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12 gennaio 2025

Anteprima inchieste di Report – le questioni aperte sulla mafia e il potere delle lobby israeliane

Si torna a parlare di mafia, a Report e non nell’agenda del governo: a due anni dall’arresto di Matteo Messina Denaro (la pupiata) quali conti ancora da saldare ci sono? – si chiede il conduttore Sigfrido Ranucci nell’anteprima della puntata.

Poi il grande tabù italiano, il rapporto mafia e politica: quanti soldi sono stati trasferiti da Berlusconi a Dell’Utri, il fondatore di Forza Italia condannato per mafia. Poi un servizio sulla situazione a Gaza.

Reportlab – la città sottoterra

Coober Pedy è una piccola cittadina vicino Adelaide, in Australia, dove la gente vive sottoterra, a più di 70 metri sotto la superficie.

La scheda del servizio: Una vita sottoterra di Alessandro Spinnato

Collaborazione di Celeste Gonano

Coober Pedy, la cittadina dell’Australia dove la vita si svolge sotto terra.

Sperduta nel deserto dell’Australia meridionale, a circa 850 chilometri da Adelaide, nel mezzo del nulla, sorge Coober Pedy, una piccola cittadina dove la gente vive e lavora sottoterra. Fu scoperta nel 1915 da due cercatori d’oro che, scavando a profondità relativamente basse, trovarono una grande quantità di Opale nobile, una pietra preziosa molto rara e ricercata. Inizialmente luogo di rifugio dei reduci della Seconda guerra mondiale, negli anni cinquanta diventa la meta dei minatori di tutto il mondo ma anche di coloro che scappavano da stili di vita nei quali non si riconoscevano. È uno dei posti più torridi al mondo. Per sfuggire al caldo e alle fredde notti invernali, i suoi abitanti hanno deciso di costruire delle case scavando nel sottosuolo. Si vive sottoterra, si lavora sottoterra e sempre sottoterra si va in chiesa. Con le telecamere di Report siamo scesi a 70 metri di profondità per capire come lavorano i cercatori di opale, conoscere le loro difficoltà ma anche il loro stile di vita.

I conti aperti con la mafia

Al funerale di Berlusconi, due anni fa, tanti politici erano lì in Duomo, ad ascoltare l’omelia dell’arcivescovo su questo uomo politico, tanto potente quanto divisivo. Ancora oggi. Lo si ama o lo si odia.

Nonostante i processi, uno aperto come mandante per le stragi di mafia del 1993, nonostante la condanna per frode (scontata coi lavori sociali), nonostante l’aver governato il paese come una sua azienda, a Berlusconi sono stati concessi funerali di Stato, un francobollo, l’aeroporto di Milano.

Chi lo ama gli ha perdonato tutto, anche di aver scelto come fondatore del suo partito un manager come Dell’Utri, il ponte con la mafia.


Nonostante il costante tentativo della politica di cancellare i fatti avvenuti in Italia nella stagione 1992-93, le indagini sono ancora aperte come aperti sono alcuni punti su queste stragi: per esempio la donna che è stata vista nei luoghi delle stragi di Firenze e Milano, presenze che non c’entrano coi mafiosi
In via dei Georgofili una donna è stata vista da testimoni oculari abbandonare il veicolo che esplode – racconta a Report il procuratore di Lagonegro Gianfranco Donadio e a via Palestro a Milano più di un teste descrisse l’allontanamento di una donna dalla Fiat Uno che esplose, “questa pista appare ovviamente alternativa alla presenza esclusiva dei mafiosi nella campagna stragista del 1993-94”.
Nel 2023 nuovi collaboratori di giustizia parlano di Dell’Utri: il calabrese Girolamo Bruzzese racconta che il contatto con la cosca dei Piromalli per Silvio Berlusconi ce l’aveva Marcello Dell’Utri mentre Emanuele Celona di Gela rivela che Pippo Scaduto nel 2000 e i fratelli Manuello nel 1996 hanno indicato in Dell’Utri la persona dietro a cosa nostre in relazione alle stragi del 1993-94.

E’ possibile dire che dietro le trame che hanno provocato le stragi del 1993 non ci sono solo mafiosi ma anche soggetti diversi: secondo il pm Luca Tescaroli i soggetti esterni a cosa nostra hanno fortemente voluto quelle stragi, soggetti appartenenti al mondo imprenditoriale, finanziario, economico e politico – istituzionale.
Nel giugno 2023 l’ex generale Mario Mori è stato interrogato dai pm fiorentini (che hanno riaperto il fascicolo sulla strage di Firenze) ma si è avvalso della facoltà di non rispondere, su Dell’Utri ha sempre avuto parole di comprensione. In una intercettazione del 9 maggio 2012 il colonnello DE Donno, ex collaboratore di Mori al Ros, chiamava Dell’Utri, poche ore prima la Cassazione aveva annullato la sentenza della Corte d’Appello che lo condannava a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Il colonnello è felice: “nonostante tutto in questo paese c’è ancora speranza, senatore”. Lo stesso DE Donno il giorno dopo chiama Mori che sulla sentenza della Cassazione commenta “è una mazzata terrificante per loro, son contento per lui”, De Donno risponde “alla faccia dei palermitani” (intendendo i pm dell’accusa).
Dell’Utri verrà poi condannato due anni dopo ma nel 2023, assieme a De Donno e Mori, è stato invece assolto nel processo sulla trattativa stato-mafia, alla faccia del pm palermitano Nino di Matteo.
Che a Report commenta: “questa assoluzione non significa come alcuni organi di stampa vogliono far credere che è stata riconosciuta l’estraneità di Dell’Utri dal contesto mafioso. Dell’Utri ha scontato una pensa per concorso esterno in associazione mafiosa e quel concorso è consistito proprio, secondo la sentenza definitiva di condanna, nella sua intermediazione costante fattiva e importante dei rapporti tra i vertici di cosa nostra e Silvio Berlusconi.”
L’evento che aiuta a comprendere la portata dell’accusa – continua Di Matteo – ed è il decreto Biondi del 1994 che portò alla scarcerazione di diversi mafiosi.

Lo scorso ottobre, intervistato dal settimanale Sette, Dell’Utri raccontò che poco prima di morire Berlusconi lo convocò ad Arcore chiedendogli di rifondare Forza Italia “e tu mi devi dare una mano a selezionare i candidati”, come 30 anni prima, come se non fosse successo nulla nel frattempo.

In una recente intervista durante l’inaugurazione di un Mondadori store a Roma l’ex senatore spiegava di non seguire più la politica e di non poter dare un giudizio su questo governo. Lo scorso luglio Piersilvio Berlusconi alla presentazione dei palinsesti aveva detto che un conto era avere una FI di resistenza un altro conto un partito di sfida. Un messaggio duro a Tajani: ma il giovane Berlusconi vuole entrare in politica? Paolo Mondani lo ha chiesto all’ex deputato Cicchitto “non glielo consiglierei, anche un partito personale e anche un partito espresso da un business poi scendendo in politica diventa un partito e quindi deve sempre equilibrare il quadro, non è possibile in Italia un governo di estrema destra ma anche un governo spostato a destra deve avere un centro fortissimo. Questa è l’intuizione di Piersilvio Berlusconi.”
Tradotto, Piersilvio vuole riconquistare i voti del centro regalati a Fratelli d’Italia ma per svecchiare il partito userà le conoscenze di Dell’Utri, consigliere del padre, che ha sofferto per lui tanto da provare a volerlo graziare dal presidente della Repubblica.
La procura della Repubblica di Firenze ha interrogato l’ex ministro (ed ex presidente dell’ARS siciliana) Micciché nel 2023 a proposito di un incontro avvenuto col leader di Italia Viva Matteo Renzi a Firenze il 15 ottobre 2021.
Berlusconi aveva chiesto più volte a Renzi di votare per un presidente che avesse concesso la grazia a Dell’Utri e ad ottobre 2021 ci si preparava alla successione di Mattarella (poi rieletto presidente). Micciché mette a verbale che Renzi sembrava disponibile a questa richiesta e riferì la buona novella a Dell’Utri. Né Renzi né Micciché hanno voluto rispondere alle domande di Report su questo punto.
Ma ne ha voluto parlare Cicchitto, che è stato coordinatore di FI prima di Micciché: “Berlusconi aveva una singolare illusione, se eleggeva Giuliano Amato questo gli avrebbe potuto portare alla grazia o nei confronti di Dell’Utri o nei confronti di sé stesso. Io gli dissi sempre che era sbagliato, la cultura e la preparazione di Giuliano Amato erano in proporzione inversa rispetto al suo coraggio, ma la grazia non l’avrebbe mai concessa..”

La scheda del servizio: IL SIGNOR D di Paolo Mondani

Collaborazione Roberto Persia

Nuovi retroscena emergono dalla storia recente italiana, rivelando l'intreccio tra politica, crimine e affari che ha segnato il nostro paese. Attraverso le indagini della Procura di Firenze sulle stragi e gli attentati del 1993-1994, emergono nuovi dettagli sul ruolo di Marcello Dell’Utri, ancora sotto inchiesta per strage. Al centro della vicenda anche una "montagna di denaro" che getta nuova luce sulle origini dell'impero del Cavaliere. Una storia densa di misteri, potere e denaro, che ha cambiato per sempre il volto dell’Italia.

La situazione a Gaza

Non dobbiamo abituarci a quanto sta succedendo a Gaza: i bambini che muoiono per il gelo e per l’assenza di cure, le morti civili, in maggior parte donne, anziani e bambini. I bombardamenti di scuole e ospedali col pretesto che nascondano dei terroristi.



Non è la popolazione civile colpevole della strage del 7 ottobre in territorio di Israele compiuta da Hamas: possiamo chiamarlo come ci pare, ma queste stragi di civili, comprese quelle di Hamas, non sono più accettabili.

Report torna ad occuparsi di Gaza dove oggi buona parte della popolazione è bloccata dentro campi profughi, vive dentro le tende che non sono nemmeno attrezzate per l’inverno e dove nemmeno sono al sicuro dalle bombe dell’esercito israeliano.

Come a Deir Al Balah dove i bambini giocano nel fango, letteralmente, dove le persone sono alle prese con tende da cui filtra l’acqua, molte nemmeno sono più utilizzabili. Dove mancano le coperte per riscaldarsi.

Qui, nelle condizioni mostrate dal servizio di Report, vivono da mesi decine di migliaia di palestinesi: con la pioggia si rischia anche di rimanere annegati dentro queste strutture provvisorie – è la testimonianza di una donna di questo campo che vive in tenda con tre bambini – “di notte fa freddissimo, tutte le coperte sono fradicie di pioggia”.

Oltre al fango e al freddo nelle tendopoli i palestinesi di Gaza devono combattere contro i bombardamenti dell’esercito israeliano che sono proseguiti anche dopo capodanno in modo indiscriminato.

Sono circa 45 mila le vittime civili palestinesi, ma una stima di The Lancet parla di almeno 70 mila vittime, la stragrande maggioranza dei quali civili inermi. Per queste morti il Tribunale internazionale ha emesso un mandato di arresto per il premier israeliano Netanyahu con l’accusa di crimini contro l’umanità. La Corte internazionale di Giustizia ha invece avviato un procedimento contro Israele per genocidio. Le scene che verranno mostrate dal servizio di Report di bambini feriti si ripetono da più di un anno e non trovano parole per commentarle.

Il governo israeliano continua a sostenere che in questa guerra si stiano colpendo quasi esclusivamente soggetti legati ad Hamas, quindi guerriglieri: “tra i pazienti che assisto io ogni giorno no” racconta l’infermiera di Medici senza frontiere Cristina Contù che lavora al Nasser Hospital “io vedo tantissimi bambini, tantissime donne, persone normali che abitavano in abitazioni come le nostre e che si ritrovano a vivere in condizioni disumane.”
Le cose rispetto a qualche mese fa le cose stanno peggiorando: “la popolazione non ha accesso all’elettricità e nemmeno all’acqua potabile, non hanno più pane né farina. Io ho lavorato anche in altre zone di guerra ma credo che questo sia un contesto unico e particolare.”
Il peggior contesto bellico a cui Cristina Cont
ù ha assistito: “le persone non hanno via di fuga, sono rinchiuse qui dentro e oltre ai blocchi umanitari, Israele ci impedisce l’evacuazione medica, abbiamo chiesto l’evacuazione medica di 8 bambini poche settimane fa e c’è stata rifiutata.”

L’infermiera prosegue il suo racconto: “i bombardamenti sono all’ordine del giorno, anche qui nella zona umanitaria che dovrebbe essere la zona dedicata alla popolazione, dovrebbe essere considerata la zona più sicura. Mentre noi continuiamo a ricevere pazienti vittime di questi attacchi, pazienti con fratture, bambini che arrivano e a cui dobbiamo amputare gli arti, gambe, braccia. E con il materiale che scarseggia a volte non riusciamo neanche a garantire gli interventi a tutti i pazienti. La rabbia che abbiamo è che le nostre forniture sanitarie sono a pochi km di distanza perché sono purtroppo bloccate alla frontiera.. garze bende, paracetamolo, antibiotici, tutto il materiale di cui abbiamo bisogno per garantire le cure sanitarie adeguate.”
Chi blocca queste forniture?
“I blocchi sono causati da Israele: bloccano anche dispositivi medici come i concentratori di ossigeno o anche solo le pompe per potabilizzare l’acqua che vengono considerati articoli a doppio uso, quindi non solo ad uso medico ma che potrebbero essere usati anche per altri scopi e quindi Israele non ce li fa arrivare.”

Come è possibile che tutto questo avvenga sotto i nostri occhi, senza nessuna presa di posizione netta contro il governo di Israele, se si escludono poche minoranze, tra cui il papa?
La risposta sta nel potere delle lobby che difendono gli interessi del governo di Israele: una di quelle più importanti, che si è insediata anche a Bruxelles di cui si occuperà il servizio di Giorgio Mottola è il
Transatlantic Institute, costola della statunitense American Jewish Commitee.



Marco Scurria, senatore di FDI è presidente del Transatlantic Firends of Israel: “l’American Jewish Commitee è una associazione che promuove questo gruppo nei luoghi decisionali, ma non è la stessa cosa”.
Una lobby dunque, un gruppo di pressione come ne esistono altri: ma il Transatlantic Institute è molto più di una associazione, è iscritto nel registro delle lobby di Bruxelles e incontra regolarmente rappresentanti delle istituzioni europee, lo scorso anno ha gestito ufficialmente un budget di 700mila euro, non dichiara da dove arrivino i soldi ma dai bilanci americani le entrate sembrano dipendere essenzialmente dalla casa madre statunitense,
l’American Jewish Commitee.
Chi finanzia questa lobby americana? Il presidente Scurria non ha avuto interesse a chiarire questo aspetto, “è American quindi non mi interessa”, anche se poi questi finanziamenti arrivano al ramo europeo ovvero Il Transatlantic Institute.
L’AJC ha inviato lo scorso anno in Europa 3,3 ml di euro per attività di advocacy: da quando ha aperto nel 2005 gli uffici della filiale a Bruxelles l’organizzazione americana ha finanziato finora attività lobbistiche in Europa per 44,5 ml di dollari, cifre destinate a salire visto che l’AJC possiede beni per oltre 250ml di dollari e dichiara entrate per 80 ml di dollari che dipendono soprattutto da fondi di beneficenza dai miliardari americani ebrei.

David Cronic è un giornalista ed autore del libro “The Israel lobby and European Union”: “è stato dopo l’attacco alle Torri Gemelle che le lobby filoisraeliane si sono rese conto che dovevano estendere la loro area di influenza anche oltre oceano e così molte organizzazioni che sostengono Israele hanno iniziato ad aprire, quasi contemporaneamente, uffici a Bruxelles e nelle principali capitali europee. L’AJC è stata la prima a capire chiaramente che sarebbe stato fondamentale essere presenti a Bruxelles.”

La scheda del servizio: QUESTIONE DI LOBBY di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi, Silvia Scognamiglio

Mentre prosegue il massacro di palestinesi nella striscia di Gaza, l'Europa ha assunto una posizione di aperto appoggio a Israele. Il rapporto tra le istituzioni europee e il governo dello Stato ebraico è molto cambiato a partire dagli anni 2000 quando a Bruxelles hanno aperto la propria sede molti gruppi di pressione a favore di Israele che in breve tempo sono riusciti a mettere radici nel Parlamento e nella Commissione europea.

Come si vive a Caivano

Al parco Verde di Caivano sono stati trasferiti alcuni abitanti di alcuni quartieri di Napoli dopo il terremoto dell’Irpinia: doveva essere una sistemazione provvisoria e invece queste persone vivono ancora dentro queste abitazioni che avrebbero bisogno di manutenzione. Per togliere le infiltrazioni di umidità dai muri, dal tetto. Tutti lavori a carico delle famiglie.

La scheda del servizio: PROMESSE MANCATE di Luca Chianca

Collaborazione Alessia Marzi

Alla fine di novembre nel Parco Verde di Caivano 36 famiglie vengono sgomberate dalle case che avevano occupato da decenni senza diritto. Costruito negli anni '80 dopo il terremoto dell'Irpinia, il Parco diventa un caso nazionale solo dopo l'ennesima tragedia che si è consumata poco distante dal quartiere. I genitori di due cuginette di 10 e 12 anni denunciano ai carabinieri che le bimbe sono state violentate per mesi da nove ragazzi del posto, sette dei quali minorenni. Don Patriciello, parroco del Parco verde, lancia un appello a Giorgia Meloni che in breve tempo interviene facendo di Caivano un modello che vorrebbe esportare nelle altre zone degradate dell’Italia. Siamo andati a vedere cosa è stato fatto e se il modello funziona davvero.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

25 dicembre 2023

Assalto alla Lombardia, di Marco Sasso

Prologo

Dal 1995 ad oggi la partita per il controllo della Regione Lombardia, l’ex locomotiva d’Italia per modello economico e sociale, si è giocata in una sola parte del campo politico, il centrodestra.

Quella dell’eccellenza lombarda è stata tuttavia una falsa narrazione, uno storytelling vecchio e vuoto di contenuti di fronte all’impatto delle crisi globali, delle sfide del cambiamento climatico e della pandemia da Covid-19, se si confrontano i dati socioeconomici con altre regioni italiane ed europee. Il ciellino Roberto Formigoni, durante 18 anni di governo ininterrotto, ha piegato l’istituzione del Pirellone ai propri interessi personali e di appartenenza politica al mondo di Comunione e Liberazione, con leggi e delibere che hanno favorito l’esplosione dei privati nel mondo della sanità. Formigoni ha saputo per primo sfruttare l’indebolimento del patto costituzionale, facendolo diventare la base per un governo locale palesemente antistatale che punta alla distribuzione della sovranità a una pluralità di soggetti che tengono insieme il privato e il pubblico.

Negli ultimi trent’anni la giunta non ha saputo né voluto mediare tra gli interessi plurali della società che rappresenta e, attraverso i suoi “mandarini” di Palazzo, ha abdicato al suo ruolo pubblico di regolatore e decisore del mercato. Il paradigma è nel campo sanitario la legge regionale del 1997, che ha sancito un modello diverso da quello nazionale (in nome della libertà di scelta e della sussidiarietà tanto cara ai ciellini) e ha messo le basi per un ampio impoverimento del pubblico. Dagli anni ’90 i gruppi privati decollano e si trasformano in colossi: oltre al San Raffaele e alla Fondazione Maugeri, nel 1994 apre l’Istituto europeo di oncologia di Umberto Veronesi, nel 1996 viene inaugurato l’Humanitas di Gianfelice Rocca, il gruppo San Donato di Giuseppe Rotelli inizia ad espandersi fino ad arrivare a 18 ospedali, tutti rigorosamente accreditati.

Ma il velo è stato sollevato con la pandemia e i lombardi si sono trovati con il cerino in mano di un servizio non all’altezza. La privatizzazione della sanità è il simbolo di una vita pubblica devastata dalle logiche del puro profitto e interamente subordinata agli affari di pochi che non ha invertito la rotta nemmeno con l’ultima riforma sanitaria targata Moratti. Anche quest’ultima legge regionale sdogana definitivamente la logica dell’equivalenza tra i due modelli, quello pubblico e quello privato, e l’ex vicepresidente si è limitata a inaugurare ex consultori pubblici trasformati in case di comunità.

Nemmeno i leghisti Roberto Maroni e Attilio Fontana hanno mai proposto un nuovo modello più vicino alle esigenze dei lombardi, perpetuando uno schema di gioco che prevede il controllo “militante” della macchina burocratica. Una regione spesso contro, che osteggia la Costituzione repubblicana e pretende di andare per la propria strada anche con i governatori leghisti al comando in tema di diritti e autonomia fiscale.

L’efficientismo di facciata del centrodestra ha mostrato tutti i suoi limiti con la pandemia da Covid-19 che ha causato oltre 40mila morti solo in Lombardia, con il triste record della provincia di Bergamo dove i decessi sono aumentati a marzo 2020 del 568% rispetto agli anni precedenti.

Il titolo non è stato scelto a caso: assalto è proprio la parola più corretta per raccontare quello che ha fatto il centro destra in regione Lombardia negli ultimi 20 anni, anzi, andando indietro fino al 1997, quando sono partite le politiche di privatizzazione della sanità con le leggi volute dall’ex presidente Formigoni. Un assalto, una completa e totale occupazione dei posti di potere in tutte le strutture in cui si articola la macchina di governo regionale, dalla sanità, all’istruzione, al settore dell’edilizia pubblica, ai trasporti, all’agricoltura. Un sistema di potete, quello della Lombardia, dove sembra di essere tornati indietro di secoli: le cariche e le nomine, dai direttori delle ASL fino all’ultimo dei funzionari sono assegnati secondo la tessera politica, dove la fedeltà politica alla Lega a Comunione Liberazione, a Forza Italia e, oggi, anche a Fratelli d’Italia (che nelle ultime politiche ha sorpassato gli alleati nella coalizione) va sopra ai principi di competenza, esperienza, professionalità.

Come nel vecchio medioevo con i Vassalli, Valvassori, Valvassini.
Una sorta di reddito di cittadinanza al contrario: risorse pubbliche spostate verso manager, dirigenti e funzionari pubblici arruolati per tessera di partito, distribuendo rendite di posizione e allevando una generazione di politici che da Milano oggi hanno fatto il salto politico e sono atterrati a Roma.

Il saggio di Marco Sasso è stato scritto tra la fine del 2022 e i primi mesi del 2023, prima delle elezioni regionali avvenute a febbraio 2023 che hanno visto ancora una volta prevalere, come avviene ininterrottamente dal 1995, il centro destra. Nelle intenzioni dell’autore, questo libro avrebbe dovuto aprire gli occhi ai cittadini lombardi, sbattendogli in faccia quella che è la realtà che sta dietro la macchina della propaganda (che paghiamo tutti noi cittadini, anche quelli che non votano Lega o FDI).
Purtroppo l’autore non c’è riuscito: nonostante quanto è successo nemmeno tanti mesi fa ai tempi del Covid, quando la Lombardia è stata la regione con più morti nel mondo, quando il ciclone dei contagi ma mandato in crisi ospedali, pronto soccorsi, quando medici e infermieri si sono trovasti senza dispositivi per proteggersi perché le ASST ne erano sprovviste, senza nemmeno un protocollo aggiornato per combattere la pandemia (o una influenza) perché quello esistente non era stato aggiornato.

Il falso mito dell’eccellenza lombarda

Privato è bello (o così ci hanno raccontato)

L’aggressione ai beni comuni è stata il fil rouge della politica che ha segnato i 18 anni di “regno” del ciellino presidente Roberto Formigoni, che grazie al comunitarismo cattolico ha incrementato gli affari privati: a sua firma la legge regionale n. 31 del 1997 che rivoluziona – per la prima e unica volta in Italia – la sanità assumendo come principio ispiratore la sussidiarietà solidale per assicurare l’erogazione uniforme dell’assistenza. Formigoni è al governo della Lombardia da due anni quando viene emanato il provvedimento che contrassegnerà i successivi cinque lustri politici e il futuro delle cure di milioni di lombardi di oggi e di domani. Attraverso quel principio tanto caro ai seguaci di Gioventù studentesca e al mondo di Comunione e Liberazione, il privato entra prepotentemente nel Servizio sanitario regionale grazie all’accreditamento, formalmente per cooperare alla pari con le strutture pubbliche, nei fatti per essere supportato e foraggiato dal Servizio sanitario, riservando per sé i settori più remunerativi della sanità e dell’assistenza, quali ad esempio i reparti di alta specializzazione in cardiologia, i centri di eccellenza di ricerca o le Residenze socioassistenziali (Rsa), lasciando alla medicina pubblica la gestione dei settori meno redditizi come i servizi di emergenza-urgenza, quelli dedicati alle dipendenze da alcool e droghe e la psichiatria. In questa gara impari il pubblico si vedrà tagliare migliaia di posti letto sostituiti dalle strutture private accreditate. Tra decine di leggi e norme ad hoc, nella sostanza è stata assicurata agli imprenditori, in assenza di vincoli di programmazione della Regione Lombardia, la possibilità di orientare le proprie attività verso prestazioni con rapporto favorevole tra rischio e remunerazione.

Ancora una volta la macchina della propaganda che in regione Lombardia funziona molto bene (contro gli immigrati, contro l’islam, contro gli ambientalisti, contro le associazioni LGBQ+), ha prevalso contro la logica dei fatti. La propaganda che ci racconta come la sanità qui sia una eccellenza, una parola che Formigoni, condannato a 5 anni per corruzione, ripeteva davanti ai giornalisti: eccellenza e sussidiarietà, quel principio tanto caro ai suoi amici di Comunione e Liberazione, per cui nei suoi anni di governo si è svuotata la sanità pubblica, chiudendo presidi, ospedali, consultori, per far spazio al privato in convenzione. Perché bisognava dare ai cittadini lombardi la possibilità di scegliere tra pubblico e privato, mettendoli in una sorta di competizione falsata: da una parte si toglievano risorse al pubblico, dall’altro si drenavano fondi regionali per finanziare strutture private basate sulla logica del profitto che, nei mesi della pandemia, nemmeno si sono fatte carico del carico dei malati per covid.

Marco Sasso racconta del rapporto privilegiato che ha il gruppo San Donato di Giuseppe Rotelli, tra gli esperti che hanno scritto la riforma sanitaria del presidente Formigoni: tra accreditamenti, passando per l’acquisizione dell’ospedale San Raffaele, la trasformazione di ospedali privati in Irccs, istituti di ricerca che, sempre grazie a Formigoni, possono accedere a fondi per la ricerca, il Gruppo San Donato tra il 2001 e il 2021 riceve rimborsi pubblici per 17 miliardi di euro (che rappresentano l’80% dei suoi ricavi).

Se guardiamo i dati dei Livelli Minimi Essenziali, i LEA, la Lombardiasta al quarto posto, dietro ad altre regioni come Emilia Romagna dove, tra le altre cose, gli ospedali di prossimità distribuiti sul territorio, esistono da anni.
Finita la pandemia si è detto che, basta, bisognava rafforzare la medicina territoriale, che il modello ospedalo-centrico tanto amato dalle giunte di centro destra, aveva fallito: ma è stato solo un fuoco di paglia, nemmeno la riforma voluta da Letizia Moratti ha cambiato le cose. Come ha raccontato più volte Report nei suoi servizi, si sono solo fatte tante inaugurazioni delle case di comunità, senza mettere un euro (nemmeno dal PNRR) per inserire nuovo personale in strutture che già esistevano e che hanno solo cambiato nome.
Lo spiega bene l’autore mettendo uno dietro l’altro cifre e dati: la sanità in Lombardia costa più che nelle altre regioni, andando a smentire l’altra voce della propaganda secondo cui il privato cosa meno ed è più efficiente.
Ma quale eccellenza? Dove ti giri in Lombardia si trovano sempre più ambulatori privati o cliniche smart dentro le fermate della metropolitana, nei supermercati, alla faccia del diritto alla salute dei cittadini.

Nemmeno il covid è riuscito a cambiare l’approccio ideologico iperliberista (privato buono, pubblico cattivo) dietro queste scelte politiche: prima il privato, quello che è vicino al tuo partito o alla tua corrente. E non importa se questo calpesti i diritti delle persone: un capitolo del libro è dedicato alla legge 194 che concede a tutte le donne il diritto ad abortire in modo sicuro.

Per motivi essenzialmente solo ideologici (e oscurantisti), tutte le giunte regionali hanno fatto tutto il possibile per ostacolare questo diritto, cominciando dal bloccare l’uso della piccola RU 486, con la massiccia presenza di medici abortisti in strutture accreditate (una stortura della legge, quella dell’obiezione, che nessun governo ha cancellato).

A che serve cancellare una legge come la 194 (come anche la stessa presidente Meloni ha dichiarato) quando puoi ostacolarla con la burocrazia? Quando puoi cancellare i consultori, strutture nate a fine anni 70 per aiutare le donne nelle problematiche legate alla sessualità, sostituendoli con strutture private, pagate da noi, gestite da associazioni “pro vita”, dunque fortemente ideologizzate, che non applicano la legge?

Dove sta la sicurezza delle donne?

Nel cuore del potere lombardo

È notizia di questi giorni che in regione si stanno ultimando le nomine nel comparto della sanità, un settore che vale 22 miliardi di euro ogni anno, una bella fetta del bilancio regionale. Qui si gioca la vera partita del potere: il cuore del potre sta tutto nella partita delle nomine dove, per la prima volta, il partito di Giorgia Meloni potrebbe avere più posti di quelli degli altri partiti della coalizione, la Lega di Salvini e Forza Italia di Tajani, anche andando ad allearsi con i vecchi potenti di Comunione e Liberazione, andando perfino a riesumare personaggi spariti dalla scena politica come Lucchina (ex braccio destro di Formigoni) o Mantovani (ex vice presidente, passato da Forza Italia a Fratelli d’Italia).
L’autore, nel capitolo “Nel cuore del potere” racconta tutte le vicende giudiziarie che hanno coinvolto esponenti del centro destra in questi ultimi anni: non tutte hanno portato ad una condanna in via definitiva, come nel caso Formigoni per i regali e i soldi presi dalla fondazione Maugeri in cambio delle scelte in ambito sanitario, ma tutte raccontano la stessa cosa, ovvero che il l’interesse pubblico passa in secondo piano, dopo il profitto del privato.

Ma il capitolo racconta anche altro: le porte girevoli in regione, dove si danno incarichi a politici trombati alle elezioni nazionali, dove si assumono per consulenze ben remunerate giornalisti e personaggi senza esperienza ma solo con la tessera giusta in tasca. È una macchina che mangia tanti soldi nostri, quella regionale: la sobrietà non è una dote del “celeste”, come si faceva chiamare Formigoni, che nonostante il voto di povertà si è fatto costruire un nuovo palazzo, il Pirellone, con tanto di eliporto sul tetto (costato 50 ml di euro), con un ufficio arredato nel segno dello sfarzo e del lusso (dove per l’arredo si sono spesi 42 milioni di euro). Tutti soldi nostri, ricordiamocelo sempre.

Ma nemmeno Salvini ha dalla sua la dote della sobrietà: per la sua macchina della propaganda social, la bestia, ha investito milioni euro finiti nella società del suo guru, Luca Morisi, che veniva pagato due volte: direttamente dai gruppi parlamentari e poi anche per gli appalti che le ASL in regione concedevano alla sua società.

Una forma di ritorno economico per l’uomo che ha portato milioni di follower al segretario della Lega passato da Roma ladrona a prima gli italiani..

Tanto quanto nella sanità, anche nell’istruzione la fanno da padrona i privati: il principio è sempre lo stesso, la sussidiarietà, ovvero dare a tutte le famiglie la “libera scelta” di mandare i figli in una struttura pubblica o in una privata (essenzialmente una cattolica).

Ovviamente è un principio che favorisce il privato, che in proporzione agli studenti che frequentano le sue scuole, prende molti più soldi rispetto al pubblico. Ancora altri numeri (che troverete leggendo questo libro): 24 ml date alle scuole private nella dote scuola, di fronte solo agli 8 ml dati alle famiglie con disabili.

Vita quotidiana in terra lombarda

L’ultimo capitolo è una lunga carrellata dentro la vita dei lombardi a cominciare dai trasporti regionali, un mondo che conosco molto bene essendo un pendolare di Trenord da più di venti anni.

Anche nel trasporto regionale vale la tessera di partito, nonostante lo stato impietoso dei trasporti, con treni affollati, in ritardo, con problemi di manutenzione. La regione avrebbe il ruolo di controllore su Trenord, che si prende ogni anno 950 ml di euro dalle nostre tasse per far funzionare i treni: ma è la stessa regione che in questi anni ha favorito il trasporto su gomma, costruendo e finanziando altre autostrade (oltre 400 km di nuove autostrade da qui al 2030) dimenticandosi del fatto che buona parte delle linee regionali sono ancora a binario unico.

Le precettazioni di queste settimana hanno acuito la tensione all’interno dell’azienda, portando ad una situazione di estrema difficoltà per i viaggiatori, sottoposti allo stress di treni soppressi o in ritardo.

Aler è invece l’azienda regionale che si dovrebbe occupare dell’edilizia pubblica: nonostante ci sia una grande fame di alloggi pubblici (e 20000 sfratti esecutivi nell’area metropolitana), molte delle case dell’ente regionale sono chiuse, sfitte, perché inagibili. Servirebbe almeno 1 miliardo per sistemale, ma i conti in rosso (700ml di debiti) impediscono ogni investimento.

Così l’azienda, dove a farla da padrone sono manager di area vicina al centro destra, è costretta a vendere le case. E chi rimane fuori dalle graduatorie deve arrangiarsi.

Nonostante la pianura padana sia la zona più inquinata d’Italia, nonostante l’inquinamento causato dal traffico su gomma, dagli allevamenti intensivi, dalle attività industriali, la regione ha da sempre preferito investire nel trasporto su gomma, andando anche a finanziare la famigerata Brebemi, l’autostrada che si doveva finanziare da sola in project financing e che invece rischiava di trasformarsi in un lungo campo da calcio.
Non solo, la regione ha ostacolato i piani del comune di Milano sull’Area C, sui divieti di circolazione dei mezzi più inquinanti: ogni anni circa 90000 persona sono vittime di malattie legate all’aria cattiva che si respira, ma nonostante questo si continua ad andare avanti a consumare suolo per nuove autostrade, nuovi capannoni per la logistica (col miraggio dei posti di lavoro, che non si sa quanto dureranno), a sottrarre suolo pubblico che viene ricoperto da cemento (nel solo 2020, l’anno del covid, sono stati cementificati 750 nuovi ettari di suolo). La Lombardia è, secondo i dati di Ispra, la prima regione per consumo di suolo.

E nei pochi campi rimasti, c’è il rischio che siano inquinati per lo sversamento di fanghi tossici: lo racconta il giornalista nel capitolo “la pianura padana infangata” dove racconta di come, sfruttando le maglie larghe della legge regionale sui fanghi ottenuti dalla depurazione di scarti industriali, la WTE SRL abbia inquinato i terreni di diversi campi nel bresciano.

Io ogni tanto ci penso, cioè, chissà il bambino che mangia la pannocchia di mais cresciuto sui fanghi”: così diceva un dipendente dell’azienda in una intercettazione. Chissà se ci pensano a questa pianura cementificata, infangata, in regione? E che ne dicono i vertici di Coldiretti, associazione da tempo vicina a questa maggioranza di destra?

C’è una alternativa a questa politica, a questo gruppo di potere, a questa gestione del potere in Lombardia? Nell’ultimo capitolo del libro l’autore fa un bilancio amaro della situazione: a sinistra c’è un vuoto, il PD non è ritenuto dai cittadini un partito a cui dare fiducia per combattere queste battaglia per la sanità pubblica, per la scuola pubblica e laica, per la difesa dell’ambiente e per la fine delle spartizioni politiche nelle nomine pubbliche.

Non solo, il famoso modello Sala non si discosta (sul consumo del suolo, sulla gestione del bene pubblico) dal modello di questa destra. Che rimane allora? Rimangono le tante associazioni sul territorio che portano avanti con grandi difficoltà queste battaglie, come Non una di meno, il Forum Salviamo il Paesaggio (come recita l’articolo della Costituzione), Dico 32, gli studenti di Fridays for future, Asgi e Naga, l’associazione che ha smascherato le terribili condizioni dentro il CPR di via Corelli a Milano.

Ci dobbiamo rassegnare alla padanizzazione dell’Italia, ora che questa coalizione di destra sta governando il paese, togliendo risorse alla sanità e depotenziando i servizi pubblici? Abbiamo cinque anni per leggere questo libro e comprendere cosa sta succedendo in Lombardia e in Italia.

La scheda del libro sul sito di Laterza, l’intervista all’autore e un estratto.

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

17 novembre 2013

Ritorno al passato


Non deve sorprenderci questo ritorno al passato fatto proprio dai politici che più degli altri parlano di riforme e riformismo e di cambiamento.


Alfano che lascia Berlusconi (almeno per il momento) per creare il gruppo nuovo centrodestra.

Casini in rotta con Monti per avvicinarsi ad Alfano.

Le sirene di un nuovo centro democristiano arriveranno a tentare anche i centristi del PD che forse non vedono l'ora di andarsene.

È un ritorno ad un vecchio passato che da una parte rinforza un governo di larghe intese (sempre centriste) dall'altro affossa per sempre l'idea di un sistema politico ben polarizzato dove sono chiari profili dei partiti.


Il tutto per non cambiare nulla: per non mettere da parte una volta per sempre il berlusconismo (che ora potrebbe pure riprendersi i voti di chi aveva scelto Grillo), per non mettere da parte questo sistema politico ben rappresentato dal ministro Cancellieri. Ministro a disposizione di una famiglia come quella dei Ligresti, che si preoccupa per la salute di una persona (figlia di una amica) senza rendersi conto che il suo lavoro non è fare carità ma occuparsi di tutti i detenuti.

Venerdì sera D'Alema intervistato dal TG3, alla domanda sulla richiesta di dimissioni del ministro, rispondeva che lui era preoccupato più per la pubblicazione di intercettazioni private. E che il ministro mica parlava con Salvatore, ma con il fratello che non è indagato.

Stupidi noi a non averlo capito, maliziosi che siamo.
Purtroppo questo ritorno al passato non ci ridarà indietro i 20 anni persi: mentre in Europa governi e leader politici si alternavano (per lasciare poi il posto ad altri), mentre il resto del mondo cresceva, si sviluppava, noi siamo rimasti qui, inchiodati.

Inchiodati ai giudici comunisti, alle Br, al complotto della sinistra giustizialista, ai soldi del Pcus, al corto circuito mediatico giudiziario, ai giornali che fanno politica.

Alla sinistra che non sa ridere, che fa solo tasse, che prova invidia per i ricchi e per un ricco in particolare.
Con un mezzo gioco di prestigio B. riesce ad occupare sia la maggioranza che l'opposizione, solo un ingenuo può pensare che ora il governo sarà più stabile.
Berlusconi scarica tutte le colpe sul partito democratico, partito fuorilegge secondo Silvio.

Partito senza anima, senza coraggio, senza valori. Si è lasciato trascinare prima da Monti e poi dal cavaliere sempre più verso un centro di moderati, che non esiste più. In un paese dove le diseguaglianze sociali si allargano sempre di più. Niente moderati, niente sinistra. Solo gente delusa, sfiduciata o arrabbiata.



Non ci siamo resi conto che non solo ci siamo persi la sinistra, ma ci siamo pure persi buona parte del paese. Le sue ricchezze, le sue industrie, le competenze tecnologiche, i cervelli (oggi in fuga all'estero).
L'ambiente danneggiato da rifiuti e roghi tossici, fumi avvelenati da industrie non a norma, cemento che ricopre il verde.
Le nostre opere d'arte messe a rischio da ladri (di stato), dall'incuria, dall'abbandono.
Le mafie che continueranno a farla da padrone, condizionando l'economia di intere regioni.

05 agosto 2013

20 anni persi inutilmente

“Il populismo democratico ha quattro ingredienti: un popolo elettore che tende ad esprimersi in uno stile plebiscitario con un rapporto di finta immediatezza con il leader; la dominanza di una leadership personale, gratificata di qualità carismatiche; un sistema partitico semplificato con un ricambio di elite politiche che è di supporto immediato al leader; il ruolo decisivo e insostituibile dei media alleati ”Gian Enrico Rusconi, La Stampa 13 settembre 2008.
Il copione è stato eseguito fedelmente: da una parte i falchi che minacciano, pretendono, urlano. Sapendo che le loro richieste verranno comunque accettate, magari con un compromesso che porti a scegliere il male minore (la riforma dell'interdizione? Una riformina della giustizia?).


Dall'altra il perseguitato che si presenta davanti il portone di casa, su un palco abusivo, di fronte ad una platea di persone tele chiamate che sventolano le vecchie e care bandiere della discesa in campo.
E il perseguitato che usa toni da vittima, dà garanzie al governo, usa un tono moderato (ci penseranno i falchi per lui), non lo faccio per me ma per la libertà. Sono innocente e rimango qui.


Il potere dei magistrati e il regime della magistratura. Le sentenze politiche. Sono vittima di una persecuzione che dura venti anni. I comunisti che vogliono andare al governo col golpe giudiziario.


Sono 20 anni che sentiamo queste bufale, al pari della rivoluzione liberale e del miracolo italiano. All'estero ridono di noi e si chiedono perché.
Il perché è semplice: è il potere dei media da una parte che mette il cerone anche di fronte alla realtà. L'enorme frode fiscale che la giustizia ha sancito.
E il gruppo di potere che si è saldato attorno al leader. Se cade lui, cadono tutti.
Anche quelli che l'hanno rimandato al governo.
E che ora si stupiscono, si indignano, “valuteranno” i toni.


Ennesimo gioco delle parti di cui siete tutti colpevoli.
Abbiamo perso venti anni: venti anni in cui abbiamo perso cultura, industria, produzione, ricerca, turismo.

E ora dobbiamo sentirci dire che questo governo, ricattato, deve essere tenuto in piedi a qualunque costo?   

La scena è tratta dal film di Virzì "Ferie d'agosto" del 1995: il gruppo familiare di sinistra e quello di destra (che ha votato tutti ..).
Ecco siamo tornati a questo:

01 luglio 2013

Il partito azienda (promozione)


Un partito senza segretari regionali, che non fa primarie né congressi, ma solo convention per applaudire il leader padrone.
Un partito che si attiva solo durante le campagne elettorali, per promuovere il prodotto che vende: ovvero l'elezione del proprio candidato.
Perché il partito che in mente da Daniela Santanché non è un partito che fa politica sul territorio: la nuova forza Italia sarà un partito gestito da manager, venditori, con poche gerarchie, perché tanto comanda uno solo. Lui.

Sbagliamo a sorridere a questa intervista. Perché lei sarà eletta domani vicepresidente della Camera e il suo (ex) partito fa parte della coalizione allargata che ha intenzione, con un colpo di mano, di modificare la Costituzione.
L'assetto della Repubblica, i poteri del presidente, quelli del presidente del Consiglio e quelli del Parlamento.

Che modello hanno in mente secondo voi? Quello che ora hanno appena dichiarato.
Un potere incondinzionato nelle mani di uno solo.
Dove nemmeno più la magistratura potrà fare argine, permettendosi di aprire indagine (l'obbligatorietà dell'azione penale) su cricche varie, telefonate in Questura, conti all'estero ..
Il mondo dell'informazione ha smesso di farlo, con poche eccezioni, da tempo.

E ora, spazio alla pubblicità.

A proposito, dopo Brunetta (e i falchi), Renzi, anche Monti alza la testa per attaccare l'azione del governo Letta.
Azione timida, da piccoli passi.
Ecco, dopo aver vissuto sulla nostra pelle quello che queste persone hanno fatto al governo ci aspettavamo un profilo più basso. Invece tutti che puntano sulla scarsa memoria degli italiani.