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18 aprile 2026

Anteprima inchieste di Report – il cantiere dei misteri, la plastica, gli Epstein files, i macelli non a norma

Schiavi della plastica monouso

Moriremo seppelliti dalla plastica, dal mare di plastica che ogni giorno viene prodotta e che non riusciamo a riciclare, perché ancora oggi una buona parte non è riciclabile e finisce nelle discariche.

Eppure esistono le direttive europee per ridurre gli sprechi, gli allarmi degli ambientalisti e persino gli allarmi delle aziende che si occupano di riciclo.


Finiscono nella raccolta differenziata della plastica anche i prodotti monouso in bioplastica col risultato di finire anche loro in discarica: perché non è facile per un consumatore distinguere tra un bicchiere di plastico e uno di bioplastica. Ci sono ancora dei bar che non differenziano alcun rifiuto, perché nessuna legge glielo impone . Infine c’è il problema dell’informazione sbagliata su questi prodotti, perché spesso si indica che bicchieri, piatti riutilizzabili vanno buttati nella plastica anziché gettarli nell’indifferenziata.

Così si mette in crisi gli impianti di gestione dei rifiuti in plastica.

LAB REPORT: SCHIAVI DEL MONOUSO

di Antonella Cignarale

Collaborazione Eva Georganopoulou

Quattro anni fa l’Italia ha recepito la SUP (Single Use Plastic), Direttiva europea per ridurre i rifiuti dei prodotti monouso in plastica. Era previsto di ridurre la produzione di bicchieri e coperchi e vietare completamente bastoncini cotonati, posate, piatti e cannucce. Tutti prodotti di plastica che maggiormente finiscono dispersi nel mare. La direttiva, però, dove non ha specificato in che modo e di quanto ridurre i prodotti monouso, ha lasciato dei vuoti normativi che il mercato è stato libero di interpretare, in più l’Italia, rispetto agli altri paesi dell’UE, sembra aver trovato un’ulteriore scorciatoia per non bandire tutti i prodotti monouso.

Il cantiere strategico di Rovigo e la Camorra

Report si era già occupato del cantiere Vittoria di Rovigo, salvato da un intervento dello Stato italiano perché considerato strategico.

La storia di questo cantiere si intreccia con altre storie, coi rapporti tra Italia e Libia per il contrasto all’immigrazione clandestina, sanciti dal memorandum firmato dal governo di centro sinistra (con il mininistro Minniti) nel 2017, perché proprio da questo cantiere partivano le motovedette della guardia costiera libica.

L’Italia si impegnava a fornire alla Libia gli strumenti per il controllo di flussi migratori nel rispetto delle persone coinvolte, un accordo rinnovato di governo in governo, tacitamente, senza troppe discussioni.

In questo accordo viene istituito un tavolo tecnico permanente in cui è presente, oltre al capo della polizia, anche il cantiere Vittoria.

In questo tavolo si prendevano accordi sulle forniture che l’Italia doveva garantire alla Libia ed era presente anche il Alessandro Duò, per conto del cantiere.

Il cantiere Vittoria si può considerare dunque IL partner strategico per la politica contro l’immigrazione clandestina lato Libia e Tunisia – spiega Duccio Facchini di Altraeconomia: questo cantiere si è aggiudicato la stragrande maggioranza delle forniture, come pattugliatori, motovedette.

Una società così strategica da non essere sostituibile con altre, tanto che il suo nome è stato segnalato, in un documento del ministero dell’Interno, dalle autorità libiche.

Attorno a questo cantiere girano brutti traffici verso la Libia – sempre legati agli accordi di cooperazione per il contrasto dell’immigrazione clandestina: esiste un embargo sulle armi eppure nel 2024 è stato sequestrato un cargo nel porto di Gioia Tauro che trasportava pezzi di droni dismessi provenienti dalla Cina che dovevano arrivare in Libia, violando l’embargo. Gli esperti dell’Onu hanno più volte richiamato il nostro paese per non essere stato abbastanza rigoroso nei controlli dei traffici verso la Libia e per non aver risposto ai chiarimenti delle Nazioni Unite.
L’anteprima del servizio di Report mostra dei mezzi delle milizie libiche dotati di mitragliere Browning simili a quelle sequestrate nel cantiere Vittoria (di cui si era occupato un servizio di Report andato in onda lo scorso anno), sono armi militari che in questi anni hanno alimentato la violenza negli scontri tra le milizie.

Nonostante l’embargo le armi arrivano in Libia: i legali della ONG SOS Mediterranée si auspicano che anche grazie alle loro indagini si riesca a rendere meno opachi questi canali per le armi, sia quelle delle milizie sia quelle impiegate sulle motovedette.
Sono le stesse motovedette, quelle costruite dal cantiere Vittoria, da cui sono partiti i colpi contro la Ocean Viking della ONG Sos Mediterranée.
Nel 2023 il nostro ministro degli Esteri Tajani aveva presenziato ad una cerimonia presso il cantiere Vittoria assieme alla ministra degli esteri libica e al commissario europeo Verhelyi. In quell’evento il ministro annunciò la vendita di due nuove motovedette alla guardia costiera libica. Una di queste è quella che ha sparato ai volontari sulla Ocean Viking.

Come racconterà Report, c’è un filo che lega assieme il cantiere Vittoria, con la politica di contrasto all’immigrazione e che porta fino alla Camorra.

I fondi per rilevare il cantiere Vittoria, quando era finito in crisi e doveva essere rilevato dalla nuova amministrazione in capo a Roberto Cavazzana (AD del cantiere Vittoria), arrivano da una società nel casertano.

Una lettera anonima legava questa vicenda con i casalesi, arrivando fino all’attentato subito da Sigfrido Ranucci nell’ottobre 2025.

La scheda del servizio: IL CANTIERE DEI MISTERI di Daniele Autieri

Collaborazione Celeste Gonano, Andrea Tornago

Dal traffico di armi alle infiltrazioni della criminalità organizzata, affari sporchi e riciclaggio ruoterebbero intorno a un cantiere navale strategico per lo Stato italiano, perché è lo strumento principale nei rapporti con la Libia e nel contenimento dei flussi di immigrati clandestini. Report torna a occuparsi del Cantiere Vittoria di Rovigo, da dove parte un nuovo filone d'indagine che lambisce aziende infiltrate dalla camorra e arriva fino all’attentato del 16 ottobre 2025 contro Sigfrido Ranucci e la sua famiglia.

Gli Epstein File

A sentir par lare Paolo Zampolli, l’imprenditore italiano amico di Trump che ha nominato come suo inviato speciale, vengono i mente i peggiori stereotipi del maschio italiano. Bianco e di buona famiglia. LE donne brasiliane sono programmate per creare dei casini, tipo estorcere del denaro ai maschi ingenui. Sono le stesse modelle brasiliane che dalla sua agenzia sono finite nelle grinfie di Epstein. Anche se Zampolli nega di aver mai avuto a che fare col finanziere pedofilo, dagli Epstein files si evince persino che i due volevano fare affari assieme, come quando provarono ad acquisire assieme un’altra agenzia di modelle attraversata da scandali sessuali.


Ma Report ha incontrato Amanda Ungaro, ex modella di origini brasiliane ed anche ex compagna di Zampolli che ha raccontato per la prima volta dei rapporti tra Zampolli, Epstein e della coppia presidenziale, Donald Trump e Melania Trump.

Secondo le accuse riportate dal Ny Times Zampolli avrebbe fatto deportare l’ex compagna proprio dall’ICE sulla base di false prove costruite ad arte, senza nemmeno un processo.

Forse la Ungaro era pericolosa non per la sua origine brasiliana, ma per quello che potrebbe rivelare sui rapporti tra Epstein e Trump.

La scheda del servizio: LA GUERRA DI EPSTEIN di Sacha Biazzo

Collaborazione Luigi Scarano, Cristiana Mastronicola

Melania Trump ha negato pubblicamente ogni legame con Jeffrey Epstein con un discorso senza precedenti. Ma Report ha raccolto in Brasile la testimonianza esclusiva di Amanda Ungaro, ex compagna dell'inviato speciale di Trump, l'italiano Paolo Zampolli, che ha parlato per la prima volta dei legami tra Zampolli, la coppia presidenziale e il finanziere accusato di abusi. Nel servizio anche il confronto con lo stesso Zampolli e i documenti desecretati dal Dipartimento di Giustizia americano.

Le rotte dei macellai

Anche riprendere degli animali mentre vanno al macello può essere pericoloso: il videomaker di Report Giovanni dE Faveri è stato aggredito mentre stava filmando delle vacche fuori da un macello a Mozambano, in provincia di Mantova. La sua telecamera, il suo strumento di lavoro, è stata danneggiata, colpita da un bastone di ferro, un attrezzo di lavoro di uno degli operai del macello. Il videomaker assieme alla giornalista Giulia Innocenzi avevano appena finito di intervistare il proprietario del macello, Raul Troni. Non amano le domande dei giornalisti i proprietari dei macelli e degli allevamenti, specie se vengono rilevate delle criticità.


Per esempio, il fatto che in quella struttura venissero macellate le vacche a terra (animali che fanno fatica a muoversi sulle zampe), questa operazione andrebbe fatta negli allevamenti, evitando agli animali la sofferenza del viaggio.

La scheda del servizio: LE ROTTE di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi

Il videomaker Giovanni De Faveri è stato aggredito mentre stava filmando uno scarico di vacche al macello Mario Troni a Monzambano, in provincia di Mantova. Chi è stato? E perché? Probabilmente chi ha spaccato la telecamera di Report voleva fermare la diffusione delle immagini di quello che succede all'interno del macello. Giulia Innocenzi ha raccolto filmati esclusivi che mostrano diverse criticità e di cui ha chiesto conto al proprietario del macello, Raoul Troni, pochi minuti prima che la troupe di Report fosse colpita con un bastone di ferro.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

11 aprile 2026

Anteprima inchieste di Report – la destra italiana e le mafie, gli allevamenti di polli, i voli del garante e la fondazione Taormina

Come vengono spesi i soldi in regione Sicilia

Manca l’acqua in Sicilia. Mancano le strade, i servizi ferroviari sono spesso a binario unico.

Ma i fondi per finanziare fondazioni – dove la politica ha piazzato i suoi uomini e le sue donne – non mancano mai. Giulia Presutti racconterà del caso della fondazione Taormina Arte. Perché l'arte e la cultura, per questa destra di governo, solo solo un tema di occupazione di poltrone e propaganda.

LAB REPORT: LA FONDAZIONE di Giulia Presutti

Collaborazione Samuele Damilano

La fondazione Taormina Arte è una in house della Regione Siciliana, che tramite l'Assessorato al Turismo e allo Spettacolo ha erogato in suo favore tre milioni e mezzo di euro nel 2025. Ha l'obiettivo di promuovere cinema, opera lirica e letteratura: i due appuntamenti principali sono il Taormina Film Festival e la kermesse letteraria Taobuk. Nel 2022 è stata nominata direttrice artistica della fondazione Beatrice Venezi, che - insieme alla Sovrintendente Ester Bonafede - ha ideato il cartellone di eventi per la stagione 2023. Durante la gestione Venezi-Bonafede, il compenso della Direttrice artistica è passato da 52mila euro lordi a 80mila euro lordi, mentre quello della Sovrintendente da 65mila a 100 mila. Circostante contestate dalla stessa Venezi.

Fra gli eventi da promuovere, la Fondazione è incaricata di finanziare Taobuk, festival letterario organizzato da un'associazione che fa capo ad Antonella Ferrara e che nel 2025 ha ricevuto 450 mila euro di fondi regionali. Ma come mai la Regione Siciliana ha emanato una legge per stanziare il finanziamento, che passa attraverso la Fondazione per poi arrivare all'associazione di Ferrara senza gara d’appalto?

I rapporti tra la destra italiana e le mafie

La presidente del Consiglio – quella che ogni volta ripete di aver scelto di fare politica dopo l’attentato a Paolo Borsellino – ha definito “fango” lo scoop di Report sui rapporti tra il pentito di mafia Gioacchino D’Amico (referente del clan senese in Lombardia) e il partito di Meloni, Fratelli d’Italia.


Attenzione, non stiamo parlando del selfie che Meloni si è fatta con D’Amico, ma dei rapporti di quest’ultimo con esponenti di FDI che l’avevano fatto entrate alla Camera. Dei rapporti d’affari dell’ex sottosegretario Delmastro con la figlia di un prestanome della Camorra.
E di tanti altri episodi che parlano dei rapporti – pericolosi? Ambigui? – tra esponenti del partito di maggioranza e personaggi legati alla mafia.
Ma non solo queste: tutte le proposte di legge e i decreti, compresa la riforma Nordio sulla separazione delle carriere di giudici e magistrati vanno nella stessa direzione, depotenziare gli strumenti in mano ai magistrati per combattere i reati dei colletti bianchi (intercettazioni, trojan, la Corte dei Conti con meno poteri). Questi sono spesso dei reati spia, perché indagandoci sopra spesso viene fuori la criminalità organizzata.

Solo palate di fango lanciate da una opposizione in difficoltà si è difesa Meloni alla Camera, nel suo comizio pre elettorale. Quel selfie con D’Amico? Ne faccio tanti.

Eppure ai tempi della foto, D’Amico, ufficialmente un imprenditore, era stato già condannato per truffa e associazione a delinquere, eppure questo non gli ha creato problemi nell’essere invitato in Parlamento dall’attuale sottosegretaria all’Istruzione Frassinetti.

Nelle intercettazioni D’Amico spiega che l’incontro tenuto alla Camera con Frassinetti era legato a degli appalti nel settore della sanificazione degli ospedali.

“Ma lei pensa che io veramente incontri un mafioso” – ha ribattuto al giornalista di Report Giorgio Mottola la sottosegretaria Frassinetti. “Tecnicamente lei lo ha fatto” è stata la risposta.

Come ha fatto D’Amico a farsi la tessera di FDI? Ha fatto tutto online - ha risposto la segretaria di Paola Frassinetti Alice Murgia.

Ma dalle telefonate con la collaboratrice della sottosegretaria Frassinetti emerge che D’Amico progettava di candidarsi a sindaco del comune milanese di Busto Garolfo proprio con FDI e per questo coltiva rapporti anche con altri partiti come Grande Nord, il movimento politico fondato dai dissidenti della Lega Nord, rimasti fedeli a Bossi.

D’Amico - l’uomo che ha fatto sedere allo stesso tavolo i referenti milanesi di Matteo Messina Denaro, i capi delle locali lombarde della ‘ndrangheta e il clan di Michele ‘o pazzo - è salito a parlare dal palco del congresso federale del partito Grande Nord tenendo un discorso che parlava alla pancia delle partite Iva del nord: “perché esiste la criminalità? La criminalità esiste perché la gente ha fame e non è il reddito di cittadinanza a togliere la fame, ma è il lavoro, è l’impresa. Ci vogliono i sostegni per gli imprenditori, per le imprese..”

Le carte dell’inchiesta Hydra parlano chiaro: in Lombardia le tre mafie avrebbero instaurato un rapporto di collaborazione andando a parlare coi partiti politici che qui governano.

Ma nonostante i tanti gridi d’allarme lanciati dalla procura antimafia, la politica (e l’imprenditoria) ancora fa finta di nulla.

Ad Abbiategrasso, dove il sindaco non sa se nella sia città ci sia la mafia, sono stati tenuti diversi summit dove erano presenti tra i più pericolosi capi mafia della provincia di Milano come Antonio Messina, tra i principali fiancheggiatori della latitanza di Matteo Messina Denaro e Giuseppe Fidanzati, figlio del boss storico di Cosa Nostra a Milano, Gaetano Fidanzati. In questi summit erano presenti anche esponenti della camorra, come Gioacchino D’Amico: in una intercettazione su Paolo Errante Parrino, parla dei suoi rapporti con “zio Paolo” e con Messina Denaro. Secondo la Procura D’Amico è uno degli elementi centrali del consorzio mafioso che in provincia di Milano tra il 2019 e il 2022 ha riunito i vertici di cosa nostra, ndrangheta e camorra. Un potere che aveva impressionato persino Massimo Rosi, capo della locale di ndrangheta.


A quel congresso del Grande Nord tenuto nel 2019, D’Amico non era un imbucato: Monica Rizzi, esponente del partito, racconta che un suo compagno di partito lo aveva presentato come un referente di Fratelli d’Italia in contatto coi vertici del partito. Tanto è vero che D’Amico portò al congresso l’europarlamentare Carlo Fidanza che, dal palco, ringraziò pubblicamente “l’imprenditore” D’Amico.

La scheda del servizio: UN MAFIOSO PER AMICO di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi

Report torna con nuove rivelazioni e documenti inediti sul selfie scattato insieme a Giorgia Meloni dal pentito Gioacchino Amico, accusato di essere referente del clan Senese in Lombardia. Verranno trasmesse inoltre le testimonianze esclusive riguardanti le visite fatte dall’uomo a Montecitorio, dove, secondo una pista al vaglio dell’autorità inquirente, Amico avrebbe avuto a disposizione un accredito personale. Giorgio Mottola ha raggiunto inoltre alcuni dei boss accusati di far parte della nuova cupola lombarda e ha chiesto conto ai politici dei loro contatti con gli uomini dei clan.

I viaggi del collegio del garante

La procura di Roma ha indagato i 4 membri del collegio del garante della Privacy per corruzione, per aver ricevuto la tessera Volare, livello executive, fornitegli da Ita Airways proprio nel periodo in cui la compagnia era coinvolta in una controversia per regolare il trattamento dei dati personali di alcuni manager dell’azienda e dei dipendenti.

Le tessere avevano un valore di 6000 euro e permettevano l’accesso alla lounge.

Come racconta l’anteprima del servizio, Report è in grado di dimostrare che a chiedere le tessere Volare è stata Ada Fiaschi, attuale responsabile della protezione dei dati in Ita. Il 30 novembre 2022 scrive: “cara Giovanna mi è giunta per tramite il nostro DPO Stefano Aterno la richiesta di poter fare avere le tessere Volare a tutti e quattro i componenti del collegio del Garante, Pasquale Stanzione, Ginevra Cerina Feroni, Guido Scorza, Agostino Ghiglia. Se fosse possibile sarebbe un’attenzione verso un’autorità che ha un ruolo sempre più importante in un business come il nostro, che tratta di big data”.
All’epoca Stefano Aterno era responsabile della protezione dei dati personali in Ita ma anche socio dello studio E-Lex fondato da Guido Scorza.

Aterno ha risposto in modo vago alle domande della giornalista (se mi fate domande scritte.. io questa cosa non me la ricordo..), aggiungendo che alla fine ha invitato a contattare l’avvocato Fiaschi o qualcuno di Ita perché lui non aveva nessun potere, “io non mi sono mai messo a brigare per far avere le tessere a questi del collegio”.
La dottoressa Fiaschi ha scelto di non rispondere alle domande, per cercare di spiegare il senso di quella mail dove parlava dell’importanza delle tessere vista l’importanza del Garante che si occupa di dati, come la stessa Ita.

La scheda del servizio: LA FERMATA DEL GARANTE di Chiara De Luca

Collaborazione Eleonora Numico

Report torna a occuparsi del Garante della Privacy con nuovi documenti esclusivi che sollevano interrogativi sulle modalità di gestione dell’Autorità e sulla sua effettiva indipendenza dai partiti politici e dalle big tech, come Meta, che trattano i dati di milioni di utenti. Ulteriori documenti inediti fanno luce anche sull’origine delle tessere “Volare” di Ita Airways, un benefit dal valore di circa 6mila euro l’una, concesse nel 2023 ai quattro membri del Collegio dell’Autorità dalla compagnia aerea, chiarendo chi le ha emesse e quale sarebbe la motivazione.

I polli gonfiati

Come vengono allevati i polli la cui carne troviamo sugli scaffali dei supermercati?

Sono tutti polli allevati a terra, con cura e rispetto per l’animale, come ci dicono le pubblicità?

Giulia Innocenzi mostrerà immagini di allevamenti intensivi dove i polli vengono gonfiati, come body builder, per essere subito pronti per il mercato.

La scheda del servizio: POLLO BUCATO di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi

In Italia viene allevato mezzo miliardo di polli l'anno. Il 90% dei polli è di razza a rapida crescita, e cioè con una genetica che pompa la crescita abnorme del petto e riduce a circa 40 giorni il tempo necessario agli animali per andare al macello. Ma questa genetica porta con sé delle grandi criticità, che Giulia Innocenzi solleva grazie a delle immagini esclusive ottenute da un allevamento di polli riproduttori destinati a uno dei principali gruppi alimentari del nostro Paese.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

21 marzo 2026

Anteprima Presadiretta – l’intelligenza artificiale, l’illusione del ponte

Il ponte sullo stretto di Messina

In Presadiretta Open si parlerà del ponte sullo stretto di Messina, la grande opera su cui il ministro Salvini e il governo stanno puntando tanto. Costo dell’opera, che ha già ricevuto una prima bocciatura da parte della Corte dei Conti (eh ma con la riforma Nordio nessun giudice si permetterà..), è al momento di circa 13 miliardo. Che succederà adesso al progetto?
Quali rilievi ha fatto la Corte dei Conti a cui ora il governo deve rispondere?
Cosa succederà adesso alle famiglie colpite dagli espropri necessari per costruire questa opera strategica, anche in funzione di un attacco militare da sud (così è stato affermato da eminenti ministro). Come la casa della signora Di Domenico, che si affaccia su uno dei posti più magici dello Stretto, vicino la spiaggia di Capopeloro che nel 2022 è stata premiata dal National Geographic come la spiaggia italiana col panorama più bello.

Questa zona sarà completamente trasformata dal progetto del ponte, stravolgendo la vita del territorio e delle persone che ci vivono.

Il valore delle loro case è stato diminuito per colpa del ponte, non conviene vendere o affittare, come anche fare lavori migliorativi, uno ci pensa prima di partire. Sono famiglie bloccate anche se gli espropri non sono partiti ancora e a rendere ancora più precaria la loro situazione è proprio l’ultima decisione della Corte dei Conti che ad ottobre 2025 ha negato il visto di legittimità, l’ennesimo stop che pesa sulla vita degli abitanti di queste zone e sul loro futuro.

“Io sono arrabbiata” racconta a Presadiretta “perché avere questa gente che dice domani cominciamo, tra tre mesi cominciamo, insomma è ridicolo. Preoccupata no, perché lo so che il ponte non lo fanno. E lo sanno anche loro che non lo possono fare.”

Il mondo con l’intelligenza artificiale

L’uso dell’intelligenza artificiale sta diventando sempre più importante e strategico nel mondo: nella medicina, nella ricerca, per costruire robot che possano essere addestrati per lavori pericolosi. Purtroppo anche nell’ambito militare l’AI.

Stiamo parlando della rivoluzione tecnologica del secolo: che futuro avremo in un mondo dove domina l’intelligenza artificiale? Quanti posti di lavoro perderemo? E che futuro avrà l’Europa stretta nella morsa tra Stati Uniti e Cina?


Riccardo Iacona è andato a Hangzhou, la capitale cinese dell’intelligenza artificiale perché qui sono nati i “sei dragoni”, le aziende protagoniste dell’innovazione tecnologica cinese. Aziende come Deep Robotics che ha realizzato i robot cane, capaci di muoversi su qualunque terreno, di nuotare nell’acqua: gli algoritmi e i sistemi di controllo di questo robot sono all’avanguardia e sono usati per ispezionare le fabbriche, i parchi industriali. Sono usati in caso di incendi, catastrofi. Coi loro sensori possono vedere e registrare le immagini, registrare la temperatura esterna. Un robot nato nell’università della città di Hangzhou, dove la stessa Deep Robotics e i suoi fondatori fanno ricerca.

Quanti lavori perderemo per l’AI? E quali figure servono per addestrare l’algoritmo?

Come si può capire dall’anteprima del servizio:

Non servono ingegneri per addestrare l'intelligenza artificiale: servono umanisti. Linguisti, traduttori, psicologi e scrittori stanno alimentando, attraverso piattaforme online, i grandi modelli linguistici che sempre più spesso sostituiscono le loro professioni. Un fenomeno silenzioso ma in rapida crescita, che in Italia coinvolge già migliaia di giovani laureati intrappolati nella gig economy del dato.

Ma, oltre alla questione dei posti di lavoro, c’è un altro punto da tenere in considerazione quando si parla degli impatti dell’AI: il consumo energetico e di acqua degli enormi data center dentro cui si elaborano o dentro cui girano gli algoritmi, quello che noi chiamiamo il cloud.

Energia per addestrare l’AI, energia per le elaborazioni. Presadiretta partirà dallo studio fatto dall’università della California: una singola richiesta al chatbot costa come il consumo di una lampadina da 60 watt per una decina di secondi e un consumo d’acqua equivalente a quello di un bicchierino.. Ma, citando Totò, è la somma che fa il totale.

Francesco Fuso Nerino è il diretto di Climate change action a Presadiretta racconta di come nel 2030 si è stimato che il consumo di acqua per i server dell’AI negli Stati Uniti potrebbe arrivare fino a 1100 milioni di metri cubi, un valore importante se i server sono installati in regioni degli Stati Uniti o nel mondo dove c’è scarsità di acqua. Si basa sul documento pubblicato su Nature Sustainability che dice che negli USA nel 2030 l’intelligenza artificiale arriverà a consumare l’acqua che in genere è consumata da 10 ml di cittadini americani.

Lo studio ha preso in esame anche il consumo energetico: sempre nel 2030 i server negli USA arriveranno a consumare fino a 200-250 TW/ora di elettricità l’anno, più della metà del consumo elettrico annuale di un paese come l’Italia. Se l’elettricità arriva da fonti rinnovabili e a basso contenuto di carbonio l’impatto resta più contenuto, se arriva da fonti fossili l’effetto sul clima può diventare rilevante.

La scheda del servizio:

Il Ponte sullo Stretto di Messina, tra questione ambientale, mancata gara, aumento dei costi: questo il tema in apertura della nuova puntata di “PresaDiretta Open”, in onda domenica 22 marzo, alle 20.30, su Rai 3. Dopo la delibera della Corte dei conti e il nuovo decreto del governo Meloni, il racconto tra gli abitanti di Messina che rischiano l’esproprio delle abitazioni, i comitati che si oppongono a un’infrastruttura da oltre 13 miliardi di euro e quelli che la vogliono a tutti i costi. Viaggio nella città col più alto tasso di spopolamento in Europa e dove solo un cittadino su tre riceve l’acqua 24 ore al giorno. Il ponte, secondo uno studio di Unioncamere Sicilia, avrà un impatto sul Pil di oltre 23 miliardi, col paradosso che a beneficiarne saranno Lombardia, Lazio, Veneto ed Emilia-Romagna. In studio, Riccardo Iacona ne discuterà con Peter Gomez direttore del Fatto Quotidiano online.
A seguire, la puntata di “Presa diretta” si occuperà di “Rivoluzione Artificiale”, con un reportage dentro la più grande trasformazione tecnologica del nostro tempo. Il programma partirà dalla Cina per raccontare come un intero Paese stia trasformando l’intelligenza artificiale nella propria infrastruttura produttiva. Dal piano governativo “AI Plus” - 200 miliardi di dollari investiti a partire dalle scuole primarie - ai laboratori di robotica di Pechino e Suzhou, dove robot umanoidi imparano a camminare, lavorare e prendersi cura degli anziani. Dodicenni che programmano rover spaziali, fabbriche che girano al buio senza operai: una corsa globale che non riguarda solo la Cina, ma il futuro del lavoro nel mondo intero. Ma c’è anche un costo nascosto dell’intelligenza artificiale: nell’hinterland milanese i datacenter avanzano sui terreni agricoli del Parco Agricolo Sud, divorando acqua ed energia, senza una legge nazionale che li regolamenti e senza che nessuno abbia risposto alla domanda più scomoda: questi impianti servono davvero all’Italia, o solo alle grandi aziende digitali straniere? E poi l’attenzione su chi lavora nell’ombra: traduttori, grafici, laureati che guadagnano 12-13 euro l’ora addestrando la stessa IA che li ha rimpiazzati o che lo farà presto. L’ultima frontiera si chiama “IA Agentica”: agenti software invisibili che svolgono compiti aziendali - dalle note spese ai contratti legali - interfacciandosi via WhatsApp come fossero colleghi. All’Aquila, dove i call center sono il principale datore di lavoro, per il 60-70% donne, l’automazione è già entrata in silenzio. Una rivoluzione che rischia di colpire soprattutto chi ha meno strumenti per reinventarsi: i lavori più a rischio sono storicamente quelli svolti dalle donne. Cosa succederà alle decine di migliaia di persone che fanno lavori ripetitivi e non possono semplicemente “reinventarsi”?
"Rivoluzione artificiale" è un racconto di Riccardo Iacona e Maria Cristina De Ritis con Marcello Brecciaroli, Marco Della Monica, Irene Fornari, Luigi Mastropaolo, Teresa Paoli, Paola Vecchia, Emilia Zazza, Fabio Colazzo, Riccardo Cremona, Massimiliano Torchia.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

07 marzo 2026

Anteprima Presadiretta – cosa sta succedendo all’Ilva e Gaza con la pace dei forti

Quale futuro per l'Ilva a Taranto

Nonostante tutto, gli anni che passano, le inchieste sull’avvelenamento dell’ambiente, i processi, a Taranto si continua a morire per il lavoro. Si continua ad avvelenare l’acqua e l’aria di chi vive accanto all’Ilva. E si continua a non vedere alcuna prospettiva per questo sito industriale che sarebbe anche strategico per la poca industria nazionale che rimane.
Nell’ultimo mese sono morti, precipitando nel voto in un reparto che era stato chiuso precedentemente, due operai, l’ultimo si chiamava Loris Costantino, padre di due figli: solo dopo la minaccia di uno sciopero e di una manifestazione proprio sotto Palazzo Chigi, il ministro Urso ha pianificato un incontro coi sindacati.

Il destino dell’acciaieria di Taranto sarà al centro del racconto di Presadiretta Open di questa domenica.

Presadiretta ha incontrato don Alessandro Argentiero, prete del quartiere Tamburi, dove le case si affacciano sull’acciaieria: dopo aver visto l’ondata di sofferenze legate all’inquinamento del quartiere ora deve affrontare l’ondata della povertà causata dalla cassa integrazione.

“Famiglie monoreddito o famiglie che dall’oggi al domani si trovano in cassa integrazione o licenziate, in 12 anni ho visto un cambiamento repentino, drastico, la gente si è impoverita. I nostri assistiti Caritas sono aumentati, tanto, prima erano 30 ora sono 75. La prima cosa che cerco di dare a questa gente è l’ascolto. Loro vengono qui e ti rovesciano sul tavolo, davanti a te tantissime cose, tantissimi problemi. E dicono ‘ grazie perché mi hai ascoltato’ ”.

Dentro la parrocchia che ha costruito don Alessandro mostra le cose che ha raccolto per i bambini, come i giochi, uno schermo. Qui il don ha appena organizzato una festa di carnevale per i piccoli. In un angolo c’è anche quello che fa per i grandi: zucchero, latte, scatolame, tonno, lenticchie..

Ma qual è il futuro dell’impianto industriale?

Il Tribunale di Milano ha chiesto alla proprietà di adeguarsi alle prescrizioni del ministero dell’Ambiente, per tutelare la salute delle persone. Assisteremo un’altra volta alla contrapposizione tra salute e profitto? Presadiretta ha intervistato il CEO di Flacks Group, Michael Flacks l’unico potenziale acquirente rimasto: “sapevamo che non sarebbe stata una sfida semplice, siamo consapevoli delle questioni legate ai sindacati, al governo, ai cittadini, alle emozioni della gente, stiamo parlando di Ilva, non è un’azienda qualunque. Per rispondere alla sua domanda, si vogliamo acquistare Ilva, abbiamo un ottimo rapporto coi commissari, col ministro Urso. Al di là delle opinioni politiche Ilva deve continuare a vivere per l’Italia, stiamo cercando di riportare rapidamente al lavoro 6500 persone e se porteremo la produzione a 6 ml di tonnellate di acciaio, come molti ritengono possibile, avremo bisogno di 10mila lavoratori ”

Il destino dei palestinesi

Quale sarà il destino dei palestinesi adesso? Sarà questa la domanda del secondo servizio di Presadiretta, a pochi mesi dal finto cessate il fuoco con l’esercito di Israele che continua a sparare ai civili e con la continua espansione dei coloni nei territori della Cisgiordania.

A pochi giorni dall’inizio di un nuovo conflitto in Medio Oriente, quello scatenato dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran. Dopo l’uccisione della “guida suprema” Khamenei che ha poi portato alla reazione dell’Iran coi missili sparati sui diversi paesi del golfo.

Presadiretta ci porterà a Gaza, in Cisgiordania, in Israele in un servizio che si è chiuso poco prima che lo spazio aereo venisse chiuso.

A cinque mesi dall’accordo sul cessate il fuoco nella striscia di Gaza, che veniva divisa in due zone, la zona ovest controllata dai palestinesi e la zona esterna controllata da IDF. L’accorod prevedeva il graduale ritiro dell’esercito israeliano dalla striscia che però, non è mai avvenuto. La linea gialla, da linea di demarcazione provvisoria da superare nelle successive fasi dei negoziati si è materializzata attraverso dei cubi di cemento.

“Questa zona è pericolosa, se ti avvicini alla zona gialla ti sparano..” racconta al giornalista un ragazzo: possono solo raccogliere le poche cose rimaste sotto le macerie che possono recuperare ancora e spostarsi da un’altra parte. I cubi poi vengono spostati dall’esercito di Israele, costringendo la popolazione civili a doversi continuamente spostare, sempre più in là restringendo gli spazi per gli sfollati.

Riccardo Iacona ha intervistato l’ex ufficiale del Mossad Udi Levi a proposito dei finanziamenti ricevuto dal Qatar ad Hamas, specie all’ala militare e tutto questo è avvenuto già da molti anni. Udi Leva è stato a capo di una speciale unità che si occupava del finanziamento del terrorismo: ha ricostruito tutti i flussi finanziari dal Qatar che hanno reso Hamas così forte, così tanto da cacciar via nel 2007 i palestinesi della ANP con una campagna militare brutale. I soldi del Qatar hanno reso Hamas un esercito armato fino ai denti.

Le prime persone che hanno raccontato questi flussi di finanziamenti a Udi Levi sono stati proprio i palestinesi, non l’intelligence israeliana, ma quelli della Anp: “sono venuti da me e mi hanno detto, state dando soldi ai terroristi” e questo avveniva sotto gli occhi del governo. Di tutto questo il primo ministro Netanyahu era consapevole: “gli ho detto molte volte [a Netanyahu] che questo era un gravissimo errore, Netanyahu ha comunque una enorme responsabilità politica perché ha permesso al Qatar di finanziare Hamas per più di 10 anni, anche se noi del Mossad eravamo contrari. E alla fine è questo che ha portato al 7 ottobre, noi abbiamo nutrito questo mostro con così tanti soldi che loro ci hanno attaccato”.

Viene in mente la storia dei finanziamenti americani ai mujaheddin in Afghanistan in funzione anti sovietica. Fondamentalismi islamici da cui è nata poi Al Qaeda. Fino al’11 settembre.

Su Domani trovate un’anticipazione del servizio dove si parla dell’attacco di Stati Uniti e Israele ai giudici della corte penale internazionale, colpevole di aver accusato di genocidio Israele.

L’ultima giudice ad essere attaccata è la peruviana Luz del Carmen Ibáñez Carranza: “sia io che la mia famiglia siamo stati colpiti nelle questioni finanziarie, non abbiamo carte di credito, non posso ordinare un pasto online non possiamo usare western union per inviare soldi nei nostri paesi, non possiamo movimentare alcun conto in dollari”.

La censura colpisce chiunque abbia collaborato con la CPI, come la relatrice dell’Onu Francesca Albanese: i suoi beni sono stati congelati, le è stato impedito di fare qualsiasi transazione finanziaria perché nel sistema internazionale vige la legge americana. Per proteggere lei e gli altri cittadini europei sottoposti a queste sanzioni bisognerebbe attivare un provvedimento chiamato Blocking statute che protegge i cittadini e le istituzioni europee dagli attacchi di sanzioni americane. Ma al momento né l’Europa né lo stato italiano si stanno muovendo.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

01 novembre 2025

Anteprima inchieste di Report – il garante e Sangiuliano, i fondi della cultura e la terra dei fuochi

Il memorandum con la Libia

La difesa dei valori occidentali, per cui vale la pena spendere centinaia di miliardi sacrificando il welfare e altre voci per il sociale, passa anche per il memorandum con la Libia.
Già Presadiretta ci aveva raccontato di cosa si nasconde, nemmeno troppo,dietro questo accordo siglato inizialmente dal governo Berlusconi e poi aggiornato dal centrosinistra con Gentiloni e Minniti (presidente di una Fondazione legata a Leonardo, azienda nel settore degli armamenti).
L’accordo serviva a delegare alla Libia la gestione dei migranti eppure, come raccontano le cronache, gli sbarchi (e le morti in fondo al mare) continuano. Perché la propaganda della destra (e anche di un pezzo del centro sinistra) deve pur alimentarsi in qualche modo, no?

Report è salita a bordo della Ocean Viking per mostrare a chi è interessato ad andare oltre la propaganda della destra, la situazione dei soccorsi in mare.

Il servizio mostrerà un intervento dei volontari per salvare dei migranti abbandonati su un gommone davanti la Libia: arrivano a bordo sporchi, piedi di sale, sabbia, gasolio – racconta a Report uno dei soccorritori. Sono persone che vengono in maggior parte dal Nord Sudan, dalla Nigeria e dal Burkina Faso. Il capo missione spiega che sono partiti da Misurata, sono rimasti in mare da 17-18 ore: una volta a bordo e ricevute le prime cure, sulla nave ci sono delle attrezzature per lo svago per chi ha affrontato un viaggio così lungo e disperato. Poi delle lezioni di italiano, per imparare a dire il proprio nome. Poi arriva l’assegnazione del porto di sbarco a Ravenna, a cinque giorni di distanza dal luogo delle operazioni, un modo per rendere più difficile le operazioni di recupero e aumentare il disagio dei migranti a bordo, oltre ad un impatto economico per la nave enorme.

Si toglie una nave e del personale preparato a bordo da una zona dove le persone muoiono ogni giorno – racconta a Report il capo missione Angelo Selim. Persone che hanno pagato per il lungo viaggio dal loro paese verso la Libia, che hanno pagato i carcerieri in Libia, dopo aver subito le peggiori torture. Con i ricatti alle famiglie per far pagar loro il riscatto. Poi il viaggio verso l’Italia con la paura di essere nuovamente catturati dalla guardia costiera libica, quella pagata e addestrata dal governo italiano, col rischio di dover tornare indietro nelle prigioni.

“Ho pagato 9000 euro per questo viaggio, ma almeno adesso ho una speranza.”


LAB REPORT: MARE MONSTRUM

Di Rosamaria Aquino
Collaborazione Norma Ferrara

Report ha trascorso due settimane su una nave Ong che opera soccorsi in mare, per raccontare cosa accade nel Mediterraneo otto anni dopo la firma del Memorandum fra l'Italia e la Libia per la gestione dei flussi migratori.

Come si spendono i soldi del ministero

Il neo ministro Giuli era stato chiaro, “coi soldi dei contribuenti bisogna stare attenti”, basta finanziamenti a pioggia agli amici come ha fatto la sinistra per anni, “non si può giocare coi fondi pubblici”.. Report racconterà dei 61 ml stanziati dal suo ministero (in un bando del 2025) per produrre film su personaggi e avvenimenti dell’identità culturale italiana.

Ma chi stabilisce cosa promuove l’identità culturale italiana – si chiede giustamente l’attore Elio Germano? Chi stabilisce qual è l’identità? Ma soprattutto, si chiede, si conosce la storia del cinema italiano?

“A me sembra che la storia del nostro cinema sia fatta da film che ci mettevano in crisi, in critica e ci hanno fatto crescere molto di più di tanti proclami e di tanta propaganda. Ma neanche nelle peggiori dittature si pensano dei film di propaganda in questo modo.”
Tutto questo rientra in un’ottica di revisionismo culturale, “in una logica di piccolezza, proprio una scarsità di competenza, di sensibilità, di vedute. È una micragnosa volontà di assicurarsi il proprio futuro.”

La scheda del servizio: TITOLI DI CODA
di Luca Bertazzoni
Collaborazione Marzia Amico, Samuele Damilano

Dopo le misure correttive sul tax credit attuate dai due ministri della Cultura del Governo Meloni, il cinema italiano sembra essere in crisi, come testimonia in esclusiva davanti alle telecamere di Report Elio Germano, vincitore del David di Donatello del 2025 come miglior attore protagonista. L’inchiesta si occupa dei finanziamenti statali che hanno ricevuto alcune case di produzione per film che poi hanno ottenuto scarsi incassi al botteghino.

L’authority che dovrebbe essere indipendente

Report torna ad occuparsi dell’authority sulla privacy e dell’incontro di Giglia, uno dei membri con esponenti di FDI poco prima del voto su Report.
Nel servizio che andrà in onda domenica sera si racconterà delle pressioni dell’ex ministro Sangiuliano e della moglie su Ghiglia che a sua volta gira il ricorso alla sua segreteria, chiedendo di intervenire. In particolare ad essere coinvolta sarebbe Cristiana Luciana che poi è la moglie di un deputato di FDI, Luca Sbardella, membro della giunta per le elezioni e della commissione di Vigilanza sulla Rai (e su Report stessa).
La signora Luciani nega ogni pressione da parte del partito, “queste sono cose molto gravi” risponde alla domanda della giornalista. D’altronde non è nemmeno una cosa normale questi rapporto tra un membro dell’Authority ed esponenti di un partito (governo o minoranza non fa differenza).

Come non sembra normale nemmeno la storia dell’interrogazione parlamentare presentata dai deputati Bonifazi e Boschi sui lavori di ristrutturazione della villa della presidente Meloni.

L’esponente dell’Authority Ghiglia ha chiesto una verifica su questa interrogazione per capire se fosse o meno un diritto dell’interrogante avere una risposta a tutte le domande in dettaglio o se qualcosa si potesse coprire. Una verifica da fare in urgenza.

Luca Ciriani, ministro per i rapporti col Parlamento da questa risposta ai deputati: non sono stati stanziati fondi dai ministeri per i lavori nella villa di Meloni, non è stato usato denaro pubblico dunque non si ravvedono motivi per fornire un elenco dei fornitori privati, di acquisti personali, per non venir meno alle aspettative di riservatezza.

La trasparenza vale solo se ci sono fondi pubblici?
LA giornalista di Report ha chiesto a Ghiglia del perché della sua attivazione, ricevendo una risposta al limite dello sgarbato, “preferisco rispondere a Ranucci perché più simpatico”.

A votare a favore della sanzione a Report è stato anche il presidente Stanzione, maestro e gioda dell’avvocato Salvatore Sica, fratello dell’avvocato difensore di Sangiuliano, Silverio Sica. Salvatore Sica è stato anche consigliere giuridico nel ministero della cultura diretto da Sangiuliano. C’è un rapporto diretto col presidente tanto che – racconta il servizio – Sica ha contribuito alla realizzazione di una collana “Studi in onore di Pasquale Stanzione”.

Tra il 2023 e il 2024 vengono assunti dal garante, tramite concorso, il nipote di Salvatore Sica e la fidanzata del figlio.

La giornalista di Report ha chiesto all’avvocato Domenico Sica se nel passato avesse già difeso Sangiuliano ottenendo come risposta “chi se ne fotte, ma la smettete con questo modo di fare giornalismo..”

Cosa c’entra tutto questo, sbotta Sica di fronte alle domande di Chiara De Luca: alle persone interessa sapere che genere di rapporti esistono tra membri di una authority e una persona che si è appellata a loro con un esposto. Perché i rapporti ci sono.

La scheda del servizio: L’AUTORITÀ DEL GARANTE
di Chiara De Luca
Collaborazione Eleonora Numico

Report ritorna sul Garante della privacy. Agostino Ghiglia, membro del collegio, il giorno prima della sanzione a Report si è recato in via della Scrofa a Roma, nella sede di Fratelli d’Italia. Perché?

La terra dei fuochi brucia ancora

L’Europa ci aveva chiesto di sanare le discariche illegali di rifiuti in Campania e invece, nel silenzio generale, non solo si continuano a sversare rifiuti nelle campagne ma ogni tanto viene appiccato qualche incendio per cercare di nascondere le prove. Ma a prendere fuoco, anche qui casualmente, sono anche gli impianti di stoccaggio rifiuti, finiti sotto sequestro perché accumulano materiale più di quanto consentito.

A Pignataro in provincia di Caserta non è la prima volta che un’azienda di rifiuti va a fuoco: “abbiamo subito 5-6 incendi” racconta a Report il sindaco.

Come l’incendio in località Palmieri di una azienda che qui non doveva esserci, perché dichiarata illegale e illegittima.

Non si è ancora scoperto nulla sulle cause degli incendi, risponde il sindaco: eppure il fumo dei roghi fa ammalare le persone, le persone si sentono abbandonate dalla sanità, dalle istituzioni, piuttosto che aprire ambulatori ed ospedali qui li chiudono nel casertano. In ogni famiglia ci sono persone ammalate dai veleni delle discariche illegali – è la testimonianza raccolta sul territorio da Bernardo Iovene.

Lo Stato dovrebbe intervenire con fondi propri per sanare i danni causati dal privato e poi rivalersi sul danno economico causato. Un danno economico, ambientale e sanitario: a fine settembre tutti i comitati della terra dei fuochi, che ormai si allarga anche a nord di Caserta si sono riuniti per dire no agli ambienti, chiedere le bonifiche e un piano straordinario per la sanità.

“Qui ci dobbiamo essere per forza, perché noi siamo contro al disastro ambientale. Noi mamme non ce la facciamo più a dire basta.”
A queste manifestazioni sono presenti anche medici dell’ambiente vestiti in divisa: “noi stiamo vivendo una terra dei fuochi, sono 30 anni che non riusciamo a salvare nessuno ..”

Altre persone sfilano con le immagini di amici o parenti morti per le malattie causate dall’inquinamento ambientale.

“Bisogna smetterla di prendere decisioni sopra la testa delle comunità, la sentenza CEDU parla molto chiaro indicando il coinvolgimento delle comunità” racconta a Iovene un membro del comitato, “ma oggi il governo sta andando in un’altra direzione.”

La sentenza della Corte dei diritti per l’uomo porta il nome del primo ricorrente contro l’Italia, Canavacciuolo: la sentenza dice che lo Stato italiano ha violato e calpestato il diritto alla salute dei cittadini, adesso le persone dopo questa sentenza si aspettano una svolta. Ma lo Stato, il governo, dopo appena due mesi dalla sentenza, a marzo, ha nominato un commissario unico per la bonifica delle discariche abusive in terra dei fuochi. Il generale dei carabinieri forestali Vadalà: “la sentenza è un pungolo a dover fare” risponde a Iovene il neo commissario, ma rimane una sentenza dei cittadini contro l’inerzia, se non peggio, dello Stato. Che qui dovrà faticare molto per ricostruirsi la sua credibilità.


Perché la terra dei fuochi brucia ancora, nonostante norme, leggi, e quant’altro – racconta Enzo Tosti fondatore del comitato “Stop Biocidio”. Caivano non era stato ripulito, come stabiliva il decreto Caivano del governo che fa rispettare le leggi? No, perché come spiega un altro esponente del comitato, il decreto è stato solo cosmesi.

L’unica novità dopo tanti anni di lotte è la sentenza della corte europea dei diritti dell’Uomo che da ragione ai cittadini e ai comitati e torto allo Stato.

Lo Stato dovrà occuparsi di Caivano e dell’area vasta di Giugliano, terra massacrata nelle falde, nella terra e nell’aria. Simbolo dell’inefficienza e dell’impotenza è un posto che verrà mostrato dalle telecamere di Report conosciuto come Ponte Riccio dove ai lati di un campo rom si accumula da decenni spunta un disastro che brucia puntualmente in tutte le stagioni.

E gli abitanti di Qualiano, un comune a fianco al campo, respirano la stessa aria: non può essere il comune ad operare di fronte a questo disastro, racconta il sindaco a Iovene, perché qui arrivano rifiuti da molti territori, non solo quelli limitrofi. Non si può chiedere ai comuni del territorio di smaltire questi rifiuti prodotti da una filiera industriale, perché poi i costi finirebbero sulla Tari dei cittadini. Qui le persone si ammalano respirando il residuo della combustione di guaine, eternit, vernici, rifiuti liquidi.

Il terreno è di un privato che però non ha i fondi per procedere, il comune non può attaccare il privato perché lo smaltimento dei rifiuti è avvenuto abusivamente e la legge ordinaria non consente di procedere in queste condizioni straordinarie.

Perché qui, a Ponte Riccio, bruciano anche i contenitori dei rifiuti speciali degli ospedali dell’industria chimica.

Ad accompagnare Iovene nella visita c’era un volontario di Kosmos Pasquale Pennacchio: su questo tema mi sento isolato confida a Report, la speranza sono le nuove generazioni.

La scheda del servizio: E BRUCIA ANCORA
di Bernardo Iovene
Collaborazione Lidia Galeazzo

La terra dei fuochi – in Campania - brucia ancora, ma una svolta potrebbe arrivare da Strasburgo. Una storica sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, nata dai ricorsi presentati da cittadini e associazioni, obbliga lo Stato italiano ad agire concretamente per la bonifica ambientale e la tutela della salute nelle aree più colpite dall’inquinamento. In quest’area che comprende 90 comuni e circa 2 milioni e 600 mila abitanti, secondo la decisione della Corte entro due anni il Governo dovrà procedere alla bonifica dei siti contaminati e avviare programmi di prevenzione oncologica per le popolazioni esposte ai rischi ambientali. È già passato quasi un anno, il governo ha nominato l’ennesimo commissario, che nella sua prima relazione ha censito 293 siti, e ha calcolato una stima, solo per 81 siti di competenza pubblica, di 2 miliardi e mezzo di euro con un programma di interventi che va oltre i 10 anni. Nel decreto dell’8 agosto, però, i fondi stanziati ammontano a 15 milioni di euro, destinati unicamente alla rimozione parziale dei rifiuti in superficie. Intanto, i cittadini, i medici di base, gli oncologi e le associazioni locali continuano a chiedere azioni immediate, non solo sul fronte delle bonifiche ma anche per garantire screening gratuiti e regolari, soprattutto nelle zone dove si registrano picchi di malattie tumorali.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

11 ottobre 2025

Anteprima Presadiretta – Terra ultima chiamata

 


Aumenta il riscaldamento globale del pianeta, si sciolgono o ghiacci , anche quelli antichi che rilasciano metano, un potente gas serra, e circa un milione di specie è a rischio estinzione. Quanto tempo ci resta per invertire la rotta?

Terra, ultima chiamata…

Nonostante le evidenze siano sotto gli occhi di tutti (gli inverni sempre più miti, gli eventi meteorologici sempre più intensi, i ghiacciai che si ritirano, i mari che si riscaldano) non mancano mai i negazionisti del cambiamento climatico. Molti sono persone che confondono la scienza con la religione, hanno cioè una visione settaria del mondo, per cui io ho ragione e tu torto.

Ci sono poi gli opinionisti ed esperti che, legati al mondo del fossile, continuano ad inquinare il dibattito con i loro se, i loro ma. La realtà è sotto gli occhi di tutto: possiamo anche abituarci ad un mondo diverso da come lo conoscevamo, dove certe zone costiere verranno sommerse, i ghiacciai e le piste da sci saranno un ricordo, ma dobbiamo anche capire se ci sarà futuro per noi in questo nuovo mondo. Non è il voler fare la Cassandra, è semplicemente voler vedere le cose come stanno. Le evidenze scientifiche sono ormai tante.

Presadiretta nella prossima puntata è andata alle isole Svalbard col CNR che lì ha una stazione scientifica molto importante perché consente di misurare la febbre del pianeta: lo racconta Iacona presentando la puntata “anche in Artico sta aumentando la temperatura, così come aumenta in atmosfera la presenza del metano, un gas serra potentissimo, per lo scioglimento del permafrost e del ghiaccio più antico. Non va meglio ai nostri ghiacciai, anche quelli si stanno riducendo, come vi faremo vedere, ad una velocità incredibile e sta diminuendo la biodiversità. Un milione di specie è a rischio. Questi sono tutti segnali, che cosa ci dicono? Che stiamo andando a sbattere contro un muro, la scienza ce lo dice. Ora tocca alla politica intervenire e lo possiamo fare.”

Gli impatti dei cambiamenti climatici sulle nostre montagne


Lo scorso maggio una devastante valanga ha colpito il paese di Blatten a 1300 metri nel cantone Vallese in Svizzera. Tutto comincia il 28 maggio quando il picco del Kleines Nesthorn a 3000 metri d’altezza inizia a cedere. La roccia inizia a precipitare sul ghiacciaio trascinandolo a valle: 9 ml di metri cubi di detriti, pietre, ghiaccio, precipitano verso il paese travolgendo ogni cosa, una delle valanghe più catastrofiche mai registrate in Europa. Dal satellite le immagini mostravano un paese sommerso da una marea biancastra: la frana ha trasformato il paesaggio, detriti e ghiaccio hanno invaso mezza valle bloccando il corso del fiume Lonza e formando un lago naturale che ha sommerso gran parte delle abitazioni del piccolo paese che oggi è un cantiere a cielo aperto, nell’estremo tentativo fatto da volontari ed esercito di evitare che i detriti scivolino ancora più a valle. Nessuno si aspettava un evento del genere sebbene in montagna le valanghe siano “normali”, come in tutte le vallate alpine. I villaggi sono costruiti nei posti giusti proprio pensando a queste cose: qui erano consapevoli della minaccia del ghiacciaio, dal 2009 sapevano del pericolo tanto di aver piazzato delle telecamere per monitorarlo. Una precedente valanga era capitata nel 1989, una inondazione, erano state costruite nuove barriere antivalanghe, avevano fatto tutto quello che si poteva fare: il vero problema, racconta un abitante di Blatten, è stata la combinazione tra la roccia della montagna e il ghiacciaio che hanno creato una valanga, un’inondazione di proporzioni enormi, 9 ml di metri cubi di materiale, “il ghiacciaio non si è semplicemente staccato, è esploso.”

Missione in Artico

I giornalisti di Presadiretta hanno seguito la missione del CNR fino a Ny-Alesund, isole Svalbard, Norvegia dove si trova una stazione che misura la temperatura della terra.

Il 15% dell’emisfero nord, dove ha sede questa base, è permafrost, lo strato di suolo ghiacciato per almeno due anni, ma ci sono strati più antichi che sono congelati da 700 mila anni . Il servizio è stato girato a giugno e le temperature variavano da +5 a -2 gradi, molto alte rispetto alle temperature ideali per questi posti, e per il suo ecosistema.

Ny-Alesund è una città della scienza che ospita la base italiana, Dirigibile Italia, e le strutture permanenti di altri 11 paesi. Ma ogni anno arrivano centinaia di scienziati da tutto il mondo per far ricerca in un clima di grande collaborazione. In queste strutture è vietato entrare con le scarpe, avere telefoni, wi-fi e bluetooth accesi che potrebbero disturbare i sensibilissimi macchinari con cui si fa ricerca scientifica. Ai ricercatori è questo di stare comunque attenti, fuori dalla struttura, di non avventurarsi mai da soli da nessuna parte, è facile incontrare degli orsi polari. Per fare un giro per la base bisogna armarsi di fucile nel caso, rarissimo, di un attacco degli orsi. Ma si può essere attaccati anche da altri animali, la sterna, considerato più pericoloso dell’orso. Poco lontano dalla base c’è il pilone che ricorda il punto dove è partito il primo volo transpolare della storia ad opera di una squadra italo-norvegese a bordo del famoso dirigile Norge. “Sono imprese eroiche, le persone che le hanno compiute sono dei veri e propri eroi” racconta la ricercatrice Giuliana Panieri a Presadiretta “persone spesso dimenticate”. L’idea di quel volo era norvegese ma l’Italia costruì il dirigibile e ha dato la possibilità per la prima volta di fare questo volo sul polo nord, “ha aperto la ricerca scientifica che anche l’Italia ha iniziato a fare in Artico.”
Qui alla base ci sono le casette dei ricercatori provenienti da vari paesi nel mondo: la Cina, la Francia e la Germania, che condividono la struttura e il carico di lavoro.

Qui il lavoro è stimolante perché si lavora con ricercatori da tante nazioni – racconta a Presadiretta Auriane Herbaut, tanti scienziati che vengono da diversi posti, con diverse specialità. Nella base indiana si trovano altri scienziati molto interessati all’inquinamento atmosferico che ha un forte impatto sul loro paese. “I monsoni stanno cambiando molto per il riscaldamento globale” racconta uno di loro “sicuramente notiamo un collegamento tra il riscaldamento dell’Artico e il comportamento dei monsoni ..”
Un collega aggiunge: “recentemente stiamo includendo questi cambiamenti nei modelli climatici in modo da prevedere il cambiamento dei monsoni in India.”

Ci sono anche strutture condivise, come il laboratorio di biologia marina, dove si studia lo zooplancton, i piccoli crostacei che vivono nella colonna d’acqua: anche analizzando i gamberi artici si vedono grandi cambiamenti, come la scomparsa di un ecosistema ad una velocità incredibile. “L’altro giorno eravamo sul fiordo” spiega David McGee, dell’università di Glagow “e l’area dove stiamo lavorando fino a poco fa era occupata dai ghiacciai che adesso si è ritirato così tanto che adesso stiamo misurando la presenza di acqua di mare dove prima c’era il ghiaccio.”

Ilaria Baneschi geochimica e Linda Franceschi idrogeologa, stanno studiando i cambiamenti climatici alle isole Svalbard: in questi dieci anni hanno assistito al ritiro dei ghiacciai e diminuiti in volume, il permafrost non è più continuo con una interazione tra superficie e sottosuolo. Poi l’aumento delle precipitazioni, piove molto di più e cambia anche la dinamica del ciclo dell’acqua.

Cosa l’ha sorpresa oggi dopo anni di ricerche: “L’ecosistema terrestre è sempre meno tipico, anche a queste latitudini e poi la velocità del cambiamento, negli ultimi cinque anni mi sono dovuta spostare di metri per misurare l’inizio del ghiacciaio”.

Sono effetti che si vedono anche in Italia: sugli Appennini non abbiamo quasi più ghiacciai perenni, al polo nord queste cose si vedono in modo amplificato: “studiamo questo per prevedere anche il futuro e quale sarà l’impatto da noi alle nostre latitudini.”

I processi di fusione dei ghiacciai stanno aumentando sempre più velocemente, aumentano le portate dei fiumi che vi fuoriescono. Che effetto avranno sul pianeta?

Gli effetti del crack in Italia

Presadiretta è andata a Bologna a seguire il lavoro dentro la casa di comunità del quartiere Saragozza dove gli operatori lavorano per contrastare le dipendenze dalle droghe. La dottoressa Marialuisa Grech è la direttrice dell’unità operativa sulle dipendenze patologiche dell’Ausl della città. Gestisce, tra il comune di Bologna e la città metropolitana 10 SerDp. Il servizio che verrà mostrato dal servizio è dedicato in particolare alle persone più vulnerabili, quelle che hanno perso tutto e vivono in strada, dai migranti irregolari e alle persone che si spostano a Bologna per lavoro o per questioni personali e devono comunque continuare a seguire la terapia. Ogni mese accedono al servizio per presa in carico, per terapia farmacologica circa 150-180 persone – raccontano i medici alla giornalista – nell’arco dell’anno sono tra i 400 e i 480, i nuovi utenti sono tra i sedici e i venti al mese. In questo momento l’emergenza per questo servizio è l’uso del crack – spiega Meri Bassini, psichiatra del SerD – e della cocaina che è notevolmente aumentato , “i nuovi accesso sono persone che usano almeno o anche la cocaina o il crack”.

Per combattere il crack o la cocaina non esistono terapie specifiche ma i medici hanno dei farmaci sintomatici, nel momento in cui una persona smette di usare della cocaina ha una serie di effetti e di disturbi su cui usare questi farmaci.

LA giornalista di Presadiretta ha poi intervistato una di queste pazienti, una ragazza con alle spalle anni di consumo di cocaina, speed, mdma, ketamina, acidi, sin dall’età di 13 anni , “uscirne è stato difficile, tutt’ora è difficile perché non si smette mai, non c’è una soluzione per cui domani sei libero, è una lotta continua, ogni giorno devi scegliere di dire no, oggi non mi faccio, non bevo, non mi drogo…”
C’è una droga più pericolosa oggi? La cocaina – risponde la ragazza, “la cocaina ti mangia l’anima , perdi tutto, come un mostro che ti chiama, la voglio la voglio, la voglio .. ”. Ma il crack è ancora peggio, perché ti prende un’ansia fortissima, finché non te la fai non stai bene, ti viene una tachicardia, sudorazione, ti sembra di impazzire, “fai qualsiasi cosa per trovarla e hai bisogno di fartene tante durante il giorno, non ti fermeresti mai.. mentalmente vai fuori di testa”.

Il crack c’è sempre stato, ma ora lo vendono già pronto e questo è un problema veramente grande, con 20 euro di fai 4 o 5 fumate e sei a posto e questo è la rovina più grande.

Il crack è una cocaina che viene lavorata, assemblata con bicarbonato di sodio – spiega a Presadiretta la dottoressa Maria Luisa Grech – e che per tale motivo cambia anche la modalità di assunzione, che non è più la sniffata ma viene fumata, “questo comporta che si ha una inalazione profonda di questa sostanza, il raggiungimento dell’effetto stupefacente è immediato che ha come contraltare il fatto che l’effetto decade velocemente. Per cui la persona passa da 0 a 100 e da 100 a 0 nel giro di dieci minuti.”

Questo rende il crack pericoloso: una volta che l’effetto decade la persona per prima cosa vuole riprendere quella sensazione in un loop che potenzialmente potrebbe durare per molte ore. Significa che la persona in quel tempo non beve, non mangia, non dorme, non porta avanti i suoi bisogni fisiologici e relazionali, continua a ricadere nell’effetto di fumare, ricadere, fumare nuovamente..

A Bologna il crack lo tengono sotto controllo da almeno 5 anni e i numeri che hanno raccolto fanno paura: a dicembre 2024 rispetto a dicembre 2023 avevano già 100 pazienti in più, nel primo semestre del 2025 rispetto al 31/12 avevamo già 100 pazienti in più.

Da Bologna a Palermo: qui Presadiretta ha raccolto l’allarme lanciato dalle madri dei ragazzi che consumano il crack, come Fiorella, che ha dovuto spesso accompagnare il figlio al pronto soccorso, dove però sono stati sempre respinti.

Ogni notte o quasi fa il giro dei pronto soccorso, ma alla fine per disperazione va a Ballarò a comprare la roba, per il figlio: “ogni notte sbatto la testa, mi metto a gridare, sono così perché non ho il coraggio di mandare mio figlio in galera, il crack è terribile, è micidiale, perché lui stesso mi dice ‘mamma provo una volta sola, e poi mi dice non ce la faccio..’ ”.

Una anticipazione dei servizi che andranno in onda domenica sera (presa qui):

Proseguono le inchieste di PresaDiretta in onda in prima serata su Rai 3 ogni domenica dalle 20:30. Il 12 ottobre prossimo PresaDiretta dedicherà una puntata delle minacce alla salute del nostro pianeta, tra cui la drammatica perdita di biodiversità in corso: un fenomeno che molti scienziati definiscono ormai la “sesta estinzione di massa”, paragonabile alle cinque grandi crisi del passato che, in tempi geologicamente brevi, hanno spazzato via la maggior parte delle specie viventi — inclusa l’ultima, quella che 66 milioni di anni fa ha cancellato i dinosauri dalla Terra. Secondo la Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura su 169mila specie analizzate nel 2025, risultano minacciati di estinzione oltre il 40% degli anfibi, il 27% dei mammiferi, il 12% degli uccelli e più di un terzo delle piante. Nel 2019 l’ONU ha incaricato oltre 500 scienziati di fotografare lo stato di salute del mondo naturale. È stata la prima grande indagine globale sulla biodiversità e i risultati sono stati scioccanti. Il report stimava che su 8 milioni di specie esistenti, un milione era già a rischio estinzione.

A presentare il rapporto era stato Robert Watson, una delle voci più autorevoli al mondo in tema di ambiente e biodiversità. PresaDiretta lo ha intervistato 6 anni dopo l’uscita del report: la situazione è peggiorata ancora, ma sulle soluzioni non ha dubbi.

Robert Watson – Scienze ambientali Università East Anglia: “Ci sono due cose che tutti stanno cercando di fare. La più importante è conservare o preservare ciò che già abbiamo. Non abbattere più foreste tropicali, non convertire più paludi di mangrovie in allevamenti di gamberetti, ecc. L’altra è ripristinare.”

E c’è un luogo in Italia dove la conservazione ha già scritto una storia di successo. PresaDiretta è arrivata nella Riserva naturale del Lago di Cornino, in Friuli, a pochi passi dalle rive del Tagliamento, l’ultimo grande fiume alpino a corso libero, ovvero che scorre nel suo alveo naturale, senza sbarramenti o dighe che ne alterino il flusso. Qui una specie estinta in Italia dagli anni ’60 è tornata a insediarsi stabilmente. Sono i grifoni: maestosi avvoltoi con un’apertura alare che può superare i due metri e mezzo e dotati di una vista eccezionale: possono vedere piccole carcasse di 7 cm anche da un chilometro di altezza.

Irene Sicurella – inviata PresaDiretta: “Con Luca Sicuro, Presidente e responsabile della Riserva e Fulvio Genero, direttore scientifico, abbiamo seguito per un giorno intero le attività della riserva. Abbiamo recuperato le carcasse di una cerva e due caprioli investiti nelle strade del Friuli e le abbiamo trasferite qualche centinaio di metri più in quota, in un’area ben visibile dall’alto, dove i grifoni potesse scorgerle mentre erano ancora appollaiati sugli alberi o sugli spuntoni di roccia sulle montagne”.

Si chiama carnaio, un punto cibo per attirare gli animali e favorire la formazione di nuove colonie. Accanto c’è anche una gabbia di cattura, che gli operatori della Riserva manovrano da remoto per trattenere temporaneamente i grifoni da inanellare o per svolgere i controlli veterinari.

Irene Sicurella – inviata PresaDiretta: “Ci hanno subito notato, ma soprattutto hanno visto le carcasse. Ed erano veramente lontani, a centinaia di metri di altezza. Abbiamo avvistato il primo, che ha iniziato a volteggiare, dando il segnale anche agli altri che stava succedendo qualcosa di interessante. Per non insospettirli troppo siamo tornati velocemente a valle, dove abbiamo osservato i loro spostamenti con la webcam della riserva, che punta 24 ore su 24 sul carnaio. E dopo poco li abbiamo visti atterrare e iniziare a mangiare.”

I grifoni del lago di Cornino sono tornati a nidificare in quest’area grazie a un progetto di ripopolamento partito a inizio degli anni ‘80. E dopo la reintroduzione dei primi 80 grifoni, sono arrivati di loro iniziativa anche nuovi esemplari. Il carnaio del lago di Cornino nasce infatti con un obiettivo preciso: creare un ponte tra le diverse popolazioni europee di grifoni, evitando che restino isolate tra di loro, soprattutto dal punto di vista genetico. Perché una scarsa variabilità genetica, può portare ad un indebolimento all’interno delle popolazioni, comportando una scarsa reazione a modificazioni ambientali o altri tipi di minacce.

E il progetto di conservazione del lago di Cornino sembra proprio che stia ottenendo i risultati sperati.

Fulvio Genero – Direttore scientifico Riserva Naturale Regionale Lago di Cornino: ”Il conteggio massimo che siamo riusciti a fare era di 360 un giorno sul punto di alimentazione tutti assieme”.

Per secoli sono stati associati alla morte, eppure i grifoni svolgono un ruolo fondamentale per i nostri ecosistemi: sono i veri spazzini della natura.

Fulvio Genero – Direttore scientifico Riserva Naturale Regionale Lago di Cornino: “Si nutrono di carcasse che contengono dei microrganismi potenzialmente patogeni o anche larve di insetti, che possono essere trasmessi agli altri animali e che invece vengono distrutti perché i loro succhi gastrici sono talmente acidi, che questi microrganismi vengono proprio eliminati dall’ambiente. E in più ci risparmiamo anche gli inceneritori, che consumano energia e rilasciano sostanze tossiche”.

Recuperare biodiversità insomma conviene. E non solo alla natura.

Nella prima parte della serata, Aspettando PresaDirettacon ospiti e filmati si occuperà dell’emergenza all’allarme crack nel nostro Paese.

La scheda del servizio :

Un viaggio di PresaDiretta tra le Svalbard, le Alpi e il Mediterraneo per raccontare gli effetti dello scioglimento del permafrost e l'aumento delle temperature globali, con la conseguente liberazione di gas metano in atmosfera e l'accelerazione della fusione dei ghiacciai. Dalle ricerche dei climatologi nelle isole artiche ai crolli di roccia e ghiaccio sulle montagne svizzere, fino ai satelliti Biomass e Cryosat dell'Agenzia Spaziale Europea che monitorano foreste e calotte glaciali, un'indagine sulle spie della sesta estinzione di massa. Le telecamere di PresaDiretta arrivano anche nel Parco Nazionale dello Stelvio, dove il ghiacciaio dei Forni ha perso un terzo della sua superficie, e nel Salento e a Ischia, con gli scienziati dell'Università Federico II di Napoli, per osservare gli effetti dell'acidificazione dei mari e il declino delle macroalghe. Allarme anche per le specie a rischio: il 40% degli anfibi, il 27% dei mammiferi e oltre un terzo delle piante potrebbe scomparire. E mentre la natura arretra, la scienza tenta la de-estinzione: un'azienda americana ha riportato in vita tre cuccioli di metalupo e lavora al ritorno di mammut, tigre della Tasmania e dodo. In collegamento con Riccardo Iacona, il filosofo della scienza e divulgatore Telmo Pievani.

TERRA ULTIMA CHIAMATA è un racconto di Riccardo Iacona e Maria Cristina de Ritis con Liza Boschin, Antonella Bottini, Luigi Mastropaolo, Irene Sicurella, Elena Stramentinoli, Emilia Zazza, Eugenio Catalani, Fabio Colazzo, Fabrizio Lazzaretti, Paolo Martino, Massimiliano Torchia.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.