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26 aprile 2021

Anteprima delle inchieste di Report: il Vaticano, le due Leghe, la Sicilia dei morti spalmati

Questa sera Report torna a parlare di Vaticano, del Veneto e di cosa è successo nella seconda ondata e della Sicilia coi report sul covid abbelliti. Infine le due Leghe e i soldi da restituire allo Stato.

C'è del marcio in Vaticano

Seconda puntata dell'inchiesta di Giorgio Mottola sugli episodi di corruzione in Vaticano: il giornalista è venuto in possesso di un documento del 2011 in cui la segreteria di Stato vaticana autorizzata l'ambasciata dell'Iran a depositare in contanti il denaro presso il loro conto allo IOR e poi a far uscire i soldi tramite bonifico. Un'autorizzazione inusuale che, tecnicamente, consente di fare riciclaggio di denaro sporco. E poi, come mai questa autorizzazione dall'ambasciata?

Becciu, ex vice segretario di stato, e monsignor Perlasca temevano che queste operazioni (come altri investimenti) fossero scoperte e riportate al papa. L'uomo di cui la segreteria di Stato e Perlasca aveva più paura era Libero Milone, nominato dal papa revisore generale della Santa Sede: proprio nel 2015 aveva iniziato a ficcare il naso negli investimenti a Londra del Vaticano:

ho visto dei documenti contabili che dicevano che c'erano investimenti a Londra, allora ho chiesto i documenti che non mi sono mai stati dati ” racconta a Mottola, e un anno dopo è stato costretto alle dimissioni.

In Vaticano sin dal principio l'accoglienza di Milone e dei suoi collaboratori non è delle migliori: pochi mesi dopo il suo insediamento il suo ufficio è oggetto di una misteriosa intrusione che viene rivelata dal signore delle trame in Vaticano, Luigi Bisignani.

C'è un video, della trasmissione Virus, dove Bisignani parla di una bomba che sta per esplodere, la violazione del computer del cantone del Vaticano, “chi ha osato tanto?”

Era un segnale per far cambiar idea a Milone, che nel suo ufficio si è pure trovato una microspia, denunciata alla gendarmeria che purtroppo non ha mai fatto niente.

La scheda del servizio: IL SABOTAGGIO di di Giorgio Mottola con la collaborazione di Norma Ferrara e Giulia Sabella

Nuove testimonianze inedite rivelano che il Vaticano avrebbe potuto evitare la presunta truffa del palazzo di Londra, costato 400 milioni di euro. L'ufficio del revisore generale della Santa Sede aveva infatti scoperto l'investimento nella primavera del 2016, ma la Segreteria di Stato vaticana non ha mai fornito la documentazione richiesta. In Vaticano la maggior parte dei professionisti scelti dai due pontefici Benedetto XVI e Francesco per vigilare sulla trasparenza e la correttezza delle transazioni finanziaria è stata negli ultimi anni sistematicamente boicottata o addirittura sabotata. I protagonisti dell'antiriciclaggio e della revisione contabile della Santa Sede tra il 2011 e il 2017 raccontano a Report la guerra subita all'interno delle mura vaticane, combattuta a colpi di dossieraggi, computer infettati, microspie e minacce di arresto.

La sanità veneta

Dall'inchiesta della settimana scorsa sulla Lombardia, si passa al Veneto: in questa seconda ondata questa regione ha registrato il tasso di mortalità più alto d'Italia, 8000 decessi in poco più di due mesi, a partire da ottobre – racconta la senatrice Laura Puppato. Cosa è successo in questo mesi?

E' successo che il contatto dopo il tampone anziché dopo 24 ore arrivava dopo giorni, pazienti risultati positivi non sono stati contattati da alcun tracciatore, per risalire poi ai contatti e isolare i contagi.

Così a dicembre nel vicentino si sono trovati nella stessa situazione di Bergamo: non si trovavamo cioè posti negli ospedali per i malati e nemmeno per effettuare le cremazioni (alcune delle salme sono state spostate a Bologna).

Con la seconda ondata la regione ha voluto dimostrare un obiettivo completamente politico, che era tutto merito loro (quello della prima ondata)– racconta il Andrea Crisanti (che nella prima ondata è stato consulente del governatore Zaia) – e che quindi avrebbero potuto fare a meno di me e del mio contributo.

La scheda del servizio: IL GIALLO VENETO di Danilo Procaccianti con la collaborazione di Marzia Amico e Chiara D’Ambros

Cosa è successo alla sanità veneta? Nella gestione del virus all'inizio sono stati i primi della classe. Ma a gennaio hanno registrato il tasso di mortalità più alto d'Italia. Nonostante il parametro di occupazione delle terapie intensive fosse stato superato, già a novembre, il Veneto è rimasto in zona gialla. Perché? Uno degli artefici dei successi della prima ondata è stato il prof. Andrea Crisanti che però durante la seconda ondata è stato messo da parte e non sono stati ascoltati i suoi allarmi sulla sensibilità dei tamponi rapidi di cui il Veneto ha fatto largo uso.

Quelli che spalmano i morti in Sicilia

Cosa succede quando la vita delle persone è considerato solo un problema secondario di fronte al PIL, le pressione di chi vuole tenere tutto aperto per non perdere soldi?

Succede che i dati della pandemia, su cui si decide il colore di una regione e dunque le sue misure di restrizione, vengono spalmati, abbelliti.

“Non si può dire che in un giorno ci sono stati 26 morti, quando invece i 26 morti ci sono stati in 4 o 5 giorni” - questo gridava il presidente della Sicilia Nello Musumeci il 1 aprile scorso - “ma alla fine, comunque li collochi nelle giornate, il saldo finale della settimana non cambia.”

Si scoprì poi che quei numeri erano falsi, i morti in Sicilia erano stati spalmati su più giorni per abbellire il bollettino che la regione mandava a Roma.

“Leggere oggi che i nostri genitori erano dei numeri.. lo abbiamo già vissuto questa cosa dei numeri” - racconta Simone Isabella, dell'associazione vittime del covid in Sicilia.

Di numeri dei morti parlavano in una intercettazione la dirigente Letizia Di Liberti con l'assessore alla salute Ruggero Razza: la Di Liberti era al vertice del dipartimento delle attività sanitarie, dove si gestisce la piattaforma che raccoglie i dati del covid in regione, numeri su cui poi il governo decide sulle fasce di rischio. E' rimasta in carica sotto governi di centrodestra e di centrosinistra, da Lombardo a Crocetta fino a Musumeci.

Fino a quando il 30 marzo scorso la Di Liberti è finita ai domiciliari: la procura di Trapani l'ha accusata di aver falsificato i dati sui decessi e sui contagi dopo aver ascoltato la sua telefonata con l'assessore Razza:


DL “i deceduti te li devo lasciare o te li spalmo?”

RR “ma sono veri?”

DL “Si, solo che sono di tre giorni fa”

RR “e spalmiamoli un po'”

La scheda del servizio: LA SPALMATA di Walter Molino con la collaborazione di Federico Marconi

Morti e malati di Covid considerati solo dei numeri, per evitare le restrizioni e le chiusure delle attività economiche della Sicilia. Un'inchiesta partita da un piccolo centro di elaborazione dei tamponi di Alcamo ha terremotato la sanità regionale. Il governatore Nello Musumeci, l'assessore alla Sanità e suo delfino, Ruggero Razza, i più importanti dirigenti degli uffici regionali, passati per le giunte di centrodestra e centrosinistra sono stati intercettati, in un'indagine definita dai gip "la punta dell'iceberg di ripetute falsità". Per evitare le chiusure della "zona rossa", uomini e donne al vertice del governo regionale avrebbero falsificato i dati sui morti e sui contagiati Covid-19 per mesi, spalmandoli su più giorni, così come quelli sui ricoveri in terapia intensiva. A Report intercettazioni inedite a audio esclusivi

I 49 milioni della Lega


Il 21 dicembre 2019, al congresso federale della Lega, nasce la nuova lega nazionalista di Salvini sulle ceneri della “vecchia” lega separatista di Bossi. Forse solo Bossi non l'aveva capito che quel passaggio era la fine della Padania e della secessione del nord (principio che era sempre rimasto nello Statuto della vecchia Lega, anche negli anni in cui era al governo a Roma). Per capire le ragioni che hanno portato a questa seconda Lega si deve risalire alla condanna stabilita dal Tribunale di Genova secondo cui la Lega doveva restituire 49ml allo Stato, in quanto finanziamenti di cui non aveva diritto.

Ma la procura di Genova iniziò ad incontrare fin da subito problemi, perché nelle casse del partito erano rimasti solo 110mila euro mentre le federazioni regionali, come la Lega Toscana, sollevavano dei contenziosi, sostenendo di essere enti indipendenti dalla Lega Nord.

Così si arrivò all'accordo per la restituzione di quei 49ml in rate da 600mila euro, da restituire in 60 anni: si arriva ad una lega divisa in due, una Lega A quella di Salvini e una bad company, “è abbastanza assurdo che nel nostro sistema venga riconosciuto questo” commenta il giornalista di Open Polis Vincenzo Smaldore.

La scheda del servizio: 2x1000x2 di Luca Chianca con la collaborazione di Alessia Marzi

Il 21 dicembre 2019 un instancabile Umberto Bossi dà la sua benedizione a quella che sembra essere una vera e propria trasformazione del suo partito indipendentista in quello nazionalista della Lega per Salvini Premier. Alla fine del congresso però non c'è stato nessun passaggio a un nuovo partito, ma il mantenimento della vecchia Lega Nord e il riconoscimento del nuovo partito di Salvini. Bad company da un lato e newco dall'altro. Quando alla fine del 2017 i magistrati di Genova alla ricerca dei 49 milioni di euro di contributi non dovuti hanno trovato solo 100 mila euro nelle casse della Lega Nord, il vecchio partito si è accordato con la Procura per restituire 600 mila euro l'anno per i prossimi 70 anni. E dove li prenderebbe i soldi? Anche se oggi non permette ai suoi militanti di candidarsi alle elezioni amministrative, riscuote ancora il 2x1000 e ci paga il debito con lo Stato

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

25 gennaio 2021

Anteprima delle inchieste di Report: su monopattini, piano pandemico e il patto della Lega

Questa sera Report ritorna sul piano pandemico italiano, non aggiornato dal 2006. A seguire un servizio sui vaccini, uno sul più grande produttore di monopattini elettrici e infine un retroscena sull'accordo tra Salvini e Bossi nel passaggio verso la nuova Lega.

Il re dei monopattini

Chi è il re dei monopattini elettrici, quei mezzi a due ruote che abbiamo visto circolare per le città e abbandonati a tutti gli angoli delle strade?

Nell'anteprima del servizio, si parla di “Salvatore Palella è ritenuto il "re dei monopattini elettrici". Ha fondato della società che sta riempiendo di veicoli a due ruote le città di mezzo mondo. Report ha attraversato l'oceano per incontrarlo, ma l'accoglienza non è stata delle migliori. ”

Per usare i monopattini si deve scaricare un'app, ci si deve registrare, si inseriscono i dati della carta di credito, e così si può sbloccare il mezzo per iniziare il viaggio.

Il monopattino serviva per decongestionare il traffico e inquinare di meno, per questo le amministrazioni hanno puntato su di lui, senza regolamentarne (nemmeno a livello nazionale) in modo omogeneo il suo utilizzo.

Dietro il monopattino ci sono imprenditori che studiano per essere l'Elon Musk del futuro: uno di loro è sicuramente Salvatore Palella, fondatore della società Helbiz, che è stata uno degli sponsor della cerimonia di insediamento del nuovo presidente Biden.

Helbiz Italia è stata fondata nel 2018 e in pochi mesi diventa in Europa uno dei leader dei monopattini.

Il nome per questa società è arrivata dalle due parole “help business”, l'idea era trovare un aiuto, un idraulico, un'elettricista attorno a te, poi come tante idee della Silicon valley è cambiata.



Di origini italiane, oggi vive a New York, il suo ufficio è al 32 esimo piano di un grattacielo di Wall Street, dove ha accolto il giornalista di Report in modo “poco amichevole”.

“Che tu non sia il benvenuto questo te lo posso dire anche io”, sono le parole di accoglienza del signor Palella al giornalista.

Come mai questo atteggiamento?

Forse perché il giornalismo scomodo, che fa domande a cui è imbarazzante rispondere, piace solo se fatto sugli altri. Se fatto su se stesso un po' meno.

La scheda del servizio: Il mago di Helbiz di Daniele Autieri in collaborazione di Federico Marconi, immagini di Dario D’India, Afredo Farina e Giovanni De Faveri

I monopattini stanno riscrivendo le regole della mobilità urbana anche in Italia. E la Helbiz è stata la prima azienda ad aver portato lo sharing nel nostro paese. La società ha ottenuto concessioni per la condivisione dei suoi mezzi in oltre venti città italiane, a partire da Roma e Milano. Ma chi c’è dietro la Helbiz? L’amministratore delegato si chiama Salvatore Palella, è nato ad Acireale 33 anni fa e oggi guida un gruppo mondiale dal suo ufficio al 32° piano di un grattacielo di Wall Street, a New York. La storia della Helbiz si intreccia con quella di tanti personaggi del jet set e dello sport italiano, da Alessandro Del Piero che offre il suo volto per uno spot, a Marco Borriello, tirato in ballo nella lista dei possibili investitori. Dal passato di Palella emergono però numerose ombre e relazioni con figure vicine alla criminalità organizzata e personaggi dal passato controverso. La società ha una holding di controllo nel Delaware, che scherma l’identità dei suoi azionisti, mentre sulla testa di Palella pende una richiesta di class action, presentata presso la District Court di New York City, per un’avventura imprenditoriale finita male nel mondo delle criptovalute. Alla luce di questo e molto altro, chi c’è realmente dietro la Helbiz? Con quali capitali viene finanziata l’azienda? E soprattutto, che responsabilità hanno le pubbliche amministrazioni e lo stato italiano nelle mancate verifiche sulle società incaricate di condurci nella mobilità del futuro?

Il piano pandemico

Siamo stati i primi ad essere colpiti in Europa dalla pandemia, abbiamo reagito senza seguire fin da subito un piano, medici e infermieri hanno dovuto improvvisare nei reparti, senza dispositivi di protezione a sufficienza. E l'Oms, l'ente terzo che avrebbe dovuto essere una voce autorevole, nel dare indicazioni su come gestire il virus, non si è dimostrato all'altezza.

Report è stata una delle prime trasmissioni a puntare il dito contro il piano pandemico e a scovare poi quel rapporto del gruppo di ricerca italiano dell'Oms, ritirato subito dall'organizzazione stessa.

Perché avrebbe messo in imbarazzo il governo italiano che aveva appena finanziato l'Oms che, per autotutela, ha messo in campo il direttore aggiunto Ranieri Guerra, come intermediario col governo italiano, che per sua stessa ammissione è stato “consapevole foglia di fico” per nascondere i problemi.

Il piano vero, uscì poi il 2 marzo, ad inizio epidemia ma troppo tardi, due mesi dopo il primo alert dell'Oms di gennaio: dopo la riunione del 20 febbraio, la parola d'ordine era normalizzare, Zingaretti che si fa riprendere in un pubblico durante un aperitivo a Milano, contraendo il virus.

Solo il 10 marzo tutta l'Italia diventa zona rossa, ma le attività produttive si fermeranno solo il 21: la capacità reattiva dell'Italia fu elogiata a settembre dall'Oms da un video rilanciato poi sui social dal presidente Conte e dal ministro Speranza.

Ma poche settimane prima l'Oms aveva fatto ritirare un rapporto critico sulla gestione italiana della pandemia, che denunciava proprio il mancato aggiornamento del piano pandemico.

Giulio Valesini ha nuovamente intervistato il ricercatore Francesco Zambon, autore di quel rapporto al centro di una guerra interna all'Oms. Tra chi voleva che fosse censurato il passaggio sul piano pandemico (fermo dal 2006) e i ricercatori che sono rimasti fermi sulle loro posizioni.

Quando vidi il video mi ricordo che feci un balzo sulla sedia perché pensai, si stanno preparando perché uno scandalo era imminente, era impossibile che questa cosa non venisse fuori .. il video è uscito a settembre e subito dopo c'è stata la consegna di “Noi denunceremo” del rapporto ai magistrati e per me era come legare le due cose, ma perché io sapevo tutti i retroscena del rapporto”.

Quel video dell'Oms era come un'azione risarcitoria, preventiva, per prepararsi allo scandalo.

Il rapporto è stato subito ritirato dopo le pressioni della stessa organizzazione che, in questi mesi, non ha mai risposto seriamente alle domande di Report sui perché.

Che però è riuscita a partecipare ad una video conferenza in cui era presente Hans Kluge, capo OMS Europa: è stato chiesto delle mail di pressione dietro la scelta, politica, di bloccare il rapporto di Zambon.

“E' vero, c'era qualcosa da correggere nella linea temporale e l'abbiamo messo offline, voglio che sia chiaro che in nessun momento ho avuto pressioni da parte del ministero italiano o di chiunque altro per ritirare il rapporto. Ma deve capire [al giornalista di Report] che se l'Oms fa una valutazione in un determinato paese, secondo le procedure condividiamo il rapporto col nostro partner principale, che è il ministero della salute.”

Ma le mail di guerra Zambon in cui si chiedeva di non scrivere che il piano pandemico era fermo al 2006 sono una violazione del codice di condotta dell'organizzazione, si chiedeva cioè ad un ricercatore di scrivere il falso – questa l'opinione di Zambon – “una violazione che rivela un conflitto di interesse, motivo per cui ho deciso di segnalare la cosa a tutti gli organi competenti all'interno dell'Oms, perché penso che sia una cosa piuttosto grave e riguardava un punto centrale del rapporto, l'aggiornamento del piano pandemico.”

E' partito un accertamento interno all'Oms per capire se il codice di condotta sia stato violato? Al ricercatore non risolta.

La credibilità dell'organizzazione di fronte all'opinione pubblica a questo non è compromessa?

“L'immagine dell'Oms in Italia direi che è decisamente compromessa ..” risponde il ricercatore che, in questi mesi, non è mai stato contattato dal ministro Speranza, dal ministero né dall'Istituto Superiore della Sanità: “Mi sarei aspettato una telefonata, se non altro di chiarimento ..”

L'Oms, alla luce dei fatti, non può permettersi di scrivere la verità e urtare la sensibilità politica di un ministro, perché il ministro appartiene ad uno stato che finanzia l'Oms stessa.

Il mandato dell'Oms non è quello di occuparsi della sensibilità dei ministri, certamente coi ministri bisogna avere un rapporto trasparente, bisogna essere molto diplomatici quando si tratta con tutti gli stati membri, ma certamente lo scopo non è rendere felice o infelice un ministro..”

La scheda del servizio: Era solo un'influenza di Cataldo Ciccolella, Norma Ferrara, Giulio Valesini, immagini di Paolo Palemo e Alfredo Farina .

Le indagini della procura di Bergamo hanno portato la Guardia di Finanza nelle stanze del ministero della Salute e dell'Iss. I funzionari che hanno gestito la prima ondata devono spiegare perché non hanno risposto immediatamente alla nota dell'Oms che il 5 gennaio dell'anno scorso diceva: "Prendete in mano i piani pandemici". Report è in grado di rivelare che per diverse settimane il nuovo virus fu sottovalutato e ancora a inizio febbraio un verbale della task force che supportava il ministro Speranza lo assimilava a una influenza. Nel frattempo la difesa dell'Oms alle richieste di trasparenza fa sempre più acqua, al punto da usare documenti confidenziali pubblicati proprio da Report, ma cambiandone la data. E per il whistleblower Francesco Zambon, che aveva denunciato la tentata manipolazione del rapporto sull'Italia, non è ancora chiaro cosa riserva il futuro.

Ci salverà il vaccino

Ora che le multinazionali a cui abbiamo affidato il nostro futuro iniziano a chiudere i rubinetti dei vaccini, forse in molti si renderanno conto del problema: aver delegato ai privati la ricerca, la produzione e la vendita dei vaccini.

Perché se deve essere il mercato a regolare chi si salverà e chi no, chi riceverà per primo (e in maggior dosi) il vaccino e dunque potrà ripartire prima, allora il mondo sarà sempre più diviso, sempre maggiori tensioni internazionali scoppieranno.

Non solo, i vaccini oggi autorizzati hanno alcuni problemi: il trasporto e la conservazione, la copertura dal virus, che andrà rinnovata probabilmente ogni anno, come per l'influenza.

Peter Doshi, professore di farmaceutica all'università del Maryland, spiega come sia misurata la loro efficacia: quando si dice efficacia al 90%, si intende la riduzione sul 90% dei sintomatici che hanno avuto un tampone positivo, non è una riduzione del 90% delle infezioni, i test non sono concepiti per rilevare questo.

Significa che i vaccinati possono essere immuni alla malattia, ma portatori del virus e a loro volta, trasmetterlo: il virus potrebbe continuare a circolare anche alla fine delle vaccinazioni, nessuno può assicurare che non avvenga.

“L'eradicazione del virus è un obiettivo molto ambizioso e che finora è stato raggiunto solo con un virus, quello del vaiolo” racconta il professor Crisanti.

Non sappiamo se veramente il vaccino sarà in grado di fermare il virus: dovremo continuare ad indossare la mascherina – commenta Cody Meissner dell'FDA, l'autorità americana – praticare il distanziamento sociale, evitare gli assembramenti, non potremo cambiare il nostro comportamento pensando di essere al sicuro, questo è quello che bisogna dire alla gente.

In Belgio stanno lavorando ad un vaccino nuovo, sulle basi di quello contro la febbre gialla: “noi invece puntiamo sull'immunità permanente e a bloccare la trasmissione” spiega Johan Neyts, professore dell'università di Leuven in Belgio.

A Leuven non stanno lavorando solo al vaccino ma anche alla ricerca di un farmaco anti-covid: “pensate a quanto successo a Bergamo ad inizio pandemia, a quanto avrebbe fatto la differenza avere un farmaco a disposizione. Abbiamo bisogno di un farmaco specifico contro la famiglia del corona virus, che è molto ampia, potrebbe esserci una mutazione immune al vaccino, o magari la prossima volta emergerà un virus più letale o che colpirà i bambini e noi non possiamo farci trovare impreparati.”

Ma forse per le multinazionali del farmaco conviene più un vaccino che debba essere rinnovato ogni anno, un problema per i paesi del terzo mondo: “i big pharma vogliono fare soldi, ma il problema è più grande che contenere il covid nel mondo occidentale, ci vuole un vaccino che sia utilizzabile in tutto il pianeta, altrimenti il virus potrebbe ritornarci come un boomerang”.

La scheda del servizio: Nelle mani del vaccino di Manuele Bonaccorsi, Lorenzo Vendemiale, con la consulenza di Ludovica Jona, in collaborazione di Marzia Amico, immagini di Matteo Delbò e Fabio Martinelli

Il vaccino ci porterà definitivamente fuori dalla pandemia? Dai test svolti dalle case farmaceutiche emerge un’elevata sicurezza ed efficacia, ma non si sa se permetterà di interrompere la trasmissione del virus. Infatti, nonostante ogni giorno nel mondo vengano effettuati milioni di tamponi, proprio per intercettare gli asintomatici, i volontari dei trial clinici sono stati testati solo in caso di sintomi. La conseguenza? Non sappiamo se il vaccino ci protegga solo dalla malattia o anche dall’infezione e quindi se potremo raggiungere l’immunità di gregge. Con testimonianze dei volontari e interviste ai massimi esperti americani ed europei che hanno valutato i vaccini, l’inchiesta racconterà come sono avvenuti i trial di Pfizer e Moderna, e quale impatto il vaccino potrà avere nella lotta contro l’epidemia. Report, inoltre, in collaborazione col collettivo di giornalisti investigativi Behind the Pledge, svelerà in esclusiva i cosiddetti “EmaLeaks”, mail e documenti interni da cui emergono le pressioni politiche sull’Agenzia europea del farmaco per accelerare il processo di autorizzazione. Pressioni avvenute proprio mentre i commissari dell’Ema riscontravano alcuni problemi nella produzione del vaccino Pfizer.

L'intervista a Belsito e il passaggio tra le due Leghe

L'ex tesoriere della Lega (di Bossi) racconta l'accordo, non rispettato, tra l'ex segretario Bossi e Salvini, segretario della nuova Lega nazionalista nel 2014.

La scheda del servizio: L'ACCORDO di Luca Chianca in collaborazione di Alessia Marzi

Il 26 febbraio 2014 viene siglato un patto generazionale tra Umberto Bossi e il nuovo segretario della Lega Nord, Matteo Salvini. Un accordo noto a molti, ma che nessuno ha mai potuto leggere. L'accordo nasce due anni dopo l'inchiesta sui fondi pubblici che ha sconvolto il partito. Dopo Bossi, arriva Maroni, poi Salvini che nel 2013 viene eletto segretario federale. L'anno dopo si siedono davanti a un tavolo per decidere del futuro politico del senatur. Salvini promette 450 mila euro all'anno per mantenere lo staff composto dagli autisti e dalla segreteria del presidente della Lega. In cambio l'ex avvocato di Bossi, Matteo Brigandì, rinuncia a 6 milioni di euro di mancati pagamenti proprio dalla Lega Nord. Soldi che già nel 2014 sono fondamentali per le casse del partito, che rischia, come poi è successo, di vedersi sequestrare ben 49 milioni. Abbiamo ricostruito la storia dell'accordo grazie all'intervista esclusiva a Francesco Belsito, l'ex tesoriere del partito travolto dallo scandalo, unico condannato per appropriazione indebita a causa di quell'accordo.

Tutte le anticipazioni sono state prese dalla pagina FB e dall'accout Twitter di Report


04 aprile 2012

Bossi non l'ha presa bene

Di fronte al giornalista de la7 (che voleva chiedergli dei soldi nostri, finiti come rimborsi elettorali nelle casse della Lega) , Bossi tradisce il suo nervosismo.

Chissà, forse anche di questo diranno che è folklore, che lo sappiamo come è fatto.

A proposito: come vogliamo commentare l'atteggiamento della scorta di fronte alle minacce di un ex ministro ad un giornalista?

11 marzo 2012

Hanno baciato le mani?

(immagine presa da Nonleggerlo blog)

Questa è la famosa copertina della Padania del 1998, quando chiedeva conto a Berlusconi e soprattutto Dell'Utri delle loro frequentazioni mafiose.

”Un conto è provare che uno è mafioso. L’appoggio esterno non dimostra niente, non dimostra che uno è mafioso”.

(e possiamo anche parlare del voto sull'arresto dell'onorevole Cosentino, del salvataggio dell'ex ministro Romano ...)

19 giugno 2011

Il discorso del capo

Di fronte al popolo leghista, il capo (come a lui si sono rivolti i colonnelli) della lega Bossi, ha lanciato il suo penultimatum al cavaliere.
O si tagliano le tasse, oppure possiamo anche valutare se togliere la spina al governo.
A Tremonti, devono aver fischiato le orecchie, per i suggerimenti sul come trovare i soldi: “caro Giulio, se vuoi avere i voti della Lega, non devi toccare i comuni, gli artigiani e le piccole imprese”.
Un avvertimento, al ministro e al premier.



Il senatur è stato accorto nel cavalcare la protesta della base: stop alla guerra in Libia perchè costa (costava anche la missione in Iraq e quella in Afghanistan) e perchè porta i clandestini.
Avanti col federalismo e revisione del patto di stabilità.
Stop alle ganasce di Equitalia, specie se nei confronti degli allevatori lumbard (e quelli in Sardegna?): qui va dato atto al ministro di aver ammesso l'errore (“nemmeno la sinistra”).
Una legge Marzano anche per gli allevatori e anche una bella stoccata a quanti accusano la Lega di difendere quelli che non hanno pagato le multe con le quote latte.
Un taglio alle auto blu, ai costi della politica (se ne accorgono un po' in ritardo).

Ministeri al nord: B. aveva firmato, ma poi si è “cagato sotto” col decreto. Bossi ha pure mostrato la targa del suo ministero a Monza, a Palazzo Reale (ma non era stato dato ai privati?).
A che costo, si sposteranno i ministeri? Paga lo stato centralista, oppure paga la regione che li ospita?
Ad un certo punto, il comizio di Bossi sembrava quasi surreale: quando di fronte a Maroni, diceva dai Roberto, vieni anche tu. Come se si trattasse di una scampagnata.

La mafia? Foera di bal. Nessun commento, però, per gli arresti della ndrangheta al nord, in Lombardia e nel Piemonte.

Maroni: nessun governo ha fatto come noi contro la mafia. Dice lui: è i tagli alla sicurezza, e le proposte di riforme della giustizia? E il pasticcio nello scioglimento del comune di Fondi? E i candidati del PDL in contatto (anche se non indagati) con i boss?
E poi, come può un ministro della repubblica dire che il suo sogno è una Padania, libera e indipendente?

Insomma, un discorso attendista: niente elezioni per non consegnare il paese alla sinistra, ma nulla è scontato, però, nemmeno la candidatura di Berlusconi nel 2013.

Tutto qua: siamo sicuri che il bene del nord (delle imprese, delle famiglie, dei comuni) sia questo?
La folla di fronte al senatur, l'ha pure sorpassato: alle parole del ministro, ribatteva secessione, secessione ….