Quale futuro per l'Ilva a Taranto
Nonostante
tutto, gli anni che passano, le inchieste sull’avvelenamento
dell’ambiente, i processi, a Taranto si continua a morire per il
lavoro. Si continua ad avvelenare l’acqua e l’aria di chi vive
accanto all’Ilva. E si continua a non vedere alcuna prospettiva per
questo sito industriale che sarebbe anche strategico per la poca
industria nazionale che rimane.
Nell’ultimo mese sono morti,
precipitando nel voto in un reparto che era stato chiuso
precedentemente, due operai, l’ultimo si chiamava Loris Costantino,
padre di due figli: solo dopo la minaccia di uno sciopero e di una
manifestazione proprio sotto Palazzo Chigi, il ministro Urso ha
pianificato un incontro coi sindacati.
Il destino dell’acciaieria di Taranto sarà al centro del racconto di Presadiretta Open di questa domenica.
Presadiretta ha incontrato don Alessandro Argentiero, prete del quartiere Tamburi, dove le case si affacciano sull’acciaieria: dopo aver visto l’ondata di sofferenze legate all’inquinamento del quartiere ora deve affrontare l’ondata della povertà causata dalla cassa integrazione.
“Famiglie monoreddito o famiglie che dall’oggi al domani si trovano in cassa integrazione o licenziate, in 12 anni ho visto un cambiamento repentino, drastico, la gente si è impoverita. I nostri assistiti Caritas sono aumentati, tanto, prima erano 30 ora sono 75. La prima cosa che cerco di dare a questa gente è l’ascolto. Loro vengono qui e ti rovesciano sul tavolo, davanti a te tantissime cose, tantissimi problemi. E dicono ‘ grazie perché mi hai ascoltato’ ”.
Dentro la parrocchia che ha costruito don Alessandro mostra le cose che ha raccolto per i bambini, come i giochi, uno schermo. Qui il don ha appena organizzato una festa di carnevale per i piccoli. In un angolo c’è anche quello che fa per i grandi: zucchero, latte, scatolame, tonno, lenticchie..
Ma qual è il futuro dell’impianto industriale?
Il Tribunale di Milano ha chiesto alla proprietà di adeguarsi alle prescrizioni del ministero dell’Ambiente, per tutelare la salute delle persone. Assisteremo un’altra volta alla contrapposizione tra salute e profitto? Presadiretta ha intervistato il CEO di Flacks Group, Michael Flacks l’unico potenziale acquirente rimasto: “sapevamo che non sarebbe stata una sfida semplice, siamo consapevoli delle questioni legate ai sindacati, al governo, ai cittadini, alle emozioni della gente, stiamo parlando di Ilva, non è un’azienda qualunque. Per rispondere alla sua domanda, si vogliamo acquistare Ilva, abbiamo un ottimo rapporto coi commissari, col ministro Urso. Al di là delle opinioni politiche Ilva deve continuare a vivere per l’Italia, stiamo cercando di riportare rapidamente al lavoro 6500 persone e se porteremo la produzione a 6 ml di tonnellate di acciaio, come molti ritengono possibile, avremo bisogno di 10mila lavoratori ”
Il destino dei palestinesi
Quale sarà il destino dei palestinesi adesso? Sarà questa la domanda del secondo servizio di Presadiretta, a pochi mesi dal finto cessate il fuoco con l’esercito di Israele che continua a sparare ai civili e con la continua espansione dei coloni nei territori della Cisgiordania.
A pochi giorni dall’inizio di un nuovo conflitto in Medio Oriente, quello scatenato dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran. Dopo l’uccisione della “guida suprema” Khamenei che ha poi portato alla reazione dell’Iran coi missili sparati sui diversi paesi del golfo.
Presadiretta ci porterà a Gaza, in Cisgiordania, in Israele in un servizio che si è chiuso poco prima che lo spazio aereo venisse chiuso.
A cinque mesi dall’accordo sul cessate il fuoco nella striscia di Gaza, che veniva divisa in due zone, la zona ovest controllata dai palestinesi e la zona esterna controllata da IDF. L’accorod prevedeva il graduale ritiro dell’esercito israeliano dalla striscia che però, non è mai avvenuto. La linea gialla, da linea di demarcazione provvisoria da superare nelle successive fasi dei negoziati si è materializzata attraverso dei cubi di cemento.
“Questa zona è pericolosa, se ti avvicini alla zona gialla ti sparano..” racconta al giornalista un ragazzo: possono solo raccogliere le poche cose rimaste sotto le macerie che possono recuperare ancora e spostarsi da un’altra parte. I cubi poi vengono spostati dall’esercito di Israele, costringendo la popolazione civili a doversi continuamente spostare, sempre più in là restringendo gli spazi per gli sfollati.
Riccardo Iacona ha intervistato l’ex ufficiale del Mossad Udi Levi a proposito dei finanziamenti ricevuto dal Qatar ad Hamas, specie all’ala militare e tutto questo è avvenuto già da molti anni. Udi Leva è stato a capo di una speciale unità che si occupava del finanziamento del terrorismo: ha ricostruito tutti i flussi finanziari dal Qatar che hanno reso Hamas così forte, così tanto da cacciar via nel 2007 i palestinesi della ANP con una campagna militare brutale. I soldi del Qatar hanno reso Hamas un esercito armato fino ai denti.
Le prime persone che hanno raccontato questi flussi di finanziamenti a Udi Levi sono stati proprio i palestinesi, non l’intelligence israeliana, ma quelli della Anp: “sono venuti da me e mi hanno detto, state dando soldi ai terroristi” e questo avveniva sotto gli occhi del governo. Di tutto questo il primo ministro Netanyahu era consapevole: “gli ho detto molte volte [a Netanyahu] che questo era un gravissimo errore, Netanyahu ha comunque una enorme responsabilità politica perché ha permesso al Qatar di finanziare Hamas per più di 10 anni, anche se noi del Mossad eravamo contrari. E alla fine è questo che ha portato al 7 ottobre, noi abbiamo nutrito questo mostro con così tanti soldi che loro ci hanno attaccato”.
Viene in mente la storia dei finanziamenti americani ai mujaheddin in Afghanistan in funzione anti sovietica. Fondamentalismi islamici da cui è nata poi Al Qaeda. Fino al’11 settembre.
Su Domani trovate un’anticipazione del servizio dove si parla dell’attacco di Stati Uniti e Israele ai giudici della corte penale internazionale, colpevole di aver accusato di genocidio Israele.
L’ultima giudice ad essere attaccata è la peruviana Luz del Carmen Ibáñez Carranza: “sia io che la mia famiglia siamo stati colpiti nelle questioni finanziarie, non abbiamo carte di credito, non posso ordinare un pasto online non possiamo usare western union per inviare soldi nei nostri paesi, non possiamo movimentare alcun conto in dollari”.
La censura colpisce chiunque abbia collaborato con la CPI, come la relatrice dell’Onu Francesca Albanese: i suoi beni sono stati congelati, le è stato impedito di fare qualsiasi transazione finanziaria perché nel sistema internazionale vige la legge americana. Per proteggere lei e gli altri cittadini europei sottoposti a queste sanzioni bisognerebbe attivare un provvedimento chiamato Blocking statute che protegge i cittadini e le istituzioni europee dagli attacchi di sanzioni americane. Ma al momento né l’Europa né lo stato italiano si stanno muovendo.
Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.


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