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07 ottobre 2014

Il mese più lungo

Ancora ieri sera ad Otto e mezzo, la parlamentare Moretti spiegava come il TFR fosse un'operazione di restituizone di soldi agli italiani. Al chè, il direttore de Il fatto Padellaro, scuotendo la testa, cercava di spiegare che sono soldi già dei dipendenti.
Ma non importa, nella democrazia governata dalla televisione vince chi fa lo spot più efficace.
Che intorta più gli italiani.

Ma ora, la mission più difficile è intortare l'Europa, l'Ocse, con lo "scalpo" dell'articolo 18, che verrà discusso oggi in Senato.
Con decretazione d'urgenza.
Perché è urgente riformare per l'ennesima volta il lavoro e usare questa come vessillo da sbandierare in Europa.
Un po' come la bandiera dell'Isis che sventola sulla cima al monte Kobane.
Che forse dovrebbe preoccuparci un poì di più dei rigori della juve, del TFR e dei gufi nostrani. Che si sono sciolti come neve al sole alle prime minacce.
Sia dentro FI (è bastata una minaccia a Fitto) che dentro la ditta del PD.

Ottobre sarà il mese più lungo per l'Italia e per Renzi.
La manovra, il lavoro, l'Europa, i conti, i vescovi. La difficoltà nel trovare nuovi spot e nuovi nemici su cui distogliere l'attenzione.

25 marzo 2012

Scalfari- Camusso: il simbolismo che non c'è


Botta e risposta tra Scalfari e Camusso: nel suo editoriale di oggi il giornalista attaccava la sindacalista per la sua posizione estremista in difesa di un simbolo. Difesa che potrebbe portare il paese allo sfascio (se cade il governo, cade il mercato, sale lo spread... ).
Peccato che qui, ad assumere una posizione poco dialogante (su una riforma che è è in discussione da appena un mese) sia stato anche e soprattutto e il governo.
E che anche i sindacati non Cgil (Ugl, Cisl e Uil) si dicono scettici nei confronti dell'abolizione dell'articolo 18.


Scalfari, provocatoriamente si chiede se la Camusso è favorevole o meno al modello tedesco: "abbia il coraggio di dirlo in pubblico: darebbe la forza a tutti quelli che vogliono arrivare alla sintesi tra i due simbolismi contrapposti".


Eccolo accontentato: intervitata da Lucia Annunziata, il segretario della Cgil ha spiegato come "il modello tedesco è una ipotesi utile".
Ora la palla passa al governo e al parlamento. Sperando che si smetta di concentrare il fuoco su Cgil, Fiom e quelli "che pensano solo gli interessi di bottega" (sempre Scalfari).

22 marzo 2012

Il giorno dopo

Le prime pagine dei giornali, il giorno dopo la proposta del governo che, di fatto abolisce (con qualche problema di costituzionalità) l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori.
Non come titolava ieri il corriere, ovvero che l'articolo 18 vale per tutti ..

Il corriere del 21 marzo
La repubblica del 22 marzo

Libero del 22 marzo

Il Messaggero si preoccupa degli statali (di Roma?)
Il Fatto quotidiano, l'estrema sintesi
E infine Il giornale, sempre sugli statali
Segnalazione: l'articolo di Gilioli, che spiega che cosa si intende per modello tedesco, e la lettera al corriere degli ex ministri al Welfare Sacconi e Maroni, quelli che avrebbero voluto togliere l'articolo 18, ma non ci sono riusciti.
Non sono quindi contrario – anzi – a norme che rendano meno praticabili le posizioni parassitarie e che prevedano il licenziamento di chi le pratica impunemente.
Il punto però è: chi decide se e quando il dipendente è un cialtrone che non fa una mazza dal mattino alla sera o se al contrario, è sempre stato un bravo lavoratore che viene allontanato dall’azienda arbitrariamente, per motivi politici o sindacali, per pura comodità dell’imprenditore a cui conviene far svolgere quel lavoro da un altro, esternalizzandolo, trasformandolo in nero, prendendo in azienda il figlio di un politico che un domani gli potrà essere utile al posto del lavoratore licenziato?
In un Paese civile – sto parlando della Germania, mica della Corea del Nord – la decisione passa attraverso due step.
Il primo è l’azienda cogestita. Cioè l’azienda in cui i rappresentanti dei lavoratori (che spesso conoscono la realtà aziendale meglio dei dirigenti) hanno voce e peso. Nelle aziende con più di dieci dipendenti, non c’è licenziamento che non passi attraverso una consultazione preventiva con il Comitato d’Impresa.
Il secondo è il giudice. Che deve raccogliere tutti gli elementi per valutare se e quanto quel licenziamento è giustificato da responsabilità del lavoratore.
Per tutto il periodo fino alla sentenza del giudice, il lavoratore resta al suo posto. Poi il giudice può decidere se reintegrarlo o no.
Invece in Italia, con la nuova norma, deciderà tutto arbitrariamente il datore di lavoro. Che potrà licenziare liberamente un lavoratore al mese, a sua scelta, stabilendo – ripeto: del tutto arbitrariamente – che la mansione da lui svolta non è più utile all’azienda, o che una macchina può svolgerla meglio, o che gli conviene esternalizzarla.
Nessuno potrà obiettare niente.
Non il sindacato: da noi non c’é la cogestione, non ci sono i Comitati d’impresa (in compenso ci sono degli imprenditori che te li raccomando).
Non il giudice: che al massimo – nel caso giudichi il licenziamento illegittimo – non potrà reintegrare il lavoratore, ma solo dargli un indennizzo economico.
Questo, per chiarezza su quanti straparlano di modello tedesco. Che pare funzioni, tra l’altro.
Per il resto, va beh: è evidente che il governo Monti ha deciso che la pace sociale non è più nell’interesse del nostro sistema economico.
Vedremo presto se ha avuto ragione o ha preso un tremendo abbaglio.

15 marzo 2012

Quella paccata di miliardi

La tua azienda di lascia a casa, perchè magari hai in tasca la tessera sbagliata? A casa con un piccolo indennizzo.
Lo stato decide di bucare la montagna della tua valle? Un indennizzo alla popolazione e si va avanti, senza dialogo.

Diventeremo una repubblica basata sull'indennizzo, come scrive oggi Luca Telese su Il fatto.
La paccata di miliardi pare che stiamo smuovendo le acque, nel tavolo dove si discute della riforma del lavoro.
E ora, come promesso dai ministri tecnici, mi aspetto che in Italia calino le orde di imprenditori desiderosi di investire nel belpaese, ma frenati dal taabù dell'articolo 18.
Mi aspetto, come ci ha raccontato Monti, un aumento del PIL del 3.5%, sia per la riforma del lavoro che per le liberalizzazioni (le edicole e le farmacie, i negozi aperti 24 ore).
Non servirà una nuova manovra:
"grazie ai margini di prudenza che abbiamo incorporato", ha rassicurato il presidente del Consiglio, grazie anche alle liberalizzazioni, che il governo "sta difendendo con i denti in Parlamento", che porteranno a una crescita del 3,5% del Pil in 10 anni.

Mi aspetto che questa paccata di miliardi risolva i problemi di crescita, sviluppo, lavoro (imprese che chiudono, che delocalizzano), che non si tratti delle solite chiacchiere.
Altrimenti dovrei pensare che la differenza tra questo governo e il precedente è come quella tra il poliziotto cattivo e quello buono.
Perchè la gente comune, quella che non lavora di politica, nelle aziende di stato (o in Bankitalia) , è anche stufa di fare sacrifici, perdere pezzi di welfare, di fronte ad una classe dirigente con qualche problema di corruzione e di sperpero di denaro pubblico.

Perchè dovremmo accettare i tagli al welfare, sulla sanità, agli stipendi (e contemporaneamente l'aumento dell'Iva e della benzina) mentre si continua a parlare delle solite leggi sulle intercettazioni (per limitarle) sulla responsabilità dei giudici, della Rai in mano ai partiti?

A proposito di nuovi modelli industriali (per attrarre investimenti esteri), in Italia nel 2012, succede anche questo:

Alla Ferrari e Maserati di Modena si applica "l'accordo di Pomigliano". Il bonus di 600 euro scatta solo per chi ha lavorato almeno 870 ore all'anno e per le lavoratrici il diritto di maternità, escluso dal conteggio delle ore, diventa un impedimento

20 dicembre 2011

Diritti o tabù?

I diritti sul lavoro si chiamano protezioni e noi, lavoratori non più giovani, siamo dunque garantiti, anzi ipergarantiti.
E ci dobbiamo pure sentire in colpa.

Perchè non di diritti riconosciuti si tratta, ma di un tabù, un retaggio del passato, da cancellare.
Quello che non capisco è perchè tutto questo accanirsi sull'articolo 18, che si applica solo a parte delle imprese e che riguarda solo i licenziamenti senza giusta causa.
Di che cosa stiamo parlando allora?

E come mai, gli stessi sindacati che sono andati d'amore e d'accordo con Marchionne (che ha lasciato a casa i lavoratori di Termini, di Irisbus e fin'ora quelli iscritti alla Fiom a Pomigliano) all'improvviso si riscoprono battaglieri?