20 gennaio 2026

L'ultima cosa che sai di Paolo Roversi


 

L’argine si allunga come una cicatrice nel buio, nero su nero. Il grande fiume scorre lento, invisibile. La notte lo nasconde, ma se ne avverte l’odore. Sono in due. Camminano senza parlare. Solo il fruscio dei passi sull’erba. A un certo punto, l’uomo in testa si ferma. [..]
«Manca molto?» chiede quello dietro. L’altro gli mostra una mano. Tutto succede in un istante. Un rumore sordo, come uno schiocco di frusta nelle tenebre ..

L’assassino torna sempre sul luogo del delitto, ma lo stesso vale per lo scrittore di noir Paolo Roversi che, a vent’anni dall’esordio della serie con l’investigatore hacker Enrico Radeschi, ci riporta sulle sponde del Po, “in quella fetta di terra grassa e piatta che sta tra il fiume e il monte, fra il Po e l'Appennino. Nebbia densa e gelata l'opprime d'inverno, d'estate un sole spietato picchia martellate furibonde sui cervelli della gente e qui tutto si esaspera” (Mondo piccolo di Giovanni Guareschi).

Le sette del mattino sono una dimostrazione di buona fede. Se parti presto, sei già sulla strada giusta. E io e il Giallone lo eravamo
Deciso a fare una sorpresa ai genitori per Pasqua, Radeschi decide di partire per il suo paese Natale, Capo di Ponte Emilia, in sella alla sua amata Vespa, il “giallone” che non l’ha mai abbandonato in questi anni vissuti a Milano.
Un viaggio che è anche un ritorno a quel mondo antico che sembra essere sempre uguale a sé stesso e che fa affiorare i ricordi dell’infanzia, quell’epoca dove tutto sembrava bello e felice

La Bassa ti avvolge, ti entra piano sotto la pelle, senza fare rumore. Il nome racconta di una lingua di terra fertile e rigogliosa che costeggia il fiume fino agli Appennini. Sospesa tra la nebbia e la fatica, tra la puzza del concime e le campane.
Ma ad accoglierlo a Capo di Ponte ci sarà anche un bel delitto: il cadavere di un uomo strangolato viene ritrovato nella Golena del Po dai carabinieri del maresciallo Boskovic, vecchia amicizia di Enrico (dai tempi dell'indagine sulle mani mozzate - La mano sinistra del diavolo) che lo lascia avvicinare al corpo.

Il corpo ha le braccia piegate sul torace, come se qualcuno l’avesse messo in posa.
Non è l’unica stranezza di quel cadavere: stretto tra le mani un orologio che segna le 3.15 e non è l’ora della morte.

Liz è certa di stare per morire. A giudicare dal martello pneumatico che le spacca il cranio, perlomeno.

Nel frattempo a Milano Liz, la giovane hacker filippina conosciuta in una precedente storia, sta vivendo una nuova fase della sua vita in compagnia di Marika, la cugina di Radeschi dalla vita sentimentale molto movimentata: aperitivi, uscite serali, nuove amicizie.
Ma nemmeno lei può godersi questa parentesi di vacanza: viene ingaggiata come consulente informatico da Sebastiani, il vicequestore della Mobile milanese, per seguire uno strano caso di suicidio, un professore del Politecnico trovato morto in casa.
Insomma, se Radeschi è lontano da Milano, perché non avvalersi della collaborazione di Liz per andare a scovare i segreti che questo docente custodiva sul suo portatile?

L’azione del romanzo si muove, capitolo dopo capitolo, tra la bassa emiliana e la Milano scintillante che si appresta a vivere i giorni tra il ponte pasquale e quelli del 25 aprile.
Ma non c’è solo questo viaggio geografico tra la metropoli e la piccola provincia: Radeschi dovrà affrontare anche un altro viaggio nella memoria. Perché alla prima morte ne seguiranno altre: cadaveri ritrovati lungo la Golena del Po dove l’assassino ha seguito sempre lo stesso rito di composizione dei corpi, sempre con quell’orologio fermo alla stessa ora.
Chi erano le tre persone uccise? Si conoscevano, avevano dei legami tra di loro?

Se non posso interrogare la voce ufficiale, mi affiderò a quella ufficiosa. Quella del bar Binda.
La voglia di essere sempre avanti alla concorrenza non abbandona Radeschi nemmeno in questi luoghi, anzi: per avere le risposte alle sue domande può solo fare una cosa, ricorrere alla memoria delle persone. E così viene fuori un’altra storia nera, avvenuta nei lontano 1961, sempre lungo le sponde del Po, sempre con cadaveri composti secondo un rituale specifico, con quell’orologio al polso, fermo a quell’ora, le 3.15.
A qualcuno dei paesani viene un mente una vecchia leggenda, che affonda le radici ai tempi dei Gonzaga: la leggenda del Tribunale delle acque, una storia che lega assieme la superstizione dei contadini con la loro miseria, la paura di vedersi i pochi beni distrutti da una calamità o da una disgrazia.

Lo chiamavano Tribunale, ma in realtà era il dio Po, quello che decideva i destini della gente.

Saranno proprio gli articoli di Radeschi, sempre il primo, sempre a caccia del nuovo scoop, ad alimentare l’attenzione dei media nazionali su questi omicidi.
Ma Radeschi sa come muoversi: la pista del passato, quel qualcosa che lega i morti di oggi con quelli di ieri, è quella giusta e lui ha i contatti giusti per trovare quel filo che porta all’assassino, che viene subito battezzato come “il mostro del Po”.

E lo strano suicidio di Milano?
Liz si rivela un’ottima consulente per Sebastiani, alle prese coi suoi problemi personali, ma arriva il momento in cui il gioco si fa duro e i duri devono scendere in campo.

«Se non è Maometto ad andare alla montagna…» «La montagna va da Radeschi.»
Le due indagini arriveranno a toccarsi e, ancora una volta, l’astuzia e la capacità di Radeschi di saper violare qualunque sistema informatico, aiuteranno la polizia a svelare i retroscena di quel suicidio milanese che nasconde invece altri interessi.

E i delitti della Golena? Chi si nasconde dietro la maschera del “mostro del Po”?
Un vecchio diario, una lettera del 1961, articoli di giornali ingialliti dal tempo, un anello antico,una misteriosa ragazza dalla Polonia .. saranno questi i tasselli di una storia di vecchi contrabbandieri e di assassini dei giorni nostri. Il passato e il presente. E la forza della memoria, l’unica cosa che rimane, sfidando il tempo.
La memoria dei luoghi, delle persone. La memoria del fiume, che prima o poi presenta il conto.

Mai sottovalutare la forza della memoria, perché quella non la cacci via manco coi sassi. E questa è proprio l’ultima cosa che sai.

PS se il paese dove è ambientata la storia è inventato, non lo sono le pietanze con cui mamma Radeschi va a rimpinzare il giovane Enrico e il suo strano gruppo di amici. Dai cappelletti al brodo al risotto alla Pilota (Roversi spiegherà anche l’origine del nome di questo piatto).
Piatti da consumare con un bel bicchiere di Lambrusco frizzante.

La scheda del libro sul sito di Marsilio.
Il
blog di Paolo Roversi
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