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30 marzo 2018

Il compimento è la pioggia, di Giorgia Lepore

Le nuvole sono una promessal’adempimento è la pioggiaproverbio arabo

Incipit
San Nicola 
Si fermò a guardare il mare. Doveva pensare, e per pensare aveva bisogno di quell'aria fredda, in piena notte. Fredda per modo di dire, a dicembre ancora si poteva stare in maglietta.Doveva pensare. Era successo tutto talmente in fretta, eppure lo sapeva che sarebbe finita così, prima o poi. Mentre usciva da quel posto maledetto - portava male, di sicuro - aveva sentito che qualcuno lo seguiva per i vicoli, gli occhi incollati dietro la schiena, i passi leggeri. Si era girato, nessuno.C'era puzza, c'era fumo, e tanta gente per strada, perché era il sei dicembre e il sei dicembre è la notte che non si dorme, è la notte che la chiesa sta aperta e tutti ci vanno...

Non si dorme, nella notte del 6 dicembre a Bari, festa di San Nicola, che si passa per le strade, perché non fa ancora freddo in questo inverno, o a sentire la messa in cattedrale.
Non tutti festeggiano: c'è la persona che troviamo nell'incipit, che non riesce a calmarsi dopo quello che ha fatto, e che si muove per le strade della città fino al porto, senza preoccuparsi delle macchie di sangue sulle mani..
E, dietro di lui, un fantasma che lo segue: non il fantasma della sua coscienza per quello che a fatto. Ma un'ombra umana che si muove senza essere vista e che segue quella persona ovunque vada, senza farsi vedere, lasciando tracce di pomodoro per terra, come un novello pollicino.

Non dorme, anzi non dormirà più nemmeno Ketty Camarda, che qualcuno ha ucciso nella sua casa, forse davanti i suoi figli che ora in quella casa non si trovano più.
Una morte è una cosa brutale, qualcuno che ti ha strappato il bene più caro, la vita. Ma per la povera Ketty, due figli, un compagno che è un poco di buono e che le voleva così bene da picchiarla e tradirla con le altre donne, la morte è stata proprio dura.
Così appare ai primi poliziotti che arrivano:

Entrando, Gerri capì che lo stato di alterazione della signora era più che giustificato. Un taglio profondo all'altezza del collo scendeva giù verso la spalla sinistra, un altro dal collo fino all'addome, passando tra i seni, sotto quella che un tempo doveva essere una camicia da notte di pizzo bianco.

Tra questi, l'ispettore Gerri Esposito (qui al suo terzo romanzo), giunto assieme alla collega Sara Coen: strano poliziotto, questo Esposito.
Non solo per i postumi della pallottola in testa, della ferita alla spalla. Strano perché è una di quelle persone capaci di entrare dentro la scena del delitto. Sentire su di sé quel dolore, quel sangue, quel peso sulle spalle:

Chiuse gli occhi un momento, pensando che forse era solo stanco, e una fitta potente gli attraversò il cervello, lasciandolo senza fiato.La testa. Non era ancora tornata a posto, e chissà se lo sarebbe tornata mai. Ecco, sì, doveva essere senz'altro quello, non c'era altra spiegazione possibile a quel senso di oppressione, di oscurità, di soffocamento. Quell'udire cose che non c'erano. Era come stare sott'acqua - già lo sapeva com'era, era stato quasi un mese così, immobile - e pensò che stava per perdere i sensi. 
Poi di colpo si sentì chiamare da qualcosa. Si guardò intorno. Il divano, il frigo, la dispensa, il lavello, l'armadio a muro nel piccolo disimpegno che portava alla stanza da letto.E poi la vide, in un angolo, quasi nascosta. La cassapanca.

Ecco, dove sono i bambini: si sono nascosti dentro la cassapanca, Jennifer e Kevin, appena hanno sentito arrivare quell'uomo, che picchiava sempre la mamma.
Sembra un caso semplice, questo.
Una donna uccisa in casa, un compagno che la picchiava e da cui non riusciva a separarsi del tutto.
E poi ci sarebbe anche la testimonianza della bambina, Jennifer, che pure avrebbe visto e sentito tutto: il sangue, le botte, e che ora chiede una promessa al poliziotto buono, che per primo l'ha abbracciata come se avesse avuto sempre a che fare coi bambini

Lo stava guardando in faccia, dura, fredda, determinata, arrabbiata come a volte lo sono i bambini quando non sanno ancora cosa vuol dire quella rabbia.. 

«Promettimi che lo prendi e lo uccidi».
 
«Noi non uccidiamo le persone». 
«Allora promettimi che lo prendi. Lo prendi e lo chiudi da qualche parte».

Ma non è un'indagine facile.
Non lo è perché Gerri non è un poliziotto facile.
La ferita, il dolore alla testa. Ma anche il suo carattere scontroso, la sua difficoltà nei rapporti, specie quelli con le donne, specie con la collega Sara, con cui ha anche avuto una relazione.
C'è quel vuoto, nel suo passato: l'abbandono della madre (“aspettami qui che arrivo”), l'adolescenza cresciuta con un prete di strada e una suora.
L'aspettare da sempre qualcosa che non arriva mai.
Il vedere le vite degli altri, la felicità degli altri, ma dal di fuori. Come una persona che osserva il mondo da una finestra ...
No, Gerri Esposito non è un poliziotto come tanti, di quelli che si accontentano della soluzione facile a portata di mano. Che in quei giorni a ridosso del Natale, quando tutti aspettano le ferie, sarebbe come una manna dal cielo.

Gli capitava da sempre di avere la sensazione di sentire il dolore degli altri, Non succedeva con tutti, ma era una cosa che Don Mimì già conosceva di lui, se n'era accorto quando un giorno Adelina aveva le coliche renali, era arrivato e aveva assistito ad una scena strana: lei era in piedi in cucina, con la borsa dell'acqua calda sul fianco, e Gerri che la guardava smarrito, si teneva la mano sul fianco nella stessa posizione ..Lo sapeva pure Marinetti, che avvertiva quella sensazione sfumata e indefinibile, riconducendola a un intuito molto sviluppato, una capacità di leggere nelle persone superiore agli altri, che il vicequestore aveva imparato a usare nelle indagini..

Le indagini del poliziotto, coordinate per modo di dire, da un pm molto milanese e molto stronzo (scusate il termine), portano a galla una storia di violenze, di degrado familiare, di vittime silenziose, che hanno avuto la colpa forse solo di nascere nella parte sbagliata della città.
Il compagno di Ketty, Nicola Laforgia, un piccolo sfruttatore nel mondo della prostituzione, che andava a pescare le sue donne anche dentro i centri di accoglienza.
Un bell'uomo, come quelli che si vedono al cinema. In questo modo riusciva a rubare la vita alle sue vittime.
E anche i Laforgia sono una famiglia strana: una madre con la fissazione dei capelli, che difende solo il figlio. Una sensazione strana, in quella casa, come se mancasse qualcosa, un'assenza di una persona che invece avrebbe dovuto esserci.

Ma spunta fuori anche un altro uomo, che forse amava veramente Ketty, che forse l'avrebbe portata via di lì, che pure l'aveva incontrata quella sera e con lei aveva fatto l'amore.
È lui l'assassino?
Forse: perché l'analisi delle impronte, delle macchie di sangue e soprattutto delle ferite, racconta un quadro anomalo.

Restava il problema delle ferite inferte da un'altra mano, alcune sicuramente post mortem, e di quelle impronte piccole, appena leggibili. Bisognava prendere le impronte alla bambina, perché poteva essere stata lei a lasciarle..

Gerri ha fatto una promessa alla bambina: trovare l'assassino e impedire che lei e il fratellino tornino da quell'uomo che picchiava la mamma. E per mantenere la promessa è disposto a sacrificarsi, passare le notti alla Mobile, tralasciale gli amici, come il suo superiore Marinetti, rovinare per sempre la storia con Sara, prendere il freddo, l'acqua, la neve.
Perché ad un certo punto, in quei giorni in cui tutto sembra scorrere in fretta, ad un certo punto inizia pure a nevicare.
Neve vera.
E il freddo atmosferico diventerà anche freddo nell'animo, perché per mantenere quella promessa, Gerri dovrà fare qualcosa di doloroso.
Il compimento è la pioggia è forse uno dei noir più intensi e belli tra quelli che ho avuto la fortuna di leggere: rispetto al precedente “Angelo che sei il mio custode”, in questo domina la scena l'ispettore Gerri Esposito, i suoi pensieri, i pezzi di memoria che affiorano.
Molto intenso il confronto tra il poliziotto adulto che è rimasto un po' bambino, per tutto il dolore e il vuoto che si porta dentro, e una bambina troppo adulta per la sua età, per colpa di tutto il dolore e la violenza che ha dovuto assistere.

«E adesso perché piangi?» 
«Piango per te». 
«Ma non devi». 
«Non hai capito. Piango perché lo sento che tu vuoi piangere e non ci riesci e allo piango io. Per te». 
Gerri le asciugò le lacrime con la mano.«Beh, sai, un poliziotto non può mica mettersi a piangere». 
«E da bambino piangevi?». 
«Si, a volte». 
«La mamma anche non piangeva. E allora piangevo io per lei. Lo sentivo quando voleva piangere, anche se stava da un'altra parte, anche se stava ridendo, anche se stava dormendo. A te non capita mai di sentire il male degli altri? A me sì, sempre. Però non lo dico, perché sennò le persone poi si pensano che sono pazza».

Scrive l'autrice, al termine del romanzo, di come questo libro sia legato ad un altro, La Promessa di Dürrenmatt.
Una promessa che per Gerri diventa una trappola: altro male gli si riverserà addosso, e «il male si attacca a una persona, e come una malatia, si attacca e non se ne va più».
Perché ci sono persone che questo male, se lo prendono loro sulle loro spalle, al posto degli altri: come dei parafulmini – aveva detto così una volta don Mimì.
Non resta che fare da parafulmine contro quel male e difendersi ricoprendo di oblio quei dolorosi ricordi di solitudine e d’abbandono.

La scheda del libro sul sito dell'editore Edizioni E/O


I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

29 marzo 2018

Il reclutamento – da Il compimento è la pioggia (Giorgia Lepore)


Nell'ultimo romanzo di Giorgia Lepore “Il compimento è la pioggia” c'è un delitto, una giovane mamma uccisa in casa, quasi di fronte ai due bambini.
Un delitto che sembra di facile soluzione per la polizia, perché c'è dietro una storia di violenze domestiche in un quartiere che sta dalla parte sbagliata di Bari.
Storie di violenze che colpiscono i più deboli, le donne, i bambini.
E le persone che arrivano in questo paese sperando in un futuro migliore, come le immigrate raccolte nei centri di accoglienza e da qui reclutati per una vita da sfruttamento.
Eppure tre anni prima, quando lo aveva conosciuto, le era sembrato un sogno. Era l'uomo più bello che avesse mai visto, un attore di quelli che ogni tanto, al suo paese, le era capitato di vedere sui giornali, biondi e con gli occhi azzurri.Era lui che l'aveva reclutata in un centro di accoglienza. Allora non sapeva che quell'incontro casuale era un reclutamento. Era buono, era bello. L'aveva presa, portata in una casa, le aveva detto ora stai qua che a te ci penso io, e quella casa le era sembrata anche bella, un po' sporca, sì, ma si vedeva che non c'erano donne, e dove non ci sono le donne, si sa, le cose funzionano male. Aveva detto che faceva tutto lui, il permesso di soggiorno, il lavoro, i documenti, tutto. E lei si era innamorata. Era facile innamorarsi di Nicola Laforgia.Poi le cose erano cambiate. Fai una cosa per me, le aveva detto. E lei lo aveva fatto, e a quella ne erano seguite altre e altre ancora, fino a che lei era rimasta incinta, non lo sapeva di chi. Forse proprio di Nicola, perché con gli altri nella maggior parte dei casi usava il preservativo, lui invece non ne voleva sapere. Lui e i suoi amici, a cui la regalava ogni tanto.



Un bellissimo libro, questo di Giorgia Lepore, forse il migliore dei tre fin'ora scritti.

27 settembre 2016

Angelo che sei il mio custode, Giorgia Lepore

Io sono l'Arcangelo Michele, che sto sempre al cospetto del signore …
Liber de Apparitione, 2,36-39

Incipit
Il bambino si sveglio che aveva freddo, fame e sete. Non sapeva che ore fossero, come al solito là dentro. Era buio, sembrava sempre notte. Non sapeva chi lo teneva chiuso, e non capiva nemmeno perchè. Aveva fatto il cattivo, certo era per quello. Aveva smesso di sperare da tempo che mamma tornasse a prenderlo, non si ricordava nemmeno da quanto.

Arrivato all'ultima pagina del libro di Giorgia Lepore (il secondo con protagonista l'ispettore “Gerri” Esposito) rimane una sensazione di inquietudine, come dopo aver attraversato una stanza semi oscura che ci ha fatto intravedere forme paurose. Di esserne uscito vivo, ma con quella sensazione di paura che rimane addosso oltre la fine del racconto.
La stessa impressione rimasta dai libri di Thomas Harris, come Il Silenzio degli innocenti, col mostro e l'agente FBI che deve dargli la caccia, in questo caso un mostro che rapisce i bambini per un suo rito.

Ma in questa storia non ci sono buoni senza macchia che lottano contro il male: il protagonista si chiama Gregorio Esposito, “Gerri”, e lavora come ispettore di polizia alla terza sezione della Mobile, a Bari.
Del suo passato conosciamo assai poco, e forse questo è un limite del libro, per la scelta dell'autrice di buttarci dentro la storia senza nessun riassunto del suo passato.
Lo scontro a fuoco al termine di un'indagine delicata, che non si è conclusa con l'arresto del cattivo ma dove è rimasto gravemente ferito. Il coma, il rimaner sospeso tra la vita e la morte e poi il risveglio.

Per tornare operativo dopo alcuni mesi di convalescenza e trovarsi coinvolto in un caso che riguarda di minori scomparsi: casi che erano rimasti in sospeso e che il ritrovamento dello scheletro di un bambino, in un bosco in una località vicina al santuario di San Michele a Monte Sant'Angelo, fa riaprire. Per essere inseriti in un'unica inchiesta in cui viene aggregata una funzionaria dello Sco di Roma, Giovanna Acquarica, esperta di crimini contro i minori.

Il gruppo di lavoro fa fatica ad affiatarsi: Esposito è un poliziotto dal grande intuito ma abituato a lavorare seguendo i suoi schemi, su carta, a fare di testa sua senza rispettare troppo le gerarchie e le decisioni dei superiori, come Marinetti, che nonostante tutto l'ha sempre protetto, apprezzandone le doti nascoste dai suoi modi bruschi, coi cambi d'umore, ai frequenti mal di testa, dovuti anche alla ferita al capo.

Ma la funzionaria di Roma, Giovanna, si dimostra capace: capace nel gestire i rapporti coi genitori dei ragazzini scomparsi, capace di portare avanti un'indagine delicata.
Dove oltre agli aspetti forensi, si arriva ad indagare anche su alcuni simboli rinvenuti sullo scheletrino: su questi viene interpellata una specie di strega, una signora anziana, la mammana Angela:
«Ha idea di cosa possono voler dire questi simboli?»Scosse il capo e fece schioccare la lingua.«Ma l grott, a vit da uardà nta lli grott»«Cosa c'è nelle grotte?»«Quann j er piccnn, l piccnn na putvn scè ita lli grott. L grott so li port d l Infern»

Le grotte son le porte dell'inferno.
E in una di queste grotte si nasconde l'intrigo, che porta all'uomo che parlava con l'Angelo e ai bambini rapiti, per arrivare fino a Monte S. Angelo e al santuario di S. Michele.
L'Angelo gli aveva assicurato che non era morto, e non doveva mettere in dubbio la parola dell'Angelo. Sua madre, quella santa, gli aveva detto di non dire che l'Angelo gli parlava. Non perché fosse una cosa sbagliata, ma nessuno avrebbe capito, nessuno avrebbe creduto, la gente era cattiva e solo lui, solo lui, era abbastanza puro da avere quel dono”.

Ma l'inchiesta sui minori è solo uno dei filoni su cui si sviluppa il racconto: ci sono anche i rapporti tra Gerri e le donne della sua vita, rapporti spesso conflittuali terminati in pochi mesi.
Come quello con Lavinia, che pure continua a mandargli sms. Claudia, la moglie del superiore, con cui ha un rapporto quasi affettivo. Fino a Sara, la collega romana con cui il rapporto si è interrotto forse troppo presto in modo brusco. E ora Giovanna, il cui rapporto inizialmente conflittuale cambia man mano che si conoscono.

Da dove deriva questa sua conflittualità, questa sua incapacità nel creare delle relazioni stabili che vengono consumate in modo bulimico, senza voler prendersi delle responsabilità ?
Così come l'inchiesta andrà a svilupparsi nei sotterranei del santuario, per arrivare a questi perché dovremmo andare a scavare nel profondo della sua anima, andando oltre le porte del suo passato. Delle porte che sbarrano i ricordi in “compartimenti stagni” che Gerri si è costruito come difesa.
La sua infanzia a Napoli, il collegio dove è cresciuto, l'assenza di radici nel suo passato, oltre al prete e alla suora che l'hanno allevato, l'essere stato abbandonato tanti anni prima in un negozio ..
Quell'uomo a volte le faceva paura, una paura profonda e inconfessabile, quando di colpo si trasformava in un estraneo, di cui non sapeva nulla e capiva ancora meno. Lo spaventavano le notti insonni, agitate, che cominciavano tardi e finivano troppo presto, gli incubi di cui non sapeva il contenuto, i mal di testa improvvisi e violenti, gli antidolorifici, le fisioterapie e la fatica che gli leggeva ogni giorno in faccia, gli sbalzi d'umore e gli scatti di nervi. Certo c'era stato l'incidente e la riabilitazione non era finita; ma sentiva che c'era dell'altro, e quel buio insondabile le faceva paura”.

L'indagine sui minori e l'indagine (altrettanto complessa e dolorosa) sul suo passato (scatenata anche dalle carte che gli fa leggere la funzionaria di Roma, come vendetta) andranno avanti di pari passo e in queste l'ispettore Esposito si lascerà coinvolgere in modo personale. Perché entrambe accomunate dal dolore della separazione, la separazione dei bambini della madre.
Eppure Marinetti lo sapeva, era quella la sua forza, quello che lo rendeva diverso dagli altri: era il fatto di vivere ogni caso come se fosse la sua vita a permetterglielo, e allo stesso tempo il motivo per cui non ne aveva mai avuto una e mai l'avrebbe avuta, probabilmente. E poi alla fine si sentiva come morto, svuotato, a tornare in quella casa spettrale che, diceva Sara, sembrava un obitorio”.

La scheda del libro sul sito di Edizioni e/o

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