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07 ottobre 2016

NORDISTI - Milano, il grande risiko dei treni per mangiare Atm Gianni Barbacetto

Cosa si muove dietro le recenti notizie che riguardano la holding dei trasporti lombarda?
Lo racconta Gianni Barbaccetto sul FQ: NORDISTI - Milano, il grande risiko dei treni per mangiare Atm Gianni Barbacetto
È iniziato il grande risiko dei treni in Lombardia. Personaggi e interpreti: Renato Mazzoncini, amministratore delegato di Ferrovie dello Stato; Roberto Maroni, presidente della Regione, che controlla le Ferrovie Nord; Giuseppe Sala, sindaco di Milano, che veglia su Atm, l’azienda dei trasporti pubblici milanesi. I primi due, attraverso Trenitalia e Ferrovie Nord Milano, sono già soci al 50 per cento in Trenord, che gestisce – tra le maledizioni dei pendolari – il trasporto ferroviario regionale. Ora hanno avanzato la propostona che dovrebbe ammodernare il sistema: una splendida fusione con Atm per far nascere una fantastica holding unica dei trasporti, che diventerebbe il principale player non soltanto nel trasporto su ferro nazionale, ma anche in quello locale. Con la realizzazione di un vero servizio integrato dei trasporti, all’altezza degli esempi internazionali. Peccato che gli esempi internazionali ci insegnino cose ben diverse. Per esempio che trasporto metropolitano e trasporto regionale sono due servizi diversi, differenti e separati dappertutto: a Parigi c’è la Ratp (urbana) e la Rer (extraurbana); a Berlino la Bvk (urbana) e la Deutsche Bahn (extraurbana); a Londra gli operatori sono addirittura undici. Il progetto di fusione è presentato come la condizione per poter fornire un servizio migliore per gli utenti. Balle: dietro i proclami, i personaggi e interpreti hanno ben altre mire. 
Maroni non vede l’ora di liberarsi di Trenord, che con il suo servizio non proprio eccellente fa inferocire soprattutto i pendolari e gli fa perdere voti. Aveva già detto di sì a Mazzoncini quando questi gli aveva proposto di vendere a Fs il 50 per cento di Trenord posseduto dalla Regione. Ma Matteo Salvini lo aveva gelato: “Ma come? Vuoi vendere ai romani ladroni i treni della Padania? Mai!”.
Ora la proposta è più furba, perché di mezzo c’è anche Atm, così Salvini e i suoi hanno meno argomenti per mettersi di traverso. E Mazzoncini cosa vuole? Invece di pensare a far funzionare bene i treni locali che già gestisce – male – in tutta Italia, tenta operazioni di sistema per far crescere le dimensioni e non l’efficienza. A dirla tutta, quello che lo attira è il bocconcino Atm. A differenza di Trenord, funziona. E bene. Il presidente voluto da Giuliano Pisapia, Bruno Rota, ha fama di avere un pessimo carattere, ma intanto ha portato la storica azienda milanese a buoni risultati economici e di servizio. Ha un margine operativo lordo di 156 milioni contro i 57 di Trenord, 9.500 dipendenti contro 4.180 e soprattutto un patrimonio netto di 900 milioni contro 85. Ecco dunque che cosa fa brillare gli occhi a Mazzoncini e ai volponi di Trenord. Il matrimonio Atm-Trenord sarebbe l’unione di un bel giovane con una racchia. Senza alcun vantaggio per gli utenti. L’integrazione tariffaria? La Regione può farla domani, anche mantenendo separate le due società. Trenord ci provò già due anni fa a fondersi con Atm, ma Pisapia si lesse i conti per una notte intera e poi disse: no grazie. Ora il gioco è diventato più raffinato: creare una holding unica con tre soci, Comune di Milano, Regione Lombardia e Ferrovie dello Stato, ciascuno al 33 per cento. Geniale: così Regione e Fs, già alleati in Trenord, avrebbero il 66 per cento; e il Comune, conferendo il gioiellino Atm, solo il 33. Più che un’integrazione, uno scippo. Oltretutto, Rota ha abituato Atm a una gestione trasparente, con gare pubbliche per ogni cosa; mentre Trenord-Fnm è sempre stata un feudo della politica e ha nella sua storia recente personaggi come Giuseppe Biasuz e Norberto Achille, protagonisti di grandi scandali. Sala è un sindaco-manager che dice di voler fare il bene di Milano. Gli crediamo: se è così, non potrà regalare Atm, che è un patrimonio della città, ai volponi del risiko dei treni. 

Insomma, non so se avete capito, per noi pendolari butta sempre male... 

30 marzo 2015

A proposito di sicurezza (in Italia)

La tragedia dell'Airbus di Lufthansa dovrebbe averci insegnato quanto sia seria la questione sicurezza nell'ambito dei trasporti, dove si mette la propria vita nelle mani di altre persone.
Che devono essere preparate, controllate, sane fuori e di dentro.
Magari noi abbiamo riso al titolo del Giornale, "Schettinen", che ci ha permesso per una volta di guardare la Germania dall'alto.

Ma non è di questo che vorrei scrivere: sui nostri treni, quelli che prendiamo tutti i giorni, si viaggia con un solo macchinista.
E se succede qualcosa?
Il problema del doppio macchinistaTrenitalia, come altre aziende del trasporto ferroviario, dal 2009 ha introdotto l’agente solo per il trasporto viaggiatori e dal 2010 ha progressivamente tagliato i doppi macchinisti a bordo dei treni merci, affiancando a un unico conducente il cosiddetto tecnico polivalente. Questo, in caso di malore del macchinista, ferma il treno e chiama i soccorsi, ma non è in grado di guidare. Una misura presa per rendere più efficiente il lavoro, dopo la liberalizzazione del trasporto ferroviario. “Allora furono 7mila, sui 10mila macchinisti totali che ci sono in Italia, a firmare contro questa misura. Ma in un clima segnato da sospensioni e licenziamenti, in pochi sono stati coerenti e hanno continuato a rifiutarsi di guidare. Uno di questi è Lorenzoni” fa sapere a ilfattoquotidiano.it il ferroviere genovese Antonino Catalano, responsabile del sindacato Cat (Coordinamento autorganizzato trasporti).
Uno dei macchinisti che aveva protestato (Silvio Lorenzoni) è stato è stato licenziato da Trenitalia e in seguito re integrato dal giudice.
Pensiamoci a queste cose: si risparmia sui macchinisti (ma non su bonus e stipendi dei manager) ma anche sulla sicurezza.

Sempre dallo stesso articolo di Rosaria Lonigro
L’ultimo caso due giorni fa, in Sardegna: infarto del conducenteA meno che il treno non si trovi nella Pianura Padana, lontano da gallerie, il conducente rischia grosso se si sente male sul lavoro. Come è accaduto il 26 marzo sulla linea Iglesias-Cagliari, quando l’uomo alla guida di un regionale ha accusato sintomi di infarto. Fortuna che tra i passeggeri c’era un collega fuori servizio, che ha portato il treno alla stazione più vicina. Soccorso dall’ambulanza, il macchinista è giunto in ospedale e operato di urgenza. Se c’è stato un lieto fine, lo si deve solo al caso.

23 dicembre 2011

Servizio pubblico - le buone regole

Questa volte sono le note di De Gregori, con Titanic, ad accompagnare l'ingresso di Santoro in studio per la copertina
"per noi ragazzi di terza classe che per non morire si va in America...".


Riusciremo noi, a tornare a viaggiare in prima classe oppure saremo costretti a continuare a viaggiare su quegli squallidi treni (che i servizi di Bianchi e Bertazzoni ci hanno mostrato), sempre più verso il nord, per trovare un lavoro e una dignità?

Nella copertina Santoro si è nuovamente rivolto ai suoi spettatori che col loro contributo hanno fatto "rivivere un pezzo di servizio pubblico". Anche a me, ha continuato il conduttore, mi viene la tentazione di starmene a guardare cosa fa questo governo: ma poi vedi crescere brutti segnali di intollerenza, di rabbia sociale (non sempre giustificata): come ha detto Krugman, sembra di tornare indietro agli anni 30 della depressione.
E allora, meglio andare avanti con Servizio pubblico, perchè forse non saranno Napolitano e Monti che ci restituiranno il biglietto di prima classe e la Rai.

Come si viaggia sui treni italiani del sud: il servizio di Stefano Bianchi è partito dalla rabbia degli ex cuccettisti in appalto a  Trenitalia, oggi senza lavoro. Rabbia sfogata anche contro gli ex colleghi che sono passati coi francesi. La Veolia, e le società sub appaltatrici (nelle quali figurano ex dirigenti di ServiceRail), usano treni italiani, soldi italiani, con personale francese.


Bianchi ha seguito il lungo viaggio di Cosimo, da Bari a Chivasso: dal sud al nord, per un lavoro. Ha raccolto lo sfogo dei controllori di questi treni, sulla decisione di Moretti di abbandonare le cuccette, appena rimodernate: "la sua fissazione è fermare Montezemolo".

E sul treno vedi viaggiare gente in cerca di lavoro, famiglie separate, ragazzi in cassa integrazione, alle prese col mutuo ... un sud costretto a viaggiare senza dignità, sempre più verso il nord.

Il faccia a faccia Polillo ( sottosegretario al Ministero dell’Economia ) e Di Pietro.
Perchè Di Pietro non ha approvato la manovra?
"Perchè si stanno prendendo in giro i cittadini" - la risposta dell'onorevole dell'Idv. Si deve giudicare la manovra per quello che è, non continuare a ripetere che almeno ora non c'è Berlusconi. Doveva essere equa, di rigore, per lo sviluppo e invece il rigore è previsto solo per la povera gente, mentre rimane invariato il problema dell'evasione e della tassazione dei grandi patrimoni.
Non si mettono a gara le frequenze e invece si bloccano le pensioni subito, si acquistano i caccia bombardieri e non si sistema il territorio: è una manovra brutale, una berlusconata.

Di diverso avviso il sottosegretario, secondo cui se la crisi dovesse aggravarsi (senza una manovra di rigore come questa, fa intendere), questa andrebbe addosso alla povera gente. Noi abbiamo fatto una manovra in 17 giorni: dateci fiducia.

Come a dire, aspettate la fase due. Anche Prodi, ha fatto notare Santoro, era caduto proprio quando si doveva ridistruibuire il tesoretto.

E' toccato poi a Gino Strada, fondatore di emergency, dare la sua visione su questa manovra, sulle spese militari: oggi in Italia i lavoratori salgono sulle torri e poi tutti i governi non tagliano le spese militari.
Che oggi ammontano a 2 miliardi al mese (anche con le missioni di pace): ma parlare di tagli a queste spese è tabù.
In Afghanistan si sono spesi 1 miliardo all'anno, per tenere lì 2500 militari che non controllano il paese.
E con tutte le spese militari nel mondo, si potrebbe sfamare la metà del mondo: tutto questo non ce lo possiamo permettere.

Sandro Ruotolo era in collegamento da Milano, dal binario 21: Servizio pubblico non ha mollato la presa e la telecamera sulla protesta dei tre ex ferrovieri che lavoravano sui treni notte. Oggi Trenitalia in un comunicato si è detta disponibile a riassorbire gli 800 lavoratori nei prossimi mesi.
"Un trappolone mediatico" la risposta dei tre ex cuccettisti: il punto è che non si può più sentire "faremo, vedremo". Gli 800 ex lavoratori di wagon lits voglio discutere attorno ad un tavolo col governo e con la loro ex azienda.
Questo governo lo vuole mantenere o no, il servizio dei treni notturni?

Sempre a Milano, era presente il sindaco di Bari Emiliano ha voluto esprimere la sua solidarietà ai lavoratori che, con la loro protesta, cercano di ridare solidarietà al lavoro. "Tagliando i treni del sud si taglia l'unità nazionale". E pensare che Trenitalia prende 2,5 miliardi solo dai contratti di servizio con le regioni.

Il servizio di Bertazzoni da Crotone a Milano.
Non esiste più un treno diretto, ma oggi bisogna continuamente cambiare, da Crotone a Catanzaro lido, Lamezia, fino a Roma. Da dove finalmente vedi spuntare i frecciarossa.
Dopo un viaggio sui vecchi treni, o su un pullmann, stipati come bestie.
E dove riaffiora tutto il razzismo di bianchi contro i neri, come quello del ragazzo che inneggia a Hitler per fare pulizia, col tatuaggio del Che Guevara sul polpaccio.

I concorrenti di Trenitalia.
Gianni Dragoni ha raccontato di Italo e di NTV, la società di Montezemolo che ancora non è partita col suo servizio (ma solo sulle tratte più appetitose).
La società ha i conti in rosso, ma i soci fondatori hanno già fatto un affare, per l'ingresso dei nuovi soci (banca intesa, le ferrovie francesi) dopo che lo stato ha concesso la licenza e le azioni hanno acquistato valore.

Alla fine, anche questa è la solita storia del capitalismo all'italiana, dove di soldi veri (da parte degli investitori privati, Della Valle, Montezemolo) ne girano pochi: il resto arriva dalle banche.

Cosa farà questo governo, ora: confermerà questi manager dentro Trenitalia? Si chiedeva Di Pietro (e chiedeva polemico a Polillo).

E dai treni alla sanità: altro servizio pubblico in via di privatizzazione. Per i tagli dei governi, e per come oggi viene vista, la sanità: se vuoi un buon servizio, vai dal privato. Eppure, questa la filosofia di Strada, si deve spendere il giusto, quello che serve, per avere un buon servizio per tutti. Senza specularci, senza mettere regole per cui, più si opera, più si guadagna. Perchè questo sistema tende a renderci tutti malati.

Trenitalia e il lavoro nero.
Giulia Bosetti ha intervistato un ex dipendente di Servicerail, ora presso Angel service, seconda classificata nella gara di appalto per la gestione dei treni notte.
Se è vero quanto racconta, Trenitalia sta facendo lavorare in nero il personale sui suoi treni. E questo è grave.



Se questo è il modo con cui si conclude questo 2011, c'è poco da sperare dal 2012: secondo esperti in materia come il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, di cui la redazione di Servizio Pubblico riporta una sagace riflessione: "La cosa positiva del 2011 è che, molto probabilmente, è stato migliore del 2012".


L'intervento di Marco Travaglio.

L'intervista volante a Corrado Passera.

16 dicembre 2011

Servizio pubblico – riempire il vuoto


La manovra “più equa” verràapprovata oggi alla Camera: l'iter di aggiustamento del decreto “salva Italia” è avvenuto tra contestazioni, scioperi e tensioni.

I sindacati che si sono opposti alla prima versione che colpiva in buona parte pensionati e lavoratori; l'accordo trasindacati e Fiat in cui è stata esclusa la Fiom.
Le bombe contro lesedi di Equitalia, tanto per intorbidire di più le acque, e gli episodi di violenza razzista, prima a Torino e poi a Firenze.

Stiamo vivendo un momento drammatico della nostra storia: ce ne renderemo conto solo quando scopriremo, poi, che gli anni brutti passati erano solo un antipasto di quanto deve venire.
Le stime di Confindustria parlano di una ulteriore decrescita nella produzione e nella perdita di altri 800000 posti di lavoro.
Possiamo allora permetterci una manovra come questa, recessiva e che non colpisce a fondo contro quelli che fin'ora hanno vissuto sopra le nostre possibilità? Evasori, corruzione, costi della politica.
Alla fine, la chiesa non pagherà l'ICI, le frequenze verranno regalate ai soliti noti (alla faccia della concorrenza, vero ministro Passera?), e gli scudati pagheranno un piccolo sovrapprezzo.

Nella copertina della puntata di Servizio Pubblico, Santoro ha toccato due temi: l'uscita di Passera sulla difficoltà di liberalizzare in Italia e la strage di senegalesi a Firenze.
Santoro ha raccontato al ministro dello Sviluppo la storiella delle frequenze della TV analogica che oggi, col passaggio al digitale, sono state liberate per fare entrare nel duopolio Rai-Mediaset (o monopolio, meglio) altri protagonisti. Si chiama concorrenza, appunto.

E invece, ecco che l'ex ministro Romani si inventa la gara di bellezza per dare quelle 6 frequenze alle miss più belle. Senza asta (da cui potevano arrivare qualche miliardo per imprese, pensioni, servizi), regalate e basta. Dice il cavaliere che tanto l'asta andrebbe deserta: e allora? Lo stato si terrebbe quei canali.

Che fare? Ieri sera Santoro ha calato una fiche da 1 milione di euro per prendersi quei sei canali, per poter trasmettere con tranquillità. Vedremo cosa risponderà la politica.


La risposta agli episodi di razzismo, l'hanno data le parole della canzone “non è un film”, cantata da Fiorella Mannoia, Frankie HiNrg e il cantante senegalese Natty Fred.
Tolleranza zero al razzismo! 

Dopo le immagini della protesta della comunità senegalese a Firenze (“perché questo italiano ha fatto questa cosa .. chi lo ha mandato?”), è toccato a Nichi Vendola e al presidente di Ducati Energia Guidi, parlare in studio di crisi, lavoro e anche del razzismo (frutto avvelenato di questa politica).

Nichi Vendola ha commentato questi brutti episodi dicendo che dietro gli episodi di Firenze e Torino ci sono tutti i pregiudizi contro gli stranieri. Il rom che ruba il bambino o che stupra la vergine. E a Firenze inizialmente si è detto che era un regolamento di conti, perché un nero può essere solo legato alla criminalità. E allora via al fuoco igiene del mondo e gli spari per cacciare i diversi.
“Mi da fastidio l'espressione tolleranza zero”: dovevamo capire cosa c'è dall'altra parte, non seguire gli stereotipi dell'uomo nero. Il razzismo è uno strumento che regolamenta il mercato del lavoro, specie in tempi di crisi, facendo sì che gli immigrati siano sempre in condizione di schiavitù.

Uno che nasce in Italia da genitori stranieri non ha diritto al voto, viceversa di un figlio di immigrati italiani, che vive in America. Usciamo da 15 anni di veleni: Vendola ha poi ricordato la sua uscita all'indomani della vittoria di Pisapia a Milano, l'abbraccio ai fratelli musulmani e rom.
E il titolo di un giornale di destra all'indomani di un incidente di cui colpevole era un rom: “i fratelli rom di Vendolauccidono un ragazzo”...
E oggi, in cui si parla di Europa minacciata dagli stranieri, abbiamo un intero cimitero nel Mediterraneo, per tutti i migranti in fuga anche dai luoghi di guerra (Afghanistan, Irak, Curdistan), senza documenti, dunque clandestini.

Ma c'è un legame tra razzismo e crisi nel lavoro?

Secondo Guidalberto Guidi, presidente di Ducati, no. Come imprenditore costretto ad avere rapporti in tutto il mondo, non sa cos'è il razzismo.

“Non voglio liquidare l'episodio di Firenze come opera di un pazzo. Credo che vi sia nel mondo e in Europa questa accettazione della violenza verbale: urlare la protesta, non accettare le ragioni dell'altro”.

L'episodio di Firenze lo avevamo già visto in Norvegia e negli Stati Uniti: ma non si può parlare di una reazione alla mancanza di lavoro.

Guidi ha poi parlato del futuro nel mondo del lavoro e delle imprese: le previsioni di Confindustria sono reali: perderemo dal 50 al 60% dell'industria manifatturiera, in Italia.
La considerazione che ha fatto l'imprenditore è che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità per anni, dagli anni 70. Solo chi aveva capito per tempo che così non andava bene, e a diversificato, si è aperto gli altri mercati, ha delocalizzato e investito in ricerca e sviluppo, è oggi in crescita.
La manovra del governo è un laccio emostatico, per bloccare l'emorragia di sangue: ma i posti di lavoro non si creano per decreto, e servirà altro.
Con un tax rate del 46%, è difficile investire in Italia.


Anche Vendola, in veste di governatore, ha voluto commentare il governo tecnico: buon interlocutore, migliore rispetto ai ministri che avevamo prima.

Ma la manovra non è ancora equa: ci voleva più coraggio, si doveva mettere al centro la giustizia sociale. 

“È stucchevole dire che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità – rispondendo a Guidi – in questi anni i capitali si sono spostati dalla produzione alla finanza”.
Questi sono anni in cui si guadagna di più speculando in borsa, scommettendo sulla crisi di uno stato: “c'è chi ha fatto dello stupro ambientale un modo per fare profitto, dobbiamo occuparci dello spread ambientale e sociale”.
Oggi in Italia è prevista pioggia e il paese è in pericolo. Eppure di messa in sicurezza del paese non se ne parla. 

Cosa finanzierà il ministero di Passera? Il terzo valico, l'alta velocità, il ponte sullo Stretto di Messina, la TAV in Val di Susa, le autostrade al nord (quelle coi rifiuti sotto, come la Brebemi) …

In studio, oltre ai due ospiti, i giornalisti Franco Bechis e Luisella Costamagna.
Bechis ha spiegato come la manovra non sarà sufficiente: le entrate fiscali diminuiranno e a marzo ne servirà una seconda. E poi ha ricordato che con l'accordo che abbiamo firmato in Europa abbiamo ceduto sovranità fiscale: le tasse che abbiamo oggi non le potremo più togliere se non ce le toglie l'Europa. 

Il giornalista di Libero ha ricordato come tra le prime 100 aziende quotate in borsa, 75 hanno aumentato il proprio fatturato rispetto all'anno prima. Vanno peggio ma non di molto banche e assicurazioni.
Nonostante questi fatturati non si sono creati posti di lavoro e vedremo se questa manovra che aiuta le imprese e le banche servirà a qualcosa.

Luisella Costamagna ha chiesto conto a Vendola dei suoi cambiamenti di idea circa il governo tecnico, e come voterebbe alla manovra.
E Vendola ha risposto che, alla manovra voterebbe no, e che ha cambiato idea sul governo (accettando il non andare al voto) per un discorso di unità della sinistra, che in momenti epocali come questo si è sempre fatta trovare divisa.

Il punto di Marco Travaglio, ovvero le capacità della Lega di fare finanza.
Per fortuna che c'è Bossi che ci fa divertire: le sceneggiate in Parlamento (come se loro scendessero dalla Luna e non avessero governato), la secessione e la moneta padana ..Il bancarottolo.
Travaglio ha ricordato tre episodi di cronaca giudiziaria, avvenuti prima dell'euro: la sottoscrizione per vendere il prato di Pontida, finita col salvataggio di Fiorani.

La quasi bancarotta della banca Credieuronord, che nella direzione aveva anche Giorgetti, oggi in commissione Finanze: fallita nel 2003, e sottratta alla bancarotta grazie ancora a Fiorani.
In quella banca erano passati anche 13 milioni frutto di riciclaggio.

Fiorani salva la Lega e la Lega smette di attaccare il governatore Fazio. Un caso?
Un caso i soldi di Fiorani al Varese Calcio e alla polisportiva Varese?

Altro episodio che racconta delle capacità finanziarie del carroccio, il fallimento del villaggio vacanze in Croazia, in cui hanno investito tanti militanti leghisti. Fallito anch'esso.

Nella banca Credieuronord c'erano anche i soldi delle intermediazioni con le cooperative leghiste dei produttori del latte: anche per questo era meglio nascondere la bancarotta della banca. 
Per la vicenda delle quote latte, prodotto in eccesso, rischiamo una multa da 5 miliardi.


Ilviaggio nel mondo dei lavoratori in appalto di Trenitalia.
Sono 800 le famiglie che sono state lasciate a casa, dopo la scelta di Moretti di eliminare i treni notte verso il sud e puntare tutto sul Frecciarossa.
Oggi, questi lavoratori dei wagon lits, i cuccettisti, stanno protestando alla Stazione di Milano: tre di loro sono saliti sulla torre del binario 21. Salutati dalla sirena da ogni treno che parte: la sirena della solidarietà.

Chissà se anche per loro vale il discorso del laccio emostatico: certo, c'è lo spread, il rendimento dei BTP, i conti da sistemare, la lettera dell'Europa. Ma la ricetta, la cura di antibiotici per questi lavoratori, per queste persone è solo tasse. ICI, IVA, rincari per i servizi dei comuni, la benzina, le sigarette.

In questa brutta storia ci sono molte storture del sistema Italia: lavoratori che vengono presi in appalto anziché essere assunti (si chiama outsourcing, esternalizzazioni), e che ogni giorno mettono la loro faccia di fronte ai problemi dei passeggeri in nome di Trenitalia. Che oggi li scarica.
Un sistema dei trasporti che punta solo ai treni dell'alta velocità: un affare redditizio, che però serve solo una fascia degli utenti, che pagheranno un prezzo molto alto per viaggiare. E i pendolari? E chi lavora? E chi viaggia dal sud e che oggi non avrà più treni con cuccette?
Figli di un Dio minore?
Ci sono i soldi per il frecciarossa, per i costi dell'alta velocità che sono sempre superiori ai preventivi, ma non per dare una dignità a queste famiglie? Per Carmine, Oliviero e Giuseppe?

Santoro ha commentato dicendo che “è difficile fare le liberalizzazioni, ma è velocissimo fare carne da macello”: la doppia velocità di un paese che per tagliare i costi dei deputati deve aspettare la commissione, rispettare le prerogative della Camera. 

È vero che ci sono aziende come quella di Guidi, dove non ci sono incidenti sul lavoro e che non tutti hanno piacere a licenziare: “non riuscirei ad andare a letto sapendo che ho lasciato a casa 20 famiglie”.
Ma oggi, la realtà industriale del nostro paese sta diventando un cimitero.
Chi ci va di mezzo sono i lavoratori usa e getta: strizzati da straordinari e con il ricatto di dover perdere il posto.
Come alla Fiat, dove a Pomigliano per la nuova Panda è stato allestito un bel set della nuova fiction del lavoro: gli impiegati messi in tuta, ad applaudire il verbo di Marchionne.

Viene da chiedersi chi decide la politica dei trasporti in Italia: le imprese o lo Stato? Chi decide che Irisbus chiude (e nessuno chiede a Marchionne come mai) mentre l'Europa ci sanziona per i nostri autobus vecchi?
Come mai l'Ansaldo viene messa in vendita, e lo stabilimento di Pistoia viene chiuso, e abbiamo il 95% del trasporto merci su gomma?
Come ha anche ricordato Vendola, il servizio pubblico dei trasporti (anche quelli notturni) è un pezzo del welfare, e il governo deve dire come mai viene cancellato. 

Saranno mesi difficili: dopo la manovra si appresta anche la riforma del lavoro. Altro laccio emostatico, dove magari le richieste di Guidi verranno accontentate: nessun obbligo di riassumere un operaio licenziato, togliere la concertazione, togliere i sindacalisti nominati dalle aziende.

Il nuovo che avanza.

26 luglio 2011

Vogliamo sapere

Due giorni dopo il grande incendio alla stazione Tiburtina (snodo nevralgico della TAV ..), ancora non sono note le cause.
Il ministro Matteoli parla di commissione d'inchiesta, che in Italia di solito passa per un modo per insabbiare le colpe .
Forse la notizia dell'incendio non merita più le prime pagine (almeno dei quotidiani online).
E invece noi cittadini e per di più anche pendolari vogliamo sapere: quanto è sicuro viaggiare sui nostri treni?
Come vengono spesi i soldi?
Dall'articolo di Daniele Martini sul Fatto "La Supersecurity (inutile) delle nostre Ferrovie " sulla security delle FS
A settembre di un anno fa Il Fatto dedicò un’inchiesta proprio a questa struttura ferroviaria rivelando che gli 007 erano circa 500, uno ogni 160 dipendenti, agli ordini dell’ex capitano della Guardia di Finanza Franco Fiumara, un militare appartenente a quel gruppo di finanzieri che avevano organizzato la security già ai tempi di Lorenzo Necci, come Raffaele Ferrara, ora capo dei Monopoli di Stato, o Mauro Floriani, il “signor Mussolini”, marito della deputata Pdl Alessandra Mussolini. In una lettera al giornale le Fs precisarono che erano “poco più di 300 gli addetti alla Protezione aziendale”, cifra comunque 3 volte superiore a quella della security dell’era pre Moretti.

Secondo la lettera, quegli 007 avevano ottenuto significativi successi nella repressione dei furti di rame ridotti da 413 tonnellate a 126 all’anno, cioè proprio in quel fenomeno oggi indicato a caldo dai dirigenti Fs come causa dell’incendio della Tiburtina. Alcuni mesi dopo, a febbraio, l’agenzia specializzata in temi ferroviari, Ferpress, informava, però, che i furti di rame nel 2010 in realtà erano stati pari a 631 tonnellate e in media sui 16 mila chilometri di binari si erano verificati 3 furti al giorno. A fine maggio di quest’anno un altro take informava che a quella data nel 2011 i furti erano già stati 544. Possibile che tra quei 300 della security nessuno fosse incaricato di sorvegliare su Tiburtina?