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17 luglio 2023

Il figlio del mago, di Sandrone Dazieri

 


Avevo quindici anni quando affrontai il mostro armato solo di uno specchio e di una magia. La magia veniva dal vecchio quaderno di un chiromante, lo specchio da un gioco per ragazzi. Era l’estate del 1993, e stavo dolorosamente attraversando il confine tra l’adolescenza e l’età adulta.
Fino ad allora ero stato uno studente privo di doveri che non fossero verso me stesso, ma sapevo che quella vita sarebbe terminata con l’arrivo dell’autunno.

Antonio è un ragazzo di quindici anni che vive con la madre in un paese nella periferia di Firenze: un ragazzo come tanti, con poca voglia di studiare e con un padre che vede saltuariamente, perché fa un lavoro particolare, è un giostraio figlio di giostrai, un dritto figlio di dritti, come si dice nel gergo dei rom sinti. La stessa vita di Antonio nei suoi primi sei anni è avvenuta nel circo, i più begli anni della sua vita prima che gli assistenti sociali non imponessero la frequentazione della scuola.

Nel suo futuro si intravede solo un lavoro in officina, ma in quell’estate del 1993 la sua vita è destinata a cambiare: tutto inizia con la morte del padre, morto all’interno della sua roulotte per un incendio causato da una scintilla. Un incidente dicono i carabinieri.

Giostrai e circensi temono poche cose, e una è il fuoco. Il fuoco si mangia le baracche, fa scappare gli animali, brucia i tendoni, e dove non distrugge sporca e fa puzzare il resto.

Antonio aveva passato il giorno prima con lui: erano stati in una pizzeria, avevano parlato del futuro. Ma poco prima, dentro il circo, il padre aveva avuto un litigio con una donna di cui il ragazzo aveva colto un particolare, le mancava un dente. E aveva anche visto il padre colpirla con una sberla.
Era tornato scosso da quel litigio il padre, abile nei suoi giochi di prestigio, meno nel nascondere una certa tensione. Come se quella donna l’avesse minacciato.

Mio padre aveva paura? Che cosa gli avevi detto per spaventarlo così?

Antonio si convince che quella del padre non è stata una morte per un incidente: perché qualcuno fa visita alla loro casa, due volte, prima nel garage e poi in casa. Dopo aver visitato quello che rimane della roulotte dentro cui è morto il padre, scopre che qualcuno, forse lo stesso ladro, ha fatto una vista anche lì dentro, cercando qualcosa dappertutto, anche strappando la pelle dei sedili.

Non è solo questo: dentro trova appesa una rosa rossa. E di rose rosse parla anche un libro che trova andando a frugare nelle cose del padre

Si intitolava: Ordini Segreti. Dai Rosacroce alla Rosa Rossa.

In quel libro si parlava di una setta, discendente dall’ordine dei Templari, col culto della rosa rossa: ma una setta che dedita anche a rituali satanici e sacrifici umani, un qualcosa che accende una lampadina nella mente di Antonio.

«Perché qui intorno quelle cose le faceva solo una persona. Ti ricordi? Abitava… dieci chilometri in quella direzione, a Mercatale»

Che la morte del padre sia legata a questa setta? Cosa legava il padre a queste persone? Sono gli anni in cui si celebra il primo processo contro il mostro di Firenze, quel contadino che era stato accusato dei delitti seriali avvenuti nelle campagne fiorentine, coppiette uccise mentre si appartavano con la loro auto per fare l’amore.

Forse la risposta la può dare una scatola: Cristiano, un amico del padre, si presenta a casa chiedendogli proprio di una scatola, che il padre gli doveva dare prima che morisse. Ma glielo chiede in modo minaccioso, con un tono che fa comprendere ad Antonio chi possa essere stato quel ladro che era entrato nella sua casa qualche tempo prima.

Cristiano non è una persona qualunque: anni prima era stato accusato lui del primo delitto del mostro, “fu il primo dei “sardi” a essere accusato. Era considerato il sospetto numero uno per l’omicidio della prima coppia attribuita al Mostro”.

Tutte le strade portano a quei delitti, ad una setta che eseguiva dei riti satanici, ad una scatola che contiene qualcosa per cui forse vale la pena uccidere.

Antonio non ne può parlare con nessuno, non con la madre e nemmeno col maresciallo dei carabinieri, che forse anche lui nasconde qualcosa.

Ma lui non è un ragazzino qualunque, è il “figlio del mago”, uno capace di risolvere i misteri, perché ha imparato tutti i trucchi della magia.
Ma questa volta la magia avrà un sapore molto amaro: con l’aiuto dei parenti nel circo e con quello di Ornella, una coetanea con cui scoprirà l’amore, arriverà a scoprire una brutta verità sul padre e sui delitti del mostro.

I personaggi di questo breve romanzo sono inventati ma, come racconta Sandrone Dazieri a fine libro, sono in parte ispirati a personaggi realmente esistiti e che sono stati in vario modo legati ai delitti del mostro. Come Francesco Vinci, il primo sospettato del delitto avvenuto nel 1968 di Barbara Locci e Antonio Lo Bianco, ritenuto il primo delitto del mostro.

O come Milva Malatesta, amante di Vinci e figlia di un bracciante agricolo morto suicida.

Anna Mattei è invece stata uccisa da qualcuno che, prima di fuggire ha cercato di dare fuoco al suo cadavere.
Strane morti, strani suicidi avvenuti attorno al 1993-94, gli anni del primo processo a Pacciani: attorno a queste storie l’autore ha imbastito questo racconto che sposa una teoria sul morto che porta dritta al mondo delle sette esoteriche.

Potete prenderlo solo come un racconto, la storia di un ragazzo sopravvissuto al mostro, o a quello che riteneva il suo mostro, grazie ad uno specchio usato come arma.

Oppure potete partire dai link e dai libri che Dazieri cita alla fine, come dai testi di Michele Giuttari e cercare voi di farvi una vostra idea su questo mistero. Un mistero che ancora oggi fa paura.

La scheda del libro sul sito di Rizzoli.

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


10 febbraio 2022

Indaga, detective: 12 indagini degli investigatori più amati dai lettori


La pandemia ci farà compagnia ancora per un po', forse, lo dico incrociando le dita, la fase più problematica l'abbiamo alle spalle, sebbene questo non significhi che non dobbiamo più rispettare qualche norma di sicurezza (e nemmeno vuol dire che dobbiamo considerare la situazione di prima “normale”).

Sempre incrociando le dita potremo riprendere ad incontrarci, non più solo all'aperto ma anche al chiuso, con qualche precauzione: dobbiamo rifarci, noi lettori di libri gialli, di tutte le presentazioni che sono saltate in questi mesi di chiusure parziali o meno.

Da queste considerazioni è nata l'idea di questa raccolta: lo racconta lo scrittore Paolo Roversi (presente anche lui col suo protagonista Enrico Radeschi), parlando della sensazione di distanza e di straniamento nel corso della passata rassegna del festival Nebbia Gialla del 2021, quando non ci si poteva abbracciare o stringere la mano per timore del contagio.

Stavamo vivendo giorni strani, pieni d’incertezza e anche di smarrimento; desideravamo ardentemente ritornare alla normalità quando ancora i divieti erano superiori alle possibilità

Assieme ad altri quattro autori (Ferraris, Pandiani, Varesi e De Nittis) è venuta fuori l'idea di scrivere questa raccolta di racconti gialli ambientata nel corso o all'approssimarsi della pandemia: una “una galoppata fra città e province, in epoche vicine e lontane, sempre all’insegna della suspence” che, a mio giudizio, colpisce proprio nel segno.

Non solo per la qualità dei racconti che qui leggerete, ma soprattutto perché forse per la prima volta troviamo tra i coprotagonisti (o a volte tra le comparse) il covid. Un virus con cui ancora dobbiamo fare i conti: come ci ha cambiato, con quali occhi nuovi ci ha fatto vedere il mondo attorno.

Napoli, prefazione di Giovanni Ricciardi

Eccoli qua i dodici scrittori i dodici racconti, con una prefazione del (solitamente) refrattario commissario Ricciardi, investigatore nella Napoli degli anni '30

Voi ci chiamate seriali, perché avete la fissazione di osservare i racconti come fossero un prodotto commerciale; noi preferiamo definirci piccole ossessioni, nella consapevolezza di quanto sappiamo annidarci nelle vostre menti e diventare in qualche modo essenziali, compagni dei nostri pensieri.

Personaggi che abitano il mondo della nostra fantasia e che magari, come forse ha promesso Maurizio De Giovanni col suo Ricciardi, tornerà a trovarci.

Milano

Sandrone Dazieri Il codice Gratta e Vinci

Un racconto in onore dello scrittore milanese Andrea Pinketts, sin dall'incipit

Le sfighe arrivano trasportate da un carrello ferroviario. Ci sono a bordo due vecchi con la salopette che spingono la sbarra per far muovere le ruote e intanto scelgono a chi andare nella schiena.

Quanto può essere pericoloso mettersi sulle tracce di un Gratta e vinci, tra autogrill sperduti nel nulla, Locarno e Milano?

Paolo Roversi, Omicidio a domicilio

Fu solo la fortuna a salvarlo; se si fosse fermato un poco più a destra sarebbe morto. Questo pensò quando dal cielo piombò un uomo, schiantandosi accanto a lui e alla spesa.

A volte, se si è molto sfortunati (o fortunati a secondo del punto di vista) ad un investigatore il morto può capitarti tra capo e collo. Letteralmente come succede a Enrico Radeschi, nel mentre si sta ritirando nel suo appartamento, nelle ore prima del lockdown.

Un suicidio o forse c'è dell'altro?

Gianluca Ferraris Money Transfer

Esiste un limbo orario durante il quale ogni città, persino Milano, somiglia alle sue campagne. La luna è pallida, quasi trasparente, appesa a un cielo bianco e freddo.

Ritorna l'avvocato Ligas, alle prese con uno di quei casi che ogni avvocato vorrebbe evitare, le difese d'ufficio. Per di più, in questo caso, l'indagato (un ex brigatista che ha scontato in carcere la sua pena), è anche stato riconosciuto. Stava nei pressi di una impiegata di un money transfer, che ha subito una rapina.

Ma Ligas, che apprezza il covid perché almeno gli ha svuotato i bar, saprà andare al di là della soluzione facile.

La citazione:

«Le guerre tra poveri sono le uniche dove il sangue scorre davvero.» «Bella questa, di chi è? Mao?» «No, Scerbanenco.»

Milano e Colico

Rosa Teruzzi , Cenerentola rumena

Era passato troppo poco tempo dall’ultima volta in cui lei – una fioraia specializzata in bouquet di nozze, con la passione per i libri gialli – si era lasciata convincere dalla madre a ficcare il naso in un vecchio caso irrisolto,..

Il trio di investigatrici del Giambellino si è spostato a Colico, su all'inizio della Valtellina: nessuna vacanza, ancora una volta si troveranno dentro una indagine, che riguarda un vip e una bella ragazza , a cui volevano far credere che la favola di Cenerentola fosse vera.

Torino

Enrico Pandiani Nel girone più in basso

Il racconto più nero: non solo perché ambientato di notte, ma perché parla dei girone che si trova più in basso nell'inferno umano, dei derelitti, dei senza tetto, immigrati senza documenti, irregolari (dunque secondo una parte della politica italiana, criminali).

Un'investigatrice torinese deve ritrovare una ragazza nigeriana scomparsa, in mezzo a quella folla di disperati, la cui sopravvivenza è legata a quel poco di carità di volontari che girano di notte tra le piazze e le vie di una Torino cupa. Infernale.

se la vita può essere un inferno, c’è sempre qualcuno a cui tocca un girone più in basso

Parma

Daniela Grandi L'ultima notte

Il racconto più adrenalinico dei 12 perché si svolge tutto nelle poche ore prima della chiusura totale del paese, nello scorso marzo.

Il telegiornale in sottofondo ripeteva le notizie che già dalla sera prima rimbalzavano di casa in casa: il virus, le zone rosse,

In queste ore c'è un uomo che ha fretta di trovare una nuova vittima, una di quelle donne sole, deboli, che cattura usando lo stesso schema degli annunci sul web.

E, contemporaneamente la marescialla Nina Mastrantonio deve scovarlo, per mettere fine ad una scia di delitti che ha individuato. Con qualche difficoltà: il poco tempo a disposizione, il sentirsi sola perché i colleghi in quel momento sono preoccupati dal virus. E poi il colore della sua pelle, che non sempre aiuta.

.. una cosa era ormai evidente agli occhi di Nina: se l’assassino intendeva colpire, sapeva di doverlo fare prima del lockdown.

Ferrara

Paolo Regina La bicicletta di De Nittis

A volte anche il banale furto di una bicicletta, sebbene vecchia, può portare, per le strane vie del destino, a sviluppi investigativi più importanti. E' quello che capita al capitano della Finanza Gaetano De Nittis a cui fregano la sua Bianchi sotto gli occhi, quasi.

Fu in quel preciso momento che De Nittis comprese tutto. E capì che l’immagine che aveva davanti agli occhi lo avrebbe perseguitato per molto, molto tempo.

Fino a dove può spingersi l'avidità umana?

Genova

Paola Ronco e Antonio Paolacci Umbre de muri

Il racconto della coppia Ronco e Paolacci, che prende il nome da una canzone di De Andrè, è ambientato in un quartiere di Genova dove, tanti secoli prima, erano stati rinchiusi i prigionieri pisani dopo la battaglia di Meloria. Dicono che ancora oggi, tra le mura dei vicoli di questo quartiere, si sentano i lamenti dei prigionieri morti di stenti.

L’uomo schiarì la voce e prese fiato. «Credo di essere in grave pericolo. Ieri sera ho partecipato a una seduta spiritica e…»

Anche la vittima, in questa indagine del vicequestore Nigra, si parla di fantasmi. Di quelli che si invocano nelle sedute spiritiche e di quelli veri, invece, delle persone che abbiamo fatto soffrire.

I fantasmi esistono eccome, ma non sono una cosa paranormale: sono i riflessi di profonde ingiustizie.

Firenze

Leonardo Gori Il pescatore verde

Collodi aveva una vaga idea di chi fosse quell’uomo, perché per il suo mestiere di giornalista e di novelliere, si occupava sovente, con curiosità e repulsione, dei tipi umani più dolorosi e solitari

Carlo Lorenzini, detto Collodi, è protagonista di questa indagine ambientata nella Firenze negli anni successivi al passaggio della capitale a Roma, quando fu rovinata da una violenta speculazione edilizia che ne trasformò i quartieri.

Come quelli dove vivono i reietti, gli ultimi, anche bambini costretti ad arrangiarsi per vivere a scansare i pericoli. Ma nella vita non ci sono solo i cattivi, i miserabili e gli oppressori.

… quel pianto mi ha suscitato la necessità quasi dolorosa di raccontare una storia. Perché è la compassione, delegato, che ci salva, e che nel profondo ci accomuna, voi sbirri e noi scrittori.

Da questa esperienza (che è in realtà frutto dell'immaginazione di Gori), Collodi avrebbe tratto lo spunto per un suo racconto, su un burattino che voleva diventare come un bambino.

Siena

Valerio Varesi Micromega

Questo è il romanzo più duro: usando l'immaginazione (e la sua esperienza di cronista e di conoscitore della storia nera italiana), Varesi si immagina la riunione dei membri di una loggia segreta, che con le sue trame, i suoi ricatti, la sua capacità di aver occupato tutti i gangli dello Stato, della finanza, del giornalismo, è riuscita a manovrare la politica italiana.

Avete in mente Gelli e la sua P2?

Si, ma quella che vi sorprenderà è il finale. Che è un monito per la china pericolosa che sta prendendo il nostro paese. Dove la democrazia, la volontà popolare, la sovranità che appartiene al popolo sono solo frasi fatte. La democrazia, il potere, è altrove. Nelle segrete stanze dove ci porta Varesi.

Occupare le televisioni, condizionare l'informazione, muovere gli appalti nella direzione giusta. Infiltrare l'opposizione. Arginare le poche sacche di libertà e di libero pensiero. Imbrigliare la magistratura.

Tutto nell'alveo, ai confini, delle regole democratiche, nessun colpo di Stato, oggi non servono.

Basta aspettare che questo livellamento verso il basso della democrazia porti ai primi scicchiolii

aspettiamo il giorno che esso produrrà i primi crolli sulla superficie. Solo a quel punto potremo cominciare a ricostruire e a modellare la società a modo nostro

Ma a cosa può portare lo “svuotare la zucca della democrazia”?

Che effetti può produrre questo virus, peggiore del covid?

Pescara

Romano De Marco Il mare a settembre

Il mare di fine settembre è un inganno. Ti ammalia come lo sguardo di una bella donna,...

Per la vicequestore Laura Damiani, della squadra mobile, appena trasferita alla Mobile di Pescara, l'inganno avrà le forme di una ragazza, una bella ragazza, trovata morta dentro uno stabilimento balneare all'indomani della festa per la chiusura estiva.

E sarà un inganno causato dalle testimonianze dei conoscenti della vittima dove ciascuno accuserà l'altro. Fino alla scoperta del vero assassino.

Che ha tolto il domani ad una ragazza per vendetta. Ma che domani ci sarà per la vicequestore Laura Damiani?

Il mare di fine settembre è spietato. Ti mostra le cose per quello che sono veramente, ti fa comprendere che tutto ha una fine, nonostante siamo abituati a fingere,

Londra

Luca Crovi Il diavolo fa solo le pentole

Luca Crovi ci porta a Londra con un racconto che ha come protagonista niente poco di meno che Sherlock Holmes, alle prese col suo alter ego, il personaggio raccontato nei romanzi di sir Conan Doyle.

Come fare per non vedersi rovinare la sua reputazione da quei romanzetti pubblicati dalla casa editrice Strand?

L’investigatore più famoso e ammirato di Londra deve diventare il più stupido d’Inghilterra. Il più vituperato e sbeffeggiato dai giornali

Occorre stringere un patto col diavolo, col suo nemico mortale, Moriarty.

Ma, attenzione «.. il diavolo, come dice il proverbio, fa le pentole e dimentica i coperchi.»

La scheda del libro sul sito di Piemme editore

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05 novembre 2019

La danza del gorilla, di Sandrone Dazieri



Nel settembre di quell'anno vivevo ad Amsterdam, in una casa galleggiante sul canale a poche centinaia di metri dalla Hungarian Street, la via del quartiere a luci rosse dove lavoravano nel ragazze dell'est. Le vedevo arrivare la sera e ripartire la mattina dopo, oppure uscire a fumarsi una sigaretta all'angolo della strada con i costumi di strass coperti da una vestaglia.Qualcuno avrebbe sposato un cliente, altre sarebbero finite nei bordelli fuori città o magari in Svizzera, dove la fica vendeva più degli orologi a cucù.

Il Gorilla è tornato a Milano, dopo dieci anni di “riposo” su una casa galleggiante ad Amsterdam: torna per la morte di un suo amico, un amico dei tempi in cui il Gorilla combatteva le sue battaglie per cambiare il mondo, o almeno per provarci.
Albero è morto gettandosi dalle scale e sfracellandosi al suolo, per un senso di rimorso dopo che il capannone cui doveva far da guardia andò a fuoco.
Milano sbucò dalle nubi con le lucette dei nuovi grattacieli e il parco Forlanini che si estendeva verde scuro. Amavo e odiavo quella troia di città. Mi era mancata e mi ripugnava. Il Socio uggiolò la sua eccitazione mentre attraversavamo il finger di Linate, io finsi di leggere le pubblicità del Cloud Computing..

Strano rapporto quello del Gorilla con Milano, ancora più strano di quello col suo socio, tenuta a bada negli anni in trasferta grazie alla marijuana.
Un rapporto di amore e odio, se così si può dire e forse più odio per quello che ora la sua città gli appare: la città dei grattacieli, del bosco verticale, di piazza Gae Aulenti. Ma anche la città dei soldi:
Tutti parlavano di soldi a Milano,tutti ne volevano almeno fiutare l'odore. Era la nuova cocaina, vedevi il simbolo del dollaro negli occhi dei giovani tornati dal master, tatuato sul collo delle influencer ..

Il Gorilla viene incaricato da un suo amico, per modo di dire altro reduce della rivoluzione mancata che ora si occupa di recupero crediti, di scoprire qualcosa di più sull'incendio in cui è bruciato il capannone dove lavorava Albero.
Un incarico da cui il Gorilla vorrebbe tenersi lontano, nonostante l'amicizia con Albero e col figlio Mauro. Ma quando ci si mette di mezzo il Socio: in questo nuovo capitolo della serie il Socio ha un ruolo quasi da primo protagonista, riuscendo a far sentire la sua voce anche quando non dovrebbe esserci.
E riuscendo a far cacciare nei guai il Gorilla senza che se ne accorga, facendolo svegliare proprio davanti al capannone andato a fuoco a Serate.

Strana storia, quella dei capannoni che bruciano così facilmente nella periferia milanese:
Scoprii che quell'anno non erano i primi capannoni che bruciavano nell'hinterland di Milano. C'erano già stato una ventina di incendi dolosi, sempre in aree industriali dismesse o abbandonate. Prima di bruciare,, quasi tutte erano state discariche abusive, e i proprietari erano stati inquisiti per associazione mafiosa e reati contro la salute pubblica. Visto che coi soldi circolati con l'Expo la 'ndrangheta si era radicata per bene a Milano, sfruttava come pattumiera le centinaia di aziende fallite della provincia, con i proprietari alla canna del gas.

Quando ci si porta una cattiva fama dietro (per esempio aver stretto un accordo con gli sbirri, le cui dinamiche verranno spiegate nel corso della storia), quando ci porta dietro uno come il socio, non è facile fare delle domande in giro.
In queste, verrà aiutato da un nigeriano sfuggito alla mafia, comproprietario di un locale col Gorilla e da un boss ucraino capace di fornirgli gli strumenti del mestiere.
E l'indagine lo porta a qualcosa: un vecchio macchinario di un ospedale, che non dovrebbe essere in quei resti del capannone e, scoperta ancor più macabra, i resti di un dito al suo interno.
Sarebbe tanta la voglia di lasciar perde, anche qualcuno si è accorto delle sue mosse: un killer ha cercato di farlo fuori, colpendo Mirko Barsoni, il suo amico-nemico avvocato. Ferolli, l'ex poliziotto, gli fa una visita di cortesia facendogli capire che è ospite non desiderato della città.
Ma il Gorilla è il Gorilla:

Avessi buttato lì il misero resto, sarebbe stato coperto da escrementi e preservativi prima del mattino dopo, mangiato dai cani randagi e dai corvi.
Non ci riuscii. Non mi interessava che un assassino venisse punito, non in astratto, però mi sembrava osceno che qualcuno scomparisse dalla faccia della terra senza che ne rimanesse traccia.

Sarà un'indagine in cui arriverà molto vicino a lasciarci la pelle, in cui si imbatterà in una parte sconosciuta e nascosta di Milano.
Una strana clinica per gli ultimi, spacciatori senza scrupoli, una lager dove si sarebbero dovute curare le persone con problemi di droga...
Fino al redde rationem finale, dove si capiscono meglio i dettagli di quella sparatoria in cui il Gorilla si è beccato una pallottola in testa.

Nella Danza del Gorilla si racconta di un'altra Milano, una città a due velocità, quella del centro dei grattacieli, e l'altra, che si scopre man mano che ci si sposta verso le periferie.
La città dove di vedono le gru a tirar su nuovi palazzi, nuovi uffici, nuove residente per il lusso: da dove viene il denaro per questo sviluppo?
Sappiamo che qui sin dagli anni '80 hanno investito le mafie, usando i soldi del traffico della droga: nel video a presentazione del libro, Sandrone racconta della nuova Milano, dei soldi (la nuova cocaina) e della ndrangheta che in questi anni è solo diventata più efficiente.

Poco lontano dai palazzi a qualche chilometro di distanza in linea d'aria, ci si può imbattere in altre realtà: incontrare comunità hippie, dove ragazzi pieni di ideali coltivano l'illusione di poter curare tutti, perfino gli ultimi della terra, e che si devono scontrare con un mondo dove la regola che comanda è a favore di chi ha i soldi (sempre loro). 

Il Gorilla da giovane credeva nella rivoluzione, adesso credo solo in sé stesso e nei rapporti familiari portandosi addosso i segni fisici e psichici degli anni che passano, a differenza degli eroi dei gialli.
E' anche lui un escluso di questa Milano, il suo problema è trovare un posto in questa Milano, ma è sempre bravo a fare il suo mestiere.


La scheda sul sito di Rizzoli
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

01 novembre 2019

L'affare delle ecomafie (il lato oscuro del modello Milano)



L'incendio alla Bovisasca dell'ottobre 2018
Scoprii che quell'anno non erano i primi capannoni che bruciavano nell'hinterland di Milano. C'erano già stato una ventina di incendi dolosi, sempre in aree industriali dismesse o abbandonate. Prima di bruciare,, quasi tutte erano state discariche abusive, e i proprietari erano stati inquisiti per associazione mafiosa e reati contro la salute pubblica. Visto che coi soldi circolati con l'Expo la 'ndrangheta si era radicata per bene a Milano, sfruttava come pattumiera le centinaia di aziende fallite della provincia, con i proprietari alla canna del gas. 
La danza del Gorilla, Sandrone Dazieri – Rizzoli

C'è un lato oscuro, nel modello Milano, la città dei cantieri che tirano su nuovi grattacieli per uffici e per residenza di lusso, ma anche la città dove le aziende abbandonate (chi se le ricorda più le tute blu?) ogni tanto vanno a fuoco.
In una di queste lavorava un amico del Gorilla (alter ego dell'autore, Sandrone Dazieri), Albero, morto suicida forse. Una morte che non lo convince però e che lo porterà ad attraversare questa nuova Milano dove la distinzione tra soldi puliti e sporchi, tra criminalità e imprenditoria onesta, è sempre più difficile.

11 ottobre 2014

I semi del male, di Bonini, De Cataldo, Dazieri, Fois, Morchio, Pandiani

I cattivi lo fanno, i buoni lo sognano.

Quando sui giornali leggiamo di un'inchiesta di corruzione, l'ennesima, su una delle tante grandi opere da fare in emergenza e in deroga alle leggi. E si scopre il solito sistema di politici-imprenditori-finanzieri-banchieri che controllava fondi e appalti.

Quando apprendiamo dell'ennesimo caso di violenza sulle donne. Dove la vittima viene pure calunniata e violentata dopo morta. Se l'era cercata. Se ne fosse rimasta a casa sua.
Quanto veniamo informati di quell'imprenditore che se ne scappa con la cassa, per fare la bella vita all'estero.

O dell'imprenditore che era una testa di legno della mafia o della ndrangheta, cui serviva una fedina pulita per presentarsi agli appalti. Fedina da ripagare con coca e auto di lusso.


Ecco, in tutti questi casi ci siamo resi conti quanto il “male”, inteso come l'andare contro le regole civili, non solo contro le leggi, sia molto, troppo vicino a noi.
Noi stessi forse l'abbiamo sperimentato, l'abbiamo toccato, ci siamo lasciato sedurre dalle sue lusinghe.
La tentazione di poter dare anche noi, umili peones che osserviamo dal basso il grande bacchetto (vedete voi chi mettere tra i commensali), l'occasione della nostra vita.

Quella che ci permetterebbe di liberarci di tutti i nostri problemi. Economici, di lavoro, familiari.
I soldi che non ci sono mai. La famiglia che ti stressa e non ti da libertà. Il lavoro che ti uccide ogni giorno.
Il male è dentro di noi, ci dicono i sei autori qui riuniti da Rizzoli per parlarli di questo: il male ha piantato i suoi semi dentro di noi e se almeno una volta siamo caduti in tentazione siamo in parte anche noi colpevoli.

Sei autori per cinque racconti, non tutti pienamente riusciti, putroppo.

I migliori, i primi due: Grifo della coppia Bonini - De Cataldo e Stallone di Dazieri (col ritorno del Gorilla).
Grifo è il racconto di un giovane e ambizioso capitano della Guardia di Finanza, che vende la sua integrità morale e la sua amicizia con un giornalista, per poter accedere al bel mondo della finanza. Belle barche, belle donne, auto di lusso.
Il tutto chiudendo un occhio su un caso di estero vestizione di una società con finta sede all'estero e con guadagni in Italia non tassati.

“Dove crede di andare, capitano? Il suo paese, il nostro paese, è questa roba qui. Deve solo decidere da che parte stare. Non le chiedo di non far rispettare la legge, ma di tenere conto delle compatibilità.” Compatibilità, capisci? Quella fu la parola che usò. Compatibilità. “Solo i fessi”, disse, “credono davvero che la legge sia uguale per tutti. È una delle tante sciocchezze che ci ha consegnato l'Illuminismo.”
Stallone è il racconto di un'indagine su un caso di suicidio, che forse non è così, di una ragazza di Cremona che aveva appena lasciato il suo lavoro in uno studio di avvocati.
La madre, che non crede alla morte, ingaggia un ex investigatore che ora si arrangia a vivere a Milano, facendo un po' di tutto. E' il Gorilla, il personaggio seriale di Sandrone che avevamo lasciato col libro “La bellezza è un malinteso”. E il Gorilla, a modo suo, dovrà tornare nella sua Cremona per scoprire gli ultimi giorni di vita di Katia. Una ragazza molto chiacchierata, che era pure finita su youporn ..
«Era una bella ragazza.»
«Senza dubbio.»
«Abbastanza bella da attirare il suo interesse di stallone?» Esita.
«Come ha visto sono un uomo sposato» dice poi.
«I cavalli non sono monogami.»
«Lei sta spingendo troppo avanti la metafora.»
«Forse è lei che si è spinto troppo avanti.»
Nascimbene fa un cenno ai lavoranti. «Buttatelo fuori.»
Non male nemmeno il racconto di Marcello Fois "Come mucche nel fango", con protagonisti un commissario di polizia Lucia Merisi e un magistrato Carlo Sogliani, che fanno pure coppia nella vita.
Una coppia con troppi punti oscuri, per un precedente tradimento di lui (che lei ancora non dimentica) e per le chiacchiere che riceve sul magistrato. La figlia di un imprenditore che aveva a libro paga politici per i suoi affari, le racconta che in questo libro compariva anche il nome di Sogliani.
Inizia una guerra di sospetti e tradimenti che rischierà di minare il loro rapporto e l'indagine.
Lucia poteva odiarsi per questa sua tendenza a non dimenticare, a impantanarsi nei retropensieri. Come quelle mucche nel fango che dovrebbero sognare valli erbose e invece sono lì, immobili o rallentate nei movimenti anche più semplici, pigre.[..]Avrebbe voluto liberare quelle mucche, dirsi che bastava prosciugare la vasca di mota dentro la quale erano immerse e farle alzare sulle zampe esilissime per lasciare che vagassero nel mondo. Avrebbe voluto credere in tutto e per tutto a se stessa quando si diceva che Carlo non era in assoluto coinvolto in questa faccenda.
Odissea blues, di Bruno Morchio, è la storia di un commerciante oppresso dalla famiglia che decide di fuggire. Scappare. Un ultimo colpo e via, verso una nuova vita, piena di piacere. Ma non sa che a maneggiare il male si rischia di farsi male da soli.
Da quanto tempo quell’idea gli girava per la testa? giorni? Settimane? Mesi? O erano forse due anni, dal giorno stesso in cui Luana gliene aveva parlato? E ogni volta che si ritrovavano abbracciati nel retrobottega della merceria Calypso, a rubare al lavoro e alle loro grigie esistenze
Infine Un letto di sassi, di Enrico Pandiani. La discesa verso il basso di un ragazzo: l'eredità della madre finisce ad un prete dalla doppia vita. In casa sua si installa una vecchia zia che diventa la padrona di casa. Costretto a rubare l'elemosina nelle cassette, inizia a sognare il colpo che sistemerebbe per sempre i suoi problemi.
Ma sarà il caso a risolverli per lui.


Lapresentazione del racconto Stallone con Sandrone Dazieri alla Feltrinelli di Milano.

La scheda del libro sul sito di Rizzoli.

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon.

10 ottobre 2014

I semi del male - la presentazione alla Feltrinelli di Milano con Sandrone Dazieri



Sandrone Dazieri, autore del racconto "Stallone" ha presentato ieri alla Feltrinelli di Buenos Aires la raccolta noir "I semi del male". Oltre all'autore erano presenti Massimo Turchetta dg di Rcs libri e Michele Rossi di Rizzoli.

Si parlava del male, un tema ormai sempre più presente sui giornali e nella narrativa. E anche del mestiere di scrivere: per scrivere un buon libro il segreto è essere ossessionato da quello che fai, ha risposto Sandrone.
Che è uno scrittore che fa noir perché "mentre scrivo mi faccio domande su quello che vedo e mi do risposte".
E quello che scrive è il suo punto di vista sulle cose.
E per raccontare del male, il male deve essere dentro di te.
Ma il male di oggi è cambiato rispetto ai delitto del passato, dove ad esempio si rubava ai ricchi per prendere i loro beni.
Oggi l'omicidio è sui deboli: gli immigrati, le donne, i poveri. Il delitto diventa miserabile perché loro (gli immigrati, le donne, i poveri) sono uno specchio di te.

In questo racconto, dove l'ambiente è parte integrante della storia, torna il Gorilla e come lettori ne sentivamo la mancanza.
Come è nato il gorilla? Lo ha spiegato l'autore: il Gorilla è nato dalla Voglia di raccontare la Milano underground, con un personaggio diverso da me ma nemmeno troppo distante.
Qui lo ritroviamo (la lo si capisce solo a fine racconto) dopo l'incidente avvenuto nel libro "La bellezza è un malinteso". Nel corso dei libri l'abbiamo visto invecchiare insieme a noi: ora lo ritroviamo nel più basso grado della scala sociale, a fare i lavori più umili a Milano, in un quartiere di case occupate.
Viene costretto a tornare a fare l'investigatore da una signora che ha perso la figlia a Cremona. Che forse si è suicidata o forse no.
Viene convinto ad accettare il caso col ricatto: se non accetta, la signora rivelerà a tutti chi è stato.

E per questa indagine dovrà tornare nella sua Cremona, a conoscere un allevatore di cavalli.

«Era una bella ragazza.»
«Senza dubbio.»
«Abbastanza bella da attirare il suo interesse di stallone?»
Esita. «Come ha visto sono un uomo sposato» dice poi.
«I cavalli non sono monogami.»
«Lei sta spingendo troppo avanti la metafora.»
«Forse è lei che si è spinto troppo avanti.»
Nascimbene fa un cenno ai lavoranti.
«Buttatelo fuori.»
La scheda del libro sul sito di Rizzoli.
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon.

08 giugno 2014

Uccidi il padre, di Sandrone Dazieri

Incipit
Il mondo è una parete curva di cemento grigio. Il mondo ha suoni ovattati ed echi. Il mondo è un cerchio largo due volte le sue braccia aperte. La prima cosa che il ragazzo ha imparato in quel mondo circolare sono stati i suoi nuovi nomi. Ne ha due. Figlio é il nome che preferisce. Ne ha diritto quando fa le cose giuste, quando obbedisce, quando i suoi pensieri sono limpidi e veloci. Altrimenti il suo nome è Bestia. Quando si chiama Bestia, il ragazzo viene punito. Quando si chiama Bestia, il ragazzo ha freddo e fame. Quando si chiama Bestia, il mondo circolare puzza. Se Figlio non vuole diventare Bestia, deve ricordare il posto giusto delle cose che gli sono state affidate e averne cura. Il secchio per i bisogni deve stare sempre appeso alla trave, in attesa di essere svuotato. La brocca per l’acqua deve stare sempre al centro del tavolo. Il letto deve rimanere sempre in ordine e pulito, con la coperta ben rimboccata. Il vassoio del mangiare deve stare sempre accanto allo sportello. Lo sportello è il centro del mondo circolare. Il ragazzo lo teme e lo venera come una divinità capricciosa. Lo sportello può aprirsi all’improvviso, o rimanere chiuso per giorni. Lo sportello può far passare cibo, vestiti puliti e coperte, libri e matite, oppure dispensare punizioni. L’errore viene sempre punito. Per gli errori piccoli c’è la fame. Per gli errori più grandi il freddo o il caldo atroce. Una volta ha avuto così caldo che ha smesso di sudare. E’ caduto sul cemento pensando di morire. E’ stato perdonato con un getto di acqua fredda. Era di nuovo Figlio.
Confesso, sperando anche nella clemenza dell'autore, di aver iniziato a leggere “Uccidi il padre” con un certo scetticismo. Ma come si fa a passare ad un romanzo con un killer seriale, un rapitore di bambini, il solito poliziotto che non sbaglia mai e che resiste a tutti i colpi, venendo dai racconti col Gorilla? Mi rivedevo già sotto le finestre di casa Dazieri col cartello “Ridateci er gorilla”.E invece …Invece questo romanzo è uno di quelli che ti conquista pian piano, pagina dopo pagina. Che ti obbliga a rimanere incollato alle pagine, nell'attesa di comprendere l'enigma, la chiave del mistero, e invece arriva il colpo di scena che scombussola le poche certezze che ti eri fatto prima.

Non siamo più dentro un noir metropolitano, tra i quartieri di Milano, tra spacciatori, ladri e politici corrotti. Uccidi il padre è un romanzo pieno di azione, che spazia da Milano a Cremona, la città natale dell'autore, con due protagonisti, un uomo e una donna, che devono curarsi dalle ferite del loro passato.
Colomba Caselli, giovane funzionario di polizia della Mobile di Roma, in aspettativa dopo il giorno del disastro. Un'operazione di polizia internazionale conclusa in modo drammatico i cui contorni vengono chiariti più avanti nella storia.
Dante Torre, un uomo costretto a vivere in una casa di vetro, per colpa delle fobie che gli sono rimaste addosso: è stato undici anni recluso dentro un silos, dopo essere stato rapito a sei anni.
In tutti questi anni il suo mondo è stato ridotto ad una stanza curva di cemento, dentro cui ha dovuto seguire docilmente le istruzioni e gli insegnamenti del Padre. La persona che l'ha educato, mutilando il suo sviluppo psicologico e anche il suo fisico, per punirlo delle sue disubbedienze.
Un giorno è riuscito miracolosamente a scappare da quella prigione.
E da allora vive una vita nel lusso, imprigionato dalle sue paure. 
L’orrore cominciò alle cinque del pomeriggio di un sabato d’inizio settembre con un uomo in shorts che si sbracciava cercando di fermare le auto. L’uomo aveva una T-shirt sulla testa per proteggersi dal sole e ai piedi un paio di infradito distrutti. Guardandolo mentre faceva accostare la volante al ciglio della provinciale, l’agente anziano classificò l’uomo in shorts come un “fuori di testa”. Dopo diciassette anni di servizio e qualche centinaio di alcolizzati e persone in delirio calmati con le buone o le cattive, i fuori di testa li sapeva distinguere a colpo d’occhio. E quello lì lo era senza alcun dubbio. I due agenti scesero dall’auto e l’uomo in shorts si accucciò farfugliando qualcosa. Era sfinito e disidratato, e l’agente giovane gli diede un po’ d’acqua dalla bottiglietta che teneva nella portiera, ignorando lo sguardo schifato del collega.A quel punto le parole dell’uomo in shorts diventarono comprensibili. “Ho perso mia moglie.” disse. “E mio figlio”. Si chiamava Stefano Maugeri e quella mattina era andato a fare un picnic con la famiglia qualche chilometro più su, ai Pratoni del Vivaro. Avevano pranzato presto e lui si era appisolato cullato dalla brezza. Quando si era svegliato, sua moglie e suo figlio non c’erano più. Per tre ore si era mosso in cerchio cercando senza risultati, fino a trovarsi a camminare sul ciglio della provinciale, prossimo all’insolazione e completamente perso. L’agente anziano, che cominciava a tentennare nelle sue certezze, gli chiese per quale motivo non avesse chiamato la moglie sul cellulare, e Maugeri rispose che l’aveva fatto, ottenendo solo lo scatto della segreteria fino a quando il suo telefono si era scaricato. L’agente anziano guardò Maugeri con un po’ meno scetticismo.

Colomba e Dante vengono coinvolti loro malgrado, dal capo della Mobile Rovere (e anche capo di Colomba), nel caso del rapimento del piccolo Maugeri. Un bambino scomparso mentre la sua famiglia sta facendo una scampagnata ai “Pratoni” fuori Roma. Che diventa un caso di omicidio quando viene ritrovato il corpo della madre, in una zona dal forte significato esoterico: l'assassino le ha staccato di netto la testa.
Cosa c'entra Colomba e cosa c'entra Dante?

Il procuratore Franco de Angelis era sempre troppo contento di finire sui giornali”: la pista seguita dagli inquirenti è la più semplice. Responsabile della morte della madre e della scomparsa del piccolo è il padre, che viene subito arrestato. Così la pensa il procuratore De Angelis e il vicequestore Santini del Sic (sistema investigativo centrale della polizia), suffragato dalle prove raccolte dalla scientifica. 

Ma l'ex capo di Colomba Rovere, ha un'altra idea: il piccolo potrebbe essere stato rapito da un'altra persona. Per questo le chiede di indagare discretamente sul caso, senza farsi troppo notare. E le mette a fianco, come aiutante, Dante Torre:
«C’è qualcuno che potrebbe darti una mano» disse Rovere. «Qualcuno che se tu fossi un poliziotto che tiene alla carriera non dovresti neanche avvicinare [..]«Hai mai sentito parlare del bambino del silo?»
Cos'ha di speciale Torre? Perché potrebbe aiutare l'indagine non autorizzata sul rapitore di bambini? Il bambino rapito nel silos, come lo hanno chiamato i giornali, ha sviluppato negli anni, delle doti speciali. Dovendo intuire le reazioni, violente spesso, del Padre, ha imparato a riconoscere i segnali del corpo.
Mentre studiavo il mondo fuori, scoprivo di capirne alcuni meccanismi meglio di chi vi era cresciuto. Per vedere qualcosa occorre tenere la giusta distanza da essa.[..] «E legge i segnali del corpo, come ha fatto con me.» Dante annuì. «Il mio rapitore aveva sempre i guanti e il volto coperto. Cercavo di capire dalla sua postura se stavo facendo bene o mi voleva punire.
Ma c'è un altro motivo, che lega Torre alla scomparsa del piccolo Maugeri: sul luogo del delitto viene infatti ritrovato un particolare oggetto:
«Quando mi ha preso... Quando il Padre mi ha preso, avevo con me un oggetto che avevo trovato nel prato dove giocavo. Era un fischietto da boy-scout.»[..] Spostò gli occhi su di lei. Ma non la vedeva. Stava guardando un terrore antico, immenso. «Quello» disse indicandolo.
Questo fischietto significa una sola cosa: il Padre, che tutti credevano morto (il proprietario della cascina a Cremona dove era stato tenuto segregato) è invece ancora vivo, e sta continuando a fare il suo lavoro. Prendere dei bambini piccoli e trattarli come cavie, come strumenti da plasmare secondo i suoi voleri.
Nemmeno Colomba riesce a credere a questa storia, il Padre, morto che ritorna dopo tanti anni e lascia un segnale così particolare per Torre: e se lui stesse semplicemente inseguendo i suoi fantasmi?
Ma i fantasmi in questa storia non ci sono: le indagini non autorizzate li portano a scoprire un traffico di video di bambini, video venduti su internet. Di diversi casi di bambini, dati per dispersi, i cui cadaveri non sono mai stati recuperati o riconosciuti. Bambini con difficoltà di apprendimento, bambini che venivano seguiti da medici e da un'organizzazione speciale per le cure.
E il caso di rapimento si trasforma sempre più in qualcosa di enorme. Di più grosso e più spaventoso. Qualcosa che fa paura.
Un mistero per cui, ancora oggi, si è disposti ad uccidere. E Colomba e Dante arriveranno a scoprirlo troppo da vicino, mettendo a rischio le loro vite.

Il mistero, dunque, è il primo ingrediente di questo romanzo intenso: il mistero dei personaggi, del loro passato, delle paure che si portano dentro e con cui devono convivere. Gli attacchi di panico per la poliziotta, la claustrofobia per Dante.

Il mistero del Padre: chi è il padre? Perché ha fatto quello che ha fatto? Quale è il suo vero obiettivo?
Qui si può apprezzare la “crudeltà” (in senso bouon) dello scrittore che ha centellinato piano piano tutte le informazioni e gli indizi per il lettore.
E poi l'azione, tanta azione, che è il secondo ingrediente della miscela. Azione che avrà un primo epilogo a Cremona, vicino le acque del Pò
Oltre l’argine, scorreva l’acqua del Po. Pareva insidiosa, piena di mulinelli e correnti, capace di tirarti sotto e non lasciarti più andare. Come questa storia dove siamo finiti
Ma forse, come capirete arrivando al finale, questa è una storia che non ha una vera fine …

Il video di presentazione di Sandrone Dazieri : 


Qui potete leggere i primi due capitoli, sul blog dell'autore . Qui la scheda del libro su Mondadori.
Il link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

30 marzo 2010

La bellezza è un malinteso di Sandrone Dazieri

C'è un uomo, un investigatore, a spasso per la città ...
Ecco, non è proprio vero: prima di tutto perchè l'uomo non è solo, ma viaggia assieme al "socio". Due teste nello stesso corpo (inseparabile in senso strettamente fisico): sindrome da "personalità doppia", si chiama.

E non è nemmeno vero che è un investigatore, almeno non ora. Forse non lo è mai stato veramente. Si è perfino sposato con una donna russa...
Ex leoncavallino, Il Gorilla oggi fa il consulente per una assicurazione, che gli ha chiesto di incastrare dei dipendenti di una azienda di trasporti, accusati di furti ai pacchi.
Uno di questi, Davico, scoperto si suicida, dando inizio alla storia.

"La bellezza è un malinteso", l'opera di Hirst, è al centro di questo noir, in cui nulla è come appare, la verità è ben lontana dalle prime sensazioni. Un contrasto che prosegue anche nell'ambientazione del romanzo: una Milano in cui convivono ristoranti di lusso e piccoli appartamenti che nascondono laboratori di cinesi; quartieri esclusivi e capannoni industriali abbandonati.

"Sono scappato dal mio vecchio lavoro, ho lasciato i vecchi giri, sono diventato un bravo ragazzo. Ma tutto, a parte mia moglie, a parte quello che ci diciamo io e lei quando siamo a letto assieme, a parte le giornate buone che ci prendiamo camminando per strada e pensando che non abbiamo bisogno di nient'altro, tutto mi è scivolato addosso senza lasciare tracce. Fino a oggi. Mi è bastato essere sfiorato dall'odore del sangue per ritrovarmi dentro, come un tossico del cazzo. E come un tossico mi sono dimenticato di quanto sia pericoloso spingersi oltre la linea, trasformare il lavoro in qualcosa di personale, che ti fa rischiare e stare male. Che ti fa perdere."

Sentendosi responsabile del suicidio di Davico (l'autotrasportatore), Sandrone inizia una sua indagine semi privata in cui si imbatte prima in una ragazza fragile (Elena Morganti), accusata dell'omicidio della madre e fuggita da una struttura psichiatrica. Elena ha sussurrato qualcosa all'orecchio di Davico, prima che questi si gettasse sotto il metro: perchè?
Cosa lega l'azienda di Davico, con un furto in una casa privata (da cui è stata trafugata l'opera di Hirst), rapina finita in tragedia.
Infine, viene picchiato da gente con le maschere dei Beatles. Cosa vogliono? Come han fatto a seguirlo? Cosa sanno del furto, di Elena, della sua indagine?

Per trovare il filo che lega queste morti (e questi episodi), il Gorilla è il suo socio dovranno rischiare la pelle, mettendo a rischio anche l'incolumità di chi gli sta accanto.
Fughe passando per le fogne, poliziotti corrotti, spari, botte .. Il libro non lascia un attimo di respiro, e nemmeno da modo, se non proprio all'ultima pagina, di capire cosa stia dietro tutta la violenza, il significato vero delle cose. Spesso nascosto dietro apparenze: come il Socio, stesso.

Il sito di Sandrone, e quello su Nova.ilsole24ore.
Il link per ordinare il libro su ibs.
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