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08 maggio 2018

Report – l'inchiesta sui paradisi fiscali

Il nuovo digitale terrestre, un altro giro di furbetti venuti fuori dai Paradise Papers e l'inchiesta sui concessionari dei lidi di Ostia.

Occhio alla TV – Antonella Cignarale

L'era del secondo digitale terrestre comincerà nel 2020: si tratta di 40 ml di televisori da adattare, dice Adicons, non sarà un passaggio facile.
E' una scelta dell'Europa, fatta per lasciare spazio alle società telefoniche che dovranno usare le frequenze per il 5G, l'alta velocità che consentirà l'internet delle cose e tante altre cose.
Da questa asta il governo pensa di guadagnare 2,5 miliardi di euro: le frequenze per le televisioni cambiano però e serve cambiare decoder e sistemare l'antenna e il televisore.

Serve stare attenti all'etichetta del prodotto che si acquista, per essere certi che sia compatibile col digitale terrestre di seconda generazione (DVBT2 - HEVC).
Che però non sappiamo ancora se risolverà i problemi del digitale di prima generazione: ci sono regioni al sud dove non si vede il segnale, per delle interferenze.
In Rai dicono che migliorerà la copertura: chi non risolverà i problema dovrà ricorrere alla parabola del satellitare.
Per l'installazione si arriva a spendere anche 300 euro: una spesa che dovrebbe essere a carico della Rai, dice il sottosegretario Giacomelli.

Ma il contratto di servizio parla solo di scheda per decriptare il segnale, non di soldi per l'installazione.
E al sud, in Basilicata vedono anche il segnale sporco della Puglia, che fa da interferenza: abbiate pazienza fino al 2022.
Sistemare le frequenze costerebbe troppo, spiega AGCOM.

Le TV locali temono di dover cambiare la numerazione sul telecomando, come già successo nel primo passaggio al digitale: un colpo per le piccole televisioni in difficoltà, che dovranno anche pagare un canone di affitto ai grandi network.

Se non si è soddisfatto dalla RAI, c'è tutto un mondo di televisione che viaggia su internet, con la banda larga, da Netflix a Vodafone.

Romanzo litorale: ad applaudire Cantone, ad Ostia, c'erano molti concessionari dei lidi di Ostia.
Erano ad applaudire anche personaggi come Fabrizio Fumagalli (condannato per violenza privata, nei confronti di un giornalista di Report), per cui “il problema è la democrazia”. A Palermo il problema era il traffico ..

Il paradiso non può attendere – Emanuele Bellano

Furbetto, corrotti e corruttori trovano sempre un angolo di paradiso, in cui nascondere le loro fortune.
Un marchio del lusso come Giorgio Armani.
Un ex cestista.
Un funzionario dell'agenzia delle entrate.

Coi soldi che arrivano a Dubai si costruiscono grattacieli: un'isola artificiale con una ruota enorme, è solo uno dei progetti faraonici.
Nel 2020 Dubai ospiterà Expo, per un investimento da 6,5 miliardi.
Altri miliardi per costruire residence di lusso che si estendono nel mare degli emirati.
Il simbolo di Dubai è il grattacielo più alto, il Burj Khalifa: un appartamento costa 1,8 ml di euro, più le spese (40mila euro l'anno).
Il palazzo è costato 1,2 miliardi, più le strutture attorno: i costruttori sono legati alla famiglia reale, il terreno è dei governi.
Alcuni degli appartamenti sono stati comprati con soldi provenienti dal Veneto, si sospetta che siano soldi delle mazzette che sono girate attorno al Mose.

Sono soldi passati dai conti del marchese D'Agliè (sangue nobile, ma cittadinanza svizzera), ma per conto di persone diverse: la procura di Venezia fa il nome di Paolo Venuti e del commercialista Penso, che avrebbe usato i soldi della tangente di Galan.

Venuti operava per conto di Galan, avrebbe agito per queste operazioni immobiliari anche per conto di Galan?
Galan ha risposto che è andato solo una volta a Dubai, nel 2008.
Galan smentisce e smentisce anche Venuti.
Il segreto degli appartamenti comprati dal Veneto rimarrà a lungo, perché lo sceicco ha fatto dell'impenetrabilità e del segreto la sua forza.

In Dubai arrivano anche i finanziamenti dei risparmiatori postali: 200ml di dollari sono finiti a Dubai, che non brilla certo per democrazia.
Lo sceicco possiede proprietà di lusso negli emirati, come anche ristoranti del lusso, auto sportive (col numero 1) e la pista da sci lunga 400mt in un posto dove la temperatura è di 40 gradi.

Il miracolo di Dubai si basa anche sul lavoro degli operai che costruiscono i grattacieli, pagati poco, sfruttati e costretti a vivere ai margini delle città, molto lontani dalle luci del lusso.
Negli Emirati non esiste libertà di espressione e di sciopero: di fatto, siamo di fronte ad una forma moderna di schiavitù.
Parliamo di processi irregolari, torture ..

Il nuovo complesso residenziale di Dubai ha ricevuto un finanziamento di 230 milioni di dollari da Cassa depositi e prestiti: come mai soldi dei nostri risparmiatori finiscono in questo paese?
Perché si comporta come una qualunque finanziaria?
Forse perché nei lavori c'è Salini Impregilo e il presidente di CDP è Costamagna, ex di Salini..

CDP dovrebbe cablare il paese (assieme ad Enel), siamo in forte ritardo nella fibra, mancano soldi per completare l'ultimo miglio.
Mentre a Dubai c'è il lusso, in Italia ci sono aree industriali che cadono in rovina: ad Ariano Irpino, per esempio c'è una struttura costata 8ml di euro, finanziati in maggior parte dal ministero dello Sviluppo.

Antonio Lo Conte è un imprenditore che, racconta a Bellano, non ha alcun servizio dallo Stato per i suoi capannoni, nella zona di Frigento: l'energia elettrica e la banda per navigare e lavorare in internet.
LA CIM SRL costruisce telai per i treni che esporta in tutto il mondo: anche qui l'energia elettrica va e viene, producendo un danno per la produzione.
Forse per questo CDP ha preferito investire a Dubai.

Gabriele De Bono è un imprenditore venuto dal nulla: il suo impero vale 40ml di euro, fatto di case, beni di lusso e un veliero del 1920.
Anche automobili antiche, valigie di soldi in contanti, denaro che girava per affari legittimi, dicevano.
MA per la Finanza i suoi affari erano illegali: DE Bono viveva con proventi di attività delittuosa, era quasi un nullatenente, sconosciuto al fisco.
Le sue società sfornavano fatture false, sostiene il GICO.
La procura di Roma blocca i soldi e l'imprenditore viene accusato di evasione fiscale, per le sue società nei paradisi: a Dubai De Bono è in buoni rapporti col nostro consolato.
La sua società ha pure sponsorizzato la festa della Repubblica.

De Bono era in buoni rapporti con un certo Paoloni (che ha finanziato con 800mila euro per i lavori di una palazzina a Praga), figlio di un dipendete della Agenzia delle Entrate che aveva il NOS per avere accesso ad informazioni segrete.

In Ticino troviamo la fashion valley, con le società del lusso, italiane e straniere: qui la tassazione è segreta, per queste imprese.
Questo ha spinto molte aziende a venire qui, in Ticino: società e posti di lavoro, un gettito di risorse nel Cantone, in cambio di tasse all'8%.
Ma da quest'anno cade sia il segreto fiscale sia la tassazione agevolata.

Così la multinazionale della moda di Giorgio Armani, simbolo del made in Italy, ha spostato una sua società da Mendrisio, la Modefine: Armani era uno dei più grossi contribuenti, ogni anno circa 7ml di euro. Ma a Mendrisio cosa faceva Armani? Non è dato sapere..

Nei Panama Papers sono presenti diversi nomi di società nei paradisi fiscale: tra queste anche questa società di Mendrisio. I brevetti del marchio sono di proprietà della GA Modefine: significa che l'utile del marchio dovrebbe essere tassato in Svizzera, che però nel 2010 viene chiusa.

Cosa è successo: è stata fatta una contestazione per elusione fiscale, per una somma di 500 ml, racconta il dottor Di Tanno. Armani sostiene di aver transato per circa 235 ml di euro, ma non per estero vestizione dei marchi.

Singapore sta prendendo il posto della Svizzera, come nuovo paradiso fiscale: la piccola città Stato è la più ricca dell'Asia, dove arrivano i ricchi rampolli delle famiglie cinesi.
Come in Svizzera hanno qui sede grandi banche d'affari: qui ci sono i segreti del commercialista Gregorich, ex amministratore della Smit Textile.
Produceva telai per il settore tessile, era una grande azienda del vicentino: a fine anni 90 la Smit Textile impiegava 500 dipendenti.
Nel 2010 la gestione passa al commercialista Gregorich: nel 2014 la società dichiara in fallimento, nell'impossibilità di pagare gli stipendi.
Una botta per il territorio, per le famiglie, per l'indotto.
Il Tribunale trova un imprenditore interessato a brevetti e marchio: ma nella società erano spariti questi assett, un tesoro da 19 ml.

Gregorich aveva ceduto i brevetti e il marchio a due società offshore, schermate da un Trust con sede a Singapore.
Dai documenti dei Paradise Papers emerge anche il nome di Gregorich.

Chissà, forse la nostra agenzia delle entrate potrebbe interessarsi anche a questa storia, presente nei Paradise Papers: si tratta di 800 evasori, di cui ancora le autorità fiscali non sanno quanto è dovuto al nostro paese.

07 maggio 2018

Su paradisi fiscali, litorali che non sono paradisi e digitale terrestre


Una puntata estremamente ricca, quella di questa sera di Report, che approfondisce diversi argomenti di estremo interesse: l'evoluzione del digitale terrestre che costringerà molti italiani a cambiare televisore entro il 2022 (per quale motivo? Lo scopriremo dal servizio di Antonella Cignarale).

Chi sono gli italiani che portano i loro soldi nei paradisi fiscali: tra questi anche un importante nome del lusso.

E, infine, un'inchiesta sulla mafia che controlla le concessioni (e non solo) lungo il litorale di Ostia: è stato un argomento di scontro politico tra PD e M5S, nei mesi scorsi.
Giorgio Mottola, per capire come stanno veramente le cose, si è preso pure un gestaccio da parte del presidente di federbalneari (che non amano essere disturbati nei loro affari).

L'anteprima della puntata: OCCHIO ALLA TV di Antonella Cignarale

Tra il 2010 e il 2012 abbiamo già dovuto cambiare televisori per adeguarci allo standard DVB-T1: nonostante ancora oggi ci siano problemi di ricezione sul digitale, a breve partirà un nuovo standard per il digitale che ci costringerà a nuovi aggiornamenti.
Forse si poteva partire col DVBT2 già anni fa senza far spendere agli italiani tutti questi soldi.
Antonella Cignarale racconterà cosa c'è dietro questa evoluzione.
Arriva il DVB-T2, il digitale terrestre di seconda generazione. Tra il 2020 e il 2022 avverrà il passaggio al nuovo sistema e tutti, emittenti televisive e spettatori, dovremo adeguarci. Per continuare a guardare la tv dovremo adattarla con un decoder oppure comprarne una nuova. Altrimenti non si vedrà più niente. Come succede ancora oggi a tutti quelli che, a sei anni di distanza dal passaggio al primo digitale terrestre, sullo schermo vedono solo quadretti scomposti. Anche per gli operatori televisivi si prepara una rivoluzione e, al momento del passaggio, dovranno rinunciare ai telespettatori che non si saranno adeguati in tempo al DVB-T2. Ma perché ci sobbarchiamo tutto questo trambusto? La decisione è europea e in ballo ci sono 2,5 miliardi di euro che lo Stato conta di incassare dalle gare per le nuove frequenze. Gli operatori di rete televisivi dovranno invece stringersi nelle frequenze che restano, cercando un accordo che garantisca lo spazio per tutte le emittenti.

Gli italiani in paradiso (fiscale)

Report, assieme all'Espresso, fa parte di un consorzio internazionale di giornalisti investigativi (ICIJ) che ha potuto leggersi ed analizzare le carte uscite dagli studi legali che hanno aiutato i molti che hanno portato i loro beni nei paradisi fiscali.
I nomi e le storie di questi furbetti sono state raccontate l'anno scorso in due puntate speciali sui Paradise papers: i Legionari di Cristi, i Crociani e la Vitrociset, il costruttore Nucera, Bonomi, la tangente pagata dai Rovelli per Imi Sir.

Si stima che il 30% della ricchezza prodotta in Europa finisca nei paesi off shore, tra cui molti anche qui in Europa: la stessa Europa che doveva metterli al bando e che invece ha avuto una mano clemente per non inimicarsi qualche potente di troppo.
La stessa Europa che poi chiede ai paesi di avere i conti in ordine, pena l'arrivo della troika.
Emanuele Bellano, con Alessia Cerantola e Norma Ferrara, è tornato su questi documenti per portare a galla altre storie, seguendo le tracce dei soldi tra Lituania, Singapore, Dubai, Hong Kong, Irlanda e Regno Unito.

A proposito del Regno Unito:
Dalla nostra Agenzia delle Entrate non si registra alcun passo avanti nel controllo dei nomi italiani emersi da #PanamaPapers e #ParadisePapers, i grandi scandali offshore che saranno alla base anche della prossima puntata di #Report, dal 2017 uno dei partner italiani di The International Consortium of Investigative Journalists. Un risultato concreto è invece stato ottenuto nel Regno Unito, dove il governo May ha accettato di supportare un emendamento scritto per arginare il flusso globale di denaro sporco, in base al quale i territori d'oltremare britannici saranno costretti ad adottare pubblici registri della proprietà delle imprese entro il 2020, come è già d'obbligo in Gran Bretagna e Irlanda del Nord [dalla pagina FB di Report].


Qualcosa si sta muovendo, in Inghilterra, non in Italia.

A Dubai gli investimenti esteri assommano a 12 miliardi di euro, ogni anni vengono create centinaia di società anonime, come quelle che costruiranno il grattacielo Burj Khalifa, simbolo della città del futuro.

Il paradiso non può attendere di Emanuele Bellano, in collaborazione di Alessia Cerantola e Norma Ferrara
Singapore, Dubai, Svizzera, Hong Kong: ci sono aree del mondo che attraggono i capitali più di altre. Sono le principali piazze finanziarie ed economiche mondiali. In che modo e perché si sposta la ricchezza che produciamo? Report, grazie alla partnership con il Consorzio internazionale di giornalisti investigativi ICIJ, torna a scavare tra i documenti fuoriusciti dagli studi legali con gli scandali Panama Papers e Paradise Papers, per ricostruire i flussi che i soldi seguono quando escono dal nostro paese. Il 30 per cento della ricchezza prodotta in Europa è posseduta da società off-shore. Quando il denaro rimbalza tra l'Europa e i paradisi fiscali chi possiede la ricchezza impoverisce tutti gli altri e nasconde l'origine del denaro: a quel punto se è chiaro chi ci perde diventa sempre più complicato capire chi ci guadagna.


La mafia del litorale

A Ostia, il mare di Roma, un numero ristretto di famiglie controlla tutte le concessioni sui lidi: occupano spazi pubblici, senza pagare il giusto e hanno pure commesso abusi, cementificato senza che negli anni il comune abbia detto niente.
Un sistema di potere che va oltre le storie che abbiamo ascoltato in questi anni, sulla mafia, su Suburra, sui clan.

Su Raiplay trovate un'anticipazione della puntata, che parte dalla campagna di stampa contro Libera e UISP, col supporto di Casapound, che aveva preso in concessione una spiaggia ad Ostia, la SQPR.
E' un storia che parte nel 2016, quando Libera che aveva vinto la concessione, fu poi bloccata dal municipio di Ostia, per un documento vecchio di anni dove si chiedeva di abbattere una struttura abusiva. Documento sparito e poi tirato fuori da un dirigente (Franco Nocera) poi arrestato in un'inchiesta su corruzione e rinviato a giudizio per la vicenda Papagni.

Sulle anomalie di quel bando (ma non sul comportamento di Libera), rilevate da Anac, partirà una campagna diffamatoria che ha dietro esponenti del M5S: ne scrive Federica Angeli ed Enrico Bellavia su Repubblica

Le lacune sottolineate da Anac sono sul bando di gara, non sull'operato di Libera. Ma qui si scatena il fango e la verità viene stravolta. Il municipio, nel bando 2014, in sostanza chiedeva ai gestori di ripristinare uno stato dei luoghi che era in realtà abusivo a monte, le sedicenti associazioni antimafia, non si sa a quale titolo, accusano Libera di aver gestito tutto in maniera opaca.
Il dossier del 5Stelle. A raccogliere quel dossier infamante per l'associazione di Don Ciotti, pagine che mischiavano le carte in tavola e non raccontavano la verità oggetitva dei fatti, sono i grillini Paolo Ferrara, attuale capogruppo del M5S in Campidoglio, e Davide Barillari, consigliere regionale. Attraverso un copia-incolla fanno loro quel dossier da presentare in Antimafia che consegnaranno in una versione con dicitura "confidenziale riservata alla stampa" ai cronisti radunati in una conferenza stampa in Campidoglio il 7 settembre del 2015. L'onda di fango che ne seguì sui social travolse l'operato di Libera a Ostia. Ma oggi la verità viene ristabilità. Non solo dalla spiegazione di Libera ma dall'arresto per corruzione di quel funzionario dell'ufficio tecnico Nocera che fece sparire un documento per tirarlo fuori al momento giusto.

Questo documento uscì ad una settimana dall'occupazione della spiaggia da parte di Casapound e su questo si basò la campagna mediatica contro Libera, che gettò la spugna nel 2016.
Ma proprio chiosco abusivo i 5S avevano tenuto la campagna elettorale nel 2013, con tanto di foto pubblicate su Facebook: tanta è stata l'attenzione su questo lido, che il chiosco di Libera è stato il primo abbattuto dalla giunta Raggi.
Erano chioschi pericolosi, spiega al giornalista Paolo Ferrara, capogruppo del m5s a Roma: ma erano pericolosi anche quando il movimento ha fatto campagna elettorale dentro.

Romanzo litorale di Giorgio Mottola in collaborazione di Norma Ferrara e Alessia Marzi
Immagini di Tommaso Javidi e Paolo Palermo


Il mare della capitale d’Italia è tenuto in ostaggio da un ristretto gruppo di famiglie che, senza alcun bando pubblico, gestisce le principali spiagge di Ostia. Nell'ultimo ventennio hanno cementificato l’intero lungomare, costruendo piscine, ristoranti, bar e cabine in cemento armato a pochi metri dalla battigia. Grazie alla connivenza di politici e tecnici comunali corrotti si sono appropriati di interi chilometri di spiaggia senza averne alcun diritto. Hanno creato un sistema di distruzione del territorio e di strapotere, che è stato sostenuto da tutte le giunte di Roma degli ultimi vent’anni: da quelle di centrosinistra a quelle di centrodestra. Eppure, a Ostia, l’attenzione di media e magistratura finora si è concentrata solo sui clan mafiosi e le organizzazioni criminali. Report punterà i riflettori sulla parte che è rimasta finora in ombra, ma che in realtà è la più ricca e la più potente sul litorale romano.

18 dicembre 2017

Report - Tutti gli affari attorno alla gestione dell'acqua, i paradise papers, i supermercati

L'acqua è al centro dei servizi di questa puntata, che chiude la stagione 2017 di Report: dalla gestione del servizio idrico ai privati, alla siccità (e come ci stiamo attrezzando per gestirla), le grandi navi in Laguna.
C'è poi un altro racconto che emerge analizzando i “paradise papers”; un'inchiesta sulla filiera nei supermercati e, infine, la storia delle antenne abusive a Verona.

Si parte dalle grandi navi in Laguna.

Le grandi navi portano turisti, tanti turisti: se vogliamo puntare sulla massa, su un turismo mordi e fuggi, predatorio, questa è la strada giusta.
Non è una strada lungimirante, se si tiene conto dei rischi che l'ingresso di queste enormi navi comporta: possiamo accettare il rischio di un “inchino” in Laguna come quello capitato alla Costa Concordia vicino l'Isola del Giglio?

La scheda del servizio: LA NAVE VA DI Francesca Ronchin

«Via le grandi navi» da crociera da San Marco. Clini e Passera l'avevano detto nel 2012, con un decreto firmato due mesi dopo la tragedia della Costa Concordia e pensato per evitare la pratica dell’"inchino". Da allora, davanti alla basilica del santo protettore sono passate tremila navi da crociera, circa cinquecento all'anno, le compagnie costruiscono navi che raggiungeranno le duecentomila tonnellate, il doppio della Costa Concordia. A Venezia, però, si ragiona ancora su percorsi alternativi. Dopo sei anni, lo scorso 7 novembre, sul tavolo è spuntata l'ipotesi Marghera. Ambientalisti, lavoratori e industriali restano sul piede di guerra. E mentre tutti continuano ad essere contro tutti, la nave va.


La gestione del servizio idrico ai privati

Quanti affari girano attorno all'acqua pubblica, un bene prezioso che dobbiamo gestire bene, sia perché necessario alla nostra sopravvivenza (e per l'agricoltura), sia perché è un bene scarso.
Vivremo stagioni con sempre meno pioggia, con temperature sempre più alte.
Cosa stiamo facendo per affrontare il problema della siccità? Cosa stanno facendo i privati (come Acea a Roma, distribuisce utili agli azionisti ma non fa investimenti) per rendere più efficiente la rete idrica di cui loro sono responsabili?
Questa estate Roma ha rischiato di rimanere senz'acqua, ma nel 2016 l'acqua che si perdeva nei tubi era al 44%, dato ridotto al 34% quest'anno, assicura ACEA.
Gli ultimi governi hanno sempre più spinto verso una gestione non pubblica del servizio. Ma queste aziende, spesso multinazionali, sono capaci di farlo? E in nome di quale interesse? Solo privati? Solo di profitto?

La scheda del servizio: Un buco nell'acqua - del 18 dicembre 2017 di Manuele Bonaccorsi

Questa estate i rubinetti di molti italiani sono rimasti a secco, mentre gli agricoltori hanno avuto difficoltà a irrigare, con danni per centinaia di milioni di euro. Secondo il Cnr, la scorsa estate è stata la più secca degli ultimi duecento anni. Solo un caso eccezionale? Probabilmente no. Nell’ultimo secolo la temperatura globale è cresciuta di un grado e i dati sulle precipitazioni dimostrano che le estati sono sempre più lunghe e secche. L’acqua, insomma, è diventata una risorsa scarsa: non ce ne è abbastanza per tutti. Siamo pronti ad affrontare questa emergenza? Mentre gli acquedotti italiani disperdono in media il 38% dell’acqua raccolta, le aziende che la gestiscono riempiono i propri azionisti di utili e dividendi. C’è il caso dei campi agricoli, che usano il 65% degli interi consumi idrici italiani. Qui l’acqua la gestiscono i Consorzi di bonifica, non sempre in modo efficiente. E poi ci sono i piccoli impianti idroelettrici, che, grazie a ricchi incentivi pubblici, tolgono sempre più acqua ai fiumi di montagna, producendo pochissima energia. Se l’acqua manca, i conflitti per l’approvvigionamento sono sempre più frequenti. Siamo sicuri di saperla gestire bene?


Quanta acqua sprechiamo

Anche il servizio di Giuliano Marrucci si occupa di acqua, bene comune e bene da gestire nel modo migliore possibile: per farlo esistono delle tecniche innovative di irrigazione, che servirebbero allo scopo.
Ma non sempre sono usati, col risultato che pur avendo acqua in abbondanza, i campi sono sempre in secca.

La scheda del servizio: GOCCIA A GOCCIA DI Giuliano Marrucci
Tra tecniche irrigue all'avanguardia, riuso della stragrande maggioranza delle acque reflue in agricoltura, giganteschi impianti per la desalinizzazione e una lotta senza frontiere alle perdite della rete, Israele oggi, nonostante il clima arido, la continua crescita demografica e l'ambizione mai sopita a conquistare l'autosufficienza alimentare, ha più acqua di quanta ne consumi. In Italia, invece, di acqua ce ne sarebbe, ma ne sprechiamo una quantità spropositata, soprattutto in agricoltura. Il risultato è che abbiamo sempre meno acqua e i periodi di siccità sono diventati la norma. Meno male che da qualche anno un nuovo approccio alla gestione del ciclo idrico si sta facendo avanti. È il fenomeno dei servizi ecosistemici, dove l'agricoltura, invece di consumare risorse e inquinare i territori, diventa la prima custode dell'acqua.


Pescando dai Paradise papers

Andando a pescare dentro il mare di documenti dei Paradise papers, si trovano storie interessanti: come quella della Electrolux di Scandicci (FI) e di un fondo alle Cayman usato dal gruppo Mercatech, che avrebbe dovuto rilevare l'azienda e i suoi dipendenti (col controllo dell'allora governo Berlusconi).
Sempre nei paradisi fiscali si trova traccia del più grande ricercato d'Italia, il boss Messina Denaro.
I soldi dell'evasione (o dell'elusione) e della mafia viaggiano su strade parallele.

La scheda del servizio: IL DOPPIO FONDO di Emanuele Bellano, in collaborazione di Lorenzo Di Pietro, Norma Ferrara e Michela Mancini

La squadra di Report ha continuato a scavare nei Paradise Papers, l’archivio della società di servizi legali off-shore Appleby. Questa volta, dai paradisi fiscali del mar dei Caraibi affiorano carte riservate che gettano una luce nuova sulla vicenda del polo industriale Electrolux di Scandicci, vicino Firenze. Era il 2008 quando la multinazionale svedese decise di chiudere lo stabilimento. Per scongiurare il licenziamento di quattrocento lavoratori, Electrolux decise di convertire la produzione da frigoriferi in pannelli solari. La società che venne scelta per la riconversione è Italia Solare Industrie del gruppo Mercatech. L’accordo fu firmato sotto il controllo del ministero del Lavoro, dei sindacati, della Regione Toscana e della stessa Electrolux. Il patto fallì, la fabbrica chiuse nel giro di due anni lasciando a casa tutti i lavoratori. Cosa accadde veramente? Quanto erano solide le garanzie finanziarie a cui tutti avevano dato credito?

La filiera alimentare e lo sfruttamento della manodopera

La settimana scorsa Report si era occupato della filiera della logistica in Italia, della mancanza di controlli, dello sfruttamento dei lavoratori, di cooperative che si scambiano le persone per pagare meno tasse.
Questa sera tocca alla filiera nei supermercati:

“Un'indagine nella filiera dei supermercati, per raccontare il carico di sfruttamento e di illegalità che appesantisce la frutta e la verdura che ogni giorno finisce nelle nostre case”.

La scheda del servizio: STORIE DI SFRUTTAMENTO E CIPOLLOTTI di Alberto Nerazzini

Un’inchiesta originale nel mondo della logistica in Veneto. A Padova, la vicenda del magazzino della Gottardo, dove si stoccano i prodotti di Acqua&Sapone e Tigotà: sei mesi fa la Procura emette quattro misure cautelari per la gestione in stato di schiavitù dei facchini. Ma il Veneto è soprattutto grande distribuzione organizzata: un’indagine nella filiera dei supermercati dell’alimentare, per raccontare il carico di sfruttamento e di illegalità che appesantisce la frutta e la verdura che ogni giorno finisce nelle nostre case.


Come è andata a finire? La storia delle antenne abusive a Verona


Come è andata a finire la storia dei ripetitori abusivi che hanno funzionato per anni a scrocco a Verona? Martedì scorso sono stati spenti, erano installati su un monumento vincolato, e ora gli editori abusivi devono pagare 10 ml di euro di arretrati.

TELESCROCCO DI Giulio Valesini

Trasmettevano a Verona grazie ad antenne e ripetitori radiotelevisivi installati abusivamente sopra alla seconda Torricella Massimiliana, violando il vincolo di tutela che la sovrintendenza per i beni storici e culturali aveva posto sul monumento asburgico. Per questo mercoledì scorso la Procura di Verona ha ordinato il sequestro della torre. Sono rimaste così al buio alcune tra le più importanti televisioni di Verona come Telearena, di proprietà del gruppo Athesis, Telenuovo e Telepace, che da anni trasmettono dalla Torricella senza l’autorizzazione del demanio proprietario del monumento.Sono una quarantina gli editori che negli anni hanno piazzato i loro ripetitori sopra il manufatto austriaco senza mai pagare neanche un euro allo Stato, che nel 2010 aveva chiesto circa 10 milioni di canoni arretrati. Report racconterà gli ultimi sviluppi.

13 novembre 2017

Report – l'inchiesta sui paradise papers e su Scientology

Due le inchieste di questa sera: le persone che hanno nascosto i loro beni nei paradisi fiscali, negli elenci dei paradise papers e la seconda su scientology, uno sguardo dal di dentro a questa specie di setta.

Un anno fa Report si era occupata dei panama papers, il giornalista Paolo Mondani aveva incontrato a Panama l'avvocato Caporaso.
Un anno dopo, si torna a parlare di paradisi fiscali, di Panama e di questo avvocato italiano.
E dei 4500 italiani coi soldi in paradiso.
Da Panama all'isola di Man, un'isola che dipende dalla regine d'Inghilterra e la cui economia si basa sull'elusione fiscale.
85000 abitanti e 26 000 aziende, centinaia di aziende di consulenza finanziaria.

In un paradiso fiscale si trovano due aziende della congregazione dei Legionari di Cristo.
E sempre qui, nei Caraibi si trova una società che controlla, per 1 euro, la Vitrociset: un'azienda strategica in mano ad un corrotto, per lo scandalo Lockheed.

L'organizzazione Scientology: due giornalisti sono riusciti ad entrare dentro l'organizzazione milanese di Scientology.
A Milano, in zona 9, sono stati accolti da esponenti del comune, della polizia locale, dei commercianti: era il 2015 e qui apre la chiesa più grande, inaugurata dal leader dell'organizzazione Miscavage.
Scientology è una organizzazione che non compare in nessun registro a Milano: nessun immobile al catasto, nessuna visura.
Per capire cosa sia Scientology, bisogna entrarci dentro: è quello che hanno fatto i due giornalisti.

È una associazione fondata nel 1954, da Ron Hubbard: crea una casta di sacerdoti, inizia a fare proselitismo e dopo esser sfuggito ad alcune condanne, lascia il comando a Miscavage.
Alberto Colaci si è sottoposto ad un test, che riportava la sua depressione per non avere un lavoro: ecco allora un bel corso, da pagare con un contributo da 38 euro.
Obiettivo dell'organizzazione è salvare il mondo: Scientology neutralizza i tuoi traumi, per farti raggiungere la purezza, il primo passo però è lo studio.

Il corso in aula è “come motivare te stesso”: di fronte ad un auditor ripercorri i traumi della tua vita. Alla fine si spende circa 700 euro per queste lezioni, in cui una persona confessa tutti i suoi traumi, i suoi segreti ad un estraneo.
Così, se uno poi vuole andarsene, è un po' più complicato.

Dopo il corso, Colaci entra in Scientology: Caselli, un ex membro dell'organizzazione ha raccontato che ha pagato circa 800 mila euro.
A Scientology si da tempo, lavoro e lealtà: i nomi dei figli, il tuo lavoro, i debiti, gli incidenti, le malattie, gli ospedali in cui sei stato, una storia della tua vita sessuale, le persone coinvolte.
I nomi delle persone con cui hai avuto una attività sessuale, le perversioni: chi, cosa, quante volte. Anche attività omosessuali...

Alla fine, anche un test con una specie di macchina della verità, chiamata e-meter.

Pier Paolo Caselli, la persona che ha raccontato la sua esperienza in S. nello staff, ha spiegato come questa organizzazione ti prenda soldi, ricevendo pochi soldi.
Il pedaggio per la libertà e la purezza si paga caro: o il lavoro o i soldi da donare.
Nella pratica Colaci dovrà lavorare 54 ore alla settimana, per poco più di 1 euro all'ora: dapprima in un bar che non batte scontrini, poi nelle cucine.
E poi il reclutamento per far entrare altre persone, da cui prenderebbe una percentuale sui corsi che queste dovrebbero fare. Una sorta di schema piramidale per reclutare altri reclutatori.

Scientology si è frantumata in tanti comitati: uno di questi è un “comitato di cittadini per i diritti umani” che fa la guerra a psicologi.
A Milano tengono lezioni nelle scuole, conferenze: è successo al liceo Virgilio di Roma.
Alcuni imprenditori di S. hanno inventato un gioco di ruolo, Start up, che presentano nelle scuole.
L'organizzazione cerca consenso e denaro: ogni tema ha obiettivi commerciali, ogni mattina i membri dello staff sono convocati dal capo, e la spiritualità lascia posto al denaro.

Il grido Start lancia la raccolta di soldi: ci sono eventi in cui gente dona fino a 50mila euro.
Soldi per creare la chiesa di Brescia a Roncadelle, per esempio: peccato che oggi la chiesa tirata su nel 2009 sia in vendita, in mano al signor Botti, costata 2,7 ml di euro.
Soldi arrivati dalla Fiduciaria Spa., e che oggi è in vendita, come una normale operazione (o speculazione) immobiliare.

Maurizio Botti è l'immobiliarista dell'associazione: anche a Milano, per la sede inaugurata nel 2015, c'è lui. I proprietari della sede sono schermati, non si conoscono le persone dietro.

Insomma, piuttosto che salvare il mondo, sembrano più interessati ai beni terreni.

In cerca del paradiso –l'inchiesta sui paradise papers

L'inchiesta di Giulio Valesini parte dall'isola di Man: l'isola sotto il controllo dell'Inghilterra dove ha sede la Appleby.
Da due uffici specializzati dell'offshore sono usciti milioni di documenti: su questi hanno lavorato i migliori giornalisti investigativi del consorzio internazionale, tra questi anche Report e l'Espresso.

L'inchiesta sarà in cantiere aperto per mesi – assicura Sigfrido Ranucci.
Come già raccontato domenica, tra quanti hanno cercato il paradiso fiscale in terra, si trovano i legionari di Cristo: una congregazione che ha fondato scuole e università che nel 2016 ha generato introiti per centinaia di milioni di dollari.
Fondata da un prete messicano, Maciel: con Ratzinger il fondatore viene messo al silenzio, Maciel si scoprì poi che era uno stupratore seriale, padre di tre figli.
Padre Maciel ha creato delle società nei paradisi fiscali, grazie ad Appleby, per pagare meno tasse.
Uno strumento legale – si difende un prete del comitato direttivo.
Legale ma forse anche non troppo, se il Vaticano ha aperto una sua indagine senza riuscire a fare luce del tutto. Per esempio a sapere a quanto ammonti il loro patrimonio.
La cricca di Maciel aveva aperto società a Panama e nell'isola di Jersey: strumenti che erano usati per fare investimenti, come una qualunque società per fare profitto.

A Caserta i legionari hanno gestito il Villaggio dei ragazzi, che ha sottratto ragazzi dalla strada, ma che ha lasciato un debito di 28 ml di euro. Debiti nei confronti dell'Inps e dell'Agenzia delle Entrate: non pagavano tasse e contributi.
Soldi arrivati dalla regione e dalla provincia: dove sono andati? Erano 6-9 milioni euro l'anno, ma in regione non hanno controllato bene, anche se in regione scaricano le colpe sull'ordine.
Uno dei palazzi di Roma è stato affittato all'avvocato dei casalesi, che pare sia moroso con l'affitto.

I proprietari della Vitrociset.

I Crociani sono i protagonisti del secondo caso: Camillo Crociani fu condannato per la tangente dalla Lockheed e scappò all'estero col figlio.
Cosa lo lega alla Vitrociset?
Questa società che gestisce materiale sensibile per la nostra sicurezza: è sempre stata la cassaforte dei Crociani.
Lo Stato affida loro lavori strategici, ma non ha chiesto ai Crociani alcuna trasparenza: a monte della Vitrociset c'è una società nei Caraibi che la controlla grazie ad una azione di 1 euro.
That's Italy ..
Per mettere al sicuro i soldi dello Stato italiano si deve andare in paradiso, fiscale si intende: nei due Trust della famiglia ci sono tanti soldi e anche i quadri di valore (per un valore di 400ml di euro).
Dietro questo patrimonio c'è una controversia familiare, tra gli eredi di Camillo Crociani.
100 ml di dividendi in 10 anni: un'enorme mole di denaro, custodito nei paradisi fiscali, frutto di una tangente.
E lo Stato che ha condannato i Crociani ha continuato a dare loro i soldi per gli appalti.
E i ministeri preposti, la presidenza del Consiglio?
Nessun problema...

La tangente in paradiso.
Nell'isola di Cook ha aperto il suo Trust l'industriale Rovelli, coi soldi presi dallo stato italiano per la sentenza comprata, dal giudice Metta (e c'era anche l'avvocato Previti), contro la banca IMI. Mezzo miliardo di euro finito ad un'industriale, Nino Rovelli, che aveva appena fatto fallimento.
Sempre grazie alla consulenza di Appleby.
Il magistrato Walter Mapelli ha dato la caccia al tesoro, recuperando parte dei soldi: il Trust Gaugin gli era sfuggito e forse contiene parte della vecchia tangente.
Con questi strumenti giuridici è inutile cercare di recuperare questi soldi: soldi che servirebbero per bonificare i terreni, inquinati dalle fabbriche dei Rovelli.

Gli aerei dell'isola di Man.
In questa isola sono registrati 1000 aerei: in questa isola le aziende che fanno attività di leasing (aerei affittati poi agli stessi proprietari dello stesso), non pagano l'Iva, per gli aerei registrati sull'isola.
Si risparmiano milioni di euro, grazie ad un pezzo di carta: basta che stiano sull'isola per poche ore.
Tra i clienti di queste aziende c'è Sawiris, un magnate russo, il pilota Hamilton...
E l'unione europea, che ci impone il pareggio di bilancio e altre strozzature sui nostri conti?
Tutto regolare, dice la società di revisione Ernst & Young. Revisione per modo di dire, verrebbe da dire.

L'imprenditore Bonomi.
I marchi posseduti dall'imprenditore Bonomi fanno capo ad una società lussemburghese, che ha sopra dei trust situati nell'isola di Jersey.
Si è comprato un aereo, usando società nei paradisi con un bel risparmio.

Anche il costruttore Nucera è dentro le carte di Appleby: girava il mondo su un Falcon, comprato da una sua società nelle Cayman, assieme a banchieri.
Oggi è imputato per bancarotta, ma sta al sicuro al sole di Dubai.
Assieme a Landi e Matacena.

Moscovici scandalizzato dai panama papers doveva stilare la lista dei paradisi fiscali: passato un anno attendiamo una lista. Aveva mandato gli ispettori sull'isola di Man, che aveva evidenziato rischi di riciclaggio per mafiosi e terroristi.

Chi va sull'isola di Man sono le società di giochi online: tra queste la Poker stars, i cui proprietari non accettano intervista e vivono su questa isola.
In Italia gli è stata imputata una evasione da 85ml, ma l'Agenzia delle Entrate si è dovuta accontentare per 6 ml di euro.
Soggetti autorizzati dalla nostra Repubblica che poi truffano le leggi della Repubblica.

Dai Panama paters si passa ai Mondani Papers.
Paolo Mondani ha messo le mani sui clienti dell'avvocato italo panamense Caporaso: a loro l'avvocato fornisce un conto su una banca e anche una linea telefonica criptata.
Uno dei clienti di Caporaso è un'ipnotista siciliano, Marzaduri: gli ha affidato 40mila euro poi spariti.
Da Caporaso si rivolgono imprenditori che vogliono portare fuori i soldi dall'Italia: si creano scatole cinesi, società dentro società, con una catena di avvocati in giro per il mondo.
I soldi tornano grazie a conti di banche internazionali (Gibilterra o Hong Kong) o con carte di credito anonime.

Marzaduri ha consegnato i dati di Caporaso a Report: un tentativo di estorsione – sostiene l'avvocato.
Tra i clienti di Caporaso si trova di tutto: anche persone con problemi giudiziari in Italia.
Persino una persona che è un sorvegliato speciale in offshore.

Perché si consentono i paradisi fiscali, che drenano soldi dalle casse pubbliche verso paesi esteri, costringendo paesi come l'Italia a tagliare la spesa pubblica?
Perché l'UE non ha messo l'isola di Man dentro la lista dei paesi nella black list?
E se si dovesse arrivare ad una hard brexit c'è il rischio che l'Inghilterra si trasformi in un enorme paradiso fiscale.

Nei paradisi fiscali non troviamo la gente comune, che paga le tasse sul loro stipendio, che tiene in piedi i conti del paese in una proporzione molto maggiore rispetto a quella delle tante multinazionali del web o dei furbetti dell'elusione.
Grandi imprenditori che poi magari ci fanno pure la morale e ci dicono cosa tagliare della spesa pubblica.

O, come Juncker, il presidente lussemburghese che aveva nella presidenza anche il leader maltese.
Dobbiamo dire basta all'elusione e all'evasione, se non vogliamo che si continui a rapinare il futuro.

Una nuova puntata dal paradiso - Report e l'inchiesta sui paradise papers

Questa sera nuovo aggiornamento (o forse sarà una versione estesa) dell'inchiesta dei paradise papers a Report: l'inchiesta nata dall'acquisizione dei documenti sui furbetti che nascondono i propri capitali al fisco usando i paradisi fiscali.
Speravo che l'eco della puntata di ieri (dai Legionari di Cristo, alla Vitrociset, il tesoro dei Rovelli, l'aeroporto sull'isola di Man, il database preso all'avvocato Giovanni Caporaso) fosse arrivata fino ai palazzi di Roma.



Invece niente: di cosa si chiacchiera oggi? Della finta apertura di Renzi alla minoranza che se n'è andata (e che mai ritornerà si spera, visto che si continua a rivendicare il successo delle riforme), del ritorno del cavaliere nero (esperto di offshore), della partita dell'Italia di questa sera.
Una notizia sugli evasori l'ho trovata però: in manovra si sta pensando di dimezzare le sanzioni per chi ha evaso e pensa di risanare il dovuto entro maggio.

Ecco, piuttosto che sentir parlare di alleanze, mi piacerebbe capire cosa intende fare il PD o Pisapia (o gli altri partiti a sinistra) in Italia e in Europa per arginare questa situazione.
Scarichiamo sempre le colpe sull'Europa (come se non ci fossero nostri europarlamentari a Bruxelles)?
Lasciamo le cose così perché, come sostiene l'avvocato Caporaso, chiunque ha il diritto a pagare meno tasse?

12 novembre 2017

Report e l'analisi dei paradise papers – in cerca di un paradiso

Sono 13 milioni di documenti analizzati dai giornalisti del consorzio internazionale di cui fanno parte i giornalisti di Report e de l'Espresso; oltre a questi, ci sono anche i dati di 4500 italiani coi soldi in paradiso, clienti dell'avvocato Caporaso a capo di uno studio legale che aiuta società italiane ad eludere il fisco, e che sta analizzando Paolo Mondani.
Report nella puntata speciale di oggi ha raccontato alcune storie di questi italiani in paradiso (e non parliamo di gente con problemi economici): i legionari di Cristo, la storia della Vitrociset che parte dallo scandalo Lockheed e dalla famiglia Crociani, l'eredità dei Rovelli e i fondi di Andrea Bonomi.

Ma senza andare nei paesi esotici, un paradiso fiscale si trova anche in Europa, nell'isola di Man: qui arrivano le persone che vogliono sfuggire alla tassazione dei loro paesi.
Qui si trovano centinaia di società di consulenza: qui c'è la sede della Appleby, una società con sedi in tutto il mondo, al servizio di capitalisti, banche e multinazionali.
Appleby sta al centro del cerchio magico dell'elusione: conosce i punti deboli della tassazione globale e li sa sfruttare.

Moscovici – commissario dell'Unione Europea – si è detto preoccupato, e ha scritto all'isola di Man per chiedere conto dell'evasione dell'Iva. Vedremo quale sarà la risposta.
Il lavoro che ha portato all'inchiesta “paradise papers” nasce dalla fuga dei documenti da due grandi studi che si occupano proprio di elusione, e uno di questo è proprio Appleby.

Il primo caso esaminato dall'inchiesta di Giulio Valesini è quello dei legionari di Cristo.
I legionari hanno fondato scuole e università in Europa e in Sudamerica: hanno generato introiti per centinaia di milioni.
Durante il pontificato di Giovanni II erano bene accetti in Vaticano: con Ratzinger l'ente fu commissariato, e si scoprì anche che il fondatore erano uno stupratore seriale.
Dietro i legionari ci sono delle società con sede in un paradiso fiscale, nelle Bermuda: società create per non pagare le tasse regolarmente.

Il giornalisti ha chiesto conto all'attuale padre membro del comitati direttivo, che non sa, non conosce l'ammontare dei soldi in paradiso, che non può o non vuole rispondere..
Tra gli amministratori di una società dei legionari alla Bermuda, anche un certo Olivieri, che oggi guida il braccio economico della congregazione.
Perché un ente religioso deve aprire società nei paradisi fiscali, perché deve fare investimenti alle Bermuda?

Oltre che in Vaticano, i conti dei legionari di Cristo non tornano nemmeno a Caserta, dove c'è il “Villaggio dei ragazzi” un ente che si occupa dei ragazzi, per sottrarli alla strada: i legionari qui erano pieni di debiti, nei confronti dell'Inps, dell'Agenzia delle Entrate. Non pagavano contributi e le tasse: l'ente prendeva fondi dalla regione. Dove sono finiti questi soldi pubblici?

La sede della congregazione è in Messico: tutto regolare che soldi pubblici siano finiti all'estero? Che parte di questi sono finiti per regali di lusso a personalità varie?
Che siano stati usati per prendere un palazzo di pregio a Roma, affittato all'avvocato Bidognetti.

I legionari hanno lasciato un debito da 28 ml di euro: peccato che la regione Campania sta ancora chiedendosi di chi siano le responsabilità.
Non sappiamo nemmeno che esito abbia avuto la commissione del Vaticano che doveva indagare.

Il caso Vitrociset.
Di chi è la Vitrociset, l'azienda che fa affari con aziende pubbliche strategiche della difesa in Italia?
Valesini è partito dallo scandalo Lockheed nel 197 e dalla fuga di Crociani sr e jr: Camillo Crociani era un manager della Finmeccani che aveva pagato mazzette ai militari (e non solo) per l'appalto dei C130 statunitensi.
La famiglia ha ben due trust in Cayman: little e grand, da circa mezzo miliardo di euro, e non sappiamo da dove arrivino i soldi di questi trust.
Vitrociset era la cassa dei Crociani, una fabbrica di soldi avendo avuto per anni appalti dallo Stato per centinaia di milioni), soldi finiti ad una azienda il cui controllo azionario è controllato con una sola azione da 1 dollaro.
I soldi degli appalti della guardia di finanza, della società spaziale, per i nostro radar escono dalle nostre casse per finire al sicuro nei paradisi fiscali, lontano dall'Agenzia delle Entrate. Ma non dalle liti degli eredi di Crociani, che si stanno contendendo il tesoro dei due trust. Nel little trust si trovano quadri famosi, per un valore di 400 ml.

Camillo Crociani è un corruttore (per stessa ammissione del figlio) che non ha fatto un giorno di carcere, uno stato che continua a dare appalti ad una azienda di cui non si conosce il proprietario, il comportamento spregiudicato degli eredi: persino i consulenti di Appleby sono preoccupati del comportamento dei Crociani, la vedova aveva chiesto di cancellare tutte le tracce che portavano ai Crociani .. si sono preoccupati loro e non noi.

La presidenza del Consiglio – alle domande di Report - ha risposto che, a poche ore dalla trasmissione, sarebbe arrivata un'informazione sui veri proprietari.
Ma la presidenza si è tutelata dietro il riserbo.

La tangente della Sir – Rovelli.
Il procuratore Walter Mapelli aveva seguito l'inchiesta sulla tangente SIR, pagata dal finanziere Nino Rovelli per comprarsi una causa in sede civile nei confronti della banca IMI: anche parte di questa tangente è finita nei paradisi fiscali.
La storia della SIR parla della petrolchimica in Sardegna, di un finanziere vicino alla DC che godeva dei prestiti delle banche pubbliche, ma anche di terreni inquinati, malattie e di bonifiche ambientali pagate coi soldi pubblici.
La tangente del caso IMI-Sir, dicono le carte dei panama papers, è finita in un trust del figlio del finanziere Rovelli, che ora può godersi in tranquillità la sua vita, nella sua villa vicino New York.

Gli aerei registrati sull'isola di Man.
Sull'isola di Man sono registrati tanti aerei privati, sulla carta di società con sede sull'isola, di fatto in disponibilità di persone fisiche: il tutto grazie ad un artificio per cui sull'isola di Man non si paga l'iva. Un servizio di alta qualità – dice il responsabile del commercio dell'isola.
Ma di chi sono questi aerei?
Sawiris, l'uomo più ricco d'Egitto. Il campione di F1 Hamilton, un magnate russo....
Gente ricca che può risparmiare soldi, tanti soldi in tasse, grazie ad un pezzo di carta che lo consente. Basta creare una società fittizia sull'isola, sempre grazie ad Appleby, ma è tutto regolare certifica la società di revisione dei conti Ernst e Young. La stessa che consiglia questo schermo fiscale ai suoi clienti vip e che poi certifica i bilanci delle nostre aziende.

Tra i clienti di Appleby c'è anche Andrea Bonomi: un industriale importante in Italia che possiede marchi come Ducati e Aston Martin, società di scommesse sportive, Chicco. Il tutto controllato da una società lussemburghese poi controllata a sua volta da tre trust situati nell'isola di Jersey.
Anche in questa storia ci sono aerei passati di mano e finiti in società fittizie registrate a Man: con questo sistema l'industriale può risparmiare tasse per 2,7 ml di euro per il suo Falcon.
Bonomi si difende asserendo che non viola alcuna norma fiscale, che i suoi trust sono vigilati dall'autorità del Jersey. E che lui è un cittadino americano e svizzero e che non ha obblighi verso l'Italia.

Volava con un Falcon anche il costruttore Lucera, indagato per bancarotta e oggi latitante a Dubai, assieme ad altri compagni, da Landi a Matacena.

La relazione dei commissari europei sull'isola di Man si conclude con parole preoccupanti: sull'isola non fanno sufficienti controlli sul riciclaggio dei soldi delle mafie.

Sempre dai paradise papers, la storia di società del gioco d'azzardo che sfuggono alla fiscalità come la Poker stars, società con sede a Malta.

La finanza offshore ammonta a 21mila miliardi dollari: è un'emorragia che le organizzazioni nazionali e internazionali non riescono a fermare (OCSE, Banca mondiale..).
Se non ci fossero i giornalisti del consorzio internazionale dei giornalisti investigativi nemmeno conosceremmo questi paradisi fiscali, chi sono le persone che qui portano soldi.

Paolo Mondani a Panama: qui il giornalista ha incontrato l'avvocato Caporaso, uno che considera un infame chi denuncia i commercianti che non fanno gli scontrini. Questa la sua morale.

Marco Marzudari è stato uno dei clienti di Caporaso: al giornalista ha raccontato di come funziona il lavoro di Caporaso: ha creato una banca mondiale senza avere licenza, che gestisce attraverso il portale Payopm, e una linea telefonica criptata, opmvoip.
Tutto regolare, sostiene Caporaso: aiuta le persone che intendono pagare meno tasse grazie ad un sistema di avvocati nel mondo che creano società una dentro l'altra, come scatole cinesi, per nasconderne i veri proprietari.
Secondo la testimonianza di Marzaduri, avrebbe aiutato anche esponenti della criminalità organizzata.

Marzaduri è accusato ora di estorsione dall'avvocato, perché ha sottratto dai suoi server l'elenco di 4500 clienti italiani. Persone su cui Caporaso non fa accertamenti, mica è la polizia giudiziaria.
Tra questi il fratello di Matacena e anche un sorvegliato speciale in offshore .. cose che succedono in Italia.

120 politici del mondo hanno investito in offshore, uomini di Trump che hanno investito in società di Putin, il braccio destro di Trudeau, la regina d'Inghilterra perfino laburisti inglesi. Forse per questo che non si riesce a dare una definizione di paradisi fiscali.
Moscovici rassicura, la lista dei 41 paesi paradisi fiscali è pronta, ma nessuno di questo sta in Europa.

E cosa succederà con la Brexit? L'Inghilterra, che controlla parte di questi piccoli paradisi (sono 9 le giurisdizioni fiscali), si trasformerà in un paradiso fiscale?


Il video di OXFAM sugli evasori è eloquente: i soldi dell'evasione e dell'elusione sono soldi rubati alla spesa pubblica, soldi per ospedali e cure.
Soldi nostri.