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29 aprile 2024

Report - il marmo di Carrara, i taxi del mare, le università telematiche

AGGIORNAMENTO IL MARMO DELLA DUCHESSA di Bernardo Iovene

Aveva dato molto fastidio l’infelice (per essere buoni) uscita di un imprenditore del marmo a Carrara che aveva definito dei deficienti gli operai che si infortunano sul lavoro: sono imprenditori che fatturano molto, in un settore poco regolamentato dal punto di vista dell’impatto ambientale. E dove gli infortuni capitano ai lavoratori “che lavorano poco e guadagnano molto”.

Negli ultimi 26 anni ci sono stati 12mila infortuni nella provincia di Massa Carrara, che è molto sensibile sul tema sicurezza: la CGIL e la provincia sono scese in piazza a protestare contro le parole di questo imprenditore per dire che “non sono tutti deficienti”. Quei deficienti che fanno fare a questo signore profitti da 76 ml di euro (con un patrimonio da 113 ml per il signor Franchi), di fronte ad uno stipendio da 1500 euro, anche dopo anni di lavoro.

Le persone che hanno perso la vita per portare a casa un pezzo di pane non devono essere dimenticate”: queste le parole di una donna che ha perso un familiare in una cava.

Confindustria dimostra un certo imbarazzo, spiegano oggi che in effetti quello del cavatore è un lavoro difficile: Franchi alla fine ha chiesto scusa delle sue parole. Ora ci aspettiamo un maggiore rispetto per i lavoratori vivi e per l’ambiente.

Il servizio di Report sui centri per migranti in Albania

Il progetto di Meloni di portare in Albania i migranti fermati nei nostri mari sarà costoso, potrebbe essere a rischio se dovesse cambiare governo, non sarà un affare per l’Italia ma solo per l’Albania, a cui pagheremo anche il servizio di polizia.

In 5 anni verseremo circa 100ml di euro solo la sicurezza, in totale si arriverà ad un miliardo di costo per questo hotspot che dovrebbe alleggerire la situazione dei centri di accoglienza in Italia, ma solo sulla carta.

Rama non ha gradito il servizio, Report lo intervisterà per dagli modo di ribattere ai contenuti del servizio che, al momento, non sono stati confutati.

TAXI DEL MALE di Giorgio Mottola

Nel 2023 sono sbarcati in Italia 150 mila migranti, 4mila di loro sono morti nel tentativo di attraversare il mar Mediterraneo, 23 di loro erano i bambini morti sulla spiaggia di Cutro il 26 febbraio 2023. Frontex aveva seguito il viaggio del barcone in diretta, la guardia costiera ha scelto di non intervenire in quanto l’evento non è stato classificato come salvataggio.

Dopo questa tragedia il governo Meloni si è riunito per dare una risposta: dare la caccia agli scafisti, su tutto il globo terracqueo, senza prendersi alcuna responsabilità, il governo e la guardia costiera.

Report è andato ad intervistare uno di questi “pericolosi criminali”, si chiama Salman, arrestato nel 2018 con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
“Per loro sono un criminale italiano” racconta a Giorgio Mottola: non essendo riuscito ad ottenere un visto dal Marocco, nel 2018 decide di affrontare il viaggio verso l’Italia via mare, partendo da una città della Libia, Zuara, dove si imbarca su un gommone fornito da una organizzazione di trafficanti. Non è difficile ottenere un passaggio, non ci vuole niente – racconta a Report oggi – “nella Libia [il traffico di esseri umani] è diventato un business, lo fanno tutti, la cosa più difficile in Libia è trovare quelli che fanno questo lavoro veramente, non quelli che ti fanno morire dentro il mare”. Salman ha pagato 2500 euro per il viaggio, erano 93 persone dentro la barca, alcuni hanno pagat
o fino a 6000 euro. Salman aveva 21 anni e non era mai stato a bordo di una barca: poco prima di partire un membro dell’organizzazione lo prende da parte e lo porta in una stanza, “mi ha detto prendi questo telefono [satellitare]”, oltre al telefono il trafficante consegna anche un biglietto su cui c’è un numero di telefono da chiamare in caso di emergenza in mezzo al mare. Emergenza che si presenta si dall’inizio del viaggio perché alla guida dell’imbarcazione i trafficanti avevano posto un altro migrante, un ragazzo della Guinea Bissau completamente inesperto.
“Il ragazzo mi ha guardato e mi ha detto io non so più dove
devo andare, mi ha detto so guidare ma non so dove sono, aveva una bussola piccolissima che forse non funzionava .. dopo 4 ore ho scelto di chiamare, perché o chiami questo numero o muori dentro il mare”.
Al telefono risponde una nave militare spagnola che dopo qualche ora interviene a soccorrerli: ma quando sbarca in Italia Salman viene arrestato e trascorre oltre un anno in carcere, aver chiamato i soccorsi lo ha reso agli occhi della legge italiana uno scafista. Ora rischia una condanna a 5 anni per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Non è che siccome ho fatto questa chiamata sono uno scafista. Prima non sapevo che dovevo fare un anno di carcere e l’indagine è ancora aperta dopo 5 anni, ora se il tempo torna indietro faccio questa chiamata sempre, anche se faccio il carcere. Sono fiero di fare quello che ho fatto, eravamo tanti, c’erano bambini, mamme”. Senza quella telefonata sarebbero tutti morti.

La storia di Salman è identica a quella di altre centinaia di immigrati in carcere con l’accusa di essere scafisti: Giuseppe Modica è un giudice che si occupa a Palermo di immigrazione, nei processi dove si è occupato lui non ha mai incontrato uno scafista che faceva parte dell’organizzazione. Erano persone costrette dalle organizzazioni, dai trafficanti armati a mettersi alla guida dei barconi: eppure oggi 1100 persone sono in carcere oggi con l’accusa di essere scafisti.

Dopo il decreto Cutro le pene sono pure aumentate: il minimo della pena in caso di naufragio è 20 anni, anche se si tratta di uno scafista costretto a mettersi a guidare una nave.

Gli scafisti sono costretti anche a pagare una multa, Salman dovrà pagare 6 ml di euro, pur essendo nullatenente. Tutto il paradosso della legge italiana sugli immigranti sta qui.

Carceri piene di scafisti senza responsabilità dei migranti, multe milionarie che non pagherà nessuno. E i trafficanti rimarranno in Libia a speculare sulla pelle dei disperati.

Nel 2016 venne arrestato un uomo considerato il maggior trafficante di esseri umani: pochi dubbi da parte della magistratura di Palermo, addirittura si riteneva essere in contatto con la mafia.
Ma il presunto trafficante era vittima di uno scambio di persona, il suo nome era simile a quello di un vero trafficante di origine eritrea.

L’avvocato difensore raccoglie le testimonianze di diversi migranti, contatta la moglie del vero trafficante, ma per anni la procura di Palermo è andata avanti con le accuse.
C’è voluto l’appello del processo per riconoscere l’innocenza dell’uomo arrestato, rimasto in carcere per 3 anni.

Il decreto Cutro rende stringenti le norme per poter rimanere nel nostro paese, rende più snello il processo per le espulsioni, ma questo è solo sulla carta, per una richiesta di asilo si arriva anche a due anni.

Nel frattempo si rendono più difficili le cose per le ONG, devono fare un solo soccorso, devono andare al porto indicato che non è il più vicino, insomma devono stare lontano dal mare.

Questa strategia politica risale al 2017, quando iniziò la teoria della complicità tra ONG e immigrazione clandestina. Nel 2017 parte l’inchiesta di Catania da parte del pm Zuccaro che, in una intervista affermava di avere dati su una complicità tra alcune ONG e le organizzazioni dei trafficanti: da qui parte la teoria dei taxi del mare, portata avanti da partiti di destra, dal M5S.

Partono inchiesta a Trapani, a Siracusa, a Catania e Agrigento sulle navi delle ONG che furono costrette a mettere da parte risorse per difendersi in tribunale. A distanza di 7 anni tutte le inchieste sono state chiuse in un nulla di fatto: ma per il clima politico che si è creato, molte delle ONG hanno abbandonato il Mediterraneo e così lo scorso anno abbiamo avuto un picco dei morti in mare.

Chi ha pagato questa teoria falsa sono stati gli ultimi del mondo, i migranti.

Il pm Zuccaro ha declinato l’intervista con Report, oggi non vuole più parlare delle inchieste sulle ONG, sulle evidenze dei contatti tra ong e trafficanti, di una strategia occulta per destabilizzare l’economia italiana.

Sono state parole che hanno pesato sulla credibilità delle ONG, criminalizzate, costrette a subire inchieste penali e provvedimenti amministrativi.

L’inchiesta sulla Juventa è partita dalle dichiarazioni di agenti di sicurezza privata che erano a bordo della nave: erano ex carabinieri e poliziotti congedati, poi andati a lavorare per una agenzia di sicurezza, mentre assistono ai salvataggi raccolgono il materiale secondo cui si proverebbe una condotta truuffaldina.

Uno di questi, intervistato da Report, racconta di aver contattato i servizi segreti (il numero l’ho trovato su internet) e poi di aver contattato anche dei politici, inizialmente Alessandro Di Battista, allora deputato del M5S, poi la segreteria di Matteo Salvini spiegando cosa stavano facendo. Sono stati ricontattati dopo dieci minuti direttamente dal ministro: al telefono Salvini da a queste persone il numero di telefono di un suo collaboratore, Alessandro Panza, europarlamentare della Lega. Non li invitano a denunciare i fatti all’autorità giudiziaria, Salvini non ha nemmeno presentato lui denuncia, secondo il racconto di questo agente di sicurezza privata.

Per diversi mesi queste persone hanno contattato Panza mandando foto, le mappe delle ONG, registrazioni e le posizioni geografiche delle navi: come mai nessuno ha presentato denuncia? Come mai Salvini non ha mai presentato denuncia in procura?

Panza in uno di questi messaggi chiede agli agenti della sicurezza di ottenere una dichiarazione da parte di qualcuno delle ONG mentre ammetteva di arricchirsi con i migranti..

A tenere i contatti con l’
europarlamentare della Lega era una ragazza, anche lei dipendente della IMI: lei manda tutte le notizie sulle attività delle ONG a Salvini, che poi venivano usate nei talk per la sua propaganda “usava le nostre informazioni e noi ci siamo presi un calcio nel sedere”.

Report ha mostrato le immagini di uno dei tanti talk andati in onda nel 2017-2018, dove Salvini ripete le parole che gli agenti della IMI gli hanno mandato via messaggio.

Gli agenti della IMI non hanno riscontrato alcun contatto tra le ONG e i trafficanti: ma nel 2018 presentano una denuncia, poi ritrattata.

In studio Ranucci racconta come le parole di Zuccato si siano basate sulle dichiarazioni dei servizi segreti che a loro volta nascono anche dalle dichiarazioni degli agenti della IMI.
Dopo sette anni si scopre che era tutto falso.

IL PEZZO DI CARTA di Luca Bertazzoni

Dallo scorso settembre ogni giorno e ogni notte, 12 volanti di un servizio di vigilanza privata controllano le strade di Terni. Il loro compito è controllare nei borghi e nelle piazze le proprietà che ha il comune perché, come spiega lo stesso sindaco al giornalista di Report “Terni in termini di criminalità è uno schifo, non siamo riusciti a fermare l’ondata di spaccio di droga, c’è una microcriminalità di stranieri enorme..”.
In realtà nella classifica della criminalità del 2023 Terni è 58 esima su 106 province, ma per garantire la sicurezza nella città che amministra il sindaco Bandecchi ha trovato un alleato in Unicusano,
l’universitàà telematica controllata da società dello stesso Bandecchi. L’ateneo paga 1 ml di euro per il servizio di vigilanza privato, per poi svolgere una ricerca sulla sicurezza proprio nel comune di Terni.
Ma l’idea della ricerca è nostra – assicurano dall’ateneo tramite la docente Anna Pirozzoli – “all’interno dell’analisi della percezione della sicurezza in un ambito territoriale ben definito, in questo caso il comune di Terni.”

Perché proprio Terni? “Dal momento che il fondatore dell’ateneo è diventato sindaco del comune abbiamo ritenuto non inopportuno presentare questo progetto che è stato prima approvato dalla governance del nostro ateneo e presentarlo all’amministrazione comunale di Terni.”

A Bandecchi dunque. Siamo maliziosi nel pensare che per il suo peso abbia avuto un ruolo importante nella decisione di approvare la ricerca?

Cosa risponde il sindaco? “Se dovete fare questa ricerca, fatela a Terni”, lo ha detto il Bandecchi di Unicusano al sindaco di Terni, sempre Bandecchi, “se io sono il fondatore di Unicusano, se io sono il sindaco e se io devo far risparmiare Terni, faccio fare una cosa all’università Unicusano che è un ente pubblico non Statale, va bene così, no?”
No, purtroppo le questioni di opportunità e di potenziale conflitto di interesse non entrano nella testa del sindaco di Terni. Ma poi, il comune aveva veramente bisogno di questo sistema di sorveglianza delle strade? Luca Bertazzoni ha seguito il lavoro della pattuglie e non si vede, dall’anteprima del servizio, tutta questa micro crimininalità.

In Italia ci sono 11 università telematiche, un unicum in Europa, sono cresciute del 410% dal 2012: Unicusano è una di queste e rappresenta il cortocircuito tra politica e università private telematiche, Bandecchi ha finanziato quasi tutti, da Boschi (IV) alla Lega. Poi si è comprato un partito, è diventato sindaco e ambisce a diventare presidente del Consiglio.

La procura di Roma lo ha indagato per evasione fiscale: si sarebbe intascato le rette degli studenti che avrebbero dovute essere reinvestite, mentre coi soldi di Unicusano ha comprato la Ternana.

Il 24 agosto Terni ha approvato a maggioranza la proposta di Unicusano per la vigilanza privata: la maggioranza si è scontrata con i consiglieri di destra di FDI, che avevano chiesto di assumere nuovi vigili.
In aula si è arrivati allo scontro fisico tra Bandecchi e il consigliere Masselli: tutto in diretta video, cosa che gli è costata l’accusa di oltraggio a pubblico ufficiale.

Ma il progetto per il servizio di vigilanza va avanti: a quanto racconta il servizio, pare che a Terni non ci siano veri problemi di microcriminalità (e nemmeno problemi di spaccio).

D’altronde i vigilantes in caso di problemi possono solo segnalare la cosa alla polizia o ai carabinieri: non è una iniziativa articolata, ma si tratta solo di un’azione di un privato.
I soldi ce li metto io – dice Bandecchi, che usa Terni per il suo show elettorale: i soldi non sono i suoi ma dell’università Unicusano, quasi 100ml di euro delle rette degli studenti (esentasse) sono stati dirottati per fini commerciali secondo l’accusa della finanza, ma con questa ricerca Bandecchi potrebbe essere riuscito a superare l’accusa.
“Per noi è stata utile questa scelta” si difende il sindaco Bandecchi di fronte a Report: l’esito di questo servizio di sorveglianza è anche analizzato dall’università stessa.

Alla fine si potrebbe scoprire che facendo girare delle volanti, la percezione della sicurezza migliora.

Il servizio di è poi occupato della convenzione tra lo stato e le università, anche quelle telematiche, per la formazione dei dipendenti pubblici.
La politica pagherà nei prossimi anni le università telematiche (nelle mani di politici, come Bandecchi o Angelucci) e a sua volta le università telematiche continueranno a finanziare la politica.

Tutto è iniziato col protocollo Pa 110 e lode voluto dall’allora ministro Brunetta (oggi presidente pensionato al CNEL) per la formazione del personale della pubblica amministrazione: inizialmente in quel protocollo Brunetta escluse le università telematiche, fu una scelta politica?
Bandecchi presentò ricorso al TAR
(non avendo ottenuto risposte da Brunettta), ma oggi il ministro Zangrillo ministro alla PA col governo Meloni ha messo le cose a posto (per Bandecchi), estendendo anche agli atenei telematici questo accordo. “C’era una sentenza che ci richiamava sulla necessità di considerare le università telematiche come le altre e non fare figli e figliastri” risponde il ministro a Report: ma non è così, la sentenza del TAR chiedeva soltanto all’allora ministro Brunetta di rispondere sul punto alla richiesta di Unicusano, non c’era nessun obbligo nell’equiparazione. Quella di Zangrillo è stata solo una scelta politica.

Le prime università telematiche ad aderire all’accordo sono quelle del gruppo Multiversity, oggi comprato da un fondo inglese.
Con questa agevolazione metà della retta è pagato dallo stato, si parla di milioni di euro dati alle telematiche, mentre le università pubbliche si lamentano di mancanza di fondi.

Si rischia di spostare studenti verso le università telematiche, cresciuti del 400% negli ultimi 10 anni: questo business sta attraendo anche fondi di investimento e per gestire il business Multiversity ha fatto entrare nel board ex politici o uomini delle istituzioni come De Gennaro, Violante e il giudice di Cassazione Salvi.
Anche l’attuale presidente del cNR sarebbe dovuta entrare nel board, ma ci sarebbe stata una situazione di conflitto di interesse perché il CNR ha assegnato dei bandi di ricerca proprio a Multiversity.

Violante ex magistrato e presidente della Camera, oggi nel board, spiega a Report di credere nel progetto di far laureare anche chi non può, mantenendo la stessa qualità degli atenei pubblici. Non importa se ci sia il profitto di un fondo inglese.
L’impressione è che Multiversity abbia puntato su ex politici proprio per facilitare i suoi rapporti con la politica, perché alla fine il fondo inglese è qui solo per profitto.

Alla fine i livelli di qualità sono pari alle università “normali”? No, perché in internet si trovano panieri con tutte le domande per passare gli esami, l’impressione è che per passare gli esami il processo sia molto più facilitato per gli studenti.
Alla fine se basta il pezzo di carta per una promozione, perché il dipendente pubblico non dovrebbe scegliere una università telematica dove nemmeno devi seguire le lezioni?

Adesso il figlio di Bossi non dovrebbe andare più in Albania per laurearsi.

La Lega aveva presentato un emendamento per far slittare di un anno l’adeguamento delle università telematiche agli standard qualitativi di quelle tradizionali (soprattutto in termini di numero di professori, che per le telematiche sarebbero state un costo): era stato presentato dal deputato leghista Ziello nello scorso gennaio e significherebbe ritardare di un anno l’adeguamento degli standard di università come Unicusano, tra i firmatari ci sono i colleghi di partito Iezzi e Ravetto. Nessuno ha accettato un’intervista, “dovete chiedere all’ufficio stampa, non faccio dichiarazioni” ha spiegato l’onorevole che, diversamente dai vari TG, ha declinato a rispondete alle domande di Bertazzoni. Iezzi se ne è uscito con “io l’ho sottoscritto ma non lo conosco [l’emendamento], se vuole parliamo di immigrati ..”.

Nelle università tradizionali il rapporto tra studenti e professori è quasi 1 a 10, nelle telematiche si arriva ad 1 a 300, per avere la stessa qualità il rapporto dovrebbe scendere: secondo Bandecchi assumere gli insegnanti è inutile, perché si dovrebbe parlare con la lobby dei professori, perché con gli anni ci saranno sempre meno bambini e dunque meno studenti.

Ma secondo l’ANVUR, l’ente pubblico che controlla le università, ha rilevato delle irregolarità in quelle telematiche, ma le pecche sono poi compensate da altri fattori…

Una ex docente di Pegaso e Mercatorum ha raccontato a Bertazzoni di esami dove si faceva passare tutti, di materiale passato agli studenti, tesi di laurea copiate, l’andazzo era promuovere tutti, “non mi sono sentita una docente” racconta a Report.
La logica di profitto prevale, a quanto pare, perché non si devono insegnare le materie a studenti, fare conoscenza, ma si devono solo sfornare laureati.


Alla fine l’emendamento è stato bloccato dal ministro Bernini che, di fronte alle telecamere di Report, spiega “tutti i parametri di qualità che noi possiamo inserire nelle università in presenza e telematiche, vanno inseriti, io devo garantire che le studentesse e gli studenti abbiano la miglior offerta formativa possibile”.

Assumere nuovi docenti sarebbe un salasso per le università telematiche – racconta Bandecchi che aggiunge anche che la politica potrebbe in aula proibire il finanziamento alla politica, per bloccare questo cortocircuito: perché l’emendamento della Lega (finanziata da una università telematica) avrebbe dovuto essere votato in commissione affari costituzionali presieduto da un deputato che è anche docente alla Pegaso (ma a titolo gratuito).

Francesco Polidori a metà anni 90 fonda il Cepu per aiutare gli studenti a preparare gli esami: da lezioni private è passato alle università private, che oggi fatturano anche 100 ml di euro l’anno.
Un bel businnes il suo con Cepu, E-campus e Link: ha finanziato la politica, prima Forza Italia di Berlusconi e poi la Lega di Salvini.

I docenti dellaholding Cepu venivano pagati 15 euro al giorno, con contratti co-co-pro: nonostante l’accreditamento ottenuto dalla ministra Moratti, le condizioni dei lavoratori Cepu sono peggiorate, arrivando ad una vertenza che è culminata nel 2021 col riconoscimento dei contributi, mai versati.
Polidori è finito indagato dalla GDF, per le irregolarità sui contributi ai dipendenti, sull’IVA non pagata, tutto denaro che veniva tenuto in cassa e poi fatto uscire per altre attività.
Si arriva a 170 ml di euro di omessi versamenti di imposte, nel 2021 Polidori è finito ai domiciliari,
indagato per bancarotta, autoriciclaggio: in 20 anni avrebbe eluso il fisco, ma il sistema va avanti ancora oggi, con società fatte fallire per non pagare tasse e contributi.

Com’è possibile che per 20 anni Polidori non abbia versato tasse, replicando lo stesso meccanismo più volte, facendo fallire le aziende che dovevano pagare delle tasse? Sono i soldi per pagare il welfare e le scuole.

I partiti che sono stati finanziati da questo imprenditore non hanno nulla da dire?

I GRANDI SAGGI Di Giulia Presutti

A controllare le emissioni sono le stesse aziende che emettono (e che inquinano): questo prevedono le norme attuali. Il ministro Pichetto Fratin ha deciso di cambiare le norme, affidandosi ad una commissione di saggi, non in conflitto di interesse e senza guadagnarci nulla.

I saggi dovranno scrivere i decreti legislativi, bypassando il Parlamento: in esso fanno parte ex politici ma anche imprenditori che si occupano di trattamento rifiuti.

Un avvocato che è legale di una azienda che ha smaltito pneumatici in un inceneritore, creando problemi di diossina ad Anagni (oggi l’azienda è a processo per disastro colposo).

Poi altri avvocati che hanno lavorato con Caltagirone, Snam, con Arcelor Mittal, con uno studio che è punto di riferimento di Eni.

Nessun ambientalista, perché l’impressione è che l’ambiente sia messo in secondo piano, per far prevalere l’interesse delle imprese di Oil & Gas, costruzioni..

28 aprile 2024

Anteprima inchieste di Report – le università telematiche, la caccia agli scafisti, le leggi sull’ambiente (e un aggiornamento sull’industria del marmo)

Il rapporto poco chiaro tra pubblico e privato (nelle università)

Report tornerà ad occuparsi del sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, ancora al suo posto dopo le finte dimissioni dello scorso febbraio. Non è più presidente del consiglio di amministrazione della Università Telematica Nicolò Cusano, ma di fatto la situazione non è molto cambiata in quanto la proprietà a riconducibile a sue società.

Col risultato da arrivare a situazioni come quelle di cui si occuperà il servizio: dallo scorso settembre ogni giorno e ogni notte, 12 volanti di un servizio di vigilanza privata controllano le strade di Terni. Il loro compito è controllare nei borghi e nelle piazze le proprietà che ha il comune perché, come spiega lo stesso sindaco al giornalista di Report “Terni in termini di criminalità è uno schifo, non siamo riusciti a fermare l’ondata di spaccio di droga, c’è una microcriminalità di stranieri enorme..”
In realtà nella classifica della criminalità del 2023 Terni è 58 esima su 106 province, ma per garantire la sicurezza nella città che amministra il sindaco Bandecchi ha trovato un alleato in Unicusano, controllata da società dello stesso Bandecchi. L’ateneo paga 1 ml di euro per il servizio di vigilanza privato, per poi svolgere una ricerca sulla sicurezza proprio nel comune di Terni.
Ma l’idea della ricerca è nostra – assicurano dall’ateneo tramite la docente Anna Pirozzoli – “all’interno dell’analisi della percezione della sicurezza in un ambito territoriale ben definito, in questo caso il comune di Terni.”

Perché proprio Terni? “Dal momento che il fondatore dell’ateneo è diventato sindaco del comune abbiamo ritenuto non inopportuno presentare questo progetto che è stato prima approvato dalla governance del nostro ateneo e presentarlo all’amministrazione comunale di Terni.”

A Bandecchi dunque. Siamo maliziosi nel pensare che per il suo peso abbia avuto un ruolo importante nella decisione di approvare la ricerca?

Cosa risponde il sindaco? “Se dovete fare questa ricerca, fatela a Terni”, lo ha detto il Bandecchi di Unicusano al sindaco di Terni, sempre Bandecchi, “se io sono il fondatore di Unicusano, se io sono il sindaco e se io devo far risparmiare Terni, faccio fare una cosa all’università Unicusano che è un ente pubblico non Statale, va bene così, no?”
No, purtroppo le questioni di opportunità e di potenziale conflitto di interesse non entrano nella testa del sindaco di Terni. Ma poi, il comune aveva veramente bisogno di questo sistema di sorveglianza delle strade? Luca Bertazzoni ha seguito il lavoro della pattuglie e non si vede, dall’anteprima del servizio, tutta questa micro crimininalità.
Il cuore del servizio sarà però dedicato ad un altro punto: gli accordi tra la pubblica amministrazione e le università pubbliche e private per cui lo Stato, cioè noi, pagherà ai dipendenti pubblici il 50% dei costi per frequentare queste università, tra cui Unicusano. Dunque arriveremo ad una situazione in cui lo Stato finanzia enti privati come Unicusano che a sua volta finanziano la politica.
Tutto è iniziato col protocollo Pa 110 e lode voluto dall’allora ministro Brunetta (oggi presidente pensionato al CNEL) per la formazione del personale della pubblica amministrazione: inizialmente in quel protocollo Brunetta escluse le università telematiche, fu una scelta politica? Bandecchi presentò ricorso al TAR, ma oggi il ministro Zangrillo ministro alla pa ha messo le cose a posto (per Bandecchi), estendendo anche agli atenei telematici questo accordo. “C’era una sentenza che ci richiamava sulla necessità di considerare le università telematiche come le altre e non fare figli e figliastri” risponde il ministro a Report: ma non è così, la sentenza chiedeva soltanto all’allora ministro Brunetta di rispondere sul punto, non c’era nessun obbligo nell’equiparazione. Quella di Zangrillo è stata solo una scelta politica.

La Lega aveva presentato un emendamento per far slittare di un anno l’adeguamento delle università telematiche agli standard qualitativi di quelle tradizionali: era stato presentato dal deputato leghista Ziello nello scorso gennaio e significherebbe ritardare di un anno l’adeguamento degli standard di università come Unicusano, tra i firmatari ci sono i colleghi di partito Iezzi e Ravetto. Nessuno ha accettato un’intervista, “dovete chiedere all’ufficio stampa, non faccio dichiarazioni” ha spiegato l’onorevole che, diversamente dai vari TG, ha declinato a rispondete alle domande di Bertazzoni. Iezzi se ne è uscito con “io l’ho sottoscritto ma non lo conosco [l’emendamento], se vuole parliamo di immigrati ..”. Alla fine l’emendamento è stato bloccato dal ministro Bernini che, di fronte alle telecamere di Report, spiega “tutti i parametri di qualità che noi possiamo inserire nelle università in presenza e telematiche, vanno inseriti, io devo garantire che le studentesse e gli studenti abbiano la miglior offerta formativa possibile”

La scheda del servizio: IL PEZZO DI CARTA

di Luca Bertazzoni

Collaborazione Marzia Amico

Nel 2021 l’allora ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta lancia il protocollo "Pa 110 e lode" che consente ai dipendenti pubblici di frequentare corsi di laurea a prezzi agevolati: il 50% è infatti a carico dello Stato. L’accordo, però, riguarda soltanto università pubbliche e private: le telematiche restano fuori. Stefano Bandecchi, fondatore di Unicusano, prima chiede di aderire, poi presenta ricorso al Tar: la sentenza stabilisce che la Funzione pubblica avrebbe dovuto rispondere, non obbligandola però alla stipula dell’accordo. Ma il nuovo ministro della P.A. Paolo Zangrillo ha subito esteso la convenzione anche alle telematiche del gruppo Multiversity, Pegaso, San Raffaele e Mercatorum. Lo Stato paga quindi il 50% della formazione dei propri dipendenti pubblici alle università private telematiche, che nel frattempo continuano a finanziare la politica.

La fine del teorema

Il GUP di Trapani ha messo, almeno per il momento, la parola fine a tutta la sceneggiata cominciata ormai sette anni fa, sui taxi del mare, ovvero l’accusa mossa alle ONG che opefavano nel Mediterraneo tra l’Italia e il nord Africa, per salvare le vite dei migranti.

Tutte le accuse di connivenza coi trafficanti di essere umani erano false: non aspettiamoci delle scuse né della nostra destra, quella dei blocchi navali, che su questa teoria ci ha fatto campagna elettorale. Niente scuse nemmeno da quella parte del m5s che pure aveva sposato la tesi dei taxi del mare e nemmeno dal PD stesso, che nell’era Minniti aveva siglato i famigerati accordi con la guardia costiera tunisina, il decalogo delle ONG e i decreti sicurezza che poi vennero ripresi da Salvini nel governo Conte I.

Ma questa sentenza non cambierà di molto la situazione dei migranti e, soprattutto, la politica italiana nei loro confronti: saranno sempre considerati l’origine di tutti i nostri mali, gli invasori, i criminali che arrivano in modo illegale per vivere alle nostre spalle.

Quanti politici hanno campato su questo teorema, falso come ha stabilito la magistratura?
Dopo il naufragio di Cutro, nella conferenza stampa (imbarazzante) la presidente Meloni aveva dichiarato la sua volontà di combattere gli scafisti su tutto il “globo terracqueo”: Report è andato ad intervistare uno di questi “pericolosi criminali”, si chiama Salman, arrestato nel 2018 con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.


“Per loro sono un criminale italiano” racconta a Giorgio Mottola: non essendo riuscito ad ottenere un visto dal Marocco, nel 2018 decide di affrontare il viaggio verso l’Italia via mare, partendo da una città della Libia, Zuara, dove si imbarca su un gommone fornito da una organizzazione di trafficanti. Non è difficile ottenere un passaggio, non ci vuole niente – racconta a Report oggi – “nella Libia [il traffico di esseri umani] è diventato un business, lo fanno tutti, la cosa più difficile in Libia è trovare quelli che fanno questo lavoro veramente, non quelli che ti fanno morire dentro il mare”. Salman ha pagato 2500 euro per il viaggio, erano 93 persone dentro la barca, alcuni hanno pagati fino a 6000 euro. Salman non era mai stato a bordo di una barca: poco prima di partire un membro dell’organizzazione lo prende da parte e lo porta in una stanza, “mi ha detto prendi questo telefono [satellitare]”, oltre al telefono il trafficante consegna anche un biglietto su cui c’è un numero di telefono da chiamare in caso di emergenza in mezzo al mare. Emergenza che si presenta si dall’inizio del viaggio perché alla guida dell’imbarcazione i trafficanti avevano posto un altro migrante, un ragazzo della Guinea Bissau completamente inesperto.
“Il ragazzo mi ha guardato e mi ha detto io non so più dove andare, so guidare ma non so dove sono, aveva una bussola piccolissima che forse non funzionava .. dopo 4 ore ho scelto di chiamare questo numero, perché o chiami questo numero o muori dentro il mare”.
Al telefono risponde una nave militare spagnola che dopo qualche ora interviene a soccorrerli: ma quando sbarca in Italia Salman viene arrestato e trascorre oltre un anno in carcere, aver chiamato i soccorsi lo ha reso agli occhi della legge italiana uno scafista. Ora rischia una condanna a 5 anni per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Non è che siccome ho fatto questa chiamata sono uno scafista. Prima non sapevo che dovevo fare un anno di carcere e l’indagine è ancora aperta dopo 5 anni, ora se il tempo torna indietro faccio questa chiamata sempre, anche se faccio il carcere. Sono fiero di fare quello che ho fatto, eravamo tanti, c’erano bambini, mamme”.
Senza quella telefonata sarebbero tutti morti.
E la coscienza di qualcuno più sporca. Ad averla la coscienza.

Ma come sono partite le inchieste sulle ONG: quella più importante è stata quella di Trapani, partita dalle denunce di agenti di sicurezza privata imbarcati sulle navi che hanno accusato le ONG di avere rapporti coi trafficanti. Uno di questi (della IMI Security Service) ha accettato l’intervista e racconta di aver contattato anche dei politici, inizialmente Alessandro Di Battista, allora deputato del M5S, poi la segreteria di Matteo Salvini spiegando cosa stavano facendo. Sono stati ricontattati dopo dieci minuti direttamente dal ministro: al telefono Salvini da a queste persone il numero di telefono di un suo collaboratore, Alessandro Panza, europarlamentare della Lega. Non li invitano a denunciare i fatti all’autorità giudiziaria, Salvini non ha nemmeno presentato lui denuncia, secondo il racconto di questo agente di sicurezza privata.

Per diversi mesi queste persone hanno contattato Panza mandando foto e le posizioni geografiche: come mai nessuno ha presentato denuncia?
A tenere i contatti con la Lega era una ragazza, lei manda tutte le notizie sulle attività delle ONG a Salvini, che poi venivano usate nei talk per la sua propaganda “usava le nostre informazioni e noi ci siamo presi un calcio nel sedere”

La scheda del servizio: TAXI DEL MALE

di Giorgio Mottola

Collaborazione Marco Bova, Greta Orsi

Un anno fa Giorgia Meloni ha promesso di dare la caccia agli scafisti in tutto il globo terracqueo. Dai dati emerge però in modo sempre più evidente che le persone arrestate perché alla guida dei barconi non hanno alcun collegamento con le organizzazioni criminali che organizzano la tratta. Come emerge dalle interviste ai protagonisti, i presunti scafisti sono quasi tutti soggetti costretti a guidare le imbarcazioni o con le minacce o per pagarsi il viaggio. Il decreto Cutro finora non ha dato frutti importanti ma nel frattempo continuano gli attacchi contro le ong che salvano vite in mare. Eppure, nonostante le accuse della politica, nell’arco di sette anni dalle prime inchieste giudiziarie, non è mai stato provato in sede giudiziaria alcun collegamento tra organizzazioni non governative e trafficanti. Documenti esclusivi provano invece come alcuni esponenti di primo piano del governo abbiano sfruttato a proprio vantaggio i depistaggi sulle ong alla base di alcune inchieste giudiziarie.

I privilegi dell’industria del marmo

Bernardo Iovene torna sulle alpi Apuane dopo il servizio di settimana scorsa sull’industria di estrazione del pregiato marmo di Carrara: aziende che guadagnano molto, non pagano le concessioni al pubblico per il loro lavoro (appellandosi ad un editto del 1751!), inquinano l’ambiente e che, come capitato ad uno di loro, di fronte agli incidenti che capitano ai loro dipendenti, se ne escono con frasi infelici, “si fanno male è perché sono deficienti”. Se ci sono stati degli incidenti è colpa degli operai (un’accusa che si sente anche in altri contesti).

Questo ha causato una forte reazione da parte dei sindacati oltre ad una interrogazione parlamentare sulla situazione nel distretto del marmo.

La scheda del servizio: AGGIORNAMENTO IL MARMO DELLA DUCHESSA

Di Bernardo Iovene

Collaborazione Lidia Galeazzo, Greta Orsi

Nella puntata del 21 aprile le affermazioni dell’imprenditore Alberto Franchi sul fatto che se un lavoratore si infortuna in cava è deficiente e che la causa dei morti sul lavoro degli ultimi dieci anni è solo colpa degli stessi lavoratori, hanno creato stupore e indignazione. In tutta la provincia di Massa Carrara c’è stata subito una mobilitazione dei sindacati, delle istituzioni e dei lavoratori, che hanno ritenuto offensive e arroganti le dichiarazioni di Franchi. Già martedì si sono riuniti in un'affollatissima assemblea fuori e dentro al municipio di Carrara e mercoledì hanno dichiarato uno sciopero dal lavoro e indetto una manifestazione molto partecipata. Alberto Franchi in una nota inviata al quotidiano la Nazione, ha chiesto scusa ai lavoratori del marmo e alla cittadinanza ritenendo le sue stesse parole inappropriate e si è detto dispiaciuto che le sue parole siano state percepite come un tentativo di scaricare la responsabilità della sicurezza sui dipendenti. Ma ormai lo tsunami, come lo ha definito lo stesso Quotidiano Nazionale, è partito e Carrara in questa settimana è in pieno subbuglio, tra assemblee, sciopero, manifestazioni e indignazione delle famiglie che hanno subìto dei lutti nelle cave di marmo. C’è stata anche un’interrogazione, firmata da 12 parlamentari, con cui si chiede conto al ministro del lavoro di prendere iniziative per garantire nelle cave di Carrara sia la sicurezza per gli operatori che il contenimento dell’inquinamento denunciato nel servizio di Report. E infine si sollecita a intervenire perché i materiali da estrazione siano finalmente considerati patrimonio indisponibile dei comuni e messi a gara.

La Repubblica che (non) tutela l’ambiente

Sta scritto nella Costituzione, all’articolo 9: [la Repubblica] Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.

Ma in che modo la repubblica italiana tutela paesaggio, ambiente, risorse come i beni comuni? Report si occuperà della commissione istituita dal governo Meloni che deve riformare il codice dell’ambiente.

Dovrà occuparsi delle bonifiche di aree di interesse nazionale come quella a Falconara dove sorgeva un’industria chimica e una raffineria di greggio che, negli anni, è stata protagonista di vasti incendi. Nell’aprile 2018 il tetto di una cisterna si inclinò causando la fuoriuscita di esalazioni di gas idrocarburi: come si vive attorno a questo sito? Carlo Brecciaroli è membro dell’associazione Ondaverde, a Report ha raccontato che quel giorno portarono i figli a casa dalla scuola perché è pericoloso, molti ancora oggi prima di aprire le finestre controllano la direzione del vento, perché spesso si trovano la casa ammorbata.

Per i miasmi del 2018 i cittadini di Falconara hanno presentato più di mille denunce e sono riusciti a portare davanti al giudice la proprietà dello stabilimento: la giustizia diventa l’unica arma per i cittadini perché nessun altro nelle istituzioni li ha ascoltati “e non ci può essere rassegnazione”.
La procura di Ancona ha chiesto il rinvio a giudizio di 19 indagati, fra le ipotesi di reati l’ipotesi di disastro ambientale e lesioni personali a carico di numerosi cittadini. Secondo i magistrati l’azienda avrebbe agito in quel modo per non compromettere l’attività produttiva risparmiando sui costi della manutenzione. Perché, come spiega l’avvocata di parte civile Monia Mancini, il meccanismo dei controlli è basato sull’auto controllo, sono le aziende che si autocontrollano, controllando le emissioni in acqua o in aria, la corretta manutenzione degli impianti e trasmetto gli esiti alle autorità terze di controllo.
La commissione dei grandi saggi dovrà lavorare su queste leggi, sui meccanismi di controllo, sui limiti e sui regolamenti a cui le aziende dovranno assoggettarsi. Ma da chi è composta questa commissione?

La scheda del servizio: I GRANDI SAGGI

Di Giulia Presutti

Con un decreto firmato il 7 novembre scorso, i ministri Gilberto Pichetto Fratin ed Elisabetta Alberti Casellati hanno nominato una commissione interministeriale per la riforma del Codice dell'ambiente. I cinquanta esperti si occuperanno di modificare e aggiornare il decreto legislativo che contiene tutta la normativa in materia di tutela dell'ambiente. I tempi sono serrati: lo schema di legge delega dovrà essere pronto entro settembre 2024. Fra i membri della Commissione, ci sono i rappresentanti di aziende che si occupano di costruzioni e anche di smaltimento rifiuti. Non mancano poi giuristi e illustri avvocati: Teodora Marocco è stata legale di SNAM, Elisabetta Gardini ha ricevuto il premio "Top Legal" nel 2019 per il lavoro fatto con Arcelor Mittal nell'acquisizione del gruppo ILVA, Pasquale Frisina è stato in passato avvocato del gruppo Caltagirone. Con una commissione così composta, quale direzione prenderà la normativa sulle autorizzazioni e sui controlli ai quali sono sottoposte le aziende? Insieme ai giuristi, in commissione c'è poi Vincenzo Pepe, fondatore dell'associazione Fare Ambiente e presidente, oggi onorario, della Fondazione Giambattista Vico. Nel 2020 la Guardia di Finanza di Salerno ha sottoposto la Fondazione e i suoi rappresentanti a un sequestro preventivo di un milione e ottocentomila euro. Pepe è a processo davanti al Tribunale di Vallo Della Lucania per evasione fiscale e truffa aggravata ai danni dello stato. Quali requisiti sono stati presi in considerazione nella scelta dei membri della Commissione? E i Ministri dell'Ambiente e delle Riforme hanno chiesto una verifica sui procedimenti giudiziari in corso?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

06 giugno 2023

Report – il merito nelle università telematiche e il nuovo B.

Il pezzo di carta di Luca Bertazzoni

Nazionale Boris vs nazionale poeti: inizia con una partita di calcio, presentata dal rettore dell’università popolare di Milano, sponsor dei poeti.
Il Miur ha diffidato l’università popolare di Milano, ma non tutti gli studenti che si iscrivono sono consapevoli di questa controversia e nemmeno Giovanni Neri, rettore, ha voluto chiarire il punto di Report.
Uno studente iscritto all’università racconta dei suoi esami sostenuti: si è laureato senza aver fatto nessun esame, solo esami orali da pochi minuti.
Bertazzoni si è confrontato col professor Grappeggia: secondo quest’ultimo, se lo studente ha già dei titoli, allora l’ateneo glieli riconosce, ma questa persona non aveva titoli.
L’esperto di riciclaggio Bellavia ha guardato le carte di questa università popolare, affiliata ad università in Africa, che hanno poche sterline come capitale sociale. E questa università vorrebbe cambiare il mondo? In bocca al lupo.

L’università popolare di Milano nasce col governo Berlusconi nel 2011, con una presa d’atto del governo, per tramite il sottosegretario Viceconte: non potrebbe rilasciare titoli di studi riconosciuti, eppure alcuni studenti sono entrati perfino nei servizi segreti.

L’università popolare ha sede nello studio del rettore: è una associazione che non ha obbligo di bilancio (ma il professor Grappeggia parla di quasi 900 mila euro, per 4000 studenti).
La fonte anonima di Report parla di 12000 euro, pagati per avere il pezzo di carta: ma quella laurea in giurisprudenza non ha potuto esibire il titolo in alcun studio.
Nel 2009 lo stato maggiore della difesa ha stipulato una convenzione con questa università: si tratta di una associazione, non proprio un rapporto tra docenti e studente.

Viceconte è stato parlamentare di FI per 25 anni: l’ex sottosegretario racconta della presa d’atto con cui è partita l’università popolare di Milano, due giorni prima di finire l’incarico da sottosegretario, “non c’è niente da capire, è tutto regolare”.
Ma come mai il ministero dice oggi che non c’è autorizzazione, come mai la diffida a rilasciare titoli validi, emesso dal ministro Profumo? Allora il Miur dovrebbe fare una revoca – risponde il presidente Grappeggia.
Ma se ora non venissero riconosciuti i titoli, che succederebbe ai laureati che sono finiti nei ministeri o nei servizi (questo il messaggio che lascia trapelare il presidente).


(The new) Mister B di Luca Bertazzoni

Bandecchi ambisce a diventare il nuovo Berlusconi: a Terni è appena diventato sindaco, il rettore dell’università Niccolò Cusano ha alte ambizioni, vuole diventare il nuovo Berlusconi, il presidente imprenditore prestato alla politica e mai restituito.
A Terni ha battuto il candidato di centro destra ed è stato accompagnato in comune con un coro da stadio: è oggi indagato con l’accusa di aver usato i soldi incassati dall’università (esentasse) per attività commerciali, per costruire carriere politiche e non per attività accademiche.
È indubbiamente una persona con carisma, ha come Berlusconi una forte passione che sa comunicare: ha investito nel partito di Alfano 100 mila euro (ma anche investito in altri partiti).

Tutto è cominciato nel 2006 quando, negli ultimi giorni del governo Berlusconi, l’allora ministra Moratti ha approvato la nascita di cinque nuove università telematiche, tra cui la Unicusano.
Per questo è molto grato a Berlusconi e Moratti: oggi l’ex ministra non ha voluto rispondere di quelle autorizzazioni a fine governo.

Gli atenei telematici sono stati istituiti nel 2003 dalla riforma Moratti, inizialmente erano 5: nell’ultimo mese del governo Berlusconi l’allora ministro furono riconosciuti 5 nuovi atenei.
Il 10 maggio 2006 in Gazzetta compare il riconoscimento dell’università Niccolò Cusano, il giorno dopo si insediò il governo Prodi e il ministro Mussi che ha dato i permessi all’università: oggi al giornalista racconta di come ci fossero particolari pressioni su queste università telematiche, anche interessi economici e che lui fermò il riconoscimento delle ultime cinque (le ultime del governo Berlusconi).
“Io non ce l’ho con le università telematiche
per principio” risponde Mussi “ma non bisogna esagerare, perché le università non è solo un cursus per prendere un pezzo di carta..”
Bertazzoni ha intervistato poi il professor Antonio Vicino che è stato presidente del consiglio universitario nazionale, organo consultivo del ministero dell’università e della ricerca, che si occupa delle università telematiche: “il processo di accreditamento è abbastanza complesso, io nei 4 anni di presidenza [2019-2023] ho sempre cercato di lasciare questo messaggio al decisore politico, mettiamo pochi paletti ma non aggirabili.”
Ma se le regole sono confuse è il politico che ha in mano ampia agibilità nel muoversi: l’imprenditore Bandecchi si è mosso con Salvini e Berlusconi che poi, come politici, decidono sulle università private (Bandecchi è stato il secondo finanziatore di Forza Italia).

Ottimi rapporti anche con Bernini e Tajani, è stato grazie a loro che il rettore e sindaco Bandecchi ha conosciuto Berlusconi.
Il punto è che esiste un legame forte tra università telematiche e la politica, tra questa in particolare e certi politici: Unicusano ha finanziato per 100mila euro l’attuale ministro Tajani, tutto regolare spiega il ministro, ma come mai questi finanziamenti, anche a Forza Italia per 150mila euro, su un ateneo su cui poi la politica deve legiferare?

Unicusano, ovvero Bandecchi, ha finanziato Rocca, candidato alle regionali nel Lazio, ora presidente che però ha rifiutato l’assegno. “Ma io volevo finanziare anche D’Amato” ha spiegato oggi il sindaco di Terni, ma anche D’Amato ha rifiutato.
L'ateneo ha finanziato Di Maio come anche altri esponenti del PD: come mai questa scelta di finanziare sia destra che sinistra? “Io sono un uomo popolare, sono una persona che pensa che al centro ci sia la virtù”: tanto è vero che Bandecchi si voleva candidare inizialmente per il terzo polo, Renzi diede l’ok ma fu Calenda a bloccarne la candidatura,
che disse che era un fascista, perché indossava una maglietta con sopra frasi fasciste.

Ma a parte questo le relazioni con la politica si sono rafforzate per i tanti politici che si sono laureati presso Unicusano, molto più di 50. Tra questi l’europarlamentare Angelo Ciocca, quello della scarpa sul discorso di Moscovici contro la manovra italiana del 2018 (governo Conte I).
Nel 2019 questa università finanzia anche Ciocca, “come studente” risponde il parlamentare,
per portare avanti un percorso politico. Certo, dubito che l’ateneo finanzi proprio tutti i neolaureati.

Ciocca ha avuto finanziamenti per 80000 euro (molto più di quanto abbia speso frequentando l’ateneo), Lollobrigida invece, pure lui laureato a Unicusano, non ha preso finanziamenti: il ministro aveva iniziato alla Sapienza, ma poi con la famiglia ha avuto difficoltà a seguire i corsi e ha scelto la strada dell’università telematica.

A Villa Gernetto ha sede l’Universitas libertatis, una scuola politica in convenzione con Unicusano: il corso costa 3000 euro, ma se vuoi diventare studente azzurro (come iscritto a Forza Italia), paghi solo 100 euro per il corso. Ma alla fine si prende un attestato di frequenza, vari tutor insegnano allo studente di come diventare un politico modello. Ci sono poi lezioni sull’importanza del corso nella carriera politica.
E poi gli esami che, da come li presenta Report, non sembrano complessi.

Alla fine la convenzione è ancora aperta, Bandecchi stesso spiega che la tiene aperta per rispetto a Berlusconi (che aveva in mente di ricreare le Frattocchie in salsa azzurra).

I soldi di Unicusano sono finiti nei finanziamenti alla politica, come quelli dati ad Alternativa popolare, sono finiti nella Ternana, che ha dato Bandecchi molta visibilità.
Bandecchi gestisce anche radio e televisioni di Unicusano: “la televisione e la radio sono i miei punti di forza .. come la pistola sul tavolo... voglio fare paura agli altri” dove gli altri sono magari i ministri che devono dargli le autorizzazioni.
Radio Cusano Campus è nata nel 2014, ha programmi su politica ed economia: ma questo non soddisfa Bandecchi, di fronte ai suoi lavoratori si è sfogato, licenziandoli tutti. Per riassumerli tutti la mattina, ma firmando una conciliazione sindacale con l’UGL
Alla fine con la conciliazione i lavoratori hanno rinunciato al pregresso, per aver lavorato con contratti che non erano consoni, perdendo anche dei diritti.
Nelle clausole del contratto c’era anche l’obbedienza: ogni giorno i lavoratori devono vivere nel timore di perdere il lavoro, se non si impegnano, se non si vestono in modo dignitoso.
C’era la crisi e dunque nessun giorno di ferie…
L’università è proprietaria anche della Ternana, Bandecchi è presidente della squadra: dopo la contestazione della curva per la sconfitta col Cittadella, c’è stato l’episodio degli sputi, la conferenza con le accuse ai giornalisti e ai tifosi, “svegliatevi che a me dove vado vado mi stendono tappeti rossi..”

Nel 2017 la famiglia Longarini, proprietaria della squadra, era in difficoltà finanziarie e rischiava di non poter iscriverla al campionato. In suo soccorso arriva l’università telematica Cusano che ha molto investito sul calcio: il costo degli stipendi è di 11 ml di euro l’anno.
Ancora una volta arriva in soccorso il consulente Bellavia: “dal 2017 al 2020 la Ternana calcio ha perso 58 ml di euro, mica bruscolini, l’università coi soldi recuperati dagli studenti gli ha dato 1 ml di euro”. In generale in questi anni l’università ha messo 29ml di euro nella squadra di calcio: l’università dovrebbe fare ricerca, deve applicare la ricerca all’economia del paese, non vedo che tipo di investimenti si possano fare nel finanziare una società di calcio – conclude Bellavia.
Eppure i finanziamenti continueranno, spiega Bandecchi stesso e quest’anno i soldi saranno ancora di più: soldi dell’università, ed è questo quello che viene contestato dall’inchiesta della Procura. Una supercazzola il commento del neo sindaco.

La supercazzola è una inchiesta per evasione fiscale, perché le spese di Unicusano non rientrerebbe nelle finalità di un ateneo: ovvero l’acquisto della squadra di calcio, il seguire le partite di calcio in trasferta (coi soldi dell’università).

Non ha rubato soldi, ma secondo l’accusa della Guardia di Finanza con quei soldi non ha pagato le tasse dovute.

Sorvolando sulle condizioni di lavoro, sulla sua concezione dei media, oggi Bandecchi ha annunciato di volersi candidare in Parlamento: è questo il politico di cui abbiamo bisogno?

La sede di Unicusano è a Roma: qui il presidente prende uno stipendio da 4 ml, studiano 5000 studenti, dentro le aule, gli spazi sembrano enormi, ideati per pensare in grande.

D’altronde Bandecchi per tramite Unicusano ha comprato una Rolls Royce per spostarsi, oltre che una Ferrari elettrica.
Ma che ci fa l’università di una macchina che fa i 340km/ora come la Ferrari elettrica? “Ci va in giro qualcuno, il presidente, il vice presidente oppure è a disposizione degli studenti che studiano automotive.. la vera domanda è, la posso comprare o non la posso comprare?”
Il problema è quelle auto non le ha comprare il cittadino Bandecchi, ma l’università Cusano che come tutte le università è esente dalle imposte sui redditi.
Le rette universitarie lo stato le ha detassate – racconta a Bertazzoni lo stesso neo sindaco – per permettere al contribuente di spendere il meno possibile, ma è colpa nostra?
La procura ha effettuato il sequestro con l’ipotesi di evasione fiscale perché – spiega Bertazzoni “sostiene che Unicosano agisca come holding in partecipazione diverse da quelle universitarie, quindi avete attività prettamente commerciali ..”
“La Guardia di Finanza deve anche imparare a leggere e scrivere, non si deve venire a laureare all’università Cusano, se ci considera pessimi, quasi 4000 di loro si sono laureati da noi, e si vede…” la risposta di Bandecchi che ha chiuso la convenzione con la Finanza.

È giusto che l’università non paghi le imposte perché ha una funzione sociale, ma – racconta Bellavia – questa non è una università perché dietro ha società, in Russia, in Cina, a Cipro, che si occupano di tutto: dalla radio, al reparto alimentare, dal commercio di animali vivi… Tutte le società del gruppo perdono, continua Bellavia: il presidente ha una visione, ma non è chiara.

Unicusano fa ricerca, come tutti gli atenei dovrebbero fare? Unicusano investe in società del gruppo che si occupano di cosmesi, di centri estetici.
E il viaggio di capodanno a Dubai, con tanto di volo e pernottamento in hotel? Erano un viaggio di affari, perché lì ha una società.

Di certo Bandecchi ha gli strumenti e, diciamo pure, il coraggio, per rispondere all’inchiesta della finanza (ma sarà un magistrato a stabilirlo): l’attività delle imprese non sta andando bene, mentre l’università ha numeri in crescendo, arrivando oggi a 45mila studenti attivi.

Come sono formati i suoi studenti? Tutte le lezioni sono registrate e messe online sui sistemi dell’università, i corsi spaziano da giurisprudenza, ad economia a psicologia.
Il corso costa 4000 euro, comprende tutto, ti danno le dispense per studiare, le slide: tutto è pensato per aiutare gli studenti. Siamo maliziosi a pensare che ci si preoccupa più di far passare gli studenti che non a formarli veramente?

L’agenzia di valutazione degli atenei si chiama Ambur: Bertazzoni ha sentito il professor Miccoli che è stato a capo del consiglio direttivo di Ambur, ed ha dato un risultato migliore ad Unicusano rispetto ad altri atenei come il Politecnico di Torino e Milano (su lngegneria della formazione) e oggi sta a capo di una associazione che comprende gli atenei telematici.
La parola magica per prendersi la seconda laurea è “carenze formative”, che si colmano – come ha mostrato il servizio di Report col servizio di Marzia Amico - con un test a crocette, che si fanno da casa, ripetendo il test quante volte si vuole.
Parola del tutor..

Qui siamo oltre al voler aiutare lo studente. Non è per questo che sono nate le università telematiche, che non sono solo attività commerciali, hanno il privilegio di poter dare titoli riconosciuti.

Il 10% degli studenti, 180000 in totale, si formano in atenei telematici: è importante che la formazione di questi studenti sia controllata e garantita, senza scorciatoie, senza nessun aiutino, per una questione di merito.


Pecunia olet di Cataldo Ciccolella e Giulio Valesini con la collaborazione di Edoardo Garibaldi e Alessia Pelagaggi

Un consulente finanziario esperto in offshore ha raccontato a Report di come un politico vicino a Putin (Sidorov) abbia ottenuto un visto in 20 giorni (nel pieno del contesto della guerra in Ucraina), investendo poi soldi in Italia. I soldi sono arrivati da Cipro, il cittadino russo ha usato una legge del governo Renzi che ha cercato di attirare i paperoni stranieri coi loro soldi, in cambio di visti facili.

Questa legge è stata poi allargata da Conte, che ha tolto il vincolo della residenza.

Sidorov è figlio di un politico del partito di Putin, con cui la Lega aveva stipulato un accordo politico: ha garantito di voler investire in una società italiana Cure Labs, per 250mila euro.

Era un investimento nella startup oppure voleva solo il visto italiano: il ministero dello sviluppo economico ha approvato il dossier, nonostante le stranezze dell’operazione – racconta la fonte anonima di Report.

Il servizio racconta di società offshore, di soldi dall’estero che non hanno creato problemi al Mise, del fatto che la banca cipriota non avrebbe fatto alcun controllo su attività di riciclaggio.

Del fatto che la banca cipriota sia stata sanzionata per riciclaggio.

Di un comitato del Mise, presieduto da un dirigente del Mise (oggi Made in Italy, allora ministro era Giorgetti), che ha approvato il dossier su questo investimento.

Alla fine ci preoccupavano della rete dei putiniani nella televisione, nei giornali, e invece scopriamo da queste storie che i soldi risolvono tutto, anche se arriva da una banca cipriota, anche se arriva da un figlio di un ex politico della Duma del partito di Russia Unita e a curare l’operazione è stato un altro oligarca russo.
È stato l’advisors della startup pugliese a bloccare tutto, perché questa è quotata in borsa.