Visualizzazione post con etichetta Ferruccio Pinotti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ferruccio Pinotti. Mostra tutti i post

04 dicembre 2013

I panni sporchi della sinistra, di Stefano Santachiara e Ferruccio Pinotti

I segreti di Napolitano e gli affari del Pd

La sinistra di ieri, di oggi e, quasi sicuramente, anche di domani: i due giornalisti Ferruccio Pinotti e Stefano Santachiara con questo lavoro hanno compiuto una lunga radiografia dei maggiori esponenti del centro sinistra italiano, sui suoi tesorieri, sulla componente femminile e sugli scandali giudiziari che hanno coinvolto il centrosinistra (sanitopoli in Puglia, la scalata bancaria dei furbetti del quartierino, mattone e cemento a Sesto ..).

Se di queste persone sappiamo le poche pubbliche virtù, è bene conoscere (o ricordare) le molte debolezze private: a cominciare dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ex membro della corrente migliorista (ed ex comunista pentito?).
Gli autori nel capitolo dedicato al presidente ricordano le molte vicinanze con l'ex presidente del Consiglio Berlusconi (una certa vicinanza alla massoneria, ai vertici in Vaticano, una insofferenza verso le procure e le inchieste che coinvolgono i potenti).
Scrivono gli autori cheNapolitano è stato il garante politico di Berlusconi”: prima di tutto perché “il leader riformista ha acconsentito al passaggio di molte leggi che avrebbero meritato ben diversa sorte”.
Napolitano ha firmato il lodo Alfano, la legge sul legittimo impedimento, lo scudo fiscale, ha accettato la nomina a ministro di Aldo Brancher.

Poi c'è il doppio comportamento tra come si è comportato col governo Prodi dopo la crisi del gennaio 2008 (Prodi andò a casa in poco più di 1 mese) e come invece si è poi comportato con Monti e Berlusconi (che non sono mai stati mandati alle Camere per prendersi la sfiducia).

C'era una volta la sinistra, verrebbe da dire, al termine della lettura di questo libro: una sinistra attenta al sociale, alle fasce deboli, che entrava in politica senza vergognarsi delle sue origini e, soprattutto, senza alcuna intenzione di arricchirsi o entrare nelle logiche di spartizione del potere.
Una sinistra che difendeva le fasce deboli, la scuola e la sanità pubblica (il vero ascensore sociale di un paese che oggi sembra scivolare verso un modello a caste, dove solo ai ricchi è concesso curarsi e studiare).

Ma forse, leggendo ancora una volta le parole di Enrico Berlinguer nella celebre intervista su Repubblica, una sinistra così è esistita per poco:

La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano.”
Enrico Berlinguer, segretario del Pci, 28 luglio 1981.
Nomine clientelari, spartizione delle poltrone in ottica consociativa, nepotismo (cariche che passano di parente in parente, e parenti che vengono nominati in società vicine alla politica), uso disinvolto del denaro pubblico. Amicizie pericolose con esponenti della criminalità organizzata, nessun senso etico o di opportunità in merito all'accettare doni o elargizioni di enti privati (che magari dovrebbero essere controllati dalla politica).
La regola di Berlinguer è rimasta, e probabilmente rimarrà ancora, inascoltata. Tanto che oggi, attorno al partito democratico, sono due le principali critiche che vengono loro rivolte: non aver mai fatto una vera opposizione al berlusconismo (ma aver invece portato avanti una politica di inciucio culminata oggi col governo delle larghe intese). E, quel che è peggio, aver tradito il mandato degli elettori e distrutto forse definitivamente il sogno di un grande partito progressista, nell'area democratica di centro sinistra. Moderno, capace di affrontare i problemi del paese e in special modo del suo elettorato.
Quello che abbiamo visto, e che viene raccontato parlando dei panni sporchi di questa sinistra, è invece un partito che ha occupato poltrone, ha preferito lasciar da parte i problemi del mondo del lavoro (il precariato, le condizioni di lavoro, le morti bianche), i temi ambientali (vedi caso Ilva a Taranto), la sperequazione dei redditi.

Mutazione genetica, quella della sinistra, che oggi trova la sua perfetta sintesi nelle larghe intese di Letta e Alfano (che non sono evidentemente Berlinguer e Moro): messe da parti tutte le questioni di sinistra, il PD ha venduto la sua anima per l'accesso alle stanze dei bottoni. Per un posto al tavolo del potere dove si decidono appalti e nomine.

La metafora di questa mutazione politica emerge dalle carte dell'inchiesta sul caso Sesto, che ha coinvolto Filippo Penati (l'ex presidente della provincia, che alla fine non ha rinunciato alla Prescrizione che è arrivata anche grazie alla legge anticorruzione..) nell'inchiesta che riguardava mazzette sull'ex area industriale della Falck: laddove c'erano fabbriche, impianti di produzione, operai, benessere (ma anche malattie e inquinamento), ora il processo di deindustrializzazione ha spazzato via tutto, c'è solo un intreccio tra finanza e politica.

L'elenco dei politici di cui si parla nel libro
Giorgio Napolitano: i segreti di Napolitano
Enrico Letta: Letta e il nuovo compromesso storico
Pierluigi Bersani: le amicizie pericolose
Walter Veltroni: addio sinistra
Matteo Renzi: l'innovatore ambiguo
Massimo D'Alema: inciucio Maximo
Niki Vendola: Vendola e le ombre dell'Ilva
Luciano Violante: Violante, metamorfosi di un comunista.

Nell'intervista che gli autori hanno fatto ad Achille Ochetto, l'ex segretario racconta del suo partito:
“Io non credo affatto che i fini giustifichino i mezzi: quando i mezzi sono sporchi, sporcano anche i fini. E poi, nelle situazioni concrete, il furbo si è dimostrato sempre Berlusconi”.

Dietro le quinte del partito:
Impresentabili e raccomandati
I tesorieri
Le donne del PD: Anna Finocchiaro, Marianna Madia, Rosy Bindi, Melandri.

Gli affari e gli interessi: le cooperative, la sanità (il caso pugliese), cemento e mazzette, le mafie e il rapporto tra il PD e le banche.

La presentazione del libro da parte dei due autori



Alcuni pretesti di lettura (presi dal sito Chiarelettere):
“Con il senatore Dell’Utri esiste un rapporto di grande cordialità e di stima reciproca. La mia impressione su di lui è estremamente positiva: penso sia una persona pacata, sensibile e di spessore.”
Dichiarazione del senatore del Pd Nicola Latorre, marzo 2007. Tre anni dopo, con la conferma in Appello della condanna di Dell’Utri quale tramite tra Cosa nostra e Berlusconi, Latorre ne chiederà le dimissioni.

“Dopo Tangentopoli il potere politico tutto, di centrodestra e centrosinistra, […] non si è affatto preoccupato di prendere provvedimenti per contenere la corruzione, ma semplicemente di contrastare e rendere più difficili i processi. Il centrodestra lo ha fatto in modo talmente spudorato da risultare vergognoso […]. Ma il centrosinistra ha dimostrato abilità più sottili […]: cose passate in silenzio, senza il clamore delle leggi ad personam, ma che hanno reso più difficile contrastare i fenomeni.”
Piercamillo Davigo, magistrato, consigliere della Corte di Cassazione.

“Enrico Letta dichiara di aver individuato ‘gente in gamba’ nella squadra di Berlusconi, magari da chiamare a collaborare in futuro: ‘Gianni Letta, innanzitutto, poi Casini, Tabacci e Vietti (Udc) e, più a sorpresa, Giulio Tremonti’.”
Primarie Pd 2007.

“Io sto dalla parte di Marchionne.”
Matteo Renzi, gennaio 2011.

“L’ex segretario di Stato lo saluta così: ‘My favourite communist’, ossia ‘il mio comunista preferito’. Ma Napolitano lo corregge ridendo: ‘Il mio ex comunista preferito!’.”
Henry Kissinger in occasione dell’incontro con Napolitano, avvenuto a Cernobbio nel 2001.

“Nel luglio del 1980 Duane Clarridge, capostazione della Cia a Roma, dà inizio, per sua stessa ammissione, a una delle operazioni più azzardate della sua carriera: un accordo segreto tra la Cia e il Pci.” Per neutralizzare una volta per tutte, infiltrando il partito, il pericolo PCI.

“Penso che per me essere di sinistra e non più comunista significa che non esistono tracciati già costruiti e che non esistono idee che vengono prima della realtà […]. Ci sono dei problemi e poi si agisce… La parola ‘liberalizzazioni’, per esempio, è diventata davvero una roba di sinistra.”
Pier Luigi Bersani.

“Voi ci avete accusato di regime nonostante, ripeto, non avessimo fatto il conflitto d’interessi, avessimo dichiarato eleggibile Berlusconi nonostante le concessioni, v’avessimo aumentato… durante il centrosinistra il fatturato di Mediaset è aumentato di 25 volte.”
Luciano Violante, Camera dei deputati, 2002.

La scheda del libro sul sito di Chiarelettere
Il link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

14 luglio 2013

Vaticano massone, di Giacomo Galeazzi e Ferruccio Pinotti

Logge, denaro e poteri occulti: il lato segreto della Chiesa di papa Francesco

Incipit
Quanto conta oggi la massoneria in Vaticano?che rapporti ha con l’elezione del primo papa gesuita della storia, Padre Jorge Mario Bergoglio? Questa inchiesta intende fare luce su uno dei nodi più spinosi – il rapporto tra chiesa e massoneria – tra quelli che attengono alla conoscenza di una realtà complessa come quella del Vaticano.
L’infiltrazione della massoneria nelle sacre stanze della santa sede è stata spesso mormorata, suggerita, ventilata in più circostanze, ma nessuna seria inchiesta giornalistica ha scavato a fondo questo tema. È quindi giunto il momento di farlo: è tempo di verificare la consistenza di questo fenomeno, l’estensione di un problema di importanza centrale nella comprensione delle dina -miche di potere di una realtà universale come la chiesa cattolica.una guerra per bande ha sconvolto e sconvolge la chiesa, che appare in profonda crisi.l’elezione di papa Francesco è solo il primo capitolo di una guerra interna, che si preannuncia lunga e problematica.
Quali sono i veri rapporti tra Vaticano e Massoneria e che influenza ha avuto, nel corso della storia, la massoneria sui papi e sulla loro elezione?
Il dettagliato saggio di Ferruccio Pinotti e Giacomo Galeazzi intende rispondere a queste e a tante altre domande, per fare un po' di chiarezza su un mondo pieno di misteri, leggende e anche storie poco edificanti.

Un volume corposo, che ripercorre secoli di storia, dalla genesi della massoneria, fino alla storia di oggi, con l'elezione del gesuita padre Bergoglio, a Santo Padre.
Bergoglio succede al dimissionario papa Benedetto XVI, divenuto papa emerito (un fatto mai avvenuto nella storia millenaria della Chiesa): sulle dimissioni di Ratzinger sono sorte tante storie, molte delle quali tirano in causa proprio il ruolo della massoneria in Vaticano, sia per quanto riguarda gli scandali di cui si è parlato sui giornali (lo Ior, il caso Vatileaks, la vergogna della pedofilia, ), sia per quanto riguarda proprio la loro influenza.

Non è nuovo alle indagini sulla massoneria, il giornalista Ferruccio Pinotti: ne aveva già parlato nel libro "Poteri forti", sulla morte del banchiere massone Roberto Calvi. Suicidato, o fatto suicidare con una modalità che richiama da vicino i rituali massonici.
Nell'inchiesta "L'unto del signore", Pinotti aveva raccontato delle origini finanziarie di Berlusconi (tessera P2 1816) e delle sue Holding, parlando del ruolo della Banca Rasini (di cui il padre era direttore), del cavaliere del San Sepolcro, l'andreottiano Azzaretto. Una banca che, secondo Sindona, era lo sportello della mafia a Milano.
Infine, nel saggio "La lobby di Dio", aveva raccontato del potere molto ramificato e bipartisan (in senso politico), di Comunione e Liberazione. Un movimento religioso, che dovrebbe essere perfettamente in antitesi con la massoneria, ma che invece sembra avere con questa molte affinità: la capacità di penetrare nel mondo della finanza e dell'impresa, il ruolo (assente) delle donne, una gerarchia rigida.

Secondi i principi espressi dai vertici della Chiesa, chi è cattolico, non potrebbe essere massone: le due posizioni sono inconciliabili (cosa che ad esempio non vale per l'essere mafiosi).
Eppure, la storia è stata testimone dei forti rapporti tra le gerarchie ecclesiastiche è signori in grembiule e cappuccio: da Sindona a Calvi, per arrivare a Berlusconi stesso, l'uomo della provvidenza.

Per arrivare agli scandali dei giorni nostri: “dallo scandalo Enimont a quello di Propaganda Fide fino alle vicende P3 e P4, tutti gli anni Novanta e il primo decennio del Duemila sono stati costellati di vicende nelle quali le alte sfere della Santa Sede hanno fatto affari con massoni più o meno deviati. Complice anche il potere del berlusconismo”, in cui “una delle costanti negli scandali che collegano il Vaticano alla massoneria è la presenza di Luigi Bisignani”.Iscritto alla P2 (sebbene abbia sempre smentito), e che era già condannato per la vicenda della tangente Enimont, “la madre di tutte le tangenti”, che andrà a irrorare, a pioggia, i partiti politici italiani per benedire il divorzio di stato tra Eni e Montedison.

Tra le carte sequestrate nell'appartamento del “corvo” (il maggiordomo Gabriele), c'era molto materiale riguardanti i dossier sulla P3 e sulla P4, oltre a documenti che testimoniavano una sorta di ossessione per la figura di Luigi Bisignani.Si arriva poi all’inchiesta sugli appalti del G8 della Maddalena, quelli della “cricca” Anemone che porta all'arresto del presidente del Consiglio delle grandi opere , Balducci.
Nell'inchiesta è coinvolto anche il cardinale Crescenzio Sepe, oggi arcivescovo di Napoli, indagato per corruzione, che nomina Balducci supervisore delle ristrutturazioni.

Molti di questi, sono pure stato insigniti di cariche da parte della Chiesa: gentiluomini di sua santità sono Balducci, Bertolaso, come lo erano nel passato Gelli e Ortolani (tutti e due piduisti).
Come si spiega questa chiara contraddizione?
Secondo gli autori i legami tra i “liberi muratori” e la Chiesa romana sono sempre esistiti sebbene nascosti da una ipocrita cortina, una sorta di fiume carsico “una interlocuzione continua, nella quale i gesuiti hanno recitato un ruolo centrale” : i decreti di scomunica non hanno impedito certi rapporti, spesso in ambito finanziario tra Vaticano ed esponenti legati a quel mondo.

Questo denota, scrivono gli autori, una “mancanza di coerenza: perché da un lato il messaggio della chiesa è molto alto e dall’altro – come ha denunciato lo stesso papa Ratzinger – ci sono carrierismi, divisioni, egoismi, interessi personali e quindi, da un lato, troppo spesso vediamo prelati coinvolti in affari di denaro”.

Molti cardinali hanno cercato di aprire una strada di dialogo, all'apparenza sbarrata anche dal documento emesso da Ratzinger stesso nel 1983 ("Dichiarazione sulla Massoneria"), sotto Giovanni Paolo II, di condanna alla Massoneria, quando questa agisce contro la Chiesa.

"Nel 1983 - affermano i due autori - quando viene promulgato il nuovo codice di diritto canonico, la parola 'massoneria' scompare, lasciando il posto all'espressione più generale 'sette' che cospirano contro la Chiesa": e dunque "la cancellazione del veto esplicito contro la massoneria che caratterizza il codice di diritto canonico del 1983, può essere letta come la stipulazione di un delicato 'patto' all'interno della Curia a fronte di situazioni storiche drammatiche come la crisi Ior-Ambrosiano, che portò il Vaticano ad ammettere le proprie responsabilità nel crac dell'istituto presieduto dal banchiere massone Roberto Calvi".

Nel libro, viene riportata una lettera scritta a due mani scritta da Virgilio Gaito, ex Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, insieme al Cardinale Silvio Oddi (un “grande protettore” dell’Opus Dei, ma anche un grande sponsor della discesa in campo, nel ’94, di Silvio Berlusconi), a Papa Giovanni Paolo II per chiedere un "grande patto" di pacificazione tra Chiesa e massoneria, il riconoscimento ufficiale da parte del Vaticano della conciliabilità tra fede cattolica e appartenenza alla libera muratoria.

«Pienamente consapevoli delle finalità perseguite dalla Massoneria universale, da sempre votata al miglioramento dell'individuo per il miglioramento ed il progresso dell'Umanità raggiungibili solo attraverso l'Amore e la tolleranza - scrivono il Gran Maestro e il Cardinale - riteniamo giunto il momento di lanciare un doveroso appello alla riconciliazione che ponga fine a quella secolare incomprensione tra Chiesa Cattolica e Massoneria».
E molto vasta la quantità di documentazione che è contenuta in questo saggio, e questo costituisce un merito: al termine del libro è contenuta una ricca appendice con le interviste degli autori a personaggi, testimoni diretti delle vicende Vaticane (a cominciare dall'ex presidente dello IOR), gran maestri delle varie Logge italiane (di cui solo la gran Loggia democratica è riconosciuta dalla grande Loggia inglese), teologi e vaticanisti.
A tutti sono state poste quasi le stesse domande: gli scandali della Chiesa; il ruolo della Massoneria; cosa succederà ora in Vaticano con l'elezione di un gesuita al soglio pontificio (che si dice essere influenzata proprio dalla Massoneria stessa). Cosa intendeva Paolo VI quando nel 1972 parlava di “fumo di Satana” in Vaticano: era il fumo dei fratelli massoni?

Tutto questo per permettere al lettore di potersi costruire una sua opinione.
Perché, lo ribadiscono anche gli autori, il loro intento non è fare un libro di tipo complottistico: sia quando si parla delle logge segrete di cui farebbero anche parte cardinali, sia quando affronta lo spinoso tema del passato argentino di Bergoglio (il caso dei due gesuiti Orlando Yorio e Francisco Jalics), all'epoca della dittatura dei generali. Se non è provata la sua complicità col regime è pero altrettanto vero che la Chiesa, in quel momento, non seppe opporsi con coraggio al regime militare, denunciando con voce chiara le torture, gli omicidi, le sparizioni.
Come non è complottistico parlare del ruolo di Wojtila che aiutò, coi soldi di Calvi, Solidarnosh in Polonia: lo stesso Calvi che, succeduto a Sindona, aveva riciclato passando anche per lo Ior di Macinkus, i soldi della mafia.

Così, mentre in Vaticano si viveva questa contraddizione tra principi e realtà, è cresciuto sotto il papato di Giovanni Paolo II il ruolo e il potere (economico e politico) dei movimenti: dall'Opus Dei a Comunione e Liberazione, ma anche i cavalieri di Colombo un movimento molto forte negli Stati Uniti e nell'America del sud. Movimenti connotati da una posizione poco riformista e molto conservatrice e che hanno mutuato metodi e stili della massoneria: “segretezza, settarismo, arrivismo, uso spregiudicato del potere economico e politico”.
Massonerie bianche” vengono definite nel libro.

Fu sempre Wojtila, tra l'altro, a commissariare l'ordine dei Gesuiti, durante la malattia del padre generale Arrupe, di cui l'allora pontefice non condivideva l'apertura verso la teologia della Liberazione:
Secondo gli autori: “Il commissariamento della Compagnia di Gesù – attuato in parallelo alla concessione di un enorme potere a realtà come Opus Dei, CL, rappresenta quindi un fatto centrale nello scontro di potere che ha agitato il Vaticano prima del conclave che ha eletto papa Jorge Mario Bergoglio”.

Difficile non individuare anche in questo scontri di potere dentro il Vaticano, le cause delle dimissioni di Ratzinger. Le dimissioni di Gotti Tedeschi dallo Ior (chieste dal membro del cda Carl Anderson), vicino all'Opus Dei e dunque ostile ai cavalieri di Colombo, un movimento con un forte potere finanziario.

Occorrerà aspettare qualche tempo, prima di valutare l'operato di papa Bergoglio, per vedere se sarà in grado di portare a termine tutte le promesse.
Sappiamo che Bergoglio si è espresso nei confronti dell'aborto come un “crimine abominevole” che si è opposto alla distribuzione gratuita di contraccettivi in Argentina, all’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole.

Sarà in grado di affrontare le sfide della chiesa in questo nuovo millennio? Saprà portare alla luce quei rapporti con la Massoneria che gli autori dicono “un rapporto antico e tormentato e ampiamente documentato”?.
Saprà mettere fine a quelle commistioni finanziarie e affaristiche, interazioni dirette e documentate e basate sulla connivenza, sull’interesse reciproco?

L'impressione a cui sono arrivato, al termine della lunga lettura, è che la Chiesa deve guardarsi (come anche la Massoneria), dai nemici interni, che magari usano i mezzi della Massoneria (i circoli chiusi, le amicizie e il venirsi in aiuto tra fratelli) per portare avanti i propri affari.

Il saggio è diviso in tre parti, oltre all'appendice finale:
Parte prima - Lo scontro in Vaticano: i soldi, il potere.
Dal passato di padre Bergoglio, al grande patto tra Vaticano e finanza massonica. L'eredità di Sindona e Calvi, Berlusconi e la massoneria.
Il grumo di potere tra Vaticano P3 e P4. I rapporti tra mafia, ndrangheta, camorra e chiesa.
Si parla anche delle inchieste di De Magistris in Calabria che “partendo dal tema dell’appropriazione dei fondi pubblici europei, è infatti riuscita in un colpo solo a toccare tutti i poteri opachi della nostra Repubblica". Un'inchiesta che vedeva coinvolta la Compagnia delle Opere, la massoneria e che fu distrutta, dopo che fu avocata e tolta all'allora Pm di Catanzaro.
Una forte analogia con altre inchieste che avevano coinvolto la massoneria e che subirono la medesima sorte: quella di Turone e Colombo nel 1982, e quella di Cordova a Palmi nel 1993.
Dice il pm antimafia Gratteri: «Massoneria, ’ndrangheta, camorra e mafia si giovano del “trasversalismo” che ormai impera anche nei rapporti tra politica e crimine organizzato».

Parte seconda – La posizione delle Massonerie ufficiali nei confronti della Chiesa.
La posizione del Grande Oriente d'Italia, della Gran Loggia d'Italia e della Gran Loggia Regolare d'Italia.

Parte terza – La connessione internazionale.
L'importanza del papato nello scacchiere internazionale; la massoneria internazionale; le lobby integraliste che imitano i massoni.

Il link per ordinare il libro su ibs
Il sito dell'autore

L'articolo di Carlo Tecce sul Fatto Quotidiano, sulla massoneria bianca: gli ordini dei cavalieri riconosciuti da Vaticano e dallo Stato. Banchieri, politici, militari, massoni, ma anche mafiosi.

23 marzo 2011

Non voglio il silenzio - la presentazione a Milano (foto)

Alcune foto della presentazione del libro "Non voglio il silenzio".

Umberto Ambrosoli, Patrick Fogli, Daniele Protti, Ferruccio Pinotti e Alessandro Haber
Ambrosoli, Protti




Patrick Fogli e Elisabetta Bucciarelli
Il rito della firma ...

Non voglio il silenzio - la presentazione a Milano


"E se fosse tutto vero?" - la domanda che rimane a fine libro. Domanda rivolta agli autori, ieri sera, alla presentazione alla Feltrinelli a Milano. Perchè questo è un libro che apre a delle domande, per rifiutare il sulenzio: silenzio non come assenza di suoni, ma come eccesso di parole, di confusione sui fatti raccontati nel libro (la strage di via D'Amelio e il passaggio alla seconda repubblica).

Si deve rifiutare il silenzio della verità
- raccontava uno die due autori Patrick Fogli - togliere le parole dal rumore di fondo, ed è questo quello che fa il protagonista senza nome. Uno come noi, che si fa domande: dovrebbe essere un dovere per tutti i cittadini, non accettare il silenzio. Silenzio a cui siamo abituati, putroppo e che non permette di distinguere verità dai depistaggi.


Umberto Ambrosoli, anche lui presente, ha esordito con le parole "la verità per disvelarsi, ha bisogno della finzione". Finzione verosimili contenuta dentro un romanzo, che si appoggia a delle sentenze. Su questi fatti (Borsellino, la strage, Capaci) ognuno di noi è stato investito da tanti fatti, tali da impedire la scoperta della verità. E davanti a fatti complicati come questi, la curiosità di farsi delle domande viene meno. Questo libro, invece, mettendo assieme tutto (Addaura, il crollo del muro, Sindona e Calvi, il riciclaggio, mafia e politica, la finr della DC e dei referenti politici ..) da la possibilità di vedere nei fatti stessi qualcosa che ci rende liberi di trovarne una interpretazione.
Il romanzo ha la libertà che altre forme di comunicazione non possono avere: anche per questo, le storie raccontate possono raggiungere un pubblico più vasto. "Il paese delle storie dimenticate": leggendo il libro, ha continuato il figlio del liquidatore della Banca di Sindona, ritornano in mente le parole scritte nel 1974 da Pasolini. "Io so ..": so i nomi dei responsabili ma non ho le prove, perchè sono un intellettuale e metto assieme i fatti. Un compito affidato alla nostra curiosità, per arrivare ad una verità che va oltre quella giudiziaria.

Francesco Pinotti ha scritto libri sui "Poteri forti": Ior, Opus Dei, Cl, mafia, massoneria, mafia e riciclaggio... Come mai un libro con un romanziere? Il libro nasce dal silenzio: quello di Falcone e Borsellino, ma anche quello di Giorgio Ambrosoli. Silenzio di certe tematiche che non si posono toccare. Anche come scrittori, come giornalisti. Per il libro "Colletti sporchi" (ibs) con il pm Tescaroli è in causa civile con Fininvest, a tutela di due soggetti noti. Il potere, di cui parla nei libri, è un potere che non vuole che si parli di lui, che si faccia ricerca della verità (del suo lato oscuro). Ma Pinotti è uno che non si arrende: farà una contro querela per violenza privata, a Fininvest. Oggi è un dovere discutere, parlare: trasferire la nostra angoscia collettiva (di fronte a storie di morti, depistaggi, scheletri negli armadi, poteri occulti) in un racconto che è anche una vicenda collettiva.

Nel seguito della presentazione, Ambrosoli ha voluto testimoniare come in Italia esistano dei nuclei di persone non rassegnate all'assenza di verità, sensibili a queste tematiche (mafia, corruzione, la nostra storia): persone incontrate negli oltre 200 incontri col pubblico per il suo libro "Qualunque cosa succeda " (ibs).


Fogli ha poi parlato dell'importanza del romanzo, come strumento per far conoscere delle storie
: Gomorra per i casalesi, Romanzo Criminale per la Banda della Magliana. "Il tempo infranto" sulla strage di Bologna.
Come mai in Italia non esistono film su Tangentopoli, sulla strage di Bologna, su Piazza Fontana?

Come mai è sempre difficile raccontare dei rapporti tra mafia e mondo finanziario, delle reponsabilità della chiesa nei confronti delle mafie e dei poteri criminali? Perchè su molti di questi episodi non esiste una verità giudiziaria? Ecco, un romanzo si può provare a raccontare una storia, una idea di verità.

13 marzo 2011

Non voglio il silenzio di Patrick Fogli e Ferruccio Pinotti

Il romanzo delle stragi.

Questa è una storia che non si può dimostrare, eppure so che è vera.
Come aveva scritto Pasolini sul corriere, Io so, io so i nomi... ma non ho le prove.
E Pinotti e Fogli, per raccontare la storia che sta dietro le stragi del 1992-93, la strage di via D'Amelio, la trattativa stato-mafia, i rapporti mafia-affari e politica, la fine della prima repubblica e la nascita della Seconda, l'arrivo dell'uomo nuovo, hanno usato l'espediente del
romanzo: mettere assieme i fatti, le rivelazioni dei pentiti, alcune sentenze su questi fatti criminosi, le prime evidenze emerse dalle nuove indagini (ripartite dopo le rivelazioni su Spatuzza).
Il romanzo, per dire quello che la verità giudiziaria non può ancora dire (e che forse, potrebbe non volerlo dire mai).

« L'equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E NO! questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest'uomo è mafioso.»
(Paolo Borsellino, Istituto Tecnico Professionale di Bassano del Grappa 26/01/1989)

Un romanzo corale, nello stile di quel genio di nome Patrick Fogli, accompagnato dal rigore investigativo di Pinotti, già autore di libri sulla lobby di Dio e sulla banca Rasini (che Sindona indicò come la banca della mafia a Milano), in cui lavorò il padre dell'attuale presidente del Consiglio.
Sarà facile individuare, dietro i nomi di alcuni personaggi, persone realmente esistite: Di Donna, Longo (Calvi e Sindona), Prestileo, Curatolo e Pellegrino (Ciancimino, Scarantino e La Barbera). Ma è bene non farsi prendere la mano, da nomi e persone. Quello che conta è il contesto e le rivelazioni che escono: nemmeno il protagonista, l'io narrante , ha un nome.
E' lui, ex giornalista, figlio di un famoso giornalista che ha smesso di scrivere (Adriano), che lavorava con la moglie (Elena), che riceve la telefonata di un avvocato. Cosa vuole, questa persona? Perchè insiste per parlare con lui?
«Tutto è cominciato con una telefonata. E ancora oggi non so chi fosse, la persona che me l’ha fatta.»
Michela, il nome di quest'ultima, viene uccisa da un mafioso (per vendetta?): le ultime parole che pronuncia sono
Ignazio Solara.

Parte tutto da qui: sulla scoperta di chi sia questo Ignazio Solara. Nome che compare anche nelle carte della moglie (morta in un incidente d'auto, quantomeno anomalo), per una sua inchiesta, fatta col padre, sui tragici eventi di una estate di tanti anni prima. 17 luglio del 1992.

«Questa storia riguarda due uomini e na donna. Uno dei due uomini si chiama Adriano ed è mio padre. La donna si chiama Elena ed è mia moglie. De secondo uomo non so il nome, l'unia ipotesi che posso fare è su quale tipo di lavoro esercitasse il giorno del 1992 in cui mio padre è seduto davanti in un bar, dalle parti del tribunale.
L'uomo di cui non conosco il nome ha la stessa età di mio padre, sta perdendo i capelli e parla tra due lunghe boccate di sigaretta.
»
Il protagonista, e il lettore con lui, seguirà il filo di una indagine personale, in cui verrà affiancato da un magistrato (Daniele) che già si era occupato delle indagini e da un poliziotto che ha tanto l'aria di essere uno dei servizi che la sa lunga (Andrea). Si parte da un potente gruppo industriale di Ravenna che risultava insieme implicato nel giro delle tangenti e socio in affari di imprese mafiose.
Per arrivare poi a Castel Utveggio e i servizi sul luogo della strage di via D'Amelio; la morte di Falcone e Borsellino e i misteri del fallito attentato all'Addaura. I cambiamenti nell'Italia dopo la caduta del muro di Berlino:la fine dei vecchi equilibri e il declino della classe politica per Tangentopoli, la mafia che cercava nuovi interlocutori in politica dopo la DC....

In un isola in un paradiso offshore, l'incontro con il figlio di un banchiere che aveva riciclato i soldi della mafia e un ambiguo personaggio legato a mafia e servizi, Patrizio Benetti (Bellini?). La falsa pista che ha portato alla condanna di Curatolo per via D'Amelio. Le rivelazioni di un pentito, Antonio Baldacci, sui rapporti tra stato e mafia (“
l'abbiamo fatto perchè ce l'hanno chiesto”).
Parole che non avrebbe mai voluto ascoltare:
“ ascoltare un uomo di cosa nostra per scoprire che queli fedeli allo Stato giocano in realtà la stessa partita, a volte con regole peggiori”.

Il giornalista dovrà scegliere, se abbandonare la pista, come altri prima di lui (per interesse, per paura, per rassegnazione), o continuare. Fino alla scoperta dei tanti perchè. Per Elena e Adriano, per i tanti morti, per un paese migliore da dare ai figli: “perché nel paese delle storie dimenticate, quello che ho da dire non ha mai avuto diritto di cittadinanza.”
Questa è una storia che non si può dimostrare … la storia di un golpe. La storia di un paese sulla cui classe politica gravano gravi sospetti, ombre pesanti.

L'incontro tra l'io narrante, la voce della storia, e un agente dei servizi, alla resa dei conti finale. A Palermo.

- Si è mai chiesto cosa sia un colpo di stato?
Formula la domanda come se stessimo prendendo un caffè al bancone di un bar. Impiego qualche secondo a rispondere. Vorrei essere molto lontano da qui. Vorrei non sentire più nessuna domanda, non dover dare risposte. [..]
- Il tentativo di impadronirsi del potere con la forza – dico.
L'espressione di Clara la dice lunga su quello che pensa della mia risposta.
- Brutale ma corretto. Potrei aggiunere che un golpe implica la fine delle garanzie democratiche a tempo indeterminato. Fa una pausa – Ma qui stiamo parlando solo di democrazia.
La guardo senza capire. Lei abbandona la serietà per un sorriso appena accennato.
- Un potere che si sgretola dalle fondamenta – continua – che perde contatto con la realtà, indebolito ogni giorno dalla corruzione, dalle inchieste , dagli arresti. E un meccanismo criminale, organico a quello stesso potere. Il rapporto è quello di un parassita con un cellula sana. Solo che spesso è difficile distinguere chi stia parassitando chi.
- Parlava di colpi di stato.
- Cambi di potere, se l'espressione le pare troppo forte. Infila le mani in tasca. - Il parassita ha bisogno dell'organismo. E l'organismo non può ottenere quello che vuole, senza il parassita. Se lo Stato e cosa nostra concordano la reciproca convivenza, non le semra un colpo di Stato? Se nella reciproca sopravvivenza è pprevisto che le teste dei due organismi cadano, che si elimino i rami secchi, gli oppositori, chi sa troppo e chi potrebbe parlare o chi è stato usato a sufficienza, non le pare un colpo di stato?
- Due.
Mi fissa negli occhi. Deglutisce un pensiero troppo pesante da rivelare.
- Già. Due. Uno per togliere Totò Riina dal vertice di cosa nostra. E uno per rianimare il potere politico che era morto.
- Molto diverso dal classico golpe.
Clara annuisce.
- Ma è esattamente quello che è accaduto. Prima bastava condizionare. Da Piazza Fonana in giù. C'era un motivo. I due blocchi, la posizione strategica dell'Italia, i comunisti. Nel '92 tutto è finito. La paura rossa non c'è più. Gladio è stata rivelata.
- E nascosta.
- Ma certo nascosta. La riconversione è fondamentale, in ogni settore. Funziona nell'industria, nel commercio, nel mio ambiente.
- Il suo ambiente .. [..]

- Quando mettono la bomba sulla macchina c'era qualcuno dei nostri.
La frase è un dolore lontano che non andrebbe confessato.
- Quale bomba?
- Già, quale .. Sto parlando del dottor Borsellino.
- E chi ernao i vostri?
- Cosa importano le sigle? O i nomi? Potrei dirlo, ma cosa cambierebbe? Le persone vanno e vengono, gli accordi non dipendono da loro. Solo dalla convenienza.
- Voi lo spaevate e non avete fatto niente.
Clara distoglie lo sguardo. Incrocia le braccia al petto. La scia di un aereo taglia a metà la nostra porzione di cielo.
- Si sbaglia e ha ragione, allo stesso tempo.
Mi volto di scatto. L'insofferenza raggiunge all'improvviso il mitite di guardia. Si irrigidisce, i muscoli delle braccia tesi sotto il maglione.
La domanda la colpisce al volto come uno schiaffo.
- Chi cazzo siete?
Clara regge lo sguardo, allenta la tensione, cerca di far defluire la rabbia.
- Proviamo a fare un ragionamento. C'è un alto ufficiale del servizio segreto che riceve in tempo reale la notizia della norte di Paolo Borsellino. C'è un ufficio dei servizi segreti sul Castello Utveggio, perfetto pe tenere d'occhio il luogo della bomba. C'è un ufficiale dei servizi nel luogo duogo in cui l'esplosivo viene confezionato. C'è un colonnello che contatta – a scopo investigativo, dice – l'uomo che sta al centro dei legami tra politica, affari e cosa nostra, don Antonio Prestileo. Basterebbe, ma non finisce qui. Vincenzo Pellegrino, il capo dle gruppo che indaga sulle stragi di Capaci e via D'Amelio, risulta a libro paga del servizio. Fonte Talete, per essere precisi. E guarda caso è lui che cattura Curatolo, lo protegge da pentito e gli crede. Curatolo dice che lo hanno minacciato, imbeccato, picchiato. Pellegrino invece è morto da qualche mese e non potrà dire niente. Qualche giorno fa è morto anche Antonio Prestileo. Il giorno prima un ufficiale del Sisde è finito contro un muro. Attacco di cuore, dicono. Lo dice anche l'autopsia. Mi chiedo a chi abbia lasciato quell'anello di zaffiro che portava sempre. Lo avrei preso volentieri in custodia.
Fa un lungo respiro.
- Pellegrino – continua – dipendeva direttamente dal ministro dell'Interno. E guarda caso qualcuno dice che è proprio il ministro dell'Interno che copre le spalle alla tratativa. E dopo un incontro con il ministro, Borsellino torna indietro fuori di testa e il ministro di allora non ricorda di averlo incontrato. Sempre Pellegrino, alla fine del 1992, viene richiamato a Roma dallo stesso ministro, con revoca dell'incarico a Palermo. Torna, a furor di popolo, in tempo per gestire Curatolo.
Fa una pausa. Infila un mano in tasca. Si accende una sigaretta. Mi porge il pacchetto. Ne prendo una. Fumo con lentezza, mentre Clara ricomincia a parlare.
- Qui il problema non sono i servizi deviati. I servizi deviati non esistono. Parliamo di alti ufficiali dei servizi, della polizia, di agenti semplici, di politici e ministri. Parliamo di contatti noti, quasi alla luce del sole. Di presenze delle forze dell'ordine nell'organizzazione di una o forse più di una strage. Di una tradizione di depistaggio che parte da Piazza Fontana e arriva fino a qui, a Palermo. Non c'è deviazione, capisce? La linea è chiara, limpida. Un ordine di servizio.
- Vale anche per lei, allora.
- Diciamo che non tutti, all'interno del mio ambiente, erano d'accordo con quello che stava per accadere. Non tutti pensavano che la morte di Paolo Borsellino fosse un buon affare. O che non ci fossero altre strade, oltre a quella che si stava delineando.
- Cosa sapevate di Cercàsi? [
Il presidente del Consiglio nel romanzo]
Spegne la sigaretta.
- Quella è stata una scoperta di sua moglie. Non mi chieda come l'ha scoperto, non lo so. Però è grazie a lei che lo abbiamo capito. A quel punto è diventato tutto molto chiaro. È questa la cosa che non puoi sopportare, se fai il mio lavoro. Tutti quanti hanno capito come è andata. Tutti. Ma non succede niente. Fingersi di bersi la bugia quotidiana è molto più difficile che dimostrare la verità.
- Specie quando non ci sono le prove.
Clara annuisce.
- Appunto. E mi creda, nessuno dimostrerà mai questa storia. Se abiti una casa non distruggi le fondamenta con le tue mani. Per questo abbiamo tentato con Adriano [il padre giornalista dell'io narrante]. E quando stato chiaro che non lo avrebbe fatto, con Elena [la moglie]. E adesso con lei. L'unica possibilità perchè il muro crolli è che la storia si sappia. Che giri, che cammini con le sue gambe.
- Non mi è mai piaciuto il silenzio.

Non voglio il silenzio - Pagina 521 - 524

Il link per ordinare il libro su ibs.
Il sito di Patrick Fogli e Ferruccio Pinotti.
Il sito dedicato al libro, Non voglio il silenzio.
Technorati: ,

06 marzo 2011

Non voglio il silenzio - Segui il denaro.

Segui il denaro, diceva Giovanni Falcone, nelle sue indagini sulla mafia. E la storia raccontata da Fogli e Pinotti fa appunto questo: segue la scia di denaro. Dall'inchiesta di Falcone sui rapporti tra mafia e imprenditoria per il ricilaggio di denaro. Il gruppo Ferruzzi, Raul Gardini e l'Ital cementi.
L'attentato all'Addaura, le menti raffinatissime, pezzi dello stato dalla parte della mafia (faccia da mostro) e pezzi dello stato che avrebbero scongiurato le indagini.
L'inchiesta ripresa a Roma, terminata col tritolo di Capaci. Borsellino che voleva riprendere in mano l'inchiesta dell'amico: Borsellino che probabilmente aveva saputo della trattativa tra stato e antistato e che l'avrebbe sicuramente bloccata. L'attentato in via D'Amelio, con tante tracce di pezzi dello stato (dopo il pizzino trovato a Capaci, col riferimento alla Gus). Le telefonate ai vertici del Sisde pochi minuti dopo il botto. Le telefonate a castel Utveggio (trovate dal vicequestore Genchi), la falsa pista di Scarantino, le indagini forse frettolose del gruppo La Barbera. …

Segui il denaro: anche il protagonista del libro, senza nome, per seguire questa pista incontra il figlio di un importante banchiere, Alessandro Di Donna, che per la mafia, il Vaticano e la massoneria aveva riciclato miliardi. Un personaggio un po' inventato e un pò ispirato al banchiere di Dio, Roberto Calvi. Ecco il suo racconto.

- La storia che le sto per raccontare è nota a pochissima gente. Io l'ho scoperta nel tempo, mettendo insieme quello che avevo saputo da mio padre, quello che ho ricostruito tramite le sue carte e quello che ho saputo indagando per conto mio. Diciamo che investito i soldi di Alessandro Di Donna per scoprire chi lo aveva ucciso.
Beve un sorso del cocktail.

- A un certo livello, non c'è differenza fra potere legale e illegale. I due mondi sono così ocmpenetrati che vedere la distanza è difficile, spesso impossibile. Mio padre riciclava i soldi della mafia attraverso alcuni settori della massoneria. E allo stesso tempo intratteneva rapporti privilegiati con il potere politico e il Vaticano. Cosa Nostra a sua volta, possiede interi pacchetti azionari di società quotate in borsa. Soldi che vengono per lo più dal traffico di droga e che una volta immessi nel circolo legale diventano perfettamente puliti e vanno a muovere l'economia emersa in questo paese. Capisce che è difficile orientarsi? Qualche anno prima di morire Giovanni Falcone disse che bisognava stare attenti, perchè la mafia si era quotata in borsa. Lei sa a cosa si riferiva?

Penso a Davide Mirri [Gardini], alla Semprini [Ferruzzi], All'Anonima Cementi e alll'indagine di mio padre . Quando glielo racconto lui annuisce.

- Ha centrato il problema. Cosa Nostra possiede una quota rilenvante della Semprini. La Semprini vende la sua quota allo Stato che paga una cifra enorme. E quella cifra, in proporzione, pulita dalla tangente, finisce alla Semprini e a suoi soci. Quelli lecini e quelli no.
E lo stato finanzia la mafia.
[..]
- Quel mondo viene da lontano. L'economia, la finanza, l'industria e il potere politico hanno sempre avuto bisogno gli uni degli altri. E gli equilibri del potere sono molto più ampi della piccola geografia in cui vivono i suoi connazionali. Pensi al petrolio, per esempio. O alla necessità che in Italia ci fosse un certo tipo di orientamento politico. Equilibri puù grandi, le dicevo. Per mantenerli non si badava troppo al metodo. Quando gli alleati sbarcano in Sicilia, nel '43, lo fanno grazie anche all'aiuto di Cosa Nostra. I rapporti con i servizi nascono lì, è da lì che si comincia a usare la mafia in funzione anticomunista. Se è esistita una cosa che si chiama strategia della tensione, comincia un primo maggio, alla fine della Seconda guerra mondiale, proprio in Sicilia.
[..]
- Il gioco - continua – è quello. Mantenere gli equilibri del potere, recuperare quello che si può. Attraverso il Vaticano , la banca di mio padre ha finanziato l'opposizione al regime comunista in Polonia e alcune dittature sudamericane. L'obiettivo era lo stesso, tenere i comunisti lontani. O, meglio, mantenere le cose come stavano, non perdere zone di influenza e dare un colpetto a quello che sembrava meno solido, per cedere se si riusciva a far cadere un po' di impalcature.
- Questo era il gioco più grande.
Di Donna annuisce.

- Esatto. E in mezzo a questo ce n'erano di più piccoli. Camere di comensazione come certi settori della massoneria a cui apparteneva mio padre. E che non sono svaniti, anche quando le inchieste hanno fatto sperare il contrario.
- E, oltre alla massoneria, Cosa Nostra.
- Certo, come mezzo e come sponda. E i servizi segreti, che rappresentano stati sovrani e che a loro volta si servono di collaborazioni – vogliamo chiamarle esterne? - nel caso in cui sia necessario.Giusto per disegnare uno scenario.
Solleva la schiena dal divano.
- Le faccio un esempio – continua – Provi a vedere Cosa Nostra come una fabbrica di denaro. Non ci interessa come le produce, non a questo livello. Ce l'ha e basta.
- Un investitore.

Il suo sguardo si illumina.
- Diceva di non capire di finanza- susurra – Cosa Nostra è il maggior investitore sul mercato. Ha un sacco di soldi, li deve piazzare, è disposta anche a lasciarne una parte sul campo, per ottenere il resto. Normale che vada a cercare qualcuno dove c'è la possibilità di investire.
- Al nord.
- Al nord, certo. Mi ha raccontato lei la storia della Semprini, no? Quello è un esempio. Il giro è piuttosto semplice. Il denaro del traffico di droga viene riciclato attraverso banche e finanziarie compiacenti, transita per conti correnti cifrati, sui depositi di prestanome, e finisce investito in società più o meno grandi e più o meno consapevoli di quello che sta accadendo. A quel punto i soldi sono puliti e l'economia diventa reale. Potrei citarle molti esempi di società che gestiscono rapporti con i canali del riciclaggio internazionale, con la Banca del Vaticano, con istituti di credito italiani e non. A volte qualcuna di queste centrali di riciclaggio sono gestite in proprio dai servizi segreti, altre volte usate o manovrate per motivi politici. Altre volte ancora, tutto si mescola in maniera più sottile.
Pagina 288.

Il sito del libro, dove trovare documentazione, sentenze, la storia.
Il link per ordinare il libro su ibs.

03 marzo 2011

Non voglio il silenzio.


Sto leggendo "Non voglio il silenzio", un libro scritto a quattro mani da un romanziere (Patrick Fogli) e un giornalista (Ferruccio Pinotti). Al momento posso solo dire due cose .
La prima è, come anche in altri libri di Patrick Fogli, ci si deve addentrare almeno nelle prime 100 pagine e passa per capirci qualcosa.
La seconda , è che poi, non puoi più smettere. Il libro racconta, in modo romanzato, di un racconto : il racconto di una indagine sulla strage di via D'Amelio. La strage del giudice Paolo Borsellino, della sua scorta: una strage dove seguendo i fili dell'inchiesta, stando attento ai depistaggi, si arriva a pezzi dello stato.
Esponenti dei servizi (non dei servizi deviati, ma servizi e basta), esponenti dei vari governi che si sono susseguiti in quegli anni.
La strage di stato, è stata chiamata, forse non a caso.
Strage che ha portato ad altre bombe, che han segnato il passaggio dalla prima alla seconda repubblica.

No, su queste cose non si può tollerare il silenzio.
Sia da parte degli inquirenti, che devono andare avanti, sia da parte della politica.

Aprono il libro, le parole di Borsellino davanti a degli studenti:
« L'equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E NO! questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest'uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati. »
(Paolo Borsellino, Istituto Tecnico Professionale di Bassano del Grappa 26/01/1989).
Qui l'incipit del libro.

22 febbraio 2011

Non voglio il silenzio


Il nuovo libro di Patrick Fogli e Ferruccio Pinotti: Non voglio il silenzio.

Le parole diventano un sussurro e cedono al silenzio.
Quando riceve la telefonata, la voce femminile che lo strappa al sonno è spaventata e gli dà appuntamento per il giorno dopo, in un'aula di tribunale. Non la incontrerà. In quell'aula qualcuno la uccide e si toglie la vita e tutto quello che la ragazza riesce a dire sono tre sillabe, un nome. Solara. Un nome che lo riporta in un pomeriggio in cui sua moglie muore in un'incidente stradale, lasciandolo solo a crescere Giulia. E ancora più indietro, al luglio del 1992, quando una bomba esplode in via d'Amelio e uccide Paolo Borsellino e la sua scorta. Non sarà l'ultima, quella bomba. E non era la prima. Giovanni Falcone, a Capaci, il maggio precedente. E poi Firenze, Milano, Roma. Bombe che non hanno un senso o forse ne hanno anche troppo.
La verità di quei giorni è sepolta sotto un cumulo di macerie che in troppi hanno interesse a non rimuovere. Forse l'uomo avrebbe dovuto lasciar perdere, il giorno in cui ha sentito quel nome. Fingere di non sapere che l'inchiesta a cui avevano lavorato il padre e la moglie, entrambi giornalisti, aveva lasciato troppi nervi scoperti.
Desiderare il silenzio, invece di combatterlo.


13 febbraio 2011

La lobby di Dio di Ferruccio Pinotti

Fede affari e politica. La prima inchiesta su Comunione e Liberazione e la compagnia delle opere.

Quello di Ferruccio Pinotti è un lungo viaggio dentro il mondo di Comunione e Liberazione: le origini del movimento (il gruppo di studenti che si riunì attorno alla sigla “gioventù studentesca”), i primi passi dentro l'università (nei difficili anni 70), i legami con la politica. La Democrazia Cristiana prima, poi il passaggio a Forza Italia e ora, l'avvicinamento al movimento della Lega Nord.
Il clima che si respira al meeting di Rimini, dove è possibile incontrare i vertici dell'economia, delle banche, dei partiti di centrodestra (ma anche esponenti del centrosinistra); ma anche i tanti volontari che passano una settimana qui, per lavorare gratis.
Che cosa è Comunione e Liberazione: dai primi insegnamenti di Don Giussani al Berchet e alla Cattolica, sono passati tanti anni. Oggi dietro Cl si nasconde un mondo di politici (come il governatore della Lombardia Formigoni, che ha scelto di non rispondere alle domande dell'autore), professionisti (nell'economia, nella sanità, nell'amministrazione) e anche volontari. Ma anche un mondo che cerca di applicare gli insegnamenti religiosi ricevuti in modo concreto nel mondo civile: “o protagonisti o morte”.
E i membri di Cl lo stanno diventando, protagonisti: tramite la galassia di imprese associate alla Compagina delle Opere, Cl controlla vasti pezzi della sanità, della scuola e dei servizi. Nella Lombardia ma anche nel resto del paese, come racconta l'autore, in Sicilia e in Calabria.
Ecco, gli aspetti imprenditoriali-affaristici della Cdo lasciano alquanto perplessi: come si coniuga il volontarismo e il non-profit con gli appalti che le aziende (spesso in modo poco trasparente, spesso senza gara, spesso grazie a quella rete di amicizia la cui dimensione reale sfugge) incassano?
Come si coniuga i valori cristiani con i tanti scandali emersi in questi anni, che vedono come protagonisti queste aziende?
Pinotti racconta dello scandalo Why Not, che ha portato alla condanna in primo grado di Antonio Saladino, responsabile della Cdo nel sud. Un'inchiesta, quella di De Magistris, che è stata ostacolata in tutti i modi dalla politica, forse perchè, al pari dell'inchiesta sulla Loggia P2 nei primi anni 80, stava portando alla luce un intreccio tra massoneria, politica, generali, finanzieri. Che usavano fondi pubblici per scopi ben poco nobili, di certo ben distanti da quelli di creare posti di lavoro nel sud.
Come in Sicilia, con il Cdo regionale che ha avuto legami col Cerisdi e poi con Sviluppo Italia, società pubblica molto chiacchierata, per i soldi sprecati in opere costose, faraoniche, legate ad interessi di personalità politiche locali.
Si racconta anche dello scandalo Oil for food, che ha sfiorato, per la scoperta del conto corrente Memalfa, i
Memores Domini (“monaci guerrieri” che praticano la castità e vivono in residenze comuni). Degli appalti della cooperativa La Cascina (nelle mense dei Cie) partita da una inchiesta di Bari. Le bonifiche a Milano nell'area Montecity, che ha portato agli arresti di lady Abelli e Giovanni Grossi. La truffa dei corsi di formazione a Padova, da parte della Cosmi Group.

Ecco, perchè un libro su Comunione e Liberazione? Iniziamo col dire che questo non è un libro contro, ma un libro su. Sapere come vengono usati i fondi regionali in regione Lombardia, in nome del principio di sussidiarietà, è importante. Soprattutto se si pensa che questa politica, di togliere soldi al pubblico (nella sanità, nelle scuole) per darli senza gara a dei privati la si vorrebbe applicare a tutto il paese.
Politica che, si comprende subito, non porta a migliore servizio per un cittadino ( questo lo dicono gli scandali che si leggono sui giornali, come quello del Santa Rita, lo stato delle scuole pubbliche in regione, le code e le attese per una prestazione sanitaria), non porta ad una sana competizione tra pubblico e privato. Una privatizzazione dei servizi pubblici che in realtà diventa un sistema di imprese facenti parte di un gruppo, che oera in regime di quasi monopolio con i soldi pubblici.

Un capitolo molto interessante è quello in cui si racconta il mondo di Cl dall'interno: di chi ne fa parte, di chi ne è poi uscito. Come si entra dentro questo gruppo? Come si vive questa esperienza nella vita di tutti i giorni?
Non sempre ne esce un quadro molto idilliaco: la testimonianza di ex membro, Bruno Vergani, racconta di un mondo in cui vige l'obbligo all'obbedienza al proprio superiore, perchè l'autorità è “incarnazione di Cristo” in terra.

Racconta Pinotti: “Don Giussani, il fondatore di CL, voleva portare la Chiesa nella società. I suoi successori hanno trasformato la Chiesa in una società per azioni.”

Nel finale, l'autore si domanda su quale potrebbe essere il futuro di Cl (dopo la morte di Don Giussani) , se diventare una prelatura come Opus Dei o continuare con una crescita casuale sul piano religioso ma rapida in quanto ad occupazione di spazi sociali nella scuola, sanità, impresa. Per dare alla Chiesa un power network sempre più affidabile, ma che la espone sempre di più a scandali, a divisioni sia orizzontali che verticali.
E conclude:

“L'abilità con cui Cl ha colonizzato in pochi anni una regione trainante come la Lombardia e la sua velocità di espansione in regioni come Piemonte, l'Emilia Romagna, la Calabria, la Sicilia destano preoccupazione per il radicarsi di un 'metodo' che – inchieste giudiziarie a parte – cresce senza limiti e controlli.
Sarebbe interessante chidedersi in questo senso se la Banca d'Italia, attraverso la sua vigilanza, abbia pensato di effettuare una indagine accurata per verificare se l'aumento delgi accordi tra istituti di Credito e Compagnia delle Opere prefiguri condzioni preferenziali di acesso al credito e una differenza di trattamento tra imprese garantite dal networl di Cdo e imprese senza raccomandazioni. O se l'antitrust non veda nelle 34000 imprese della Cdo la nascita di un cartello.
Sarebbe utile capire, come abbiamo cercato di fare noi, quali e quanti appalti vengono vinti dalle imprese della Cdo in quelle aree in cui il potere politico ciellino è forte. O perchè certi professionisti, solo perchè di aea Cl, lavorino più degli altri; o la ragione di certe misteriose e veloci carriere. In un'Italia smpre più dominata da consorterie, gruppi, lobby, massonerie e bande varie, porsi questi quesiti significa avere a cuore il proprio paese, preoccuparsi delle generazioni che verranno e di è più debole e meno preparato ad affrontare una competizione via via più scorretta e ingiusta. Questo lo spirito di servizio che ha animato la nostra inchiesta.”

Alcuni spunti:
Il rapporto di Cl con la Lega.
Il modello lombardo.

La scheda sul sito di Chiarelettere.
Il sito di Ferruccio Pinotti.
Il link per ordinare il libro su internetbookshop.
Technorati: