, oggi vice commissario nazionale per l'emergenza coronavirus.

Cosa è cambiato oggi, per Italianieuropei e le altre fondazioni dopo questa legge?
La giornalista lo ha chiesto a D'Alema che ha risposto che, non avendo alcuna responsabilità politica, non è cambiato nulla.
E i bilanci, se uno volesse leggerli dove li può trovare?
Noi seguiamo la legge – la risposta dell'ex presidente PD – i nostri bilanci sono consegnati ai prefetti, non abbiamo l'obbligo di metterli sul sito.
“Lei è costretta a fare delle domande cretine, non è colpa sua” è stata la risposta di D'Alema alle insistenze della giornalista: è una domanda cretina voler conoscere l'elenco dei donatori alla fondazione?

Chi rispetta gli obblighi dello spazzacorrotti e pubblica sul suo sito i rendiconti dei donatori è l'associazione Rousseau, che gestisce la piattaforma del M5S.
I donatori sono, di fatto, gli stessi esponenti del movimento, che ogni mese devono versare all'associazione 300 euro: ma come sono spesi questi soldi?
Sono in pochi a saperlo, di certo non tutti gli eletti del M5S, forse lo sa Davide Casaleggio, fondatore del movimento, è anche socio, presidente e tesoriere dell'associazione.

In base ai rendiconti sono stati spesi 176mila euro in stipendi, 623mila euro in servizi, ma non si sa chi siano i fornitori, la legge non chiede di saperlo.

Da Rousseu a ItaliaDecide: la sua sede è a Roma in Largo Argentina, nata nel 2008, allo scopo di analizzare i problemi del nostro paese e di collegare politica, istituzioni, imprese ed esperti.
Non rientrano nei parametri dello spazzacorrotti, dentro si trovano politici di schieramenti opposti: Alessandro Palanza, il suo presidente, lo spiega dicendo che si occupano del sistema istituzionale nel suo complesso, di cui tutte le forze politiche fanno parte.
Tra i soci promotori ci sono Luciano Violante e Giuliano Amato da una parte, Giulio Tremonti e Gianni Letta dall'altra.
Italiadecide è stata fondata anche da imprese, “imprese che avevano un interesse nel campo delle politiche pubbliche .. Aspi (Autostrade per l'Italia), Consorzio Integra, Enel, Eni, IntesaSanpaolo, Leonardo, Poste, Terna, Unicredit.”.

Se uno legge questa lista pensa, qui c'è il potere oggi in Italia: “questo è il problema contro il quale noi stiamo combattendo, non si crede che c'è anche un impegno a capire qual è il destino di questo paese.”

Voi volete incidere sulle politiche e sulle scelte di questo paese: “certo, su scelte politiche di un certo livello e di una certa natura”.
Ogni anno l'associazione fa un rapporto sui grandi temi, grazie anche ai contributi ricevuti da soci e imprese: nel 2018 ad esempio hanno fatto un rapporto sulle tecnologie duali in ambito civile e militare di cui si occupa anche uno dei loro soci, Leonardo Spa, ex Finmeccanica.
Mentre il rapporto del 2019 aveva come obiettivo quello di disciplinare quello delle lobby, ma Italiadecide, per bocca del suo presidente spiega che loro non sono una lobby, nemmeno una lobby traversale: “assolutamente .. è un modo ristretto e fazioso di vedere la cosa”.

Se Palanza è presidente dell'associazione, il presidente onorario è Luciano Violante, che è anche presidente dell'associazione Leonardo, di cui fa parte lo stesso Palanza.
Nel comitato scientifico della fondazione Leonardo fa parte Roberto Cingolani, che oggi èuno dei membri della task-force chiamata a gestire la fase due sul covid-19.
Sono diversi i membri di Italiadecide che fanno parte di altre, come Astrid, Leonardo, Meridione d'Italia, Italianieuropei, Aspen e Fondazione Tatarella: “questa è una rete di istituzioni, io favorisco al massimo ogni tipo di scambio e di confronto tra queste attività.”

Seguendo l'intreccio tra società, partecipate pubbliche e fondazioni si scoprono tante cose: dentro Civita, che si occupa di cultura, troviamo Poste Eni ed Enel. Il presidente è Gianni Letta e nel comitato di presidenza troviamo Arcuri, a capo di un'altra partecipata Invitalia e oggi commissario straordinario per l'emergenza.

La scheda del servizio: LA SPAZZACORROTTI di Claudia Di Pasquale in collaborazione di Giulia Sabella e Lorenzo Vendemiale
Organizzano presentazioni di libri, convegni, premi ed eventi. Sono le fondazioni e i think tank. Ogni politico che voglia contare dà vita al suo pensatoio, per riflettere sui problemi del paese e elaborare proposte normative. Nulla di male. Ma qualcuno dovrà pur finanziare queste nobili attività. E sono proprio i contributi ricevuti da questi istituti legati alla politica a essere finiti più volte sotto i riflettori della magistratura, che in alcuni casi specifici ha ipotizzato finanziamenti illeciti ai partiti o passaggi di soldi sospetti.
L’anno scorso per garantire finalmente maggiore trasparenza ai contributi dati alla politica è entrata in vigore la cosiddetta legge “Spazzacorrotti”. Per il Movimento 5 Stelle è stato un grande successo, finalmente fondazioni e associazioni politiche sono state equiparate ai partiti e dovranno pubblicare i nomi dei donatori e l’elenco dei contributi ricevuti. Report, con l’ausilio del dossier “Cogito ergo sum” di Openpolis, ha quindi provato a capire cosa è cambiato in questi mesi, quali sono le fondazioni e associazioni interessate dalla normativa e come sta funzionando la sua applicazione nella pratica. Le fondazioni vicine alla politica saranno diventate più trasparenti?

Come sono andare le cose dentro le RSA

Le strutture per gli anziani si sono trasformate da luoghi di cura per anziani a luoghi di infezione: è successo in Lombardia e anche in altre regioni.
Nonostante la smentita del presidente Zingaretti, anche nella regione Lazio le RSA hanno accolto malati di Covid: Report ha raccolto almeno due casi dove questo è successo.
Il primo è la residenza Villa Aurora a Roma (l'altra è la Nomentana) che ha risposto alla richiesta della regione di ospitare malati positivi al virus, dedicando loro un piano senza però avvisare i parenti.
I parenti, una volta scoperto questo, hanno scritto alla struttura che ha in seguito risposto: i pazienti Covid erano in aree distinte, con percorsi e medici distinti da quelli per gli anziani ospiti.
Ma perché non avvisare i pazienti e i loro familiari?
La giornalista di Report ha posto la stessa domanda all'assessore regionale D'Amato: “le hanno dato informazioni sbagliate” la risposta ottenuta.


Da Roma a Cosenza, a Villa Torano: il 21 marzo un paziente della struttura viene soccorso dal 118 con sintomi da Covid e muore mentre viene trasferito nell'ambulanza.
Il medico del 118 avvisa telefonicamente la struttura, chiedendo loro di fare i tamponi a tutti, per verificare se ci sono stati contagi: Report ha intervistato la moglie, la signora Belmonte, che ha raccontato di come la struttura l'avesse avvisata del fatto che il marito era intubato. Ma che non si trattava di coronavirus, “qui non ce ne sono di casi”, sebbene non avessero fatto tamponi.
Forse è stato questo il primo caso nella struttura, ben prima di quanto dichiarato ufficialmente ad aprile: “io non ne so niente” è la risposta che ha dato Gianmaria Poggi (dir. Amministrativo di Villa Turano) alle domande di Report, su questa vicenda, ma ha assicurato che avrebbe fatto accertamenti.
Report ne ha chiesto conto anche alla presidente Jole Santelli: i silenzi della regione su Villa Torano, sui contributi dati per la sua elezione da parte di Claudio Parente, coordinatore della lista della CDL (e la moglie è tra i proprietari della struttura)
Non ho parlato di Torano perchè se ne stava occupando l’Asp di Cosenza e a me non è stato chiesto nulla. Claudio Parente ha apportato un grande contributo alla mia elezione soprattutto in provincia di Catanzaro, ma non lo sento da molto tempo e non sapevo fosse il proprietario di Villa Torano”.

La scheda del servizio: Anziani Spa di Rosamaria Aquino e Alessia Marzi
Le Rsa sono state i luoghi nei quali il virus è stato più letale. Ma sono anche un business milionario fatto di costi ridotti al lumicino a fronte di rette altissime e cospicui contributi economici pubblici. Dalla Liguria alla Calabria, siamo andati a vedere da vicino che servizi offrono, come hanno risposto all'emergenza, quali legami hanno con la politica

02 dicembre 2019

Il grande chiacchierare

Ma voi sapete che cos'è il MES, il fondo salva stati, le vere implicazioni che stanno dietro?
E avete capito veramente qual è il problema che nasce con le fondazioni con cui i politici raccolgono fondi?
Vi è chiaro che nessuno chiede le manette per gli imprenditori, ma solo strumenti seri ed efficaci per la lotta all'evasione?

Mi sembra di sentire solo un continuo chiacchierare, su tutto, senza mai riuscire a trovare un punto di incontro. L'obiettivo è far caciara, confusione.

Confindustria in un comunicato, spiega che si sta criminalizzando le imprese con le norme anti evasione: sembra quasi un voler mettere le mani avanti. Perché gli evasori si e i ladri d'appartamento no, allora? Anche per loro, niente manette e soglie di reato più alte.

Quando si parla di fondo salva stati si parla di un pacchetto di norme dove, oltre a questo fondo (che per la Grecia non è che avesse funzionato benissimo), si parla anche di unione bancaria.
I titoli di Stato in pancia alle banche non sarebbero più risk free, un qualcosa che metterebbe in crisi le nostro banche. Accettiamo tutto a scatola chiusa?

Sulle fondazioni: è lecito o no sapere chi ha dato soldi ad un politico? E' normale o no che io non chieda soldi ad una persona (anche se amica) che ho nominato in un posto pubblico?
E' normale che un senatore guadagni molto di più come conferenziere che come rappresentante del popolo, essendo assente al 50% delle votazioni?
A proposito di fondazioni, i giornalisti vanno bene solo quando accusano la sindaca di Roma Raggi?

Nel mentre si perde tempo in questo chiacchierare inutile, c'è un paese in declino industriale, con problemi ambientali, con scuole non sicure, coi furbetti che continueranno fare i furbetti.

17 aprile 2015

Niente trasparenza, sono un giudice

Che simpatico Amato, ex presidente del Consiglio, ex ministro, ex amico di Craxi..ora giudice della consulta.
Alla domanda sulla trasparenza delle fondazioni politiche (dopo i casi di mafia capitale, Cpl concordia ...) se ne esce con una battuta che cita (involontariamente) una celebre battuta, "niente sesso siamo inglesi".

Ovvero:  niente trasparenza, sono un giudice della consulta...