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02 gennaio 2020

Se non ci fosse Blob

Se non ci fosse Blob, a riportarci coi piedi per terra, non so come faremmo.
Passeremmo la giornata a commentare lo schiaffo del papa che non c'è stato, lo sketch del capitano sovranista (cosa non si fa pur di far si che la gente parli di te), la dura battaglia del centrodestra (anche quello renziano) contro il reddito di cittadinanza..





E invece c''è Blob che ci mostra l'Italia sott'acqua, da Venezia a Torino, fin giù al sud, in Irpinia col comune allagato dopo che il fiume si è ripreso il suo spazio.
C'è Blob che ci mostra le immagini dei disperati che attraversano quel braccio di mare tra i lager (e la fame, è la povertà) e la speranza di un futuro diverso.

Le parole di Mattarella nel suo discorso di fine anno le abbiamo ascoltate tutti, immagino: coesione, futuro, i giovani a cui dare fiducia.
Che tradotto in termini concreti significa battersi per la tutela dell'ambiente, invertire la rotta nei confronti dell'emigrazione dei neolaureati, ridurre le disuguaglianze.
Qualcosa di più concreto rispetto a cenoni, scenette, rosari e piani choc di cantieri da aprire. Perfino del seppur tragico incidente di Roma, in corso Francia.

Più che agli schiaffi di Francesco, dovremmo preoccuparci degli schiaffi (e non solo) presi dall'ex deputato Scotto la notte di Capodanno a Venezia da tre neofascisti che gridavano duce duce oltre ad insulti antisemiti.

PS: questa mattina ho cercato qualche dato sulla prescrizione (com'era e come sarà da oggi) sui due quotidiano che ho comprato, Il Fatto e Repubblica.
Ho questa abitudine a volermi informare e a non ripetere slogan di altri.
Su Repubblica si parlava solo delle tensioni nella maggioranza ("i renziani minacciano barricate" scrive la giornalista Casadio).
Sul Fatto ho invece trovato due brevi articoli a riguardo di Nicola Ferri e Giancarlo Caselli (ex magistrati):
- ad oggi la durata media dei processi d'appello è di 759 giorni, per il processo di primo grado si scende a 375 e a 132 per la Cassazione (sono dati del Sole 24 ore del 23/12)
- la proposta del PD prevede di far ripartire la prescrizione dopo la condanna in primo grado per due anni: sarebbero 730 giorni, nemmeno la durata media dei processi d'appello
- fino a ieri, sono finiti in prescrizione (che si applica ai casi di condanna) circa 120mila processi: parliamo di vittime che non hanno ricevuto una risposta dallo Stato (di cui i neogarantisti sembra non si interessino) 
- coloro che attaccano la riforma fatta dal ministro Bonafede, spiegano che così i processi potranno durare all'infinito: ma oggi una delle cause della loro lunghezza sta proprio nel cercare di arrivare a prescrizione.
- volete processi in tempi ragionevoli (il termine veloce associato alla parola giustizia mi fa paura)? Occorre riformare il processo penale, togliere formalismi inutili (le notifiche fatte dalla polizia giudiziaria), stringere sui ricorsi in appello e in Cassazione e investire nei Tribunali per colmare i vuoti di magistrati, giudici e personale amministrativo.


Giusto per far chiarezza, perché sono stanco di polemiche sterili, come su prescrizione e sul reddito di cittadinanza.

31 dicembre 2019

Il decennio che si chiude

Il decennio che si chiude mette la parola fine alle primavere arabe, le rivolte popolari contro i regimi in nordafrica cominciata con l'ambulante tunisino che si diede fuoco per protestare contro il pizzo chiesto dai poliziotti di Ben Ali.
Primavere che sono state soffocate dall'intervento occidentale, russo, americano, turco.
Dalle primavere arabe al Daesh, all'Isis, alla guerra ai curdi.

Il decennio che si chiude sancisce il fallimento del capitalismo e del libero mercato: la crisi finanziaria cominciata con le banche avrebbe dovuto insegnarci che non esiste il mercato che si auto regola, che non esiste la libera concorrenza, che non è vero che la libera circolazione di merci e denaro avrebbero reso tutti più ricchi.

La globalizzazione ha reso il mondo ancora più ingiusto, diviso, con sempre maggiori disuguaglianze.

Il decennio che si chiude segna la fine dell'utopia di internet: la rete non è più il luogo dove sono tutti uguali, della comunicazione orizzontale.
Attraverso la rete si ha lo sfruttamento nel lavoro (pensate alla Gig economy e ai rider), vengono rubate le informazioni personali, private che noi regaliamo ai big della rete che hanno creato dei monopoli che si pongono sopra gli stati nazionali. 

Il decennio che si chiude stasera segna la fine dei partiti, in modo definitivo.
Rimangono solo gruppi di potere, portavoce di interessi altri, che non coincidono col bene comune dei cittadini delle democrazie.
Gruppi di potere che non fanno politica ma marketing politico, secondo canovacci stabiliti da guru della comunicazione (avete letto gli appunti di Salvini per le elezioni in Emilia Romagna? Le accuse contro il reddito di cittadinanza, contro la sugar tax che blocca le aziende, i leader politici che difendono più le multinazionali che non le persone, i concessionari delle autostrade, dell'Ilva).

Di fronte a questa crisi di partiti e della politica nel dare le risposte, rimangono i movimenti dal basso, gli studenti del fridays for future e le "sardine", che però sono solo il dito che indica la luna.

I cambiamenti climatici, il clima di odio e le divisioni nella società, lo sfruttamento sul lavoro, le morti sul lavoro, il lavoro che non c'è, la povertà che fa paura alla classe media e che la spinge in posizioni di difesa, chiudendosi su se stessa.

Si chiude un decennio e all'orizzonte non si vede nulla di nuovo, se non appunto le proteste e le manifestazioni dove troviamo i cittadini di domani, quelli a cui stiamo consegnando questo mondo ingiusto, instabile, avvelenato. 
Se almeno riuscissimo a prendere coscienza degli errori fatti.