Prologo
Sfuggire all’inferno ed essere costretti a tornarci non è come la prima volta. È molto peggio. Questo inferno ha il nome di carcere di Canton Mombello, a Brescia.
La polvere che da il titolo al libro è la cocaina, la droga consumata dai manager rampanti per continuare a supportare lo stress del lavoro, da professionisti famosi per rendere più “allegra” una serata: una droga consumata in modo trasversale da ricchi e meno ricchi, droga che arriva a quintali dal sud del mondo e che imbianca Milano prendendo il posto della neve che ormai è solo un ricordo.
Un business molto redditizio a Milano: un business che ha bisogno di agganci giusti coi narcotrafficanti sudamericani, di grandi disponibilità di denaro, tutte cose di cui la ndrangheta dispone. Ma c’è bisogno anche di avere le spalle coperte: sbirri corrotti per neutralizzare le confische e i controlli, banche compiacenti da cui far transitare queste somme di denaro, notai che chiudono un occhio e anche due sulla costruzione di società offshore tirate su per nascondere i nomi dei reali proprietari.
Funziona tutto, finché non arrivano concorrenti in questo business: qualcuno che arriva sulla piazza e decide di far fuori il potere della ndrina del boss Capasso colpendola diritto al cuore.
Via Broletto è una delle sue diramazioni e ospita banche e uffici, oltre a qualche ristorante. L’ultima arrivata è la filiale della Flasher Bank.
Questo è quella che succede a Milano in una fredda mattina di inverno con l’assalto a quella strana banca in piazza Cordusio, la Flasher bank: un furgone si accosta al marciapiede, scendono 4 persone col viso coperto, sanno bene come muoversi dentro l’istituto. Prendono i soldi custoditi dentro la cassaforte e poi aprono il fuoco sul personale dell’istituto. Una strage che continua anche fuori:
Nello stesso momento in cui dalla curva sbuca l’Alfa Romeo della polizia, dal bazooka parte un razzo a carica cava da 66 millimetri
Fucili d’assalto, un bazooka per far saltare la volante della polizia, 9 morti in banca e sulla strada: questa non è una rapina, ma un atto militare.
Il Questore Boschi affida l’indagine alla commissaria Laura Damiani appena arrivata da Roma dove si è fatta le ossa con la lotta contro la criminalità organizzata.
Ci sono state falle nel sistema di sicurezza della Flesher bank, una banca dove normalmente non sono custodite enormi quantità di denaro, ma che eccezionalmente quella mattina in cassa c’erano 12 ml di euro.
Laura
Damiani deve guardarsi alle spalle: in Questura girano brutte voce
sul commissario Matteo Serra, a capo del nucleo antidroga. Anche lui
arriva da Roma, dove ha collaborato col Sisde, venendo a conoscenza
di tanti segreti che ha raccolto in una serie di dossier personali
che – si dice – usi per ricattare i suoi nemici e chiunque voglia
mettersi sulla sua strada.
Come ad esempio il giudice Salvemini: procuratore a Milano, ha deciso di colpire Serra usando un ex poliziotto della Questura, Marco Tanzi, che dovrà infiltrarsi nel carcere di Mombello a Brescia, per avvicinare un contabile della ndrangheta che è stato arrestato per reati di pedofilia.
“Mi ascolti, Betti! Non sono pazzo e quello che le sto rivelando non è una mia fantasia. Matteo Serra è l’uomo di fiducia del più potente clan della ’ndrangheta a Milano.”
Marco Tanzi è stato un poliziotto importante a Milano, poi il crollo, una condanna a dieci anni di carcere scontata completamente, poi la vita sulla strada come clochard.
Mi chiamo Marco Tanzi. Sono un ex poliziotto, ex padre di famiglia, ex detenuto. Ho passato quasi otto anni in posti come questo. Quando ne sono uscito, ho scelto di vivere ai margini del mondo, di dormire per strada..
È stata la scomparsa della figlia, Giulia, a dargli la forza di riprendersi e di rifarsi una vita. E anche l’amicizia con un altro poliziotto di Milano, Luca Betti. È a lui che Salvemini chiede di avvicinare Tanzi e proporgli questa operazione segreta: è l’unico modo per arrivare a colpire il potere economico della ndrangheta a Milano e il potere del ricatto di Matteo Serra.
Nonostante Betti, l’unico amico che gli sia rimasto, cerchi di dissuaderlo, Marco Tanzi decide di accettare la proposta del giudice Salvemini:
Non credo in niente, non c’è niente di sacro nella mia vita, nessuna speranza, nessuna redenzione. Vivere o morire, in fondo, per me è la stessa cosa.
Cos’ha in mente Tanzi per davvero? Vuole veramente aiutare la giustizia oppure ha in mente altro per la testa? Anche per Luca Betti, uno che lo conosce bene, è difficile decifrare i suoi pensieri.
Nel frattempo l’indagine del commissario Laura Damiani riesce a trovare uno spiraglio dove andare ad indagare muovendosi dentro la società di security che movimenta i soldi della banca e dentro i legami tra alcuni dipendenti e una associazione di estrema destra, la destra del dio patria e famiglia..
Ma bisogna muoversi in fretta, prima che a Milano scoppi una vera guerra tra la ndrangheta, che non può accettare che qualcuno le faccia concorrenza e questo nuovo gruppo criminale che ha deciso di trasformare la capitale morale d’Italia nella capitale dello spaccio di una nuova droga sintetica che andrà a rimpiazzare la cocaina.
Questo romanzo è il secondo della serie “Nero a Milano”, scritta da Romano De Marco: in ognuno dei racconti l’autore ha inserito nel libro rimandi ai capitoli precedenti, per cui possono essere anche letti indipendentemente l’uno dall’altro.
Al centro ci sono due poliziotti della Questura, Marco Tanzi e Luca Betti con alle spalle anni di lotta alla criminalità e due matrimoni falliti e che ora si trovano, alle soglie dei cinquant’anni a dover fare i conti con la propria vita, coi tanti fallimenti, con una disillusione sul loro futuro:
Ma la vera novità è che non mi importa più di niente. Non mi importa di nessuno di loro. Ho passato una vita intera a preoccuparmi per gli altri, ora sento la necessità di dedicarmi un po’ a me stesso.
Sullo sfondo la città di Milano che non è quella del Duomo, di via Montenapoleone: è la città delle periferie grigie, coi casermoni tirati su per ospitare gli operai di una industria che oggi è sparita.
Una città dove la criminalità si muove in modo felpato, stando attenta a non suscitare l’allarme della pubblica opinione con omicidi eccellenti lasciando loro l’illusione di vivere al sicuro dai criminali.
Eppure, come raccontano le cronache, la ndrangheta qui in Lombardia, a Milano, ha steso un patto di federazione con le altre mafie per spartirsi gli appalti.
Tutto questo succede grazie a delle complicità, connivenze, col mondo dei professionisti, con gli imprenditori che non denunciano il pizzo, con quelle banche che non segnalano i movimenti sospetti. Con la politica che chiude un occhio e magari alza il polverone solo contro la piccola criminalità di strada, contro gli immigrati in strada..
La polvere del titolo non è solo quella della coca – come spiega l’autore nella presentazione – ma è anche la polvere dei sentimenti, dei rapporti umani (non solo per i due poliziotti al centro della storia) “che sono diventati più aridi, più difficili, una città che si è anche arresa a questa aridità nei rapporti.”
E questo vale anche per i due protagonisti, di fronte alla crisi dei cinquant’anni intesa come difficoltà nel vedere il proprio futuro.
Mi è molto piaciuto il capitolo dove si racconta la vita dentro il carcere, le logiche che lo governano, la violenza usata dai secondini per gestire l’ordine dentro quei luoghi dove i condannati dovrebbero uscire migliori da come sono entrati:
No, non li condanno. Sono come i poliziotti di Pasolini, quelli di Valle Giulia. Proletari di pubblica sicurezza che spesso e volentieri arrancano per pagare l’affitto e arrivare alla fine del mese.
Arrivati alla fine del racconto, dove non mancano i colpi di scena, vedremo Milano con occhi diversi, perché, come racconta uno dei protagonisti, Luca Betti, “Tanto le maschere sono destinate a cadere e si finisce sempre per apparire ciò che si è realmente”.
Una città dove è facile lavorare ma dove è difficile vivere – sono sempre le parole dell’autore.
Gli altri romanzi
della serie con Marco Tanzi e Luca Betti:
Io la troverò – l’unico romanzo che non ho ancora letto e che dovrò recuperare
Città di polvere
La scheda sul blog dell’autore e altre recensioni qui.
La presentazione del libro sul sito di Feltrinelli.
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