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02 dicembre 2018

L'italiano medio




Ieri è morto Ennio Fantastichini: lo voglio ricordare con questo spezzone preso da "Ferie d'Agosto" di Paolo Virzì.
Era il 1995 e il cavaliere Berlusconi era appena sceso in politica per salvare il paese dai comunisti.
Così ragionavano gli italiani, quelli che lavorano tutto il giorno, che si alzano presto e che chiedono il rispetto delle leggi, specie ai "vu cumprà" (all'epoca si diceva così). Ma poi sbottano quando le leggi le devono rispettare loro.

Ennio aveva saputo raccontarlo bene, quell'italiano, in questo film che consiglio di rivedere a tutti. Specie oggi in tempi di sovranismo e populismo, dove quel qualunquismo, quelle chiacchiere da bar sono state definitivamente sdoganate.
Grazie Ennio

19 gennaio 2014

Quelli che hanno scommesso sulla rovina del paese

Alla fine sono riuscito a vedere il film di Virzì “Ilcapitale umano”: penso che, chi lo ha criticato perché parla male della Brianza, non lo ha nemmeno visto.
Si tratta della Brianza, ma potrebbe anche essere una qualsiasi regione del nord, ricche e agiate famiglie vivono in ville piene di sfarzo, al riparo dalle intemperie del paese in cui vivono.

Non è un caso se la frase clou del film, nel finale è:
Avete scommesso sulla rovina di questo paese e avete vinto”. Lo dice Carla la moglie del finanziere al marito, Giovanni Bernaschi, durante la festa in cui si festeggia la vittoria, per i risultato del loro fondo speculativo.
E il marito risponde, "abbiamo vinto".

La vittoria a spese nostre: a spese di quel paese che hanno contribuito a portare alla rovina.
Con la speculazione finanziaria, con la ricerca del profitto e del guadagno a tutti i costi.
Guadagni che abbagliano i poveri allocchi (come Dino Ossola), affascinati dal lusso, dal guadagno facile, come Pinocchio di fronte al gatto e alla volpe:


Per cui un teatro è buono solo se abbattuto e ricostruito per farci villette per altri ricche famiglie.


Per cui i figli vanno educati solo sul principio della competizione, perché solo chi vince vale qualcosa.


Il capitale umano racconta di un paese che è quello dove un assessore e un costruttore parlano al telefono complimentandosi perché c'è stato un terremoto: “che culo”, si dicono, ora ci pappiamo tutti i soldi per la ricostruzione.
Lo stesso terremoto per cui due palazzinari ridono sotto le coperte, pensando a tutti i soldi che faranno con la ricostruzione.
È il paese dove chi può permetterselo, porta i soldi (o la sede fiscale della società) in Lussemburgo, in Svizzera, nei paradisi fiscali, perché chi se ne frega se il mio paese va in rovina.
È il paese dove la cultura va bene solo se ci si può mangiare sopra.
Dove se stai sopra, hai tutte le possibilità di questo mondo: possibilità di carriera (perché sei figlio di qualcuno che ha un nome importante), e diventare dirigente, medico, chirurgo, ricercatore universitario.
Se stai sotto, se invece uno sfigato qualsiasi.

E la tua vita viene valutata in base a regole precise: l'aspettativa, le relazioni, la qualità della vita. Il tuo capitale umano.   

08 gennaio 2014

Il clichè

L'erba del vicino è sempre più sporca .. e i clichè vanno bene solo se sono riferiti agli altri.
Come nel film di Miniero "Un boss in salotto" dove la parte del boss meridionale è affidata alla faccia di Rocco Papaleo.
E dove si ride di questo boss della Camorra    e della sorella che ha disconosiuto le sue origini e ora parla in dialetto Veneto.
Nei cinepanettoni italiani il romanaccio è il solito romanaccio che parla in dialetto.
Nelle pubblicità il napoletano è il napoletano ingenuotto.

Ma quando si tocca il proprio giardino, come ha fatto Virzì nel film "Il capitale umano", allora no.
Le villette dei nuovi ricchi della finanza che hanno preso il posto degli industriali del mobile.
L'immobiliarista che vuole buttarsi nel mare della finanza senza sapere di quali squali è infestato.

E' la Brianza che è stata investita anche dalle inchieste sulla ndrangheta, dell'industria Perego che era nelle mani del boss e che avrebbe sversato rifiuti sotto le strade e l'ospedale di Como.
E' Como (la città il cui degrado è rappresentato dal teatro, ha detto il regista) è anche la città dove il lungolago è stato distrutto dai lavori per le paratie, voluti dalla precedente amministrazione.

Sono solo stereotipi quelli del regista toscano?
La realtà è, grazie al cielo, un pò più complessa: oltre alle ville dei calciatori, dei cummenda, le rotatorie, i centri commerciali, c'è anche una realtà fatta di associazioni, di imprese che funzionano, di ville storiche e beni culturali da tutelare.