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15 dicembre 2024

Anteprima inchieste di Report - le opere di Roma, i respiratori Philips, l’aria di Milano e il caffè nei bar

Una delle opere principali per il Giubileo di Roma sarà il termovalizzatore, l’inceneritore che dovrebbe risolverse (si spera per sempre) l’emergenza rifiuti nella capitale. Ma sarà pronta dopo il Giubileo.

Poi un servizio su come si tosta il caffè nei nostri bar, “siamo la patria della ciofeca” – racconta il conduttore Ranucci nella presentazione della puntata.

Il caffè al bar

Che caffè beviamo nei bar in Italia? Una ciofeca, direbbe Totò, “allora scrivete ciofeca dello sport”. Bernardo Iovene è andato nei bar in giro per l’Italia per una verifica su questo prodotto molto amato dagli italiani.
A Trieste, per cominciare, si beve un caffè di qualità arabica, una tostatura scura, che rispetta gli aromi di cioccolato, cacao, “un caffè tipico italiano” spiegano al Caffè degli specchi.

Sfruttando un esperto già interpellato nel passato, Andrej Godina, Iovene ha fatto fare una analisi sensoriale a questo caffè triestino: gli aromi percepiti dall’esperto non sono proprio lusinghieri, muschio, muffa,copertone di automobile (“sentore di una robusta lavorata male”), terra bagnata, un retrogusto di cacao, amaro però astringente, “quindi non un caffè di grandissima qualità”.

Oltre alla bravura e all’esperienza del barista serve una materia prima di qualità, senza sapori di muffa e copertone: Iovene ha proposto al titolare del caffè un confronto con l’esperto (Godina è ricercatore in scienza e tecnologia dell’industria del caffè), che ha condiviso la percezione di questi aromi sgradevoli, “un milione di clienti all’anno e nessuno ha capito niente” è stata la battuta del titolare ma a quanto pare in Italia tutti i consumatori non capiscono niente. “Se ad un consumatore hai fatto sempre bere un vino che sa di tappo lui non conosce la differenza, quindi siete voi che non fate cultura al consumatore e li abituate a bere difetti” ha spiegato con molta pazienza Godina “ci vuole un po’ di cultura di prodotto che purtroppo in Italia non c’è”.

E a Napoli che caffè si beve? In piazzetta Maradona, meta di milioni di turisti, dove si trovano due locali, di fronte al murales del grande calciatore argentino, che offrono caffè e sfogliatelle.
In entrambe il caffè è fatto con una macchinetta con cialde, le sfogliatelle le comprano surgelate.


Iovene si è poi spostato a Forcella alla ricerca del miglior caffè del quartiere: con l’aiuto di due “profughi”, due signori anziani molto conosciuti, a Ioveve il caffè è arrivato via motorino in un attimo nonostante la pioggia. “Ma è dolce.. mica hai il diabete?” un siparietto degno della commedia popolare.

Sempre a Napoli, Iovene ha scoperto come il caffè più apprezzato in città è quello fatto con chicchi oleosi e un po’ scuri: ma secondo il parere di un esperto di torrefazione, Leonardo Lelli, che produce un caffè considerato di alta qualità, è una porcheria.
Sono chicchi con gocce d’unto, è un caffè morto, “se è un caffè uscito dalla tostatrice questo ha subito oltre il secondo crack.. l’olio nel momento in cui lo vai a mettere nel macina caffè, pensa a quanto unge le macine, quanto unge la macchina, tutto quest’olio poi diventa rancido, con l’aria si ossida.. come caffè è da buttare. Questi oli, questi grassi sono indigeribili, danno fastidio allo stomaco. Il caffè deve essere disidratato, secco.”
Iovene, stupito dal giudizio netto del torrefattore, ha cercato altri giudizi sul caffè bevuto a Napoli: Stefano Toppano è un altro torrefattore, anche per lui il chicco bagnato è una schifezza, l’olio a contatto con l’ossigeno si ossida.
Fabio Verona è responsabile della formazione di Costadoro, a Iovene spiega che tostandolo scuso, il caffè, si riescono a nascondere i difetti, percepisci l’amaro e non tutta la dolcezza, i frutti e i fiori che sono presenti in un buon caffè.

La scheda del servizio: LA REPUBBLICA DELLA CIOFECA

di Bernardo Iovene

Collaborazione Lidia Galeazzo

Una ciofeca: è il rischio che possiamo trovare, in una tazzina al bar, un caffè rancido, bruciato, che ha perso tutte le caratteristiche positive aromatiche, molto amaro, estratto con acqua sporca, in filtri contaminati da estrazioni precedenti. Il caffè è la seconda merce più commercializzata al mondo dopo il petrolio. Si consuma in tutto il globo, noi italiani pensiamo di esserne grandi esperti e grandi intenditori e di avere anche grandi trasformatori che, nei nostri bar, estraggono una bevanda perfetta a regola d’arte. È davvero così? Ci sono delle regole universali per trattare il chicco di caffè e, prima di approcciarsi alla grande invenzione tutta italiana che è la macchina dell’espresso, sarebbe necessario un piccolo corso di formazione. Invece, girando nei bar da Napoli a Trieste abbiamo rilevato una mancanza di cultura e rispetto per quello che è ritenuto un rito italiano. L’aggravante è che il gusto forte napoletano, diventato ormai italiano, prevede una tostatura scura che produce oli in superficie che andrebbero trattati e conservati con professionalità. Invece, i nostri baristi ignorano la problematica compromettendo una materia prima anche di qualità. I torrefattori corrono il rischio della tostatura scura per accontentare un gusto e quindi il mercato.

I respiratori che fanno male alla salute


Nel 2022 Report aveva raccontato la vicenda dei respiratori Philips, i Respironics, ritirati dal mercato mondiale, dopo che era stato accertato un difetto di produzione che causava malattie respiratorie a quanti lo avessero utilizzato (anche durante il Covid sono stati adoperati questi respiratori). Lo scorso febbraio è arrivata la condanna della corte d’Appello di Milano:

La multinazionale Philips - Respironics, che per anni aveva venduto dispositivi medici difettosi, deve pagare una penale di 20mila euro per ogni giorno di ritardo nel ritiro e sostituzione dei suoi prodotti, a partire dalla data del 30 giugno 2023. Lo ha deciso la Corte di Appello di Milano, sezione XIV Civile, pronunciandosi in merito a una class action avanzata dall'Associazione Apnoici Italiani e da Adusbef  assistite dal pool di legali dell’avvocato Stefano Bertone per conto di più di 100mila pazienti italiani.
L’avvocato Bertone aveva seguito la class action portata avanti contro la multinazionale per conto di 100 mila pazienti: i giudici hanno accertato che Philips avrebbe mandato tre lettere ai distributori informandoli della necessità di fare un richiamo, ma trovano soltanto l’ultima. L’opinione dell’avvocato è che le prime due non siano state inviate perché avrebbe preso sottogamba l’intera vicenda.
Adesso partirà la class action europea, di cui l’Italia è capofila, che comprende 1,2 milioni di cittadini europei, persone che hanno queste patologie come il tumore al polmone, oppure parenti di persone decedute per tumore, tumore del naso, tumore della tiroide, leucemie e poi le malattie respiratorie, come asma, bronchiti croniche e enfisemi.

La scheda del servizio: LA POLVERE SOTTO IL VENTILATORE

di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella

Report torna a occuparsi del più grande richiamo di dispositivi medici della storia, ben 15 milioni di respiratori e ventilatori Philips Respironics. L’inchiesta spiegherà qual è lo stato attuale delle class action nei tribunali e come gli enti regolatori stanno gestendo la vicenda. Negli Stati Uniti, l’agenzia statale che si occupa dei dispositivi medici ha obbligato Philips Respironics a sospendere la vendita di gran parte dei suoi prodotti sul territorio americano. Gli stessi prodotti sono però venduti in Italia.

Le grandi opere del Giubileo

Alla fine il Giubileo è diventato il carrello dentro cui mettere tutte le opere (utili o meno) da mettere su un binario speciale, per accelerarne la realizzazione.

Anche il termovalorizzatore, o inceneritore, all’interno delle opere per questo grande evento, verrà realizzato nel 2027, a messa finita.

Dovrebbe sorgere a Santa Palomba, ultimo lembo del comune di Roma, confinante coi comuni di Albano, Pomezia e Ardia in una zona dove oltre ai capannoni sono presenti anche aziende agricole.
Che succederà con l’arrivo dell’inceneritore? Il rischio è quello di perdere le certificazioni perché nessun ente potrà mai garantire una struttura biologica accanto ad un termovalorizzatore – spiega a report uno dei proprietari dei terreni, dove già le acque dei pozzi non sono potabili.

Si tratta delle falde acquifere della zona di Ronchigliano dove è presenta una ex discarica: le bonifiche non sono ancora partite, il comune di Albano ha chiesto alla regione Lazio di istituire una zona ad alto rischio di crisi ambientale sul sito della discarica, che si trova a circa 1 km del futuro inceneritore.
Il sindaco di Albano Massimiliano Borrelli racconta di come in questa area, per legge, non possano essere realizzati impianti per rifiuti o per il loro trattamento di prodotti che possano essere classificati come inquinanti.
Questo impedirebbe la realizzazione dell’inceneritore, se la legge dovesse essere applicata: ma il commissario che sta promuovendo questa opera è Gualtieri del PD, lo stesso partito del sindaco di Albano: “io devo difendere il mio territorio, sono stato eletto per difendere questo territorio”. In effetti tutti i sindaci del territorio sono contro questo inceneritore a prescindere dal colore politico: lo è il sindaco di Ardea, il cui comune è prossimo alla struttura, basta solo attraversare l’Ardeatina, pochi metri. In questo comune la raccolta differenziata supera abbondantemente il 72%, d’estate coi turisti romani, “non avvezzi a fare la differenziata”, si scende sotto il 63%.
Ad Ariccia si trova il più grande ospedale di Roma sud, che dista 3,8 km da questo inceneritore.

Sul lago di Albano, il più profondo dei laghi vulcanici italiani, si affaccia il palazzo pontificio di Castel Gandolfo, la residenza estiva dei papi: il lago è al centro da più di 40 anni di una grave crisi idrica, il vecchio porto ormai è all’asciutto, l’acqua si è abbassata di oltre 6 metri, mancando circa 1,5 ml di metri cubi di acqua ogni anno. Il nuovo inceneritore potrebbe avere delle conseguenza sul lago, perché è sopra la falda dei castelli romani. Sono 10 ettari comprati da Ama al prezzo di 75 euro al metro quadro, per un valore di 7,5 ml di euro: una compravendita che è stata denunciata dalle associazioni locali, in particolare per le incongruenze nell’atto di vendita.

Non ci sono solo i disagi ambientali da mettere in conto: ad un km da dove verrà costruito l’inceneritore è già presente un nucleo di case popolari, quello di Borgo Sorano, 300 appartamenti costruiti in mezzo al nulla. Il primo centro commerciale è a 5 km a cui le persone devono andare per prendere l’acqua, siccome qui l’acqua potabile manca e ci si deve arrangiare con le bottiglie. C’è l’acqua del pozzo che però non è potabile, è acqua ferrosa, sporca. Anche gli abitanti del villaggio ardeatino vivono a poco più di 1 km dal futuro inceneritore e anche loro hanno problemi d’acqua: tutti i giorni le persone devono riempire le bottiglie di plastica con l’acqua che arriva da Acea tramite autobotte, anche qui le famiglie hanno i pozzi, ma l’acqua non può essere usata per bere, “non è buona nemmeno per innaffiare le piante” e ora arriverà il regalo di Gualtieri.

La scheda del servizio: IL SANTO INCENERITORE

di Claudia Di Pasquale

Collaborazione Giulia Sabella, Marzia Amico

Il Giubileo 2025 è ormai alle porte e a Roma si attendono oltre 32 milioni di pellegrini che produrranno ingenti quantità di rifiuti. È così che il commissario per il Giubileo Roberto Gualtieri è stato nominato anche commissario straordinario di governo dei rifiuti di Roma Capitale. Grazie a questi poteri commissariali è stato approvato un nuovo piano rifiuti, che comprende anche la costruzione di un termovalorizzatore. L'impianto però non sarà pronto prima del 2027 e non potrà salvare Roma dai rifiuti dei pellegrini. Ma dove sarà realizzato? E quanto è stato pagato il terreno dove sarà costruito?

Tira una brutta aria a Milano

Ma è vero che Milano è la terza città più inquinata al mondo?

Chi misura la qualità dell’aria, in termini di inquinamento, nelle maggiori città del mondo? La società si chiama IQAir AG: misurano la qualità dell’aria prendendo i dati da tutte le fonti pubbliche a cui possono accedere – spiega l’AD Frank Hammes – “a Milano ad esempio arrivano da due stazioni pubbliche, quelle di Arpa, e da dieci stazioni private, cioè rilevatori di persone private ..”
I dati arrivano cioè da persone comuni, che hanno in casa dei misuratori: ma come fanno ad essere certi che gli strumenti usati dai cittadini funzionino correttamente? L’AD ha risposto che con 300-400 euro si possono comprare strumenti di buona qualità.
Ma il responsabile di Arpa Lombardia per la qualità dell’aria, Guido Lanzani, spiega che loro usano strumenti conformi a quello che prevede la norma del 2008 dell’Unione Europea, ogni stazione costa da 100mila a 150mila euro: “l’importante è utilizzare, per confrontarle, delle misure che siano coerenti coi metodi di riferimento che la normativa prevede. Se metto assieme dati che provengono da sistemi di rilevazione diversi, rischio di dare una fotografia sfalsata.”
Per evitare questo rischio la comunità europea ha imposto degli standard che tutti i paesi europei devono rispettare, a cominciare dal luogo dove installare i misuratori.
Come mai un’azienda privata come IQAir, senza avere gli strumenti adeguati e le competenze scientifiche necessarie, pubblica una classifica delle città più inquinate al mondo?
C’è un possibile conflitto di interesse, poiché IQAir produce depuratori d’aria: questo è il loro business su cui basano il loro profitto. Nulla di illegale, ma rimane la sensazione che queste classifiche facciano parte di una sorta di campagna pubblicitaria.
Per smontare questa sensazione basterebbe che l’azienda mostrasse i dati sulle vendite: c’è stato un aumento delle vendite dei loro dispositivi in Italia nell’ultimo anno? Niente da fare, su questo l’AD dell’azienda risponde che, essendo una società privata, non sono tenuti a mostrare nulla. Ma è proprio questo il punto: possiamo fidarci dei report di IAQAir? I loro dati sono basati su qualche evidenza scientifica? E, poi, chi certifica la qualità dei loro depuratori? Non esiste nessuna certificazione per i depuratori d’aria, lo stesso AD ammette di aver studiato giurisprudenza.

Giusto per chiarire il punto, il responsabile di Arpa Lombardia si è laureato in fisica all’università di Milano e poi ha studiato alla scuola di specialità in statistica sanitaria all’istituto dei tumori, sempre a Milano.

Un fattore dell’inquinamento atmosferico di Milano si trova però fuori dalle mura cittadine, l’allevamento intensivo: i liquami degli allevamenti intensivi sono particolarmente ricchi di ammoniaca contenuta nelle urine degli animali – racconta a Report Adriana Pietrodangelo ricercatrice del CNR – le molecole dell’ammoniaca sono leggere e una volta emesse interagiscono tra di loro e da gas come erano originariamente, formano particelle solide.

In Italia il 60% degli allevamenti intensivi è concentrato nella pianura Padana e, come riportato in uno studio di Greenpeace, la mappa degli allevamenti intensivi e la mappa dove si trova la più alta concentrazione di ammoniaca combaciano alla perfezione. Ma esiste una alternativa a questo sistema?
Secondo Slow food la risposta sta negli allevamenti distensivi: allevamenti dove gli animali possono stare allo stato brado, non sono pompati dal punto di vista alimentare. Sono aziende sostenibili, dove si è creato un circuito completo dalla produzione agricola fino alla vendita diretta della carne bovina.

Stefano Chellini è uno di questi allevatori “sostenibili”: quanto inquina il suo allevamento? “Mi verrebbe da dire che non inquiniamo niente, anzi, aumentiamo la biodiversità, senza considerare che il pascolo è un ottimo sequestratore dell’anidride carbonica.”
E’ un modello replicabile che però richiede un impegno a tutti i livelli, sin dalle scuole e università che devono formare tecnici e futuri agricoltori con una mentalità maggiormente improntata alla sostenibilità e ad una agricoltura ecologica e anche poi di una azione di informazione verso il consumatore.
“Il sacrificio maggiore sarebbe quello che anziché mangiare carne sette giorni su sette, mangeremo carne due volte la settimana però proveniente da un allevamento allo stato brado.”
Nel futuro dovremmo tenere conto anche degli allevamenti nel tema dell’inquinamento e delle emissioni: la direttiva sulle emissioni industriali del Consiglio europeo dello scorso 12 aprile, per la prima volta ha incluso anche gli allevamenti intensivi, ma il governo italiano ha detto no, preferendo difendere le posizioni di queste strutture non sostenibili e inquinanti.
“Noi volevamo l’esclusione dei maiali” risponde il ministro Pichetto Fratin, ma noi che abbiamo meno bovini della Francia abbiamo fatto più opposizione di loro.

La posizione del governo Meloni è veramente poco lungimirante.

La scheda del servizio: CHE ARIA TIRA? di Marco Maisano

"Milano è la terza città più inquinata del mondo”. Questa è l’affermazione, errata, pubblicata qualche mese fa da molti media italiani. Un'affermazione basata su una classifica che mette in gara i livelli di inquinamento delle principali città del mondo. Ma chi stila questa classifica? Una società svizzera che si chiama IQAir e il cui business, anche se nessuno se n’è accorto, è la produzione di purificatori d’aria. Nonostante l’affermazione errata, però, l’Italia si ritrova comunque nel bel mezzo di un’emergenza sanitaria. Milano non è la terza città più inquinata, ma i suoi livelli di inquinamento atmosferico, assieme a quelli di molte altre regioni italiane, supera, e non di poco, i limiti imposti dall’OMS e dall’Unione Europea. Il risultato? Migliaia di persone muoiono prematuramente a causa delle polveri sottili in atmosfera. Ma la politica italiana, nonostante le sanzioni in arrivo, sta già chiedendo deroghe al raggiungimento degli obiettivi di risanamento. Un fatto, avverte la comunità scientifica, che causerà centinaia di migliaia di morti entro il 2035

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.


21 ottobre 2019

Le inchieste di Report – i rapporti con la Russia, Savoini e il caffè in capsula


Ritornano le inchieste di Report, nel consueto spazio del lunedì sera (che fino alla scorsa settimana era occupato da Presadiretta) ed è un ritorno anche a delle inchieste di cui i giornalisti si erano già occupate: la prima riguarda i finanziatori di Salvini e la trattativa a Mosca in cui è rimasto invischiato il suo ex portavoce Savoini. La seconda inchiesta riguarda il caffé, quello in capsule questa volta.

L'anteprima però dedicata al Colosseo, col servizio di Giulia Presutti: c'è qualcuno che sta facendo la cresta sui biglietti dell'attrazione turistica più importante di Roma e forse d'Italia?

Ogni giorno sono staccati 21mila biglietti al Colosseo, solo nel 2018 è stato visitato da 7,7 milioni di persone: ma entrare a visitare l'anfiteatro Flavio, ben pubblicizzato su Tripadvisor, c'è sempre una coda.
Il biglietto di ingresso costa 12 euro, con prenotazione 14, per entrare nell'arena il prezzo sale a 16 euro; per entrare nei sotterranei devi pagare 12 euro ma serve una guida, che costa altri 9 euro.
A vendere questi biglietti, per concessione dallo Stato, è coop culture da oltre 20 anni: una cooperativa dal valore di 70 ml associata a Lega coop,
Forse affidarsi ai privati, per la gestione dei biglietti, non è la soluzione più corretta.
Il Colosseo è la prima attrazione turistica in Italia, quarta in tutto il mondo. Con 7,7 milioni di visitatori nel 2017, ha incassato 53 milioni di euro. Ma chi gestisce i servizi di biglietteria e quelli di valorizzazione? Perché i biglietti sono spesso introvabili e i turisti si trovano a doverli comprare presso rivenditori privati, a prezzi più alti di quello standard? La sovrintendenza ha affidato tutto a un'associazione di imprese che comprende CoopCulture e Mondadori, ma gli esiti non sono sempre vantaggiosi per i visitatori...

La santa Alleanza, di Giorgio Mottola in collaborazione con Norma Ferrara, Simona Peluso e Alessia Pelagaggi

Prima gli italiani, è lo slogan di Salvini: basta preoccuparsi di immigrati, che delinquono, ci rubano il welfare e che vogliono imporre la loro cultura.
Peccato che il difensore degli italiani una volta dicesse le stesse cose dei meridionali, prima della svolta sovranista: ma il partito di Salvini è veramente difensore dei nostri interessi?
L'inchiesta sul Russiagate parla di un tentativo di far arrivare soldi alla Lega dalla Russia, per tramite della compravendita di petrolio dalla Russia.
Soldi che servivano per la propaganda del suo partito e su cui Salvini si è sempre difeso sostenendo di non aver mai ricevuto rubli e buttandola poi in caciara.

L'inchiesta di Giorgio Mottola cercherà di far capire cosa si nasconde dietro lo scandalo “moscopoli”, cosa si nasconde dietro i rapporti tra la Lega di Salvini e gli oligarchi russi, per arrivare all'internazionale nera che ha investito centinaia di milioni (non solo in Italia) per far deflagrare l'Europa.

L'inchiesta di Giorgio Mottola parte dalla spiaggia del Papetee, dove Salvini ha trovato rifugio dopo l'esplosione dello scandalo: nell'intercettazione dove si sarebbe concordata questo finanziamento occulto, si sente Savoini parlare delle prossime elezioni europee, “vogliamo cambiare l'Europa” - dice, intendendo che si vuole arrivare ad una “nuova Europa vicina alla Russia, come prima. Salvini è il primo uomo che vuole cambiare l'Europa”.

Prima, quando? Ai tempi di Berlusconi e degli accordi con Gazprom?

Sul sito di Report trovate un'intervista esclusiva a Konstantin Malofeev, l’oligarca di Dio, vicino a Vladimir Putin e a Matteo Salvini”: al giornalista di Report ha raccontato del suo rapporto con Salvini e con Savoini il quale gli avrebbe confermato che la trattativa registrata all'hotel di Mosca era veramente per vendere gasolio e di mezzo c'era anche l'Eni (l'azienda che Renzi una volta definì come quella che fa la nostra politica estera..).

E' il 18 ottobre 2018, siamo a Mosca all'hotel Metropol: qui l'ex portavoce di Salvini, Gianluca Savoini, porta avanti una trattativa per una partita di petrolio da 1,5 miliardi di euro. Si accordano per un prezzo basso in modo da garantire a Savoini un guadagno extra da 65 ml di euro.
Durante la trattativa, uno dei presenti accenna a carte da mostrare ad un certo vice primo ministro: Salvini ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento nella trattativa, sebbene finora non abbia mai fornito spiegazioni precise (anzi, ogni volta ripeteva la battuta dei rubli da nascondere sotto il cuscino ..).
Battute a parte, la sera prima della trattativa, il 17 ottobre, Salvini era anche lui a Mosca: partecipava, da ministro dell'Interno, ad un incontro ufficiale di Confindustria Russia, che il leader leghista ha mandato in diretta anche sulla sua pagina FB.
Per combattere le sanzioni contro la Russia, una follia economica e sociale, ha spiegato.
Subito dopo che è scoppiato lo scandalo, con la diffusione dell'audio della trattativa, Salvini si è difeso dicendo che Savoini non era stato invitato da lui. In realtà, come si vede dai filmati, mentre Salvini è sul palco a parlare con Confindustria Russia, Savoini è a pochi passi da lui.

Giorgio Mottola ha intervistato Malofeev uno degli oligarchi russi più potenti (fondatore di Marshall Capital), sebbene questa definizione non piaccia in Russia “grazie al presidente Putin non ci sono più oligarchi in Russia .. preferisco descrivermi come un filantropo”.
Un filantropo però che nel 2014 è stato inserito dall'Unione Europea nella lista delle persone indesiderate, non può mettere piede nell'area Schengen, gli sono stati congelati i conti e sono state introdotte sanzioni per chi fa affari con lui.
Ma tutto ciò non ha impedito a Salvini negli ultimi anni di andare a Mosca ad incontrare l'oligarca filantropo: “mi piace Matteo Salvini, la prima volta che l'ho incontrato mi ha fatto una buona impressione”, racconta Malofeev.
Uno che ha idee forti: l'oligarca conferma di aver incontrato anche Savoini molte volte: proprio a quest'ultimo ha chiesto dell'affare Metropol, chiedendogli cosa è successo.
E Savoini ha confermato l'incontro, a cui erano presenti dei tizi, avvocati, che volevano parlare di faccende che riguardavano il petrolio.
Ha confermato dunque questa trattativa aggiungendo anche, a Malofeev, che si sarebbe impegnato per capire come aiutarli con l'Eni.
Di tutto questo, Savoini si è rifiutato di parlare con i magistrati.

Mottola ha dedicato parte del servizio ad un approfondimento sul passato di Savoini, nel giornale politico della Lega, sul ritorno di certi simboli nazisti. Che indicano una certa idea del mondo e dell'Europa.

Si parte dai tempi della Padania 20 anni fa, dove si sono conosciuti i due, Salvini e Savoini: l'ex direttore Moncalvo ne ha ricordato alcuni episodi poco lusinghieri (note spese truccate).Mentre Salvini si faceva vedere poco, Savoini aveva una sua stanza con quei simboli che richiamano al nazismo.
Qui si consolida il rapporto tra l'ex ministro e Savoini, cresciuto negli anni.
Secondo Moncalvo l'uno è stato funzionale all'altro: Savoini ha impostato Salvini, gli ha dato accesso ad una rete di relazioni, anche internazionali (sempre secondo Moncalvo).

Tutto vero o sono goliardate anche queste relazioni, come le rune, come le foto di ufficiali delle SS?

La scheda del servizio:
Nel giro di pochi anni Matteo Salvini ha trasformato un partito antimeridionale e secessionista come la Lega in un movimento sovranista. Nello stesso periodo, l’ex ministro dell’Interno ha iniziato a ostentare simboli religiosi in pubblico e sui social, posizionando il suo partito sulla difesa delle radici cristiane. C’è un filo nero che collega la metamorfosi leghista allo scandalo del Metropol di Mosca in cui sono rimasti impigliati Matteo Salvini (seppur non indagato) e il suo ex portavoce Gianluca Savoini. Attraverso documenti inediti e interviste esclusive, nella prossima puntata Report vi racconterà come la trattativa della Lega per i soldi e il petrolio russo è solo una tessera di un mosaico molto più ampio, che vede sullo sfondo la nascita di un asse internazionale tra forze estremiste in Russia e negli Stati Uniti. Un mosaico in cui Matteo Salvini e la Lega sono solo le pedine di un progetto internazionale che punta alla destabilizzazione dell’Unione Europea. Report ha incontrato Konstantin Malofeev, detto l’Oligarca di Dio, uno dei russi più ricchi e più vicini a Vladimir Putin. È la sua prima intervista a una televisione europea. Negli ultimi anni, Malofeev ha finanziato partiti di estrema destra in Europa e nel 2013 ha fondato una nuova Santa Alleanza tra le associazioni ultratradizionaliste russe e le più potenti fondazioni della destra religiosa americana, che hanno riversato in Europa oltre 1 miliardo di dollari negli ultimi dieci anni. Dal 2013 a oggi, Gianluca Savoini e Matteo Salvini sono andati spesso a Mosca a incontrare l’Oligarca di Dio. Che cosa si sono detti?

Un espresso a casa nostra – di Bernardo Iovene

Il buon Bernardo Iovene ha fatto andare il caffè di traverso a tanti, coi suoi servizi sul caffè che troviamo nei bar, per lo più di qualità pessima (paradossalmente a Milano quello di qualità migliore è di Starbucks).
Ora è turno di assaggiare il caffè delle capsule e quello che ci facciamo ogni mattina con la classica Moka, sia quella di alluminio che quella di acciaio, facendo bollire dell'acqua.
Scoprendo che la vecchia caffettiera rilascia, di suo, l'alluminio, sotto una soglia che però è solo una raccomandazione europea.
Dunque, almeno per le moke, Arpa non può fare alcun controllo.
Con la moka di acciaio non ci sono migrazioni, ma c'è acciaio e acciaio: l'acciaio marcato Inox 18/10 dà garanzie di non rilasciare niente in contatto con gli alimenti.

La scheda del servizio
Le capsule del caffè ormai sono una realtà nelle nostre case, tra i vari sistemi soltanto Nespresso è arrivata a un accordo con il Cial, Consorzio italiano alluminio, per riciclare tonnellate di capsule, tutte le altre vanno in discarica (o in inceneritori). Abbiamo sottoposto dieci capsule, tra le più vendute, ad analisi sensoriale del trainer Andrej Godina e a nove professionisti dell’Istituto Internazionale assaggiatori. Abbiamo poi chiesto alle case coinvolte di avere un confronto diretto sull’assaggio con Godina, ha accettato soltanto una. Le capsule sono state inoltre analizzate da tre laboratori diversi per la ricerca di metalli eventualmente rilasciati e poi sono stati esaminati separatamente acqua e caffè macinato. I risultati sono stati commentati dalle maggiori case coinvolte e da esperti dell’Istituto Ramazzini, dell’Università di Padova e dell’Arpa Roma-Lazio.

04 giugno 2019

Report – cosa troviamo nella tazza del caffè e le infiltrazioni nelle curve


Siamo i peggiori importatori di caffé, poiché importiamo per lo più robusta, pure di pessima qualità.
Bernardo Iovene ha intervistato diversi specialisti di Specialty Coffee, cercando di capire cosa troviamo nella tazzina del caffè: la prima inchiesta di Iovene aveva addirittura stroncato il caffè del Gambrinus, che aveva dato un voto di 2,5.

A questo giro ha preferito andare assieme ad un assaggiatore napoletano, un giornalista, esperti di torrefazione, oltre al suo assaggiatore di fiducia, Andrej Godina.
Sempre al Gambrinus, dove hanno assaggiato una miscela creata apposta per loro, con qualità proveniente dal sudamerica.
Una miscela segreta, dove non si conosce se oltre al sudamerica c'è anche qualcosa da altre parti del mondo.
Il voto di Andreij questa volta, pur avendo dei difetti, ha un voto più alto: ma Iovene aveva fatto anche altri assaggi non annunciati.
Gli assaggi in incognito riportano sensazioni poco gradevoli, di rancido: un voto non sopra il 4.
Possibile che la prova fatta in favore di telecamere sia avvenuta con più cura?

La stessa prova è stata poi ripetuta in altri bar: pare che ai napoletani piaccia quel sapore, visto che il degustatore ha avuto più o meno le stesse sensazioni.

Al “Vero bar del professore” il proprietario ha difeso quel rancido, dicendo che è quello che va bene ai napoletani, è quello che sono abituati a bere.

Al Gambrinus Iovene ha organizzato una tavola rotonda, con ristoratori, giornalisti: macchine di caffè sporche, sapore rancido, una torrefazione non fatta bene.
Si deve fare una rivoluzione nel mondo del caffè, ammette il dottor Pignataro, se vogliamo veramente che sia tutelato come bene dell'Unesco: perché un conto è un rituale, che va bene in tutto il mondo, altro conto è la qualità di quello che beviamo.

Un caffè diverso è possibile, partendo dalla tostatura, in Italia abbiamo un campione della tostatura ed è di Forlì.
Stanno nascendo in tutta Italia gli Specialty Coffee che sanno come si fa: pulizia della macchina, lo spurge, la tostatura a regola d'arte, l'acqua limpida.
Una tostatura spinta brucia gli aromi, per esempio: chicchi scuri possono portare ad un sapore rancido, mentre i chicchi chiari, meno bruciati, danno più sapori al palato.

Iovene ha intervistato il campione Rubes Gardelli che gli ha mostrato come lavora per il suo caffè, come si conserva e come si prepara nel bar.
I chicchi vanno tritati al momento, prima di inserire il filtro va fatto lo spurge, l'acqua deve essere limpida: noi consumatori dovremmo pretendere che tutte queste attenzioni vengano fatte.

Iovene è andato anche a Milano, dentro Starbucks: l'idea di questi bar è venuta al fondatore dopo aver visto i bar in Italia nel 1983.
Qui si usa 100% arabica, le miscele sono ben specificate, chi prende un caffè sa da dove arrivano i chicchi e i baristi non solo hanno la passione per il proprio lavoro, ma hanno anche studiato per farlo.

Che voto da il degustatore? Molti odori di frutta, per un voto che va da 7,5 fino a 8,5.
E il caffé che si bene in via Teulada in Rai? Voto 5, in media come nel resto dell'Italia (ma più alto del Gambrinus).
Quello delle macchinette invece è da bocciatura solenne, 2,5: “straccio bagnato” è una delle definizioni date da Godina.

Oggi di moda va il caffè col Ginseng: della radice coreana però c'è veramente poco.
Si crede di prendere qualcosa che da energia, senza caffeina. Qualcosa di salutare.
Si tratta di un preparato in polvere con ginseng: il vero ginseng si estrae dalla radice di una pianta che cresce a 800 metri in Corea del sud.
Questo estratto, se consumato in modo puro, è veramente energizzante: se ne deve consumare 1 grammo al giorno.
Negli estratti ne troviamo solo solo una minima quantità, 0,04 grammi: ne dovremmo prendere almeno 25 tazzine.

Negli Specialty Coffee nemmeno lo tengono il ginseng, per dire.
Cosa troviamo allora nella tazza di ginseng: zucchero, caffè solubile, additivi, antiagglomeranti, aromatizzanti, polifosfati, coloranti...
Zuccheri, grassi e aromi chimici.

Mandati al diavolo di Federico Ruffo

La prima inchiesta di Ruffo aveva evidenziato i rapporti tra la curva e pregiudicati, cui la Juventus aveva di fatto affidato la sicurezza nello stadio.
L'inchiesta Alto Piemonte aveva evidenziato gli affari dei boss col bagarinaggio, con la compiacenza della squadra.

Ma questo fino al marzo scorso, quando i tifosi perbene si sono ribellati al tifo organizzato.
L'inchiesta era partita dal suicidio di Bucci, ultras della Juve, poi assunto dalla squadra, ma forse anche collaboratore coi servizi e con la Digos, cui aveva raccontato dell'infiltrazione delle cosche in curva.

Bucci era terrorizzato, racconta in una intercettazione il capo della security, D'Angelo: il suo è uno strano suicidio, avvenuto dopo la testimonianza davanti ai pm.
Bucci era in contrasto col leader dei Drughi, Mocciola, 23 anni di condanna per aggressione: era già stato picchiato e negli utimi giorni era preoccupato. Per lui e per il figlio.

Sui suoi conti hanno trovato 400mila euro: i pm stanno cercando altri soldi, che la fidanzata era andata a cercare in Puglia, dove vivono i fratelli dell'ultras.
La moglie di uno dei fratelli dice che su quel ponte Ciccio non era da solo, è stato picchiato e poi buttato giù: lo racconta in una telefonata con la stessa fidanzata di Bucci intercettata dai pm.

Il nuovo leader aspirante della curva Federico Ruffo lo ha trovato in Germania: si tratta dei True Boys, che hanno preso il posto del gruppo dei Toia, Tradizione.
Il leader dei True Boys si chiama David Nouaimia Bonavita: di origine napoletana, nei video che manda in rete si ispira alle serie televisive, ama le auto costose e gli orologi costosi.
Ufficialmente noleggia macchine in Germania: gli investigatori sono arrivati a lui partendo dalla morte di Bucci.

Auto che forse sono usate per nascondere traffici illeciti, dalla Germania all'Italia.
Contro lui la denuncia di un broker svizzero che voleva organizzare una trasferta: solo uno sfogo per il nervoso si è giustificato Nouaimia.

Al momento, tra Tradizione e True Boys è in corso una guerra: al momento i True Boys non possono entrare in curva, glielo ha chiesto un dirigente della Juventus.

Il calcio è infiltrato dalla delinquenza, ma il bagarinaggio è solo un reato amministrativo, che è resistito a tutti i decreti sicurezza, anche quelli di Salvini.
Che si fatto ritrarre assieme al pluripregiudicato Luca Lucci alla festa della curva del Milan: il ministro ha minimizzato, in curva c'è solo colore, dice.

Lucci ha ereditato la curva da Lombardi, altro ultras: ha alle spalle un patteggiamento per spaccio e una condanna per violenza.
Altro personaggio di quella curva è Anghinelli, che recentemente ha subito un attentato: 12 aprile 2019, uno scooter affianca l'auto di Enzo Anghinelli e un uomo gli spara alla testa.
Anghinelli era invischiato nel traffico di droga ed era pure un ultras di un gruppo perdente, i Commandos Tigre.
Tutti i gruppi sono stati soppiantati dalla Curva sud di Lucci: Anghinelli, uscito dal carcere voleva il suo posto in curva, ma Lucci era un personaggio con cui non si discuteva.

Gli investigatori hanno ripreso le immagini del traffico di droga che Lucci gestiva, tramite gli albanesi: ha patteggiato una pena di un anno, un anno prima dell'incontro con Salvini.
La sua droga era smerciata in curva: forse Salvini non lo sapeva, quando lo ha abbracciato.
Perché la lotta alla droga si fa anche prendendosela coi grandi spacciatori.

Anghinelli, prima di essere sparato, aveva subito un pestaggio fuori dallo stadio: pestaggio nato da contrasti con gli spacciatori “scavazzati” che smerciano bustine nei bagni.
Da una parte Anghinelli e Vottari, dall'altra Lucci e il suo gruppo.

Tutte invenzioni giornalistiche, secondo Vottari. E anche secondo Lucci che non ha accettato l'intervista.

Lucci oggi leader, ha preso il posto di Giancarlo Lombardi in una guerra di cui non se ne è parlato molto.
Una guerra fatta per conquistare la curva, per avere prestigio, per lo spaccio: gli ultras di Lombardi aveva ricattato il Milan e il suo presidente, Galliani.
Lombardi (dopo le condanne) avrebbe abdicato al giovane Lucci: queste le persone a cui ha stretto la mano il ministro che oggi fa la guerra al cannabis light.

Altro che bandiere da sventolare e tamburi.

03 giugno 2019

Le inchieste di Report: il mondo degli ultras, cosa c'è nella tazza di caffè e i pos


L'anteprima: VORREI MA NON POS di Alessandra Borella

I recenti governi hanno innalzato la soglia del contante che può essere spendibile, hanno di fatto depotenziato la lotta all'evasione con condoni (di natura varia) camuffati da parole come “saldo e stralcio”.
Nessuno vuole criminalizzare i contanti né le persone o imprese che hanno potuto godere di questi condoni, perché sono storie legate alla crisi e al fatto che lo Stato è cattivo pagatore.


Ma nel contante passano anche corruzione ed evasione: Report aveva proposto all'allora governo Monti una proposta choc in cui si limitava drasticamente l'uso del contante per tracciare i pagamenti in mondo telematico.
L'obiezione nota, è che diventeremo uno stato di polizia, in cui tutte le nostre spese sono note: ma oggi siamo ostaggio del contante.
Questo ci dice il servizio di Alessandra Boralevi: era stato introdotto l'obbligo dei POS per pagare negli esercizi commerciali, ma senza alcuna sanzione nemmeno per la pubblica amministrazione che, da questo punto di vista, da proprio un cattivo esempio.

Un buon esempio lo dà la chiesa di San Giacomo a Chioggia dove possiamo fare un'offerta tramite POS: un aggiornamento delle donazioni che non è stato digerito da tutti i fedeli.
Un esempio che però non è arrivato nella chiesa più importante, San Pietro a Roma, dove senza contante non puoi nemmeno visitare la cupola.
Ma quello è lo stato del Vaticano: qui in Italia a distanza di 5 anni dalla legge che consente il pagamento tramite POS, si può pagare solo in contante perfino nel bar del ministero delle Finanze, lo ha sperimentato il sottosegretario Villarosa.
Purtroppo per noi italiani, quando non c'è una sanzione ignoriamo l'esistenza delle regole – il commento laconico del presidente del Codacons Gianluca Di Ascenzo.
L'ex ministro Calenda aveva cercato di introdurre una sanzione amministrativa da 30 euro, ma secondo il Consiglio di Stato serve una legge ad hoc.
L’Italia è ostaggio del contante: è tra le 35 peggiori economie globali per indice di intensità del cash in rapporto al Pil. In buona compagnia: con Iraq, Niger, Gambia, Maldive, Egitto, Pakistan. E se in Svezia le transazioni in cash rappresentano solo il 2% del totale e anche le chiese accettano le donazioni con carta di credito, e negli Stati Uniti ci è voluta una legge per obbligare i negozi ad accettare anche le banconote, in Italia le usiamo nell’86% dei casi: circolano per un valore di 200 miliardi di euro. Eppure fabbricarle può costare più del loro valore: coniare una monetina da 1 centesimo di euro ne costa 4,5 e secondo uno studio della Banca Centrale europea l’Europa spende ogni anno lo 0,46% del suo PIL per il denaro: 60 miliardi di euro. In Italia una legge in vigore dal 2014 obbliga gli esercenti ad accettare pagamenti elettronici, ma poi si sono scordati di introdurre le sanzioni per punire chi non si adegua. Ma almeno negli enti pubblici osservano la legge?

Dentro il mondo degli ultras

Federico Ruffo non è fatto intimidire e, come promesso, è andato avanti nella sua inchiesta sul mondo degli ultras della curva juventina per poi allargare il raggio e vedere che succede nelle altre curve.
Nell'inchiesta di ottobre, Federico era partito dallo strano suicidio di Raffaello Bucci, ultras e collaboratore con la società (curava i suoi rapporti con la curva) per poi raccontare delle brutte relazioni tra il club e la ndrangheta.
Bucci è morto dopo essere stato ascoltato dai magistrati nell'ambito dell'inchiesta “Alto Piemonte”: il servizio spiegava come di fatto la Juventus avesse delegato il controllo dello stadio (e la vendita di pacchi di biglietti) a capi ultra pregiudicati.

Sono gli ultras (I Drughi) che a marzo 2019 hanno indetto lo sciopero del tifo, nella partita contro l'Udinese, per protesta contro il caro biglietti.
Ma lo sciopero non è fu rispettato dal resto dello stadio, che scelse di fischiare gli ultras: una ribellione nei confronti dei capi che hanno subito diverse condanne nell'ambito dell'inchiesta Alto Piemonte, tra cui il boss Saverio Dominello. La ndrangheta aveva preso possesso dello stadio e si era arricchita col business del bagarinaggio.
Il cadavere di Bucci è stato riesumato per approfondire meglio le cause della morte: sulla base delle perizie fatte dall'anatomopatologo Varetto, la procura di Cuneo ha riaperto il suo fascicolo ipotizzando il reato di istigazione al suicidio.
Il giornalista è volato fino a Londra per ascoltare un amico di Bucci, che conosce in parte la sua storia: questa persona racconta che gli avevano proibito di andare allo stadio, che Bucci aveva avuto problemi con Mocciola, che aveva paura e che era stato già picchiato.
Nel frattempo la geografia della curva sta cambiando, con volti nuovi che spuntano: persone che minacciano venditori ufficiali di biglietti senza porsi troppi problemi.


Da Torino a Milano, alla curva del Milan e alla foto che ritrae assieme il ministro dell'Interno con un capo ultras, Luca Lucci, pluripregiudicato.
“Io sono un indagato in mezzo agli indagati” ha provato a rispondere Salvini: non è un tifoso come gli altri, è stato condannato per lesioni, per traffico di stupefacenti.
Motta era una delle vittime del pestaggio, da cui ha perso un occhio: si è suicidato tre anni dopo la sentenza di condanna contro Lucci.

La scheda del servizio: MANDATI AL DIAVOLO di Federico Ruffo
Cosa unisce gruppi ultras spietati e vicini alle ‘ndrine calabresi, teoricamente appartenenti a schieramenti opposti?Dopo la riapertura del fascicolo sulla morte di Raffaello Bucci, l’ex ultrà della Juve morto precipitando da un cavalcavia della Torino-Savona durante l’inchiesta Alto Piemonte, quali piste stanno battendo gli investigatori? Federico Ruffo ha raccolto in Inghilterra la testimonianza dell’uomo a cui Bucci aveva confidato i timori per la propria vita e, attraverso documenti inediti mostrerà il percorso del tesoro accantonato da Bucci e dai Drughi tramite il bagarinaggio, al centro di molte dispute tra tifosi.L’inchiesta prosegue a Milano, dove poche settimane fa c’è stato un tentativo di esecuzione di un ultrà in pieno centro sullo sfondo di una guerra per il potere tra gruppi ultras del Milan. Ricostruiremo come il gruppo “Curva Sud” sia riuscito a fare piazza pulita di tutti gli altri fino a prendere il controllo degli affari opachi che ruotano intorno allo stadio.

Cosa troviamo dentro la tazzina del caffè

Molte polemiche aveva suscitato la prima inchiesta di Bernardo Iovene sul caffè che prendiamo al bar: nemmeno il caffè ci fa gustare Report ..
Ma è bene sapere cosa ci beviamo nei bar, visto che ci crediamo dei veri intenditori: “l'Italia dal punto di vista qualitativo è uno dei peggiori importatori di caffè” racconta al giornalista Lorenzo Sordini di Specialty Coffee.
Siamo quelli che spendono meno per il prodotto caffè, siamo i maggiori importatori di robusta nel mondo: questa qualità da alla tazza quel sapore di bruciato, di gomma, di legno, di affumicato.
Il titolare di Specialty Coffee va in giro per il mondo, piantagione per piantagione, a scegliersi le migliori qualità per il caffè: un caffè da cui è possibile risalire fino al produttore in Brasile o un Perù.
Al caffè Faro danno solo arabica, con una tostatura più chiara per non bruciare gli aromi come succede nella tostatura più spinta (dove i chicchi hanno un colore più scuro).
Uno dei migliori caffè al mondo – pochi lo sanno – sta a Forlì: si chiama Rubes Gardelli ed è un torrefattore di Specialty Coffee che ha vinto il campionato mondiale di tostatura.


La scheda del servizio: CAFFÈ: IL BUONO, IL RANCIDO E IL GINSENG di Bernardo Iovene in collaborazione di Michela Mancini
Gli italiani pensano di essere grandi intenditori di caffè, in realtà hanno il gusto tarato su una qualità dal sapore legnoso, amaro e spesso rancido; un equivoco dovuto a una importazione di caffè di bassa qualità, tostato al limite del bruciato, che uniforma il sapore. Il simbolo di questa mentalità è Napoli: dopo la nostra inchiesta del 2014, siamo tornati al Gambrinus per un confronto sulla qualità del caffè dell’antica caffetteria e in generale sul caffè che si beve nei bar napoletani. Le sorprese non sono mancate.In questo giro di degustazioni Report è stato accompagnato da alcuni esperti di fama internazionale. Siamo stati anche nei nuovi Specialty coffee, nei bar e nelle torrefazioni dove importano caffè selezionati e li abbiamo confrontati con il gusto e gli aromi del caffè che beviamo nei nostri bar. Abbiamo assaggiato e valutato i caffè di Starbucks a Milano e abbiamo degustato persino il caffè al ginseng, prodotto con un preparato in polvere. Ma nella nostra tazzina quanto ginseng c'è?

25 ottobre 2016

Report – l'età della plastica (e l'agricoltura e l'acqua pubblica)

Prima dell'inchiesta sul mondo della plastica, la consueta puntata di “Indovina chi viene a cena”: quando beviamo un caffè, rischiamo di prenderci anche i pesticidi?
Anche nel caffè defecato, che costa 6 euro a tazzina: da quando è esplosa la moda, il povero Zibecco è costretto a vivere in prigionia.
Un caffè che viene dai paesi poveri e le cui variazioni di prezzo al consumatore non sono giustificabili.
80 euro al kg, quello di George Clooney.
Servirebbe più trasparenza sui costi del caffè: il prezzo in Brasile va da 2 a 4 euro al kg, che poi viene spedito alle aziende che lo tostano.
Purtroppo la tracciatura del caffè è opaca: quello di qualità robusta arriva dal Vietnam, altre qualità come l'arabica arrivano dal Brasile, paese che usa più diserbanti al mondo, anche il Glifosato.
Che è stato classificato come cancerogeno: quando beviamo un caffè, cosa beviamo?

Sabrina Giannini ha incontrato un ricercatore che sta studiando le correlazioni tra malattie e pesticidi.
E cosa succede col caffè importato in Italia: quando arriva a Triste, si preleva una quota in modo casuale da controllare. Quantità minima, se si tiene conto dei pesticidi. Ancora più preoccupante che non si controllino tutti i pesticidi oggi usati.
Come il Glifosato: manca l'attrezzatura, dicono a Trieste. Ma Illy avrebbe respinto quote di caffè importato, che hanno controllato da sé, su più principi attivi.

Perché non si importa caffè biologico? Quello coltivato da aziende che rispettano le condizioni di lavoro dei raccoglitori di caffè.
Che spesso lavorano, nella stagione della raccolta, in stamberghe vicino alle piantagioni.
Come schiavi.
C'è molto lavoro nero e sembra che vada sempre peggio …
Ma per la Nestlè gli affari vanno bene, col caffè in capsule: niente intervista per la Nestlé e nemmeno Clooney ha accettato di parlare con la giornalista.
Eppure la multinazionale non è in grado di stabilire da chi acquisti il caffè, siccome ricorre a fornitori: potrebbe delegare i controlli ad un ente terzo.
Come fa Illy, che monitora tutta la filiera, così dice.
Eppure il ministero del lavoro brasiliano ha rilevato delle infrazioni in alcune delle aziende che hanno raggiunto la finale del premio come miglior produttrice: forse ora sono state espulse.

I consumatori sono disposti a spendere di più, in nome di un maggior rispetto delle condizioni di lavoro, di una maggiore sostenibilità della produzione.
E questo le aziende lo sanno: non sono motivate da questioni etiche, ma solo per soddisfare la richiesta delle persone.

La plastica avvolge tutto e tutte le plastiche rilasciano molecole di sostanze tossiche.
Di alcune di queste sappiamo la soglia massima, che possiamo assimilare: ma a fine giornata, è la somma che fa il totale. Meglio saperle le cose, che rimanere nell'ignoranza.

Si parte dalla tenda per le docce: se in pvc può essere tossica, col calore dell'acqua.
Quella delle bottiglie si chiama PET: una materia resistente, prodotta per condensazione nei forni.
Dove possono rilasciare delle sostanze tossiche, che potrebbero migrare dentro l'acqua che mettiamo nella bottiglia. Antimonio, fenantrene, e altri 29 composti, che aumentavano con la temperatura e col tempo di contatto tra acqua e plastica.
Come succede quando si lasciano le bottiglie nei depositi.

Non sempre i controlli sono sufficienti, anche ricorrendo ad enti terzi: la legge stabilisce i limiti delle sostanze tossiche (60 mg per litro) che possono migrare nell'acqua.
Ma sono limiti che un docente di igiene contesta: le sostanze volatili vanno via e non sono contate.
Nella plastica si confezionano salumi, formaggi, olive, insalate: gli inchiosti possono migrare nelle sostanze?
Dei coloranti usati si sa poco, perché non essendo in contatto con i prodotti, non ci sono vincoli e non c'è obbligo di inserire la composizione.
Le analisi sulle stampe e sugli inchiostri non si fanno, racconta un consulente per le aziende rimasto in incognito.

Alla Albertazzi usano una tecnica che ricorda quella delle vecchie rotatorie: su un film sono stampati gli inchiostri.
Servono controlli, sulle ammine aromatiche, consiglia il consulente: ma sono fatti su base annuale.

Un'altra azienda non usa solventi ma raggi ultravioletti: anche qui le analisi sono fatte all'esterno.
La legge dice che si devono fare i controlli ma non stabilisce quanti.

E ci sono poi le aziende dove la merce è stoccata fuori, dove sul tetto c'è amianto. Un'altra ancora, che imballava prodotti per latticini, lavorava in condizioni di igiene scarse.
La visita dei NAS sarebbe necessaria” chiosava Gabanelli.

A fine giornata, quanta plastica ci siamo mangiati?
Lo yougurt, il caffè, il tonno in lattina, il minestrone surgelato … Tutti questi imballi e utensili che vengono in contatto col cibo, cedono qualcosa all'alimento.
Ci sono venti sostanze del polimero, additivi, che entrano in contatto col cibo: anche gli Iftalati.
Sono usati per dare al polimero la caratteristica della elasticità: il professor Bonaga ha cercato questa sostanza in confezioni di formaggi, trovando quantità di Iftalato in quantità superiore alla soglia.
Sin dalla mungitura, dove i tubi e il contenitore sono in plastica.
Le buste per i formaggi grattugiati.
Il cibo dei fast food.

Cosa sono gli Iftalati: sono inquinati persistenti e sono interferenti endocrini. Una sostanza che si traveste come un ormone, si fanno prendere dal corpo come un estrogeno, creando uno scompiglio.
Anche nella bustina del Te, il te che prendiamo la mattina, si trova questa sostanza: tutto questo non per fare allarmismo, ma per informare.
Gli Iftalati sono stati trovati nei pasti preparati, nelle scuole e negli ospedali: ma qual è la dose massima tollerabile?

Esiste un limite massimo giornaliero, che è calcolato su un adulto di 60 kg: e per i bambini, per chi sta sotto questo peso?
L'istituto Ramazzini ha analizzato un Iftalato usato per profumi e lo ha iniettato in topi: le ratte non producevano latte per i loro piccoli, ovvero queste sostanze provocavano dei danni alle ghiandole mammarie.
Forse andrebbe vietato nelle sostanze che vanno a contatto col cibo.

Altra sostanza a rischio il Bisfenolo A, che si trova nel packaging di bottiglie per il latte: è stato vietato nei biberon e nei ciucci. Ma può essere usato nelle plastiche a contatto con gli alimenti, anche quelli per l'infanzia.
Eppure non si trova traccia di Bisfenolo nelle confezioni: si trova nella resina che ricopre le lattine, nelle bevande al cioccolato, nel sale in carta riciclata, in succhi di frutta.
Si può trovare anche nella plastica dei dispositivi medici, anche in quelli usati per i bambini prematuri.

L'autorità europea per la sicurezza dovrebbe vietare il bisfenolo A: per il momento ha ridotto la dose quotidiana, ma poi la Commissione Europea ha lasciato i vecchi limiti negli imballaggi.
Nel frattempo la Francia lo ha vietato nei prodotti alimentari. In Olanda ne stanno studiando gli effetti sull'organismo e hanno chiesto all'Europa di rivedere la quota massima.
Proprio in Olanda, nella raffineria della Shell, si produce il Bisfenolo A.

Per un principio di precauzione, considerando che questi polimeri si trovano anche nei piatti per i bambini, dovremmo chiedere la sua eliminazione.
Ma l'Europa non ha mai vietato la Formaldeide nei prodotti per cibo: quanti anni ci vorranno ancora per stabilirne la pericolosità?

Piccoli accorgimenti: non riutilizzare le bottiglie di plastica, usare i piatti in plastica con cibi freddi, usare utensili in legno o acciaio.
Il profumo va messo sui vestiti e non sulla pelle...

Le padelle in pietra.
Sul mercato si trovano le padelle in pietra: hanno un rivestimento di pietra, anche lavica, dicono.
La padelle in pietra in realtà non sono in pietra: una truffa, sostiene il presidente di Assuflon.
Hanno solo un rivestimento anti aderente.

Che contiene il PFOA, una sostanza persistente, presente nell'ambiente e anche nel nostro sangue.
Che può essere dannoso per il nostro organismo.
Oggi cosa viene usato al posto del PFOA: nemmeno alla Alluflon lo sanno, la Chemours non glielo ha comunicato.
GENX è il nome della nuova sostanza usata dalla Chermours che il tossicologo De Boer comunque ritiene comunque pericoloso, essendo una sostanza simile.

Esiste un appello contro le PFAS: una polvere bianca, usata per rendere i prodotti impermeabili e resistenti ai grassi.

Oggi si suppone che provochi malattie come il cancro: nel vicentino la falda sarebbe inquinata dagli scarichi industriali della Mitemi.
Che si è difesa dicendo di aver sempre rispettato la legge: peccato però che la legge si sia accorta tardi della pericolosità di questi polimeri.

Dovremmo tornare all'acciaio Inox, il vetro e magari tornare a consumare cibi freschi.
Secondo Lancet la stima dei costi sanitari per le malattie della plastica è di 340 milioni.

Per il merito: Ismea e il sub commissario che viene dalla produzione delle scarpe.
Il ministro Martina ha nominato un imprenditore toscano.
Diventato famoso per aver regalato una paio di scarpe a Renzi, oltre ai 25mila euro alla fondazione Open. Ed è anche entrato nel CDA di MPS, ai tempi di Mussari.
E le competenze in tema di agricoltura? Forse per concedere fondi agli imprenditori agricoli non serve conoscerla, ma come si fa a distinguere progetti buoni da quelli cattivi?
In attesa dei conti, la gestione ordinaria è peggiorata (nel 2014): vedremo come sono i conti del 2015.