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10 giugno 2024

Report - la sicurezza sulle strade, gli abbattimenti indiscriminati delle bufale e il rischio sismico dei Campi Flegrei

BUFALE SENZIENTI Di Bernardo Iovene

Anziché vaccinare i capi, nel 2019 la regione Campania ha deciso di abbattere tutti i capi che si sospettava fossero ammalati di Brucellosi (almeno il 20% di casi sospetti in un allevamento, questo diceva la legge). Poi nel 2022 il piano è cambiato, anche perché si scoprì che molti dei capi abbattuti non erano ammalati.
La campagna di vaccinazione è stata interrotta nel 2014 in Campania, quando la brucellosi era stata quasi eradicata: dal 2022 la vaccinazione è stata introdotta nuovamente ma solo ai vitelli di 1 anno, gli altri vanno abbattuti.

Gli indennizzi della regione non bastano agli allevatori per ripopolare l’allevamento, che devono anche accollarsi i costi di messa in sicurezza delle stalle.
Ma c’è anche da ripulire i canali d’acqua attorno agli allevamenti, perché il batterio si nasconde lì: la bonifica spetterebbe alla regione e non agli allevatori, molti dei quali trovandosi nuovamente a dover abbattere i propri capi hanno deciso di interrompere la produzione.

Fu l’ex presidente del Consiglio di Stato Frattini il primo a sollevare il problema giuridico degli abbattimenti massivi delle bufale: su 8187 bufale abbattute solo 80 erano state ritrovate positive alla brucellosi nel 2020.
A tutto questo si è giunti perché la regione e l’ASL hanno scelto la politica dei casi sospetti, perché erano metodi facili da gestire: anche per questo Frattini aveva bloccato la pratica degli abbattimenti – lo aveva spiegato a Report in una intervista poco prima di morire – con delle ordinanze che coinvolgevano nelle analisi l’istituto zooprofilattico e l’istituto superiore di Sanità.
Il sospetto della presenza dell’infezione non basta per ammazzare tutti gli animali, anche loro hanno dei diritti: ora l’ASL sta rifacendo le analisi sui capi, ma le norme sugli abbattimenti non sono state revocate.
Dovrebbe essere il ministero della Salute a fare chiarezza, per sospendere i piani di abbattimento: ma tra ministero, commissario straordinario, presidenza della regione, nessuno ha accettato l’intervista.

Report ha così sentito i sindacati degli allevatori, come Coldiretti, che hanno sposato la linea della regione, per il principio del dubbio e per la sicurezza della nostra salute.

Ma allora come mai gli animali macellati, per il principio del dubbio, sono stati destinati al consumo? Quella carne ce la siamo mangiata noi (il macello a cui si è rivolta la regione faceva riferimento al gruppo Cremonini).
I problemi degli allevatori campani sono arrivati in Parlamento: i deputati chiedono la fine del commissariamento della regione, la fine del piano di eradicazione voluto da De Luca, anche perché nel frattempo gli allevatori hanno iniziato uno sciopero della fame.
Il ministero ha nominato un nuovo commissario, ma non è cambiato nulla: a Report parla il presidente del coordinamento degli allevatori, gli allevatori vogliono i numeri senza doversi ogni volta rivolgere alla magistratura.

NEL POSTO GIUSTO Di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella

Il servizio sulla sicurezza nelle strade è cominciato con la storia di Francesco Valdisseri, investito da una macchina mentre camminava su un marciapiede, nel posto giusto. Era la ragazza al volante della macchina che l’ha ammazzato ad essere nel posto sbagliato: colpa dell’eccessiva velocità e dello stato di ubriachezza, in una strada dove pochi rispettano i limiti di velocità, via Cristoforo Colombo.
3159 sono stati i morti in un incidente stradale nel 2022: dieci morti l’anno tra ciclisti e automobilisti, senza contare i feriti.
L’introduzione del tutor e della patente a punti aveva ridotto il numero dei morti, nei primi anni duemila erano a 7000 circa, poi però sono saliti, anche per colpa delle scelte politiche fatte.
A giugno scorso il governo ha dato via libera al nuovo codice della strada, toccando anche il tema degli autovelox: per mettere a norma la “giungla” degli autovelox, accusando velatamente i comuni di fare cassa con questi controlli.
Eppure le evidenze raccolte da Report, con la polizia locale di Verona, di Ravenna, dicono il contrario: l’effetto deterrente sugli automobilisti fanno si che le multe dopo una impennata iniziale, si stabilizzano.

Salvini si è basato sul lavoro di un sito scdb (secondo cui in Italia ci sarebbe il 10% degli autovelox nel mondo), che però da numeri che non convincono, perché non contano tutte le nazioni: così Salvini, attento alla pancia del paese e del suo elettorato, ha deciso di limitare l’installazione di autovelox, nelle città sotto i 50 km orari.

Per controllare la velocità servono le pattuglie, secondo il decreto Salvini, siccome però mancano le pattuglie per tutte le scuole, queste rimarranno senza controlli.

Ma gli autovelox bloccano le città, l’economia, creano code? Ad Olbia la giunta di centro destra ha imposto per la prima volta diverse strade a 30 km all’ora.
Il decreto Salvini azzoppa il suo provvedimento? “Metto l’autovelox mobile, metto il telelaser e il controllo lo faccio, non possono essere vietati, altrimenti quando muore un bambino perché uno stava correndo, chi paga? Paga il ministero? Io non penso che il DG del ministero dei traporti che ha predisposto la direttiva abbia voglia di avere sulla propria coscienza un morto in più.”
“La destra fa un codice della strada di destra” è il commento di Luca Valdisseri “dove la parte repressiva e punitiva è molto forte, la parte di controllo della velocità è assente. Ringrazio Salvini di essersi occupato del tema, però ci volevano dei correttivi anche su quella parte che il suo elettorato vede con meno piacere ..”
Noi siamo uno dei pochi paesi che segnalano prima la presenza di un autovelox: “la gestione in Italia degli autovelox è demenziale …”

Sugli autovelox si è abbattuta una sentenza della cassazione, sulla loro approvazione e non omologazione: il processo di approvazione in uso non equivale alla sua omologazione, una falla che rischia di mettere nei guai molti comuni italiani, le prime 20 città italiane nel 2023 hanno incassato dalle multe per eccesso di velocità circa 73 milioni di euro che servono soprattutto per rifare illuminazione pubblica, manti stradali e manutenzione.
Diversi comuni hanno spento i loro autovelox, dovendo scegliere tra la tutela della sicurezza e il dover pagare i ricorsi ai cittadini, hanno scelto la seconda strada: toccherebbe al ministero fare le omologazioni, ma stiamo ancora aspettando da 30 anni.
La scelta del ministero di Salvini è stata politica, così nel paese sono nati diversi giustizieri degli autovelox, come Fleximan, che hanno abbattuto diversi dispositivi, costringendo le amministrazioni a dover fare altre spese per la loro ricollocazione.

Perché gli autovelox salvano vite umane: un incidente stradale non è una cosa ineluttabile, la narrazione contro gli autovelox è stata intossicata dalla politica per accontentare quegli automobilisti restii ai controlli.

Altro che mito di Fleximan, c’è di mezzo la tutela della vita delle persone.

Nelle 16 ore della morte, nel fine settimana, si sono concentrate 374 morti tra il 2022 e il 2023: sono le ore in cui le pattuglie della polizia monitorano le strade della movida, per controllare gli automobilisti, ma ci sono chat e app dove si segnalano i posti di blocco.

Sono chat dove i messaggi si distruggono dopo poche ore: uno dei gruppi Telegram di Verona riesce addirittura ad anticipare dove si piazzeranno i posti di blocco,

Siamo un paese di furbi, sulla pelle delle persone: queste app per evitare le multe, come Waze comprate da Google, sono alimentate dagli utenti stessi, che fanno da palo quando vedono un posto di blocco.

Il ministero dell’Interno dovrebbe bloccare queste app, vietando la pubblicazione di zone e orari dove ci sono posti di controllo: Google perderebbe fatturato se togliesse questa app, dunque perché farlo?

Le auto moderne sono più sicure, con tanti airbag, ma la presenza di display enormi, di tipo touch, rischia di creare problemi di distrazione ai guidatori: Euro NCAP, la società che certifica la sicurezza delle auto ha lanciato il suo allarme contro questi touch screen e le aziende automobilistiche potrebbero perdere tutte le stelle.

L’Europa aveva invitato tutti i paesi a produrre un piano nazionale di sicurezza stradale, per arrivare nel 2050 a 0 morti sulla strada: il ministro Giovannini aveva elaborato un suo piano, ma con l’arrivo del ministro Salvini è cambiata la composizione del comitato per la sicurezza stradale, i cui componenti sono stati nominati solo a fine 2023.
Questo comitato per il coordinamento del piano per la sicurezza non si è mai riunito: siamo molto lontano dalla riduzione del 50% dei morti entro il 2030.

Il piano Giovannini prevedeva anche un osservatorio nazionale sugli incidenti, ma in assenza di un tale strumento nazionale, sono le associazioni delle vittime della strada che devono colmare la lacuna. Scoprendo che i dati sui morti sulle strade sono sottostimati: in Italia non riusciamo nemmeno a contare i morti sulle strade (per circa il 10%), compito che spetterebbe ad Istat che si nasconde dietro il meccanismo contabile degli incidenti usati nel resto dell’Europa.
Mentre nel resto dell’Europa il numero di incidenti stradali è in calo e il numero di morti è sceso del -9%, in Italia stiamo andando in direzione contraria: tutto questo perché il piano della sicurezza stradale non prevede obblighi.

Ma in Italia non riusciamo nemmeno a creare le zone a 30km all’ora nelle città: contro questi limiti è partita una guerra ideologica, anche da questo governo, contro le città che avevano iniziato questa strada, come Bologna.
Piste ciclabili allargate, isole salvagenti per le persone, dossi per rallentare la circolazione delle auto, proteggere le persone, i ciclisti e non lasciare che le strade urbane siano piste.
Il sindaco Lepore è stato accusato di ammazzare l’economia: questi argomenti sono stati ripresi dal ministro Salvini che parla di scelta ideologica, di code di automobilisti, di maggiore inquinamento..
A Bologna si è creata una unione tra ex gruppi no vax e gruppi contrari ai limiti di velocità, saldati con l’estrema destra.

Anche i tassisti si lamentano di questi limiti, lamentando delle minori corse: il viceministro Bignami ha sostenuto la battaglia dei tassisti contro la direttiva della città a 30 km orari.
Ma ad Olbia, dove ci sono intere zone con questi limiti, non si è mica bloccata l’economia e la città: qui si sono registrati meno morti, dopo i nuovi limiti.

Tutta una questione elettorale per le europee, spiega così il sindaco di Olbia la scelta di Salvini.

Come funziona all’estero?
A Valencia la città a 30 km/ora ha reso la città più sicura, a misura d’uomo, si sono solo ridotti i tempi di consegna delle merci.

Qui si è puntato tutto su mezzi pubblici e bici: anche i tassisti sono felici di questi limiti perché con meno macchine in circolazione ci sono meno ingorghi.

Questi limiti sono presenti a Bruxelles, a Graz, Helsinki, Glasgow, Budapest.

Cosa c’è dentro il nuovo codice della strada?
Ci sono strette contro chi guida in stato di ebrezza, chi guida sotto l’uso di stupefacenti, contro chi guida col cellulare in mano. Multe più alte per eccesso di velocità.
Ma c’è dell’altro: ai neopatentati è consentito guidare auto più potenti, si fanno degli sconti a chi fa più infrazioni.

ACI è stata ispiratrice di queste norme, proprio Aci offre corsi di sicurezza alla guida.

Per controllare la velocità servono controlli, ma senza autovelox ci si basa solo sulle pattuglie della polizia locale e stradale: in questi anni però sono stati chiusi diversi reparti di polizia stradale nell’ottica del risparmio.

Sarebbe stato interessante ascolta il punto di vista di Salvini e del suo direttore generale, che però hanno declinato la richiesta.

Se vogliamo cambiare rotta sui morti nelle strade bisogna investire nelle strade, sui cartelli, ma va cambiata la cultura di chi si mette alla guida, non rispettare i limiti di velocità non rende fighi, non è un concetto di libertà. Di mezzo c’è la vita delle persone.

SEDUTI SUL VULCANO Di Giulia Presutti

La popolazione che vive nella zona dei Campi Flegrei deve convivere le scosse dei terremoti, vivono sopra un’enorme caldera che abbraccia diversi comuni attorno a Napoli, con 30 bocche eruttive attorno a cui negli anni sono state costruite tante case.
Ci sono 500-600 mila persone a rischio, racconta Mario Tozzi, invitando ad occuparsi della struttura e della sicurezza delle case.

Lo scorso anno il governo Meloni ha emanato un decreto per verificare lo stato delle abilitazioni, come quelle attorno alla solfatara di Pozzuoli, case che da una parte si affacciano sul golfo di Pozzuoli e dall’altra parte sull’inferno della solfatara.

A Pozzuoli non hanno ancora fatto controlli sulle case, per capire se sono in grado di sopportare le scosse: sono così i proprietari a chiamare i vigili del fuoco che verificano lo stato delle case.
Nel decreto campi Flegrei erano previsti 4ml per gli edifici privati e 800 per gli edifici pubblici: ma il decreto non prevede fondi per risistemare le case, prima va fatta una fotografia dell’esistente.
La situazione oggi è che, chi può, dorme fuori casa, gli altri dormono col pensiero della scossa.

Mancano i controlli alle case, manca un vero piano di evacuazione, manca una vera esercitazione per la popolazione per spiegare loro come comportarsi in caso di sisma.
Nel 2019 circa 4000 cittadini parteciparono ad una esercitazione in caso di allarme per eruzione vulcanica: i piani di previsione dei terremoti hanno una percentuale di prevedere l’evento pari al 20%, non è possibile essere certi di una previsione al 100%.

Oltre al problema della previsione dello scenario, c’è il tema dell’accoglienza: le persone dell’area interessata finiranno anche fuori regione, nelle regioni gemellate, per evacuare in 72 ore 500mila persone. Ma non tutte le regioni non sono ancora pronte, alcune prevedono di ospitare le persone nelle tende.

09 giugno 2024

Anteprima inchieste di Report - la sicurezza sulle strade, gli abbattimenti indiscriminati delle bufale e il rischio sismico dei Campi Flegrei

Report tornerà ad occuparsi di bufale (dopo il servizio del 2022), non le false notizie fatte uscire sui giornali o sui social, ma gli animali fatti abbattere in Campania dopo l’infezione da Brucellosi e Tubercolosi.

Poi un servizio sulla sicurezza sulle ns strade.

L’abbattimento delle bufale in Campania

Dopo la scoperta dei focolai di brucellosi, erano partite dalla regione Campania le ordinanze per l’abbattimento dei capi infetti, nel frattempo sono state chieste ulteriori analisi sugli animali da parte dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’istituto Zooprofilattico di Brescia. A marzo 2024 erano state annullate da due sentenze del Consiglio di Stato che annullano gli abbattimenti e che riguardano 700 bufale, ancora vive e che vivono non isolate dagli altri animali – come racconta l’avvocato Sasso – perché il Consiglio di Stato ha annullato i provvedimenti anche per l’isolamento.

Vincenzo Caporale è il presidente dell’istituto Zooprofilattico di Teramo, a Report spiega come queste sentenze dicono molte cose: “non è pensabile che si possa procedere ad abbattere se prima non si è davvero avuta la certezza che in quell’allevamento è davvero presente l’infezione”.
Fino ad oggi bastava il sospetto: il Consiglio di Stato ha riconosciuto che l’abbattimento totale non era una misura proporzionale al rischio esistente.
Quindi per abbattere intere mandrie servono analisi di verificazione con metodi diversi per la conferma, la controprova ed è quella che cerca il signor il signor Windisch-Graetz, un allevatore le cui bufale sono in isolamento ormai da 4 anni: la storia delle sue bufale è paradossale, dopo le prime analisi positive, la ASL le aveva rifatte per un errore formale e in quel caso uscirono tutte negative, però non hanno mai ritirato l’ordinanza di abbattimento.
Quindi, spiega il servizio di Bernardo Iovene, nel caso in cui siano state rifatte le analisi con lo stesso metodo o con incroci diversi l’infezione è sparita.

Cosa rispondono di quanto successo Copagri e Coldiretti: tutte e due le associazioni si rifanno a quanto è stato scritto dalle ASL, coi capi da abbattere per il “sospetto” del contagio, senza nessuna remora sul dover uccidere animali “senzienti” che non si sa se siano veramente malati.
Ma dietro questi abbattimenti imposti dal’ASL c’è anche la beffa: nel caso delle bufale dell’allevamento della famiglia Noviello, la carne delle bufale abbattute è stata destinata al consumo: un qualcosa che aveva stupito, negativamente, perfino lo stesso presidente Frattini.
Per la famiglia Noviello è stata una beffa: le loro bufale considerate positive col beneficio del dubbio sono state destinate all’abbattimento, ma nel certificato di abbattimento l’ASL scrive che la carne poteva essere destinata al consumo. Come è possibile che carne proveniente da animale sospettati di essere positivi alla brucellosi siano finiti sulle nostre tavole?

“Come è possibile che questi controlli veterinari scriva nero su bianco che la carne di un animale malato di brucellosi, magari non è una medicina ma non fa niente? Io una cosa del genere non l’ho mai letta” è stato il commento di Frattini (l’ex presidente del Consiglio di Stato deceduto nel dicembre 2022).

Alcuni allevatori sono arrivati allo sciopero della fame, come forma di protesta contro la decisione dell’abbattimento delle bufale: “quando si arriva a questo punto c’è davvero qualcosa di cui preoccuparsi e i parlamentari che stanno sul territorio non possono girare la testa dall’altra parte” commenta il deputato di AVS Francesco Mari. Sotto la sede del ministero della salute il 16 aprile gli allevatori hanno cominciato lo sciopero della fame uniti in un coordinamento per la difesa degli allevatori bufalini presieduto da Gianni Fabris: “abbiamo costituito comitati tecnico scientifici, siamo andati a Bruxelles a porre le questioni, il parlamento si è espresso, ora bisogna agire e per agire va nominato il commissario nazionale dandogli i compiti precisi ..”
Dopo 14 giorni di sciopero della fame, Fabris ha accusato un malore, viene soccorso e gli viene consigliato di riprendere l’alimentazione, ma decide di continuare la sua protesta, in attesa di una risposta dal ministero che ancora non era arrivata.
“Abbiamo fame, fame di soluzioni, fame di diritti, fame di democrazia ..” il commento amaro.
A sorpresa il 7 maggio alla conferenza stampa sul DL sull’agricoltura e pesca finalmente arriva la risposta: il ministro Lollobrigida annuncia la nomina di un commissario per il contrasto alla brucellosi, ponendo fine così alla propesta di Fabris e degli altri allevatori campani.
Ma cosa è cambiato nella sostanza? Risponde Fabris: “Abbiamo trovato una chiusura totale, fino al fatto i nostri interlocutori invece di risponderci o chiudevano la porta in faccia o raccontavano bugie: persino davanti alla commissione di indagine del parlamento, agli atti, sta scritto che l’Europa è contraria, impedisce la vaccinazione, sapendo di sostenere il falso. Questi nominano il commissario Cortellessa per applicare un piano che fallisce.. non è quello il suo mandato, applicare il piano della regione o di cambiare i piani della regione ”

La scheda del servizio: BUFALE SENZIENTI

Di Bernardo Iovene

Collaborazione Lidia Galeazzo, Greta Orsi

Brucellosi e Tubercolosi sono le infezioni che stanno decimando gli allevamenti di bufale in provincia di Caserta. Fino al 2013 i capi si potevano vaccinare e le malattie erano quasi sparite, dal 2014 il nuovo piano ha stabilito di adottare l’abbattimento per eradicare le infezioni e ha abolito la vaccinazione, da allora sono andate al macello quasi centomila bufale e hanno chiuso oltre 300 aziende. Gli allevatori sono sul lastrico e chiedono nuovi metodi di analisi visto che il 98,5 per cento delle bufale post mortem risulta sano e va sul mercato della carne bovina gestito dai macelli che ne traggono vantaggio. L’inchiesta parte dalla situazione degli allevamenti sul territorio e si sviluppa sulle contraddizioni riscontrate dal Consiglio di Stato che ha ordinato ulteriori analisi per 2 allevamenti che hanno fatto ricorso, da cui è emerso che quelle 700 bufale condannate alla macellazione in realtà erano sane. La Regione Campania non indietreggia e, sotto la spinta degli allevatori, il ministro della Salute ha nominato un commissario nazionale che secondo gli allevatori dovrebbe sancire il fallimento del piano regionale

La sicurezza sulle strade

Mandiamo i militari a pattugliare le strade delle città italiane perché i cittadini chiedono sicurezza. Ma poi, sulle strade, sui marciapiedi, ciclisti, pedoni, automobilisti non sono al sicuro. Come non era al sicuro Francesco ValdiserriFrancesco Valdiserri che la sera del 19 ottobre 2022 mentre camminava sul marciapiede di via Colombo a Roma venne travolto da un’auto che gli piombò alle spalle, uccidendolo sul colpo. Alla guida c’era una ragazza di 22 anni che poi risulterà essere positiva all’alcol test.


“La cosa che personalmente mi fa più male è pensare a quante cose gli sono state tolte , quante esperienze, quanta musica non ha potuto sentire, quante cose non ha potuto scrivere ” racconta il padre Luca a Report. Francesco era un appassionato di calcio, nella vita come nello sport stava dalla parte dei più deboli, per lui un giorno anche la nazionale del Togo avrebbe potuto vincere i mondiali di calcio. Si era iscritto al primo anno di università, studiava musica, letteratura e spettacolo, aveva scelto le note delle canzoni per esprimersi, con la sua band di cui era il cantante.
È stato un incidente quello di Francesco? “Francesco era sul posto giusto, su un marciapiede” ha risposto il padre “oggettivamente pensi di essere al sicuro, era una delle raccomandazioni che non gli ho mai fatto .. era la ragazza che l’ha ammazzato, lei era nel posto sbagliato, per cui no, non è stato un incidente. È stato un errore dovuto all’immensa sopravvalutazione delle proprie capacità. Ha cercato di fare una manovra per girare a destra, poi a quella velocità e nelle condizioni in cui era nemmeno Lecrerc o Verstappen avrebbero potuto controllare la macchina.. ”.
La macchina andava tra i 70 e gli 80 km all’ora: viale Cristoforo Colombo è una sorta di autodromo urbano con limiti di velocità tra i 30 e i 50 km/ora che però quasi nessuno rispetta, soprattutto la notte: su questa strada sarebbero serviti gli autovelox, “però noi non possiamo pensare di ridurre il numero dei morti se non riduciamo la velocità. Mentre io sono sicuro al 100% che non tutti sono alla guida ubriachi o alla guida drogati o con lo smartphone, penso che un buon 80% degli italiani non rispetti i limiti di velocità. Per cui statisticamente credo che la velocità sia il primo problema in questo caso..”

Eppure la politica di questo governo sta andando in direzione diversa: il consiglio dei ministri ha dato mandato al ministero delle infrastrutture di emanare un regolamento che metta un po’ di ordine nella giungla degli autovelox, quelli poco amati da parte degli automobilisti, quelli abbattuto da fleximan e per questo considerato da alcuni di loro come un eroe.

Per accompagnare il provvedimento il ministero delle infrastrutture ha pubblicato delle slide, in una si accusano i comuni di usare gli autovelox in modo truffaldino, “basta la truffa degli autovelox, via gli impianti mangiasoldi..”
Ma è veramente così? “è una cosa offensiva” risponde il comandante della polizia locale di Verona Luigi Altamura “noi abbiamo dei dati statistici che ci indicano un numero di morti e feriti che è crollato dopo che sono state installate le postazioni con autovelox”.
Non è vero che a Verona si fa cassa con gli autovelox: “abbiamo avuto una ispezione dal ministero e l’abbiamo superata dimostrando che il 50% delle somme incassate dal nostro comune sono state impiegate per la sicurezza stradale e lo devono fare tutti i comuni italiani..”
Marco Granelli, assessore a Milano, ha rappresentato l’Anci in un’audizione davanti le commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera sul tema della sicurezza urbana: “che ci sia stato qualche elemento nel passato, non tarato che ha causato problemi è vero, oggi però tutti gli autovelox vengono posizionati in determinate località sulla base di uno studio ..”

L’autovelox, con i segnali che ne indicano la presenza, sono in deterrente per limitare gli eccessi di velocità, sono uno strumento che salva vite umane: in una prima di fase di installazione possono esserci degli aumenti degli introiti, ma poi questi calano vertiginosamente – spiega a Report la comandante della polizia municipale di Ravenna.
Col decreto legge di Salvini sugli autovelox non si potranno più mettere questi controlli vicino a scuole ed ospedali, per salvare il portafoglio degli italiani e l’anarchia dell’autovelox ovunque – spiega il ministro sui social (ormai sdoganati a canale di comunicazione istituzionale): “la sicurezza prima di tutto ma senza tassare e tartassare gli italiani”.

Basta autovelox sugli stradoni dunque, sebbene siano queste le strade più a rischio per le violazioni dei limiti di velocità, col nuovo decreto Salvini, davanti a luoghi a rischio come scuole ed ospedali dove i limiti spesso sono già scesi a 30km/ora, in base al nuovo testo i comuni non potranno più usare gli autovelox.

Sotto i 50km orari nelle città non si può controllare con autovelox il rispetto della velocità – spiega l’esperto di mobilità sostenibile Andrea Colombo – ma è possibile farlo solo con la pattuglia dei vigili che contesta sul momento che significa ridurre enormemente l’efficacia deterrente.
In una città servirebbero decine di pattuglie che fermano un guidatore alla volta, cosa impensabile, dunque la maggior parte delle scuole non sarà protetta.
Inoltre il DL Salvini prevede che per le postazioni mobili di autovelox che oggi non devono essere concordate saranno sottoposte anch’esse ad un accordo con la prefettura.
Ad Olbia il sindaco di centrodestra Settimo Nizzi è stato il primo ad abbassare nella sua città i limiti a 30 km /ora nel 90% del territorio comunale.
Il decreto Salvini azzoppa il suo provvedimento? “Metto l’autovelox mobile, metto il telelaser e il controllo lo faccio, non possono essere vietati, altrimenti quando muore un bambino perché uno stava correndo, chi paga? Paga il ministero? Io non penso che il DG del ministero dei traporti che ha predisposto la direttiva abbia voglia di avere sulla propria coscienza un morto in più.”

“La destra fa un codice della strada di destra” è il commento di Luca Valdisseri “dove la parte repressiva e punitiva è molto forte, la parte di controllo della velocità è assente. Ringrazio Salvini di essersi occupato del tema, però ci volevano dei correttivi anche su quella parte che il suo elettorato vede con meno piacere ..”
Noi siamo uno dei pochi paesi che segnalano prima la presenza di un autovelox: “la gestione in Italia degli autovelox è demenziale ”

Vincenzo Iurillo ha pubblicato una anticipazione del servizio sul Fatto Quotidiano:

Il senso di Salvini per la sicurezza stradale: guerra agli autovelox e alle città 30 all’ora

DI VINCENZO IURILLO

La guerra di Matteo Salvini agli autovelox ed alle “città 30” (dove il limite di velocità è stato ridotto a 30 km/h), e il ritardo ultratrentennale del suo ministero ad emanare le specifiche tecniche per l’omologazione dei rilevatori di velocità, sono al centro della puntata di Report che andrà in onda stasera su Rai 3. Il servizio di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella spiega perché nel 2024 in Italia è in corso una nuova impennata di morti e feriti per incidenti, e siamo precipitati dal 13° al 19° posto nella classifica europea per la sicurezza stradale. È purtroppo anche il frutto di una volontà politica che ritiene gli autovelox strumenti “truffa” – definizione mutuata da una slide del ministero dei Trasporti che ne illustra il nuovo regolamento –, usati solo per far cassa ai danni dei cittadini, e finisce così per incitare un clima di illegalità.

Tanto che nel nord est qualcuno ha cominciato ad abbatterli, ed è nato il mito di “Fleximan”. Lo ricorda Marco Scarponi, della fondazione intitolata al fratello Michele Scarponi e vincitore del Giro d’Italia 2011, ucciso nel 2017 da un furgone che non aveva rispettato un segnale di stop. Scarponi gira per le scuole incontrando i ragazzi per sensibilizzarli contro la guida spericolata, e in una scuola ha scoperto che alcuni disegnavano Fleximan come un eroe: “Il nostro – dice – è il Paese che continua a dire che la morte sulla strada è accettata”.

La scheda del servizio: NEL POSTO GIUSTO

Di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella

Collaborazione Evanthia Georganopoulou

In Italia nel 2022 sono stati registrati 3159 morti e più di 223mila feriti per incidenti stradali. In tutta Europa nello stesso anno quasi 21mila persone sono morte per collisioni stradali, i feriti sono diversi milioni. Per questo la Commissione Europea ha lanciato una serie di azioni per dimezzare morti e feriti entro il 2030. Anche l’Italia partecipa con un suo piano nazionale, che però stenta a partire. Anzi, il comitato di indirizzo non ha mai fatto una riunione operativa. Così, se nel resto d’Europa la riduzione delle vittime fra il 2019 e il 2022 è del 9%, l’Italia invece non ha visto alcun miglioramento. Anzi la tendenza del 2024 mostra un importante aumento di morti e feriti. È una pura fatalità? No. Le cause sono guida distratta o sotto effetto di stupefacenti, tecnologie pericolose, il mito della velocità. Ma anche città progettate male, leggi ormai datate, carenza di organico delle forze dell’ordine e una guerra culturale alle multe che ha prodotto il fenomeno Fleximan, l’antieroe che distrugge gli autovelox. Nei primi anni duemila invece con l'introduzione del tutor e della patente a punti i morti erano stati dimezzati. Report dedica una inchiesta speciale al tema della sicurezza stradale, mentre il Senato sta per approvare un nuovo codice della strada che non è esente da contraddizioni. Vedremo anche alcune nuove coraggiose politiche della mobilità che sono capaci di fare la differenza.

Il rischio sismico attorno al Vesuvio

Inutile nasconderci: la zona attorno ai campi Flegrei è una zona sismica, ma nonostante questo negli anni si è costruito tantissimo. Sotto quel terreno c’è una profonda pressione che preme e rigonfia, creando spaccature e fratture nella terra che generano dei piccoli o grandi sisma.
I geologi, come Mario Tozzi, sono convinti che queste scosse continueranno, potrebbero anche crescere come magnitudo, fino a livello 5.
Sotto questa terra a premere si sono fluidi e gas generati dal magma che sta in profondità: quella dei Campi Flegrei è una enorme caldera, una depressione vulcanica larga 12-15 km che comprende i comuni di Monte di Procida, Bacoli, Pozzuoli e Quarto, parte di Giuliano e Marano più i quartieri di Bagnoli, Fuorigrotta, Posillipo, Soccavo e Pianura a Napoli. All’interno della caldera si trovano 30 bocche eruttive, la solfatara è una delle più note perché assomiglia ad un vulcano, gli altri sono stati cancellati, in uno c’è un ippodromo, in un altro c’è un ospedale, una base militare – spiega Mario Tozzi alla giornalista di Report.

Sulle bocche eruttive abbiamo costruito, quella è una zona densamente popolata: ci sono 500-600mila persone a rischio, dove per rischio si intende la probabilità che un evento arrivi e i beni e le persone che sono esposte, dunque è l’area a maggiore rischio vulcanico del Mediterraneo.

Se parliamo del rischio sismico – continua Mario Tozzi - è bene mettere a posto le case, non è il terremoto che ti ammazza, è sempre la casa costruita male.

La scheda del servizio: SEDUTI SUL VULCANO

Di Giulia Presutti

Collaborazione Norma Ferrara

A Pozzuoli il 20 maggio la terra ha tremato 150 volte: la scossa più forte ha raggiunto magnitudo 4.4 con epicentro a circa due chilometri dalla superficie. Gli abitanti sono dovuti uscire da casa e alcuni, per i danni subiti dagli edifici, non sono più rientrati.

Ai Campi Flegrei vivono circa 500mila persone, in un'area che insiste su una caldera vulcanica larga dai 12 ai 15 chilometri e comprende i comuni di Pozzuoli, Bacoli, Quarto, parte di Giugliano e Marano e diversi quartieri di Napoli. L'attività del magma e dei gas nel sottosuolo provoca un innalzamento del terreno di 2 cm al mese e, di conseguenza, le scosse di terremoto che negli ultimi mesi sono state avvertite continuamente dai residenti. Cosa stanno facendo le istituzioni per mettere in sicurezza gli edifici? Il Decreto-legge Campi Flegrei approvato a ottobre 2023 prevedeva uno stanziamento di circa 45 milioni di euro per le verifiche sull'edificato pubblico e privato. Le verifiche sono state fatte? E nel caso di uno scenario ancor più grave, quello dell'eruzione vulcanica, quali sono le misure previste per mettere in sicurezza 500mila persone? Esiste un piano di evacuazione messo a punto dalla Protezione Civile, con gemellaggi stipulati tra ogni Comune dei Campi Flegrei e una Regione nel resto d'Italia. Ma le Regioni sono pronte?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

03 maggio 2022

Report – i crimini in Ucraina e gli abbattimenti delle bufale nel casertano

Report si è occupata della Corte Internazionale Penale quella che dovrebbe occuparsi dei crimini di gurra di Putin. Poi un servizio su Donetsk e sull'acciaieria Azovstal a Mariupol.

Infine un servizio sugli abbattimenti indiscriminati delle bufale nel casertano.

Il Tribunale degli impuniti di Lorenzo Vendemiale

I crimini russi in Ucraina devono essere portati di fronte ad un Tribunale Internazionale: tutto il mondo chiede giustizia per queste atrocità, ma serve una corte indipendente, autorevole. Ma il mondo è pronto a farsi giudicare da un tribunale internazionale? La Corte dell'Aia non è una torre d'avorio: il servizio di Report ha raccontato come sono stati gestiti i crimini di guerra nel passato.

Si tratta di un'occasione unica per affermare il nostro ruolo – racconta a Report il presidente della corte – le indagini sono iniziate: il fascicolo è nelle mani del procuratore Khan.

Ci sono paesi che hanno poi avviato delle indagini a livello locale, non l'Italia dove non esiste ancora il reato di crimini di guerra, richiesto da 25 anni.

Si devono analizzare le prove, come le foto che vanno geolocalizzate e dimostrato chi le ha scattate. Poi si devono analizzare le responsabilità, la linea di comando.

La Corte è stata istituita nel 2002 dopo la guerra nei Balcani: quella dei giudici è una sfida difficile, in questi anni sono stati portati a processo solo crimini nei paesi africani dove sono arrivate solo 10 condanne.

LA Corte, poi, non procede in contumacia, spesso gli stati non collaborano: alla Corte non hanno aderito la Russia, la Cina e gli USA e fino al 2014 nemmeno dall'Ucraina, che da quella data ha però riconosciuto la corte.

LE indagini della Corte non sono mai piaciuute agli USA, sotto Trump è stata sanzionata, addirittura: Sui crimini di guerra e sul ruolo debole della Corte, Report ha intervistato Riccardo Noury portavoce di Amnesty International Italia: “è un tribunale che è stato reso debole” racconta al giornalista “lasciamo che indaghi sulle guerre africane in cui si ammazzano tra di loro, c’è anche un elemento un po’ razzista in questa valutazione, come a dire ci sono conflitti di cui non ci interessa perché accadono in luoghi poco rilevanti, allora per quelli va bene il tribunale. Per le cose grosse ci pensiamo noi: la situazione dell’Afghanistan è esemplare da questo punto di vista.

La Corte non ha indagato sulle torture da parte dell'esercito americano, sulle violenze contro i civili.

La storia di venti anni di crimini di guerra in Afghanistan si riduce soltanto ai talebani, senza indagare gli americani. Questa è una giustizia monca. Nel settembre del 2021 il procuratore Khan ha detto ‘è passato del tempo, noi dobbiamo concentrarci sui crimini più importanti’”.

Non lo ha detto esplicitamente, ma ha fatto capire che gli americani non sarebbero stati toccati – ha chiesto Lorenzo Vendemiale a Noury “si, oppure mi è stato chiesto di non toccarli.”

La situazione di Assange è emblematica: è finito lui sotto processo e non i militari torturatori, oggi il governo britannico deve decidere sulla sua estradizione negli USA dove rischia 175 anni di carcere.

In questo modo molti crimini di guerra resteranno impuniti: lo spiega il procuratore Tarfusser a Report, non c'è una volontà di avere una corte penale forte e autoritaria, dal valore riconosciuto. Oggi nelle carceri de l'Aia ci sono solo 8 persone, tra cui il figlio di Gheddafi e l'ex dittatore del Sudan.

Oggi si invoca la Corte Penale per i crimini ucraini: ma la Corte in questi anni è riuscita ad intervenire solo dopo la sconfitta di uno dei paesi in conflitto, rischia di diventare il tribunale degli sconfitti.

L'atteggiamento di Biden in tal senso è ipocrita: secondo Tarfusser si potrà arrivare all'accertamento dei crimini e dei responsabili, sarà difficile andare oltre, ad un processo e alla condanna. “Prima o poi i dittatori cadono” conclude il procuratore.

Riusciremo a fornire alla Corte gli strumenti e l'autorità per operare anche in Ucraina?

Oppure verrà bloccata come già successo per le inchieste in Afghanistan o in Palestina.

I sommersi e i salvati di Mariupol di Manuele Bonaccorsi

Report è riuscita ad arrivare a pochi metri dall'acciaieria di Mariupol, simbolo della resistenza Ucraina. La città è ridotta in macerie, poche persone si muovono per le strade, a raccogliere l'acqua o la legna per cucinare.

Il teatro è stato colpito il 16 marzo nonostante fosse pieno di civili: un testimone parla però di una bomba interna, ma è una testimonianza a favore delle forze militari della repubblica del Donbass, che cercano di far ricadere la colpa sugli Ucraini.

IL giornalista ha incontrato una signora, Nina, che stava cercando di scappare in Russia: non ci sono mai stati corridoi umanitari, era impossibile lasciare la città, sui tetti delle case sono state piazzati degli obici – il suo racconto a Report.

I pochi profughi che riescono a fuggire arrivano a Donetsk, la capitale della repubblica popolare del Donbass che è l’unica via di fuga: dove le telecamere di Report hanno registrato il fiume di persone che, con poche valigie e borse al seguito, cercano rifugio nel centro di raccolta della protezione civile locale. Le persone hanno usato gli autobus forniti dalla repubblica di Donetsk per arrivare fin lì, ma i bus sono troppo pochi.

Da Mariupol sono arrivati a Donetsk in migliaia: gli ucraini hanno parlato di deportazioni, ma i racconti delle persone sono diversi, sono persone in fuga dalla guerra, dove i colpi sono arrivati da entrambi i fronti verso i civili.

I militari russi mostrano oggi la faccia buona nei confronti dei civili di Mariupol: di fronte alle telecamere si mostrano mentre consegnano cibo, dolci pasquali alla popolazione.

Ma voi vi sentite russi o ucriani – ha chiesto il giornalista alle persone?

La risposta di queste persone è stata chiara, si sentono russi, nonostante siano gli invasori, mentre gli ucraini sono i nazisti che hanno sparato sulle loro case.

Un ufficiale dell'esercito della repubblica del Donbass racconta a Report che i civili dentro l'acciaieria sono usati come scudi umani dal battaglione Azov, per impedire ai russi l'assalto finale.

Quanti sono i civili e i militari oggi presenti dentro l'acciaieria?

Bufale da macello di Bernardo Iovene

La mozzarella è il nostro oro bianco, il suo commercio costituisce una parte importante del nostro PIL. Iovene ha seguito il campionato delle mozzarelle Dop, fatto a Napoli: hanno vinto due caseifici, uno salernitano e uno di Mondragone (per non creare incidenti diplomatici, nel caso in cui a vincere fosse stata una mozzarella non DOP).

Ma alla fine a vincere è una non Dop, non casertana, della ditta Vannulo.

Vannulo è un'azienda che vende il suo prodotto a pochi passi da Paestum, non spedisce la sua merce come fanno altri produttori. Le bufale si fanno mungere quando hanno voglia, si fanno massaggiare e poi vanno a riposarsi su materassi.

L'azienda è aperta alle visite, la bottega di pelletteria e il museo contadino: i turisti oltre a degustare, possono vedere come si produce la mozzarella.

Mentre nel salernitano si godono la vittoria, nel casertano monta la protesta degli allevatori, che si sono visti abbattere i capi per la brucellosi e la tubercolosi.

Ce l'hanno contro De Luca e il suo piano di abbattimenti, dietro cui vedono un tentativo di speculazione.

La politica dell'Asl di Caserta prevede che se i contagi salgono oltre al 20%, tutti i capi devono essere abbattuti: ma i test dopo morte si è scoperto che i capi veramente ammalati erano solo il 2%, la carne è stata destinata per il consumo.

Gli allevatori hanno scoperto questi dati solo dopo le indagini della magistratura e ora vogliono vedere se dietro c'è stato qualcuno che ne ha approfittato.

Questa malattia era stata quasi debellata con le vaccinazioni, ma poi nel 2014 si decise di interromperle e, come conseguenza, l’incidenza di questa malattia è cresciuta.

Oggi gli allevatori in crisi chiedono il ripristino della vaccinazione: a Bernardo Iovene raccontano delle centinaia di capi abbattuti, alcuni li hanno persi proprio tutti, “abbattimento totale” si chiama, “De Luca ci ha ingannato, ha firmato un piano per la chiusura delle aziende e noi oggi non solo ci troviamo a combattere la brucellosi e la tubercolosi ma anche i costi delle materie prime”.

Molti degli allevatori intervistati da Iovene ora stanno ripopolando, dopo gli abbattimenti (e aver preso gli indennizzi), ma hanno tutti paura che il batterio si ripresenti, perché vorrebbe dire ricominciare tutto daccapo.

Guido Diana è un allevatore che non ce l'ha fatta: le sue stalle sono ora vuote, per la paura di riperdere tutto.

Un fattore che complica la situazione è quello dei ritardi dei laboratori di analisi dell'istituto Zooprofilattico: i risultati arrivano dopo diversi giorni (fino a 12 giorni), non consentendo un intervento immediato per ridurre subito i contagi.

Così alcuni allevatori hanno chiesto i campioni delle prove effettuati post mortem sui capi abbattuti, che in molti casi sono rapporti negativi.

Questi ritardi, questi problemi, mettono in difficoltà gli allevatori, anche quelli che avevano fatto degli investimenti per migliorare gli impianti: non è un modo per aiutare le imprese, raccontano a Report.

Dove sono finite le carne delle bufale abbattute? Le bufale macellate sono considerate idonee per il consumo alimentare, una beffa nella beffa per gli allevatori. A decidere sono i veterinari dell'ASL: quasi sempre la carne finisce nel libero consumo, nonostante si parli di animali infetti.

Le bufale finiscono al macello di Flumeri ad Avellino del gruppo Cremonini – la Realbeef, che rifornisce diverse aziende del settore alimentare.

I soldi della macellazione sono detratti dagli indennizzi che ricevono in ritardo dalla regione (circa 1500 euro fino a 2000).

Per il macello della Inalca, è una situazione di vantaggio, perché riesce a garantirsi della carne dai mediatori del casertano: nel macello di Caserta dei Di Tella arrivano poche bufale, come mai allora la maggior parte delle bufale finiscono ad Avellino?

Al macello di Caserta hanno provato a fare denunce, ma poi sono arrivate pressioni e controlli dell'ASL, che hanno visto come ritorsioni.

Report ha raccolto delle denunce anonime di allevatori che parlano di commercianti che hanno annunciato la positività dei capi, prima ancora che arrivassero i dati dell'Asl, di proposte di pagamenti in nero.

L'avvocato Taormina sta difendendo gli interessi degli allevatori che hanno subito abbattimenti: sostiene esista un teorema, che ha al centro il macello di Avellino, per rifornire le aziende di carne di bufala fatta passare per carne bovina.

Il direttore della Asl Caserta ha risposto alle domande di Iovene dicendo di non avere interesse a mandare i capi da un macello o un altro: sono super partes, dice a Report, aggiungendo anche che l'attuale metodo di profilassi sia corretto, non tutti i capi infetti sono positivi alla Brucellosi, ma per un principio di precauzione devono essere abbattuti.

E' in corso uno scontro tra il Consiglio di Stato, che ha dato ragione agli allevatori che hanno fatto ricorso e l'Istituto Superiore della Sanità. Una confusione accresciuta dalla nuova sentenza del Consiglio di Stato successiva, dopo la nomina di Frattini alla sua presidenza.

02 maggio 2022

Anteprima inchieste di Report – la strage delle bufale e il Tribunale dell’Aia

Report questa sera racconterà chi ha ostacolato il lavoro della Corte Penale internazionale in questi ultimi anni, degli abbattimenti indiscriminati dei capi di bufala in Campania per la brucellosi, infine un servizio sulla situazione nel Donbass, la regione dell’Ucraina al centro dello scontro con la Russia.

La strage delle bufale campane

Bernardo Iovene si era occupato lo scorso anno della strage delle bufale da allevamento in Campania a Caserta: sono stati abbattuti decine di migliaia di capi per il rischio della brucellosi, ma le analisi successivi hanno dimostrato che il 98% dei capi era sano. Un danno per gli allevatori del casertano ma anche una beffa, non sempre di fronte a questo rischio di malattia si è proceduto con abbattimento massivi. Che fine ha fatto la carne dei capi abbattuti? Chi ha lucrato su questi abbattimenti?



Questa malattia era stata quasi debellata con le vaccinazioni, ma poi nel 2014 si decise di interromperle e, come conseguenza, l’incidenza di questa malattia è cresciuta.

Oggi gli allevatori in crisi chiedono il ripristino della vaccinazione: a Bernardo Iovene raccontano delle centinaia di capi abbattuti, alcuni li hanno persi proprio tutti, “abbattimento totale” si chiama, “De Luca ci ha ingannato, ha firmato un piano per la chiusura delle aziende e noi oggi non solo ci troviamo a combattere la brucellosi e la tubercolosi ma anche i costi delle materie prime”.

Il servizio cercherà anche di capire quale sia la mozzarella di bufala migliore (è un duro mestiere quello di Iovene, tra pizze, caffè, nocciole e mozzarelle, ma qualcuno lo deve fare).

L’anno scorso sulla collina di Posillipo si è svolto il campionato nazionale della mozzarella di bufala: davanti le telecamere di Report gli assaggiatori hanno degustato i marchi arrivati alla finale, per arrivare alla regina delle bufale, la Vannullo, che non è né DOP né casertana: “è mozzata a mano” spiegano gli assaggiatori.

Iovene è andato a visitare l’azienda a Paestum, vicino i templi (andateli a vedere, almeno una volta nelle visita): l’azienda ha un solo punto vendita, per comprarla si deve per forza venire qui, assieme ai turisti. Le bufale riposano su un materasso, decidono loro quando farsi mungere (la famosa autogestione delle bufale)

La scheda del servizio: Bufale da macello di Bernardo Iovene

Collaborazione di Alessandra Borella, Greta Orsi

Immagini di Alfredo Farina

Grafiche di Federico Aiello

Le infezioni stanno decimando gli allevamenti di bufale in provincia di Caserta. Gli allevatori sono sul lastrico e chiedono nuovi metodi di analisi visto che il 98,5% delle bufale post mortem risulterebbe non malata. Brucellosi e Tubercolosi sono le infezioni che stanno decimando gli allevamenti di bufale in provincia di Caserta. La beffa è che la carne delle bufale dichiarate infette, lo stesso giorno della macellazione viene dichiarata idonea per il consumo ed entrano sul mercato della carne bovina gestita da un unico macello di proprietà di Cremonini, azienda leader in Europa. Report ricostruirà questa triste vicenda attraverso le voci degli allevatori sul territorio, le contraddizioni riscontrate da Consiglio di Stato e veterinari degli allevatori e le risposte dell’Asl di Caserta. L’8 marzo scorso, la regione Campania ha pubblicato il nuovo piano di eradicazione: per gli allevatori, che continuano a protestare contro una strage di animali che ritengono evitabile e inutile, sarebbe addirittura peggiorativo.

L’inferno di Mariupol

Nonostante gli sforzi del rappresentante delle Nazioni Unite, i tentativi di creare dei corridoi umanitari in Ucraina sono bloccati, i civili sono ancora bloccati a Mariupol, impossibilitati a scappare dalle macerie, dalle rovine dell’acciaieria Azovstal, dove sono rimasti i militari del battaglione Azov.


Quei pochi che riescono a fuggire arrivano a Donetsk, la capitale della repubblica popolare del Donbass che è l’unica via di fuga: dove le telecamere di Report hanno registrato il fiume di persone che, con poche valigie e borse al seguito, cercano rifugio nel centro di raccolta della protezione civile locale. Le persone hanno usato gli autobus forniti dalla repubblica di Donetsk per arrivare fin lì, ma i bus sono troppo pochi

La scheda del servizio: I sommersi e i salvati di Mariupol di Manuele Bonaccorsi

Collaborazione di Giulia Sabella

Montaggio di Riccardo Zoffoli

La troupe di Report a Donetsk, nel Donbass russo.

É in questa area che stanno arrivando migliaia di profughi della guerra in Ucraina. E da lì hanno seguito le truppe occupanti a Mariupol, la città martire del conflitto, fino alla prima linea, a poche centinaia di metri dagli stabilimenti dell'Azovstal, dove sono asserragliati gli ultimi uomini del battaglione nazionalista ucraino Azov.

La Corte di Giustizia internazionale 

Non c’è nessuna giustificazione sui crimini compiuti dall’esercito russo sulla popolazione civile ucraina: questi verranno giudicati dalla Corte Penale Internazionale nella città dell’Aia: ma questa corte, che dovrà indagare per individuare i responsabili dei crimini di guerra in Ucraini, funziona davvero? Report ha intervistato il presidente della Corte, Piotr Hofmanksi che alla trasmissione spiega che “non possiamo punire tutti i criminali del mondo, ma abbiamo il dovere di provarci. Bisogna avere fiducia, non si sa mai quello che può accadere nel futuro.”

Cuno Tarfusser, che è stato giudice presso la Corte, a Report ha aggiunto che la giustizia internazionale non possa andare oltre il mandato di cattura non eseguito.

Sui crimini di guerra e sul ruolo debole della Corte, Report ha intervistato Riccardo Noury portavoce di Amnesty International Italia: “è un tribunale che è stato reso debole” racconta al giornalista “lasciamo che indaghi sulle guerre africane in cui si ammazzano tra di loro, c’è anche un elemento un po’ razzista in questa valutazione, come a dire ci sono conflitti di cui non ci interessa perché accadono in luoghi poco rilevanti, allora per quelli va bene il tribunale. Per le cose grosse ci pensiamo noi: la situazione dell’Afghanistan è esemplare da questo punto di vista. La storia di venti anni di crimini di guerra in Afghanistan si riduce soltanto ai talebani, senza indagare gli americani. Questa è una giustizia monca. Nel settembre del 2021 il procuratore Khan ha detto ‘è passato del tempo, noi dobbiamo concentrarci sui crimini più importanti’”.

Non lo ha detto esplicitamente, ma ha fatto capire che gli americani non sarebbero stati toccati – ha chiesto Lorenzo Vendemiale a Noury “si, oppure mi è stato chiesto di non toccarli.”

La scheda del servizio: Il Tribunale degli impuniti

di Lorenzo Vendemiale

Dall’Ucraina arrivano da settimane immagini e racconti delle atrocità commesse durante il conflitto​​​​.

Il Governo di Kiev ha raccolto oltre 8mila denunce di uccisioni di civili, stupri, torture, utilizzo di armi non convenzionali da parte delle truppe russe. Il mondo invoca l’intervento della Corte Penale Internazionale con sede a L’Aia, il tribunale che deve fare luce sull’accaduto e potrebbe dichiarare Vladimir Putin e gli altri vertici russi criminali di guerra. Ma la giustizia internazionale funziona davvero? Con un'intervista esclusiva al presidente della Corte, Piotr Hofmanski, e il parere di rinomati esperti di diritto internazionale, Report spiegherà quali sono i limiti con cui deve fare i conti l’inchiesta sull’Ucraina. E racconterà come e per quali ragioni è stato ostacolato negli ultimi 20 anni il lavoro della Corte de L’Aia.

La sfida del Politecnico sulla pista di Cape Canaveral

Due settimane fa Report aveva trasmesso un servizio dove si anticipava la mobiiltà del futuro: auto senza pilota in grado di muoversi nel traffico ed evitare gli ostacoli grazie all’intelligenza artificiale che elabora tutti i dati che arrivano dai sensori, dalle telecamere.

Su questo progetto stanno lavorando le più grandi università al mondo, tra cui il nostro Politecnico di Milano: il loro software è stato montato su delle auto da corsa Dallara che si sono sfidate sulla pista di Las Vegas, dove il nostro Ateneo ha vinto la sfida, che aveva attirato l’attenzione perfino della Nasa che ha invitato il team italiano a gareggiare sulla pista dove atterrano gli Shuttle a Cape Canaveral. È la pista più lunga al mondo: qui le auto dovevano superare una nuova sfida, superare il muro dei 300 km/h.

La scheda del servizio: Record a Cape Canaveral di Michele Buono

Immagini di Tommaso Javidi

Montaggio di Veronica Attanasio

La Nasa aveva invitato il Politecnico a lanciare la propria auto sulla pista di Cape Canaveral. Com’è andata?

Nella puntata del 18 aprile, Report aveva annunciato un nuovo impegno per il team del Politecnico di Milano, vincitore della gara di guida autonoma nel circuito di Las Vegas, raccontata nell’inchiesta “L’algoritmo al volante”. La Nasa aveva invitato il Politecnico a lanciare la propria auto sulla pista di atterraggio degli Shuttle a Cape Canaveral, la più lunga del mondo, per un’altra sfida: superare la soglia dei 300 kmh di un veicolo a guida autonoma. Com’è andata?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

11 gennaio 2022

Report – i fanghi industriali, le trattative attorno alle mascherine e le bufale

Il governo ha imposto le ffp2, Report parlerà della guerra e delle trattative che si sono scatenate attorno a questi dispositivi, con un'intervista ad un imprenditore a che ha denunciato una richiesta di tangente dentro una mediazione con la struttura commissariale.

Poi gli abbattimenti delle bufale campane e i fanghi industriali sversati nei campi, dove si coltivano gli ortaggi che poi finiscono sulle nostre tavole.

Occhio alla bufala di Rosamaria Aquino

La maggior parte degli allevamenti di bufale in Campania si concentra in pochi km quadrati nella provincia di Caserta, tra Grazzanise e Castel Volturno: Report è andata a vedere qual è la situazione degli allevatori di queste zone che hanno raccontato degli abbattimenti dei loro capi dopo la scoperta di casi di brucellosi e tbc.

Una buona parte erano casi di falsi positivi, fino a nove su dieci: bufale abbattute ma poi mandate al macello che ha poi venduto quelle carni (ad un prezzo svantaggioso per gli allevatori).

Negli ultimi dieci anni centomila capi sono stati abbattuti, portando alla crisi di diverse aziende del settore caseario, si poteva fare in modo diverso? C'è un altro giallo, come mai le aziende, nonostante questi abbattimenti, hanno dichiarato valori della produzione del latte in linea col passato (senza nessuna diminuzione)?

Alla prima domanda si può rispondere chiedendo alla regione come mai i capi non possono essere vaccinati, per evitare i falsi positivi ai controlli, ma la regione Campania nicchia su questo punto.

Per la seconda domanda, i soci del consorzio DOP avrebbero dichiarato un quantitativo di latte superiore a quanto prodotto: lo racconta alla giornalista un ex membro del consorzio del DOP della bufala.

In dieci anni il consumo di questa dop è salito del 31%, diventando un business da più di 1,2 miliardi l'anno, poi è arrivato il covid e il cambio di disciplinare del governo che ha consentito il latte in polvere: siamo sicuri allora che la mozzarella di bufala campana DOP sia fatta solo col latte del territorio?

Per la DOP il latte deve arrivare da zone ben precise: ci sono aziende del consorzio che usano latte vaccino, latte estero o latte in polvere, racconta la fonte anonima, mettendo in crisi gli allevatori onesti.

Nello scorso marzo ad un membro del consorzio hanno sequestrato qualche quintale di cagliata proveniente dalla Bulgaria: “ma era solo un ordine”, ha risposto Angelo Piccirillo, si è trattato solo un caso isolato.

L'imprenditore può fare scelte fuori dalla DOP – ammette il direttore generale del consorzio di tutela - comprando cagliate dalla Polonia o dalla Bulgaria: come si può essere certi che poi questi produttori non la usino poi nella mozzarella?

La filiera della mozzarella non riesce a tracciare la provenienza del latte: servirebbero maggiori controlli e anche sanzioni, per contrastare chi usa il latte straniero nella DOP.

Andremo a vedere i dati sulla piattaforma del CLAL.

Giù la mascherina – mascheropoli di Rosamaria Aquino

La mascherine ffp2 sono obbligatorie in alcuni luoghi al chiuso e nei luoghi pubblici: esiste un accordo tra il commissario Figliuolo e i farmacisti per venderle a 75 centesimi, ma in giro si trovano a prezzi anche maggiori, perché è solo un prezzo consigliato, come racconta un farmacista a Roma, in alcuni paesi piccoli, dove c'è solo una farmacia questa potrebbe fare il prezzo che vuole, non c'è nessun prezzo calmierato.

Ma le mascherine in commercio sono regolari? Negli ultimi mesi ci sono stati sequestri di mascherine non conformi, si parla di una su cinque non buone, tutte acquistate ai tempi del commissario Arcuri.

Racconta il servizio di Report che i controlli in dogana (una volta che le maschere erano arrivate in Italia), non ci sono sempre stati: dall'inizio pandemia sono state sdoganate 5 miliardi di mascherine, provenienti per lo più dall'estero, all'inizio i controlli erano molto stringenti poi, ad inizio estate, sono stati meno stringenti.

Molte delle mascherine sequestrate (perché non conformi) sono state tenute nei magazzini, ma ad una ASP in Sicilia sono stati costretti ad accettarle perché non ne avevano altre: erano proprio quelle sequestrate dalla procura di Gorizia e che erano state comprate nella gestione Arcuri, comprate in Cina grazie al supporto di alcuni mediatori.

L'ex commissario Arcuri avrebbe invitato i funzionari della dogana a sdoganare celermente queste mascherine senza fare troppi controlli: oggi Arcuri è indagato per la gestione delle mascherine, come anche il direttore generale delle agenzie delle dogane Minenna.

I funzionari delle dogane avevano segnalato che in Italia arrivavano mascherine con CE falsi e che andavano sequestrate anche se erano validate in deroga: ma alla fine, raccontano a Report questi funzionari, sono finite sul mercato lo stesso e usate dagli italiani nel corso della pandemia.

Report ha chiesto conto di queste 800ml di mascherine da sequestrare all'ex presidente Conte, come anche del fatto che nell'estate 2020, i controlli sulle mascherine fossero diminuiti (su input di Arcuri), per far affluire più mascherine al paese.

Report ha chiesto conto a Minenna di una direttiva secondi cui, le informative fatte dall'intelligence delle dogane dovevano arrivare a lui e poi riportate a Conte. Anche quelle che eventualmente riguardavano lui stesso.

Il direttore ha risposto che questi dossier contro di lui nascono dalla criminalità organizzata per danneggiare il suo lavoro.

Conte ha raccontato di aver messo i direttori dell'intelligence a controllare gli acquisti delle mascherine dai vari broker, nei primi mesi della pandemia, per evitare delle truffe.

Ma poi tra i primi acquisti, ci sono i due lotti strapagati alla Cina (quattro volte la media europea) che poi sono state sequestrate perché non idonee (oppure inviate in Sicilia dove gli operatori sono stati costretti ad usarli).

Minenna da la colpa ai decreti del governo che, nel picco della pandemia, ha rilassato ai controlli: ma i sequestri non si sono fermati.

L'inchiesta sul traffico di influenze dell'avvocato Di Donna

Molti imprenditori, durante i mesi di crisi del 2020, cercarono di prendersi gli appalti per le forniture di mascherine: tra queste anche Giovanni Buini, che voleva mettersi in contatto con Arcuri per entrare nel settore delle mascherine con una commessa da 60ml.

Per questo si mette in contatto con un avvocato esperto di diritto civile come Di Donna (che aveva lavorato nello stesso studio di Conte): all'incontro per firmare il contratto della commessa, Buini racconta che erano presenti anche due agenti dei servizi, tra cui il generale Tedeschi, oltre all'avvocato che avrebbe avuto un ruolo di mediatore nella vendita delle mascherine.

Buini alla fine decide di uscire dal contratto perché Di Donna chiedeva una percentuale molto alta: il suo sospetto era che la consulenza legale nascondesse una tangente per l'agevolazione dei contatti per chiudere l'appalto.

Il giorno dopo all'azienda di Buini si sono presentati i NAS e poi la Finanza: solo alla fine l'imprenditore è andato in procura a denunciare Di Donna, per la percentuale alta richiesta che faceva sospettare ad una tangente.

Cosa risponde di questo l'ex presidente Conte?

Conte risponde che non sa nulla di queste commesse per cui Di Donna ha fatto da mediatore, ha scelto di non mantenere rapporti che potesse influire la sua attività di presidente del Consiglio.

Come mai Di Donna usava il suo nome per crescere la sua influenza, per il suo lavoro di mediatore?

Conte aveva incontrato Di Donna pochi giorni prima delle elezioni suppletive nel 2020, negando di essere mai stato socio.

L'odore dei fanghi di Bernardo Iovene

Il fango dei depuratori delle acque reflue devono essere controllati ogni 15 giorni, per essere certi che i fanghi, ottenuti dalla depurazione, possano essere sversati sui campi – così spiega a Report Paolo Ceccardi responsabile dell'Agricoltura per l'ambiente.

Sia i fanghi “umani” che quelli industriali possono essere offerti agli agricoltori, come fanghi o gessi, come fertilizzanti: sarebbe un esempio di economia virtuosa, ma spesso in mezzo a questa filiera entrano i criminali e così, nei campi dove crescono le verdure che poi ci mangiamo, si sversano anche veleni.

Basta mettere la oltre alla soda caustica l'acido solforico nei fanghi che, magicamente il fango diventa prodotto e così può sfuggire ai controlli.

E così, nei campi si possono rilasciare metalli e altre schifezze che, prima rovinano l'aria alla popolazione che abita vicino ai campi e poi avvelenano le persone.

Imprenditori criminali sono stati capaci di creare soldi anche dal nostro letame, anche dagli scarti industriali (che consente a sostanze tossiche di finire sulle nostre tavole).

Eludere le leggi, come sempre, in Italia è facile: la disciplina sui fanghi è carente (i fanghi sono controllati, ma i gessi no), i controlli a livello regionale cambiano da regione a regione.

LA regione voleva colmare il vuoto normativa sulla differenza tra fanghi e gessi (sul tracciamento), ma il governo ha impugnato la norma.

I cittadini sono esasperati, per la puzza, per l'inquinamento, per essere stati traditi dallo Stato, da questi criminali. Il ministro Cingolani, davanti a Bernardo Iovene, si impegna a riprendere in mano il tema, per correggere tutti i problemi: “interverremo, lo faremo prestissimo”.

10 gennaio 2022

Anteprima inchieste di Report: i fanghi tossici, il decoro urbano, il business delle mascherine, le bufale campane e il senatore Lotito

La compravendita di mascherine, nei mesi della prima ondata della pandemia, e la strana presenza di due uomini dei servizi.

Chi, in Senato, eleggerà il prossimo presidente della Repubblica? La storia del senatore Lotito, imprenditore e presidente di squadre di calcio.

L'inchiesta sui fanghi industriali usati per concimare i campi agricoli in alcune regioni del nord e una seconda inchiesta sugli abbattimenti di bufale in Campania

Il senatore Lotito

A fine gennaio inizieranno le votazioni per l'elezione del prossimo presidente della Repubblica, in seduta congiunta (forse) si uniranno senatori, deputati e i consiglieri regionali scelti dalle regioni.

Tra gli elettori forse sarà presente anche Lotito, presidente della Lazio, imprenditore e ora senatore nelle file di Forza Italia: ma la sua elezione in Campania nel 2018 è stata contestata e in tre anni non si è riusciti a fare chiarezza.

I fanghi industriali

Sui terreni del nord Italia sono stati sversati, per anni, fanghi e gessi inquinati da sostanze tossiche provenienti da lavorazioni industriali. Diverse procure stanno indagando su questi sversamenti.

La Lombardia raccoglie una parte dei fanghi da refluo da tante regioni italiane che raccolgono 42 tipi diversi di trattamenti industriali – racconta Fabiano Cabrini di Viviambiente a Bernardo Iovene – dalle concerie, alle pelletterie, alla farmaceutica, alla chimica in generale [..] L'acido solforico e la soda non riescono ad eliminare nessun elemento di questa chimica che finisce nei fanghi.


Esiste una norma sull'uso dei fanghi, che stabilisce i modi e i limiti con cui utilizzare i fanghi dell'industria del tessile, delle plastiche e della farmaceutica, che rilasciano sostanze come idrocarburi pesanti, pcb, toluene, selenio, cromo esavalente, berillio e arsenico. Un paradosso perché i controlli sui gessi (anch'essi sversati nei campi) si fanno solo sui metalli, non su altre sostanze chimiche: nei paesi arrivano, assieme ai gessi, odori strani, indecifrabili anche per i sindaci, che sono all'oscuro degli spargimenti perché non ricevono le comunicazioni. L'ultimo caso di questo tipo è avvenuto a Castiglione d'Adda: al comune non è arrivata comunicazione per cui evidentemente non si trattava di fanghi ma di gessi, che hanno lasciato una puzza che si è sentita per tutto il paese. “Odori chimici, odore di pesce marcio” spiega a Report il consigliere Umberto Daccò, “ma che raggiunge livelli nauseabondi indescrivibili, non si può mettere una popolazione nella condizione di non poter uscire.”

I cittadini dei comuni del lodigiano, vicini al Po ma anche alla CRE, una delle più grandi aziende che opera nel settore dei fanghi, sono infuriati: la CRE ha due impianti, uno a Maccastorna e l'altro a Meleti.

“Quando passano quei camion lì” raccontano questi cittadini “è una cosa insopportabile, anche a duecento, trecento metri si sentono le molestie olfattive. E' ora che la finiscano, perché ne abbiamo le scatole piene..”

Report ha portato le sue telecamere su questi campi, oggetti di sversamento: su uno di questi, nel bolognese, in un giorno sono arrivati dieci camion che lasciano i fanghi (ottenuti dalle depurazioni delle acque degli scarichi urbani) gratuitamente per chi, quei terreni, li lavora.

“Questo è un esempio di economia circolare” spiega il proprietario dell'azienda agricola “noi come azienda abbiamo bisogno di sostanze organiche, la comunità ha bisogno di eliminare dei rifiuti dei depuratori, appena arriva il prodotto in azienda deve essere interrato immediatamente in modo da arrecare meno danno e meno disturbo per la popolazione. [..] Bisogna anche che i residenti, se per un giorno sentono un po' di puzza, portano pazienza.”

Questo sistema è gratuito per le aziende agricole ma è pagati da tutti noi attraverso la bolletta dell'acqua perché paghiamo le aziende di depurazione e chi depura paga le ditte per lo smaltimento dei fanghi.

I fanghi da depurazione, racconta il servizio di Report, possono essere una risorsa per l'agricoltura, perché ricchi di fosforo e azoto, ma per essere usati per lo spargimento nei campi devono avere delle caratteristiche precise: esiste un regolamento europea che andrà in vigore nel 2022, ma ogni stato potrà usare le normative nazionali.


Del decreto fatto dal governo Conte I ne parla anche la direttrice dell'istituto Ramazzini di Bologna, Fiorella Belpoggi: “è grave che in un decreto del governo ammetta la presenza di sostanze cancerogene in un materiale che va nel terreno e dal quale possono derivare dei prodotti destinati all'alimentazione. Anche dei bambini. Ed è ammesso che arsenico, berillio, cadmio, cromo, siano presenti in quantità elevate.... Lo stirene, il benzo(a)pirene, il cloruro di vinile, questi siamo sicuri che siano cancerogeni e la loro presenza è ammessa di defecazione che vengono utilizzati in agricoltura”

Praticamente abbiamo una legge che consente di mettere degli inquinanti nel terreno e nel piatto.

C'è una intercettazione, disposta dalla procura di Brescia, dove gli sversatori (dell'azienda WTE) ridevano pensando ai bambini che avrebbero mangiato quel mais, cresciuto nei campi “concimati” con quei fanghi tossici

io ho fatto il delinquente consapevolmente .. io ogni tanto ci penso, chissà il bambino che mangia la pannocchia di mais cresciuta coi fanghi di Vertelli ..

Si tratta delle 150mila tonnellate di fanghi sversate sui campi di 4 regioni del nord Italia, su parecchi ettari di terreni – spiega a Iovene il tenente colonnello della forestale di Brescia Cesare Nascè: sono 30mila tir che si sono mossi sul territorio. Nelle intercettazioni si sentono gli indagati ammettere “sono bei posti che noi andiamo a rovinare coi gessi..”

La scheda del servizio: L’ODORE DEI FANGHI di Bernardo Iovene
collaborazione Alessandra Borella e Greta Orsi

Le procure di Brescia, Lodi e Pavia hanno scoperto centinaia di migliaia di tonnellate di fanghi e gessi fuori norma e inquinati da sostanze tossiche che sono state sversate sui terreni del nord Italia, in quattro regioni e centinaia di province. Le inchieste sono partite dalle denunce degli abitanti che per anni hanno subito i miasmi provenienti dai centri di trattamento di fanghi e gessi sotto inchiesta. Report ha ricostruito la filiera dei fanghi “tal quale” e quella del prodotto diventato gesso di defecazione, una pratica ormai consolidata che si muove in un vuoto normativo, come ha ammesso lo stesso ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani. Quest’anno entrerà in vigore un nuovo regolamento europeo, ma ogni Stato può continuare a utilizzarli secondo le proprie normative nazionali. E se in Spagna, Gran Bretagna e Irlanda sono largamente impiegati come fertilizzanti, in Olanda, Belgio e Svizzera preferiscono incenerirli. E l'Italia come si comporta? I fanghi dei depuratori civili e industriali possono essere recuperati in agricoltura come concime perché contengono azoto e fosforo utili ai terreni, ma anche una serie di inquinanti, metalli pesanti, idrocarburi e PCB considerati cancerogeni. Una legge del 2018 ha stabilito dei limiti per queste sostanze, ma se trattato, il fango diventa gesso e può essere utilizzato come un fertilizzante e sfuggire ai controlli severi che invece ci sono per i fanghi tal quale.

Il business della pandemia

Finché c'è guerra c'è speranza – era il titolo di un famoso film con Alberto Sordi. Oggi potremmo dire, parafrasandone il titolo, finché c'è pandemia c'è speranza, considerando i tanti interessi economici attorno al covid, dai vaccini e le case farmaceutiche che li vengono ai paesi, ai tamponi (quante famiglie sono state costrette ad affidarsi ai privati) fino alle mascherine (Report si era occupata della compravendita di mascherine nel corso della prima ondata della pandemia).

Questo governo ha deciso di rendere obbligatorie le mascherine ffp2 in determinate circostanze, calmierando il prezzo, non potranno essere vendute ad un prezzo maggiore di 75 centesimi.

Come si sono svolte le trattative, gli accordi, i contatti dietro le mascherine di Stato?

Sergio Ferraino è un farmacista a Roma e ha spiegato a Report come superare il prezzo calmierato: “il prezzo è un finto calmierato, nel senso di consigliato: c'è un elenco di farmacie che ha aderito a questo accordo, ma chi non vuole aderire vende la mascherine al prezzo che vuole e mi immagino in un paesino dove sei tu sola e unica farmacia potresti anche approfittarti della situazione visto che solo da te le persone possono venire a comprarle.”

La scheda del servizio: GIÙ LA MASCHERA di Rosamaria Aquino con la collaborazione di Marzia Amico

Da pochi giorni il Governo ha imposto l'obbligo della FFP2 in determinati luoghi e ha stabilito un prezzo calmierato che le farmacie possono anche scegliere di non praticare. Le mascherine da inizio pandemia però sono state soprattutto un business milionario per molti fornitori, ma anche per mediatori che avrebbero messo a disposizione i propri contatti con dirigenti pubblici in cambio di lauti compensi. Intorno a un bene diventato ormai indispensabile circolerebbero dunque lobbisti, faccendieri e persino i servizi segreti. Report con testimonianze esclusive ricostruisce la rete dei controlli sullo sdoganamento dei dispositivi e torna sulle trame che avrebbero accompagnato gli appalti per l'acquisizione delle mascherine di Stato.

Il decoro urbano

Può sembrare un tema poco importante, considerata l'emergenza sanitaria e sociale che stiamo vivendo. Ma la domanda meriterebbe una risposta: se io lascio le deiezioni del mio cane per strada rischio una multa. Se a farlo è il cavallo delle forze dell'ordine, però, non ci sono problemi. C'è modo di seguire protocolli diversi per le guardie a cavallo?

La scheda del servizio: A CAVAL DONATO di Max Brod

Il decoro delle vie cittadine e dei parchi pubblici è tutelato da norme finalizzate a non sporcare con le deiezioni animali questi luoghi, che sono di tutti. Oltre ad essere nocivi per il decoro, gli escrementi rappresentano un fattore di rischio per il virus del tetano e sono un ostacolo per disabili, runner e turisti. Ma allora perché Polizia e Carabinieri a cavallo lasciano le deiezioni dei loro animali a terra durante il pattugliamento? Il problema sembra diffuso nei corpi di polizia di mezzo mondo, anche se c’è chi ha cercato e trovato una soluzione: a Cannes (Francia), la Polizia Municipale ha ideato un sistema per evitare di lasciare sporco dopo il passaggio. Report ha raccolto le lamentele dei cittadini che devono convivere con questo inconveniente ed è andato a interpellare i diretti interessati: i responsabili nazionali dei reparti di Polizia e Carabinieri a cavallo.

La filiera della mozzarella di bufala campana

La maggior parte degli allevamenti di bufale in Campania si concentra in pochi km quadrati nella provincia di Caserta, tra Grazzanise e Castel Volturno: Report è andata a vedere qual è la situazione degli allevamenti, che negli anni passati sono stati colpiti dalla brucellosi, una malattia alle mammelle degli animali. Molti capi sono stati abbattuti, come successo al signor Marco Autieri, che ha perso i suoi 500 capi nel 2018, con un danno economico stimato in 1,5ml di euro.

Altri capi sono stati abbattuti per sospetta infezione da TBC, anche se poi al momento del macello erano risultate negative.

E' successo che mentre la regione Campania aveva ordinato di abbattere i capi ammalati, alcune bufale erano risultate negative ai test fatti al macello, arrivando a situazioni di nove casi su dieci di falsi positivi: questi animali sono stati poi macellati, come capi normali, portando così un guadagno ai macelli. Si potevano evitare questi abbattimenti? La procura di Santa Maria Capua Vetere sta acquisendo i dati delle ASL, fino ad oggi non divulgati, scoprendo che in questi ultimi dieci anni ben 100mila capi sono stati abbattuti per sospetta brucellosi o tubercolosi, provocando la chiusura di quasi 300 aziende.

La scheda del servizio: OCCHIO ALLA BUFALA di Rosamaria Aquino
con la collaborazione di Marzia Amico e Alessia Marzi

Giro d'affari a cinque zeri per una prelibatezza che può essere prodotta solo in alcune zone tra Lazio, Campania, Molise e Puglia: è la mozzarella di bufala DOP. Ma è a Caserta che insiste la maggioranza dei caseifici ed è proprio in quella terra che in questo momento si sta combattendo la battaglia più difficile per le bufale: secondo una recente inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere, ne sarebbero state abbattute in dieci anni decine di migliaia per sospette brucellosi e tubercolosi. Ma a un esame al macello, molti di quegli animali sarebbero poi risultati sani. Report ripercorre tutta la filiera, dagli allevamenti ai trasformatori, alle prese con l'eterno dilemma tra latte fresco e congelato e cagliate che arrivano dall'estero.


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