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29 febbraio 2016

Presa diretta – chi ha paura degli Ogm?

L'Humanitas, è un centro di ricerca tra i più importanti a Milano: l'inchiesta di Riccardo Iacona e degli altri giornalisti di Presa diretta sugli OGM è partita da qui, incontrando  il professor Mantovani, uno dei massimi esperti di immunologia.
La scoperta del suo gruppo sulle cause dei tumori ha fatto il giro del mondo: siccome il tumore addormenta il sistema immunitario, scopo della sua ricerca è stato quello di rieducare i “poliziotti corrotti”, lavorando su un farmaco che toglie di mezzo queste cellule.

Al prof Mantovani è stato chiesto degli Ogm: la risposta è stata che non è vero che le piante modificate provocano il tumore, questo dicono i dati epidemiologici e gli studi. E sulle allergie, il dato è lo stesso.
L'Italia ha fatto una scelta draconiana: niente ogm e nessuna ricerca sugli organismi geneticamente modificati.

Silvio Garattini, medico e docente, sugli Ogm dice che in Italia la scienza conta poco, sia per la politica che per l'opinione pubblica. A cominciare dalla scuola, che non insegna nulla: in una società tecnologizzata, non da elementi per conoscere la scienza.
La politica non pensa che la scienza possa contribuire alla nostra cultura: bloccare la ricerca sugli ogm è sbagliato, avevamo forse paura che si potesse dimostrare che andavano bene?

In Italia è vietato produrre piante Ogm ed è vietata anche la ricerca: è stata bloccata dal 2001 e da allora il divieto non è stato rimosso. Nel resto dell'Europa gli scienziati possono far ricerca e ci sono poi 5 paesi dove si può anche produrre.
Quanto è sensato questo divieto? Perché gli ogm fanno paura agli italiani?

Università di Como: qui lavora Dario Bressanini, un ricercatore che si è occupato di organismi modificati anche in un libro (Pane e bugie, Chiarelettere) che sfata tutte le teorie che girano.
Come la fragola-pesce: questa fragola non esiste. L'altra fragola è che gli ogm sono sterili: nessun ogm in commercio (come la Soia) è utilmente riproducibile.
Le modifiche alle piante si sono sempre fatte, in realtà, dal frumento, alle verdure: così dal farro si è arrivati al frumento.

Tutti gli studi scientifici sugli ogm dicono che le piante si comportano come le piante non modificate, che possono coesistere e infine che non fanno male alla salute.
Lo dicono pubblicazioni indipendenti, non pagate da soldi pubblici, come Oms.
Gli Ogm sono scagionati anche dall'EFSA, che ha autorizzati in Europa mais e soia.

Federico Infascelli è un ricercatore dell'università di Napoli, uno degli anti ogm: aveva riferito in Senato, della pericolosità dei mangimi modificati.
Ma i suoi articoli erano manipolati, un falso: lo ha scoperto un suo stesso collega di Ivrea.
Le foto negli articoli sono stati modificati da un sw di foto-ritocco e dovevano dimostrare la pericolosità di questi prodotti.
Con questi articoli si costruiscono carriere, si condiziona la politica e l'opinione pubblica.

Elena Cattaneo è stata la prima a capire che queste pubblicazioni avevano qualcosa di sbagliato, dopo averlo sentito all'audizione in Senato: è un fatto gravissimo, come un delitto alla scienza, dice la senatrice.

La preside della facoltà di Pisa ha invece espresso dubbi su una tossina presente nel mais ogm: la professoressa Giovannetti è comunque favorevole alla sperimentazione, che va vagliata dalla politica.

Cosa abbiamo perso bloccando la ricerca sugli Ogm?
Presa diretta ha sentito gli scienziaticui è stata impedita la sperimentazione in campo aperto, ricerca tra l'altro finanziata da fondi pubblici. Cosa ci siamo persi?
Università di Ancona, professor Mezzetti: nel frigorifero conserva le piantine modificate, che non possono essere piantate.
Mele, ulivo, non solo mais: abbiamo perso miliardi di lire in ricerca e competenze, per quanti scienziati hanno dovuto emigrare per continuare la ricerca.
Il pomodoro San Marzano è suscettibile ad un virus ma siccome non possiamo modificarlo, lo abbiamo perso e il vecchio pomodoro non può essere coltivato.
Mezzetti lavorava su fragole più grandi, su pomodori senza semi: lavori pubblicati e che avevano riscosso un certo successo nella comunità.
Nel 2007 ha dovuto bruciare le piante e le ricerche le stanno portando avanti altri, in India e America: un rogo medioevale, che ci ha lasciato indietro nella ricerca, anche se per fortuna Mezzetti sta ora lavorando per un progetto europeo. 

Il prof. Sansavini aveva prodotto la mela transgenica, resistente ad un fungo che distruggeva il raccolto e per cui i produttori sono costretti a usare prodotti chimici.
Il suo lavoro è stato bloccato, perdendo soldi e tempo: ora questa procedura è stata adottata in Svizzera.
Dietro il lavoro di ricerca non ci sono le multinazionali che non erano interessate: lavorano sulle grandi commodity, non sulla frutta e sulla verdura italiana.

Viterbo, il professor Ruggini ha lavorato su un progetto su kiwi e ulivi transgenici: erano resistenti al freddo e alle malattie, i suoi prodotti. Ma nel 2012 le ruspe hanno abbattuto le piante.
In Italia il quadro legale esiste, ma mancano le normative a livello regionale: il professor Ruggini aveva preso numerosi fondi dalle regioni, centinaia di migliaia di euro ora buttati, solo per della burocrazia.
I risultati di Ruggini sono arrivati in California: per la delusione ha restituito al presidente della Repubblica l'onorificenza ricevuta dallo Stato.

Gli Ogm sono la frontiera per una agricoltura sostenibile: ma non in Italia.
A Napoli il prof. Defez usa batteri modificati geneticamente per far crescere le piante, senza usare fertilizzanti (risparmiando in petrolio e con minore inquinamento di azoto e fosforo).
Questa tecnologia è brevettata in laboratorio dall'Italia, ma non la si può usare: un paradosso italiano che al ministero dell'agricoltura dovrebbero spiegare.
In America, le aziende sementiere sarebbero anche sono interessare a questo brevetto, in capo al CNR. Ma rimane tutto bloccato, in attesa che la politica prenda atto di quanto le sta dicendo la comunità scientifica.

Non è così in America: a Berkeley Liza Boschin ha incontrato un ricercatore nel ramo degli Ogm dove si lavora a piante resistenti a malattie e siccità.
Per esempio pomodori resistenti alla malattia, con dentro geni del peperone o altre piante più resistenti e che richiedono meno pesticidi, specie quelli cancerogeni. Un altro ricercatore sta lavorando sulla Yucca, per trovare una versione della pianta che resista alle malattie.
Coi cambiamenti climatici e con l'arrivo di nuove malattie serve puntare ad una agricoltura sostenibile, con meno pesticidi e che richieda meno prodotti tossici: per nutrire più di sei miliardi di persone servono le piante modificate geneticamente, spiegano i ricercatori incontrati dalla giornalista.
Serve che si appoggi la scienza, non si deve rifiutare i suoi risultati!

Negli USA biologico e ogm convivono, le due industrie non si fanno la guerra: le vendite del biologico hanno rappresentato 5 miliardi di dollari, in crescita.

E in Italia? Gli ogm sono entrati nei mangimi dei nostri animali, perché ogni anno importiamo tonnellate di mais modificato e lo diamo ai nostri animali. A che serve allora il divieto, se poi gli ogm rientrano nella nostra dieta indirettamente?

Il mais italiano è intaccato da una malattia, per cui siamo costretti ad importare il 40% del prodotto, raccontano allASSALZOO, l'associazione dei produttori della filiera zootecnica: il mais BT è immune all'insetto che provoca la malattia, l'ogm sarebbe sicuro per i consumatori e converrebbe anche per i produttori perché consuma meno acqua e azoto.
Il divieto dell'OGM causa anche questi problemi: nessuno produce mais OGM in Italia  per il divieto e nemmeno il mais non modificato per paura della atoflossina, si preferisce comprare all'estero.

A Padova Iacona ha incontrato una produttrice di grana padano: alle mucche da latte si da soia e mais geneticamente modificato, che però non possono essere coltivati per legge.

Ci sono poi i prodotti che vengono dalla filiera del latte: come il latte prodotto dalle mucche che diventa il formaggio che mangiamo.
Facciamo la guerra ai ricercatori che non possono fare ricerca in campo aperto sugli Ogm, agli agricoltori che non possono produrre mais OGM ma solo importarlo. Ma gli ogm sono già entrati nella nostra catena alimentare.
Di cosa abbiamo paura?
Il ministro Martina non ha accettato la richiesta di intervista: ha risposto alle domande sul dossier OGM, ha annunciato un piano sulla ricerca per il miglioramento genetico, da 21 ml.

Li importiamo, gli OGM per la gioia di Coldiretti, ha scritto su l'Espresso il giornalista Massimo Riva: il ministro Martina ha risposto al giornale, spiegando che la ricerca deve salvaguardare la diversità e che altri paesi europei si sono detti contrari agli ogm, come l'Italia.
Sposa l'utilizzo di ricerca sostenibili, il genoma editing: una modifica al dna molto precisa.

La senatrice Cattaneo è intervenuta in risposta al ministro: il genoma editing è comunque una modifica del dna e non è detto che sia più sostenibile.
Assurdo che sia un ministro a dire ai ricercatori come devono lavorare: impedisce ai ricercatori di cercare il meglio per i cittadini, non dovrebbe essere Martina che decide cosa è meglio per il paese.

E comunque la ricerca rimarrà confinata nei laboratori, rimane il divieto di lavorare nei campi: altre azioni stanno investendo di più nel settore, come la Germania.
Perché questo paese rimane preda al peggior oscurantismo?


28 febbraio 2016

Ma gli Ogm fanno male?

A Presa diretta due consuete inchieste che si occuperanno di OGM e di cambiamenti climatici.
Partiamo dagli Organismi Geneticamente Modificati: in Italia non solo è vietata la coltivazione di prodotti OGM, ma anche la ricerca. Non è vietato però l'alimentazione degli animali da allevamento con prodotti contenenti Ogm, che è una contraddizione non da poco. Sugli Ogm non si riesce a portare avanti una discussione scientifica sia sulla loro sicurezza che per la sostenibilità per i nostri contadini di questo modello.
Gli Ogm fanno male? È vero che i contadini poi sarebbero legati mani e piedi alle grandi industrie dell'agroalimentare per le sementi?
L'inchiesta cercherà di fare chiarezza su questo argomento.

La scheda della puntata: Chi ha paura degli Ogm
Ancora due diverse inchieste per la prossima puntata di PRESADIRETTA. Una dedicata all'alimentazione e agli Ogm e una al cambiamento climatico del pianeta.CHI HA PAURA DEGLI OGM? L'Italia è il paese dove non solo è vietata la coltivazione di Organismi Geneticamente Modificati ma anche la ricerca in campo aperto. E' giustificato questo proibizionismo e quali sono le conseguenze di questo divieto?Negli altri paesi europei, pur avendo una legislazione molto restrittiva, la ricerca sugli Ogm si continua a fare non solo in laboratorio, ma anche nei campi. E questo vuol dire posti di lavoro, generazioni di scienziati che portano avanti la ricerca, produzione di brevetti, indotto economico, insomma una bella fetta di Pil.A PRESADIRETTA una attenta analisi dei pareri della scienza sulla domanda che più di tutte divide l’opinione pubblica: gli Ogm fanno male?Gli studi scientifici italiani e internazionali, sono tutti concordi nell'affermare che gli Ogm non interagiscono negativamente con l'uomo o con gli animali. Cioè, non fanno male alla salute. A dirlo sono l'Accademia dei Lincei, la Federazione Italiana Scienze e Vita, che rappresenta più di 10mila scienziati italiani, la Royal Society che è la prestigiosa Accademia delle Scienze inglese, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Efsa cioè l’Autorità Europea sulla Sicurezza Alimentare e altri ancora.Allora perché il dibattito presso l'opinione pubblica si limita sempre e solo alla stessa domanda: ma gli Ogm fanno male?


In Bolivia gli effetti del riscaldamento si stanno mostrando adesso, non tra venti o quarant'anni: la vita delle persone è condizionata ora dalle alluvioni, dalle siccità, dalle coltivazioni che scompaiono come scompaiono i terreni per l'allevamento.
I cambiamenti climatici influenzano dunque la vita sociale, economica, industriale del paese che ora dovrà affrontare in fretta questi problemi.
Le immagini del servizio di Presa diretta dovrebbero far riflettere noi occidentali e noi italiani, prima che questi problemi (che si stanno manifestando anche qui ) siano irreversibili.
Intere zone del sud del paese sono a rischio desertificazione (anche per problemi nella rete idrica, piena di falle). Ogni autunno o primavera arrivano le solite piogge “impreviste” che mettono in crisi i tombini delle metropoli, le colline disboscate franano, i fiumi i cui argini non sono curati esondano.

La scheda della puntata:
MADRE TERRA. Nella seconda parte di PRESADIRETTA un reportage dalla Bolivia per parlare del cambiamento climatico e dei suoi effetti. In quel paese, si vedono già adesso.Le telecamere di PRESADIRETTA hanno fatto un lungo viaggio nel paese sudamericano per capire l’impatto del cambiamento climatico sull'economia e sulla vita quotidiana. Gli effetti sulla vita della popolazione sono drammatici. Siccità e piogge torrenziali, ghiacciai che si fondono e laghi che scompaiono, coltivazioni e allevamenti a rischio, emigrazioni forzate. Insomma, l’intera catena produttiva ed economica del paese è stata messa in ginocchio dal cambio del clima. In esclusiva per PRESADIRETTA, la denuncia del presidente boliviano Evo Morales contro un modello sbagliato di sviluppo: “La Madre Terra che ci dona la vita non può essere ridotta a una merce. Tutti noi dobbiamo assumerci la responsabilità di prenderci cura della Madre Terra”."CHI HA PAURA DEGLI OGM” e "MADRE TERRA" sono un racconto di Riccardo Iacona con Liza Boschin, Sabrina Carreras, Elena Marzano, Massimiliano Torchia.

Sul sito di Panorama, un'anteprima del servizio:
0,04% Questo è il contributo della Bolivia alle emissioni di gas che stanno provocando il cambio climatico. Eppure in 5.000 kilometri di viaggio e 5.000 metri di dislivello, non abbiamo incontrato ecosistema in questo paese che non stia subendo le conseguenze del riscaldamento globale. La Bolivia, grande quanto Germania, Francia e Regno Unito insieme, è uno dei Paesi con il maggior numero di biodiversità al mondo. Gli altipiani andini a oltre 4000 metri, i deserti di sale lasciati da antichi oceani rimasti intrappolati fra le montagne, i boschi secchi e quelli umidi, la foresta amazzonica: tutti ambienti estremi e delicatissimi e tutti abitati da popolazioni che basano la loro economia su questi microclimi.
Il 21 gennaio Evo Morales, il primo Presidente indigeno del Paese, ha festeggiato dieci anni di governo. La filosofia tradizionale andina ha un ruolo chiave nella sua politica, basata sul rispetto dell’ambiente e sulla necessità di ristabilire un ordine di priorità fra sistemi attuali di produzione e consumo e tutela dell’ambiente.
Saliresti su un aereo che ha il 50% di probabilità di cadere? Allo stesso modo l’umanità ha il 50% di possibilità di sopravvivere se non cambiano i nostri ritmi produttivi. Solo che né abbiamo la possibilità di scendere da questo aereo né stiamo facendo qualcosa per rallentare il riscaldamento globale” ci ha detto Morales in un’intervista.Il giorno dei festeggiamenti in piazza Murillo a La Paz, dove si affacciano il Parlamento e il Palazzo del Governo, i rappresentanti delle popolazioni indigene hanno bruciato le offerte tradizionali alla Pachamama, la divinità tradizionale Inca che rappresenta la Madre Terra.

12 novembre 2013

Report L'insostenibile brevetto, di Piero Riccardi

MILENA GABANELLI IN STUDIOKissinger che la sa lunga su come funziona il potere pare che un giorno abbia detto“Chi controlla il petrolio controlla le nazioni, chi controlla il cibo controlla i popoli” Ora, per controllare il cibo bisogna controllare il primo anello della catena che sono i semi. I semi sono sempre stati di chi coltiva la terra se non gli bastano i suoi se li va a comprare da uno che vende le sementi e la storia finisce lì. Oggi non è più così, chi acquista semi o piante la proprietà non è più la sua: Tutto nasce da un accordo firmato a Marrachesh nel 1994, sollecitato dagli Stati Uniti, che invitava tutti gli stati membri dell’Organizzazione mondiale del Commercio a trovare il modo di mettere un copyright sugli organismi viventi. Chi non era d’accordo rischiava di essere escluso dall’organizzazione, tutti hanno siglato il risultato è che il risultato di quell’accordo è che oggi sono in quattro a controllare la metà di tutto quello che viene coltivato.  
Oggi per produrre le mele devi pagare il copyright. Nella valle dell'Adige, per coltivarle, devi firmare un contratto con una multinazionale del farmaco che ti ha venduto i semi per quella varietà di mela. Le mele le puoi vendere solo ad un distributore autorizzato, non a chi vuoi tu. Non solo, chi ti ha venduto i semi può venire a controllare le tue piante, per verificare se rispetti il contratto (pena, l'abbattimento a spese tue delle piante), che non hai usato altri semi.

Il tutto per avere poi nei supermercati quelle belle mele, tutte uguali, tutte belle.

L'inchiesta di Piero Riccardi ha trattato del monopolio da parte delle multinazionali dell'agroalimentare (Monsanto, Syngenta), che stanno trasformando il contadino in mezzadro, costretto a produrre quello che la grossa azienda ha deciso di produrre.

Ovvero il suo grano OGM che resiste ai suoi pesticidi, le sue mele, il suo riso (il clearfield) della BASF: quale è il risultato di questa situazione?
Ci avevano detto che con gli OGM si sarebbero usati meno pesticidi, che si sarebbe riusciti a produrre cibo per più persone ...

Non diminuisce l'uso dei pesticidi nei campi, perché a furia di usare pesticidi le specie infestanti si rinforzano (e alla fine quei pesticidi finiscono nell'acqua e nel cibo che assimiliamo). Non porta ad una maggiore produzione: la produzione di grano e cereali non aumenta perché i terreni vengono sottratti alla produzione alimentare per il business delle biomasse.
MARIA FONTE – ECONOMISTA UNIVERSITA’ FEDERICO II NAPOLI
Introdurre i diritti proprietari sulle sementi e quindi creare dei blocchi proprietari, che cosa fa? Limita l’utilizzazione della semente, restringe le varietà che si possono produrre e in qualche modo limita l’innovazione. E’ assurdo che all’interno di un’organizzazione mondiale che vuole promuovere il libero commercio, poi si negozia e si firma un accordo per la protezione dei mercati.
PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Brevetti come privilegi monopolistici. Brevetti che cominciano ad andare stretti alle multinazionali delle sementi e dei pesticidi. La soluzione. I semi zombi.
PAT MOONEY – ETC GROUP
I semi zombi sono semi morti, ma che possono essere riportati in vita di nuovo, attraverso un attivante chimico e solo sono allora sono in grado di essere riseminati ancora. E questo è perfetto per le multinazionali chimico sementiere perché così è l’agricoltore che deve andare da loro e non viceversa; non devono fare più nulla, nè ricerche, né innovazione, l’agricoltore è incastrato. Non devono neppure immagazzinare qualcosa o spedire nulla, eccetto la chiave chimica per riattivare i semi. Questa la direzione: la soluzione perfetta.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Però no è vietato continuare a fare l’agricoltura tradizionale, certo che è un terreno che si restringe sempre di più. Le infestanti si adeguano, diventano resistenti e servono più pesticidi, che poi finiscono nell’acqua. E se esiste il rischio di contaminazione genetica, vuol dire che spariranno le varietà locali di alto pregio. Ma no ci avevano sempre detto o che tutto questo serviva a tutelare l’ambiente? Ci sono rischi per la salute? Speriamo di no, però le ricadute sappiamo che si vedono nel tempo e ci sono allergie in aumento di cui nessuno sa spiegare l’origine. I sostenitori di questa nuova tecnologia però dicono, e questo è importante, che servirà a sfamare una popolazione in crescita. Oggi quello che sappiamo è che laddove c’è carenza di cibo il problema non è di natura agro alimentare, ma è per via dei conflitti, e perché le grandi estensioni vengono sottratte alla produzione alimentare per destinarle all’uso delle biomasse. Quindi il tema è complesso e ben venga l’innovazione, ma se la ricerca pubblica abdica completamente a favore del privato, che si è inventato una macchina che non si riesce più a fermare, che modernità è ? E è moderno un pianeta dove sono in 4 controllare l’intera catena alimentare?

Come uscirne allora?
Almeno in Italia si può continuare a coltivare senza OGM (e le mele si possono prendere anche dai GAS senza passare dalla grande distribuzione).

Il genetista Ceccarelli propone il modello della semina per miscugli, ovvero seminare nello stesso campo più qualità di semi, per rendere più difficile la radicazione nel terreno delle piante infestanti.