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26 ottobre 2021

Report – il caso AstraZeneca (e il diritto alla casa)

Il traffico di tir in Val Stura e il diritto alla casa di Chiara De Luca

Prima dell'inchiesta sul vaccino AstraZeneca, Report ha trasmesso il servizio sul traffico di Tir cheaffligge una serie paesi in Val Stura in Piemonte, paesini costruiti secoli fa e non pensati per il grande traffico.

I tir attraversano questi paesi perché passare per l'autostrada per andare in Francia costerebbe i 300 euro del pedaggio, ma c'è anche il traffico dei camion che vanno e vengono dalla sede di una importante acqua minerale, Acqua Sant'Anna (anche se l'azienda sostiene che la maggior parte del traffico non è per la loro acqua).

L'azienda si è preoccupata della ricaduta del trasporto sulla salute dei cittadini di quei paesi?

Il canone pagato dall'azienda è di 2 ml di euro, di fronte a ricavi per 150ml: una sproporzione se si pensa che è una concessione di un bene pubblico, a cui si dovrebbe aggiungere anche il canone per l'occupazione del suolo pubblico, rivendicano le amministrazioni locali.

Richiesta indebita, sostiene l'azienda Sant'Anna che ha regalato ai cittadini della valle delle ceste con spumante, senza però placare la loro insofferenza e irritazione perché sono costretti ad indossare le mascherine tutti i giorni per non venire intossicati dagli scarichi dei motori diesel che si depositano sulle mura delle case e dei muri medioevali dei paesini.

A Demonte si respira la stessa qualità di aria di Torino, una delle città più inquinate d'Italia, per colpa del traffico a cui si deve aggiungere il rumore dei camion e i danni causati dalle vibrazioni causate dal loro passaggio, vibrazioni che stanno danneggiando le case in pietra di questi paesi, rendendo difficile la loro vendita per chi se ne volesse andare.

Altri danni sono stati rilevati sul ponte della Sturla continuamente attraversato dai tir: ci sono stati controlli da parte di Anas, che non ha rilevato problemi strutturali, ma le crepe sono visibili. Anas ha già fatto degli interventi, ma ha vietato il transito per i veicoli speciali e imposto una verifica periodica del ponte.

Ci sono altre possibilità per i camion? La variante di Demonte è stata bloccata dalla soprintendenza per la presenza di vecchi ruderi.

Da una parte l'interesse storico dall'altro l'economia della valle: e la sicurezza dei cittadini, chi ci pensa? E' una situazione che va avanti da 25 anni.

La speranza viene da una cittadina polacca dove c'è lo stesso problema ma i cittadini sono ricorsi alla corte europea dei diritti dell'uomo che ha condannato le autorità statali, con una sentenza senza precedenti, a pagare i danni perché ha visto non riconosciuto un diritto fondamentale, quello alla casa che viene violato non solo se entra un intruso ma anche se entrano odori, rumori, inquinamento.

Questione di segreti di Stato di Giorgio Mottola

Report e Giorgio Mottola tornano alla vecchia inchiesta sull'incontro tra Renzi e Marco Mancini, dirigente del DIS che, nel dicembre scorso, ambiva ad una promozione ai servizi nel pieno della crisi del governo Conte 2.

Renzi ha sostenuto di averlo incontrato per lo scambio di regali, Mancini non ha mai risposto alle richieste di chiarimenti di Report.

Non solo, Mancini attraverso i suoi legali ha chiesto di avere i contenuti delle conversazioni di Report con la fonte dello scoop documentando l'incontro all'autogrill, una professoressa che è chiaramente rimasta anonima.

Sarebbe un precedente gravissimo, nessuna fonte di Report sarebbe più al sicuro: gli avvocati di Mancini si riservano poi, dopo aver visionato tutte le informazioni, di decidere per una querela. Un paradosso, l'agente dei servizi che si è appellato al segreto di stato, chiede ai giornalisti di violare il loro segreto professionale.

Mottola ha incontrato Mancini all'università di Pavia, dove doveva tenere una lezione sul segreto di Stato di cui ha goduto ai tempi del processo per il rapimento di Abu Omar e Telecom Pirelli.

Il professore che ha invitato Mancini si chiama Venturi, un personaggio già entrato in una inchiesta di Report sul caso Diasorin.

Oltre a Renzi, Mancini si è incontrato con altri politici, Salvini e Di Maio: dopo la pubblicazione del video si è dovuto dimettere dal suo incarico al DIS.

Ma Mancini non intende parlare: l'ex procuratore Spataro si è dimesso da docente a Pavia, in polemica con la chiamata a Mancini.

Il caso AstraZeneca di Claudia Di Pasquale

Il 18 luglio in Inghilterra è scattato il freedom day, col risultato che oggi il paese si trova ad un passo da una nuova ondata di pandemia che potrebbe portare ad un nuovo lockdown con tanto di greenpass.

L'effetto gregge non basta, col virus dovremo fare i conti a lungo, così dice il dottor Pollard, padre del vaccino AstraZeneca (che ha seguito la fase dei trial).

Report e il conduttore Ranucci credono nei vaccini ma anche nel diritto di essere informati: siamo stati bravi a vaccinare, siamo oltre l'80% come vaccinati, il numero dei contagi è sotto controllo, dunque ora possiamo parlare del vaccino AstraZeneca, su cui l'Europa aveva puntato senza passare per novax.

AstraZeneca costava meno degli altri, aveva una efficacia oltre il 90%, si conservava a temperature meno basse: all'improvviso però non l'abbiamo voluto più, come mai?

C'è stata una approssimazione nella raccolta dei dati e una superficialità nella comunicazione dei casi di trombosi e nelle raccomandazioni sulle fasce d'età a cui somministrarlo.

Il vaccino AstraZeneca è stato sperimentato su un campione vasto di persone, ma i soggetti over 56 erano solo il 12% nei trial: il dottor Pollard ha spiegato questa scelta per un discorso di cautela, meglio testare prima il vaccino su persone non anziane.

Il vaccino è stato approvato a dicembre 2020, un mese prima dell'Unione Europea, prima ancora che l'azienda chiedesse l'approvazione cioè all'Ema: questo causò un'ondata di orgoglio nazionale, dopo la Brexit.

In Inghilterra sono partiti con la vaccinazione degli anziani: ma a marzo 2021 iniziano a venire segnalati da altri paesi europei casi di coaguli di sangue in pazienti in cui era stato inoculato AZ. La reazione da parte dell'agenzia del farmaco inglese è stata chiara: non c'erano dati significativi per dire che il farmaco causava problemi per i coaguli. Poi si scoprì che questi casi erano noti, in Inghilterra ma la loro agenzia del farmaco li aveva tenuti nascosti fino a marzo, perché erano persi nel database della farmaco vigilanza in modo sparso, senza una corretta e omogenea classificazione.

La combinazione osservata nei pazienti era piastrine basse e coaguli di sangue: l'età media dei pazienti analizzati era di 44 anni, racconta la dottoressa Sue Pavord dell'Oxford University Hospital, che poi ha riportato questi casi al dottor Pollard che oggi sta lavorando con AZ per modificare il vaccino per evitare questi effetti.

Questi effetti avversi per i vaccini adenovirali erano noti, in parte, dopo gli studi fatti in Australia ben 15 anni fa: in base all'analisi dei casi di trombosi, secondo la dottoressa Pavord AstraZeneca è un vaccino da non dare ai giovani perché i benefici del vaccino scendono con lo scendere dell'età e con la diminuzione del rischio di infettarsi.

Ema aveva fatto notare che i trial di AZ non erano stati fatti su un campione sufficientemente vasto di persone oltre i 55 anni: eppure il vaccino è stato consigliato per tutti, è questo il suo peccato originale.

Le segnalazioni sui casi di trombosi arrivano da tutta l'Europa ma non dall'Inghilterra: è stata l'ostinazione di una giornalista del Telegragh che si è posta questa domanda, scoprendo in realtà che i primi casi erano presenti anche nel Regno Unito ma non erano stati catalogati in modo corretto. Sono casi rari, ma alla fine la commissione inglese consiglia un vaccino diverso per gli under 30.

In Italia invece la vaccinazione con un lotto di questo farmaco si bloccò a marzo dopo la morte di un militare, appena vaccinato.

La procura di Siracusa dispone l'autopsia parla di una reazione avversa dell'organismo di una persona che non aveva patologie pregresse, sebbene fosse risultato positivo al covid: in via precauzionale il lotto somministrato al militare di Augusta viene bloccato in Italia.

Un altro caso avvenne in Sicilia ad una professoressa, Zelia Guzzo: nonostante la perizia sostenesse una connessione tra vaccino e decesso, l'inchiesta viene archiviata.

Così il ministero nei giorni successivi decide di cambiare il consenso informato, segnalando questi casi rari di trombosi.

Augusta Turiaco muore a fine marzo per una trombosi, dopo essere stata vaccinata: nel suo sangue sono stati ritrovati i marcatori anti-pf4.

La storia l'ha raccontata a Report il fratello, medico, che ha contattato il dottor Greinacher (un medico tedesco che a marzo aveva lavorato su altri casi di trombosi, vaccinati da AZ) che lo ha invitato a cercare questi marcatori: ma questa analisi sul sangue non può essere fatta a Messina e dovrà essere fatto a Padova.

Ma cosa sono i marcatori anti-pf4?

Greifswald è una cittadina in nord della Germania con un importante ospedale universitario, il suo dipartimento di medicina trasfusionale è un punto di riferimento internazionale diretto dal professor Andreas Greinacher: alla giornalista ha mostrato le piastrine con cui fare il test Elisa, il test che misura la presenza degli anticorpi anti PF4, sono anticorpi pericolosi perché attivano le piastrine provocando possibili disordini trombotici.

Grazie a questo test il professor Greinacher e il suo gruppo hanno trovato i pericolosi anticorpi anti PF4 nei campioni dei pazienti che avevano sviluppato, a pochi giorni dalla vaccinazione con AstraZeneca, trombosi associate a trombocitopenia, cioè associate a piastrine basse.

Quando a marzo sono emersi i primi case, tutta l'Europa ha iniziato a chiamare il dottor Greinacher:

A marzo scorso hanno ricevuto i primi campioni dall'Austria e in 24 48 ore hanno trovato gli anticorpi antipf4: a quel punto la domanda era come trattare questi pazienti. Abbiamo quindi testato un farmaco che si trova in tutti gli ospedali, le immunoglobuline e hanno funzionato.

La stessa sera del 17 marzo abbiamo reso pubblici i nostri risultati per consentire ai medici di curare i loro pazienti in modo corretto”.

Avete analizzato 11 casi: qual era l'età media di questi 11 pazienti e quali i sintomi?
“L'età andava dai venti alla fine dei cinquant'anni e i sintomi erano piastrine basse, un forte mal di testa, dolore allo stomaco, a causa di complicazioni trombotiche al cervello o all'addome. Saper riconoscere i sintomi è fondamentale, un trattamento precoce può ridurre il rischio di morte probabilmente di due terzi.”

Si può dire che esiste una correlazione tra il vaccino AstraZeneca e questi rari e inusuali casi di trombosi associata a trombocitopenia?

Si, è chiaro e inequivocabile, è un effetto avverso e raro correlato ai vaccini a vettore adeno virale: noi pensiamo che la causa sia una proteina presente nel virus del vaccino.”

Quando ha iniziato a pensare che poteva esserci una relazione causale?
“Nella seconda settimana dei nostri studi, dopo aver visto dieci dei nostri pazienti che avevano tutti reazioni simili, nel marzo scorso.”

Il 15 marzo il governo tedesco sospende il vaccino AZ, su consiglio dell'agenzia del farmaco tedesca: una scelta forse presa anche sulla base dell'emozione del momento, tanto che il 18 marzo l'Ema da nuovamente parere positivo e così le vaccinazioni di AZ riprendono anche in Germania, ma alle persone con più di 60 anni.

Ma la fiducia in questo vaccino era crollata, racconta un pediatra tedesco, perché la raccomandazione data all'inizio era diversa e le persone erano confuse, sebbene il problema di AZ era sui giovani: va aggiunto che era stata Ema ad aver autorizzato il vaccino sopra i 18 anni eche in quei primi mesi del 2021 c'era carenza di vaccini mRNA come Pfizer.

Come in Italia, anche in Germania gli anziani si rifiutavano il vaccino AZ, così molti medici di base si sono rivolti al governo per capire cosa fare.

Anziché buttarli, le dosi di AZ sono finite a paesi come Ucraina e Siria.

Tutte i land tedeschi si sono ritrovati con dose di AZ non utilizzate: sono state inviate ai paesi del terzo mondo, sperando che i medici in questi paesi sappiano discriminare a chi darlo o meno.

Anche in Italia si era puntato su AZ: all'inizio era raccomandato per gli under 55, poi era stato sospeso tre giorni, ma ad aprile il CTS aveva raccomandato AZ agli over 60 che però non lo volevano più.

Come nel resto dell'Europa, anche in Italia avevamo scorta di AZ ma non di quelli mRNA: così Figliuolo chiede al CTS di estendere AZ anche agli under 50, così si da l'autorizzazione agli open day, dove si può vaccinare a partire dai 18 anni.

Gli open day per gli over 18 sono stati organizzati per compensare il fatto che gli over 60 non volevano usare AZ?

All'inizio gli open day sono un successo, fino alla morte di Anna Canepa in Liguria, appena vaccinata con AZ in un open day: c'è correlazione col vaccino? L'indagine della magistratura è finita pochi giorni fa e sostiene che la sua morte è legata alla vaccinazione.

Ma il vaccino di AZ è stato autorizzato dal CTS - è la difesa del presidente Toti: il CTS cita una relazione fatta dall'EMA in collaborazione con il Winton Centre for Risck, dell'università di Cambridge.

Ma la relazione faceva riferimento ad una precisa fascia di età, non ai giovani, dove la probabilità di casi di coaguli dopo la prima dose è circa 2 ogni centomila dosi. Anche la regione Sicilia si è attenuta alle indicazioni del CTS.

Report ha chiesto un parere a Guido Rasi, ex direttore EMA : sarebbe stato meglio non usare il vaccino AZ sui giovani, non si dovevano fare gli open day liberalizzando questo vaccino per gli over 18.

In questa storia c'è stato anche un problema con Aifa che ha fornito i dati sugli eventi avversi senza distinguere per tipologia di evento, età, sesso, prima o seconda iniezione.

A Report Aifa ha scritto che le sospette trombosi trombocitopeniche da vaccino (Vitt) sono 41 (ne hanno escluse altre 11) e cioè tre su un milione di somministrazioni di AZ.

Ma nelle donne under 60 sono due ogni 100 mila prime dosi, con punte di 4 su 100 mila tra le 30/39enni che difficilmente finiscono in rianimazione o muoiono di Covid. A A Report Guido Rasi, oggi consulente a titolo gratuito del generale Francesco Paolo Figliuolo, ha spiegato che i dati di aprile sconsigliavano gli “open day” con Az per i giovani. E su Aifa che “non fornisce tutti i dati”, Rasi ha risposto: “Se l’Aifa non è in grado di farli o non ha, o è sottostaffata – e lo è – o non vuole farli, io non posso dirlo”.

Anche il professor Nocentini ha analizzato i dati trombotici, usando la banca dati pubblica europea: secondo la sua ricerca abbiamo un evento trombotico ogni novemila vaccinazioni.

Nel frattempo emergono altri eventi avversi, su altri vaccinati, come un insegnante di educazione fisica, che si è trovato con un valore di piastrine a mille, dopo la vaccinazione.

Ad aprile il professore ha segnalato ad Aifa il caso, senza avere ancora risposta: la trombocitopenia auto immune non era però un effetto segnalato nell'informativa.

La commissione europea ha prima fatto causa ad AZ per il ritardo nella consegna, poi si è fatta consegnare tutte le dosi, nonostante molti paesi in Europa non lo stiano usando: saranno usate per delle donazioni ai paesi a basso reddito. Una beneficenza ipocrita, perché è un vaccino che gli europei non vogliono, perché proprio l'Europa sta bloccando la proposta di diversi paesi nel togliere i brevetti sui vaccini.

In caso di effetti collaterali, chi pagherà? L'Europa ha firmato un contratto non trasparente, né sulle clausole, né sui costi. Si è fatta imporre le clausole dalle multinazionali del farmaco.

AZ è un vaccino che si conserva bene, costa poco, è efficace, i benefici sono superiori ai rischi individuali: è un peccato perdere questa risorsa nella lotta al covid.

Ma siamo stati poco trasparenti e poco lineari nella comunicazione, col risultato di aver alimentato la propaganda no-vax, aver speso male soldi pubblici e ora non possiamo certo cavarcela, come Europa, donando le dosi di questo vaccino che non vuole nessuno ai paesi poveri.

25 ottobre 2021

Anteprime Report – la nuova stagione 2021 (il caso Astrazeneca, il segreto di Stato, i malati di Lourdes..)

Presadiretta cede lo spazio del lunedì sera a Report, l'altra (e unica) trasmissione di inchiesta della RAI che quest'anno compie 25 anni: come di consueto, sono diversi i temi toccati dai servizi, si parte dal vaccino Astrazeneca, agli incontri di Mancini all'autogrill, il caso dei fedeli della madonna di Lourdes e i problemi di traffico in un paese in Val Stura.

Il caso Astrazeneca

Come abbiamo fatto a buttare via un vaccino prezioso come Astrazeneca? Nel servizio si racconterà degli errori di comunicazione (sulla fascia d'età consigliata per il vaccino), degli errori nella raccolta e di omologazione dei dati.

Il servizio di Claudia Di Pasquale partirà da Greifswald, una cittadina in nord della Germania con un importante ospedale universitario, il suo dipartimento di medicina trasfusionale è un punto di riferimento internazionale diretto dal professor Andreas Greinacher: alla giornalista ha mostrato le piastrine con cui fare il test Elisa, il test che misura la presenza degli anticorpi anti PF4, sono anticorpi pericolosi perché attivano le piastrine provocando possibili disordini trombotici.
Grazie a questo test il professor Greinacher e il suo gruppo hanno trovato i pericolosi anticorpi nei campioni dei pazienti che avevano sviluppato, a pochi giorni dalla vaccinazione con Astrazeneca, trombosi associate a trombocitopenia, cioè associate a piastrine basse.

“A marzo scorso hanno ricevuto i primi campioni dall'Austria e in 24 48 ore hanno trovato gli anticorpi antipf4: a quel punto la domanda era come trattare questi pazienti. Abbiamo quindi testato un farmaco che si trova in tutti gli ospedali, le immunoglobuline e hanno funzionato.

La stessa sera del 17 marzo abbiamo reso pubblici i nostri risultati per consentire ai medici di curare i loro pazienti in modo corretto”.

Qual era l'età media di questi 11 pazienti e quali i sintomi?
“L'età andava dai venti alla fine dei cinquant'anni e i sintomi erano piastrine basse, un forte mal di testa, dolore allo stomaco, a causa di complicazioni trombotiche al cervello o all'addome. Saper riconoscere i sintomi è fondamentale, un trattamento precoce può ridurre il rischio di morte probabilmente di due terzi.”

Si può dire che esiste una correlazione tra il vaccino Astrazeneca e questi rari e inusuali casi di trombosi associata a trombocitopenia?

“Si, è chiaro e inequivocabile, è un effetto avverso e raro correlato ai vaccini a vettore adeno virale: noi pensiamo che la causa sia una proteina presente nel virus del vaccino.”

Quando ha iniziato a pensare che poteva esserci una relazione causale?
“Nella seconda settimana dei nostri studi, dopo aver visto dieci dei nostri pazienti che avevano tutti reazioni simili, nel marzo scorso.”

Dopo che la questione Astrazeneca è scoppiata sui giornali, molte persone si sono rifiutate di fare questo vaccino col risultato che le dosi sono rimaste nei magazzini delle regioni: la regione Emilia Romagna alla fine ha restituito alla struttura commissariale 131mila dosi di AZ.

La Val d'Aosta è la regione con la minor % di vaccinati tra i 50-60 anni, qui le persone di questa fascia d'età inizialmente si sono vaccinate con questo vaccino, dopo di che AZ non è stato più utilizzato – racconta l'assessore alla sanità – per la bassa adesione delle persone in questa fascia d'età. Qui solo il 53% dei sessantenni si è vaccinato con AZ, solo il 12 nella fascia dei settantenni: questo vaccino è stato allora messo a disposizione per gli open day, per smaltire le giacenze per gli over 18.

Lo stesso ha fatto a giugno la regione Sicilia, open day per gli over 18 ma anche lei è in fondo alla classifica per i vaccinati tra gli over sessanta, nella fascia tra 60-79 anni solo il 20% ha ricevuto AZ, gli altri quasi solo vaccini mRNA.

Centomila dosi non utilizzate di AZ sono state restituite alla struttura commissariale, che gli ha restituito altri vaccini, Pfizer o Moderna: la struttura queste dose le ha mandate in Lombardia e Puglia, in quest'ultima mancavano i vaccini per le seconde dosi. Altre regioni come il Lazio hanno scelto di non usare AZ, spiega l'assessore D'Amato.

Sul Fatto Quotidiano trovate un'anteprima del servizio: 

L’ombra si allunga anche sulla nostra agenzia del farmaco, Aifa, che spesso fornisce i dati sugli eventi avversi senza distinguere per tipologia di evento, età, sesso, prima o seconda iniezione. A Report Aifa ha scritto che le sospette trombosi trombocitopeniche da vaccino (Vitt) sono 41 (ne hanno escluse altre 11) e cioè tre su un milione di somministrazioni di AZ. Ma nelle donne under 60 sono due ogni 100 mila prime dosi, con punte di 4 su 100 mila tra le 30/39enni che difficilmente finiscono in rianimazione o muoiono di Covid. Dice a Report Guido Rasi, ex direttore Ema oggi consulente a titolo gratuito del generale Francesco Paolo Figliuolo, che i dati di aprile sconsigliavano gli “open day” con Az per i giovani. E su Aifa che “non fornisce tutti i dati”, Rasi risponde: “Se l’Aifa non è in grado di farli o non ha, o è sottostaffata – e lo è – o non vuole farli, io non posso dirlo”.

La scheda del servizio – Il caso Astrazeneca di Claudia Di Pasquale, in collaborazione di Cecilia Bacci e Giulia Sabella, immagini di Giovanni De Faveri, Cristiano Forti e Francesco Di Trapani, grafica di Giorgio Vallati, montaggio di Daniele Bianchi e Andrea Masella

Il caso Astrazeneca.
Era il vaccino su cui l'Italia aveva deciso di puntare, ormai abbiamo smesso di usarlo dopo aver cambiato più volte le raccomandazioni di somministrazione. Report proverà a comprendere quali errori sono stati commessi nella gestione della comunicazione, cosa sappiamo oggi degli inusuali e rari effetti avversi di Astrazeneca, qual è la bilancia rischi benefici e come è stata usata per guidare le scelte sulla salute pubblica. Per capire questa storia Claudia Di Pasquale è andata in Germania, paese che a marzo ha fatto da apripista per la sospensione di Astrazeneca, e in Inghilterra dove è stato sviluppato questo vaccino.

L'esperto dei segreti di Stato

Quattro mesi dopo aver raccontato dell'incontro tra l'ex dirigente dei servizi Marco Mancini col senatore Renzi, Giorgio Mottola incontra nuovamente Mancini nel porticato dell'università di scienze politiche a Pavia:

- finalmente ci conosciamo di persona

- non so fino a che punto finalmente per lei

Nei mesi precedenti Mancini non aveva mai risposto alle richieste di intervista, ma a settembre alla redazione arriva un atto ufficiale del suo avvocato in cui viene chiesta la copia delle conversazioni che abbiamo avuto con le fonti (riservate) del servizio che raccontava dell'incontro all'autogrill di Fiano Romano con Renzi.
Eppure, racconta Mottola, nemmeno in parlamento Mancini ha mai dato una spiegazione convincente sui suoi incontri con esponenti politici.

Mancini era a Pavia per una lezione universitaria proprio sul tema del segreto di Stato e ha scelto nuovamente di non rispondere alle domande della trasmissione.

La scheda del servizio: L'uso del segreto di Giorgio Mottola, collaborazione di Norma Ferrara, immagini di Giovanni De Faveri

Report ritorna sull'incontro all'autogrill di Fiano Romano che ha scatenato polemiche in Parlamento e nei servizi segreti con un'intervista esclusiva allo 007 che si è appartato a parlare con Matteo Renzi durante la crisi di governo.

La storia dei pellegrini della madonna di Lourdes

In Italia siamo riusciti a truffare persino i pellegrini che andavano a pregare a Lourder: milioni di euro delle offerte dei fedeli sono stati distratti dalle casse per comprare ville e auto di lusso (e anche un filmino a luci rosse).

I soldi dei malati di Lourdes sono finiti in un conto per pagare il mutuo per una villa in Sardegna, a Villa Simius: i soldi dell'Unitalsi (un associazione cattolica tra le più importanti) sono stati usati per il mutuo e per pagare i domestici della villa.

Cristiana Maddaluni, ex segretaria Unitalsi, è l'unica ad aver ammesso la colpa e patteggiato la pena: lei andava in banca a cambiare assegni dal conto dell'Unitalsi intestati a lei e che lei versava sul conto. La Maddaloni non si è mai messa in tasca un euro, ma ci si chiede come mai in tanti anni nessuno si sia mai accorto di niente, i carabinieri nella loro indagine parlano di “blande” attività di verifica, sviate dai due protagonisti della vicenda, Pinna e Trancalini.

Ad accorgersi di questa truffa è stata una collaboratrice del tesoriere dell'associazione (e presidente della sezione Lazio) che nel 2018 denuncia ai carabinieri i conti che non tornano, delle irregolarità sui versamenti per i pellegrinaggi

La scheda del servizio: La banda dei miracoli di Daniele Autieri, collaborazione di Federico Marconi, immagini di Dario D'India, Alfredo Farina e Ahmed Bahaddou, montaggio di Andrea Masella, grafica di Michele Ventrone

Il 4 ottobre scorso il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma rinvia a giudizio quattro persone e ne condanna una quinta a poco meno di due anni di reclusione.

Le accuse vanno dall’appropriazione indebita al riciclaggio, ma quello che più colpisce sono le vittime di questa vicenda: i malati, i pellegrini, i volontari, i fedeli di Lourdes, tutti quelli che,negli ultimi dieci anni, si sono affidati all’Unitalsi, la più importante associazione cattolica che da oltre un secolo organizza i viaggi dei malati nel Santuario francese.

I principali accusati sono Alessandro Pinna e Emanuele Trancalini, per anni presidenti della sezione romana di Unitalsi, rinviati a giudizio per aver distratto dalle casse dell’Associazione quasi 2 milioni di euro, parte dei quali, secondo l'accusa, sarebbero stati riutilizzati per acquistare una villa in Sardegna, attraverso centinaia di assegni girati su conti correnti di amici, parenti, collaboratori e complici.

Intorno ai due uomini emerge una rete di silenzi, tradimenti, connivenze e complicità: chi sapeva e non ha denunciato, chi ha tentato una mediazione invece di denunciare, e chi ha provato a nascondere l’intera vicenda per evitare che un nuovo scandalo colpisse un pilastro dell’associazionismo cattolico.

Il diritto alla casa, anche in Val Stura

Report racconterà l'epopea di tre cittadini che vivono in Val Stura che sono costretti da 25 anni a subire il passaggio di mille tir al giorno, un po' vanno in Francia, altri vanno a caricare le bottiglie di una importante azienda di acque minerale (le fonti di Vinadio): sono costretti da dieci anni a vivere con le mascherine, non per il virus ma per gli effetti dei camion. Non riescono nemmeno a vendere le loro case per andarsene perché il passaggio dei tir causa delle crepe e incidono sulle infrastrutture di queste case. La speranza viene da una cittadina polacca dove c'è lo stesso problema ma i cittadini sono ricorsi alla corte europea dei diritti dell'uomo che ha condannato le autorità statali, con una sentenza senza precedenti, a pagare i danni perché ha visto non riconosciuto un diritto fondamentale, quello alla casa che viene violato non solo se entra un intruso ma anche se entrano odori, rumori, inquinamento.

Ci sarebbe un altro percorso per i tir per arrivare in Francia, ma è a pagamento e dunque nessun camionista spende 300 se può permettersi di passare gratis per un comune

La scheda del servizio L'acqua cheta che rovina i ponti di Chiara De Luca, immagini di Chiara D'Ambros, Davide Fonda, Andrea Lilli, Fabio Martinelli, montaggio e grafica di Giorgio Vallati

Bassa Valle Stura, in provincia di Cuneo: ogni giorno circa mille tir attraversano il centro di alcuni comuni montani. La maggior parte di questi tir transita da e verso le Fonti di Vinadio, meglio conosciute come acqua Sant’Anna. Questo transito sta rendendo difficile la vivibilità in questi comuni per l'inquinamento acustico e ambientale. L’Arpa con un monitoraggio ha paragonato la qualità dell’aria di uno dei comuni più colpiti da questo passaggio a quella di una città come Torino tra le più inquinate d’Italia.

15 giugno 2021

Report – finale di stagione 2021

Puntata extra large per i contenuti e per la durata, che si è estesa fino a mezzanotte: tra i temi toccati, i dossier illegittimi del Sismi, un servizio sull'app Signal, come si lavora dentro Amazon, gli incontri tra Mancini e diversi politici da Salvini a Renzi.

Far west tamponi di Antonella Cignarale

Oggi i test sierologici che una volta erano difficili da trovare oggi si vendono anche nei supermercati, servono per partecipare ad un banchetto, per viaggiare: sono molto diffusi ma c'è un far west sui costi, perché è sono le regioni che decidono il tetto (alcune regioni non lo hanno messo).

Così in Lombardia, dove non c'è tetto e vige il libero mercato (al rialzo), si è arrivati al tampone sospeso, per aiutare chi non ha mezzi per pagarselo.

In alcune regione il farmacista può fare il tampone, in altre no; in alcune regioni come il Piemonte la farmacia deve pagare una tassa per farlo nei gazebo esterni. C'è anche la questione della percentuale di sensibilità dei test, che varia a seconda della tecnologia usata, di prima seconda e terza generazione.

Anche su questo, ogni regione comunica i positivi basandosi su criteri diversi, per l'utilizzo dei tamponi: la Liguria ad esempio si basa sempre sui tamponi molecolari.

Gli incontri di Mancini di Giorgio Mottola

Tutto è nato dal video con l'incontro tra Mancini e Renzi, nel dicembre scorso: il punto non è l'incontro in sé, ma il fatto che fosse fatto in un luogo così poco usuale e se fosse autorizzato o meno. Il servizio su questo incontro andato in questa primavera ha causati diversi effetti: il direttore del DIS Vecchione è stato sostituito forse perché non era a conoscenza dell'incontro e il governo ha poi emanato una direttiva che regola gli incontri tra agenti e politici (che dovranno adesso essere autorizzati).

Anche Salvini ha incontrato Mancini in un autogrill nei pressi di Cervia, così sostiene una fonte di Report. Man mano che la storia dell'incontro andava avanti, è saltato il presidente del Copasir della Lega, poi sostituito da D'Urso di FDI, legato ad una azienda che ha interessi con l'Iran. Le audizioni al Copasir sono rimandate dallo stallo al Copasir, finché non arriva la notizia del pensionamento di Mancini.

Il partito di Savini non ha votato per l'elezione al Copasir: forse perché tra i dossier che questo ente deve guardare c'è anche quello sugli incontri al Metropolitan a Mosca.

In studio era presente l'insegnante che ha filmato l'incontro all'autogrill, primo caso di ospite in studio nella storia di Report: l'insegnante ha raccontato dell'incontro e di cosa l'aveva incuriosita, tanto da usare lo smartphone.

Dietro l'insegnante non c'è nulla, nessun complotto, i due filmati durano 24 e 28 secondi, senza audio: Renzi potrebbe star tranquillo, nessuno lo pedinava.

Un cittadino qualunque che ha suscitato tutta questa slavina e che è stata attaccata anche duramente: questa signora è disponibile sia a fare un incontro col senatore Renzi che portare tutto il materiale alla magistratura.

Grazie a questo materiale Report ha approfondito la storia di Mancini: la rendition contro Abu Omar, il dossieraggio del Sismi ai tempi di Pollari, il dossieraggio della security di Telecom a cui ha contribuito una agenzia di un ex agente della Cia.

A questi dossier aveva lavorato un agente dei nostri servizi interni, Marco Bernardini (che per questa vicenda fu condannato): secondo Bernardini, gli incontri in autogrill sono un fatto comune per Mancini.

L'ex agente del Sisde ha lavorato su dossier su politici, sui garanty della privacy e dell'antitrust, sui firmatari del patto Bossi e Berlusconi, su Della Valle.

Dopo il dossier su Della Valle, Berlusconi ad una riunione di Confindustria del 2006 se ne uscì con una allusione contro l'imprenditore marchigiano, alludendo a scheletri nell'armadio: come se quel dossier fosse arrivato all'ex cavaliere.

Anche il Sismi ha commissionato dossier alla security di Telecom Pirelli: Mancini da questa accusa si è salvato per il segreto di stato apposto da tutti i governi, da Berlusconi a Renzi.

Questi poi finivano all'agenzia privata di Spinelli, ex agente Cia a Roma: forse anche la Cia avrebbe potuto conoscere questi dossier.

A cosa servivano? Alcuni per strategie di mercato, ma altri per fini non proprio legati all'imprenditoria: sono gli anni della gestione di Pollari, dove a Roma c'era la centrale di dossier contro giornalisti e politici ostili a Berlusconi e affidata a Pio Pompa.

Sono gli anni in cui una bomba viene ritrovata a Reggio Calabria, negli anni in cui era sindaco Scopelliti, in quel momento in difficoltà. Una bomba, che non esplose ma che cambiò la storia della Calabria.

Bombe e spie di Giorgio Mottola

Sui fondali dello Jonio giace la Laura Cosulich, piroscafo affondato durante la guerra, finita al centro di storie di ndrangheta e terroristi.

Era carica di 1200 tonnellate di tritolo e altro materiale esplosivo: secondo alcune informative del Sismi degli anni duemila, la ndrangheta avrebbe usato l'esplosivo della Laura C. per confezionare delle bombe, sarebbe stato usato anche per Capaci e per altri attentati di Al Qaeda.

Ma un sommozzatore che quasi quotidianamente visitava il relitto esclude queste ricostruzioni: nessuno è masi stato visto raccogliere materiale da questa nave.

Ma secondo un'informativa dei servizi, la bomba ritrovata ad ottobre 2004 nei bagni del comune di Reggio Calabria sarebbe stata realizzata proprio con l'esplosivo della Laura C.

Scopelliti, che aveva appena avuto una scorta su segnalazione di possibili attentati segnalati da Marco Mancini, allora al Sismi, diventa così un simbolo della lotta alla ndrangheta.

Un caso? Mancini è autore di entrambe le informative, quella sull'incolumità del sindaco Scopelliti e quella successiva che rivela la bomba in comune, indicando la posizione esatta dove verrà trovata.

Ed è sempre lui a firmarne una terza, che tira in ballo la nave Laura C. e la 'ndrangheta, parlando esplicitamente di attentato mafioso nei confronti di Scopelliti: una bomba che suonava strana a molti politici dell'opposizione, si era nel momento del decreto Reggio, quando cento milioni di euro furono stanziati dal governo Berlusconi per la ricostruzione della città.

Quella bomba servì a rinsaldare la giunta comunale, che era scossa dalle liti le due correnti di Alleanza Nazionale.

C'è una telefonata tra Gasparri, allora ministro An, e un consigliere regionale della giunta calabra, Basile: Gasparri invita il consigliere a ritirare le dimissioni, per l'attentato di cui ha avuto informazioni direttamente dal Sismi e da Pollari.

Ma Pollari nega di averne mai parlato con Gasparri, di quell'attentato: colpa delle regole di riservatezza, si giustifica l'ex ministro.

Dopo quella bomba cambia la carriera di Scopelliti: diventa un sindaco che lotta contro il malaffare e la ndrangheta, per poi essere eletto alla regione.

Nel 2010, diversi collaboratori di giustizia iniziano a raccontare di quell'attentato e così anche nel processo Gotha contro la ndrangheta dei colletti bianchi: Sebastiano Vecchio, ex poliziotto ed ex ndranghetista, racconta la verità su quella bomba, stando alla sua testimonianza Scopelliti era un uomo della famiglia De Stefano, la bomba è stata una bufala, un qualcosa di preparato anche con l'aiuto dei servizi segreti di Pollari.

Mancini lavorava con Pollari: è lui l'agente che ha scritto quelle relazioni, che servirono a fortificare e costruire un personaggio politico, nell'interesse delle consorterie criminali.

Quella bomba, quell'attentato, è costato 300mila euro, organizzato da servizi e ndrangheta per una convergenza di interessi. E l'abbiamo pagato noi.

L'ex sindaco ha scritto a Report negando la ricostruzione fatta nel corso del processo Gotha, racconta di aver subito intimidazioni, lui e la sua famiglia e di non conoscere la famiglia De Stefano.

L'interrogazione parlamentare di Italia Viva - di Danilo Procaccianti

Il deputato di IV Luciano Nobili ha presentato una interrogazione parlamentare dove chiedeva contro alla Rai di una fattura emessa ad una società lussemburghese, per avere informazioni e costruire un servizio contro Renzi. Ma quell'interrogazione è finita nel nulla.

Certo, secondo il deputato il servizio era un po' deboluccio, “accerterà la magistratura” se ci sono reati, ma la storia delle mail con Casalino era falsa e non esiste nessuna fattura pagata dalla Rai.

Il pacco di Amazon di Emanuele Bellano

Amazon.com faceva l'ingresso nella borsa nel 1997, la società era nata tre anni prima con sede in un garage: oggi Jeff Bezos è l'uomo più ricco ed è uno tra gli uomini più potenti della terra, ha interessi nel settore farmaceutico, nel settore spaziale, nell'informazione col W. Post, nei web service con Amazon Web Service e nel commercio online chiaramente.

Amazon ha 1 milione di dipendenti, che però si sentono come robot, controllati da robot e registrati da robot. Dicono di lui che Bezos sfrutta le persone che hanno bisogno di lavoro, non è il demonio, ma paga le tasse per lo 0,15%, come nessun altro imprenditore al mondo.

Amazon è diventato uno stato, spalmato su tutti i paesi del mondo: chi lo controlla ora? – racconta il consulente di Report Bellavia.

Con la pandemia, Bezos si è arricchito: un 44% in più di fatturato nei primi mesi del lockdown.

Ma un imprenditore che ha uno sguardo poco indulgente nei confronti dei suoi dipendenti o persone che lavorano per lui.

Report è andata a vedere il grande centro di Amazon vicino a San Bernardino: qui Amazon entra nelle università, per creare consumatori a vita fin dai banchi delle scuole superiori.

Amazon organizza lezioni per gli studenti, per farli diventare futuri lavoratori manager.

Amazon da lavoro a tante persone, attira persone in questa zona della California: in questo polo logistico arrivano merci dal lontano oriente e poi camion e aerei consegnano le merci lungo tutta l'America.

E' come se Amazon fosse uno stato dentro uno stato, con un suo aeroporto, con una flotta di 66 aerei che inquinano l'aria, con una flotta di camion che generano traffico lungo le strade di Eastvale. Per mantenere Amazon sul territorio si deve accettare un po' di inquinamento nell'aria: ma sono posti di lavoro poco stabili, nei magazzini c'è un forte turn over perché qui dentro si registrano molti infortuni e le persone vengono incentivate ad andarsene.

Quello che Amazon restituisce al territorio è pari a quello che prende?

I centri commerciali sono strangolati dall'e-commerce (come prima avevano ucciso i negozi di quartiere): il tasso di occupazione non è aumentato nell'Inland Empire da Amazon, la quale produce inquinamento pari a 13 centrali a carbone. E nell'ultimo anno Amazon ha pure incrementato il suo inquinamento.

Inquinamento che nasce anche da AWS, il suo servizio in cloud che ospita i servizi di Netflix.

Lo scorso marzo, in Alabama, i lavoratori di Amazon hanno votato per avere un sindacato indipendente dentro l'azienda: alla fine la proposta non è passata, il referendum è stato vinto a maggioranza dai contrari al sindacato. Su questa votazione c'è stato il condizionamento di Amazon, che ha promesso ai dipendenti migliori condizioni, ha contrastato l'azione dei sindacalisti che volevano informare i lavoratori, ha usato l'arma del ricatto dicendo che se fosse passato il referendum si perdevano posti di lavoro. Ai dipendenti più riottosi, ha dato 2000 dollari per andarsene.

Le urne del referendum erano all'interno dello stabilimento, sotto il controllo delle telecamere, come un grande fratello che controlla la tua scelta, ti fa sentire osservato.

Nelle settimane successive nel mondo sono stati organizzati diversi scioperi negli stabilimenti Amazon: anche in Italia, quando hanno protestato i magazzinieri, i terzisti, persone che prendono un salario ad un passo dalla soglia di povertà.

Dietro l'efficienza di Amazon ci sono comportamenti antisindacali: l'azienda ha assunto del personale per monitorare il personale che poteva avere atteggiamenti ostili, ex militari ed ex agenti, che dovevano fare spionaggio.

Ci sono persone che sono state chiamate dal proprio dirigente che chiedeva loro perché si erano iscritti al sindacato.

Serve una norma europea che contrasti questo andazzo, questo atteggiamento da forte che fa quello che vuole perché le leggi glielo consentono.

Ci sono poi i politici che sono interessati ad Amazon: Report parte dallo stabilimento di Piacenza, che è stato realizzato lì perché erano presenti lavoratori stagionali, dipendenti a basso costo bisognosi di un lavoro.

Anche a Colleferro c'è uno stabilimento, costruito su un terreno vicino alla discarica: il terreno è di proprietà di una società di cui non si conosce nulla, la SPL, schermata da una fiduciaria, dentro questa società ci sono ex parlamentari di destra.

All'amministrazione pubblica tutto questo non interessa, perché al politico quello che interessa sono i 500 posti di lavoro, da usare per propaganda.

Ma che lavori sono quelli di magazzinieri a Colleferro?

Sono lavoratori a tempo determinato, nessun limite del 30% perché lavoratori “svantaggiati” che arrivano da Adecco che sono impiegati in lavori anche usuranti, dove c'è un grande turn over.

Dentro lo stabilimento si lavora ad un ritmo scandito dalla macchina, se hai un rate basso non avrai il rinnovo del contratto: in Italia ha 9500 dipendenti, come dice lei stessa, contribuisce alle spese di questi.

Ma quanti posti di lavoro ha fatto perdere? Amazon ha sfruttato quelle anomalie, quelle mancanze di controlli nel mondo del lavoro.

In un mondo dove si lavora a nero, dove le persone non vedono una busta paga oppure dove nella busta paga non c'è scritto il numero reale di ore lavorate, anche Amazon può sembrare un miraggio.

Quel deserto, di diritti e di tutele, l'ha creato quella politica che oggi plaude ad Amazon perché crea posti di lavoro.

I furbetti della Cassa Covid di Giulia Presutti

Non ci sono solo i giovani che non hanno voglia di lavorare perché tanto c'è il reddito di cittadinanza. Ci sono anche le imprese furbette per aver preso la cassa covid senza averne bisogno. Il gestore della rete gas “2i Rete Gas” ha messo i propri dipendenti in cassa integrazione, pur avendo tenuto aperta l'attività, essendo un settore strategico: eppure questo l'ha fatto la 2i reti e gas, avendo anche un beneficio in termini di bilancio e facendo pure una donazione alla regione Lombardia per 1 milione.

L'azienda ha preso soldi dallo stato, dall'altra chiedeva soldi ai dipendenti per fare beneficenza.

Non solo, 2i Rete Gas ha iniziato a fare acquisizioni, per espandersi: la cassa integrazione è stata fatta solo per opportunismo, spiegava il consulente finanziario ascoltato da Report.

La cassa covid è pagata da noi, forse lo stato, il governo (Conte) doveva controllare meglio queste aziende: certo anche la legge poteva essere fatta meglio, visto che consente di accedere alla cassa anche senza avere una vera diminuzione del fatturato.

Anche il gruppo Conad ha goduto della cassa covid, come anche i dipendenti di Glovo, nonostante nei mesi della pandemia il lavoro non si era fermato. Inps coi suoi mille ispettori è riuscita a fare i controlli su queste aziende?

Non aveva personale a sufficienza e in ogni caso la legge del governo Conte era spuntata.

Anche la Treofan, azienda che produce imballaggi in plastica, aveva chiesto la cassa: ma questa è stata bloccata dalla procura, perché l'azienda stava lavorando, la sua strategia era spostare la produzione verso altri stabilimenti.

Sarebbe una truffa, secondo la procura, una liquidazione nascosta.

In fuga dalle App di messaggistica di Alessia Marzi

Qual è l'app più sicura per la messaggistica, tra Signal, Telegram e Whatsapp?

Report è andata in California, per intervistare mr Signal Moxie Marlinspike, un hacker etico: nessuna pubblicità, niente investitori per Signal.

Signal diventa strumento di comunicazione di massa durante le proteste di Black Lives Matter, non comunica alle autorità i dati dei loro utenti perché non li hanno.

Vogliono creare un ecosistema dove gli utenti sono protetti, nella loro privacy.

In California è stata approvata una norma su questo ambito, paragonabile alla legge europea: a questa hanno contribuito i lavoratori della Silicon Valley quando si sono resi conto a loro spese.

Report ha fatto un esperimento: tra le tre, solo Signal è la app più sicura, perché effettua una cifratura anche del database dei messaggi.

Il finale della puntata Report lo ha dedicato alla cultura, la grande sacrificata di questa pandemia, con una performance in centro Roma di Paolo Fresu

18 maggio 2021

Report – la Campania infelix, gli incontri di Mancini, lo smart working e i sindacalisti in aspettativa

Lavorare in smart working

C'è chi lavora da Lipari, di fronte al mare e al sole calante, grazie allo smart working e ad una connessione internet stabile. Si può lavorare anche da una crociera, come ha fatto Barbara che ha raccontato la sua esperienza a Report.

Non tutti possono permetterselo, però lo smart working potrebbe essere mantenuto anche alla fine della pandemia, servirebbe a ridare linfa ai borghi e a decongestionare le città.

Stefano Boeri immagina un futuro in cui ci sia un mix tra il lavoro in sede, nelle città e il lavoro nei borghi, a distanza.

Ci sono borghi che si stanno attrezzando, come Santa Fiora, che aiutano chi si trasferisce da loro: dal bosco verticale di Milano si passa al bosco reale di Santa Fiora.

Ma ci sono borghi dove la banda larga non esiste: l'Italia è al quartultimo posto in UE per l'accesso alla banda larga e così ci sono paesi che si costruiscono la fibra da soli, come a Cuneo nel paese di Belbo.

A Foggia a Candela hanno messo in piedi un progetto delle case ad un euro, in comodato. E così a Milano gli uffici si spopolano: come si controllano i dipendenti da remoto?

Ci sono aziende che non si fidano dei lavoratori e fanno uso dei pacchetti offerta per spiare i dipendenti e che arrivano a controllare perfino con GPS i dipendenti, usando servizi di agenzie private.

Il telecontrollo uscito dalla porta torna dalla finestra: ma un'azienda che non si fida dei dipendenti, non ha vita lunga, anche perché in alcuni casi l'agenzia di investigazioni private non ha rispettato le regole, andando a spiare la vita delle persone, per scovare i furbetti.

Gli incontri di Mancini

Dopo i servizi di Report con l'incontro di Mancini (dirigente DIS) col senatore Renzi, il governo ha emesso una direttiva per regolare gli incontri dei politici con esponenti dei servizi, che dovranno essere autorizzati.

Ancora non sappiamo il perché dell'incontro, ma secondo il senatore Larussa parlavano della permanenza di Conte al governo, nessun segreto da riferire.

Conte, intervistato da Walter Molino, ha spiegato di aver incontrato Mancini diverse volte, in occasioni ufficiali nelle sedi istituzionali.

Mancini ha riferito dell'incontro ai superiori? Il Copasir ha convocato Vecchione, ex direttore del Dis, per chiederne conto. Raffaele Volpi, presidente del Copasir, ha spiegato che esiste un obbligo di riservatezza per chi lavora nei servizi, dunque il contenuto dell'incontro all'autogrill non può essere rivelato e che non ci sono elementi per dire che dietro quel video ci siano attività di intelligence.

Ma dopo 24 ore dell'incontro al Copasir dove Vecchione aveva dichiarato che l'incontro del 23 dicembre aveva origine personale, Draghi mette al suo posto la dottoressa Belloni, e il Dis ha annunciato di aver aperto un'inchiesta su quanto accaduto.

Conte ha scelto di non confermare né di smentire quanto emerso dai servizi, la voglia di una promozione da parte di Mancini, la ricerca di una sponda in Renzi, forse, o in Conte.

Un altro problema nel mondo dei servizi è quello della poltrona di Volpi, presidente del Copasir: quel posto doveva andare a Fratelli d'Italia: sempre secondo Larussa Volpi non ha ceduto il posto dopo le nomine a sottosegretario. E' stato Salvini a volere che rimanesse al Copasir (e che dunque rimanesse uno della Lega)?

Anche Salvini ha incontrato Mancini, più volte e qualche volta anche in autogrill e in prossimità di Cervia. Oggi Salvini non si ricorda più di questi incontri, fuori dai luoghi istituzionali: si ricorda solo dell'incontro a San Vittore, dopo l'arresto per la rendition di Abu Omar.

Cosa sarebbe successo se anziché l'insegnante ci fosse stato un agente dei servizi, avrebbe potuto intercettare il colloquio tra due persone dello stato, che magari avrebbero potuto essere anche ricattati per quell'incontro.

Sorprende, commenta Ranucci, l'attivismo di Mancini, uomo del Sismi di Pollari, direttore dei servizi ai tempi del dossieraggio contro giornalisti e magistrati ostili al governo Berlusconi.

Terra infelix – i rifiuti campani

SRA è una società che tratta rifiuti della zona di Salerno: non tutti i rifiuti possono essere recuperati, alcuni devono finire in discarica con un costo non indifferente.

La società ha fatto un contratto con una società tunisina (Soreplast) che garantiva un prezzo basso per la gestione in discarica, ma dopo l'invio dei primi container è partita un'inchiesta in Tunisia che ha portato all'arresto del ministro dell'ambiente.

La Soreplast non poteva importare quel materiale, rifiuti domestici, con quella capacità scritta nel contratto con la SRA (120 mila tonnellate): il direttore della società oggi è latitante e il magazzino della società è sotto sequestro.

Aveva fatto un accordo per trattare i rifiuti a 48 euro (mentre in Italia il trattamento costa anche 150 euro), ma quasi sicuramente sarebbero finiti nelle discariche vicine al loro impianto, con un costo di soli cinque euro, con un bel guadagno.

Chi ha autorizzato questa spedizione e questo contratto di rifiuti? Secondo il servizio di Report la regione Campania ha chiesto un parere al console tunisino a Napoli, anche lui ora sotto indagine.

In Tunisia questo scandalo ha fatto rumore, ci sono manifestazioni della associazioni ambientalistiche, ci chiedono di riprenderci i nostri rifiuti, perché non ci sono aziende capaci di trattarli e non sono disposti ad accoglierli nelle discariche.

Secondo la SRA è colpa della regione o della Tunisia: ma la regione ha scelto di non rispondere a Report, dando la colpa alla società salernitana, e a chi ha falsificato gli atti che lei stessa ha avallato.

Arbitro dovrebbe essere il ministero dell'ambiente, focal point secondo la convenzione di Basilea: ma anche il direttore generale al ministero non prende posizione e da la colpa alla regione, i rifiuti dovranno tornare in Italia, ma non si capisce bene a costo di chi.

Pagherà la regione Campania o la SRA, questa montagna di rifiuti che stanno marcendo in un porto della Tunisia? La ditta salernitana non vuole pagare la fideiussione al governo di sei milioni, per il rientro.

Questo inghippo internazionale nasce dal fatto che in Campania mancano strutture per trattare i rifiuti e così succede che materiale lavorato in un impianto per rifiuti, finisca in un terreno nelle campagne del foggiano, “dimenticato” da un trasportatore.

E ora il padrone del campo che si è trovato queste balle di rifiuti dovranno pagare 150mila euro per mandarli in discarica: la polizia locale non ha strumenti per presidiare il territorio, sono solo due agenti al comune di Stornara, dove i rifiuti finiscono dalla provincia di Salerno in campi, in capannoni abbandonati.

Ad Afragola e Acerra nei terreni coltivati è stato steso del compost fuori specifica, prodotto dagli impianti di compostaggio che non poteva essere venduto ai contadini mentre andava smaltito in discarica a pagamento.

I carabinieri sono intervenuti a controllare questi campi quando è stato scoperto che il mais cresceva a macchia di leopardo: dove c'erano queste macchie sotto c'era una maggiore quantità di rifiuti, aghi per insulina, pezzi di vetro, ferro, plastica, pezzi di tappeti..

Questi sversamenti di rifiuti sono stati scoperti dai droni dei volontari delle associazioni ambientali di Acerra: le persone se ne erano accorte dalla puzza che arrivava dai campi, dopo che i camion scaricavano i cumuli di compost fuori specifica.

I volontari hanno fatto la denuncia, ma le cose sono andate avanti ancora, le indagini sono partite solo quando fu scoperto che il mais cresceva a macchia in un terreno dove qua e la sporgono ancora pezzi di plastica.

Il padrone del campo ha aggredito i volontari di Acerra, di fronte alle telecamere di Report: “chi vi ha detto che non è buono il terreno”, gridava ai volontari, ma il terreno è veramente inquinato dicono le analisi dell'Arpac.

Agli agricoltori questo compost fuori specifica viene regalato dalle ditte di smaltimento rifiuti, “per beneficenza”, come la Castaldo High Tech di Giugliano.

Nei documenti, mostrati da Report, risulta che l'azienda porta agli agricoltori del compost denominato “terra felix”, terra fertile, mentre invece si tratterebbe di compost fuori specifica, rifiuti che non possono essere considerati concimi e che potrebbero causare danni per la salute.

Tutto questo succede perché lo stato non controlla, fa finta di non vedere: secondo i volontari di Acerra, il compost “terra felix” non è fertile, le procure di Nola e di Napoli stanno indagando su queste aziende di compost.

Arpac ha interdetto 30 ettari di terreno nella terra dei fuochi, l'istituto superiore della sanità ha trovato una correlazione tra vivere in questi terreni, dove si fa combustione dei rifiuti e ammalarsi di malattie respiratorie, ma nonostante questo, in Campania continuano a proliferare discariche illegali, rifiuti industriali sversati sui terreni, dati alle fiamme.

A Trentola Ducenta l'associazione ha ripreso i roghi alle montagne di spazzatura: “chissà che estate ci aspetterà” si chiedono Biagio e Giovanni, due esponenti, memori dei roghi dell'estate 2020, perché la situazione è peggiorata quest'anno, in questa discarica illegale si trovano rifiuti pericolosi abbandonati lungo la strada per centinaia di metri.

A Villa Literno i comitati avevano trovato montagne di pneumatici che venivano portate lì sistematicamente per bruciarli: dopo le segnalazioni dei fuochi ci fu per la prima volta la rimozione dei rifiuti da parte del comune.

Quest'anno pneumatici non se ne vedono ma quel sito rimane un posto dove le persone scaricano ancora rifiuti con una sorpresa: una serie di carte di credito ancora valide o ancora da attivare di utenti del nord Italia. Bernardo Iovene ha contattato i carabinieri che faranno i loro accertamenti.

Ma dopo tre giorni dalla prima visita, a Villa Literno sono tornati i pneumatici: “questo è diventato un incenerimento ordinario a tutti gli effetti” e ogni rogo è diossina che si espande sulle case.

A Grazzanise Gennaro Parente segnala discariche illegali alle istituzioni: in uno di questi si trovano perfino delle bare. L'area doveva diventare un'isola ecologica, ma al momento si fa discarica abusiva per pneumatici, nonostante esistano impianti di riciclaggio in grado di smaltire tutti i copertoni. Perché chi compra o vende a nero, non può prendersi il contributo per smaltire le gomme.

Come mai le persone preferiscono buttare frigoriferi o pneumatici per le campagne anziché nelle discariche, come succede a Giugliano?

I diversi viceprefetti che si sono succeduti al ruolo di commissario per il contrasto ai roghi sono stati promossi, alla fine del loro mandato: che risultati hanno ottenuti?

Mancano gli impianti di trattamento – è la risposta dell'attuale commissario che però aggiunge che il numero dei roghi sono diminuiti.

I giornalisti di Fanpage hanno smascherato la cattiva gestione di SMA, per uno smaltimento illegale di fanghi: un'inchiesta in cui i giornalisti hanno coinvolto anche un vero camorrista che, a Report, spiega che i rifiuti sono oro per la Camorra.

In quei comuni della terra dei fuochi lo smaltimento dei rifiuti non si paga, caso unico in Italia: ma nonostante questo nelle isole per i rifiuti troviamo pochi frigoriferi, pochi penumatici.

Colpa della cultura del nero, colpa di una cattiva cultura delle persone, dei politici locali che non hanno voglia di inimicarsi chi fa il nero.

La trasparenza nella CISL

Assunzioni fittizie, distacchi sindacali per non pagare contributi e metterli a carico dell'Inps.

Alla richiesta di trasparenza, di informazioni per denunce fatte da sindacalisti stessi ai vertici, la giornalista di Report ottiene come risposta solo insulti, “siete beceri”.

Su queste storie sarà la Guardia di Finanza a stabilire se ci sono reati, da far giudicare poi a dei magistrati. Nell'attesa, come faranno a fidarsi del sindacato le migliaia di lavoratori, pensionati, italiani che si sono iscritti alla Cisl?

17 maggio 2021

Anteprima inchieste di Report – i rifiuti della Campania

Il servizio principale riguarderà le tonnellate di rifiuti esportati illegalmente dalla Campania e dalla terra dei fuochi, anche in Tunisia dove sono arrivati 282 container dal porto di Salerno. Un traffico che ha portato all'arresto del ministro dell'ambiente tunisino.

Un servizio sui sindacalisti in aspettativa, sullo smart working e infine la terza puntata sugli incontri in autogrill con l'agente dei servizi, da un Matteo all'altro.

Il traffico di rifiuti della Campania

Bernardo Iovene torna ad occuparsi della sua Campania e della malagestione dei rifiuti, compresi quei 282 container mandati in Tunisia e che ora rischiano di tornarci indietro. Uno scandalo che in Italia ha avuto una scarsa eco e che invece ha portato alle dimissioni del ministro tunisino dell'ambiente.

Iovene ha girato la regione, andando ad intervistare le associazioni sul territorio e le persone che controllano il territorio: persone come Giuseppe Parente a Grazzanise che col suo lavoro (che dovrebbe essere fatto dallo stato) monitorano la presenza di discariche abusive segnalate poi alle istituzioni.



Come quella scoperta in un'area confiscata: residui di materiali edilizi, resti di bare che qualcuno scarica lì.

A Trentola Ducenta l'associazione ha ripreso i roghi alle montagne di spazzatura: “chissà che estate ci aspetterà” si chiedono Biagio e Giovanni, due esponenti, memori dei roghi dell'estate 2020, perché la situazione è peggiorata quest'anno, in questa discarica illegale si trovano rifiuti pericolosi abbandonati lungo la strada per centinaia di metri.

A Villa Literno i comitati avevano trovato montagne di pneumatici che venivano portate lì sistematicamente per bruciarli: dopo le segnalazioni dei fuochi ci fu per la prima volta la rimozione dei rifiuti da parte del comune. Quest'anno pneumatici non se ne vedono ma quel sito rimane un posto dove le persone scaricano ancora rifiuti con una sorpresa: una serie di carte di credito ancora valide o ancora da attivare di utenti del nord Italia. Bernardo Iovene ha contattato i carabinieri che faranno i loro accertamenti.



Ma dopo tre giorni dalla prima visita, a Villa Literno sono tornati i pneumatici: “questo è diventato un incenerimento ordinario a tutti gli effetti.”

Ad Afragola e Acerra nei terreni coltivati è stato steso del compost fuori specifica, prodotto dagli impianti di compostaggio che non può essere venduto ai contadini e va smaltito in discarica a pagamento.

I carabinieri sono intervenuti a controllare questi campi quando è stato scoperto che il mais cresceva a macchia di leopardo: dove c'erano queste macchie sotto c'era una maggiore quantità di rifiuti. Aghi per insulina, pezzi di vetro, ferro, plastica, pezzi di tappeti...

Questi rifiuti sono stati posti sui campi e fresati assieme al terreno da cui ancora oggi spuntano qua e là pezzi di plastica: mentre Iovene faceva il servizio sul campo, assieme ad uno dei volontari di Acerra, è arrivato il proprietario, che era stato denunciato proprio da questi.

Di fronte alle telecamere stava alzando le mani su queste persone: le indagini della procura sono ancora in corso, ma le analisi sui terreni sono chiare.

I rifiuti campani sono finiti anche in Puglia, nelle campagne del tavoliere delle puglie, nel foggiano a Stornarella: sono rifiuti abbandonati nelle campagne che fanno danno all'agricoltura. Si tratta di materiale imballato, già lavorato in qualche impianto che, invece di smaltirlo come doveva, ha pensato bene di abbandonarlo risparmiando sui costi.

Sono balle di rifiuti che arrivano dalla zona del salernitano e abbandonate per queste strade di campagna nella notte, a volte dopo essere bruciate: oltre al danno ambientale c'è anche il costo della rimozione.

La scheda del servizio: Terra felix di Bernardo Iovene con la collaborazione di Greta Orsi e Roberto Persia

Dal porto di Salerno sono partiti 282 container di rifiuti, scarti da raccolta differenziata, destinazione Sousse, in Tunisia, ma le autorità tunisine li hanno definiti illegali. Sono state arrestate sette persone tra cui il ministro dell’Ambiente, funzionari della dogana e dell’agenzia nazionale dei rifiuti, sono indagate altre 11 persone tra le quali il console della Tunisia a Napoli. Un affare che ha destato uno scandalo nazionale nel paese nordafricano. Nella vicenda è coinvolta un’azienda del salernitano che scarica tutte le responsabilità sulla Regione Campania. Report ha intercettato la stessa tipologia di rifiuti nelle campagne del foggiano e seguito con mesi di riprese insieme ai volontari di Acerra lo spargimento di finto compost sui campi della terra dei fuochi. Infine le telecamere di Report sono tornate nei luoghi dove puntualmente bruciano rifiuti ingombranti o speciali: secondo uno studio dell'Istituto superiore di sanità ci sarebbe una correlazione tra salute e inquinamento nella terra dei fuochi.

L'aspettativa sindacale

Claudia di Pasquale lo scorso anno aveva fatto un servizio sui dirigenti della CISL e sulla poca trasparenza del sindacato: un servizio che era stato poco gradito ricevendo perfino l'accusa di voler mettere in discussione il ruolo dei sindacati.

Questa sera si occuperà della legge che tutela l'aspettativa sindacale, riportando alcuni casi di abusi, sindacalisti assunti in modo fittizio da imprese da cui ricevevano uno stipendio senza svolgere alcuna attività.

Come l'ex responsabile delle vertenze Cisl di Milano, di cui se ne parla nell'anteprima: si chiamava Carlo Russo, prima di morire ha consegnato le sue buste paga ad un suo collega fidato perché facesse chiarezza, Pippo Foti ex segretario della Fisascat Lombardia.

“Mi aveva confidato che la Cisl di Milano non aveva le risorse per pagare l'intera retribuzione per cui gli propose l'assunzione presso una società che avrebbe pagato una parte della sua retribuzione.”

Il sindacato così avrebbe risparmiato sugli stipendi e sui contributi: il sindacato avrebbe pagato solo 1200 euro, i restanti 700 sarebbero arrivati da un giro di 4 imprese di pulizie per alberghi con nomi diversi.

Questa persona ogni due anni si trovava così con un nuovo datore di lavoro con cui però non lavorava mai, perché lui lavorava a tempo pieno per l'ufficio legale della CISL.

La giornalista ha cercato di contattare queste società: la prima aveva sede presso un business center a Milano ma è stata messa in liquidazione nel 2016, da una signora dell'Ecuador con domicilio in una associazione che si occupa di persone disagiate, persone prese dalla strada. Forse una testa di legno, un nome da mettere su un foglio per far vedere che la liquidazione della società era avvenuta in regola.

Una seconda società aveva sede in una palazzina a Roma, anch'essa liquidata da una equadoregna. Una terza società, da cui Carlo Russo era stato assunto, aveva sede presso un ufficio che veniva usato per la corrispondenza e che è poi stato chiuso per morosità.

“Ad un certo punto Carlo era anche perplesso da questa situazione” confida l'amico alla giornalista che non è riuscita ad avere un'intervista dall'allora segretario organizzativo della sede Cisl di Milano, Gilberto Mangone, mentre il segretario generale di Milano che si è trincerato dietro un “non ero io che me ne interessavo e non ho nulla da dire”

La scheda del servizio: L'aspettativa di Claudia Di Pasquale con la collaborazione di Federico Marconi e Giulia Sabella

L'aspettativa sindacale non retribuita è prevista e tutelata dall'articolo 31 dello Statuto dei lavoratori. È un importante diritto, che consente ai lavoratori chiamati a ricoprire un incarico sindacale di svolgere in piena autonomia e libertà il proprio mandato. Il decreto legislativo 564 del 1996, varato quando il ministro del Lavoro era Tiziano Treu, ha però specificato che l'aspettativa sindacale non retribuita può essere riconosciuta solo dopo "un periodo non inferiore a sei mesi". Significa che il lavoratore può essere distaccato dopo almeno sei mesi di lavoro effettivo. L'Inps ha anche specificato che "la contribuzione figurativa non è riconosciuta a chi, non essendo dipendente dell'azienda al momento dell'incarico sindacale, è stato assunto successivamente, nel corso dello svolgimento del mandato o incarico per il quale è fatta richiesta". Lo scopo è anche quello di evitare assunzioni fittizie, finalizzate solo a ottenere l'aspettativa sindacale non retribuita. In questo caso, infatti, i contributi previdenziali sono figurativi, cioè vengono accreditati dall'Inps che poi liquiderà la pensione. Ma l'obbligo dei sei mesi di lavoro viene sempre rispettato?

Lavorare in smart working

Lo smart working è un'opportunità per fermare il consumo di cemento nelle grandi città, per ripopolare le cittadine della provincia, un'opportunità per i borghi turistici (è sufficiente una connessione di rete) e la possibilità per i pendolari di riconquistarsi quelle ore di tempo spese sui treni regionali (che non verranno potenziati nemmeno dal PNRR che potrebbe diventare un'occasione mancata).

La scheda del servizio: Smart working in progress di Max Brod con la collaborazione di Greta Orsi immagini di Matteo Delbò e Chiara D'Ambros

Con la pandemia tutto il mondo, Italia compresa, ha iniziato a sperimentare lo smart working. Da una parte ci sono i datori di lavoro che ci credevano ancor prima del Covid, dall'altra c'è chi, per paura dei cosiddetti "furbetti", non si fida a lasciare i lavoratori a casa. È così che cresce la richiesta, per gli investigatori privati, di spiare i dipendenti. Non tutti però sono così diffidenti. Ci sono aziende che vedono aumentare la produttività grazie allo smart working e molti dipendenti hanno iniziato a scegliere le location più disparate per la loro postazione di lavoro: addirittura le navi da crociera. Migliaia di piccoli borghi in via di spopolamento, poi, sognano di rinascere grazie al lavoro agile. Sempre che arrivi anche qui l'elemento fondamentale per lavorare da remoto: l'internet veloce.

Quelli che si incontrano agli autogrill

Non ci sono solo gli incontri “anomali” del Matteo rottamatore col dirigente del DIS (la struttura che coordina l'attività dei servizi interni ed esterni), incontri che hanno suscitato la reazione scomposta di Renzi e dei suoi fedelissimi, culminata con l'esposto alla magistratura e dell'interrogazione parlamentare del deputato Nobili, basata su un dossier patacca che Report aveva intercettato per tempo.

Anche l'altro Matteo (Salvini) si è incontrato in sedi non ufficiali con Marco Mancini. Questo è quanto risulta a Report che ha posto la stessa domanda di Renzi a Salvini che, al giornalista ha risposto prima di non ricordare e poi ha escluso ogni incontro in sedi che non fossero “istituzionali”.

Ne fa una anticipazione Il Fatto Quotidiano con un articolo di Alessandro Mantovani:

Insomma, potrebbe esserselo dimenticato. Una cosa è certa, la frequentazione tra i due ha radici antiche: “Mancini – racconta Salvini – l’ho incontrato ripetutamente, lo andai a visitare per la prima volta in carcere a San Vittore quando fu arrestato ed ero consigliere comunale”. Fu arrestato due volte a giugno e a dicembre del 2006, quando Salvini era consigliere a Milano, prima per il sequestro di Abu Omar e poi per lo spionaggio alla Telecom. Il suo vecchio amico Giuliano Tavaroli, che era alla Telecom, alla fine patteggiò, mentre Mancini ne uscì prosciolto, come per il rapimento dell’imam da parte della Cia, anche perché i governi confermarono il segreto di Stato sulle attività del Sismi di Nicolò Pollari di cui faceva parte, con ruoli di crescente rilievo fino all’incarico di capodivisione operazioni.

Chissà se il Copasir chiederà un'audizione anche per Salvini, dopo quella di Renzi, dopo aver chiesto al Dis un’indagine interna su Mancini, anche sulla base delle rivelazioni dell’ex emissaria del cardinale Angelo Becciu, Cecilia Marogna (di cui si era occupato un servizio di Report ad aprile)”.

La direttiva del presidente Draghi impone che d'ora in avanti gli incontri tra politici e agenti dei servizi debbano essere autorizzati dai vertici dei servizi, poche ore prima della direttiva – racconta l'anticipazione del servizio – Salvini era intervenuto per difendere Renzi: “incontrare esponenti dei servizi di sicurezza è normale, io ne ho incontrati a decine”.

Ma Salvini difende Renzi perché anche lui in questi anni ha incontrato Mancini più volte, lo rivela una fonte a Report, incontri avvenuti anche in autogrill e in prossimità di Cervia, quando Salvini si recava al Papeete.

Su Repubblica di ieri Carlo Bonini ha lasciato intendere che l'incontro tra Renzi e Mancini fosse auspicato dal procuratore Gratteri, grande amico di Renzi (così dice il giornalista di Repubblica) e anche di Mancini, con un'allusione molto pesante nell'articolo, perché si fa intendere che questo rapporto sia nato quando Mancini e Pollari aiutavano Gratteri a trovare “asseriti” arsenali di ndrangheta.



Gratteri ha smentito su tutta la linea e spero che voglia ribattere a questa accusa a mio avviso molto velenosa.

La scheda del servizio: Gli autogrill segreti di Walter Molino con la collaborazione di Federico Marconi

È possibile per un politico incontrare un agente dei servizi segreti in occasioni non istituzionali? Dopo la rivelazione di Report sul colloquio tra il senatore Matteo Renzi e il capocentro del Dis Marco Mancini all'autogrill di Fiano Romano, il governo Draghi ha diramato una nuova direttiva per regolamentare i rapporti tra politici e 007. Ma prima di questa direttiva, erano veramente possibili questo tipo di incontri? Attraverso interviste esclusive, tra cui quella al presidente del Copasir Raffaele Volpi, Report ricostruisce le ripercussioni successive al rendez vous tra Renzi e lo 007, che si intrecciano con quelle sul controllo parlamentare sui servizi di sicurezza.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.