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07 giugno 2021

Anteprime Report – il lato oscuro del calcio, il marchio Kamut e l'affare del sindacato

Sigfrido Ranucci, presentando il servizio, spiegava che non avremmo più visto il mondo del calcio con gli stessi occhi di prima: a pochi giorni dagli Europei, dopo il fallimento del progetto della super lega, un nuovo scandalo sta per arrivare e che coinvolgerà squadre di calcio e federazione.

Il mondo del calcio professionista è un sistema in cui girano centinaia di milioni di euro che passano per le mani degli agenti dei calciatori per la compravendita dei giocatori di serie A, ma alle loro spalle – racconta l'anteprima del servizio – prolifera una rete di corruzione e riciclaggio sulla quale l'UEFA ha lanciato l'allarme.

Tutti i ragazzi sognano di diventare calciatori di Serie A, alle loro spalle si trovano i fabbricanti di idoli, gli uomini che scrivono i destini di Ronaldo, Messi e Ibrahimovic e che danno le carte negli affari miliardari dei grandi club.

Report ha intervistato alcuni di questi agenti: Mario Giuffredi è stato accusato di riciclare i soldi della camorra col suo lavoro, ma sono indagini archiviate – ha precisato Giuffredi – che ha 30 giocatori italiani per un valore di mercato di oltre 200ml di euro.

E' nato nel quartiere di Ponticelli e questo, secondo lui, ha influito sulle chiacchiere a vuoto fatte contro la sua persona.

Donato di Campli è l'agente che ha scoperto Marco Verratti quando aveva 14 anni e lo ha portato fino al Paris Saint Germain con un contratto da 17 milioni. Oggi che ha perso tutti i suoi campioni ha deciso di ricominciare investendo in un resort a pochi da Pescara.

Quante sono diffuse le regalie nel mondo del calcio? “I giocatori non diranno mai di aver ricevuto soldi, oppure qualche Rolex, o una macchina oppure di aver comprato qualche esame.. sono prassi comunissime.”

Racconta Daniele Autieri, autore del servizio, che “l'azienda calcio sembra un autocarro con le gomme bucate”, negli ultimi 5 anni ha perso 1,6 miliardi di euro e ogni anno si indebita sempre di più.

Ne parla Giorgio Pavesi, un giornalista che segue gli aspetti finanziari delle squadre di calcio: “su circa 3,8 miliardi di fatturato per l'azienda calcio italiano, i debiti sono 4,6 miliardi di euro.”

Se fosse un'industria normale sarebbe fallita da tempo, avrebbe portato i libri in tribunale: “la voce importante che aiuta a limitare i danni sono le famose plusvalenze dei giocatori, cioè il calciomercato. Nel campionato 2018-19 l'ultimo prima del Covid, su quei 3,8 miliardi di fatturato, le plusvalenze sono valse per 800ml di euro.”

Soldi che passano di mano tra procuratori, in una scia che la federcalcio dice che non è in grado di seguire: a Lugano nello stesso palazzo dove ha sede la società del procuratore Morabito si trova la Futura 2 SA, società di scouting fondata da Antonino Imborgia, ex giocatore del Genoa e legato a doppio filo col presidente Preziosi. Il figlio del presidente, Matteo, risulta socio di Imborgia e direttore della stessa Futura 2 SA, un enorme conflitto di interessi che trova conferma in una chat tra Imborgia e un mediatore intenzionato a chiudere una operazione col Genoa.

Gli scambi dei giocatori sono vitali per il Genoa di Preziosi che proprio alle plusvalenze del mercato lega la sua stessa sopravvivenza, come scrivono i revisori dei conti del bilancio del club.

Sempre Pavesi spiega cosa sta dietro: “lui chiude il bilancio a dicembre e a gennaio fa il calciomercato, spesso fa plusvalenze, con questo meccanismo riesce a tamponare bilanci che altrimenti andrebbero sempre in perdita.”

A gennaio è la Juve che soccorre i bilanci di Preziosi acquistando dal Genoa Nicolò Rovella al prezzo di 18 ml di euro, una quotazione altissima per un centrocampista di 19 anni, ma quanto ha pagato la Juve?

“Non c'è stato scambio di denaro” commenta Pavesi “perché il Genoa l'ha venduto alla Juve per 18ml contemporaneamente la Juve ha girato due cartellini di due giocatori giovani per il valore di 18 ml, quindi le due cifre combaciano e anche in questo caso non c'è nessuna entrata di denaro ma c'è solo una scrittura contabile.”

L'operazione che salva il bilancio del Genoa viene portata avanti dal procuratore Giuseppe Riso che da un lato tutela gli interessi della Juve che lo incarica della mediazione, dall'altro quelli del calciatore, di cui è l'agente, in un conflitto di interessi dichiarato dallo stesso Riso, come emerge dal mandato siglato tra la squadra e l'agente, in cui la Juve riconosce a Riso un compenso di 1,7ml di euro per la mediazione coi pagamenti spalmati in cinque anni.

“C'è una nuova generazione di agenti che diventa il referente delle squadre di calcio” è l'opinione di Pippo Russo, sociologo e giornalista, “che tesse relazioni diplomatiche, che di fatto ha preso in appalto un segmento dell'economia delle società di calcio.”

Uno dei procuratori più influenti rimane Mino Raiola, che ha costruito un impero economico costruito tra l'Italia e l'Olanda che però ha il suo baricentro tra Montecarlo, dove risiede, e Malta dove ha sede la sua società Three Sports: gli edifici di nuove aziende che hanno spostato la sede a Malta spuntano come funghi, racconta il servizio, complice la fiscalità agevolata.

Oggi a Malta esistono 100mila aziende su 500mila abitanti e nonostante l'isola abbia stretto le maglie e aumentato i controlli sono ancora tantissimi i furbi che aprono un'azienda senza avere mai messo piede sull'isola.

Avere un'azienda a Malta e non in Italia è un vantaggio competitivo importante, perché significa godere di una tassazione al 5%, ma bisognerebbe andare ad indagare su come si svolge veramente l'attività societaria: capire cioè se la società di Raiola che ha sede a Malta, è solo di facciata, mentre il lavoro è fatto altrove, in ambito internazionale.

A Malta la Three Sports ha uffici e dipendenti che lavorano su questi scambi di giocatori? Nel registro delle imprese la sede è dentro un palazzo d'epoca: Daniele Autieri si è presentato alla sede, cercando di incontrare qualcuno dei responsabili, ma non ha trovato nessuno.

Daniele Autieri ha intervistato Salvatore Buzzi, l'uomo della terra di mezzo e del business dei migranti, condannato nel processo di “mafia capitale”: racconta dell'acquisto da parte della Roma di Ante Coric dalla Dinamo Zagabria presentato come giovane promessa ma che nella Roma ha giocato solo poche partite per essere poi venduto all'Almeria.

Per questo acquisto fu pagata una commissione da 1,2ml di euro che la Roma paga a Giuseppe Cionci: su questa operazione la procura di Zagabria ha aperto un'inchiesta in cui Cionci è stato sentito come persona informata sui fatti.

Salvatore Buzzi racconta il passato di Cionci: era un mediatore, era l'uomo che lo chiamava quando c'erano delle campagne elettorali da finanziare, perché aveva rapporti con tutto il mondo politico e imprenditoriale capitolino. Anche con Parnasi, il costruttore romano.

Cionci è stato coinvolto anche in una indagine sul faccendiere Maurizio Centofanti per una serie di fatture false e inoltre sui suoi conti, nel 2015, vengono trovati due versamenti che fanno riferimento a Luca Parnasi, l'imprenditore che avrebbe dovuto costruire lo stadio della Roma: i magistrati ipotizzano che anche l'intermediazione per Coric sia legata all'approvazione del progetto stadio da parte della regione Lazio ovvero che Cionci fosse il collettore tra la società Roma, il costruttore dello stadio e i politici che avrebbero dovuto dare l'ok alla costruzione.

Cionci al giornalista nega queste ricostruzione e anzi spiega di aspettare ancora dei soldi dalla Roma e di aver dovuto fare un decreto ingiuntivo.

C'è anche un altro calcio, di cui se ne sente parlare poco: è il calcio della nazionale composta da ragazzi che hanno subito una amputazione, di cui Report ha seguito gli allenamenti.

Ragazzi per cui poter giocare ancora, indossando quella maglia azzurra, vuol dire tanto: ragazzi che hanno perso una gamba a seguito di un incidente o di una malattia e che hanno dovuto convivere con questa situazione. Imparare a giocare a calcio con le stampelle ha dato loro una nuova possibilità.

Giovano senza prendere soldi, il loro allenatore Renzo Vergnani, spera che le federazioni diano loro una mano, FIGC o FISPES, “questi ragazzi si meritano un aiuto perché son calciatori a tutti gli effetti, forse più di qualcun altro”.

La scheda del servizio: I PADRONI DEL CALCIO di Daniele Autieri con la collaborazione di Federico Marconi

Il crollo repentino del sogno della Super Lega, la competizione che avrebbe dovuto ospitare solo i migliori e più ricchi club di calcio del Vecchio Continente, apre una voragine sulle condizioni finanziarie delle squadre più blasonate, in Italia e in Europa.
In Serie A, con la sola eccezione del Napoli, tutti i grandi club hanno bilanci in profondo rosso, aggravati dai contraccolpi del Covid-19. Ma perché i conti non tornano? Qual è la ragione di passivi di bilancio da svariate centinaia di milioni di euro?
Corruzione, riciclaggio, conflitti di interesse: sarebbero questi i mali che affliggono il calcio italiano ed europeo. Report ricostruisce le anomalie dello sport più amato, approfondendo le dinamiche che muovono la voce di spesa più significativa: la compravendita dei campioni. Qui giocano la loro partita i procuratori, dai grandi come Mino Raiola, ai meno conosciuti, che si muovono nel mercato intermedio.
Nel 2020 le squadre di Serie A hanno pagato ai procuratori 140 milioni di euro come diritti di intermediazione. Una spesa che si giustifica solo attraverso il rapporto malato messo in piedi tra procuratori, presidenti e direttori sportivi degli stessi club. Un rapporto spesso alimentato da conflitti di interesse e dove anche le mafie si muovono per giocare la loro partita.
Una guerra per i soldi in cui le prime vittime sono proprio i club.
Dopo i processi sul doping ai giocatori, Calciopoli, e l’inchiesta Infront sulla spartizione dei diritti televisivi, un nuovo scandalo sta per investire il mondo del calcio?

Il marchio Kamut

Che cos'è Il Kamut? E' prima di tutto un marchio registrato, non è una qualità di grano, spesso si confonde (volutamente ) il nome di questo marchio “privato” con la specie varietale, un po' come quando si riferisce al nastro adesivo e si dice “passami lo scotch”.



Kamut è un marchio che utilizza il grano Khorasan, un grano antico, ma noi in Italia continuiamo a dire “il kamut” e questo fa capire quanto sia diventato potente questo marchio nell'immaginario del consumatore.

C'è cascata anche l'Europa in questo equivoco, racconta Bernardo Iovene nel servizio: nel 2011 tra i cereali che possono provocare intolleranze, parliamo di glutine, l'UE ha inserito tra grano,orzo, segale, avena anche il Kamut, il nome del marchio commerciale.

Successivamente un documento del 2014 ha fatto errata corrige, ma nel frattempo nella gente è passato il fatto che Kamut fosse una qualità di grano.

Un equivoco che ha contribuito alla fortuna del prodotto, tra i più costosi sugli scaffali di farina e pasta derivati da un grano biologico voluto dal fondatore della Kamut International, l'americano Bob Quinn.

L'azienda è oggi gestita dal nipote, Trevol Blyth, che assicura che il loro grano non è ibridato né OGM.

Ma è un grano coltivato nel Montana e in Canada, perché il loro scopo è cercare di aiutare i coltivatori locali.

Ma Report è venuta in possesso di un documento che parla di contaminazione col glifosato, il pesticida che l'UE ha vietato, ma solo dopo il 2022.

La scheda del servizio: IL KAMUT NON ESISTE di Bernardo Iovene con la collaborazione di Greta Orsi

Kamut non è un tipo di grano, ma un marchio statunitense che designa una varietà selezionata di una particolare sottospecie di grano coltivato in Canada. L’Italia rappresenta il 75% del mercato di questo marchio. Per anni si è confuso il marchio con il grano, che è una varietà antica coltivata anche nel nostro paese, essenzialmente biologica. Anche il grano a marchio Kamut è rigorosamente biologico, ma ultimamente uno dei principali produttori di pasta lo ha declassato a convenzionale. Come mai? Documentazione riservata di cui Report è venuto in possesso dimostra la contaminazione da glifosato di vari container di grano a marchio Kamut. La notizia è rimasta segreta, ma Alce Nero ha deciso di dismettere il marchio Kamut, che era il prodotto più venduto e NaturaSi ha espresso davanti alle nostre telecamere analoga intenzione.

Gli immobili del sindacato

Terzo capitolo delle inchieste della giornalista di Report Claudia Di Pasquale sul sindacato CISL, dopo quelle sulla trasparenza degli stipendi e quella sui distacchi.

Questa volta tocca alla vendita di un palazzo a Milano di proprietà del sindacato.

La scheda del servizio: IL MINIMO SINDACALE di Claudia Di Pasquale con la collaborazione di Federico Marconi e Giulia Sabella

Che cosa accomuna la vecchia sede milanese di un sindacato con una società campana che si occupa di carburanti? Per capire questa storia, bisogna risalire indietro di qualche anno quando il sindacato decide di vendere i suoi gioielli di famiglia, circa 1000 metri quadri in un palazzo vicino la stazione centrale di Milano. A quanto vengono venduti gli immobili? E chi compra? Al centro di questa compravendita c'è lo studio di uno dei consulenti di fiducia del sindacato, un commercialista finito sotto la lente della procura di Milano per alcuni presunti reati tributari. È la sua società di consulenza che prima compra gli immobili del sindacato e poi li rivende. Ma chi beneficerà alla fine dei soldi ricavati dalla vendita degli immobili?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

14 dicembre 2020

Anteprima delle inchieste di Report – la puntata del 14 dicembre

Sono diversi gli argomenti toccati dai servizi dei giornalisti di Report: alcuni sono un approfondimento di inchieste già andate in onda, come la App della regione Sicilia per il contact tracing. O come l'invenzione dell'ingegner Palazzetti, per frenare il contagio negli ambienti chiusi.

C'è poi un'inchiesta sul sindacato della Cisl che sta già provocando rumore sui social, e poi in tema di difesa dell'ambiente, un servizio su come e da chi sono stati controllati gli scarichi delle navi in questi mesi di pandemia.

L'invenzione di Mario Palazzetti

Mario Palazzetti ha inventato il sistema di frenata ABS (poi ceduto alla Bosh), il totem un motore capace di produrre elettricità per un palazzo intero e di recuperare il calore per riscaldarlo.

Report col giornalista Michele Buono lo ha incontro a giugno per parlare della nuova scoperta.

Il “Biostopper”, un sistema per frenare il contagio del virus: un sistema che ci consentirà di stare assieme nei locali, in modo più rilassato e che piacerà ai ristoratori. Si tratta di un dispositivo che si mette in mezzo al tavolo che crea una barriera biologica tra i commensali.


Il giornalista ha raccontato della scoperta al Politecnico di Torino: l'idea ha convinto il rettore Guido Saracco, perché economicamente fattibile e può essere usato ovunque, non solo nei locali ma anche nei luoghi di lavoro che ha fatto partire subito la sperimentazione.

La scheda del servizio: Biostopper di Michele Buono

Un ingegnere, Report e il Politecnico di Torino entrano in relazione e creano un ecosistema che dà vita a un progetto che potrebbe risolvere il distanziamento sociale nei luoghi chiusi: ristoranti, bar, uffici. Ma chi è questo ingegnere? Progettista di lungo corso del Centro ricerche Fiat, realizzò l’Abs, il sistema frenante poi ceduto alla Bosch, e ancora prima il Totem, un piccolo motore capace di produrre elettricità per un palazzo intero e recuperare il calore per il riscaldamento. Report nella sua storia ha incontrato diverse volte l’ing. Palazzetti. Qualche mese fa l’ingegnere contatta il programma per parlare di una nuova idea: creare un isolamento biologico tra persone sedute a un tavolo per mezzo di un dispositivo da collocare nel mezzo che genera dei vortici che producono una barriera protettiva intorno a ogni persona. Report racconta l’idea al Politecnico di Torino. Partono i test immediatamente e si simulano le condizioni del mondo reale. Com’è andata a finire?

Le sorelle di Immuni - come è andata a finire

Prima della App di Stato, Immuni, la regione Sicilia ha rilasciato la sua di app per il contact tracing, Siciliasicura, sotto la regia di Guido Bertolaso, chiamato dal presidente della regione Musumeci per gestire la fase due della pandemia. Sono emerse subito le prime criticità: per usarla bisognava registrare su un portale i luoghi visitati, alcuni utenti hanno lamentato difficoltà a scaricarla dagli Store.

Poi è emerso che questa app registra la posizione degli utenti tramite GPS (e non solo i dati di prossimità), di fatto rendendola meno sicura di Immuni.

L'autorità garante della privacy, se venisse confermato l'uso illecito dei nostri dati, potrebbe stopparla o perfino sanzionare l'ente.

In un servizio precedente, Lucina Paternisi aveva raccontato che ad oggi sappiamo ancora in quanti l'abbiano scaricata, si sa solo è che è costata 80mila euro, via convenzione Consip, soldi pagati alla Ies Solutions, società romana con sede operativa in Sicilia, di proprietà del figlio dell'ex assessore alla provincia Cristaldi, ai tempi in cui Musumeci ne era presidente.

Questa app fa parte di un progetto più ampio, per seguire a distanza le persone (non solo i turisti) affetti da Covid: progetto da 800 mila euro in affidamento diretto senza gara.

La scheda del servizio: Sicilia .. si cura di di Lucina Paternesi in collaborazione di Alessia Marzi

Anche la Sicilia, questa estate, si è fatta la propria app. Grazie all’ex capo della protezione civile Guido Bertolaso, chiamato dal presidente Nello Musumeci per la riapertura della stagione estiva, è nato il protocollo Sicilia Sicura. Che, tra le altre cose, prevedeva un’app obbligatoria per chiunque volesse andare nell’isola a trascorrere le sue vacanze. Ma chi l’ha realizzata e dove vengono raccolti i dati dei turisti e degli utenti? Non solo un’app per turisti, in Sicilia da maggio scorso è attivo il progetto Telecovid19. Tramite un’app e device collegati, consente di seguire a distanza gli utenti affetti da Covid che non necessitano di ricovero in ospedale. Per il progetto, presentato dall’Irccs di Messina e approvato dall’assessorato alla Salute neanche 24 ore dopo, la Regione ha stanziato 800 mila euro, ma l’affidamento è avvenuto in modo diretto, senza alcun tipo di bando.

L'inchiesta sulla CISL

Nessuno mette in discussione l'importanza del sindacato, ma quello che l'inchiesta ha cercato di mettere è la trasparenza dell'organizzazione. Cosa sta facendo ora per tutelare i suoi iscritti e in generale i lavoratori italiani, specie in un momento di crisi come questo (come ricorda l'anteprima 120 tavoli di crisi per 160mila lavoratori coinvolti)?

Si parte dal caso Whirlpool, allo stabilimento di Napoli dove si producevano le lavatrici di alta gamma: il 31 ottobre la produzione è cessata e 350 dipendenti ora sono rimasti senza lavoro, dopo essere stati avvisati con un sms.

Il governo e l'ex ministro Di Maio li avevano rassicurati, staremo al vostro fianco ma ora in piena pandemia hanno solo la loro rabbia.

Nel torinese questa estate è fallita la ex Embraco, società del gruppo Whirlpool ceduta solo due anni fa ad un'altra azienda, la Ventures che però non ha mai iniziato una nuova produzione: l'azienda ha preso i soldi, ha dato l'impressione di voler iniziare la produzione ma poi è fallita, scaricando tutti i problemi sui dipendenti.

La pandemia ha messo in crisi il settore dell'automotive, nel 2020 è crollata la vendita di automobili, mandando in crisi anche tutto il settore dell'indotto, le aziende che per FCA, Maserati come la Lear Grugliasco producevano parti delle auto, alcune delle quali erano già in cassa integrazione.

Sono 120 i tavoli di crisi aperti al ministero: il 25 giugno i lavoratori del settore metalmeccanico sono scesi in piazza per chiedere il rinnovo del contratto nazionale e il blocco dei licenziamenti.

Alla manifestazione erano presenti i segretari delle tre federazioni nazionali, compreso l'ex segretario Marco Bentivogli che oggi ha lanciato una sua associazione, Base Italia: nella lettera di dimissioni ha precisato che la sua è stata una scelta libera. Lo scorso anno 42 dirigenti Cisl avevano firmato una lettera contro di lui, accusandolo di protagonismo politico.

Contro Bentivogli ci sarebbe stata una guerra interna - racconta Giovanni Guerisoli, ex segretario amministrativo Fim Cisl, guerra che lo ha indebolito portandolo alle dimissioni.

Il 13 luglio la Fim Cisl si è riunita per scegliere il nuovo segretario: è stato nominato Roberto Benaglia che proviene dalla federazione agricola.

La giornalista lo ha incontrato alla manifestazione di novembre: anche lui non vuole parlare delle vicende interne, forse per non rischiare ispezioni interne

A luglio a Roma è stato tenuto un incontro della Cisl sulla crisi a cui hanno partecipato il segretario aggiunto Luigi Sbarra e la segretaria generale Annamaria Furlan: Claudia Di Pasquale aveva strappato ad entrambi la promessa di una intervista sul sindacato, sulle loro storie.

Passano le settimane, arriva settembre e la giornalista per incontrare i due sindacalisti deve andare alle loro manifestazioni: in Sicilia, allo sciopero del 18 settembre ma anche qui nessuna domanda.



Sbarra ha iniziato la sua carriera in Cisl in Calabria a Locri , dagli anni 80 inizia a ricoprire incarichi dirigenziali nella CISL fino a diventare segretario regionale tra il 2000 e il 2009. In quegli anni la stampa locale pubblica la notizia della sua assunzione presso l'Anas.

La giornalista gli ha chiesto del suo stipendio, per capire quanto sia trasparenza il sindacato che rappresenta: “Ha qualche dubbio? Se insinua facciamo parlare gli avvocati.”

Sulla sua assunzione in Anas non ha nulla da aggiungere, “sono stato assunto con regolare concorso, ho preso servizio e sto utilizzando l'aspettativa sindacale regolata dalle legge e dai contratti ..”

Il segretario si è impuntato con la giornalista nel non voler dire la data dell'assunzione (“vada al centro per l'impiego”), nei giornali si parla del 2004 quando era già segretario regionale.

Quanti giorni ha lavorato all'Anas? Quando è stato fatto il distacco?

“Ho lavorato il tempo necessario nel rispetto della legge e dei contratti .. il tutto è stato reso pubblico..”

Anni fa Sbarra, Furlan e altri dirigenti Cisl sono finiti nell'occhio del ciclone per una serie di articoli che riportavano i dati dei loro stipendi, che apparivano superiori al tetto stabilito dal regolamento economico interno stabilito dalla legge.

Poiché non c'è stata intervista, la giornalista ha dovuto porre le domande nel corso degli incontri della segretaria (quello che molti considerano un agguato): a lei voleva chiedere della questione dei contributi versati dalla Cisl (un 18% di contributi in più), emersa dalla relazione del dottor Battista, consulente della stessa segretaria; della delibera del 2006 che giustificava l'aumento dei compensi, superiori al limite.

Tutti i redditi e tutti i bilanci sono pubblicati online – ha spiegato la segretaria Furlan.

Quando è esploso lo scandalo degli stipendi, segretario amministrativo era Piero Ragazzini, pochi mesi fa è stato nominato segretario della federazione dei pensionati. Anche per lui, fare domande è mission impossible.

A denunciare la storia degli stipendi della Cisl fu nel 2015 un ex dirigente sindacale di Verona, Fausto Scandola: fu espulso dai probiviri del sindacato per “aver ecceduto nel diritto di critica” e “avere danneggiato l'onore della segretaria Furlan”. Dopo la sua denuncia Scandola morì per una grave malattia.

Su questa vicenda Claudia Di Pasquale ha intervistato l'ex segretario dei pensionati del Veneto, Luigi Bonvieri: si era impegnato per riabilitare la memoria di Scandola e aveva presentato una memoria alla segretaria, per ottenere come risposta che non decideva da lei.

Pochi mesi dopo aver presentato la richiesta alla Furlan ha ricevuto una ispezione e la sua federazione è stata commissariata e la relazione presentata alla fine (per degli errori che Bonvieri definisce errori veniali) l'ha spinto alle dimissioni: gli è stato detto, “c'è qui una busta, tu dai le dimissioni e la buttiamo via e non se ne parla più”.

Si trattò di un commissariamento politico, di questo ne è convinto Bonvieri (non essendogli stati riportati i danni che avrebbe arrecato al sindacato): Gigi Bonfanti, ex segretari generale dei pensionati Cisl scrisse una lettera personale alla moglie di Bonvieri dove parla proprio di un commissariamento di natura politico- sindacale e non riferibili alla persona dell'ex segretario regionale.

La scheda del servizio: Gli insindacabili di Claudia Di Pasquale in collaborazione di Federico Marconi e Lorenzo Vendemiale

L'emergenza coronavirus sta dando il colpo di grazia alla nostra economia. I tavoli di crisi aperti al ministero sono ben 120, per circa 160 mila lavoratori. Non sappiamo cosa accadrà quando finirà il blocco dei licenziamenti. In questo scenario è fondamentale il ruolo del sindacato per difendere i lavoratori e garantire la giustizia sociale. Ci siamo chiesti allora come funziona uno dei principali sindacati italiani, quello della Cisl, ma i vertici del sindacato non hanno voluto concederci un'intervista istituzionale. Mai in venticinque anni di storia abbiamo ricevuto così tante porte in faccia. Un grande sindacato come la Cisl non ha ritenuto di rispondere a domande finalizzate a capire qual è oggi il ruolo del sindacato, come garantisce ai suoi iscritti la trasparenza, e quali sono le regole interne, che garantiscono la correttezza dei comportamenti dei dirigenti sindacali. Perché i dirigenti Cisl evitano il confronto? È arrivata anche una querela preventiva per un tweet di Sigfrido Ranucci sugli stipendi dei vertici. Era il 2015 quando su tutta la stampa nazionale esplodeva il caso dei maxistipendi della Cisl, a distanza di cinque anni. Report torna su quella vicenda con testimonianze e documenti inediti.

Gli scarichi delle navi

Chi controlla le acque di scarico delle navi che attraccano presso i nostri porti?

Sono previste sanzioni per chi non conferisce (le acque nere) o di non conferisce la notifica – questo dice la legge. Ma chi controlla la sua applicazione?

La scheda del servizio: Acque amare di di Giulia Presutti in collaborazione di Marzia Amico

Le navi producono rifiuti proprio come case, alberghi, piccoli centri abitati. Le acque nere e grigie sono i liquidi che provengono dagli scarichi dei WC, dalle docce, dai lavandini. Vanno depurate e smaltite con attenzione: per questo nei porti esistono gli impianti di raccolta, ai quali le navi devono conferire pagando una tassa per lo smaltimento. C'è però una scorciatoia: le imbarcazioni possono scaricare in mare quando si trovano a più di 12 miglia dalla costa e, se hanno a bordo un impianto di trattamento dei rifiuti, persino entro le 12 miglia. Ma chi controlla gli impianti di bordo? E la manutenzione che deve essere fatta regolarmente? Con l'arrivo della pandemia di Covid-19 alcune grandi navi sono state messe in quarantena. Dove hanno scaricato le loro acque nere? E le istituzioni italiane cosa hanno fatto per proteggere il mare e i bagnanti?


04 gennaio 2015

Daje all'assenteista

Il responsabile UIL della polizia locale di Roma, Franco Cirulli, sull'assenteismo dei colleghi lanotte di Capodanno ha risposto al FQ in questa maniera “Se i vigili hanno donato il sangue assentandosi in modo massiccio è perché glielo consente la legge”.
È una risposta che per me è un deja vu: la stessa risposta che danno i politici quanto gli si addita i doppi incarichi (sindaco e deputato), le doppie poltrone, lo stipendio e i rimborsi d'oro.
Come dire, è andato così oltre il cattivo esempio che viene dall'altro, che ormai fa da scudo per tutti.
Così fan tutti e non vedo perché noi dovremmo fare diversamente.
Si dimenticano, i responsabili sindacali che hanno difeso i vigili, che in questo modo danneggiano prima di tutto loro stessi e poi il ruolo del sindacato.
Perché si è usata una battaglia sindacale (a Roma avevano indetto un'assemblea per l'ultimo, poi precettata) per un fine politico, per contrastare la norma che porta la rotazione dei vigili, per evitare casi di corruzione che ci sono stati.
Non ci si difende trincerandosi dietro norme e leggi “che lo consentono”: questa è un atteggiamento che riesce solo ai politici, finché l'indignazione popolare non li costringe a far finta di fare qualcosa.
Si rischia ora di parlare per giorni dell'assenteismo (da parte di politici assenteisti) dimenticandosi della corruzione scoperta in mafia capitale, dell'inchiesta su mazzette che ha coinvolto l'ex capo dei vigili.
Se poi uno vuole avere anche la versione dei vigili, può leggersi la lettera che Gilioli pubblica sul suo blog.

I vigili a Roma sono circa 6000, di questi la stragrande maggioranza (oltre 4000, forse quasi 5000) erano già assenti il 31 dicembre perché in precedenza regolarmente autorizzati (si fa perlopiù riferimento ai piani ferie e riposi che ogni dirigente vaglia, modifica e sottoscrive come in ogni posto di lavoro); io stesso ero in ferie e dunque assente giustificato.
Dei circa 1000 e spiccioli rimanenti, con cui il Comune/Comando sperava di fare “le nozze coi fichi secchi”, circa 800 erano gli assenti per altre ragioni al di fuori dalle ferie di cui sopra: il dato del cosiddetto «83% di assenteismo» deriva quindi da questo calcolo.
Di questi 800 circa, i dati circolati parlano di meno della metà di malati (tutti gli altri hanno usufruito di diritti contrattuali di altra natura), e più d’uno da ben prima che il 31 dicembre venisse imposto il “servizio coatto” in centro: il numero degli ipotetici fannulloni quindi scende in modo vertiginoso. Tra l’altro, se invece di limitarsi al dato del 31 dicembre ci si sposta a verificare il lavoro del primo gennaio, si scopre che degli oltre 300 previsti a lavorare nella fascia oraria fino alle 6 di mattina solo 115 sono venuti a mancare per le ragioni già spiegate (siamo intorno al 30-35% del totale, e circa la metà significa una cifra tra il 10 e il 20% di malati, cifra in linea con la stagione e con la situazione meteorologica cui sono stati costretti gli agenti a fine dicembre).

Rischiamo di dimenticarci che, mentre si punta il dito contro gli assenteisti presunti, il governo ha di fatto cancellato un pezzo di evasione al fisco (un mezzo condono). È un tana libera tutti: le fatture fino a mille euro, l'evasione fino al 3% dell'imponibile dichiarato.

Liberi tutti: Unicredit, Prada e il marito Bertelli, Bulgari, Armani. Mediaset.
Guarda caso. Si avvicinano le elezioni per il Quirinale e Renzi ha bisogno del sostegno di Berlusconi.

15 novembre 2014

Colpa di Landini (come al solito)




Sindacato politicizzato.
Sindacato che non fa gli interessi del paese.
Che incendia il paese.
Landini che cerca solo visibilità, in vista di una scesa in campo
(per questo si è fatto manganellare???).


L'hanno presa bene i giornali questa mattina. 
Quando si renderanno che la bomba sociale che sta per scoppiare è reale, sarà troppo tardi.
Nelle periferie, nelle famiglie, nei posti di lavoro.