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04 maggio 2021

Report – dietro il complotto di Berlusconi

Il filmato dell'incontro misterioso di Renzi con un dirigente dei servizi e l'audio di un giudici che aveva condannato Berlusconi: queste le due storie al centro delle inchieste di Report di ieri sera.

Prima un servizio di Giuliano Marrucci sulle console dei giochi e sugli effetti che hanno sui ragazzi.

Gli effetti dei videogiochi

Si stima che il mondo dei videogame possa arrivare valere 300 miliardi nei prossimi anni: il giornalista ha scoperto perché osservando i figli che giocavano a Fortnite durante il lockdown, un gioco online in cui si gioca con altre persone in rete.

“Ci shoppi le skin su Fortnite, altrimenti ci bannano dal team”?

Se vuoi giocare e mantenerti a livello degli altri giocatori devi comprare con soldi veri dei profili virtuali: siccome dobbiamo apparire più fighi nel mondo virtuale, dobbiamo comprare, questo dice l'azienda dei videogame che oggi sta influenzando il linguaggio dei ragazzi.

Coi soldi veri si comprano le v-buks, monete virtuali con cui comprare poi le skin, gli aspetti che i personaggi hanno nel gioco: con 20 euro ti compri una skin, non cambia nulla nel gioco in sé, è solo immagine. Come l'immagine del trapper che ha cantato all'evento online di Fortnite lo scorso anno: il gioco si è trasformato in un mondo parallelo.

Ci sono giochi dove più spendi e più hai possibilità di vincere e poi giochi dove anche se spendi non hai certezze di vincere e non sai nemmeno su cosa spendi: un esempio è Fifa, per esempio, quando compri le bustine virtuali (pagate con soldi veri) non sai cosa prendi, è come se fosse una giocata d'azzardo.

La strategia è questa, giochi gratis da scaricare ma poi paghi per avere delle features per essere più figo, per comprare le bustine: la commissione europea sta studiando questo mondo per capire le conseguenze e le dipendenze che si creano nei ragazzi.

I ragazzi di dieci anni vengono spinti per comprare di più coi soldi dei genitori, con microtransazioni da poche decine di euro?

Dove finiscono poi questi soldi? Finiscono in “quasi” paradisi fiscali, in Irlanda, in Lussemburgo, in Londra, dove la fiscalità per le aziende è agevolata, al 10% degli introiti al netto delle spese (il 5% per i soldi che finiscono in Svizzera)

Gli acquisti dalla Play station finiscono a Londra, dove si paga il 10%. Niente rimane in Italia, chi ci pagherà la sanità (per quei ragazzi a rischio ludopatia)?

L'Oms aveva iniziato uno studio sulla dipendenza, ma poi con la pandemia è arrivata persino a consigliare i video giochi.

L'incontro inedito di Renzi – babbi e spie

Può capitare che un senatore incontri un dirigente dei servizi segreti, non c'è nulla di male.

Ma perché in autogrill?

Il 12 aprile Report si era occupata delle trame e della corruzione in Vaticano, di Becciu e dei legami coi servizi di Cecilia Marogna (che aveva messo in piedi un servizio segreto parallelo) per delegittimare i vecchi dirigenti dei servizi in scadenza.

Un intreccio in cui dentro troviamo il faccendiere Ferramonti, uno dei promotori delle leghe meridionali ai tempi delle stragi, poi tornato alla notorietà per la vicenda del padre dell'ex ministro Boschi. Proprio sulla deputata di Italia Viva Ferramonti aveva fatto pressioni per far cadere il governo Conte: “se buttavano giù quel cretino di Conte gli davamo una mano”, portando dei voti – aveva confidato Ferramonti. Telefonate (che secondo Ferramonti erano rivolte a Renzi) a cui l'ex ministra non ha mai risposto.

Renzi, nell'intervista che ha concesso a Report, è stato netto: non conosce Ferramonti e invita i giornalisti di Report a spendere meglio i soldi del contribuente.

Nei giorni delle telefonate di Ferramonti, Renzi attaccava Conte sulla delega ai servizi, sebbene anche Gentiloni non aveva ceduto la delega dei servizi: “E' diventato uno scontro politico dopo due anni che Conte non cedeva la delega e dopo l'incontro di Conte con esponenti del governo Trump” – ha spiegato l'ex presidente.

Il 23 dicembre 2020 Renzi a L'aria che tira chiede polemicamente come mai Conte si tenga le deleghe e poi va a trovare Verdini in carcere. Tornando a casa, all'autogrill di Fiano Romano incontra una persona che lo stava attendendo.

Dentro l'autogrill qualcuno li nota e li riprende: la persona con cui Renzi parla è Marco Mancini, dirigente del DIS che, a fine incontro, dice a Renzi che sa dove trovarlo, mettendosi a disposizione.

“Chi ve lo ha dato il video?” ha chiesto Renzi, secondo cui l'incontro con Mancini era previsto a Roma ma poi è saltato e così ha chiesto al dirigente dei servizi di raggiungerlo in autostrada.

Ma come faceva Renzi dell'esistenza di questo video, visto che il giornalista di Report non l'aveva menzionato ad inizio intervista?

Certo, difficile pensare ad un caso, per questo video, come difficile pensare che all'incontro si siano scambiati solo i babbi natale di cioccolato.

A dicembre 2020 c'erano in ballo le nomine dell'Aise e del DIS: Mancini sperava in una nomina più importante, poi saltata.

L'ex collaboratrice di Becciu Marogna stava facendo dossieraggio in Vaticano, assieme ai servizi nazionali: aveva rapporti col direttore dell'AISE Carta con cui ha vantato diverse operazioni di cooperazione, ma dopo che Carta si dimostra meno collaborativo, la Marogna si rivolge ad un altro funzionario dei servizi, Tavaroli, che la mette in contatto con Mancini.

L'idea di Mancini e Tavaroli era “disturbare” Carta, dice la Marogna: sembra una storia di spionaggio, un thriller, dove si fa fatica a seguire il filo del discorso e capire cosa sia vero o cosa inventato, tutto ruota attorno ai servizi, centrale nella crisi di governo, centrale anche nei dossier della Marogna.

Il nome di Marco Mancini è ingombrante, come anche Tavaroli: quest'ultimo cercava di mettere le mani sulla chat della Marogna con Carta, per poterlo poi attaccare: queste chat le erano state chieste anche dall'ex giornalista Luca Fazzo, sospeso nel 2006 per i suoi rapporti poco trasparenti col Sismi e con Mancini, ai tempi del rapimento di Abu Omar.

Le indagini dei magistrati di Milano scoprirono che c'era una strategia per cui nel Sismi si davano indicazioni ai giornalisti su cosa dovevano scrivere – racconta il giudice Spataro: tra i giornalisti imbeccati dal Sismi viene citato Renato Farina, autore di diversi articoli a difesa di Becciu, dopo le inchieste de l'Espresso.

Marco Mancini è stato uno dei protagonisti della rendition di Abu Omar, un episodio che non fa onore alla storia del nostro paese, perché conferma che anche in questo paese per combattere il terrorismo si deve fare terrorismo, della sudditanza del nostro paese nei confronti degli Stati Uniti – è sempre Armando Spataro a parlare.

Il Sismi era stato informato dell'operazione e ha dato spazio ad agenti della Cia per rapire l'Imam: Pollari e Mancini sono stati condannati in primo grado ma poi assolti in appello perché poi tutti i governi, da Berlusconi a Renzi, hanno posto il segreto di stato.

Mancini è stato coinvolto anche nella vicenda dello spionaggio dentro la Telecom, con dossier compilati su uomini dello spettacolo e dell'informazione.

LA vicenda dello spionaggio Telecom si collega al suicidio di Adamo Bove, ex direttore della security Tim, che aveva consegnato alla Digos i numeri di cellulare degli agenti del Sismi coinvolti.

Nonostante questi incidenti di percorso, Abu Omar e Telecom, la carriera di Mancini non si interrompe, grazie ai suoi rapporti con la politica racconta un ex agente del Sismi.

Mancini cercava una sponda in Renzi per la nomina di Mancini?

L'ex presidente ha negato aggiungendo anche che da quando non è più presidente non mette più bocca su queste nomine e insinuando un pagamento fatto da Report in Lussemburgo.

Sigfrido Ranucci ha chiarito che non è stato pagato nulla per quel video, nessun bonifico in Lussemburgo c'è stato, aggiungendo anche che Renzi farebbe bene a chiarire bene quell'incontro, per il ruolo che ha in Italia.

Dall'inchiesta di Report emersa una rete che pensavamo non ci fosse più: la fonte Betulla, Farina, che scrive contro Report, l'agente Mancini, Tavaroli, la Marogna e il cardinale Becciu.

Erano gli anni del dossieraggio di Pio Pompa, un impiegato del Sismi, contro giornalisti e politici avversi all'ex presidente Berlusconi.

Dossieraggi per creare quella macchina del fango che non ha mai smesso di funzionare.


Il complotto contro Berlusconi

La campagna stampa dei giornali di Berlusconi contro il giudice Esposito è stata una vergogna, basandosi di confidenze raccolte da persone durante le cene a cui il giudice aveva partecipato.

LA sua colpa aver condannato l'ex presidente per frode fiscale, per la frode carosello con cui aumentavano i costi in modo fittizio dei film acquistati dall'estero.

Fatale fu la cena a base di pasta e patate a Scalea, con Franco Nero: in questa cena l'imprenditore Massimo Castiello racconta di alcune dichiarazioni che Esposito oggi nega di aver mai fatto. Castiello non parla col giornalista, perché sotto processo.

Alla cena era presente anche un altro commensale, Domenico Fama, che quelle frasi non le ha sentito, come confermato anche da Franco Nero.

Titoli e prime pagine basate sulle parole sentite da un imprenditore, questo è il giornalismo di Sallusti.

Giornalismo su cui si è basata la denuncia dell'avvocato Saccomanno, ora a fianco di Salvini: denuncia finita poi nel nulla.

Il giudice Esposito ha presentato una denuncia contro Castiello per false dichiarazioni: davanti ai giudici sono chiamati sia Fama che Franco Nero. I magistrati di Milano condannano la moglie di Castiello, che avrebbe agito così per visibilità politica.

LA seconda vicenda in cui è stato coinvolto Esposito riguarda la sua vacanza a Ischia all'Hotel Svizzera negli anni precedenti la sentenza: l'albergo è di proprietà del coordinatore di Forza Italia De Siano e anche qui alcuni dipendenti riportano diverse frasi del giudice contro Berlusconi, registrando anche un video nello studio dell'avvocato Larosa.

Oggi il bagnino dell'albergo (che ha riportato le affermazioni di Esposito) abita nella villa di De Siano sull'isola e oggi, assieme al cameriere, ha scelto di non rispondere alle domande di Luca Chianca.

Tutto fatto di loro spontanea volontà, garantisce oggi il senatore De Siano, non ha fatto alcuna pressione per portarli davanti all'avvocato e registrare quel video, usato poi da Berlusconi per il suo ricorso di fronte alla corte dei diritti dell'uomo in Europa.

Infine l'audio del giudice Amodeo Franco, pubblicato dal giornale Il riformista, dove la sentenza veniva definita una porcata.

Berlusconi l'ha tenuta riservata per anni quella registrazione, fino alla morte del giudice Franco: Franco si è incontrato con Berlusconi per tramite di Cosimo Ferri, ex magistrato dalle mille relazioni.

Chi ha registrato questo audio? Il regista dell'operazione rimane Berlusconi, il suo staff ha registrato di nascosto il giudice Franco in questi incontri anomali.

Nelle registrazioni Franco parla dell'incompetenza della sezione feriale, una affermazione falsa, poiché in quella sezione c'erano giudice competenti (tra cui lo stesso Franco) come Esposito e D'Isa.

Dunque di che complotto parlano Porro, Sallusti e Sansonetti? Confondono i processi Mediatrade col processo Mediaset: per questo Sansonetti è stato sanzionato dall'ODG del Lazio.

C'è dell'altro: Report ha scoperto che il giudice Franco aveva cercato di registrare i colleghi mentre erano riuniti in camera di consiglio e stavano decidendo sulla condanna di Berlusconi.

Lo hanno raccontato due altri giudice del collegio, Aprile e D'Isa, che però non lo hanno denunciato successivamente la sentenza.

Aprile lo ha raccontato a Palamara che, intervistato da Chianca, racconta a sua volte delle pressioni ricevute da Franco per arrivare alla condanna: ma se non era d'accordo con la condanna, perché ha firmato quella sentenza?

Franco con Berlusconi racconta di aver parlato della “porcheria” col consulente giuridico di Napolitano, Lupo e che dunque l'ex presidente della Repubblica sapeva.

Le richieste affinché Franco intervenisse presso il presidente Napolitano, nei giorni prima della sentenza, non è la sola anomalia: negli audio si sente la voce di Berlusconi dire che Letta era andato dal presidente della Cassazione, Santacroce.

“È andato Gianni Letta da Santacroce e ci ha detto: ‘Ormai avete quel collegio lì e ve lo tenete. Abbiamo un relatore assolutamente sopra le parti’ (Franco, ndr)”.

Anche il procuratore della Cassazione Mura sarebbe stato “toccato”, racconta Berlusconi:

“Il procuratore di Cassazione, andiamo a toccarlo con un nostro amico”.

Ma alla Cassazione, Mura fa una requisitoria dura. Tutto questo materiale è sul tavolo della corte dei diritti dell'uomo a Strasburgo, che dovrà decidere sulla terzietà dei giudici che hanno condannato Berlusconi, su nastri dove parla una persona morta e di testimonianze di bagnini e camerieri di un senatore di Forza Italia.

03 maggio 2021

Anteprima delle inchieste di Report: il complotto contro Berlusconi e i videogame

Questa sera si parla di audio e filmati, come quello del giudice Franco sulla sentenza della cassazione su Berlusconi e, successivamente, quello a cui si è arrivati seguendo il filo della corruzione in Vaticano e che porta ad un altro ex presidente del Consiglio.

La puntata non è ancora andata in onda e già sono partite le polemiche, “siete ossessionati da Renzi”, “perché non parlate di Conte e di Davigo..”: anche questo è frutto del “sistema” dentro la Rai, secondo cui è bene quando si fa giornalismo non si deve scomodare la politica (e il potente di turno) e dove si deve attaccare la parte avversa quando è in disgrazia.

Report si era occupata mesi fa del caso Eni, del finto complotto per screditare Zingales, delle trame dell'avvocato Amara, di sentenze pilotate.

Come anche Report aveva incalzato l'ex commissario Arcuri sui suoi acquisti (e lo stesso aveva fatto Presadiretta, l'altra trasmissione di inchiesta): solo persone che non hanno mai seguito Report o che sono in malafede possono pensare che le inchieste siano fatte per screditare o meno una parte politica.

Il complotto contro (?) Berlusconi

Ce l'aveva sempre fatta Berlusconi, una volta per prescrizione, una volta per una legge ad personam che cancellava il reato. Fino al 1 agosto 2013 quando la corte di Cassazione presieduta dal giudice Esposito convalidò la sentenza di condanna per frode fiscale, Mediaset ha evaso tasse per 7 milioni di euro.

Sette anni dopo la condanna spunta un audio su cui è registrata la voce di uno dei giudici di quella corte che definisce una “porcheria” quella sentenza. Oggi quel giudice è morto e nessuno potrà chiedergli conto di quella frase, ma ci sono delle domande a cui possiamo dare una risposta: chi lo ha registrato e perché?

Luca Chianca ha intervistato il presidente della collegio che condannò Berlusconi:

“dopo quella sentenza ricevetti molte lettere minatorie, telefonate di ingiurie, di minacce ..”

Ed era solo l'inizio: i giornali dell'ex presidente dedicarono oltre quaranta articoli contro il giudice Esposito in una campagna stampa andata avanti per giorni.

Dopo la sentenza spuntano dei testimoni, dei partecipanti ad alcune cene precedenti la sentenza, in cui il giudice Esposito dava dei giudizi tranchant su Berlusconi e addirittura annunciava che gli avrebbe fatto un mazzo così” - racconta il diretto de Il giornale, Alessandro Sallusti.

Cene avvenute nella località scelta dal giudice per trascorrere le sue vacanze, all'Hotel Svizzera a Ischia, di proprietà del senatore di Forza Italia De Siano.

Nel marzo 2014, il responsabile del ristorante, il bagnino e il cameriere dell'albergo del senatore De Siano vengono convocati nello studio dell'avvocato di Berlusconi Bruno La Rosa che li registra mentre dicono quello che avrebbero ascoltato dal giudice Esposito, ospite dell'albergo

“chi è il vostro proprietario? .. ah, sta con quella chiavica di Berlusconi .. se mi capita gli farò un mazzo così”.

Domenico Porcera, bagnino della struttura e accusatore del giudice vive oggi in un villa dove compare il nome del coordinatore di Forza Italia in Campania, Domenico De Siano.

L'altro testimone è il cameriere Giovanni Fiorentino: anche lui riporta nel video alcune espressioni pronunciate da Esposito sull'ex presidente: Luca Chianca è andato ad ascoltarlo oggi, senza successo poiché il cameriere ha declinato l'intervista, “se no va a finire male”.

Così il giornalista è andato ad incontrare di persona il senatore De Siano, dopo una serie di contatti telefonici finiti in niente: non li ha forzati a raccontare quelle cose, quelle cose il giudice le ha dette, i suoi dipendenti (che oggi vivono nella sua villa) le hanno ascoltate. E' stata, secondo il senatore, una decisione spontanea dei dipendenti.

Le cene in vacanza non hanno portato bene ad Esposito: nel 2011 a Scalea, in un bar un suo amico gli presenta il suo socio d'affari, Massimo Castiello. Si parla di pasta con le patate e dell'arrivo di Franco Nero a Scalea: il giudice era appassionato dei suoi film e così, due anni prima della sentenza, cenano tutti assieme a Villa Sandra, davanti il golfo di Policastro.

In quella cena Esposito avrebbe confidato di “punire” Berlusconi: lo racconta sempre a Il giornale Massimo Castiello, padrone di casa e ammiratore di Berlusconi.

Esce un articolo, “se becco Berlusconi gli faccio un mazzo” dove Castiello riporta le parole pronunciate da Esposito durante la cena: parole mai dette dal giudice. Chi ha ragione, Castiello o Esposito?

L'imprenditore ha scelto di non rispondere alle domande di Report perché sotto processo: “io rispondo solo al mio giudice naturale”.

Esposito dovette rispondere di fronte al CSM anche della sua intervista a Il Mattino, fatta da Antonio Manzo ad un'ora di distanza dalla sentenza : “cominciai a parlare della sentenza di condanna” ricorda il giornalista che era anche amico del giudice, che non voleva parlare del processo.

Il 5 agosto Manzo richiama Esposito per fare una vera intervista e decidono di concordare un testo che deve essere approvato da entrambi: nel testo era presente questa frase “il presidente spiega la sentenza” e si aggiunge anche che “Berlusconi è stato condannato perché sapeva ..”.

Che è una stupidaggine, commenta oggi Esposito, perché un imputato non viene condannato perché sa, ma perché ritenuto responsabile dei fatti imputati.

L'intervista de Il Mattino e quel titolo “Berlusconi condannato perché sapeva” viene ripresa da tutti i TG e al CSM, su richiesta dei membri laici del PDL viene aperta un'istruttoria contro il giudice per aver anticipato le motivazioni della sentenza.

“Ma vi pare che dire 'Berlusconi sapeva' significa anticipare 208 pagine di motivazione in cui si descrive tutto il sistema delle frodi carosello: noi condanniamo perché Berlusconi era l'autore, il creatore, colui che porta avanti il sistema.”

Nella commissione disciplinare che deve giudicare Esposito si trova l'ex magistrato Luca Palamara, appena eletto al CSM: “stavamo giudicando la storia recente d'Italia” fu il suo commento, perché “se avessero condannato il presidente Esposito avrebbe sicuramente influito uno dei componenti del collegio che quella decisione aveva emesso”.

Ma il CSM dove discutere “solo” dell'opportunità o meno di fare quella intervista, non della sentenza di condanna: alla fine il CSM assolse Esposito per l'intervista che rimane dunque legittima, anche perché avvenuta dopo una sentenza di condanna definitiva.


Ma per Il giornale, quell'intervista sarà tema di prima pagina, dove Esposito è definito come bugiardo: ma cosa si sono detti l'ex giudice e il giornalista de Il Mattino?

“Il principio del non poteva non sapere è giuridicamente sostenibile?”

“Ma no, assolutamente no, non poteva non sapere che significa, chista è una stupidaggine, si ma non m'fa non m'purtà 'ncopp a stu terreno.. noi non andremo a dire chill 'non poteva non sapere, potremo dire, diremo nella motivazione eventualmente tu venivi portato a conoscenza di quello che succedeva.”

Non è la stessa cosa, sono sottigliezze: Il Mattino e il suo giornalista mettono in bocca al giudice Esposito cose non dette: il titolo del giornale è una sintesi giornalistica, c'è poi l'inserimento di una domanda mai fatta, che secondo i giornalisti rende più chiara l'intervista, perché altrimenti sembrava troppo generica.

Anche su questa intervista c'è stato un processo contro il giornalista Manzo, finita con la sua assoluzione in primo grado.

Ma in questo articolo c'erano le anticipazioni della sentenza, tali da dividere l'Italia in due mondi, pro o contro Esposito? “Onestamente no” la risposta di oggi di Manzo.

E poi c'è questo video, in cui parlano Berlusconi e l'ex giudice Amedeo Franco:

“presidente io che devo dire, io per me se trovo un modo anche per sgravarmi la coscienza perché mi porto questo peso, ci continuo a pensare ..”

Franco era relatore del collegio presieduto da Esposito: dopo la sentenza, Franco si incontra in modo riservato con Berlusconi almeno tre volte senza sapere di essere registrato.

E qui entra in scena l'ex magistrato dalle mille relazioni, oggi in Italia Viva, Cosimo Ferri: alle cene erano in tre, Ferri Berlusconi e Franco, quindi uno dei tre ha registrato: “io non ne sapevo niente” ha risposto l'ex magistrato Ferri a Luca Chianca. E dunque rimane Berlusconi unico registra dell'operazione?

Ai margini di questo nastro, raccontava ieri sera Sigfrido Ranucci, si sente Berlusconi che confessa di aver tentato di “avvicinare” il procuratore generale della Cassazione.

Si parlerà poi di un altro audio, relativo all'incontro avvenuto in un autogrill tra Matteo Renzi e Marco Mancini, agente dei servizi, nei giorni in cui il leader di Italia Viva chiedeva a Conte la delega ai servizi: questo incontro è avvenuto successivamente alla visita di Renzi a Verdini, in carcere ed è stata filmata da una testimone che era presente e che ha scritto alla redazione (dopo la puntata dello scorso 12 aprile).

La persona con cui Renzi si è incontrata e l'ex agente del Sismi Marco Mancini di cui Report aveva parlato nel servizio di aprile sulla corruzione in Vaticano.

Oggi Mancini è un dirigente del DIS, il dipartimento dei servizi che coordina e controlla le attività di AISI e AISE: l'ex presidente Renzi ha correttamente accettato di rispondere alle domande di Danilo Procacciati sul perché di questo incontro, “inusuale”: si doveva incontrare a Roma con Mancini e per un disguido l'incontro è avvenuto all'autogrill.

La scheda del servizio: IL COMPLOTTO di Luca Chianca con la collaborazione di Alessia Marzi

Silvio Berlusconi viene condannato il 1 agosto 2013 per frode fiscale nel processo Mediaset. La sentenza parla di 7,3 mln di euro evasi. Secondo i giudici Berlusconi è l'ideatore e sviluppatore del sistema che consentiva la disponibilità di denaro occulto direttamente o attraverso persone di sua fiducia. Presidente del collegio arbitrale è il giudice Antonio Esposito che dopo la lettura del dispositivo di condanna dell'ex presidente del Consiglio diventa il bersaglio di una campagna di stampa che si è protratta fino ai giorni nostri. Quando esce la sentenza spuntano diversi testimoni che sostengono che il giudice Esposito avrebbe dato dei giudizi tranchant su Berlusconi.

Report si è messo sulle tracce dei testimoni, scoprendo che poi alcuni smentiscono, altri vengono indagati e una donna è condannata per falsa testimonianza. La vicenda torna d'attualità la scorsa estate perché viene diffusa la notizia che la sentenza sarebbe stata un'esecuzione politica per mano giudiziaria. A raccontarlo a Berlusconi è Amedeo Franco, morto due anni fa: è il relatore del collegio che qualche mese dopo la sentenza va a Palazzo Grazioli dal Cavaliere. Il giudice però durante quegli incontri riservati viene registrato a sua insaputa. Report è entrato in possesso dell'audio originale di quelle conversazioni, alcune inedite, che ribaltano il racconto fatto finora da alcuni organi di stampa e ha ricostruito quanto accaduto in Cassazione anche grazie alle interviste esclusive a tre giudici che facevano parte di quel collegio.

Il business dei videogame

Giuliano Marrucci racconterà di come l'industria dei videogiochi punti ai ragazzini, creando una dipendenza per spingerli a comprare nuove features per essere al passo con gli altri giocatori online.

La scheda del servizio: GAME OVER di Giuliano Marrucci con la collaborazione di Eleonora Zocca

Con le restrizioni contro i contagi da Covid-19 l’industria dei videogame si è affermata come il settore dell'intrattenimento con il maggiore giro d’affari. Un modello di business innovativo, dove all’acquisto del titolo in uscita si è sostituito un incentivo continuo a effettuare piccole spese mentre si gioca, ricorrendo in alcuni casi a meccanismi tipici del gioco d’azzardo. Solo che in questo caso i giocatori sono spesso ragazzini e sulle paghette che riversano in queste piattaforme i big del settore hanno trovato il modo di pagare poco o niente.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.