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21 maggio 2026

La continuità del male di Tomaso Montanari


 

Introduzione

Le radici che non gelano

George Orwell ha scritto che “per vedere quello che abbiamo sotto il naso, occorre un grande sforzo”. Ciò che abbiamo sotto il naso è un serissimo pericolo, perché l’Italia si trova nelle mani di una destra – quella guidata da Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica – che è ancora fascista.

Fascista è chi il fascista lo fa – potrebbe essere questa in estrema sintesi l’idea che sta dietro al saggio di Tomaso Montanari sulla destra italiana. Una frase presa a prestito da Michela Murgia che, come tanti altri intellettuali, non aveva fatto fatica a scorgere il volto del fascismo storico dietro i tratti di questa destra.
Se usi gli stessi argomenti del ventennio, se le tue politiche si basano sugli stessi principi, se i tuoi nemici sono gli stessi nemici del fascismo mussoliniano, beh, non possiamo che non concludere che la tua politica si pone in continuità con quella portata avanti dal regime fascista che ha sgovernato l’Italia per vent’anni e lasciando ancora dentro l’animo degli italiani il seme del male. Nonostante i lutti, le morti, le macerie, la miseria in cui ci ha lasciati.
Attenzione, non stiamo parlando del saluto romano, del fez, dei pantaloni alla zuava o la camicia nera. Quel folklore è solo lo specchio delle allodole per distogliere l’attenzione dal vero problema: i tratti somatici di questa destra, le famose “radici che non gelano mai” espressione tanto cara ai meloniani, non sono questo.

Lo spiega molto chiaramente lo storico Tomaso Montanari andando ad analizzare: se si analizzano i temi che Meloni e questa destra ripetono si ritrovano, con una sovrapposizione sorprendente, gli stessi concetti del fascismo del secolo scorso. Per comprenderlo bisogna andare oltre il ritratto che un mondo dell’informazione, fin troppo clemente, ha fatto di questa destra, analizzando i discorsi, i riferimenti storici, le riforme (?) portate in Parlamento e fatte approvare a colpi di decreto.

.. in Italia il governo Meloni sta disapplicando la Costituzione democratica e antifascista, differenziando i diritti in base alla presunta identità razziale, restringendo le libertà e concentrando tutti i poteri (a partire dal legislativo e dal giudiziario) in mano all’esecutivo.

È questo il lavoro fatto da Tomaso Montanari partendo dalle radici razziste e xenofobe ben presenti nei partiti dell’attuale maggioranza. Non potendo più parlare di razze, per non incorrere nell’accusa di razzismo, si usa la più tenue espressione di “etnia italiana” da difendere di fronte all’invasione degli immigranti che pretendono di toglierci le nostre usanze. Avete presente il presepe?

Avete presente quella che i giornali hanno chiamato gaffe del ministro Lollobrigida (cognato della presidente dunque meritevole di un posto al governo) ovvero il discorso sulla sostituzione etnica?

“Non possiamo arrenderci al tema della sostituzione etnica..”

Si dice etnia, ma si intende razza: la sostituzione etnica, sostenuta dalla sinistra, dall’Unione Europea, dalla finanza ebraica, gente come Soros (ma Fratelli d’Italia non erano i difensori di Israele?). Un tema che arriva pari pari dal ventennio che è tornato attuale fino ad oggi.

È un continuo noi contro gli altri nei discorsi degli esponenti di questa destra, dove gli altri sono tutti quelli diversi da noi, che non dobbiamo considerare come qualcosa che ci arricchisce. Gli ebrei, i comunisti, ieri, gli immigrati, l’islam oggi (a meno di non dover andare nei paesi arabi col piattino ad elemosinare per dei contratti).

Dobbiamo difendere le nostre radici giudaico cristiane – quante volte l’avete sentita questa espressione, ma cosa vuol dire? Cristo era quello venuto al mondo per salvare tutto, per unire e non per dividere. Anche i “non gentili”. Ma almeno il Vangelo lo avranno letto?

.. un altro Fontana – Attilio, attuale presidente della Regione Lombardia – a dire chiaramente che “non possiamo accettare tutti gli immigrati che arrivano: dobbiamo decidere se la nostra etnia, la nostra razza bianca, la nostra società devono continuare a esistere, o devono essere cancellate”

Dobbiamo difendere i confini, dobbiamo proteggere la nostra razza dai barbari che attendono là fuori per sostituire la nostra civiltà. Perché la nostra civiltà occidentale (qualunque cosa significhi) è l’unica degna di esistere, sempre a proposito di razzismo.

Ecco allora che lo Stato deve difendere gli italiani, le famiglie, rigorosamente fatte da un uomo e una donna con tanti figli. Ed è così che la sessualità, la procreazione, l’orientamento sessuale, diventano questioni di Stato, non più questioni legate alla sfera individuale delle persone.

Persone che sono cittadini italiani solo per sangue: l’ossessione per lo ius sanguis è strettamente legata alla “questione identitaria”, uno straniero, specie se con la pelle scura, non potrà mai essere italiano. Anche se nato in Italia, se ha studiato qui, se qui lavora e paga le tasse.

La propaganda della destra era già pronta scatenarsi dopo i fatti di Modena dove un ragazzo con problemi psichiatrici ha falciato in auto diverse persone. Revochiamo la cittadinanza agli stranieri che compiono reati – queste le proposte (anti costituzionali e ancora una volta razziste) di questa destra che campa alimentando le paure degli italiani, stretti tra la crisi, l’inflazione, il lavoro sempre più povero. Italiani a cui la destra mostra come unico nemico lo straniero.

Spiega Montanari come nel modello di “nazione” che la destra e Meloni hanno in mente “non c’è spazio per il conflitto sociale e non c’è spazio per il dissenso politico. Le opposizioni, i dissidenti, i critici diventano “disfattisti”, “nemici della patria” ..”

Da qui nascono gli attacchi ai sindacati (accusati di fare scioperi per il weekend lungo), ai magistrati il cui potere diffuso riconosciuto dalla Costituzione è visto come un intralcio all’azione del governo, che essendo eletto è l’unico che interpreta veramente la volontà popolare.

Queste le parole del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che riferendosi al blocco della Corte dei Conti sul progetto per il ponte sullo Stretto, ai pronunciamenti dei giudici sui migranti deportati nel CPR in Albania, ha parlato di “aggiramento della volontà popolare attraverso la strada giudiziaria”.
Ecco a cosa serviva allora la riforma Nordio, a mettere i magistrati al loro posto, sotto il controllo dell’esecutivo, unico organo depositario della volontà del popolo.

Anche la donna deve tornare al suo posto (in questo modello di nazione): basta con l’emancipazione, col desiderio di fare carriera, la donna che essere solo mamma e dare figli alla nazione per difendere la nostra razza. Altrimenti non è una vera donna.

Per Fratelli d’Italia (un partito che, fin dal nome, ritiene che le “sorelle” d’Italia non abbiano diritto a una autonomia, se non altro, linguistica), quello della donna non è un ruolo autonomo: in primo luogo, non autonomo dalla funzione di madre.

Anche questa è una eredità che arriva direttamente dal fascismo.

Dopo le donne, la scuola essere tornare al suo posto: non deve educare, non deve aprire la mente ai ragazzi ma deve formare, perché sin dalle scuole nei giovani si deve inculcare il principio che ognuno deve stare al proprio posto. I ricchi e le classi egemoni sopra, i poveri sotto.

Secondo le indicazioni date dal ministro Valditara, la scuola deve valorizzare i grandi momenti della storia patria, i “grandi” della nostra storia, magari annacquando certe parti poco piacevoli per la destra (il fascismo e la compressione dei diritti, la guerra di liberazione, l’antifascismo e la Resistenza). E poi i protocolli firmati assieme al ministero della Difesa “protocolli con diverse forze militari e civili per promuovere iniziative nelle scuole: dall’intesa con il Viminale”.
Una scuola modello spartano?

Nel modello meloniano di società guai a parlare di ascensore sociale, peggio, di conflitti sociali: si rischia di passare per nemici della nazione, per terroristi.

La loro visione antilibertaria emerge chiaramente dai decreti sicurezza che riducono gli spazi per il dissenso (anche quando esercitato in modo non violento), la possibilità di manifestare, di far sentire la propria voce.
Grottesco che lo faccia una destra che si dichiara libertaria, ma forse la libertà per questa destra – ancora fascista nei tratti profondi scrive Montanari – è libertaria solo per le idee del più forte.
Ma questi sono tratti che vediamo in tutte le destre al mondo, compresa la destra israeliana. A proposito di Israele e Netanyahu, si arriva poi ad un paradosso per cui oggi i migliori amici della destra israeliana siano proprio i Fratelli d’Italia di Meloni, gli eredi di quelli che gli ebrei li spedivano nei campi di concentramento.

La continuità del male ci mostra, in modo abbastanza dettagliato, il vero volto di questa destra: come nella lettera di Alla Poe, sebbene sia sotto i nostri occhi non riusciamo a vederne il loro disegno complessivo. Che è qualcosa di tremendamente pericoloso: è sufficiente prendere tutte le riforme fatte da questo governo, nella scuola, sulla giustizia, sul lavoro, sul welfare. Sulla forma di governo. Tutte riforme che vanno contro i principi della Costituzione: l’eguaglianza, i diritti uguali per tutti, lo Stato che deve abbattere le barriere, la difesa del paesaggio. Il salario dignitoso.

La destra liberista e la destra fascista hanno in comune la riduzione a mezzo, a strumento, della persona umana: al servizio del profitto di pochi

È bene che si inizino a chiamare le cose col loro vero nome: questa regressione della politica, della cultura (che quando è critica contro il potere è bersaglio dei suoi attacchi e Montanari ne sa qualcosa), del pensiero (e penso all’aumento dell’astensionismo perché i cittadini si stanno disaffezionando alla politica), stanno preparandoci il terreno a tempi bui, “un terreno molto favorevole alla continuità di quello stesso male.”

I capitoli del libro:

  • Il cuore nero dell’ideologia – la difesa della razza
  • L’idea della nazione: sangue, destino, Sparta
  • L’identità bio-culturale, la difesa della civiltà occidentale
  • Antisemiti per Israele
  • Rimettere le cose a posto: il ruolo delle donne
  • Contro l’eguaglianza
  • Cultura e scuola: pensare come si deve
  • Guerra alla Costituzione: la dittatura del governo


La scheda del libro sul sito di Feltrinelli
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

02 gennaio 2022

La linea della palma

"Forse tutta l'Italia va diventando Sicilia… A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno… La linea della palma… Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato… E sale come l'ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l'Italia, ed è già oltre Roma…"

Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta

Leggendo le reazioni stizzite al tweet di Tomaso Montanari (a commento del discorso di fine anno), penso che veramente in pochi abbiano letto Sciascia e in pochissimi abbiamo capito il significato di questa metafora sulla palma.

Un paese dove si esorta i giovani a prendersi il futuro e dove la politica non fa nulla contro la precarietà, i salari bassi, la tutela della sicurezza sul lavoro (più di mille morti nel 2021).

Un paese dove l'informazione per mesi ha corteggiato i no vax e poi si indigna se esistono persone che non si vaccinano.

Un paese dove si parla di Berlusconi come candidato per la presidenza.

16 giugno 2021

Bei tempi - l'ideologia dello status quo (articolo di Tomaso Montanari)

Bei tempi quelli in cui c'era una maggioranza, una opposizione e poi degli organi di controllo.

I tempi in cui erano chiari i concetti di destra e sinistra, la parola buonista non era ancora una parolaccia, come nemmeno sentir parlare di ideologie.

Benvenuti nei tempi post moderni e forse anche post pandemia: quelli in cui dobbiamo essere felici se una autocrazia autodefinita di competenti governa da sola tagliando fuori partiti e parlamento.

Tempi in cui si spacciano per ottime e abbondanti ricette conservatrici, buone solo a conservare lo status quo, ovvero le disuguaglianze, le storture, i privilegi per pochi. Basta sentir parlare di ridistribuzione, controlli, tutele, ambientalismo (nel senso di bloccare cementificazioni e consumo del suolo), viva la ripartenza, viva il nuovo boom che ci attende .. 

Leggete l'articolo pubblicato da Tomaso Montanari oggi sul Fatto Quotidiano

Draghi, l’ideologia dello status quo

Potere&politica - Chi critica l’operazione “migliori” è accusato di fare propaganda. E invece è la “crescita” a essere imposta come dogma. Così l’establishment può scaricare le sue responsabilità sulle sue vittime

La risposta alle mie critiche a Mario Draghi e al suo governo è spesso sul piano del metodo: avrei l’imperdonabile colpa di essere “ideologico” (l’ultimo a dirmelo è stato il direttore di Repubblica). Chi sta col governo sarebbe ‘pragmatico’, cioè obiettivo, chi si oppone sarebbe invece ‘ideologico’, e cioè propagandistico.

Quest’uso della parola ‘ideologia’ è di per sé sintomatico del ribaltamento avvenuto negli ultimi decenni. Nel linguaggio filosofico marxista, quello che l’ha più largamente usata, ‘ideologia’ significava “l’insieme delle credenze religiose, filosofiche, politiche e morali che in ogni singola fase storica sono proprie di una determinata classe sociale… in quanto tale, l’ideologia, lungi dal costituire scienza, ha la funzione di esprimere e giustificare interessi particolari, per lo più delle classi proprietarie ed egemoni sotto l’apparenza di perseguire l’interesse generale o di aderire a un preteso corso naturale” (così, sinteticamente, il vocabolario Treccani). È precisamente in questo senso che è davvero, e profondamente, ideologica la posizione di quelli che sostengono lo stato delle cose come una sorta di dogma senza alternative.

Il sostegno a Draghi e al suo governo ha assunto fin dall’inizio toni ultraideologici, addirittura religiosi: i giornali e i giornalisti di sistema l’hanno raccontato come l’uomo della provvidenza, un re taumaturgo capace di risanare il Paese col semplice tocco delle mani. Come succede appunto con le ideologie, nessun dato di realtà è riuscito a incrinare il dogma. Il mito del governo “di alto profilo” (Mattarella dixit) non si è dovuto misurare con i nomi imbarazzanti, a tratti mostruosi, di ministri e sottosegretari. Il mito che si tratti di un governo libero dai partiti non ha risentito dall’evidenza di un condono fiscale e di una riapertura affrettata imposti dalla Lega. Il mito di un governo verde (“La rivoluzione verde di Draghi”, ha titolato Repubblica) non appare scalfito dalla resurrezione di nucleare, inceneritori, Ponte sullo Stretto, o da un Pnrr che continua a consumare suolo per Grandi Opere in buona parte inutili, e dunque dannose. Il mito dell’efficienza mimetica di Figliuolo non risente dell’ovvietà per cui le dosi ci sono state solo quando gli sono state recapitate, né dell’incredibile caos su AstraZeneca, né dell’irresponsabile accelerazione propagandistica che ha portato il governo a benedire gli Open Day delle Regioni per i minorenni. Il mito di un governo che lotterebbe contro le diseguaglianze non si è dissolto dopo lo sdegnato ‘no’ di Draghi alla pallidissima proposta di tassa di successione di Enrico Letta. No: la realtà non esiste, esiste l’ideologia del governo dei migliori.

Ma c’è qualcosa di più profondo. Questa ideologia non è certo stata messa a punto per sostenere Draghi, anzi è vero il contrario: e cioè che Draghi è l’espressione più autorevole, in Italia, del pensiero unico occidentale che ha condotto il mondo sull’orlo del baratro ambientale, sociale e politico. Quel pensiero unico si riassume nella “fede nel mercato… ovvero nel fatto che i meccanismi del mercato siano i principali strumenti per realizzare il bene pubblico”. Sono parole di Michael Sandel (La tirannia del merito, Feltrinelli 2021), che insegna Teoria del governo ad Harvard. Non per caso egli usa una parola che ha a che fare con l’ideologia per eccellenza, la “fede”. Una fede condivisa, nota Sandel, da tutti i leader e dai partiti del centrosinistra globale, da Clinton a Blair al nostro Pd. In una pagina che cita esplicitamente anche quest’ultimo, Sandel nota che questo fronte politico, “prima che possa ambire a riconquistare il sostegno pubblico, deve rivedere il proprio modo tecnocratico orientato al mercato di approcciarsi al governo e deve inoltre riflettere su un elemento più impercettibile, ma altrettanto importante: l’atteggiamento verso il successo e il fallimento che ha accompagnato la crescita della disuguaglianza negli ultimi decenni”. L’operazione Draghi punta a evitare proprio questa riflessione, blindando l’ortodossia ideologica: riportare al governo il Pd, e riportarcelo insieme ai populisti che avevano raccolto il consenso contestando l’ortodossia, significa affermare che non c’è nulla da cambiare, nessun errore da riconoscere. Il discorso di Draghi a Rimini nell’agosto scorso era esattamente questo, uno sperticato manifesto ideologico: l’imperativo era “la crescita” e l’obiettivo era impedire, sono parole sue, “una critica contro tutto l’ordine esistente”. Difficile dire cosa possa essere più ‘ideologico’ che continuare a propugnare una crescita infinita in un pianeta finito, e continuare a difendere un “ordine esistente” già di fatto collassato.

Le parole di Sandel sull’ideologia del successo e del fallimento spiegano l’ondata di criminalizzazione dei lavoratori che sta montando in questi giorni: a essere colpevolizzato è chi, ridotto in povertà, riesce a sottrarsi a un ‘lavoro’ schiavistico grazie al reddito di cittadinanza (l’odiato frutto ‘di sinistra’ del populismo al governo). Ancora una volta l’establishment sta dando la colpa alle vittime, invece di accettare e analizzare il fallimento della globalizzazione di mercato: è l’errore drammatico che ha portato a Trump presidente, e alla Brexit. E perseverare – con accanimento ideologico – in quell’errore significa continuare ad alimentare il consenso di chi solo apparentemente è contro il sistema: e cioè correre verso l’abisso di governi di estrema destra anche in Europa occidentale, a partire dall’Italia.

Stare con chi vince (con i ricchi, con il privilegio, con i padroni…) sarebbe pragmatico, stare dalla parte degli sconfitti (i poveri, i discriminati, i lavoratori) sarebbe ideologico. Invece, sono due ideologie: la prima a difesa dei presunti ‘dati di fatto’ certificati da ‘esperti’ al servizio dello stato delle cose, la seconda fondata su alcuni valori scardinanti. In Italia sono i valori dell’articolo 3 della Costituzione: un’eguaglianza non di opportunità (comunque oggi lontanissima!), ma di condizione finale, “che permetta, a quanti non ottengono grandi ricchezze o posizioni di prestigio, di vivere una vita decente e dignitosa” (Sandel). La necessità di “dare a ogni uomo la dignità di uomo” (Calamandrei).

Si può scegliere tra l’ideologia conservatrice del mercato e quella riformatrice della Costituzione: ma far passare la prima come l’ordine naturale delle cose è solo disonestà intellettuale.