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08 maggio 2023

Report -la rete degli insospettabili

INSOSPETTABILI IN BUONAFEDE di Claudia Di Pasquale

Il magistrato Giangiacomo Ciaccio Montalto fu ucciso nel gennaio 1983, ai funerali era presente anche il presidente Pertini, oltre alla moglie e alle figlie.
Per questo delitto sono stati condannati Totò Riina e il boss di Mazara del Vallo Mariano Agate: tra le varie ipotesi si è parlato che dietro ci fosse anche Matteo Messina Denaro nel commando quella notte – racconta a Report la figlia Marene Ciaccio Montalto che oggi vorrebbe incontrare il mafioso per chiedergli chi erano i mandanti e soprattutto chi era coinvolto da un lato e dall’altro, soprattutto dalla parte delle istituzioni.

Il magistrato Giangiacomo Ciaccio Montalto stava indagando sugli interessi della mafia trapanese nel traffico internazionale di stupefacenti, sul riciclaggio del denaro sporco e sulle troppe banche presenti a Trapani.

Rino Giacalone, giornalista della Stampa, ricorda queste indagini: “nelle indagini che il magistrato svolse spuntò fuori non tanto il nome di Castelvetrano, ma spunta fuori il nome di Leonardo Bonafede, boss Campobello di Mazara [l’ultima residenza di Messina Denaro era in questo comune].”
Cosa aveva già scoperto il giudice Ciaccio Montalto?

Il legame tra la mafia trapanese con Leonardo Bonafede, capomafia di Campobello di Mazara ..”
E Andrea Bonafede è il geometra di Campobello – arrestato poi dal ROS - che ha prestato la sua identità al capomafia.
Hanno un sapore amaro le parole della figlia: “In questi 40 anni il nome di mio padre è andato completamente perduto e da solo è morto in quella stradina dove nessuno si è dato la briga allertare la polizia, ed è stato trovato il mattino dopo.”
Tutti in silenzio, il silenzio della paura, dell’omertà, della complicità. Ma sempre silenzio rimane: “non ci stupiamo del fatto che Matteo Messina Denaro sia vissuto per 30 anni indisturbato ..”

Il boss Messina Denaro ha vissuto indisturbato a Campobello, grazie all’aiuto di insospettabili: Claudia Di Pasquale ha intervistato il sindaco Castiglione, eletto nel 2014: nelle sue liste anche una lista Io amo Campobello, in cui era presente anche Giorgi, sotto processo per estorsione.
A festeggiare alle sue elezioni anche il consigliere Truglio, che 20 anni fa fu condannato per droga.
Anche Paolo Ruggirello sosteneva Castiglione per le elezioni comunali.
Nelle carte del processo a Ruggero Ruggirello si dice che aveva avuto contatti con personaggi contigui alla mafia proprio per le elezioni a Campobello nel 2014 e che alla fine il suo intervento aveva portato anche alla vittoria dell’attuale sindaco Giuseppe Castiglione.
Il sindaco a risposto alla giornalista spiegando che, all’epoca, Ruggirello era deputato regionale, “potevo immaginare che eventualmente lui potesse avere contatti con persone malavitose o quant’altro?”

In aula, al processo, il pm ha fatto ascoltare l’audio di una intercettazione tra Ruggirello e un esponente mafioso a commento della vittoria di Castiglione dove si dicono “è salito il nostro sindaco ”. Lo scorso 12 aprile Ruggirello è stato condannato a 12 anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa: un paradosso secondo il suo difensore, “è stato ritenuto responsabile per avere favorito l’elezione del sindaco Castiglione e il sindaco Castiglione è immune da qualsiasi censura di carattere penale. ”

Anche l’onorevole, in Sicilia i consiglieri regionali si chiamano così, si pone la stessa domanda, di fronte alla giornalista che ha cercato di porgli qualche domanda per strada.
“E’ una cosa gravissima ..” spiega il sindaco
Castiglione: “io non vedo nessuna contraddizione, io sono vittima semmai, perché se avessi avuto il minimo sentore che lui fosse vicino ad ambienti mafiosi giammai lo avrei fatto avvicinare alla mia campagna elettorale”. 
Giammai.

Castiglione festeggiava nel 2014 la sua elezione con persone poi condannate per mafia, con persone con precedenti. Succede, non si può sempre controllare il passato delle persone che ti stanno attorno.
Report racconta la storia di una città che ha offerto copertura a Messina Denaro, una rete di complicità estesa: il capomafia ha scelto come nome di protezione Bonafede, non un nome a caso.
Già Ciaccio Montalto aveva intuito il potere dei Bonafede, indagando sui rapporti tra la mafia trapanese e la mafia di Campobello, del boss Leonardo Bonafede.
Oggi i tre nipoti del vecchio boss sono stati arrestati, come anche la persona che ha ceduto la sua identità a Messina Denaro: tutte persone nelle cui vite il boss entrava come fossero un albergo.

Negli anni 80 Borsellino, procuratore di Marsala, diceva che la zona del trapanese era il santuario dei mafiosi: perché Provenzano e Riina hanno parenti o grosse proprietà terriere qui – si chiedeva Borsellino?

A Trefontane hanno trascorso la loro latitanza di Riina e Provenzano, grazie all’interesse di Leonardo Bonafede, non un boss minore di cosa nostra.
Bonafede si occupò anche della latitanza del padre di Messina Denaro, Francesco Messina Denaro, quando la procura iniziò ad occuparsi di lui dopo le indagini del commissario Germanà, che scampò ad un attentato organizzato proprio da Riina e Bonafede.
A gennaio 2023 viene catturato Matteo Messina Denaro: viveva a Campobello, è stato operato due volte e a procurargli le ricette era il medico massone Tumburello. Anche la moglie del medico lavora al comune.
Andrea Bonafede, nipote del boss, dipendente del comune, si occupava di prendere le ricette e portarle al boss: il comune aveva integrato il suo stipendio di mille euro, per mancanza di personale spiega il sindaco.

Ma l’impiegato del comune, indefesso, aveva usato l’auto del comune per incontrare il boss: la scoperta che il nipote del boss aiutava Messina Denaro ha scioccato il sindaco.

L’architetto Tramonte è assessore al comune: presso il suo studio lavora la moglie di un altro nipote del boss Leonardo Bonafede, Emanuele Bonafede.
Anche qui, l’assessore non sapeva niente ed è stato uno scioc anche per lui leggere dell’arresto della moglie di Emanuele Bonafede.
Un altro locale, confiscato ai Bonafede, è finito alla cooperativa Cibus: anche qui lavorava un altro parente dei Bonafede.
La vivandiera Lancieri ha scritto a Messina Denaro dicendo che incontrare Messina Denaro è stato per lei un regalo.

Possibile che Messina Denaro, mandante delle stragi di via D’Amelio e Capaci, girava per le strade di Campobello senza problemi. Possibile?
Fa paura pensare che questo sia successo: a Campobello vive il fratello di uno degli agenti della scorta di Falcone, Agostino Catalano.
Il fratello, Salvatore, oggi vorrebbe parlare con Messina Denaro: vorrebbe chiedergli chi siano stati i mandanti nello stato per quelle stragi. Quali protezioni ha avuto dallo stato.

Come ha fatto a rimanere latitante per 30 anni? Se lo chiede il giudice Montalto, che sta firmando le carte con le condanne del capomafia.
Il servizio di Report racconta di una rete, della famiglia Bonafede, che ha avuto un ruolo importante nella sua latitanza. Possibile che non si potesse arrivare subito a loro?
Martina Gentile è figlia di Laura Bonafede, Messina Denaro la considerava una figlia, anche lei come la Lancieri (la vivandiera di Messina Denaro) ha lavorato nello studio di architetto di Tramonte.

Nel tirocinio ha lavorato alla sanatoria della sua casa? Secondo l’assessore no, la casa era già sanata racconta: invece no, carte alla mano, nel tirocinio ha lavorato alla sanatoria della casa di famiglia.
Oggi Martina Gentile è indagata per favoreggiamento: nel 2011 era citata nelle carte di una prima inchiesta su Campobello, anche questa sulla rete di protezione per il boss.
Laura Bonafede è stata arrestata nell’aprile scorso: fino ad allora era considerata solo la maestra dell’asilo, si considerava come una vittima della sua famiglia, o forse dello stato che aveva arrestato il marito, ergastolano e nipote del boss Leonardo Bonafede.

Cadono tutti dal pero, qui a Campobello. Come potevamo riconoscerlo, oggi a Messina Denaro – dicono alla giornalista.
Nessuno vuole commentare questi arresti, come nessuno vuole commentare la condanna dell’ex senatore D’Alì, come succede all’assessore all’istruzione della regione Sicilia.
La mafia è incompatibile per le istituzioni – racconta l’assessore: eppure a Campobello, nessuno si era fatto troppi problemi, nessuno si era fatto troppe domande. Sui Bonafede: Laura Bonafede era solo la maestra d’asilo. La figlia Martina consegnava i pizzini al padre, condannato per diversi omicidi. La vivandiera. L’impiegato comunale indefesso …

La relazione fatta dopo il commissariamento del comune di Campobello da ufficiali dei carabinieri, della finanza, è rimasta chiusa nel cassetto: dentro erano contenuti proprio i nomi della rete di protezione di Messina Denaro, emersi dopo la radiografia dei politici e dei mafiosi del paese.
Nella relazione, del 2012, era indicata anche una associazione, Belice soccorso.

Il servizio di Claudia di Pasquale è poi passato a raccontare i legami tra Andrea Bonafede (colui che ha prestato l’identità a Messina Denaro) e la Evergreen, una società di servizi con sede a Bologna che lavora in Sicilia, con la cooperativa Lo Faro, con l’imprenditore Epifanio Napoli, finiti in un indagine su un albergo costruito con denaro che sarebbe stato riciclato, sebbene poi le condanne siano finite in prescrizione, Andrea Bonafede era come Rivera, racconta oggi Epifanio Napoli.

Accanto all’AcquaSplash, un altro imprenditore Vito Quinci, aveva denunciato due ex consiglieri comunali che gli avevano proposto delle mazzette. Oggi si ritrova come un reietto, non ha ancora le concessioni per completare le sue opere, che hanno pure subito dei danneggiamenti.
Nel 2010 aveva denunciato una tangente pagata al consiglio comunale: a chiedergli i soldi sarebbe stato l’ex sindaco.

La storia raccontata da Quinci, del delitto dell’imprendotore Marcianò, è stata raccontata dal Fatto Quotidiano

Quinci accusava l’ex primo cittadino di aver intascato una tangente da 30 mila euro per ottenere l’approvazione del consiglio comunale per la struttura alberghiera. “Ritorna dopo un mese circa, qualcosa del genere, molto impaurito – racconta Quinci a Report–: Giuseppe che problemi ci sono? Io mi voglio costituire. Perché costituire? Perché a casa mia ogni mattina si fanno delle riunioni, Matteo Messina Denaro, tutti i boss, perché lì c’era il problema di eleggere i nuovi boss”. Chi partecipava ai summit? “Matteo Messina Denaro, c’erano gli Spezia, c’erano i Bonafede non so se erano gli eredi – dice ancora Quindi, intervistato, raccontando quanto riferito da Marcianò -. Io ora sono in grado di fare arrestare a tutti. Per fare arrestare a tutti, cosa facciamo mi dice, io divento collaboratore di giustizia, prima di diventare collaboratore di giustizia gli faccio mettere le cimici, le telecamere a casa mia, sotto l’albero dove avvengono le riunioni, loro prendono a tutti e a me mi devono arrestare. Agli occhi di tutti non devo essere il collaboratore, devo essere arrestato”.

Se fosse vera la ricostruzione di Quinci, il pentimento di Marcianò avrebbe potuto portare gli inquirenti, già nel 2017, direttamente a ‘u Siccu’, 5 anni prima dell’arresto.

La Cassazione ha assolto i politici e gli uomini del ROS nel processo sulla trattativa stato mafia: tanti giornalisti hanno gioito per questa sentenza. Ma nessuno ha scritto perché e come Bernardo Provenzano è rimasto latitante per 40 anni, perché e come Messina Denaro è potuto rimanere latitante, a casa sua, per 30 anni.

15 gennaio 2019

Presadiretta – palazzo d'Ingiustizia

L'intervista al ministro della salute Grillo

La puntata è cominciata conl'intervista al ministro Grillo: come medico non potrei essere contro i vaccini, ma come governo abbiamo voluto porre l'attenzione sull'informazione ai cittadini. Vanno spiegate ai genitori che le preoccupazioni sui vaccini sono infondate.
Il ministro ha poi parlato dell'importanza della vaccinazione per il morbillo (2400 caso l'anno scorso, con 8 morti), anche per gli adulti: Iacona ha chiesto conto del ministro dell'intervista di Ricciardi, della non scientificità di questo governo.

Altra domanda sulle liste di proscrizione: siamo il governo che investe in ricerca, ha risposto il ministro, non farò nomine politiche ma volevo solo capire se qualcuno prima di me aveva fatto scelte politiche.
Ho sciolto il consiglio superiore della sanità non per motivi politici ma per dare ad altre persone l'opportunità di lavorare in questo ente.

I cittadini che hanno paura dei vaccini devono essere informati: l'obbligatorietà non aiuta, la copertura vaccinale si alza con l'informazione nei presidi, non con obblighi e sanzioni.
In altri paesi come la Germania e la Spagna si è messa l'obbligatorietà solo quando ci sono stati bisogni, ma questo devono dirlo gli epidemiologici.

Come esce la sanità da questa manovra?
Nel 2025 mancheranno medici e infermieri ma già oggi ci organici sono ridotti: rischiamo che gli ospedali si fermino, pur avendo farmaci innovativi.

Abbiamo aumentato i fondi per i medici specialistici, il numero di borse in medicina generale e stiamo lavorando per far passare il medico dalla laurea al lavoro.
Il blocco del turnover e delle piante organiche risale ad una scelta del governo Berlusconi e stiamo lavorando per superarlo.

La sanità di serie A e di serie B, specie al sud: Presadiretta aveva raccontato la sanità calabra tante volte nel passato.
La Calabria in questi anni è riuscita a fare peggio in questi anni, sia come livelli di assistenza che come disavanzo.
Il presidente ha rinominato le stesse persone, senza nessun cambiamento – ha risposto il ministro: rinominiamo gli stessi manager che non sono capaci.
Dobbiamo lavorare assieme alle regioni per un patto con la salute serio, dove si risolve una volta per tutte la questione dei manager. I cittadini mi chiedono questo, di togliere la politica nella sanità, ci sono regioni che la subiscono in maniera invalidante.

Il 9 marzo parleremo di farmaci e il ministro sarà ancora presente, la promessa strappata da Iacona..


Palazzo d'ingiustizia

Danilo procaccianti ha raccontato la situazione delle procure e dei tribunali d'Italia: partendo da Latina, dove le sedute per il civile si fanno in aule piene e nei corridoi.
La giustizia si intoppa per tanti motivi: giudici che se ne vanno e non sono rimpiazzati e così le sentenze si allungano nei tempo.
E nel penale è pure peggio: si rinviano tanti processi perché i giudici non riescono a seguirle tutte, e così si arriva a prescrizione.
Poi ci sono processi che si rinviano per problemi di notifiche, perché manca il personale nelle cancellerie per l'invio delle notifiche agli avvocati.
Processi del 2011 ancora aperti: senza amnistie e prescrizioni staremmo a fare ancora processi degli anni sessanta dice un avvocato.
Processi dove c'è dentro la vita delle persone: persone che hanno subito violenza e ora chiedono giustizia allo Stato.

Nella sezione del Lavoro i giudici lavorano senza protezione, con grandi arretrati (8000 processi pendenti): qui siamo nella zona del caporalato e servirebbero processi rapidi, ma purtroppo mancano i giudici per seguire queste cause.
Licenziamenti collettivi di imprese andare all'estero, famiglie che hanno perso il lavoro: l'impatto sulla pelle delle persone, in una provincia con tanta disoccupazione, è drammatico.
A Latina manca il 30% dei giudici e ogni giudice ha sulle spalle 1000 processi: a Latina il 20% dei processi finisce in un nulla di fatto.

Sentenza di prescrizione pronunciate da giudici onorari, quei giudici che lavorano come i colleghi che hanno fatto il concorso, ma con meno tutele …

Quella di Latina è una storia comune ad altre procure: è una resa della giustizia, una macchina che produce ingiustizia ogni giorno.

L'ex Arsenale della Maddalena doveva essere usato per il G8 (voluto da Berlusconi che poi lo spostò a l'Aquila) ma oggi è solo l'emblema dello spreco di denaro pubblico, di danni ambientale, di opere pubbliche che non si chiudono.
IL mare davanti l'arsenale doveva essere bonificato ma non è stato fatto nulla: i soldi sono spariti ma i rifiuti in fondo al mare sono rimasti.
I giudici di Tempio Pausania hanno rinviato a giudizio la cricca dei lavori pubblici: i processi sono stati falcidiati dalla prescrizione.

Perché la prescrizione? IL tribunale è in un edificio cadente, con infiltrazioni di acqua, il condizionamento non funziona e ci sono pure rischi per la tenuta statica.
I bagni non funzionano, non ci sono bagni per disabili.
L'organico è ridotto, mancano giudici e così i processi si rimandano: la percentuale di prescrizione è qui al 50% in primo grado. Ci sono sentenze di condanna, per reati gravi, che non sono state comunicate perché mancano i giudici che le applichino.

Il 100% dei processi non finisce da nessuna parte: tutto il sistema gira a vuoto a Tempio Pausania.

Palermo: i giudici delle indagini preliminari sono così poche che le richieste della procura non sono smaltite.
Ne ha parlato il giornalista Lo Verso: dal tribunale è partita una circolare per cui bisogna dare priorità ai procedimenti in cui ci sono persone già agli arresti.
Criteri di priorità che negano la giustizia ai cittadini palermitani: qui si fanno la metà di sequestri, confische, arresti.
Serve una risposta urgente, racconta il presidente Di Natale.

A Catania nel Palazzo di Giustizia le udienze si rinviano perché gli impianti di condizionamento non funzionano e fa troppo caldo, mentre d'inverno piove dentro.

Il tribunale del lavoro è in un seminterrato di un palazzo: gli archivi sono dentro i garage.
Per questo edificio con le trappole per topo il ministero paga 800 ml di euro l'anno.
I soldi per sistemare un palazzo più degno (per cui si pagano già gli affitti) sono finiti dentro il calderone del decreto salva Catania.

Ad Avellino i pilastri che reggono il palazzo sono pericolanti: il palazzo è agibile con riserva, ci sono crepe sui muri e un inquietante cartello, lasciate il palazzo appena avete finito gli adempimenti.
Eppure nelle aule si tengono i processi.

Tribunale di Napoli nord, ad Aversa: è dentro un castello aragonese, molto bello da fuori, ma mancano le aule bunker per i processi (quelli contro i casalesi ad esempio).
Ci sono solo 8 aule per i processi, nessuna adeguata per la videoconferenza: anche qui mancano magistrati e cancellieri.
Il presidente Garzo aveva lamentato la carenza di personale al ministero e gli è arrivato solo 1 nuovo magistrato: i processi arrivano così alla prescrizione.
Alla Corte d'Appello di Napoli hanno un solo addetto per spostare i fascicoli sui carrelli.
Stessa situazione a Venezia: carenza di magistrati e di personale anche nel Veneto, sedi di giustizia sparse per in più palazzi (con milioni di euro sprecati per nulla).

I processi di secondo grado in Veneto finiscono a Venezia: sono prescritti il 50% dei processi e così la presidente di Corte d'Appello ha scritto ai giudici di lasciar perdere i processi vicino alla prescrizione.

L'intervista al ministro Bonafede

Il ministro è consapevole dei problemi strutturali dei palazzi di giustizia: ci sono casi in cui i soldi ci sono, ma per problemi burocratici non sono spesi.
Stiamo intervenendo, come a Bari: ne parla come di un record storico, il ministro.
Avevo visto la giustizia nelle tende: non si poteva requisire il palazzo di Telecom, così la giustizia è stata spostata in palazzi provvisori.
Non serviva derogare alle regole e creare altri commissari.

Sulla carenza dei magistrati il ministro ha dato dei numeri: 360 magistrati arriveranno dai concorsi per riempire le piante organiche, nello spazio di poco tempo.
Aumenteremo la pianta organica con altri 320 magistrati e ne aumentiamo la piante con altri 600 magistrati andando oltre la saturazione.
I soldi ci sono, abbiamo stanziato 600 ml di euro: il blocco del turnover per la giustizia ha una deroga prima dello sblocco di novembre.
Stiamo studiando come disporre le risorse sulla pianta nazionale.

LA democrazia non è compiuta se non è garantito il diritto alla giustizia: senza giustizia interi territori rimangono senza diritti.
Come è successo a Casale Monferrato, per il processo per l'Eternit: la polvere di Eternit, amianto, ha causato migliaia di morti.
Oggi al posto della fabbrica c'è un parco: nessuno degli operai era stato avvisato del rischio dell'amianto, ma i vertici aziendali sapevano tutto.
Capivamo che la gente moriva, gente che aveva lavorato solo pochi anni nell'azienda: chi lavorava dentro veniva pagato di più, si monetizzava il rischio.

La fabbrica della morte è stata chiamata: sono morti gli ex operai e anche gli abitanti della città, per il mesotelioma.
Una strage che ha raggiunto 2200 persone, in una cittadina che oggi fa 35mila abitanti: morti per una condotta criminale, racconta uno dei membri dell'associazione vittime dell'amianto.

Nel 2008 il procuratore Guariniello ha aperto un fascicolo contro i proprietari: il maxi processo per l'Eternit parte nel 2009: la sentenza di primo porta alla condanna dei proprietari.
LA parola colpevoli fu importante per i parenti delle vittime, per un senso di giustizia.
In Appello nel 2013, si conferma la condanna di colpevolezza: ma in Cassazione si annulla tutto, perché i giudici della suprema corte hanno sostenuto che il processo non doveva mai partire perché tutto era già prescritto.

“Tutte quelle morti? Pazienza c'è la prescrizione” l'amaro commento di Bruno Pesce.
Lo Stato cosa ha risposto? A parte qualche indignazione del momento, non ha fatto NULLA.
Nessuna giustizia.

A Salerno vive Grazia Biondi, presidente associazione Manden: ha vissuto anche lei una situazione di ingiustizia, è stata maltrattata per anni dal suo compagno.
Pugni in faccia, per anni.
Nel 2009 ha denunciato questa persona, dopo 7 anni di botte: anche se si era nascosta, lui l'ha trovata e ha continuato a picchiarla.
LA denuncia l'ha portata ad un altro calvario di sofferenza: un calvario per la giustizia assente, la causa che veniva rinviata, per il cambio dei giudici.
“La lentezza è un male antico e grave” è stata la laconica risposta del presidente della Repubblica.
La sentenza a cui si è arrivati è una pena di 10 mesi sospesa per la condizionale: sentenza di primo grado destinata alla prescrizione.
Una sentenza che giustifica, nero su bianco, le botte prese da Grazia: è lei che ha scatenato l'indole violenza del compagno. La sua situazione era, dicono i giudici, meno drammatica perché lui le faceva fare la bella vita.

Cosa succede se sempre più gente inizia a pensare che non esiste giustizia? Che l'articolo 3 della Costituzione non vale. Che la giustizia vale solo per i potenti e per i loro soprusi?
E' l'anarchia, la barbarie.

Iacona ha voluto chiedere conto al giudice Davigo: ci sono troppi processi, troppe impugnazioni – la risposta del consigliere del CSM.
Bisognerebbe introdurre dei meccanismo di deterrenza per queste impugnazioni e appelli: In Francia solo il 40% delle sentenze è appellato, in Italia è il 100%.
Tutti fanno ricorso perché in Italia in appello la pena si riduce: troppi processi con pochi magistrati.
La corte di Cassazione in Francia fa 1000 processi l'anno, la corte suprema Americana ne fa 80.

Servirebbe che si celebrassero meno processi. La legge sulla prescrizione non è retroattiva: solo per quelli del 2021 si applicherà, andava applicata subito, intanto il paese affonda.
Cosa ne pensa dello Spazza corrotti e del DASPO per i corrotti? Inutile, per le persone.

Cosa ne pensa della legittima difesa? La difesa è legittima se è difesa, la maggior parte dei processi per legittima difesa avviene perché la vittima ha un proiettile nella schiena.
LA vita delle persone dovrebbe valere ancora qualcosa: non si può uccidere per difendere il patrimonio.

In carcere ci stanno solo i poveracci: hanno fatto leggi per cui è sempre più difficile mandare gente in carcere con la custodia cautelare. Nell'ultima modifica, il pericolo di reiterazione deve essere attuale. Ma se uno ha ucciso la moglie, non può reiterare nulla.

Sono leggi pericolose, sono ispirate per salvare la classe dirigente dalla custodia, ma si applicano a tutti.

Critiche che sono state riportate al ministro Bonafede: lo spazza corrotti affronta il fenomeno della corruzione che ha devastato questo paese.
Davigo parla di prestanome che operano per suo conto, una testa di legno: l'imprenditore è spinto da questa legge a collaborare con lo stato, per non incorrere con le sanzioni più gravi.

Sulla prescrizione: il provvedimento di Bonafede è solo un primo passo, non è risolutivo.
Cosa si sta facendo per rendere i processi più veloci? Il ministro non ha risposto, ma ha assicurato che a febbraio depositerà una riforma del processo civile e penale per ridurre i tempi.
Come anche per rendere meno automatico l'appello in secondo grado.
Non c'è stato tempo per chiedere a Bonafede del codicillo dentro lo spazza corrotti che salverebbe qualche consigliere regionale dalle inchieste sulle spese pazze.

La vicenda del giudice Robledo.

Quando era a Milano, il giudice Robledo aveva rinviato a giudizio tanti consiglieri per le spese pazze: ha vinto tante battaglie, ma ha perso quella che l'ha visto contrapposto contro il CSM.
Iacona ha raccontato la sua vicenda, in un intervista al giudice (oggi a Torino), che era stata già raccontata nel libro “Palazzo d'ingiustizia”.

La sua storia insegna quanto è difficile oggi esercitare in autonomia i processi, applicare la legge uguale per tutti, la relazione malata nel CSM tra magistrati e politica.
A Milano la procura ha messo processo un presidente del Consiglio: qui si è fatto le ossa Robledo, che ha lavorato con De Pasquale per l'inchiesta sui diritti televisivi, sul fascicolo The family della famiglia Bossi.
Nel 2010 iniziano i suoi scontri con Bruti Liberati, nuovo procuratore capo: Robledo ha raccontato di questa guerra al CSM nel 2014, le ingerenze del capo sui fascicoli aperti, il ritardo dell'iscrizione di politici importanti nel registro degli indagati (come Podestà, ex presidente della provincia).
Era in gioco il controllo della legalità, con la visione di Bruti Liberati: si viola il principio di uguaglianza, entrano le relazioni nel lavoro del magistrato, questioni di opportunità politica che nulla dovrebbero avere a che fare col lavoro di un magistrato.
Se l'obbligatorietà cade, nel lavoro dei magistrati cade il controllo della legalità, si inizia a ragionare su relazioni degli imputati: un fatto quasi eversivo dentro la magistratura.

“Tu ricordati che sei stato nominato da un voto di magistratura democratico” gli rinfacciò una volta l'allora capo: ma nella valutazione di un giudice non possono entrare le correnti dei magistrati.
Una battuta di spirito, la difesa di B.L. che però non ha accettato di spiegare meglio la questione col giornalista.

Tra i casi citati nel libro, il fascicolo sulla vendita delle azioni SEA che coinvolgeva Gamberale.
La storia di alcuni poliziotti della Mobile che taglieggiavano gli spacciatori: Bruti Liberati chiese a Robledo di fare le indagini con la polizia.
L'inchiesta sui presunti poliziotti infedeli non approda da nessuna parte: le intercettazioni falliscono per problemi tecnici.
Una brutta storia che continuerebbe ancora oggi: l'avvocato Piazza ha raccontato che la piazza di Rogoredo sarebbe nelle mani di questi poliziotti.

Altro fascicolo, quello su poliziotti della polfer che rubavano sulle perquisizioni di piccoli spacciatori: droga che veniva presa e rivenduta, per esempio, senza dichiararla tutta.
Si arrivò a condanna e il Questore si lamentò: “perché nessuno mi ha detto niente”.

C'è poi la storia di Expo 2015: l'appalto più importante fu vinto dalla Mantovani con un ribasso forte, Robledo aveva messo sotto intercettazione i principali dirigenti di questa operazione.
Ma poi avrebbe subito pressioni da parte del procuratore capo, per sospendere le intercettazioni.
Viene poi tagliato fuori dalle inchieste: le inchieste su Expo furono gestite dall'area omogenea e a fine manifestazione arrivarono i ringraziamenti dell'allora presidente Renzi.
Le indagini sono state fatte col freno a mano? C'è stata una moratoria da parte della procura su Expo?
Ne sono convinti due cronisti di giudiziaria, Cimino e D'Alessandro, che confermano questa notizia riportando voci da magistrati e da imprenditori che volevano denunciare cose che non funzionavano sugli appalti.

Bisogna considerare gli effetti delle inchieste che si aprono: di questo sono convinti Legnini e Vietti, due ex vicepresidenti del CSM.
La procura di Milano avrebbe solo applicato buon senso: così Robledo si vede respinto l'esposto, arriva poi una lettera di Napolitano al CSM (dove si dice che il capo ha sempre ragione, i sostituti non hanno autonomia).
Un intervento fuori luogo, sostiene il procuratore di Catanzaro Gratteri: il potere vero cerca sempre di condizionare chi sta sotto.

Robledo finì a Torino, gli furono tolte le funzioni giudicanti: nell'intervista ha puntato il dito contro lo strapotere dei vertici delle correnti dei magistrati, sulle nomine dentro la magistratura.

Se vuoi far carriera devi essere vicino, raggiungibile: un sistema mafioso lo considera il giudice del Tribunale di sorveglianza di Verona Mirenda.

“Il silenzio assordante dei magistrati è la cosa che più mi addolora”, la chiusura di Robledo.

Anche su questo, la politicizzazione delle correnti, il condizionamento della politica, verrà messa alla prova la riforma che il ministro Bonafede ha in mente.