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20 gennaio 2026

L'ultima cosa che sai di Paolo Roversi


 

L’argine si allunga come una cicatrice nel buio, nero su nero. Il grande fiume scorre lento, invisibile. La notte lo nasconde, ma se ne avverte l’odore. Sono in due. Camminano senza parlare. Solo il fruscio dei passi sull’erba. A un certo punto, l’uomo in testa si ferma. [..]
«Manca molto?» chiede quello dietro. L’altro gli mostra una mano. Tutto succede in un istante. Un rumore sordo, come uno schiocco di frusta nelle tenebre ..

L’assassino torna sempre sul luogo del delitto, ma lo stesso vale per lo scrittore di noir Paolo Roversi che, a vent’anni dall’esordio della serie con l’investigatore hacker Enrico Radeschi, ci riporta sulle sponde del Po, “in quella fetta di terra grassa e piatta che sta tra il fiume e il monte, fra il Po e l'Appennino. Nebbia densa e gelata l'opprime d'inverno, d'estate un sole spietato picchia martellate furibonde sui cervelli della gente e qui tutto si esaspera” (Mondo piccolo di Giovanni Guareschi).

Le sette del mattino sono una dimostrazione di buona fede. Se parti presto, sei già sulla strada giusta. E io e il Giallone lo eravamo
Deciso a fare una sorpresa ai genitori per Pasqua, Radeschi decide di partire per il suo paese Natale, Capo di Ponte Emilia, in sella alla sua amata Vespa, il “giallone” che non l’ha mai abbandonato in questi anni vissuti a Milano.
Un viaggio che è anche un ritorno a quel mondo antico che sembra essere sempre uguale a sé stesso e che fa affiorare i ricordi dell’infanzia, quell’epoca dove tutto sembrava bello e felice

La Bassa ti avvolge, ti entra piano sotto la pelle, senza fare rumore. Il nome racconta di una lingua di terra fertile e rigogliosa che costeggia il fiume fino agli Appennini. Sospesa tra la nebbia e la fatica, tra la puzza del concime e le campane.
Ma ad accoglierlo a Capo di Ponte ci sarà anche un bel delitto: il cadavere di un uomo strangolato viene ritrovato nella Golena del Po dai carabinieri del maresciallo Boskovic, vecchia amicizia di Enrico (dai tempi dell'indagine sulle mani mozzate - La mano sinistra del diavolo) che lo lascia avvicinare al corpo.

Il corpo ha le braccia piegate sul torace, come se qualcuno l’avesse messo in posa.
Non è l’unica stranezza di quel cadavere: stretto tra le mani un orologio che segna le 3.15 e non è l’ora della morte.

Liz è certa di stare per morire. A giudicare dal martello pneumatico che le spacca il cranio, perlomeno.

Nel frattempo a Milano Liz, la giovane hacker filippina conosciuta in una precedente storia, sta vivendo una nuova fase della sua vita in compagnia di Marika, la cugina di Radeschi dalla vita sentimentale molto movimentata: aperitivi, uscite serali, nuove amicizie.
Ma nemmeno lei può godersi questa parentesi di vacanza: viene ingaggiata come consulente informatico da Sebastiani, il vicequestore della Mobile milanese, per seguire uno strano caso di suicidio, un professore del Politecnico trovato morto in casa.
Insomma, se Radeschi è lontano da Milano, perché non avvalersi della collaborazione di Liz per andare a scovare i segreti che questo docente custodiva sul suo portatile?

L’azione del romanzo si muove, capitolo dopo capitolo, tra la bassa emiliana e la Milano scintillante che si appresta a vivere i giorni tra il ponte pasquale e quelli del 25 aprile.
Ma non c’è solo questo viaggio geografico tra la metropoli e la piccola provincia: Radeschi dovrà affrontare anche un altro viaggio nella memoria. Perché alla prima morte ne seguiranno altre: cadaveri ritrovati lungo la Golena del Po dove l’assassino ha seguito sempre lo stesso rito di composizione dei corpi, sempre con quell’orologio fermo alla stessa ora.
Chi erano le tre persone uccise? Si conoscevano, avevano dei legami tra di loro?

Se non posso interrogare la voce ufficiale, mi affiderò a quella ufficiosa. Quella del bar Binda.
La voglia di essere sempre avanti alla concorrenza non abbandona Radeschi nemmeno in questi luoghi, anzi: per avere le risposte alle sue domande può solo fare una cosa, ricorrere alla memoria delle persone. E così viene fuori un’altra storia nera, avvenuta nei lontano 1961, sempre lungo le sponde del Po, sempre con cadaveri composti secondo un rituale specifico, con quell’orologio al polso, fermo a quell’ora, le 3.15.
A qualcuno dei paesani viene un mente una vecchia leggenda, che affonda le radici ai tempi dei Gonzaga: la leggenda del Tribunale delle acque, una storia che lega assieme la superstizione dei contadini con la loro miseria, la paura di vedersi i pochi beni distrutti da una calamità o da una disgrazia.

Lo chiamavano Tribunale, ma in realtà era il dio Po, quello che decideva i destini della gente.

Saranno proprio gli articoli di Radeschi, sempre il primo, sempre a caccia del nuovo scoop, ad alimentare l’attenzione dei media nazionali su questi omicidi.
Ma Radeschi sa come muoversi: la pista del passato, quel qualcosa che lega i morti di oggi con quelli di ieri, è quella giusta e lui ha i contatti giusti per trovare quel filo che porta all’assassino, che viene subito battezzato come “il mostro del Po”.

E lo strano suicidio di Milano?
Liz si rivela un’ottima consulente per Sebastiani, alle prese coi suoi problemi personali, ma arriva il momento in cui il gioco si fa duro e i duri devono scendere in campo.

«Se non è Maometto ad andare alla montagna…» «La montagna va da Radeschi.»
Le due indagini arriveranno a toccarsi e, ancora una volta, l’astuzia e la capacità di Radeschi di saper violare qualunque sistema informatico, aiuteranno la polizia a svelare i retroscena di quel suicidio milanese che nasconde invece altri interessi.

E i delitti della Golena? Chi si nasconde dietro la maschera del “mostro del Po”?
Un vecchio diario, una lettera del 1961, articoli di giornali ingialliti dal tempo, un anello antico,una misteriosa ragazza dalla Polonia .. saranno questi i tasselli di una storia di vecchi contrabbandieri e di assassini dei giorni nostri. Il passato e il presente. E la forza della memoria, l’unica cosa che rimane, sfidando il tempo.
La memoria dei luoghi, delle persone. La memoria del fiume, che prima o poi presenta il conto.

Mai sottovalutare la forza della memoria, perché quella non la cacci via manco coi sassi. E questa è proprio l’ultima cosa che sai.

PS se il paese dove è ambientata la storia è inventato, non lo sono le pietanze con cui mamma Radeschi va a rimpinzare il giovane Enrico e il suo strano gruppo di amici. Dai cappelletti al brodo al risotto alla Pilota (Roversi spiegherà anche l’origine del nome di questo piatto).
Piatti da consumare con un bel bicchiere di Lambrusco frizzante.

La scheda del libro sul sito di Marsilio.
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03 aprile 2025

L'innocenza dell'iguana, di Paolo Roversi


La moto è nera, lucida. Come il casco integrale e la tuta di pelle. Arriva da piazza della Repubblica, sobbalzando sul pavé di via Turati, e accosta al marciapiede dove camminano due uomini. Uno, sulla quarantina, avanza a passo deciso.

Undicesimo romanzo della serie con protagonista l’hacker-investigatore Enrico Radeschi, “L’innocenza dell’iguana” chiude, forse, un ciclo, quello che riguarda Il Danese, questo enigmatico ex contrabbandiere che Radeschi aveva incontrato a Cipro nel corso della sua fuga dal mondo (una storia raccontata nel romanzo Cartoline dalla fine del mondo), per sfuggire da un killer che gli aveva dichiarato guerra.
L’azione di questo romanzo si svolge su due piani, infatti: da una parte una nuova indagine in cui Radeschi, assieme alla sua nuova aiutante, Liz (incontrata nel corso della precedente indagine L’ombra della solitudine), un’altra hacker forse ancora più abile di lui, devono aiutare il vicequestore Loris Sebastiano a risolvere un caso di cronaca. Usando tecniche più o meno illegali.
Dall’altra Radeschi deve aiutare l’amico, il Danese, a risolvere il suo enigma, ritrovare la figlia scomparsa che credeva morta in un attentato anni prima.

Indossa un cappello di feltro a tesa larga, occhiali da sole con lenti azzurrate, giacca a vento scura e ha un Iphone tra le dita.
L’altro, più anziano, ha i capelli grigi, guanti, un cappotto color cammello e porta una ventiquattrore di marca.

Due uomini, il giovane con l’Iphone e l’anziano con la ventiquattrore, sono stati colpiti da un killer in via Turati che dopo aver sparato i tre colpi, si dilegua in moto.
Sono un conduttore di una trasmissione radiofonica famosa che si occupa anche di indagini di cronaca e che ha suscitato diverse polemiche per lo stile in cui vengono condotte le inchieste e per lo stile sopra le righe del conduttore, Michele Carras.
L’altra persona è il proprietario di una concessionaria famosa, Giovanni Fontana: per lui, il colpo che l’ha colpito alla nuca, è stato fatale, tanto da condurlo alla morte.
Cosa possono aver in comune uno speaker della radio tanto amato e odiato per lo stile volutamente polemico delle sue trasmissioni e un imprenditore milanese?
Le telecamere di sorveglianza non sono di aiuto, il killer ha occultato la targa.
Sebastiani, il poliziotto che conduce le indagini assieme all’agente Rivolta (“l’elemento migliore in forza alla squadra Mobile ed è anche l’unica donna”) avrebbe bisogno delle intuizioni e del supporto informatico di Radeschi, che già lo ha aiutato nel passato.

«Sul motoscafo ci tornerai col tuo fidanzato.»
«Chi ti dice che mi piacciano i maschi?»
«Non ti piacciono?»
«Non è questo il punto, Enrico.» Sospiro e lascio cadere la conversazione: ne uscirei a pezzi, come sempre.

Ma purtroppo adesso Radeschi si trova a Venezia assieme a Liz, la giovane aiutante figlia di origini filippine, a metà tra Lisbeth Salander e Mercoledì della famiglia Addams: non sono lì per una vacanza, ma per incontrare il Danese, questo strano personaggio che ha attraversato molte vite e anche la morte, simulando un incidente.

Per gli amici è solo il Danese, in virtù del fatto che, per un certo periodo, ha gestito un chiosco di pizze a Christiania, il quartiere hippy delle droghe libere di Copenaghen.

Ora Il Danese ha una missione, ritrovare la figlia, Iris, seguendo una flebile pista che forse è solo un’illusione, ufficialmente Iris, assieme alla moglie, è saltata in aria a Belgrado tanti anni prima, in un attentato che dietro avrebbe un altro criminale-contrabbandiere di cui conosce solo il soprannome, Trgovac, il Mercante.
Deve trovare questo “Mercante” per capire se la figlia sia viva o meno e per fare questo l’amico Radeschi è l’unica persona al mondo che può aiutarlo, con le due doti magiche.

Il racconto scorre così sui due binari: da una parte le indagini sulle due vittime, l’imprenditore (morto per il colpo alla nuca) e lo speaker della radio. Il primo aveva appena licenziato un socio per delle divergenze: che possa essere questa la causa dell’agguato? E cosa c’entra allora il conduttore radiofonico? In alcuni servizi, più di stampo giustizialista che da cronaca giudiziaria, si era occupato anche di mafia

« … Quello che ha raccontato sul maxisequestro al mercato comunale dell’Isola ai danni della cosca dei Rinaldi è esemplare in questo.»

«Cosa vuole dire?» «Che non è giornalismo, ma giustizialismo»

La mafia allora? E cosa c’entra la mafia con l’imprenditore che vendeva auto di lusso ai vip?

Sull’altro binario, questo strano “team” molto eterogeneo, il cronista Radeschi, l’hacker anticonformista (e cresciuta troppo in fretta) Liz e il Danese, grazie ad una intuizione di Liz, si mettono sulle tracce delle persone che potrebbero essere “il mercante”.
In questa indagine non autorizzata incontreranno persone in fuga dal mondo, come il Broker che, dopo essersi arricchito sulle disgrazie degli altri, ha deciso di ritirarsi sui monti in compagnia di due lupi. Per sentirsi libero.

Chrestos esita un attimo. «Sono un sopravvissuto che non vuole più vivere.»

«Lo siamo tutti in qualche modo.»

La soluzione sul doppio agguato in via Turati, arriverà da Liz grazie ad una intuizione che, una volta, sarebbe arrivata anche al nostro Radeschi se non fosse che la mente del cronista di Milanonera è ora occupata da troppi pensieri: la preoccupazione per l’ossessione del suo amico Chrestos nel voler ritrovare la figlia prima di tutto e per la cattiva influenza che potrebbe lasciare su Liz. Poi è il dolore ancora forte per la perdita di Amanda, la sua fidanzata e del suo adorato Buk, il golden retriever che tanto amore gli aveva regalato.
Ma la giustizia trionferà ancora una volta, regalandoci una soluzione del caso dentro cui troveremo tanti ingredienti, mixati tra loro dal caso, perché a volte le coincidenze esistono.

E che ne sarà de Il Danese, alla fine di questa storia? Un ciclo della sua storia si chiude qui, ma sono certo che tornerà ancora a trovarci, prima o poi.

Regalandoci altre pillole di saggezza, come questa:

«Ma certo! La quinta è anche la mia preferita, perché funziona in ogni lingua e situazione. Ed è molto semplice: quando non capisci una sola parola di quello che ti stanno dicendo, annuisci e sorridi. E poi fa’ come ti pare.»

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09 febbraio 2024

L'ombra della solitudine di Paolo Roversi


 

I polsi, il collo sottile e le caviglie stretti in un elaborato intreccio di nodi scorsoi. La donna è bellissima, pelle color latte e capelli biondi raccolti con cura in uno chignon in stile Eva Kant. Nuda e indifesa. Indossa solo un paio di autoreggenti di seta e tacchi alti, ma non si tratta di un gioco erotico. È tortura allo stato puro.

Decimo capitolo della serie dedicato all'investigatore (e hacker) Enrico Radeschi, una sorta di clone letterario (in meglio, in peggio?) dell’autore, nato nella bassa cremonese ma milanese di adozione: già dal titolo si capisce quale sarà il tema al centro della storia, la solitudine per la perdita di una persona che ti sta accanto. Quel dolore che nasce dalla consapevolezza (o a volte per il rifiuto) di un vuoto che non si può accettare: un dolore che, come capiremo meglio una volta arrivati fino in fondo, ha colpito lo stesso Roversi.

Ultimo giorno di febbraio e il Danese è sempre concentrato sul suo dolore. Da parecchio, ormai. Da quando ha scoperto che la figlia, che credeva morta in un attentato, potrebbe essere viva.

Ma partiamo dall’inizio della storia dove incontriamo il nostro cronista di nera nell’attico di proprietà dell’ex socio Diego Furster, che sta condividendo col Danese, l’amico incontrato una vita fa a Cipro e chiamato così non per le sue origini, ma per aver gestito un chiosco di pizze a Christiania. In realtà il suo nome è Christos ed è di origine greca, con un passato da contrabbandiere alle spalle e una complicata missione oggi: ritrovare quella figlia che credeva morta anni prima e che invece sarebbe ancora viva.
Per questo coinvolge l’amico Radeschi in una pericolosa missione al porto di Genova, dove assieme vanno a recuperare un carico di armi. Per fare cosa?

Nel frattempo, mentre Milano è ancora scossa dagli ultimi omicidi frutto della faida interna alle bande criminali straniere, il vicequestore Loris Sebastiani è chiamato ad indagare su un caso di omicidio: una donna è stata uccisa nel suo appartamento in via Foppa.
Assieme all’ispettore Mascaranti e l’agente Carla Rivolta, scoprono nell’appartamento del materiale che fa intendere subito che professione facesse la donna uccisa, come conferma la ragazza che ne ha scoperto il cadavere. Si faceva chiamare VirginiaLove, sui siti di escort, ma il suo nome vero era Amanda. Ed era la ragazza di Enrico.

La donna è stata legata, in modo meticoloso, da un assassino esperto di pratiche BSDM, ma qui non voleva portare la donna alla ricerca del piacere, ma si è trattata solo di una tortura.

Come tutti i cronisti, anche Radeschi arriva sul luogo del delitto, dove si trova di fronte la brutta scoperta:

La escort strangolata è Amanda, la mia Amanda! Anche se, nel mondo oscuro di cui ignoravo l’esistenza, si faceva chiamare VirginiaLove.
Chi era veramente Amanda, la sua ragazza? A lui aveva raccontato di essere una imprenditrice, ma in realtà Enrico sapeva poco della sua vita privata. A dieci anni dalla perdita di Delia, un altra “ombra di solitudine” sta incombendo sulla sua vita.
Controvoglia deve scrivere un pezzo che verrà pubblica sul sito, ma una volta chiuso l’articolo, asettico, non uno dei suoi soliti articoli, l’unica strada che trova per calmare il dolore è quella dell’alcool.

Ma oltre all’alcool servirà anche una bella dose di antidolorifici: spinto dalla voglia di capire qualcosa di più sulla sua Amanda, Enrico entra nell’appartamento di Amanda dove viene aggredito da un ladro che sta mettendo sottosopra l’appartamento.

Ancora non è chiaro cosa cercasse. Un oggetto tanto importante da uccidere Amanda e poi correre addirittura il rischio d’intrufolarsi nella sua abitazione il giorno seguente

Non è un ladro, si tratta probabilmente dell’assassino che, dopo aver frugato nell’appartamento dove Amanda riceveva i suoi clienti come VirginiaLove, è andato a cercarlo nella casa privata.
Ma cosa stava cercando? E, soprattutto, ad ucciderla è stata uno dei suoi clienti?

Come in altre indagini,
anche in questa il vicequestore Sebastiani deve chiedere una consulenza a Radeschi, proprio lui, per raccogliere quelle informazioni che in via ufficiale tarderebbero ad arrivare.
Come le immagini delle telecamere di sicurezza, di cui è piena Milano che, quella mattina, ritraggono solo quattro persone.
Oppure come le ultime telefonate della povera Amanda…
Non c’è solo questa di indagine: la polizia deve indagare anche su un assalto ad un furgone portavalori effettuato da un commando ben addestrato in piena autostrada.
Quattro persone che con estrema sicurezza hanno bloccato il furgone, fatto uscire le guardie e preso il malloppo, qualche centinaio di milioni di euro. Per poi sparire senza lasciare traccia.


L’indagine sulla morte della escort consente agli investigatori e a Radeschi di conoscere quel mondo da vicino: come l’attrazione di alti guadagni attragga molte donne espulse dal mondo del lavoro o costrette ad accettare salari bassi. E, dall’altra parte, chi sono i clienti di queste donne? Imprenditori di successo che in pubblico sono solo buoni padri di famiglia,
professionisti che curano lo stress col sesso a pagamento, persone insospettabili, che non ti aspetteresti mai..

Mi sento svuotato. Non riesco a capire come sia possibile che la donna con cui trascorrevo ogni momento libero avesse una doppia vita, e soprattutto come io abbia potuto non accorgermene.
In questa indagine Radeschi incontra una nuova partner: si tratta di Liz, la figlia della governante della casa dei vicini, una ragazza molto particolare che ha dovuto crescere molto in fretta (scoprirete voi perché) e che si rivelerà un ottimo acquisto per arrivare alla soluzione del caso e scoprire l’assassino e il perché di quel delitto.

Purtroppo non sarà l’unica ombra di solitudine che si abbatterà su Radeschi: si tratta del suo vecchio Labrador Buk che, come Argo con Ulisse, ha aspettato di rivederlo almeno per un istante, prima di morire.

Agli uomini la pietà non è concessa; devono morire inchiodati in un letto a meno che non riescano a farsi trasportare in Svizzera. Non so perché, ma mi viene da ripensare a Duca Lamberti, l’eroe dei romanzi di Scerbanenco, macchiatosi appunto del crimine di eutanasia per aver concesso la pietà di una morte decorosa a una paziente terminale e sofferente.

Capirete, leggendo le note in fondo al libro, quanto siano stati reali i sentimenti espressi nell’ultimo, commovente, capitolo.

Buona lettura!

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10 febbraio 2022

Indaga, detective: 12 indagini degli investigatori più amati dai lettori


La pandemia ci farà compagnia ancora per un po', forse, lo dico incrociando le dita, la fase più problematica l'abbiamo alle spalle, sebbene questo non significhi che non dobbiamo più rispettare qualche norma di sicurezza (e nemmeno vuol dire che dobbiamo considerare la situazione di prima “normale”).

Sempre incrociando le dita potremo riprendere ad incontrarci, non più solo all'aperto ma anche al chiuso, con qualche precauzione: dobbiamo rifarci, noi lettori di libri gialli, di tutte le presentazioni che sono saltate in questi mesi di chiusure parziali o meno.

Da queste considerazioni è nata l'idea di questa raccolta: lo racconta lo scrittore Paolo Roversi (presente anche lui col suo protagonista Enrico Radeschi), parlando della sensazione di distanza e di straniamento nel corso della passata rassegna del festival Nebbia Gialla del 2021, quando non ci si poteva abbracciare o stringere la mano per timore del contagio.

Stavamo vivendo giorni strani, pieni d’incertezza e anche di smarrimento; desideravamo ardentemente ritornare alla normalità quando ancora i divieti erano superiori alle possibilità

Assieme ad altri quattro autori (Ferraris, Pandiani, Varesi e De Nittis) è venuta fuori l'idea di scrivere questa raccolta di racconti gialli ambientata nel corso o all'approssimarsi della pandemia: una “una galoppata fra città e province, in epoche vicine e lontane, sempre all’insegna della suspence” che, a mio giudizio, colpisce proprio nel segno.

Non solo per la qualità dei racconti che qui leggerete, ma soprattutto perché forse per la prima volta troviamo tra i coprotagonisti (o a volte tra le comparse) il covid. Un virus con cui ancora dobbiamo fare i conti: come ci ha cambiato, con quali occhi nuovi ci ha fatto vedere il mondo attorno.

Napoli, prefazione di Giovanni Ricciardi

Eccoli qua i dodici scrittori i dodici racconti, con una prefazione del (solitamente) refrattario commissario Ricciardi, investigatore nella Napoli degli anni '30

Voi ci chiamate seriali, perché avete la fissazione di osservare i racconti come fossero un prodotto commerciale; noi preferiamo definirci piccole ossessioni, nella consapevolezza di quanto sappiamo annidarci nelle vostre menti e diventare in qualche modo essenziali, compagni dei nostri pensieri.

Personaggi che abitano il mondo della nostra fantasia e che magari, come forse ha promesso Maurizio De Giovanni col suo Ricciardi, tornerà a trovarci.

Milano

Sandrone Dazieri Il codice Gratta e Vinci

Un racconto in onore dello scrittore milanese Andrea Pinketts, sin dall'incipit

Le sfighe arrivano trasportate da un carrello ferroviario. Ci sono a bordo due vecchi con la salopette che spingono la sbarra per far muovere le ruote e intanto scelgono a chi andare nella schiena.

Quanto può essere pericoloso mettersi sulle tracce di un Gratta e vinci, tra autogrill sperduti nel nulla, Locarno e Milano?

Paolo Roversi, Omicidio a domicilio

Fu solo la fortuna a salvarlo; se si fosse fermato un poco più a destra sarebbe morto. Questo pensò quando dal cielo piombò un uomo, schiantandosi accanto a lui e alla spesa.

A volte, se si è molto sfortunati (o fortunati a secondo del punto di vista) ad un investigatore il morto può capitarti tra capo e collo. Letteralmente come succede a Enrico Radeschi, nel mentre si sta ritirando nel suo appartamento, nelle ore prima del lockdown.

Un suicidio o forse c'è dell'altro?

Gianluca Ferraris Money Transfer

Esiste un limbo orario durante il quale ogni città, persino Milano, somiglia alle sue campagne. La luna è pallida, quasi trasparente, appesa a un cielo bianco e freddo.

Ritorna l'avvocato Ligas, alle prese con uno di quei casi che ogni avvocato vorrebbe evitare, le difese d'ufficio. Per di più, in questo caso, l'indagato (un ex brigatista che ha scontato in carcere la sua pena), è anche stato riconosciuto. Stava nei pressi di una impiegata di un money transfer, che ha subito una rapina.

Ma Ligas, che apprezza il covid perché almeno gli ha svuotato i bar, saprà andare al di là della soluzione facile.

La citazione:

«Le guerre tra poveri sono le uniche dove il sangue scorre davvero.» «Bella questa, di chi è? Mao?» «No, Scerbanenco.»

Milano e Colico

Rosa Teruzzi , Cenerentola rumena

Era passato troppo poco tempo dall’ultima volta in cui lei – una fioraia specializzata in bouquet di nozze, con la passione per i libri gialli – si era lasciata convincere dalla madre a ficcare il naso in un vecchio caso irrisolto,..

Il trio di investigatrici del Giambellino si è spostato a Colico, su all'inizio della Valtellina: nessuna vacanza, ancora una volta si troveranno dentro una indagine, che riguarda un vip e una bella ragazza , a cui volevano far credere che la favola di Cenerentola fosse vera.

Torino

Enrico Pandiani Nel girone più in basso

Il racconto più nero: non solo perché ambientato di notte, ma perché parla dei girone che si trova più in basso nell'inferno umano, dei derelitti, dei senza tetto, immigrati senza documenti, irregolari (dunque secondo una parte della politica italiana, criminali).

Un'investigatrice torinese deve ritrovare una ragazza nigeriana scomparsa, in mezzo a quella folla di disperati, la cui sopravvivenza è legata a quel poco di carità di volontari che girano di notte tra le piazze e le vie di una Torino cupa. Infernale.

se la vita può essere un inferno, c’è sempre qualcuno a cui tocca un girone più in basso

Parma

Daniela Grandi L'ultima notte

Il racconto più adrenalinico dei 12 perché si svolge tutto nelle poche ore prima della chiusura totale del paese, nello scorso marzo.

Il telegiornale in sottofondo ripeteva le notizie che già dalla sera prima rimbalzavano di casa in casa: il virus, le zone rosse,

In queste ore c'è un uomo che ha fretta di trovare una nuova vittima, una di quelle donne sole, deboli, che cattura usando lo stesso schema degli annunci sul web.

E, contemporaneamente la marescialla Nina Mastrantonio deve scovarlo, per mettere fine ad una scia di delitti che ha individuato. Con qualche difficoltà: il poco tempo a disposizione, il sentirsi sola perché i colleghi in quel momento sono preoccupati dal virus. E poi il colore della sua pelle, che non sempre aiuta.

.. una cosa era ormai evidente agli occhi di Nina: se l’assassino intendeva colpire, sapeva di doverlo fare prima del lockdown.

Ferrara

Paolo Regina La bicicletta di De Nittis

A volte anche il banale furto di una bicicletta, sebbene vecchia, può portare, per le strane vie del destino, a sviluppi investigativi più importanti. E' quello che capita al capitano della Finanza Gaetano De Nittis a cui fregano la sua Bianchi sotto gli occhi, quasi.

Fu in quel preciso momento che De Nittis comprese tutto. E capì che l’immagine che aveva davanti agli occhi lo avrebbe perseguitato per molto, molto tempo.

Fino a dove può spingersi l'avidità umana?

Genova

Paola Ronco e Antonio Paolacci Umbre de muri

Il racconto della coppia Ronco e Paolacci, che prende il nome da una canzone di De Andrè, è ambientato in un quartiere di Genova dove, tanti secoli prima, erano stati rinchiusi i prigionieri pisani dopo la battaglia di Meloria. Dicono che ancora oggi, tra le mura dei vicoli di questo quartiere, si sentano i lamenti dei prigionieri morti di stenti.

L’uomo schiarì la voce e prese fiato. «Credo di essere in grave pericolo. Ieri sera ho partecipato a una seduta spiritica e…»

Anche la vittima, in questa indagine del vicequestore Nigra, si parla di fantasmi. Di quelli che si invocano nelle sedute spiritiche e di quelli veri, invece, delle persone che abbiamo fatto soffrire.

I fantasmi esistono eccome, ma non sono una cosa paranormale: sono i riflessi di profonde ingiustizie.

Firenze

Leonardo Gori Il pescatore verde

Collodi aveva una vaga idea di chi fosse quell’uomo, perché per il suo mestiere di giornalista e di novelliere, si occupava sovente, con curiosità e repulsione, dei tipi umani più dolorosi e solitari

Carlo Lorenzini, detto Collodi, è protagonista di questa indagine ambientata nella Firenze negli anni successivi al passaggio della capitale a Roma, quando fu rovinata da una violenta speculazione edilizia che ne trasformò i quartieri.

Come quelli dove vivono i reietti, gli ultimi, anche bambini costretti ad arrangiarsi per vivere a scansare i pericoli. Ma nella vita non ci sono solo i cattivi, i miserabili e gli oppressori.

… quel pianto mi ha suscitato la necessità quasi dolorosa di raccontare una storia. Perché è la compassione, delegato, che ci salva, e che nel profondo ci accomuna, voi sbirri e noi scrittori.

Da questa esperienza (che è in realtà frutto dell'immaginazione di Gori), Collodi avrebbe tratto lo spunto per un suo racconto, su un burattino che voleva diventare come un bambino.

Siena

Valerio Varesi Micromega

Questo è il romanzo più duro: usando l'immaginazione (e la sua esperienza di cronista e di conoscitore della storia nera italiana), Varesi si immagina la riunione dei membri di una loggia segreta, che con le sue trame, i suoi ricatti, la sua capacità di aver occupato tutti i gangli dello Stato, della finanza, del giornalismo, è riuscita a manovrare la politica italiana.

Avete in mente Gelli e la sua P2?

Si, ma quella che vi sorprenderà è il finale. Che è un monito per la china pericolosa che sta prendendo il nostro paese. Dove la democrazia, la volontà popolare, la sovranità che appartiene al popolo sono solo frasi fatte. La democrazia, il potere, è altrove. Nelle segrete stanze dove ci porta Varesi.

Occupare le televisioni, condizionare l'informazione, muovere gli appalti nella direzione giusta. Infiltrare l'opposizione. Arginare le poche sacche di libertà e di libero pensiero. Imbrigliare la magistratura.

Tutto nell'alveo, ai confini, delle regole democratiche, nessun colpo di Stato, oggi non servono.

Basta aspettare che questo livellamento verso il basso della democrazia porti ai primi scicchiolii

aspettiamo il giorno che esso produrrà i primi crolli sulla superficie. Solo a quel punto potremo cominciare a ricostruire e a modellare la società a modo nostro

Ma a cosa può portare lo “svuotare la zucca della democrazia”?

Che effetti può produrre questo virus, peggiore del covid?

Pescara

Romano De Marco Il mare a settembre

Il mare di fine settembre è un inganno. Ti ammalia come lo sguardo di una bella donna,...

Per la vicequestore Laura Damiani, della squadra mobile, appena trasferita alla Mobile di Pescara, l'inganno avrà le forme di una ragazza, una bella ragazza, trovata morta dentro uno stabilimento balneare all'indomani della festa per la chiusura estiva.

E sarà un inganno causato dalle testimonianze dei conoscenti della vittima dove ciascuno accuserà l'altro. Fino alla scoperta del vero assassino.

Che ha tolto il domani ad una ragazza per vendetta. Ma che domani ci sarà per la vicequestore Laura Damiani?

Il mare di fine settembre è spietato. Ti mostra le cose per quello che sono veramente, ti fa comprendere che tutto ha una fine, nonostante siamo abituati a fingere,

Londra

Luca Crovi Il diavolo fa solo le pentole

Luca Crovi ci porta a Londra con un racconto che ha come protagonista niente poco di meno che Sherlock Holmes, alle prese col suo alter ego, il personaggio raccontato nei romanzi di sir Conan Doyle.

Come fare per non vedersi rovinare la sua reputazione da quei romanzetti pubblicati dalla casa editrice Strand?

L’investigatore più famoso e ammirato di Londra deve diventare il più stupido d’Inghilterra. Il più vituperato e sbeffeggiato dai giornali

Occorre stringere un patto col diavolo, col suo nemico mortale, Moriarty.

Ma, attenzione «.. il diavolo, come dice il proverbio, fa le pentole e dimentica i coperchi.»

La scheda del libro sul sito di Piemme editore

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05 febbraio 2020

Psychokiller, di Paolo Roversi



Nella mente dell'assassino
Prologo 
La stanza è silenziosa e buia. Filtra solo un filo di luce da un lampione giù in strada.Gli occhi dell'uomo inginocchiato sul pavimento sono colmi di terrore e il suo corpo vibra mentre due mani possenti gli si stringono intorno al collo.Ha tentato di reagire, ma i suoi muscoli sono diventati pesanti come marmo.Ha i polsi legati dietro la schiena e si sente strano. Non riesce a parlare né tantomeno a gridare. 
[..]L'assassino stringe con sempre maggior vigore e non molla finché l'ultimo respiro non abbandona il corpo della sua vittima.La lucetta rossa della telecamera si spegne e sul volto del killer compare un sorriso compiaciuto.

Paolo Roversi non finisce mai di stupirci: abbandonato temporaneamente il suo alter ego Enrico Radeschi, ci consegna questo nuovo thriller in cui, lo dico fin da subito, non bisogna farsi fregare dalle apparenze anzi, bisogna stare attenti a cogliere i dettagli.
Non è il solito poliziesco.
"Il mondo degli uomini semplici si esaurisce al calade delle tenebre; il mio inizia in quel momento".Il commissario Diego Ruiz continua a ripetersi questa frase da quando è uscito di casa, anche se non riesce proprio a ricordare dove l'abbia sentita. Deve ammettere però che gli calza a pennello: ore buie e inifinite a scrivere rapporti, interrogare sospetti, girare per la città dando la caccia a qualche fuori di testa pronto a sparargli addosso.

Diego Ruiz è il capo della squadra antirapine della Mobile di Milano: è un poliziotto alle prese coi suoi demoni che cerca di allontanare con l'alcool e con le pastiglie di aspirina. Ma senza riuscirci.

Tutto è precario nella vita di Gaia, in perenne attesa che succeda quello a cui è predestinata, perché ha lottato troppo, studiato troppo, sacrificato troppo perché la sua professione si riduca a delle ridicole perizie psichiatriche!

Gaia Virgili è una profiler dell'UACV, l'unità della polizia che si occupa di crimini violenti, con una sua sede a Roma. E' una poliziotta giovane e ambiziosa, che ha studiato duro per entrare in quell'unità e che ora sta cercando l'occasione giusta per dimostrare le sue capacità nel dare la caccia agli assassini, cercando di entrare nella loro mente, di pensare come loro.

Sono loro i due protagonisti, con tanti comprimari attorno, di questo thriller ambientato a Milano, una città che sembra rimanere all'orizzonte, testimone silente dei piccoli e grandi drammi che avvengono.
Come quei delitti che colpiscono donne sole nell'hinterland e che la stampa, in modo anche superficiale, ha chiamato il serial killer delle milf.

Come quella strana rapina alla HRGBank, una rapina strana di una banca particolare: strana perché per la sua dinamica, è probabile che i rapinatori, travestiti da guardie giurate, avessero una o più talpe all'interno. Particolare, la banca, perché presta soldi ad altri istituti, non a piccoli creditori. Ma il colpo, quello sì che è sensazionale, 4 milioni di euro.
«La talpa - se esiste davvero- avrà preso in considerazione il fatto che ora passeremo al setaccio le vite del personale della HRGBank...»«Esatto, perciò i casi sono due: o si tratta di un idiota che pensa di farla franca, oppure ha messo a punto un piano così perfetto da fregare sia noi che l'assicurazione.»

Sono questi i casi che fanno da preludio a questo thriller, che prende velocità piano piano: sembra, all'inizio, il classico poliziottesco in cui l'autore ha voluto calcare la mano coi soliti cliché.
Lo sbirro ubriacone e separato, la giovane profiler carina. E poi altri poliziotti dalla mano pesante con gli immigrati, pienamente inseriti nel clima politico di caccia al nero a cui addossare le colpe del presente.

Poliziotti che la sera cercano di soddisfare le loro voglie di nascosto da occhi indiscreti, al tavolo del gioco d'azzardo, in discoteca a cercare carne giovane, nel locali di scambisti....
Nessuno è innocente in questo mondo.
E forse sta inseguendo un ideale di giustizia, ma a modo suo, quel serial killer che uccide le sue vittime, filmandone gli ultimi istanti di vita mentre le sta strangolando.

Per dare la caccia a questo assassino seriale, prima che si scateni la stampa, viene messa in piedi dal capo della Mobile una squadra con dentro due commissari, tra cui Ruiz e la profiler Gaia: loro compito è fermarlo, cercando di capire come ragiona, come sceglie le vittime e perché li sta sfidando?
Devi prendermi prima della fine del lavoro. Hai sette giorni, dopodiché sarò scomparso e non mi troverai mai più. Se non credi che faccia sul serio, commissario, dai un'occhiata al regalo che ti ho mandato.

L'assassino infatti manda i video delle vittime mentre le sta strozzando direttamente al commissario Ruiz, con dei messaggi pieni di allusioni.

In poche parole, questa squadra dovrà entrare nella mente dell'assassino.

Attenzione, la sfida del serial killer è anche quella dell'autore nei confronti di te lettore.
Ti ha messo davanti tutti gli indizi, forse sparpagliati, forse mischiati tra loro.
E ora tocca a te mettere assieme le tessere del puzzle per ricostruire l'immagine d'insieme.
E, vi assicuro, tenetevi pronti ad un colpo di scena finale che vi lascerà senza parole.

La scheda del libro sul sito dell'editore SEM
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12 settembre 2019

Alle porte della notte, di Paolo Roversi



Incipit

La mattina è gelida, il cielo plumbeo e il collier brilla come un sole estivo sotto i faretti del led.La donna sorride e mostra fiera il monile distendendolo sul panno azzurro. 
«Non è splendido? Piacerà moltissimo alla signora che lo riceverà!» 
«Ne è sicura?» 
«Certo, ogni nostro gioiello è una scultura in miniatura. Questo poi ha incastonato un diamante da diciotto carati con taglio smeraldo. Vede come luccica?» 
«Bello davvero. Costerà una fortuna.» 
«Oh, ma ne vale la pena, lo sa che le cose più rare al mondo, dopo il buonsenso, sono i diamanti e le perle?» 
«Ma non mi dica!» 
Su quelle parole l'uomo coi baffi smette di sorridere …

Milano, tra Natale e Capodanno: mentre i milanesi sono alle prese coi preparativi per festeggiare l'ultimo dell'anno, due rapinatori che si fanno chiamare Luglio e Novembre stanno svaligiando la gioielleria Della Robbia, in pieno centro, tra via Verri e via Montenapoleone.
Sembrano determinati, veloci, ma non si sono resi conto che il titolare, rientrando dal bar, si è accorto della loro presenza e ha dato l'allarme.
Si iniziano a sentire le sirene per le strade, e così i due ladri decidono di farsi largo prendendo la commessa come ostaggio: un colpo di fortuna fa passare un furgone in quel momento e sarà il mezzo con cui scapperanno dall'inseguimento, una fuga a colpi di pistola che causerà un incidente pauroso in piazza San Babila. Dietro di loro i due banditi si sono lasciati una scena da far west, come non si vedeva da anni a Milano.

Una colonna di fumo sale da un'auto in fiamme, un autobus di traverso in mezzo alla piazza, una vettura schiantata contro la colonna del leone. Una scena che a Milano si è vista poche volte.

Tra i milanesi in partenza ci sarebbe anche il vicequestore Loris Sebastiano e la sua ultima fiamma, finché non arriva la telefonata dell'ispettore Mascaranti
«Mi spiace dottore ..» 
La voce è quella dell'ispettore Mascaranti, che in vacanza non ci va mai.«Cosa succede?» 
«Un gran casino, dottore. In via Montenapoleone ..»

E a chi si rivolge il capo della Mobile per farsi aiutare su questa indagine che gli sta rovinando l'ultimo dell'anno? All'ex giornalista Enrico Radeschi, blogger e autore per il sito di cronaca MilanoNera, consulente per la Questura e all'occorrenza anche hacker, appena rientrato a casa da una operazione “particolare” assieme al suo amico, Il Danese (incontrato in "Cartoline dalla fine del mondo").
Ora che è arrivato anche quel ficcanaso di Enrico Radeschi, gionalista nonché suo caro amico, in sella alla sua vecchia Vespa gialla, l'indagine può davvero cominciare.

I due ladri hanno lasciato poche tracce: le telecamere non danno molto aiuto, forse c'era una punto bianca d'appoggio all'esterno, che si è dileguata appena le cose si sono messe male. Uno dei due rapinatore è però ferito: mentre la polizia si muove secondo le procedure del codice penale, Radeschi si muove a modo suo andando a sentire Antonio Scimanna, “il mio informatore dei bassifondi”
«Una rapina eclatante come quella di oggi non accadeva dagli anni Sessanta, dai tempi del clan dei marsigliesi di Albert Bergamelli!»

Oltre ai ricordi della Milano criminale, l'informatore gli dà una dritta su un medico radiato che potrebbe aver aiutato la coppia. La pista si rivela utile, peccato però che sul ciglio del Naviglio venga ritrovato il cadavere del rapinatore ferito, Luglio, freddato da un altro colpo di pistola.

A Milano, dal capo della Mobile, si presenta un commissario, anzi una commissaria, dell'Interpol belga, Jolie De Vos: la rapina di Milano ha delle connessione con una vecchia rapina avvenuta quindici anni prima ad Anversa, un colpo milionario messo in atto da un abile ladro, che però nel frattempo è morto.
Come è possibile però che ora le stesse impronte siano presenti sulla scena del crimine milanese? Un ladro fantasma?

L'indagine di Sebastiani e Radeschi li porta sulle tracce dei ladri, tracce insanguinate perché sembra che il rapinatore sopravvissuto stia facendo terra bruciata attorno a sé
Il caso della rapina di via Montenapoleone si sta rivelando sempre più pieno di sorprese. Gioielli rubati per seicentomila euro, tre persone morte di cui due ammazzate a sangue freddo, un latitante in fuga e vecchi fantasmi che sbucano dal passato e arrivano dal Belgio insieme ad altri gioielli rubati ..

Che legami ci sono tra le due rapine? Quali sono i piani della banda, dei componenti rimasti?
Se lo chiede Radeschi e anche Sebastiani che si appassiona al caso anche per l'avvenenza del commissario belga, che mette a disposizione tutto il supporto dell'Interpol.
Troppe cose non tornano in questa rapina con troppe morti: l'illuminazione per ritrovare il bandolo della matassa arriverà, in una giornata nevosa, osservando la prospettiva della chiesa di San Satiro, in via Torino a Milano
Un'illusione ottica! Una rapida ricerca in rete dissolve ogni mio dubbio: siccome la chiesa presenta una particolare pianta a “croce commissa”, il Bramante ha dipinto così il coro per trasmettere all'osservatore un senso di profondità. Non aveva spazio ma se l'è inventato, ci ha illuso con la prospettiva.

Paolo Roversi ha la capacità di scrivere romanzi per il lettore: non solo scrive bene, ma scrive per divertire, per appassionare, per incuriosire i suoi lettori.
Nei suoi romanzi - questo è il quinto della serie – abbiamo visto crescere Radeschi che ora vive in un loft, ha due cani (il vecchio Buck e il piccolo Rimbaud della cugina), è stato sparato, è dovuto fuggire ed è poi rientrato nella sua Milano.
Perché in fondo rimane un Peter Pan con la passione per il giornalismo e una sana curiosità per il mondo e la sua città, che gira ancora col suo giallone, la sua Vespa del 1974.

In quest'ultimo libro, Radeschi lascia spazio anche ai coprotagonisti: Sebastiani che subisce il fascino della commissaria belga; il Danese, il suo amico cipriota che lo aiutato a Cipro e che ora gli guarda le spalle a Milano da quella minaccia che da otto anni lo perseguita:
Per otto anni ho vissuto da fuggiasco. Lontano da Milano, dai miei, da Buk, dalle indagini. Da ogni cosa che mi era cara. Per scappare da un nemico che però è ancora sulle mie tracce. Il Danese lo sa e per questo si ostina a farmi da balia.

Non c'è solo la storia della rapina, in questo libro: oltre alla storia orizzontale, c'è una storia verticale che passa da libro in libro, la fuga da Hurricane, che da nove anni gli da la caccia e che gli ha spedito una cartolina dalla fine del mondo
Una sensazione di pericolo “Sul retro c'è scritto che mi farà la pelle..”

A proposito del Danese, Radeschi si troverà coinvolto in una brutta storia con la mafia russa proprio per colpa del suo amico, di cui scoprirà il lato oscuro e criminale, con molti colpi di scena.

Alle porte della notte nasce dalla curiosità del suo autore – dove finisce lo scrittore e dove inizia il suo personaggio è un altro mistero: se volessi fare una rapina in via Montenapoleone, come agirei se fossi il rapinatore? Come sfuggire all'occhio delle telecamere?
A questo spunto, man mano se ne sono aggiunti altri: l'idea dell'incontro coi criminali russi all'autogrill, la rapina ad Anversa, l'idea di sviscerare quello strano personaggio che il Danese (“la sua natura nera mi inquieta”), voler raccontare alcuni luoghi particolari di Milano come San Satiro o i locali che si ispirano a quelli del proibizionismo americano, dove si parla a bassa voce per non attirare l'attenzione, da cui la denominazione “speakeasy” ..

Alla presentazione del romanzo, alla Feltrinelli di Milano, Paolo (o era Enrico?) raccontava del suo essere scrittore

Scrivere non è solo pensare e scrivere la storia, ma è anche incontrare i lettori, avvicinarli al libro, far accendere la scintilla.
Col tempo sono diventato metodico, ho imparato ad uscire dagli inghippi della scrittura, a non bloccarmi a metà di una storia, come successo col primo libro.
A lavorare con passione, perché altrimenti non ne vale la pena.

PS: il vice di Sebastiani si chiama Mascaranti, il medico legale Ambrosio .. si capisce che Roversi ama il giallo milanese!

La scheda del libro sul sito dell'editore Marsilio
Il sito di MilanoNera
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25 gennaio 2019

Addicted, di Paolo Roversi


Offenburg, Germania. 1994 
Al commissario Jürgen Fischer quel nome non era mai sembrato così appropriato come durante quella vigilia di Natale: Foresta Nera. Indicava l'immenso bosco che circondava e inghiottiva con i suoi possenti abeti borghi e strade della regione del Baden-Wurttemberg, una zona che si estende, da nord a sud, per centinaia di chilometri. Ovviamente l'origine di quell'appellativo era da attribuirsi alla fittissima vegetazione, anche se in quel momento il colore predominante nel paesaggio era il bianco.

Se devo pensare ad un thriller che mi piace, ecco, dovrebbe essere come questo: veloce, pieno di colpi di scena, con una tensione che sale fino alla fine.
E con un richiamo, nemmeno troppo nascosto, col con il libro di Agatha Christie, “10 piccoli indiani”: un tributo alla maestra del giallo e degli incastri perfetti da parte di Paolo Roversi che in questo romanzo parla di dipendenze, di persone alle prese con manie che ne condizionano la vita.
Manie a cui la dottoressa Rebecca Stark ha trovato un ingegnoso metodo per curarle: tanto ingegnoso che il suo ultimo paziente, un magnate russo molto ricco, Grigory Ivanov, decide di assumerla per metterla a capo di una sua clinica, la prima di una serie, dove far curare una clientela selezionata di addicted.
«Crede davvero di guadagnarci?». 
Lui scoppiò a ridere di gusto. 
«Guadagnarci? Dottoressa, io farò soldi a palate con queste cliniche! Ci pensi un attimo: quasi ogni persona su questo pianeta soffre di una mania, di una fobia, di un'addiction, che lo tormenta da tutta la vita e dalla quale vorrebbe liberarsi. D'ora in avanti potrà farlo grazie a lei e alle cliniche Sunrise!»

Convinta anche grazie ad un generoso assegno, la dottoressa Stark abbandona la sua Londra per atterrare in Italia, precisamente in Puglia, a Bari, all'interno di una masseria in piena campagna, lontano da occhi indiscreti, ristrutturata per l'occasione e trasformata in un resort.
Un resort, la clinica Sunrise, per una clientela selezionata e che poi farà da testimonial in tutto il mondo per attirare altri clienti.
Le sette persone scelte soffrono delle più disparate dipendenze: Lena, tedesca di Stoccarda, con la sua dipendenza con la forma fisica e incapace di gestire la rabbia; la dipendenza di Jian è legata alle vite sessuali degli altri, che spia via internet, incapace di vivere una sessualità con persone in carne ed ossa; Rosa è un'adolescente svizzera, incapace di staccarsi dal suo cellulare su cui si offre, a sconosciuti; Claudio è un avvocato italiano che scommette su tutto, senza possibilità di fermarsi; Julie è una manager francese con un problema di sesso, di cui ha sempre bisogno; Tim è un broker di borsa americano con una sua addiction per la coca; Jessica è infine una ragazza olandese che non riesce a smettere di farsi del male.
Rabbia, vouyer, esibizionismo, gioco d'azzardo, abusi sessuali o attenzioni morbose da bambini: dietro queste addiction c'è un mondo, un mondo di sofferenze e dolore che hanno poi portato a queste malattie.

Questo è quanto avviene nel tempo presente del romanzo: in un gioco di avanti e indietro nel tempo, il lettore viene portato dentro un brutto delitto avvenuto nel passato, in Germania all'interno dei boschi della Foresta Nera.
E' l'efferato omicidio del signor Neumann, di cui si deve occupare il commissario Fischer: un uomo trovato morto all'interno di una radura imbiancata dalla neve, a cui l'assassino ha prima tagliato la gola, decapitandolo quasi, poi entrambe le mani.
All'interno della casa del morto il commissario e la guida che lo ha accompagnato trovano due bambini, rannicchiati vicino al fuoco e spaventati: vivevano in quella casa da soli assieme al padre, isolati quasi dal mondo, da dopo la morte della madre.
Chi è stato a fare quella violenza al loro padre?
«Era l'uomo nero». 
«Hai detto l'uomo nero?» 
«Sì, l'uomo nero che si nasconde nella foresta!» 
Adesso l'assassino che stava cercando aveva un soprannome: der schwarze Mann vom Schwarzwald, l'uomo nero nella Foresta Nera...

Chi è l'uomo nero e come mai ha ucciso in quel modo quell'uomo?

Torniamo all'oggi, alla clinica Sunrise: i sette pazienti arrivano, molto riluttanti alla masseria. Dopo il benvenuto di rito, vengono catechizzati sulla cura che dovrà liberarli per sempre dal loro male.
Un mese assieme, alle prese con la fatica fisica nell'orto, in mezzo alla campagna, separati da ogni strumento tecnologico, senza smartphone dunque, senza internet e nemmeno televisione o radio.
Solo loro, che dovranno vivere assieme, superare assieme le prove e le tensioni che prima o poi scoppieranno, anche a causa dei loro caratteri così diversi.
Qualcuno con una indole più dominante, altri più remissiva.
Passano i primi giorni, sembra che la cura stia funzionando: i sette pazienti della clinica riescono a confessare la loro dipendenza ciascuno agli altri, durante una prova comune.

Ma in coincidenza di un forte temporale che trasforma la campagna attorno alla masseria ad un mare di fango, iniziano a succedere i primi imprevisti. Le prime regole stabilite dalla dottoressa Stark sono violate.
E ci sono i primi abbandoni: ma non si tratta di pazienti che scappano dalla clinica. Come nel romanzo di Agata Christie, un assassino ignoto inizia a far fuori i sette pazienti, mettendo in pericolo perfino la vita di Rebecca, del suo assistente Dennis, che è anche un amico fidato dai tempi di Londra e di Klaus, l'uomo di fatica mandato nella masseria dal magnate russo.
Un assassino che non può essere che uno di loro: la paura, il non potersi fidare l'uno dell'altro, li mettono uno contro l'altro, in un gioco di sospetti incrociati.
In quel momento era spaesata, persa, in preda all'ansia. E aveva in mente solo il quadro di Munch, L'Urlo. Era la rappresentazione plastica dello stato d'animo che l'affliggeva mentre saliva incerta le scale. Cercava di non darlo a vedere ma respirava a fatica, il cuore le batteva all'impazzata e aveva la sensazione che qualcuno fosse seduto sul suo petto. Provava un'angoscia feroce che non riusciva a tenere a bada. Sospirò per scacciare un presentimento funesto e si fece coraggio ..

Chi è questo misterioso assassino e perché sta ammazzando quelle persone una dopo l'altra?
Attenzione, non fatevi ingannare anche voi. Da una malattia, da una addiction, non sempre si può guarire ...

La scheda del libro sul sito di Sem libri
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30 gennaio 2018

Cartoline dalla fine del mondo di Paolo Roversi



Incipit

Se tutti gli uomini avessero la possibilità di uccidere clandestinamente e a distanza,l'umanità sparirebbe in qualche minuto 
Milan Kundera 

Prologo 
Milano, ottobre 2009 
«Ho bisogno di sparire.»Lo dico senza esitazione, con lo sguardo serio e i pugni chiusi. Antonio Sciamanna mi osserva per un interminabile istante. Il mio informatore nei bassifondi della metropoli è un malavitoso di lungo corso, ma anche una sorta di personale guida per il mondo sommerso che vive e prolifica in questa città. Ci troviamo nel locale di via Adelchi che da sempre utilizza come ufficio: un avamposto in legno, con luci basse e birre artigianali [..] 
«Che succede, ragazzo?» 
«Devo andarmene da Milano. Anzi, dall'Italia.»

Quando devi sfuggire ad un pazzo pericoloso, qualsiasi posto non è abbastanza lontano, abbastanza sicuro.
È questo quello che succede al giornalista hacker Enrico Radeschi, che per scappare da Hurricane, l'assassino che ha ucciso la sua ragazza, è costretto a cancellarsi dal mondo, cancellare la sua vita, le tracce che ha lasciato dietro per strada e nella propria casa.
Per questo ricorre all'aiuto di Konstantin, altro personaggio da bassifondi milanesi ben oltre il livello di legalità, che lo aiuta in questo processo di sparizione: cambiare abiti, abitudini, cibo, scollegarsi dalla rete internet e tanta “dezinformatsiya”, disinformazione da sparpagliare di qua e di là per disorientare il nemico.

Otto anni dopo, dopo aver girato il mondo, lo ritroviamo a Cipro, dopo essere arrivato alla fine del mondo (e aver mandato in giro qualche cartolina di troppo), volontario per i lavori di recupero di una vecchia villa ma anche per qualche lavoretto assieme al Danese, altro personaggio da bassifondi .. ciprioti.

Ma in questi otto anni Milano è molto cambiata: c'è stato Expo, la rassegna internazionale che ha portato qui milioni di turisti, sono stati costruiti i palazzoni tutti cemento e vetro che hanno dato un volto nuovo a Milano, è stata rifatta la Stazione Centrale, alcuni quartieri si sono riqualificati, in altri tutti i bar sono finiti nelle mani dei cinesi ..
Anche il lavoro della polizia è cambiato: ora per affrontare il crimine non basta essere esperti di scienza come gli agenti di CSI, occorre essere anche smanettoni al computer e sapersi destreggiare tra social, internet e altro.
Ecco, per risolvere i delitti del “Mamba nero” ci vorrebbe proprio uno come Enrico Radeschi – questo pensa il capo della Mobile di Milano, Loris Sebastiani.
Sono una serie di delitti strani, molto elaborati, che colpiscono persone legate tutte ad una stessa azienda di informatica, la TechHackCorp, di Milano.


La prima vittima viene avvelenata, con una puntura all'avambraccio, e muore sotto il quadro di Pellizza da Volpedo, Il quarto Stato.
La seconda vittima viene uccisa in modo più spettacolare: colpita al tronco da una palla lanciata da una fionda ricostruita secondo un modello disegnato da Leonardo da Vinci.
Anche la terza morte sembra riportare al genio vinciano: una donna americana, uccisa da un dardo scagliato da un drone che poi si è posato sulla statua del cavallo vinciano, all'Ippodromo di San Siro.
Ogni volta questo hacker anonimo, che si firma come “Mamba nero”, ha rivendicato il delitto su Twitter mettendo in rete i video degli omicidi, facendosi barba dei controlli.

A Sebastiano serve il suo hacker di fiducia che in tanti casi l'ha aiutato nel passato: per richiamarlo in servizio va a trovarlo in mezzo ai suoi scavi a Cipro e lo convince a tornare a casa.
Ma non è un ritorno facile, quello di Radeschi: Milano è cambiata, è cambiata anche la tecnologia e ora il nostro Enrico deve fare un corso di aggiornamento rapido e poi ci sono altre cose personali lasciate in sospeso.
C'è da rincuorare i suoi che non lo vedono da anni e che festeggeranno il figliol prodigo con una bel pranzo innaffiato col Lambrusco.
C'è il suo amico Diego a cui ha affidato anni prima il suo cane Buk (non come il cane del libro di London, ma come Bukowsky), che lo riconosce come Argo con Ulisse.
E c'è anche un altro cane, il Chihuahua della cugina Marika (ribattezzato Rimbaud), da tempo stabilita nel suo ex appartamento, che lo adotta come zio.
Infine, c'è da andare a recuperare la sua Vespa, il giallone del 1974, che nonostante siano passati tanti anni, non perde un colpo.

E non dovrà perderne nemmeno Radeschi se vuole fermare questo “Mamba nero”: sfuggente e velenoso come un serpente, abile a nascondersi dietro proxy anonimi, a surfare nel deep web, a usare bitcoin per pagare servizi, ad usare trojan per entrare nei computer delle sue vittime …
Sarà una sfida tra hacker buoni e hacker cattivi, in cui Enrico lavorerà come consulente della Polizia e troverà anche l'aiuto della giornalista Darla Marini, che ha preso il suo posto al giornale e anche del vecchio Leonardo Da Vinci.

Cartoline dalla fine del mondo è un noir scorrevole, scritto col consueto stile ironico e spassionato di Roversi, che qua e là mette delle bandierine sulla cartina di Milano invitando il lettore a girare (a piedi o su una Vespa, vedete voi) per Milano.
All'Arengario a vedere nuovamente Il quarto Stato.
Per le strade della Lambrate Bohemien.
A salire sulla Torre Branca, in zona Arco della Pace, la risposta italiana alla Tour Eiffel.
A visitare la “Veneranda Biblioteca Ambrosiana” e le sale del Castello Sforzesco, come la Sala delle Asse (parola che avrà una certa importanza per una prima soluzione del caso).

A vedere il cavallo disegnato da Leonardo e realizzato da un ex pilota americano appassionato di Rinascimento, all'ippodromo di San Siro.
Infine, non può mancare una visita a Santa Maria delle Grazie e al Cenacolo vinciano (lo ripeto ancora, Leonardo Da Vinci e le sue opere è un fil rouge che attraversa il libro).

Buona lettura e buon viaggio!!!

PS: attenzione a non rilassarvi troppo, questo giallo riserva diversi colpi di scena....

La scheda del libro sul sito dell'editore Marsilio

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