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02 ottobre 2016

Le due visioni della politica

Il confronto televisivo su La7 tra il presidente del Consiglio e il presidente emerito della Consulta è stato interessante, più che per le ragioni del si o del no, perché ha raccontato agli italiani le due visioni della democrazia che oggi si scontrano.
Semplificando al massimo (e anche rischiando una banalizzazione) possiamo parlare di una democrazia parlamentare, basata sul confronto e sul dibattito per l'approvazione delle leggi e dove (solo raramente) si procede con decreti.
Dall'altra parte abbiamo una visione decisionale per cui, quando si tratta di prendere le decisioni su argomenti strategici, non si può aspettare i tempi lunghi dei dibattiti.
Il governo, in quanto organo esecutivo, deve prendere una decisione e questa deve avere una corsia preferenziale.

Da una parte la complessità, talvolta difficilmente comprensibile, percepita come un peso che non sempre si può sopportare.
Dall'altra la semplificazione, che diventa spesso in banalizzazione. O peggio.
Se non passa la riforma non taglieremo più i costi. Non potremo fare più altre riforme per anni .. (quando in questi ultimi anni abbiamo toccato la Costituzione più volte, tra cui l'inserimento del pareggio di Bilancio).

Avevamo così di fronte da una parte un professore universitario che cercava di argomentare, di spiegare, di fare ragionamenti alti. Dall'altra il presidente (e segretario) che parlava per slogan semplici, guardava in televisione, parlava con Mentana mentre l'altro esponeva le sue tesi (e più volte Zagrebelsky l'ha richiamato, “mi sta ascoltando?”).


È stata più efficace la narrazione del si o quella del no? Dal punto di vista televisivo penso che sia stato più efficace Renzi, le sue risposte sono arrivate più facilmente e direttamente agli spettatori che ascoltavano.
Che questo sposterà i voti da una parte (o l'altra) è tutto da vedere.

Andremo a votare una riforma costituzionale (che non si può più cambiare) ma in queste settimane forse si discuterà solo della legge elettorale.
La minoranza PD continua a raccontarci che voterà si solo se cambia le legge elettorale, che pure oggi Renzi vuole modificare (proprio sulle preferenze dove fino a ieri ci dicevano che erano un vulnus per il problema del voto di scambio e clientelismi). Tutto questo non suona grottesco?

Cosa c'entra la legge elettorale con la riforma Costituzionale? Ci avevano sempre detto che non erano affatto legati (per esempio il ministro per le Riforme Boschi). Allora il famoso “combinato disposto” tra riforma e Italicum su cui il fronte del no punta il dito, esiste veramente?

E qui veniamo al punto finale: perché questa riforma non è stata presentata come veramente è? Ovvero, perché non si è presentata come il passaggio ad un presidenzialismo forte, punto e basta.
Sarebbe stato tutto molto più semplice. Forse anche più trasparente.

Anche perché ora il presidente del Consiglio che vuole spersonalizzare il voto inizierà la sua campagna per il si, in giro per l'Italia. Giusto per spersonalizzare.

E già si parla di “blitz” per approvare le modifiche entro il 4 dicembre..

19 settembre 2016

Sinceri democratici

Due articoli da Repubblica 18 settembre: l'editoriale di Scalfari e l'intervista a Pisapia.
Tema, referendum e legge elettorale.

Scalfari, dopo l'ennesimo schiaffo europeo a Bratislava, infiocchetta il suo ragionamento con un titolo quasi poetico "L'europeismo fa cadere le spine e fiorire le rose" si accorge dell'Europa a pezzi e che il triumvirato era buono solo per le foto di gruppo a Ventotene.
Anche l'ex direttore parlando di spine di Renzi chiede, anzi invoca una modifica alla legge elettorale: 
"Le spine di Renzi sono il referendum e la legge elettorale. Finalmente ha capito il legame tra quei due argomenti e si è impegnato a modificare la legge elettorale prima che il referendum abbia luogo. Altro finora non sappiamo. Ma una cosa sappiamo (non io soltanto, da cittadino ed elettore, ma molti nel Pd e molti anche tra i moderati democratici). Sappiamo che legare la legge elettorale al ballottaggio è un gravissimo errore, come è altrettanto sbagliato introdurre le preferenze, frutto marcio di lobby e clientele perfino mafiose".
Solo le persone in malafede tengono separati referendum e legge elettorale che, viste assieme, spostano gli equilibri parlamentari senza ammetterlo esplicitamente.
La legge elettorale, ora che rischia di far perdere il PD, va cambiata - ci dice Scalfari. 
Niente ballottaggio e niente preferenze.
Alla faccia della Consulta. Alla faccia dei cittadini che le chiedono.
che grande rispetto per gli elettori: sembra di sentir parlare Volontè ne "Indagine su un cittadino":
"L'uso della libertà, che tende a fare di qualsiasi cittadino un giudice, che ci impedisce di espletare liberamente le nostre sacrosante funzioni. Noi siamo a guardia della legge che vogliamo immutabile, scolpita nel tempo. Il popolo è minorenne, la città è malata .. ".

A proposito: le preferenze no perché dietro ci sono lobby e mafie. Le Olimpiadi e le grandi opere che dietro hanno lobby e mafie invece sì?

Nelle pagine milanesi, l'intervista all'ex sindaco Pisapia: non vuole schierarsi ma, lo capirebbe anche un bambino, voterà sì al referendum.
Non c'è niente di male, ci mancherebbe: stupisce il suo non volersi schierare, come se temesse brutte reazioni dal suo popolo arancione.
Che abbia ancora delle velleità politiche?

Anche qui, un'altra perla di democrazia:
"Questa riforma non aumenta i poteri del presidente del Consiglio e rafforza il ricorso a leggi di iniziativa popolare. E voglio ricordare che, quando ha dichiarato incostituzionale il Porcellum, la Consulta ha detto espressamente che sono obiettivi di rilievo costituzionale anche la stabilità del governo del Paese e l'efficienza dei processi parlamentari".
Avvisiamo Pisapia che per le leggi di iniziativa popolare servono ora 50mila firme: con la riforma ne serviranno 150mila.
E non è detto che in una Camera di nominati le leggi di iniziativa popolare vengano poi discusse.

E questi sono i sinceri democratici.. 

01 luglio 2016

Grandi manovre (d'autunno)

Mettiamo assieme alcuni episodi della cronaca politica di questi giorni.
L'intervista di Fedele Confalonieri su La Stampa in cui auspica un ritorno in scena del cavaliere, a fianco del governo (con buona pace dell'opposizione di facciata dei capataz di Forza Italia).
La riorganizzazione di Forza Italia stessa, con la fine della gestione della senatrice Rossi. Un'altra struttura, la fine del cerchio magico .. un nuovo nazareno?

Ala aveva già mandato un messaggio al governo, votando contro un provvedimento e mandandolo sotto al Senato.
Ora è Alfano che appoggia una proposta della sinistra sinistra per rivedere l'Italicum.
E dopo le sconfitte (pesanti) alle amministrative, anche il governo sembra possibilista...Mica vorremmo favorire il M5S, con tutti gli sforzi che abbiamo fatto.

E chiaramente il M5S è contrario a queste modifiche (il premio alla coalizione e non solo alla lista) .. Una volta tanto che siamo favoriti.

Si avvicina l'estate e poi, per la grande campagna per il si al referendum (testimonial Jovanotti, Benigni e Buffon) rimangono pochi mesi in cui si dovranno convincere che le riforme a Senato (e CNEL e poco altro) serviranno veramente al paese. 
A sistemare il problema delle banche, per le sofferenze dei crediti (e che non riguardano problemi di liquidità).
A far crescere l'occupazione, specie nei giovani, e non per pochi punti decimali.
A dare una soluzione definitiva ai problemi della giustizia, per la carenza del personale tecnico, dei magistrati.

Ci sono brutti sondaggi che girano, c'è il risultato della Brexit voluta da Cameron e che gli è costato il posto.

05 maggio 2015

L'Italicum è fatto

L'Italicum è fatto, ora dobbiamo fare gli italicumiani.
Sarebbero i cittadini che non si interessano la politica e esprimono il loro parere politico con i like e con i retweet.
Quelli incapaci di esprimere un ragionamento oltre i 140 caratteri, farcito con slogan pubblicitari.
Perché questo è l'elettorato buono del corso renziano. Non pensa, non approfondisce, non ricorda, non dissente.
L'uomo solo al comando partorisce riforme nello stesso soldo: 
"Abbiamo il mandato di cambiare il Paese e lo cambieremo " dice a Bologna, con stile che ricorda il Crozza mentre lo imita dal balcone di piazza Venezia.
"L’imperativo è tenere botta".
Imperativo è categorico e impegnativo per tutti, appunto.

Un uomo solo a comando di un partito dove chi dissente è pregato di uscire dalla porta.
Al comando di un governo di ministri che non devono oscurare la sua luce.
Al comando di un parlamento che ratifica quello che decide.
Al comando di istituzioni cui sono tolti i contrappesi.

Perché per fare le riforme serve una maggioranza stabile e chiara.
Con una finta maggioranza e una finta opposizione.
Che vende al paese riforme e grandi opere fumose: il jobs act che produce stabilizzazioni di posti di lavoro esistenti (con le finte tutele crescenti). La riforma della scuola che produce preside comandanti, toglie risorse alla scuola pubblica col ricatto della stabilizzazione dei precari.
L'Expo dell'ottimismo?
Voluto da Prodi e dalla giunta Moratti. Ma Renzi lo ha venduto bene.
Come ora venderà bene la nuova legge elettorale in vista delle regionali dei riciclati.
Destra e sinistra? Concetti passati, ora conta essere dentro o fuori.
Concetti passati come il vecchio capitalismo di relazione.
Come gliele ha cantate ieri in borsa.
Il presidente che ha piazzato i suoi (Carrai, Landi, Bianchi, Boschi, Farinetti) nei posti e nei luoghi che contano.
Fabrizio Landi, ex amministratore delega-to di Esaote e tra i finanziatori delle campagne elettorali di Renzi,  siede  nel cda  di  Fin-meccanica. Alberto Bianchi,avvocato di Renzi e tesorieredella  Fondazione Open,  nelcda di Enel. Nel collegio sindacale di Eni troviamo M arco S era c i n i ,     tra i     fondatori dell’associazione con     cui Matteo raccolse  soldi per  le primarie comunali  del 2009.E sempre  all’Eni, ma  come consigliere, c’è l’aretina Diva Moriani, vicepresidente del gruppo   Kme di   Vincenzo Manes (finanziatore della campagna  elettorale di  Rezi). Nel board delle Ferrovie cisono Federico Lovadina(sociodell’avvocato  e tesoriere  na-zionale del Pd Bonifazi) e l’ex McKinsey Gioia Ghezzi che ha collaborato con Renzi per scrivere una legge sull’omici -dio  stradale quando  era  ancora sindaco. Alle Poste fra iconsiglieri spunta ElisabettaFa b r i , presidente   degli StarHotel e amica dell’imprendi -tore e consigliere del premier,Marco Carrai. Lui stesso è pre-sidente di   Adf, la   società(quotata) che gestisce l’aero -porto di  Firenze, consiglieredell’ente Cassa  di Risparmiodi Firenze e ad aprile ha oc-cupato un’altra poltrona im-portante  nel consiglio  d’am -ministrazione della Bassili-chi,   partner di   riferimentoper  banche, aziende  ed  entidella pubblica amministra-zione grazie a  un’offerta re-lativa a monetica, back officee sicurezza. Poi ci sono le re-lazioni coltivate in banca da-gli amici comeJacopo Maz-ze i , ex presidente della Cassadi Risparmio di Firenze, cheoggi è nel consiglio di sorve-glianza di  Banca Intesa.  Ierisu Twitter è stato citato ancheOscar Farinettiche con Eatalyha ottenuto un grande spazioall’Expo (8mila metri quadricon 20 ristoranti) senza garad’appalto e senza una preven-tiva ricerca di mercato. Tantoche  il contratto  è finito  nelmirino dell’Autorità anticor-ruzione che ha sollevato per-plessità sull’entità economicadel contratto, pur in assenzadi censure di irregolarità

01 maggio 2015

Servizio pubblico – dittadura!

Mi fido di te .. cosa sei disposto a perdere: l'anteprima di Michele Santoro inizia sulle parle di Jovanotti.
D'Alema, Fini, Veltroni non lo ammetteranno mai, ma Renzi è figlio loro e dalla loro sconfitta sono nati Grillo e Renzi.
Sono i loro ex seguaci che oggi o si sono accodati al vincitore o si danno il ruolo di attori senza parte.
Bersani, come Monti, come Letta non ha compreso il valore dell'informazione scomoda.
De Bortoli oggi scrive che in Italia i giornali sono scomodi e l'informazione è considerata un male necessario: è un segno di arretratezza del nostro paese.
L'insofferenza all'informazione scomoda è una delle cause della crisi della nostra politica, che ad un certo punto si è trasformata nel dominio di un partito personale. Di un politico che possedeva una tv e ne controllava l'altra.
Berlusconi non ha trovato politici a contrastarlo con una visione non viziata dai conflitti di interesse.
I nemici di B. erano i magistrati, i giornalisti e i ribelli della sua coalizione.
La nostra Costituzione è nata dal rifiuto del fascismo e dalla collaborazione di uomini diversi, repubblicani e monarchici.
La Costituzione non voleva tutelare l'azione della maggioranza ma le libertà.
Le riforme di B e quelle di R hanno in comune un aspetto: considerano centrale la possibilità a chi vince le elezioni di governare senza ostacoli e impicci.
Se l'informazione obietta.. tornano le parole di De Bortoli: “del giovane caudillo Renzi che dire? .. mal sopporta le critiche”.



Quando vediamo Brunetta che urla contro il fascismo di Renzi viene da ridere. Le sedute del parlamento sono una recita.
Siamo in una ditta-dura: il presidente del consiglio controlla il parlamento, siamo una repubblica presidenziale senza contrappesi.
Adesso, tutto tace. È l'elettorato di sinistra che dice “l'asciatelo lavorare”.
La democrazia rappresentativa è diventata delega del potere.
E così, della dittatura di centro ci si fida. Mica è una di destra o di sinistra …

Il partito non si spacca mai” Lotti.
Usciamo tutti più deboli da questa scelta (la fiducia)” Cuperlo
Io non tolgo la fiducia al governo” Damiano
Prove muscolari non sono utili al premier” Gotor. Votare no alla fiducia significa bocciare l'azione di governo.
Ne abbiamo discusso un anno e mezzo” Carbone.
Se andiamo avanti così non rimarrà il PD” Civati.
Qui abbiamo quelli che fanno i girotondi e poi in aula hanno problemi di coscienza” Richetti.
C'è qualcuno che vuole mandare a casa Renzi, lo faccia apertamente....”.

Bertazzoni e le reazioni dei deputati PD, le sceneggiate in aula, grida, insulti, le difficoltà della Boldrini nel tenere l'aula.

Bersani “bisogna tornare al Pd, ai suoi valori .. adesso vediamo .. la fiducia sulla legge elettorale è una cosa seria .. che il parlamento sia zittito sul tema della legge elettorale può essere un fatto serio ..”.

La Camera approva. Amen.

Per scuotere l'indifferenza sulla situazione politica – spiega Santoro – ho chiesto l'aiuto a due donne: Lorenza Carlassare, la costituzionalista e Amalia Signorelli l'antropologa.

Renzi, alle critiche sulla fiducia, risponde che stanno facendo la legge elettorale finalmente, per poter fare le cose senza rimanere impantanati nella vecchia politica.
È un'obiezione che nasconde una insidia.

Sono parole vecchie, risponde Carlassare: queste parole , “fare presto, non ci si può arenare”, sono nel discorso di Mussolini quando ha approvato la legge Acerbo nel 1923.
Il primo atto importante del fascismo è stato la legge elettorale. Gli argomenti sono questi: molte persone si erano convinte da queste argomentazioni, era convincente dire che bisognava uscire dalla palude. Tanto non importa il Parlamento..
I popolari erano divisi su questa legge, l'unico che la osteggiò era Don Sturzo: disse che, con questa legge, gli mettiamo in mano il potere. E così successe.
La gente ha memoria corta, la Costituzione non si studia: queste cose sembrano da sofisti, non si deve ragionare, si deve fare presto.
Se uno fa da solo, fa presto.


Si deve pensare al futuro e al peggio: chi arriverà dopo Renzi? Il punto debole della proposta quali sono?
I premi, per esempio: non hanno portato bene nemmeno alla DC. La legge truffa portava un premio alla coalizione. Pertini andò da Einaudi chiedendogli di non approvare questa legge votata con la confusione.
Oggi si da il premio al partito e non alla coalizione che prende il 50% più 1.
La maggioranza, nella legge De Gasperi, c'era già: è una differenza essenziale.

Se nessuno raggiunge il 50 più 1, il premio non scattava (con la legge truffa): invece qui la soglia è a 40% (dal 35%). Se non lo prende nessuno, si va al ballottaggio con due gruppi che hanno preso magari il 20-22%.
E chi vince si prende il Senato, la Camera, il presidente della Repubblica.

Io non ho desiderato che queste riforme non andassero in porto: ma vanno contro quello che ha detto la Consulta contro il porcellum.
Che ha spiegato come la governabilità non può essere fatto a discapito della rappresentanza. Non ci sono le preferenze (ci sono per i non capolista) …

Michele Emiliano: da anni cerchiamo di correggere il porcellum, per fare in modo che i cittadini esprimano le preferenze. L'Italicum consente di esprimere un nome, non per i capilista.
I cittadini chiedono rapidità nel risolvere i loro problemi: si deve cambiare, potremmo correggere i rischi di questa legge, obbligando i partiti a fare le primarie, ad avere uno statuto.
Obbligare un partito ad essere scalabile, ad avere una democrazia interna: sposterei le garanzie dentro i partiti.
Per me era pericoloso vivere nel partito, nella ditta, perché non mi schieravo.
Se non approviamo questa legge, non la cambiamo più e rischiamo di fare governi con Putin: non vogliamo più essere obbligati a fare larghe intese.
Serve una norma che sblocchi la tripartizione della politica.

Fassina: tra chi non ha votato la fiducia c'è gente che ha rinunciato la poltrona. La logica di Richetti la si deve applicare a quanti hanno poi votato la fiducia.
Le riforme servono e si devono fare: ma si può andare indietro con le riforme.
Si sono votate le pregiudiziali a voto segreto: se volevamo far cadere il governo, si usava quell'occasione, che invece è passata con molti voti di differenza.
Si mette la fiducia perché la legge è caratterizzata su questo Pd e si voleva togliere di mezzo ogni emendamento, che avrebbe potuto correggere i problemi.
Come la possibilità di fare alleanze in ballottaggio: le nostre proposte erano prerogative del Parlamento, non vendette contro il governo.
Renzi vuole questa legge elettorale, la legge del governo.

Non ho partecipato al voto non perché non ho le palle: non ritengo accettabile il ricatto al parlamento, col voto di fiducia. O fiducia o cade il governo.
Lunedì sera voteremo no alla legge elettorale.

Sondaggio su Renzi da EMG:
Comprereste un'auto usata da Renzi: 69% no.
Agli elettori del PD: la risposta è si all'80%.

Prima impressione dal sondaggio: la strategia decisionista coalizza il partito all'interno: la minoranza è vista come perdente, ma nell'opinione pubblica prevale lo scetticismo.

Signorelli, l'antropologa: serve ricorrere alla storia, purtroppo. Il paese ha il governo che si merita:
gli italiani sono contenti di farsi i fatti loro, la frase per rappresentare gli italiani è “farsi i fatti propri”. Curarsi gli affari e anche non impicciarsi.


Una fetta cospicua del Pd ha delegato a Renzi la politica. E un'altra parte di scettici che esprime sfiducia: la mia posizione cambierà se riesco a cambiare io.
A me ha dato fastidio il metodo, ho visto che nella Costituzione c'è scritto che una legge elettorale deve uscire da una collaborazione, non da una fiducia.
La percezione degli italiani è che la Costituzione può essere disattesa, tanto non succede niente ..

L'intervento di Travaglio:


Caro presidente Mattarella .. alla Camera stanno succedendo cose strane, il presidente del Consiglio, non eletto, si crede il capo del Parlamento.
Renzi vuole mettere la fiducia su una legge che una parte del suo partito non vuole: una minaccia al suo partito.
Potrebbe ricordare a Renzi che chi scioglie le Camere è lei e non lui?

Napolitano lo imploravamo per stare zitto, lei di parlare. Oggi i giornali sono uffici stampa di Renzi. Ci rimane solo lei. Ha insegnato diritto Parlamentare, sa che gli unici che hanno messo la fiducia sono stati Acerbo e Scelba.
Ha insegnato diritto costituzionale: all'articolo 70 si spiega che la fiducia si mette su leggi normali.
Articolo 67: il parlamentare non ha vincolo di mandato. Renzi lo sa? Ha sostituito i deputati in commissione che volevano votare contro l'italicum.
Renzi ha tradito il mandato degli elettori coi capilista bloccati e con i senatori nominati.

La sovranità appartiene al popolo, che elegge il parlamento che sceglie un governo.
D'Alimonte parla di elezione diretta del capo del governo, senza aver cambiato la Costituzione.
Il capo del partito che prende i voti, prende tutto. Dalla Rai al CSM.
Lei è stato nella Consulta che ha bocciato il porcellum.
Renzi sta usando la maggioranza incostituzionale del porcellum, per scassinare la Costituzione violare le regole.
Nel 2005 Mattarella in aula aveva attaccato Berlusconi “vi state facendo la vostra Costituzione, ma le istituzioni sono di tutti, anche della minoranza”.
Dovrebbe ripetere queste parole anche a Renzi.

Carlassare ha sollevato una critica all'intervento Travaglio, spiegando come Mattarella non può entrare nella discussione parlamentare: al limite può rimandare indietro la legge, motivandola.
Il voto è uguale anche in uscita: non solo ognuno può votare, ma il voto di quelli che sono finiti in minoranza non può contare niente o poco, rispetto al voto finito alla maggioranza.
La Consulta ha detto che il porcellum viola il principio di uguaglianza.

Renzoni: game over dopo l'Italicum? No, nella minoranza stanno pensando alla vendetta. Di D'Alema, che vuole far cadere il governo che doveva saltare sul jobs act.
Bersani e Speranza dissero che viene prima la ditta e non vollero far cadere il governo.
Renzi Lotti e la Boschi hanno chiamato i parlamentari: Leva e De Giorgis hanno confermato le promesse.
Sapete quanti deputati hanno aperto un mutuo?
Il governo cadrà in Senato, basterà fare un gruppo autonomo.


Il partito della nazione è nato: nelle regionali stanno accorrendo nel PD molti pezzi del centrodestra. Emiliano mette su due liste civiche: così i voti del PD diminuiscono e imbarca di tutto.
Il coordinatore di Emiliano viene dall'UDC, Spina. Campione di trasformismo.
Eupreprio Curto era iscritto all'MSI, si candida con UDC ma sostiene con Emiliano.
Il meccanismo è lo stesso ovunque: De Luca è sostenuto dai cosentiniani.
Renzi non ha dubbi: l'importante è vincere.
Verdini ha già pronte le valige per entrare nel partito del vincente. Renzi.

Le ideologie sono già superate.

Emiliano ha risposto alla questione degli ex centrodestra imbarcati, spiegando che nelle regioni è comune che succeda: anche Vendola ha avuto come assessore un ex iscritto ad AN.
Gli ex di centrodestra stanno cercando ora una collocazione, avendo perso l'egemonia politica in regione. Egemonia che ora ha il centro sinistra.

L'egemonia di cui parla Emiliano (e Renzi) ha un prezzo: si governa col centrodestra, dimenticandosi del percorso e del fine del governare. Si governa per fare cosa? Per fare una piattaforma diversa da quella del tuo elettorato?
Renzi sul lavoro ha approvato il modello della destra.
O nella scuola, col preside padrone che può decidere su tutto.

Fassina ha parlato di un riposizionamento culturale del partito democratico: è diventato un partito dell'establishment, che lascia fuori fasce crescenti di classe economica e politica.
Si costruisce un partito su un consenso ristretto: quel 25% che mi vota diventa la maggioranza politica del paese.
Si restringono gli spazi politici di rappresentanza: la sinistra dovrebbe cambiare e invece siamo legati dal trasformismo.
Perdiamo Cofferati e prendiamo la fiducia da Bondi.

Emiliano vs Fassina su larghe intese e transfughi dal centrodestra: Fassina ha governato con gli ex FI, e andava bene? E ora non va bene Bondi? Emiliano imputa a Fassina una doppia morale .

Altro sondaggio:
Ha più fiducia in Renzi dopo un anno: 58% no.
Fiducia in Renzi? 34%.

Le ideologie le abbiamo buttate via: la Signorelli ha spiegato come questo sia una sciocchezza, non si vive senza ideologie. Scegliersi i compagni di strada come si vuole, a seconda dell'obiettivo, non è naturale.
Le ideologie ti proponevano una stile di vita. Oggi passano le ideologie dei soldi, del successo, del tanto non succede niente.

Come femminista non voglio l'obbligo delle donne dentro una legge elettorale.

Giulia Innocenzi al parco Trenno, qui ragazzi #noexpo.
Le ragioni del no ad Expo: l'opera è una promessa tradita, dicono queste persone.
Una falsa promessa, debito tossico, alimenta opere inutili, si crea un sito che viene smontato, un'area che non si sa che fine farà. Il cibo diventa merce, il lavoro che viene sminuito.

Expo è un'opportunità? La carta di Milano contro la fame nel mondo è una cosa buona?
I partner di expo sono mc Donald e Coca Cola, Sanpellegrino (in prima fila nella privatizzazione della gestione dell'acqua). Eni che parla di sviluppo sostenibile mentre è indagata per corruzione.
Sponsor che rendono non credibile Expo.

Expo volano dell'economia? I posti di lavori reali sono pochissimi.
I turisti in più sono solo 5000.
Con 10 miliardi di euro potevamo ricostruire Pompei e rivalorizzare le aree del paese.

L'idea originale di Expo era un'altra: doveva essere il polmone verde di Milano. Non una colata di cemento.

Le opere collegate di Expo costano 11 miliardi.
I padiglioni per l'Italia costano più di 1 miliardo.
Il progetto approvato dal bureau era diverso: campi coltivati, serre. Oggi c'è una piastra che copre il terreno e impermeabilizza tutto.
70mila tonnellate di acciaio: oggi rimane un debito da 160 ml di euro. Sul groppone di comune e regione, che hanno acquistato le aree, non era mai successo prima.

La società Arexpo, che ha comprato i terreni ha scelto i terreni di Cabassi: era venditore e compratore. Terreni comprati a caro prezzo: terreni passati attraverso una variante urbanistica, che ha fatto crescere il valore. Da 10-20 euro a 150 euro …
I terreni erano da bonificare: l'appalto della CMC è stato vinto col ribasso. Ma poi i costi sono esplosi.

Questa esposizione è l'immagine della classe politica, dice Mattia Calise del M5S. Con Mc Donald che parla di nutrizione.

Santoro ha commentato la pioggia di critiche che sono piovute su twitter e su FB contro i no expo. Non possiamo dubitare nel capo: è quello che mette assieme le persone.
Chi critica Mc Donald è passatista. Punto e basta, senza argomentare.

La lezione sulle ideologie di Carlassare su Emiliano, che era comunista e oggi si pente di quel PCI del centralismo democratico.
Sposando il centralismo renziano.

Emiliano considera, se ho capito bene, come ideologie solo quelle del regime comunista (che gli impediva di mettere i calzoni bianchi). Ma sono ideologie anche il neo liberismo, la delega in bianco verso la politica, l'amore per l'uomo forte.
E sono ideologie anche i valori contenuti nella nostra Costituzione.
Per esempio quando parla di combattere tutte le diseguaglianze: le diseguaglianze sul lavoro, sulle condizioni di vita.

È antico tutto questo?

30 aprile 2015

Perché, signori miei ...

Leggendo qua e la i commenti sull'Italicum:
Come si fa a dare del fascista a Renzi? Era fascista anche Moro allora?

Abbiamo discusso per un anno, ora basta. La legge va approvata così ..

Ma questa legge almeno garantisce la governabilità e la governabilità serve per approvare le riforme e le riforme servono per far uscire il paese dalla crisi

Sapete solo criticare -insultare - aggredire - dire di no ..

E anche: 
se questa legge l'avesse fatta B. e avesse imposto la fiducia ..
(e parliamo della fiducia sull'Italicum, sulla legge bavaglio che blocca la pubblicazione delle intercettazioni ..)

Quando la discussione politica si abbassa a discussione da bar (arbitro cornuto, sapete solo rubare ..), scendere a questo livello di discussione è pericoloso. Perché a governare la discussione non è più il buon senso, l'onestà intellettuale, il ragionare.

Questo governo ha posto la fiducia sulla votazione alla Camera della legge elettorale, nata dal patto del nazareno tra il segretario del partito di maggioranza col leader di un partito di opposizione decaduto.
Questa legge elettorale non è stata discussa in parlamento ma altrove. Le pregiudiziali (per esempio sul premio alla maggioranza dato alla lista), le possibili modifiche venivano bloccate dicendo che c'era il patto da rispettare.
Non il parlamento, non la volontà degli elettori. Ma il patto con Berlusconi.

La questione della governabiiltà: è vero che serve un governo stabile che abbia una maggioranza stabile per governare.
Ma anche Silvio aveva una sua maggioranza forte. Ha governato bene?
Era il governo che voleva mettere il bavaglio alla stampa, che voleva costruire le centrali nucleari con l'esercito posto a difesa. Ce lo ricordiamo ancora, vero?
Più che la governabilità, servirebbe puntare alla qualità degli eletti.
Che entrano (e entreranno) in lista solo perché fedeli o perché garantiscono un loro pacchetto di voti.

Sapete dire solo di no: lato mio, dopo la bocciatura della Consulta (che prima ancora aveva giudicato inammissibile il referendum per togliere il porcellum ..), si doveva andare al voto col proporzionale (che garantiva tutti, grandi e piccoli) e solo con un nuovo parlamento più rappresentativo, si poteva procedere con la riforma. 



Moro e la legge truffa: la legge truffa di De Gasperi dava il premio di maggioranza al gruppo di liste collegate e solo se si superava il 50%.
Come al solito si cita il passato come fa comodo.

Durante la discussione sulla legge elettorale, Moro disse
«Anch´io sono disposto a riconoscere che la democrazia non è soltanto il regime della maggioranza, ma è il regime del rapporto necessario, della garanzia permanente di esistenza e funzionalità, ciascuna nel proprio ambito di una maggioranza e di una minoranza. Bisogna che la maggioranza possa orientare, dirigere, prendere iniziative e decisioni e che la minoranza possa con forza e sicurezza operare, secondo la sua funzione di controllo, proporre alternative, permettere eventuali mutamenti nell´orientamento del Paese». 
Con questa legge e con questa riforma costituzionale si toccano, sbilanciandoli, il pesi e i contrappesi dentro le nostre istituzioni: l'esecutivo ha una maggioranza stabile e certa, non ha più il doppio passaggio Camera e Senato per le leggi, per i decreti c'è la corsia preferenziale (e fino ad oggi Renzi ha governato per decreti soprattutto). 

E oggi i nostri deputati sono costretti a votare non secondo coscienza ma pensando alla cadrega.
Tutto bene?

PS: chiaramente se certe cose le avesse fatte B. saremmo sulle barricate. Ma si sa, fare opposizione stanca .. Come è comodo stare dalla parte dei vincenti.

29 aprile 2015

La faq sull'Italicum (by Piovono rane)

Sul voto di ieri, il primo sull'Italicum, ha scritto già Gilioli: il perché della fiducia, il comportamento delle minoranze.

Spero che non passi inosservata una cosa: questi sono comportamenti che portano voti a M5S e Salvini. 
Il M5S?«Incassa, come Salvini».In che senso?Renzi ha l'appoggio, a essere molto generosi, di metà scarsa dell'elettorato. L'altra metà, quella che è contro, oggi può indirizzarsi solo verso Salvini, verso il M5S o verso l'astensione: In ordine di forza crescente. Solo che l'astensione non è un partito. E di fronte alla nullità della minoranza Pd, alla latitanza strategica di Forza Italia e alle convulsioni di Sel, beh, Salvini e i grillini incassano l'opposizione. Infatti il M5S, nonostante tutti i casini che ha avuto, viene ancora dato dai sondaggi sopra il 20 per cento e, se si andasse a votare con l'Italcum, potrebbe essere la forza che alla fine si oppone a Renzi al ballottaggio.
E' quello che vuole Renzi è avere un'opposizione "chiassosa" come questa, da ridicolizzare e ridimensionare col suo atteggiamento da "partito della nazione", delle riforme, della responsabilità.
Finché dura, a lui va bene così.

28 aprile 2015

Abbiate fiducia (nell'Italicum)

L'ultimo sondaggio di Emg per La7, indica che la distanza tra PD e centrodestra e M5S si è diminuita: se si dovesse andare al voto e se dovesse essere confermato questa previsione di voto, Renzi potrebbe andare al ballottaggio.
Ed è tutto da vedere.
Ma sono solo se.
Non è detto che gli italiani voterebbero così (con una percentuale di astenuti al 40% poi) e non è detto che si andrà a votare.
Anche perché per la campagna elettorale servirebbero i numeri della crescita (al momento da decifrare): la minaccia delle elezioni anticipate è un bluff allora?
Forse. Di certo le camere le scioglie Mattarella che ha il diritto dovere di trovare una nuova maggioranza.
Berlusconi rientrerebbe in gioco. 
Salvini ne uscirebbe ringalluzzito.
E a sinistra?

Oggi iniziano le votazioni per l'Italicum: la minaccia del voto di fiducia aleggia nell'aria. Come ricordava Da Milano domenica a Gazebo, è stata usata solo 2 volte.
Per la legge Acerbo nel 1923 e per la legge truffa del 1953.
Solo che lì Mussolini la fece contro Matteotti e Gramsci.
De Gasperi aveva dall'altra parte Nenni e Togliatti.

Oggi Renzi la usa per minacciare Fassina, Bersani e D'Attorre.
Gente che ancora non ha capito cosa sia successo nel loro elettorato nel 2013.
Almeno Renzi  è stato chiaro: voglio prendere i voti di Berlusconi. E lo sta facendo.
E a sinistra?

25 aprile 2015

La guerra di liberazione, oggi

La formazione partigiana Stella Rossa, attiva sull'appennino Bolognese
La nostra democrazia, le nostre istituzioni, il nostro paese vengono da lì.
Da una guerra, dalle macerie, dagli eserciti che ci hanno liberato da una dittatura che pure negli anni aveva avuto un certo sostegno popolare.
E anche dalla guerra di liberazione.

Veniamo da lì: da quei ragazzi andati sui monti per fare resistenza. Per uno slancio ideale, per la volontà di essere parte in questa lotta.
Altri scelsero di starsene zitti, di mugugnare tra sé, di non fare nulla, di calare la testa. Sono quelli che divennero partigiani, ma dopo.

Questo è uno dei valori da ricordare e tramandare della guerra di liberazione: la volontà di riprendere in mano il proprio destino, di cambiare il paese affinché ogni persona potesse esprimere le sue idee e scriverle, riunirsi in associazioni, partecipare liberamente nella cosa pubblica.

Era finito il tempo del duce, dell'uomo solo al comando, del regime che ci voleva tutti uguali, tutti senza pensieri, che i pensieri sono pericolosi. Senza idee politiche, se non quelle di lui.
Purtroppo per arrivare a questa “liberazione” siamo dovuti passare per le macerie, per la fame, per la guerra. Evidentemente a noi piace così: delegare, non occuparci, non impegnarci, non ragionare, non usare la nostra testa.

È scontato fare un parallelo tra la storia di ieri e quella odierna: ci hanno fatto innamorare e ci siamo innamorati di tanti uomini forti. A cui dovevamo dare carta bianca, ci avrebbero pensato loro a cambiare le cose.
Ma le democrazie sono altro da questo.
Se c'è un autoritarismo è anche perché ci sono persone che si lasciano usare. Cui piace stare dalla parte del più forte, nel gregge, belli coperti e tutti uguali.
Gente che ragiona in 140 caratteri su twitter e che non è più in grado di articolare un ragionamento. Per esempio su riforme, scuola, Costituzione e legge elettorale.

Non sono io a tirarla fuori: è il sottosegretario Lotti che oggi usa la Resistenza (nella retorica dei giovani ragazzi che hanno tanto lottato ..) in un'intervista su Repubblica, spiegando come l'Italicum porti avanti lo stesso spirito.
Chissà, bisognerebbe chiederlo, qualcuno ancora in vita lo si trova.
Avete scelto la montagna, il rischio della morte, il freddo, per questo? Per un paese dove si è svuotato il parlamento, il ruolo dei partiti, dove è aumentata la distanza tra paese e palazzo? O avete lottato perché ad un certo punto, dopo anni di fascismo (tutti uguali, tutti senza idee, tutti inondati dai messaggi del duce su radio e giornali..), avete deciso che volevate partecipare anche voi?


Forse, ogni giorno è buono per fare una nostra battaglia per la liberazione.

22 aprile 2015

Abituati a pensar male

Su Repubblica online potete leggere l'articolo di Francesco Bei, dove si riportano le reazioni di Renzi dopo che la minoranza del suo partito ha fatto sapere che è arrivato il momento di dire basta. 
E' quella che sui giornali viene chiamata la scelta dell'aventino, dopo la sostituzione dei membri "infedeli" nella commissione affari costituzionali. Per approvare in fretta la legge elettorale.
Dice Bei, che Renzi lo vede come un attacco personale, qui l'Italicum non c'entra niente:
"Per Renzi ormai l'Italicum non c'entra più nulla. L'attacco delle opposizioni e, soprattutto, della minoranza interna, per il premier "prescinde totalmente dal merito". No, in ballo ci sono altre due questioni.La prima riguarda la leadership delle opposizioni dentro il partito. "Bersani - è la chiave di lettura dell'inquilino di palazzo Chigi - sta cercando di riprendersi il suo ruolo e ha costretto Speranza a dimettersi. Adesso vedremo quanti gli andranno dietro". Insomma, per il capo del governo sarebbe in corso un grande gioco di potere all'interno della minoranza. Un gioco che, con qualche schematismo, si potrebbe raccontare come lo scontro tra la vecchia guardia -Bersani, Bindi, D'Alema - e quella parte di Area riformista che non accetta la logica del muro contro muro contro l'esecutivo. "Per quelli che vogliono smarcarsi - dice Renzi - questo è il momento giusto". La previsione è che, dopo la riunione di Area riformista di questa mattina, se dovesse prevalere l'ala dura, in molti annunceranno il loro addio alla corrente bersaniana."
Sulla trasparenza, sulla coerenza e sull'etica della minoranza PD non metto mano. Speranza era il giovane turco più renziano, quando c'era da mettere in riga il M5S.
Ma questo è il classico ragionamento di chi non è onesto intellettualmente: la legge elettorale, assieme alla riforma del Senato e della costituzione, non va bene. Punto.
Partiamo da questo.

Pensare che l'opposizione la critichi e cerchi di cambiarla solo per mettere in difficoltà la maggioranza, è un ragionamento di uno abituato agli intrighi, ai giochi di palazzo, a tramare alle spalle.
Appunto.

PS: non male, come cattivo gusto, la prima pagina di Libero.

17 aprile 2015

Zitto e pedala - Servizio pubblico

La gente non riesce a comprendere la vostra opposizione, cercava di spiegare ieri sera Mario Giordano al povero Bersani, a Servizio pubblico.
Anche perché, nonostante tutto, la gente si ricorda cosa è successo nei mesi passati: l'Italicum è stato votato alla Camera dicendo che sarebbe stato corretto poi in Senato.
Dove si discuteva della riforma costituzionale.
Hanno votato tutto, minacciando battaglie che non ci sono state.
Per poi alla fine uscire dalla riunione della segreteria l'altro giorno, quella dove Renzi ha deciso che si deve andare avanti.
Chiaro che Renzi, di fronte a questa opposizione ha gioco facile. Le uniche vere opposizioni sono i grillini (spariti dalla TV) e Salvini e i suoi fratelli, a favore di telecamere.

Preoccuparsi ora, a pochi metri dall'approvazione finale, del combinato disposto tra Italicum e riforma costituzionale, è un po' tardi.
Meglio tardi che mai, e la speranza è ultima a morire.

Ma il paese avrebbe bisogno di un governo che decide, di una vera opposizione che sa controllare governo, che sa fare proposte alternative, che ci mette la faccia.
Che visione vogliamo avere del nostro paese tra venti anni? Si chiedeva retoricamente il segretario presidente all'assemblea PD.
Quella dove ha rivendicato per l'ennesima volta il diritto di decidere, dopo 20 anni che si giocava a monopoli.

E ora invece si fa sul serio, sulla pelle degli italiani.
Quelli che si sono bevuti la balla dell'operazione fantastica della Whirlpool: dovevamo staccarci dalla visione autarchica, per aprirci agli investitori esteri.
Per questo è stato fatto il jobs act, per questo è stato fatto lo sblocca Italia. E ora il trattato commerciale TTIP. 
Il risultato sono i 1350 operai licenziati.

E la minaccia del voto è un bluff o veramente Renzi ha intenzione di andare al voto.
A sentire Renzoni, la voce del palazzo, visto che la ripresa si vede solo su tweeter e sui giornali, sarebbe meglio aspettare ancora prima di votare.
Si rischia di andare al ballottaggio contro Grillo.
E se invece i voti dovessero arrivare dagli ex Forza Italia (e da B. stesso)?
In fondo il nazareno fa bene agli affari.

Ma non al paese: i numeri, veri, li ha dati Dragoni.



I disoccupati crescono, crescono i NEET, cresce il debito pubblico, crescono i dubbi sull'efficacia del DEF.
Il tesoretto? Arma di distrazione. La pressione fiscale aumenta (a meno di tener conto dei quegli 80 euro che dovevano risollevare i consumi).

E ora si avvicinano le elezioni regionali: quelle con De Luca in Campania e della Paita in Liguria.
La seconda è indagata per il mancato allarme dell'alluvione, robetta. Ed è stata pure difesa dal cardinale Bagnasco. Anche per la chiesa, per questa chiesa che fa politica dai tempi di Berlusconi, è sempre la solita storia della giustizia ad orologeria.

L'intervento di Travaglio

21 gennaio 2015

Il nazareno e la voce dei cittadini messa a tacere

L'intervista di Silvia Truzzi alla costituzionalista  Lorenza Carlassare sul Fatto quotidiano
“Il Nazareno vuole mettere a tacere la voce dei cittadini”
di Silvia Truzzi
"Distorce il voto” avevano scritto del Porcellum i giudici costituzionali, esattamente un anno fa. Dodici mesi dopo la proposta di modifica della legge elettorale non convince molti costituzionalisti. Tra loro c’è Lorenza Carlassare, professore emerito a Padova.

Professoressa, Renzi dice: la questione dei capilista non è decisiva.

Invece è assolutamente decisiva! A parte il partito che prende il premio di maggioranza, praticamente gli eletti degli altri partiti sarebbero tutti nominati. Soprattutto questo sistema va contro la sentenza della Corte costituzionale sul Porcellum. I giudici hanno insistito moltissimo sul tema della rappresentanza, del collegamento con gli elettori. E certo questo sistema dei “capilista bloccati” non corrisponde alle indicazioni della Consulta.

Che pensa delle candidature plurime?

Non c’è nessuna possibilità che il cittadino sappia chi verrà eletto. Se un candidato può presentarsi in otto collegi e, mettiamo, vince a Padova e opta per Milano, allora a Padova andrà un candidato che non è stato votato. Non è vero che con le liste corte il cittadino sa sempre chi vota, perché con le candidature plurime il risultato finale può essere diverso. Io voto lei, ma lei sceglie un altro collegio. Al suo posto verrà qualcun altro che io non ho scelto: il partito può avere un ruolo fondamentale in questo meccanismo.

Si ripropongono i dubbi di costituzionalità del Porcellum?

Molti, tutti incentrati sulla perdita di centralità del principio di rappresentanza. E non dimentichiamo la riforma del Senato...

...ecco: l'esecutivo vuol proseguire speditamente anche sulla riforma costituzionale. Il che porterebbe da un lato una Camera eletta con questo sistema, dall’altra un Senato di nominati.

È molto importante capire che non si può ragionare separatamente: la legge elettorale deve essere analizzata insieme alla riforma del Senato. La visione deve essere complessiva, perché è dall’orizzonte unitario che si capisce dove il patto del Nazareno vuole arrivare. Non si tratta nemmeno di un’elezione di secondo grado, ma di una cooptazione: i grandi elettori sono di fatto molto pochi. È un partita che si gioca all’interno delle segreterie. L’obiettivo finale è tacitare completamente i cittadini, che nell’elezione del Senato non hanno voce. Nella formazione della Camera si trovano di fronte a un meccanismo elettorale che tende ad alterare il risultato del voto popolare. Non dimentichiamo quanto il premio di maggioranza modifichi il risultato.

Il messaggio sembra essere: il prezzo della governabilità è un restringimento degli spazi di democrazia.

Bisogna tener conto di entrambe le esigenze, ma non si può fare a scapito degli equilibri democratici. Mussolini, nel 1923, chiarì a cosa serviva il premio di maggioranza: che “l’Assemblea eletta sia la più capace a costituire un governo... atto a risolvere nel modo più rapido, fermo e univoco tutte le questioni... non impacciato da preventive compromissioni, non impedito da divieti insormontabili, non soffocato da dissidi, non viziato nella origine da differenze ingenite di tendenze e di indirizzi”. Nessuno spazio per le opinioni diverse: l’elezione è intesa “più come atto di selezione del Ministero che come definizione della rappresentanza il cui ruolo è destinato a diventare del tutto secondario”. È una riforma che ha l’unico scopo di decidere velocemente: un argomento che dal 1923 si ripropone ancora oggi.

Bisognerebbe ricordare anche che il Parlamento che procede alla riforma costituzionale è un parlamento fortemente delegittimato dalla sentenza del gennaio 2014. Non è un dettaglio.

Questo Parlamento non dovrebbe fare nessuna riforma costituzionale, nessuna! La Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la legge con cui è stato eletto, pur ammettendo che il Parlamento possa restare in carica fino alle nuove elezioni, in modo da non bloccare la vita dello Stato. Ma non si può andare avanti all’infinito, per di più facendo riforme costituzionali: le Camere hanno una legittimazione molto scarsa. In più la situazione politica è opaca: di questi accordi del Nazareno non si quasi nulla. Il nostro presidente del Consiglio si accorda, prima che con i suoi, sempre con Berlusconi. E lo fa segretamente: la democrazia è fatta di dibattiti, di discussioni, di pubblicità, di dibattiti in Parlamento. Non di accordi segreti, cui non assiste nessuno al di fuori di Verdini, che tra l’altro ha diversi problemi penali.

Lei quale soluzione vedrebbe?

Una legge elettorale il più possibile orientata al sistema proporzionale, che sarebbe in grado di ricomporre tutte le fratture che ci sono nel Paese. Un Parlamento così eletto rappresenterebbe davvero i cittadini: sarebbe legittimato a fare le riforme costituzionali.
Un parlamento di nominati che votano come vuole il capo. Un governo che esprime una nuova  maggioranza (Renzi Berlusconi, nemmeno PD - FI) ma nessuno ha il coraggio di dirlo ai cittadini.
Il patto del nazareno che prevede (ormai è chiaro) l'agibilità piena del condannato tramite la legge 19 bis sulla delega fiscale (che Renzi ha messo al fresco).