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27 dicembre 2019

La scuola tagliata


Nel 2008, il governo Berlusconi (con la Lega come alleato), tagliò la spesa pubblica per la scuola di 10 miliardi con un taglio alla spesa per la ricerca del 20%: un taglio che in questi anni non è mai stati colmato.
Erano gli anni delle leggi ad personam, delle pillole della Gelmini (mini spot costati milioni), del ministro Calderoli che bruciava leggi a caso e apriva un'inutile sede ministeriale a Monza alla reggia.

Sono passati più di dieci anni e la situazione nella scuola, nell'università e nella ricerca non è affatto migliorata, anzi, ogni ministro ha voluto lasciare il segno col la sua riforma.
Tutto questo per dire che danno molto fastidio le battute e le frecciatine rivolte all'ex ministro dell'istruzione Fioramonti per le sue dimissioni: il peggior ministro, uno che voleva mettere la tassa sulle bevande zuccherate, si dimette e entrerà in una corrente pro Conte, ..

Il saggio indica la luna e gli stolti osservano il dito: perfino il presepe è stato tirato dentro questa polemica, per non parlare delle bevande zuccherate che causano problemi di obesità che sono anche un costo per lo Stato.
La scuola italiana ha bisogno ora di soldi, per migliorare le strutture a pezzi, per assumere insegnanti in modo stabile (costa molto di più assumere i precari di anno in anno e pagare le multe per i contenziosi con le famiglie, per gli insegnanti di sostegno).

I liberisti di soliti obiettano chiedendo da dove prendiamo questa nuova spesa pubblica? Vorremo mica mettere altri soldi nel pubblico? Tutta spesa inutile.
Ci sono poi quelli che tirano in ballo le pensioni: spendiamo miliardi in pensioni, togliamo i soldi agli anziani.

Spendiamo anche soldi per i liberisti del Foglio, quotidiano di proprietà di un immobiliarista, che riceveva fondi pubblici per un partito che non esiste.
Abbiamo speso e spenderemo miliardi per il Mose, per gli armamenti, per la tassa occulta della corruzione.

Forse potremmo permetterci qualche miliardi in più per l'istruzione e portarci alla pari con le altre nazioni europee: ad oggi la situazione degli investimenti in ricerca è fatta in nome della meritocrazia, per cui le università più brave prendono soldi.
Lo stesso meccanismo per cui i comuni che erogano meno servizio prendono dallo stato meno soldi di quelli che già oggi al nord offrono asili e scuole (se ne era occupata una puntata di Report) e di fatto si penalizzano gli enti in difficoltà.

In particolare, il taglio alla ricerca costringe molti studenti che intendono seguire questa strada ad andare fuori casa, spesso all'estero.

Potete continuare a fare tutte le battutine sulla sugar tax e sui presepi, ma la realtà è questa.
L'istruzione in Italia è malata e tutti i governi recenti portano su di sé delle colpe, tutti.

Sul sito Roars i numeri di questa malattia riassunti nei grafici che riportano PIL, taglio della spesa in istruzione, finanziamento all'università.
La situazione è chiara, possono capirla tutti, sia quelli del presepe che gli altri del piano choc.



12 giugno 2016

Il business del latte artificiale - la prima inchiesta di REC

Report e i suoi giornalisti si concedono un periodo di riposo, ma non ci lasciano soli: questa sera inizia Rec, nuova trasmissione di inchiesta (dove lavorano anche giornalisti di Presa diretta e Report) che questa sera si occuperà, tra le altre cose, di latte artificiale, del business e degli abusi.

Racconta una pediatria, durante l'intervista che vedrete questa sera: "L'allattamento è una scelta importante per se e per la salute pubblica, Il latte materno è tessuto vivo, proprio come il sangue".
Questa la scheda del servizio : “LA MAMMELLA DELLO SPONSOR” di Lucina Paternesi con la collaborazione di Michela Mancini e Alessia Marzi (le anticipazioni le potete trovare qui, alla pagina FB)
In Italia le donne che allattano esclusivamente al seno il proprio bambino, nei primi sei mesi di vita, sono circa il 42%. Nonostante l’allattamento al seno sia il primo passo per garantire la salute pubblica, ricorrere al latte artificiale, alle prime difficoltà, è diventata una prassi. Il suo prezzo – anche dopo l'intervento dell'Antitrust – continua a essere tra i più alti in Europa.Le telecamere di Rec sono entrate per la prima volta nell’unica fabbrica italiana di latte artificiale, scoprendo che il costo è di circa otto euro a barattolo. Come arriva poi a costare fino a 21 euro? C’è sicuramente un costo nascosto: quello dei viaggi, dei tablet, degli smartphone di ultima generazione e, addirittura, dei condizionatori regalati ai pediatri dagli informatori scientifici delle multinazionali del latte, nella speranza di essere ricambiati. Rec ha anche scoperto che in molti ospedali d'Italia i medici indicano la marca specifica di latte artificiale inserendo un foglio nella cartella di dimissioni del neonato. Questo nonostante la legge lo vieti espressamente. La normativa è chiara anche su pubblicità e sconti: questi ultimi, se applicati al latte di tipo 1, sono vietati. Alcune farmacie, con la speranza di dare meno nell’occhio, li inseriscono sui siti internet e non sugli scaffali.Le ditte produttrici in Italia sponsorizzano anche i corsi di aggiornamento dei pediatri, i cosiddetti Ecm, Educazione Continua in Medicina. Recentemente in Inghilterra la Royal College of Paediatrics, ovvero la più importante società scientifica pediatrica inglese, ha approvato una mozione con la quale abolisce ogni tipo di finanziamento da parte delle multinazionali del latte artificiale. In Italia invece i rapporti tra i medici e le ditte non sono un mistero. La base della Società Italiana di Pediatria è nella stessa sede di Biomedia, uno dei più importanti organizzatori di convegni pediatrici: nelle sue casse finiscono i soldi delle ditte di latte artificiale che finanziano gli eventi. Perché mentre i pediatri anglosassoni decidono di staccarsi dalla mammella dello sponsor, i nostri ci rimangono attaccati?


“UN PAESE DA ZERO IN CONDOTTA” di Alessandra Borella, con la collaborazione di Cecilia Bacci
In Italia, secondo i dati del ministero dell’Istruzione, nell’anno scolastico 2014/2015 gli alunni diversamente abili erano oltre 234.000. Gli insegnanti di sostegno qualificati per seguirli circa 110.000. Chi controlla che abbiano i requisiti necessari a svolgere un compito così delicato?Le telecamere di Rec si sono recate a Lesina per raccontare una vicenda per la quale si contano ben 64 indagati. Un record, per un piccolo paese della provincia pugliese. Secondo un’indagine della Guardia di Finanza, coordinata dalla procura di Foggia, vi avveniva infatti una compravendita di diplomi e lauree false. Le finte insegnanti sono finite nelle classi di tutta Italia, da Pescara a Cesena, da Bologna a Firenze, da Monza a Milano. Persone che da un giorno all'altro hanno seguito bambini disabili senza averne requisiti né titoli. Una truffa ai danni dello Stato, consumata sulla pelle dei bambini disabili. Un sistema ben oliato, consolidato negli anni, di cui nessuno si era mai accorto.La protagonista di questa storia è una vigilessa di Lesina, cultrice della magia nera e dei Templari, che avrebbe prodotto e venduto titoli contraffatti, soprattutto dell’Università di Catania. Falsi grossolani che però hanno passato indenni tutti i controlli delle istituzioni.Le presidi degli istituti interessati dall'indagine, a cui sarebbe spettato il compito di controllare, dicono di non ricordare. «La scuola che stipula il primo contratto di assunzione deve controllare le autodichiarazioni dei docenti», ci ha spiegato Anna Cammalleri, dirigente dell'Ufficio scolastico regionale pugliese. Per diventare insegnante di sostegno è quindi sufficiente dichiarare il falso? E quali sono le conseguenze?I dirigenti che non hanno controllato sono tutti ancora al loro posto e continuano a percepire perfino un bonus nello stipendio. Secondo Lucrezia Stellacci, ex capo dipartimento del Miur e ora membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, la corruzione è all’ordine del giorno: «Chi non è corruttibile?». Una banca dati integrata tra Ministero e università non esiste. E i controlli nemmeno. Stellacci ammette che gli ispettori «sono pochissimi. Ormai sono anziani, non sono motivati e non hanno voglia di farsi nemici…». Il rischio è che ci siano centinaia di insegnanti non qualificati o con titoli contraffatti. Nel caos generale in cui le istituzioni giocano allo scaricabarile, a pagare come sempre sono i più deboli: i bambini.

03 giugno 2016

Il sapere ci fa volare - il discorso di donovan Livingstone



Guardatevelo tutto il video col discorso dell'ex studente Donovan Livingston, durante la cerimonia della consegna dei diplomi: il video parla a tutti noi ma soprattutto alla politica, laddove essa non è grandod dare a tutti le stesse opportunità di istruzione, di aiutare i meritevoli a raggiungere i più alti livelli a prescindere dal reddito.
Il discorso inizia con una citazione di  Horace Mann: "L'istruzione, al di la' di tutti gli altri dispositivi di origine umana, e un gran equalizzatore delle condizioni dell'uomo".
E ora provate a immaginare un politico italiano, uno di quelli oggi impegnati del tifo pro o contro le riforme, che litiga sugli 80 euro, sui bonus che rinfaccia all'avversario i guai giudiziari.
Riuscirebbero mai a concepire un discorso così progressista?

Abbattare le diseguaglianze tra gli uomini e permettere loro di realizzare il loro pieno potenziale e a "spiccare il volo", come dice Donovan, che aggiunge 
"come educatori, piuttosto che coprire con le vostre voci il fruscio delle catene, rimuoviamole, togliamoci le manette, svincolati dal peso ingombrante della poverta' e del privilegio".
L'istruzione come strumento per abbattere le diseguaglianze sociali e razziali: al nord, al centro e al sud del paese.
Nelle grandi città e nelle periferie.

08 febbraio 2015

La buona scuola

Vi ricordate le tre I di Berlusconi? Una di queste era la I di informatica: ebbene, Gian Antonio Stella in un articolo uscito sul Corriere racconta come in Italia solo 38 istituti siano stati completamente informatizzati. Per completare il processo per i restanti 8519 , di questo passo serviranno altri 437 anni....
Dopo le mirabolanti promesse di un fantastilione di triliardi siamo messi così: le «scuol@2.0» all’altezza delle sfide digitali mondiali sono in Italia 38 su 8.519. Di questo passo, accusa Tuttoscuola, occorreranno «437 anni per digitalizzarle tutte». È una sconfitta epocale. Che la dice lunga sulle indecorose panzane che ci sono state rifilate per anni. Per capire la sproporzione abissale tra le rassicurazioni, gli impegni, i giuramenti del passato e il panorama di oggi è necessario fare un passo indietro. A partire da un’Ansa del 1988 in cui l’allora ministro della Pubblica istruzione Giovanni Galloni già invitava a tener conto della «rivoluzione informatica».[..]L’anno dopo, miracolo! Nel novembre 2001, entusiasta di compiacere Berlusconi che aveva fatto la campagna elettorale sulle tre «I» di Internet, Inglese, Impresa, il ministro Letizia Moratti assicura trionfante: «Gli obiettivi fissati per il 2001 dal piano europeo sulla diffusione delle tecnologie informatiche nella scuola sono stati raggiunti. Quasi tutte le diecimila scuole italiane risultano oggi collegate in Rete: in particolare la totalità delle superiori, il 96% per cento delle medie e il 91% delle elementari». Bum! E non è finita, assicura la maga Letizia: «Per il 2002 il nostro obiettivo è realizzare un collegamento Internet in tutte le classi e la creazione di specifici servizi di supporto informatico alla didattica». Di più ancora: «Entro il 2004 uno studente su due avrà a disposizione un personal computer». Testuale. Ansa.

Ma fossero solo questi i problemi delle scuole pubbliche del nostro paese.
Soffitti e intonaci che crollano mettendo a rischio l'incolumità dei ragazzi. La presenza dell'amianto nelle strutture: ad Inverigo, alla scuola media, per rimuovere la copertura di amianto, il gruppo consiliare di opposizione ha dovuto scrivere al prefetto.
Insegnanti non sufficienti a coprire tutta la didattica: all'isola di Vulcano non si possono fare tutte le ore di lezioni per mancanza di personale. Un caso limite?
E gli insegnanti di sostegno?
E i genitori che devono venire incontro alle carenze di materiale scolastico facendo delle collette oppure organizzando delle tombole (a Como, in una scuola elementare)?
Non ci sono soldi.
Questa è la risposta che si sente dire: non ci sono soldi per mettere in sicurezza, per pagare bene gli insegnanti e premiare i meritevoli (e costringere gli insegnanti a migliorare la loro preparazione), per il materiale ..
L'ex ministro dell'istruzione Gelmini (quella che si faceva togliere le multe con richieste al prefetto su carta intestata dal ministero) in un intervista aveva detto che la scuola in Italia era stata usata come ammortizzatore sociale, per dare un posto a troppe persone. E che era anormale in un paese avere più bidelli che carabinieri.
Forse ha ragione.
Ma poi, quando si scopre di come sono stati usati i soldi pubblici del ministero, per esempio con lo scandalo delle pillole del sapere (lo ha raccontato Report), si capisce che la verità è un'altra.
La scuola pubblica e l'istruzione pubblica non sono mai stati considerati come dei cardini dalla nostra politica.
Eppure per tutti gli italiani, la scuola è uno dei primi incontri con le istituzioni: istituzioni che si presentano così. Strutture fatiscenti, che cadono a pezzi, senza materiali e con insegnanti non sempre motivati.
In questi anni di crisi, è successo che mentre i soldi alla scuola pubblica venivano tagliati, i soldi per le scuole paritarie (senza oneri per lo Stato) venivano mantenuti.
Col risultato di arrivare a situazioni come quelle della Lombardia, dove la dote scuola per le private è proporzionalmente superiore ai contributi per la scuola pubblica.
E non succede solo in Lombardia, dove CL ha un ruolo importante. Anche a Bologna, nella roccaforte rossa, il referendum sulle scuole paritarie è stato boicottato dal PD locale.
Il risultato di questa politica di tagli e cattiva gestione dei fondi pubblici è che oggi l'Italia è ultima, tra i paesi OCSE per spesa pubblica in rapporto al Pil.

Di scuola, anzi di buona scuola, si occuperà Presa diretta nella consueta inchiesta di questa sera: si parlerà della riforma della scuola (l'ennesima) del governo Renzi, delle emergenze nelle scuole, dei precari e mostrando anche delle realtà di eccellenza, proprio nel sud del paese.
Sapremo premiare questi insegnanti?

A PRESADIRETTA un'inchiesta sul progetto di Riforma del governo Renzi “La Buona Scuola” per capire cosa c’è di vero nelle critiche di studenti e insegnanti, che lo hanno contestato in tutto il paese.GUARDA IL PROMOUn viaggio nelle emergenze che investono la Scuola pubblica italiana. Mancanza cronica di denaro, i problemi legati alla sicurezza degli edifici scolastici, il sovraffollamento delle aule. Le nostre scuole sopravvivono ormai solo grazie all’intervento economico dei genitori: il cosiddetto “contributo volontario” è diventato la prima voce di bilancio degli istituti pubblici. Lo Stato infatti è ancora “debitore” nei confronti delle scuole di ben 580 milioni di euro.PRESADIRETTA è andata a visitare anche le buone scuole che esistono già. Dal nord al sud del paese, sono nate esperienze scolastiche d’eccellenza, innovative nella didattica e nell’impegno di studenti e insegnanti. Realtà cresciute dal basso e senza aiuti pubblici.Le telecamere di PRESADIRETTA sono entrate nel mondo dei Precari, che sono al primo punto della Riforma della Scuola. Il Progetto del governo Renzi dice: “Mai più precari nella Scuola”. E’ davvero così?A PRESADIRETTA un intervista in esclusiva a Yanis Varoufakis, economista e ministro delle Finanze della Grecia nel governo Tsipras.“LA NOSTRA SCUOLA” è un racconto di Riccardo Iacona con Alessandro Macina ed Elena Stramentinoli.

Presa diretta si era occupata di scuola (e dei tagli) nel 2010 nell'inchiesta "Scuola fallita":  stiamo assistendo ad una sorta di lotta di classe al contrario, con una scuola (e una sanità) a due velocità. Per ricchi e per meno ricchi.
Il tutto per arrivare ad un paese a due velocità. Dove non esiste possibilità per emanciparsi da una situazione familiare di partenza sfavorevole. Dove "io sono io e voi non siete" ..

Sul Fatto Quotidiano un'anteprima dell'intervista al ministro greco dell'economia Varoufakis 
“Dei funzionari italiani, non vi dico di quale grande istituzione, mi hanno avvicinato per darci solidarietà, ma non possono dire la verità perché anche l’Italia è a rischio bancarotta e temono conseguenze da parte della Germania. Una nuvola di paura negli ultimi anni ha avvolto tutta l’Europa, stiamo diventando peggio dell’ex Unione Sovietica”. Così il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis in un’anticipazione dell’intervista esclusiva rilasciata a Lisa Iotti di Presadiretta (Rai3 – in onda domenica alle 21,45) . “Noi greci non abbiamo il monopolio della verità – spiega l’economista -, ciò che possiamo fare per il resto del’Europa e specie per l’Italia di aprire una porticina verso la verità, non possiamo noi trovare la verità, ma possiamo aprire la porta e fare in modo che voi possiate raggiungerci, in questo modo – continua – potremmo passare tutti dall’attuale oscurità dell’austerity verso la luce di un dibattito europeo razionale e ragionevole”. “La soluzione per uscire dal ‘guado’ economico? Noi proporremo che l’Europa intraprenda un New Deal, come Rosswelt nel 1933, un New Deal per l’Europa, finanziato dalla Banca europea per gli investimenti, che deveaumentare di 10 volte i capitali fino ad ora investiti. Sono idee che interesseranno l’intera Europa. E  - conclude Varoufakis -prima o poi la signora Merkel dovrà sedersi ad un tavolo con noi e spiegarci perché le nostre proposte non vanno bene”

23 dicembre 2013

La presunta libertà di scelta


Invocano il principio di libertà di scelta,
i difensori del finanziamento pubblico alle scuole private (anche paritarie). Come si ci fosse qualcuno che vieta alle famiglie (specie quelle benestanti) di iscrivere i propri figli ad istituti privati (e cattolici).

La realtà è diversa: scuola pubblica e scuola privata non sono in competizione e non possono essere messe in gara, che poi è una finta gara, visti i tagli alla scuola pubblica (e i soldi garantiti a quelle private).
La scuola pubblica è garantita dalla Costituzione, è lo strumento con cui lo Stato democratico permette a tutti di raggiungere un livello di istruzione sufficiente, per essere buoni cittadini. Non solo, la Costituzione da la possibilità ai meritevoli di raggiungere TUTTI i livello superiori di istruzione, a prescindere dalle possibilità economiche.
L'istruzione privata è permesse, senza però oneri per lo Stato.
Questo dice la Costituzione, non applicata. Non applicata anche grazie alle leggi regionali, qui in Lombardia, ma non solo.
Succede allora, nelle regioni e nei comuni (come nel mio, Inverigo), che in quattro anni il comune abbia elargito 600000 euro alle scuole paritarie private. Solo quest'anno si parla di circa 120000 euro: la maggioranza in comune giustifica questi finanziamenti affinché le strutture possano funzionare. Senza soldi pubblici, il privato non funziona.

Nello stesso tempo, il comune non ha soldi per sistemare strade, per mettere in sicurezza le scuole (anche per il pericolo amianto) ed è costretto ad aumentare le tariffe (almeno quest'anno questo rischio è stato evitato) o dismettere il suo patrimonio pubblico (vedi vendita della palazzina ex Ballabio).

Il comune ha il vincolo del patto di stabilità, ci sono stati meno trasferimenti, la scuola paritaria (materna) non è dell'obbligo (e dunque lo stato non incentiva la scuola pubblica), con questi fondi si da a tutte le famiglie la possibilità di scegliere strutture diverse, a prescindere dal reddito .. questi gli argomenti usati dall'assessore all'istruzione del comune (che potete ritrovare sull'articolo del Giornale di Erba).Ma con 600000 euro, cosa si poteva fare in tutti questi anni per la scuola pubblica? Così hanno risposto i consiglieri di opposizione, nell'accesa discussione con la maggioranza. Si poteva ampliare la scuola, evitando così i 13 esuberi, poi rientrati. Grazie al fatto che il comune ha pagato a queste famiglie la retta per le private.


Non è libertà di scelta, ma assomiglia più ad una sorta di privatizzazione, contro il pubblico. Nelle paritarie, come nei livelli superiori dell'istruzione. E in tempi in cui l'ascensore sociale si è rotto, bloccando le possibilità di crescita a chi proviene dai ceti meno abbienti, è un bel problema.  

11 maggio 2013

L'importanza della scuola pubblica




Ho seguito con un certo interesse, ma anche con una certa sofferenza lo scontro incontro tra Boldrin eVendola, circa la scuola pubblica, giovedì sera a Servizio Pubblico. Da una parte il presidente della regione Puglia che difendeva la scuola pubblica, laica di eccellenza, dall'altra il professore che, tirando in ballo quello che succede all'estero, spiegava come non ci debbano essere differenze tra pubblico e privato. Che differenza c'è tra una scuola e un insegnante privato e uno pubblico?
Il pubblico è fonte di grandi sprechi, dunque è bene che il pubblico non faccia più investimenti (nella scuola, ma anche nella sanità, nelle infrastrutture etc etc), il ragionamento dei neoliberisti.

Basterebbe spiegare che una scuola pubblica deve accettare tutti, senza differenze di censo, di sesso e razza. Nelle scuole private ci sono rette tanto più alte tanto più alto è il livello della scuola. Le scuole pubbliche dovrebbero essere laiche, quelle provate spesso sono in mano a strutture religiose (cattoliche). E quelli che sono di altre religioni?

Se ci sono sprechi nel pubblico, questo è colpa dei vari ministri e dirigenti nel settore istruzione. Come lo scandalo raccontato da Report nella vicenda BPM:
Ponzellini che finanziava la ABC (produzioni televisive fatte in casa) di Ilaria Sbressa (moglie di un manager Mediaset), che ha vinto un appalto col ministero dell'istruzione (allora diretto dalla Gelmini) per le “pillole della saggezza”. Piccoli spot da pochi minuti (per la didattica multimediale nelle scuole), pagati quasi 40000 euro l'uno (ne sono stati comprati 12): più che pillole, supposte.
Se i professori e i maestri del pubblico sono sotto pagati, demotivati, non sono licenziabili (che non è vero, visto che in molti sono precari) non significa che debbano essere sostituiti da altri maestri impiegati di una struttura privato.
Perché è una bufala enorme quella per cui il privato è in grado di motivare e pagare bene i propri dipendenti.

Ma vorrei fare un esempio, a beneficio dei Boldrin vari, che spiega l'importanza della scuola pubblica.
Prendiamo come riferimento una città del sud, delle periferie abbandonate, dove girando per le strade trovi ragazzini sugli scooter, gente che gioca al videopoker, gente senza lavoro.
Pensate che un imprenditore privato aprirebbe una scuola, magari di eccellenza in un tessuto del genere. Sapendo che, in quel territorio, non potrebbe applicare rette altissime?
No, non ci sarebbe nessuna scuola privata perché non ci sarebbe profitto.

La regola del profitto, legata alla gestione privata del bene pubblico (istruzione, sanità, acqua, trasporti), porta come naturale e ovvia conseguenza che nelle zone degradate del nostro paese, della nostra Italia, non potremmo avere una scuola di eccellenza privata (il pubblico nemmeno, se vale il principio che il pubblico non deve spendere per investire in una istruzione di alto livello, come dicono i neoliberisti).

Niente scuola, allora. E chi educherà i giovani? La criminalità organizzata, la legge della giungla, la televisione.
È questo il mondo che si immaginano i neoliberisti come Boldrin? È questo il paese che vogliamo noi? Senza una istruzione (e senza giustizia, senza lavoro, senza sanità) succede che quella zona del paese sarà abbandonata a se stessa.  

11 febbraio 2013

A due settimane dal voto

Mancano due settimane al voto: in questo luinedì dove una media nevicata è sufficiente a bloccare il nord (e terrorizzare il paese), possiamo anche fare un breve bilancio di questa campagna elettorale (e di ciò che ci aspetta nel futuro).
Anche a questo giro, ci siamo giocati le elezioni e la possibilità di cambiare veramente le cose.
Eravamo partiti bene, nonostante tutto: le primarie nel PD e forse anche quelle nel PDL. La lotta contro gli impresentabili.
Ma poi, in queste ultime settimane, il livello è sceso molto verso il basso.
Tasse, spesa pubblica, il voto utile (ma utile per chi? Per gli italiani o per i grandi e piccoli partiti?).

Le proposte scioc, i guagiari da smacchiare, il ritorno dei comunisti, chi non vota PD vota per Berlusconi, il voto disgiunto e il voto responsabile.
Grillo che gira e riempie le piazze (e che secondo me è sottostimato nei sondaggi), la lista monti che non sfonda, Berlusconi e la sua campagna mediatica (in competizione con Sanremo).
La priorità del lavoro

Anche a questo giro tanti tempi importanti sono rimasti fuori.
Oggi Il fatto quotidiano dedica la sua edizione monotematica del lunedì al capitolo istruzione.
I supplenti a giornata.

Le scuole a pezzi.
I tagli a risorse, professori, investimenti.
Istruzione, cultura e ambiente.

Visto che siamo in tema, faccio anche io le mie proposte shock: proporre un reinvestimento in borse di studio, messa in sicurezza delle scuole, ammodernamento degli istituti prendendo i soldi dalle grandi opere e dai caccia F35.
Troppo populista?
Allora potremmo prendere i soldi da tutti gli sprechi che la Corte dei conti segnala nel suo dossier: dal ponte di Calatrava, alle barche comprare in Sardegna. Sono 300 milioncini, che si sommano alle centinaia di miliardi di evasione e corruzione.
E magari togliere o rimodulare, finanziamenti alle scuole private.

E ancora: unificare i ministeri di ambiente e beni culturali in un'unica struttura. Hai visto mai che mettendo assieme le forze si riesca a fare di più per tutelare il nostro patrimonio?

Il problema è che in Italia, almeno in questo scorcio di fine seconda repubblica, si preferiscono le proposte scioc a quelle shock.
E per prendere i soldi si ritorna a cercarli laddove è più semplice prenderli senza troppi problemi.

Peccato. Mancano ancora 15 giorni e a furia di livellarci verso al basso, chissà dove possiamo arrivare.

04 dicembre 2012

Gli articoli violati della Costituzione

Mi sono sempre chieso come mai, una persona della cultura e del valore di Salvatore Settis, non sia diventato ministro della cultura, o dell'ambiente o dell'istruzione.
E poi ieri sera, sentendo la sua intervista a Che tempo che fa, assieme al ministro (tecnico Profumo), ho capito la ragione.
La loro intervista verteva su istruzione e cultura (e anche sanità) e seguiva l'intervento (un pò noiosetto e scontato) di De Bortoli sui futuri scenari della politica (l'obbligo del Monti bis, la possibilità di dover ricorrere agli aiuti europei, i timori per la sinistra massimalista, i programmi della politica che saranno condizionati da spread e mercati ..).

Il professore ha citato due articoli della Costituzione (quella su cui ha giurato pure Monti e che il presidente Napolitano dovrebbe difendere):
articolo 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.


articolo 34
La scuola è aperta a tutti.
L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.


Sono i due articoli più violati della nostra carta costituzionale.
Violate dai tagli lineari a scuola, università, ricerca, sanità pubblica. Tagli lineari iniziati con Tremonti e Berlusconi e proseguiti con i tecnici (anche se in minor forma): non ci sono soldi, si dice. Eppure i soldi ci sono per il TAV (ieri a Lione l'accordo con la Francia), per la guerra, per le autostrade. Ma per la cultura no.
Sarebbe interessante sapere, che programmi hanno i partiti politici per le prossime elezioni su sanità, istruzione e cultura.
Settis ha citato una frase di Calamandrei: "per me la scuola è un organo costituzionale". Come la Camera o il Senato.
Perché è proprio nella sanità pubblica o nella scuola pubblica il valore della democrazia. Non nel cemento, nei tunnel, nelle armi.
E i tagli fatti a queste parti della democrazia (sanità, ricerca, istruzione) sono tagli antidemocratici: "è questa la vera antipolitica". Perché sono tagli che colpiscono i più deboli, le persone più svantaggiate, aumentano la forbice tra ricchi e poveri, tra sommersi e salvati.