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14 maggio 2023

Vatican Tabloid, di Pietro Caliceti

“Questo romanzo è opera di fantasia”.

Come in tanti romanzi che prendono spunto da eventi drammatici della nostra storia, anche nelle prime pagine di questo Vatican Tabloid (che è la naturale prosecuzione del precedente L’Opzione di Dio) è presente il dovuto disclaimer inserito per evitare eventuali problemi legali. Ma se la storia è opera di fantasia, sono reali i personaggi storici citati, come il papa polacco Wojtyła, il presidente americano Ronald Reagan e così tanti altri.

Come è anche reale il dolore della famiglia Orlandi, i genitori di Emanuela, la ragazza scomparsa un pomeriggio del 22 giugno 1983 a Roma e mai più ritrovata. Un caso che ha suscitato tanta attenzione sui media, che ha portato a tante inchieste, finite nel nulla.
Non riesco ad immaginare cosa devono aver provato in tutti quei giorni, poi settimane, poi mesi, i genitori di Emanuela, il fratello Pietro, rimasti senza notizie di questa ragazza di quindici anni, nel mezzo di tutte le ipotesi investigative (la tratta delle bianche, un sequestro per ritorsione contro la detenzione di Ali Agca, la famosa pista internazionale), le telefonate dei vari intermediari, gli appelli del papa, sempre più radi, come la speranza di vederla ritornare.. Nemmeno un corpo su cui piangere il proprio dolore.

Scrive lo scrittore Pietro Caliceti che il rapimento (o la scomparsa) di Emanuela Orlandi è il nostro caso Kennedy: una storia che è come un buco nero dentro cui si fa fatica a distinguere i contorni, su cosa sia lo Stato, quali siano i confini tra le istituzioni e la criminalità. Dentro questo buco nero troviamo la Chiesa, o meglio il Vaticano, lo Ior, e ancora una volta è difficile distinguere i confini tra religione e fede e l’essere un centro di potere, economico e finanziario. Un buco nero che ha inghiottito la vita di una ragazza, e forse anche quella di un’altra coetanea, Mirella Gregori, ma che nel suo vortice ha catturato la credibilità del nostro paese, del Vaticano, rivelando anche i giochi sporchi dei governi occidentali in Europa e nel mondo.

La storia della scomparsa di Emanuela Orlandi e tutto quanto è accaduto successivamente (le telefonate alla famiglia, gli strani intermediari, fino alla telefonata a Chi l’ha visto, la scoperta del flauto di Emanuela, la scoperta delle ossa nella sede della Nunziatura..) viene raccontata passo dopo passo nel romanzo: è come un gioco dell’oca, ogni volta che si arriva ad una conclusione questa viene subito bocciata. La pista internazionale (i turchi, la Stasi, il Kgb), il rapimento da parte della banda della Magliana, un ricatto contro Wojtyła per il suo anticomunismo, no un ricatto al Vaticano da parte di qualcun altro, qualcuno che aveva interessi ben più concreti del comunismo e del povero Ali Agca (l’attentatore bulgaro del papa). Qualcuno che aveva usato lo Ior e Marcinkus, per i suoi affari sporchi.

Ad un certo punto del racconto inizia a girare la testa per tutta la girandola di ipotesi e per tutti i personaggi storici che fanno capolino: Mirella Gregori (una cittadina italiana scomparsa il 7 maggio del 1983), i boss della Magliana, Enrico De Pedis, la sua fidanzata Sabrina Minardi. Il papa polacco, il presidente della banca del Vaticano, il cardinale americano Marcinkus (“La Chiesa non si governa ad avemarie ”), il comandante della guardie svizzere Alois Estermann...

Poi l’arcivescovo Oscar Romero, ucciso a San Salvador dai militari dello squadrone della morte, foraggiati dalla più grande democrazia al mondo, gli Stati Uniti d’America dell’ex attore Reagan. Lo scontro con la chiesa sudamericana e la scomunica della teologia della liberazione, definita dal papa polacco come marxismo, la contestazione in Nicaragua da parte della folla radunata per assistere alla messa. La lotta al comunismo in sudamerica, da una parte e i finanziamenti da parte della CIA ai regimi, come quello di Somoza.

La guerra al comunismo, il finanziamento ai Contras, la CIA. Lo stesso schema a cui si era prestato il Vaticano..

In un unico grande gioco di potere lo scandalo Iran Contras, le armi agli squadroni della morte per trucidare i campesinos in Centro America (come la strage di El Mozote in Nicaragua), il mondo diviso in blocchi e zone di influenza, gli americano che non volevano un’altra Cuba nel loro giardino di casa.

La verità è che erano loro stessi, lo scandalo; ma non nel senso di Paolo. Era uno scandalo che avessero tradito la loro missione, che avessero tradito Cristo.

Ma forse questo è solo un romanzo: “Questo romanzo è opera di fantasia”.
E allora partiamo dal romanzo.

Giorno 1, ore 10:00
Città del Vaticano, Palazzo Apostolico
Warren Hamilton scostò la tenda, quanto bastava per sbirciare fuori senza farsi vedere. Piazza San Pietro era gremita di gente. Sparse qua e là sventolavano bandiere dei Paesi più diversi. Quasi impercettibile, schermato dai vetri blindati, arrivava l’eco di cori stonati che si accavallavano tra loro.

Finalmente il cardinale Warren Hamilton ce l’ha fatta: ha vinto la sfida per arrivare al soglio pontificio battendo il suo rivale appartenente all’ala tradizionalista, Vignale, morto poco prima del conclave. Ora è papa col nome di Pietro II: questa è la sua occasione per salvare una chiesa ad un passo dallo scisma, una chiesa sempre più lontana dalla gente, dai suoi problemi. Una chiesa che per tornare ad essere credibile deve riformarsi: ecco allora l’idea di un nuovo Giubileo, un nuovo anno santo, ma questa volta che abbracci tutto il mondo e tutte le religioni.

Riconquistare il rapporti coi fedeli, che oggi “sentono, che tutto questo è sull’orlo del collasso. Che siamo a fine corsa, inadatti, improbabili, senza un’identità, in bilico tra il buonismo new age e il fanatismo della messa in latino.”

Al suo fianco il segretario personale Alessio Macchia: nel precedente romanzo, l’Opzione di Dio, aveva eseguito una indagine per conto di Hamilton sullo Ior, per cercare prove da usare contro gli attacchi che l’ala tradizionalista gli avrebbe rivolto. Proprio indagando sui conti della banca del Vaticano aveva fatto una scoperta che l’aveva sconvolto e che l’aveva costretto a fare, quasi letteralmente, un patto col diavolo. Si tratta di una storia che metteva assieme Vignale, il suo rivale, con lo Ior fino all’Isis.

Ma, all’improvviso, a sconvolgere i piani, arriva una lettera in Vaticano diretta al papa in persona.

Il messaggio era di una sola riga, anch’essa scritta al computer. Ridacci i nostri soldi o morirai..

Chi ha mandato questo messaggio al papa? Contemporaneamente nel palazzo della Nunziatura, che si trova a Roma in territorio italiano, vengono ritrovate altre ossa:

Dopo una ventina di minuti Antonio urtò qualcosa di duro. Si chinò e smosse la terra con le mani. Poi si sollevò di scatto e lanciò un urlo verso il nero. «Idris! Qui ci sono delle ossa!»

Nello stesso palazzo nel 2018 durante dei lavori erano stati trovati dei resti umani risalenti però a diversi secoli precedenti. Questa scoperta era stata sufficiente a far ritornare a galla la storia delle due ragazze scomparse, Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, riaprendo così il discorso sulle varie piste investigative e gli scandali che avevano toccato diversi cardinali coi loro legami con la banda della Magliana.

..andate a vedere chi è sepolto nella cripta della Basilica di Sant’Apollinare e del favore che Renatino fece al cardinal Poletti, all’epoca. E chiedete al barista di via Montebello [la telefonata alla redazione di Chi l’ha visto nel 2005 che per la prima volta lega assieme il caso Orlandi e la banda della Magliana]

La lettera di minaccia, la scoperta di queste ossa: il caso Orlandi sembra un’araba fenice che risorge dalle sue ceneri, dalle tante archiviazioni facendo capolino a distanza di anni, come se esistesse un “grande vecchio” che ha interesse a tenere viva questa storia.

.. il Vaticano aveva messo in piedi un proprio servizio segreto: una rete sempre più fitta di laici e religiosi i quali, a differenza dei servizi di molti Paesi, questa rete non aveva una denominazione, né una sigla. Anche quel nome, L’Entità, [..] non aveva nulla che lo giustificasse

Il papa incarica il responsabile dei servizi segreti, l’Entità, di capire chi stia dietro la lettera, quanto sia seria questa minaccia a pochi giorni dall’inizio del giubileo.

In parallelo anche la polizia italiana si muove nelle sue indagini sulle ossa: viene incaricata la vice ispettore Laura Zacchi della “Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione” che a capo della sua unità, riprende in mano tutte le carte del caso Orlandi, ripartendo dalla sua scomparsa.

Altre forze si muovono nell’ombra in questo romanzo che ha il ritmo del thriller ma che si basa su fatti storici: sono in tanti, sia all’interno della chiesa che al di fuori, che non apprezzano la nuova linea “rivoluzionaria” del papa, questo Giubileo aperto a tutte le religioni, questa voglia di rompere vecchi equilibri di soldi e potere. In un crescendo di tensione seguiremo queste due indagini parallele che ci porteranno indietro nel tempo e che riporteranno a galla tutte quelle brutte storie di cui abbiamo parlato prima, all’apparenza scollegate ma legate assieme da un unico filo.

Il romanzo di Pietro Caliceti, scritto nei mesi della pandemia con un intenso lavoro di ricerca durato due anni, formula una sua ipotesi sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Ma, come si è detto, questa è tutta frutto della sua fantasia: non lo sono però i riferimenti storici, che l’autore riporta nel suo sito a questo link. Così come non è frutto della fantasia la scomparsa di Emanuela Orlandi (e di Mirella Gregori). A lei e al coraggio, l’ostinazione del fratello Pietro va tutta la nostra vicinanza umana nella speranza che un giorno, si spera non troppo lontano, si arrivi alla verità. 

La scheda del libro sul sito di Baldini Castoldi editore

Il blog dell’autore Pietro Caliceti

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

31 gennaio 2022

Anteprime di Report: l'operazione scoiattolo, i soldi dell'obolo e le cure al Covid

Ora che abbiamo eletto il presidente della Repubblica salvando l'establishment e il festival di Sanremo, c'è tempo per parlare del mancato presidente, il candidato Berlusconi e la sua operazione scoiattolo.

Giorgio Mottola tornerà sullo scandalo dell'investimento fatto coi soldi dei fedeli per comprasi un palazzo a Londra. Infine un servizio che racconta quali sono oggi le cure al Covid.

Un ripassino di storia

Alla fine l'operazione scoiattolo non è andata in porto: Berlusconi non è riuscito a trovare un numero sufficiente di deputati, senatori e rappresentanti delle regioni per essere eletto presidente della Repubblica e coronare così il suo sogno.

Eppure per settimane gli sono andati tutti dietro di fatto bloccando l'intero centrodestra nel poter fare altre candidature per il Quirinale: nessuno dei giornalisti, dei solenni opinionisti da studio, dei retroscenisti della politica italiana aveva niente da ridire sulle ambizioni di Berlusconi. Nonostante il suo passato, le sue frequentazioni, la sua politica passata attraverso le leggi ad personam, la sua condanna. Report fa così un ripassino politico concentrandosi sugli ultimi anni del governo Berlusconi III (o IV).

Luca Bertazzoni ha intervistato Noemi Letizia, finita dentro uno scandalo (mediatico) per una festa di compleanno nel 2009 in cui era stato intervistato anche l'allora presidente del consiglio:

Chi è Noemi Letizia oggi?

Io sono Noemi Letizia e sono nota per la mia festa di 18 anni un po’ movimentata. Una festa, un’occasione che mi ha lasciato una macchia addosso, una macchia che non mi appartiene e non è la mia, ma con la quale ho dovuto convivere per anni e che ha influenzato anche la mia vita in maniera molto negativa.

La scheda del servizio: OPERAZIONE SCOIATTOLO di Luca Bertazzoni con la collaborazione Goffredo De Pascale, Edoardo Garibaldi

Dopo aver provato a cercare i voti del Parlamento con la cosiddetta “operazione scoiattolo”, alla fine Silvio Berlusconi ha rinunciato alla candidatura alla Presidenza della Repubblica. L’inchiesta di Report ripercorre gli ultimi anni di vita del quarto governo Berlusconi, la crisi politica che ne ha determinato la caduta con l’avvento dei tecnici a Palazzo Chigi. Il racconto intreccia lo scenario economico di quel periodo e le vicende giudiziarie che hanno influenzato l’attività politica di Silvio Berlusconi: i processi Ruby uno, Ruby Bis e Ruby Ter. Per la prima volta parla in esclusiva con Report, Noemi Letizia, nota per la sua festa di 18 anni del 2009 a cui partecipò fra lo stupore di tutti l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

L'affare londinese

Giorgio Mottola torna ad occuparsi di uno dei più grandi scandali della storia del Vaticano: i soldi per l'obolo di San Pietro, versato dai fedeli e spesi per comprare il palazzo degli ex magazzini Harrods a Londra, una storia che passa attraverso broker spregiudicati e arriva fino ad un politico italiano. Il processo in Vaticano è cominciato e sotto giudizio ci sono alti prelati, consulenti finanziari e broker.

Dove essere un affare sicuro, l'acquisto del palazzo a Londra, invece questo scandalo ha rivelato che i soldi dei fedeli sono finiti al centro di una vera e propria truffa che sembra ripercorrere lo schema reso celebre nel film “pacco, doppio pacco e contropaccotto”.



“Noi ci abbiamo creduto, ci siamo cascati dentro” racconta nel corso degli interrogatori presso la gendarmeria vaticana monsignor Perlasca , ex capo dell'ufficio amministrativo, la cassaforte della segreteria di Stato: è stato lui ad aver avviato la compravendita del palazzo di Londra.

“Certamente non l'abbiamo fatto né perché era Mincione, né perché.. perché purtroppo nella vita si sbaglia anche”.

Interessante ricostruire il giro che fanno i 15 milioni di euro quando vengono incassati da Torzi, uno degli intermediari dell'operazione: i primi cinque finiscono in tasca a Mincione (all'epoca consulente finanziario del Vaticano), gli altri dieci finiscono nella galassia societaria del broker molisano Torzi, 3 ml alla JCI, 125mila alla sua partecipata, la JCI Capital, una società di investimenti in cui erano presenti Torzi e altri personaggi illustri della politica italiana. L'ex sottosegretario alla alla comunicazione Botti, l'ex ministro Tremonti e l'ex ministro Frattini, oggi presidente del Consiglio di Stato che ha accettato l'intervista con Report.

Torzi aveva cooptato tutti e tre nell'advisory boead di JCL Capital poco prima di concludere l'accordo con il Vaticano, circostanza che aveva impensierito monsignor Carlino (segretario dell'ex cardinale Becciu).

“Mi chiesero di partecipare ad un gruppo che doveva fare analisi internazionali su alcune aree di crisi” risponde oggi Frattini, che ammette di non essere entrato nel board senza conosce Torzi, ma solo avendolo visto in foto assieme al papa.

Come compeso per la sua partecipazione al board e per le tre conferenze internazionali Frattini ha preso nell'ottobre 2019 30mila euro, prevenienti da quei 15ml di euro ricevuti da Torzi e che arrivavano dalla Segreteria di Stato e dall'obolo di San Pietro .

Per questa attività dentro l'adivosy board Frattini non ha chiesto autorizzazione al Consiglio di Stato, perché erano “attività relative alla politica estera, svolte all'estero, per le quali non è previsto che si chieda l'autorizzazione, perché indipendenti dall'attività istituzionale.”

Ma Torzi ha interessi anche in Italia, c'era la possibilità che Torzi si sarebbe trovato di fronte al Consiglio di Stato: “erano cose che non sapevo all'epoca ma che ovviamente con le mie dimissioni ha eliminato in radice ..” risponde l'ex ministro.

Ma prima delle dimissioni Frattini ha tempo di partecipare ad una cena a Londra con Torzi e il vice premier della Libia, “era una cena il giorno prima della prima delle riunioni”. Una cena poco gradita a Frattini, che per il fastidio del baccano nella sala si dovette mettere i tappi alle orecchie.

Vincenzo Bisbiglia sul Fatto Quotidiano di sabato 29 gennaio ha riassunto gli ultimi sviluppi dell'inchiesta:

La telenovela è finita, ma il processo va avanti. Il Vaticano ieri ha annunciato di aver venduto il famoso “palazzo di Londra”, al prezzo di circa 120 milioni di euro, confermando dunque la perdita di 100 milioni messa a bilancio nei mesi scorsi dalla Santa Sede. L’edificio si trova in Sloane Square, nel cuore della “posh London”, e un tempo ospitava i magazzini Harrods. Nel luglio 2014 lo acquista il Vaticano per circa 230 milioni di sterline. L’immobile, che avrebbe dovute rendere il 3,75% annuo, di lì a breve subisce un deprezzamento verticale perché la valorizzazione non decolla. Così le autorità d’Oltretevere spendono almeno altri 55 milioni per uscire dall’affare. La Santa Sede in realtà stava per investire in un fondo petrolifero in Congo – partecipato da Eni – salvo poi tirarsi indietro su consiglio dell’imprenditore Raffaele Mincione, chiamato in Vaticano come consulente finanziario. Secondo i pm vaticani, la società che deteneva le quote dell’edificio, la Athena Capital Real Estate, in realtà era riconducibile proprio a Mincione. Nei giorni scorsi il finanziere romano è stato citato in giudizio in Vaticano con l’accusa di truffa e autoriciclaggio. Per altri reati (peculato e abuso d’ufficio) sono imputati a vario titolo anche l’allora sostituto della Santa Sede, il Cardinale Angelo Becciu, il funzionario vaticano Fabrizio Tirabassi e l’ex consulente della Segreteria di Stato, Enrico Crasso.

Nelle 138 pagine del nuovo atto di citazione formulato dal promotore di giustizia, Alessandro Diddi, sono citati nuovi documenti che dimostrerebbero come Mincione, si legge, abbia “gonfiato slealmente la stima dell’immobile”. Il broker e i suoi collaboratori, scrive il pm, “conoscevano e disponevano senz’altro della perizia estimativa (…) predisposta l’11.9.2013 (…) da una delle società di consulenza immobiliare più importanti al mondo, Cbre Ltd”, giunta a “una stima del valore dell’immobile di 173,5 mln/gbp, inferiore di oltre 55 mln/gbp rispetto a quella dichiarata (…) alla Segreteria di Stato”. Non solo. Dai bilanci delle società coinvolte, “si evince che il prezzo (…) al quale (…) era stato compravenduto nel dicembre 2012 ammontava a 137 mln/gbp, (…) quasi 100 mln/gbp meno della valutazione Mincione”. Documenti, scrive il promotore di giustizia, “in possesso degli imputati e da costoro tenuti deplorabilmente celati”. Quando il 22 novembre 2018 la Santa Sede opera il primo disinvestimento, la Athena di Mincione cede le quote alla Gutt Sa di del broker molisano Gianluigi Torzi (anche lui imputato). Nel contratto fra le parti, vi è inserito “l’obbligo della Segreteria di Stato di versare (…) ad Athena Sicav un conguaglio (…) pari a euro 40 mln/gpb”, facendo lievitare il valore dichiarato a 275 milioni di sterline.

La scheda del servizio: PACCO, CONTROPACCO, DOPPIO PACCOTTO di Giorgio Mottola con la collaborazione Norma Ferrara

Doveva essere un affare sicuro e vantaggioso, si è trasformato in uno dei più grandi scandali della storia recente del Vaticano. L’acquisto dei prestigiosi ex magazzini Harrods a Londra ha generato finora perdite superiori ai 100 milioni di euro. Secondo i magistrati si tratta di una colossale truffa in cui sarebbero rimasti impigliati cardinali, monsignori, funzionari della Santa sede e spregiudicati uomini d’affari. I soldi dei fedeli sono finiti, infatti, in un grottesco schema fraudolento che ricorda molto da vicino la trama del film “Pacco, doppio pacco e contropaccotto”. Attraverso gli interrogatori inediti dei protagonisti, interviste ai principali imputati e documenti esclusivi, Report ricostruisce l'intera vicenda.

Le cure per il covid (oltre alla auto sorveglianza )

L'emergenza è finita, dicono i giornali e dicono gli esperti del governo che ha messo in sicurezza il paese. Eppure si muore ancora di Covid, i contagi nelle scuole sono ancora alti, i problemi dei tamponi e delle quarantene sono scaricate sulle famiglie. Negli ospedali, si chiedi una visita, fai fatica a trovare posto (almeno di non rivolgersi al privato).

Partendo dal protocollo della “vigile attesa” (attesa di cosa, che il virus passi da solo?), Report racconterà delle cure sperimentali sul Covid.

Per i pazienti fragili ci sono le cure con le monoclonali e gli antivirali, che sono costose, per gli altri il protocollo del ministero della Salute della vigile attesa prevede paracetamolo e antinfiammatori per i sintomi lievi, sospeso dal TAR del Lazio perché limitava l'autonomia dei medici, è stato poi ripristinano dal Consiglio di Stato nel febbraio 2022.

Il segretario generale dei medici di base Silvestro Scotti spiega che la parola attesa “è infelice” perché fa sorgere l'idea che si debba aspettare.

A Bergamo il dottor Fredy Suter (primario all'ospedale papa Giovanni XXIII) ha inventato una terapia basata sugli antinfiammatori i quali “non sono possono attenuare la sintomatologia della fase iniziale virale, ma possono ridurre le ospedalizzazioni e probabilmente anche i casi di morte. È fondamentale che i farmaci siano somministrati sin dai primi sintomi.”

Questo protocollo è stato applicato da diversi medici di base sul territorio con buoni risultati: Manuele Bonaccorsi ne ha parlato con una di questi, la dottoressa Katia Vazzana, che l'ha usata anche per curare il padre oltre ai suoi mutuati (e il padre era diabetico e cardiopatico, dunque a rischio).

La sperimentazione del protocollo è stata fatta dall'istituto Mario Negri a Milano, dal professor Giuseppe Remuzzi che ha portato ad uno studio pubblicato nel giugno 2021: su 90 pazienti curati con le cure precoci ci sono stati solo due ricoveri, nel gruppo dove invece era stato seguito il protocollo standard erano stati invece 13.

Adesso uscirà una seconda pubblicazione che confermerà lo stesso trend: “i nostri risultati sono stati nettamente superiori a quello che ci aspettavamo ” commenta il dottor Suter, “con la tachipirina non si cura l'infiammazione, i farmaci antinfiammatori vanno alla radice del problema, riducono la probabilità di andare verso una infiammazione, oggi ci sono delle segnalazioni secondo cui la tachipirina tende a far abbassare il livello del glutatione che è un antiossidante protettivo.”

Ma se i risultati di questo protocollo sono così importanti perché non è stato generalizzato?

“Gli enti regolatori, come Aifa, devono essere molto prudenti e possono dare indicazioni solo sulla base di studi scientifici estremamente rigorosi. Il nostro studio ha dei limiti e cercheremo di farne uno il più possibile corretto da tutti i punti di vista” ha risposto il primario.

La scheda del servizio: LA VIGILE ATTESA di Manuele Bonaccorsi e Lorenzo Vendemiale

L’emergenza sembra passata ma di Covid si continua a morire: in Italia ci sono stati oltre 4 mila decessi solo nelle ultime due settimane. I vaccini hanno salvato migliaia di vite ed evitato che il bilancio fosse peggiore, ma bisogna perfezionare anche le terapie. Report spiegherà quali sono le cure che fin qui sono state impiegate per trattare i malati di Covid, e con quali risultati: a partire dal famoso protocollo sulla “vigile attesa” stabilito dal Ministero della Salute, sospeso da una sentenza del Tar ma poi riconfermato dal Consiglio di Stato. Mentre a Milano, all'Istituto Mario Negri, da tempo viene sperimentata una possibile alternativa di cure precoci basate sugli antinfiammatori. Per il futuro, invece, le speranze sono riposte sui nuovi antivirali prodotti da Merck e Pfizer, che a breve arriveranno anche in Italia: ma come si usano, quanto sono efficaci, e che impatto saranno in grado di avere davvero nella lotta al Coronavirus?


Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

08 gennaio 2022

La ragazza scomparsa di Giancarlo Capaldo

 


Erano trascorsi otto mesi dall’ultima volta in cui il principe Gian Maria Ildebrando del Monte di Tarquinia aveva percorso quei corridoi e attraversato quelle stanze austere, così avvolte dal loro profondo silenzio da far smarrire il senso del tempo. Tutto era come lo ricordava.

Un solo particolare era diverso: l’abito dell’Anonimo ora era bianco.

«Santità» e, mentre pronunciava quella parola, Gian Maria si chinò ossequiosamente a baciare l'anello del pescatore di uomini, creato anche questa volta, come accadeva da sempre, per il nuovo papa.

La ragazza scomparsa è il secondo romanzo per l'ex magistrato Giancarlo Capaldo che vede come protagonisti due esponenti della nobiltà romana, il principe Gian Maria Ildebrando del Monte di Tarquinia e la moglie Gloria che movimentano la loro vita mondana tra pranzi sfarzosi, ricevimenti esclusivi con delle indagini che li portano dentro i misteri di Roma e del Vaticano, come nel precedente romanzo "I delitti di via Margutta" uscito sempre per Chiarelettere.

Devo fare una premessa: il mondo in cui si muovono i due protagonisti a Roma nelle stanze del potere, dentro le mura secolari del Vaticano, è così fuori dall'usuale, così incredibile che potrebbe anche essere reale. L'ex magistrato, per raccontare queste storie di ricatti, segreti e delitti, sicuramente avrà attinto alla sua memoria, avendo seguito indagini molto scottanti, dalle indagini sulla banda della Magliana, fino alle inchieste sulla P3 e Finmeccanica (la memoria corta degli italiani avrà già sepolto queste storie sotto la coltre del passato).

In questo racconto, la ragazza scomparsa fa riferimento alla scomparsa di Emanuela Orlandi, figlia di un prefetto pontificio che, mentre stava andando a lezione di musica nel giugno 1983, sparì nel nulla. Una storia che divenne ben presto anche una spy story, per le molte piste che portarono a collegamenti con servizi stranieri, collegando questo rapimento con l'attentato al papa o, seguendo piste alternative, come reazione alla politica estera che stava portando avanti il papa di quegli anni, il polacco Giovanni Paolo II.

«Ricorda di quella ragazza scomparsa ormai più di quarant’anni fa, mentre si recava a un appuntamento con un’amica nel centro di Roma?»

«Eloisa Oderisi.» «In effetti, il nome mi dice qualcosa.» «Be’, la persona che ha attratto la sua attenzione nel corridoio è il fratello Angelo.

Come si arriva a parlare di questavicenda che, nella realtà, si è chiusa nel nulla (le piste non hanno portato a nulla e il cadavere di Emanuela non è mai stato ritrovato)? Il romanzo si apre con l'incontro tra il principe Gian Maria e il nuovo papa, Giovanni Paolo III, l'Anonimo che, nel passato romanzo, li aveva aiutati a districarsi per risolvere una serie di delitti, recenti e passati.

In quei giorni è in visita a Roma un'amica della coppia, Anna Maria, che alla fine di un ricevimento racconta loro di un suo problema: il marito, prima di morire, le aveva parlato di un contro che aveva aperto presso lo IOR

Anna Chiara si decise a parlare. «Sapete, non sono tornata in Italia solo perché mi mancava Roma. Mio marito, prima di morire, mi ha confessato di avere un conto, su cui era depositata una somma molto ingente, presso una banca a Roma. Anzi... in un altro Stato.»

Le uniche informazioni su questo conto sono sono il nome, che è una frase latina “Alea iacta est” e un codice alfanumerico.

Ma quel conto, dicono allo Ior ad Anna Maria, non esiste: Gian Maria prova ad interessarsi usando le sue conoscenze, scoprendo come questo conto fosse presente una clausola particolare per cui, alla morte dell'intestatario, finiva nelle disponibilità del Vaticano stesso.

Non solo: iniziano ad arrivare delle minacce, più o meno esplicite, ad Anna Maria il cui appartamento a Roma viene rovistato da dei ladri che, scartando i gioielli e i beni, cercavano qualcosa di ben specifico. Forse qualcosa di legato a quel conto allo Ior?

«Ora cosa pensi di fare, caro?».

«Non mi rimane che contattare Luciano, l’uomo che custodisce i più reconditi segreti di molte persone che contano sia in Italia sia all’estero.»

Inizia così una indagine che, partendo da un conto che nel passato è stato usato per operazioni sporche, per riciclare denaro, porterà il principe dentro il segreto della “ragazza scomparsa”, Eloisa Oderisi, vittima di una faida interna al Vaticano.

Ma sarà una verità pericolosa, che metterà a rischio la sua incolumità e delle persone che gli stanno accanto, che potrebbe mettere a rischio la sopravvivenza stessa del Vaticano, la sua credibilità nei confronti di miliardi di fedeli.

Concludo, principe, consigliandole vivamente di lasciar perdere: chi tocca il Vaticano a volte muore, è accaduto perfino ai papi.

La Chiesa ha conservato il suo potere, la sua influenza, nascondendo e celando i suoi segreti e i suoi panni sporchi: non solo per il mistero della “ragazza scomparsa”, ma anche per i casi di pedofilia nel mondo, coi responsabili protetti o solo allontanati dalle loro diocesi. Con lo scandalo Ior, una banca usata “per riciclare denaro o mettere i soldi al riparo da occhi indiscreti” come emerso dalle inchieste su Marcinkus, su Calvi e Sindona.

La verità, su questi scandali, è un lusso che non ci si può permettere oltre Tevere come, a fine libro, ammonisce il nuovo papa che, non casualmente, si chiama Giovanni Paolo III:

«Molti pensano che la verità sia una cosa giusta, spesso però è anche la fine di tutto, perfino del nostro mondo, e noi non possiamo consentire la fine di tutto, anche se in nome di una cosa giusta. Oggi, alcuni per necessità e altri per vocazione o malcelato interesse, sono diventati tutti irriducibili profeti della verità, trasformandosi in bombe pronte a esplodere. Spetta proprio a noi disinnescarle.»

«E come?»

«Con il silenzio, la pazienza e la preghiera.»

I due protagonisti, il principe e la moglie, agiscono, si muovono nel mondo del potere reale e segreto italiano, in modo così poco credibile da rendere difficile l'identificazione del lettore in questi investigatori, almeno questa è stata la mia impressione.

Funziona così in un certo mondo romano? Che si alza la cornetta e si chiama il capo della polizia per chiedere un favore?

Credo che questo sia un limite di questo romanzo che però, dall'altra parte, fornisce una chiave di lettura interessante del “caso Orlandi”.

In un cameo, citato con uno pseudonimo, fa capolino il giornalista Andrea Purgatori che, come il procuratore Capaldo, aveva seguito la vicenda sul suo giornale e anche nella sua trasmissione Atlantide.

La scheda del libro sul sito di Chiarelettere

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22 giugno 2021

Questo concordato

Poteva mancare lo Stato Città del Vaticano in questo revival di restaurazione? No, non poteva.

Il DDL Zan è in contrasto col concordato (o meglio, l'accordo di revisione del Concordato), il trattato firmato tra lo stato (laico) italiano e lo stato del Vaticano. Lede la libertà di espressione.

Forse è arrivato il momento di rivederlo questo accordo anacronistico: il regalo sull'ICI, sugli insegnanti di religione, regolare bene l'otto per mille (che fine fanno i soldi degli italiani? Ce lo fate sapere?), regolare bene l'ipocrita sistema degli obiettori di coscienza tra i medici.

C'è un'altra cosa da registrare: esiste una chiesa che segue le vicende dei migranti e che ha fatto una scelta di parte, coraggiosa anche di questi tempi.

E c'è poi un'altra chiesa, che pensa che tutte le aggressioni che subiscono le persone colpevoli di stringersi una mano in pubblico e di non essere "l'allegra famiglia" di un uomo e di una donna sia qualcosa che si può accettare in questo paese.

27 aprile 2021

Report – la guerra in Vaticano e il giallo veneto

Chi ha messo una microspia nell'ufficio del revisore dei conti in Vaticano? Come mai Crisanti non lavora più nella sanità veneta? Chi sono quei politici che stanno in due partiti prendendo due volte il 2xmille?

Il doppio due per mille di Luca Chianca

A chi danno il 2xmille gli elettori della Lega? Alla vecchia Lega o alla nuova?

La vecchia Lega nord, anche se non si presenta alle elezioni, continuerà a prendere soldi perché è sufficiente che qualche rappresentante eletto si dichiari vicino alla lega di Bossi.

Lo ha ammesso il commissario della commissione che verifica lo statuto dei partiti, Amedeo Federici, consapevole che le domande di Report lo avrebbero portato in un ginepraio.

E' come se ci fosse una newco, la lega per Salvini premier e poi una bad company, che ha in pancia i 49ml da restituire allo Stato. Ma entrambe percepiscono il 2xmille, sebbene la vecchia Lega non abbia agibilità politica e non si presenta alle elezioni.

Se nessuno vota la vecchia Lega come mai prende ancora il 2 per mille? I due partiti sono stati messi in piedi per la truffa dei 49 ml da restituire, per i finti rimborsi elettorali: la procura di Genova non è riuscita a trovare i soldi nelle leghe locali, per una serie di contenzioni sorti sul territorio, e così si è deciso di fare questo accordo, per cui i 49ml saranno restituiti in 70 anni.

I membri della vecchia Lega nord sono pochi, tra questi Giovanni Fava: aveva chiesto di poter usare il simbolo del partito alle elezioni locali a Igor Iezzi, commissario della Lega indicato da Salvini. Ma ha ricevuto un no come risposta: la vecchia Lega non potrà presentare liste nei comuni, nessuna agibilità politica: è un partito tenuto in piedi solo per prendere i soldi pubblici da ridare allo stato per una truffa sui soldi pubblici.

Una doppia truffa e una beffa alla procura, ma purtroppo rispettando le leggi: una storia paradossale ma legittima, spiega Federici, presidente della commissione che certifica gli statuti dei partiti (e così prendere il 2xmille).

Se la Lega decidesse di non pagare, nemmeno ci si potrebbe rifare sulla Lega di Salvini, che pure raccoglie il suo 2xmille dal 2018, sono 7ml di euro, un bel gruzzolo.

La Lega di Salvini ha una bella liquidità che potrebbero essere dati allo Stato, ma forse – commentava ironicamente il consulente di Report Bellavia - la lega di Salvini non ha nulla a che fare con la lega di Bossi.

Una bella confusione, tanto che molti eurodeputati nemmeno sanno se sono stati eletti da una parte o dall'altra. E anche il simbolo di Alberto da Giussano, appare e scompare a seconda della convenienza: sul sito che raccoglie il 2xmille per esempio lo mette in bella mostra.

Le due leghe hanno due statuti dove si fa divieto di far parte di due partiti diversi: ma Iezzi, Fontana, Centemero e Calderoli fanno parte delle due Leghe.

Tutto regolare? Beh, il presidente Federici non può controllare, non ha poteri di polizia: “lo chieda al legislatore .. ”

E chi sarà mai questo legislatore?

La cimice nella stanza del revisore del papa

I magazzini Harrod's sono il simbolo di uno degli investimenti più opachi della santa sede: oggi non vale più di 290 ml di euro e fu pagato 400ml di euro.

Il palazzo di Londra è stato gestito dal broker Fincione, nel passato si era occupato delle pensioni di Enasarco: nel 2013 fu chiamato dal Vaticano e dalla segreteria di Stato per gestire i suoi fondi, soldi usati per le scalate bancarie.

Le voci su questo investimento arrivano al papa, che mette un uomo di fiducia per sbrogliare la matassa, fa dimettere dalla segreteria di Stato il cardinale Becciu ma lasciando al loro posto alcuni collaboratori dell'ex sostituto segretario (come Perlasca, Tirabassi).

Nella scorsa puntata di Report attorno a questa vicenda era emersa anche una storia di ricatti, messa in piedi da Tirabassi (un funzionario laico), capace di influenzare le scelte dei preti in Vaticano grazie a video compromettenti e ottenere così commissioni milionarie fatte passare attraverso società offshore.

Monsignor Perlasca, collaboratore di Becciu, aveva paura di dover giustificare l'investimento di Londra a Libero Milone (ex presidente di Deloitte Italia, che aveva gestito dossier delicati come quelli di Parmalat e Fiat), nominato dal papa revisore generale della Santa Sede (e anche gli investimenti della segreteria di Stato di Becciu), che proprio nel 2015 aveva iniziato a ficcare il naso negli investimenti a Londra del Vaticano

“ho visto dei documenti contabili che dicevano che c'erano investimenti a Londra, allora ho chiesto i documenti che non mi sono mai stati dati ”

Milone chiede un incontro coi vertici della segreteria di Stato e coi collaboratori laici, ma furono sempre stati “rimbalzati”. Milone scopre anche che i soldi della donazione finiscono anche in conti correnti del responsabile dell'ente, un errore, gli fu detto.

Il santo padre chiese di indagare anche sull'AFSA, l'ente che gestisce gli immobili: anche qui furono trovati documenti di investimenti rischiosi.

Il Vaticano si è sempre opposto alla pillola del giorno dopo, ha sempre fatto pressioni sui farmacisti affinché facessero obiezione: suona strano allora che il Vaticano e Afsa abbia investito in società farmaceutiche come la Sandoz, che quelle pillole le produce.

Un paradosso incredibile del Vaticano, segnalato dall'ufficio di Milone al papa e alla fine le quote furono vendute.

Dopo pochi mesi l'ufficio di Milone subisce una intrusione, anticipata dall'uomo degli intrighi, Luigi Bisignani: qualcuno entrò nel suo ufficio senza fare nessuna infrazione, e aveva installato un malware per trasferire documenti verso l'esterno.

Chi era entrato aveva le chiavi e non si era occupato solo di pc, ma aveva installato anche una microspia: chi l'aveva messo era interessato alle segnalazioni anonime che riceveva, come quella che parlava di Becciu e dei contributi non versati all'inps.

Questo foglio di carta con la segnalazione su Becciu fu depositata nell'archivio nell'ufficio di Milone, ma dopo qualche mese il cardinale convocò proprio Milone contestandogli quel pezzo di carta, che non avrebbe dovuto conoscere, accusandolo di averlo usato fare dossieraggio.

Libero Milone subisce una perquisizione dell'ufficio da parte della gendarmeria, viene interrogato per ore con l'accusa di dossieraggio, di peculato e così Milone e il suo aggiunto furono costretti alle dimissioni.

Cosa ancora più strana, Milone dovette firmare una lettera di dimissioni retrodatata, con la minaccia di rivelare alla stampa e alla famiglia dell'accusa di peculato.

Chi ha messo la microspia nell'ufficio di Milone? Chi aveva timore del revisore indipendente, che stava “ficcando il naso” negli investimenti della segreteria di Stato, come il palazzo di Londra?

Milone è una delle ultime vittime tra i revisori che hanno cercato di fare luce sui conti del Vaticano: già nel 2010 Ratzinger aveva incaricato il cardinale Nicora di mettere in piedi una struttura di controllo in Vaticano, l'AIF, la prima struttura anti riciclaggio, con a capo un ex funzionario della banca d'Italia, De Pasquale.

Il Vaticano stava infatti finendo nella lista dei paesi pirata: ma il direttore dello IOR mise dei paletti all'AIF, che non poteva indagare sulle operazioni antecedenti alla sua istituzione.

Altri paletti furono messi dalla segreteria di Stato che riscrisse il codice dell'AIF nel 2012, facendo dei passi indietro: la segreteria mise sotto controllo di monsignor Balestrero l'azione dell'AIF in Europa, poi finito sotto indagine per riciclaggio.

La riforma voluta da Ratzinger fu così depotenziata che fino alla fine del 2017 non esisteva in Vaticano alcun processo per riciclaggio: primo perché le norme per contrastarlo erano troppo complesse da applicare, e poi perché la segreteria di Stato ha sempre cercato di sottrarsi al controllo dell'AIF.

Tra i flussi di denaro che non dovevano arrivare al controllo dell'AIF erano quelli che passavano attraverso l'ambasciata iraniana: il giornalista di Report è venuto in possesso di un documento del 2011 in cui la segreteria di Stato vaticana autorizzata l'ambasciata dell'Iran a depositare in contanti il denaro presso il loro conto allo IOR e poi a far uscire i soldi tramite bonifico. Un'autorizzazione inusuale che, tecnicamente, consente di fare riciclaggio di denaro sporco. E poi, come mai questa autorizzazione dall'ambasciata?

In Italia l'ambasciata iraniana queste operazioni non può farle, sarebbero segnalate immediatamente alle autorità competenti.

Il cardinal Nicora viene sostituito da un avvocato svizzero, ex consulente della segreteria vaticana, un uomo legato al dipartimento di stato americano.

Al posto di Di Pasquale il genero dell'ex presidente della banca d'Italia Fazio, de Ruzza, oggi indagato per la vicenda dell'investimento londinese.

L'indipendenza dei revisori, come l'indipendenza dei controllori, degli scienziati, non è sempre una dote apprezzata.

La seconda ondata della pandemia in Veneto 

Quella del dossier del dottor Crisanti ricorda la storia del ricercatore dell'Oms Zambon: anche qui c'è un documento che non deve veder la luce perché metterebbe in imbarazzo chi è al potere.

Crisanti aveva gestito la prima ondata del covid in Veneta: testare coi tamponi e tracciare, il modello Vo Euganeo, un modello celebrato in tutto il mondo.

Durante la seconda ondata le cose si sono messe male: è successo in Veneto quello che era successo in Lombardia a Bergamo.

La regione ha deciso di scaricare Crisanti, per dimostrare che era solo merito loro la buona gestione in regione: rispetto alla media nazionale, qui ci sono stati più deceduti e più ricoveri.

Duemila decessi in più perché?

Colpa della folata di vento fuori dal comune, un virus con una sintomatologia più aggressiva, ha cercato di spiegare il presidente Zaia. Ma era cambiata la strategia della regione che ha investito molto nei tamponi rapidi, che era il test di riferimento anche nelle strutture per anziani.

Così le RSA si sono trasformate in focolai, dopo che diversi test rapidi si sono rivelati falsi negativi: ogni 4 giorni il test molecolare non si può fare – si è giustificato Zaia.

Eppure Crisanti aveva fatto uno studio sull'efficacia dei tamponi rapidi dell'azienda Abbott, scoprendo che fallivano nel 30% dei casi.

Il direttore della sanità Flor spiega che non c'era una autorizzazione per fare quello studio e che quello studio non esiste: ma lo studio esisteeccome , Crisanti lo aveva inviato proprio a Flor su input dell'unità di crisi dell'ospedale di Padova.

Ma i due primari che aveva chiesto lo studio prima smentiscono il lavoro di Crisanti perché – racconta Report – avevano subito delle minacce dal direttore generale Flor (“siamo stati presi per il collo”).

A microfono spento, Luciano Flor, spiega ha bloccato lo studio di Crisanti sui tamponi: “Detto inter nos la ditta ci fa causa quindi meglio dire lo studio non c’è. Cazzo, glielo dico sette volte e non capisce…” dice di Crisanti.

“Ora lui, cazzo, è un puro. È un ingenuo. Non riesce a star zitto”.

Meglio essere ingenui come Crisanti oppure dei cinici calcolatori come questi dirigenti della sanità? Chi è indipendente e puro non è governabile, poteva mettere in crisi la strategia della sanità veneta, quella dei tamponi rapidi.

La regione è rimasta in zona gialla, nonostante i morti nelle RSA e nonostante l'occupazione dei posti negli ospedali: nessun lockdown è stato fatto in regione, il virus ha così potuto circolare bene di paese in paese, di famiglia in famiglia.

L'istituzione di una zona rossa quante persone avrebbe salvato? Negli ospedali e nelle RSA anche: i medici avevano lanciato il grido d'allarme a novembre e dicembre.

Avevano chiesto l'aiuto all'ex senatrice Laura Puppato, ex medico, questi medici: la senatrice denuncia la situazione negli ospedali nel trevigiano, come nell'ospedale di Montebelluna.

Arrivò così una ispezione, annunciata da una settimana, che non rilevò nulla: anche qui c'è un giallo, perché si parla di alcuni pazienti spostati e di alcuni medici spostati per abbellire la situazione, prima dell'ispezione.

Il dissenso (contro la regione Veneto che era rimasta in zona gialla) non è amato in regione Veneto (come in altre regioni): se ti esponi mediaticamente vieni fucilato immediatamente – racconta un medico in anonimo, ha paura di denunciare anche il presidente dell'Associazione medici di base.

La regione ha dichiarato mille posti letto in terapia intensiva, un numero che le ha consentito di rimanere in zona gialla: ma erano numeri contestati, numeri gonfiati, perché non erano posti reali, non c'era un numero di anestesisti a sufficienza.

Colpa dell'ISS, ha spiegato Flor, che ha ricevuto i dati della regione Veneto e ha applicato solo l'algoritmo.

Come mai se la regione Veneto è così brava a tracciare (fino all'85% diceva Zaia), non è stata capace di bloccare l'infezione?

Il giornalista di Report ha raccontato storie di diversi cittadini secondo cui il tracciamento è saltato in regione a novembre, riportando tante storie di infetti che non sono mai state contattate per risalire ai contatti.

Non solo, per un certo periodo la regione non inviò i dati all'ISS, perché era in corso la migrazione dei sistemi: anche qui, stranamente, l'ISS lasciò la regione in zona gialla.

Altra stranezza è quella degli asintomatici: i tracciatori avevano notato un inghippo nella procedura di inserimento dati, per cui le persone venivano inserite in default come asintomatiche (il dato era precompilato). Il sintomo era uno dei fattori che indicava se il sistema sanitario poteva reggere, le strutture sanitarie non sono sotto pressione: un problema tecnico, ammette la dirigente della regione Veneto.

A novembre in Veneto gli asintomatici erano il 95%, dato riportato dalla regione, mentre in Italia il dato medio era al 60%.

In Sicilia, come racconta il servizio di Walter Molino, si è arrivati al cinismo di voler spalmare i morti, per abbellire i numeri e salvaguardare l'economia di una regione.

26 aprile 2021

Anteprima delle inchieste di Report: il Vaticano, le due Leghe, la Sicilia dei morti spalmati

Questa sera Report torna a parlare di Vaticano, del Veneto e di cosa è successo nella seconda ondata e della Sicilia coi report sul covid abbelliti. Infine le due Leghe e i soldi da restituire allo Stato.

C'è del marcio in Vaticano

Seconda puntata dell'inchiesta di Giorgio Mottola sugli episodi di corruzione in Vaticano: il giornalista è venuto in possesso di un documento del 2011 in cui la segreteria di Stato vaticana autorizzata l'ambasciata dell'Iran a depositare in contanti il denaro presso il loro conto allo IOR e poi a far uscire i soldi tramite bonifico. Un'autorizzazione inusuale che, tecnicamente, consente di fare riciclaggio di denaro sporco. E poi, come mai questa autorizzazione dall'ambasciata?

Becciu, ex vice segretario di stato, e monsignor Perlasca temevano che queste operazioni (come altri investimenti) fossero scoperte e riportate al papa. L'uomo di cui la segreteria di Stato e Perlasca aveva più paura era Libero Milone, nominato dal papa revisore generale della Santa Sede: proprio nel 2015 aveva iniziato a ficcare il naso negli investimenti a Londra del Vaticano:

“ho visto dei documenti contabili che dicevano che c'erano investimenti a Londra, allora ho chiesto i documenti che non mi sono mai stati dati ” racconta a Mottola, e un anno dopo è stato costretto alle dimissioni.

In Vaticano sin dal principio l'accoglienza di Milone e dei suoi collaboratori non è delle migliori: pochi mesi dopo il suo insediamento il suo ufficio è oggetto di una misteriosa intrusione che viene rivelata dal signore delle trame in Vaticano, Luigi Bisignani.

C'è un video, della trasmissione Virus, dove Bisignani parla di una bomba che sta per esplodere, la violazione del computer del cantone del Vaticano, “chi ha osato tanto?”

Era un segnale per far cambiar idea a Milone, che nel suo ufficio si è pure trovato una microspia, denunciata alla gendarmeria che purtroppo non ha mai fatto niente.

La scheda del servizio: IL SABOTAGGIO di di Giorgio Mottola con la collaborazione di Norma Ferrara e Giulia Sabella

Nuove testimonianze inedite rivelano che il Vaticano avrebbe potuto evitare la presunta truffa del palazzo di Londra, costato 400 milioni di euro. L'ufficio del revisore generale della Santa Sede aveva infatti scoperto l'investimento nella primavera del 2016, ma la Segreteria di Stato vaticana non ha mai fornito la documentazione richiesta. In Vaticano la maggior parte dei professionisti scelti dai due pontefici Benedetto XVI e Francesco per vigilare sulla trasparenza e la correttezza delle transazioni finanziaria è stata negli ultimi anni sistematicamente boicottata o addirittura sabotata. I protagonisti dell'antiriciclaggio e della revisione contabile della Santa Sede tra il 2011 e il 2017 raccontano a Report la guerra subita all'interno delle mura vaticane, combattuta a colpi di dossieraggi, computer infettati, microspie e minacce di arresto.

La sanità veneta

Dall'inchiesta della settimana scorsa sulla Lombardia, si passa al Veneto: in questa seconda ondata questa regione ha registrato il tasso di mortalità più alto d'Italia, 8000 decessi in poco più di due mesi, a partire da ottobre – racconta la senatrice Laura Puppato. Cosa è successo in questo mesi?

E' successo che il contatto dopo il tampone anziché dopo 24 ore arrivava dopo giorni, pazienti risultati positivi non sono stati contattati da alcun tracciatore, per risalire poi ai contatti e isolare i contagi.

Così a dicembre nel vicentino si sono trovati nella stessa situazione di Bergamo: non si trovavamo cioè posti negli ospedali per i malati e nemmeno per effettuare le cremazioni (alcune delle salme sono state spostate a Bologna).

Con la seconda ondata la regione ha voluto dimostrare un obiettivo completamente politico, che era tutto merito loro (quello della prima ondata)– racconta il Andrea Crisanti (che nella prima ondata è stato consulente del governatore Zaia) – e che quindi avrebbero potuto fare a meno di me e del mio contributo.

La scheda del servizio: IL GIALLO VENETO di Danilo Procaccianti con la collaborazione di Marzia Amico e Chiara D’Ambros

Cosa è successo alla sanità veneta? Nella gestione del virus all'inizio sono stati i primi della classe. Ma a gennaio hanno registrato il tasso di mortalità più alto d'Italia. Nonostante il parametro di occupazione delle terapie intensive fosse stato superato, già a novembre, il Veneto è rimasto in zona gialla. Perché? Uno degli artefici dei successi della prima ondata è stato il prof. Andrea Crisanti che però durante la seconda ondata è stato messo da parte e non sono stati ascoltati i suoi allarmi sulla sensibilità dei tamponi rapidi di cui il Veneto ha fatto largo uso.

Quelli che spalmano i morti in Sicilia

Cosa succede quando la vita delle persone è considerato solo un problema secondario di fronte al PIL, le pressione di chi vuole tenere tutto aperto per non perdere soldi?

Succede che i dati della pandemia, su cui si decide il colore di una regione e dunque le sue misure di restrizione, vengono spalmati, abbelliti.

“Non si può dire che in un giorno ci sono stati 26 morti, quando invece i 26 morti ci sono stati in 4 o 5 giorni” - questo gridava il presidente della Sicilia Nello Musumeci il 1 aprile scorso - “ma alla fine, comunque li collochi nelle giornate, il saldo finale della settimana non cambia.”

Si scoprì poi che quei numeri erano falsi, i morti in Sicilia erano stati spalmati su più giorni per abbellire il bollettino che la regione mandava a Roma.

“Leggere oggi che i nostri genitori erano dei numeri.. lo abbiamo già vissuto questa cosa dei numeri” - racconta Simone Isabella, dell'associazione vittime del covid in Sicilia.

Di numeri dei morti parlavano in una intercettazione la dirigente Letizia Di Liberti con l'assessore alla salute Ruggero Razza: la Di Liberti era al vertice del dipartimento delle attività sanitarie, dove si gestisce la piattaforma che raccoglie i dati del covid in regione, numeri su cui poi il governo decide sulle fasce di rischio. E' rimasta in carica sotto governi di centrodestra e di centrosinistra, da Lombardo a Crocetta fino a Musumeci.

Fino a quando il 30 marzo scorso la Di Liberti è finita ai domiciliari: la procura di Trapani l'ha accusata di aver falsificato i dati sui decessi e sui contagi dopo aver ascoltato la sua telefonata con l'assessore Razza:


DL “i deceduti te li devo lasciare o te li spalmo?”

RR “ma sono veri?”

DL “Si, solo che sono di tre giorni fa”

RR “e spalmiamoli un po'”

La scheda del servizio: LA SPALMATA di Walter Molino con la collaborazione di Federico Marconi

Morti e malati di Covid considerati solo dei numeri, per evitare le restrizioni e le chiusure delle attività economiche della Sicilia. Un'inchiesta partita da un piccolo centro di elaborazione dei tamponi di Alcamo ha terremotato la sanità regionale. Il governatore Nello Musumeci, l'assessore alla Sanità e suo delfino, Ruggero Razza, i più importanti dirigenti degli uffici regionali, passati per le giunte di centrodestra e centrosinistra sono stati intercettati, in un'indagine definita dai gip "la punta dell'iceberg di ripetute falsità". Per evitare le chiusure della "zona rossa", uomini e donne al vertice del governo regionale avrebbero falsificato i dati sui morti e sui contagiati Covid-19 per mesi, spalmandoli su più giorni, così come quelli sui ricoveri in terapia intensiva. A Report intercettazioni inedite a audio esclusivi

I 49 milioni della Lega


Il 21 dicembre 2019, al congresso federale della Lega, nasce la nuova lega nazionalista di Salvini sulle ceneri della “vecchia” lega separatista di Bossi. Forse solo Bossi non l'aveva capito che quel passaggio era la fine della Padania e della secessione del nord (principio che era sempre rimasto nello Statuto della vecchia Lega, anche negli anni in cui era al governo a Roma). Per capire le ragioni che hanno portato a questa seconda Lega si deve risalire alla condanna stabilita dal Tribunale di Genova secondo cui la Lega doveva restituire 49ml allo Stato, in quanto finanziamenti di cui non aveva diritto.

Ma la procura di Genova iniziò ad incontrare fin da subito problemi, perché nelle casse del partito erano rimasti solo 110mila euro mentre le federazioni regionali, come la Lega Toscana, sollevavano dei contenziosi, sostenendo di essere enti indipendenti dalla Lega Nord.

Così si arrivò all'accordo per la restituzione di quei 49ml in rate da 600mila euro, da restituire in 60 anni: si arriva ad una lega divisa in due, una Lega A quella di Salvini e una bad company, “è abbastanza assurdo che nel nostro sistema venga riconosciuto questo” commenta il giornalista di Open Polis Vincenzo Smaldore.

La scheda del servizio: 2x1000x2 di Luca Chianca con la collaborazione di Alessia Marzi

Il 21 dicembre 2019 un instancabile Umberto Bossi dà la sua benedizione a quella che sembra essere una vera e propria trasformazione del suo partito indipendentista in quello nazionalista della Lega per Salvini Premier. Alla fine del congresso però non c'è stato nessun passaggio a un nuovo partito, ma il mantenimento della vecchia Lega Nord e il riconoscimento del nuovo partito di Salvini. Bad company da un lato e newco dall'altro. Quando alla fine del 2017 i magistrati di Genova alla ricerca dei 49 milioni di euro di contributi non dovuti hanno trovato solo 100 mila euro nelle casse della Lega Nord, il vecchio partito si è accordato con la Procura per restituire 600 mila euro l'anno per i prossimi 70 anni. E dove li prenderebbe i soldi? Anche se oggi non permette ai suoi militanti di candidarsi alle elezioni amministrative, riscuote ancora il 2x1000 e ci paga il debito con lo Stato

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

13 aprile 2021

Report – il rapporto dell'OMS, la corruzione in Vaticano

Il piano pandemico censurato, la corruzione in Vaticano e il vaccino SputnikV, questi gli argomenti della prima puntata di Report.

Le chat di Ranieri Guerra che smentiscono l'ex dirigente del ministero della Salute, le pressioni per censurare il report dell'OMS ci sono state: quel report criticava l'assenza di un piano aggiornato e il caos dei primi giorni.

I somarelli di Venezia di Giulio Valesini

Ranieri Guerra racconta nelle chat di aver contattato il dirigente europeo Hans Kluge e di aver poi chiesto scusa al ministero.

Ora Ranieri Guerra è indagato a Bergamo, per aver mentito ai magistrati, per il piano pandemico inadeguato, che forse se fosse stato aggiornato avrebbe salvato molte vite nella prima ondata: un intrigo internazionale che parte da Ranieri Guerra, arriva a Copenaghen e tocca anche dirigenti del ministero della Salute e un ex presidente del Consiglio.

Il ministero ha avuto un atteggiamento reticente, ha ammesso la procuratrice capo di Bergamo, mentre l'OMS ha cercato addirittura di bloccare e controllare l'operato della procura. Come se fosse lesa maestà l'indagine di Bergamo sulla strage e sul report redatto da Zambon e dai ricercatori di Venezia.

Non avevamo dispositivi a sufficienza, posti in terapia, nessun protocollo certo per una pandemia: ma l'OMS e Ranieri Guerra era preoccupato per il risvolto politico di quel report dell'OMS, perché avrebbe potuto irritare il ministro Speranza.

Ranieri Guerra avrebbe contattato il capo segreteria di Speranza e il direttore dell'ISS Brusaferro: nelle chat Zambon e i ricercatori sono chiamati somarelli da Ranieri Guerra.

E Speranza che ruolo ha avuto? Secondo Zambon, il ministro e i suoi dirigenti sapevano del rapporto e delle pressioni per censurarlo.

MA c'è dell'altro: l'Italia aveva dato all'OMS dei dati falsi sulla pandemia lo scorso anno, andava tutto bene secondo i dati del ministero ma in realtà eravamo una bomba pronta ad esplodere.

Zambon si è dovuto dimettere dall'OMS che dovrebbe essere un organismo indipendente, che invece ha interferito con la procura di Bergamo che oggi sta indagando sulla mancata applicazione di un piano non aggiornato dal ministero che, a detta della procura, si dimostra reticente non dando nomi di responsabili di quel piano.

Non solo Ranieri e Brusaferro parlano di voler riscrivere quel report, per compiacere il governo.

Quel dossier preoccupava in tanti: il ministero, la ragnatela di potere tessuta da Ranieri Guerra per l'Italia dentro l'OMS, contattando addirittura l'ex presidente D'Alema.

Lo sterco del diavolo di Giorgio Mottola

I soldi del Vaticano sono stati investiti in un fondo speculativo preso da una banca d'affari, legato alla pandemia e a possibili rischi geopolitici: questo il racconto di un broker romano, Enrico Crasso, che ha gestito i fondi della segreteria vaticana, ai tempi di Angelo Becciu.

Fino al 2018, il cardinale Becciu ha gestito la cassaforte dell'obolo di San Pietro, le donazioni dei fedeli: dopo alcune anomalie, il papa lo ha spostato a capo della congregazione delle cause dei santi, nominandolo prefetto.

L'idea era riformare la canonizzazione, perché spesso le cause per i santi arrivano a compensi alti, una cosa scandalosa: ma intorno a questi processi continuano a muoversi persone oscure, con troppi interessi terreni.

Report è partito dalla canonizzazione di Aldo Moro, il presidente della DC ucciso dalle BR (con tutti i misteri rimasti aperti) nel 1978.

Il numero dei santi è triplicato dai tempi di Wojtyla, la congregazione diventa la fabbrica dei santi, i santi che erano “beni durevoli” si erano trasformati in beni di consumo.

Per definire se uno è un santo, la chiesa fa un processo, in un tribunale vicino a San Pietro, la Congregazione dei santi, che uno dei prefetti definì la “madre di tutte le tangenti”: il costo di alcune cause ha sfiorato il milione di euro, compreso il compenso degli avvocati difensori e dei postulatori. Non basta fare un miracolo per diventare santo, purtroppo tocca anche pagare qualche tangente.

Nicola Gianpaolo è un postulatore che sta portando avanti la causa di santificazione di Aldo Moro: la causa è stata sospesa, racconta Gianpaolo, perché interessi superiori si erano palesati, perché si presenta un altro postulatore per Moro, una banca che voleva maneggiare dei soldi raccolti dalle donazioni dei fedeli.

La figlia di Moro, Maria Fida, ha così chiesto la sospensione del processo, per evitare intromissioni di altri postulatori e di altre persone.

Finché qualcuno nella congregazione non chiede a Gianpaolo un “contributo”, una tangente: si parla di 80mila euro, ma Gianpaolo non ha accettato questa tangente, che sarebbe arrivata a nome di Becciu.

Nicola Gianpaolo ha fatto una denuncia al papa, dove oltre a Becciu si faceva il nome di un prete, il concussore del contributo: il sottosegretario alla congregazione dei santi, Turek, prete di origini polacche.

Turek è l'uomo incaricato ad indagare sulle cause dei santi: di fronte al giornalista ha smentito quanto riferito da Gianpaolo (la richiesta del “contributo”), ma altri postulatori hanno raccontato di altri comportamenti scorretti del prete.

Il cardinale Becciu conosceva queste pressioni, questo giro di soldi?

Becciu è definito da un postulante come un “vaso di pandora”: alla figlia di Moro è arrivata una sua lettera piena di offese, dove viene quasi definita come una pazza.

Il papa ha così tolto il ruolo e i privilegi di cardinale a Becciu lo scorso anno: per otto anni era il numero tre nella gerarchia vaticana, sostituto del segretario di Stato, aveva preso importanti decisioni in Vaticano, aveva gestito tanti soldi delle donazioni e della segreteria.

La denuncia di Gianpaolo è ora oggetto dell'indagine della magistratura vaticana: altri postulatori parlano di pressioni di Turek, raccontano che Becciu non poteva non sapere, c'è l'accusa di peculato fatta dai magistrati vaticani.

E poi ci sono le anomalie degli investimenti fatti coi soldi della segreteria vaticana: i segreti di questi investimenti sono custoditi in Svizzera a Lugano, in una villa a strapiombo sul lago dove vive Enrico Crasso,il broker romano a cui la segreteria di stato vaticana ha affidato le chiavi della sua cassaforte.

E' arrivato a gestire un quinto, quasi un quarto del patrimonio – racconta Crasso al giornalista: fino al 2014 ha gestito al massimo 40 ml di euro, è con l'arrivo di Becciu che Crasso fa il salto di qualità, lascia Credit Suisse per fondare una sua società di brokeraggio a cui la segreteria di Becciu arriva ad affidare oltre 400 ml di euro.

“Le aspettative era per un profilo [di investimento] moderato e pertanto il mio compito è stato facilitato da questo” spiega a Report, ma forse si dimentica di alcune operazioni davvero sorprendenti: col suo fondo di investimento dal profilo moderato, Centurion, dentro cui sposta i soldi della segreteria, finanzia due produzioni cinematografiche, tre milioni vanno a Man In Black 3 e 1 ml a Rocket Man, il film sulla vita di Elton John, star della musica pop e icona gay.

“I promoter volevano fare questo investimento in un film di Oliver Stone, White Lies, verso la fine del 2018 ci comunicano che Stone non era più disponibile a fare il film, una doccia fredda, però alla fine i promoter investirono in questi film, con una performance del 13%, peraltro un film di grande successo”: talmente di successo che Elton John ha accusato la chiesa cattolica di ipocrisia, da un lato accusa il cantante della sua omosessualità, dall'altro guadagna con un film sulla sua vita e che celebra il suo matrimonio gay.

Tutti gli investimenti sono stati concordati con la segreteria vaticana: anche l'investimento fatto coi soldi delle donazioni su un fondo altamente speculativo che scommetteva sull'arrivo di una catastrofe, di una guerra o di una pandemia.

A Londra, nella ex sede della catena Harrod's, si trova il palazzo su cui ha investito il fondo di investimento: un palazzo venduto al Vaticano dal broker Mincione, amico di Crasso.

Mincione aveva gestito i fondi di investimento di Enasarco, soldi poi finiti in Athena: le pensioni degli agenti di commercio sono stati usati per le sue scalate bancarie, quelle di MPS e della Banca popolare di Milano.

Scalate andate male, così nel 2012 Mincione ha acquistato il palazzo a Londra, coi soldi di Enasarco, che poi ha sciolto i rapporti con l'investitore. Così Mincione si è trovato qualcun altro da cui prendere soldi, ovvero la segreteria vaticana a cui vende il palazzo.

Si parla di 200ml, soldi confluiti nel fondo Athena: i soldi dei fedeli sono stati usati per le scalate bancarie, senza preoccuparsi troppo di eventuali risvolti etici.

I soldi iniziano ad assottigliarsi, per il mutuo sul palazzo e per altri investimenti in perdita: alla fine da 200 si arriva a 137 ml di euro.

Ma in Vaticano, monsignor Perlasca, non fermò gli investimenti: aveva paura di dover riferire a Becciu, che secondo i documenti in possesso di Report, era consapevole degli investimenti fatti.

Tutti gli investimenti erano gestiti e noti da Becciu e da un funzionario laico, Fabrizio Tirabassi: quando le cose iniziano ad andar male, è lui che porta dentro un altro broker, Gianluigi Torzi.

Quando in Vaticano iniziano a capire che la storia del palazzo di Londra (la truffa londinese) sta per esplodere, iniziano le trattative per sostituire Mincione: è stato Giuseppe Milanese, imprenditore nella sanità, a raccontare questa storia poco edificante.

Storia dentro cui entra un altro broker, Torzi, esperto in cartolarizzazioni, fatto entrare nel gioco per fare pressioni su Mincione.

Ma, secondo Crasso, è stata solo una pantomima, una seconda truffa: tra Torzi e Mincione c'erano rapporti consolidati, si sarebbero spartiti i soldi del Vaticano, mentre vendevano le quote del palazzo al Vaticano, ma ad un prezzo non di favore.

Anche qui, nonostante i milioni persi, la segreteria vaticana continua a fidarsi di Mincione e Torzi. L'avvocato di Torzi nell'intervista parla di commissioni prese da Crasso, che sembrerebbero delle mazzette, tramite società in Dubai e nella repubblica dominicana.

Soldi dei fedeli finiti in paesi offshore, che passano nelle mani di persone poco inclini al culto della fede, materiale compromettente con cui ricattare i prelati che avrebbero dovuto controllare. Non si capisce se in questa storia i preti sono complici o vittime.

Nel 2018 chiude di incontrare Torzi per chiudere l'affare del palazzo: si arriva ad un accordo verbale, ma questo salta presto. C'è una intercettazione tra Torzi e Tirabassi dove si tira in ballo anche il ruolo dei servizi e dove si parla di milioni che girano in modo poco pulito.

Alla fine al Vaticano, la gestione del palazzo di Londra è costato 400ml di euro, per un palazzo che oggi ne vale 290ml. Cosa è diventato il Vaticano?

Oggi Torzi, Mincione e Crasso sono accusati di truffa, monsignor Perlasca è invece accusato di abuso d'ufficio, i protagonisti di questa storia si accusano l'uno con l'altro, volano gli stracci.

Parlando di servizi, si arriva ad una donna, Cecilia Marogna e a Francesca Chaoqui, lobbista, nominata nel 2013 nella commissione per riforma delle finanze vaticane: oggi ha raccolto informazioni sul mondo del Vaticano, segreti, come quelli attorno a Becciu, “che oggi non potrà più far male”.

La Chaoqui sapeva degli affari di Becciu con Tirabassi, Mincione e Crasso: questi venivano rinfacciati al cardinale in un messaggio dove però la lobbista chiedeva ldi fare pace in cambio della tessera della benzina e per la spesa.

Cecilia Marogna è stata una delle persone di fiducia dell'ex segretario di stato Becciu: a lei il cardinale ha affidato la raccolta di segreti dentro e fuori il Vaticano, un dossieraggio su altri prelati, una sorta di servizio segreto parallelo.

“Chiamiamolo così, in interazioni con gli altri servizi segreti paralleli internazionali”: sembra una spy story ma non è così, Cecilia Marogna aveva un incarico ufficiale presso la segreteria di stato, con un documento firmato da Becciu, col ruolo di “analista geopolitico”.

Come ha maturato l'esperienza geopolitica? Da autodidatta, ha risposto. Come fa una persona così ad entrare in contatto con i vertici del Vaticano?

Con una mail scritta al cardinale nel 2016, la risposta data, molto poco credibile.

Altra versione quella fornita da Francesca Chaoqui, una dei protagonisti dello scandalo Vatileaks: “so che è stata presentata al cardinale e questo ha deciso di fidarsi di lei.”

Prima di collaborare col Vaticano la Marogna era dentro gli ambienti della massoneria e si era iscritta al movimento Roosvelt, l'organizzazione politica fondata da Gioele Magalvi, massone del grande oriente d'Italia e gran maestro venerabile.

Una vicinanza che la Marogna giustifica come necessaria per “deformazione professionale”: nei suoi studi e nelle sue frequentazioni ha conosciuto anche Gianmaria Ferramonti (leghista della prima ora considerato vicino a Gelli): anche queste frequentazioni (Ferramonti, Pazienza, Flavio Carboni) erano tasselli del suo “studio”.

Ferramonti negli anni 90 fu trait d'union tra la Lega di Miglio e le leghe meridionali, vicine al commercialista della mafia Mandalari.

C'è anche Bisignani in questo pantheon fatto di esponenti della massoneria vicini a Licio Gelli (gran maestro della P2, coinvolto in diversi episodi neri della nostra storia): Ferramonti stesso si considera un “gelliano” che, recentemente sembra aver puntato su Italia Viva e sulla caduta del governo Conte.

Ferramonti avrebbe fatto pressioni sull'onorevole Boschi tra gennaio e febbraio per aprire la crisi.

“Diciamo che con la Boschi ho una corrispondenza .. ci scriviamo non ci parliamo [..] Gli avevo dato una piccola notizia che se buttavano giù sto cretino Conte magari gli davamo una mano, vediamo ..”

Gli davate una mano, chi?

“Allora, qui hai un rappresentante di Confimpresa, di Confimea, della Cifa, insieme qualche milioncino di voti ce lo abbiamo, no? E se decidiamo di [spostarli sulla Boschi] chi sarà al momento giusto al posto giusto.”

Per entrare nei suoi giri, Cecilia Marogna si avvicina a Ferramonti, partecipando alle sue cene romane: “[Cecilia Marogna] è una brava ragazza intelligente e furba.. è venuta a qualcuna delle mie cene romane. C'è stato un periodo tre o quattro anni fa che organizzavo cene a Roma ogni 15 giorni, facevano a gara per esserci, ma non roba da 10-20, 80-100 persone.”

E chi partecipava a queste cene?

“Tutti quelli che volevano di un certo livello in su. Anche la Chaoqui è una cara amica”.

La Marogna aveva rapporti, per il suo lavoro in Vaticano con Becciu, coi servizi segreti italiani: nel 2018 il governo italiano mentre stava per rinnovare i vertici dei servizi, c'è stato un incontro in Vaticano per le nomine.

C'è un carteggio tra il direttore dell'AISE Carta e la Marogna, una cooperazione andata avanti per mesi, per esempio sulla gestione del rapimento di alcuni prelati da parte di Al Qaeda.

Soldi presi dal Vaticano e finiti su un conto della Marogna, poi finiti per spese personali: soldi per operazioni umanitarie e poi finiti in borse Prada e hotel di lusso. Soldi giustificati dalla Marogna per le sue risorse: tra queste anche i rapporti con Francesco Pazienza, condannato per depistaggio sulla strage di Bologna. E' lui la persona a cui la Marogna si rivolge per la liberazione di un frate in sudamerica.

Marogna è stata indirizzata a Pazienza da un ex ufficiale dei carabinieri, Giuliano Tavaroli, ex agente del Sismi, ex capo della security di Telecom, al centro di una centrale di dossieraggio illegale per cui ha patteggiato una pena.

La Marogna si è trovata al centro di una guerra di spie, per la successione dell'Aise dopo l'uscita di Carta, doveva essere la ghigliottina per far fuori Carta e Becciu e per favorire l'amico Mancini alla vicedirezione dell'Aise.

Quanti fantasmi del passato, da Aldo Moro a Tavaroli e Mancini. I dossieraggi di Telecom e Pirelli. I gelliani Bisignani, Pazienza, Ferramonti.

Cosa c'entra in tutto questo la Marogna? Perché Becciu le chiede di fare dossieraggi sugli altri prelati, di occuparsi di prelati rapiti in territori difficili? Perché i nostri servizi la contattano per la gestione di questi rapimenti?

La chiesa non è questa: se questo marcio è venuto fuori è per i meccanismi di sorveglianza messi in piedi da papa Bergoglio, perché noi abbiamo bisogno di una chiesa che si metta dalla parte degli ultimi, non che faccia speculazioni o si metta a fare dossier e guerre di ricatti.