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04 febbraio 2024

Report – le case pubbliche a Vienna, la ciclovia sul Garda, gli autisti di Sgarbi e le tante DC

QUANDO LA POLITICA È DI CASA di Antonella Cignarale

Nell’anteprima Report si occupa delle politiche abitative a Vienna, mostrando un condiminio convenzionato dove vivono persone di diverse classi sociali, con una piscina a cui tutti possono accedere, un teatro e altre strutture per gli hobby.

Le case costano anche 1000 euro al mese, sono grandi, ma hanno tutto vicino: i contratti di affitto durano tutta la vita, per questo Vienna è considerata la città più vivibile.
Vienna è proprietaria delle case, il comune favorisce le associazioni che costruiscono le case che poi devono affittare a prezzo calmierato, garantendo la manutenzione.

Gli affitti, nonostante il valore alto, sono più bassi rispetto al mercato privato: questa politica sociale, sostenibile ed economica, nasce dai governi socialdemocratici ed è sopravvissuta fino ad oggi.
Il Karl Marz Hof è la casa popolare più lunga di Vienna: dentro c’è una scuola e la lavanderia, attorno c’è la fermata dei mezzi pubblici. È una casa bella, pubblica dove la gente è felice di vivere: gli edifici sono progettati da noti architetti che sono diventate anche attrazione turistica.

Questo modello porta ad una città sicura, non ci sono ghetti, si garantiscono un numero alto di posti di lavoro per la manutenzione e la costruzione: per accedere a queste case pubbliche si deve essere residenti da almeno due anni e ci sono poi dei limiti al reddito legati al numero di persone del nucleo familiare.

Anche gli studenti universitari possono avere una casa pubblica, altro che buchi pagati a caro prezzo (o in nero) come capita agli universitari italiani, costretti a protestare nelle tende.

Una legge federale, a cui tutte le associazioni no profit che costruiscono le case per il pubblico devono assoggettarsi, garantisce un prezzo calmierato per gli affitti: il governo locale mette al centro delle sue politiche il diritto alla casa, almeno due terzi delle nuove costruzioni devono essere dedicate all’edilizia sociale, chi ristruttura alloggi privati con sostegno pubblico deve poi garantire affitti sotto una certa soglia.

Questi alloggi pubblici sono costruiti in tutti i quartieri, per evitare la ghettizzazione di certi strati sociali: un ente pubblico lavora per garantire buoni rapporti per il vicinato, fanno mediazione tra le persone, cercano di portare avanti attività in comune, tutto pagato dalle casse del comune di Vienna.

Per far fronte alla nuova richiesta di case la città di Vienna ha in cantiere nuove costruzioni, dove sono coinvolte anche società private: nei progetti si costruiranno assieme servizi, case private e anche case per alloggi pubblici, che a Vienna costituiscono il 75% del totale costruzioni.

Dimenticatevi le vele di Scampia o il caro affitti di Milano.

LAGO IN CANTIERE – Vista Lago di Rosamaria Aquino

Il ponte sospeso a Costermano nella valle dei Mulini sul Garda non si farà: l’eco sistema unico verrà preservato, grazie al cielo, altri turisti potranno goderselo.
Una speculazione edilizia che la trasmissione di Report ha in parte bloccato: l’opera non è idonea dal punto di vista idrogeologico – racconta il sindaco in un videomessaggio.
Il ponte sarebbe sorto su un terreno franoso: il parcheggio sarà realizzato altrove, racconta a Report il sindaco, su quei terreni c’è stato il no anche della soprintendenza.
Su quei terreni costruiranno impianti sportivi, forse.

Ma attorno al Garda, su altri terreni franosi, stanno costruendo una ciclovia che, per come è costruita, sta costando più di un viadotto: un dirigente della provincia di Trento aveva sollevato dubbi su questi progetti, alla fine dopo le osservazioni, hanno approvato altre opere di sicurezza che hanno portato il costo della ciclovia a 900 ml di euro.

Perché non mantenere la via d’acqua, meno costosa e più sicura? La ciclovia nasce a fianco della strada Gardesana, protetta dai crolli con lunghi tratti coperti, anche la pista per le bici dovrà essere protetta allo stesso modo.
Si è voluto, dal punto di vista politico, creare un effetto gardaland, ovvero creare un progetto che attirasse i turisti: il presidente della provincia di Trento ha scelto di non parlare a Report, né dei rischi e nemmeno dell’incremento dei costi.

Così il 16 dicembre una frana cade sul lago di Garda: il commissario della ciclovia ha spiegato che queste frane sono imprevedibili e che ci saranno opere di mitigazione del rischio.
Ma il gioco vale la candela? Un tratto di questa ciclovia costa come un viadotto autostradale.

C’è poi il problema dei cantieri che stanno spuntando lungo la riviera: le leggi consentono tutte le deroghe a favore dei costruttori, tutti vogliono una casa che si affaccia sul lago.
È stato costruito un albergo su un terreno dove una volta c’erano depositi di attrezzi e campi: il sindaco di Garda ha risolto il problema con una variazione, con un cambio di destinazione d’uso, grazie ad una legge regionale.
Così quello che era un deposito diventa un albergo: una giornalista locale racconta a Report che il sindaco di Garda è stato anche politico in provincia e regione, con Forza Italia, conosce bene le leggi sulle case, “l’hanno fatto tutti, perché non lo potevo fare io?”

Le dimissioni di Sgarbi - Manuele Bonaccorsi

Mi dimetto, anzi no. Dopo l’apertura di tre diverse indagini, tra cui anche una per un furto di un’opera scoperto da Report e dal Fatto Quotidiano, il sottosegretario Sgarbi aveva annunciato le sue dimissioni immediate.
Ma poi, come in tutte le commedie che si rispettano, ha chiarito che deve ancora negoziare col governo.

Poi una inchiesta per un quadro che vale milioni che è stato bloccato fuori dall’Italia: il quadro sarebbe stato pagato in nero da un autista di Sgarbi ad un imprenditore, per diecimila euro.
Un altri autista avrebbe lavorato per Sgarbi, fino a che la patente non gli è stata ritirata: dopo il ritiro della patente all’autista sarebbe stato proposto un ruolo di assessore al comune di Salemi, nell’antimafia.

È un autista l’autore delle mail inviate al ministero sugli eventi a cui Sgarbi avrebbe partecipato, chiedendo un pagamento. C’era un tariffario per Sgarbi – racconta oggi De Caterino: spettacoli, presentazioni di libri, eventi vari, nulla sfuggiva al sottosegretario, ma questo violava la legge Frattini. Così l’antitrust ha deciso che Sgarbi era in conflitto di interessi.
A volte il pagamento avveniva in nero, che in ogni caso riguardava importi non inferiori a 3000 euro, per non “svenderne il valore”..

SCUDI INCROCIATI di Luca Bertazzoni

Nell’inchiesta sulle tante DC, Report ha trovato un “vecchio amico”, Salvatore Baiardo, l’imprenditore che aveva curato la latitanza di Matteo Messina Denaro.
Un racconto fatto al giornalista Mondani che legava assieme i Graviano, le bombe scoppiate in Italia nel 1992 -93, i finanziamenti che dai Graviano sarebbero arrivati a Berlusconi.
Oggi Baiardo ha aderito alla Democrazia Cristiana di Angelo Sandri (e non a Forza Italia),
ma il segretario non ne conosceva la storia “è una vicenda che andra approfondita .. perché guardate la mia pagliuzza e non guardata la trave di Cuffaro” risponde a Report.
Ma cosa può portare Baiardo a questa DC?
Baiardo aveva messo in piedi il suo movimento, ma era un impegno oneroso, dunque ha deciso di aderire alla Democrazia Cristiana, quella di Sandri: l’idea di candidarsi con Forza Italia nemmeno l’ha presa in considerazione.
Nel gennaio 1994 il segretario Martinazzoli cambiò nome al partito ritirando fuori il vecchio nome, Partito Popolare, per rinnovare la DC dopo le condanne dell’inchiesta Tangentopoli.
Martinazzoli non ha convocato un congresso per cambiare nome e per questo il simbolo e il nome DC non sono morti, tecnicamente: tanti soggetti politici oggi si contendono nome e simbolo, tutti si ritengono gli eredi del partito di De Gasperi, Moro e Andreotti.

Mario Tassone è stato deputato DC dal 1976, nella sede di piazza del Gesù ha lavorato per anni: il patrimonio della Dc era di circa 500 proprietà, ma dopo Tangentopoli e i debiti accumulati, molti di questi sono stati venduti.
Palazzo Sturzo, per esempio, è finito nelle mani di un imprenditore romano, che ha saputo suonare alla porta giusta, quella del commercialista Signori a cui il Partito Popolare aveva affidato i beni del partito.
Alla fine le società dell’imprenditore vanno in bancarotta e il palazzo rimane nelle proprietà della banca.

120 immobili della DC sono stati acquistati da un altro imprenditore friulano, pagandoli 15mila euro l’una: tra queste una villa della Camilluccia, che era la scuola politica del partito.
La sede di Catanzaro è stata comprata dall’UDC dall’onorevole Tassone assieme ad un altro collega di partito:
il palazzo verrà dato ad una fondazione, assicura l’ex DC a Report.
La società dell’imprenditore friulano è poi fallita.

Quante DC esistono oggi? C’è quella di Angelo Sandri, dell’avvocato Cirillo, di Franco De Simoni, la DC nuova di Totò Cuffaro e poi la DC di Rotondi.
In totale sono censite 120 associazioni che si richiamano al nome DC: ma oggi questi partitini non hanno nulla a che fare con la vecchia DC racconta Cirino Pomicino.
Ma quanto vale il nome della DC oggi? Un grande centro potrebbe valere valore da 6-8 anche 10%, come usato garantito.

La DC non è mai morta, così sentenzia la Cassazione nel 2010: dal Partito Popolare (come lo aveva rinominato Martinazzoli, ultimo segretario della DC) sono nati per scissione tanti partitini, ciascuno coi suoi segretari e congressi.
Tutti in lite tra loro per l’utilizzo di quel simbolo, lo scudo crociato. Tutti si appigliano a cavilli giuridici.

Rotondi si è presentato alle elezioni con una lista associata a Fratelli d’Italia: per statuto Rotondi non avrebbe dovuto presentarsi con liste collegate ad altri partiti, ma lui è il segretario. Anche Rotondi ha diffidato gli altri segretari dall’usare quel simbolo: il suo avversario più pericoloso è Cuffaro.
Scontata la condanna per favoreggiamento alla mafia, l’ex presidente Cuffaro è tornato a fare attivamente politica, sebbene non si ricandiderà.

Forza Italia ha messo il veto, la deputata Dalla Chiesa ha parlato di voti discutibili che Forza Italia rigetta: ma è una posizione ipocrita visto che in regione i due partiti stanno assieme.
Anche Cuffaro ha presentato ricorsi contro le altre DC: ma una ordinanza del tribunale di Roma ne ha rigettata una, ritenendo che il suo partito non abbia niente a che fare con la vecchia DC.

Nel frattempo Rotondi ha cambiato simbolo al suo partito, che oggi usa la balena bianca.

Anteprima Report – gli scudi incrociati, i cantieri sul lago, le case a Vienna, l’anello in Puglia

Sono tutti eredi della DC, così si sentono i partitini di centro. Ma quante Democrazia Cristiana ci sono in Italia? Tutto nasce da un errore tecnico dietro lo scioglimento del partito.

Poi altri servizi, dalla pista sul lago di Garda, una pista della Porsche in Puglia e le politiche abitative a Vienna. Ranucci ha anticipato anche un nuovo servizio sull’ex sottosegretario Sgarbi, sull’uso disinvolto che avrebbe fatto dei suoi autisti.

Gli eredi della DC

Moriremo tutti democristiani – si diceva una volta. La DC, come partito di massa non c’è più, ma tanti sono i politici che se ne sentono gli eredi ma, come racconterà il servizio di Bertazzoni, sono tanti anche i partiti col simbolo della scudo crociato.

A trent’anni dalla fine del partito, siamo passati da De Gasperi, Andreotti, Moro ai partitini di Cirillo, De Simone, Sandri, Rotondi e Cuffaro.

Nel febbraio del 2023 si è tenuto un congresso della Democrazia Cristiana che ha nominato segretario Antonio Cirillo: “ci sono voluti quandi 30 anni, ma si può dire ufficialmente che oggi la DC è tornata al suo splendore ..”
C’è la DC di Angelo Sandri, anche qui compare lo scudo crociato, “la DC quella vera è questa qua..”.
Anche Franco De Simone usa nel suo partito il nome “Democrazia Cristiana”: come hanno deciso i giudici, hanno proseguito il cammino della vecchia DC.
E poi c’è la Democrazia Cristiana “nuova” (che tanto nuova non sembra) di Totò Cuffaro: “nuova per dare il segnale della novità, ma il partito è unico”.
Infine la DC di Gianfranco Rotondi: “è un simbolo che abbiamo presentato 20 anni fa, Democrazia Cristiana, abbiamo aggiunto con Rotondi per una ragione perché sono censite 120 associazioni che si chiamano Democrazia Cristiana”.
L’oggetto del contenzioso, tra questi partiti-associazioni è il nome, come racconta Cuffaro
(l’ex presidente di regione condannato per favoreggiamento alla mafia e ora rientrato in politica), tutti lo rivendicano e nessuno degli attori politici intende mettersi assieme.
In Sicilia il simbolo DC vale 150mila voti, i voti presi alle passate regionali. Sandri il grande centro lo vorrebbe anche fare, da Renzi a Cuffaro, potrebbe prendere voti da quel 60% di elettori che non va a votare, l’usato sicuro potrebbe prendere dal 6 all’8% di voti.



Quanto vale la DC? Sono 5 consiglieri comunali a Palermo, 5 consiglieri regionali e due assessori – risponde Cuffaro: in regione la sua nuova DC governa con Schifani ma alle Europee Forza Italia non li vuole in coalizione, “la verità è che non ci vogliono perché noi prendiamo il seggio, non perché ci sia io..”.
La deputata Dalla Chiesa ha spiegato che non vogliono voti inquinati (loro, il partito di Dell’Utri, il partito di Berlusconi): “non accetto il giudizio sui voti inquinati, perché sono voti di tante persone perbene” risponde l’ex presidente, che non manca di sottolineare l’ipocrisia del ragionamento della figlia del generale ucciso dalla mafia, visto che la nuova DC governa assieme a Forza Italia in regione.

Con la fine dell’interdizione perpetua Cuffaro potrebbe candidarsi ma a Report racconta che non lo farà, “una scelta personale per non mettere il mio nome all’attenzione di chi potrebbe votarmi”. Anche questo un ragionamento un po’ ipocrita, perché tutti sanno che la nuova DC è il partito anche di Cuffaro.

Saul Caia sul Fatto Quotidiano da una anticipazione del servizio:

“Tra i primi iscritti di B., ora punto al centro”. Baiardo, ma non solo: ecco le 120 nuove Dc

DI SAUL CAIA

Era la persona più attesa al congresso romano della Democrazia Cristina targata Angelo Sandri. Ma alla fine Salvatore Baiardo non si è presentato. “Guardi, purtroppo sono con 39 e mezzo di febbre ancora qui a Palermo e non potevo essere presente”, dice Baiardo al giornalista Luca Bertazzoni di Report che, nella puntata che andrà in onda stasera su Rai Tre, ricostruisce la frammentazione e la querelle intestina alla balena bianca. Ben “120 associazioni e vari partiti con il nome: Democrazia Cristiana”, si proclamano tutti discendenti originali del partito di don Luigi Sturzo, a partire da Gianfranco Rotondi, passando per Antonio Cirillo, Franco Simoni, Totò Cuffaro e infine Sandri. Proprio in quest’ultima, come aveva raccontato Il Fatto, Baiardo ha annunciando, tra social e TikTok, il suo imminente tesseramento e la sua candidatura alle europee.

Sull’ex gelataio di Omegna però pesa il passato in odor di mafia. Condannato per aver curato la latitanza dei fratelli Filippo Giuseppe Graviano, i boss palermitani delle stragi 1992-1993, tora alla ribalta a novembre 2022 quando in tv “predice” il possibile l’arresto di Matteo Messina Denaro in tv. Fino alla recente inchiesta di Firenze che lo vede indagato per calunnia ai danni di Massimo Giletti, ex conduttore di Non è l’Arena, per la presunta foto che ritrarrebbe Giuseppe Graviano, l’ex generale Francesco Delfino e Silvio Berlusconi. “Eh no. Andrà approfondita e prenderemo buona nota”, glissa Sandri a Report. 

La scheda del servizio SCUDI INCROCIATI di Luca Bertazzoni

Collaborazione Marzia Amico

Il 18 gennaio del 1994, nel pieno dello scandalo di Tangentopoli, il segretario della Democrazia Cristiana Mino Martinazzoli cambia il nome al partito, si torna all'originale Partito Popolare Italiano fondato da Don Luigi Sturzo. Molti però interpretano questo atto come uno scioglimento della Democrazia Cristiana, ma in realtà è un cambio di nome fatto però in maniera errata perché è mancato un congresso per sancirlo. Negli anni successivi è nata una guerra infinita a colpi di carte bollate, cause e ricorsi per contendersi il nome del partito ed il suo simbolo, il famoso scudo crociato: ad oggi esistono circa 120 associazioni che si rifanno alla Democrazia Cristiana. Questa l’eredità politica e morale del partito fondato da De Gasperi, ma Report racconta anche il mistero dei 500 immobili della Democrazia Cristiana che sono stati venduti per ripianare i debiti del partito.

La repubblica che non tutela l’ambiente

Prima o poi dovremo fare i conti con le forme di turismo che non rispettano l’ambiente, che non sono sostenibili, che spremono il limone fino a che non ha più succo da dare.
Report torna sul lago di Garda, a Costermano: non si farà più il ponte sospeso, con grande dispiacere del sindaco. Ma per i 25 ml di turisti l’anno che vogliono passeggiare lungo le rive del lago è pronto un progetto che abbraccia tutte e tre le regioni che si affacciano su di esso: una ciclovia, “non la ciclovia più bella di Italia” come viene mostrata nelle brochure o nelle riviste patinate – racconta a Report la presidente di Italia Nostra di Trento Manuela Baldracchi “è una sorta di serpente metallico che si aggrappa alla roccia, ha un parapetto e soprattutto degli elementi di sostegno che si infilano nella roccia per metri e metri per sostenerla”.

Le falesie, su cui la pista si appoggia, sono spesso oggetto di crolli: Report ha cercato di incontrare i referenti politici di questa ciclovia, con poco successo. Anche perché, oltre al rischio crolli, i costi dell’opera sono aumentati.
I bikers che battono il lago di Garda sulla salita di Torri del Benaco da qualche anno oltre al panorama si “godono” anche tutti i cantieri spuntati, come i resort a 5 stelle che stanno cementificando la zona e su cui sta indagando la procura di Verona.


In cima alla collina di Albisano campeggia un enorme costruzione, Cape of Senses, una struttura a 5 stelle con un meraviglioso affaccio sul lago: il servizio di Report mostra come i cantieri arrivano fino a ridosso della strada percorsa dalle bici, “nel momento in cui ci fossero forti precipitazioni come si comporterebbe la montagna, cosa rilascia giù nella zona costiera?” - si chiede una guida intervistata nel servizio.

La scheda del servizio: LAGO IN CANTIERE di Rosamaria Aquino

Collaborazione Marzia Amico

Siamo tornati sul lago di Garda che negli ultimi anni è tutto un fiorire di cantieri edili. Il ponte sospeso di Costermano sul Garda non si farà più, perché le caratteristiche geomorfologiche dell’area non sono ideali, come avevamo documentato già all’inizio della nostra inchiesta. Dove avrebbe dovuto essere costruito, il terreno è fragile, così come è fragile quello che costeggia il resto del lago, dove a cavallo tra la fine e l’inizio dell’anno si sono registrate due grosse frane. Tuttavia, va avanti il progetto di una ciclovia, che dovrebbe abbracciare tutte e tre le regioni intorno al Garda. In alcuni tratti la struttura sarà pensile e arriverà a costare quanto un viadotto autostradale. E con i biker abbiamo percorso la collina di Albisano, a Torri del Benaco (Vr), dove le strade sono cantieri aperti, se ne contano a decine lungo la salita che conduce alla mega struttura di lusso da quasi 13mila metri cubi di volume, il cui iter autorizzativo è stato oggetto di un aspro contenzioso tra il Comune e la Soprintendenza e ora è sotto la lente della magistratura. Le ditte che acquistano i terreni o costruiscono le case su cui aumentare le volumetrie grazie alla legge del Piano casa, sono quasi tutte dell’Alto Adige, perché il lago è diventato la nuova frontiera dell’edilizia. Parleremo di cooperative che, col sogno di una casa sul lago per i soci, acquistarono terreni su aree vincolate e vendettero a società bolzanine per rientrare degli investimenti, e di resort di lusso costruiti persino su terreni agricoli.

La pista della Porsche nel Salento

In Italia la libera iniziativa dell’impresa provata è consentita a patto che non sia in contrasto in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all'ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

Spesso a prevalere è l’interesse privato, specie se il privato è potente e può usare l’arma del ricatto del lavoro.

Il servizio di Chiara De Luca racconterà una storia dove l’interesse privato di una grande casa costruttrice sembra andare contro l’interesse comune (che è la tutela dell’ambiente).

La scheda del servizio: I SIGNORI DELL’ANELLO di Chiara De Luca

Collaborazione Eva Georganopoulou

In Puglia, in pieno Salento, tra i comuni di Nardò e Porto Cesareo, perfettamente disegnata e scolpita nel terreno c’è la pista di collaudo a forma di anello lunga quasi 13 km di proprietà del gruppo Porsche. La pista fu costruita negli anni '70 dalla Fiat che nel 1999 decide di cederla. Una struttura importante che crea un indotto di circa 10 milioni di euro.

La convivenza con la popolazione salentina è stata serena fino a quando la Porsche ha deciso di volere attuare un progetto di ampliamento del circuito volto a modernizzare le piste già esistenti e soprattutto a crearne altre.

Per realizzare il progetto però sarà abbattuto un sito di importanza comunitaria in cui sono presenti due habitat prioritari. Ma come si possono coniugare interessi dei singoli privati con interessi della collettività?

Le politiche per la casa a Vienna

Un esempio di politiche abitative che i nostri sindaci, magari a Milano, potrebbero imitare: quello di Vienna, dove l’amministrazione ha come compito quello di aiutare i cittadini a trovare casa per un affitto sostenibile. Sostenibile per tutti, non solo per i privati.

La scheda del servizio: QUANDO LA POLITICA È DI CASA di Antonella Cignarale

Collaborazione Paola Gottardi

L’innalzamento dei costi degli affitti continua a correre, ma a Vienna non alla stessa velocità di altre capitali europee. A contenere i costi del mercato immobiliare c’è una politica abitativa lunga un secolo. Dal 1923 l’obiettivo della Città di Vienna è costruire case, fittarle senza generare profitto, ma coprendo i costi di mantenimento degli edifici. Tutti contribuiscono a finanziare questo sistema con le proprie tasse. Oggi, circa il 60% dei residenti a Vienna vive in una delle 220.000 unità abitative comunali o in uno dei 200.000 appartamenti costruiti, con sovvenzioni comunali, dalle cosiddette Gemeinnützige Bauvereinigungen (GB), le Associazioni edili a scopo di lucro limitato. L’affitto di una casa municipale a Vienna può costare 6,67 euro al mq, escluse le tasse, e un appartamento di 50 mq può costare meno di 600 euro, comprese le spese di manutenzione dell’edificio. Poi il contratto d’affitto non scade mai. La sostenibilità sociale è il principale pilastro della politica abitativa viennese.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.