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14 dicembre 2021

Report – il video della trattativa e come funziona il controllo bancario

Report è ritornata sull'inchiesta sui diamanti venduti come investimento sicuro da diversi istituti bancari, un servizio sarà invece dedicato alle ambulanze, comprese quelle che servono le camere dei deputati.

Nell'anteprima il video della trattativa dentro Eni (Il video segreto)

Il tribunale di Milano ha assolto tutti i vertici di Eni e Shell per la presunta tangente in Nigeria, con la formula del “fatto non sussiste”, ovvero non avrebbero pagato alcuna tangente per il giacimento OPL 245 in Nigeria.

Gli stessi giudici accusano i due pm che hanno condotto l'accusa di non aver depositato un video che sarebbe utile alla difesa: nel video parla l'ex dirigente Eni Armanna, che avrebbe cercato di ricattare Eni in un incontro assieme all'avvocato Amara.

Nell'incontro si parlava della vendita di un Asset petrolifero che Eni voleva far comprare ad un intermediario nigeriano, KK.

Al tavolo non ci sono solo dirigenti Eni: c'è un assistente della senatrice Finocchiaro, un esponente della fondazione Italianieuropei e poi l'avvocato Amara che sembra parlare a titolo di Eni.

Amara racconta che stava registrando Armanna per poi screditarlo, prima che quest'ultimo andasse a denunciare Scaroni e Descalzi.

Questo video non è stato depositato agli atti, perché ritenuto dai pm ininfluente: i giudici non l'hanno pensata così, così oggi De Pasquale e Spadaro sono indagati dalla procura di Brescia, ma secondo Report, i vertici di Eni avevano contezza del video.

Prima dell'incontro Amara, Quinto (assistente della Finocchiaro) e Peruzy (fondazione Italianieuropei) cercano di schermare la stanza, anche Armanna quando entra nasconde il cellulare per evitare di essere intercettato. Ma qualcuno sta registrando l'incontro: era Piero Amara che stava raccogliendo materiale per screditare Armanna, l'accusatore di Scaroni e Descalzi per la concessione di Opl 245.

Ma Armanna nell'incontro anticipa le accuse che farà ai giudici, di fronte cioè ad Amara che era considerato il sensore di Eni.

Il video che i pm non hanno depositato è stato considerato dall'avvocato Severino (che ha difeso Scaroni e Descalzi) in una udienza del 2019 un vulnus, ma sempre nel corso del processo l'avvocato Fornari, che assiste il coimputato Bigotti, racconta di essere in possesso della trascrizione dell'incontro.

Le difese Eni però depositano documenti di un audit dove si parla di questo incontro del 2014: secondo l'audit di KPMG Amara era l'avvocato più pagato di Eni il quale, nel video, dice di avere il mandato da parte dell'Eni per toglierli dai guai giudiziari in Sicilia, per i danni ambientali che l'azienda avrebbe causato.

I giornalisti di Report erano venuti in possesso della trascrizione dell'incontro, così come anche Eni: l'avvocato di Armanna, D'Agostino, sostiene di aver depositato la trascrizione e che sia pacifico che il video fosse noto ai vertici Eni.

Come mai Fornari, che aveva la trascrizione, non l'ha deposita all'inizio del processo a settembre 2018? Perché Eni deposita l'audit di KPMG che analizza questo video, se poi sostiene che i due imputati Eni non ne fossero a conoscenza?

Oggi Eni accusa Report e Luca Chianca di inquinare le prove, avendo mostrato il video ad Armanna e Amara, per capire quale fosse la loro versione.

Ma, ha risposto Sigfrido Ranucci a fine servizio, non è inquinamento, si tratta di giornalismo.

Il re delle ambulanze

Il re delle ambulanze in Italia si chiama Ciccio Calderone, un imprenditore molto attivo sui social e che vanta ha appalti per la gestione del servizio ambulanze dalla Sicilia alla Lombardia.

Come hanno fatto a vincere tutti questi appalti?

La truffa dei diamanti e i controlli di BankItalia - The whistleblower

Per la prima volta in una trasmissione parla il whistleblower di Banca d'Italia, raccontando delle pressioni subite dai vertici, quando ha iniziato a controllare l'attività di vendita ai clienti dei diamanti da parte di alcune banche.

Diamanti il cui valore viene stabilito da un listino e che può cambiare col tempo, ma venduti dalle banche ad un prezzo maggiorato.

Carlo Bertini era nel team di BankItalia che faceva la vigilanza su MPS: “la mia storia inizia come responsabile di un team in BdI che vigila su una delle principali banche del paese congiuntamente a colleghi di BCE, ci imbattiamo in una problematica molto grave ..”

La banca era il Monte dei Paschi di Siena su cui stavano facendo i controlli: “c'è stato un crescendo, ad un certo punto le pressioni subite erano a mio avviso fortissime, dopo qualche mese mi è arrivata la punizione, io ho reagito in maniera molto forte. Ho dovuto lasciare immediatamente il team MPS divisione. Sono stato sottoposto, a mio avviso strumentalmente, ad una visita psichiatrica e poi alla fine mi sono arreso perché ero distrutto”.

Cosa ha fatto esplodere la sua situazione – gli chiede Luca Chianca: “probabilmente siamo andati a toccare personaggi e poteri molto forti che forse anche una istituzione come la Banca d'Italia non ha la capacità e la libertà di gestire e, nel caso, di punire”

Gli investitori compravano i diamanti come bene di rifugio, ma ad un valore anche triplo rispetto a quello reale: in questa truffa ci sono cascati anche vip, imprenditori.

A vendere diamanti era la DPI di Sacchi e la IDB di Giacomazzi: prendono accordi con Banca Intesa, MPS, Unicredit e Banco Popolare, prendendo come valutazione base quella del Sole 24 Ore, un listino confezionato ad hoc proprio per le due società che le vendevano.

Più si vendeva, più i bancari intascavano premi: la denuncia di Report ha fatto saltare il banco e oggi la magistratura ha messo sotto processo 104 manager bancari.

Chi doveva vigilare sulle banche, come ha lavorato? Report ha scoperto la complicità di politici, massoni, fino ad arrivare alle mafie.

L'attività di ispezione nasce proprio dopo la puntata di Report: MPS si affidava a due aziende per la vendita, BPI e IDB, che hanno venduto ai risparmiatori diamanti per 1,3 miliardi di euro.

L'ex ministro Baldassarri in televisione era uno dei maggiori consiglieri dell'investimento in diamanti, peccato che il loro rendimento non sia sempre costante, come promesso dalle banche.


La procura ha sequestrato beni alle banche coinvolte per 700ml e indagato 104 dirigenti bancari: la BPI di Maurizio Sacchi ha incassato commissioni al 15%, pari a 42ml di euro.

Quando il gioco si interrompe per l'inchiesta della procura, Sacchi consegna 20 ml alla Kamet Advisory di Nicolò Pesce, affinché questi soldi fossero sottratti al sequestro.

Pesce ha patteggiato una pena per questo riciclaggio: soldi poi finiti in acquisti in oro, immobili a Milano, marmo di Carrara, auto d'epoca e uno yacht. L'altro imprenditore coinvolto, Giacobazzi, non ha retto allo scandalo e si è ucciso.

Come ha fatto Maurizio Sacchi a passare in pochi anni da un fatturato di pochi milioni di euro ad uno per 300ml di euro? Grazie al circuito bancario: le banche vendevano i diamanti come bene rifugio, un bene sicuro da vendere ad investitori ad un prezzo superiore a quello reale.

BPI e DPB avevano forti contatti con il circuito finanziario e anche con BanckItalia: con MPS l'accordo fu stipulato nel 2012 quando in MPS c'erano Profumo e Viola, fino al suo apice nel 2016.

Assieme all'analista finanziario Alfonso Scarano, il giornalista Luca Chianca ha analizzato questo schema di vendita, simile ad uno schema Ponzi: uno schema che coinvolge i principali istituti bancari, segnando “il declino della governace bancaria e un danno enorme alla reputazione bancaria”.

Dalle mail interne di MPS si evincono i contatti tra DPI e i vertici di MPS, vantando amicizie con l'AD Viola e con l'ex ministro Baldassarri, che sedeva nel CDA di DPI e anche in commissione finanze al Senato.

Baldassarri aveva interessi nella vendita dei diamanti, sedendo nel CDA di DPI e che Report aveva già intervistato nella precedente puntata sui diamanti.

L'ex ministro prima di interrompere l'intervista a Report, spiega come questo meccanismo di vendita sia stato ideato dall'ex presidente Massimo Santoro, manager con un passato dentro BankItalia proprio nel settore vigilanza.

Carlo Bertini aveva trovato tutto questo nel 2017: i contatti tra Maurizio Sacchi di DPI e Viola di MPS, documenti che prevedevano premi per i dipendenti MPS che piazzavano più diamanti, premi anche in gioielli.

MPS all'epoca rispose alla vigilanza che non ne sapevano niente, di queste gare, ma non è vero: Viola aveva firmato un documento che parlava proprio di queste gare che incentivavano le vendite di diamanti.

L'attivismo di Bertini non è apprezzato - commenta Ranucci - così comincia a registrare i suoi colloqui col capo, Ciro Vacca, capo della supervisione bancaria: quest'ultimo gli chiede di lasciare ai magistrati il compito di fare le domande ai dirigenti Mps, di non fare altre domande.

Banca d'Italia non prosegue le indagine e rilascia un report riservato, direttamente dal capo della vigilanza Barbagallo, secondo cui la vendita dei diamanti sarebbe avvenuta all'insaputa di Viola e Profumo, diversamente da quanto Bertini aveva scoperto.

Il 20 settembre 2018 Bertini scrive una mail ai colleghi, dove mette nero su bianco i suoi dubbi su MPS: questa mail segna il suo inizio della fine perché dopo pochi giorni il suo capo servizio Vacca lo accusa di trattare male le persone del team, di essere arrogante, “ti consiglierei un po' di riposo”.

Bertini è trasferito in altro ufficio, ricevendo il supporto proprio dei membri del suo team, increduli alle accuse ricevute. Gli viene detto di lasciare il team MPS, gli viene comunicato di sottoporsi ad una visita psichiatrica, da cui comunque ne esce idoneo per svolgere il suo lavoro.

Bertini ha chiesto un colloquio a Visco e al DG Franco, oggi ministro nel governo Draghi, ma senza avere risposta: con questo clima ostile, segue la via del whistleblowing per denunciare la storia dei diamanti.

Il servizio di Report racconta anche di come le sanzioni di BankItalia, decise nel 2018, venivano bloccate dal dirigente Bernasconi, capo dei rapporti istituzionali dell'istituto: alla fine, a fine 2018 le carte vengono mandate alla BCE.

L'ufficio che dovrebbe seguire le sanzioni dentro la BCE ha scritto un rapporto in cui spiegava che non poteva procedere nella sanzione, perché aspettava dei documenti proprio da BankItalia.

Alla fine perché le banche non dovrebbero vendere diamanti, pratica scorretta, se tanto poi nessuno le sanziona?

Seguendo il dei soldi di Sacchi, le commissioni per la vendita dei diamanti, si arriva all'avvocato Pittelli, ex senatore di FI oggi in FDI: oggi sotto processo con una accusa pesante, è stato avvocato di famiglie di ndrangheta.

Sacchi, quando sente che sta arrivando la magistratura, gira 300mila euro a Pesce che poi li gira a Pittelli: in una intercettazione si parla di investimenti in terreni, per costruire hotel e appartamenti, lungo la fascia ionica, nella baia di Copanello. Pittelli crea una società, la Newco, assieme a Sacchi.

Per costruire queste strutture nella costa ionica, Pittelli deve rimuovere una ipoteca sui suoi terreni, rivolgendosi ad un massone, Leo Taroni, capo del rito scozzese.

Dopo, Pittelli si rivolge anche a Fabrizio Palenzona, all'epoca a capo di Prelios: a questa società chiede un finanziamento.

Ma Prelios ha su un fondo un villaggio turistico di cui non sa cosa farsene, il Valtur: è in una zona controllata dai Mancuso che, in un video della DDA, si vede entrare prima nel suo studio poi nel suo appartamento a Catanzaro.

Mettendo assieme tutti questi personaggi (Sacchi, Viola, Pittelli..), Bertini comprende quali siano i poteri forti con cui si era scontrato: ne parla con Perrazzelli, vicedirettrice generale, la quale gli confessa come di fronte a certe storie (i rapporti tra Sacchi e Viola, col senatore Pittelli) si comprende come si faccia carriera in questo paese: “questa cosa mi ha aperto gli occhi sostanzialmente su come in Italia e nel mondo si fa carriera”.

Bertini ha scelto di non girarsi dall'altra parte, la strada più comoda, ma di denunciare: oggi è sospeso dal lavoro e dallo stipendio, mentre gli altri personaggi di BankItalia hanno deciso di non rispondere alle domande, perché c'è una indagine ancora in corso.

13 dicembre 2021

Anteprima inchieste di Report: i controllori delle banche, l'inchiesta su Eni e le ambulanze

Questa sera si parla di banche: le banche che hanno venduto diamanti ai loro clienti come investimento sicuro.

E le banche popolari fallite dopo i crac del 2013-2014: chi ha pagato la loro malagestione?

Nell'anteprima un'inchiesta sulle ambulanze e sui volontari che garantiscono questo servizio essenziale.

Come funziona il mondo delle ambulanze

A lavorare al servizio di primo soccorso nelle ambulanze spesso sono volontari o persone appartenente a cooperative private. Persone che lavorano prestando il loro tempo per associazioni non a fini di lucro: Report racconterà la storia di una di queste, finita sotto indagine a Pavia.

La scheda del servizio: I vicerè delle ambulanze Di Chiara De Luca

La famiglia Calderone gestirebbe in Italia attraverso cooperative e società appalti per servizi di ambulanze in diverse regioni arrivando perfino alla Camera dei Deputati. Una di queste, la First Aid One Italia è finita sotto la lente della Procura di Pavia. Ma come agiscono nel resto d’Italia?

L'investimento dei diamanti e il crac delle banche popolari

Fino al 2016 MPS, Banca Intesa, Unicredit e Banco BPM hanno venduto ai loro clienti diamanti per 1,3 miliardi : Report aveva raccontato questa storia qualche anno fa, doveva essere un investimento sicuro, così era venduto ai clienti.

Ma il valore dei diamanti varia nel tempo, come qualunque bene, ma ai risparmiatori era stato raccontato altro, ovvero che il loro valore sarebbe stato sempre in crescita e il rendimento sempre positivo e costante. Invece questi diamanti sono stati venduti ad un prezzo superiore a quello di mercato.

Il re dei diamanti, Maurizio Sacchi, è oggi indagato dalla procura di Milano per truffa e autoriciclaggio (assieme a 104 manager bancari : secondo i magistrati avrebbe sottratto 20 ml dai risparmiatori tramite la società di intermediazione Camet Advisory di Nicolò Maria Pesce. Soldi in parte finiti all'avvocato Giancarlo Pitteli.

Al giornalista quest'ultimo spiega che era stato lo stesso Sacchi a chiedere che i soldi fosse “vulturati” a Pittelli, per un totale di 1 ml di euro.

Qui la storia si incrocia con quella del boss Mancuso, con terreni gravati da ipoteca transitati in una società con sede a Ravenna, dove Pitelli conosce uno dei vertici della massoneria, con interessi dai Caraibi alla Russia.

Ma chi avrebbe dovuto controllare questi investimenti venduti dalle banche? Report entrerà nel cuore di Banca d'Italia con testimonianze esclusive, come quella di Carlo Bertini, funzionario di Banca d'Italia: “la mia storia inizia come responsabile di un team in BdI che vigila su una delle principali banche del paese congiuntamente a colleghi di BCE, ci imbattiamo in una problematica molto grave..”

La banca era il Monte dei Paschi di Siena su cui stavano facendo i controlli: “c'è stato un crescendo, ad un certo punto le pressioni subite erano a mio avviso fortissime, dopo qualche mese mi è arrivata la punizione, io ho reagito in maniera molto forte. Ho dovuto lasciare immediatamente il team MPS divisione. Sono stato sottoposto, a mio avviso strumentalmente, ad una visita psichiatrica e poi alla fine mi sono arreso perché ero distrutto”.

Cosa ha fatto esplodere la sua situazione – gli chiede Luca Chianca: “probabilmente siamo andati a toccare personaggi e poteri molto forti che forse anche una istituzione come la Banca d'Italia non ha la capacità e la libertà di gestire e, nel caso, di punire”

Sul Fatto Quotidiano trovate una anticipazione di Nicola Borzi sul servizio:

Politici, massoni e ’ndrine dietro la truffa dei diamanti

“REPORT” - Il programma torna sul business delle pietre vendute in Mps a prezzi gonfiati che hanno rovinato migliaia di italiani: il ruolo di Profumo, Viola e Pitelli DI NICOLA BORZI

Dietro il business miliardario dei diamanti venduti in banca a prezzi gonfiati, che ha distrutto i risparmi di migliaia di italiani, c’erano altissimi dirigenti del credito, politici, avvocati massoni legati alla ‘ndrangheta. Quando un ispettore della Banca d’Italia che controllava Mps, una delle banche coinvolte, ha scoperto gli snodi di questa vicenda, i superiori lo hanno costretto a una perizia psichiatrica (che lo ha dichiarato idoneo al servizio), demansionato, sottoposto a procedimento disciplinare e sospeso da servizio e stipendio. Il Fatto ha raccontato questa storia il 26 ottobre. La puntata di Report in onda stasera, firmata da Emanuele Bellano, fa nomi e cognomi dei protagonisti a partire da quello del funzionario di Bankitalia, Carlo Bertini.

I diamanti erano venduti in banca da due società, Dpi – Diamond Private Investment – di Maurizio Sacchi e Idb – Intermarket Diamond Business – di Claudio Giacobazzi, suicidatosi quando è esploso lo scandalo. Dal 2012 Dpi e Idb hanno firmato accordi con Mps, UniCredit, Intesa Sanpaolo e Banco Bpm. Le pietre erano vendute ai clienti in base a un “listino prezzi” pubblicato sul Sole24Ore, che non riportava però prezzi di mercato ma dati autoprodotti da Idb e Dpi. Le banche ricevevano lucrose commissioni e i bancari più bravi a vendere premi come cellulari, tablet, denaro, gioielli. Dal 2013 al 2017 Mps ha venduto pietre di Dpi per 340 milioni, incassando commissioni per 42 milioni. La Procura di Milano ha sequestrato oltre 700 milioni e ora un centinaio di manager rischiano il processo per truffa e autoriciclaggio.

La scheda del servizio: L'ispettore di Emanuele Bellano con la collaborazione di Greta Orsi

Con la crisi finanziaria le banche si sono trovate di fronte a riduzioni dei profitti, perdite e problemi di solidità. I loro consigli di amministrazione hanno dato il via libera a operazioni spregiudicate che hanno fatto perdere decine di migliaia di euro a milioni di risparmiatori. Nel 2016 Report ha scoperto che Mps, Banca Intesa, Unicredit e Banco BPM vendevano ai loro clienti diamanti per un valore complessivo di circa 1,5 miliardi di euro. I vertici di DPI, una delle due società che vendevano diamanti tramite i circuiti bancari, sono stati arrestati dalla procura di Milano e indagati per autoriciclaggio di varie decine di milioni. E nel 2019, tornando sulla vicenda, Report aveva ricostruito il coinvolgimento dei vertici di alcuni istituti bancari. Banca D'Italia, nel suo ruolo di vigilanza e di sanzionamento, ha avviato un'ispezione su banca Mps. Una testimonianza esclusiva, interna al team ispettivo, rivela a Report il coinvolgimento dei massimi livelli di Mps nel sistema di distribuzione e vendita dei diamanti. Dalla fonte e grazie ai documenti recuperati, Report ha ricostruito le lacune dell’intero sistema di controllo delle banche.

Il video segreto (o no?)

Alla fine i vertici dell'Eni sono stati assolti dall'accusa di aver pagato una tangente per la concessione del più grande bacino petrolifero al largo della Nigeria.

Assolti per non aver commesso il fatto, fatto che però rimane, essendo provato che dei soldi sono usciti dall'Eni e non sono finiti al governo nigeriano.

Ora ad essere accusati sono i due pm che hanno portato avanti l'inchiesta: avrebbero omesso di depositare delle prove, tra cui in video “dirompente” in cui sono presenti l'avvocato Amara (indagato a Milano) assieme a dirigenti Eni.

La scheda del servizio: Il video segreto di Luca Chianca in collaborazione di Alessia Marzi

L'Opl 245 è uno dei più ricchi blocchi petroliferi della Nigeria. Della storia Report si è occupata più volte, da quando i magistrati Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro della procura di Milano avevano aperto un fascicolo per corruzione internazionale nel 2014. L'ipotesi era che l'Eni avesse pagato oltre 1 miliardo di dollari di tangenti per comprare i diritti di esplorazione del blocco petrolifero Opl 245. A marzo 2021 però il tribunale di Milano dà torto ai magistrati e ragione all'Eni assolvendo tutti gli imputati. La procura di Brescia apre un fascicolo contro i due magistrati per aver nascosto all'Eni un video che la sentenza di assoluzione definisce dirompente perché sarebbe stato utile per la difesa. Ma l'Eni e gli avvocati dei dirigenti dell'Eni erano o no a conoscenza di questo video?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

10 giugno 2019

Le inchieste di Report – lunedì 10 giugno

Sono molti gli argomenti affrontati nei servizi dei giornalisti di Report questa sera: andremo sulle tracce del tesoro di Salvini, chiederemo conto sull'efficacia delle cure termali, un aggiornamento sulla storia degli investimenti in diamanti, i ladri di gasolio e il mondo dietro le prenotazioni online degli alberghi.
Infine, se mancano i medici, chi ci curerà?

Sulle tracce del denaro della Lega

Luca Chianca ha seguito le tracce del denaro della Lega, da Bergamo dove risiedono le società dei commercialisti che i beni del partito di Salvini, a Milano dove lavora un altro commercialista con interessi in una società della regione Lombardia.

Una storia, quella dei soldi della Lega, che non finisce mai di stupire.


Nell'anticipazione del servizio, si parla di una società di ristrutturazione, la Barachetti SRL e sui lavori ottenuti nel corso degli anni da parte della Lega nord, della Lega Nord per Salvini e della Pontida Fin, l'immobiliare del partito.
Soldi che poi Barachetti eroga nei confronti dei cassieri del partito, Centemero (tesoriere), Di Rubba (direttore amministrativo dei conti del partito alla Camera) e Manzoni (revisore contabile del gruppo al Senato).


Perché Barachetti versa 400mila euro ai commercialisti della Lega? – la domanda che il giornalista Giovanni Tizian si poneva nell'intervista con Luca Chianca.
Questi fornitori di servizi della Lega sono molti legati ai suoi vertici, vivono negli stessi paesi: operazioni di cui Michele Scillieri, commercialista milanese, era all'oscuro. Presso il suo ufficio era stata fissata la domiciliazione legale della Lega nel 2017, un favore fatto nei confronti del collega Manzoni.

Questa è solo una parte dei soldi pubblici finiti nelle mani di società vicine a Di Rubba, per un totale di 800mila euro, in un intreccio che coinvolge anche i familiari dei direttore amministrativo.
Nel maggio 2018 viene costituita la Vadolive SRL dalla cognata di Rubba (di professione barista in un bar a Clusone): dopo 8 giorni il gruppo Parlamentare al Senato della Lega sottoscrive con lei un contratto da 480 mila euro. Ufficialmente per comunicare le attività del gruppo sui canali social.
“Io non sono tenuta a rispondere” la risposta che ha dato questa persona al giornalista.
Il contratto è stato interrotto dopo qualche mese ma parte di quei soldi sono finiti a persone dello staff del ministro Salvini, come Luca Morisi.


Perché questo contratto, perché questa società fondata da una barista (con tutto il rispetto)? Domande a cui il capogruppo al Senato Romeo non ha voluto rispondere: “stiamo andando a votare lo sblocca cantieri”.

La scheda del servizio: I COMMERCIALISTI di Luca Chianca in collaborazione di Alessia Marzi
Per sapere chi gestisce la cassa della Lega di Salvini Premier bisogna andare a Bergamo, in un immobile dove il partito ha trasferito la sede di alcune società e associazioni gestite da tre professionisti: Giulio Centemero, tesoriere della Lega, Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba, rispettivamente i revisori contabili dei gruppo alla Camera e al Senato. Ed è in questo studio di Bergamo che a dicembre scorso i magistrati della procura di Genova, hanno sequestrato decine di carte di alcune società. L'ipotesi è che potrebbero essere state utilizzate per portare all'estero parte dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali percepiti e rendicontati con irregolarità. Ma seguendo le tracce dei commercialisti di Bergamo siamo finiti a Milano in un altro studio di commercialisti dove Matteo Salvini ha fatto registrare, per un breve periodo, la sede del suo nuovo partito e dove abbiamo trovato un altro commercialista con interessi nella Lombardia Film Commission, guidata fino allo scorso anno da Alberto Di Rubba, che ha comprato un fabbricato da 800mila euro. Seguendo chi ha incassato buona parte dei soldi pubblici della Lombardia Film Commission, Report è finito con il tornare da dove era partito, nelle valli bergamasche, e più esattamente proprio nel paese di Di Rubba.

L'efficacia delle cure termali

Le cure termali sono state inserite tra i livelli essenziali di assistenza e offerte dalla sanità pubblica per la cura di una serie di patologie.
Ma le cure termali fanno bene? Domanda che non è oziosa visto che è lo Stato che paga queste cure ai cittadini per 118ml di euro. E visto che le strutture per le terme usano acqua che arriva dalla falda.

La scheda del servizio: LA SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA di Adele Grossi
Le cure termali sono comprese fra i livelli essenziali di assistenza e per questo pagate dal sistema sanitario nazionale per la cura di svariate patologie. Per finanziare queste cure, solo nel 2018 sono stati spesi 118.798.000 euro. Ma le cure termali sono veramente efficaci? È importante chiederselo, visto che per sfruttare la risorsa termale 33.000 ettari di superficie sono dati in concessione ai privati che pompano l'acqua a ritmo continuo dal sottosuolo. Gli enti locali non sanno esattamente quanta acqua viene prelevata, i controlli mancano e le conseguenze dell'impoverimento delle falde possono essere molto gravi. Da Abano a Rapolano terme, da Chianciano sino a Tivoli e Guidonia, dove il depauperamento della risorsa ha portato alla cosiddetta subsidenza catastrofica, vale a dire a uno sprofondamento del territorio che oggi è ancora in atto con rischi concreti per le abitazioni.

Come è andata a finire?


Come ogni finale di stagione, Report fa un aggiornamento di vecchie inchieste, raccontando che evoluzione hanno avuto.

Gli investimenti in diamanti
Un diamante è per sempre, ma non sempre è un buon investimento o, quanto meno, non quell'investimento garantito dalle società che Report aveva messo sotto la lente di ingrandimento nel 2016.
Diamanti venduti a prezzi superiori a quelli di mercato, società di investimento che danno consigli non disinteressati (Diamond Private e IDB), un sistema che coinvolge banche (San Paolo e Unicredit), quotidiani (come il Sole 24 ore che riportava i dati dei rendimenti forniti da queste società di investimento) e che ha rifilato delle fregature a persone che cercavano solo un sistema sicuro dove mettere i loro guadagni.
Ma ad essere fregati sono stati non solo i risparmiatori ma anche i dipendenti delle banche.
La procura di Milano ha sequestrato 700 ml di euro a due di queste società di intermediazione: Report darà i nomi di alcuni dei manager che si sono arricchiti con questa truffa, una anticipazione la potete leggere nell'articolo di Fabio Pavesi sul Fatto Quotidiano
Da Ghizzoni a Profumo: una ventina di top manager ricevevano sculture greche ed etrusche, soggiorni in hotel 5 stelle con spa e massaggi, per rifilare ai clienti preziosi a prezzi gonfiati

La scheda del servizio: OCCHIO AL PORTAFOGLIO di Emanuele Bellano in collaborazione di Ilaria Proietti e Greta Orsi
Diamanti da investimento venduti attraverso i circuiti bancari: era stato proprio Report a svelare, per primo, la truffa, celata dietro a quello che veniva proposto come bene rifugio per eccellenza. A subirne le conseguenze, risparmiatori e lavoratori delle banche. L'inchiesta rivelerà chi sono i top manager che hanno beneficiato del sistema.


I ladri di carburante

In questo paesi ci sono i vampiri, i ladri di carburante che fanno il pieno gratis bucando gli oleodotto: succhiano il prodotto dalle tubazioni. Contro di loro scendono in campo i cacciatori di vampiri, i responsabili della sicurezza, che devono controllare chilometri e chilometri degli oleodotti.


Ma ci sono anche altri vampiri: lo scorso novembre Giorgio Mottola aveva raccontato della rete parallela (e illegale) del gasolio, che arriva anche dalle zone controllate dall'ISIS e, con l'aiuto delle mafie, finisce nelle nostre pompe di benzina.
Un sistema che impoverisce lo Stato e arricchisce le mafie e tutti i colletti bianchi al loro servizio, anche grazie alla liberalizzazione nel settore voluta da Monti (le cosiddette pompe bianche): il costo stimato è di 6 miliardi di evasione.

La scheda del servizio: NERO COME IL PETROLIO di Giorgio Mottola in collaborazione di Alessia Cerantola e Norma Ferrara
Da qualche tempo in alcune campagne italiane sono comparsi i vampiri. Così vengono chiamati i ladri di carburante che di notte bucano gli oleodotti per spillare decine di migliaia di tonnellate di gasolio e benzina all’anno. Per bloccarli, è comparsa una nuova figura professionale: il cacciatore di vampiri. Uomini in passamontagna che tutte le notti perlustrano il tracciato degli oleodotti, servendosi di sensori supertecnologici e telecamere termiche. Ma il grosso dell’illegalità nel settore dei carburanti è causato da un altro genere di vampiri: i colletti bianchi. Imprenditori, commercialisti e broker al servizio della camorra e delle altre organizzazioni criminali che, nonostante il servizio di Report della scorsa stagione, continuano ad arricchirsi grazie all’evasione più grande della storia d’Italia.

Dietro il mondo delle prenotazioni online degli alberghi


Il fatturato del settore alberghiero vale in Italia 23 miliardi: circa il 30% delle prenotazioni avviene tramite due portali web, Expedia e Booking.
Questo però è un sistema che tende a livellare verso il basso i margini di quest'ultimi a vantaggio dei pochi portali: una storia che ricorda quella di Flix Bus o di Air BNB, chi guadagna di più è quello che procaccia il cliente (e che prende commissioni dal 18 al 30%), senza metterci le risorse.
E poi magari le tasse sui profitti (circa 1 miliardo) le paga fuori dall'Italia (o paga pochissimo allo Stato), meno dell'1%.

La scheda del servizio: UN FISCO PER L’ESTATE di Manuele Bonaccorsi in collaborazione di Lorenzo Di Pietro
Prenotare l’albergo per le proprie vacanze sul web è ormai una pratica ordinaria per moltissimi turisti, che si rivolgono principalmente a due portali: dalle loro pagine web passano circa 200 miliardi di dollari di prenotazioni alberghiere in tutto il mondo. Ma cosa si nasconde dietro la comodità di prenotare tutto con un click? Commissioni altissime, tra il 18% e il 30%, che erodono pesantemente i margini di guadagno degli alberghi. E poi una presunta immensa evasione fiscale, dell’Iva e delle tasse sul reddito. Le procure di Roma e Genova indagano su booking, che in Italia incassa commissioni nell’ordine degli 800 milioni, ma paga appena 4,7 milioni di tasse, lo 0,6%. Mentre Expedia accumula le sue provvigioni in una società svizzera, rigorosamente senza IVA. I nostri viaggi, insomma, alimenterebbero grandi ricchezze esentasse. Come fare a rompere questo sistema? Report svelerà qualche trucco, che permette pure di risparmiare un po’.


Il futuro delle cure mediche

Spendiamo meno della media europea nel settore della sanità e, quel che è peggio, parte della spesa si sta spostando sempre più verso la sanità privata. Di fatto avvantaggiando i ceti medio alti che possono ancora permettersi le cure. Che futuro ha la sanità pubblica in questo paese?
Ma un altro problema si sta presentando all'orizzonte: la carenza di medici.

La scheda del servizio: CHI CI CURA? di Giulia Presutti
Siamo a corto di medici specialisti: secondo le proiezioni di Anaao Assomed, da qui al 2025 agli ospedali italiani mancheranno oltre 16mila strutturati. Colpa della "gobba pensionistica": il 67% dei medici dell’intero Sistema sanitario nazionale ha più di 50 anni e nei prossimi tre anni ne andranno in pensione tra i 18 e i 21mila. Le uscite non verranno compensate dalle nuove assunzioni, perché i laureati in medicina che abbiano conseguito anche il titolo della specialità non sono abbastanza. Tra le discipline che soffrono di più c'è la pediatria: i pediatri si dividono tra gli studi e gli ospedali e alcune zone d'Italia iniziano a rimanere scoperte. La coperta è corta, ma chi ha causato la carenza? E soprattutto, si può risolvere prima che gli ospedali restino deserti?

30 ottobre 2017

Report - la banca dati del DNA, il grano nella pasta e le università

Sono molti gli argomenti della puntata odierna di Report: si comincerà con l'anteprima di Alessandra Borella che sarà questa volta dedicata alla moda dei tatuaggi.
Tatuaggi che spesso sono quasi delle opere d'arte che ci incidiamo sul nostro corpo: ma siamo consapevoli dei materiali e degli inchiostri che mettiamo sotto pelle?

Anteprima FAR WEST TATTOO Alessandra Borella (l'anteprima su Raiplay)

La scheda del servizio:
Un tatuaggio piccolo o grande ce l’hanno ormai oltre 60 milioni di persone in Europa. Sempre più giovani ne vogliono uno e vanno a farselo fare - spesso nel negozio dove è andato l’amico - senza chiedersi se il tatuatore che sta per incidere la loro pelle è preparato o no. Una normativa comune europea per la formazione e sicurezza non c’è: paese che vai, legge che trovi. In Italia il far west arriva fino a livello delle singole Regioni: in alcune si deve studiare 600 ore, in altre si è autorizzati a sforacchiare la pelle dei pazienti senza neanche uno straccio di corso di formazione. Ci sono solo delle linee guida ministeriali che risalgono al 1998 e non sono mai diventate legge. Eppure proprio noi italiani siamo i più "marchiati" d'Europa e il giro d'affari supera i 200 milioni di euro l'anno. Quanto a fondo conosciamo i rischi del "tattoo"? Poco, a giudicare da un'indagine dell'Istituto Superiore di Sanità. E quanto a fondo conosciamo le sostanze che ci infiliamo sottopelle? Per niente. E questo nonostante le analisi parlino chiaro: a volte sono tossici e non c'è un controllo sufficiente, perché gli inchiostri per tatuaggio non devono rispettare la normativa stringente sulle sostanze chimiche, ma solo una più blanda risoluzione europea del 2008 che, evidentemente, non basta.


La banca dati del DNA.
Il DNA rivela tutto di noi: chi siamo, le nostre malattie, chi sono i nostri antenati e anche quale sarà il nostro futuro. Gli studi sulla genetica stanno rivoluzionando scienza, medicina ed economia.
Il servizio di Giorgio Mottola racconterà come le più grandi aziende di internet (Amazon, Google, Microsoft, Facebook) abbiano iniziato a fare affari col nostro DNA: chi fa affari col nostro dna e perché? Come potrebbe cambiare la nostra vita?

Google, il più grande motore di ricerca di internet, che conosce dunque tutti i nostri gusti, quello che ci piace, sta allestendo la più grande banca genetica del mondo. Significa che ci conoscerà anche dal di dentro, per poter entrare nel mondo della ricerca scientifica e nel mercato della salute da una posizione dominante.
Che futuro dobbiamo aspettarci? La fine del sistema sanitario nazionale (e pubblico)?

La scheda del servizio: IL PATRIMONIO di Giorgio Mottola

Siamo già in piena corsa all’“oro genetico”: il nostro dna. È in atto una rivoluzione nella medicina e nella scienza che avrà presto un enorme impatto sulla nostra vita quotidiana. L’obiettivo è di sconfiggere malattie che consideravamo incurabili e salvare milioni di vite. Ma proprio per questo il dna è uscito dai laboratori ed entrato nelle stanze della finanza, diventando preziosissimo, un patrimonio conteso dai principali gruppi multinazionali che si sono lanciati a capofitto nel business legato alla genetica. I campioni di dna vengono ceduti e passano di mano sui mercati internazionali, generando profitti milionari. Nascono piccole aziende che si inventano attività intorno al marketing genetico: dai cosmetici dna-compatibili, ai club per cuori solitari in cerca del gemello di dna. In questa corsa c’è chi è avanti a tutti: Google. Il colosso di Mountain View ha messo in piedi una delle banche genetiche più grandi al mondo, che gli ha consentito di sbarcare nel settore della salute. Gli altri giganti del web non sono da meno: Amazon, Microsoft e Facebook da anni stanno investendo in progetti legati alla genetica. L’area più promettente è quella farmaceutica perché sta nascendo una nuova generazione di farmaci genetici. L’idea è che si passerà da un unico farmaco designato per una specifica patologia, a infinite versioni di quel farmaco, personalizzate per il singolo paziente. Ma non è che così facendo salterà la cassa del Sistema sanitario nazionale? Se i farmaci non sono più di massa ma personalizzati, di quanto aumenterà il loro costo?

Il grano della pasta italiana
L'Italia è il primo paese importatore di grano duro: la domanda a cui il servizio di Manuele Bonaccorsi cercherà di rispondere è allora “da dove viene il grano che poi finisce nella pasta” che ci mangiamo a pranzo?

La scheda del servizio: CHE SPIGA! di Manuele Bonaccorsi (qui l'anticipazione su Raiplay)

Ammettiamolo, quando è ora di pranzo non c’è niente come una bella amatriciana, una carbonara o una tagliatella al ragù. Ma da dove viene il grano con cui è fatto il nostro piatto di pasta? Siamo andati a vedere in Canada, che è il primo produttore mondiale di grano duro e il paese da cui l’Italia importa ogni anno un milione di tonnellate. Lì le spighe sono coltivate con largo uso di glifosato, il diserbante più diffuso al mondo. Il glifosato, secondo lo Iarc, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro è un probabile cancerogeno. Ciò nonostante, la Commissione Europea ha proposto di rinnovare l’autorizzazione all’uso del composto chimico in Europa, anche sulla base di uno studio dell’Efsa, l’ente europeo per la sicurezza alimentare, in gran parte identico a studi realizzati dalle aziende produttrici di glifosato.Intanto, a prescindere dalla decisione delle autorità europee, l’Italia continua a comprare il grano col glifosato. A vendercelo sono le grandi aziende di trading, colossi globali con fatturati da centinaia di miliardi, capaci di influenzare l’andamento dei prezzi speculando in borsa. Report ha fatto analizzare i 6 marchi di pasta più diffusi sul mercato italiano.

Per la rubrica "Com’è andata a finire?"
Nell'ottobre 2016 il servizio di Emanuele Bellano aveva raccontato i rischi legati agli investimenti in diamanti, che tanto sicuri non sono, come ci raccontano le brochure le pubblicità sui giornali economici.
Il giornalista ci racconterà come è andata a finire:
Sono oltre 100 mila i risparmiatori che hanno comprato diamanti allo sportello della propria banca, nel corso dei quarant’anni di attività delle società venditrici IDB - Intermarket Diamond Business e DPI -Diamond Private Investment. Un anno fa il servizio di Report "Occhio al portafoglio" denunciò che i diamanti venduti attraverso questo circuito avevano un prezzo doppio rispetto al reale valore di mercato. Dal servizio è partita un’inchiesta della magistratura, un'indagine di Consob e due procedimenti dell'Antitrust. Ad oggi il mercato delle due società che vendevano diamanti ai risparmiatori è fermo. Nessun nuovo cliente, scoperto l'inganno, è disposto a pagare un diamante il doppio del suo reale valore di mercato. Il cerino rimane così nelle mani di tutti quei risparmiatori ancora in possesso di uno di questi diamanti. Sono migliaia e rischiano non solo di avere una minusvalenza, ma di non recuperare neanche il capitale investito. In soli sette casi i clienti (sei di Intesa Sanpaolo e uno di Unicredit) si sono visti ricomprare il diamante dalla banca. Abbiamo chiesto ai due istituti con quali criteri hanno selezionato questi clienti fortunati e cosa devono aspettarsi invece le altre migliaia di risparmiatori finora lasciati al loro destino.

Il merito dentro le università
Come scegliamo le università da premiare?
Sappiamo, dai dati raccolti dal premio nobel Stiglitz (pubblicati da l'Espresso), che in Italia l'ascensore sociale si è bloccato: accedere agli studi superiori è diventato una cosa da ricchi e dunque, per una persona che ha meno possibilità, è complicato migliorare la propria posizione sociale.
Sempre meno fondi per le università pubbliche e pure distribuiti con criteri poco meritocratici.

La scheda del servizio: PER UNA FETTA DI TORTA (l'anticipazione su Raiplay) di Giulia Presutti

L'università è la casa della scienza. Ogni anno il ministero dell'Istruzione deve distribuire 7 miliardi tra gli atenei italiani. Il 20% di questi fondi è assegnato sulla base del merito, per cui si guarda alla qualità della ricerca scientifica. Funziona così: ogni docente presenta due studi e la media dei voti si traduce in una “pagella” dell'università nel suo complesso. Ma chi ci assicura che a essere premiate siano davvero le migliori? Dovrebbe essere l'Anvur, l'agenzia di valutazione che stabilisce i criteri e controlla che vengano applicati, ma capita che per giudicare il valore di un articolo scientifico si utilizzino metodi automatici, con esiti a volte paradossali. Sentiamo cosa ne dicono i “promossi” e invece chi, dall’altra parte, rischia di rimanere a bocca asciutta.

28 novembre 2016

Report, come è andata a finire – la stagione 2016

Chiude anche questa stagione di Report, l'ultima con Milena Gabanelli che lascia la conduzione a Sigfrido Ranucci, ma continuerà ad occuparsi di giornalismo:
“Se c’è una cosa di cui sono orgogliosa è la squadra bella e fortissima che si è creata nel corso di questi anni – aveva detto Milena Gabanelli al Tg1 annunciando la scelta di lasciare – ora è arrivato il momento di premiare la loro professionalità, aiutandoli a diventare più protagonisti anche di una rigenerazione. Per questo ho deciso che sarà la mia ultima stagione alla conduzione di Report”.

Si chiude una stagione e, come consueto, Report tira le somme di alcune delle inchieste portate avanti in questi anni.

Si comincia dai lavori di ricostruzione dell'Anas, nel nuovo corso intrapreso dall'amministratore Armani. Sono cambiate veramente le cose, dopo che se ne ne è andato Ciucci (quello che aveva assicurato “da noi non ci sono tangenti”, infatti si chiamavano ciliegie) o siamo ancora con gli stessi problemi (anche alla luce del crollo del ponte sulla statale 36 ad Annone)?
Anas per l'Italia, di Giovanna Boursier:
Ritorniamo su Anas, a un anno di distanza e dopo le dimissioni dell'allora presidente Pietro Ciucci, sostituito da Gianni Armani. Un mese fa crolla un cavalcavia ad Annone Brianza, c'è un morto. Si scopre che ad autorizzare i trasporti eccezionali in Lombardia è la Provincia su delega della Regione, ma può anche essere quella dove ha sede la ditta del trasporto, non necessariamente quella dove transita il trasporto. Mentre non si capisce bene di chi è quel ponte, è chiaro che la manutenzione spetta ad Anas.
Lo dichiara il presidente Armani a Report e il capo compartimento Anas di Milano dice: “Quel camion era troppo pesante e noi non sapevamo che su quel cavalcavia passassero carichi eccezionali".
Adesso i viadotti li stanno controllando tutti, ne hanno chiusi alcuni in Lombardia e su altri hanno limitato il peso dei camion. Anche noi ne abbiamo segnalati al presidente Armani, che sta provvedendo.

Gli investimenti in diamanti, consigliati dalle banche italiane, che tanto trasparenti non lo sono. Per i risparmiatori (e non per le banche): Consob deve vigilare o se ne deve stare a guardare?
Occhio al portafoglio, di Emanuele Bellano:
Le banche propongono ai risparmiatori di investire i risparmi acquistando diamanti. A venderli, in collaborazione con le banche, sono due società private: Idb Intermarket Diamond Business e Dpi Diamond Private Investment. Un mese fa Report denunciava che questi diamanti sono venduti a un prezzo doppio rispetto al loro valore di mercato. Da allora tanti risparmiatori sono tornati in banca con l'obiettivo di rivendere i diamanti acquistati. Delle tante persone però che si sono rivolte alle associazioni dei consumatori e dei gioiellieri nessuna finora è riuscita a disinvestire il proprio diamante. A controllare dovrebbe essere Consob che nel 2013 però ha detto che le banche possono vendere diamanti senza l'obbligo di fornire ai clienti la garanzia del prospetto informativo. Eppure, proprio alcuni mesi prima della decisione di Consob, la Corte di Cassazione aveva analizzato il caso di un'altra società che proponeva un investimento in diamanti stabilendo che in quel caso si trattava di prodotto finanziario e punendo quindi l'assenza di prospetti informativo. Dopo il servizio di Report Consob ha annunciato che analizzerà di nuovo il caso. Cosa farà?

La mezza frode dei gettoni d'oro della Rai: non è tutt'oro quello che luccica, specie i gettoni che arrivano dalla banca Etruria (sempre lei).

L'anteprima su Reportime:


A caval donato, di Sigfrido Ranucci:
A distanza di sei mesi si torna a parlare dei gettoni d’oro dalle Rai prodotti dalla Zecca. Ad aprile scorso avevamo scoperto che a una vincitrice di Perugia la Zecca dello Stato aveva coniato come oro puro 999,9 dei gettoni che invece, fatti analizzare da un laboratorio legale, erano risultati sotto titolo: 995. Si tratterebbe di frode in commercio, e a essere frodati sarebbero la Rai, che dalla Zecca compra oro 999, e i vincitori. Report ha scoperto un’altra frode che se confermata sarebbe di ben altre dimensioni.

Il modello per l'integrazione dei migranti proposto da Report: chi si sta opponendo? i sindaci lo vogliono o no?
La via d'uscita, di Claudia di Pasquale:
È in atto la più grave crisi migratoria dal secondo dopoguerra, la risposta dell'Europa è stata quella di firmare un accordo con la Turchia per bloccare la rotta balcanica, mentre i vari stati europei hanno chiuso le frontiere. Qual è stato l'effetto di queste politiche per l'Italia? L'aumento dei migranti che sbarcano e restano nel nostro paese.Per evitare l'instabilità, nella scorsa edizione abbiamo provato a costruire un progetto pragmatico a gestione pubblica e con supervisione europea, che consenta di organizzare in modo rigoroso l'identificazione, la formazione e lo screening dei richiedenti asilo. Cosa ne pensano i sindaci? Ne abbiamo parlato con sia con quelli che "accolgono" che con quelli che in questi mesi si sono opposti all'arrivo dei migranti nei loro territori.

La storia della torretta storica di Verona, riempita da ripetitori tv abusivi.
Telescrocco, di Sigrido Ranucci e Giulio Valesini
Report torna dopo un anno a Verona per occuparsi ancora dell'incredibile storia di abusivismo delle Torre Massimiliana occupata da circa quaranta antenne di ripetitori radio-televisivi. Chi li ha installati ha violato il vincolo di tutela per i beni storici e culturali e non ha mai chiesto un'autorizzazione al demanio, proprietario dell'importante monumento. Tra gli abusivi c’è il gruppo Athesus, presieduto da Gianluca Rana, figlio di Giovanni, e di proprietà dei più importanti industriali di Verona e Vicenza e Telenuovo tra le più importanti realtà editoriali della provincia di Verona. A oggi una soluzione per liberare il monumento dalle antenne abusive ancora non è stata trovata e nessuno degli editori ha ancora pagato gli indennizzi richiesti dal Demanio.

La guerra dei brevetti di Luca Chianca:

Dove c'è un marchio riconducibile al Made in Italy c'è Luca Cordero di Montezemolo. Lo troviamo ospite ai convegni che promuovono il brand Italia, presidente del comitato promotore per la candidatura alle olimpiadi di Roma 2024. E come dimenticare Italia '90 e i suoi 19 mondiali vinti con la Ferrari. Ma da presidente della Ferrari, oltre alle vittorie della Formula 1, come ha gestito il marchio del Cavallino rampante, dal valore di oltre quattro miliardi di dollari? Nel 2002 lo ha affidato al cognato Lorenzo Bassetti che ha aperto fino a 18 punti vendita in tutta Europa ma dopo 14 anni di contratti qualcosa è andato storto. In ballo c'era la fusione tra Fiat e Chrysler e Ferrari voleva risolvere tutti i contenziosi e a scoperchiare le carte di questa storia c'è una causa civile presso il tribunale di Milano in cui l'avvocato Giulio Azzaretto, che ha portato a conclusione la chiusura dei contratti con il cognato di Montezemolo, fa causa proprio alla Ferrari per il mancato pagamento di ben 2,7 milioni di euro per il lavoro svolto.

18 ottobre 2016

Report – diamanti, investimenti, tasse e offshore

Indovina chi viene a cena.
Il made in Italy è minacciato dal merda in Italy – racconta Erri De Luca: anziché investire sulla nostra univocità, investiamo sulle opere pubbliche inutili (come il ponte, fa capire lo scrittore).
In Sicilia hanno un sistema ferroviario catastrofico, ospedali, carceri vuote, costruzioni fatte da imprese vicine ai partiti.

Sulla sua battaglia No Tav: sono stato imputato per aver detto che l'opera andava sabotata. Poi sono stato prosciolto perché il fatto non sussiste.

Sul cibo: piantando una pera, nasce l'albero, la Monsanto ha brevettato la sterilità.
Oggi i giovani stanno tornando all'agricoltura, scegliendo magari una nicchia di produzione da rivendicare come eccellenza. Un'eccellenza che la deve pagare però il consumatore. Oppure passare attraverso i gruppi di acquisto.

“La terra siamo noi, fatta da un soffio di argilla”: Alice Waters, vice presidente di slow food, ha cambiato il palato degli italiani,. È partita da un orto la sua rivoluzione: rischiamo di perdere la nostra esclusività per colpa delle multinazionali, dal settore dei fast food, che non ci informano sul cibo e sugli ingredienti.
Non c'è consapevolezza del cibo e della stagionalità: negli Stati Uniti la maggior parte delle persone non consuma un pasto tutti assieme attorno alla tavola.
Il pasto consumato insieme tiene unita la famiglia: negli USA nessuno cucina più, si compra il cibo da fuori.
Abbiamo ridotto il consumo pro capite della verdura di un kg l'anno mentre cresce il consumo della verdura nei sacchetti, una moda venuta dall'America.
Dove si fa crescere la verdura in un ambiente sterile, piante cresciute senza terra e senza sole, in una serra idroponica.
Un sistema a consumo zero di energia: in America il terreno è stato sacrificato per la grande distribuzione e per i cibi spazzatura da fast food.
Come le verdure in busta, pratiche e comode: peccato che manchino tutte le informazioni che servirebbero ad essere consumatori consapevoli.
Non sappiamo quando la verdura è stata raccolta e dove: sappiamo solo che il prodotto è già lavato e pronto ad essere consumato. Oltre al fatto che l'insalata in busta costa anche dieci volte di più.
La carne degli allevamenti intensivi ha più rischio di essere contaminata, per esempio dall'Escherichia coli: da questa paura è nato il business delle piante cresciute senza terreno, inquinato dai liquami delle bestie.

Sui terreni americani si coltivano il mais per gli allevamenti, così le verdure arrivano da serre dove l'unico concime è il liquame di pesci, ammassati l'uno sull'altro.
Ma ci sono anche gli orti, all'aperto, sui tetti dei grattacieli: orti che portano fiori, api, farfalle. Dove si producono prodotti biologici, a chilometri zero, per consumatori disposti a pagar di più la qualità.
A tutto questo è arrivato anche grazie al buon esempio della first lady Michelle Obama: avrà preso ispirazione dall'orto di Alice...

Occhio al portafoglio – dove conviene investire oggi in Italia?
Chi vuole guadagnare qualcosa dal proprio capitale dove deve investire?
Il mattone, fondi comuni di investimeto, l'oro o i diamanti, gli investimenti in banca o in posta..
Le banche oggi stanno facendo una campagna di promozione sui diamanti: ma chi stabilisce il prezzo dei diamanti?

I diamanti da investimento sono venduti da società legate al sistema bancario: un investimento che sembra a rischio zero, che cresce nel tempo .. Ma il costo è al doppio del valore di mercato.
L'unica borsa del diamante grezzo è ad Anversa: qui lavora Marcello Manna, che ha spiegato come funziona il mondo dei diamanti a Report.
Partendo dal fatto che non esiste un listino prezzi per i diamanti grezzi: così i diamanti sono di solito comprati nelle gioiellerie.
Quelli che si comprano nelle banche da dove arrivano?
Di mezzo c'è una società: per San Paolo che la Diamond Private Investment, per Unicredit c'è IDB.
Sono società che guadagnano sulle vendite.

Peccato che da queste società siano vendute a prezzi superiori a quelli di mercato: anziché 7000 euro, si passa a 1700 euro o 2000 euro.
Da dove arriva questa differenza? A IDB spiegano che loro non vendono diamanti ma fanno un investimento sui diamanti. Quale sia la differenza non è spiegato al giornalista di Report …
Da questa società 8000 risparmiatori acquistano diamanti per 150 ml di euro: chi stabilisce il valore dei loro diamanti?
Baldassarri, ex ministro, è consigliere di amministrazione di DPI, e nei TG fa consigli per l'acquisto di diamanti, ma non lo dice: assicura che i diamanti danno un buon rendimento, non volatile, sempre in crescita.
Consigli non disinteressati: in questo modo si convincono i risparmiatori, con la promessa di un guadagno costante. Ma non è vero: la quotazione, secondo RAPAPORT non è stabile dal 2005, ci sono state delle oscillazioni negli anni.

Su che dati si fondano i grafici di DPI e IDB: sono dati pubblicati dal Sole 24 ore, ma il giornale di Confindustria da dove prende i dati?
Sono pubblicità, dicono dal giornale: le due società pubblicano come pubblicità i dati che vogliono e poi dicono che sono le quotazioni ufficiali ..

E se rivendi in diamante, non c'è garanzia di riacquisto, lo riprendono solo se trovano qualcuno che lo compra allo stesso prezzo. E ci sono anche le commissioni che arrivano anche al 16%.
Peccato che al risparmiatore queste cose non vengano dette: non è un investimento sicuro, in crescita, in cui non si perde.
Non essendo prodotti finanziari, Consob se ne lava le mani: le banche possono vendere senza dare alcun prospetto informativo, niente livelli di rischio, nulla che renda l'acquirente un po' più consapevole di cosa sta comprando.

I fondi di investimento e le polizze vita.
Da chi ci possiamo informare per la scelta di investimento?
Dalla banca? Le banche propongono ai pensionati anche fondi strutturati, da comprare e spostare, pagando ogni volta una commissione alla banca, ad un mese di distanza.
In 5 anni, una pensionata ha speso 60000 euro di commissioni, con perdite da diverse decine di migliaia di euro: la banca, Unicredit, l'aveva profilata come investitore esperta.
E oggi le carte, coi profili di rischio si sono persi.

Uno sportellista racconta di titoli di studio inventati, per poter vendere ai clienti qualcosa di più dei titoli di Stato. E tutti venivano invitati a venderli ai risparmiatori: polizze vita, fondi di investimento piazzati al posto dei titoli di stato.
Fondi che contengono al loro interno quote di altri fondi e dove è difficile calcolare il rischio per il risparmiatore: così mentre le polizze vita rendono meno del titolo di Stato (circa lo 1,3% netto l'anno). Fondi che hanno costi di commissione ben più alti dei BTP (migliaia di euro contro qualche centinaia di euro per i titoli).

Chi tutela i risparmiatori dalle banche, che fanno i loro interessi, preferendo i prodotti che li fanno guadagnare di più?
In America è stata approvata una legge per tutelare i risparmiatori sulle commissioni: possono portare il contratto in Tribunale, se ritengono di aver pagato commissioni eccessive, rispetto al servizio erogato.
In Italia ancora nulla: le banche in situazione da conflitto di interesse intascano 20 miliardi l'anno in commissioni (l'1% del PIL), soldi sottratti ai risparmiatori.
EMANUELE BELLANOPerò è possibile anticipare anche quello che viene fatto… e viene stabilito dall’Europa, no? Come mai non lo abbiamo ancora fatto fino ad oggi?MINO TARICCO – VICEPRESIDENTE COMMISSIONE PARLAMENTARE SEMPLIFICAZIONEQuesto tema del… ma io… eh… Diciamo, perché non l’abbiano fatto in passato non glielo so dire. Quello che…EMANUELE BELLANOBeh, insomma lei è in Parlamento dal 2013 giusto?MINO TARICCO – VICEPRESIDENTE COMMISSIONE PARLAMENTARE SEMPLIFICAZIONESono tre anni che sono in Parlamento.EMANUELE BELLANOIn tre anni si fa una legge di questo tipo, parliamo di 20 miliardi all’anno, eh…MINO TARICCO – VICEPRESIDENTE COMMISSIONE PARLAMENTARE SEMPLIFICAZIONENe abbiamo fatte tante altre che vanno in questa direzione. 
MILENA GABANELLI IN STUDIONe abbiamo fatte tante altre. Quali sarebbero? Allora il decreto per esempio che risarcisce i risparmiatori truffati dalle Popolari, cosa che si poteva evitare se la vigilanza avesse fatto il suo mestiere. Ma non è di questo che stiamo parlando, bensì della normativa europea che obbliga le banche a scrivere quali sono i costi a partire dal 2018. Mezza Europa ha deciso di adottarla subito, noi aspettiamo il 2018. Eppure secondo il rapporto del World Economic Forum, l’Italia nello sviluppo dei mercati finanziari è 117asu 140. I cittadini non si fidano, il costo dei servizi finanziari è il più elevato d’Europa, la CGIA di Mestre ci classifica come i più tartassati in commissioni bancarie. E secondo uno studio di Corriere Economia, dal 2001 al 2012, i fondi comuni di investimento hanno generato 142 miliardi di rendimento lordo. Cinquantasette sono andati nelle tasche dei risparmiatori. Gli altri ottantacinque nelle tasche di chi li ha costruiti e venduti. Vale a dire, promotori e banche. Che è giusto che ci guadagnino per carità, però quando il divario è così ampio si chiama furto. E allora è più sicuroinvestire in banca oppure in Posta, che è a controllo pubblico? Intanto vediamo, Poste, come è messa. 
Serve l'obbligo di fare trasparenza dei conti, per i prodotti bancari: su questo aspetto, anche su questo, siamo ben indietro in Europa.

Investimenti in Posta.
Le poste non sono collegate ai circuiti delle banche, non si paga col bancomat, ma si possono acquistare prodotti finanziari e anche prodotti di telefonia.
Trasparenza e semplificazione, sono gli obiettivi di Caio: gli sportellisti alle poste non sono promotori finanziari, formati per la vendita di questi prodotti complessi.
Solo 308 sono iscritti all'albo dei promotori: veramente pochi, che vendono quote di prodotti immobiliari (il mattone).
Come per il fondo Obelisco: 172 ml di premi raccolti, investiti in immobili che oggi risultano non affittati, parzialmente vuoti (al 60%).
La perdita per i risparmiatori è del 70%: non propriamente fondi “tranquilli”..

Il mattone.
E se si compra una casa per affittarla? Ci sono le imposte, i lavori nell'immobile, il notaio e poi le tasse per la casa: il rendimento per l'affitto si riduce a poco più dell'1% poco.
Per questo in Italia si vende poco e così molti appartamenti nelle grandi città rimangono invenduti e con pochi servizi accanto.
I costruttori tirano su palazzi grazie al credito delle banche: nonostante la domanda è bassa, il costruttore mantiene il prezzo alto e così le case rimangono vuote.
800 mila immobili che nessuno acquista: un crollo dal 2006, ma i prezzi delle case non scendono, come mai?
Perché nei bilanci delle banche ci sono i valori di questi immobili: se valessero i prezzi di mercato sarebbe un problema di bilanci svalutati per le banche e un problema di rientro per i costruttori.

Scoppierebbe la bolla, dunque.

Qui il link per rivedere la puntata e qui il PDF con la trascrizione.