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06 dicembre 2025

Anteprima inchieste di Report – l’inchiesta su fratelli d’Italia in Sicilia e le olimpiadi Milano Cortina

 Come non funziona la gestione dei beni confiscati alla mafia

In Italia la lotta alle mafie funziona sulla carta. LE celebrazioni, Falcone e Borsellino, i proclami.. poi però.
Depotenziata l’azione della magistratura sui reati dei colletti bianchi, l’uso delle intercettazioni, guai poi se c’è di mezzo un politico.

E, poi, l’uso dei beni confiscati ai mafiosi: qui sta il nocciolo del potere sul territorio di un capomafia, far vedere che i loro beni comunque rimangono o nel loro controllo o abbandonati. A significare che lì, lo Stato, la giustizia, comunque non può arricare

LAB REPORT: CONFISCATI E ABBANDONATI

Di Lucina Paternesi

Collaborazione Cristiana Mastronicola

Può un’azienda gestita dallo Stato separare una frazione dal suo comune? Succede ad Aci Castello, in provincia di Catania, dove uno stabilimento balneare, il Lido dei Ciclopi, bene confiscato alla mafia, separa il paese dalla sua frazione, Aci Trezza. Nonostante l’amministrazione comunale abbia elaborato un progetto per gestire il lido come bene comune, l’Agenzia nazionale che amministra i beni confiscati non l’ha mai assegnato all’ente locale. Ma come funziona la gestione dei beni confiscati alla mafia? Ad oggi, in tutta Italia, sono circa 25mila tra edifici, aziende, terreni e persino castelli. Da Torino a Venezia, passando per Rimini e la Sicilia, i sindaci lamentano tempi lunghi per l’assegnazione, mancanza di fondi per ristrutturare gli immobili e tanta confusione burocratica; alla fine, troppo spesso, gli immobili deperiscono dopo anni di abbandono.

L’inchiesta sui fratelli d’Italia in Sicilia

I nuovi aggiornamenti sull’inchiesta che ha coinvolto i membri del collegio del garante alla privacy hanno fatto slittare a domenica 7 il servizio sull’inchiesta che ha coinvolto il partito di Giorgia Meloni in Sicilia.

Sui giornali (e soprattutto su Telemeloni) di questa inchiesta se ne è parlato poco, le dimissioni da vicecapogruppo alla Camera del deputato Manlio Messina (per le indagini su presunte corruzioni che arrivano fino al presidente Galvagno): non è stata una sua scelta ma è stato il partito che gliele avrebbe imposte, “mi fanno capire che se non mi fossi dimesso mi avrebbero tolto ..”, il partito gli avrebbe chiesto anche un comunicato dove avrebbe giustificato le dimissioni “per tutelare il bene del partito”.

A tutto questo si è arrivato a seguito dell’inchiesta su una presunta corruzione in Sicilia che però non ha toccato altre cariche regionali di FDI.

Il giorno dopo le dimissioni di Messina esce una pagina su Il giornale di Sicilia a firma Mario Barresi che svela i retroscena: le dimissioni gli sarebbero state chieste dopo alcuni colloqui coi vertici del partito, Arianna Meloni e Giovanni Donzelli per esempio. Anziché farsi cacciare, Messina decide questo passo: questa ricostruzione non è mai stata smentita dal partito di Meloni, una vendetta da parte dei vertici perché – racconta Barresi a Report – non avevamo mai sopportato la sua influenza a livello nazionale nel cerchio magico.

Report ha chiesto conto di questa ricostruzione allo stesso Donzelli in particolare la voce proveniente da fratelli d’Italia secondo cui Messina sarebbe stato cacciato dal partito.

Ma dietro l’articolo di Barresi c’è proprio Donzelli che, di fronte alle domande della giornalista si inalbera arrivando a chiedere le fonti.

La cosa grave, commenta Messina a Report, “è che il capo della struttura sveli la linea del partito facendo fare a me la figura barbina. Un metodo che hanno utilizzato, nel migliore dei casi, col Pozzolo di turno e nel peggiore dei casi nel mio caso che rappresento la storia anche di quel partito. Si sono permessi di fare queste porcherie ..”

Donzelli arriva anche a minacciare una querela alla giornalista di Report, “voi intercettate anche i giornalisti, oltre che il garante della privacy.. voglio sapere da voi, da Report come fa a sapere le fonti dei colleghi giornalisti.”

Bastava chiederlo a Barresi stesso, Donzelli. Semplice: “nel pezzo si capisce che una delle mie fonti è lui e nessuno lo ha smentito”.

Chi mente allora?

Nelle intercettazioni della Procura per le indadini sul presidente dell’ARS Galvagno, si sente spesso nominare il presidente del Senato Ignazio La Russa in particolare nei suoi rapporto con Marianna Amato, di professione organizzatrice di eventi e dipendente della fondazione orchestra sinfonica.
Nelle intercettazione la Amato viene definita la cocca di La Russa: il presidente, dopo aver avvicinato la giornalista di Report con parole quantomeno irrispettose (dimmi, cara, tesoro..) ha risposto dicendo che no, assolutamente, lui questa signora non la conosce e nemmeno l’ha raccomandata. È lei che è venuta in Senato col pasticciere Fiasconaro in un evento organizzato dalla Amato. Ma il pasticcere smentisce il racconto di La Russa: Marianna Amato era coinvolta in molti eventi istituzionali alla presenza di La Russa e di Manlio Messina, non l’ha portata lui in Senato, assolutamente non è stato lui a presentare Amato al presidente La Russa, “si conoscevano da abbastanza tempo.. con il governo e queste persone importanti delle istituzioni ha sempre avuto un rapporto la signora Marianna”. Grazie ai suoi rapporto con Messina e LA Russa, Marianna Amato era entrata a far parte della cerchia di Galvagno con la quale organizzava eventi finiti sotto indagine dalla procura.

Persone che parlano degli eventi e dei finanziamenti come se fossero cosa loro: ovviamente il presidente dell’ARS Galvagno smentisce queste ricostruzioni e ribatte alle accuse dicendo di non aver minimamente influenza le scelte per gli eventi.

Io davo 550 euro a Luca – racconta in una intercettazione l’ex presidente del consiglio comunale di Avola Fabio Iacono – sempre a lui brevi manu: l’ex presidente si lamenta di aver dovuto versare a Luca Cannata, all’epoca sindaco di Avola, dei contributi in contanti ogni mese.

Una richiesta simile era arrivata all’ex coordinatore di FDI a Siracusa, Giuseppe Napoli, che l’aveva respinta ed arrivato poi a dimettersi: a Report racconta che Cannata avrebbe segnalato il suo nome ad enti pubblici per fargli dare incarichi professionali, come avvocato.

Dopo due anni, in cui c’era stata di mezzo la campagna elettorale, lo stesso Cannata gli avrebbe detto “hai visto che sono arrivati gli incarichi? Mi sembra giusto che tu contribuisca alle spese della campagna elettorale ..”
Soldi chiesti in contanti a cui Napoli avrebbe detto di no: io ho sempre contribuito al partito quando c’era da fare qualcosa… 
Ma così no.

Report ha chiesto un’intervista al deputato su queste collette: “qualcosa di normalissimo” risponde Cannata, nella gestione di un movimento locale sul territorio. “Ognuno metteva quello che voleva”: eppure le persone che hanno versato questi soldi,in contanti, l’hanno vista in altro modo, tanto da andare in procura.

Al centro delle indagini della procura di Palermo – che ha chiesto il rinvio a giudizio per il presidente dell’assemblea Galvagno – ci sono una serie di eventi pagati dalla regione e affidati ad alcuni imprenditori privati a cui poi i politici chiedevano i biglietti, per parenti e amici.

Forse dal punto di vista giudiziario la questione dei biglietti non ha rilevanza, ma questa c’è dal punto di vista giornalistico. Ai cittadini forse interessa sapere che esiste questo do ut des tra politica e imprenditoria.

Galvagno su questo punto ha scelto di non rispondere – perché poi voi di Report fare taglia e cuci dell’intervista: personaggi non legati alle istituzioni che hanno usato l’auto blu di Galvagno per fini istituzionali. Persone che poi, una volta di fronte alle telecamere di Report e alle domande della giornalista invocano la privacy, ma la domanda rimane, a che titolo usavano l’auto dell’ARS? Oppure veramente vogliamo credere anche andare a prendere il kebab, fare shopping, siano attività istituzionali?

La scheda del servizio: FRATELLI COLTELLI

di Giulia Presutti

Collaborazione Samuele Damilano

A marzo Giorgia Meloni ha inviato un commissario da Roma per riunificare la Sicilia – poi scossa dall’inchiesta giudiziaria che ha coinvolto il presidente dell’ARS Gaetano Galvagno e l’Assessora al Turismo Elvira Amata, entrambi di FdI - sotto un'unica guida, quella di Luca Sbardella. Fra i motivi, anche la contesa che nella parte orientale dell'isola ha visto contrapposti il deputato regionale Carlo Auteri, che ha lasciato il partito, e il vicepresidente della commissione bilancio della Camera Luca Cannata. Che cosa è successo davvero?

Le presunte olimpiadi green

In attesa di capire come andrà a finire il tentativo del governo di stoppare le inchieste su queste olimpiadi, con la definizione come ente di natura privato la fondazione Milano Cortina, Report torna ad occuparsi delle imminenti olimpiadi invernali.

Avrebbero dovuto essere olimpiadi green le Olimpiadi Milano Cortina, senza impatto ambientale, senza costi per lo stato. E invece: invece i costi per le opere, non solo gli impianti sportivi, ma anche sul territorio, continuano a salire; sono stati disboscate intere zone per far spazio alla pista da bob.. e forse nemmeno tutte le opere saranno completate per tempo.

Il nuovo impianto di bob è stato inaugurato il 17 novembre, “una consacrazione del lavoro” spiegava contento il ministro Abodi che ricordava “l’impegno e lo sforzo delle maestranze..”
Ma come racconta il servizio di Claudia De Pasquale, poche ore prima della coppa attorno la pista si vedevano ancora i segni dei lavori in corso, per fortuna che poi è scesa la neve. Gli atleti, a meno di miracoli, faranno le loro gare all’interno di un cantiere a cielo aperto: “si tratta di rifiniture” prova a minimizzare il ministro. Ma secondo la piattaforma di Simico c’è scritto che i lavori della pista finiranno il 5 luglio del 2026, cioè dopo le Olimpiadi. “Io non sono andato così tanto in profondità” ha risposto Abodi, speriamo allora che la neve continui a scendere copiosa per coprire il cantiere.

Il ministro Salvini si è intanto vantato in pubblico di aver fatto anticipare i tempi di consegna di alcune opere sul territorio, come la Variante di Tirano, dal 2027 a dicembre 2025, facendo decine di riunioni e telefonate a livello di stalking.

MA Report ha verificato lo stato della tangenziale citata dal ministro non rientri tra le opere finanziate per le Olimpiadi del 2026 ma si tratta di un progetto del 2010 che si sta concretizzando adesso.

Tra l’altro, oltre il 70% delle opere previste e finanziate sarà pronta dopo la fine delle Olimpiadi: “ma io parlo di opere necessarie per lo svolgimento delle Olimpiadi” ha risposto Salvini aggiungendo che la variante di Tirano stanno lavorando come matti per averla consegnata prima del febbraio 2026 “perché da quella strada ci devi passare, altre opere annesse alle Olimpiadi ma non centrali, grazie alle Olimpiadi hanno un’accelerata ma evidentemente finiranno dopo..”. Anche nel 2033: parliamo di quasi 3 miliardi di opere che non tutte saranno pronte.

Ma lei per che testata lavora?”

Alla fine il ministro ha buttato la palla in calcio d’angolo.

La scheda del servizio: CANTIERE CORTINA

di Claudia Di Pasquale

Collaborazione Norma Ferrara, Celeste Gonano, Giulia Sabella

Mancano due mesi all'inizio delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026. L'Italia se le era aggiudicate nel 2019 con un dossier di candidatura ispirato ai principi di sostenibilità economica e ambientale. Le avevano ribattezzate Olimpiadi a costo zero. Il 90% degli impianti era già esistente per cui bastavano pochi soldi per risistemarli. Com'è andata alla fine? Dopo l’analisi di alcuni dati, sembrerebbe che in sei anni il valore delle opere possa aver superato i 3,8 miliardi di euro e che molte di esse potrebbero essere completate dopo i Giochi, anche a distanza di anni.

Nelle anticipazioni che trovate sui canali social si parla anche di un aggiornamento dell’inchiesta di Giulia Innocenzi sulla carne scaduta che è stata riciclata e rivenduta dal macello Bervini nel mantovano.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

29 novembre 2025

Anteprima inchieste di Report – i fratelli d’Italia in Sicilia (e il garante, la carne scaduta rivenduta..)

L’inchiesta sui fratelli d’Italia in Sicilia

Sui giornali (e soprattutto su Telemeloni) di questa inchiesta se ne è parlato poco, le dimissioni da vicecapogruppo alla Camera del deputato Manlio Messina (per le indagini su presunte corruzioni che arrivano fino al presidente Galvagno): non è stata una sua scelta ma è stato il partito che gliele avrebbe imposte, “mi fanno capire che se non mi fossi dimesso mi avrebbero tolto ..”, il partito gli avrebbe chiesto anche un comunicato dove avrebbe giustificato le dimissioni “per tutelare il bene del partito”.

A tutto questo si è arrivato a seguito dell’inchiesta su una presunta corruzione in Sicilia che però non ha toccato altre cariche regionali di FDI.

Il giorno dopo le dimissioni di Messina esce una pagina su Il giornale di Sicilia a firma Mario Barresi che svela i retroscena: le dimissioni gli sarebbero state chieste dopo alcuni colloqui coi vertici del partito, Arianna Meloni e Giovanni Donzelli per esempio. Anziché farsi cacciare, Messina decide questo passo: questa ricostruzione non è mai stata smentita dal partito di Meloni, una vendetta da parte dei vertici perché – racconta Barresi a Report – non avevamo mai sopportato la sua influenza a livello nazionale nel cerchio magico.

Report ha chiesto conto di questa ricostruzione allo stesso Donzelli in particolare la voce proveniente da fratelli d’Italia secondo cui Messina sarebbe stato cacciato dal partito.

Ma dietro l’articolo di Barresi c’è proprio Donzelli che, di fronte alle domande della giornalista si inalbera arrivando a chiedere le fonti.

La cosa grave, commenta Messina a Report, “è che il capo della struttura sveli la linea del partito facendo fare a me la figura barbina. Un metodo che hanno utilizzato, nel migliore dei casi, col Pozzolo di turno e nel peggiore dei casi nel mio caso che rappresento la storia anche di quel partito. Si sono permessi di fare queste porcherie ..”

Donzelli arriva anche a minacciare una querela alla giornalista di Report, “voi intercettate anche i giornalisti, oltre che il garante della privacy.. voglio sapere da voi, da Report come fa a sapere le fonti dei colleghi giornalisti.”

Bastava chiederlo a Barresi stesso, Donzelli. Semplice: “nel pezzo si capisce che una delle mie fonti è lui e nessuno lo ha smentito”.

Chi mente allora?

Nelle intercettazioni della Procura per le indadini sul presidente dell’ARS Galvagno, si sente spesso nominare il presidente del Senato Ignazio La Russa in particolare nei suoi rapporto con Marianna Amato, di professione organizzatrice di eventi e dipendente della fondazione orchestra sinfonica.
Nelle intercettazione la Amato viene definita la cocca di La Russa: il presidente, dopo aver avvicinato la giornalista di Report con parole quantomeno irrispettose (dimmi, cara, tesoro..) ha risposto dicendo che no, assolutamente, lui questa signora non la conosce e nemmeno l’ha raccomandata. È lei che è venuta in Senato col pasticciere Fiasconaro in un evento organizzato dalla Amato. Ma il pasticcere smentisce il racconto di La Russa: Marianna Amato era coinvolta in molti eventi istituzionali alla presenza di La Russa e di Manlio Messina, non l’ha portata lui in Senato, assolutamente non è stato lui a presentare Amato al presidente La Russa, “si conoscevano da abbastanza tempo.. con il governo e queste persone importanti delle istituzioni ha sempre avuto un rapporto la signora Marianna”. Grazie ai suoi rapporto con Messina e LA Russa, Marianna Amato era entrata a far parte della cerchia di Galvagno con la quale organizzava eventi finiti sotto indagine dalla procura.

Persone che parlano degli eventi e dei finanziamenti come se fossero cosa loro: ovviamente il presidente dell’ARS Galvagno smentisce queste ricostruzioni e ribatte alle accuse dicendo di non aver minimamente influenza le scelte per gli eventi.

Io davo 550 euro a Luca – racconta in una intercettazione l’ex presidente del consiglio comunale di Avola Fabio Iacono – sempre a lui brevi manu: l’ex presidente si lamenta di aver dovuto versare a Luca Cannata, all’epoca sindaco di Avola, dei contributi in contanti ogni mese.

Una richiesta simile era arrivata all’ex coordinatore di FDI a Siracusa, Giuseppe Napoli, che l’aveva respinta ed arrivato poi a dimettersi: a Report racconta che Cannata avrebbe segnalato il suo nome ad enti pubblici per fargli dare incarichi professionali, come avvocato.

Dopo due anni, in cui c’era stata di mezzo la campagna elettorale, lo stesso Cannata gli avrebbe detto “hai visto che sono arrivati gli incarichi? Mi sembra giusto che tu contribuisca alle spese della campagna elettorale ..”
Soldi chiesti in contanti a cui Napoli avrebbe detto di no: io ho sempre contribuito al partito quando c’era da fare qualcosa…

Ma così no.

Report ha chiesto un’intervista al deputato su queste collette: “qualcosa di normalissimo” risponde Cannata, nella gestione di un movimento locale sul territorio. “Ognuno metteva quello che voleva”: eppure le persone che hanno versato questi soldi, in contanti, l’hanno vista in altro modo, tanto da andare in procura.

I miracoli della Sanità

Dopo l’inchiesta della scorsa settimana sulle liste d’attesa e sui miracoli da parte di alcuni governatori, che poi miracoli non sono, Report torna ad occuparsi di sanità e della Campania. Andando ad Agropoli e al pronto soccorso dell’ospedale, inaugurato in pompa magna nel 2017 dopo anni di inattività. Un altro miracolo per il presidente De Luca presente alla inaugurazione “per rispondere ad una esigenza del territorio”. Nel 2020 la struttura diventa ospedale Covid e chiude il pronto soccorso ma si investe nei reparti: aprono sale operatorie nuove di zecca e così nell’estate 2020 il presidente ritorna ad incassare altri applausi. MA oggi della struttura di eccellenza rimane poco: le sale operatorie sono chiuse anche se ancora nuove, un solo intervento chirurgico in 5 anni, al secondo piano era annunciata una casa della comunità finanziata coi fondi pnrr ma ad oggi non c’è traccia. Il pronto soccorso già ridotto negli anni a presidio d’emergenza, non c’è e da questa estate sopra l’insegna è stata appiccicata una pecetta.

Gisella Botticchio del comitato 8 agosto spiega a Report come finito il covid sono spariti i letti di rianimazione, le ambulanze vanno a Vallo della Lucania (un comune a circa 40 minuti di macchina, 35 km). Se uno sta male ad Agropoli viene al pronto soccorso e trova un medico che gli misura la pressione, c’è la radiologia di giorno, se stai male di notte meglio andare a Vallo. Un infartuato, un malato ischemico non ha scampo qui, nell’attesa dell’ambulanza non le salvi le vite, parecchie persone sono decedute qui ad Agropoli per questo. “Noi cittadini paghiamo i loro tagli di nastri farlocchi, si devono vergognare.”

Ad agosto la ASL aveva promesso di inserire Agropoli nel sistema delle emergenze ma poi tutto si è fermato e c’è chi pensa di chiedere aiuto ai privati.

Report ha intervistato il sindaco di Agropoli: alle sue domande e solleciti dall’ASL ha ottenuto sempre le stesse risposte, manca il personale, il sindaco ha chiesto di affidare temporaneamente all’esterno, a privati, la gestione ai privati, pagherebbe sempre la ASL.. La ASL ha risposto che anche altre realtà del territorio sono nella stessa situazione e dovrebbero esternalizzare ai privati anche altri pronto soccorso.

La carne scaduta che arriva sulle nostre tavole

Giulia Innocenzi torna ad occuparsi delle confezioni di carne scaduta che anziché essere scartata veniva rimessa sul mercato al macello Bervini: secondo la DIA dietro questo riciclaggio di carne avariata ci sarebbe la mafia. Gli operai venivano pagati in parte con un bonifico bancario e il restante dei soldi che non figurava sulla busta paga veniva pagato in contanti. Qualche volta veniva ricaricata una carta di quelle spendibili per i carburanti, per il cibo, “ma il grosso dei soldi ci veniva dato in nero.”

LE cifre “cash” erano notevoli, “ma da tutte le parti si fa così” ha provato a giustificarsi un ex dipendente del macello Bervini, anche i soldi per gli operai del nord arrivavano dal sud, oltre duemila euro in contanti, anche 3000 a seconda degli orari di lavoro, considerando che gli operai nel mantovano erano 30-40, per un totale di centomila euro mensili. Soldi che si sospetta provenissero dal riciclaggio della criminalità organizzata barese e perfino dall’estero.

LA carne scaduta che poi veniva re-immessa sul mercato proveniva anche dall’Uruguay: carne scaduta nel 2023 – riporta l’etichetta ancora leggibile. Questa carne veniva spacchettata, rilavorata e nuovamente etichettata in un altro spazio del macello, con una nuova data di confezionamento cambiata in aprile 2025 (quando sono state fatte le riprese all’interno del macello), con una data di scadenza nel 2027 e con anche una nuova data di congelamento, nascondendo la data reale del primo congelamento.

La scheda del servizio: IL LOTTO MAGICO

di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi

Dopo l'anticipazione di Report sulla carne congelata scaduta rimessa in commercio si è scatenato un putiferio. Ma la trasmissione d'inchiesta ha raccolto ulteriori immagini, che confermerebbero la prassi del macello Bervini di rimettere in commercio carne scaduta, che finirebbe anche ai ristoranti e alla grande distribuzione. Ma perché i controlli non hanno mai intercettato questa pratica? Da quanto tempo si faceva? E chi c'è dietro la gestione dei lavoratori? Nuove inquietanti rivelazioni partono da Mantova e arrivano dritte a Bari, all'ombra della criminalità organizzata.

Il garante che spia la privacy dei suoi dipendenti

Report è venuta in possesso di altri documenti sull’operato del garante alla privacy: per individuare la talpa che avrebbe passato le informazioni ai giornalisti i membri del collegio, il primo novembre (festa dei Santi) alla vigilia della prima puntata di Report, sarebbero entrati negli uffici di piazza Venezia, che in quel giorno di festa dovrebbero essere chiusi. La cosa inquietante è che i membri sarebbero stati accompagnati da altre persone: Alessandro Bartolozzi – rappresentante sindacale presso il garante della CGIL – ha risposto che non gli risulta un episodio come questo ma non lo sorprenderebbe questa possibilità.

Abbiamo raccolto informazioni che, o si vogliono considerare frutto di una psicosi collettiva, oppure dobbiamo dire che avevano un fondo di verità. Ci sono stati segnalati uffici con un certo disordine, scrivanie spostate, oggetti nella cassettiere finiti a terra, prese elettriche o telefoniche non allineate..” racconta Bartolozzi a Report.
Ma la fonte della trasmissione è sicura: sono entrate delle persone non identificate assieme ai membri del collegio, che sono rimaste negli uffici tutta la notte. Il sospetto è che abbiano cercato di accedere ai server e quindi alle informazioni e ai dati di tutti i dipendenti.

Il rappresentante sindacali, di fronte a quanto gli ha riportato Report, chiederà al collegio di verificare se ci siano stati ingressi non autorizzati, se effettuati da personale esterno, cercando di capire se questo apparato esterno appartenga ad apparati dello Stato oppure a società private. E se questo episodio è riconducibile a tutta la vicenda legata all’Assemblea del personale.

Su questo episodio si starebbe muovendo anche la procura di Roma, come riposta Il fatto quotidiano oggi

La miccia dei misteri

Difficile capire cosa abbia innescato l’ingresso del primo novembre: fino a quel giorno Report aveva mostrato solo una breve anticipazione della puntata del 2 novembre – pochi secondi con Ghiglia nella sede di FdI – nulla che potesse allarmare il Collegio sul fronte documentale e della corrispondenza interna, che non poteva sapere cosa sarebbe andato in onda la sera successiva.

In mezzo però c’è un episodio che può spiegare la scintilla. La sera del 29 ottobre il Fatto chiede informalmente a Guido Scorza, membro del Collegio, di verificare una call avvenuta due giorni prima tra alcuni garanti e una una nota società di lobbying per gestire la “crisi” delle inchieste giornalistiche. Il 30 ottobre gli vengono forniti gli estremi tecnici delle comunicazioni partite dall’indirizzo segreteria.generale@gpdp.it. La richiesta è di una verifica informale, discreta, per tutelare le fonti.

Scorza fa il contrario: chiede un “consiglio straordinario”, che non era previsto, per autorizzare il responsabile dell’It a fare la verifica interna. “Non potevo fare diversamente – spiegherà – c’è di mezzo la privacy dei dipendenti”. Pochi giorni dopo annuncia che “non risulta nulla”. Ma il contratto esiste: è con la stessa società, firmato dallo studio E-Lex, fondato da Scorza, con decorrenza dall’1 novembre.

A Repubblica dirà che le verifiche sulle caselle dei dipendenti servivano a capire come un verbale del Collegio fosse finito sul Fatto. A La Stampa un altro garante rivelerà che Scorza era convinto di aver trovato la “talpa” e che “si stessero cercando le prove per farla licenziare”.

Domanda inevitabile: la “talpa” era forse la fonte che Scorza si era impegnato a proteggere e che invece ha esposto, scatenando l’intera caccia?

La scheda del servizio: CHI PROTEGGE LA NOSTRA PRIVACY?

di Chiara De Luca

Collaborazione Eleonora Numico

Andrea Mavilla, esperto di cybersecurity e della tutela dei dati personali, è entrato su alcune piattaforme come LUSHA, CONTACT KASPER APOLLOIO, UPLEAD e altre situate negli Usa in Russia e Israele. Senza forzarle è atterrato su banche dati che contenevano numeri di cellulare, utenze casalinghe, mail di capi di stato da Mattarella alla Premier, di tutti i ministeri, anche i più sensibili Difesa Esteri Interni, Interno dove ci sono i recapiti di Crosetto Tajani Piantedosi, fino ai data base delle utenze della stessa Agenzia per la cyber security, del Dis, Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, questori, prefetti. I magistrati di tutta Italia.

Poi ci sono i contatti delle nostre aziende più strategiche: Eni, Leonardo, Enel, Fincantieri, Banche come CDP, Unicredit, Intesa San Paolo, Mps, Mediobanca, Generali, Mediolanum, e anche lo Ior. Le banche dati dei partiti, Confindustria e sindacati, quelle delle Tv: a partire da Mediaset e Sky. E i vari giornali più importanti da Repubblica, Corriere, Il Fatto, Il Giornale, La Verità, media italiani e stranieri, dal NYT alla CNN. C'è anche l’accesso a vescovi e cardinali e migliaia di contatti in Vaticano, fino a tutte le ambasciate nel mondo.

Mavilla aveva contattato la Cia il 27 marzo, che ha cancellato le utenze. Da noi invece aveva denunciato all’Agenzia per la cybersecurity e anche al Garante della Privacy, che ha aperto un’istruttoria ad aprile. Ma i dati sono ancora là, mentre la Polizia Postale sta ora indagando.

E, sempre in tema di Garante della Privacy, cosa potrebbe essere accaduto negli uffici dell’Autorità nella notte tra l’1 e il 2 novembre, a ridosso della puntata di Report? 

Il porto di Fiumicino

Lascorsa stagione Report si era occupata del progetto per realizzare un porto turistico a Fiumicino e domenica sera darà un aggiornamento di quanto accaduto recentemente nel comune guidato dall’ex ministro Baccini (centro destra): sono stati arrestati un dirigente del comune, una funzionaria e degli imprenditori privati, dopo l’estate altri dirigenti, funzionari e imprenditori privati sono stati raggiunti da altre misure interdittive.

LA seconda inchiesta riguardava i servizi sociali del comune negli anni precedenti la giunta Baccini: sono scattate le misure cautelari per l’assessore al turismo e a quello alla cultura. Tra gli indagati per corruzione, peculato, turbativa d’asta ci sono anche il sindaco Baccini e il capo di gabinetto Riccardo Graziano.
L’inchiesta si occupa delle luminarie, gli eventi estivi, gli eventi culturali, turistici del comune di Fiumicino dal 2023 in poi, diverse centinaia di migliaia di euro spesi in eventi a cui hanno partecipato artisti importanti, con appalti fatti in affidamento diretto, sotto una certa soglia è possibile farlo ma a destare sospetto è il fatto che venivano affidati sempre alle stesse società.

La scheda del servizio: LAB REPORT: IL CIRCOLO DEGLI ILLUMINATI

Di Rosamaria Aquino

Collaborazione Norma Ferrara

Report è tornato a Fiumicino per capire come vengono affidati gli appalti dal Comune del litorale laziale.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.