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22 settembre 2024

Anteprima Presadiretta – un mondo di scarti

Gli scarti come gli elettrodomestici che non usiamo più perché rotti e che finiscono gettati nelle campagne. Ma anche gli scarti sociali, i giovani che oggi sono costretti ad emigrare (al nord o anche fuori dall’Italia) nella speranza di trovare fuori quello che in questo paese è loro precluso. Un futuro, un lavoro con un salario dignitoso.

Si torna a parlare del sud, dopo la puntata di domenica scorsa sulla sanità negata in Calabria e sugli effetti devastanti che avrebbe l’autonomia differenziata. Come mai negli ultimi venti anni più di un milione di giovani se ne sono andati via dal sud e continuano ancora oggi ad emigrare? Quali sono le conseguenze per il meridione che sta perdendo i suoi ragazzi migliori? Purtroppo queste conseguenze sono evidenti sotto i nostri occhi: lo spopolamento progressivo, il declino delle comunità locali e una economia dipendente da trasferimenti esterni.

Queste le domande di Riccardo Iacona nell’anticipazione del servizio: le grandi fabbriche del sud ora sono chiuse o sono in forte difficoltà, compresa l’Ilva a Taranto dopo l’ultima sciagurata gestione di Arcelor Mittal.

Non è solo un problema di posti di lavoro persi, ma è anche un tema
ambientale: quelle aziende che diventeranno reperti archeologici di un miraggio industriale, sono anche bombe ecologiche, perché piene di veleni. Oltre al danno dell’occupazione c’è anche la beffa perché la gente si ammala perché esposta a sostanze cancerogene. Succede a Crotone dove le telecamere di Presadiretta racconterà di uno scandalo poco noto.
L’ex zona industriale tra Crotone, Cerchiara e Cassano dello Ionio 22 anni è stata inserita nella lista dei “siti di interesse nazionale”, SIN, ovvero la lista delle aree più inquinate d’Italia, zone compromessi da inquinanti e che avrebbero bisogno di interventi complessi di bonifica per poterli restituire alla popolazione. Dagli anni ‘20 del secolo scorso fino agli anni ‘90 qui era insediata una zona industriale (legata al settore chimico e all’alimentare) che avrebbe dovuto creare benessere e che invece ha inquinato i terreni e il mare antistante coi rifiuti nocivi da metalli pesanti cadmio, zinco, piombo e arsenico e, nella zona del porto, anche di mercurio.
Gli scarti industriali sono stati usati negli anni 90 per costruire case e strade in varie zone di Crotone, negli alloggi popolari, in una scuola e perfino nel parcheggio della Questura.
Il processo, partito dalle indagini nel 2008, è finito in nulla: tutti i responsabili delle aziende coinvolte sono stati assolti dal reato di disastro ambientale, mentre il reato di discarica illegale è finito in prescrizione.
Ma gli effetti di questa bomba ecologica di cui nessuno risponderà sono ancora vivi sulla pelle della popolazione, come dimostrano i dati sull’incidente dei tumori.

Poi, come si è detto, c’è il servizio sui rifiuti tecnologici, cellulari, frigoriferi, lavatrici che oggi finiscono abbandonati nelle discariche illegali nei campi, persino in Africa. Infine la domanda che ci facciamo tutti sull’obsolescenza programmata: perché un elettrodomestico dura così poco ed è difficile da riparare?
Questi rifiuti, se non trattati correttamente possono rilasciare sostanze nocive nell’ambiente contaminando il suolo e le falde acquifere causando ulteriori disastri ambientali: quando vediamo una discarica illegale, in Lombardia, nel Lazio o in Calabria, dobbiamo pensare ad una bomba ecologica che minaccia la vita delle persone e della fauna.

I rifiuti elettronici

La produzione mondiale dei rifiuti elettronici supera di cinque volte la nostra capacità di riciclarli, per questo finiscono dappertutto, persino in Africa.
Oppure nelle campagne di Tivoli come mostrerà il servizio di Presadiretta di questa sera: in un’area privata a pochi metri dall’autostrada del sole e del fiume Aniene sono state abbandonate centinaia di carcasse di vecchi frigoriferi, in quella che è stata chiamata “frigo valley”, in mezzo ad un parco col prezioso lichene che cresce sullo strato superficiale del travertino. Ora il lichene è coperto da questi frigoriferi smembrati.

SE le grandi aziende vendono un grande elettrodomestico e chi lo acquista paga anche lo smaltimento e poi lo smaltimento viene fatto in maniera illecita significa che c’è qualcuno che sta trattenendo quei soldi illecitamente – spiega a Presadiretta un volontario che sta monitorando questa discarica illegale: si tratta di ecoreati.
Noi consumatori dovremmo renderci conto di una cosa – racconta il servizio: quando buttiamo un elettrodomestico nel cassonetto stiamo buttando soldi, perché il contributo ambientale per riciclarli lo stiamo pagando noi, stiamo pagando il riciclo, dovremmo invece pretendere che il nostro rifiuto sia riciclato come si deve.
Presadiretta ha visitato uno dei siti dove si riciclano i materiali dagli elettrodomestici: Ottone, Rame (vale tra gli otto e i nove euro al kg), Argento (a seconda del valore il suo prezzo passa da 600 a 700 euro al kg).
Ci sono materiali ancora più preziosi: l’oro (vale più di 70mila euro al kg), la polvere di Rodio (vale 150mila euro al kg), la polvere di Litio, tutti materiali rari con proprietà fisiche incredibili, frutto del riciclo dei rifiuti elettronici.


I nostri rifiuti arrivano fino in Africa: il servizio mostrerà un’enorme discarica illegale ad Accra, in Ghana che il governo aveva smantellato già una volta tre anni fa, ma qui i rifiuti continuano ad arrivare e ad essere bruciati, come se niente fosse. E’ un inferno di rifiuti dove pascola il bestiame e dove persone di Mohamed recuperano il ferro e gli altri metalli da televisori e altri piccoli elettrodomestici. Una forma di riciclo rudimentale, un’economia sommersa che da lavoro a migliaia di persone ma che porta dietro anche malattie e degrado.
E tutto perché nella civile Europa e in Italia non si riesce a mettere in pista un processo di riciclo che coinvolga tutti, aziende e privati.


Completamente diversa è la situazione in Austria dove la cultura della riparazione è molto diffusa, anche attraverso i Repair Cafè dove alcuni volontari si prestano a riparare gratuitamente oggetti elettronici che non funzionano più, anche vecchie radio che, come racconta il proprietario nel servizio, fanno uno strano rumore e che spera possa tornare a funzionare per il resto della sua vita. Perché questo non dovrebbe valere per tutti gli elettrodomestici?
O anche una idropulitrice, normalmente si rompe sempre lo stesso pezzo e la gente la butta via e ne compra una nuova, ma basta sostituire il pezzo rotto – come mostra sempre il servizio – ed è fatta : Sepp Eisenriegler è il fondatore della Repair Network, nei suoi negozi si riparano ogni sorta di prodotti elettronici.
“La mia prima lavatrice è durata sessant’anni, oggi non durano più di sei anni, ma sono ottimista.”

Sul Fatto Quotidiano potete leggere una anticipazione dei servizi:

È dal 2002 che il ministero dell’Ambiente ha istituito il Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Crotone-Cassano-Cerchiara in Calabria, dando mandato a Eni Rewind di occuparsi della bonifica. Sono aree industriali dismesse dove, fino agli anni ’90, si produceva zinco, acido fosforico, fertilizzanti. Lavorazioni che hanno lasciato contaminanti e sostanze tossiche sul territorio. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità ci dicono che ci sono eccessi di mortalità per tutte le cause e per tutti i tumori.

La bonifica è stata promessa ai cittadini per anni, ma la seconda fase, che prevede lo smaltimento delle sostanze contenute nell’enorme discarica fronte mare, è in stallo. In Conferenza dei servizi nel 2019, tutte le istituzioni si erano messe d’accordo perché Eni Rewind portasse questi rifiuti fuori regione. Ma dopo 5 anni, ad agosto, c’è stato il colpo di scena: il ministero dell’Ambiente ha dato mandato a Eni Rewind di cominciare a smaltire i rifiuti pericolosi in una discarica di Crotone. Il Comune, la Provincia e la Regione hanno annunciato ricorso al Tar contro il decreto ministeriale. E i tempi si allungano, mentre i cittadini aspettano ancora.

La scheda del servizio:

Ad appena 40 km da Roma, la frigovalley, una distesa di frigoriferi smembrati e abbandonati. Alle porte di Accra, in Ghana, la più grande discarica del mondo di televisori, computer, telefonini. Dall’Italia all’Africa, un viaggio tra i rifiuti elettrici ed elettronici, una potenziale miniera di metalli e materiali preziosi. Intanto il sistema di recupero e l’economia circolare funzionano sempre meno, alimentando illegalità e inquinamento. In Austria invece, lo Stato paga il 50% della riparazione degli oggetti elettronici. Tutto questo a "PresaDiretta" in "Un mondo di scarti", in onda domenica 22 settembre, alle 20.35, su Rai 3.
Ad "Aspettando PresaDiretta", dalle 20.35 fino alle 21.25 circa, il Meridione che perde i suoi migliori cervelli. Reportage tra Piemonte e Basilicata: da un lato università all’avanguardia anche grazie agli iscritti del Sud, dall’altro centri sempre più desertificati. Aspettando Attenzione concentrata su chi, nel Meridione, non riesce a coniugare aspirazioni di vita e opportunità di lavoro. In un ventennio se ne sono andati più di 900 mila under 35. Riccardo Iacona è andato al Politecnico di Torino, dove i ragazzi del sud vanno a studiare e lì restano. Perché, grazie ad aziende e incubatori di start up, trovare lavoro è facile. E ha percorso le strade svuotate della Basilicata, i paesi con case disabitate e sempre meno scuole, perché insieme ai ragazzi ormai lasciano il sud anche i loro genitori. Ha incontrato professori e studenti dell’università di Potenza, che appena laureati se ne vanno, lasciando la Regione più povera economicamente e culturalmente. Ospiti in studio: il direttore generale della Svimez Luca Bianchi e Antonella Ricciardi, laureata alla Bocconi, testimone in prima persona dell’emigrazione lucana.
E poi la puntata "Un mondo di scarti", un viaggio che parte dalla Frigovalley, un’area del Comune di Tivoli diventata una distesa sterminata di carcasse di frigoriferi abbandonati da anni. E poi una straordinaria inchiesta tra negozianti, operatori, centri di recupero, ambientalisti che mette in evidenza i troppi buchi della filiera di raccolta e riciclo dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Così si buttano via metalli e materiali preziosi: rame, alluminio, argento, oro e terre rare e si favorisce l’aumento dell’illegalità. Un viaggio che prosegue in Africa ad Accra, la capitale del Ghana dove si trova la più grande discarica di Raee del mondo. PresaDiretta ha raccontato l’inferno delle vite di chi vive di rifiuti elettronici. Uomini che trascorrono le giornate a bruciare televisori, computer e pannelli solari per isolare i metalli preziosi. Donne che trasportano carichi pericolosi e velenosi. Bambini che frugano nelle montagne di rifiuti elettronici per guadagnare qualche soldo. Un’economia del riciclo sommersa e informale che dà lavoro a migliaia di persone, ma anche inquinamento, malattie, degrado, morte. Inquinamento e malattie con i quali sono costretti a convivere anche i cittadini del crotonese, in attesa da vent’anni della bonifica dell’area ex Pertusola e dell’intero sito ex industriale, una delle zone più inquinate d’Italia. Dove si producevano zinco, acido fosforico, fertilizzanti, oggi c’è una discarica con un milione di tonnellate di rifiuti interrati. E promesse mai mantenute. Ultima tappa del viaggio, Vienna, dove la cultura della riparazione è sostenuta da voucher statali e comunali. Contro le strategie di obsolescenza programmata che ci costringono a buttare i prodotti elettronici al primo guasto, la politica ha scelto di finanziare al 50% il costo della riparazione e così di allungare la vita dei nostri apparati. 
"Un mondo di scarti" è un racconto di Riccardo Iacona con Chiara Avesani, Teresa Paoli, Paola Vecchia, Emilia Zazza, Eugenio Catalani, Fabio Colazzo, Matteo Delbò, Massimiliano Torchia.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

24 aprile 2018

La promessa della flat tax – l'inchiesta di Report

Ma la flat tax conviene a tutti? Qualche consiglio su come smaltire i nostri elettrodomestici e un servizio su un palazzo dell'Inps: questi gli argomenti della puntata di Report.

Nell'anteprima il servizio diAntonella Cignarale si occupa dei rifiuti elettronici: ogni anno immettiamo sul mercato 800mila nuovi apparecchi che, appena si rovinano, si buttano via.
Quando diventano vecchi potremmo lasciarli ai venditori, si chiama “uno contro zero”, ma così si riciclano solo piccole parti di elettrodomestici.
Eppure in questi prodotti ci sono ancora materie prime che si possono recuperare: non ci possiamo più permettere l'usa e getta, dovremmo preoccuparci prima di riciclare la materia prima, perché costa e perché le discariche sono piene.

Quali sono gli ostacoli per una filiera virtuosa? Come smaltire questi prodotti?
Per come sono progettati, ci sono prodotti che non si possono riparare: frullatori, ferri da stiro, anche i cellulari.. tutto che si butta in discarica.
In Olanda hanno progettato uno smartphone sostituibile, anche da non esperti: il design è importante per ridurre i rifiuti, la modularità ti consente di cambiare le componenti e non il prodotto.
L'Italia non si è adeguata alla direttiva europea sulla rigenerazione dei prodotti elettronici: servirebbero i decreti attuativi per creare una filiera dei rifiuti, per riciclare le parti riutilizzabili.
Ci sono aziende che si sono già lanciate in questo settore: nell'impianto pilota del CNR si smontano le schede elettriche di questi prodotti, per essere usate in riparazione.

Bisogna scoraggiare la produzione di prodotti non riparabili, non modulari: anche noi consumatori abbiamo delle responsabilità, scegliendo prodotti fatti con materiale riciclato.
Comportamenti virtuosi, come quelli nei repair caffè: tutto pur di non gettare materiale in discarica se non necessario.

E poi dovremmo punire l'obsolescenza programmatica di certo prodotti, che smettono di funzionare dopo pochi anni, magari come in Francia..

Le concessioni sui lidi di Ostia

Il comune non aveva le planimetrie, dunque non si riesce a capire se i balneari sono in regola o meno, con le concessioni ricevute dal comune.
Come la concessione di Renato Papagni, che avrebbe fatto una serie di abusi edilizi dal 2000, ma ha mantenuto le concessioni dal comune.
Alle domande del giornalista, il presidente Papagni ha reagito come abbiamo visto nel video che sta girando in rete: “te stai istigando ..”.
Fare domande fa parte del mestiere del giornalista. Gestire un lido invece non dovrebbe comportare abusi, con la complicità degli amministratori comunali che non hanno visto.

La flat tax - Paolo Mondani

Tassa fissa al 15% dice la Lega, al 23% dice Forza Italia, altre cifre dall'istituto Bruno Leoni. Per una perdita di 50-70 miliardi che si ricopre con tagli alla spesa prima, e col fatto che con meno tasse si mette in circolo la ricchezza.
Sarà così: Paolo Mondani è andato in giro per il mondo.
Partendo dal nordest, da Bepi Covre, produttore di maniglie, favorevole alla tassazione progressiva e alla flat tax, ma non ora.
Bisogna ridurre il debito e tagliare la spesa: il debito è il 131% del PIL, l'evasione stimata è di 108 miliardi di euro, l'iperf è 182,6 miliardi, su 5 aliquote: una volta le aliquote erano 32, oggi sono state ridotte.

Cosa si taglia per introdurre la flat tax? Si tagliano alcune pensioni, parti del welfare.
Ma la Costituzione parla di progressività della tassazione: sostiene il prof Rossi, che con la flat tax si recuperano le tasse facendogli pagare di più su sanità e università.
Peccato che i ricchi vanno a curarsi nelle cliniche private: la flat tax è sempre stata a deficit, non ci guadagna tutto il paese. A meno di non fare un voto di fede nel recupero dell'evaso e in dose da cavallo di ottimismo, per recuperare questi 60-70 miliardi.

Armando Siri, ideatore della flat tax, ha patteggiata una condanna per bancarotta, non ha pagato tasse per anni.
Forse una l'ideologo della Lega ha molti interessi nella flat tax: in effetti è un favore solo per i ceti ricchi, non certo per il ceto medio.

Cosa accadrebbe nel nordest con la flat tax? Abolendo l'IVA emergerebbe il nero, dice l'imprenditore Gastaldi, ma poi come si coprono i servizi?
Meglio tassare i grandi capitali, meglio abbassarle le tasse per gli artigiani.

A Treviso molte aziende se ne sono andate via, in Romania, ad esempio: con la flat tax forse molte piccole aziende si salverebbero, avrebbero del respiro.
MA poi i dipendenti?
Le grandi multinazionali già oggi spostano i capitali dove desiderano, potrebbero ridurre gli stipendi dei manager.
Forse, più che la flat tax, servirebbe una tassazione più equa, più vicina ai problemi delle imprese.

Alessandro Maso produce spallini per le giacche: oggi le imprese sono già costantemente monitorate, chi non paga le tasse ora, non le pagherà nemmeno col 25% ..

Daniele Lago produce mobili di design: la flat tax potrebbe essere ingiusta per le fasce deboli, ma vivremmo meglio se troveremo sistemi di ridistribuzione più equi, per ridurre le disuguaglianze.

Cosa vogliono tagliare Lega e FI: spese per l'istruzione come le rette per gli asili, le spese sanitarie, le spese infermieristiche per gli anziani, le spese per i celiaci, le spese per l'assistenza ai disabili, le spese per le ristrutturazioni, le spese per dedurre i fondi pensione, le deduzioni per le donazioni ..

Taglierebbe sui sistemi che riducono le distanze tra i cittadini: ma per vederla all'opera questa flat tax è andato direttamente in America, in Illinois.

Tassazione al 4,95% per le persone, 7% alle aziende: ma l'Illinois ha un debito da 148 miliardi di dollari, parte delle pensioni pubbliche sono senza copertura, perché nel corso degli anni i governi statali hanno prelevato soldi dalle casse senza preoccuparsi del futuro. Il midwest americano è ricco eppure le strade sono piene di buche, hanno tagliato i fondi per l'università; a Chicago, la capitale, hanno tagliato anche i fondi per i trasporti, per la sanità, per la gestione dell'acqua.
La classe media paga troppe tasse ma queste non sono sufficienti a coprire le mancate tasse delle classi agiate che possono spostare i capitali dove vogliono.
L'Illinois è lo stato più indebitato degli USA, alcuni governatori sono finiti in carcere perché hanno fatto accordi con le aziende per ridurre loro le tasse.
Sono molto simili a noi italiani, questi americani.

La città metropolitana di Chicago si occupa della manutenzione dell'acqua, delle strade, degli immobili e dei trasporti: non hanno soldi a sufficienza e devono coprire le spese con le tasse sulla benzina, con le tasse sul reddito e sulla proprietà.
Con la flat tax non si recuperano tasse a sufficienza per tutti i servizi: meno tasse significa meno servizi pubblici, magari quelli per l'istruzione per i poveri che rimarranno sempre più poveri.
Ma non è un problema per il senatore repubblicano che governa l'Illinois, che ha appena tagliato i fondi per l'istruzione.
La flat tax ha attirato imprenditori da fuori? I benefici fiscali alle imprese spesso sono soldi che gli azionisti si spartiscono, non diventano soldi per creare posti di lavoro o fare investimenti in ricerca.

Servirebbe legare le detassazioni con gli investimenti: le imprese incamerano vantaggi fiscali, anche da Trump, ma non investono affatto nel loro paese.

In Indiana la Flat tax è ancora più bassa: al 6% per le imprese e al 3% per le persone.
Ma le imprese se ne vanno lo stesso, in Messico per esempio, dove ci sono stipendi ancora più bassi.
L'Indiana è uno stato alla Reagan: tasse basse e meno servizi, ma un terzo della popolazione fa fatica ad arrivare alla fine del mese.
L'acciaio americano è nelle mani della Arcelor Mittal: Trump ha messo i dazi sulle importazioni dalla Cina, ma le acciaierie sono rimaste in crisi.
Trump ha promesso di portare qui il lavoro, ma saranno lavori con stipendi bassi: qui i sindacati hanno appoggiato Trump, per le sue promesse.

Dazi anche sull'alluminio, per non dipendere dalle importazioni: alla Kock sono entusiasti della flat tax, dove c'è la piena occupazione.
Ma che lavori sono quelli offerti alle persone? Lavori che non arrivano a 10 dollari l'ora, senza assicurazione sanitaria. Salari bassi di gente che con la flat tax ha solo perso.

La storiella raccontata alle persone è che con la flat tax si rimette in moto l'economia: ma la realtà è che si crea solo debito con queste politiche, che impoveriscono ancora di più la classe media.

Paolo Mondani ha raccontato la storia di mazzette prese dai sindacalisti della UAW da parte di
del vicepresidente della FCA Iacobelli: soldi in cambio di un accordo per i nuovi contratti (col beneplacito dei sindacalisti corrotti), dal 2009, quando i contribuenti americani hanno salvato Chrisler e General Motors.

È una guerra tra poveri, sulla pelle dei poveri: in Slovacchia, dove si è spostata la Embraco, prendono 600 euro al mese, di fronte ai 1200 euro di un operaio italiano.
Stipendi bassi perché la Slovacchia prende fondi europei, soldi dei contribuenti, usati per concedere sgravi alle aziende: si chiama dumping sociale, dovrebbe essere un aiuto di Stato illegittimo.
In Slovacchia hanno la flat tax, fortemente voluta dal governo: in questo paese investe anche la ndrangheta, riciclando il denaro del traffico di droga e armi.
Su questi traffici stava indagando il giornalista Jan Kuciak, prima di essere ucciso.
Anche la criminalità organizzata ci ha guadagnato da questo meccanismo fiscale: di certo non ci guadagna la classe media, che pure ha sempre fatto da traino per l'economia in tutti i paesi.

Ma noi ci stiamo affidando all'ideologo Siri, il patteggiatore e a Berlusconi, il frodatore.
Vogliono fare la lotta all'evasione, con l'innalzamento del contante.
Vogliono tagliare le tasse ma la spending review in Italia è stata inefficace fino ad oggi.
Con l'evasione al 108 miliardi, ne recuperiamo meno del 2%.