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04 marzo 2024

Anteprima Presadiretta – Il salario delle donne

Lo hanno chiamato il più grande furto della storia – racconta Iacona nell’anteprima della puntata che trovate sui vari canali social – i ladri siamo noi e le derubate sono le donne, che vengono pagate meno degli uomini e fanno una fatica enorme a fare carriera.

A Linea Notte il giornalista ha anticipato alcuni punti: “La puntata di stasera sarà un’ora e mezza di reportage da tutta l’Italia, da vari paesi in Europa, per capire quali siano i meccanismi che schiacciano il lavoro della donna al punto che c’è ancora questo scandalo, che le donne in tutti i posti di lavoro, quelli più alti e quelli più umili, anche in quelli più strutturati come può essere una fabbrica metalmeccanica, guadagnano di meno. Cosa comporta questo per la società? Viviamo in un mondo più ingiusto, meno ricco, meno bello da una parte e dall’altra, proprio adesso che si fa propaganda politica sul corpo delle donne, perché le si dice che devono far figli, possibilmente italiani, non sia mai che ne arrivano troppi di stranieri, mai come in questo momento avere un figlio è diventata una colpa. Neanche nella società patriarcale succedeva questo, almeno questo, fare i figli, rimaneva un valore per la donna”.



Uno studio della FIM CISL del 2022 realizzato per la prima volta su un campione di 701 aziende metalmeccaniche ha rivelato un dato scioccante: le operaie ricevono meno premi di produzione superminimi rispetto ai loro colleghi uomini, il 15% in meno che arriva addirittura al 43% in meno nelle aziende senza il sindacato. Sono in media oltre 600 euro in meno l’anno.
“Perché la donna è più soggetta ad assentarsi sul lavoro per dedicarsi alla famiglia, in quel caso non è che non stava venendo a lavorare ma non fa nulla, no sta dando socialmente un contributo elevatissimo” racconta a Presadiretta Arianna Malandra delegata Fim Cisl.

“La verità è che per le donne, soprattutto se decidono di avere figli, la progressione di carriera va verso un imbuto inesorabile.”è il commento dell’economista Azzurra Rinaldi.


Ma questo del gap salariale è un problema non solo italiano: Presadiretta racconterà della protesta dell’ottobre 2018 a Glasgow in Scozia, quando scioperarono le dipendenti del comune. 10 mila donne avevano incrociato le braccia per due giorni bloccando i lavori nelle scuole, negli asili nido e nell’assistenza domiciliare: protestavano perché i dipendenti uomini del comune guadagnavano 3 sterline in più l’ora. Dopo un decennio di battaglie il comune di Glasgow deve ora pagare 770 milioni di sterline alle 19 mila donne che negli anni hanno fatto causa, per saldare il mancato guadagno. La stessa cosa sta succedendo in altri 20 comuni della Gran Bretagna, come Birmingham, la seconda città del Regno Unito, nel secolo scorso capitale dell’industria britannica. Si trova nelle Midlands occidentali e ci vivono quasi 1 milione e duecento mila persone, la metà ha meno di 25 anni. Qui le dipendenti che negli anni hanno fatto causa al comune sono circa 20 mila: il contenzioso è iniziato nel 2008 quando un primo gruppo di donne si era rivolto al tribunale.

Una di loro si chiama Sally Maybury, ed è stata una delle prime dipendenti del comune a fare causa, ora è in pensione ma è una attività del sindacato GMB: “È stato un vero shock scoprire che noi donne venivamo pagate meno dei nostri colleghi uomini.”

Anche nel mondo dell’università, che dovrebbe essere più aperto ai cambiamenti, prevalgono ancora dei pregiudizi sulle donne: le telecamere di Presadiretta sono entrate dentro una delle aule della facoltà di ingegneria di Pavia, ad assistere ad una delle lezioni del professor Alessandro Reali, dove insegna scienza delle costruzioni, dirige il dipartimento di ingegneria civile e architettura. I suoi studenti diventeranno ingegneri civili e ambientali: tra i banchi a seguire la lezione ci sono poche ragazze, lo confermano anche i numeri che il professore riporta. Nel ramo di elettronica ci sono percentuali ancora più basse 13-15%, in questo ramo civile siamo in media, al 20-25%: studiare ingegneria nel 2024 è ancora considerata una facoltà per maschi.

Lo raccontano le stesse studentesse: “quando esprimevo la mia propensione per ingegneria mi dicevano perché non fai infermiera oppure altri percorsi più ‘femminili’..”.

Un’altra racconta che è stato proprio il padre a farle il primo discorso: “mi aveva chiesto perché? - di solito questa è una scelta per maschi..”.

Ovviamente agli studenti maschi questi discorso non sono mai stati fatti.

Ma non va meglio nel mondo dello sport: il servizio racconterà la storia della Geas, una società di Sesto San Giovanni che ha scritto la storia del pallacanestro in Italia, nel suo palmares ci sono 8 scudetti, una coppa Italia e una coppa campioni e oggi è ai primi posti del campionato in A1.
Per gestire le partite della squadra servono 20 persone – racconta l’head coach Cinzia Zanotti – per montare e smontare il campo: “molte volte mi chiedo, ma se noi fossimo una squadra di basket maschile a Sesto San Giovanni, ci lascerebbero in questa palestra”. Perché si allenano e giocano in una palestra in condivisione con una scuola.
Il campionato maschile gode di vantaggi che le donne si sognano: loro di devono accontentare della palestra di questa scuola e non si tratta dell’unica disparità.

“La prima disparità riguarda lo stipendio” spiega Valeria Trucco, una giocatrice della squadra, “perché ci sono ragazzi che giocano in serie C che prendono duemila euro al mese mentre ci sono ragazze in A1 che ne prendono 700 di euro”

La scheda del servizio:

La disparità di genere inizia dallo stipendio. In Italia le donne guadagnano in media 8 mila euro in meno all'anno rispetto agli uomini, secondo l'Osservatorio sui lavoratori dipendenti del settore privato dell'Inps. PresaDiretta affronta la questione salariale femminile attraverso il racconto delle operaie, delle libere professioniste, delle studentesse e anche delle sportive che devono fare i conti con stipendi più bassi e la carenza di strutture a disposizione delle lavoratrici. La mancanza di una politica di sostegno adeguata fa sì che le donne vengano considerate ancora oggi cittadine di serie B. E non solo in Italia, anche nel resto d'Europa. In Gran Bretagna, ad esempio, dove oltre 50 mila lavoratrici hanno fatto causa all'azienda per discriminazione salariale. Una disparità che indebolisce l'economia di un Paese; è stato dimostrato infatti che una retribuzione paritaria rende più ricca l'intera Nazione. Inoltre dietro i casi di violenza sulle donne il più delle volte si ritrova la mancanza di indipendenza economica delle vittime. Non avere un proprio reddito rende molto difficile per le donne lasciare il compagno violento.
La violenza economica è la forma di violenza più subdola e difficile da riconoscere. Il gender pay gap viene ormai studiato in tutto il mondo. A Presadiretta l'intervista a Claudia Goldin, professoressa all'Università di Harward, la prima donna a vincere il premio Nobel in economia da sola, senza averlo dovuto condividere con un uomo.
"Il salario delle donne" è un racconto di Riccardo Iacona, con Elena Stramentinoli, Cesarina Trillini, Sabrina Carreras, Eugenio Catalani, Fabio Colazzo, Matteo Del Bò, Alessandro Marcelli.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

26 settembre 2023

Presa diretta – Inflazione la tassa ingiusta

C’è il paese degli slogan, dell’Italia che è tornata paese autorevole, dell’invasione degli immigrati. E c’è anche l’Italia coi problemi di salari bassi, di bollette più care, dei cittadini che devono capire se pagare le bollette o mangiare.

I rincari sono cominciati prima di questo governo, è corretto dirlo: sono partiti con la fine del Covid e poi sono esplose con la guerra in Ucraina.
Ci sono pensionati che pure prendono 1600 euro al mese ma che non stanno pagando le bollette: si riscaldano con le stufette a metano, altri, quelli con pensioni più basse, nemmeno quello.
Michele, il pensionato di Torre Annunziata intervistato da Presa diretta, racconta che il suo inverno 2022 è stato il peggiore di tutti: è stata un’economia di guerra, se le bollette dovessero crescere ancora molte famiglie andrebbero in crisi in queste zone.
Con 564 euro di pensione, è più pericoloso il rincaro delle bollette che non tenere le bombole del gas in casa: in Campania nel 2021 sono 270mila le persone che non sono riuscite a pagare le bollette nell’energia e i provvedimenti dei governi Meloni e Draghi non sono stati sufficienti, perché l’innalzamento dei prezzi è stato troppo elevato.
Il comune di Napoli ha messo in campo un bonus per l’energia: è stato un contributo una tantum, non ha risolto il problema, al comune sanno che ora siamo punto e a capo, l’emergenza non è finita e il prossimo autunno, racconta l’assessore Trapanese, sarà pure peggio senza il reddito di cittadinanza.

Senza reddito di cittadinanza che alternative ci sono? Le persone si rivolgono alla Caritas a Napoli, come a Milano al Pane Quotidiano, per avere un aiuto.
Sta crescendo il dislivello tra persone ricche e povere – raccontano dalla Caritas – ognuno deve dare il suo contributo. Nel frattempo ogni giorno i disoccupati a Napoli sono scesi per strada a manifestare contro questa situazione: siamo anche noi ad un passo dalla rivolta come in Francia?

Come mai i prezzi sono cresciuti?

Sono giustificati i rincari oppure c’è qualcuno che ci sta marciando sugli utili e sugli extra profitti?
A fine estate 2021 il gas è cresciuto di 4 volte tanto, per capire come mai Presadiretta è andata alla piazza di Amsterdam dove si stabilisce il prezzo del gas: come ha spiegato Alessandro Volpi, professore a Pisa, i rincari sono legati alle speculazioni della finanza, che ha scommesso sui rincari futuri del gas, i contratti futures piazzati dalle banche, dalle assicurazioni e dai fondi di investimento.

Questa mole di contratti speculativi ha fatto crescere il prezzo del gas, anche in Italia dove Eni ed Edison hanno intascato enormi profitti, che il governo Monti ha cercato – male – di tassare.
Le compagnie energetiche hanno bloccato la legge, spiegando come fosse fatta male: le aziende hanno versato 2,7 miliardi anziché 11 miliardi preventivati.
Il governo Meloni ha rinunciato ad incassare 8 miliardi di tasse, archiviando la tassa di Draghi e creandone una nuova, tassa di solidarietà: ma la norma sugli extraprofitti fatta dal governo Meloni ha scadenza 30 novembre, al momento sono stati versati solo 82ml al posto dei 2 miliardi.
Eni, Edison, Snam hanno pagato i maggiori dividendi, sulle spalle degli italiani?

Ma è cresciuto il prezzo del pollo, della carne, delle uova, degli ortaggi, della frutta, della pasta: lo racconta Assoutenti, associazione no-profit a difesa dei consumatori. Si parla di 1000 euro a famiglia, secondo una stima dell’associazione.
Ci sono poi i maggiori costi di alberghi, voli: non è stata colpa degli alberghi, si difende l’associazione di categoria, colpa dei rincari energetici dice Francesco Bechi.

Come mai l’imprenditore non sceglie di abbassare i profitti, dunque? Il prezzo lo fa il mercato, conclude il presidente di Federalberghi.
I prezzi oggi crescono più lentamente, ma il prezzo potrebbe non sempre tornare ai valori pre inflazione: ma non è solo colpa di energia e della guerra, il direttivo della BCE ha raccontato di come i profitti delle aziende hanno inciso sull’aumento dei prezzi. Ovvero l’aumento dei prezzi di produzione è stato scaricato sui consumatori finali: stiamo assistendo ad una inflazione da profitti, gli utili netti delle aziende è cresciuto del 53% - racconta Matteo Gaddi a Presa diretta.
Quali settori hanno registrato maggiori profitti nel 2022? L’agroalimentante ha realizzato il 20% in più di utili, ad esempio.

Il comune di Terni ha lanciato una campagna di sensibilizzazione sul tema dell’inflazione: è bastato scriverlo nero su bianco che il prezzo del pane si alzava troppo, per farne diminuire il prezzo. È successa la stessa cosa a Verona. Alla fine basta che le istituzioni facciano le istituzioni, al servizio del cittadino e non di altri interessi particolari: basta informare le persone quali sono i prodotti stanno crescendo e quali meno, per dare tutte le informazioni su come comporre il carrello della spesa.

Il ministro Urso ha lanciato il patto anti inflazione: ma sono tante parole e pochi fatti, come riporta sempre il servizio di Presadiretta.
Il patto stipulato con diverse associazioni di categoria è considerato poca cosa dai sindacati: non basta chiedere alle imprese di mettersi la mano sulla coscienza.

Secondo il patto, alcuni prodotti saranno venduti ad un prezzo calmierato: i primi ad aderire al patto sono stati i distributori, ma questi chiedono che siano coinvolti anche i produttori.
Si stima un risparmio fino a 150 euro a tre mesi, ma rischiamo che tutto diventi una bella operazione di marketing per i supermercati, per soli tre mesi all’anno.

C’è poi il bonus benzina, ma solo per i più indigenti, le famiglie che hanno la carta “Dedicata a te” che ha sostituito il reddito di cittadinanza.
La norma sull’esposizione dei prezzi per i gestori è diventata solo l’ennesimo compito da svolgere, pena ammende: le persone nemmeno li vedono i cartelli.
A febbraio scorso il governo ha rinunciato a tagliare le accise, perché quei soldi servono per altre misure pianificate.

Anche sui voli aerei, per il tetto sul prezzo, il governo ha dovuto fare marcia indietro: quello su Ryan Air è stato considerato un decreto spazzatura, che alla fine ha tagliato dell’8% i voli verso la Sardegna.

Anche la Commissione Europea ha fatto le pulci al decreto sul caro voli: rischiavamo una procedura di infrazione in sede europea, così Urso rilancia con un nuovo decreto senza alcun tetto alle tariffe, ma con più potere all’antitrust.

L’economista Stagnaro, dell’istituto Bruno Leoni, usa la metafora del fumetto per raccontare questa situazione, occorre aumentare l’offerta per abbassare i prezzi delle tariffe, ma il governo sta andando in direzione contraria, pensando a quanto stato fatto con le concessioni balneari.

Il peso dei salari
La BCE ha contrastato l’inflazione aumentando il prezzo del denaro, ma questa politica monetaria non ha portato a benefici per il paese. Secondo Pasquale Tridico non basta aumentare il costo del denaro, questa politica incide negativamente sulle famiglie povere, c’è il rischio di una nuova recessione, cala la produzione industriale.

Si deve mettere in campo una politica dei redditi strutturale – continua Tridico: i salari non sono cresciuti in alcun settore, si deve puntare al salario minimo per contrastare il lavoro povero.

Lavoratori che prendono salari sotto la soglia di povertà: persone che lavorano nel settore della sicurezza come i vigilantes, che con 1100 euro al mese sono costretti ad “arrotondare” per far fronte al caro spese, sperando sempre di non ammalarsi.

C’è poi il settore dei servizi (fiduciari), persone che lavorano per 4 euro l’ora: così alcuni di loro hanno fatto causa al datore di lavoro, come Aurelio Bocchi, che a Presadiretta racconta che “è solo una bomba ad orologeria” ancora pochi anni e arriveremo ad una rivolta come in Francia.

Il governo dovrebbe supportare la contrattazione collettiva, ma lo Stato è il primo a non firmare i contratti pubblici: ci sono funzionari assunti per il PNRR che si ritrovano a lavorare per 1700 euro al mese, pur avendo una professionalità alta. Alcuni dei professionisti assunti per lavorare al ministero per il PNRR che hanno rinunciato, perché vivere a Roma con 1700 euro non è facile e questo mette a rischio anche lo stesso PNRR.

La rivolta in Francia

La riforma delle pensioni (con l’innalzamento dell’età pensionabile e la perdita di diritti sul lavoro) di Macron è stata solo la ciliegina: prima c’è stato il rincaro della benzina e il lavoro povero.
Contro la riforma si sono mobilitati studenti, operai e i sindacati: il progetto di riforma è stato giustificato col fatto che l’attuale sistema non era sostenibile, dunque il governo ha alzato l’età della pensione, fino a raggiungere i 64 anni nel 2030.

Le sinistre si sono opposte alla riforma: il sistema pensionistico non è in default, la riforma si basa su una previsione, su una stima, e il governo ha imposto la riforma senza discuterla.
Alla fine la legge è passata senza alcun passaggio in Parlamento, un processo ritenuto costituzionale, ma che dal punto di vista politico è considerato un errore.

Con questa riforma i ceti più alti, i laureati non pagheranno alcun dazio, vanno già in pensione a 64 anni, sono penalizzati i salari bassi e le persone che hanno iniziato presto a lavorare.

Sono persone che svolgono lavori pesanti, logoranti, in condizioni rischiose: la loro aspettativa di vita è inferiore a quella dei manager, ad esempio, col rischio di non vederla nemmeno la pensione.

Secondo uno studio dell’OFCE, l’inflazione in Francia è destinata a rimanere alta e questa colpirà di più le fasce medio basse, facendo aumentare le disuguaglianze.
In Francia l’1% della popolazione detiene il 25% della ricchezza: la crisi dovrebbero pagarla prima i ricchi, eppure Macron ha eliminato la tassa patrimoniale sui super ricchi.

Basterebbe abbassare i soldi di stato concessi come contributi alle aziende private, come la Total, bisognerebbe imporre alle donne lo stesso salario dato agli uomini: sono tante le proposte dei partiti di opposizione, ma il governo non le ha ascoltate.

Il governo ha cercato di impedire le manifestazioni spontanee dei cittadini fatte con le pentole, le casseruole, usando la leva della legge anti terrorismo.

Anche gli studenti si sono uniti alle manifestazioni, le università sono state occupate: la riforma di Macron sulle pensioni è solo la punta dell’iceberg, perché in questi mesi sono alzate le tasse per studiare, sono stati tolti buoni pasto, si è precarizzato il lavoro.

La protesta ha avuto il culmine il 1 maggio, per una manifestazione che è stata molto partecipata ma anche con molti episodi di violenza, cariche, scontri, incendi, feriti.

I sindacati, come la CGT, ha deciso di andare avanti con la lotta: i lavoratori della EDF hanno iniziato a bloccare i reattori della più grande centrale nucleare, causando un danno per l’azienda.

Sono apparsi novelli Robin Hood che hanno allacciato l’energia per le famiglie che non possono pagare le bollette e staccato quelli dei politici che hanno appoggiato la riforma.

Una lotta di classe, con risvolti anche penali che però al momento non ha bloccato la riforma ma che, come sostiene l’esponente di sinistra Melenchon, è servita a creare una mobilitazione popolare, di massa, contro il modello liberale.
Questa massa deve cercare il suo spazio a sinistra, ma nel frattempo a crescere nei sondaggi al momento è l’estrema destra di Le Pen.

Come in tutta Europa, la destra sta crescendo, sfruttando i suoi temi dalla sicurezza all’immigrazione, facendo la lotta all’Unione Europea da sostituire con una alleanza tra paesi europei.

Questa destra sta facendo una battaglia contro il Green New Deal, contro le leggi che limitano i pesticidi in Europa e in Italia: eppure l’uso dei pesticidi in Veneto, nelle terre del Prosecco ha causato danni all’ambiente e alle persone.

Il boom del Prosecco è stato facilitato da ingenti sussidi pubblici e oggi copre un giro d’affari da 3 miliardi di euro: ma la vite del Prosecco è poco resistente e ha bisogno di più trattamenti.

Le persone che vivono vicine alle viti sono preoccupate, chiedono di sapere quali sono i prodotti fitosanitari usati, perché temono per la loro salute.

14 febbraio 2022

Anteprima Presadiretta – per un salario minimo

Alessio è un ragazzo milanese che lavora (o lavorava, forse) in un ristorante. La scorsa settimana, l’ennesimo insulto da parte di un cliente ha fatto da detonatore: ha deciso di andare mostrare e sfogare l’esasperazione sul lavoro direttamente a San Siro, con un’invasione poi placcata in modo aggressivo dagli steward.

Perché il mondo del lavoro oggi in Italia è anche questo: non c’è un posto dove denunciare gli abusi, le situazioni di sfruttamento, o quanto meno il percepito da parte delle persone è questo.

L’Italia, recita la Costituzione all’articolo 1, è una Repubblica fondata sul lavoro: ma è anche il paese dove, secondo i dati dell’Inail, da gennaio a dicembre 2021 ci sono stati 1221 infortuni mortali sul lavoro, una media di 3 al giorno, uno ogni 8 ore.
Racconta a Presadiretta l’ingegnere della sicurezza Marco Palombarini che sul lavoro negli ultimi 15 anni sono morte 15mila persone e negli ultimi 30 anni i dati non sono migliorati, si parla di 50mila morti, ci sono poi i morti non conteggiati nelle statistiche Inail, abbiamo i morti per le malattie professionali, che sono altrettanti, ci sono centinaia di migliaia di infortuni gravissimi. Una strage.

“Noi abbiamo 1,8 milioni di aziende in Italia e abbiamo circa 3-4mila ispettori del lavoro [sono poco più di 4mila] che si occupano di tutto, non solo dei controlli: è stato calcolato statisticamente che un’azienda può subire un controllo ogni 11 anni e mezzo. Io mi chiedo se dobbiamo affrontare questo oceano infinito pensando che questi poveri ispettori risolvano il problema.”

Aveva fatto scalpore, per la sua giovane età, la morte di Luana D’Orazio, stritolata dentro un macchinario dell’azienda tessile dove lavorava a cui, per massimizzare la produzione, erano stati bloccati i meccanismi di sicurezza. Con quei meccanismi attivi, cioè, Luana sarebbe ancora viva: “non ci devono essere altre Luana” racconta a Presadiretta la madre “la gente che incontro e che lavora in queste fabbriche mi dicono ‘ma qui è stato sempre così’.”

Le morti sono inaccettabili: siamo tutti d’accordo, è un tema che è stato toccato perfino dal presidente rieletto Mattarella nel suo discorso alle Camere riunite: “dignità è azzerare le morti sul lavoro.”

A morire di più sono i lavoratori a tempo determinato, quelli che lavorano nei subappalti: dietro ogni morte, ci dice il conduttore Iacona, c’è la perdita del valore e del significato del lavoro. E anche il fatto che il lavoro sia l’unica variabile con cui si fa la competizione commerciale nel mondo intero, lavorare di più, senza contratti, senza sicurezza è anche pagati di meno.

Uno scandalo per un paese che pretende di essere l’ottava economia al mondo.

Ma il mondo del lavoro oggi, nei mesi in cui la politica, il governo, raccontano di un’uscita dalla pandemia, c’è anche il problema dei licenziamenti “selvaggi”, ovvero quelli dove si spersonalizza il rapporto umano tra dirigenti, proprietari e forza lavoro, cioè persone.

Succede questo perché si è finanziarizzata l’impresa, mettendole dentro fondi speculativi che si preoccupano dell’ora e adesso e non possono aspettare tempi migliori.

Come successo allo stabilimento di Ceriano (MB) della Gianetti Ruote, ceduto al fondo tedesco Quantum Capital, che in tre anni hanno affondato la Gianetti.

Oggi lo stabilimento è chiuso, i suoi dipendenti sono stati lasciati soli, abbandonati, lasciati a casa con una mail: “vuol dire che il valore del loro lavoro non vale più” è il commento del delegato Fiom CGIL Pietro Occhiuto.

A Ceriano per la Gianetti, come alla GKN di Campi Bisenzio è emerso il vero volto della finanza che sta dietro a parte del mondo dell’industria: non guarda più all’economia reale, cioè l’investimento per far crescere il rapporto che esiste tra soldi e produzione – spiega a Presadiretta Anna Maria Romano di Finance Watch – ma semplicemente fra soldi e soldi.

“Si passa da quella che era la tradizionale equazione denaro – merce - denaro ad un’equazione completamente differente che significa denaro – denaro – denaro.”

La finanziarizzazione ha portato anche, come altro effetto collaterale, al fatto che l’Italia è l’unico paese OCSE dove i salari sono diminuiti in questi anni. Salari da fame, anche per lavori qualificati: vi ricordate quando Calenda, da ministro, si vantava del fatto che gli ingegneri italiani costassero meno dei colleghi europei? Una gaffe l’aveva definita Repubblica, ma quella del ministro del governo renzi era una chiara strategia comunicativa nonché una chiara visione politica di quello che doveva essere il mondo del lavoro moderno.

Il far west dei contratti, i salari bassi, l’assenza di un salario minimo.


Presadiretta ha intervistato la ricercatrice Marta Fana, autrice di un saggio “Basta salari da fame”: ai giornalisti racconta di come, in questi anni, il mondo del lavoro sia stato destrutturato da tante riforme del lavoro (dalla riforma Treu, alla Legge Biagi del governo Berlusconi, per passare alla riforma Fornero al Jobs Act di Renzi): si tratta di riforme che “hanno svalutato sia i diritti e la stabilità lavorativa ma hanno anche trasformato i lavoratori in un costo variabile, da assumere per poco tempo per farli cambiare quando c’è domanda e dismetterli man mano che la domanda calava. Questo ha fatto sì che abbiamo un tessuto sociale sempre più vulnerabile, ma anche più povero. ”

I dati elaborati dall’OCSE parlano chiaro: dappertutto i salari sono cresciuti, in alcuni paesi come Lituania, Estonia e Lettonia anche del 200%, persino in Grecia sono cresciuti del 20%, nonostante il default del 2008. L’unico paese dove le paghe hanno avuto una flessione è l’Italia, col -2,9%. I nostri lavoratori sono diventati più poveri.

Questo è il paese dove le persone, con contratti regolari, con tanto di laurea, guadagnano 5 - 6 euro all’ora: se i salari sono avari, abbondiamo in numero di contratti, al CNEL ne sono registrati ben 985. Molto sono “contratti pirata” che servono alle imprese che li applicano per avere un vantaggio pagando salari più bassi, col risultato di avere, sempre in Italia, un terzo dei lavoratori sono da considerare “lavoratori poveri”: sono i dati ISTAT a dirlo, 5 milioni di persone che guadagnano meno di 10mila euro l’anno, vuol dire uno stipendio medio di appena 830 euro al mese.

Sono stipendi con cui non si riesce a vivere, non si riesce a farsi una vita propria, lontano dai genitori.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.


31 gennaio 2017

Presa diretta – salari da fame

Il faccia a faccia con Toni Servillo: un attore che non ha mai lasciato la scena teatrale nemmeno dopo i successi al cinema. Ora a Milano sta rappresentando Elvira, un'opera ambientata nella Parigi occupata dai nazisti, un'opera di Juvet.
Un maestro duro con l'allieva e con sé stesso, che devono rappresentare un'altra opera: niente musiche, solo i dialoghi e l'azione degli attori.
Juvet riteneva che il teatro era il modo per orientarci nella vita: oggi ho la sensazione che questo sia un lavoro un po' prostituito, un qualcosa che non mette in gioco se stessi per perdersi in questa avventura quotidiana, non legata all'ecletticità del funambolo.
Juvet dice ai giovani: voi avrete capito qualcosa quando capirete ciò che siete, in base a ciò che fate. Si va oltre il teatro e si entra nella moralità.
Il teatro, attraverso il massimo della finzione, permette di trovare il massimo dell'autenticità.
Qualcosa che vale per tutti i mestieri: è una battaglia contro la mediocrità, il teatro deve far male, in termini di dedizione al lavoro.
Serve del tempo per fare un lavoro, nel modo migliore: è una cosa quasi eretica oggi, dove il risultato del lavoro deve essere rapido. Ai ragazzi si da l'angoscia del risultato subito, altrimenti sei fallito.
Oggi si insegna che il fallimento è un dramma, quando invece un fallimento insegna a migliorare.
L'abbassamento dei modelli, la mediocrità dei talent, lo spettacolo di una finta disperazione, un analfabetismo culturale e sentimentale.

Il teatro mette al centro la parola, al teatro non si parla inutilmente, è l'opposto dei messaggi che ci attorniano tutti i giorni.
Il teatro in un periodo in cui c'è l'ipertrofia dell'io, accresce il noi, qualcosa di importante per la civiltà.
Nel nostro paese c'è una relazione tra la cultura e un capitolo di spesa inutile: ci sono città europee che investono quanto lo Stato italiano in un anno.

Il lavoro che mi tiene in bolla è il teatro, posso poi scegliere il cinema, facendo opere con registi alle prime armi: non considero il teatro come anticamera del successo.
Quando la sceneggiatura è perfetta, significa che hai fiducia nel racconto, apri le vele e vai – è una frase presa da una intervista a Clint Eastwood.

Il prossimo film sarà con Donato Carrisi e poi Geppetto nel film di Garrone.
Buon compleanno Toni Servillo!

Salari da fame – l'Italia è il paese dove il lavoro vale di meno. Un confronto tra l'Italia e la Svezia, dove i salari crescono ogni anno.
L'acqua privata: in Sicilia l'acqua è stata privatizzata due volte, ai cittadini l'acqua costa di più e il servizio è pessimo. Nonostate il referendum del 2011.

Salari da fame
1572 euro lo stipendio medio in Italia
1050 euro la soglia di povertà

Ieri sera Presa diretta parla di stipendi, nell'inchiesta di Elena Stramentoli: oggi chi parla più di stipendi in questo paese? Oggi parlare di soldi è tabù, basta avere un lavoro, contentarsi.
Marchionne: 54ml
Ferrario 11 ml
Mangoni 53ml
Descalzi 3ml

Alcuni dei manager delle società quotate in borsa, intascano stipendi milionari a prescindere dai risultati, come l'AD di Banca popolare Vicenza Iorio.
L'Italia è un paese dove i ricchi possiedono il 69% della ricchezza nazionale, dice Oxfam: l'aumento degli stipendi è in ritardo rispetto all'aumento della redditività.
In Italia l'11,5% è a rischio povertà, nonostante un lavoro: arrivano con molta fatica a fine mese.

Forlì, stabilimento Marcegaglia: si lavora in condizioni difficili, qui.
Nel 2012 l'azienda ha stabilito che i nuovi assunti dovevano prendere un salario inferiore, un salario di ingresso che non prevede indennità di turno, 14 esima né fissi e variabili.
1122 euro per un operaio al primo lavoro
1500 euro lo stipendio di un operaio assunto da qualche anno.
Si creano lavoratori di serie A e B.

Laboratorio Ikea a Torino: molti qui lavorano a part time, anni fa era un lavoro bello.
L'anno scorso l'azienda ha deciso di incidere sul salario, dopo un referendum: riduzione dei festivi, riduzione del costo per lavorare la domenica, per equiparazione coi negozi (al ribasso).
I dipendenti hanno perso 1500 euro lordi l'anno: lo stipendio part time è di 1100 euro e non si vive facilmente con questi salari.

Porto Marghera: sede Fincantieri, si costruiscono grandi navi nel cantiere, dove lavorano 5000 persone.
Molti lavorano con le ditte in appalto, con orari da 10 ore al giorno: molti di questi si sono fatti intervistare in anonimo, per non avere sanzioni.
Raccontano di un lavoro faticoso, per 9-10 ore, con scadenze a breve, rischi infortuni, senza controlli o con controlli fittizi.
I vestiti non sono ignifughi, dicono, la mensa per i lavoratori in subappalto non esiste: lo stipendio è 5-6 euro l'ora o anche meno.
Si chiama paga globale: il lavoratore non avrà tredicesima e nasconde una frode contributiva, perché si paga di meno delle ore lavorate.

Le cose non vanno meglio per i professionisti: a Roma alla sede degli ingegneri, la giornalista ha ascoltato altre storie.
Dal 2008 al 2016 si è passati da 43mila a 31mila euro l'anno: l'ingegnere alle prime armi prende anche meno, 15 mila euro.
Gli ingegneri hanno preparato una brochure in risposta a quella del governo, “invest in Italy” dove il governo si vantava pure dei bassi salari.
Vergogna.
Un ingegnere guadagna 38mila euro in Italia dice il ministero: sono i meno pagati d'Europa, dice la carta. Così si vogliono attrarre investimenti?

Cantiere della scuola di Rubo di Puglia: qui lavora un archeologo, per i reperti ritrovati sotto il cantiere, ma non è assunto né dalla scuola né dalla soprintendenza.
La media per gli archeologi è al limite dei 15mila euro l'anno: si devono cumulare più lavori per arrivare ad un reddito dignitoso.

Stipendi non adeguati all'aumento del costo della vita: il potere d'acquisto degli italiani è diminuito del 28%, dice Codacons.

I ragazzi di Foodora: le consegne del cibo le fanno dei ragazzi, considerati dei liberi professionisti dall'azienda, con le loro bici e il loro smartphone.
Ma devono rispettare orari e turni: una sorta di caporalato digitale, poiché devono aspettare una chiamata via mail o messaggio.
I fattorini sono pagati poco, nemmeno 5 euro l'ora: 3,6 euro a consegna, a cottimo.
È un lavoretto, si fa in attesa di qualcosa di meglio, dicono: ma qual è il confine tra lavoro e lavoretto? Quale il confine tra lavoro e sfruttamento?
Enrico è uno dei ryders di foodora: consegna pasti con qualsiasi tempo, un turno di lavoro può costare anche 10km in bici.

Alessio Biondino è un infermiere la cui esperienza lavorativa è un'odissea di sfruttamento, quello dentro il settore dell'assistenza, nel 118
- 800 euro a nero per 54 ore di lavoro a settimana
- 1000 ore in nero, tutti i giorni
Queste le offerte che ha ricevuto, partite iva mascherate, controlli che non ci sono.

Lavori a nero anche a Napoli: qui c'è il record di lavoro nero, in tutti i settori, anche negli asili nido.
Maestre assunte in asili privati, con 20-25 bambini, che devono lavorare tutto il giorno, a 300 euro.
Se succede qualcosa? Si prendono una grossa responsabilità.

In Italia ci sono oltre 3 ml di lavoratori in nero, dice la CGIA di Mestre: un pil parallelo che vale 77 mld di euro.

I voucher: la nuova frontiera del lavoro.
È stato introdotto nel 2003 per i lavori occasionali, entrano in vigore nel 2008 ed eplodono con la Fornero.
Letta elimina il requisito dell'occasionalità, infine Renzi ha innalzato la soglia massima del lavoro, a 7000 euro.
Dovevano tirare fuori dal nero, tutti i lavori occasionali: questo è quello che raccontava Poletti difendendo i voucher.

Giuliano lavora coi voucher dal 2014, da quando è stato licenziato: fa turni pesanti, nei ristoranti, con parte delle ore a nero. I voucher coprono solo una parte del lavoro: si ricatta la persona, se non ti sta bene vai via che tanto ci sono altre persone disposte a lavorare così …
Sono mai venuti i controlli, a Pisa? Mai.
La giornalista ha girato molti locali, raccogliendo le stesse storie: meglio che niente, i voucher, .. in Italia è così, non si può campare ..

Veneto: nelle campagne dove si produce il vino, trovi altri lavoratori a voucher.
Anche se spesso i lavoratori sono pagati su carta, con dei pizzini: nemmeno i voucher qui, solo carta buona per il bagno.
Il voucher si tira fuori solo se c'è un controllo: il nero non è affatto diminuito coi voucher, anzi.
O ti accontenti o non mangi – dicono i lavoratori nell'agricoltura: il lavoro non vale niente, meno che niente. Siamo tornati alla schiavitù.

La Consulta ha dichiarato ammissibile il referendum sui voucher: le posizioni dei sindacati non sono uguali, la CGIL chiede l'abolizione mentre la Cisl chiede una loro revisione.

Qual è il valore del lavoro?
La svalutazione del lavoro la stanno pagando le generazioni più giovani.
Si lavora di più e si guadagna di meno: in Europa Mc Kinsey ha confrontato gli stipendi.
Dal 2008 i redditi sono diminuiti per il 97% degli italiani: al polo opposto c'è la Svezia, dove l'80% della popolazione ha visto i propri stipendi aumentare, nello stesso stipendio.

In Svezia la parola sindacati non è considerata un'offesa.

Il viaggio in Svezia di Riccardo Iacona: si incontrano molte famiglie giovani, a Stoccolma. Qui pure è arrivata la crisi, ma sono usciti in fretta e oggi la crescita del PIL è al 4%.
Lo stipendio medio è 55mila euro: i soldi in tasca per spendere ci sono, e sono soldi che arrivano grazie all'impegno dei sindacati.
I lavoratori sono molto sindacalizzati, in tutte le categorie: si sfiorano percentuali bulgare nel pubblico, quasi l'80%.
I sindacati hanno un ottimo rapporto con gli imprenditori, tutti puntano allo stesso obiettivo della competitività, collaborano bene col governo senza dover scendere in piazza.
Non sono parte del problema ma una risorsa: tutti assieme si assumono le responsabilità, per un futuro migliore.

Nella TV pubblica svedese: sedi moderne, il trionfo della tecnologia, i 2100 dipendenti della tv sono nella quasi totalità iscritti al sindacato della TCO.
Più siamo e più siamo forti: hanno ottenuto il 2,2% in più, rispetto all'anno passato e si lamentano per aver ottenuto poco.
Ma i soldi sono solo una parte: i sindacati sono nel consiglio di amministrazione della TV e possono discutere di investimenti e di direzione strategica.
Il piano di digitalizzazione, previsto dall'azienda prevede degli esuberi? I sindacati si siedono al tavolo con le loro idee per trovare una soluzione che siamo migliore per tutti.
Niente scioperi, niente manifestazioni. Si lavora insieme, questo è il messaggio.

Altra realtà visitata da Iacona, quella di un ospedali a Stoccolma: anche qui i sindacati sono presenti e riescono ad ottenere salari più che dignitosi (un medico appena assunto prende 3000 euro) e con meno contratti a tempo determinato.
La SACO difende i diritti delle persone più istruite, quelle che hanno studiato di più, devono meritare di più, per vincere le sfide della globalizzazione.

LO è un'altra organizzazione sindacale, schierata coi social democratici: i contratti collettivi qui sono ancora moderni e non sono dei ferrovecchi come invece pensano i nostri prenditori (non è un refuso) e i nostri economisti col sedere al caldo.
Le aziende non sono meno competitive pur avendo salari alti e contratti collettivi: con la crisi, nel 2008, gli stipendi sono stati sì tagliati per aiutare le imprese, ma poi quando le cose sono andate migliorando, i salari sono cresciuti.

A Boros, le aziende tessili, come in altri paesi, sono state spostate all'estero, per la crisi: come ne sono usciti? Grazie al textile fashion center: è un centro di ricerca (con fondi pubblici) per designer, scienziati, che lavorano per aggiungere valore nell'azienda tessile.
We connect è uno strumento per la crescita, per la ricerca di nuovi mercati ad esempio.
Esiste un ufficio che aiuta gli studenti a far partire nuove startup nel tessile.
La soluzione non è abbassare gli stipendi, ma fare prodotti di qualità, l'innovazione, il sapere.

Eton è una multinazionale del tessile: le sue camice sono vendute in tutto il mondo.
I guadagni sono investiti nella maggior parte in ricerca e design, anche se la produzione è all'estero: la cucitura a mano è stata riportata in Svezia dall'Italia, pur pagando salari più alti.

Gli imprenditori parlano di innovazione, di responsabilità sociale nei confronti del loro paese, delle famiglie.
Eppure non è sempre rose e fiori: alla Ericsson, sono previsti esuberi per la delocalizzazione.
Ma l'azienda si è presa le sue responsabilità, per aiutare le persone.
Ma oltre all'azienda, c'è il welfare a prendersi cura dei lavoratori che, con la chiusura della Ericsson, potranno trovarsi lavoro in un'altra azienda, con una buonuscita di 23 mesi di stipendio.
L'azienda si preoccupa di riqualificare i dipendenti licenziati, assieme allo Stato.

Il modello svedese punta alla qualità, alla formazione, all'istruzione e ad abbattere la diseguaglianza, che è considerata una minaccia alla società.
Contratti collettivi e salari alti e sindacati uniti.

Ci sono le pressioni dei rifugiati, per cui il paese ha dovuto chiudere le frontiere per non mettere in crisi il suo welfare.
Ma in Svezia il valore del lavoro è condiviso da tutti: dal governo, dai sindacati, dalle imprese.
Così la Svezia, dice Bloomberg, è il secondo paese per competitività.

Altro che lavoretti e lavoro nero....

30 gennaio 2017

Lavoro, salari, acqua: diritti mancati - Presa diretta

La contrazione dei salari, la precarizzazione del lavoro per avere sempre più flessibilità, l'inseguire il modello cinese .. Tutti questi modelli di economia e di lavoro tanto in voga anni, stanno oggi dimostrando tutti i loro effetti negativi sulla nostra economia e sul nostro modello sociale.
La deflazione perché i consumi interni non crescono, la chiusura delle aziende per delocalizzazione (per la spinta verso salari e condizioni sempre più basse), il boom dei voucher, le famiglie che non si formano, che fanno figli più tardi i quali abbandonano la casa dei genitori in "tarda" (rispetto alla media europea) età.
E' il paese dove il lavoro è quasi una forma di ricatto: a Rigopiano, dove è caduta la frana i posti di lavoro nel resort (sepolto dalla frana) sarebbero stati usati in cambio di favori da parte del comune.

Questa sera il primo dei tre servizi di Presa diretta riguarderà il livello dei salari in Italia:
Puntata di PRESADIRETTA dedicata al tema sociale più caldo del momento. Il lavoro e i salari. Un confronto tra due mondi del lavoro su cui riflettere, quello italiano e quello svedese.
E' il mondo dove incontri persone che prendono 800 euro lordi mensili in nero per 54 ore settimanali di lavoro
E' il mondo in cui a perdere non sono solo i salari di operai (o autisti ..), ma anche negli ingegneri i salari sono passati da 43 mila euro a 31 mila.
Siamo il paese dove il lavoro vale di meno e una brochure del governo si vantava pure di questo.
Così succede che i giovani laureati se possono se ne vanno all'estero.
Oppure gli insegnanti comaschi vanno in Svizzera a lavorare dove prendono uno stipendio da 5000 franchi. 

La Provincia di Como, 29-01-2017

Non ci possiamo permettere salari dignitosi, perché dobbiamo essere attrattivi, questo ci dicevano gli esperti di economia, i politici che hanno portato avanti queste ricette liberali. Il risultato è un mondo dove a valere non è più il merito, le capacità di far bene il proprio lavoro. 
Ma sono le relazioni, le raccomandazioni, le amicizie.
Non possiamo permetterci articolo 18, salari dignitosi ma tolleriamo evasione fiscale, contributiva, dell'Iva. Tolleriamo senza lamentarcene troppo delle mazzette distribuite nelle opere pubbliche.
E il paese è lì, apparentemente fermo, sul fronte della slavina. Pronto a precipitare.
Con l’inchiesta SALARI DA FAME di Elena Stramentinoli PresaDiretta restituisce l’immagine impietosa di un paese dove ormai la precarizzazione del lavoro è un fatto compiuto. In Italia gli ultimi indicatori economici fotografano un paese dove il 20% della popolazione detiene quasi il 70% della ricchezza, dove i salari non crescono quanto la produttività, un paese dove la liberalizzazione dei contratti fa rima con sfruttamento selvaggio e il tenore di vita delle famiglie è sempre più schiacciato verso il basso.Un lungo viaggio di PRESADIRETTA in giro per l’Italia a incontrare storie che raccontano come il precariato continua a crescere in tutti i settori del lavoro, nel privato e nel pubblico, dal medico all’archeologo, dal contadino alla tuta blu, dal fattorino in bicicletta al cameriere. E poi a PresaDiretta il confronto con un modello che sembra lontano anni luce dal nostro, quello svedese. Con il reportage di Riccardo Iacona, SVEZIA IL PAESE DEI SINDACATI.Come fanno in Svezia ad aumentare gli stipendi, ma proprio tutti gli stipendi, ogni anno? E come fa la politica ad andare d’accordo con i sindacati? Come fanno insomma gli svedesi a vivere così tanto meglio di noi?Già, perché Svezia è il paese dove i redditi sono i più alti d’Europa, dove i salari vengono adeguati al costo della vita ogni anno ma le imprese rimangono le più concorrenziali, il paese che è uscito dalla crisi economica del 2008 più velocemente di tutti, quello dove il sindacato non viene vissuto da chi è al Governo come un problema,  ma come parte della soluzione. Qual è Il segreto di questi numeri?
 La seconda inchiesta tratterà il tema dell'acqua pubblica (di cui si era occupata già Presa diretta nel 2009, anche l'anno scorso): tutti i governi che si sono succeduti dal referendum del 2011 (in cui la maggioranza degli italiani aveva espresso un principio ben chiaro) hanno di fatto proseguito verso la privatizzazione del servizio, mettendo paletti ai comuni che intendevano proseguire col servizio in house.
Anche a Roma, con la nuova amministrazione del M5S e la partecipata ACEA.
Quali sono gli effetti di queste politiche nei confronti dei consumatori italiani?
Con ACQUA PRIVATA di Alessandro Macina le telecamere di PRESADIRETTA hanno fatto un viaggio tra centro e sud dell’Italia per scoprire come, a 6 anni di distanza dal referendum sull’acqua pubblica in cui gli italiani votarono in massa per dire si all’acqua pubblica, non solo l’acqua non è tornata al pubblico, ma si è aperta una nuova frontiera per lo sfruttamento privato di questo bene essenziale. La nuova frontiera è stata soprannominata la “battaglia per le fonti”. In regioni come la Sicilia, la Calabria o la Campania l’acqua è stata privatizzata due volte, a valle e a monte. I grandi gestori privati infatti possiedono la rete idrica e anche le fonti, possono quindi vendere l’acqua ad altri gestori privati che a loro volta la rivendono e la distribuiscono ai cittadini. E il costo delle bollette lievita.Ma c’è anche chi ha trovato il modo di ribellarsi alle gestioni costose e inadempienti.


L'intervista che apre la puntata sarà un faccia a faccia tra il giornalista Riccardo Iacona e l'attore Toni Servillo, volto di tanti film importanti (con Sorrentino, da Andreotti a Jep Gambardella).
L'attore racconterà di come la professione oggi sia diventata un prostituirsi, un affidarsi al talento.
Ma il talento non basta: il teatro si oppone a tutto ciò perché mette al centro la parola, al teatro non si parla inutilmente.
Il protagonista di “IACONA INCONTRA” è  Toni Servillo a teatro in questi giorni con “Elvira” prodotto da Teatri Uniti e dal Piccolo. Grande successo a Milano, a Parigi e ora a Napoli al Teatro Bellini.Attraverso Elvira del Don Giovanni di Molière e Jouvet , Servillo racconta il mestiere di attore come una maniera di stare al mondo in cui recitare significa molto di più che mettere in scena una parte. Attraverso “Elvira”, Servillo tocca la vita, l'arte, il sentimento e la passione.  Lo stare al mondo con emozioni vere.  Jouvet dice agli allievi che avranno imparato qualcosa proprio il giorno in cui avranno la  consapevolezza interiore che ciò che sono  è in relazione a ciò che fanno. In quella corrispondenza c'è la chiave della vita, non solo del teatro. “SALARI DA FAME”, “SVEZIA IL PAESE DEI SINDACATI”, “ACQUA PRIVATA”,  sono  un racconto di Riccardo Iacona con Marianna De Marzi, Alessandro Macina, Elena Marzano, Raffaella Notariale, Elena Stramentinoli