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24 ottobre 2022

La passione per il delitto 2022 - Nicoletta Sipos presenta Mercedes Bresso Valeria Corciolani Filippo Venturi

Filippo Venturi e Nicoletta Sipos

Mercedes Bresso, Valeria Corciolani, Nicoletta Sipos e Filippo Venturi

Paola Pioppi

Primi incontri della rassegna di letteratura noir La Passione per il delitto, 2022 a Monticello Brianza all'interno di Villa Greppi, organizzata dalla giornalista Paola Pioppi.

 La passione per il delitto 2022 Presentazione ore 11:30 - Con Nicoletta Sipos

  • Mercedes Bresso, Mistero a bordo, Laurana
  • Valeria Corciolani, Di rosso e di luce, Rizzoli
  • Filippo Venturi, È l’umido che ammazza, Mondadori (mia recensione qui)

Mercedes Bresso

Mistero a bordo è un giallo scritto attraverso due crociere in giro per il mondo – spiega l’autrice: ne ho fatta una nel 2017 e una seconda nel 2020, prima che scoppiasse il covid. Siamo arrivato in Australia quando le nazioni hanno iniziato a chiudere i porti, abbiamo allora iniziato il viaggio di ritorno in condizioni complicate, con solo scali tecnici.

Il giallo che avevo iniziato con la crociera del 2017 partiva da una idea particolare: un professore di geografia che viaggia da solo attorno al mondo come i grandi navigatori del passato, come Darwin.

Il professore viene coinvolto in un giallo e si ritrova dentro una situazione drammatica quando a bordo viene uccisa una signora di mezza età e deve dare una mano alle indagini.

Il cadavere viene mandato in Italia, il capitano deve gestire la situazione ma non può fermare la nave per non complicare la navigazione e creare problemi agli altri passeggeri: così incarica la vice di indagare la quale chiede al professore di dare una mano.

Altri delitti avverranno sulla nave, nel classico modello del delitto dentro una stanza chiusa.

Nulla è come appare nel libro: l’assassino spia le vittime prima di colpire, il lettore è messo in attesa del prossimo delitto, c’è la storia dell’indagine da parte del professore e poi c’è il punto di vista dell’assassino, col suo programma criminale. Questo crea una situazione di pathos, perché ci si immedesima con le vittime.
Ho voluto raccontare il covid, un periodo straordinario della nostra vita, perché fa parte della nostra storia, come le altre pandemie del passato (come quelle portate dagli europei in America latina).

La crociera giro mondo è l’unico modo per misurare il mondo: ho voluto dare questa sensazione al lettore, la crociera come strumento per misurare la terra.

Consiglio di lettura da parte di Mercedes Bresso: i libri della signora in giallo

Valeria Corciolani

Ritorna una restauratrice di opere d’arte, Edna Silvera, che vorrebbe star tranquilla nella villetta sulle alture dell’Appennino ligure. Ma deve andare a Genova nella villa di un collezionista che vuole mostrare nel corso di un vernissage una riproduzione di H. Bosh. Nella serata scompare il pezzo principale della collezione e questo da il là alla vicenda: il rosso è il fil rouge che legherà le pagine, ma è anche il rosso del sangue.

Edna Silvera è un personaggio particolare: convive con sette galline, che hanno nome come le dive del cinema. C’è un delitto, c’è una indagine, ma c’è ironia.

Nel libro si parla di arte, delle donne con la maschera, costrette ad indossare una maschera “sin dal primo vagito”.

Rispetto ad altri gialli, in questo di Valeria Corciolani solo nell’ultima pagina del libro c’è un delitto, molto efferato: nella storia ci sono morti che fanno capolino, ma l’indagine parte da un furto che costringe la protagonista a girare il paese e a frugare dentro le persone, nel momento in cui la quotidianità si infrange e “si va dall’altra parte”, fuor di metafora.

Perché scrivere usando il genere del giallo? Il giallo è il genere che consente di far giocare il lettore, che partecipa all’indagine, con un suo percorso. Due sono gli autori che mi hanno aiutato in queste scritture racconta l’autrice: Simenon, non solo per i gialli di Maigret, poi Fruttero e Lucentini, che sapevano dare colore alle loro storie.

Consigli di lettura: I romanzi di Alan Bennet

Filippo Venturi

Terzo caso di Emilio Zucchini, ristoratore bolognese e paladino della cucina tradizionale: si ritrova dentro una storia che lo tocca da vicino per la sparizione di Alice una sua amica e cameriera, nel mezzo tra le due ondate del covid. Questa assenza manda Emilio fuori dalla sua quotidianità, si deve mettere alla ricerca di Alice ritrovandosi dentro una storia brutta, un party con tanto di droga a cui avrebbe partecipato la sua amica.

Ho pensato che da ristoratore non potevo non parlare di covid, spiega Filippo Venturi: la nostra categoria ha attraversato la pandemia non in modo facile. La difficoltà in questo libro è mantenere la cifra stilistica, rimanere divertente ma raccontando due tematiche tragiche, il covid e la violenza sulle donne.

Su quest’ultimo tema, il mio messaggio da papà di una ragazza quindicenne che si affaccia in un mondo più insidioso, è che volevo andare a fondo a questa storia senza appesantire troppo il racconto. Non ho inserito scene di violenza, togliendo i pesi a questa barca che stava partendo.

Come mai questo titolo al romanzo? Era luglio ed era caldo a Bologna, durante una presentazione mi è stato chiesto il titolo del prossimo (ovvero di questo) romanzo e ho risposto con la prima cosa che mi è venuta in mente “è l’umido che ammazza”.

Alla fine mi sono reso conto che questo titolo andava bene, tiene dentro la parte culinaria, il tempo di novembre e poi l’umido del nostro cuore in quei momenti di difficoltà per il covid.

Nei miei libri prendo spunto dalle persone che vengono nel mio locale, come il dispensatore di consigli, “ma perché non soppalchi ora col covid”: alcuni di questi finiscono nelle mie recensioni al contrario, poi pubblicate su Repubblica.

Il giallo è uno strumento per lanciare il messaggio: una denuncia, una voce in mezzo alle urla.

Consigli di lettura: John Niven A volte ritornano

Il sito della Passione per il delitto, i canali Twitter, Facebook e Instagram.

23 ottobre 2019

La passione per il delitto 2019 - gli incontri di domenica




Torna il festival di narrativa poliziesca La passione per il delitto ed è un ritorno nella sua sede storica, Villa Greppi a Monticello Brianza: il benvenuto ai lettori del giallo è stato dato da Marta Comi, presidente del consorzio Brianteo Villa Greppi. A seguire Paola Pioppi, organizzatrice del festival, ha introdotto i primi scrittori, anche loro amici storici della Passione, ovvero Piero Colaprico e Vittorio Nessi.
Ore 11.30 
Piero Colaprico, La strategia del gambero, Feltrinelli
Corrado Genito è un ex agente per la sicurezza dello stato finito in prigione "per aver voluto salvare con tutti i mezzi, soprattutto quelli illeciti, l'ostaggio di un sequestro e, diciamolo, per scoparsi alla grande la moglie del rapito, l'ex Miss Sorriso Maretta Zara. Per lei, e per i soldi in ballo, una montagna di soldi, s'era lanciato in una strategia sbagliata". A farne le spese, il vecchio collega ispettore della Omicidi, nonchè suo migliore amico, Francesco Bagni.
 
Vittorio Nessi, Non sono io, Daniela Piazza editore
Tre donne amano lo stesso uomo; tre persone identiche sono accusate dello stesso delitto; nove indizi intorno a un omicidio senza cadavere; un serial killer ritrova la sua anima innocente in una canzone d'amore. Il pubblico ministero Ferretti scopre che, dietro l'apparenza, nessuno somiglia al ruolo che la vita gli ha assegnato.
 

Con Mario Consani
Piero Colaprico

Paola Pioppi, organizzatrice e Marta Comi presidente consorzio Brianteo Villa Greppi.
Seduti Mario Consani, Vittorio Nessi e Piero Colaprico

Mario Consani ha presentato i due libri (e Colaprico ha anche anticipato qualcosa del suo prossimo romanzo): due romanzi diversi, quello di Colaprico è corale, ambientato nell'hinterland milanese, con dentro gli scontri tra le famiglie malavitose.
Il libro di Nessi è un libro che ruota attorno ad un protagonista, il pm Ferretti, con dentro tre storie, che vivono di una vita propria e che si svolgono in un modo particolare. Il primo è una requisitoria, il secondo una indagine, il terzo ruota attorno alla psicologia dietro il delitto.

Vittrio Nessi: il mio libro non è un giallo ma un noir, si occupa di delitti ma parla poi dei grandi temi della vita, questo spiega la presenza di personaggi femminili. Protagonista un pm, Bruno Ferretti che non si ferma alle indagini e al processo, ma cerca di entrare nei temi del delitto, nei casi incontra delle donne misteriose che fanno da fondo.
Il filo rosse delle tre storie è nel titolo, una canzone di De Gregori,"guarda che non sono io quello che stai cercando ..".
Tre donne che amano lo stesso uomo, accusate dello stesso delitto, senza cadavere. E un serial killer che confessa i delitto dopo aver sentito una canzone. Nei delitti e nell'amore nulla è come appare, questo è l'elemento unificatore.

Colaprico: il mio sogno è che una persona prenda in mano un mio libro e possa dire, "questo è un libro di Colaprico", avere cioè un tono e uno stile che si riconosca. I protagonisti degli ultimi romanzi sono un carabiniere in pensione ed un investigatore privato: Binda si muove in una Milano dove si percepisce la nebbia, siamo negli anni 80, vive accanto alla moglie, una vita normale.
Gemito è un altro tipo d'uomo: cacciato dall'arma per aver superato il confine della legge, da investigatore ha combinato impicci di tutti i colori.
Sono due personaggi diversi: ma spero si riconosca la mano, anche se poi ogni libro ha la sua voce.

A Nessi è stato chiesto della vita privata dei personaggi, il loro carattere, il mostrare l'intimo

Nessi: Ferretti non ha una sua vita privata, si dedica al lavoro ma è in una fase in cui inizia a domandarsi sul senso della vita. I delitti di sangue gli fanno guardare agli altri, ai delinquenti e alle vittime, facendo un viaggio tra la vita e la mrte dove il pm e le persone a fianco saranno cambiate.

L'associazione tra i film di Tarantino e i libri di Colaprico.

Colaprico: non pochi scrittori lavorano pensando ad un film, io rifiuto questa scelta, scrivo pensando alla pagina scritta.
Molti registi hanno comparto i diritti sui miei libri, ma non si è mai realizzato nulla: l'unica cosa che è uscita è un documentario sul saggio "MAnager calibro 9". Un'opera che mi ha covito a metà, Scamarcio il protagonista non riesce a trasmettere la ferocia del vero personaggio, Saverio Morabilito, pentito della 'ndrangheta.
A chi penso quando dico vorrei che dal libro nascesse un film? Sergio Leone, lui sarebbe il regista adatto per questo libro "La strategia del gambero", c'è l'amicizia maschile, c'è il fantasma di un personaggio femminile, ci sono rtadimenti..

I gialli in TV sono quelli con commissari: è stato chiesto a Nessi a chi si sia ispirato per i tuoi libri.

Nessi: non mi sono ispieato a nessuno, i miei libri nascono spontaneamente, la mia attività nel passato, si è trasformata nel tempo ed è diventata memoria. Ad un certo punto è uscita e io non ho fatto altro che aprirmi a queste sensazioni che dovevano essere elaborate.
Quanto delle cose scritte c'è nella realtà? E' tutto vero perché è frutto della mia fantasia - la risposta ad una medesima domanda da parte di uno scrittore famose.

I feedback ricevuti dal libro.

Colaprico: mi hanno detto che c'è poco sangue, non frequento i social ma preferisco incontrare faccia a faccia i lettori.
Molte recensioni mi hanno dato degli spunti interessanti, molti lo hanno considerato come un libro di svolta.
Dopo "La donna del campione" mi sono detto, "sono diventato uno scrittore", ma poi, purtroppo, non ho scritto nulla per cinque anni.
Un giorno però l'Orchestra Verdi di Milano mi ha chiesto un raccontino, un giallo ambientato nelle sale della musica: il giallo è diventato un'altra cosa, Il fantasma del ponte di ferro, col maresciallo Binda.
Dall'incontro umano nasceono le situazioni che ti fanno superare il blocco della pagina bianca.

Una domanda a Nessi: Che libri leggi da lettore ? Se diventasse un film, che film sarebbe?

Nessi: il maestro è Simenon, uno dei grandi scrittori del 900. Anche lui parla di delitti ma non si ferma a questi, scandaglia l'animo umano, le passioni e le perversioni.
Tutti noi abbiamo una parte noir, quando siamo a contatto entriamo a contatto con storie di delitti, questo ci attira.
Se fosse un film dovrebbe avere come contenuti amore e morte, Ascensore per il patibolo.

L'anteprima del prossimo romanzo di Colaprico:
lo scrittore ha letto due pagine del prossimo romanzo (L'anello di piombo, Mondadori), che parte con un morto, uno psicologo figlio di un'importante architetto.
Una storia di demoni, di delitti, di sbirri e di pulsioni animali che cinquemila anni di storia civile non hanno cancellato.

Secondo incontro della mattinata - Ore 12.30

Andrea Del Monte e Antonio Veneziani Con Elisabetta Bucciarelli Brigantesse. Storie d'amore e di fucile, Ponte Sisto editore

Tredici liriche, ognuna è la storia di una "Briganta", scritte da poetessa e poeti. Sono brigantesse che hanno lottato sui Monti Lepini, nelle campagne del Sud, lungo i territori dominati dal Papato o su quelli controllati dai francesi. Un incontro con parole e musica.
Antonio Veneziani, Andrea del Monte e Elisabetta Bucciarelli

Briganta parla di storie di briganti e brigantesse, una ricerca storica su un mondo antico, partito da una serie di poesie scritte da Antonio Veneziani.
Perché il brigantaggio al femminile?
E' una cosa ancora poco conosciuta, il brigantaggio maschile è noto, quello femminile no, sebbene non fossero donne come tante, per esempio Nicolina Ioconelli, la briganetessa vissuta a metà dell'800.
Di brigantesse come queste si hanno poche informazioni, solo poche di loro sono finite sulle pagine dei giornali.
Antonio Veneziani ha voluto parlare proprio di queste donne perché quello che è fuori dal coro mi piace, mi appassiona: erano donne di grande valore, molte di loro hanno commesso delitti ma volevano andare oltre la loro vita quotidiana.
Hanno ucciso i mariti che li vessavano, i padri che volevano imporre loro una vita: queste brigantesse erano femministe ante litteram, volevano affermare una loro identità, ribellandosi alla quotidianità.
Perché un poeta per raccontare queste storie?
Perché i poeti possono comunicare orrori, piacerim delle bellezze: per questo abbiamo chiesto a 13 poeti le storie di queste donne e loro lo hanno fatto scrivendo delle poesie.
In seguito sono diventate delle canzoni.
Non volevamo fare un lavoro da storico, volevamo raccontare delle vite, pur rimanendo nel sentiero della veridicità (di molte delle brigantesse si hanno poche informazioni).

E' un libro e anche un disco e le due operazioni non sono separabili, non ha senso leggere solo il libro e viceversa.

Andrea del Monte è parito da delle storie e ha costruito delle canzoni: tutte le poesie erano notevoli, musicarle è stato difficile, ho messo in musica i testi senza cambiare i versi.
"Apre le danze la brigantessa nera ...": il disco comincia con questa canzone e sono tutte storie forti, di violenza e di ribellione.
Citando una frase di Pasolini, "perché sei comunista? Perché sto dalla parte di chi ha fame".


Alla fine dell'inconro, lo chef Federica Camperi ha preparato per gli ospiti della rassegna un pranzo con i cibi delle terre dei briganti.

29 ottobre 2018

Passione per il delitto (2018) ore 12: aperitivo bis con Brizzi, Colaprico e Regina

Paolo Regina, Deborah Brizzi, Piero Colaprico e Mario Consani
(a fianco l'organizzatrice Paola Pioppi)


Dopo il vulcanico De Giovanni,l'aperitivo a base di delitti e investigazioni alla Passione per il Delitto di Erba è proseguito con tre nuovi autori

Deborah Brizzi, La stanza chiusa, Mondadori
Ritorna Norma Gigli con un nuovo, intricato caso da risolvere. Lasciata momentaneamente la Squadra Volante (o almeno così crede), si trova coinvolta in un'indagine serrata e complessa che ci conduce dentro un condominio milanese, la cui proprietaria - Edda Vargas - regge saldamente i destini di tutti i suoi inquilini. Di tutti, tranne uno.

Milano 1985. Il maresciallo Pietro Binda è in pensione, ma non è rimasto con le mani in mano: ha aperto un’agenzia investigativa nello studio di casa, e continua a inseguire la verità, costi quel che costi. E quando una splendida ragazza russa si presenta da lui con un nuovo indizio su un caso mai dimenticato e solo ufficialmente risolto, l’ex carabiniere dovrà tornare indietro nel tempo.

Paolo Regina, Morte di un antiquario, Sem.
Che cosa distingue l'antiquario dal semplice collezionista? Il gusto della ricerca tra le cose dimenticate alla scoperta dell'oggetto unico e magari irripetibile, prezioso. Ma anche la suggestione per il mistero che avvolge gli oggetti perduti e poi ritrovati: da dove vengono, chi li ha posseduti, quanta passione o dolore hanno “visto”. Testimoni muti delle vite passate, gli oggetti antichi attraversano il corso del tempo con il loro carico di segreti.

Moderatore dell'incontro, Mario Consani, che ha cominciato dalla scrittrice poliziotta, Deborah Brizzi:

Sono una poliziotta per lavoro (come la protagonista dei suoi romanzi): parte del mio lavoro è entrato in questo libro, che è un romanzo corale, ambientato a Milano, con tante storie che ruotano.
Come è nato il personaggio?
Ho lavorato per molti anni in divisa, per le strade di Milano.
Quando lavori in divisa ti rendi conto della discriminazione che esiste: per gli errori dei colleghi che adombrano il lavoro positivo fatto dagli agenti.
Ho scritto di omicidi, perché per il mio lavoro è semplice parlare di questo: la cornice del noir serve per inserire poi delle riflessioni che voglio condividere col lettore.

Parlando con altri scrittori, si diceva che certi libri funzionano perché sono tranquillizzanti: il mio non è cosi, pone delle domande sulla famiglia, sul disfunzionamento all'interno della famiglia.
Quello che noi diventiamo, come noi agiamo, dipende dalla nostra famiglia.
Le persone non nascono violente, la la violenza la assorbi (come nel lavoro del poliziotto) e questo cambia nel profondo la persona: la sovraesposizione alla violenza cambia le persone e gli esiti sono sotto gli occhi di tutti.

Al centro del romanzo c'è il tema della vendetta e della giustizia fai da te, all'interno di un condominio, che è una specie di microcosmo abitato soprattutto da donne.

Piero Colaprico Il fantasma del ponte di ferro, Rizzoli.

Colaprico è un giornalista, inventore della parola tangentopoli: scrive anche gialli, come quello pubblicato per Rizzoli con protagonista il maresciallo Pietro Binda che deve investigare su un morto trovato sotto il Ponte di Ferro sul Naviglio: i primi romanzi di questa serie furono scritti con Pietro Valpreda.
Il precedente romanzo, LA strategia del gambero, è invece ambientata in Brianza nell'oggi e parla di ndrangheta ed è molto attinente alla realtà.

Il romanzo è giocato su due livelli temporali: parte nell'oggi, la Milano del 1985, per risalire ad un delitto del 1972.
Come nasce questo personaggio?
Binda nasce con l'esigenza di Valpreda di avere un investigatore (almeno nei gialli) che capisce le persone, che le ascolta, visto che a lui non era successo così (si riferisce all'accusa di essere stato l'esecutore della strage di Piazza Fontana): Binda è un padre di famiglia, con moglie e figlio. Il passaggio tra presente e passato è una caratteristica dei libri con Binda: è un carabiniere che non fa sconti a sé stesso, nemmeno in questo romanzo.
Non si è dato pace per quel caso del 1972 risolto male: al suo ufficio da investigatore bussa una ragazza russa che vuole sapere qualcosa su questo delitto.
Delitto avvenuto 13 anni prima: sotto il ponte della Richard Ginori è stato ritrovato appeso un cadavere senza testa, in un abito color pervinca.
Questa era indagine che gli era "scivolata" via, verso una soluzione di comodo.

Non avrei voluto scriverlo questo libro, senza Valpreda: ma mentre lo scrivevo, mi accorgevo che era presente anche Pietro, con le sue uscite in milanese.
Ho dovuto scrivere un nuovo Binda perché in molti me ne avevano chiesto un nuovo romanzo e così li ho accontentati.

Questi sono libri non rassicuranti, perché raccontano la verità, mi accusano di far lavorare anche i lettori: ma è la realtà che non è rassicurante (e si riferiva alla penetrazione della ndrangheta in Lombardia).
La strategia del gambero parla di ndrangheta: di questo molti politici milanesi fanno finta di non sapere e così ho voluto scrivere un romanzo spiegandogli come funziona la mafia al nord e come si può fregarla.

*Paolo Regina, Morte di un antiquario, Sem.

Paolo Regina è docente di economia a Ferrara: il suo romanzo ha come protagonista De Nittis, capitano della Guardia di Finanza che ha che fare con un suicidio che forse è un omicidio nascosto.
Il romanzo però ruota attorno all'arte, la morte di un antiquario, capolavori perduti e ritrovati, in una ambientazione di provincia, la città di Ferrara.

Come nasce questo personaggio? Perché un finanziere?
Ho voluto fare un'operazione di sdoganamento, i finanzieri non sono persone che si occupano solo di scontrini e controlli fiscali. L'attività principale della GDF è occuparsi di riciclaggio, terrorismo, crimini sul web: De Nittis è un militare sui generis, non è inquadrato nel corpo, non è sempre ligio coi superiori, ma ha un suo modo di indagine particolare.
Sa lavorare in una sua zona grigia: è testimone del suicidio di un antiquario sospettato di riciclaggio.
Siccome l'esito delle indagini non lo convince, decide di fare una sua indagine parallela, aiutato da un giornalista che lo aiuta a districarsi in una realtà ferrarese che è molto torbida.
Ferrara ha delle barriere fisiche, le mura che separano chi sta dentro da chi sta fuori: sono barriere che separano i ceti sociali.
Ferrara è una città fatta da circoli chiusi: De Nittis fa la sua indagine in questo mondo, coi suoi metodi, non avvalendosi di dati scientifici o altro.
Come pugliese non ama molto gli accostamenti della cucina ferrarese: De Nittis è anche altro, chittarrista blues, odia la grande distribuzione (il supermercato è un luogo) ma compra dal salumiere per cercare di capire i luoghi dove vive.
Si muove senza macchina, ma con una bici e un vespone che fa riparare da un meccanismo settantenne.
Un investigatore sui generis: la trama del giallo è anche prestesto per raccontare un pezzo di provincia italiana che sta scomparendo.

Chi è l'antiquario? E' una persona che ama ricercare oggetti legati all'arte: un'idea di possesso tutta particolare.
In copertina sono raffigurate le forbici da sarto: sono l'emblema di chi ti cuce gli abiti addosso, un qualcosa che a volte ti porta alla morte.

27 ottobre 2018

La passione per il delitto (2018) - cronaca e fiction




Primo incontro per La Passione per ildelitto, stagione numero 17: si è parlato del rapporto tra verità e narrazione, della necessità di raccontare l'attualità nella fiction, con due autori: Paola Barbato e Claudio Del Frate del corriere online, una scrittrice di noir e un giornalista della vecchia scuola.
Elisabetta Bucciarelli ha cominciato l'intervista partendo dal vero e dal falso in rete: come si riesce a discriminare sul web, che strada si segue?

"I lettori ci sopravvalutano molto" la risposta di Claudio Del Frate: coi giornali digitali il prodotto, la notizia, ha vita breve. Oggi il giornalista ha disposizione una quantità di fonti aperte infinita quasi.
Non c'è più mediazione tra fonti di (possibili) informazione, come i social, e il giornalista: ogni politico oggi ha un profilo twitter a cui attingere per scrivere articoli di giornale.
Il mestiere del giornalista in questo nuovo scenario è quello di mettere assieme queste fonti e portarle al lettore: c'è un modo di lavorare che non comporta più lo spostarsi dalla propria sede di lavoro.
Ci si collega a twitter, a facebook, e si scrive una storia.

"Faccio il medico del pronto soccorso" ha spiegato il giornalista: siamo quelli che prendono le notizie alla fonte e poi le smistano alle redazioni.
Serve una preparazione molto più eterogenea, rispetto a prima, perché si deve essere pronti a cercare e ricevere fatti e storie da diverse fonti.
Il corriere della sera ha scelto di caricare sul sito anche parte del cartaceo: questa è una scelta ma altri giornali fanno scelte diverse.
Nel corriere dunque c'è una simbiosi tra online e carta stampata, nessun muro: l'osmosi serve ad arricchire i due mondi.

Cosa ha dovuto imparare quando si è spostato dal cartaceo al giornale: il corriere ha deciso di investire molto in questo settore e io ho deciso di provare questa strada, vedevo che i lettori della carta stampata erano meno, volevo lanciarmi in questa avventura.
“Ho imparato un linguaggio nuovo”: Claudio Del Frate ha citato un episodio di anni fa, quando era cronista alla Prealpina, un delitto a Varese in cui la vittima era una studentessa e il sospettato un sacerdote.
Un giornalista scrisse un pezzo, parlando di un palla che sbatteva contro il muro dell'oratorio, dove non c'erano altri contenuti.
Un tipo di giornalismo oggi andato in soffitta: il giornalismo online ha fatto cadere l'equivoco per cui tra giornalismo e narrazione non ci fosse alcun legame.
Oggi il giornalismo su internet ha un linguaggio breve, asciutto, sincopato, deve dare le informazioni subito a chi legge.
Per l'analisi del contesto, delle persone, serve poi il lavoro dei giornalisti tradizionali, che subentrano poi.

Come è avvenuto l'apprendimento del mestiere di giornalista online?
E' avvenuto tutto sul campo, è servita la base di giornalista, la formazione sui media tradizionali.
Per scrivere online serve meno narcisismo, no stile diretto: aver lavorato nella cronaca di privincia ha aiutato, per la velocità di lavoro (si devono scrivere più articoli in un giorno), e l'eterogeneità delle esperienze e dei campi per cui si scrive.
"Una ginnastica quotidiana in cui ti devi allenare a leggere i giornali": una lettura attenta e sistematica per avere le basi per poter poi valutare la notizia che arriva dalle fonti aperte.
Saper distinguere la notizia buon da quella poco utile.

Dopo il giornalista, è venuto il turno della scrittrice Paola Barbato, che come scrittrice e narratrice, deve rimanere collegata ai temi di cronaca. Come fai ad informarti - la domanda di Elisabetta Bucciarelli?
Io scrivo delle storie che mi assomigliano, non sono una persona serena e dunque scrivo storie che suscitano tensione.
Parlo di storie che hanno a che fare con la morte, con la violenza, storie che possono uscire sulle cronache: non bisogna scrivere storie incoerenti, non posso sempre inventare.
Il lettore attento si accorge di errori, il tempo di percorrenza tra Genova e Pordenone, cosa succede quando si disotterra un cane sepolto in giardino (un episodio reale della vita di Paola).
Il lettore, di fronte a questi errori, interrompe il clima di sospensione che si instaura leggendo la storia: Paola si avvale della consulenza di persone reali, un becchino, un esperto del Ris, dei medici legali veri.
Nell'ultimo giallo dovevo scrivere degli effetti di un farmaco sul corpo umano e ho dovuto parlare con degli anestesisti.
Ho il dovere di non commettere errori, anche solo per un lettore anestesista o veterinario: è una fatica ma mi avvalgo anche delle fonti aperte, per esempio cercando sui social.

La scrittrice lavora su una piattaforma online, Wattpad: chiunque può scrivere e pubblicare e chiunque può leggere, previa registrazione.
Si ha un immediato feedback col lettore, ed è qualcosa di importante quando scrivi un romanzo un pezzo per volta e vuoi avere una risposta dal pubblico prima della pubblicazione finale.
Posso capire se il mio libro funziona: cambia la qualità della scrittura, si possono fare mille aggiustamenti al racconto, che diventa un gioco a due col lettore.

Quanto aiuta la cronaca?
Tutto ciò che si legge ha effetti su ciò che scrivi.
Serve per poi disegnare personaggi che non sono stereotipati, solo bianco e nero: non esistono personaggi solo negativi, senza nessuna debolezza.
L'esempio è Pacciani, probabile mostro di Firenze che però, quando parlava, non dava l'impressione del mostro.

Da Pacciani a Lindo e Rosa: spesso si sente persone dire, questa cosa non è vera, ho sentito questa notizia (che Lindo e Rosa, per esempio sono innocenti) su internet, dunque è vera.
Del Frate ha parlato dei rapporti di forza tra giornalismo online e cartaceo: i giornalisti in rete hanno subito i feedback di una notizia pubblicata, se è letta o meno.
Si mette in alto la notizia con più click, quella più recente, quella che fa (o che si pensa farà) più letture.
Esistono algoritmi che sanno quali notizie catturare e trovare poi in Google news o sulla bacheca di Facebook.
Succede così che pubblichi una notizia e la trovi poi come notizia virale in internet.
Il risultato di questo è che spesso l'agenda politica è condizionata dalle notizie false (i rimborsi dei terremotati fatti in base alla scala Richter).
Un impatto micidiale sulla coscienza politica delle persone.
Le notizie scandalistiche funzionano perché gratificano, come una tavoletta di cioccolato.

Esiste una deontologia dello scrittore, che quando scrive ispirandosi alla cronaca usa personaggi con nome e cognome: esiste un diritto all'oblio dei fatti di cronaca e delle persone coinvolte?
Paola Barbato ha risposto dicendo che i fatti, se servono, se bisogna riportarli, devono essere accurati.
Io non la comprendo l'esigenza di inserire fatti reali: uno può affrancarsi dai fatti reali per raccontare una storia analoga, chiedendosi perché?
Perché quel delitto, perché quella storia?
Cercare di capire perché quella storia è successa, come fossimo psicologi.
Io la vampirizzazione dei fatti reali non la capisco: partiamo dai fatti, per poi lasciare qualcosa, qualche inquietudine nel lettore a fine libro.
Ma bisogna essere onesti con la realtà e stare attenti al linguaggio, che può anche cambiare come la storia è percepita dal lettore.

L'impossibilità di raccontare la verità sull'online: c'è ancora qualcosa che non si può raccontare sull'online e che poi, forse, finisce in un romanzo?
Il romanzo ti da modo di spingerti nel mondo delle ipotesi (Del Frate ha citato la storia del caso Moro, raccontata anche in tanti libri).
Ma sono due partite diverse, rispetto al giornale: nel giornale devi stare più "schiscio" perché ha vita più breve, ragiona sul passo delle ore e non nell'arco dei giorni o settimane.
Il libro da più libertà ma è più disfunzionale, l'articolo sul web è poi soggetto ad una critica su eventuali errori più forte.

Quali sono le tre regole pratiche sul giornalismo online.
Del Frate ha spiegato quali sono, secondo lui, le tre regole del giornalismo sul web: concepire l'articolo come un qualcosa in divenire, in crescita: quello sulla carta stampata è qualcosa di chiuso, quello che scrivo sull'online potrebbe cambiare successivamente. Significa non saltare a giudizi affrettati che potrebbero cambiare.

Inserire nell'articolo un riferimento alle fonti cui fai riferimento: è una regola non nuova, si dice che l'inventore del giornalismo moderno sia Erodoto che nei suoi racconti cita sempre le fonti dei fatti su cui scriveva.
Se si deve essere tuttologi, si deve anche dare modo al lettore di poter rintracciare la fonte dei dati su cui si scrive.

Devi voler bene a quello che scrivi, come gli artigiani coi mobili che realizzano: non si deve cioè abbandonare la storia a sé stessa, va arricchita sentendo esperti, altre persone.
Serve un quid di passione e di orgoglio nel voler fare le cose per bene.

Cosa cambia col nuovo giornalismo? Cambiano le ore di lavoro, si lavora h24, senza orari fissi. Si lavora assieme ai colleghi di redazione che, anche con internet, mantiene un suo ruolo di controllo e di filtro.
Racconta Del Frate che, nella redazione del corriere online, sta crescendo una nuova generazione di giornalisti "nativi digitali", che stanno imparando il mestiere su internet.
Su internet ma anche sul posto: se un giornalista ha modo di andare a vedere il luogo dove è avvenuto un episodio, l'articolo sul web comunque cambia, come qualità e livello.

Il giornalista ha poi raccontato del problema di come oggi si tenga a non voler pagare l'informazione: giornalisti che lavorano gratis o pagati poco.
Questo poi porta ad un livellamento verso il basso dell'informazione, con conseguenze sulla coscienza dei lettori.
Il giornalismo digitale va pagato: oggi il Corriere fa contatti unici attorno al milione, con 300mila copie cartacee.
Sono due mondi che non si parlano.

Oggi, per fare questo mestiere, serve avere tanta passione tanta curiosità e un certo senso di abnegazione, perché è un mestiere senza orari.

Ultima domanda a Paola Barbato: ti fidi dei giornali?
Una stessa notizia oggi mi può arrivare da più fonti e io me la leggo da tutte queste: mi interessa la precisione delle fonti.
Immagazzino tante fonti, tante racconti e poi faccio io da filtro.

Paola Barbato ha parlato poi del suo libro (“Io so chi sei” edizioni Piemme), dentro cui si parla del rapporto che abbiamo col cellulare: strumento importante delle nostre vite che però ha condizionato la nostra vita.
Infine il nostro rapporto con la paura, ultimo istinto che ci è rimasto.

"La paura è gratificante, specie nei casi di nera" ha voluto aggiungere Claudio Del Frate: spiega il successo della cronaca nera. Ma gratifica anche nella politica: la paura degli estranei, degli immigrati, della persona con la pelle di un colore diverso.
Una paura semplice, dove si comprende subito l'oggetto esterno

21 ottobre 2013

Colaprico e le donne





E' stato messo proprio alle strette, il giornalista Piero Colaprico, che l'anno passato aveva promesso un libro con una donna protagonista: promessa non mantenuta, gli hanno ricordato nelle loro domande Paola Pioppi ed Elisabetta Bucciarelli.
Nell'intervista, molto spumeggiante si è parlato del ruolo delle donne nei suoi articoli di cronaca giudiziaria, delle donne dei protagonisti dei suoi libri (Binda, Bagni).
Di come si sta trasformando il giornalismo televisivo (la ricerca della lacrima ..) e di come si fà sempre più fatica a rispettare la propria coscienza e non subire le pressioni dall'alto anche sulla carta stampata.

Ma ha fatto una promessa (sulle note di Battiato, "La stagione dell'amore"), per la prossima rassegna, la tredicesima: "vi giuro che l'anno prossimo il mio libro ci sarà". E noi saremo lì a controllare.
A proposito, lo sapevate che forse Bagni non è morto ..