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09 luglio 2021

La riforma della giustizia e l'uguaglianza della legge

Draghi tira dritto anche sulla giustizia: non essendo Conte o Bonafede, lui può farlo, ovvero impostare una riforma della giustizia come va bene a lui, dove si reintroduce la prescrizione di fatto, con la scusa che lo chiede l'Europa. Cosa non vera, poiché l'Europa chiedeva di avere processi in tempi minori, che non durino anni oppure finiscano nel nulla della prescrizione.

Questa riforma non tocca i tempi dei processi anzi spingerà ancor di più agli imputati che se lo possono permettere di dilungare i tempi, andare sempre in appello. 

Come noi, scrive Antonella Mascali sul Fatto Quotidiano, solo la Grecia fa proseguire la prescrizione va avanti anche a processo in corso.

Ma ce lo chiede l'Europa e dunque è giusto avere un Draghi "schiacciasassi" come lo definisce oggi sul Foglio il direttore Cerasa.

Peccato che a rimanere schiacciate saranno le vittime poco illustri di processi che riguarderanno i potenti: il processo sulle morti per amianto, per la strage di Viareggio, contro le violenze della Diaz e nel carcere di Bolzaneto, il processo per l'avvelenamento dell'Ilva a Taranto, il processo per il crollo del ponte Morandi.

Ma evidentemente non tutte le vittime e non tutti gli italiani sono uguali davanti la legge.

17 febbraio 2020

Il garantista

Se il garantismo di Renzi fosse genuino, forse non sarebbe andato in vacanza (o per impegni istituzionali) in Pakistan: se questa battaglia per bloccare la riforma della Costituzione sarebbe rimasto qui a lavorare nel governo.
Deve decidersi: o uomo di Stato o libero professionista.

14 febbraio 2020

Populista

Lo dico fin da subito, questo post potrebbe suonare per qualcuno giustizialista e populista.
Fermatevi qui, siete ancora in tempo.

Conosco storie di persone finite in carcere o condannate a pene sproporzionate rispetto al danno causato alla società, solo per reati minori rispetto a quelli in cui normalmente sono coinvolti i colletti bianchi (corruzione, evasione).
Per non parlare dell'attivista No Tav in carcere, oltre i 70 anni, per un cumulo di pena. 
Faccio fatica a ricordare grida d'allarme e prese di posizione in difesa da parte di quanti oggi puntano il ditino contro il ministro della giustizia, reo di aver varato una legge che la Consulta ha giudicato incostituzionale per una sua parte la legge (con un nome molto populista "spazzacorrotti").

Felicitarsi quando vedi che la legge è uguale per tutti nelle sue parti punitive, ovvero che anche i potenti che commettono reati finiscono in carcere, dicono che sia roba da manettari, da forcaioli.
Lo dicono gli stessi che chiederebbero la carta d'identità agli utenti dei social, che sono indifferenti ai lager libici dove ricacciamo gli immigrati (=clandestini), che sono indifferenti alle attuali vittime della malagiustizia (e non mi stancherò mai di ripetere il caso dei parenti delle vittime per amianto, per il caso Eternit finto in prescrizione).

Sempre in tema di populismo: non mi sembra nemmeno normale tutte queste prime pagine, queste convocazioni nei palazzi del potere, delle sardine.
L'impressione, da fuori, è che si sia allevato un movimento populista da contrapporre a m5s e Salvini.

Sempre a proposito di populisti, è bene evidenziare le sempre maggiori similitudini di Italia Viva col centro destra e la strategia di logoramento del Matteo garantista (le cui posizioni politiche su giustizia, ambiente, lotta all'evasione sono vicine al Matteo sovranista).
Se fossimo certi che Mattarella non fosse contrario ad un nuovo esecutivo, si potrebbe pensare che punta ad un governo di solidarietà nazionale.
Vista così, viene da pensare che il logoramento serva solo per avere visibilità.

12 febbraio 2020

Sul tavolo del governo

Il governo dovrebbe cadere su temi come l'ambiente, la politica industriale, per gli investimenti che ancora mancano su sanità e istruzione.
Per la crisi industriale, i posti di lavoro che si stanno perdendo.
Questi i tempi che dovrebbero stare sul tavolo del governo e al centro del dibattito in Parlamento.

Se questo governo cadrà sul tema della prescrizione, sarà una beffa per il paese: primo perché i contrari alla riforma Bonafede (che è già attiva dal 1 gennaio) non stanno proponendo riforme per accorciare i tempi dei processi.
Secondo, perché tutte le sciagure previste dalle nostre Cassandre (vedo l'articolo del Foglio che paragona certi magistrati ai pasdaran) riguardano i nuovi processi, che andranno a sentenza almeno tra un anno. C'è tutto il tempo per monitorare e trovare i correttivi.
Con tutto il rispetto per chi finisce indagato e processato, non sono i problemi di tutti gli italiani.

La fine dell'Ilva, di Alitalia, di Air Italy, sì.
La sanità che non è garantita a tutti, come le scuole con gli intonaci che crollano.
Si può essere garantisti e sventolare gli articoli della Costituzione, ma bisogna ricordarsi che ce ne sono altri.
La tecnica di logorare il governo dall'interno, per guadagnare punti, è indica di bassa statura politica.

07 febbraio 2020

Memoria corta

Vi ricordate quando stava per scattare la terza guerra mondiale contro l'Iran?
O quando l'acqua alta stava sommergendo Venezia e ci chiedevamo quando il Mose sarebbe stato completato?

Ecco, come ci siamo dimenticati del drone killer lanciato sul generale Sulemaini e del Mose, tra qualche settimana forse (sempre che non peggiorino le cose) inizieremo a dimenticarci pure del Coronavirus (gli unici strascichi che interessano in fondo sono gli impatti sull'economia, il commercio...).

E perfino dell'incidente di ieri, il Frecciarossa partito da Milano alle 5 e deragliato nel lodigiano.
Dei treni ci si ricorda solo in due momento: durante gli scioperi quando i tg regionali vanno dai pendolari a chiedere cosa ne pensano e dopo gli incidenti.
Memoria corta, ci dimentichiamo tutto in fretta e, quel che è peggio, cambiano idea e opinione a seconda della convenienza del momento.

Per esempio sulla prescrizione: oggi Italia Viva sta riprendendo tutte le battaglie fatte a suo tempo da Berlusconi (che oggi i giornali fanno passare come moderato e liberale) sulla giustizia, dalla prescrizione, alla giornate in ricordo delle vittime della malagiustizia, allo sblocca cantieri...

Eppure le dichiarazioni di Renzi all'indomani della sentenza di prescrizione sull'Eternit sono rimaste.
Cosa è cambiato in questi anni?
Cosa spinge a cambiare idea ad un politico, solo la convenienza del momento (e 
E cosa è cambiato sui giornali come Repubblica, che della prescrizione, della lotta contro le leggi ad personam di B., della difesa della pubblicazione delle intercettazioni avevano fatto una battaglia?

E' cambiato che oggi non va più di moda difendere la legge uguale per tutti e il diritto alla cronaca.
Complice il virus della memoria corta, tra qualche mese chiederanno a gran voce un governo dei moderati, con Berlusconi e Renzi, per salvare il paese.

PS: Renzi e Italia Viva stanno bloccando la legge in difesa dei giornalisti, vittime di querele temerarie, saranno contenti i giornalisti che in questi giorni lo intervistano o ne raccontano le gesta?

05 febbraio 2020

L'intervista al giudice Gratteri a Di Martedì

Anni fa Renzi prendeva in giro i conduttori dei talk, dicendo che facevano meno share delle repliche di Rambo. Visti gli ospiti e i giornalisti invitati, non mi sorprende ..

Non so che share abbia fatto ieri Di Martedì, il talk politico de La7: io ero tra quanti ieri hanno seguito (con interesse) l'intervista al giudice Gratteri.
Non so per quale motivo crudele si sia scelto di mettere a confronto Gratteri, persona competente che sa di cosa parla, con due giornalisti come Sallusti e Senaldi che ieri hanno portato a casa l'ennesima figuraccia nelle domande poste al magistrato.

A partire dal tema della prescrizione: si sta montando tutta questa polemica, alzando il polverone del garantismo, per non affrontare i problemi reali sulla lentenzza dei processi. Nessuno dei garantisti, tra ordine degli avvocati, giornalisti e politici schierati, ha fatto proposte per ridurre i tempi.

Quando Gratteri ha proposto la riforma del processo telematico, per cui l'imputato per 41 bis poteva essere ascoltato in collegamento dal suo carcere, evitando gli spostamenti, gli avvocati hanno scioperato per 5 giorni.

Chi oggi si oppone al blocco della prescrizione dovrebbe avere l'onestà intellettuale di ammettere che l'attuale sistema non garantisce giustizia a tutti: perché la prescrizione fa comodo a tanti. Imputati e non solo.
Avete paura che i magistrati cattivi terranno aperti i fascicoli per anni?
Ecco, è molto più realistico pensare che ci siano magistrati che li tengano nei cassetti, per non finire nelle rogne in processi contro imputati eccellenti.

Per parlare dei problemi reali della giustizia (come ha fatto Presadiretta in una puntata della scorsa stagione) servirebbero giornalisti che sanno di cosa parlano: una giustizia che non funziona fa comodo a molti, dagli avvocati (quelli che usano le tecniche dilatatorie per prendere tempo) ai magistrati (quelli dei fascicoli nei cassetti) fino ai politici a cui non piace avere una legge uguale per tutti.

Molto più semplice buttarla in caciara, tirare in ballo le storie di dieci anni fa di De Magistris, dell'ex procuratore di Taranto che si è candidato alle passate elezioni a sindaco.

10 gennaio 2020

Benedette polemiche

Le polemiche in Italia se non ci fossero bisognerebbe inventarle.
Da Sanremo, che non potrebbe esistere senza, per le discussioni sugli ospiti, su quelli che si sa che devono vincere.
Alle polemiche fini a sé stessi, dalla prescrizione all'articolo 18 al reddito di cittadinanza.
Migliaia di fascicoli su processi finiscono in prescrizione: magistrati che lavorano per nulla, presunte vittime che aspettano giustizia e, anziché trovare una soluzione (e di proposte in questi anni ne sono fatte molte), ci si arrovella sul blocco della prescrizione, una sciagura per i garantisti.
Come finirà tutta la questione? Terremo la prescrizione così com'è? 

Stesso discorso sull'articolo 18: un totem del passato che non ci possiamo più permettere, le aziende devono avere le mani libere ..
Ma il mondo del lavoro è anche gli infortuni e le morti, i salari bassi, l'abuso di contratti a termine, i giovani laureati costretti ad andarsene all'estero.
Quando parleremo di tutto questo?
Si dice che i posti di lavoro non si creano per legge, ma la politica può mettere dei paletti alle imprese, per evitare storture, casi di sfruttamento, caporalato etc.
La politica può decidere che così come si mantiene la prescrizione, l'immunità (in nome delle garanzie costituzionali), si possa mantenere anche dei pezzi dello Statuto dei lavoratori del 1970.

06 gennaio 2020

Cronache dell'epifania

La crisi in medio oriente, le morti sul lavoro, le polemiche attorno alla scelta di revocare la concessione ad Atlantia, le polemiche attorno alla riforma della prescrizione, le minacce di Italia Viva (di lotta e di governo come il vecchio Bertinotti) contro il suo stesso governo.

Sono tanti gli spunti su cui parlare: come faremo a portare avanti una missione europea (quella invocata da Conte nell'intervista a Repubblica) se nemmeno esiste una politica estera europea? Teniamo in piedi la concessione ai Benetton fino a quando? Fino alla fine del processo in Cassazione? Fino al prossimo incidente? 
Le morti sul lavoro: solo in Lombardia (la regione locomotiva, traino del PIL, etc etc) ci sono stati 67 morti, alcuni dei quali in età prossima alla pensione che ancora eseguivano lavori pesanti.
Sono morti per fatalità o perché oggi fare formazione è un costo da tagliare - come dice la ricetta degli economisti, gli stessi che rinfacciano ai lavoratori italiani scarsa produttività?

Il totem della prescrizione: a sentire le voci critiche sulla riforma Bonafede, dopo l'Italia, solo la Grecia rimane come baluardo della civiltà in Europa.
Ho letto l'intervista a Pisapia su Repubblica: ci sono i diritti degli imputati e ci sono anche quelli delle vittime.
Il blocco della prescrizione potrebbe non rendere più veloci i processi (che hanno tempi lunghi già oggi), vero: Pisapia fa una serie di proposte, per esempio promuovere i riti alternativi, aumentare l'organico della magistratura (proposte che lo vedrebbero d'accordo anche con Caselli, tra l'altro).
Domanda: c'è qualche partito che sta portando avanti queste proposte? 
Perché io vedo solo una voglia di lasciare le cose come stanno, su concessioni, lavoro e sicurezza e giustizia.

Oggi però non si può non ricordare l'omicidio di Piersanti Mattarella, ucciso a Palermo il giorno dell'epifania del 1980.
Delitto per convergenza di interessi, mafiosi e poitici, per tenere la Sicilia ferma, immobile, con gli appalti in mano alle aziende mafiose, come ricorda Barbacetto nel suo articolo.
Articolo che ci ricorda come, il sette volte presidente del Consiglio Andreotti, dopo l'omicidio del collega di partito Mattarella, andò in Sicilia a parlare coi due boss, Bontade e Inzerillo. Come se fosse un incontro d'affari in cui qualcosa è andato storto.
Ne parlò il pentito Francesco Marino Mannoia

Bontade mi disse che Andreotti era venuto per sapere il perchè dell' omicidio Mattarella e lui gli aveva risposto: ' Ma non lo avete ancora capito che qui comandiamo noi e se non cambierete atteggiamento vi leveremo tutti i voti e non solo quelli della Sicilia, ma anche quelli della Calabria e dell' Italia meridionale?'

02 gennaio 2020

Se non ci fosse Blob

Se non ci fosse Blob, a riportarci coi piedi per terra, non so come faremmo.
Passeremmo la giornata a commentare lo schiaffo del papa che non c'è stato, lo sketch del capitano sovranista (cosa non si fa pur di far si che la gente parli di te), la dura battaglia del centrodestra (anche quello renziano) contro il reddito di cittadinanza..





E invece c''è Blob che ci mostra l'Italia sott'acqua, da Venezia a Torino, fin giù al sud, in Irpinia col comune allagato dopo che il fiume si è ripreso il suo spazio.
C'è Blob che ci mostra le immagini dei disperati che attraversano quel braccio di mare tra i lager (e la fame, è la povertà) e la speranza di un futuro diverso.

Le parole di Mattarella nel suo discorso di fine anno le abbiamo ascoltate tutti, immagino: coesione, futuro, i giovani a cui dare fiducia.
Che tradotto in termini concreti significa battersi per la tutela dell'ambiente, invertire la rotta nei confronti dell'emigrazione dei neolaureati, ridurre le disuguaglianze.
Qualcosa di più concreto rispetto a cenoni, scenette, rosari e piani choc di cantieri da aprire. Perfino del seppur tragico incidente di Roma, in corso Francia.

Più che agli schiaffi di Francesco, dovremmo preoccuparci degli schiaffi (e non solo) presi dall'ex deputato Scotto la notte di Capodanno a Venezia da tre neofascisti che gridavano duce duce oltre ad insulti antisemiti.

PS: questa mattina ho cercato qualche dato sulla prescrizione (com'era e come sarà da oggi) sui due quotidiano che ho comprato, Il Fatto e Repubblica.
Ho questa abitudine a volermi informare e a non ripetere slogan di altri.
Su Repubblica si parlava solo delle tensioni nella maggioranza ("i renziani minacciano barricate" scrive la giornalista Casadio).
Sul Fatto ho invece trovato due brevi articoli a riguardo di Nicola Ferri e Giancarlo Caselli (ex magistrati):
- ad oggi la durata media dei processi d'appello è di 759 giorni, per il processo di primo grado si scende a 375 e a 132 per la Cassazione (sono dati del Sole 24 ore del 23/12)
- la proposta del PD prevede di far ripartire la prescrizione dopo la condanna in primo grado per due anni: sarebbero 730 giorni, nemmeno la durata media dei processi d'appello
- fino a ieri, sono finiti in prescrizione (che si applica ai casi di condanna) circa 120mila processi: parliamo di vittime che non hanno ricevuto una risposta dallo Stato (di cui i neogarantisti sembra non si interessino) 
- coloro che attaccano la riforma fatta dal ministro Bonafede, spiegano che così i processi potranno durare all'infinito: ma oggi una delle cause della loro lunghezza sta proprio nel cercare di arrivare a prescrizione.
- volete processi in tempi ragionevoli (il termine veloce associato alla parola giustizia mi fa paura)? Occorre riformare il processo penale, togliere formalismi inutili (le notifiche fatte dalla polizia giudiziaria), stringere sui ricorsi in appello e in Cassazione e investire nei Tribunali per colmare i vuoti di magistrati, giudici e personale amministrativo.


Giusto per far chiarezza, perché sono stanco di polemiche sterili, come su prescrizione e sul reddito di cittadinanza.

29 dicembre 2019

Dove abita la giustizia – riflessioni di un magistrato sulla prescrizione


Dove abita la giustizia 
Ferretti sapeva che la giustizia doveva abitare nel Palazzo che era spesso assente.Lui cercava di riportarla in quei locali solenni, ma lei trovava sempre qualche fessura da cui scappare via. 
Bastava pensare a tutto quel lavoro inutile che sta dietro ai reati che vanno in prescrizione. Per ogni proscioglimento causato dal decorso del tempo c'era una vittima che non aveva ricevuto tutela e quando mancava il danno per qualcuno, c'erano sempre le ragioni di tutti i cittadini che dal delitto ricevono un pregiudizio in termini di violazione del patto sociale. 
Lui la chiamava giurisdizione apparente, un lavoro inutile per dare l'impressione che il sistema funzioni, energie sprecate per giustificare il nulla di fatto.Non c'è niente di peggio che l'accertamento di verità rimasto incompiuto, pensava il pubblico ministero. Restano i dubbi, i sospetti, l'idea che la legge è uguale per tutti, ma che per qualcuno lo è un pochino di più. 
Ferretti vedeva la giustizia colpire con la spada e gli occhi bendati, ma solo per i deboli, per i poveri. 
Quando si indagavano le persone per bene, allora le cose si complicavano. A volte gli sembrava un sistema perverso: il processo deve concludersi in un tempo ragionevole e, contemporaneamente, si dà la possibilità all'indagato di prolungarlo con cavilli, rinvii, incombenze tanto formali quanto inutili per poi sentirsi dire:
«Spiacenti, il tempo è scaduto, la Giustizia è arrivata in ritardo».
 
Non sono io Vittorio Nessi, Daniela Piazza Editore


Sono le riflessioni, amare, di un magistrato: il pubblico ministero Bruno Ferretti, alter ego letterario del magistrato comasco (ora in pensione) Vittorio Nessi. 
Sono riflessioni che toccano il tema, tornato attuale, della prescrizione: sono ormai più di dieci anni che si parla di questo, di allungare i tempi, di riformare il processo penale, di riformare il meccanismo della prescrizione.
Ad oggi in Europa solo in Italia e in Grecia la prescrizione continua per tutto l'iter del processo, fino alla Cassazione.
Toglierla sarebbe una barbarie, far diventare il cittadino un perseguitato a vita della giustizia.
Obiezioni fatte, spesso in buona fede, che però non spiegano come mai altrove in Europa la barbarie non regni sovrana, come mai era l'Europa a chiederci di rivedere la prescrizione.
La legge oggi, anziché essere uguale per tutti, è un po' meno uguale per chi può permettersi buoni avvocati, per dilungare i tempi.
E tutto questo non però non è considerato barbarie.
Dove abita la giustizia?

06 dicembre 2019

A proposito di chiacchiere

MES, prescrizione, tasse e meno tasse, manette e lotta all'evasione ma senza esagerare (adelante con juicio)..
Si fa un gran chiacchierare ma senza voler mai cercare di spiegare le cose.
Si invita Sgarbi a parlare di prescrizione e non i parenti delle vittime della strage di Viareggio. Sarebbe interessante sentire anche il loro giudizio sulla proposta di bloccare la prescrizione una volta arrivati a processo e non farla continuare.
Renzi aveva detto, all'indomani della prescrizione sul processo per le morti di amianto nel 2014, a Casale: 
"Ci sono due modi per concepire il caso Eternit: o la vicenda non è un reato o se lo è, ma è prescritto, vanno cambiate regole sulla prescrizione perché non è possibile che le regole facciano saltare la domanda di giustizia."
Oggi Italia Viva vota come Forza Italia, alla faccia della coerenza e del rispetto delle vittime.
E i penalisti scendono in piazza contro questa riforma, dimenticandosi che solo la Grecia fa come l'Italia (e che solo a Milano abbiamo circa la metà degli avvocati che esercitano in Francia - almeno nel censimento del 2010).

Stesso discorso sulla lotta all'evasione: niente obbligo per i POS e niente sanzione per chi non lo usa.
Colpa delle commissioni delle banche, dicono: anziché abbassarle (visto che le banche sembra che guadagnino più dalle commissioni che non dai prestiti), si toglie l'obbligo. Tutti contenti, meno i cittadini e i commercianti onesti?

Altro chiacchierare, in un verso o nell'altro, sulla vicenda degli affidi dei bambini, "parlateci di Bibbiano". Ora che la Cassazione ha annullato l'arresto del sindaco PD, è spartita anche l'inchiesta, le sofferenze delle famiglie che si sono viste togliere i figli e le accuse al sindaco.

A proposito di chiacchiere: come siamo messi a Venezia col Mose? Con la svolta green (niente tasse sulla plastica a quanto pare)? 

23 novembre 2018

Leggendo i giornali

Ieri abbiamo scoperto che dobbiamo stare attenti anche all'eccesso di altruismo (con tutti i poveri che abbiamo da curare a casa nostra, e poi paga sempre pantalone ...).
Oggi sul giornale leggo delle sciopero dei medici di base e dei penalisti.
I primi che protestano per avere più fondi e per il rinnovo del contratto di lavoro.
I secondi contro la riforma del codice penale che blocca la prescrizione al processo di primo grado (come succede in altri paesi).
Diversamente dai macchinisti (ATM o Trenord) non trovo giornalisti che scrivano del week end lungo, dell'Italia ostaggio di queste categorie rimaste al secolo passato etc etc..
Grazie al cielo aggiungo: il problema della sanità è tremendamente importante, specie nelle regioni del sud, ma anche qui al nord dove rischiamo di trasformare la sanità come servizio per ricchi.
Il problema dei penalisti è che proprio non riescono ad accettare che la giustizia debba essere uguale per tutti, non solo per gli imputati che possono pagarsi un avvocato disposto ad andare per le lunghe.

Sono ormai dieci anni e passa che sento parlare di sanità pubblica (a rischio), di processo penale trasformato in una gara ad ostacoli e dove a furia di cavilli, rinvii (e per un sistema dove si fanno troppi processi) i processi terminano in prescrizione (e il diritto delle vittime a vedersi riconosciuta giustizia?).
E temo che ne sentiremo parlare ancora, vista la tendenza a regredire rispetto alle conquiste del passato: e non posso non pensare alla battaglia delle donne di "non una di meno" (ieri al Consiglio comunale milanese) per la difesa delle fasce più deboli della nostra società.

08 novembre 2018

Il ruspante Salvini

Ha un suo stile, il ministro nonché vicepremier (e forse non solo vice) Salvini: se avete seguito l'intervista ieri sera ad Ottoemezzo capirete perché.
Non sarà elegante, ma si fa capire dal suo elettorato, specie quando si parla di immigrati, per cui è finita la pacchia: quanto è stato abile nel portare il ragionamento dove gli interessava?
In richiedente asilo compie un reato (o viene accusato di compiere un reato)? E io lo espello dal paese.
I 35 euro per immigrato? Ridotti a 26 o 19 e coi soldi risparmiati assumeremo persone nelle forze dell'ordine e nei vigili del fuoco (e i tagli alle forze dell'ordine risalgono ai tempi del ministro ministro Maroni).
Il punto debole qual è? Senza accordi coi paesi stranieri, i rimpatri e le espulsioni sono buone solo sulla carta.
E l'accordo col Ghana per aiutare i ghanesi a casa loro? "Con sei euro al giorno do vitto e alloggio a 800 giovani ghanesi ..".
Ma anche qui, nessun accordo per i rimpatri.

Le parole chiave sono altre: i 35 euro (che non sono soldi che finivano in mano ai richiedenti asilo), il numero degli sbarchi in calo (e dove sono finite quelle persone che non arrivano più qui?), la pacchia che è finita, e poi il piglio duro contro la sinistra buonista che ha fatto entrare questi clandestini criminali e stupratori nel nostro territorio.

Salvini poi è stato abile nello spiegare la sua contrarietà alla riforma della prescrizione (ovvero, come funziona in altri paesi europei): "serve un disegno organico" si è giustificato.
Quel disegno organico che non esiste nella gestione degli immigrati e nella loro immigrazione.
Ma non è che Salvini voglia passare per il difensore dei corrotti o rompere definitivamente con Forza Italia.

Che accordo troveranno per la prescrizione?
La pacchia per corrotti e corruttori è finita?

25 marzo 2015

La tela della prescrizione

Ad ogni prescrizione eccellente, parte il film: prima i titoloni, poi le promesse da marinaio ("basta precrizione", "basta altri casi eternit") e poi la lenta ma efficace melina.
Quella che ancora oggi ci costringe a chiederci quando verrà tolta di mezzo la ex Cirielli, ma anche quando vedremo una seria legislazione contro corrotti e compagnia cantando..
Quello che la Camera fa di notte,il Senato smonterà di giorno, con molta calma.

Ah già il principio di Montesquieu, la separazione dei poteri, la presunzione di innocenza. E poi la tutela della privacy: che cosa di cattivo gusto sentire la voce del padre che raccomandava il figlio a Incalza ..

Io vedo solo un enorme sistema corruttivo che si sta mangiando il paese. Che non da giustizia alle vittime (eternit, calciopoli ..). Il resto invece, lo sputtanamento del potente (scusate il termine), il sentirsi processati a vita, non riesce a turbarmi il sonno.

Diversamente da quello che capita a filosofi come Cacciari, turbati dalla barbarie delle intercettazioni.

17 dicembre 2013

Report – Il delitto perfetto

In Italia abbiamo un problema di giustizia che non è dovuto alle toghe politicizzate, le toghe rosse, magistratura democratica che vuole sovvertire i risultati delle elezioni.
Il problema della giustizia è legato alle tante riforme e provvedimenti in materia, messi in atto dal Parlamento (e mai abrogati), pensati per risolvere i guai giudiziari di una parte politica (e tenuti buoni per il futuro dall'altra parte politica), e che oggi mettono a rischio il diritto costituzionale ad una giustizia uguale per tutto.


Una di queste riforme, su cui si è concentrata l'inchiesta diAlberto Nerazzini, riguarda la prescrizione dei processi: 130000 processi ogni anni finiscono in prescrizione, ovvero si sarebbe anche individuato il colpevole di un delitto, ma è passato ormai troppo tempo da quando è stato consumato, per cui la giustizia di deve fermare. Nessun risarcimento per la collettività, nessun risparmio per lo stato, magistrati costretti a lavorare anni per inseguire piste, ascoltare testi. E poi, zac .. arriva la forbice della ex Cirielli che taglia tutto. Lavoro inutile. La prescrizione estingue il reato.


È successo nei processi di Berlusconi, per i torturatori in divisa di Genova (le violenze alla scuola Diaz, a Bolzaneto), per il processo Andreotti.
La norma della prescrizione risale al codice Rocco, degli anni '30, e non ha mai subito modifiche, anche dopo la riforma del codice penale del 1988.
Quella che doveva portare il processo penale italiano ad inseguire i modelli anglosassoni, senza riuscirci.
La prescrizione all'italiana, dove cioè tempo per calcolare il tempo massimo del processo non si ferma nemmeno al rinvio a giudizio, esiste solo qui e in Grecia, e non sarà un caso.
Non è un caso se le carceri sono piene di piccoli delinquenti condannati (e recidivi) per reati di spaccio, furto, emigrazione clandestina.
Questo è un altro effetto della legge che prende il nome di ex Cirielli, perché il padre non l'ha più riconosciuta, dopo che Forza Italia nel 2005 l'aveva modificata: nata per inasprire le pene ai recidivi, ha abbassato i tempi di prescrizione dei reati per gli incensurati.
Il risultato sono i colletti bianchi liberi, perché si possono permettere avvocati scaltri nel prendere tempo, e sempre incensurati, e piccoli delinquenti in galera poiché loro, l'avvocato di grido (che può pure presentare il legittimo impedimento), non se lo possono permettere.


La corte europea condanna l'Italia per la situazione delle carceri? E noi facciamo la prescrizione facile e poi, per metterci a posto la coscienza, facciamo pure un bell'indulto e una amnistia generale. Come nel 2006.
Ci prendono pure in giro, i politici che presentano queste proposte vergognose: basterebbe depenalizzare taluni reati (che non devono intasare le aule di un Tribunale), investire nella giustizia, informatizzare il processo, limitare il meccanismo di Appello (oggi se hai i soldi, vale la pena tentare l'appello, almeno per abbassare la pena), abrogare la ex Cirielli, costruire carceri.


Questo sistema della giustizia è fatto per i furbi, per i ricchi, per i grandi evasori e corruttori. Assieme all'avvocato Fornani, il giornalista di Report ha fatto il calcolo del tempo medio di un processo: sono 109 mesi, circa 9 anni. Considerato che i tempi medi per la prescrizione di un reato sono 7,5 anni, è facile comprenderne le conseguenze.


Nerazzini ha mostrato diversi casi di vittime senza giustizia: la ragazza violentata dallo zio. La Marlene in Calabria, una fabbrica dove non sono state rispettare le norme di sicurezza e che per questo degli operai sono morti.
Il G8 di Genova. Una ragazza maltrattata dai genitori adottivi nel Veneto, il cui processo si trascina dal 2003, in modo vergognoso (e dove l'avvocato dei genitori imputati è un certo Ghedini).
Un prete condannato in sede civile per violenze sessuali (e prescritto in sede civile): sarà la curia a risarcire la vittima (diocesi che aveva scelto i migliori avvocati per difendere l'educatore).


“La prescrizione esiste in tutti i paesi civili”, si è difeso nel servizio l'ex parlamentare di AN (ora FLI). Non esiste in Inghilterra, dove tra l'altro non hanno mai sentito parlare di amnistia o indulto.
Amnistia o indulto sconosciuti anche negli Stati Uniti: in questi paesi capita persino di vedere qualche politico finire in cella, magari per pochi mesi. Perché in questi paesi la giustizia è considerata una cosa seria: chi commette un reato sa che non la farà franca.
Negli Usa gli imputati preferiscono patteggiare, per evitare pene lunghe. Qui in Italia patteggia solo il 10% dei casi, e si può pure fare appello.


Nerazzini ha intervistato l'ex giudice capo, lod Judge, e anche un famoso avvocato di Londra, Qureshi. Il modello inglese non prevede prescrizione e puoi essere giudicato sempre perché, spiegano, per inchieste complicate, specie sui reati fiscali, serve molto tempo per trovare le prove.
In questi paesi non conviene prendere tempo, per sperare di cavarsela.
Chi ostacola la giustizia, mentendo alla corte ad esempio, può finire in cella automaticamente (e pensate a quello che è successo nel processo Ruby, coi testimoni di B. a libro paga).


E' vero che qui non hanno i maxi processi, che non hanno la mafia, in appello ci finiscono i casi dove c'è stato un errore legale: ma un processo penale dura in media 2 anni, 1 anno per un processo civile.


L'ambasciatore inglese, sentito da Nerazzini, ha spiegato come è il problema della giustizia in Italia che blocca gli investimenti dall'estero: non l'articolo 18, i sindacati, i bamboccioni e le altre sciocchezze che ci raccontano.
Il nostro è un sistema che non offre ai cittadini e alle imprese che investono garanzie di giustizia: troppi avvocati e troppi avvocati in Parlamento.
ALBERTO NERAZZINI FUORI CAMPOInfine un inglese che vive in Italia. Christopher Prentice da due anni è l’ambasciatore britannico. Il suo interesse è un piano di sviluppo condiviso tra Italia e Regno Unito, ma non è facile portare gli investitori da noi.CHRISTOPHER PRENTICE - AMBASCIATORE BRITANNICO IN ITALIAPer ottenere ciò, una struttura giudiziaria affidabile è essenziale. Un gran passo avanti sarebbe procedere verso una riforma del sistema giudiziario non tanto direi negli aspetti che sono stati spesso trattati dalla stampa tipo il dibattito sulla politicizzazione o meno della magistratura, questa non mi sembra la questione principale. Il punto chiave è il sistema offre un buon accesso alla giustizia?ALBERTO NERAZZINIQuindi lei dice che essendo la macchina giudiziaria così importante per un paese, oggi il nostro paese non attrae gli investitori?CHRISTOPHER PRENTICE - AMBASCIATORE BRITANNICO IN ITALIAQuesto riassumendo è il nocciolo della questione.ALBERTO NERAZZINI FUORI CAMPOL’ambasciatore dialoga con i nostri addetti ai lavori per trovare una soluzione. Per lui i problemi sono il diritto automatico di appello e il fatto che da noi in ogni grado le prove siano riascoltate. E poi?CHRISTOPHER PRENTICE - AMBASCIATORE BRITANNICO IN ITALIALa prescrizione. Perché incentiva in modo perverso gli avvocati ad allungare il processo per cercare di raggiungere quel limite, quindi si tratta di una lentezza insita nel sistema. La resistenza al cambiamento deriva da interessi radicati come in qualsiasi altro paese. Noi abbiamo, dicono, troppi avvocati in Italia e soprattutto troppi avvocati in Parlamento.

Chissà se Renzi o Letta hanno capito il messaggio (o forse no, la sinistra non parla mai di abrogare la ex Cirielli).



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