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31 dicembre 2022

Senza respiro di David Quammen

 

La popolazione non deve farsi prendere dal panico
Per alcuni non è stata una sorpresa, l’arrivo di questa pandemia, non più di quanto possa esserlo il sopraggiungere di un evento tristemente ineluttabile. Mi riferisco agli esperti di malattie infettive. Per decenni lo avevano visto avvicinarsi, come un puntino scuro all’orizzonte nelle pianure del Nebraska che procedeva rombando verso di noi con velocità e forza incalcolabili, come un tir carico di polli o di acciaio andato fuori controllo. Sapevano che l’agente della prossima catastrofe sarebbe stato quasi sicuramente un virus.

Non un batterio come nel caso della peste bubbonica, non qualche fungo mangia-cervello, e nemmeno un protozoo complesso del genere che causa la malaria. No, un virus – e più precisamente un virus «nuovo», non del tutto sconosciuto, ma da poco identificato come contagioso per gli esseri umani. Ma se era inedito per l’uomo, da dove poteva arrivare? Bella domanda. Tutto viene da qualche parte, e i nuovi virus umani vengono dagli animali selvatici, a volte per il tramite di un animale domestico che funge da intermediario. Questo tipo di passaggio da un ospite non umano all’uomo è noto come spillover.

Come tanti italiani ho vissuto la pandemia causata dal virus Sars-Cov2 seguendo con un certo interesse le trasmissioni dove virologi, infettivologi, medici, raccontavano la loro versione della storia. Quello che è avvenuto in Italia e nel mondo, a partire dal gennaio 2020 (e che ancora non è finito), è qualcosa che allora pensavamo essere inconcepibile: una pandemia mondiale, persone chiuse in casa e impossibilitate ad uscire, una malattia che pensavamo essere così lontana e che invece che in Italia del nord ha fatto così tanti morti da dover essere portati via coi camion militari. Come è stato possibile?
Tutti ci siamo fatti le stesse domande: da dove arriva questo virus, come ha potuto contagiare il mondo intero? Come abbiamo potuto sottovalutare il rischio di una nuova pandemia?
Perché è partito dalla Cina, da quella città in particolare? Come mai ha fatto così tanti morti in Italia e in particolar modo, nell’Italia del nord. Soprattutto, la domanda più importante: che succederà adesso, possiamo dimenticarci della pandemia, il virus ha finito di essere un problema per le nostre vite?

Sono domande ancor più importanti adesso, perché (specie da parte dei governi attuali) è tanta la voglia di mettersi tutto alle spalle, dimenticarsi dei morti, dei lutti, dello strazio delle famiglie che nemmeno hanno potuto lasciare un ultimo saluto ai loro parenti colpiti da questa malattia, il Covid19, un nemico che non si vede. Da una parte c’è l’allarme, oggi, in queste ore, per le notizie dalla Cina, dall’altra il governo italiano di destra ha emanato norme che strizzano l’occhio ai novax.

Ecco: questo libro ha risposto a tante delle domande di cui ho parlato sopra, accompagnandomi in un mondo che non conoscevo affatto, il mondo degli scienziati, dei ricercatori, che ogni giorno hanno a che fare con questi strani esseri non viventi, chiamati virus.
David Quammen non è un medico, alle spalle non ha una formazione scientifica ma piuttosto una letteraria: grazie a questo l’autore si sforza, nel corso del racconto, di rendere comprensibili a tutti concetti complessi come la proteina spike (quella specie di corona che rende i coronavirus così unici), la differenza tra un virus, vivo dentro un animale oppure la sua sequenza dei suoi genomi. Come mai questo virus è stato così “bravo” ad attaccarci e a diffonderci da uomo a uomo? Quammen riesce a spiegare concetti apparentemente complessi come “sito di scissione della furina” e il “il dominio di legame del recettore Ace2”, due caratteristiche che hanno reso il sars-Cov2 così tristemente famoso.
Se interessa, potete approfondire le vostre conoscenze leggendo l’articolo “The Origins of Sars-CoV-2. A critical Review (16 Settembre 2021)”.
L’autore ha impiegato questi mesi di pandemia per andare ad intervistare, a volte di persona a volte via internet, medici e scienziati che, sin da subito si son attivati dopo le prime segnalazioni su queste “strane” polmoniti a Wuhan di pazienti legati a vario modo col mercato ittico.
Il primo sequenziamento, la scoperta che si trattava di un “
coronavirus” (un nome che per la maggior parte della popolazione non voleva dire nulla); la pubblicazione della notizia sul sito ProMED da parte di Marjorie Pollack – deputy editor- a fine dicembre 2019; la pubblicazione della sequenza del genoma (lunghe stringhe di lettere che identificano il codice RNA del virus) sul sito Virological a gennaio 2020 da parte Eward Holmes e altri in modo che tutta la comunità scientifica potesse attivarsi, fino alla segnalazione arrivata all’OMS il 7 gennaio da parte del CDC cinese.
Si scelse di non allarmare la popolazione, in Cina come nel resto del mondo (qui in Italia mancavano poi dispositivi e perfino un piano pandemico aggiornato).

Quello che è successo poi è noto a tutti:la crescita esponenziale delle infezioni, la scoperta degli asintomatici, le morti e le persone lasciate sole in casa senza cure perché non c’era posto negli ospedali, presi d’assalto, le persone intubate e medici e infermieri costretti a turni massacranti per gestire questi malati.
Eppure i segnali c’erano tutti, a volerli vedere: l’autore, ancora una volta andando ad intervistare diversi esponenti della comunità scientifica, racconta la storia delle precedenti epidemie causate da coronavirus, dalla SARS alla MERS, passando per Ebola e Marburg.
I coronavirus hanno questo di speciale: sanno mutare velocemente per adattarsi a nuove condizioni ambientali (è insito nel fatto che sono strutture basate su RNA, meno stabile rispetto al nostro DNA), sono presenti in natura all’interno dell’organismo di tanti animali selvatici, non solo i pipistrelli, ma anche zibetti, procioni e i cervi in nord America. Sanno combinarsi tra loro, impiegano anni per compiere le loro mutazioni e sono proprio queste che ne hanno aumentato la loro pericolosità. Per studiarli, equipe di scienziati, come quelli della dottoressa Zhengli Shi, sono andate a raccogliere campioni di feci e di sangue dai pipistrelli nelle miniere, in Africa come in Cina, nella famosa miniera di Majiang, dove nel 2009 è stato ritrovato un campione di virus al 96% simile a quello della Sars: era una scoperta che doveva far drizzare le antenne a tutto il mondo e ai decisori politici. La fuori, in natura, la stessa natura che stiamo antropizzando, c’è un virus trasmissibile all’uomo senza passare per altri esseri intermedi,
“tenetevi pronti”, per un prossima pandemia.

In quella grotta era stato trovato il famoso campione 4991 da cui era stato ricavato il genoma catalogato come RATG13, al 97% simile a quello del Sars-Cov2: questa scoperta ha fatto nascere tante polemiche sull’origine del virus, un argomento su cui Quammen è tornato più volte nel libro.
Nonostante il lavoro della commissione dell’OMS andata a Wuhan nel 2021 non sia stato esaustivo (per la poca collaborazione delle autorità cinesi), non esistono prove che il Sars-Cov2 sia uscito da un laboratorio a Wuhan o
che sia stato creato di proposito a partire da altri virus di tipo corona.
È proprio l’alta capacità di Sars-Cov2 (vi ricordate ancora il sito di scissione e il dominio di legame della furina?) a far propendere verso una origine “
naturale” della pandemia: sarebbero servite troppe prove, con tanti errori intermedi, affinché in laboratorio si potesse arrivare ad un virus così aggressivo e con questa capacità di aggredire le nostre cellule.
Quammen fa anche chiarezza su cosa significhi fare esperimenti di
Gain of function sui virus, un argomento molto controverso anche nello stesso mondo scientifico, spiegando come il lavoro fatto a Wuhan, a partire dalla Sars, non avesse come obiettivo creare un nuovo virus più potente. L’autore usa la metafora dei “leopardi di Mumbai”, che potremmo clonare in laboratorio ma non per questo avremmo generato una nuova specie di leopardo.

È molto probabile che l’origine della pandemia si trovi a Wuhan in quel mercato ittico, smobilitato dal governo locale il 1 gennaio, dove si vendevano anche animali selvatici vivi macellati al momento. Wuhan è anche un nodo nevralgico per il sistema dell’alta velocità in Cina, che passa proprio per questa città da 11 milioni di abitanti: quante persone sono passate di qui nei giorni di festa del capodanno cinese?
Il vero imbarazzo per il governo cinese – spiega Quammen – potrebbe essere proprio il traffico di animali selvatici, proibito per legge dal 2014 ma ancora diffuso almeno in quei mesi (e tollerato dalla polizia in quanto costituiva un giro d’affari da 75 miliardi di dollari l’anno): da quegli animali, il pipistrello o forse un altro animale “serbatoio” sarebbe avvenuto il salto, lo spillover, verso l’uomo. Se volete approfondire il punto, leggetevi l’articolo “The Huanan Market Was the Epicenter of Sars-CoV-2 Emergence, (26 Febbraio 2022)”

Ci siamo fatti cogliere impreparati: questa la sensazione che emerge leggendo questa caccia al virus. Quando abbiamo chiuso le città e le regioni, qui in Italia, era ormai troppo tardi: il lockdown che ancora oggi in molti considerano una scelta inutile (dimenticandosi dei mille e passa morti al giorno) fu in realtà una scelta tardiva (su cui grava anche il peso dell’industria del nord) che costò le migliaia di morti (legati a loro volta all’alto inquinamento dell’aria nelle città della pianura padana e probabilmente anche al tema delle infezioni ospedaliere per i batteri resistenti agli antibiotici).
Oltre al virus c’è anche il fattore sociale a pesare sulle pandemie: gli appelli a non fermare le città, la scelta di far giocare la partita Atalanta Valencia a San Siro il 19 febbraio, la decisione di non bloccare le festività cinesi nel gennaio 2020 ...
Ma non è solo questo: ci siamo fatti anche incantare dalle “magie” per curare il covid.
Il virus non se ne è andato da solo, con l’arrivo del caldo, come predisse l’ex presidente Trump, sponsor delle cure con idrossiclor
ochina (era stato ben consigliato dai suoi guru, tra cui Elon Musk). Quammen spiega anche l’inefficacia della teoria “dell’immunità di gregge” inseguita tra gli altri dal governo di Boris Johnson: non si arriverà mai, con questo virus, ad una immunità di gregge, per la sua grande capacità di mutare e di ricombinarsi.
Sui vaccini,
il libro ha il grande merito di raccontare due cose: rispetto al passato, c’è voluto meno tempo da parte delle aziende farmaceutiche per produrre vaccini ad mRNA (RNA messaggero) perché si è partiti dal lavoro fatto sui precedenti “coronavirus”, i responsabili delle epidemie di SARS e della MERS.
L’autore stigmatizza poi la disparità vaccinale nel mondo: nel giugno 2021 solo l’1% della popolazione nei paesi poveri aveva ricevuto almeno 1 dose del vaccino. I tentativi di portare il vaccino anche a questi paesi sono falliti sia per le difficoltà materiali nel trasportare le dosi che devono essere conservate a basse temperature, sia per l’egoismo dei governi e delle grandi case farmaceutiche.
Un mondo asimmetrico, per quanto riguarda le vaccinazioni, è un mondo dove il virus continuerà a proliferare, generando nuove variazioni potenzialmente più pericolose, sebbene magari meno letali.


Non è la magia quella che ci salverà da questa e dalle prossime pandemie, ma la scienza. La scienza che non sempre è portatrici di certezze, quelle che magari pretenderebbe il decisore politico. Scienza che è la somma di tante visioni, perché il nostro sapere è frammentato: “nessuno sa tutto” è il titolo dell’ultimo capitolo:

La realtà a tutto tondo può essere colta solo sommando prospettive disparate. Il discernimento della verità – o meglio della verità perché è una parola troppo imperiosa e sospetta – deriva dall’ascolto di molte voci. Prendiamo l’esempio della nostra pandemia. Abbiamo bisogno di ascoltare molte voci, e abbiamo bisogno di aiutarci l’un l’altro a capire. [..]

Una cosa è certa, credo, in mezzo al turbinio delle nostre incertezze. Il Covid19 non sarà l’ultima pandemia che vedremo nel ventunesimo secolo. Probabilmente non sarà la peggiore. Ci sono molti altri leopardi del Mumbai. E ci sono molti altri virus spaventosi nel luogo d’origine del Sars-Cov2, qualunque esso sia.

La scheda del libro sul sito di Adelphi

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon



19 dicembre 2022

Anteprima inchieste di Report – l’altra pandemia, le auto a guida autonoma e chi guadagna col gas

La minaccia, subdola e purtroppo poco considerata, dei batteri antibiotico resistenti, chi ci sta guadagnando col gas (per la guerra in Ucraina) e infine un servizio sulle auto a guida autonoma (un tema che Report aveva già toccato nel passato.

I superbatteri e la pandemia silenziosa

Questa sera Report parlerà dei superbatteri resistenti agli antibiotici: si stima che ogni anno in Italia muoiano 15 mila persone, ma sono stime al ribasso. I giornalisti Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella racconteranno di quanto siano pericolosi e di quanto poco sia stato fatto per contrastarli, anche da parte delle multinazionali del farmaco.
Il servizio infatti racconterà della Bayer
abbia venduto il dipartimento di ricerca sugli antibiotici nel 2005 e anche altri giganti come Astra Zeneca e Novartis si sono tirati indietro dalla ricerca. Pfizer, nonostante gli incassi da capogiro sui vaccini non sta sviluppando nuovi antibiotici.
“Il cancro e l’antibiotico – resistenza sono ormai emergenze globali di simili proporzioni eppure ci sono solo 80 antibiotici in fase di sviluppo clinico, contro duemila prodotti antitumorali.” spiega a Report Marc Lemonnier, fondatore di Antabio.
Al laboratorio di microbiologia di Rimini arrivano i campioni dei pazienti ricoverati dell’Azienda Sanitaria Romagna, sono oltre 250mila piastrine analizzate in un anno.
Un medico del laboratorio mostra ai giornalisti un campione contenente una colonia di enterococco, che nel corso degli anni ha “imparato” a diventare resistente agli antibiotici.
Mentre nel mondo si parlava della pandemia del Covid, l’antibiotico-resistenza provoca 1,3 ml di morti l’anno nel mondo, nel silenzio generale, solo in Italia ne muoiono 11 mila l’anno. Ci stiamo avvicinando alla drammatica previsione di Jim O’Neill (ex capo economista di Goldman Sachs), 10 ml di morti entro il 2050, più del cancro: i dati sui batteri resistenti agli antibiotici confermano oggi questa tendenza, siamo di fronte ad uno tsunami, potremmo arrivare ad una situazione in cui le chemioterapie non avranno più effetto, perché il paziente avrà debellato il tumore ma morirà post chemioterapia o post trapianto per una infezione resistente agli antibiotici, spiega a Giulio Valesini la direttrice del reparto malattie infettive dell’azienda ospedaliera di Roma Evelina Tacconelli.
Le conclusioni di ACDC sull’Italia sono impietose: la situazione nel nostro paese rappresenta una grave minaccia alla salute pubblica del paese e il disastro è accettato da medici e funzionari del sistema sanitario italiano come se fosse inevitabile.
Erano previsti dei soldi del PN
CAR per contrastare questa minacci, ma nelle regioni non li hanno visti.
Così oggi O’Neill lancia un nuovo
appello: “basta politici, smettere di twittare, via da Facebook, fate qualcosa di concreto, il mio appello al governo italiano e a tutti i membri del G20 è che è arrivato il momento di trattare questo argomento con più serietà. Altrimenti da qui al 2050 quello che è successo con il covid vi sembrerà una festa in giardino.”



Come mai siamo fanalino di coda nella lotta all’antibiotico resistenza in Europa?
Report ha intervistato anche David Quammen, il divulgatore scientifico che aveva anticipato l’arrivo di una pandemia causata da coronavirus (autore del recente saggio “Senza repiro”): "Non sono stato sorpreso dall’arrivo del Covid 19” afferma a Report e come me molti scienziati, ma dalla risposta inadeguata dei governi e della risposta della sanità pubblica, è stata sorprendentemente negativa e questo è ancora preoccupante perché questa non è l’ultima pandemia che avremo. Ci sarà un altro virus che arriverà e ci sfiderà in modo simile. Dobbiamo essere pronti ad affrontarlo.
Che lezioni ci ha lasciato questa pandemia secondo lei? - ha chiesto Report.
“Dobbiamo essere preparati con reti di sorveglianza in tutto il mondo, con scienziati e addetti alla salute pubblica, veterinari e altri. Dobbiamo osservare i luoghi in cui gli esseri umani entrano in contatto con gli animali selvatici e talvolta con gli animali domestici come intermediari. Sono questi i punti pericolosi.”
Secondo lei, però, governi e politici hanno imparato? Hanno capito queste lezioni?
“Non abbastanza bene a quanto pare, in alcuni paesi e a livello internazionale si stanno compiendo sforzi per migliorare la nostra prontezza, per migliorare la nostra preparazione. Ma all’inizio del Covid19 in alcuni paesi avevamo una leadership terribile. Abbiamo quindi bisogno di una leadership migliore e di elettori più intelligenti e istruiti per ottenere questa leadership. Quindi i giornalisti hanno la responsabilità di migliorare la comprensione la comprensione del pubblico in generale, in modo da essere preparati con leader migliori quando sarà il momento. I batteri sono una seria minaccia per la salute, la gente ha iniziato a dimenticarsi dei batteri e a prenderli meno sul serio con lo sviluppo degli antibiotici a metà del XX secolo, con la penicillina e tutti questi antibiotici sintetici. Poiché abbiamo fatto un uso eccessivo degli antibiotici abbiamo permesso ai batteri che si sono evoluti molto rapidamente di acquisire una resistenza a molti dei nostri antibiotici. Un trucco di cui i batteri sono capaci è il trasferimento genico orizzontale, lo spostamento laterale di geni da una specie di batteri ad un’altra e questi batteri resistenti già oggi stanno uccidendo decine di migliaia di persone in tutto il mondo, ogni anno. Dobbiamo affrontare questo problema ”
Secondo lei i governi e i politici la stanno prendendo sul serio la questione dell’antibiotico-resistenza?
“Non credo che i governi siano abbastanza attenti a questo problema ora, sono distratti dal Covid19. Non se ne stanno occupando adeguatamente ma si rendono conto che devono farlo. L’antibiotico – resistenza si è ritirata
un po’ al di sotto dell’orizzonte delle preoccupazioni e non dovrebbe, dovrebbe rimanere in vista, come un problema che dobbiamo affrontare subito. La situazione con le grandi aziende farmaceutiche è difficile perché ovviamente sono in affari per fare profitti e sembrano essere più interessate a creare farmaci che la gente userà per tutta la vita. Farmaci come quelli che sto prendendo io per esempio, per controllare la pressione sanguigna. È necessario che il governo svolga un ruolo nella promozione dello sviluppo di questi farmaci lavorando in collaborazione con le case farmaceutiche che devono collaborare per produrre non solo i farmaci che consentono agli azionisti di ottenere un profitto sul loro investimento, ma anche farmaci che rispondano alle preoccupazioni della salute pubblica globale.
Sa che nel corso della nostra inchiesta abbiamo scoperto che, ad esempio, il governo italiano non ha investito molti soldi, anzi quasi nessuno, nel piano di contrasto all’antibiotico – resistenza? Ci sembra che ci sia una scarsa sensibilità verso il tema della prevenzione, sia virale che batterica.
“Si, c’è sicuramente una somiglianza, c’è un parallelo. Il problema è che la prevenzione è costosa e i leader politici la vedono come onerosa e dicono ‘ho intenzione di investire decine di miliardi di dollari nella prevenzione contro qualcosa che potrebbe accadere o non potrebbe accadere nei prossimi 3 o 4 anni durante il mio mandato? Beh, se lo faccio spendo molti soldi dei miei contribuenti e spendo molto del mio capitale politico per la mia popolarità. E forse non diventerà una situazione critica. Ma non ricordano, non si rendono conto che per quanto costosa possa essere la prevenzione, la reazione, la risposta è molto più costosa. Se la resistenza antimicrobica inizia a diffondersi in modo ancora più massiccio nei nostri ospedali, nei nostri sistemi sanitari pubblici con batteri particolari che sono terribilmente patogeni e resistenti a tutti i nostri antibiotici, allora avremo alti costi pubblici. ”

Ogni riferimento alla nostra classe politica, ai nostri governi, in riferimento al piano pandemico, al rafforzamento della sanità pubblica, delle strutture sul territorio non è casuale.
Questo governo, come il precedente, ha chiuso la pandemia per decreto legge, basta precauzioni, bisogna riaprire (perché come aveva fatto Draghi, è un rischio calcolato quello sul Covid).
Quando arriverà la prossima tempesta ricordatevi le parole di Quammen, che oggi possono suonare come l’ennesimo monito catastrofista.

Il servizio racconterà anche la vicenda dell’ex carabiniere Pasquale Letizia, ricoverato per Covid nell’ospedale di Camposampiero: viene “sovrainfettato” da sei- sette batteri, in un mese di ricovero, che lo portano alla morte. Morto per covid, sta scritto nel referto, e anche per shock settico: ma trovare le cause è complicato, nelle 400 e passa pagine lasciate al figlio dalla struttura ospedaliera. Nella pagine è presente anche un tampone negativo, dunque il covid era l’ultimo dei problemi, lo ha indebolito a tal punto che poi i batteri hanno fatto il resto.
Il dubbio, che nasce da questa storia, è che se abbiamo avuto numeri così alti per il covid è perché la pandemia si è incrociata con i superbatteri.
Elena Tacconelli, direttrice dell’ASL Roma racconta che è calata l’attenzione alla trasmissione delle infezioni ospedaliere, “perché il medico era bardato, ma i pazienti erano confinati anche in stanze con un piccolissimo spazio l’uno dall’altro”. Si sono rafforzati solo i protocolli per la trasmissione del virus per via aerea, “ma quelli che più ci preoccupano per l’antibiotico- resistenza sono quelli da contatto”.

È la tempesta perfetta – racconta il giornalista di Report – si sommano due pandemie, quella del covid e quella sommersa causata dai batteri antibiotico-resistenti per la quale l’Italia detiene il record di decessi in Europa, con 15 mila morti l’anno, secondo le stime ufficiali, ma sono sicuramente di più.
All’ospedale di Terni hanno messo a confronto i numeri dei batteri prima e dopo il Covid: prima della pandemia i numeri erano del 5-6% l’anno, col covid sono passati al 50%, perché – come ha spiegato un altro medico della struttura di Lipsia – i pazienti col covid stavano in ospedale più a lungo e la degenza si complica se nell’ospedale c’è un problema di resistenza agli antibiotici.
In Italia non si sono fatte autopsie sui morti per Covid, ora l’ha anche confermato l’Istituto Superiore della Sanità, che ha mandato a Report un rapporto che potrebbe riscrivere la storia della pandemia in Italia. Su un campione di 157 pazienti morti con Covid e batteri tra il 2020 e il 2021 ben l’88% aveva delle infezioni batteriche dopo il ricovero in ospedale, con punte del 95% di resistenza agli antibiotici. Erano infezioni incurabili.

La scheda del servizio: LA PANDEMIA SILENZIOSA di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella
collaborazione Norma Ferrara

I batteri. Organismi unicellulari procarioti. Sono ovunque, nell’aria che respiriamo, sul terreno dove camminiamo, nel nostro intestino. Ci sono più batteri nel corpo di un solo uomo che uomini sul pianeta terra. Grazie ai batteri abbiamo il pane lievitato, la birra e il vino. Per colpa dei batteri, quelli patogeni, ci ammaliamo con il tetano o la gastroenterite. Viviamo in una sorta di pace armata, ma da circa un secolo con il miglioramento dell’igiene clinica e la scoperta della penicillina, il primo degli antibiotici, sembrava che avessimo imparato a tenerli a bada. Ora l’equilibrio sta per interrompersi. La prescrizione inappropriata o l’uso eccessivo, le cattive condizioni igieniche dei nosocomi, il rilascio di contaminanti in ambiente: grazie ai nostri errori li abbiamo allenati a rafforzarsi. E oggi una nuova epidemia avanza silenziosa: nello stesso anno in cui il Covid muoveva i suoi primi passi, sono morte nel mondo oltre 1,3 milioni di persone per infezioni batteriche resistenti agli antibiotici. Le stime prevedono 10 milioni di decessi all'anno intorno al 2050. In Italia ogni anno sono registrati circa 15 mila morti, ma i numeri reali sono molto più alti. Perché siamo fanalino di coda nella lotta all’antibiotico resistenza in Europa? Report indagherà sul ruolo dei medici e delle aziende farmaceutiche. Inoltre, esiste un piano nazionale contro i superbatteri che per anni non è stato finanziato. E quando sono arrivati 40 milioni di euro per farlo partire, il Ministero della Salute a guida Speranza non è stato capace di spenderli. Report è in possesso di documenti interni che rivelano cosa è successo.

Il futuro nel mondo delle automobili

Che mondo sarebbe quello dove non siamo più noi umani a guidare le auto, ma sono loro che conoscendo la destinazione, decidono percorso in autonomia?
Michele Buono ritorna sul tema delle auto a guida autonoma, a cui aveva già dedicato diversi servizi nel passato: auto che ci portano al lavoro o all’università, individuano un parcheggio, eseguono la manovra e si arrestano. Una volta scesi, l’auto andrebbe a prelevare un altro passeggero per un’altra destinazione, perché sarebbe uno spreco tener l’auto ferma tutto il giorno.
Basterebbe avere un’applicazione per chiamare l’auto.
Non servirebbe più possedere un’auto, terminato il servizio queste andrebbero a parcheggiarsi in un deposito fuori città, in grandi silos. Auto elettriche potrebbero trasformare questi silos in enormi batterie di stoccaggio collegate alla rete elettrica, prendono e danno energia se la rete lo richiede per mantenerla in equilibrio. Invece di staccare la produzione delle energie rinnovabili nei momenti di eccesso, quell’energia si potrebbe immagazzinare nelle auto.
“Questa è la rivoluzione” spiega a Report il professor Savaresi, ordinario di Controlli automatici dei veicoli al Politecnico di Milano “completo cambio di modello dal possesso in automobile a un servizio pubblico.”
A regime di quanto si potrebbe tagliare il parco delle autovetture?
“40 ml oggi di automobili, 4 milioni in questo futuro con un modello completamente diverso di mobilità.”
Stiamo parlando di veicoli che hanno sensori che “vedono” a 360 gradi, che non si distraggono, non si ubriacano, che rispettano sempre il codice della strada – racconta Alberto Broggi AD di Vislab, la società nata dall’università che oggi è stata comprata dalla multinazionale americana Ambarella: un guidatore più attento di un guidatore umano.

La scheda del servizio: AUTO CHE SI GUIDANO DA SOLE di Michele Buono
Collaborazione Edoardo Garibaldi

Perché possedere un’auto se basta un’app per usarla. Per avere meno automobili in giro si deve rinunciare a possedere un'auto, ma non alla sua funzione e alla sua comodità. A Parma i ragazzi di Vislab, uno spin off dell'Università, già vent'anni fa avevano ideato un sistema di guida autonoma. Sono stati comprati da una multinazionale americana, la Ambarella, e nella fiera più importante del settore, il Ces di Las Vegas, hanno presentato un nuovo modello. Anche se la ricerca e le sperimentazioni rimangono in Emilia-Romagna, i brevetti non saranno più italiani. Peccato, perché i cervelli italiani daranno un contributo a rivoluzionare le città, rendere le strade più sicure, consumare meno e rispettare l'ambiente.

Chi ci sta guadagnando dal gas

Ci sono paese che stanno guadagnando tanto dal gas, altri che ci stanno rimettendo tanti soldi.
Tutto questo anche per la guerra in Ucraina, l’aggressione dell’esercito russo che ha invaso l’Ucraina il 24 febbraio scorso, con quella che è stata chiamata ipocritamente “operazione speciale”, con la minaccia di conseguenze “che non avrete mai sperimentato” contro chiunque avesse cercato di interferire con l’esercito russo. Oltre ai confini di una guerra combattuta con missili, carri armati e bombe, il resto d’Europa viene colpito da una crisi energetica senza precedenti. L’Italia paga un prezzo salato: il 45% del gas che consumiamo viene dalla Russia, più di 30 miliardi di metri cubi l’anno. Gli approvvigionamenti cominciano a scarseggiare, l’industria rischia di fermarsi e chi non può pagare le bollette teme di restare al freddo e al buio.
“Prima della guerra noi avevamo una morosità media del 15%, al 20% massima” racconta a Report Francesco Burrelli – presidente nazionale dell’associazione amministratori di condominio “oggi con la % di morosità siamo intorno al 60-70%”.
Massimo Ricci è direttore della divisione energia di Arera, la multiutility che si occupa anche di energia, racconta degli affari fatti in Russia grazie a questa crisi: “se io sono un produttore in Russia produco gas a 15-20 euro di costo e l’ho venduto a 200,250 anche 300”.
Dell’importanza del tema energetico ne ha parlato anche il ricercatore dell’Ispi Matteo Villa: “L’Europa si è fatta col carbone, il rischio è che dopo 70 anni si disfaccia col gas.”
Report è andata a Milano, perché anche nella capitale economica chi amministra i condomini con centinaia di famiglie è in trincea fin dalla scorsa estate: “la situazione a Milano è drammatica” racconta un’amministratrice al giornalista “e secondo me i condomini non hanno ancora la percezione di quello che sarà un lungo inverno. Io ho avuto gestioni 2020/21 in cui si spendevano 25mila euro di gas e mi hanno preventivato per la stagione 2022/23 112mila euro. Soltanto a me, alla fine del mese di agosto hanno chiuso un paio di contatori di acqua calda centralizzata .. un condominio da 70 famiglie, un altro condominio da 30 famiglie, bambini piccoli, persone anziane.”
Anche nel cuore di Milano, nel quadrilatero della moda ci sono situazioni di morosità: “è un problema che riguarda tutti, chi ha fatto un investimento, acquisiscono diversi immobili per poi metterli a reddito ..”
All’amministratrice arrivano messaggi di gente arrabbiata che nel 2022 ha dovuto spendere 500 euro in più di gas per il riscaldamento.

La scheda del servizio: LA GUERRA DEL GAS di Edoardo Garibaldi e Walter Molino
Collaborazione Goffredo De Pascale

Dallo scoppio della guerra in Ucraina il prezzo del gas ha cominciato a salire fino a sfiorare i 350 € a megawattora, cifre oltre quindici volte superiori alle medie anteguerra. Come risultato le bollette di luce e gas per imprese e famiglie sono schizzate alle stelle, aumentando così il rischio di subire una interruzione delle forniture per morosità e mettendo in crisi anche i rivenditori di luce e gas. Report ha parlato con Arera, l'autorità italiana per l'energia, che ha potuto visionare i contratti di importazione delle multinazionali finora considerati alla stregua di segreti industriali. Chi ci sta guadagnando?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

04 aprile 2020

Sommersi dai numeri (sul coronavirus)


In tempi di emergenza per il coronavirus siamo sommersi di cifre (sui morti, gli infetti, i dimessi..). Siamo sommersi da opinioni di medici, virologi e politici a contorno.
Ecco, tutti questi numeri, queste opinioni, molte delle quali autorevoli, non sempre ci aiutano a dare le risposte alle domande che ci stiamo facendo: perché ci siamo ritrovati in questa situazione? Perché proprio al nord tanti morti? È stata solo sfortuna o c'è dell'altro?

Stamattina leggevo l'intervista che lo scrittore David Quammen, autore di Spilover, ha rilasciato aMaddalena Oliva sul Fatto Quotidiano.
L'ho trovata utile nel cercare di dare delle risposte a quelle domande:
- molti scienziati avevano lanciato l'allarme su un rischio pandemia, causata da un virus trasmesso da un animale all'uomo, e che questo sarebbe stato proprio un coronavirus, perché questi si adattano rapidamente nei nuovi ambienti
- era stato previsto che il salto dall'animale all'uomo (“spillover”) sarebbe avvenuto nei luoghi dove sono più a contato, come i mercatiin Cina dove si macellano gli animali vivi (wet market)
- siamo stati colpiti perché non abbiamo investito a sufficienza nel sistema sanitario pubblico, perché non abbiamo tenuto aggiornato un piano per l'emergenza pandemie. Perché al politico che punta al risultato a breve termine per raccogliere consensi queste azioni non convenivano.
- ora conviene concentrare i malati in ospedali attrezzati (non farli dimettere anche se positivi per portarli in case di cura o in altri ospedali come si è fatto), proteggendo gli operatori sanitari.
- questi virus sono arrivati per colpa nostra: perché disboschiamo e urbanizziamo enormi territori che una volta erano selvatici e così i virus, che esistono in natura, ora sono liberi di arrivare fino a noi.
- l'inquinamento dell'aria in Lombardia potrebbe essere una causa dell'altra mortalità e dell'alto numero di infetti
- cosa ci insegna questa pandemia? A riconsiderare quello che conta dal superfluo perché una delle poche certezze è che ce ne saranno altre, nel frattempo dovremo imparare a convivere con questa, perché non scomparirà.

30 marzo 2020

Report – la puntata speciale sul coronavirus

Nel 2015 Bill Gates, il fondatore di Microsoft parlava in video del rischio pandemia.
“Se qualcosa ucciderà 10 milioni di persone è probabile che sia un virus e non un missile”: si era investito poco nella sanità, nel prevenire una pandemia.
Non abbiamo imparato nulla dalla lezione su Ebola, sulla Sars.
E oggi è pure peggio: ci sono gli asintomatici, si sta bene anche se si è contagiosi, il contagio è arrivato nelle aree urbane.
“Oggi abbiamo la tecnologia, vediamo la gente come si muove, gli strumenti ci sono ma devono essere inseriti in un piano sanitario mondiale”.

Era il 2015 e sono passati cinque anni.
Abbiamo fatto tagli alla sanità, non abbiamo investito nel capitale umano e così oggi non abbiamo saputo o voluto proteggere la nostra prima linea, medici e infermieri, chi è più fragile.

MA un detective dei virus l'aveva capito: si chiama David Quammen, autore di Spillover un saggio uscito anni fa che è tornato in cima alle vendite proprio per la pandemia, dove si parla di cacciatori di virus.

Giulio Valesini è il giornalista che lo ha intervistato: come ha fatto ad anticipare quello che sarebbe successo?
Lavorando a stretto contatto coi ricercatori in tutto il mondo - ha risposto: "con loro mi sono calato nelle caverne in Cina, alla ricerca di pipistrelli, cercando gli animali che portano i nuovi virus, li catturano, li analizzano e gli prendono il sangue".
"Uno di questi ricercatori ha detto dobbiamo stare attenti, il prossimo big one, sarà probabilmente un virus proveniente da un animale selvatico, altamente capace di adattarsi, come il Coronavirus e passerà da animali selvatici a umani, probabilmente in un mercato di animali selvatici vivi in Cina, se attecchisce sarà particolarmente pericoloso, se il contagio avviene tra asintomatici".

Il contagio è nato in un mercato umido in Cina, dove gli animali sono macellati vivi, anche i pipistrelli: ci si imbratta le mani col loro sangue.

Al Campus Biomedico hanno studiato il virus, sono riusciti a datare la mutazione dal pipistrello all'uomo, il paziente zero: qui Report ha intervista l'epidemiologo Massimo Ciccozzi che ha spiegato "se tu hai il genoma completo, sulla base del numero di mutazioni a livello temporale posso anche andare indietro e datare esattamente l'inizio di una epidemia".

Al Campus Biomedico risulta dunque che l'epidemia sia iniziata a metà novembre: questo virus era dentro il pipistrello, ma ha fatto anche altre due mutazioni che sono state studiate.
Queste due proteine che hanno studiato, che sono proteine strutturali, una destabilizza e l'altra stabilizza il virus: questo spiega il medico, ci fa capire come il virus sia molto più contagioso della Sars del 2002. Ci ha messo anni per fare una mutazione come questa.
Dai tre pipistrelli originari, si può risalire a tutta l'epidemia del ceppo di coronavirus.
La mutazione - ha proseguito - gli ha fatto riconoscere un recettore delle basse/alte vie respiratorie, Ace 2, e questo recettore noi ce l'abbiamo per tanti motivi, ipertensione per esempio.
Il virus prende questo recettore, si aggancia, si fondono le membrane e così il virus entra e comincia a parassitare la cellula.

Anche al Politecnico di Zurigo conferma i dati del Campus, il virus circolava già da novembre: hanno ricostruito come il virus si è mosso a Wuhan, dai loro calcoli c'erano già 2000 casi in quella città a gennaio.

Sempre David Quammen, intervistato da Giulio Valesini:

Cosa rende le pandemie, che sono sempre esistite, oggi più pericolose?
"Primo, le pandemie tendono ad essere di origine virale non batterica. Secondo viaggiano per il mondo sempre più velocemente, un virus può viaggiare dalla Cina a Roma in quindici ore. Poi viviamo in città sempre più affollate, 7,7 miliardi di umani vivono in grandi città. Questo rende le pandemie peggiori".
Chi poteva intervenire in anticipo e non l'ha fatto?
"Gli scienziati sapevano da ben diciassette anni, dall'epidemia della Sars, che i coronavirus possono essere molto pericolosi; i dirigenti della sanità pubblica sapevano che era fondamentale la preparazione, sapevano già che avevamo bisogno di diagnostica veloce, di test validi, mascherine, guanti, ventilatori, letti in isolamento, capienza ospedaliera. Chi non lo sapeva? Chi non era preparato? I politici."

IL virus proviene dal pipistrello ed è passato all'uomo nei primi giorni di novembre: quanti passeggeri hanno viaggiati dalla Cina e da quei posti nei mesi di novembre e dicembre? 203894 persone, 125mila da Shangai e Pechino.
Sono diciassette anni che i dirigenti della sanità sanno che i coronavirus sono pericolosi, dovevano fare scorta di mascherine e respiratori, aumentare la capienza negli ospedali e per le cure intensive.
Avevamo un piano per le pandemie, ma chi doveva applicarlo?

Piacenza forno crematorio: una sequenza di carri funebri entra nella struttura, anche qui sono ad un passo dall'emergenza, così è arrivato in soccorso la Croce Rossa militare che ha montato celle da campo, come si fa in una guerra.
Sono immagini che non avremmo mai voluto vedere, il commento di Ranucci: il virus probabilmente girava da prima di febbraio, prima del 23 quando si riscontrò il caso 1.
Si erano registrati tanti casi di polmonite, casi di persone con tosse, ma non arrivavano dalla Cina: Report ha trovato un altro caso numero uno, forse il paziente zero, infettato ben prima di febbraio.

L'ospedale pubblico ha sette reparti tutti occupati per malati di Covid-19, 200 operatori infettati dal virus, perché non protetti.
Anzi, un infermieri ha raccontato che l'uso delle mascherine era quasi negato, nei primi giorni, perché non si voleva spaventare le persone.
A molti operatori non è stato fatto il tampone, anche se erano stati a contatto con infetti: solo dopo rimostranze e lamentele sono arrivati i tamponi.
E per curare pazienti infetti, solo una mascherina chirurgica: l'infermiera che è stata intervistata da Giulio Valesini ha lavorato da infetta per nove giorni e potrebbe aver anche infettato altre persone.

Il direttore dell'AUSL di Piacenza ha cercato di spiegare, minimizzare: i tamponi? Inutili se i laboratori non sono in grado di analizzarli.
Molti pazienti sono stati spostati in una clinica privata del gruppo Sanna: un medico di questa struttura era ammalato già il 21 febbraio, aveva visitato molti pazienti di Codogno ma non il paziente uno,
l'untore lo chiamano oggi in clinica.

Vajani, presidente dell'ordine dei medici di Lodi racconta a Report di casi di polmoniti lunghe, violente: anomalie polmonari, su cui in pochi si sono preoccupati.
Hanno riscontrato polmoniti anomale, ma nessuno cercava il covid nei malati: il 22 gennaio il ministero della salute indica i criteri per individuare i casi sospetti, ma il 27 gennaio si limitava solo a chi veniva dalla Cina.

Franco Locatelli, consulente del ministero, intervistato da Giulia Presutti, ha però spiegato che si sono tenuti in considerazione anche i malati non dalla Cina.
La circolare più restrittiva del 27 febbraio (poi ricambiata a marzo) non ha fatto dunque perdere dei casi, i casi uno.
MA i medici di Lodi e Piacenza hanno comunque riferito di aver cercato solo link con la Cina, nella ricerca del virus.

Dobbiamo ringraziare l'anestesista di Codogno che, non seguendo i protocolli, ha permesso di scoprire il virus in Italia: magari sarebbe emerso ma in maniera peggiore.
Il problema è che ci sono tanti protocolli, racconta in medico: un conto è scrivere regole a centinaia di km di distanza, altro conto è passare le notti con malati di Covid.

E' l'organizzazione mondiale per la sanità che deve dare l'input per fare i tamponi: ma OMS recepisce tutte le segnalazioni dei vari ministeri della salute (per esempio se ci sono virus che circolano).
Il nostro ministero aveva il polso dei dati sul territorio, dei casi di polmoniti strani?
Cosa abbiamo comunicato all'OMS, come ministero italiano?

30 dicembre 2019: al pronto soccorso di Piacenza, 40 caso di polmonite.
Milano, gennaio: aumentano i casi di polmonite, si cercano nuovi posti negli ospedali.
Tanti casi di polmonite anche a Como.
Lo stesso anche all'estero, a New York per esempio.

Bastava leggere i casi di cronaca: focolai di polmonite sono stati scoperti anche in Germania a e in Francia.
Non saremmo arrivati alla situazione di oggi, dove il virus si è infilato anche nel 118 di Roma: anche l'ospedale Gemelli (che doveva gestire i casi di Covid a Roma) è ora saturo, decine di ambulanze con pazienti in isolamento a bordo, sono in attesa del personale medico per le visite. I pazienti non possono scendere perché mancano i posti.
Non solo la capitale, nemmeno il Lazio come regione era pronto a gestire questa emergenza, negli ospedali come quello di Anzio, mancano i respiratori, che sono presi in prestito dalle auto mediche che, in questo modo, non sono in grado di soccorrere pazienti gravi da intubare.

Nell'emergenza la guerra è tra poveri di mezzi: respiratori che si rubano tra ambulanze, lasciando sguarniti i mezzi.

Eppure il 15 febbraio siamo andati a riprenderci dei malati in Cina, con mezzi high tech: l'ambulanza ad auto-contenimento usata in quel giorno è lì ferma, mai stata usata.
Anche le barelle in auto-contenimento (dove il paziente è isolato) della Croce Rossa sono sparse nel territorio: queste sono comunque in uso per Ares Lazio, che non le aveva.

L'Agenzia del 118 della regione Lazio ne ha comprate due ora che è scoppiato il problema e ne è arrivata solo una.
Come lavorano gli operatori nel Lazio?
LA sanificazione dei mezzi è fatta dagli operatori stessi, molti operatori non sono protetti e non possono proteggere i pazienti.
A Latina il servizio è dato in appalto alla Croce Bianca e Claudia Di Pasquale ha intervistato un operatore del 118, le prime linee nella lotta al virus: quando devono muoversi per andare a visitare un sospetto, come si vestono?
Secondo il protocollo ci vestiamo con una mascherina e una tuta fornita dall'azienda che ha il servizio del 118 in appalto(non l'ASL).
Vinicio Amici è segretario di Latina della confederazione A.I.L.: ha spiegato alla giornalista come le tute plastificate, dove non filtra nulla.
Ma sono tute non a norma ha contestato la giornalista : “a noi queste ci forniscono, per questo siamo in mobilitazione con la regione” la risposta dell'operatore.
Il problema è che se non interviene la regione Lazio o ARES, nelle prossime settimane queste aziende del 118 andranno in default, perché mancano dei DPI (i dispositivi) per gli operatori.

Nella circolare ministeriale del 22 febbraio 2020 indica quali sono i dispositivi che devono indossare gli operatori: maschere con filtro ffp2, protezione facciale, tuta protettiva, doppi guanti non sterili, protezione per gli occhi..
Mario Balzanelli è presidente nazionale del Sis 118, la consulta dei dirigenti responsabili del servizio 118: le tute da usare devono essere identificate da un simbolo internazionale e da una certificazione, deve coprire anche i piedi, altrimenti sono necessari i calzari.
Peccato però che poi ognuno faccia di testa sua: alla centrale operativa del 118 di Benevento gli operatori indossano le tute ma non i calzari, “abbiamo tutti le scarpe infortunistiche certificate CE”.
Ma non la pensano così i medici del 118 di Benevento che hanno inventato un escamotage, al posto dei calzari indossano dei sacchetti di plastica.
Lo racconta Emilio Tazza, medico e sindacalista del 118: ha raccontato alla giornalista la denuncia dei sindacati su un caso di un paziente trasferito in una struttura senza che gli operatori avessero tutti i dispositivi, “avevano solo il camice della sala operatoria .. il nostro responsabile sosteneva che le tute non ci spettavano, sebbene ci fosse una circolare che le prevedesse esplicitamente”.
La tuta è poi arrivata in dotazione a Benevento, ma leggendo le sue specifiche, protegge solo da polvere e schizzi liquidi e non da agenti infettivi, in quanto non è conforme alla normativa EN14126.
Solo dopo le proteste degli operatori sono arrivate le tute a norma.

E' stato fatto un corso di formazione agli operatori per dirgli come vestirsi e svestirsi?
Nemmeno questo, nemmeno agli infermieri, agli autisti dei mezzi, che dipendono dalla società Misericordie d'Italia: anche a loro inizialmente non erano state date tute idonee, nemmeno dispositivi per sanificare le ambulanze.
Le tute fornite per le persone che lavorano al primo soccorso erano buone per l'industria alimentare, ma l'ASL di Benevento le ha dichiarate idonee.
“Nelle guerre c'è una trincea e delle truppe che stanno al fronte: noi medici del 118, gli infermieri, gli autisti, sono in questa trincea” l'amara conclusione del medico Emilio Tazza.

A Benevento il primo morto per covid è stato il caposala del 118, aveva solo 58 anni: il personale che era in contatto con questa persona non è andato in quarantena.

A Lecce gli operatori del 118 hanno denunciato le tute non idonee, le mascherine senza filtro: in compenso i malati di Covid saranno spostato in un ospedale nuovo di zecca.
Qui lavoreranno 12 medici per piano, al netto degli anestesisti che dovrebbero essere altrettanti, ma mancano per tutti piani.
I sindacati hanno denunciato la carenza di dispositivi di protezione e della sanificazione: ospedale nuovo, ma potrà lavorare solo per pochi giorni.

Il 14 marzo l'ISS ha stilato un rapporto per gli operatori in cui sono ammessi tute e maschere senza filtri, senza consultare i tecnici del 118, senza tener conto delle centinaia di infetti in questo settore.

Adele Grossi è andata al sud, a mostrare qual è lo stato della sanità. E' scesa fin giù in Calabria, per capire quale sia la situazione:
l'ospedale di Castrovillari è stato identificato dalla regione come struttura per gestire l'emergenza Covid-19.
E la situazione non sembra bella: siamo disorganizzati, non si capisce chi comanda, non ci sono percorsi stabiliti .. dicono gli operatori. Mentre la giornalista faceva le sue domande all'ingresso dell'ospedale un paziente forse colpito dal virus era lasciato dentro l'ambulanza per due ore.
Nell'ospedale attrezzato per il Covid ci sono le tute e le mascherine, almeno all'apparenza, mancano le regole e i protocolli forse.
La tenda pretriage (per non intasare il Pronto Soccorso) non è mai entrata in funzione, non si sa chi debba prendere in carico questa funzione, il percorso per “accettare” i pazienti col Covid non è chiaro, tra personale medico e personale del 118.
L'ospedale ha assolto la sua funzione per soli sette giorni (c'è stato un equivoco, dice il direttore dell'ASL di Cosenza) per poi essere liquidato: così oggi nella provincia di Cosenza, la più grande nella regione e non è chiaro quale sia la struttura dedicata all'emergenza.

Sia Cetraro che Paola non sono pronti e così i pazienti nella provincia devono farsi centinaia di km di strada, le strutture non sono a norma.
A Reggio c'è l'ospedale di Gerace, 5 ml spesi per metterlo in piedi e oggi abbandonato.
A Rosarno sono stati spesi miliardi in lire per un vecchio ospedale: sono i simboli del fallimento della sanità calabra.
Colpa della cattiva politica, che però oggi pare non abbia un nome e un cognome.

A Scalea i medici lavorano in smart working, fanno diagnosi al telefono e al limite poi arriva il 118.

Mancano i posti letto, mancano ospedali, manca l'agibilità, ci sono strutture covid fantasma ma questo non preoccupa Belcastro, oggi delegato della governatrice per il Covid 19.
La sanità è già in emergenza anche senza il virus.

Il capo della protezione civile regionale deve affrontare tanti problemi, i lavori pubblici, il virus, i rifiuti, le mascherine che sono arrivate ma che sono state rifiutate dalle Asl.
Il responsabile della protezione civile è a rischio processo ma è stato confermato dalla governatrice (anche se non sa cosa sia un ventilatore): speriamo che il contagio non si diffonda, per il bene dei cittadini calabresi.

Paolo Mondani è andato in Sicilia, a Catania: qui stavano sperimentando nuove camere di contenimento, ma poi nel 2018 non se ne è fatto niente.
Oggi anno c'è una malattia racconta Sergio Pintaudi: Catania poteva essere il terzo polo per il contenimento dei virus, ma è mancata la sensibilità politica per far andare avanti il progetto.

Anche in Sicilia c'è carenza di dispositivi di protezione, mascherine, visiere, tute.
Mancano anestesisti, posti letto, mancano mezzi.
I posti letto per la terapia intensiva sono stati tagliati (oggi siamo ad un posto ogni 1500 abitanti), per drenare risorse su altre strutture, redditizie, legate a situazioni clientelari, massoniche.
Qui sono in una situazione di caos calmo, stanno aspettando i pazienti..

15 anni di politica clientelare, degli sperperi, manca una centrale appaltante, che ha favorito la frammentazione dei piccoli ospedali, che oggi sono incubatori di virus, perché impreparati a gestire il Covid.
Strutture che non possono essere tagliate perché ci sono primari legati alle cooperative che fanno le pulizie, primari che gestiscono anche gli appalti.

Altro personale in trincea, non solo oggi, è quello dei vigili del fuoco: che tutele hanno ha chiesto la giornalista Rosamaria Aquino ?
Anche da qui arrivano notizie allarmanti, su 35 tamponi fatti, sette sono positivi, al comando di Padova: “credo che il comando sia altamente compromesso” racconta un vigile in un messaggio.
A Bresso è stata soccorsa una persona con dei sintomi e tutta l'autopompa è stata messa in quarantena.
Altri casi sono stati riportati da loro stessi: colleghi con dei sintomi da virus a cui non è stato fatto il tampone e che sono rimasti in contatto coi colleghi per giorni.
A cui sono arrivate poche informazioni dai comandi sui contagi: oggi i turni sono stati ridotti per la paura di contagiarsi a vicenda e così i vigili si sono affidati ai social con un messaggio, “attenzione il contagio possiamo essere noi”.
Alle scuole di Capannelle ci sono due contagiati, subito dopo la scoperta dei casi 120 allievi sono stati mandati a casa e, qualcuno di loro, tornato a casa, si è scoperto che era malato.
Ci sono vigili positivi al tampone, a cui il medico ha detto che potevano rientrare in servizio (perché il valore del tampone era basso).

Uno dei colleghi contagiati ha raccontato cosa sta succedendo in forma anonima, poco prima di essere ricoverato in ospedale: “il collega che è stato il primo caso fa parte della mia stessa squadra, il ragazzo è stato messo in quarantena in una stanza, per 24 ore, gli hanno fatto fare un primo tampone, è risultato positivo ma dopo l'hanno fatto rientrare in servizio”.
La persona intervistata dalla giornalista è stata in contatto con questa persona fino a venerdì, poi sabato si è ammalato: si doveva fare il tampone a tutta la squadra e mettere tutti in quarantena per settimane.

Il capo dipartimento dei Vigili del Fuoco ha risposto che quelle raccolte sono solo posizioni dei sindacati, già denunciate all'autorità giudiziaria.
Non mancano né mascherine né tute, come prevedeva il piano nazionale per le pandemie, che noi abbiamo fermo al 2010.

In esso sta scritto quello che serve per affrontare un'emergenza: laboratori clinici, personale formato, vigili del fuoco.
Avremmo dovuto avere una scorta di dispositivi da usare alla bisogna, le FFP2 e 3, andavano formati i medici: nel 2013 il Parlamento Europeo ci aveva chiesto di aggiornare questo piano nazionale, ma non lo abbiamo fatto.

Donato Greco, epidemiologo, spiega che in Italia mancano i piani di contingenza: da dove prendere gli infermieri, dove prendere i dispositivi, dove prendere i macchinari, il complesso di operazioni logistiche per affrontare una catastrofe in tempi brevi.

L'indice di sicurezza globale, ci mette al 31 esimo posto nel mondo: non siamo pronti a gestire l'epidemia.
Sapevamo quello che rischiavamo: mancano però le scorte di mascherine anche nel resto del mondo, così l'OMS autorizza l'utilizzo di materiale non idoneo (come le mascherine chirurgiche, che non sono buone per fermare le goccioline).

In Italia non abbiamo fatto scorta di mascherine ffp2 a gennaio: solo dopo il caso 1 a fine febbraio la protezione civile ha chiesto ai produttori di fornirle, quando però erano già state vendute in Francia e in Cina.
Perché il governo, il ministero della salute, le regioni, l'ente per la prevenzione per la salute (CCM) non ha chiesto di fare scorta per tempo?
E' mancato anche il coordinamento tra regione e stato, anche per logiche di orticello..

Report è andata dentro i compound di Wuhan, dentro il mercato dove si macellavano gli animali vivi: le persone in questi posti hanno vissuto come in carcere, pagando il cibo usando una app, niente contante.
Il cibo ordinato arriva da ragazzi con mascherina e tute e per ritirarlo ti misurano la febbre.
Si controlla chi esce e chi entra nel compound, chi vive qui ha diritto ad una mascherina al giorno, si fa la fila per tutto.
Repor ha mostrato una scena incredibile di una signora anziana che si calava dal balcone per scappare di casa; chi viene trovato senza mascherina viene portato via dalla polizia, senza tanti problemi.

La notte si accendono le luci dei negozi clandestini: prodotti alimentari, venditori di tabacco..
Grazie al cielo da noi c'è la democrazia, che si basa anche sul rispetto delle nostre libertà.
Che ora ci dobbiamo meritare, nonostante i 37 miliardi di tagli, la mancata preparazione di un piano per la pandemia, l'incapacità di raccogliere i dati digitali sul virus, sui malati..

Rimaniamo a casa, torneremo a fare quello che più ci manca – sono le ultime parole di Sigfrido Ranucci, che chiudono una puntata dedicata a coloro che sono morti senza nemmeno un saluto da parte dei più cari.

29 marzo 2020

Cosa possiamo fare per evitare altre pandemie



Cosa può fare il mondo per evitare, per prevenire queste crisi pandemiche?
“Terremo sotto controllo il Codi 19 e lo faremo.Ricordiamoci che non sarà l'ultima, la Covid-19, ce ne saranno altre, quello che dobbiamo fare è essere pronti, capire cosa sta succedendo, prima di tutto ad individuare il virus, contenerlo, controllarlo, identificarlo e preparare tutta le gente nel mondo al fatto che potrebbe spostarsi su un aereo.Dovremmo fare il controllo delle temperature in aeroporto, sviluppare strumenti diagnostici più veloci ed efficaci, dovremmo prepararci con più posti in ospedale e strutture di emergenza per prendere in carico pazienti in eccesso quando c'è una pandemia. Perché ce ne sarà un'altra.”

Dall'intervista di Giulio Valesini, giornalista di Report, David Quammen, autore di Spillover.
Non so se avete capito, ma io mi fido molto di più di questo scrittore che non di molti nostri politici, come quelli che danno le date in cui far riaprire scuole e fabbriche.
Degli organi di Confindustria che si preoccupano di tenere aperte le aziende perché altrimenti la gente muore di fame, perché sono gli imprenditori a dar loro da mangiare.
Che visione vecchia.
Arriveranno altre pandemie e noi dobbiamo essere preparati, investendo su sanità e ricerca.  


05 marzo 2020

Cacciatori di virus - estratto da Spillover di David Quammen

L'arrivo del coronavirus ci fa paura perché ci ha reso evidenti le nostre fragilità: il virus può colpire chiunque, statevene a casa.
Accendi la tv e senti tanti esperti, veri o presunti, spiegarti cosa andrebbe fatto e cosa no.
Nessuno che spieghi le origini del problema, da dove arriva l'infezione. E perché dovremmo avere ancora più paura, perché questo virus non è il primo e non sarà l'ultimo.

Sul Fatto Quotidiano del 4 marzo è stato pubblicato uno stralcio del libro di David Quammen - Spillover, uscito nel 2014, dove si parla di virus e cacciatori di virus: a metà strada tra un giallo e un saggio, è oggi una lettura molto attuale.
Siamo stati noi o il pipistrello? 
Covid-19 - Il 60% delle malattie infettive deriva da un patogeno capace di passare da un animale all’uomo. Ma è una lotteria: il virus viaggia, si fa ospitare. Semplicemente in cerca del prossimo passaggio 
di David Quammen | 4 MARZO 2020 
Le malattie infettive sono dappertutto. Rappresentano una sorta di collante naturale, che lega un individuo all’altro e una specie all’altra all’interno di quelle complesse reti biofisiche che definiamo ecosistemi. 
Il meccanismo dell’infezione è uno dei processi fondamentali studiati dagli ecologi, come la predazione, la competizione, la decomposizione e la fotosintesi. I predatori sono bestie più o meno grandi che consumano le prede dall’esterno. I patogeni (cioè tutti gli agenti causa di malattie, virus compresi) sono per contro bestie assai piccole che le divorano da dentro. Le malattie infettive sono un argomento triste e terribile, certo, ma in condizioni ordinarie sono eventi naturali, come un leone che sbrana uno gnu o un gufo che ghermisce un topo. Però le condizioni non sono sempre ordinarie. Come i predatori, anche i patogeni hanno le loro prede preferite, abituali bersagli dei loro attacchi. E proprio come un leone, abbandonando occasionalmente il suo normale comportamento, può uccidere una mucca anziché uno gnu, o un essere umano al posto di una zebra, anche i patogeni possono scegliere un altro bersaglio. […] 
Quando un patogeno fa il salto da un animale a un essere umano e si radica nel nuovo organismo come agente infettivo, in grado talvolta di causare malattia o morte, siamo in presenza di una zoonosi. È un termine vagamente tecnico, che a molti riuscirà insolito, ma ci aiuta a inquadrare i complessi fenomeni biologici che si celano dietro gli annunci allarmistici sull’influenza aviaria o suina, sulla Sars e in generale sulle malattie emergenti o sulla minaccia di una nuova pandemia globale. […] È una parola del futuro, destinata a diventare assai più comune nel corso di questo secolo. Ebola è una zoonosi, come la peste bubbonica. Lo era anche la cosiddetta influenza spagnola del 1918-19, che si originò in una specie di uccello acquatico selvatico e che, dopo essere passata da vari animali domestici intermediari, finì con l’uccidere 50 milioni di persone, secondo alcune stime, per poi sparire nel nulla. Tutti i tipi di influenza umana sono zoonosi. E lo sono anche il vaiolo delle scimmie, la tubercolosi bovina, la malattia di Lyme, la febbre emorragica del Nilo, la febbre emorragica di Marburg, la rabbia, la sindrome polmonare da hantavirus, l’antrace, la febbre di Lassa, la febbre della Rift Valley, la toxocariasi, la febbre emorragica boliviana, la malattia della foresta di Kyasanur e una strana malattia emersa di recente detta encefalite da virus Nipah, che ha ucciso maiali e allevatori di maiali in Malesia. Tutte derivano dall’azione di un patogeno capace di passare dagli animali all’uomo. […] 
Questo salto interspecifico è più comune che raro: si verifica abitualmente o si è verificato di recente nel 60% circa delle malattie infettive dell’uomo oggi note. […] Per fare un contro-esempio, il vaiolo non è una zoonosi. È causato dal Variola virus, che in condizioni naturali infetta solo gli esseri umani. […] Un’altra malattia non zoonotica è la poliomielite, che ha flagellato l’umanità per millenni, ma che (per ragioni paradossalmente legate alle migliori condizioni igieniche e al contatto tardivo dei bambini con il virus) assunse le dimensioni minacciose di una epidemia nella prima metà del Ventesimo secolo, soprattutto in Europa e in Nordamerica. […] 
Nel 1988 l’Oms e altre organizzazioni lanciarono una campagna di eradicazione globale, in seguito alla quale il numero dei casi è diminuito del 99%. […] Un simile risultato è stato possibile perché la vaccinazione di massa è relativamente economica, facile da attuare e ha effetti duraturi, ma soprattutto perché il poliovirus, scacciato dagli esseri umani, non ha altri posti dove nascondersi. Non è una zoonosi.
I patogeni delle zoonosi possono invece nascondersi. Ed è questo che li rende interessanti, complicati e portatori di problemi. […] Ovviamente questi patogeni non agiscono coscientemente: si trovano quel determinato ospite e si spostano in quel determinato modo perché queste soluzioni, trovate casualmente, si sono dimostrate vincenti in termini di sopravvivenza e successo riproduttivo. […]
 
La strategia di più basso profilo è di annidarsi in quello che viene chiamato ospite serbatoio, o reservoir. L’ospite serbatoio (da alcuni definito ospite naturale) è un organismo vivente che porta con sé il patogeno, un parassita al quale dà asilo permanente, senza riceverne danno o quasi. Quando una malattia infettiva sembra dileguarsi tra un’epidemia e un’altra (come Hendra dopo il 1994), l’agente che ne è la causa dovrà pur essere da qualche parte, no? Forse è proprio scomparso dal pianeta, ma più probabilmente no. Forse si è estinto in quell’area specifica e ricomparirà solo quando i venti o i casi del destino ce lo riporteranno. O forse è lì intorno, dentro qualche ospite serbatoio. Un roditore, magari, o un uccello, una farfalla, un pipistrello. […] Quasi tutte le zoonosi vengono trasmesse da sei tipi di microrganismi patogeni: virus, batteri, funghi, protisti (creature microscopiche ma complesse, come le amebe, che un tempo venivano erroneamente classificate come protozoi), prioni e vermi. Il morbo della mucca pazza è causato da un prione, una proteina ripiegata in modo bizzarro che fa propagare lo stesso tipo di errore in altre molecole, come il frammento di “ghiaccio nove” dell’omonimo romanzo di Kurt Vonnegut, in grado di indurre una reazione a catena che trasforma l’acqua in ghiaccio. La malattia del sonno è causata dal protista Trypanosoma brucei, trasportato dalle mosche tse-tse e in grado di infettare mammiferi selvatici e domestici, oltreché l’uomo, nell’Africa subsahariana. Responsabile dell’antrace è un batterio in grado di starsene in letargo nel suolo per anni e poi, se scalzato dal suo luogo di riposo, di infettare l’uomo attraverso il bestiame che bruca l’erba. […] 
I virus sono i patogeni che danno più problemi. Si evolvono con rapidità, non sono sensibili agli antibiotici, sono a volte difficili da trovare, possono essere molto versatili e portare tassi di mortalità altissimi. Ebola, febbre emorragica del Nilo, Marburg, Sars, vaiolo delle scimmie, rabbia, Machupo, dengue, febbre gialla, Nipah, Hendra, Hantan (malattia e fiume della Corea dove furono identificati per la prima volta gli hantavirus), chikungunya, Junin, Borna, influenze e hiv: sono tutti virus. Esiste anche un patogeno dall’evocativo nome di “virus schiumoso delle scimmie” (Simian Foamy Virus, o sfv) che infetta scimmie e umani in Asia. Il salto di specie avviene in quei luoghi (ad esempio i templi buddhisti e induisti) dove la gente viene a stretto contatto con popolazioni di macachi semi-domestici. E tra coloro che visitano i templi e regalano cibo alle scimmiette ci sono anche turisti stranieri, che in questo modo si espongono al rischio di contrarre sfv e si portano a casa un regalino aggiuntivo, oltre alle foto e ai souvenir. […] 
Nell’uso corrente in ecologia ed epidemiologia, lo spillover (che potremmo tradurre con “tracimazione”) indica il momento in cui un patogeno passa da una specie ospite a un’altra. Ogni spillover è come una lotteria, dove il patogeno compra un biglietto nella speranza di avere in premio una vita nuova in spazi più larghi. Ha una minima probabilità di non finire in un vicolo cieco, di andare là dove non è mai andato e di essere ciò che non è mai stato. Talvolta ha un colpo di fortuna. […] Secondo il grande specialista Stephen S. Morse “i virus non hanno organi locomotori, ma molti di loro hanno viaggiato in tutto il mondo”. Non corrono, non camminano, non nuotano, non strisciano. Si fanno dare un passaggio.